Panda Security – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 02 Dec 2022 08:41:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Panda Security – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Password a rischio su Chrome ed Edge: ecco come evitare problemi https://www.datamanager.it/2022/12/password-a-rischio-su-chrome-ed-edge-ecco-come-evitare-problemi/ Fri, 02 Dec 2022 08:41:47 +0000 https://www.datamanager.it/?p=223740 I correttori di Google e Microsoft espongono le password durante il controllo online, ma la vulnerabilità è già in fase di correzione Un’azienda di cybersicurezza americana ha scoperto che il controllo ortografico di alcuni browser (Chrome ed Edge) invia le password al server dell’azienda per farle esaminare, esponendole al rischio di essere intercettate o rubate. Il problema […]

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I correttori di Google e Microsoft espongono le password durante il controllo online, ma la vulnerabilità è già in fase di correzione

Un’azienda di cybersicurezza americana ha scoperto che il controllo ortografico di alcuni browser (Chrome ed Edge) invia le password al server dell’azienda per farle esaminare, esponendole al rischio di essere intercettate o rubate. Il problema è stato riscontrato prima su Chrome e poi sul browser di casa Microsoft, per chi ha installato l’add-on Microsoft Editor Spelling & Grammar Checker. Secondo i ricercatori dell’azienda questo tipo di implementazione è poco sicura e non rispetta la privacy degli utenti.

La replica di Google non si è fatta attendere affermando che le password non vengono salvate sui server e non vengono associate ad altri dati sugli utenti. Inoltre, il gigante di Mountain View ha dichiarato che la responsabilità in parte è dei siti web che non hanno disattivato il controllo ortografico per determinati elementi con un codice del sito. Ad ogni modo, gli utenti preoccupati da questa minaccia possono disattivare il controllo ortografico.

Per il momento, sembra che la vulnerabilità appena descritta non sia stata sfruttata dagli cybercriminale e a breve sarà corretta su entrambi i fronti, sia sul lato server di Google e Microsoft sia sul lato client dei siti, che possono escludere i moduli di login dall’ambito di applicazione del controllo ortografico.

Da questa circostanza nasce una domanda: quanto sono sicuri i browser? In realtà, la maggioranza è “molto sicura”, almeno per gli utenti che fanno un uso individuale dei programmi e di Internet. Nella maggior parte degli attacchi e delle minacce informatiche, il vero anello debole è l’essere umano, e le password sono un esempio perfetto di questo fenomeno.

A questo proposito, Panda Security ha elaborato alcuni consigli per gli utenti su come proteggere le password online.

Furto di credenziali

Il principale rischio riguarda il furto di credenziali, purtroppo esistono centinaia di tecniche e malware ideati proprio per questo scopo. Tuttavia, basta seguire alcune semplici norme di comportamento online per ridurre al minimo questo rischio e proteggere efficacemente le proprie password:

  1. Non salvare le password in un file – in caso di malware o di violazione di un dispositivo da parte di un cybercriminale, questi troverebbero tutte le password servite su un piatto d’argento.
  2. Non riutilizzare le password – molti utenti usano una sola password per tutti gli account, per non doverne memorizzare decine. Sappiamo quanto sia difficile e laborioso, ma la soluzione non è usare una sola password, perché se qualcuno dovesse rubarla avrebbe accesso ad ogni account.
  3. Non condividere le password – è assolutamente sconsigliato condividere con altre persone credenziali per chat o via e-mail. Se un cybercriminale riuscisse ad accedere ad un pc, la prima cosa che farebbe sarebbe controllare le e-mail alla ricerca di dati personali utili.
  4. Usare password complesse – per quanto sia fastidioso creare password efficaci, composte da combinazioni casuali di numeri, lettere e caratteri speciali, è l’unico modo per proteggere le password dagli attacchi di forza bruta e a dizionario. Le password che possono essere dedotte dai profili social o altre informazioni pubbliche, come la data di nascita, sono a rischio e andrebbero rigorosamente evitate.
  5. Utilizzare un password manager dedicato al posto di quello del browser – un buon password manager è la soluzione a tutti i problemi che abbiamo appena visto, perché prescinde dalla sicurezza del browser, crea password complesse, le memorizza ed evita la necessità di scriverle in un file.

Chrome ed Edge stanno risolvendo questo problema di sicurezza, ma la vulnerabilità delle password online rimane una delle sfide più grandi della cybersicurezza. Gli strumenti come i password manager sono fondamentali ma sta agli utenti integrarli nelle proprie abitudini online e imparare a navigare in modo sicuro.

Non è mai superfluo sottolineare quanto sia importante informarsi regolarmente sugli ultimi sviluppi della cybersicurezza: conoscere le vulnerabilità attuali, le truffe online del momento e le soluzioni per ridurre i rischi è il metodo più efficace per proteggersi. Perché come detto in precedenza, il vero anello debole della cybersicurezza resta l’essere umano.

Buona navigazione e buona protezione delle password!

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Gli iPhone possono prendere virus? I consigli di Panda Security https://www.datamanager.it/2022/11/gli-iphone-possono-prendere-virus-i-consigli-di-panda-security/ Fri, 11 Nov 2022 08:11:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=222891 La premessa è d’obbligo: anche gli iPhone possono essere infettati dai virus informatici, ma è molto raro che accada. I virus per smartphone sono diversi da quelli pensati per i pc, perché sono progettati specificamente per determinati modelli e sistemi operativi. In generale, gli iPhone sono meno esposti ai virus perché esistono pochi virus per […]

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La premessa è d’obbligo: anche gli iPhone possono essere infettati dai virus informatici, ma è molto raro che accada. I virus per smartphone sono diversi da quelli pensati per i pc, perché sono progettati specificamente per determinati modelli e sistemi operativi.

In generale, gli iPhone sono meno esposti ai virus perché esistono pochi virus per iOS che, come sistema operativo, è più sicuro rispetto a Windows o ad Android.

Nonostante iOS sia il più sicuro, questa sicurezza viene meno in due casi: se effettuiamo il jailbreak o se non aggiorniamo con continuità il software.

Dal momento in cui viene fatto il jailbreak, la protezione del sistema operativo non è più la stessa. La maggior parte dei virus attuali per iPhone è pensata per approfittare del jailbreak e sovrascrivere alcune funzioni del sistema operativo “aperto”. iOS è sviluppato in modo da impedire l’accesso a virus e malware, per cui è assolutamente sconsigliato effettuare il jailbreak.

Inoltre, esistono due funzionalità di iOS che lo rendono più sicuro rispetto alle alternative: la prima è che Apple ha elaborato il proprio sistema in modo che le app restino distinte e “confinate” nei propri spazi virtuali dato che molti virus si diffondono tramite le interazioni tra app. Infatti, sui dispositivi Apple è possibile installare solo app verificate dall’App Store ufficiale, dove per essere verificate, le app devono superare dei controlli di sicurezza e funzionalità: in alternativa verranno escluse dallo store. La seconda è rappresentata da Safari, il browser di Apple, molto sicuro contro malware e cyberattacchi rispetto a browser alternativi.

Come capire se hai un virus sull’iPhone

Poiché, però, come detto non è impossibile che il sistema venga violato, se si teme di aver contratto un virus sull’iPhone, le seguenti evidenze o strani comportamenti del dispositivo potrebbero indicare effettivamente che c’è stato un attacco:

  • Surriscaldamento
  • Consumo eccessivo di dati
  • Popup al di fuori del browser o delle app
  • Presenza di app sconosciute sull’iPhone
  • App che smettono di funzionare ogni volta che vengono aperte
  • Batteria che si scarica rapidamente
  • Rallentamento dell’iPhone
  • I falsi avvisi di virus sugli iPhone

Gli avvisi di virus sono notifiche popup che, teoricamente, dovrebbero informare sulla presenza di un virus sul dispositivo. Questi popup sono fraudolenti: contengono un link infetto che fa leva sulla paura sperando che gli utenti lo clicchino. In caso di visualizzazione di questo avviso, bisogna ricordare che Apple blocca i virus e le attività illecite senza informare l’utente.

Apple ha un sistema di scansione antivirus?

Apple ha un programma antivirus chiamato XProtect, ma è pensato per i computer e non per gli iPhone, dato che, secondo Apple, iOS è talmente sicuro da non avere bisogno di una funzionalità di scansione antivirus. Inoltre, gli antivirus non funzionano sugli iPhone, perché Apple impedisce alle app di accedere al traffico dati delle altre applicazioni. Per questo motivo, gli antivirus per Apple non eseguono una scansione dei file delle app, ma del traffico Web e dei dati provenienti dalle connessioni a Internet.

I software antivirus approvati da Apple, e disponibili sull’App Store come Panda Dome, creano una barriera all’entrata contro le minacce e i malware che cercano di entrare quando si è connessi a Internet.

Come rimuovere un virus da un iPhone

Se c’è un virus sull’iPhone, per eliminarlo bisogna per forza rimuovere l’origine. Ad esempio, se si ha un virus derivante da un’app che non è stata installata dall’utente, è necessario disinstallare l’app e riavviare l’iPhone. Il problema, dunque, non è tanto come rimuovere i virus, quanto piuttosto scoprire come sono entrati.

A questo proposito, per rimuovere eventuali virus Panda Security consiglia di eseguire questi passaggi:

  • Rimuovere le app sconosciute
  • Eliminare la cronologia delle ricerche del browser
  • Riavviare il telefono
  • Ripristinare le impostazioni del fabbricante se non si riesce a riportare l’iPhone a un funzionamento corretto.

Come proteggere l’iPhone

Il modo più efficace per evitare i virus sull’iPhone è seguire le istruzioni di Apple e utilizzare il dispositivo nel modo e per gli scopi originali. Se invece si effettua il jailbreak, l’utente è automaticamente esposto a minacce ed attacchi informatici, oltre a rischiare di perdere il diritto alla garanzia Apple.

Qui i consigli di Panda Security per proteggere l’iPhone:

  • Scaricare le app solo dall’App Store
  • Aggiornare periodicamente iOS
  • Mantenere aggiornate le app
  • Non eseguire il jailbreak dell’iPhone
  • Non cliccare agli avvisi sui virus
  • Non aprire le e-mail sospette
  • Installare un’app di cybersicurezza

Da sempre, i prodotti Apple sono pensati per essere comprati e utilizzati all’istante, in modo intuitivo e sicuro. Tuttavia, anche gli iPhone possono prendere un virus, seppure raramente. Come abbiamo detto, il problema è che il settore mobile è diventato un duopolio di Google e Apple, che detengono rispettivamente il 75% e il 25% delle quote di mercato dei sistemi operativi usati nel mondo. Per questo motivo, gli hacker si concentrano su Android e, subito dopo, su iOS, ma dato che gli utenti Apple sono sempre di più, in futuro assisteremo sicuramente a un aumento delle minacce informatiche per iPhone.

Se hai scelto lo smartphone Apple, vuol dire che cerchi qualità e sicurezza, per cui ti invitiamo a prenderti cura del tuo dispositivo e installare una suite di cybersecurity per migliorare al massimo la protezione.

Buona navigazione e buon utilizzo sicuro del tuo iPhone!

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Tracciamento smartphone: i consigli di Panda Security per impedirlo https://www.datamanager.it/2022/07/tracciamento-smartphone-i-consigli-di-panda-security-per-impedirlo/ Tue, 05 Jul 2022 10:10:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=220351 Praticamente tutti gli smartphone oggi sono dotati di GPS, così da poter memorizzare costantemente le informazioni sulla nostra posizione. Si tratta di una funzione utile, ad esempio, per ritrovare un telefono smarrito o scegliere il percorso migliore per un viaggio in auto, ma consente anche alle app, agli inserzionisti e persino agli hacker di accedere […]

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Praticamente tutti gli smartphone oggi sono dotati di GPS, così da poter memorizzare costantemente le informazioni sulla nostra posizione.

Si tratta di una funzione utile, ad esempio, per ritrovare un telefono smarrito o scegliere il percorso migliore per un viaggio in auto, ma consente anche alle app, agli inserzionisti e persino agli hacker di accedere alla posizione degli utenti, a volte a insaputa degli stessi.

Quasi sempre sono gli utenti ad autorizzare con leggerezza il tracciamento, non essendo a conoscenza di quali siano le organizzazioni che comunemente utilizzano i dati GPS e le attività digitali per tracciare la posizione degli smartphone. Ecco chi può risalire alla posizione dello smartphone:

Inserzionisti – Gli inserzionisti digitali indirizzano gli annunci in base alla posizione, alle preferenze e all’attività online degli utenti. Molti browser, app e siti web accedono e memorizzano le nostre informazioni sulla posizione, così non è difficile per gli inserzionisti accedervi. Inoltre, le aziende vendono grandi quantità di dati degli utenti agli inserzionisti, senza che gli utenti se ne rendano conto.

Applicazioni e siti web – Innumerevoli applicazioni e siti web accedono alle informazioni sulla posizione. I motivi sono molteplici: dalla vendita di prodotti e servizi personalizzati al collegamento con amici e familiari nella vostra zona.

Gli hacker – Un hacker punta a rubare i dati GPS o altre informazioni sensibili per venderle a terzi. Alcuni metodi comuni utilizzati dagli hacker per raggiungere questo obiettivo includono l’installazione di malware, l’hackeraggio di profili online o l’accesso agli account dei social media.

Agenzie governative – A seconda delle leggi comunitarie o dei singoli stati, spesso le agenzie governative acquistano le posizioni degli utenti e altri dati personali dalle aziende tecnologiche. Ad esempio, durante la pandemia, alcuni governi hanno utilizzato la localizzazione per applicare il distanziamento sociale e aiutare a rintracciare i contatti.

Amici e famiglia – Alcune app sono state progettate per consentire a genitori e familiari di tenere traccia degli spostamenti dei propri figli per motivi di sicurezza. Life360, Kidslox e FamiSafe sono esempi popolari di app che consentono ai membri della famiglia di condividere la posizione degli altri.

È nell’interesse di ogni utente o azienda essere consapevoli di chi può ottenere queste informazioni e soprattutto di come impedirne la condivisione. Panda Security ha elaborato una guida per fornire a qualunque utente la strategia più sicura per proteggere le informazioni sulla posizione e come capire se uno smartphone sia stato è tracciato.

Di seguito le 11 misure che ogni utente può adottare per limitare la condivisione della posizione e proteggere i propri dati GPS:

  1. Disattivare la locazione del device – in questo modo si evita che app indesiderate utilizzino la posizione ma anche il tracciamento e la memorizzazione dei dati GPS.
  2. Scansione e rimozione di spyware – grazie ad uno spyware, attivato attraverso un’applicazione o un download dannoso, un hacker potrebbe accedere alle informazioni sulla posizione del dispositivo. Utilizzando una applicazione antivirus affidabile è possibile scansionare il device alla ricerca di malware e rimuoverlo in modo sicuro.
  3. Utilizzare un browser privato – I browser Internet più diffusi, come Google Chrome o Firefox, utilizzano la posizione per eseguire varie operazioni e memorizzano costantemente la posizione e altre informazioni personali. Per evitare questo tracciamento è possibile disattivare il rilevamento della posizione nelle impostazioni sulla privacy del browser o passare a un browser privato (come DuckDuckGo e MetaGer).
  4. Attivare la modalità aereo – Se si sospetta di essere tracciati è consigliabile mettere il telefono in modalità aereo così da scollegare il telefono dalle reti cellulari e impedire ad alcuni servizi online di accedere alla posizione.
  5. Rimuovere le applicazioni non familiari – Applicazioni sconosciute o download non iniziati dall’utente potrebbero essere il segno della presenza di uno spyware. È necessario rimuovere subito tutte le app sconosciute ed effettuare una scansione del proprio smartphone.
  6. Proteggere l’account Google – Gli account di Google registrano molti dati come la localizzazione, anche quando non sono in esecuzione app Google. Per mantenere l’account sicuro e proteggere le informazioni sulla posizione Panda consiglia di aggiornare regolarmente la password e le impostazioni sulla privacy. È inoltre possibile disattivare la localizzazione di Google o cancellare la cronologia degli spostamenti nelle impostazioni del telefono.
  7. Utilizzare una VPN – L’utilizzo di una VPN affidabile è uno dei modi migliori per impedire agli hacker, alle aziende e agli inserzionisti di accedere all’indirizzo IP e alla posizione esatta. Una VPN funziona criptando i dati e reindirizzando il traffico online attraverso un server esterno. Se una terza parte volesse tracciare le attività di un dispositivo, risalirebbe a uno dei tanti server VPN agganciati invece che a quello corretto.
  8. Spegnere il telefono – Se si teme un tracciamento, spegnere il telefono è la soluzione immediata per interrompere le comunicazioni con le reti e i dati GPS. Questa soluzione è utile se ci si trova in una situazione di pericolo immediato o se non si ha il tempo di disattivare i servizi di localizzazione.
  9. Evitare il Wi-Fi pubblico non protetto da password – Gli hacker utilizzano comunemente il Wi-Fi pubblico per eseguire attacchi informatici di tipo “evil twin”, “man-in-the-middle” e di altro tipo, volti a installare malware o a rubare dati sensibili. Per ridurre questi rischi bisogna evitare il Wi-Fi pubblico e connettersi a reti protette da password.
  10. Disattivare il tracciamento della posizione sui social media – Per evitare che persone utilizzino app come Facebook o Instagram per tracciare la posizione o raccogliere dati sensibili è consigliabile disabilitare il rilevamento della posizione.
  11. Bloccare la scheda SIM – La scheda SIM è unica per il dispositivo e può essere utilizzata per rintracciare la posizione del telefono. Una ulteriore misura di sicurezza per evitare che hacker o terze parti localizzino il dispositivo è il blocco della carta SIM. Sia per i sistemi Android che iOS è necessario conoscere il PIN (numero di identificazione personale) predefinito della carta SIM per finalizzare l’operazione.

Per identificare un tracciamento del proprio dispositivo bisogna anche fare attenzione ad alcuni indizi anomali facilmente identificabili.

Ad esempio, molti aspetti possono causare un rapido esaurimento della batteria, da un numero eccessivo di applicazioni in esecuzione all’utilizzo di un caricabatterie non compatibile. Tuttavia, se si notasse un improvviso calo della durata della batteria o se il telefono si surriscaldasse maggiormente, questi potrebbe essere segnali di un telefono violato.

Stessa cosa in caso di avvio o ravvio frequente dello smartphone. Se un app dannosa fosse in esecuzione in background, potrebbe causare l’accensione, il riavvio o l’esecuzione di altre azioni inaspettate.

Per quanto si possano eseguire le azioni indicate, la non tracciabilità totale di un dispositivo è impossibile nel lungo periodo. Ma, come indicato dagli esperti di Panda Security, anche semplici azioni come la verifica regolare della presenza di malware e come il limitare la condivisione della posizione possono aiutare a evitare che i dati GPS finiscano nelle mani sbagliate.

Per proteggere le totalità delle informazioni su tutti i dispositivi, ogni utente deve prendere in considerazione la possibilità di scaricare un software antivirus affidabile o di crittografare la propria attività online con una VPN.

 

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Panda Security supera il Business Security Test di AV-Comparatives https://www.datamanager.it/2020/07/panda-security-supera-il-business-security-test-di-av-comparatives/ Wed, 29 Jul 2020 10:09:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=201793 L’ottenimento del suo marchio ufficiale è una garanzia che il prodotto preso in esame sia in grado di soddisfare le attuali esigenze del settore AV- TEST, Istituto di ricerca indipendente sulla cybersecurity, testa da molti anni soluzioni di sicurezza IT a livello internazionale attraverso analisi individuali e comparative, al fine di certificarne la qualità. L’ottenimento […]

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L’ottenimento del suo marchio ufficiale è una garanzia che il prodotto preso in esame sia in grado di soddisfare le attuali esigenze del settore

AV- TEST, Istituto di ricerca indipendente sulla cybersecurity, testa da molti anni soluzioni di sicurezza IT a livello internazionale attraverso analisi individuali e comparative, al fine di certificarne la qualità. L’ottenimento del suo marchio ufficiale, come quelli ottenuti in passato da Panda Security, è una garanzia che il prodotto preso in esame sia in grado di soddisfare le attuali esigenze del settore.

Più recentemente, invece, il laboratorio dell’organizzazione indipendente AV-Comparatives ha rilasciato i risultati di un’analisi effettuata tra marzo e luglio 2020 su 19 soluzioni di sicurezza di brand leader di mercato, rivolte ad aziende che utilizzano desktop e server Windows. Gli esperti hanno messo alla prova i software contro 1.192 campioni di malware recenti e diverse minacce reali.

Il rapporto del Business Security Test di AV-Comparatives contiene i risultati di tre prove fondamentali: il ‘Real-World Protection Test’, il ‘Business Malware Protection Test’ e il ‘Performance Test’. In particolare, in quest’ultimo, Panda Security ha riconfermato le ottime performance tecnologiche e gli standard altissimi che ormai mantiene da ben 12 mesi.

Real-World Protection Test

Il Real-World Protection Test simula gli attacchi di malware online in cui un tipico utente business potrebbe incorrere durante la navigazione in Internet. I risultati del test dimostrano che, grazie alle tecnologie innovative sviluppate per contrastare l’evoluzione del malware negli ultimi anni, Panda Security è in grado di fornire una risposta altamente efficace alle minacce, come il ransomware ed è un alleato fondamentale nella prevenzione, nella protezione e nella risposta agli attacchi di oggi. Infatti, Panda Edpoint Protection Plus su piattaforma Aether, si posiziona nuovamente tra i primi posti con un protection rate (blocked) del 100%, risultato consolidato da ben 3 sessioni di test distinti condotti tra Agosto 2019 e Aprile 2020.

Business Malware Protection Test

Il Business Malware Protection Test valuta la capacità di una soluzione di proteggere un sistema informatico aziendale da file dannosi prima, durante o dopo la loro esecuzione. L’obiettivo di tale analisi è quello di ottenere i migliori risultati possibili senza restituire falsi positivi. Panda Endpoint Protection Plus su piattaforma Aether ha bloccato il 99,9% dei campioni esaminati con zero falsi allarmi, collocando l’azienda ai primi posti della classifica.

Performance Test

I risultati del Performance Test mostrano l’impatto che le varie soluzioni di sicurezza testate hanno sulle performance del sistema. Le categorie definite sono Lento, Mediocre, Veloce e Molto Veloce, e la soluzione testata di Panda Security si posiziona nuovamente tra i primi posti della classifica con un impatto minimale su sistemi e utenti.

Conclusioni

Panda Endpoint Protection Plus su piattaforma Aether è una soluzione di alta qualità. È abbastanza potente per soddisfare le aziende più grandi, ma anche semplice e intuitiva per adattarsi alle necessità delle piccole e medie imprese. Grazie alla console cloud è molto facile da configurare. Inoltre, il design pulito e intuitivo dell’interfaccia utente consentono un uso immediato della soluzione.

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Da Panda Security la soluzione per gestire al meglio le patch di sicurezza https://www.datamanager.it/2020/06/da-panda-security-la-soluzione-per-gestire-al-meglio-le-patch-di-sicurezza/ Wed, 17 Jun 2020 13:06:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=200457 Per rendere semplice il complesso ciclo di vita della gestione delle patch per sistemi operativi e software di terze parti, Panda Security propone Panda Patch Management A metà marzo di quest’anno, la superficie d’attacco dei sistemi IT si è improvvisamente ampliata. A causa dell’emergenza sanitaria un elevato numero di persone nel mondo ha iniziato a lavorare da casa, […]

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Per rendere semplice il complesso ciclo di vita della gestione delle patch per sistemi operativi e software di terze parti, Panda Security propone Panda Patch Management

A metà marzo di quest’anno, la superficie d’attacco dei sistemi IT si è improvvisamente ampliata. A causa dell’emergenza sanitaria un elevato numero di persone nel mondo ha iniziato a lavorare da casa, al di fuori della rete aziendale. In alcuni casi, infatti, gli strumenti non sono stati forniti dalle aziende ma molti lavoratori hanno dovuto utilizzare i pc personali. Tutti questi fattori hanno aumentato l’esposizione dei sistemi informatici a molteplici minacce, soprattutto dal momento che i team IT hanno iniziato ad avere meno controllo rispetto a quando l’intero personale si trova in ufficio.

In questo scenario l’aspetto rilevante da tenere in considerazione è il numero di vulnerabilità presenti nelle applicazioni e nei sistemi operativi. Un endpoint esposto a una o più pericoli può essere il gateway perfetto per un cybercriminale per farsi strada nella rete aziendale.

Le vulnerabilità più recenti

La gestione dei punti esposti alle minacce è un compito complesso, anche a causa dell’elevata quantità di casi che viene scoperta ogni giorno; l’anno scorso, per esempio, sono state trovate 12.147 tipologie, una media di 33 al giorno. Tra le più recenti rilevate quest’anno, le principali sono tre:

  • CVE-2020-0609 > presente in Windows Remote Desktop Gateway (RD Gate), è una vulnerabilità di esecuzione remota del codice e si verifica quando un utente non autenticato si collega al sistema della vittima tramite RDP. La minaccia non richiede alcuna interazione da parte dell’utente e, se sfruttata con successo, l’hacker può eseguire un codice malevolo nel sistema in modo arbitrario. Questa tipologia è particolarmente critica al giorno d’oggi, poiché milioni di lavoratori remoti utilizzano connessioni desktop remote per in smart working.
  • CVE-2020-0674 > questa versione influisce sul modo nel quale il motore di scripting gestisce gli oggetti in memoria su Internet Explorer. Se un cybercriminale la sfrutta con abilità, può ottenere le stesse autorizzazioni di un utente legittimo per installare applicazioni, visualizzare, modificare o cancellare dati o creare nuovi account senza alcun problema
  • CVE-2020-0604 > si tratta di un’altra vulnerabilità di esecuzione remota del codice, oltre ad essere presente anche in un programma estremamente utile per il lavoro da remoto: Microsoft SharePoint. Se sfruttata con successo questa vulnerabilità, l’hacker può eseguire un codice arbitrario nel pool di applicazioni di SharePoint e nella relativa server farm

Le vulnerabilità già note

I team IT di tutto il mondo si sono occupati di molte altre minacce conosciute da tempo, che hanno causato alcuni dei più noti incidenti di sicurezza informatica degli ultimi anni. Le più note sono:

  •  Eternal Blue > Questa tipologia esiste nel protocollo Microsoft Server Message Block (SMB) ed è stata presumibilmente sviluppata dalla NSA (National Security Agency), causando molti problemi di cybersecurity. Tra i cyberattacchi che l’hanno sfruttata anche NotPetya, Adylkuzz e WannaCry, nonostante Microsoft abbia rilasciato una patch dedicata circa due mesi prima degli attacchi di WannaCry.
  •  CVE-2017-5638 > Questa vulnerabilità è stata rilevata nel software Apache Struts e ha causato diversi incidenti. Da un lato, è stato utilizzato per lanciare il ransomware Cerber, dall’altro, è stata la causa della violazione del sistema IT dell’azienda Equifax, dal quale sono stati rubati i dati personali di circa 143.000.000 di persone. A due anni di distanza da questo episodio, le falle di sicurezza della società stanno ancora pagando un prezzo elevato, ma è importante sottolineare che due mesi prima della violazione era  disponibile una patch per correggere proprio questa vulnerabilità.

Perché non è stato fatto nulla?

Indipendentemente dalla loro criticità, le patch tendono ad essere un problema per gli amministratori IT: infatti, dare priorità e distribuire gli aggiornamenti è un compito costoso. Non solo ci sono molti aggiornamenti, ma installarli significa spesso investire tempo nel riavviare i computer e i server, interrompendo il flusso di lavoro.

Panda Patch Management rende tutto più facile

Considerata l’importanza delle patch e il numero di problemi di sicurezza informatica che possono risolvere, cosa si può fare per ottimizzare il processo di applicazione/dispiegamento?

Per rendere semplice il complesso ciclo di vita della gestione delle patch per sistemi operativi e software di terze parti, Panda Security propone Panda Patch Management, la soluzione che non richiede nuovi agenti o console di gestione, poiché è completamente integrata negli strumenti di sicurezza degli endpoint dell’azienda. Fornisce una visibilità centralizzata in tempo reale sulle vulnerabilità, le patch, gli aggiornamenti in sospeso e il software non supportato o EoL. Inoltre, queste capacità proteggono i dispositivi sia all’interno che all’esterno della rete aziendale, rendendo più facile l’aggiornamento degli endpoint dei lavoratori da remoto, cosa essenziale al momento.

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Panda Systems Management aiuta a controllare e a gestire i sistemi IT da remoto https://www.datamanager.it/2020/05/panda-systems-management-aiuta-a-controllare-e-a-gestire-i-sistemi-it-da-remoto/ Wed, 27 May 2020 15:44:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=199797 Panda Systems Management aiuta il team IT a semplificare il controllo di tutti gli endpoint, sia all’interno che all’esterno della rete aziendale Un elevato numero di aziende a causa dell’emergenza sanitaria in corso da oltre due mesi lavora in modalità smart working, per favorire il distanziamento sociale e cercare di frenare il più possibile la […]

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Panda Systems Management aiuta il team IT a semplificare il controllo di tutti gli endpoint, sia all’interno che all’esterno della rete aziendale

Un elevato numero di aziende a causa dell’emergenza sanitaria in corso da oltre due mesi lavora in modalità smart working, per favorire il distanziamento sociale e cercare di frenare il più possibile la diffusione del virus. In molti casi, le imprese erano impreparate a gestire questo nuovo e improvviso assetto e sono state costrette a correre ai ripari per implementare nel miglior modo possibile le proprie infrastrutture IT.

Una delle sfide che ci si è trovati ad affrontare è proprio la mancanza di esperienza nel mettere in pratica il lavoro da remoto. A questo si deve aggiungere l’assenza di strumenti per un efficace monitoraggio dei dispositivi utilizzati dai dipendenti.

Garantire la corretta gestione e l’utilizzo dei sistemi IT

Per far sì che l’intero lavoro funzioni in modo sicuro anche a distanza, è fondamentale poter gestire alcune attività in remoto. Tra queste, quelle più importanti sono:

  • Installazione e configurazione della VPN. I dipendenti devono utilizzare una VPN per accedere in modo sicuro alla rete aziendale. Per garantire che sia configurata correttamente, il responsabile IT deve essere in grado di installarla anche in remoto.
  • Distribuzione centralizzata del software, che comprende applicazioni come Microsoft Office 365 e strumenti di condivisione dei file.
  • Implementazione di aggiornamenti di sicurezza critici. Le vulnerabilità del sistema e le applicazioni obsolete possono rappresentare una minaccia per la sicurezza sia dell’utente che dell’azienda. Tuttavia, spesso le patch non vengono applicate in tempo. Per questo motivo è indispensabile poter lanciare questi aggiornamenti a livello centrale.
  • Controllo e supporto a distanza. Nel caso in cui si verifichi un incidente informatico, è fondamentale avere a disposizione gli strumenti giusti per bloccarlo in qualsiasi momento, senza doversi occupare fisicamente del problema quando non è possibile.
  • Automazione delle attività di manutenzione. Questa procedura consente di risparmiare tempo, oltre a ridurre i costi e ad aumentare l’efficienza.
  • Avere un sistema di gestione dei ticket. Si tratta di una soluzione che riduce i tempi di risposta. Inoltre, consente ai tecnici di condividere le conoscenze, ottimizzando il funzionamento del reparto IT.
  • Gestione centralizzata dell’intero sistema. È importante avere un inventario di hardware, software e dei registri delle modifiche al sistema, nonché del controllo delle licenze e dei rapporti dettagliati di ogni attività.

Come affrontare queste sfide

Gestire in remoto un sistema IT può sembrare una sfida difficile da superare. Tuttavia, c’è una soluzione completamente cloud di Panda Security che può aiutare ad affrontare questa situazione in modo facile. Si chiama Panda Systems Management e grazie allo strumento Remote Monitoring & Management aiuta il team IT a semplificare il controllo di tutti gli endpoint, sia all’interno che all’esterno della rete aziendale. Inoltre, permette di ottimizzare la gestione, il supporto e il monitoraggio in remoto di cui un’azienda può avere bisogno per continuare a lavorare normalmente mantenendo inalterata la produttività.

Le funzioni principali di questa soluzione sono:

– Monitorare e gestire da remoto server, workstation e altri dispositivi in rete.
– Gestire centralmente tutti i dispositivi degli utenti da un’unica piattaforma, rispondendo in modo proattivo, rapido ed efficiente a qualsiasi problema.
– Lanciare script, utilizzare il software necessario per il lavoro in smart working, distribuire aggiornamenti critici e fornire controllo e supporto, il tutto in modo centralizzato.

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Panda Security e la sicurezza informatica: 30 anni di storia https://www.datamanager.it/2020/05/panda-security-e-la-sicurezza-informatica-30-anni-di-storia/ Mon, 04 May 2020 12:33:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=199003 In occasione del suo trentesimo anniversario, l’azienda ripercorre i più importanti incidenti informatici che si sono verificati dal 1990 ad oggi Se da un lato l’arrivo e l’utilizzo massiccio di Internet e delle reti di connessione ha portato enormi benefici alla società e al mondo degli affari, dall’altro ha anche comportato gravi rischi. Gli attacchi […]

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In occasione del suo trentesimo anniversario, l’azienda ripercorre i più importanti incidenti informatici che si sono verificati dal 1990 ad oggi

Se da un lato l’arrivo e l’utilizzo massiccio di Internet e delle reti di connessione ha portato enormi benefici alla società e al mondo degli affari, dall’altro ha anche comportato gravi rischi. Gli attacchi informatici sono diventati episodi frequenti e metodi comuni per commettere attività fraudolente. In base ad un un rapporto del World Economic Forum, infatti, il 76,1% degli esperti si aspetta nel corso del 2020 un aumento del numero di attacchi ai danni delle infrastrutture, mentre il 75% ritiene che aumenteranno  i cybercriminali alla ricerca di denaro o di dati.

Per sviluppare le migliori strategie, strumenti o servizi per fermare questi crimini o ridurre al minimo il loro impatto, è essenziale utilizzare una tecnologia all’avanguardia e risorse economiche per tracciare il fenomeno dell’hacking. Non solo, è anche fondamentale imparare dalla storia e capire ciò che essa può insegnare per trarne vantaggio nel modo di agire. 

Panda Security in occasione del suo trentesimo anniversario di attività ripercorre alcuni degli attacchi informatici che hanno avuto maggiore impatto negli ultimi tre decenni.

Barrotes (1993). Conosciuto come il primo virus spagnolo, questo malware era un piccolo programma che, una volta entrato nei sistemi, scriveva il suo codice dannoso su file eseguibili (.com e .exe su MS-DOS), manifestandosi solo il 5 gennaio, giorno nel quale riempiva lo schermo dei pc infetti di barre verticali, rendendone impossibile l’utilizzo.

CIH/Chernobyl (1998). Originario di Taiwan, il suo modus operandi era letale: una volta installato su un computer, cancellava tutte le informazioni, corrompendo persino il Basic Input-Output System (BIOS) in modo che il sistema non potesse avviarsi. Si stima che abbia colpito oltre 60 milioni di utenti di Windows 95, 98 e ME.

Melissa (1999). E’ uno dei primi cyber attacchi realizzati con tecniche di ingegneria sociale. Le vittime hanno ricevuto un’e-mail con un allegato che si suppone contenesse i dati di accesso per accedere a siti web pornografici. Tuttavia, una volta aperto il documento, il virus è entrato nell’agenda di Microsoft Outlook dell’utente inoltrando la stessa mail ai primi 50 contatti della rubrica.

Iloveyou (2000). Questo noto worm ha utilizzato il social engineering e la posta elettronica per infettare i dispositivi. L’utente ha ricevuto un’e-mail con oggetto “Ti amo” e un allegato chiamato “LOVE-LETTER-FOR-YOU.TXT.vbs”. Quando questo documento è stato scaricato e aperto, ha sostituito una moltitudine di file (.jpeg, .css, .jpg, .mp3, .mp3, .mp2 e altri) con un trojan che mirava ad ottenere informazioni sensibili.

Mydoom (2004). Worm che ha utilizzato la maggior parte degli strumenti e delle opzioni di sicurezza di Windows per diffondersi in tutto il sistema operativo e in ogni file. Le conseguenze sono state drammatiche: ha ridotto il traffico Internet mondiale del 10% e ha causato perdite per circa 40 miliardi di dollari.

Stuxnet (2010). Si tratta del primo esempio conosciuto di guerra cibernetica; è stato progettato per attaccare le infrastrutture critiche iraniane. Questo worm, diffuso attraverso dispositivi USB rimovibili, ha effettuato un attacco mirato contro le imprese dotate di sistemi SCADA, allo scopo di raccogliere informazioni e poi ordinare l’autodistruzione del sistema.

Mirai (2016). Mirai è la rete bot dietro uno dei più grandi attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) finora perpetrati. Ha colpito grandi imprese come Twitter, Netflix, Spotify e PayPal. Questo malware ha infettato migliaia di dispositivi IoT, rimanendo inattivo al loro interno. I creatori di Mirai lo hanno attivato il 21 ottobre 2016, utilizzandolo per attaccare il provider di servizi DNS Dyn.

WannaCry (2007). WannaCry è stato un attacco ransomware che è iniziato con un omonimo cryptoworm. Prendendo di mira i computer Windows, esso ha criptato i loro dati e ha richiesto il pagamento di un riscatto di 300 dollari in bitcoin. Si stima che il ransomware abbia colpito oltre 200.000 computer in circa 150 paesi, compresi i dispositivi del National Health Service (NHS) nel Regno Unito e dell’azienda automobilistica Renault.

Petya/NotPetya (2016-2017). Il ransomware Petya, scoperto nel 2016, funzionava sui computer, criptando alcuni file, bloccando il settore di avvio del sistema compromesso e chiedendo un riscatto in cambio del ripristino di questi file. La variante NotPetya, apparsa nel 2017, si rivolgeva invece principalmente al settore commerciale. Un aspetto che lo ha reso particolarmente noto è il fatto che spesso, anche quando il riscatto veniva pagato, i file della vittima non venivano recuperati. I ricercatori sospettano che in realtà intendesse nascondere un cyber attacco che aveva come obiettivo le istituzioni ucraine.

Ryuk (2019). Questo ransomware, le cui origini si attribuiscono al gruppo russo Grim Spider, ha messo in pericolo infrastrutture critiche e grandi aziende nazionali e internazionali nell’ultimo trimestre del 2019. Entra in azione criptando i file sui dispositivi infetti e consente alla vittima di recuperare i propri file solo pagando un riscatto in bitcoin.

In questi 30 anni abbiamo vissuto una vera rivoluzione nel settore della sicurezza informatica. I cyber attacchi utilizzano ogni giorno tecniche più complesse. Il perimetro di protezione considerato fino ad oggi non è più sufficiente; ora dobbiamo ampliare il raggio d’azione e proteggere tutti gli endpoint per garantire un controllo e una gestione ottimale ed efficace delle minacce“, afferma Juan Santamaría, CEO di Panda Security. “Nel corso di questi decenni, c’è stato un costante apprendimento e rinnovamento. Noi di Panda Security siamo rimasti al fianco dei nostri clienti per fornire loro le soluzioni e i servizi che meglio si adattano alle loro esigenze. Questo è ciò che ci ha reso un’azienda europea che impara a conoscere i sistemi EDR, proteggendo i nostri clienti dagli attacchi di nuova generazione” conclude.

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Come utilizzare in sicurezza gli App Store Alternativi https://www.datamanager.it/2020/04/come-utilizzare-in-sicurezza-gli-app-store-alternativi/ Mon, 27 Apr 2020 13:34:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=198809 Panda Security ha presentato una lista dei principali store non ufficiali e ha indicato delle linee guida per servirsene in sicurezza Gli utenti meno esperti forse non sanno che gli store di Apple e Google non sono gli unici da cui è possibile scaricare app per gli smart device. Anzi, a volte sui cosiddetti “app […]

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Panda Security ha presentato una lista dei principali store non ufficiali e ha indicato delle linee guida per servirsene in sicurezza

Gli utenti meno esperti forse non sanno che gli store di Apple e Google non sono gli unici da cui è possibile scaricare app per gli smart device. Anzi, a volte sui cosiddetti “app store alternativi” possiamo avere molta più scelta e trovare software e versioni di giochi molto interessanti. Tuttavia, molte persone hanno paura a scaricare app e file APK (Android packaging) da store e siti diversi da quelli ufficiali, perché ritengono che possano contenere malware e dunque meno sicuri.

Panda Security in un periodo in cui la curiosità e la noia da quarantena potrebbero portare molti utenti ad essere tentati dagli “scaffali” degli store alternativi, ha presentato una lista dei principali store non ufficiali ed ha indicato delle linee guida per servirsene in sicurezza.

Innanzitutto, è bene sapere che, oltre agli store alternativi, è possibile installare app sul proprio device direttamente da siti online accessibili tramite i normali browser di Internet. Per installare un file apk da origini esterne, una volta effettuato il download, è necessario autorizzare l’installazione nelle impostazioni e consentire il funzionamento poiché sia il sistema Android che iOS non riconoscono la app come scaricata da una fonte autorizzata. È un processo più rischioso rispetto ai canali alternativi: se non si conosce bene la fonte dei dati e chi è responsabile dello sviluppo è auspicabile evitare questa modalità.

Invece le app degli store alternativi non è possibile trovarle sui canali tradizionali, ma occorre scaricarli dai siti degli sviluppatori. Ecco la lista redatta da Panda Security degli store alternativi a Google Play, evidenziando i punti di forza di ciascun portale:

  • Aptoide: sicuro, fornito e disponibile sia per dispositivi mobili che per TV-Box.
  • Fdroid: progetto open-source, proprio come i software che pubblica.
  • Uptodown: interfaccia in italiano, molte app gratuite, buon sistema di sicurezza.
  • Amazon App Store: vantaggioso per chi utilizza le Amazon Coins, la moneta virtuale di Amazon.
  • APKPure: affidabile, ha un’ottima interfaccia e offre classifiche e recensioni degli utenti.
  • APKMirror: insieme ad APKPure, APKMirror è uno dei due grandi portali da cui scaricare APK. Completi e affidabili, questi servizi non hanno niente da invidiare a Google Play.
  • SlideME, un marketplace di app per Android indipendente e dedicato all’accessibilità. Il punto forte di SlideME è il processo di selezione e approvazione a cui vengono sottoposte tutte le app prima di essere pubblicate.

Per gli utenti iOS, fino a poco fa era necessario il Jailbreak del proprio dispositivo, ma oggi invece è possibile installare questi store senza effettuarlo. Inoltre, Panda Security sconsiglia il ricorso a questa pratica in quanto potenzialmente dannosa per la sicurezza dei dispositivi iOS.

Ecco una breve selezione di market alternativi per iOS:

  • AppValley: app gratuite, contenuti non ufficiali e versioni modificate di app e giochi (le cosiddette MOD).
  • TweakBox: un app store dedicato principalmente ad app alternative, contenuti non approvati da Apple e versioni ottimizzate e modificate di app.
  • Ipa4ios: app store alternativo dedicato principalmente ad app++ e versioni ottimizzate.
  • Tutuapp (disponibile anche per Android): una rete alternativa per sviluppatori e utenti, che cerca di abbattere le barriere geografiche che limitano la diffusione delle app su scala globale.

Se invece per altri motivi avete effettuato il Jailbreak, allora l‘app store alternativo più completo è Cydia.

Bisogna tener presente che Google Play e App Store dispongono di sistemi di sicurezza e monitoraggio del malware capillari e potenti, di cui gli store alternativi non godono. Tuttavia, non è la sicurezza dello store a preoccupare maggiormente ma la sicurezza delle app che troviamo a disposizione.

Panda Security consiglia queste misure di sicurezza per limitare i pericoli derivanti da una app scaricata in uno store alternativo:

  • Controllare la fonte (ufficiale, conosciuta o meno) e cercare informazioni online.
  • Guardare se l’app è stata verificata/approvata dall’app store (ormai, la maggior parte degli store verifica tutte le app prima di pubblicarle).
  • Lanciare e aggiornare periodicamente il tuo antivirus.
  • Dopo aver scaricato l’app e prima di installarla, eseguire una scansione del file con un antivirus (come Panda Antivirus per Android).
  • Dopo aver installato app sconosciute, tenere sotto controllo il dispositivo per qualche tempo e se noti comportamenti strani (rallentamento, calo delle prestazioni o della durata della batteria e così via), provare a disinstallarla.

Gli app store alternativi sono sicuri quasi quanto i due colossi di Google e Apple, e in più offrono accesso a un mondo di app e versioni non ufficiali che per molti sono la vera e propria “anima di Internet”. Come sempre, quando si prendono sentieri alternativi, basta essere informati per non esporsi ai rischi della rete.

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Ryuk: come funziona il ransomware che attacca le aziende https://www.datamanager.it/2020/04/ryuk-come-funziona-il-ransomware-che-attacca-le-aziende/ Mon, 20 Apr 2020 12:59:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=198514 Da quando è apparso per la prima volta nell’estate del 2018, ha colpito un notevole numero di vittime, soprattutto negli ambienti di lavoro, fulcro principale dei suoi attacchi Nel 2019, il ransomware è stato uno dei principali protagonisti della criminalità informatica. Aziende e enti governativi di tutto il mondo sono stati colpiti da diverse tipologie […]

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Da quando è apparso per la prima volta nell’estate del 2018, ha colpito un notevole numero di vittime, soprattutto negli ambienti di lavoro, fulcro principale dei suoi attacchi

Nel 2019, il ransomware è stato uno dei principali protagonisti della criminalità informatica. Aziende e enti governativi di tutto il mondo sono stati colpiti da diverse tipologie di cyber attacchi che hanno utilizzato questo tipo di minacce per criptare i loro file e chiedere un riscatto. Tuttavia, c’è un sistema che è stata utilizzato in passato ma attivo ancora oggi, divenuto famoso negli ultimi anni proprio per la frequenza con cui è stato utilizzato: il suo nome è Ryuk.

Da quando è apparso per la prima volta nell’estate del 2018, ha colpito un notevole numero di vittime, soprattutto negli ambienti di lavoro, fulcro principale dei suoi attacchi.

A metà del 2019, numerose e importanti aziende spagnole hanno subito gravi attacchi da parte di hacker che si sono avvalsi di Ryuk per criptare i sistemi IT. Le imprese colpite erano di diverse dimensioni e operanti in diversi settori.

La Spagna, però, non è l’unico Paese ad aver subito tale minaccia; tra i Paesi che sono stati maggiormente colpiti da Ryuk ci sono anche Germania, Cina, Algeria e India. Negli ultimi tre anni, sono stati colpiti milioni di utenti, compromettendo una grande quantità di dati e causando notevoli perdite economiche.

Come agisce Ryuk

Come altri tipi di ransomware, una volta che Ryuk ha finito di criptare i file delle sue vittime, lascia un messaggio di riscatto in cui afferma che, per recuperare i file, devone essere effettuato un pagamento in bitcoin all’indirizzo indicato nella nota.

Panda Security ha svolto un’analisi su un campione di file e ne è emerso che Ryuk si è fatto strada nel sistema informatico attraverso una connessione remota trasformatasi in un attacco RDP. L’hacker è riuscito ad accedere in remoto. Una volta effettuato il login, ha creato un eseguibile con il campione.

Ryuk, come altri tipi di malware, cerca di rimanere nel sistema il più a lungo possibile attraverso vari sistemi. Uno di questi è creare degli eseguibili e lanciarli in segreto. Per poter criptare i file delle sue vittime, deve anche avere dei privilegi. In generale, inizia con un movimento laterale o viene lanciato da un altro malware, come Emotet o Trickbot, responsabile dell’escalation dei vantaggi prima di concederli al ransomware.

Come proteggersi da Ryuk

Ryuk utilizza una miriade di escamotage per ottenere l’ingresso nel sistema IT, insistere e crittografare i file delle sue vittime. Per questo motivo, se non si dispone di una protezione adeguata e non si seguono le linee guida appropriate, questa minaccia può essere molto difficile da contrastare.

Panda Security affronta questo problema con la soluzione Panda Adaptive Defense, che offre una combinazione di monitoraggio e protezione avanzata degli endpoint, capacità EDR e il servizio di classificazione al 100%. Il modulo si basa su un approccio zero-trust: qualsiasi processo o applicazione sconosciuta viene bloccata fino a quando non può essere analizzata. In questo modo, è in grado di bloccare qualsiasi minaccia prima che possa essere eseguita, anche gli attacchi più avanzati, come Ryuk.

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Cosa sono gli attacchi fileless e come difendersi https://www.datamanager.it/2020/04/cosa-sono-gli-attacchi-fileless-e-come-difendersi/ Wed, 01 Apr 2020 09:18:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=197879 Il pericolo nascosto è in realtà davanti ai nostri occhi: i rischi che le applicazioni possono comportare Quando si pensa alle minacce informatiche, la prima cosa che viene in mente è il malware. Sicuramente, se questo si insinua nella rete IT di un’azienda, può causare gravi danni. All’inizio del 2019, un malware ha infettato i […]

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Il pericolo nascosto è in realtà davanti ai nostri occhi: i rischi che le applicazioni possono comportare

Quando si pensa alle minacce informatiche, la prima cosa che viene in mente è il malware. Sicuramente, se questo si insinua nella rete IT di un’azienda, può causare gravi danni. All’inizio del 2019, un malware ha infettato i server di una banca maltese, causando una perdita di 13 milioni di euro, mentre i ransomware, che criptano i file delle sue vittime per chiedere un riscatto, hanno causato il caos in grandi aziende a livello mondiale.

Ma le minacce informatiche possono anche provenire dall’interno di un’azienda; i cosiddetti ‘insider’ possono causare una lunga lista di problemi di sicurezza IT. Il costo medio di questo genere di minaccia è di oltre 10 milioni di euro. Lungi dall’essere un problema isolato, questi incidenti sono aumentati del 47% nell’ultimo anno e coinvolgono un dipendente che mette in pericolo la sicurezza informatica della propria azienda, sia intenzionalmente che accidentalmente. Tuttavia, c’è un altro elemento interno che, a prima vista, non sembra essere motivo di preoccupazione.

Applicazioni legittime nelle mani degli hacker

L’uso illegittimo di applicazioni per scopi malevoli è una delle tendenze più diffuse della criminalità informatica. Queste minacce “fileless” sono aumentate del 94% nel 2018 e sono stati tre volte più frequenti dei ransomware. Tali attacchi sfruttano applicazioni già esistenti su sistemi operativi come Microsoft Office, WMI o Adobe per rubare dati e danneggiare il sistema della vittima.

Anche se la natura di questi attacchi varia, essi sono specificamente progettati per non scrivere su disco rigido ma per essere eseguiti dalla memoria del computer (RAM). Per i sistemi di protezione tradizionali è impossibile rilevare la minaccia, in quanto sul disco rigido non sono presenti file dannosi o potenzialmente pericolosi.

C’è una caratteristica che tutti questi tipi di incidenti hanno in comune: sono molto difficili da rilevare. Ciò è dovuto al fatto che gli attacchi non utilizzano alcun tipo di codice e i classici antivirus non sono in grado di identificarli. Inoltre, l’uso di processi e applicazioni legittime rende praticamente impossibile individuare comportamenti anomali.

Oltre a queste analogie, le minacce “fileless” condividono spesso i vettori d’ingresso. Tra i più comuni vi sono le applicazioni di accesso remoto, gli strumenti amministrativi e i componenti del sistema operativo interno.

Le minacce avanzate richiedono una tecnologia avanzata

Dato che gli attacchi “fileless” sono così difficili da individuare, cosa si può fare per fermarli? Un modo per affrontarli è smettere di utilizzare gli strumenti – per esempio PowerShell – che i criminali informatici tendono a sfruttare in queste situazioni, chiudendo così i potenziali vettori di entrata. È inoltre fondamentale conoscere in ogni momento i processi in funzione su tutti i computer dell’azienda. La soluzione Panda Adaptive Defense 360 di Panda Security garantisce il monitoraggio di tutte le attività sul sistema informatico. In questo modo, è in grado di bloccare qualsiasi attività sospetta.

Queste minacce sono un pericolo costante per le aziende e gli hacker hanno molti modi per sfruttare le applicazioni legittime sul sistema.

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