Paola Pomi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 17 Apr 2023 12:22:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Paola Pomi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 eBook – Sinfo One coltivatore di buon software e seminatore di moderna cultura gestionale https://www.datamanager.it/2023/04/ebook-sinfo-one-coltivatore-di-buon-software-e-seminatore-di-moderna-cultura-gestionale/ Mon, 17 Apr 2023 12:15:35 +0000 https://www.datamanager.it/?p=227039 Tra le tante fotografie che accompagnano in questo eBook il lungo racconto dei progetti costruiti da Sinfo One con i suoi clienti, in Italia e non solo, ce n’è una particolarmente evocativa. Costantino Vaia, DG del Consorzio Casalasco del Pomodoro (oggi Casalasco Spa) con l’AD della software house parmense Paola Pomi in pieno campo di […]

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Tra le tante fotografie che accompagnano in questo eBook il lungo racconto dei progetti costruiti da Sinfo One con i suoi clienti, in Italia e non solo, ce n’è una particolarmente evocativa. Costantino Vaia, DG del Consorzio Casalasco del Pomodoro (oggi Casalasco
Spa) con l’AD della software house parmense Paola Pomi in pieno campo di fronte a uno degli stabilimenti del popolare marchio Pomì.

È un’immagine che dice tanto del rapporto profondo tra Sinfo One e il territorio emiliano, e della sinergia tra le tradizioni dell’agricoltura e l’innovazione dell’industria alimentare. Il software non assomiglia in alcun modo a una zappa, ma aiuta da un lato i contadini
e gli agronomi del Consorzio a selezionare, seminare e raccogliere i loro pomodori nel momento giusto e dall’altro gli esperti della produzione a trasformarli in una miriade di ricette di salsa, verificandone la qualità e governando la complessa logistica commerciale di
migliaia di confezioni.

Un prodotto semplice e antico, gestito con precisione industriale. La stessa logica just-in-time che rende più fluida e reattiva la produzione dei carrelli sollevatori, assemblati, sempre in Emilia-Romagna, da una storica fabbrica italiana acquisita dal potente gruppo Toyota.
Che siano le salse di Pomì e Mutti, i fragranti prodotti dei forni a controllo numerico di Italpizza, i “muletti” Toyota oppure il pregiato Brunello invecchiato da Banfi, Sinfo One è un “coltivatore” di buon software e un seminatore di moderna cultura gestionale che
pervade processi addirittura millenari per produrre valore economico e assicurare non solo qualità di prodotto, ma anche qualità di vita lavorativa, più leggera, sicura e gratificante.

Le radici, per Sinfo One, non sono una catena, o un vincolo. Sono cordoni ombelicali che permettono di ricevere – e donare – nutrimento. Da sempre, nella visione della famiglia di imprenditori del software, c’è la giusta ambizione di poter agire in un contesto geografico senza confini. Sul rapporto di fiducia coltivato con la tedesca Tönnies, uno dei maggiori
gruppi di trattamento della carne in Europa, il Fondo Agroalimentare Italiano (entrambi soci di minoranza) e con altri clienti internazionali, inizialmente europei, ma oggi con apertura e presenza nei 5 continenti – la software house di Parma ha saputo costruire relazioni
che nel corso del tempo hanno infuso solidità e ulteriore capacità di crescita. Passo dopo passo.
Ambizione è un termine bellissimo e potente: viene dal latino amb- (a sua volta dal greco amph che ritroviamo anche in “anfiteatro”) e -ire, muoversi, procedere tutto intorno. È la stessa etimologia di ambiente, che poi vuole sempre dire territorio e richiama costantemente a quell’urgenza di attenzione agli obiettivi di sostenibilità che il software può
contribuire a raggiungere e che oggi sono addirittura certificati da un vero e proprio bilancio.

Sostenibilità e qualità della vita. Da qui nasce la volontà di essere al centro di iniziative come la sponsorizzazione dell’eccellenza anche nello sport di squadra. La presenza del marchio Sinfo One sulle maglie nei campionati femminili e maschili di pallavolo,
oltre a regalare molti momenti di entusiasmo nei palasport di tutta Italia, ci ricorda che l’unico modo per vincere contro la complessità del business è lavorare insieme. Facendo leva sul meglio della tecnologia ma soprattutto sulle persone.

Seminatrice di tecnologia. Coltivatrice di talento. Il famoso cordone che lega Sinfo One ai suoi territori e ai suoi talenti, è anche un veicolo di competenze.
Un continuo scambio con il mondo della scuola e dell’università, arricchito da massiccio sforzo di formazione e training sul campo, di quella che è la materia prima più preziosa per l’industria del bit.
La squadra, anzi le squadre di Paola Pomi vincono proprio in virtù di questo circolo virtuoso di opportunità che in Italia e nel mondo distilla le forze migliori (non necessariamente le più giovani, come dimostra il recente reclutamento di un “ragazzo” super-preparato che ha soffiato su più di sessanta candeline!); le aggiorna sui fronti più avanzati dell’ingegneria del software, della gestione aziendale, della scienza dei dati; e le inserisce in un contesto di
lavoro ispirato alla diversità, all’eguaglianza e alla responsabilità sociale.
Anche il software, a Parma, può avere le scarpe grosse e il cervello fino…

Scarica qui gratuitamente l’eBook che racconta le tante storie di Sinfo One

 

 

 

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Sinfo One con Selerant Corporation per portare il PLM nel Food & Beverage https://www.datamanager.it/2018/03/sinfo-one-con-selerant-corporation-per-portare-il-plm-nel-food-beverage/ Fri, 30 Mar 2018 08:12:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144790 Due chiacchiere con Paola Pomi, direttore generale di Sinfo One, in merito al recente accordo stretto con il software vendor, che consente di ampliare il portafoglio di soluzioni ai clienti Sinfo One è leader nel settore IT, con oltre 30 anni di esperienza nella progettazione e implementazione di piattaforme integrate: ERP, Business Intelligence, Performance Management […]

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Due chiacchiere con Paola Pomi, direttore generale di Sinfo One, in merito al recente accordo stretto con il software vendor, che consente di ampliare il portafoglio di soluzioni ai clienti

Sinfo One è leader nel settore IT, con oltre 30 anni di esperienza nella progettazione e implementazione di piattaforme integrate: ERP, Business Intelligence, Performance Management e, soprattutto, Product Lifecycle Management. Nell’ottica di fornire un portfolio di soluzioni più ampio ai propri clienti, la compagnia ha stretto un accordo di partnership con Selerant Corporation, per l’applicazione del PLM in ambito Food & Beverage. La stessa Selerant è un nome riconosciuto nel mondo dei gestionali per l’alimentare e dunque la collaborazione con Sinfo One non potrà che qualificare ulteriormente l’offerta di entrambe. Ne abbiamo parlato con Paola Pomi, direttore generale di Sinfo One.

«Negli ultimi sei anni ci siamo dedicati molto allo sviluppo di competenze nella gestione del ciclo di vita, nello specifico il PLM for process, applicato a industrie differenti. A un certo punto ci siamo accorti che il Food & Beverage poteva darci molte soddisfazioni in termini di implementazione di tecnologie innovative e sviluppo di progetti IT validi. Da italiani, abbiamo cominciato a guardare nei nostri confini per capire come gli attori si stavano muovendo in tale contesto e abbiamo dovuto appurare il concreto ritardo nei confronti delle realtà estere».

In che senso? Grazie a metodologie strutturate e standard forse più rigidi, le compagnie in paesi come la Germania e l’Inghilterra adottano già procedure ad alto tasso tecnologico per velocizzare e ottimizzare i processi. «Pensiamo al labeling dei prodotti – prosegue Pomi – un’attività che oggi alle imprese connazionali porta via tanto tempo, perché svolta manualmente, con il rischio di errori che possono causare importanti problemi sia a livello economico che strategico. Altrove, l’automatizzazione è un beneficio concreto, che libera risorse e qualifica le operazioni».

Non è un caso se Sinfo One abbia cominciato a orientarsi nel vasto campo del Food & Beverage offrendo corsi di formazione per sensibilizzare sulle uscite di pista del PLM in categorie poco considerate dalle nostre parti ma assolutamente in grado di avvantaggiarsi dall’adozione di sistemi di monitoraggio, controllo e condivisione dei dati. Sono state coinvolte università italiane ed enti privati con lo scopo di creare consapevolezza e aprire gli orizzonti.

«Abbiamo detto del labeling – ci spiega il direttore generale – ma l’operatività nell’alimentare è talmente eterogenea da non poter essere ridotta a qualche esempio. Processi complessi e articolati ne suppongo molti altri che, una volta automatizzati e resi intelligenti, consentono un rapido passaggio di informazioni in software unici e sempre aggiornati. Nella pratica, il PLM applicato al food riesce a virtualizzare la catena di produzione di un alimento, coinvolgendo a priori tutti i settori interessati. Siamo certi che un determinato cibo gluten free sia ben accetto dal consumatore? Se fino a qualche tempo fa a tale domanda si poteva rispondere con lunghe e non sempre attendibili ricerche di mercato oppure dopo aver concretamente finalizzato il progetto, oggi con il product life management for process si ha l’opportunità di teorizzare le singole attività come se fossero già portate a termine».

Entrando nel merito della partnership con Selerant Corporation, Paola Pomi delinea il presente e gli sviluppi futuri: «Abbiamo scelto Selerant (e viceversa ndr.), software vendor con uffici sparsi in tutto il mondo, per completare la nostra offerta PLM a supporto dei clienti. Entrambi possiamo sfruttare il relativo know-how in ambito PLM, mettendo a disposizione le specificità dei progetti e degli asset sostenuti. La base operativa dell’accordo è DevEX, perfetta per portare a compimento i progetti Food & Beverage dall’ideazione alla realizzazione. Sinfo One diventa distributore di Selerant e continuerà a utilizzare la stessa metodologia di servizio al cliente – già utilizzata con successo in numerosi progetti -, che prevede un affiancamento passo-passo nell’adozione di una nuova tecnologia. Si tratta di un supporto necessario anche in quanto a trasferimento delle conoscenze. Qualcosa che non sempre la concorrenza intende come tale».

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Sinfo One, un ponte tra Italia e Germania https://www.datamanager.it/2017/10/sinfo-one-un-ponte-italia-germania/ Fri, 20 Oct 2017 09:59:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133399 L’inedita storia di passione e tecnologia tra il colosso tedesco della carne e la software house italiana specializzata nel Food. Intorno alle sue competenze la squadra guidata da Paola Pomi ha costruito un clima di fiducia che unisce come un ponte due culture manageriali diverse, ma capaci di apprendere reciprocamente La lunga storia di relazioni […]

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L’inedita storia di passione e tecnologia tra il colosso tedesco della carne e la software house italiana specializzata nel Food. Intorno alle sue competenze la squadra guidata da Paola Pomi ha costruito un clima di fiducia che unisce come un ponte due culture manageriali diverse, ma capaci di apprendere reciprocamente

La lunga storia di relazioni tra italiani e tedeschi è costellata di episodi di infinito amore (vedi la reciproca stima per le rispettive culture musicali) e profondo, a volte più che motivato, sospetto. Nella sua ennesima storia di successo, Sinfo One, la società di soluzioni gestionali per il mondo manifatturiero – in particolare nel comparto del food processing, settore dove la software house parmense genera circa due terzi del fatturato – è riuscita in un inatteso exploit: affermare le proprie capacità di innovazione nell’articolato contesto di attività di Tönnies, gruppo tedesco leader nella macellazione e trattamento di carni suine e bovine. Un colosso anche su scala europea, con cui Sinfo One ha costruito un forte sodalizio tecnologico e consulenziale centrato sulla standardizzazione di una piattaforma di automazione dei processi che oggi viene estesa a una realtà cresciuta enormemente negli ultimi anni, sia per crescita interna sia per la progressiva, rapida acquisizione di impianti in nazioni come la Danimarca, la Polonia e la stessa Italia. Questa storia di copertina è il racconto di un ponte gettato tra due culture manageriali spesso considerate mutualmente incompatibili, una autostrada di software, sensori e device intelligenti che, secondo Paola Pomi, vicepresidente e direttore generale di Sinfo One, può funzionare proficuamente in entrambe le direzioni. A nord, il gruppo Tönnies sta realizzando gli obiettivi di consolidamento delle sue piattaforme gestionali, sapendo di poter contare sull’estro e la caparbietà dimostrata da Sinfo One nel problem solving.

A sud, farà sicuramente scuola l’esempio degli elevati livelli di automazione raggiungibili in una filiera ricca di casi di eccellenza, ma “affamata” di digital transformation. Lo scopo, in entrambi i casi, è portare un forte contributo di automazione intelligente nell’industria del trattamento alimentare, un settore che, specialmente in Italia, non deve rinunciare alle proprie dimensioni tradizionali e artigianali ma non può evitare di adeguarsi a una modalità di fare impresa profondamente permeata dalle nuove opportunità tecnologiche. Certi numeri possono risultare indigesti al buongustaio amante della materia prima allevata o coltivata “come una volta”, ma un fornitore come Tönnies – che del resto consegna salsicce, carni macellate e preparati di carne a tante aziende alimentari, come pure a un capillare sistema di piccoli negozi locali oltre che agli scaffali refrigerati della grande distribuzione organizzata (GDO) – deve adottare un approccio degno di una grande fabbrica.

Paola Pomi vicepresident e direttore generale di Sinfo One Christian Kreuter general manager, membro del board e responsabile IT, servizi amministrativi e HR di Tönnies

UN GIGANTE AFFAMATO DI SOFTWARE

«Sono cifre che non hanno paragoni da noi e nel resto d’Europa» – racconta Paola Pomi a Data Manager. «Negli impianti del gruppo tedesco, vengono macellati ogni giorno sessantamila suini. In alcune plant, si misurano appena due secondi e mezzo tra l’ingresso dell’animale vivo e quello successivo». In media, viene macellato un maiale ogni 2,5 secondi. Con queste cifre, la responsabile di Sinfo One e i suoi collaboratori hanno dovuto confrontarsi, quando l’incontro con Tönnies in occasione di una fiera di settore ad Amsterdam fece incrociare i destini del colosso dell’alimentare e della piccola, in proporzione, software house italiana. Tutto comincia dal bisogno di software e di capacità consulenziale. «Da anni, il nostro Gruppo cresce costantemente e il fabbisogno di IT aumenta di conseguenza» – dice Christian Kreuter, che oltre a sedere nel board di Tönnies è responsabile di tutta l’information technology, dei servizi amministrativi e del personale. Sì, la nostra attività principale consiste nel macellare la carne, ma in azienda non esiste processo che non abbia del software dentro. Basti pensare alle regole che impongono la piena tracciabilità di ogni singolo animale, della sua origine, del suo stato di salute». L’equazione Tönnies uguale “macellazione su scala industriale” rappresenta in realtà una semplificazione rispetto a un Gruppo – continua Paola Pomi – che accanto alla produzione di carne macellata suina e bovina, vanta una linea di prodotti “convenience” pronti da cuocere, ma anche la più importante azienda di trasporti del fresco tedesca con relativa flotta di mezzi e hub logistici specializzati in ciclo del freddo (oltre alla carne di propria produzione vengono trasportati il pesce congelato di altri produttori e persino i fiori freschi coltivati in Olanda). Un ulteriore segmento è costituito da prodotti e sostanze derivate dalla carne. Inclusa, per esempio, l’eparina, un farmaco che serve a fluidificare il sangue e che viene molto utilizzato negli ospedali e nella cura dei pazienti anziani o costretti a lunghi periodi di immobilità. Non stupisce più di tanto, quindi, il richiamo di Kreuter alla fondamentale importanza di una soluzione gestionale efficace, completa sul piano funzionale e soprattutto sempre disponibile. Con 12.500 dipendenti tra impianti, uffici e logistica, il Gruppo ha un giro d’affari di 6,35 miliardi di euro e una presenza sempre più internazionale.


#Tönnies Il gigante europeo della carne sceglie #SinfoOne come solution provider
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«Tönnies ha registrato una crescita costante nel tempo e oggi ha una quota di mercato davvero importante» – riconosce Kreuter. Finora, abbiamo fatto affidamento sulla piattaforma software che ci ha supportato bene in passato, ma il team IT interno è limitato e a parte i problemi di scalabilità del sistema non saremmo in grado di presidiare i nuovi stabilimenti che si sono aggiunti fuori dalla Germania». La decisione di migrare su una piattaforma nuova, unificata e centralizzata per tutte le “country”, è arrivata un paio d’anni fa. «Abbiamo fatto un’accurata selezione e alla fine eravamo orientati tra il gestionale Oracle JD Edwards e il sistema ERP di un grande vendor nostro connazionale». Sulle prime, le condizioni sembravano essere in favore del secondo che, secondo Kreuter, aveva addirittura dato la disponibilità a inviare un proprio team per un preventivo e un progetto di massima. «Ma la mia sensazione – osserva oggi Kreuter – era che la soluzione JD Edwards fosse molto più adatta alle nostre esigenze». Indipendentemente da tutto, rimane da spiegare perché la piccola Sinfo One, con 140 dipendenti, sia diventato partner tecnologico, per un progetto di tale portata, scavalcando addirittura la stessa filiale tedesca di Oracle, che ovviamente era pronta a mettere a disposizione i propri consulenti.

Uno dei processi di lavorazione della carne lungo la linea di produzione nello stabilimento di Rheda

AMORE A PRIMA VISTA

«Tutto è nato dal caso» – osserva Kreuter divertito. «Mi trovavo ad Amsterdam in visita a un salone specializzato e in quella occasione ho incontrato Paola Pomi che ha cominciato a parlarmi dei suoi clienti italiani, invitandomi ad andarli a visitare». È stato, tecnologicamente parlando, un amore a prima vista e chissà, forse ha pesato, al di là delle competenze tecniche, anche la forte affinità elettiva di due aziende di dimensioni molto diverse ma unite dalla stessa passione per l’innovazione, il team working e lo sport: nel campionato di calcio tedesco, la Bundesliga, il CdA della squadra dello Schalke 04 è presieduto da Clemens Tönnies; mentre Sinfo One è legata alla pallavolo femminile con la squadra di Volleyball Casalmaggiore, che milita in serie A1. «Oltre alla competenza dimostrata nell’ambito dei sistemi ERP, che mi sembrava più indicato – ricorda il responsabile IT di Tönnies – ho avuto subito un’impressione molto positiva delle buone relazioni che Sinfo One aveva con queste aziende. Tutti erano molto preoccupati delle barriere, linguistiche e culturali, alle quali saremmo andati incontro. Ma dopo qualche incontro con Sinfo One e con gli stessi rappresentanti di Oracle in Germania, ho chiesto a Paola Pomi di partire da un proof of concept. È stata la decisione più giusta, a dispetto dei tanti pareri contrari». L’unicità della storia di collaborazione tra Sinfo One riguarda anche, come si era detto, questa partenza graduale, con una soluzione cresciuta organicamente, ogni volta con accurate fasi di sperimentazione e verifica. «Abbiamo cominciato dalla carne bovina» – riferisce Paola Pomi. «Con l’aiuto del team di Kreuter, abbiamo messo a punto un vero e proprio laboratorio di simulazione, un ufficio in cui abbiamo sistemato e interconnesso ogni singolo dispositivo di acquisizione e output di informazione, dalle pistole laser utilizzate per leggere le etichette sui veicoli e sul bestiame, alle stampanti per i barcode, dalle bilance ai sofisticati sensori in radiofrequenza ai terminali dei camion». Chi gusta una salsiccia o una bistecca acquistata dal macellaio non sospetta il livello di complessità della filiera della carne, la quantità di vincoli e regolamenti che governano ogni singolo passo e la difficoltà di assicurare un controllo omogeneo, perfettamente documentabile, di tutte le varie fasi e i parametri misurati di volta in volta. Dal punto di vista del sistema, spiega Paola Pomi, la piattaforma ERP ottimizzata da Sinfo One controlla ogni cosa, dal portone dello stabilimento che si apre all’arrivo dei camion che trasportano il bestiame, dall’istante in cui un capo viene ammesso – sempre attraverso un tornello azionato via software – al nastro di trasporto che porta alla macellazione, per arrivare ai tagli di carne disossati e pronti per la consegna al punto vendita.

La vista dall’alto del quartier generale di Tönnies con la centrale di controllo dei servizi di logistica del freddo

LA FABBRICA DELLA CARNE

Solo per dare un’idea, in questa industria il prezzo del bestiame da riconoscere all’allevatore non viene calcolato ex ante e tra bovini e suini da macellare c’è una profonda differenza di valutazione: mentre i primi vengono acquistati da Tönnies e il valore d’acquisto è per singolo capo, i secondi sono valutati in base alla qualità complessiva di un intero carico consegnato in macello. «Con gli allevatori, vengono stipulati accordi– spiega Paola Pomi – ma lo stesso allevatore non ha idea del valore di un capo che dalla stalla viene avviato alla produzione. Una volta giunti a destinazione, gli animali sono sottoposti a una lunga serie di test, a macellazione avvenuta. Si esaminano il sangue e la materia grassa, in modo da determinare eventuali anomalie. Tutta questa mole di dati è caricata, spesso in automatico, nel sistema gestionale ed entra in una grande formula che fornisce il valore finale». Ogni singolo bovino da carne, per esempio, sarà accompagnato da una certificazione basata sul prezzo di listino concordato in precedenza, in aggiunta con tutti i “bonus” qualitativi o, viceversa, in sottrazione con le anomalie che determinano un valore inferiore. Questo complicato processo serve a ottenere il costo da corrispondere all’allevatore e il valore di mercato della produzione, in una sorta di bilancio continuo che riguarda ogni stabilimento del Gruppo. La stessa attenzione viene riposta in quelle che sono le fasi della lavorazione. Ogni capo viaggia con un proprio passaporto sanitario che permette di conoscere dove l’animale è nato, è stato allevato, chi lo ha trasportato, quali trattamenti ha ricevuto. Senza la presenza di questo passaporto gli animali non possono neppure scendere dal camion ed è il software messo a punto da Sinfo One che controlla tutte le fasi successive all’arrivo dell’animale. «Tutte le attività di accettazione e macellazione sono gestite dal sistema che in ogni istante sa che cosa procede sul nastro, fino a generare in tempo reale il conto economico relativo a ciascun capo». L’istantaneità dell’acquisizione e della elaborazione del dato, sottolinea Paola Pomi, non riguarda semplicemente l’efficienza complessiva e quindi la marginalità per Tönnies: nel caso della carne, la rapidità è legata direttamente alla qualità e alla sicurezza del prodotto che verrà consumato. «Da questo punto di vista il bovino da carne è un animale molto delicato e stressabile, è fondamentale far girare il ciclo dell’ingresso e della macellazione perché l’eventuale tensione avvertita da questi animali degraderebbe la qualità della loro carne. Entro un’ora dall’arrivo del camion, bisogna portare a termine la macellazione e il sistema gestionale deve supportare ritmi di lavoro molto serrati e pianificazione dei trasporti molto stringenti».


#IoT #BigData e #PLM, opportunità 4.0 per tutta la filiera #agroalimentare #SinfoOne
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SQUADRE DI INTERVENTO

Il progetto al quale Sinfo One sta collaborando ha una dimensione geografica e temporale di tutto rispetto. «Nel giro di quattro anni – precisa Kreuter – il nuovo gestionale basato su JD Edwards andrà a sostituire completamente i precedenti sistemi in funzione nei nostri stabilimenti. Il Gruppo ha adottato una strategia IT “lean”, minimale, e punta a standardizzare le sue tecnologie a livello globale. Oggi, si contano non meno di otto, nove sistemi diversi ma dobbiamo diventare ancora più efficienti, in tutte le procedure». Data l’ampiezza e la diversità del lavoro, Kreuter ha preferito evitare i rischi di un unico complessivo roll-out, autorizzando Sinfo One a un approccio di tipo evolutivo. La fase di sperimentazione descritta da Paola Pomi è durata per circa sei mesi ed è stata seguita dal primo roll-out di un intero stabilimento, dedicato alla carne bovina. «Siamo partiti, costituendo una sorta di dream team focalizzato sul proof of concept» – racconta Paola Pomi. «Da questo team, cloneremo via via le squadre di lavoro che andranno a colonizzare gli altri impianti del Gruppo, come dei “coach” i membri del team originale stanno istruendo le nuove leve alle quali sono affidate le implementazioni, mentre i team leader continueranno a seguire l’evoluzione dell’aspetto funzionale». Se fino a questo punto, tutto è filato liscio – fa notare Paola Pomi – è anche merito dell’effettiva usabilità dell’applicazione preparata e della comprensione della situazione da parte della squadra. Ci sono infatti inevitabili differenze tra una soluzione messa a punto in condizioni di laboratorio e un sistema gestionale in situazione di piena operatività.

Il data center di Tönnies cuore della trasformazione 4.0 del gigante europeo della carne

«Ci siamo accorti subito delle tante modifiche ergonomiche o a livello di interfaccia utente necessarie per rendere più agevole l’uso dei vari dispositivi di acquisizione dati. Compilare una fattura in ufficio e gestire un terminale o una pistola laser per misurare i parametri di un capo di bestiame su un nastro trasportatore non sono esattamente la stessa cosa». La parte di progetto che riguarda il trattamento della carne suina è stata già ultimata per quanto concerne il proof of concept e il primo stabilimento è già andato live con il nuovo sistema. Tönnies dispone di 6 macelli per bovini ai quali si aggiungono una decina di impianti per la lavorazione della carne suina. L’obiettivo finale, al completamento dei roll-out in Germania, è l’implementazione dei nuovi sistemi nel quartier generale di Rheda, in Renania-Westfalia, dove vengono gestite carni bovine e suine, e dove è in funzione la centrale di controllo dei servizi di logistica del freddo. A seconda delle esigenze, è possibile che Sinfo One sia chiamata a intervenire in altri stabilimenti all’estero, anche per ridurre le necessità di trasferta dei manager, dotandoli di strumenti IT omogenei e centralizzati. Il lavoro sul primo stabilimento in Polonia è già iniziato con le stesse modalità esecutive. «Il fattore di successo fondamentale è la nostra capacità di spiegare e motivare le procedure implementate, identificare le aree che possono garantire una maggiore flessibilità e quelle meno duttili, essere sempre ricettivi. Ci occorre un mandato pieno da parte del cliente e una grande attitudine alla comunicazione. Ma in Tönnies non è mai stato un problema. Anzi, se in un primo momento il committente aveva pensato di ricorrere a tecnici tedeschi per implementare il nostro prodotto, dopo poche settimane di lavoro, hanno voluto che ci occupassimo noi di tutto». In altre parole, il gigante europeo della carne ha affidato il suo ambizioso piano di trasformazione dell’IT a una soluzione basata su un sistema ERP non tedesco e sulle best practice gestionali messe a punto, in tanti anni di esperienza nell’industria alimentare e del fresco, da un solution provider italiano.

LEADER NELL’INDUSTRIA E NELLE TECNOLOGIE

«Quando sei un leader di queste dimensioni e cresci a certi ritmi» – interviene nuovamente Christian Kreuter, devi necessariamente essere un leader anche nelle tecnologie, in qualunque settore tu stia operando. Per quello che ci riguarda, non è solo questione di macellare bene la carne: facciamo migliaia di esami del sangue, monitoriamo lo stato di salute degli animali nelle stalle, studiamo minuziosamente le statistiche prodotte in tutte le fasi di lavorazione. L’IT di Tönnies da sola non potrebbe farcela. Abbiamo bisogno di un partner affidabile come Sinfo One e non potremmo essere più soddisfatti del lavoro che i suoi esperti stanno portando avanti». Nei prossimi quattro anni, il team di Paola Pomi sarà chiamato anche a intervenire negli impianti del Gruppo Tönnies che si occupano esclusivamente di würstel, salsicce e altri prodotti “convenience”, come le cotolette a marchio Tillman’s pronte da cuocere… nel tostapane. «Anche in questo caso, partiremo da una simulazione in laboratorio» – osserva Paola Pomi.


#SinfoOne e #Tönnies un ponte tra due culture e forte sodalizio IT e consulenziale
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«Per prodotti CPG, ci sono diverse peculiarità da coprire, le variabili di cui tener conto sono molto più numerose sia in fase di lavorazione sia di distribuzione. Ma la grande sfida che ci ha fatto sperimentare Tönnies è quella di un mondo VUCA (Variable, Uncertain, Complex, Ambiguous): la leadership di progetto è portata avanti dai membri del progetto – io e Mr. Kreuter siamo solo di supporto ad un team “autonomo” nel definire il percorso che punta alla meta – le sfide del progetto cambiano di continuo e le strategie variano in modo fluido per tenerne conto. Il progetto cerca di creare nuove opportunità di mercato. La pianificazione viene modificata settimanalmente, il panorama applicativo è molto complesso, il team è volto a un ascolto attivo e a una proposizione volta non solo a risolvere problematiche tecniche ma anche a superare barriere culturali, politiche e di resistenza al cambiamento. Sappiamo qual è l’obiettivo finale, le strade per arrivarci – però – sono tutte da inventare. Questo, sia per il team che per i manager, è a volte frustrante, ma sfidante per la maggior parte del tempo. Le persone coinvolte esprimono grande spirito di appartenenza: appartenenza a una realtà che non è più la singola azienda dalla quale si riceve lo stipendio, ma che si concretizza nella sfida stessa e nel percorso che di giorno in giorno scopriamo e accettiamo come il migliore possibile. Fino alla scoperta di un percorso nuovo». Anche qui farà premio la grande esperienza accumulata da Sinfo One, impegnata sull’intero fronte dell’automazione nelle industrie del distributed manufacturing ma fortemente focalizzata sul Food e capace di generare all’estero quasi un terzo dei suoi fatturati. Nel segmento di produzione, lavorazione e commercializzazione carni, Tönnies non è il solo grande nome conquistato dalla qualità delle soluzioni Made in Parma.

«Sommando i suoi fatturati a quelli del gruppo Cremonini, diventato nostro cliente contemporaneamente a Tönnies, il software Sinfo One supporta un sistema produttivo del settore carni che vale dieci miliardi di euro» – stima Paola Pomi, che non nasconde la soddisfazione per il successo ottenuto dalla sua squadra, capace di conquistare l’incondizionata fiducia del cliente anche in un ambiente severo e, scherza lei, «anche molto maschilista»! «In questo – aggiunge – bisogna riconoscere la grande disponibilità di Christian Kreuter, un general manager atipico, disposto a condividere e discutere tutte le sue idee, a farsi coinvolgere in prima persona. Forse, senza di lui non sarebbe stato possibile convincere un’azienda tedesca ad adottare una soluzione software nata negli Stati Uniti, ottimizzata dagli italiani e coordinata da una donna».

IOT E PLM, OPPORTUNITÀ 4.0

Il felice andamento del progetto che Sinfo One sta portando a termine in Germania e in Europa – mette in evidenza Paola Pomi – non deve indurre ad abbassare la guardia sui temi che più interessano i clienti di un fornitore di soluzioni tecnologiche visionario ma pragmatico, capace di ottenere una crescita superiore alla soglia del sette per cento prevista per l’esercizio 2017. «Il tema che ci ha stimolato e portato avanti in questi dodici mesi è sicuramente quello della Industry 4.0, un argomento ormai al centro della nostra azione e dei tanti eventi dimostrativi e workshop realizzati in Italia e all’estero». Nel caso Tönnies, è possibile ritrovare tutti gli elementi costitutivi di questo approccio, dai sensori della Internet of Things, come i sonar che l’azienda tedesca impiega per valutare a distanza la qualità del bestiame acquistato, alle informazioni Big Data che aiutano a pianificare meglio la produzione e la vendita.


#ERP #SinfoOne supporta un sistema nella filiera delle carni che vale 10 miliardi €
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Un altro tema forte è il product lifecycle management (PLM), la capacità di integrare aspetti “di processo” e informativi all’interno di una fabbrica, per aumentare produttività e capacità di competere in un contesto nazionale e internazionale sempre più pressante. Sono questi, conclude Paola Pomi, gli argomenti che Sinfo One porta avanti al suo interno, sviluppando i suoi prodotti e la sua expertise nell’ottica della digital transformation di un intero comparto manifatturiero, ma soprattutto cercando di promuovere questa cultura all’esterno, con la clientela già acquisita e con i prospect, attraverso una instancabile attività di divulgazione e formazione, collaborando da vicino con due istituzioni universitarie, il corso in Scienze e tecnologie alimentari dell’Università Cattolica di Cremona e l’ateneo di Parma. «Nei nostri incontri, cerchiamo sempre di essere molto chiari, di parlare direttamente al management delle aziende, partendo dalla concreta applicabilità di concetti che altrimenti apparirebbero fumosi» – spiega Paola Pomi. «Il messaggio che devono recepire è che il futuro di una filiera importante come quella agroalimentare sarà più o meno roseo in funzione del grado della sua efficacia. E la tecnologia oggi rappresenta una leva senza la quale nessuno può andare avanti, ma su cui abbiamo accumulato molti ritardi come italiani». Nei suoi seminari Sinfo One affronta anche l’aspetto pratico degli incentivi governativi, che sono positivi ma impongono tempi di decisione e intervento molto serrati. I ponti che potrebbero portare la tradizione e la qualità italiane sulla sponda tedesca dell’efficienza e della competitività sono stati gettati, non resta che percorrerli.

Foto di Gabriele Sandrini

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Sinfo One più forte all’estero con Redfaire International https://www.datamanager.it/2016/10/sinfo-one-piu-forte-allestero-redfaire-international/ Wed, 19 Oct 2016 10:45:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111775 Il system integrator di Parma scommette sull’internazionalizzazione entrando nella joint venture che riunisce già quattro importanti attori europei in ambito Oracle Non sta certo seduta sugli allori Sinfo One, società attiva nello sviluppo di soluzioni per la gestione d’impresa e nella system integration, che scommette decisamente sull’internazionalizzazione. Si apre così un capitolo nuovo per l’azienda […]

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Il system integrator di Parma scommette sull’internazionalizzazione entrando nella joint venture che riunisce già quattro importanti attori europei in ambito Oracle

Non sta certo seduta sugli allori Sinfo One, società attiva nello sviluppo di soluzioni per la gestione d’impresa e nella system integration, che scommette decisamente sull’internazionalizzazione. Si apre così un capitolo nuovo per l’azienda nata a Parma nel 1984, nel cuore della Food Valley, fondata e guidata tuttora dalla famiglia Pomi, che dispone oggi di un team di 125 persone, con un fatturato annuo nell’ordine dei 13 milioni di euro. È infatti di metà ottobre l’annuncio della sigla di un accordo per entrare a far parte della joint venture Redfaire International, realtà che unisce già quattro importanti partner Oracle a livello europeo e che si pone l’obiettivo di rendere più facile per i propri clienti la gestione di progetti globali. «Per noi si tratta di un passo rilevante ma coerente con la nostra storia recente, visto che è da qualche anno che abbiamo iniziato a proporci all’estero, forti della nostra specializzazione per il settore del food, non solo nella consulenza IT e nell’implementazione di soluzioni, ma anche nell’organizzazione dei processi, che ci ha consentito di realizzare fuori dall’Italia un buon 12% del nostro fatturato nell’arco degli ultimi quattro anni» – esordisce Paola Pomi, direttore generale di Sinfo One, nel commentare con Data Manager le prospettive dell’accordo con Redfaire International.

Nel segno di Oracle

«E se abbiamo ottenuto buoni risultati, superando alcune barriere, devo anche dire che non tutte le porte si sono aperte, scontando forse qualche resistenza dovuta alla nostra italianità, un carattere che come noto è molto apprezzato in ambito food o fashion, ma che talvolta può costituire un ostacolo» – prosegue Paola Pomi. Non si tratta di veri e propri ostacoli. «L’obiezione classica alla quale ci siamo trovati davanti è la classica domanda: “Non possiamo utilizzare un partner locale per questa implementazione”? Abbiamo ugualmente deciso di cercare un partner che avesse un carattere di internazionalità e che fosse forte soprattutto in Oracle JD Edwards Enterprise One, che è poi la soluzione che implementiamo di più all’estero, come dimostrato anche dal riconoscimento dell’Oracle Global Innovation Award, assegnatoci nel 2013» – spiega Paola Pomi.


joint venture con Redfaire International #SinfoOne più forte nel segno di #Oracle
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Cinque campioni internazionali

È nato così il rapporto con Redfaire International, joint venture fondata nel 2014, e con la quale Sinfo One già collaborava in qualità di network partner. Più in dettaglio, oltre che su Sinfo One, Redfaire International può contare su altri quattro solidi partner di consulenza Oracle in Europa: Redfaire nel Regno Unito, Irlanda e Francia; Cadran, nell’ambito Benelux, FSS in Svizzera e Paesi di lingua tedesca oltre che Bielorussia; e infine Xperitus per l’area Nordics, cioè la Scandinavia. Le cinque diverse società che aderiscono alla joint venture operano in autonomia, ma si presentano con il marchio Redfaire International e operano congiuntamente per gestire i progetti internazionali di ampio respiro sulle soluzioni Oracle JD Edwards, con un team combinato di oltre 300 consulenti e un’esperienza maturata in più di mille progetti, presenza diretta in 15 paesi europei e solide partnership dove non vi è presenza diretta, come nelle aree Africa, Asia e Americhe.

Obiettivi di una partnership

«Nell’ottica della joint venture, skill e investimenti vengono messi in comune, e come Sinfo One possiamo apportare le nostre competenze ERP verticali sia con la nostra soluzione SI Fides sia con Oracle JD Edwards, con una forte presenza nei mercati Food & Beverage e Engineering to Order, oltre che con i nostri investimenti nello sviluppo di soluzioni PLM, Product Lifecycle Management e EPM, Enterprise Performance Management» – osserva Paola Pomi, evidenziando anche vantaggi quali «la possibilità di aggiungere competenze ai rispettivi “core team” nei momenti in cui vi sia un picco di attività, oltre che la facoltà di attingere alle competenze tecnologiche e linguistiche dei diversi attori della joint venture per le necessità di localizzazione delle soluzioni». Infine, tra gli altri obiettivi di questo nuovo capitolo della storia di Sinfo One, «oltre che uno scambio proficuo di esperienze, che sia vantaggioso per tutti i diversi componenti della joint venture, ci aspettiamo un aumento della “pipeline” di attività all’estero, con sbocchi preferenziali ma non esclusivi verso Regno Unito, Francia e Germania» – conclude Paola Pomi.

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Sinfo One – Un concentrato di software e strategie https://www.datamanager.it/2016/09/sinfo-one-un-concentrato-software-strategie/ Thu, 22 Sep 2016 08:38:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109584 Consorzio Casalasco del Pomodoro, proprietario del brand Pomì, e Sinfo One hanno stabilito un sodalizio vincente: sul campo della trasformazione digitale di un’azienda alimentare di levatura mondiale e sui campi europei del volley femminile Dal felice connubio tra due eccellenze italiane – il software e la consulenza strategica di Sinfo One e l’agroalimentare di Consorzio Casalasco […]

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Consorzio Casalasco del Pomodoro, proprietario del brand Pomì, e Sinfo One hanno stabilito un sodalizio vincente: sul campo della trasformazione digitale di un’azienda alimentare di levatura mondiale e sui campi europei del volley femminile

Dal felice connubio tra due eccellenze italiane – il software e la consulenza strategica di Sinfo One e l’agroalimentare di Consorzio Casalasco del Pomodoro, nasce un nuovo modo di fare innovazione e organizzazione industriale, due ambiti dove non sempre la nostra cultura imprenditoriale riesce facilmente a fare breccia. Nel recente passato, Data Manager ha raccontato la fascinosa storia della tecnologia Sinfo One abbinata a un vino con la “V” maiuscola come il Brunello di Montalcino, in moderne cantine high-tech dove il digitale si sposa con il sapere millenario del viticoltore. Questa volta è un altro simbolo del Made in Italy che ci accoglie nella campagna Casalasca, a metà strada tra Parma (uno dei distretti dell’industria italiana dell’agroalimentare, dove ha sede il quartier generale di Sinfo One) e la ducale Mantova. Si tratta di un frutto della terra che a differenza dell’uva, l’Europa ha imparato a conoscere solo dopo la scoperta delle Americhe, ma che ha avuto proprio in Italia una fortuna proverbiale. Non solo negli assolati terreni campani e siciliani ma anche nel bel mezzo della Pianura Padana. Tutto intorno allo stabilimento di Rivarolo del Re in provincia di Cremona, dove Consorzio Casalasco produce polpe, passate, concentrati, sughi e condimenti, venduti in tutto il mondo, insieme a tanti nuovi prodotti non più soltanto a base “rossa”. Mentre visitiamo lo stabilimento, le verdi piante di pomodoro sono già costellate di frutti ormai quasi maturi, pronti per essere trasformati negli squisiti prodotti a marchio Pomì, il brand di proprietà Casalasco, o commercializzati con le etichette delle grandi multinazionali del food e delle “private label” tipiche della Grande distribuzione organizzata (GDO). Qui a Rivarolo la tecnologia parte veramente dalle origini, dai record relativi ai semi selezionati in tanti anni direttamente da Casalasco, valutando varietà di pomodori “ideali” in tutto e per tutto. Dalla data in cui dovrà avvenire il raccolto e cioè in piena estate, quando tutta l’attività del Gruppo si condensa per alcune settimane sulla produzione di un semilavorato che, stoccato anche in grandi fusti asettici, servirà per tutto il resto dell’anno. E fino alla consistenza, l’acidità, le caratteristiche organolettiche indispensabili per ottenere una buona salsa, una profumata passata.

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Paola Pomi all’ingresso della linea di imbottigliamento dell’impianto di Rivarolo del Re (CR) del Consorzio Casalasco del Pomodoro

Con il suo know-how, Sinfo One affianca Consorzio Casalasco da ben 22 anni, racconta il direttore generale, Paola Pomi. La software house parmense, che in virtù di una approfondita conoscenza dei processi produttivi e distributivi del settore food si propone come una delle realtà più dinamiche e in crescita con le sue soluzioni di gestione, performance management e business intelligence, intreccia con l’attuale numero uno italiano del pomodoro un sodalizio stabile e duraturo che vanta una inedita appendice anche in campo sportivo: Casalasco e Sinfo One guidano e sponsorizzano la squadra di volley femminile del Pomì Casalmaggiore, che in otto anni di militanza in campionato, dall’esordio in divisione B2, è stata in breve tempo promossa alla serie superiore, conquistando nel 2015 il titolo di campione nazionale A1 e pochi mesi fa la coppa Champions League europea, tra l’altro battendo una forte squadra di Istanbul. «Siamo partiti nel 1994 dall’ERP – ricorda Paola Pomi – installando i moduli più comuni di Si Fides Food & Beverage, la nostra piattaforma gestionale ottimizzata per l’industria alimentare. Ma in tutti questi anni il Consorzio è cresciuto molto, cambiando radicalmente pelle». Da cooperativa di coltivatori di pomodoro impegnata soprattutto in attività di co-packing con clienti industriali come Barilla – spiega il direttore generale di Sinfo One – nel 2012 arriva una prima svolta importante, quando Casalasco si fonde con Boschi Food & Beverage S.p.A., l’azienda che cinque anni prima aveva rilevato l’asset Pomì e Pomito. «L’obiettivo a quel punto diventa quello di fare leva su un brand molto conosciuto per costruire un’azienda in gran parte nuova, capace di far risaltare in modo ancora più profittevole la qualità della propria materia prima e delle sue lavorazioni».


Più #intelligence nei processi di pianificazione del #food con #SiFides di #SinfoOne
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550MILA TONNELLATE IN 50 NAZIONI

La qualità è il maggior punto di forza di un gruppo alimentare caratterizzato da numeri di tutto rispetto. Consorzio Casalasco del Pomodoro è uno dei principali produttori a marchio privato e “own brand” in Europa nel settore del Pomodoro. L’impianto di Rivarolo del Re (CR) è soltanto uno dei tre siti di trasformazione in un sistema di produzione che gestisce più di 50 linee di confezionamento che servono, nel complesso, una cinquantina di nazioni nel mondo. Un sistema immerso in una miniera aperta di oro rosso al quale partecipano 370 coltivatori associati su settemila ettari di terreni, capaci di generare un output pari a 550mila tonnellate di pomodoro fresco. «Durante la cosiddetta “campagna”, nei 60 giorni d’estate fra agosto e settembre in cui il pomodoro viene raccolto e sottoposto alla prima lavorazione, per il consorzio lavorano circa mille e trecento persone tra fissi e stagionali» – ci spiega Costantino Vaia, direttore generale del Consorzio Casalasco del Pomodoro. Nell’arco dell’anno, gli stessi stabilimenti rilavorano parte dei semilavorati ottenuti durante la campagna di trasformazione producendo oltre 300mila tonnellate di polpa, passate, sughi e condimenti. A questi si aggiungono oltre 100mila tonnellate tra bevande, zuppe e minestre. Governare e far crescere tutto questo è possibile anche grazie alle tecnologie, ai processi e agli interventi organizzativi che Sinfo One sviluppa e implementa insieme al Consorzio in un percorso di trasformazione che è anche digitale. Niente male, per una realtà che nasce quasi quarant’anni fa come semplice consorzio di coltivatori, e che solo nel 1982 deciderà di dotarsi di un primo impianto di autotrasformazione della materia prima. «Da quella data – afferma Vaia – siamo andati in crescendo, con uno sviluppo organico di tutta la filiera dalla selezione della varietà e sementi in campo agronomico fino al confezionamento di un’ampia gamma di prodotti nei formati retail. Tra i due estremi, precisa Vaia, tutto l’insieme di attività di coltivazione e raccolta, la progettazione e l’acquisizione di impianti e macchinari, gli aspetti dell’organizzazione e della distribuzione. Una macchina molto complessa, che oggi non si limita a “macinare” l’oro rosso, ma che sviluppa un’ampia gamma di prodotti ad alto valore aggiunto. Infatti a cavallo degli anni Novanta, il Consorzio consoliderà due diverse specializzazioni, prima puntando sul rosso con i semilavorati destinati all’industria e poi focalizzandosi sul co-packing per conto di vari brand privati. A partire dal 2000, l’introduzione – attraverso una importante gamma di prodotti aromatizzati ricettati – nel mercato dei sughi pronti e dei condimenti, non solo a base pomodoro ma anche nuovi prodotti come salse bianche, creme e minestre. Un’evoluzione che arriverà all’apice nel 2012, con l’incorporazione di Boschi Food e del brand Pomì nel perimetro della cooperativa, dove, data anche l’ulteriore complessità del business, si rafforzerà ulteriormente la collaborazione con Sinfo One. «Per noi, i sistemi e la consulenza forniti sono la base di una nuova modalità di rapportarci con il mondo del retail».


#SinfoOne e #Consorzio #Casalasco con #Pomì campioni di Made in Italy
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NASCITA DI UN BRAND RETAIL

Una cosa, sottolinea Vaia, è firmare un contratto di co-packing con un colosso multinazionale, che fissa parametri e standard molto precisi. Un’altra, è lavorare con un brand di proprietà. In questo caso, occorre gestire il business con un approccio diverso, dalle diverse tipologie di contratti di fornitura ai nuovi canali di distribuzione verso una miriade di punti vendita: «In Italia, sono 18mila, dal piccolo dettagliante di prossimità all’ipermercato. Negli Stati Uniti, dove Pomì era presente già nel 2009, parliamo di 24mila negozi da fornire e presidiare». Gli items del Consorzio conquistano ottime posizioni anche in Germania, in Austria, in Medio Oriente, in nazioni come il Libano e Israele, i sughi che arrivano da Rivarolo del Re diventano protagonisti di accattivanti spot televisivi, dove la passata del pomodoro coltivato nella “bassa” è l’ingrediente di un piatto di successo, rispettoso dei dettami religiosi islamici come di quelli ebraici. Per Casalasco è una vera esplosione di opportunità che proietta i coltivatori del Consorzio in un mercato suddiviso in sei distinte aree geografiche a forte specificità, verso cui indirizzare un vasto catalogo di prodotti in un’ottica gestionale che va – afferma Vaia – «dal seme allo scaffale». Questo all’interno di una attività che per tutto l’anno si basa sullo stock di prodotto che Casalasco accumula nelle otto settimane della cosiddetta “campagna”: il periodo in cui, per 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana, le famose 550mila tonnellate di pomodoro (il livello di produzione raggiunto nel 2015, con una seconda importante acquisizione, quella di ARP – Agricoltori Riuniti Piacentini, che porrà l’azienda cremonese al primo posto in Italia e al terzo in Europa) vengono raccolte e immediatamente trasformate nella “salsa base” da cui, per i successivi dieci mesi, verranno prodotti in proprio o per conto terzi vari articoli.

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Paola Pomi davanti alla piattaforma di delivery dell’impianto

LA SALSA È CONDITA BIG DATA

Anche per la piattaforma realizzata da Sinfo One le necessità vanno ben oltre gli obiettivi gestionali delle origini. «Oggi, per esempio, è fondamentale registrare una massa di dati qualitativi direttamente in campagna per conoscere in dettaglio le caratteristiche dello stock» – afferma Vaia. Un tempo, il riallineamento tra materia prima trasformata e la sua destinazione nella filiera successiva avveniva ex post, con l’aiuto delle analisi in laboratorio. Oggi, la segmentazione si svolge praticamente in real time, risalendo direttamente tutta la filiera, dalle caratteristiche del terreno al prodotto finito. Uno dei moduli Si Fides più recenti, prosegue il direttore generale del Consorzio, riguarda la gestione del post vendita che segue il consumatore finale su un output di centinaia di milioni di confezioni. I consumatori hanno richieste e segnalazioni che il Consorzio deve poter ascoltare e dare risposte immediate ed esaustive. «Su volumi così importanti, la gestione comporta che le informazioni siano molto rapide e precise, per permetterci di capire e investire in un costante miglioramento. È fondamentale poter circoscrivere e risolvere eventuali problemi e fornire il maggior numero di informazioni al consumatore in termini di trasparenza e sicurezza alimentare» – conclude Vaia, elencando gli obiettivi su cui Sinfo One sarà chiamata a impegnarsi nel futuro della sua storia con Casalasco: maggiore internazionalizzazione delle attività commerciali; ulteriore allargamento verso i prodotti a valore aggiunto; rafforzamento della gestione dei brand di proprietà del gruppo.

L’internazionalizzazione, conferma Paola Pomi, è un forte punto in comune tra Sinfo One e un cliente che vanta con la società di sviluppo software gestionale e consulenza di Parma un fruttuoso, ultraventennale rapporto. «L’ambizione globale del Consorzio – afferma la general manager – è la nostra stessa ambizione: il 13% del fatturato Sinfo One proviene da attività svolte all’estero». L’Europa, sottolinea Paola Pomi, resta il terreno su cui Sinfo One gioca la partita dell’espansione. «Abbiamo fatto investimenti in Regno Unito e Germania, il prossimo anno punteremo anche sulla Francia». Internazionalizzare per Sinfo One significa seguire la clientela italiana, ma anche stipulare accordi di fornitura di software e consulenza con imprese estere. Una strategia di crescita che nasce proprio dall’esperienza fatta con gli “esportatori”. «Nell’industria del food, i processi sono gli stessi, fatti salvi gli aspetti normativi. I primi clienti non italiani sono stati registrati nel Regno Unito, dove è stato difficile entrare e conquistare i primi clienti, diventati poi casi di successo. In Germania, abbiamo davvero “sfondato”». Nel settore della carne, l’azienda guidata da Paola Pomi ha due clienti che sono rispettivi leader nazionali in Italia e in Germania. Alcuni numeri permettono di farsi un’idea delle dimensioni relative, e quindi dei potenziali di crescita su un mercato non solo nazionale. Il cliente italiano macella giornalmente mille e cinquecento vacche da carne, quello tedesco “processa” qualcosa come novantamila maiali, ogni giorno. «Su quest’ultimo – precisa Paola Pomi – le soluzioni gestionali Sinfo One e le capacità consulenziali acquisite attraverso un costante processo di formazione interna, il Sinfo One College, hanno vinto su quelle di un famoso colosso tedesco dell’ERP».


Con #SinfoOne il #Consorzio #Casalasco è sempre più #SoftwareDefined
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LA LEVA QUALITATIVA

Tornando al caso del Consorzio Casalasco, Paola Pomi prova a spiegare come la tecnologia sta trasformando il suo cliente in un produttore di salse e altri condimenti sempre più “software defined”, preservando e addirittura esaltando, pur nel contesto di una produzione industriale, la qualità e il carattere artigianale delle ricette di una dieta che non potrebbe essere più mediterranea e salutare. Dopo una lunga fase in cui le tecnologie Sinfo One hanno contribuito a governare un business costituito fondamentalmente di accordi di confezionamento (in gergo si parla appunto di co-packing), stipulati con i grandi proprietari di etichette del settore, gli ultimi cinque o sei anni sono stati caratterizzati dal rafforzamento della digitalizzazione di una azienda che aveva scelto di diventare a sua volta un grande proprietario di brand e aveva bisogno per questo di una diversa cultura operativa e organizzativa. Il lavoro – ricorda oggi Paola Pomi – è iniziato già a partire dal 2012, con l’integrazione della parte finance che proveniva dall’acquisizione di Pomì dal gruppo Boschi. Nel 2013, dopo il passaggio alla nuova release di Si Fides abbiamo avviato il progetto di integrazione sulla parte di produzione, distribuzione e acquisizione». Una integrazione che per Casalasco non riguarda semplicemente gli aspetti legati alla fusione di due sistemi informativi in uno, ma nello sfruttare la consulenza Sinfo One sul piano organizzativo, per monitorare meglio anche i nuovi prodotti. Con l’acquisizione di ARP, la produzione del Consorzio Casalasco è sicuramente cambiata dal punto di vista dei volumi. «Ma c’è stato anche un tema di ampliamento dei formati con l’introduzione della produzione in barattolo. Dal punto di vista del sistema, tutto era pronto per il barattolo, ma quello che più importava a noi e al cliente era una armonizzazione di processi e di organizzazione!». Ancora prima della fase produttiva e del confezionamento, il monitoraggio di cui parla la responsabile di Sinfo One ha inizio dalle sementi che i coltivatori del Consorzio ricevono dalla casa madre. Il seme – come ci spiega Paola Pomi – viene tracciato dal singolo appezzamento che dovrà conferire la materia prima nello stabilimento. Nel momento del raccolto, il pomodoro Casalasco possiede già un importante “documento di identità digitale”. «Il seme è un elemento differenziante del prodotto, così come il suolo, l’esposizione al sole e la quantità di acqua ricevuta naturalmente o artificialmente, tutti fattori che impattano sulla qualità finale, che siamo in grado di registrare e analizzare grazie a questo sistema di tracciabilità». Sono informazioni messe tra l’altro a disposizione del pubblico attraverso una app, Pomì Trace, con cui il consumatore potrà identificare l’esatto luogo e momento d’origine del prodotto acquistato.

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Paola Pomi stringe tra le mani uno dei primi trofei vinti dalla squadra di volley femminile Pomì Casalmaggiore che nel 2016 si è aggiudicata il titolo di Campione d’Europa

CONSULENZA STRATEGICA

Nel corso degli ultimi anni, afferma Paola Pomi, Consorzio Casalasco si è progressivamente allontanato da una relazione basata su specifiche richieste di implementazione del software per spostarsi verso obiettivi di carattere più strategico, agendo sulle tre classiche leve del disegno di una soluzione informatica: organizzazione, processi, sistemi. «In misura crescente, il risvolto puramente tecnico della soluzione viene dato per scontato, il dialogo tra Casalasco e Sinfo One riguarda piuttosto le necessità di business, e il nostro compito è intervenire sui processi». Questa nuova modalità di ingaggio, sottolinea la responsabile, ha portato allo sviluppo di soluzioni di product quality management nel quadro di un più ampio progetto di product lifecycle management (PLM) basato sulle tecnologie e il know-how di Sinfo One. «Una prima questione riguarda la migliore comprensione delle caratteristiche dei lotti di prodotto da abbinare ai contratti private label in funzione di diversi parametri qualitativi che, opportunamente tracciati, permettono di gestire la qualità verso il cliente, ma anche di fare upselling di prodotti di qualità differente. Insomma, riusciamo ad anticipare molte problematiche di tipo qualitativo che soprattutto nell’ambito di forniture industriali possono influire sulla percentuale di non conformità e sulla bottom line del fornitore». In base alle stesse previsioni qualitative, il cliente industriale di Casalasco sarà in grado di adeguare alle materie fornite le proprie linee di produzione, una catena di trasmissione della qualità estremamente positiva – anche in termini di fidelizzazione della clientela – resa possibile dal preciso ritratto che la soluzione Sinfo One può tracciare per ogni singolo fusto di semilavorato, indicando decine di parametri.

Il progetto di PLM sviluppato per il Consorzio è già parzialmente in funzione ed entrerà a regime dopo la fine della campagna 2016. «A livello di produzione, tutti i singoli passaggi, ogni lotto versato, ogni lotto richiesto, ogni formato speciale, ogni etichetta: tutto viene gestito in modo automatico all’interno del magazzino dall’ERP Si Fides». Il tema della digitalizzazione della fabbrica 4.0 è dunque già una realtà e secondo Paola Pomi non vuol dire solo cloud o social, ma anche intelligence, gestione delle anomalie, con un focus non sulla normalità ma sui dati che si discostano dalla normalità. Un concetto di pianificazione e controllo su cui si basano, grazie alla consulenza strategica di Sinfo One, tutti i processi produttivi di Casalasco. Con una rilevante novità sul piano delle interfacce utente e dei dispositivi utilizzati. «Oggi, tutta la parte di performance management e business intelligence – sottolinea la Pomi – deve rispondere alla crescente mobilità di decisori che devono essere sempre vicini ai clienti». Lo stesso vale per le autorizzazioni di acquisti e pagamenti, che nel caso di una cooperativa come il Consorzio, necessitano di un maggiore spazio di decentralizzazione delle operazioni.


Dall’analisi dei semi del pomodoro alla logistica, #SiFides fa crescere il business
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DAL SEME ALLO SCAFFALE

Tra le varie tematiche affrontate c’è anche quella – tipica di una produzione che avviene tra più siti e su numerose linee – della pianificazione industriale, un tema che tradizionalmente va sotto le sigle di MRP e MPS (Master resource planning e Master production schedule), la prima riferita alle necessità produttive che sono funzione di specifiche richieste del cliente o del mercato, la seconda che riguarda invece la natura stessa della tipologia di produzione da “schedulare”. «Nel corso di quest’anno – riferisce Paola Pomi – questi due aspetti sono stati unificati con un preciso obiettivo: lasciare che ciascuno dei tre impianti di produzione del Consorzio possa modulare le proprie necessità di produzione in modo autonomo, ma sempre nell’ottica di un unico sistema condiviso. Ogni stabilimento ha una sua personalità, in funzione dei singoli impianti, nel rispetto di un unico modello di pianificazione». E infine, l’aspetto delle modalità di marketing e di relazione con il mercato. Come si è detto, con l’acquisizione del marchio Pomì, Casalasco ha assunto per la prima volta il ruolo di fornitore retailer internazionale e si è trovato nella necessità di consolidare anche all’estero la notorietà di un brand che la lunga vicenda Parmalat aveva un po’ “appannato”.

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«Difficoltà che si ripercuotevano anche a livello della forza vendita – osserva giustamente Paola Pomi –perché il go-to-market di un brand di proprietà, è altra cosa rispetto alla contrattualistica di co-packing, richiede capacità nuove e una diversa gestione degli ordini, sul duplice fronte dell’automazione delle forze sul campo e della gestione del back office». Un percorso di trasformazione che è dunque già arrivato a una prima fase di maturità, ma che in futuro, conclude Paola Pomi, comporterà ancora molto lavoro. «Uno degli obiettivi è implementare una piattaforma di PLM completa, dal concept allo scaffale, fino a includere, per esempio, le informazioni al consumatore che servono per etichettare il prodotto finito. In altre parole, bisogna estendere la capacità di tracciabilità e pianificazione non solo agli aspetti qualitativi ma a tutto ciò che può impattare sul ciclo di vita del prodotto, le idee di business, l’approvvigionamento dei materiali, le confezioni, i formati». L’innovazione digitale nel settore alimentare investe ogni singolo aspetto, ogni singola fase, dal laboratorio che analizza i semi del pomodoro e la qualità dei prodotti, alla logistica, al marketing. Industrializzando ciascuno di questi aspetti, la piattaforma Sinfo One supporterà l’operatività del Consorzio, i suoi investimenti, la sua pianificazione, facendo sì che ogni fase si incastri nel modo giusto, rendendo più efficiente la produzione corrente, lo sviluppo e le tempistiche dei nuovi prodotti. Un meccanismo che il software rende elegante e perfettamente fluido. Come le azioni e gli automatismi di una squadra di volley diventata, in pochi anni, campione di Italia e d’Europa.

Foto di Gabriele Sandrini

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Sinfo One. La ricetta è nel software https://www.datamanager.it/2015/01/sinfo-one-ricetta-nel-software/ Fri, 30 Jan 2015 09:09:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68741 Dopo aver messo a segno un altro anno di crescita, lo sviluppatore parmense va alla conquista di nuovi clienti in Europa, a sostegno dell’innovazione dell’industria alimentare La forte specializzazione nelle soluzioni rivolte alle aziende del comparto alimentare e del food processing – unita alla capacità di andare oltre gli ormai tradizionali schemi della gestione per […]

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Dopo aver messo a segno un altro anno di crescita, lo sviluppatore parmense va alla conquista di nuovi clienti in Europa, a sostegno dell’innovazione dell’industria alimentare

La forte specializzazione nelle soluzioni rivolte alle aziende del comparto alimentare e del food processing – unita alla capacità di andare oltre gli ormai tradizionali schemi della gestione per rispondere alla crescente domanda di strumenti di pianificazione e business intelligence – mette il vento in poppa alla agile imbarcazione di Sinfo One, la realtà informatica parmense che ha costruito il suo successo proprio in uno dei distretti più orientati al cibo dell’economia italiana. E oggi, questo vento permette alla società guidata da Paola Pomi, non solo di continuare a crescere anche in una congiuntura non facile, ma anche di coltivare ambiziosi progetti di ulteriore espansione fuori dai confini nazionali, affrontando mercati tutt’altro che periferici in Europa, come il Regno Unito e la Germania.


#SinfoOne, Paola Pomi: La ricetta è nel software
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«La prima buona notizia – conferma Paola Pomi – è che Sinfo One ha chiuso il 2014 con il 7% in più rispetto all’anno precedente». Ancora migliori sono le previsioni per il 2015: «Puntiamo a una crescita del 9%, un traguardo che confido di poter raggiungere. Le sfide ambiziose ci piacciono, quelle impossibili no». L’altro aspetto positivo dell’anno che si è appena concluso, riguarda gli investimenti in persone e tecnologie. «Oltre il 12% del fatturato – prosegue Paola Pomi – si è tradotto in innovazione di prodotto e l’impegno viene riconfermato per il 2015. Anzi, è probabile che percentualmente investiremo qualche punto in più, perché le dinamiche di mercato esigono flessibilità e verticalizzazione». L’investimento che oggi Sinfo One è chiamata a governare ha riguardato anche l’organico. «Con una decina di nuove assunzioni, quattro delle quali specializzate sulle soluzioni offerte, Sinfo One ha raggiunto un headcount di 125 persone» – rivela Paola Pomi. «Un maggior numero di assunzioni avrebbe comportato qualche problema di compattamento della squadra, ma le nuove risorse sono e continueranno a essere necessarie per rispondere alle esigenze dei clienti».


#SinfoOne in crescita: +7% rispetto al 2013. Previsto il +9% per il 2015
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Il menu dell’offerta

L’argomento internazionalizzazione è molto più articolato e testimonia il grado di maturazione di uno specialista che può vantare un ricco portafoglio di soluzioni di proprietà – prima tra tutte la piattaforma Si Fides – e servizi di integrazione e consulenza indirizzati alla personalizzazione di piattaforme standard di mercato, come Oracle JD Edwards. Un arsenale di soluzioni che comincia ad attrarre molto interesse da parte delle realtà internazionali. «Se fino a qualche anno fa – spiega Paola Pomi – la clientela estera di Sinfo One era costituita in pratica da filiali di imprese italiane raggiunte attraverso la nostra rete commerciale e i contatti interni, da almeno tre anni a questa parte, stiamo portando avanti una vera e propria espansione su scala europea, in particolare in Germania, Regno Unito e Francia, con un occhio di riguardo rivolto anche a Spagna e Belgio. Realtà complesse dal punto di vista del mercato, ma dal peso specifico rilevante».


#SinfoOne forte spinta verso Germania, UK, Francia, Spagna e Belgio
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In questo scenario, l’industria alimentare resta un naturale punto di forza. Due sono i riferimenti per l’offerta di Sinfo One. Da un lato c’è Si Fides, un prodotto su cui Sinfo One ha investito molto anche in termini di localizzazioni e adattamenti alle normative internazionali. Dall’altro c’è la piattaforma Oracle JD Edwards e le sue numerose verticalizzazioni. L’offerta, come si è detto, travalica i confini geografici ma anche quelli applicativi, con soluzioni che vanno ben oltre il classico gestionale. «In particolare – dice Paola Pomi – penso agli strumenti BI da agganciare alle piattaforme ERP, strumenti su cui abbiamo investito moltissimo e sono già pronti per l’uso perché integrano già un migliaio e più di indicatori specifici per il settore alimentare».
Gli esperti di business intelligence sanno che le differenze tra questi indicatori possono essere minime, ma hanno un impatto enorme sulle possibilità analitiche e conferiscono al software di pianificazione una quantità di sfaccettature importanti quando si deve rispondere alle esigenze di clienti che appartengono sì a uno stesso settore, ma fanno della personalizzazione una fondamentale leva competitiva. «L’azienda che sceglie Sinfo One – conferma Paola Pomi – si trova con il software che fornisce già tutte le spiegazioni e con gli ingredienti, è il caso di dire, per confezionare su misura la propria torta».


#SinfoOne forte specializzazione nel food processing
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Gli ingredienti del successo

Un altro aspetto non marginale, a salvaguardia degli investimenti già sostenuti dal cliente, è la possibilità di integrarsi anche in ambienti non Oracle. Paola Pomi cita per esempio le varie implementazioni in ambienti ERP/BI di marca diversa: un’apertura e una flessibilità che oltretutto consentono di realizzare soluzioni personalizzate di BI in tempi molto ristretti. «Sinfo One – aggiunge Paola Pomi – ha impostato e automatizzato la fase di estrazione e raffinamento dei dati, cosa che permette di alimentare correttamente i data warehouse». Con tutte le piattaforme ERP predominanti, spesso sono sufficienti poche settimane di lavoro per implementare una soluzione stabile, sfruttando al meglio quelle che sono le recenti evoluzioni a livello di dispositivi e mobilità. «La business intelligence di Sinfo One – però – interpreta l’uso di tablet e smartphone non semplicemente riportando sull’interfaccia mobile le peculiarità dei suoi tool analitici, ma reinventandole proprio in funzione delle nuove interfacce».


Il menu dell’offerta con #SinfoOne SiFides e Oracle JD Edwards
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Sinfo One vuole presentarsi alle aziende food europee e non, con tutte le soluzioni rilevanti per il settore della produzione di beni alimentari, con una sensibilità particolare nei confronti della business intelligence e del product lifecycle management (PLM), che Paola Pomi identifica in tutto l’ambito applicativo pensato per stimolare l’innovazione, comprendendo sia la sicurezza sia la compliance normativa di un prodotto destinato all’alimentazione. «Di PLM si parla molto in ambito manifatturiero, meno per tutti i parametri che è necessario gestire quando si vuole fare innovazione in campo alimentare. Noi sosteniamo da tempo che questo settore ha bisogno di ingegneria, proprio a cominciare dai processi per la creazione di nuovi prodotti. Alla luce degli impegni di spesa più ridotti rispetto al passato, gli investimenti devono essere molto più mirati, bisogna studiare e prepararsi prima».


#SinfoOne strumenti BI da agganciare alle piattaforme ERP
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Il “food specialist” oltre l’ERP

Gli strumenti di pianificazione Sinfo One agevolano questo tipo di approccio, che nel food comporta una quantità di dimensioni complesse da gestire e una partecipazione molto più corale in azienda. «Nella nascita di un nuovo alimento, anche una semplice merendina, sono coinvolti il marketing, la ricerca e sviluppo e la produzione, il controllo qualità, persino chi deve curare il packging e la logistica» – spiega Paola Pomi. Il PLM deve analizzare un’idea e approntare un sistema di filtri in grado di limitare i potenziali insuccessi anche attraverso opportuni strumenti di sincronia e collaborazione tra le varie procedure. «Disporre di troppe fonti di informazione rischia di equivalere a non averne nessuna, le informazioni devono essere quelle giuste. In un ambiente ERP tradizionale non si parla per esempio di valori nutrizionali, di fattori come le intolleranze alimentari o le regole dietetiche, religiose e no. Tutte queste sfaccettature devono essere coperte, rese algoritmiche e fino a oggi c’erano pochissimi software in grado di garantirle». Paola Pomi cita al proposito una gara vinta recentemente nel Regno Unito con KP Snacks, una delle aziende di snack più importanti d’Europa. «Hanno ammesso di aver fatto parecchio scouting in giro, ma la nostra soluzione è risultata in assoluto la più convincente» – racconta Paola Pomi senza nascondere la soddisfazione.


Nel Regno Unito KP Snacks sceglie le soluzioni #SinfoOne
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Attraversare i confini

Attraversare i confini significa anche poter sfruttare meglio aspetti della cultura di processo ancora immaturi in Italia. «In nazioni come la Germania o il Regno Unito, i processi tendono a essere più complessi sul piano organizzativo, e per un provider tecnologico è una bellissima sfida. Esistono procedure, come il demand planning, con cui non abbiamo ancora tutta questa familiarità in Italia. Noi siamo in grado di offrire uno strumento di pianificazione della domanda implementato su Oracle Hyperion, che può aprirci opportunità molto interessanti». L’entusiasmo è insomma alle stelle. E Sinfo One si appresta a vivere un altro anno di successi, aiutata dalle sue tecnologie e da collaboratori giovani e molto dinamici, capaci di sostenere una strategia di marketing e supporto delle soluzioni ancora centralizzata e basata sulla capacità di far confluire rapidamente, nella sede del cliente, tutte le competenze che servono. Gli ingredienti della torta ci sono tutti. E il segreto della buona lievitazione, sapientemente mescolato nel software di “maison” Sinfo One.


Più innovazione nei processi di pianificazione con #SinfoOne
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Sinfo One, tre decenni di innovazione https://www.datamanager.it/2014/07/sinfo-one-decenni-innovazione/ Sun, 13 Jul 2014 13:00:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57822 Una giornata intensa e stimolante ha caratterizzato il compleanno del system integrator di Parma, dimostrando ancora una volta la ricchezza e la vitalità della migliore imprenditoria italiana Trovarsi in città come Parma è sempre un piacere, perché permette di riscoprire ancora una volta la vera ricchezza dell’Italia. Che è fatta di civiltà diffusa e valori […]

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Una giornata intensa e stimolante ha caratterizzato il compleanno del system integrator di Parma, dimostrando ancora una volta la ricchezza e la vitalità della migliore imprenditoria italiana

Trovarsi in città come Parma è sempre un piacere, perché permette di riscoprire ancora una volta la vera ricchezza dell’Italia. Che è fatta di civiltà diffusa e valori percepiti. Proprio gli elementi che si ritrovano negli esempi di eccellenza che albergano ancora nel nostro Paese. È il caso di Sinfo One, società attiva nello sviluppo di servizi IT e nella system integration, che per festeggiare i suoi primi trenta anni di storia ha organizzato un convegno sull’innovazione nel business, tenutosi a metà giugno presso l’Auditorium Paganini. Ottimo esempio di recupero comme il faut di una struttura industriale, dato che sorge dove fino a poco tempo fa c’era uno zuccherificio Eridania, l’Auditorium si trova in una zona centrale di Parma, inserito in un parco cittadino a pochi passi dal Barilla Center, struttura polifunzionale che costituisce un altro mirabile esempio di recupero, in questo caso di un pastificio. Nata a Parma nel 1984, nel cuore della Food Valley, fondata e guidata tuttora dalla famiglia Pomi, Sinfo One dispone oggi di un team di oltre 120 persone, con un fatturato annuo nell’ordine dei 10 milioni di euro, il 10% dei quali investito in Ricerca & Sviluppo, e vanta una forte specializzazione nel business alimentare, oltre a essere consulente IT e partner di importanti aziende nazionali e internazionali.

INNOVAZIONE IN POLE POSITION

Le premesse dell’evento parmense di metà giugno erano stimolanti: dare vita a un pomeriggio di riflessione sul tema “Talenti, energia, idee. Le innovazioni hanno radici profonde”, con l’intenzione di discutere di management, di sfide e di innovazione, valorizzando le storie di alcune aziende clienti. L’appuntamento si è aperto affrontando il concetto di innovazione anche nei suoi aspetti direzionali con un intervento di Emilio Botrugno, consulente in direzione aziendale, e di Beppe Carrella, che ha approfondito le implicazioni del change management, ribadendo la necessità del cambiamento come «rottura degli schemi» e condizione per poter progredire, sempre nel rispetto delle regole.
Cuore dell’incontro è stato invece l’intervento di Paola Pomi, vicepresidente e direttore generale di Sinfo One, nonché figlia del fondatore dell’azienda Rosolino, anch’egli presente, che ha ripercorso i trent’anni di storia della società, scandendoli in tre decenni, corrispondenti ad altrettante ere dell’informatica.

TRE ERE INFORMATICHE

Un’analisi sicuramente interessante, che ha riscosso l’attenzione degli intervenuti. «Qualcuno ha detto che la tradizione non è altro che un’innovazione ben riuscita. E la nostra tradizione è l’innovazione stessa» – ha esordito Paola Pomi, proseguendo nell’illustrare i tre decenni: «1984-1994, con i tre soci fondatori dell’allora Pragma, che realizzano soluzioni custom per grandi clienti, oltre a sviluppare un ERP proprietario. Questi sono gli anni dell’esperienza tecnica. Il decennio 1995-2004 è invece quello in cui l’ERP prende piede con grandi progetti, e anche con i noti temi dell’anno 2000 e del passaggio all’euro. Sinfo One intraprende l’implementazione di soluzioni gestionali internazionali, in particolare JDEdwards, che poi sarebbe passato a Oracle. In questo periodo, la società si arricchisce di esperienze importanti sui processi dei clienti e sulla loro organizzazione. Sono gli anni dell’esperienza di processo. Il decennio più recente, 2005-2014 è quello dei data warehouse e della business intelligence, ma anche dell’enterprise performance management, del content management, del PLM, e vede rafforzare ulteriormente il rapporto con Oracle. Questi ultimi, sono gli anni dell’esperienza di innovazione, nei quali il tema del cambiamento e della velocità diventano sempre più importanti».

NUOVE SFIDE

I prossimi anni sono quelli delle nuove sfide, che per Sinfo One si chiamano mobile, Internet delle cose e app, e impongono di portare sugli smartphone e sui tablet le soluzioni come ERP, SFA, BI, PLM, web services. Ma non è l’unica sfida, visto che si parla anche di organizzazione e velocità, con il BPR e i workflow, e con PLM verticali per i settori di riferimento, solo per citare alcune delle direzioni verso cui si sta muovendo la società. Paola Pomi ha concluso il suo intervento ricordando anche i premi che la società si è aggiudicata nel corso degli anni, come il prestigioso EMEA Partner Specialization Award assegnato nel 2010 da Oracle, riconosciuto per l’ambito delle PMI su decine di migliaia di partner mondiali del colosso californiano; del 2012 è invece il riconoscimento di primo partner certificato 100 giorni JDEdwards, mentre nel 2013 è stata la volta dell’Excellence Award Agile di Oracle per il PLM.

LA PAROLA AI TESTIMONIAL

Dopo un gustoso siparietto non previsto, dato dalla presenza in platea, del tutto a sorpresa ma a ulteriore testimonianza del radicamento sul territorio di Sinfo One, del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che ha ricordato l’aneddoto personale di un colloquio fatto in Sinfo One quando era alla ricerca di lavoro, la giornata si è conclusa con la tavola rotonda sui temi della velocità e dell’innovazione. Al dibattito hanno partecipato: Consorzio Casalasco del Pomodoro, Ilva Saronno, Calligaris, Perfume Holding, Cantine Banfi, LSI Acciai e KP Snacks, quest’ultima società britannica, a dimostrazione che i talenti parmensi vincono ovunque. Tutti accomunati dall’essere clienti Sinfo One, alcuni da quasi trent’anni.

 

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Sinfo One e Banfi. Il bouquet del successo https://www.datamanager.it/rivista/sinfo-one-e-banfi-il-bouquet-del-successo-56386.html Thu, 05 Jun 2014 12:30:03 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/sinfo-one-e-banfi-il-bouquet-del-successo/ A Montalcino, la nobile tradizione vinicola del Brunello e di altri marchi di qualità si sposa alla perfezione con gli strumenti gestionali che il system integrator ha saputo realizzare grazie al pieno dominio dei processi operativi di un cliente apprezzato in tutto il mondo   Per scoprire che cosa significa, per un’azienda che punta tutto […]

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A Montalcino, la nobile tradizione vinicola del Brunello e di altri marchi di qualità si sposa alla perfezione con gli strumenti gestionali che il system integrator ha saputo realizzare grazie al pieno dominio dei processi operativi di un cliente apprezzato in tutto il mondo

 

Paola Pomi general manager di Sinfo One Enrico Viglierchio general manager di BanfiPer scoprire che cosa significa, per un’azienda che punta tutto sulla qualità, avere una soluzione software efficace e un partner tecnologico in piena sintonia, che conosce il tuo settore di riferimento e il tuo modo di lavorare, la tua organizzazione e i tuoi processi, Data Manager è scesa letteralmente in campo. O per meglio dire nel vigneto. Per festeggiare i suoi 30 anni di successi sul mercato del software gestionale e dei servizi di sviluppo e consulenza dedicati in particolare alla filiera delle aziende di prodotti alimentari e di impianti di trattamento, Sinfo One (www.sinfo-one.it), sviluppatore e system integrator fortemente specializzato nel business alimentare del distretto di Parma, ci ha dato appuntamento nella Toscana medievale, sede della casa vinicola Banfi (www.castellobanfi.com/it). Castello Banfi domina da un migliaio di anni il piccolo borgo di Poggio alle Mura, una frazione di Montalcino, la denominazione di uno dei rossi più prestigiosi in Italia e nel mondo. A Montalcino, la casa vinicola Banfi lavora da oltre 35 anni grazie allo spirito di iniziativa dei suoi fondatori, due fratelli italo-americani, John e Harry Mariani, che dopo aver rilevato il business dell’importazione di vini creato dal padre Giovanni negli Stati Uniti ante-proibizionismo, finirono per scoprire e innamorarsi del Brunello, diventando uno dei maggiori produttori della zona.

Ad accogliere Data Manager nel maniero trasformato dalla famiglia Mariani in resort, insieme a Paola Pomi, vicepresidente e direttrice generale di Sinfo One, c’è Enrico Viglierchio, direttore generale dell’azienda vinicola che è diventata cliente del provider tecnologico emiliano. Il quartier generale di Sinfo One, una realtà di 120 persone, è a Parma, uno dei principali distretti dell’industria alimentare italiana (molti lo chiamano Food Valley). Banfi è suo cliente da una decina d’anni. «È stato il primo cliente al mondo ad aver adottato la piattaforma JD Edwards dopo che Oracle, rilevando PeopleSoft, aveva acquisito anche questa piattaforma gestionale». Il ruolo di Sinfo One, sottolinea Pomi, non è legato semplicemente alla tecnologia ma al supporto che non riguarda solo i sistemi ma anche i processi di business. «Banfi per noi ha avuto un’evoluzione importante. Si è costantemente allineato alle varie release della piattaforma, ha implementato diverse soluzioni verticali dalla gestione delle colture al tracciamento dei singoli appezzamenti dei suoi poderi per misurare con estrema precisione la qualità e il rendimento delle uve prodotte». Più recentemente Banfi, che possiede anche un ramo d’azienda in Piemonte, nella zona di Novi Ligure (dove vengono prodotti spumanti Gavi e Dolcetto), ha chiesto a Sinfo One un affiancamento consulenziale sulla complessa riorganizzazione che ha portato alla creazione dell’attuale assetto societario della azienda, che conta 320 dipendenti, composto da due attività oggi indipendenti: la produzione agricola da un lato e tutti gli aspetti commerciali e logistici dall’altro, inclusa l’hospitality centrata sull’esclusivo resort di Poggio alle Mura, con annessi ristorante, enoteca, store e persino un museo dedicato alla storia del vetro e della bottiglia.

Paola Pomi, Enrico Viglierchio

Storie di eccellenza

Questa non è l’unica storia di eccellenza che l’expertise di Sinfo One ha costruito con i clienti nell’arco di tre decenni, ma è certamente tra le più rilevanti anche a livello internazionale per una società che ambisce ad avere un profilo internazionale» – osserva Paola Pomi, precisando di aver già acquisito clienti stranieri in Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Dopo l’Italia, gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato per i vini prodotti intorno a Castello Banfi, che esporta anche in Giappone, Cina, Brasile. La partnership tra Sinfo One e Banfi è un esempio perfetto dei risultati che padronanza delle tecnologie e conoscenza approfondita degli aspetti operativi del business possono garantire.

L’esperienza del system integrator parmense – racconta Paola Pomi, che insieme alla sorella Patrizia, direttore commerciale, oggi guida l’azienda costituita nel 1983 dal padre Rosolino, che conserva la carica di presidente – nasce e si sviluppa dal concetto di stretta prossimità al cliente in tutte le attività a supporto delle piattaforme gestionali. L’iniziale impronta regionale, orientata alle necessità di un settore agro-alimentare in piena espansione, ha assunto presto una dimensione nazionale. Tanto da indurre Sinfo One ad ampliare le proprie competenze tecnologiche, consolidate nei primi anni in una piattaforma proprietaria (SiFides) su cui vengono elaborate le prime verticalizzazioni. «Verso la fine degli anni 90 – spiega Paola Pomi – l’allargamento all’intero mercato italiano ci spinge a esplorare le opportunità delle piattaforme ERP dei grandi vendor internazionali. Allora JD Edwards era particolarmente forte e flessibile nei segmenti del manufacturing e distribution». La scelta si rivela subito efficace, i clienti di Sinfo One, abituati ai vantaggi di soluzioni flessibili, ottengono in più la dimensione internazionale con lingua e localizzazioni di un ambiente ERP utilizzato in tutto il mondo. Dal food and beverage, Sinfo One si allarga verso nuovi clienti nel mondo del manufacturing e della distribuzione, mantenendo però la sua capacità di presidio sui processi core di una azienda produttiva, con particolare riguardo ai cicli attivo/passivo, fabbricazione, finance, controllo di gestione. «Da queste tematiche fondamentali –

prosegue ancora Paola Pomi – la nostra esperienza continua a evolvere verso sfaccettature più specifiche del sistema ERP. Una tappa interessante per esempio è l’uscita di moduli JDE come “Grower” e “Blend”, che vengono implementati presso alcuni clienti».

Paola Pomi, Enrico Viglierchio

Un partner a 360 gradi

Dalla profonda relazione con il tessuto industriale locale, emerge presto un’altra specialità di casa Sinfo One, i servizi rivolti alle aziende attive nel settore dell’engineering to order. «Nella Food Valley il cibo si coltiva e si produce ma esistono anche molte imprese di food processing che per le loro lavorazioni richiedono macchine da adattare o realizzare su misura. È un settore – precisa Paola Pomi – che non va a impattare soltanto su chi progetta queste macchine, ma riguarda anche le aziende che lavorano sui prototipi o adottano modalità innovative di design, prototipizzazione, implementazione». Trent’anni dopo la sua fondazione, Sinfo One è riconosciuta dai clienti come un partner a 360 gradi, capace di curare l’aspetto della system integration e di proporsi come consulente esperto dei processi di business propri dei due ambiti operativi. «Con la nostra esperienza – dice Paola Pomi – siamo un prezioso “occhio esterno” che affianca il cliente nel suo percorso di razionalizzazione e ottimizzazione, agendo sulle tre leve disponibili: i sistemi informativi, i processi e l’organizzazione che li supporta.

Ma che cosa si intende oggi per ottimizzazione? L’obiettivo, risponde il general manager di Sinfo One, è snellire i processi, renderli più governabili e razionali. Non è un messaggio nuovo, ma deve essere veicolato, e concretizzato, dal provider giusto. «Il vero beneficio è dato non tanto dalla tecnologia, ma dalla creazione di un percorso sostenibile in direzione del cambiamento, basato su un accurato studio dei processi interni al cliente. Noi non vendiamo tecnologia: ottimizziamo i suoi vantaggi, trasferiamo competenze, traducendo in un concreto ritorno sugli investimenti in piattaforme tecnologiche quella che è una visione molto più olistica, che non si limita al corretto funzionamento delle piattaforme stesse».

Forte del suo approccio fortemente consulenziale, Sinfo One ha saputo mettere a segno in questi trent’anni un cammino di costante maturazione e crescita economica. Un cammino che non ha mai vissuto battute d’arresto, malgrado le fluttuazioni subite in media dal mercato dei servizi IT. Anche lo scorso anno si è chiuso in crescita, nei volumi e nelle marginalità. «Soprattutto – ribadisce Paola Pomi – riusciamo a mantenere il livello dei nostri investimenti, unica arma in grado di generare valore distintivo. Investire per Sinfo One significa acquisire nuove risorse, fare formazione, andare alla ricerca di soluzioni diverse, sviluppare verticalizzazioni su piattaforme consolidate e innovative. Siamo una piccola fabbrica di idee ritagliate sulle necessità dei clienti, da cui possono derivare ulteriori soluzioni».

Contro la crisi
L’arma della consulenza

Un esempio particolarmente calzante di questa creatività riguarda proprio il settore dell’ingegnerizzazione “su misura”, un settore che secondo Pomi soffre in modo particolare delle contrazioni sui propri mercati di riferimento. Sinfo One individua e affianca clienti che riescono a contrastare meglio la crisi attraverso offerte di tipo complementare, aziende che oltre alle attività basate sugli impianti personalizzati, erogano efficaci servizi di manutenzione su macchine e componenti di altri fornitori. «Quando non investi in impianti nuovi, devi spingere sulla manutenzione per assicurare gli stessi livelli di efficienza» – spiega Paola Pomi. Ma se proporre servizi di manutenzione, magari preventiva, può creare opportunità molto interessanti, gestire queste attività non è banale. «Per noi di Sinfo One si tratta di abilitare questi clienti attraverso modalità gestionali diverse, introducendo processi che tradizionalmente l’engineering to order non utilizzava». Strumenti, specifica ancora la direttrice di Sinfo One, come la gestione delle chiamate di intervento, le spese di trasferta dei tecnici, il billing dei servizi e una contrattualistica diversa. «La capacità di presidio di tutti questi aspetti trasferita ai clienti diventa una leva competitiva in più». Il sintomo più evidente della proattività che Sinfo One è riuscita a infondere in questi anni nello sviluppo di soluzioni innovative, ben supportate e ancorate nella conoscenza dell’imprenditorialità, sottolinea ancora Pomi, è il diverso atteggiamento degli stessi clienti: «Oggi, sono loro stessi a contattarci quando hanno un’idea nuova o devono affrontare nuovi percorsi».

Per quanto riguarda gli aspetti più propriamente tecnologici, abbiamo già visto come il punto di partenza di Sinfo One coincide, come spesso avveniva all’epoca dell’informatica distribuita, con lo sviluppo di un ambiente gestionale personalizzato. Anche dopo l’adozione di un ambiente ERP internazionale, l’azienda parmense ha mantenuto una quota di mercato sul suo ambiente proprietario, continuando a sviluppare moduli specifici che andavano a coprire aree applicative non ancora presidiate da software internazionali o adattando alle esigenze italiane le estensioni che arrivavano dagli Stati Uniti. Nel 2005, quando Banfi diventa suo cliente, il team Sinfo One è chiamato a installare i principali moduli standard che riguardano il ciclo attivo e passivo e la contabilità industriale. Un primo salto di qualità arriva con l’uscita dei moduli espressamente rivolti alla gestione delle coltivazioni e alle aziende che producono preparati alimentari basati sulla miscelazione (blend) di diverse materie. Banfi – che nel corso degli anni ha acquisito la statura e le dimensioni di una azienda composita e complessa, che deve affrontare dinamiche di mercato e regole che travalicano l’ambito puramente enologico – ha acquisito strumenti software ancora più sofisticati, che le consentono di tracciare con precisione i risultati di tutte le attività svolte nelle singole particelle di terreno in termini di produttività, correlando i dati con il risultato economico del raccolto. «Grazie a questa maggiore precisione – afferma Paola Pomi – il cliente sa dove poter ottimizzare o ridurre i costi delle attività e può mantenere il controllo millimetrico sull’intera catena produttiva». Anche per un prodotto tradizionale e “creativo” come il Brunello di Montalcino, questo modo di ragionare in ottica tipicamente industriale può fare la differenza. Anche per un vino di qualità già eccelsa.  

Il software in cantina

Dalla collaborazione con Banfi, Sinfo One ha ricavato a sua volta esperienze e competenze nuove, da cui partire per estendere l’offerta ad altre aziende. E quando Banfi decide di affrontare una radicale riorganizzazione delle sue attività, cerca subito la consulenza di Sinfo One anche per le questioni che riguardano le nuove procedure da svolgere in un settore come l’hospitality, che vive logiche molto diverse dalla produzione agricola o l’esportazione di vino. Insieme al suo partner tecnologico, Banfi affronta anche il passaggio alle nuove modalità di interfacciamento e l’uso di dispositivi di nuova generazione come i tablet, che rendono una piattaforma ERP molto più intuitiva rispetto a una decina di anni fa. Questo consente, tra l’altro, di estendere l’uso degli strumenti gestionali a diverse figure professionali interne all’azienda, riducendo il peso delle attività di training e formazione.

Dal racconto di Paola Pomi emerge il paesaggio di un sistema informativo “coltivato” con la stessa passione che Banfi riversa nelle vigne intorno al suo castello e alle vaste, moderne cantine realizzate pochi anni fa ai piedi della collina dove è appollaiato l’antico borgo di Poggio alle Mura, simbolo dell’azienda. «Ultimamente – riferisce Paola Pomi – abbiamo portato in Banfi la nostra soluzione verticale di business intelligence basata su Oracle BI ottimizzata per l’industria del Food&Beverage grazie all’esperienza maturata presso altri clienti. Prima ancora, la cantina aveva integrato la piattaforma Jde con un nostro modulo dipartimentale per la gestione del magazzino che utilizza un innovativo sistema a radiofrequenza». 

Quando con Paola Pomi ed Enrico Viglierchio scendiamo nella gigantesca “cave” dove il prezioso rosso subisce il suo lungo invecchiamento in botti di rovere (alcune delle quali hanno una capacità di 90 ettolitri), il general manager di Banfi indica le etichette che identificano ogni fusto con uno specifico bar code. I lettori laser che acquisiscono il codice trasmettono via radio queste informazioni al sistema centralizzato che gestisce le complesse attività di stoccaggio del vino “in divenire”. «Dopo la prima implementazione del nostro software di magazzino – interviene Paola Pomi – l’evoluzione tecnologica ha portato a nuove funzioni, specialmente nell’ambito della mobilità. Oggi, queste estensioni avvengono in genere per integrazione della piattaforma ERP secondo le logiche tipiche dei web service». Questo è particolarmente vero per le modalità proprie della sales force automation dove le funzioni dell’ERP vengono invocate, sottoforma di servizio, da applicativi esterni. «Servizi che permettono a noi di Sinfo One di non replicare moduli già pronti, aggiungendo funzionalità che non pesano eccessivamente sui sistemi del cliente e anzi rendono possibili nuove forme di integrazione. In questo senso, l’ambiente utilizzato da Banfi è stato esteso con sistemi di business process management che la piattaforma ERP sfrutta per attivare automaticamente determinati workflow, ricevendo alla fine le informazioni necessarie». In questa stessa ottica avviene l’integrazione del modulo per la logistica sviluppato da Sinfo One sulla sua piattaforma SiFides, sul gestionale JD Edwards.

Innovazione strategica

Proprio perché è convinta che innovare sia l’unica strada per il successo in un quadro congiunturale così competitivo (tanto più in settori presidiati da una imprenditorialità “di famiglia” e di lunga tradizione), Paola Pomi enfatizza le competenze acquisite da Sinfo One in materia di gestione dei processi, in particolare quelli orientati allo sviluppo di nuovi prodotti. «Dobbiamo supportare il cliente nell’individuare gli strumenti tecnici adeguati ma anche nel decidere quali cambiamenti adottare sul piano organizzativo. La soluzione risiede nel realizzare piattaforme tecnologiche che razionalizzano il cambiamento, evitando quel tipo di mutamento indifferenziato, “a pioggia”, per puntare sul cavallo vincente, sull’innovazione strategica». Nel Food&Beverage, chi vuole innovare deve presidiare diverse aree, dalla qualità al marketing, dalla commercializzazione ai nuovi prodotti. «Senza un solido project management, i nostri clienti rischierebbero di allungare a dismisura il time to market, in un ambiente in cui innovare non vuol dire solo rispettare il calendario dei lavori ma padroneggiare attività come la certificazione, il garantire la qualità delle materie prime, le informazioni sui valori nutrizionali. Per noi che crediamo nell’innovazione, il risultato più lusinghiero è incontrare clienti altrettanto motivati».

E la motivazione, insieme ai grappoli di pregiato sangiovese, è il motore che ha reso famose in Italia e in tutto il mondo le bottiglie di casa Banfi. Subentrando negli anni 60 nella gestione dell’attività commerciale del padre Giovanni, i due fratelli Mariani apprezzano già il vino italiano. La loro azienda di importazione, racconta Enrico Viglierchio, ripercorrendo una storia iniziata in un’epoca molto più ingenua rispetto gli attuali standard del Made in Italy enologico, ebbe un ruolo fondamentale nel far innamorare i consumatori americani del buon lambrusco. Questo primo successo induce John e Harry a diventare essi stessi produttori in Italia. «John – ricorda Viglierchio – conosceva Montalcino, era affascinato dal fenomeno Brunello che allora veniva già prodotto, ma era molto poco noto all’estero. Dobbiamo ricordare che nel 1967 a Montalcino, quarantadue produttori coltivavano settanta ettari di vigna. Oggi, ce ne sono duecentocinquanta su quasi tremila». La curva di notorietà si sovrappone con quella della crescita dell’azienda Banfi nel territorio del Brunello. I fratelli Mariani si sviluppano acquisendo i terreni da altri proprietari, fino a diventare uno dei produttori più importanti. Sui duemila e cento ettari complessivi coltivati a Brunello, Banfi ne possiede circa duecento. L’azienda dei Mariani ha un’estensione di quasi tremila ettari, un terzo dei quali coltivati a vigneti, anche con varietà non autoctone che Banfi sperimenta con successo sui suoi terreni.

La tradizione guarda avanti

Cinque anni dopo la fondazione, viene perfezionato anche l’acquisto del castello di Poggio alle Mura. Nonostante la proprietà americana e l’inconfondibile “taglio” dell’approccio manageriale utilizzato in un percorso di espansione degno di una corporate anglosassone, Viglierchio definisce Banfi «una azienda italiana al cento per cento» che da Montalcino controlla un’attività commerciale allargata a oltre sessanta nazioni. Da qui viene gestita anche la vendita dei vini prodotti nella tenuta piemontese. La struttura societaria è cambiata diverse volte, ma quello che Banfi ha completato quest’anno, affiancato dai consulenti Sinfo One, è stato concepito per dare al produttore toscano un assetto definitivo. «Il marchio Banfi – dice Viglierchio – è costituito da due aziende che hanno una unica proprietà, suddivisa paritariamente tra i due fratelli Mariani, ma del tutto indipendenti. Una gestisce tutte le attività agricole, l’altra si occupa della parte logistica e dell’hospitality. Questo ci ha permesso di semplificare molto la struttura organizzativa e focalizzarci maggiormente sulla produzione legata all’uva e al vino e sulle relazioni con i numerosi mercati esteri su cui siamo presenti».

La lunga collaborazione con Sinfo One si sviluppa, come si può intuire, da una naturale propensione all’innovazione. «Banfi – conferma Viglierchio – ha sempre saputo guardare avanti, favorendo un approccio pionieristico, di ricerca e sperimentazione. Persino nelle nostre cantine, che per l’impostazione tecnica sono addirittura futuristiche. Oggi, forse non è così, ma solo dieci o quindici anni fa se solo provavi ad accostare un concetto come l’informatica al vino ti avrebbero accusato di eresia. L’industria del vino è sempre stata tradizionalista, quasi oscurantista. Ma come dice un celebre enologo di Bordeaux, la tradizione non è altro che innovazione ben riuscita. Rispettarla non significa rimanere statici».

La curiosità nei confronti delle nuove tecniche gestionali ha sempre pervaso la cultura di impresa in casa Banfi, uno dei primi produttori vinicoli ad adottare un sistema di contabilità agricola per singolo appezzamento. Il primo esperimento di automazione delle procedure registrava solo l’output in termini di produzione, non le attività in input, ed era sviluppato in proprio. Malgrado la popolarità e l’interesse suscitati attualmente, Viglierchio sostiene che in quegli anni il mercato del vino veniva considerato troppo piccolo. «I grandi sviluppatori di software lo snobbavano: economicamente eravamo una goccia nel mare. E il settore era e resta molto specifico anche sul piano normativo. Noi però abbiamo sempre creduto molto nella tecnologia».

Affinità culturali

Quando viene in contatto con il suo attuale fornitore di tecnologie, Banfi è ancora legata a un’informatica decisamente “legacy”, che Viglierchio descrive come una «cacofonia di sistemi e programmi». Poi c’è l’incontro con Sinfo One. «E decidemmo di cogliere l’occasione per cambiare e razionalizzare tutto» – racconta Viglierchio. Fu un cambiamento complesso e stranamente la scelta della nuova piattaforma non era dettata solo da considerazioni di natura tecnica. Con Sinfo One, in realtà parlavamo lo stesso linguaggio: due aziende di matrice famigliare, un’intensa affinità culturale, la stessa mentalità. Senza tutto questo, una partnership tecnologica in genere dura poco». L’arrivo dell’ambiente JD Edwards, dei suoi moduli e le successive evoluzioni introdotte da Sinfo One portano secondo Viglierchio a una totale “riscrittura” di Banfi. «I sistemi informativi sono solo gli “stupidi” più bravi del mondo» – dichiara Viglierchio. «Sono le persone che devono dialogare in modo diverso e le barriere tra gli uffici devono crollare. Oggi, in Banfi tutto è integrato, l’ufficio spedizioni può mettere in evidenza problemi che sono molto più a monte». Secondo il direttore generale di Banfi, il nuovo sistema di contabilità agricola che entrerà in funzione con la prossima vendemmia consentirà di misurare il peso economico di ogni singolo acino di uva sangiovese che dà origine a uno dei vini più apprezzati del mondo. Potendo contare tra l’altro sul dominio di tutte le fasi del ciclo, dalla produzione agli agenti di vendita, nel pieno rispetto di un apparato normativo estremamente complesso.

«I tempi del vino, specie quando si tratta di Brunello, sono lunghi» – dice Enrico Viglierchio. Disporre di uno strumento che tiene una traccia anche storica di tutti i parametri di costo della materia prima, del ritorno delle attività svolte nei vigneti, filare per filare, ettaro per ettaro, è un’arma competitiva fortissima unita alla sapienza combinata della tradizione contadina e della scienza dell’enologia moderna.

La storia ormai decennale del progetto Banfi – dichiara Paola Pomi – è stata fondamentale anche per Sinfo One. «Molte delle procedure che abbiamo studiato e implementato qui a Montalcino possono essere adattate e replicate con successo con altri clienti». Grazie all’affinità culturale che ha reso non solo possibile, ma soprattutto duraturo e fruttuoso questo incontro di eccellenze, Banfi e Sinfo One dimostrano che le “chimiche” del vino e del software, in apparenza tanto distanti tra loro, possono funzionare in modo armonico, dando luogo all’inconfondibile bouquet del successo.

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Talenti, energia, idee. Sinfo One celebra i propri trent’anni parlando di innovazione https://www.datamanager.it/news/talenti-energia-idee-sinfo-one-celebra-i-propri-trent-anni-parlando-di-innovazione-56776.html Thu, 29 May 2014 13:01:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/talenti-energia-idee-sinfo-one-celebra-i-propri-trentanni-parlando-di-innovazione/ Per celebrare 30 anni di attività e sviluppo, Sinfo One promuove un convegno sull’innovazione nel business: “Talenti, energia, idee. Le innovazioni hanno radici profonde” è il titolo dell’evento che si svolgerà il prossimo 12 giugno, presso l’Auditorium Paganini di Parma. Un pomeriggio di stimoli e riflessioni intorno ai temi del management, delle sfide e dell’innovazione, […]

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Per celebrare 30 anni di attività e sviluppo, Sinfo One promuove un convegno sull’innovazione nel business: “Talenti, energia, idee. Le innovazioni hanno radici profonde” è il titolo dell’evento che si svolgerà il prossimo 12 giugno, presso l’Auditorium Paganini di Parma. Un pomeriggio di stimoli e riflessioni intorno ai temi del management, delle sfide e dell’innovazione, in cui si daranno appuntamento formatori, giornalisti e leader di aziende di successo, capaci di valorizzare talenti e dar vita alle idee.

Per festeggiare tre decenni di sviluppo e consulenza IT, Sinfo One, invece di spegnere le consuete candeline, sceglie di accendere il confronto, la formazione e le idee.

Nata a Parma nel 1984, nel cuore della Food Valley, fondata e guidata tuttora dalla famiglia Pomi, Sinfo One con un team di oltre 120 persone si occupa di sviluppo e system integration. Con forte specializzazione nel business alimentare, Sinfo One è consulente IT e partner strategico di importanti aziende nazionali ed internazionali.

Molte di queste realtà interverranno al convegno del 12 giugno e animeranno una tavola rotonda sui temi della velocità e dell’innovazione: un confronto stimolante tra rappresentanti di aziende attivamente coinvolte nella sfida del cambiamento: dal Consorzio Casalasco del Pomodoro, a Ilva Saronno, Calligaris, Perfume Holding, Cantine Banfi, LSI Acciai, KPI Snacks, Fiorucci Food e molti altri.

Perché un’azienda IT, dall’imprinting tecnico e operativo, sceglie di affrontare un tema come la cultura dell’innovazione, nelle sue implicazioni più ampie, dai processi organizzativi al management?

“La costante che ha accompagnato Sinfo One per 30 anni è la propensione ad essere innovativi. Innovatori per tradizione. – risponde Paola Pomi, vicepresidente e direttrice generale Sinfo One – Trent’anni di esperienza nell’IT per noi si traducono soprattutto nell’attitudine operativa a muoverci con competenza in un flusso in evoluzione continua, nell’identificare chiaramente i problemi e offrire la migliore soluzione, nel conoscere perfettamente l’esistente e immaginare accanto ai nostri Clienti quale sarà la prossima innovazione necessaria. Siamo convinti che “innovazione” sia la parola chiave, l’unica via con cui avere successo all’interno di scenari fortemente competitivi e in rapido cambiamento, per questo l’abbiamo messa al centro del nostro convegno e la condividiamo con aziende che sono perfettamente in sintonia con questa visione.

Sebbene Sinfo One sia un’azienda IT e implementi soluzioni software, non ci limitiamo a un approccio squisitamente tecnologico, ma la nostra partnership con le aziende coinvolge una visione organizzativa e di processo molto più ampia. Il valore non risiede nella tecnologia in sé, ma nella creazione di un percorso sostenibile verso l’innovazione di cui le tecnologie sono strumento.”

Non sorprende dunque che al convegno Sinfo One il tema dell’innovazione sia affrontato anche nei suoi aspetti direzionali, con relatori come Emilio Botrugno, consulente in direzione aziendale, Beppe Carella, che interverrà sul change management, moderati dal giornalista Michele Ciceri, da sempre interessato alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli di sviluppo.

Trent’anni di storia e una visione decisamente proiettata al futuro…

– Paradossalmente, serve esperienza per essere “giovani”. – conclude Paola Pomi – L’innovazione nasce dal know-how, dalle risorse investite, dalla formazione, dalla capacità di analisi… per questo abbiamo intitolato il convegno “l’innovazione ha radici profonde”, quelle che Sinfo One sviluppato in 30 anni di esperienza, di sfide, di soluzioni a fianco dei propri clienti. 

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Gestire la conoscenza https://www.datamanager.it/rivista/gestire-la-conoscenza-54605.html Wed, 19 Mar 2014 10:49:12 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/gestire-la-conoscenza/ Oggi, per le aziende è prioritario poter disporre di una struttura organizzativa e di processi flessibili per poter reagire in tempo reale agli stimoli del mercato. Questo comporta anche saper capire quali sono le leve tecnologiche abilitanti il business stesso. Serve supportare organizzazione e processi con sistemi informativi in grado di fare una sintesi congruente […]

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Paola Pomi, direttore generale Sinfo One ceoOggi, per le aziende è prioritario poter disporre di una struttura organizzativa e di processi flessibili per poter reagire in tempo reale agli stimoli del mercato. Questo comporta anche saper capire quali sono le leve tecnologiche abilitanti il business stesso. Serve supportare organizzazione e processi con sistemi informativi in grado di fare una sintesi congruente dell’enorme mole di dati, strutturati e non, che le investe ogni giorno, permettendo al management di prendere decisioni rapide e vincenti sempre e dovunque. Serve in sostanza gestire la conoscenza.

I più avanzati studi sulle performance aziendali evidenziano che è proprio la gestione della conoscenza uno degli elementi fondamentali da cui deriva l’incremento della redditività delle imprese. Cresce allora l’importanza di strumenti e procedure per la gestione delle informazioni.

La tecnologia supporta questa esigenza con soluzioni che rendono più facile e meno dispendiosa la ricerca di informazioni, abbattendo le barriere spazio-temporali e facilitando la comunicazione, formale e informale, dentro e fuori l’azienda, a tutti i livelli.

Il patrimonio della conoscenza, governato da sistemi informativi di ultima generazione, è uno scrigno di competenze ed esperienze, di nozioni e informazioni che possono essere trasmesse dai singoli all’intera struttura, e viceversa.

Il fatto che la tecnologia abbia superato le barriere fisiche dell’azienda – ormai si parla di azienda estesa – rende inoltre indispensabile incrementare la collaborazione lungo tutta la filiera d’appartenenza grazie a soluzioni e tecnologie basate sui paradigmi del Web 2.0, vale a dire unified communication & collaboration, enterprise content management, social networking, senza dimenticare la mobility, fenomeno che ormai sta entrando prepotentemente nel mondo enterprise e che richiede una capacità di analisi e sintesi ancora maggiore, visto che su smartphone e tablet devono arrivare, al momento giusto, solo le informazioni che servono.

Per esempio, Gartner ha rilevato che gli strumenti standard di business intelligence sono utilizzati da meno del 30% degli utenti potenziali. Questo perché i metodi tradizionali di BI sono spesso difficili da usare e forniscono risposte lente o contenuti di scarsa rilevanza. Da questo punto di vista, la diffusione di tecnologie e strumenti mobile e tecnologie BYOD permette alla BI di emergere raggiungendo un numero maggiore di utenti. Facilita inoltre l’accesso a dati ben integrati e l’analisi delle informazioni per gestire prestazioni e assumere decisioni.

La vera intelligence quindi – soprattutto nel mobile – è la capacità di sintesi. Una qualità che consiste nel mettere a disposizione indicatori di business velocemente e facilmente utilizzabili.

Ecco allora, che un’efficace strategia mobile diventa il motore che permette la circolazione, da una parte di informazioni molto strutturate – all’interno di una BI di massima sintesi – e dall’altra di informazioni destrutturate, che fanno riferimento a strumenti di content management mobile.

Emerge – però – quanto sia importante interpretare al meglio le esigenze di ogni singola azienda, solo così è possibile implementare Kpi sintetici e significativi. Per raggiungere la necessaria capacità di sintesi sono necessarie competenze non facilmente reperibili sul mercato: specialisti in grado di affiancare la conoscenza approfondita del business del cliente, le informazioni e la capacità di dominare le applicazioni più aggiornate e innovative presenti sul mercato. 

 

Paola Pomi, direttore generale Sinfo One

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