Paolo Storti – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:42:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Paolo Storti – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 ZeXtras Suite, i numeri del successo https://www.datamanager.it/2014/12/zextras-suite-i-numeri-successo/ Mon, 15 Dec 2014 14:21:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66588 Sono passati più di tre anni dal lontano giugno 2011, quando sul mercato è arrivata la prima versione di ZeXtras Suite, l’estensione per Zimbra Collaboration Suite che ha rivoluzionato il mondo degli utilizzatori di Zimbra Rendendo disponibile agli utenti Zimbra Open Source Edition funzionalità di classe enterprise, con caratteristiche uniche e nettamente superiori rispetto alla […]

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Sono passati più di tre anni dal lontano giugno 2011, quando sul mercato è arrivata la prima versione di ZeXtras Suite, l’estensione per Zimbra Collaboration Suite che ha rivoluzionato il mondo degli utilizzatori di Zimbra

Rendendo disponibile agli utenti Zimbra Open Source Edition funzionalità di classe enterprise, con caratteristiche uniche e nettamente superiori rispetto alla versione commerciale di Zimbra e a ogni possibile script disponibile sul mercato, ZeXtras ha segnato nuovi standard di eccellenza.

ZeXtras è l’unica ad aver reso possibile un backup in tempo reale che garantisce la possibilità di non perdere alcun dato, di integrare ogni dispositivo mobile nativamente con la suite di collaborazione per gestire in semplicità calendari, rubriche e posta, il tutto in modalità push.

 

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Ha inoltre introdotto la diffusissima ZeXtras CHAT che consente agli utenti di relazionarsi in modo più veloce e informale, grazie a una chat integrata nell’interfaccia di Zimbra, accessibile anche da client xmpp standard e utilizzabile sul proprio dispositivo mobile.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche che rendono unica e inimitabile ZeXtras Suite e che hanno consentito di conquistare un mercato molto ampio nel mondo, pari a più di cinque milioni di utenti, guadagnando la fiducia di più di duemila clienti tra cui agenzie governative di alto livello nel mondo, nonché importanti università e istituti di ricerca. Un altro importante traguardo raggiunto da ZeXtras, unico nel suo genere, è il tasso di rinnovo di oltre il 95 per cento che sancisce, in modo inequivocabile, la qualità del prodotto e la fiducia che questo si è guadagnato sul mercato.

Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

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Più libertà e potenza https://www.datamanager.it/2014/11/liberta-potenza/ Thu, 20 Nov 2014 09:38:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64290 Con l’Italian Summit 2014, ZeXtras consolida il successo. ZeXtras Suite è il più potente e diffuso prodotto per la gestione enterprise di infrastrutture Zimbra anche in Italia ZeXtras Suite – l’estensione professionale per Zimbra Open Source con le numerose funzionalità enterprise come l’unico backup caldo in tempo reale con demoltiplica e compressione – porta Zimbra […]

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Con l’Italian Summit 2014, ZeXtras consolida il successo. ZeXtras Suite è il più potente e diffuso prodotto per la gestione enterprise di infrastrutture Zimbra anche in Italia

ZeXtras Suite – l’estensione professionale per Zimbra Open Source con le numerose funzionalità enterprise come l’unico backup caldo in tempo reale con demoltiplica e compressione – porta Zimbra Open Source al vertice dei prodotti di posta e collaborazione per sicurezza e funzionalità.

A consolidare questo enorme successo, contribuisce anche il modulo mobile che, attraverso l’ultima versione del protocollo Activesync, consente la sincronia push di posta, calendari e contatti con tutti i cellulari, garantendo anche l’uso delle ultime tecnologie di provisioning e di remote management dei dispositivi. Completano le potenzialità, i moduli di amministrazione distribuibile, la gestione multistorage con demoltiplica e compressione oltre al modulo ZeXtras Chat che integra in Zimbra un sistema di instant messaging, fondamentale per molte organizzazioni e attualmente non disponibile in nessuna altra versione di Zimbra.

A conferma di questi importanti risultati, sulla base di un recente studio effettuato su un campione di più del 50% delle pubbliche amministrazioni italiane, risulta che chi ha scelto Zimbra ha optato per le seguenti versioni: Network (10%), Open Source (32%), Open Source+ ZeXtras (58%).

open source

 

La rete dei Partner

Giunti ormai alla soglia dei 5 milioni di utenti nel mondo, ZeXtras ha deciso di focalizzare la sua attenzione sulla rete dei partner organizzando degli eventi gratuiti per le aziende del settore nella sua nuova sede in centro a Milano; il primo si è svolto con grande successo il 29 ottobre, con lo scopo di presentare la soluzione sotto ogni aspetto, non solo commerciale, ma soprattutto tecnico grazie alle due sessioni di formazione su installazione e utilizzo.

Mercato in crescita

Con più di mezzo milione di licenze e rispetto a una crescita media internazionale superiore al 50% annuo, l’Italia è il quarto mercato mondiale per ZeXtras, evidenziando una crescita nettamente superiore alla media. La sfida per i prossimi anni è quella di puntare a portare l’Italia al primo posto come mercato di riferimento per ZeXtras Suite.

Per raggiungere questo stimolante obiettivo, ZeXtras ha deciso di puntare su un canale di specialisti che già lavorano con la soluzione Zimbra e coinvolgendo anche tutti quelli che vogliono iniziare a farlo.

Gli ZeXtras Summit sono solo uno dei modi per fornire supporto e formazione – sempre a titolo gratuito – ai partner che decideranno di scommettere sul “cavallo vincente”.

Potenzialità di sviluppo

Il mercato Zimbra in Italia ha una potenzialità di sviluppo enorme, soprattutto nel mondo delle PMI che rappresentano la quasi totalità e che richiedono soluzioni di nuova generazione con sempre più particolare attenzione al budget. La valutazione da effettuare ora è quella della versione di Zimbra da scegliere. Le opzioni si dividono tra Zimbra in versione Commerciale, Zimbra in versione Open Source oppure Zimbra Open Source in aggiunta a ZeXtras Suite. Quest’ultima soluzione consente di avere il più elevato livello di funzionalità al prezzo più conveniente e questo spiega, in modo inequivocabile, il motivo del successo rispetto alle alternative.

Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

 

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Zimbra GPL https://www.datamanager.it/2014/10/zimbra-gpl/ Fri, 10 Oct 2014 14:03:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62767 Si apre un mondo di possibilità alla portata di tutti Il periodo tra la fine di agosto e gli inizi di settembre ha riservato una grande quantità di novità e sorprese per il mondo degli utilizzatori di Zimbra. La più evidente è il rilascio della versione 8.5, la prima e attesissima, della nuova gestione di […]

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Si apre un mondo di possibilità alla portata di tutti

Il periodo tra la fine di agosto e gli inizi di settembre ha riservato una grande quantità di novità e sorprese per il mondo degli utilizzatori di Zimbra. La più evidente è il rilascio della versione 8.5, la prima e attesissima, della nuova gestione di Zimbra Inc.

Tra le novità tecniche e non solo, segnaliamo l’inizio del progetto per la gestione del client web con la modalità offline, resa disponibile dai nuovi browser e dalle tecnologie html5.

Ma la più grande rivoluzione ci viene riservata dal cambio di licenza del prodotto!

Zimbra è un prodotto dual-license, distribuito sia in versione commerciale-proprietaria sia in versione Open Source. Fino alla versione 8, la licenza applicata era la ZPL (Zimbra Pubblic License),in altre parole una MPL (Mozilla Pubblic License) modificata per garantire ulteriori diritti all’azienda.

Questa discussa licenza non è mai stata iscritta nell’elenco delle licenze “OSI” in quanto non è mai stata ritenuta una licenza Open Source completamente aderente alla definizione.

Oggi, dalla versione 8.5 di Zimbra, il core sarà rilasciato sotto licenza GPLv2, mentre la parte di interfaccia, sotto CPAL v1, per riservarsi l’ulteriore diritto di attribuzione.

La scelta in questo caso ha varie interpretazioni e vari risvolti per gli utenti di Zimbra.

Chi vuole pensare male rispolvererà il discorso che la precedente ZPL – utilizzata da Zimbra stessa nel suo progetto – non era compatibile con la maggior parte del codice Open Source di terze parti; o che si tratta solo di una strategia di marketing per dare l’impressione di essere “veramente Open” dopo un periodo di governo VMware in cui la versione Open Source di Zimbra veniva spacciata come la “versione di prova”.

Chi, come me invece, crede nei risvolti positivi, guarderà solo alle opportunità di questo cambiamento.

Passando alla GPL, si apre un mondo di possibilità a terzi per espandere, integrare e migliorare il prodotto, nella sua versione Open Source.

A tutti ormai è noto l’enorme successo avuto da ZeXtras con ZeXtras Suite, il prodotto che espande Zimbra Open Source con funzionalità enterprise come backup a caldo, mobile push, hsm, chat, junior admin e altro ancora. Ora questa possibilità, prima riservata a poche aziende con ingenti capitali da investire in ricerca e sviluppo, si espande a tutti grazie alla nascita di OpenZAL, in contemporanea al rilascio di Zimbra 8.5. OpenZAL è un layer di astrazione per Zimbra Collaboration che consente a tutti di scrivere facilmente estensioni o integrazioni di Zimbra senza preoccuparsi della compatibilità con le versioni passate e future.OpenZAL mette a disposizione una serie di API per integrarsi a ogni livello e con ogni versione di Zimbra occupandosi di mantenere coerenza e compatibilità con tutte le versioni, dalla 6.0.7 all’ultima disponibile.Si tratta di una pietra miliare per gli sviluppatori di integrazioni per Zimbra che prima dovevano compilare in decine di versioni differenti e rincorrere le modifiche introdotte mensilmente nel codice.

OpenZAL distribuito sotto licenza GPLv2 è un progetto nato e finanziato da ZeXtras che ha riversato quattro anni di know-how nell’integrazione con Zimbra per favorire la nascita e lo sviluppo di un ecosistema di estensioni e integrazioni che rendano Zimbra Collaboration sempre più completo e integrato grazie alle comunità di sviluppatori di progetti Open Source.

Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

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Perchè la PA non può usare Gmail? https://www.datamanager.it/2014/09/perche-pa-non-puo-usare-gmail/ Fri, 05 Sep 2014 10:13:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60166 La questione della privacy e la moneta di scambio delle informazioni nella società dei dati A cura di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti Cos’è la privacy e quali principi è necessario rispettare? Chi e perché deve rispettare la normativa sulla privacy? Sono alcune delle domande a cui risponde il D.L. n.196/2003 che fornisce inoltre […]

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La questione della privacy e la moneta di scambio delle informazioni nella società dei dati

A cura di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

Cos’è la privacy e quali principi è necessario rispettare? Chi e perché deve rispettare la normativa sulla privacy? Sono alcune delle domande a cui risponde il D.L. n.196/2003 che fornisce inoltre valide indicazioni sulla protezione dei dati per tutte quelle realtà pubbliche e non, che intendono esternalizzare alcuni servizi informatici o adottare nuovi modelli organizzativi. Particolarmente interessato all’argomento è il servizio di gestione della posta elettronica che vede sempre più soluzioni affacciarsi nel mercato.

Ma allora, qual è il prezzo della privacy? La risposta ci arriva da Carlo Piana, avvocato ed esperto di diritto delle nuove tecnologie e fondatore di Array (network di legali specializzati in ICT Law) in collaborazione con Simone Aliprandi, anch’egli avvocato e con all’attivo un dottorato di ricerca in Società dell’informazione.

Privacy come moneta di scambio? – «La privacy – spiegano entrambi – è un tema non da poco, dato che i dati e le informazioni che riguardano la vita delle persone sembrano essere il bene di scambio per eccellenza nel mercato dei servizi Internet. Pensare che servizi come Facebook e Gmail siano gratuiti per il semplice fatto che non richiedono una transazione monetaria è una delle grandi ingenuità dei nostri tempi. La forza di questo modello non è tanto infilare dei banner pubblicitari nei siti (che a ben vedere è alla portata di tutti), quanto far apparire il banner giusto, alla persona giusta, nel momento giusto e nelle modalità giuste. E per fare questo devi sapere davvero tante cose sui tuoi singoli utenti».

Ma come si fa a farsi dare tutte queste informazioni dagli utenti? Secondo Carlo Piana e Simone Aliprandi, la cosa è semplice. «Basta offrire un servizio estremamente “cool” e dichiarare che è gratis. E basta che i potenziali utenti clicchino su “accetta” alla fine di un lungo e noioso testo in linguaggio “legalese” scritto a corpo 4. Si chiama libertà di autodeterminazione, cioè quel principio che permette a individui adulti e nel pieno delle loro facoltà di disporre dei loro diritti e dei loro beni. Il gioco è fatto».

In questo scenario, si inseriscono alcuni casi in cui la libertà di scelta dell’utente è ancor più complessa. Uno dei casi più “mastodontici” è tornato di recente agli onori della cronaca con la migrazione di molti atenei italiani dal loro vecchio sistema di posta elettronica a Gmail, aderendo all’offerta educational predisposta specificamente per scuole e università.

«A rendere ancora più delicata la questione – fanno notare Piana e Aliprandi – è il fatto che in casi del genere, la privacy in gioco non è quella di privati cittadini, ma quella di utenti di un pubblico servizio, i quali da un momento all’altro, senza molta possibilità di scelta e con pochi giorni di preavviso, trovano la loro vecchia casella email universitaria convertita in una casella Gmail. La decisione è stata presa nei piani alti dell’ateneo e presentata agli utenti a giochi fatti. Non siamo quindi di fronte a un individuo che liberamente cede la sua privacy in cambio di un servizio gratuito, ma di un ente pubblico (sostenuto anche e soprattutto dalle tasse versate dagli utenti stessi) che cede la privacy dei suoi utenti a un soggetto privato».

Come uscirne? -Alcuni suggeriscono che basterebbe fare una gara a evidenza pubblica per raccogliere e confrontare le offerte di vari fornitori di servizi mail. Certo, in linea di principio è così, ma i due esperti fanno notare che la gara dovrebbe avere tra i suoi parametri di valutazione principali anche le policy sulla privacy.

E a ben vedere – come spiegano Carlo Piana e Simone Aliprandi – se si tira in ballo la privacy (e qui non vedo come si possa farne a meno) «bisogna farlo seriamente, considerando tutte le sue sfaccettature e tutte le regole poste per la sua salvaguardia: dalla nomina del responsabile del trattamento, a una piena informativa dei soggetti a cui verrà dato accesso ai dati, dal confinamento dei dati all’interno dell’Europa, all’effettiva possibilità di ottenerne la cancellazione e anonimizzazione definitiva. Queste regole, come sappiamo, sono ben più stringenti in ambito europeo piuttosto che in ambito statunitense; ciò nonostante, i soggetti Usa devono tenerne conto quando operano nell’Unione europea. Che questi soggetti non conoscano o facciano finta di non conoscere queste norme è un conto; ma che anche le istituzioni pubbliche locali (come nel caso descritto le università) concedano loro di agire così indisturbate è tutt’altra faccenda».

[ L’intervista è tratta da un articolo di MySolution Post pubblicato sotto licenza CC-by-sa nella rubrica dell’avv. Carlo Piana in collaborazione con l’avv. Simone Aliprandi ]

 

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LibreOffice nella PA https://www.datamanager.it/2014/07/libreoffice-pa/ Fri, 11 Jul 2014 16:00:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57895 Dieci motivi per scegliere il risparmio, l’accessibilità e la qualità delle soluzioni open Di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti In questo numero vogliamo parlare di produttività individuale Open Source e in particolare del software LibreOffice. Nato nel 2011 dal fork del vecchio progetto OpenOffice.org, oggi LibreOffice conta numeri importanti, sia come utilizzatori sia come […]

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Dieci motivi per scegliere il risparmio, l’accessibilità e la qualità delle soluzioni open

Di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

In questo numero vogliamo parlare di produttività individuale Open Source e in particolare del software LibreOffice. Nato nel 2011 dal fork del vecchio progetto OpenOffice.org, oggi LibreOffice conta numeri importanti, sia come utilizzatori sia come sviluppatori e contributi apportati al software.

Negli ultimi 12 mesi, sono stati circa 320 gli sviluppatori che hanno apportato oltre 26mila modifiche al codice di LibreOffice.

In Europa, la suite LibreOffice è utilizzata da strutture di primaria importanza come: il governo francese con 15 ministeri (e 500mila utenti), la regione di Valencia in Spagna (con 120mila utenti), il ministero della Difesa in Olanda (con 45mila utenti), il sistema degli ospedali di Copenhagen (con 25mila utenti) e il comune di Monaco di Baviera (con 15mila utenti). Questo, per parlare solo dei progetti di maggiori dimensioni.

Questi importantissimi risultati si sono ottenuti grazie alla compatibilità con tutti i sistemi operativi: Microsoft Windows, GNU/Linux e Apple OSX e ha come primo evidente vantaggio quello di eliminare i costi d’acquisto di licenza software, vantaggio che, in ottica spending review è sicuramente non trascurabile non solo per un privato o un’azienda ma soprattutto per un ente pubblico.

PANORAMA ITALIANO

Per quanto riguarda la situazione italiana, vanno inoltre considerati alcuni fattori specifici come l’art. 68 del CAD e la circolare 63/2013 dell’AgiD che impongono agli enti di selezionare e preferire prodotti Open Source, ma soprattutto, l’articolo 52 del CAD che impone a tutte le pubbliche amministrazioni l’utilizzo di formati aperti per lo scambio dei documenti. Questi sono solo alcuni dei vantaggi che nel mondo stanno portando sempre più utilizzatori a scegliere di usare la suite LibreOffice per la propria attività; scelta guidata da motivazioni e valori sia etici sia economici, sempre con la certezza di poter disporre del prodotto con il maggior supporto di formati al mondo che può contare sul maggior numero di sviluppatori a garanzia del suo imponente sviluppo.

Nella pubblica amministrazione italiana, si è visto il passaggio a LibreOffice di molti enti, tra i quali – solo per citarne alcuni – troviamo: le province di Bolzano, Cremona, Macerata e Milano; i comuni di Este, Padova, Piacenza, San Benedetto del Tronto, Scandiano, Spotorno e Todi; i comuni dell’Alto Adige e l’azienda sanitaria locale di Bolzano oltre a tutte quelle attualmente in corso di passaggio alla soluzione.

MIGRAZIONE E FORMAZIONE

Nel 2013, Studio Storti, unica azienda italiana, è entrata nell’Advisory Board di LibreOffice e ha creato la divisione specifica che garantisce agli enti un processo professionale, certo e certificato per la migrazione e la formazione. Tale divisione è composta dal personale più qualificato esistente in Italia con esperienza pluriennale sulla migrazione di PA a LibreOffice e, grazie ad accordi con i soggetti leader della community LibreOffice, assicura il massimo supporto possibile per soddisfare ogni necessità nei vari livelli di servizio proposti: progettazione, migrazione, formazione, deployment, assistenza, helpdesk, bugfixing, custom build.

 

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Non è più tabù. O quasi… https://www.datamanager.it/rivista/non-pi-tab-o-quasi-56357.html Mon, 19 May 2014 11:06:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/non-e-piu-tabu-o-quasi/ L’Open Source si fa strada nei processi della pubblica amministrazione e inizia ad avere importanti fondamenta normative di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti Dal 2005, anno in cui entra in vigore il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), fino alla pubblicazione della circolare n. 63/2013 che detta le linee guida per la valutazione comparativa prevista dall’art. […]

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L’Open Source si fa strada nei processi della pubblica amministrazione e inizia ad avere importanti fondamenta normative

di Paolo Storti, amministratore di Studio Storti

Paolo Storti, amministratore di Studio StortiDal 2005, anno in cui entra in vigore il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), fino alla pubblicazione della circolare n. 63/2013 che detta le linee guida per la valutazione comparativa prevista dall’art. 68, i prodotti Open Source hanno raggiunto una maturità tecnica e una diffusione tali da renderli spesso leader del loro settore. Anche l’attuale situazione economica ha giocato un ruolo importante: la crescente necessità di ridurre i costi strutturali e la necessità di lavorare con standard aperti, hanno portato finalmente i legislatori a dettare regole per standardizzare il processo di selezione del software da parte della PA.

In base all’ultima versione del CAD, esiste l’obbligo di effettuare una valutazione comparativa tecnico-economica tra soluzioni proprietarie e software libero o a codice sorgente aperto e – solo nell’impossibilità, debitamente motivata – ad accedere a soluzioni Open Source o riusabili, è giustificata l’acquisizione di software proprietari.

L’art. 68 del CAD infatti sancisce che “le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi nel rispetto dei principi di economicità e di efficienza, tutela degli investimenti, riuso e neutralità tecnologica, a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato: software sviluppato per conto della pubblica amministrazione; riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione; software libero o a codice sorgente aperto; software fruibile in modalità cloud computing; software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso; software combinazione delle precedenti soluzioni”.

Utilizzare un prodotto Open Source vuol dire svincolarsi dal costo di licenza per l’utilizzo di un software e, nel rispetto delle normative sulle licenze d’uso del prodotto, ne permette la ridistribuzione, la personalizzazione o l’integrazione con software di terze parti.

Taglio dei costi

Per la PA, l’Open Source permette un taglio delle spese correnti imputate a bilancio: elimina il costo di licenza per il regolare utilizzo dei prodotti informatici e ne riduce i costi di supporto che naturalmente anche il software Open Source richiede per sfruttarlo al meglio.

A differenza dei prodotti proprietari, l’aggiornamento di un software Open Source non richiede ulteriori costi aggiuntivi offrendo il vantaggio di utilizzare un prodotto sempre al passo con i tempi.

E’ chiaro che per la PA, utilizzare un software libero significa adempiere alla normativa vigente, fornire al cittadino dei formati aperti e consultabili, risparmiare denaro pubblico, creare e mantenere posti di lavoro e sviluppare l’indotto, ciò consente di rimettere in circolo le risorse investite avvalendosi di professionalità locali di eccellenza, e creando così anche un ritorno in tassazione e PIL.

Questo però va fatto con l’attenzione e la consapevolezza di quanto offre il mercato e nel rispetto della normativa, per fare scelte mature e consapevoli senza incorrere in “errori” come nel caso citato dalla circolare 6 dicembre 2013 n.63 che al punto 4.1.1 specifica che “possono appartenere alla famiglia dei software proprietari anche alcuni applicativi nominalmente dichiarati liberi, quali ad esempio MySQL, Zimbra, Alfresco. Infatti i titolari del copyright di questa tipologia di software, anche se rilasciato sotto condizioni copyleft, quindi di software libero, possono distribuirli con una doppia licenza, di cui una proprietaria e una di software libero. La licenza proprietaria è legata tipicamente ai livelli garantiti di assistenza, oppure alla possibilità di includere il prodotto in opere derivate altrettanto proprietarie (opzione che sarebbe esclusa se si facesse affidamento sulla licenza copyleft)”.

Da questa importante dichiarazione si evince chiaramente che la versione proprietaria di un software come Zimbra va trattata come un normale software proprietario e vi si deve quindi preferire per norma la versione Open Source, eventualmente corredata da prodotti e servizi che ne completino le funzionalità ove richieste e/o mancanti.

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Studio Storti. L’open source nella PA diventa realtà https://www.datamanager.it/rivista/studio-storti-l-open-source-nella-pa-diventa-realt-55502.html Thu, 17 Apr 2014 13:47:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/studio-storti-lopen-source-nella-pa-diventa-realta/ Il contesto normativo non solo stimola l’adozione di soluzioni open source nella PA ma lo impone: un’evoluzione che si rivela strategica per ogni ente   Finalmente dopo molti anni in cui se ne parla, il software open source è entrato nella pubblica amministrazione e si contano già numerosi casi di successo che oltre a consentire […]

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Il contesto normativo non solo stimola l’adozione di soluzioni open source nella PA ma lo impone: un’evoluzione che si rivela strategica per ogni ente

 

Paolo Storti fondatore di Studio StortiFinalmente dopo molti anni in cui se ne parla, il software open source è entrato nella pubblica amministrazione e si contano già numerosi casi di successo che oltre a consentire ingenti risparmi economici, garantiscono allo stesso tempo anche miglioramenti in termini di efficacia ed efficienza. Ne abbiamo parlato con Paolo Storti, fondatore di Studio Storti (www.studiostorti.com), società leader in questo segmento di mercato, che a partire dal prossimo numero racconterà l’evoluzione di questo mondo in una rubrica dedicata.

 

Data Manager: Qual è lo stato dell’arte dell’adozione del software open source nella PA?

Paolo Storti: In questi ultimi anni, abbiamo assistito a una modifica sostanziale dell’approccio al mondo open source da parte delle pubbliche amministrazioni italiane.

Nel 1997, quando iniziai a occuparmi di questa tematica e fino ai primi anni 2000, l’approccio era orientato a una visione di tipo sperimentale e pionieristico, e onestamente anche l’offerta del tempo era classificabile come tale. Vi erano molti progetti molto ben strutturati e tecnicamente validi, ma con una scarsa attenzione all’esperienza utente e alla semplicità di utilizzo che rimanevano prerogative del software commerciale, relegando il mondo dell’open source ai soli tecnici.

Nella seconda metà degli anni 2000, è iniziata la vera rivoluzione dell’offerta open source orientata a creare prodotti non solo paragonabili ai simili prodotti commerciali, ma puntando spesso a superarli in funzionalità e in semplicità di utilizzo. Anche in questa fase – però – l’attenzione è stata troppo puntata sulla gratuità del software, spingendo il concetto di “Free Software” come software gratuito, insinuando così spesso anche il dubbio di una sua più scarsa qualità.

Il grosso obiettivo raggiunto oggi dal software open source nelle PA è quello di riuscire a passare inosservato o “dato per scontato”. Questa fase quindi segna la fine dell’era dei tecnici e l’inizio di un approccio orientato all’utente che l’utente stesso vive con naturalezza.

La normativa italiana è adeguata?

Il periodo che stiamo vivendo è ricco di fermento e di interesse attorno al tema delle soluzioni open source con la presa di posizione anche delle istituzioni, un pò per la raggiunta maturità del mercato e dell’offerta e un pò per le stringenti politiche di spending review in cui ci troviamo.

Il Codice dell’Amministrazione Digitale, già in vigore dal 2005 e rafforzato nel 2012 dal governo Monti, chiarisce come la scelta di prodotti open source sia obbligatoriamente da preferire alle soluzioni proprietarie. Il concetto è approfondito anche dall’Agenzia per l’Italia Digitale che ha emanato una circolare (63/2013) in cui definisce come debba essere fatta la comparazione tra le soluzioni.

L’unico problema che posso riportare in questo periodo è legato alla disponibilità del software stesso. In alcuni campi, il software open disponibile è di alta qualità, fortemente presente, referenziato e ottimamente assistito da aziende e community. Di contro, in alcuni campi applicativi completamente scoperti è presente un’offerta non paragonabile per qualità o supporto alle equivalenti commerciali.

Qual è la situazione del mercato?

Il mercato delle soluzioni open source ha una storia travagliata e – negli anni passati – abbiamo assistito alla rincorsa di prodotti proprietari allo scopo di dimostrarne almeno l’equivalenza tecnica e la convenienza economica. Oggi, la situazione è capovolta, la superiorità tecnica in molti campi è certificata e la sua preferibilità da un punto di vista normativo è chiara pur mantenendo sempre un profilo di costo complessivo nettamente più conveniente. Il punto più spinoso di questo mercato è la polverizzazione della sua offerta in una miriade di micro società locali con poca focalizzazione e scarse risorse. Gli ultimi dati disponibili evidenziano – infatti – come, più del 95% dell’offerta, sia effettuata da società con meno di cinque addetti. Studio Storti si posiziona come caso di particolare interesse in quanto si può far forte di una serie di record assoluti: opera solo nel settore dell’open source per la pubblica amministrazione da più di 15 anni; è specializzata solo su tre aree di business ben definite; è la più grande azienda italiana nel settore dell’open source per la pubblica amministrazione sia come numero di addetti sia come numero di clienti; gestisce soluzioni open source per più di 300 enti pubblici in Italia.

 

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