Pentagono – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 08 Jun 2018 13:55:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Pentagono – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il programma del Pentagono per trovare missili nucleari nascosti https://www.datamanager.it/2018/06/il-programma-del-pentagono-per-trovare-missili-nucleari-nascosti/ Fri, 08 Jun 2018 18:30:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149182 Si basa sull’AI il software avanzato che l’organo militare USA sfrutta per scovare armi a lungo raggio e colpirle prima della partenza Che l’esercito statunitense faccia grande uso della tecnologia non è una novità. Che l’Intelligenza Artificiale giochi un ruolo di primo piano in tale settore è oltremodo comprensibile anche se non sempre chiaro nei […]

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Si basa sull’AI il software avanzato che l’organo militare USA sfrutta per scovare armi a lungo raggio e colpirle prima della partenza

Che l’esercito statunitense faccia grande uso della tecnologia non è una novità. Che l’Intelligenza Artificiale giochi un ruolo di primo piano in tale settore è oltremodo comprensibile anche se non sempre chiaro nei termini e contesti. Stando a un report della Reuters, negli anni l’AI a scopo difensivo ha preso sempre più piede negli organi della U.S. Army, anche per scopi particolari, come l’individuazione di missili nucleari nascosti, la loro localizzazione ed eventuale abbattimento, prima di un possibile lancio. Casualità che sinora non si è mai verificata ma che resta in piedi date le minacce periodiche che arrivano da paesi come l’Iran e la Corea del Nord.

In cosa consiste

Ma come funziona la tecnologia AI in dotazione ai reparti specializzati USA? La metodologia potrebbe essere connessa a Project Maven, un’iniziativa volta a scovare con algoritmi avanzati il posizionamento dei droni nemici, studiando i loro percorsi abituali. Più o meno allo stesso modo, il programma di Intelligenza Artificiale sarebbe in grado di prevedere la localizzazione dei missili, in particolar modo quelli nordcoreani. Una persona che ha familiarità con il progetto ha riferito l’intenzione di Washington di monitorare costantemente la situazione a Pyongyang, vista la possibilità di missili nucleari nascosti in tunnel, foreste e persino caverne naturali, zone entro cui non si sospetterebbe tale armamento.

Ci sono pochi dettagli circa la ricerca di missili con l’AI, ma un funzionario degli Stati Uniti ha detto alla Reuters che un prototipo era già stato testato internamente in passato. Lo sviluppo si deve, in gran parte, alle imprese finanziate dall’In-Q-Tel, fondo di venture capital dell’Intelligence USA. Per portare avanti l’attività, il progetto sfrutta il cloud della community dei servizi segreti, che legge dati e informazioni dai diversi sensori dislocati in tutto il mondo, compresi radar in grado di analizzare ambiente dall’alto “rumore” di fondo, come tempeste e fitte boscaglie. Infine, i documenti spulciati dall’agenzia giornalistica contengono varie indicazioni sull’obiettivo 4+1 che, nell’accezione del Pentagono, racchiude le operazioni che riguardano la Cina, la Russia, l’Iran e la Corea del Nord.

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Il Pentagono vuole vederci chiaro dopo lo scandalo Strava https://www.datamanager.it/2018/02/pentagono-vuole-vederci-chiaro-lo-scandalo-strava/ Thu, 01 Feb 2018 14:26:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140086 L’app per il fitness ha rivelato i percorsi seguiti dai militari nei loro allenamenti, svelando potenziali basi segrete. Ora si passano al setaccio tutte le app che condividono dati dallo smartphone Il caso Strava è emblematico di quanto la condivisione dei dati possa rappresentare un problema sia per gli utenti comuni che per gli appartenenti […]

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L’app per il fitness ha rivelato i percorsi seguiti dai militari nei loro allenamenti, svelando potenziali basi segrete. Ora si passano al setaccio tutte le app che condividono dati dallo smartphone

Il caso Strava è emblematico di quanto la condivisione dei dati possa rappresentare un problema sia per gli utenti comuni che per gli appartenenti a organi e istituzioni. Una semplice app per il fitness, grazie allo sharing automatico dei percorsi via GPS e reti mobili, ha permesso di costruire una mappa con gli spostamenti periodici dei militari, durante le sedute di allenamento. La cartina è un documento privilegiato per chi intende scovare basi e installazioni USA segrete, visto che su di essa sono tracciati spostamenti finora sconosciuti, perché inscritti in aeree teoricamente desertiche. E invece no, con molta probabilità, i punti A e B toccati di volta in volta dai ragazzi partono, finiscono o passano per zone controllate dall’Army, così da assicurare il corretto svolgimento delle sessioni ed escludere il rischio di minacce e attentati.

Non solo sport

Il Pentagono, dopo il fattaccio, ha aperto gli occhi sul problema della condivisione social di chi appartiene all’esercito. È evidente che gli arruolati, nella loro vita quotidiana, non possono comportarsi come i civili, con l’opportunità di fornire, magari anche inconsapevolmente, informazioni utili agli avversari. “Stiamo prendendo tutti i provvedimenti necessari ad assicurare la salvaguardia del personale dentro e fuori gli Stati Uniti – ha detto il colonnello Rob Manning, portavoce del Pentagono – abbiamo preso molto seriamente la situazione e vogliamo capire meglio quali tipi di dati escono dai dispositivi personali, per creare nuove policy a riguardo”.

La tecnologia odierna abilita tanti vantaggi che consentono di comunicare velocemente anche con persone a chilometri di distanza ma pure situazioni critiche in cui sarebbe meglio nascondere la propria identità e la localizzazione, soprattutto se si è un membro della marina, dell’aviazione o dei reparti di terra, in procinto di partire per una missione.

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Ragazzino hackera il sito della Difesa USA https://www.datamanager.it/2016/06/ragazzino-hackera-sito-della-difesa-usa/ Mon, 20 Jun 2016 08:28:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103766 Si chiama David Dworken e ha speso fino a 15 ore per violare i server del sito ufficiale del Dipartimento della Difesa americano Di solito, chi hackera un sito governativo rischia un bel po’, anche anni di prigione. Invece per il diciottenne David Dworken sono arrivati i complimenti di Ash Carter, segretario della difesa degli […]

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Si chiama David Dworken e ha speso fino a 15 ore per violare i server del sito ufficiale del Dipartimento della Difesa americano

Di solito, chi hackera un sito governativo rischia un bel po’, anche anni di prigione. Invece per il diciottenne David Dworken sono arrivati i complimenti di Ash Carter, segretario della difesa degli Stati Uniti. Il motivo? La partecipazione ad una sorta di hackathon organizzato dal Pentagono, con il fine di scovare vulnerabilità sui siti governativi, così da metterli al sicuro prima di un’intrusione ben più grave, magari da parte di hacker stranieri. Più di 1.400 ragazzi hanno preso parte al programma pilota, lanciato nel 2016 e, a quanto pare, apprezzato dalle alte cariche dell’agenzia americana.

La gara

“Sappiamo quanto persone di altri stati e hacker black-hat tentino di sfruttare exploit sulla nostra rete – ha detto Carter – per questo apprezziamo il lavoro svolto da tanti ragazzi, che dimostrano come i white-hat possano fare la differenza”. Per l’occasione, sono state rilevate 138 vulnerabilità potenzialmente sfruttabili dall’esterno, secondo il Pentagono soprattutto da attori cinesi e russi, i più temibili in situazioni del genere. In totale la Difesa ha versato circa 75.000 dollari in premi per l’individuazione delle falle, con somme da un minimo di 100 ad un massimo di 15.000 dollari. Il progetto “Hack the Pentagon” è modellato alla stregua di programmi simili, conosciuti come “bug bounties” e attivati da anni da aziende big del settore internet, come Google, Microsoft e Facebook che li considerano fondamentali per accelerare i processi di miglioramento di reti e servizi.

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Anche il Pentagono ha il suo hackathon https://www.datamanager.it/2016/04/anche-pentagono-suo-hackathon/ Mon, 04 Apr 2016 08:20:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98259 Il Bug Bounty Program servirà a ottenere indicazioni su come tappare eventuali falle nel sistema Il Dipartimento della Difesa statunitense ha avviato la raccolta di applicazioni per Hack the Pentagon, il sui primo programma di ricerca bug. Per partecipare, gli hacker devono essere cittadini USA e non inseriti nell’elenco del Treausry Department circa le persone […]

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Il Bug Bounty Program servirà a ottenere indicazioni su come tappare eventuali falle nel sistema

Il Dipartimento della Difesa statunitense ha avviato la raccolta di applicazioni per Hack the Pentagon, il sui primo programma di ricerca bug. Per partecipare, gli hacker devono essere cittadini USA e non inseriti nell’elenco del Treausry Department circa le persone e le organizzazioni indagate per indagini sul terrorismo o traffico di droga. Chi segnalerà alla Difesa i bug trovati sarà poi sottoposto ad un più avanzato processo di verifica su sfondo criminale, per essere sicuri di premiare solo gli hacker etici, coloro che indicano le falle a solo scopo protettivo e non per finalità di lucro.

Hacker federali

Il programma Hack the Pentagon partirà il 18 aprile e proseguirà fino al 12 maggio. Sarà coordinato da HackerOne, la piattaforma di premiazione sui bug lanciata nel 2012 che offre servizi a diverse aziende, tra cui AirBNB, Adobe e Twitter. Il budget per il progetto è di 150 mila dollari, anche se non è chiaro come verranno assegnati i premi e a quanti hacker. Quello del Pentagono è solo l’ultimo dei “bug bounties” visti al mondo. Dopo quelli dei big della rete, da Mozilla a Google, anche le organizzazioni militari hanno accolto la possibilità di aprire agli esperti indipendenti la ricerca e individuazione di falle nei sistemi informatici. Solo in questo modo si possono ampliare i sistemi di protezione che, spesso, si basano solo su ricerche interne che non prendono in considerazione gli aggiornamenti più repentini del sottobosco della rete.

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Il Pentagono cerca hacker in grado di violare i propri server https://www.datamanager.it/2016/03/pentagono-cerca-hacker-grado-violare-propri-server/ Fri, 04 Mar 2016 09:16:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96059 Nasce il primo bug bounty governativo, un premio per il primo che riesce a bucare i server del Dipartimento della Difesa La pratica del bug bounty è oramai comune. Il boom si è auto grazie a Google che, negli anni, ha invitato i più smanettoni a cercare falle nel suo browser Chrome. Poi sono arrivate […]

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Nasce il primo bug bounty governativo, un premio per il primo che riesce a bucare i server del Dipartimento della Difesa

La pratica del bug bounty è oramai comune. Il boom si è auto grazie a Google che, negli anni, ha invitato i più smanettoni a cercare falle nel suo browser Chrome. Poi sono arrivate Facebook, Yahoo, Reddit e tante altre. L’ultimo, in ordine di tempo, è il Dipartimento della Difesa USA che sta per dare il via al primo “concorso” per aspiranti hacker, in grado di bucare gli scudi protettivi del Pentagono. All’opera entro aprile, i selezionati contribuiranno a rendere più sicura l’infrastruttura di rete dell’organo federale e in cambio riceveranno anche una ricompensa in denaro.

Le cause

“Contiamo di avere circa 1.000 partecipanti, anche se il percorso di selezione è molto arudio” – ha spiegato Ash Carter, segretario della Difesa che ha proposto l’iniziativa. Il progetto ha ricevuto subito il via libera delle alte sfere americane per un motivo molto semplice. Il Pentagono è costantemente sotto attacco informatico. Se finora se l’è cavata abbastanza bene, c’è sempre il rischio che un hacker riesca a valicare le misure di sicurezza e ad avventurarsi tra le stanze informatiche del governo. Secondo Carter, i bersagli più seguiti dagli aggressori sono i siti Defense.gov, Army,mil e gli account Twitter e YouTube del Comando Centrale degli Stati Uniti, quest’ultimo già manomesso a gennaio del 2015 dal Cyber Caliphate, un team di hacker filo-Isis.

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Perché il Pentagono classificherà le minacce informatiche https://www.datamanager.it/2015/09/perche-il-pentagono-classifichera-le-minacce-informatiche/ Mon, 21 Sep 2015 18:30:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=84021 Tutti i pericoli e le violazioni ai sistemi di sicurezza saranno catalogate e confrontate con quelle precedenti per una valutazione cronologica Il Pentagono non può farsi sfuggire bug o debolezze nei sistemi e nelle infrastrutture informatiche delle proprie reti e per questo li classificherà al più presto. Secondo quanto riporta la Reuters, i tecnici statunitensi avranno […]

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Tutti i pericoli e le violazioni ai sistemi di sicurezza saranno catalogate e confrontate con quelle precedenti per una valutazione cronologica

Il Pentagono non può farsi sfuggire bug o debolezze nei sistemi e nelle infrastrutture informatiche delle proprie reti e per questo li classificherà al più presto. Secondo quanto riporta la Reuters, i tecnici statunitensi avranno un occhio di riguardo per i trend e le capacità degli hacker, per cercare di prevenire e bloccare sull’essere eventuali attacchi informatici diretti alla Difesa degli Stati Uniti. Il Dipartimento è al lavoro per costruire un reparto specializzato all’interno dell’area già occupata dai militari, dove sorgerà una sorte di Intelligence interna con il compito di classificare le minacce più pericolose per le autostrade digitali.

Modus operandi

La sensazione è che il nuovo ufficio tecnico del Pentagono non sarà un’entità chiusa al mondo, anzi. Sappiamo quanto le violazioni mainstream abbiano la capacità di targetizzare e spaventare anche sistemi più complessi; ed è per questo che gli ingegneri USA avranno gli occhi aperti su tutto ciò che concerne il movimento hacker in rete, anche quello apparentemente indirizzato al mondo consumer. “Non c’è abbastanza denaro al mondo per tappare tutti i buchi di sicurezza esistenti – ha detto Kevin McLaughlin, tenente generale dell’Air Force – per questo vogliamo rivolgere le nostre attenzioni, le procedure concrete, solo ai pericoli reali, quelli da ritenere più importanti”. Scopo prioritario del Pentagono è dunque quello di sviluppare priorità di intervento per ciò che concerne il mondo del digitale, per non disperdere forze e denaro in azioni prive di riscontro per le infrastrutture della Difesa.

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La Difesa USA ha scelto Blackphone https://www.datamanager.it/2015/04/la-difesa-usa-ha-scelto-blackphone/ Thu, 02 Apr 2015 18:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72570 Il Pentagono sta testando da un anno il telefonino di Silent Circle perché a nessuno piace essere intercettato Nel corso dell’ultimo Mobile World Congress di Barcellona, Silent Circle aveva presentato la seconda versione del Blackphone, telefono che fa della sicurezza informatica il suo paradigma principale. Nel corso di un’intervista a NextGov, Mike Janke il capo […]

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Il Pentagono sta testando da un anno il telefonino di Silent Circle perché a nessuno piace essere intercettato

Nel corso dell’ultimo Mobile World Congress di Barcellona, Silent Circle aveva presentato la seconda versione del Blackphone, telefono che fa della sicurezza informatica il suo paradigma principale. Nel corso di un’intervista a NextGov, Mike Janke il capo di Silent Circle, ha dichiarato come i militari e lo staff del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti hanno utilizzato per un anno il Blackphone come dispositivo per lavoro e vita privata in una serie di test segreti. La notizia non è stata confermata ma non vi sarebbero ragioni per cui l’azienda avrebbe dovuto mentire su una questione talmente delicata come la conservazione dei dati personali di individui “particolari”, quali i dipendenti della Difesa statunitense.

Dalla Svizzera con furore

“La cosa strana è che noi non siamo una compagnia americana – ha sentenziato Janke – i nostri telefoni non sono prodotti negli States ma in Svizzera. Tuttavia il Dipartimento ha potuto testare i dispositivi nei suoi laboratori accedendo anche al codice di sviluppo che è open source”. Nessuna sorpresa dunque se non la costatazione che il Blackphone sia un terminale idoneo a un utilizzo molto più che enterprise. L’adozione dei Blackphone, se confermata, cozzerebbe di certo con un’uscita recente dell’FBI che ha ammesso come l’eccessiva protezione delle comunicazioni mobili possa diventare un serio problema per gli organi di polizia.

Difesa per tutti

Il concetto è che terroristi e criminali possono nascondersi dietro la crittografia per camuffare le loro azioni e i posti visitati. Janke ha aggiunto: “Crediamo che la crittografia, le comunicazioni e i device sicuri siano una prerogativa di tutti, sia per chi lavora al Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti che per le organizzazioni in difesa dei diritti umani a Botswana”. Il concetto è semplice: le informazioni digitali hanno spesso valori diversi così come le identità personali che navigano in rete. Quello che non cambia è il diritto di proteggere i dati che si portano sempre con sé sul proprio smartphone. Perché a spiare sono bravi tutti ma è a difendersi che si incontrano tante difficoltà.

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Son of a Blackbird ci spierà tutti https://www.datamanager.it/news/son-blackbird-ci-spier-tutti-49185.html Mon, 29 Jul 2013 14:51:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/son-of-a-blackbird-ci-spiera-tutti/ Gli USA abbracciano la teoria del "prevenire è meglio che curare" e per questo hanno realizzato l'occhio che spierà il mondo dall'alto

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Gli USA abbracciano la teoria del “prevenire è meglio che curare” e per questo hanno realizzato l’occhio che spierà il mondo dall’alto

Un aereo da ricognizione che può spirare tutto quello che succede sulla terra e prevenire attacchi terroristici e criminali. E’ questo il nuovo progetto del Pentagono che si chiama “Son of a Blackbird”, un velivolo che, operando in modalità stealth, farà da occhio sulla vita dell’umanità. Secondo il Generale della US Air Force, Robert Kehler, a capo dello U.S. Strategic Command, il mezzo potrebbe addirittura prevenire la terza guerra mondiale.

Il miglior attacco è la difesa

“Sappiamo che ci sarà bisogno di essere invasivi – ha detto – ma è necessario per difendere l’America da pericoli come il nucleare, la cyber war e lo spazio aereo”. Pensate a questo piano come il successore del leggendario SR-71 Blackbird in volo durante la Guerra Fredda. Il “padre” era stato utilizzato per fare foto a paesi dell’Unione Sovietica su cui gli USA volevano sapere di più.

Pensionamento precoce

L’SR-71 è stato ritirato alla fine della Guerra Fredda con gli Stati Uniti che hanno, in gran parte, puntato gli sforzi sul monitoraggio satellitare come strumento di spia per difendere il pianeta. Ora però le nuove minacce impongono un cambiamento di rotta, anzi un ritorno ai fasti del passato.

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BlackBerry: trimestre record. In negativo https://www.datamanager.it/news/blackberry-trimestre-record-negativo-48454.html Fri, 28 Jun 2013 14:34:33 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/blackberry-trimestre-record-in-negativo/ Ultimi mesi in rosso per l'azienda statunitense che fa arrabbiare gli investitori e perde anche al Nasdaq

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Ultimi mesi in rosso per l’azienda statunitense che fa arrabbiare gli investitori e perde anche al Nasdaq

Partiamo con la notizia positiva: BlackBerry ha spedito 6,8 milioni di smartphone nel primo trimestre dell’anno. Punto. Qua gli azionisti possono smettere di sorridere e cominciare a preoccuparsi. Si perché per il resto l’azienda ha perso ben 84 milioni di dollari a fronte di un utile nel trimestre precedente di 94 milioni di dollari. Sebbene non ci sia il rischio di fallimento imminente (la liquidità è ancora pari a 3,1 miliardi di dollari) la situazione non è delle più rosee. 

Un trimestre non vale l’altro

In questo momento ogni trimestre è fondamentale per BlackBerry ma questo lo era in modo particolare visto che, in termini fiscali, è il primo del 2014 o meglio Q1 2014. In modo preoccupante il comunicato stampa non fornisce alcun dettaglio sulle vendite cruciali di smartphone di punta come il BB10 o dei dispositivi più vecchi. Questo potrebbe voler dire che le cose non stanno andando come ci si aspettava e che è meglio non dirlo. 

La rabbia degli investitori

Vista la forte perdita, nulla in confronto al -510 milioni di dollari del 2012, BlackBerry ha comunicato che anche il prossimo trimestre sarà in negativo, non specificando di quanto. Di certo le cifre non faranno piacere agli azionisti i cui malumori si sono riversati sul titolo in Borsa. Attualmente al Nasdaq BlackBerry sta perdendo più del 27% (foto sotto) con la giornata statunitense che è appena cominciata. Non sarà un bel giorno per Thorsten Heins.

blackberry nasdaq 28 luglio 2013

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Hacker contro gli USA, ecco le prove che è stata la Cina https://www.datamanager.it/news/hacker-contro-gli-usa-ecco-le-prove-che-stata-la-cina-46640.html Wed, 08 May 2013 17:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/hacker-contro-gli-usa-ecco-le-prove-che-e-stata-la-cina/ Neli USA viene presentato al Congresso il rapporto annuale della Difesa che punta il dito contro la Repubblica Popolare Cinese

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Neli USA viene presentato al Congresso il rapporto annuale della Difesa che punta il dito contro la Repubblica Popolare Cinese

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha stilato un rapporto sugli attacchi hacker degli ultimi mesi, togliendo definitivamente il dubbio sulla loro provenienza cinese. La relazione afferma che numerosi sistemi informatici del governo americano in tutto il mondo sono vittime di attacchi, alcuni dei quali direttamente attribuibili al governo cinese e alle sue milizie. Il Dipartimento della Difesa (DoD) afferma come la Cina stia usando il cyber-spionaggio per raccogliere informazioni su temi diplomatici, economici e industriali degli Stati Uniti, soprattuto sulle infrastrutture che si occupano di sicurezza.

Attacchi persistenti, difesa inerme?

In realtà non c’è molto di nuovo dietro il report della Difesa a stelle e strisce. Dato per scontato che gli “Advanced Persistent Thread” siano ad opera di hacker collegabili al governo cinese (da cui l’embargo sui software provenienti da quella nazione) la vera domanda è: “Cosa si sta facendo per fermare la diffusa pratica di spionaggio statale?” Richard Bejtlich, Chief Security Officer presso Mandiant, afferma come nonostante sia importante che il governo degli Stati Uniti richiami il cattivo comportamento del governo cinese, dovrebbe prendere una posizione più dura nei confronti dei soggetti che compioni spionaggio informatico. “Non basta che Obama riconosca i cinesi come mandanti delle azioni di cyber-spionaggio – afferma Bejtlich – gli hacker orientali ci penserebbero su due volte se il governo americano cominciasse ad imporre sanzioni a chi diffonde e pratica tale azioni“. I commenti di Bejtlich fanno eco a quelli di Mike Rogers, Presidente della Commissione Intelligence della Casa Bianca, che ha più volte sollecitato il Dipartimento di Stato di imporre sanzioni a chiunque collabori a pratiche di cyber spionaggio contro il governo degli Stati Uniti o le imprese nazionali.

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