Vladimir Putin – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 23 Mar 2018 14:50:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Vladimir Putin – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Telegram ha perso: la Russia può accedere alle chiavi crittografiche del servizio https://www.datamanager.it/2018/03/telegram-ha-perso-la-russia-puo-accedere-alle-chiavi-crittografiche-del-servizio/ Fri, 23 Mar 2018 19:30:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144289 La Corte Suprema del paese ha ordinato all’app di continuare a fornire ai servizi segreti le stringhe utili a decifrare i messaggi dei cittadini Telegram non ha più senso di esistere in Russia. La Corte Suprema di Mosca ha infatti respinto la richiesta dei fondatori circa la volontà di opporsi alla legge attuale, che li […]

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La Corte Suprema del paese ha ordinato all’app di continuare a fornire ai servizi segreti le stringhe utili a decifrare i messaggi dei cittadini

Telegram non ha più senso di esistere in Russia. La Corte Suprema di Mosca ha infatti respinto la richiesta dei fondatori circa la volontà di opporsi alla legge attuale, che li invita a fornire le chiavi di crittografia delle chat ai servizi segreti. Il giudice Alla Nazarova, a inizio settimana, ha confermato la pratica odierna, obbligando di fatto Telegram a continuare il lavoro di collaborazione con la polizia, nell’ottica di innalzare i livelli di sicurezza nazionale e prevenire il crimine. Sul fine del 2017, la piattaforma fondata nel 2013 proprio da due fratelli russi, Nikolai e Pavel Durov, si era ritrovata a pagare una sanzione di 14 mila dollari, per essersi rifiutata di concedere le stringhe crittografiche al governo, almeno in prima istanza.

Cosa succede

Anche se l’avvocato della compagnia, Ramil Akhmetgaliev, ha spiegato che Telegram ricorrerà in appello, difficilmente le cose cambieranno, almeno nel breve periodo. Quante multe l’azienda potrà sostenere per difendere i propri utenti e, al contempo, assicurarsi di continuare a sopravvivere con debiti crescenti? È chiaro che se le cose non cambieranno sarà alquanto inutile utilizzare un’applicazione la cui sicurezza è violata dall’inizio, da parte della polizia.

Queste le parole della difesa dei Durov. “I servizi segreti dicono che le chiavi crittografiche non possono essere considerate una forma di contenuto privato e sono dunque estranee alle norme previste dalla costituzione. Falso, l’argomento non sta in piedi, è come dire che non è una violazione ottenere la password di una casella di posta elettronica di qualcuno, fin quando non viene usata. Un diritto è un diritto sempre, qualunque sia lo stato dei fatti”.

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Nel 2018 i russi vorrebbero un candidato AI https://www.datamanager.it/2017/12/nel-2018-russi-vorrebbero-un-candidato-ai/ Mon, 18 Dec 2017 19:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137662 Quella avanzata da Alisa è più di una provocazione perché ha già migliaia di sostenitori, seppur si tratti solo di un sogno Partiamo da un presupposto, ad oggi nessun paese al mondo prevede la possibilità di opporre a un candidato politico umano una piattaforma informatica, che abbia le sembianze di un robot o solo di […]

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Quella avanzata da Alisa è più di una provocazione perché ha già migliaia di sostenitori, seppur si tratti solo di un sogno

Partiamo da un presupposto, ad oggi nessun paese al mondo prevede la possibilità di opporre a un candidato politico umano una piattaforma informatica, che abbia le sembianze di un robot o solo di un software dentro un computer. L’ultima nazione poi che potrebbe aprire a un futuro del genere sarebbe la Russia, dove Putin è un po’ l’highlander della politica internazionale, difficilmente intenzionato a lasciar spazio a un ammasso di bit e silicio. Però proprio in Russia è nata Alisa. Si tratta di una piattaforma di Intelligenza Artificiale pensata proprio per svolgere mansioni politiche. No, non parliamo di truffare i cittadini, passare serate di dubbia etica in ville in campagna oppure di piazzare i parenti nelle posizioni più rilevanti ma di prendere decisioni corrette e ponderate in tempo breve, lasciando i vecchi processi e percorsi burocratici al vecchio millennio.

Cosa può fare

Una provocazione? Sicuramente ma non solo. I fautori di Alisa sono chiari: “ci servono 300 mila firme per mandare avanti la petizione e candidare il robot alle elezioni del prossimo anno”. Ben lungi dal pensare che l’AI possa vincere, è più plausibile ipotizzare una maggiore integrazione di programmi informatici nelle attività politiche dei governi. Sono gli stessi creatori a dirlo: una AI può pensare e reagire più velocemente di ogni essere umano; è in grado di lavorare sempre, 24 ore su 24, festivi inclusi; ascolta le opinioni e le esigenze di tutti, per prendere poi la decisione migliore e, soprattutto, assicura lunghi periodi di stabilità politica, visto che non invecchia.

Fantasie degne di un ottimo film sci-fi, è vero, ma non ci sorprenderemmo così tanto se in uno dei programmi dei candidati a USA 2020 ci fosse anche un punto circa l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale all’interno delle operazioni più complesse. Del resto eserciti e analisti sfruttano già un bel po’ di tecnologia per avanzare nelle loro strategie.

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Google: così la Russia ha comprato pubblicità pro-voto https://www.datamanager.it/2017/10/google-cosi-la-russia-comprato-pubblicita-pro-voto/ Wed, 11 Oct 2017 09:34:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132598 Big G rivela che decine di migliaia di dollari sono stati spesi su YouTube, Gmail e posizionamento web per influenzare le elezioni americane Le elezioni americane del 2016 sono state pilotate? Difficile dirlo, ma è evidente che la macchina del consenso via web sia stata azionata per influenzare le decisioni dei milioni di elettori. Lo […]

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Big G rivela che decine di migliaia di dollari sono stati spesi su YouTube, Gmail e posizionamento web per influenzare le elezioni americane

Le elezioni americane del 2016 sono state pilotate? Difficile dirlo, ma è evidente che la macchina del consenso via web sia stata azionata per influenzare le decisioni dei milioni di elettori. Lo aveva rivelato la scorsa settimana Facebook, con il report sugli annunci pubblicitari comprati da Mosca sulla piattaforma social e ora lo afferma Google, con un’analisi molto simile, che aiuta a comprendere le strategie comunicative del Cremlino. Pare infatti che decine di migliaia di dollari siano stati spesi per diffondere banner digitali su YouYube, Gmail e nei risultati di ricerca con lo scopo di favorire il presidente eletto Donald Trump.

Cosa è successo

Seppur non vi sia l’evidenza di una connessione con il governo, i tecnici di Big G legano le attività di comunicazione a gruppi vicini al potere di Mosca, lo stesso che ha tentato di spingere verso la Casa Bianca colui sul quale Putin pensava di aver più ascendente per le sue mire autoritarie ed espansionistiche. Le più recenti rivelazioni rappresentano ulteriore benzina sul fuoco già acceso delle polemiche circa il ruolo dei social network nell’elezione di Trump. Per Google, la Russia avrebbe destinato almeno 100 mila dollari alla campagna internet pro-Trump, al quale si sono affiancati quelli usati per muovere le preferenze degli iscritti a Twitter, tramite il lavoro di persuasione 2.0 svolto dall’Internet Research Agency con sede a San Pietroburgo, l’azienda che dagli USA indicano come motore principale della politica nazionale a supporto del tycoon. Il dissenso tra i membri dell’opposizione di Washington aumentano: “Se Putin sta usando Facebook, Google o Twitter per distruggere la nostra democrazia gli americani dovrebbero saperlo” – ha detto il senatore democratico Richard Blumenthal alla MSNBC, con una richiesta di intervento e una presa di posizione formale da parte dei big coinvolti.

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L’ombra della Russia sulle elezioni USA https://www.datamanager.it/2017/06/lombra-della-russia-sulle-elezioni-usa/ Thu, 15 Jun 2017 18:00:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126744 Gli hacker del Cremlino avrebbero colpito 39 stati durante le procedure di voto ma Putin continua a negare Probabilmente non sapremo mai se l’elezione di Donald Trump sia stata la conseguenza di un hacking ai sistemi elettorali a stelle e strisce. Quello che salta sempre più all’occhio è però il chiaro coinvolgimento degli hacker durante […]

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Gli hacker del Cremlino avrebbero colpito 39 stati durante le procedure di voto ma Putin continua a negare

Probabilmente non sapremo mai se l’elezione di Donald Trump sia stata la conseguenza di un hacking ai sistemi elettorali a stelle e strisce. Quello che salta sempre più all’occhio è però il chiaro coinvolgimento degli hacker durante le procedure di voto. L’ultima evidenza scaturisce da un report di Bloomberg, che prova a dare qualche numero della violazione che ha colpito gli Stati Uniti: circa 39 stati sarebbero stati colpiti dall’intrusione, il doppio di quanto rivelato sinora. Ad esempio nell’Illinois ci sono le prove del tentativo di cancellare alcuni voti tramite l’accesso al software usato per registrare le preferenze. Ricordiamo infatti come il sistema elettorale USA non si basa su strutture connesse in rete ma su un’informatica basilare, ovvero sull’utilizzo di programmi per la memorizzazione delle scelte. Ma non solo: sempre nello Stato dell’Illinois, gli hacker avrebbero prelevato le informazioni di circa 90 mila votanti, inclusi nomi e cognomi, date di nascita, sesso e numeri di patenti di guida e social card.

Cosa succederà

Il presidente uscente Obama, in più di un’occasione, aveva alzato il tiro contro le mire cyberbelliche di Putin, che continua a negare qualunque accusa. Nessuno, almeno ai piani alti, lo ha mai ascoltato e ora potrebbe essere troppo tardi. Ad ogni modo, le indagini sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni non si fermano. Anzi, dopo l’allontanamento di James Comey dall’FBI, hanno preso una concreta impennata, vista la probabilità che l’ex direttore sia stato allontanato perché a conoscenza dell’intrigo e capace di mettere a rischio l’operato di Trump. Alcuni analisti sono però più cauti, perché sicuri che anche un possibile hacking da parte di Mosca avrebbe generato uno spostamento minimo delle preferenze e non un vero capovolgimento dei risultati elettorali.

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La Russia consegnerà Snowden agli USA? https://www.datamanager.it/2017/02/la-russia-consegnera-snowden-agli-usa/ Tue, 14 Feb 2017 19:00:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119174 Troppe illazioni sul “regalo” che Putin vorrebbe fare a Trump. Il ragazzo rischia 30 ani di galera ma anche la morte Nelle ultime ore circola insistentemente la voce circa la volontà di Putin di consegnare Edward Snowden agli USA. Si tratterebbe di un “regalo” nei confronti di Donald Trump, la cui presidenza, si sa, è […]

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Troppe illazioni sul “regalo” che Putin vorrebbe fare a Trump. Il ragazzo rischia 30 ani di galera ma anche la morte

Nelle ultime ore circola insistentemente la voce circa la volontà di Putin di consegnare Edward Snowden agli USA. Si tratterebbe di un “regalo” nei confronti di Donald Trump, la cui presidenza, si sa, è molto vicina agli obiettivi internazionali di Mosca. Eppure, nonostante qualche indiscrezione rilasciata dai media statunitensi, non pare esservi molto di vero sulla circostanza, tanto che Snowden si è detto più che tranquillo sul proseguimento della permanenza tra i freddi panorami nordeuropei. “Non ho mai cooperato con l’Intelligence russa. Nessun paese scambia spie, nonostante la paura di essere il prossimo” – ha detto di recente, puntualizzando l’assenza di giochi strategici messi in atto dal governo russo per facilitarne il soggiorno nei confini nazionali.

Cosa accadrà

Resta però difficile considerare cosa ne verrà fuori da una vicenda complicata, proprio a causa del probabile scioglimento dei soliti dissapori tra Russia e USA. Fin quando a Washington sedeva Barack Obama, Putin aveva tutto l’interesse a tenere con sé Snowden, un vero tesoro informativo e una pedina dal valore di scambio inestimabile. Con l’arrivo di Trump le cose sono cambiate e non sarebbe così strano, almeno per la potenza sovietica, estradare il giovane informatore da cui ha già ottenuto parecchi elementi utili a definire il modus operandi di NSA e agenzie correlate. Nonostante questo, Dmitry Peskov, portavoce del governo ha sintetizzato con “senza senso” le illazioni diffuse per prima dalla NBC News, spegnendo ogni tentativo di strumentalizzazione da parte dell’opinione pubblica. Almeno per il momento. Si, perché qualora l’ex informatico dovesse tornare in patria rischierebbe fino a 30 anni di carcere ma anche l’esecuzione, pratica che Trump potrebbe adottare, nell’ottica di proseguire su quella linea del terrore di cui oggi scorgiamo solo la punta.

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#CorriConMe: Amnesty Italia in strada per Snowden https://www.datamanager.it/2016/12/corriconme-amnesty-italia-strada-snowden/ Mon, 05 Dec 2016 19:00:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115210 L’organizzazione no-profit, già a supporto della realizzazione del film di Oliver Stone, ha avviato la maratona di firme per ottenere il perdono del ragazzo Ora che Donald Trump si accinge a prendere in mano le redini del paese più potente al mondo, la situazione di Edward Snowden si fa critica. Il motivo principale è il rapporto, […]

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L’organizzazione no-profit, già a supporto della realizzazione del film di Oliver Stone, ha avviato la maratona di firme per ottenere il perdono del ragazzo

Ora che Donald Trump si accinge a prendere in mano le redini del paese più potente al mondo, la situazione di Edward Snowden si fa critica. Il motivo principale è il rapporto, decisamente più stretto, che lega il neo-presidente USA a Putin, che di Snowden si è fatto difensore qualche anno fa, quando si trattava di accogliere la sua richiesta di asilo politico e fare uno sgambetto a Barack Obama. Con la nuova alleanza, raccontata in campagna elettorale, il destino del giovane informatore della CIA potrebbe farsi più rischioso e un ritorno in patria più probabile.

Cosa accadrà

Per evitare un finale del genere, che porrebbe Snowden dinanzi al giudice della corte marziale, Amnesty International ha avviato da tempo una campagna globale per chiedere la concessione della grazia. Anche la sezione italiana dell’organizzazione no-profit, già al fianco di Oliver Stone per il supporto alla pellicola “Swnoden” attualmente nelle sale, è scesa in piazza con Corri con me, che fino al 22 dicembre scenderà in piazza per raccogliere le firme da presentare al cittadino della Casa Bianca, con lo scopo di perdonare e far rimpatriare Ed, senza conseguenze. Una situazione molto improbabile se si guardano a casi precedenti, come quelli di Bradley, ora Chelsea, Manning, condannato a 35 anni e che a luglio aveva tentato il suicidio in carcere. La speranza dei difensori è quella di vederlo presto libero, qualora riuscissero a ottenere uno sconto della pena che prenda in considerazione la reclusione partita già nel 2010.

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Hacker contro la Banca Centrale della Russia: 31 milioni di dollari spariti https://www.datamanager.it/2016/12/hacker-la-banca-centrale-della-russia-31-milioni-dollari-spariti/ Mon, 05 Dec 2016 14:48:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115221 Poco prima del weekend, l’istituto ha confermato il breach interno che ha permesso a cyber criminali di sottrarre l’elevata cifra da diversi account La Banca Centrale della Russia è caduta sotto un pesante attacco hacker, la cui conseguenza parla di circa 31 milioni di dollari (più o meno 2 miliardi di rubli) svaniti nel nulla, […]

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Poco prima del weekend, l’istituto ha confermato il breach interno che ha permesso a cyber criminali di sottrarre l’elevata cifra da diversi account

La Banca Centrale della Russia è caduta sotto un pesante attacco hacker, la cui conseguenza parla di circa 31 milioni di dollari (più o meno 2 miliardi di rubli) svaniti nel nulla, o meglio, finiti nelle mani dei furbacchioni della rete. Il responsabile Artyom Sychyov lo ha confermato poco prima del weekend, affermando come i cyber criminali abbiano tentato di andare anche oltre, con l’obiettivo di portarsi a casa 5 miliardi di rubli. Non è chiaro in che modo i ladri siano riusciti a intrufolarsi negli account dei clienti, a quanto pare sfruttando delle false credenziali per trasferire poi le somme di denaro altrove.

La denuncia

L’hacking arriva dopo giorni, settimane anzi, in cui gli ufficiali e i tecnici del paese avevano alzato il livello di guardia contro possibili minacce a enti e istituti di credito provenienti dall’estero. Spie e agenzie terze avrebbero voluto seminare il caos nel sistema bancario interno attraverso un lancio coordinato di azioni, dagli attacchi reali alle reti alla diffusione di false notizie sui principali network circa il tracollo dell’economia finanziaria russa. Il primo punto sta certamente andando meglio di quanto circoli oggi sui social media, dove la lotta a fake ed eventi non confermati rende più semplice districarsi tra post e affermazioni infondate. Più preoccupante allora la situazione della protezione delle infrastrutture di Mosca, spesso pronte a colpire obiettivi in rete piuttosto che a patire danni di tale portata. Qualcosa sta cambiando? Sicuramente e non solo sotto il profilo governativo ma nel più ampio, e pericoloso, mondo dell’hacking indipendente.

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Putin all’attacco dell’hi-tech: minaccia il business https://www.datamanager.it/2016/11/putin-allattacco-dellhi-tech-minaccia-business/ Mon, 28 Nov 2016 19:00:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114705 Il presidente russo non demonizza servizi come Uber e Alibaba ma è convinto che rappresentino un rischio per l’economia tradizionale Sappiamo quanto il governo russo tema le nuove piattaforme di fruizione digitali globali. Il motivo? Non può controllarle, come non poteva controllare Facebook che, per ovvie ragioni, in patria à stato sostituito da VKontakte, oggi […]

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Il presidente russo non demonizza servizi come Uber e Alibaba ma è convinto che rappresentino un rischio per l’economia tradizionale

Sappiamo quanto il governo russo tema le nuove piattaforme di fruizione digitali globali. Il motivo? Non può controllarle, come non poteva controllare Facebook che, per ovvie ragioni, in patria à stato sostituito da VKontakte, oggi semplicemente VK. Il presidente Putin è tornato qualche giorno fa sull’argomento, dicendo la sua sul complesso panorama hi-tech. “Credo che i nuovi modelli di business non siano una minaccia di per sé. Rappresentano un modo per le compagnie di organizzare il loro lavoro, rendendolo più funzionale e necessario. Non dovrebbero essere accusati di attività minatoria, visto che applicano semplicemente strategie più consone ai tempi moderni”.

Cosa ne pensa

Sembra dunque che Putin abbia cambiato prospettiva rispetto al passato ma si intende chiaramente che non è così. Proseguendo l’intervista rilasciata al portale nazionale Vedomosti, il presidente ribadisce: “Oggettivamente però, la nuova economia rappresenta una minaccia per le aziende russe che stanno perdendo profitti a causa delle capitalizzazioni estere, come Uber, comparabile a quella del gigante dell’olio Rosneft”. Come si capisce, la percezione di Mosca circa il new business 2.0 è altalenante e incline a modificarsi con il tempo. Ad esempio, nel campo della criptomoneta, il ministro delle finanze aveva deciso di bannare dal paese i bitcoin, in seguito il suo vice ministro ha espresso il giudizio secondo cui la valuta non è un problema per l’ecosistema monetario russo. Pareri da prendere con le molle dunque, in ogni caso.

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Mosca non vuole Microsoft: via Outlook dagli uffici https://www.datamanager.it/2016/09/mosca-non-vuole-microsoft-via-outlook-dagli-uffici/ Fri, 30 Sep 2016 18:00:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=110310 L’obiettivo di Putin è chiaro: far fuori le compagnie tech statunitensi dal paese a favore di soluzioni nazionali Mosca ha detto di no a Outlook e Exchange Server in favore di software sviluppati in Russia. A spiegarlo è stato Artem Yermolaev, CTO del governo, che ha affermato come la città comincerà le fasi di abbandono […]

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L’obiettivo di Putin è chiaro: far fuori le compagnie tech statunitensi dal paese a favore di soluzioni nazionali

Mosca ha detto di no a Outlook e Exchange Server in favore di software sviluppati in Russia. A spiegarlo è stato Artem Yermolaev, CTO del governo, che ha affermato come la città comincerà le fasi di abbandono della piattaforma Microsoft a breve, con la conseguente installazione di soluzioni prodotte dall’operatore russo Rostelecom. L’implementazione coinvolgerà in una prima fase circa 6.000 computer per arrivare poi a 600.000, quelli cioè in possesso dei principali uffici pubblici della capitale. Ma non è tutto: Yermolaev ci ha tenuto a precisare che questo è solo il primo dei progetti intesi per far fuori Microsoft dal paese, visto che alla lunga sarà l’intera suite Office e le varie versioni del sistema operativo Windows a salutare la nazione.

Ricambio generazionale

In realtà non è la prima volta che la Russia si avvia verso un profondo processo di sostituzione tecnologica. Le autorità di Mosca avevano già rimpiazzato il software di rete di Cisco con un equivalente domestico, così come Postgre SQL aveva preso il posto dei più comuni database di Oracle in dotazione a Rossiya Segodnya, l’operatore media di proprietà statale. La situazione è peggiorata dopo la convinzione di Putin che le corporazioni statunitensi abbiano spento molti servizi in Crimea dopo l’annessione alla Russia nel 2014, anche se mancano chiare evidenze di tutto ciò. È pur vero che la carta del capitalismo è quella giocata più spesso dal governo che, periodicamente, sfrutta il caos creato dal Datagate, per convincere i cittadini che abbandonare i programmi made in USA sia la scelta migliore in un’ottica di conservazione della privacy.

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Il governo russo vuole intercettare tutte le chat legalmente https://www.datamanager.it/2016/06/governo-russo-vuole-intercettare-tutte-le-chat-legalmente/ Wed, 22 Jun 2016 18:00:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103991 Nel mirino ci sono le applicazioni di chat che potrebbero cadere sotto un monitoraggio governativo perenne Privacy e libertà della rete? In Russia già è in bilico ma presto potrebbe andare anche peggio. Spesso accusato di valicare i fin troppo labili confini tra privato e pubblico, il governo di Mosca ha in programma di mettere […]

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Nel mirino ci sono le applicazioni di chat che potrebbero cadere sotto un monitoraggio governativo perenne

Privacy e libertà della rete? In Russia già è in bilico ma presto potrebbe andare anche peggio. Spesso accusato di valicare i fin troppo labili confini tra privato e pubblico, il governo di Mosca ha in programma di mettere le mani sui log e le chat di milioni di utenti del paese. In che modo? Non violando le reti dei servizi più famosi, ma semplicemente multandoli con cifre che vanno dai 40 euro per gli utenti agli oltre 13.000 per le compagnie, nel caso in cui non dovessero collaborare con la legge nazionale anti-terrorismo.

Cosa prevede

L’obiettivo della promotrice, la senatrice Elena Mizulina, è quello di filtrare i messaggi scambiati tra le persone, per evitare spiacevoli conseguenze, come colpi di stato o atti criminali contro le forze dell’ordine. Tutto partirebbe da un’indagine svolta dal team League of Safe Internet che avrebbe scoperto l’evidenza di alcune operazioni digitali segrete in cui gruppi di persone “tentano di effettuare il lavaggio del cervello ai teenager spingendoli ad uccire ufficiali di polizia”. Ebbene, la novella Arancia Meccanica 2.0 va bloccata sul nascere e la Russia ha tutti i mezzi per farlo. “Dovremmo tornare all’idea del filtro, non possiamo restare a guardare ciò che accade in silenzio” – ha detto Mizulina al CurrentTime. La proposta è dunque di multare sia i cittadini che le aziende detentrici di un software di chat con somme che vanno dall’equivalente di pochi euro e migliaia, così da incentivare la collaborazione statale. La legge interverrà qualora vi fosse “il mancato rispetto della collaborazione, con le autorità federali, da parte dei soggetti che veicolano le informazioni su internet. Lo scopo è la salvaguardia delle comunicazioni, che richiede la decodifica di quanto inviato, ricevuto, spedito o processato da un dispositivo elettronico”.

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