QSL Italia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 04 Oct 2018 15:41:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png QSL Italia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Don’t panic! https://www.datamanager.it/2016/02/dont-panic-2/ Thu, 18 Feb 2016 14:06:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94769 Quali sono le regole della business continuity? La lista delle cose da fare per evitare gli errori più comuni ed essere pronti a qualsiasi evento disastroso, fine del mondo compresa Tra le priorità dei CIO, la sicurezza è schizzata in cima alle preoccupazioni della stragrande maggioranza dei manager. Le aziende stanno investendo di più in […]

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Quali sono le regole della business continuity? La lista delle cose da fare per evitare gli errori più comuni ed essere pronti a qualsiasi evento disastroso, fine del mondo compresa

Tra le priorità dei CIO, la sicurezza è schizzata in cima alle preoccupazioni della stragrande maggioranza dei manager. Le aziende stanno investendo di più in strumenti per la sicurezza delle informazioni, nell’adozione di policy specifiche e nella formazione del personale. Le dimensioni dell’azienda spesso rappresentano un indicatore preciso della qualità degli investimenti. E così si finisce per avere una sicurezza a due velocità: più avanti, le grandi imprese, mentre indietro, quelle più piccole. Ma la sicurezza è un ambito molto esteso che sconfina nella gestione del rischio e della business continuity. Infatti, la sfera di competenza della continuità operativa va oltre il solo ambito informatico, interessando l’intera funzionalità di un’organizzazione.


#businesscontinuity Todisco: La lista delle cose da fare per evitare gli errori più comuni
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Pertanto, la scelta del partner giusto è determinante nell’attuazione di misure necessarie e cost-effective per proteggere l’azienda. I sistemi per essere resilienti devono resistere a incidenti di portata limitata, quali la rottura di un componente o il malfunzionamento di un impianto o a situazioni impreviste di grande portata come un attacco alle infrastrutture critiche. Per esempio, che cosa succederebbe se i server della tua azienda smettessero di funzionare di colpo a causa di un imprevisto, di una manutenzione sbagliata o per un attacco DDoS? L’amministrazione si fermerebbe perché le funzioni dell’IT non rilasciano dati. La logistica si bloccherebbe. Gli ordini non sarebbero registrati. Le comunicazioni interne ed esterne sarebbero interrotte. I dipendenti si fermerebbero e tutta l’organizzazione resterebbe bloccata.

Pallina bianca o pallina nera?

Non si tratta di calcolare la probabilità che un evento imprevisto possa tradursi in un danno per l’azienda. La questione fondamentale è essere pronti quando succederà. Il fatto che un evento sia improbabile non significa che non possa verificarsi oppure che non possa ripetersi immediatamente dopo la prima volta. In altre parole, quando si tratta di assicurare la continuità di business, bisogna essere pronti a qualsiasi evento, fine del mondo compresa. Il chief information security officer (CISO) è la figura che guida la strategia di sicurezza. Tutti i livelli dell’organizzazione – però – devono partecipare all’analisi e alla definizione del piano. E solo test periodici possono assicurare l’affidabilità delle soluzioni di business continuity adottate. Quindi, mettetevi l’animo in pace e passate dalla teoria alla pratica, verificando sul campo tutti i punti del vostro piano.  Passando dal consiglio di amministrazione al singolo manager, la domanda alla quale bisogna rispondere è semplice e complessa allo stesso tempo: quali sono i punti di debolezza del mio business? Un piano di continuità efficiente si basa su cinque regole fondamentali: l’analisi dettagliata, l’obiettivo del piano, le persone coinvolte, la descrizione delle procedure. E infine, la semplicità d’esecuzione. Ma quali sono gli errori da evitare? Prima di tutto, non bisogna farsi prendere dal panico.


#businesscontinuity Todisco: La #semplicità è l’unico antidoto alla #complessità
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Sicurezza sì, allarme no

Nell’emergenza, può accadere di prendere le decisioni errate o di affidarsi a partner sbagliati. Il primo consiglio è quindi di riflettere prima di agire, e se i tempi non lo permettono, è meglio farsi aiutare, possibilmente evitando di chiamare il primo numero del fornitore che appare su Google, alla voce “business continuity” o “disaster recovery”. Un incidente è solo una possibilità da gestire rispettando le procedure. Quindi, tenetevi pronti e non aspettate la tempesta perfetta per chiedervi se il vostro piano di continuità funziona. Un altro errore frequente è quello di sottovalutare l’importanza della comunicazione. E siccome non c’è niente di peggio che gestire un’emergenza senza capirsi, fate in modo di parlare una lingua unica, adottando un vocabolario comune tra IT e business. E se le parole sono importanti per capirsi, il tempo è la variabile indipendente con cui vi troverete a fare i conti più spesso. Infatti, c’è un tempo per decidere e un tempo per ripristinare un servizio o una componente. Ma non dimenticate di permettere l’accesso al CED secondario anche da remoto e tramite operatori diversi da quelli del sito primario. Altrimenti rischierete di restare tagliati fuori.

Vincenzo Todisco, managing director di QSL Italia

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QSL Italia, importante “salto quantico” verso la continuità operativa dei sistemi e la continua disponibilità dei dati https://www.datamanager.it/2016/01/qsl-italia-importante-salto-quantico-verso-la-continuita-operativa-dei-sistemi-la-continua-disponibilita-dei-dati/ Wed, 20 Jan 2016 14:23:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92571 Quest’anno QSL Italia, da dodici anni riconosciuta dal canale IBM come vendor dello sviluppatore di software specializzato in progetti di Business Continuity, Disaster Recovery, Back Up, sicurezza, fruibilità e tracciabilità dei dati e la gestione di questi per molteplici scopi (replicazione dati e gestione e stampa grafica di spool scs) per Power i (AS/400), supporterà […]

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Quest’anno QSL Italia, da dodici anni riconosciuta dal canale IBM come vendor dello sviluppatore di software specializzato in progetti di Business Continuity, Disaster Recovery, Back Up, sicurezza, fruibilità e tracciabilità dei dati e la gestione di questi per molteplici scopi (replicazione dati e gestione e stampa grafica di spool scs) per Power i (AS/400), supporterà il canale per il completamento di piani per la protezione dei dati e la continuità operativa anche per le piattaforme windows, linux,…per tutti i suoi clienti storici e futuri.

La speciale partnership, conclusa dopo un’accurata analisi tecnica sulle attitudini e performance del software UDP, ha definito una stretta collaborazione tra Arcserve e QSL Italia nel portare sul mercato una combinazione ottimizzata di due soluzioni software, per semplificare la realizzazione di progetti per la Continuità e la Protezione dei Dati/Sistemi, Back Up, alle Aziende Italiane.

Con chiara filosofia, basata sulla semplificazione, facilità d’uso e sull’economia dell’investimento anche umano, la suite Quick EDD aggiunge Quick UDP per aggregare la relazione con i clienti e ottimizzare le risorse dei già clienti QSL Italia ed i nuovi, sui loro progetti di Business Continuity.
La collaborazione dei due gruppi di lavoro e quindi dei due software di Business Continuity, intendono così portare sul mercato Italiano “la soluzione di Business Continuity” unica, con unico referente specializzato nel tema e con il supporto tecnico unificato ed una speciale esperienza a sostegno di qualsiasi argomentazione che il BP desidera definire al proprio cliente.

QSL Italia disegna, attraverso la partnership Arcserve, la soluzione ottimizzata per tutte le piattaforme,concentrando un unico punto di riferimento tecnico per i BP e per i clienti IBM e non solo.
A questo scopo, annunciamo che dal 2016, opera in QSL Italia Fulvio Generoso, il cui curriculum lo pone come Business Developer Technical Manager per i progetti Business Continuity per le piattaforme non Power i.

Fulvio Generoso, dopo 24 anni di presenza sul territorio italiano come responsabile tecnico del software UDP ( da CA Technologies a Arcserver) e come unico referente tecnico Italiano, lavorerà con voi tutti allo scopo di trasmettervi profonda conoscenza e competenze dirette allo sviluppo di piani di Business Continuity e protezione dei dati.

QSL Italia, come ogni anno, organizzerà corsi di skill transfer e certificazione per i software della suite e dunque anche per Quick UDP.

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QSL Italia, la business continuity è tutta software https://www.datamanager.it/2015/11/qsl-italia-la-business-continuity-e-tutta-software/ Wed, 25 Nov 2015 13:43:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87879 Soluzioni di alta disponibilità e di spool per una società che è in Italia da più di dieci anni e che continua a mietere successi grazie alla particolarità di essere dedicata esclusivamente al software L’idea originaria nasce in Francia, poiché è stata concepita a Parigi all’inizio di questo millennio. Ma è in Italia che ha […]

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Soluzioni di alta disponibilità e di spool per una società che è in Italia da più di dieci anni e che continua a mietere successi grazie alla particolarità di essere dedicata esclusivamente al software

L’idea originaria nasce in Francia, poiché è stata concepita a Parigi all’inizio di questo millennio. Ma è in Italia che ha trovato il primo terreno fertile di sviluppo. Perché le soluzioni software QSL, acronimo di Quick Software Line, nascono inizialmente per il mondo IBM Power I, cioè i sistemi che una volta si chiamavano AS/400, e che nel nostro Paese hanno sempre goduto di un’accoglienza più che lusinghiera sul mercato, dove è ancora presente una notevolissima base di installato. «QSL Italia è stata creata nel 2004, e oggi offre l’intera gamma di soluzioni software di alta disponibilità multipiattaforma, chiamate Quick-EDD, e una suite completa di stampa e gestione spool, denominata Quick-DOC, per assicurare la gestione ottimale dei documenti» – sintetizza Vincenzo Todisco, amministratore delegato dell’azienda, che fa parte del gruppo QSL-Trader’s. Lo incontriamo nella sede milanese della società, situata in zona Scalo Romana, all’interno di un complesso nato dal recupero intelligente di uno storico insediamento industriale. «Dalla sede italiana, dipendono il business nel nostro Paese e quello riguardante i mercati della Spagna e dell’America Latina, che ricadono nelle responsabilità di QSL Italia. Il mercato viene gestito al 100% in maniera indiretta, tramite una rete di partner che certifichiamo e qualifichiamo personalmente a livello sia commerciale sia tecnico» – sottolinea Todisco.


#businesscontinuity Todisco: Replica, controllo, integrazione e alta disponibilità dei dati via software
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High Availability in dettaglio

Continuità e sicurezza informatica sono gli scopi principali delle soluzioni Quick EDD, che si occupano di fornire funzioni fondamentali come alta disponibilità, replica, integrazione dati e controllo. «Quello di cui ci occupiamo, con i diversi moduli in cui si articola Quick EDD, è la fruibilità dei dati che devono essere gestiti: il primo livello di questa gestione è proprio quello di avere i dati disponibili sempre. In questo senso, si parla di business continuity e di disaster recovery o di alta disponibilità, cioè high availability, intendo in sostanza il modo per assicurare in ogni momento che i dati possano essere fruiti per la loro elaborazione» – spiega Todisco. Ma non solo: «Per fruire dei dati, bisogna anche possederli, ed è per questo che abbiamo integrato nella soluzione anche una funzionalità per gestire dati non originariamente concepiti dai sistemi Power I o AS/400 che dir si voglia, e che permette di salvare i dati di altri ambienti, rendendoli disponibili in real time al sistema o a sistemi esterni eterogenei» – evidenzia Todisco.


#businesscontinuity Todisco: Continuità e sicurezza informatica indipendentemente dall’hardware
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L’importanza del real time

Analizzando le modalità in cui si può realizzare la business continuity, il concetto di “real time” diventa centrale: «Si parla di backup, di NAS, di SAN e quant’altro, ma in realtà sono pochi gli strumenti che permettono di gestire il real time, perché spesso, parlando di disaster recovery, ci si riferisce al passaggio da una struttura hardware e software principale a una di soccorso, ma non si prospetta mai l’ipotesi di tornare indietro alla struttura principale, cioè non si dice mai in quanto tempo si riesce a rendere disponibili i dati una volta che sia stato superato l’evento dannoso» – fa notare Todisco. Il punto, per QSL è proprio qui: «Con le nostre soluzioni, noi rendiamo possibile avere la disponibilità dei dati via software, indipendentemente dall’hardware, con una modalità sicuramente più economica e in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente» – rivela Todisco.


#businesscontinuity Todisco: Soluzioni Quick EDD semplicità e vantaggio economico in qualsiasi ambiente
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Attualmente, le soluzioni QSL, che sono attive su più di 900 clienti in Italia e circa 150 all’estero, riguardano per il 90% i sistemi Power I, ma la società ha iniziato da più di un anno un percorso per espandersi anche in altri ambienti, in particolare nel mondo Windows, anche attraverso una partnership con un vendor statunitense. L’obiettivo è quello di «arrivare, nell’arco di tre anni, ad avere una quota derivante dal mondo Windows vicina al 30% del totale» – conclude Vincenzo Todisco.

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Il “salto quantico” di QSL Italia avviene a Carimate https://www.datamanager.it/2015/11/il-salto-quantico-di-qsl-italia-avviene-a-carimate/ Fri, 13 Nov 2015 09:40:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88386 Ambientato nella splendida cornice del castello di Carimate, l’evento organizzato da QSL Italia è un’occasione per avvicinare tra loro mondi apparentemente distanti, come le psicologia e il software Vibrando alla frequenza specifica di quello che si desidera, lo si ottiene. Siamo noi i creatori della nostra realtà. Queste sono solo due delle sorprendenti affermazioni di […]

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Ambientato nella splendida cornice del castello di Carimate, l’evento organizzato da QSL Italia è un’occasione per avvicinare tra loro mondi apparentemente distanti, come le psicologia e il software

Vibrando alla frequenza specifica di quello che si desidera, lo si ottiene. Siamo noi i creatori della nostra realtà. Queste sono solo due delle sorprendenti affermazioni di guru ed esperti di varia estrazione citate nel corso dell’evento Quantum Leap, organizzato da QSL Italia. «E’ la mente umana che genera il software – è il commento introduttivo di Vincenzo Todisco, CEO dell’azienda -, quindi gli errori che commette il software sono in realtà commessi prima dalla mente che l’ha concepito». Da quanto detto, si deduce che esiste una stretta correlazione tra la mente e il software e che occorre voler cambiare le cose in prima persona perché cambino davvero. Le modifiche che vogliamo introdurre nella nostra cognizione o, meglio, nel nostro modello del mondo vanno fatte nel “linguaggio dei neuroni”, che consiste in messaggi “al presente” e “positivi”: questo è un altro concetto introdotto da un video proiettato durante l’evento e realizzato da un noto giornalista ed esperto di psicologia quantistica, Alberto Lori. Tutto ciò per introdurre la presentazione della suite Quick-Software-Line, ideata dalla francese Trader’s, che ha dato vita al QSL Group per distribuire nel mondo le proprie soluzioni, specializzate nell’alta disponibilità (suite Quick-Edd) e nella stampa e gestione documentale su sistemi IBM Power i, iSeries, System i e As/400 (suite Quick-Doc).

Dalla Francia al mondo

La nascita di Trader’s risale al 1992 e oggi è una realtà consolidata, con oltre 2mila 400 clienti, circa 6 sedi più la centrale a Parigi, per una presenza diretta in diversi paesi del mondo, tra cui l’Italia, in cui ha aperto nel 2004 e da cui oggi dipendono anche la Spagna e il Sud America, con clienti già attivi in Colombia, Ecuador, Cile e Argentina. Un’altra area fondamentale di intervento di QSL è quella della sicurezza, ovviamente legata all’alta disponibilità e fruibilità: «Sono 11 anni che lavoriamo nella Business Continuity», conferma Todisco. Entrando nello specifico dell’offerta QSL, si possono individuare diversi prodotti, appartenenti alle suite di cui abbiamo parlato. Innanzi tutto, nella suite Quick-Doc: Quick-Spool (un gestore di spool per IBM i), Quick-Press (impaginazione grafica degli spool su IBM i), Quick-Archiv (gestione e archiviazione degli spool) e Quick-Office (estrazione dati da Db2 e combinazione con documenti Word, creazione di email dinamiche o documenti specifici su IBM i). Nella suite Quick-Edd di sicurezza, invece: Quick-Edd/Ha e Quick-Edd/Open (rispettivamente, replica in tempo reale da uno o più IBM i di produzione a uno o più di soccorso e lo stesso per il mondo fuori da IBM i), Quick-Edd/Dr (replica dati bidirezionale tra due server IBM i), Quick-SmartData (lettura dei dati in real-time, replica, trasformazione e invio per accelerare le risposte alle esigenze di business) e, infine, Quick-Csi (una soluzione di controllo e audit per mettere in sicurezza e conformità alle regole di auditing, tracciabilità e protezione dei dati i sistemi IBM i). «Ognuno di noi può risolvere, con orgoglio e onore, anche i problemi che non ha creato», ha spiegato Sebastiano Todero, “mentalista”, nel corso del proprio intervento. «I risultati che otteniamo nella nostra attività non sono legati tanto a quello che ci accade – ha concluso Todisco -, quanto al modo in cui noi lo percepiamo».

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Esseco Group sceglie QUICK-EDD per assicurare la continuità operativa https://www.datamanager.it/2015/11/esseco-group-sceglie-quick-edd-per-assicurare-la-continuita-operativa/ Tue, 10 Nov 2015 15:05:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88041 “La continuità operativa si misura con la tranquillità con cui si lavora”. Carlo Perfetto It Manager ESSECO srl Esseco Group è il gruppo industriale italiano che da quasi un secolo sviluppa innovazione tecnologica e capacità produttiva per il mondo della chimica inorganica e dell’enologia. Offre prodotti che garantiscono performance e sicurezza attraverso processi certificati, costante […]

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“La continuità operativa si misura con la tranquillità con cui si lavora”. Carlo Perfetto It Manager ESSECO srl

Esseco Groupesseco è il gruppo industriale italiano che da quasi un secolo sviluppa innovazione tecnologica e capacità produttiva per il mondo della chimica inorganica e dell’enologia. Offre prodotti che garantiscono performance e sicurezza attraverso processi certificati, costante innovazione strutturale e attenzione. Il Gruppo è presente in 15 Paesi con 38 Società e 900 dipendenti e conta 22.000 clienti. Know how, versatilità di pensiero e rapidità di azione, ricerca del massimo standard tecnologico ed evoluzione del concetto di servizio sono gli ingredienti dello stile Esseco per il consolidamento di una vera e propria collaborazione con il cliente.

Descrizione delle esigenze di business che hanno guidato la scelta della soluzione

Il Cliente nel 2005 subì un’interruzione prolungata di servizio a seguito di un guasto HW dell’AS/400 che causò una riduzione dell’operatività e danni al business. Questo episodio mise in evidenza il valore dell’informatizzazione aziendale, ingenerando una riflessione e un’analisi sui possibili rischi e danni derivanti da un’assenza o da un blocco del CED. Per di più il Centro IT di ESSECO è un centro-stella dal quale dipende l’operatività anche di altre 9 aziende del Gruppo sparse sul territorio Europeo. Si fece forte, quindi, l’esigenza di trovare uno strumento in grado di garantire la continuità e la sicurezza operativa del centro IT e quindi delle aziende del gruppo, per superare la semplice procedura di back up su nastro che imponeva tempi di ripristino lunghi, con relativi fermi macchina. L’azienda valutò le possibili soluzioni offerte dal mercato scegliendo di approfondire la conoscenza del prodotto QSL – QUICK-EDD tramite Soluzioni EDP, all’epoca già fornitore della soluzione QUICK-PRESS, per la gestione delle Stampe Grafiche.

Sempre nel 2005 il prodotto QUICK-EDD venne scelto rispondendo a esigenze di garanzia di continuità e di sicurezza.

Tra i punti di forza:

– Poter riutilizzare il sistema AS400 vecchio come macchina di back-up

– Costo del licesing competitivo

– Facilità di implementazione

Descrizione della soluzione realizzata

La soluzione realizzata, rappresenta il classico impianto con due sistemi in sede, replicati tra di loro ed in grado di fornire servizi alla casa madre e alle altre 9 aziende del Gruppo. Soluzioni EDP ha seguito il Cliente nelle evoluzioni del proprio hardware sin dalla prima vendita di un sistema IBM 9406-820/2435 (che aveva sostituito a sua volta un S20) avvenuta nel 2002. A salvaguardia degli investimenti tale sistema è passato a funzione di macchina di backup nel 2008, a fronte dell’acquisto di un nuovo sistema IBM  9406-525 Enterprise.

Oggi l’infrastruttura è ulteriormente evoluta, la macchina principale vede un IBM 720 8202 E4C, mentre la precedente 525 Enterprise è passata a macchina di back-up, a conferma della valorizzazione dell’investimento.

Descrizione dei benefici ottenuti ed eventuali prospettive future

Ci spiega Carlo Perfetto, IT Manager ESSECO srl: “La continuità operativa si misura con la tranquillità con cui si lavora: nessun guasto che possa bloccare le attività, risoluzione dei problemi all’istante e quindi soddisfazione totale per la scelta fatta”.

“Un altro punto di forza di questo progetto, – prosegue Perfetto – è stata la tempistica di installazione e setup che si è rivelata particolarmente veloce. Inoltre, la replica dei due sistemi permette all’azienda di sviluppare autonomamente il proprio software gestionale con pieno controllo delle librerie su entrambe gli AS400 ed eventualmente usare la secondaria come macchina di test.” “L’utente non deve preoccuparsi di nessuna attività extra: il tool  Quick EDD è ‘easy to use’ e si occupa da solo di tutte le repliche impostate”.

“Infine questa architettura, ci permette anche di essere molto performanti sulla macchina principale non impegnandola per test e sviluppo”.

SOLUZIONI EDP e QSL Italia

Da 10 anni la continuità operativa in ESSECO GROUP è garantita dall’infrastruttura realizzata con il tool QUICK EDD di QSL Italia, grazie a SOLUZIONI EDP e al suo staff. L’affidabilità e la bontà del sistema viene annualmente testata e monitorata dal Team specializzato SOLUZIONI EDP, certificato dallo sviluppatore. In questi anni di collaborazione sono stati avviati progetti e implementazioni diverse che hanno interessato non solo la continuità operativa, ma anche il miglioramento e l’ottimizzazione della gestione delle stampe grafiche e degli spool.

SOLUZIONI EDP, attraverso la Quick Software Line ha così instaurato un rapporto di collaborazione e fiducia, assumendo il ruolo di consulente per la gestione dell’infrastruttura IT dell’azienda.

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“Huston, abbiamo un problema” https://www.datamanager.it/2015/10/huston-abbiamo-un-problema/ Tue, 20 Oct 2015 12:28:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85288 Per assicurare la gestione della continuità operativa in azienda non c’è bisogno di prevedere scenari disastrosi Quando parliamo di continuità operativa non ci riferiamo solo all’ambito informatico, ma all’insieme di tutte le funzioni di un’organizzazione. Occorre avere un approccio olistico per pianificare in maniera efficiente tutte le attività rivolte a risolvere le potenziali criticità relative […]

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Per assicurare la gestione della continuità operativa in azienda non c’è bisogno di prevedere scenari disastrosi

Quando parliamo di continuità operativa non ci riferiamo solo all’ambito informatico, ma all’insieme di tutte le funzioni di un’organizzazione. Occorre avere un approccio olistico per pianificare in maniera efficiente tutte le attività rivolte a risolvere le potenziali criticità relative a risorse umane, strutturali e tecnologiche. Per garantire la continuità operativa bisogna anche avere un piano di azione preventivo per affrontare ogni evento che può colpire un’organizzazione o parte di essa.

Padroneggiare i dati è la condizione di partenza per elaborarli, ma mai si pensa che proprio questa sfumatura (nemmeno tanto poco importante) possa mettere in crisi la più performante e precisa struttura IT, se manca la continuità operativa. Vi sono casi in cui la continuità operativa viene minacciata da cause che mai si sarebbero pensate come fattori di rischio.


#businesscontinuity Todisco: Come assicurare la continuità operativa nella tua azienda?
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Rammento di una società italiana che sviluppa cedolini paghe per grandi aziende. In occasione di un controllo fiscale, fu chiesto alla direzione aziendale di sospendere l’inserimento dei dati per i relativi controlli di routine. Provate a immaginare la reazione. Panico? Caos? Niente affatto. I vertici dell’azienda comunicarono semplicemente che non avrebbero interrotto l’invio dei cedolini alle aziende clienti perché avrebbero continuato a elaborare i dati sui sistemi di soccorso che erano stati predisposti proprio per garantire la continuità operativa. E così fu, naturalmente dopo aver ricevuto il permesso per eseguire lo switch dai “controllori”. Chi avrebbe immaginato che un semplice controllo fiscale avrebbe potuto interrompere l’operatività dell’azienda? Ma non è l’unico caso di evento “inatteso” capace di causare danno al fatturato. Un’azienda molto famosa del settore automotive si trovò a fronteggiare un picchetto per uno sciopero improvvisato che bloccava l’accesso all’impianto.

Quel giorno la programmazione prevedeva attività di gestione IT indirizzata alla catena di montaggio e non vi erano condizioni per posticipare l’attività. Il responsabile IT propose di portare le attività sul server di soccorso che avrebbe potuto essere controllato da una seconda sede, accessibile liberamente da tutti gli operatori. E fu un successo. Anche in questo caso, la dirigenza non avrebbe mai pensato che un evento collaterale come uno sciopero avrebbe chiamato in causa una soluzione di Business Continuity (BC).

Doppio paracadute

Esiste anche un fattore d’imprevedibilità, legato a fattori contingenti al progetto di continuità operativa, che bisogna gestire con un doppio paracadute: il ragionamento oltre lo strumento.

è questo il caso di un’azienda che ha previsto proprio tutto, persino la location del centro di recovery, situato in una loro filiale a 600 chilometri di distanza. Doppia linea di comunicazione, doppi impianti di refrigerazione e personale addestrato per sopperire alla necessità di assenza di un collega del ced.

Qualche anno fa, mezza Italia restò al buio e naturalmente l’azienda avviò il gruppo elettrogeno che – però – non entrò in funzione. Il carburante all’interno del serbatoio era stato trafugato pochi giorni dopo il controllo di routine. Il sistema programmato per l’attivazione del sistema informatico nella filiale a 600 chilometri funzionò alla perfezione. e l’azienda proseguì la sua attività senza alcun danno.


#businesscontinuity Todisco: Doppio paracadute, ma una sola morale: #Lungimiranza
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Una sola morale

Provate a rispondere: come ha potuto una grande azienda di produzione non interrompere le attività degli impianti all’atto del cambio di un grosso server IBM Power? Semplicemente decidendo di utilizzare il software di Business Continuity che come scopo primario ha quello di permettere lo switch senza che dati e programmi subiscano un timeout che crei una perdita di ritmo/fatturato. Semplice, no? Ma qual è la morale di tutto questo? Per garantire la continuità operativa della vostra azienda dovete essere capaci di individuare tutti i possibili sviluppi di una situazione. Questo significa essere lungimiranti nella scelta del vostro partner e nella pianificazione di progetti per la continuità operativa, nella scelta del progettista, del software adottato e di tutte le persone coinvolte nella definizione del Business Continuity Plan (BCP).

Vincenzo Todisco, managing director – QSL Italia

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Big Data in action https://www.datamanager.it/2015/09/big-data-in-action/ Mon, 21 Sep 2015 15:11:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82874 La tecnologia Big Data rivoluzionerà il settore della sicurezza. Si moltiplicano i progetti di cyber security che mettono in campo la potenza di fuoco dei big data analytics e i CIO lavorano per rimuovere gli ostacoli che ne frenavano la diffusione   La sicurezza IT è un malato grave. Gli attacchi perpetrati ai danni di […]

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La tecnologia Big Data rivoluzionerà il settore della sicurezza. Si moltiplicano i progetti di cyber security che mettono in campo la potenza di fuoco dei big data analytics e i CIO lavorano per rimuovere gli ostacoli che ne frenavano la diffusione

 

La sicurezza IT è un malato grave. Gli attacchi perpetrati ai danni di governi, organizzazioni industriali e militari hanno ampiamente dimostrato di poter assurgere a rischio globale. Il loro livello di sofisticazione, con l’importante corollario dei mezzi a disposizione, efficacia e complicità non lasciano presagire un futuro tranquillo. Ci si domanda come ciò possa accadere. Non si è abbastanza bravi oppure la tecnologia di cui si dispone non funziona? E si rischia di scivolare sul terreno minato di una vecchia questione: è più elevato il rischio derivante dall’infrastruttura tecnica o quello della fallibilità delle persone? Certamente, avere ben chiari i limiti degli strumenti di sicurezza a disposizione è un buon punto di partenza. Consapevoli delle capacità ma soprattutto dei limiti della tecnologia, occorre individuare le misure più efficaci per difendersi da ogni possibile rischio.


#security Anna Gandolfi @IndrainItalia I big data stanno rivoluzionando la sicurezza
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Una miniera di dati da sfruttare meglio

«La tecnologia Big Data sembra la più adeguata per far fronte alle nuove sfide di sicurezza. Non solo perché le nostre società dovranno affrontare uno scenario nuovo caratterizzato da una maggiore interazione e scambio di dati attraverso le reti sociali e gli oggetti intelligenti, ma anche per l’emergere di disruptive technologies come il cloud computing e le app di mobilità, ambiti nei quali i metodi tradizionali di sicurezza, basati sulla protezione perimetrale e i controlli statici di minacce note, diventano obsoleti» – afferma Anna Gandolfi, responsabile Competence Center di Indra in Italia. Il meno che si possa dire è che serve un approccio diverso nell’affrontare i problemi di sicurezza. Un primo passo praticabile da tutti o quasi è di riuscire a sfruttare meglio la mole di dati a disposizione. Sistemi SIEM, ids/ips, proxy, firewall producono un’alluvione di dati in continua espansione. Terabyte di dati relativi alla sicurezza, raccolti dalle aziende sia per rispetto alla normativa, sia per il monitoraggio.


#security #bigdata Gastone Nencini @TrendMicroItaly : Essere più reattivi e giocare d’anticipo
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Si stima che le grandi organizzazioni generino, a seconda delle dimensione, da 10 a 100 miliardi di eventi ogni giorno. Numeri enormi, destinati a crescere ancora. Perché nuovi dispositivi, software e persone alimenteranno i sistemi di raccolta, con altre info, non necessariamente di sicurezza: un profluvio di click, segnali provenienti da RFID, cellulari, sensori, testi, audio, transazioni commerciali e così via. «Il segreto non è la mera capacità di collezionare terabyte su terabyte di dati, ma sapere come utilizzarli» – rileva Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia. Secondo gli esperti, il volume di dati analizzati dalle grandi organizzazioni è destinato a crescere a doppia cifra. La buona notizia è un impiego più ampio e redditizio. Per esempio in cloud dalle tecnologie di sicurezza. «Da qualche tempo, alcuni vendor utilizzano le capacità di analisi intrinseche ai big data per applicarle al campo della sicurezza, utilizzandole in un sistema cloud» – nota David Gubiani, technical manager di Check Point Software. E in futuro lo saranno ancora di più. «I più grandi vendor e i grandi e medi system integrator forniscono consulenza e strumenti per utilizzare al meglio i big data: tali integrazioni proseguiranno parallelamente allo sviluppo del cloud computing e della sua security» – pronostica Luca Beltramino, managing director di TelecityGroup Italia.


#security #bigdata David Gubiani @checkpointsw Mancano competenze specifiche e collaborazione
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Un nuovo modo di operare

Oggi, chi attacca può impiegarci anche parecchio per penetrare una rete. Anche per ragioni di opportunità. Ma una volta entrato, l’obiettivo è di rimanerci il più a lungo possibile. Conquistata una posizione favorevole, l’intruso necessita di esplorare la rete, muoversi tra le subnet, identificare il luogo in cui si trovano le informazioni di maggiore interesse. Tutte azioni che per essere svolte in modo silente richiedono tempo; l’attaccante poi mira a conservare il varco per continuare a sottrarre info anche in futuro. E tenere sotto controllo le difese in campo. La risposta a questi attacchi non può che essere più innovativa rispetto a quella tradizionale. Per esempio, riuscire a variare dinamicamente la propria postura difensiva dalla detection real time alla cattura totale dei pacchetti e alla loro deep inspection. L’analisi offline del traffico – però – richiede tempo. E comporta costi notevoli in termini di latenza. Inoltre, le serie storiche di dati da analizzare possono essere molto estese. Si tratta di riuscire a correlare eventi molto distanti nel tempo tra di loro e provenienti da molteplici fonti. Tentativi falliti di loggarsi; l’aumento del traffico di rete; un utilizzo anomalo di risorse o l’esecuzione di processi sconosciuti, soprattutto se ripetuti – sono tutti eventi che i tool tradizionali di sicurezza non sono in grado di far dialogare tra loro e che possono essere messi in relazione ai tentativi di compromissione.


#security #bigdata Luca Beltramino @TelecityGroup Ma le aziende dovrebbero porsi le domande giuste
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Le soluzioni che generano analitiche big data sono in grado di analizzare quantitativi di dati superiori rispetto a quelle tradizionali. Inoltre, consentono un più rapido accesso ai dati raccolti, rendendo più efficace la correlazione delle informazioni interne ed esterne all’organizzazione. Ma bisogna fare in fretta. Le informazioni di eventi di sicurezza significativi perdono valore nel tempo. Perciò l’analisi tempestiva dei dati è un fattore critico per opporsi alla minaccia cyber, giocata anch’essa sulla velocità di esecuzione dell’azione. La capacità delle soluzioni big data di correlare dati provenienti da numerose fonti su periodi di tempo anche lunghi limita il numero di falsi positivi e consente di individuare con maggiore tempestività i segnali di un attacco APT (Advanced Persistent Threats) prima che siano inghiottiti dal rumore di fondo generato dalle attività legittime. Il risultato è un quadro più ampio delle minacce. «L’analisi di grandi volumi di dati può aiutare a rivelare modelli tipici di infiltrazione, attacchi mirati sofisticati che altrimenti rimarrebbero nascosti» – conferma Gastone Nencini di Trend Micro Italia.


#security #bigdata Mauro Cicognini @Clusit L’approccio evolutivo è l’unico che ha senso
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I big data analytics offrono un approccio e un modo di operare nuovo. Il monitoraggio e la gestione dinamica dei dati su larga scala abilitano l’eliminazione di tutte le informazioni non rilevanti provenienti dai sistemi in-house. Il consolidamento e la correlazione di dati proveniente da qualsiasi fonte nei casi migliori riescono a restituire una visione olistica dell’infrastruttura, consentendo alle organizzazioni di ottenere una visibilità e gestibilità migliore di minacce e vulnerabilità, abilitandole a fissare priorità più aderenti all’effettivo rischio. Ultimo aspetto, ma non meno importante, è che questi sistemi mitigano gli effetti di un attacco cyber. Tutto ciò consente alle aziende sia di essere più reattive sia di giocare d’anticipo, consentendo nei casi più riusciti di modificare il sistema di policy di sicurezza, quasi in tempo reale.

Perché l’analitica big data sia davvero efficace, l’azienda deve predisporre una propria analisi del rischio. Dotarsi di sistemi di risk management consentirà alle organizzazioni di implementare un processo di remediation automatizzato e così abbreviare i tempi di risposta, migliorare l’efficienza operativa ed elevare il livello di efficacia, generando – questo è l’auspicio – consistenti risparmi di tempo e denaro. Ma le aziende dovrebbero porsi le domande giuste – come suggerisce Beltramino di TelecityGroup Italia: «Con quali sistemi storare grandi quantità di dati e consentire veloci estrazioni e analisi? Quali sono i migliori software per analizzare i dati? Quali sono i migliori tools di analisi e le strutture cluster per la tecnologia Big Data»?


#security Claudio Ruffini #Augeos Sfruttare in positivo il valore aggiunto dei #bigdata
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In tal senso, le organizzazioni più lungimiranti interessate allo sfruttamento delle analitiche big data possono iniziare a sviluppare un piano d’azione per gradi, partendo da una strategia di business analytics che includa il data mining sui dati già in possesso. E in seguito, integrare l’architettura big data. «L’approccio evolutivo è l’unico che ha senso» – concorda Mauro Cicognini, membro del direttivo Clusit. «Un approccio tradizionale di “progetto”, con ambiti e obiettivi ben definiti e una concreta pianificazione di fasi, non è nemmeno pensabile se non su piccola scala». L’impiego per il data mining delle fonti di dati già presenti in azienda oltre a conferire maggior valore agli investimenti effettuati, a volte con finalità diverse, consente di conseguire in modo graduale i risultati desiderati.

Tecnologia, non magia. I limiti dei big data

Oggi, il termine “big data” è sulla bocca di tutti. «Come accaduto in altri campi dell’ICT, anche in questa materia si è presto incappati nella superficiale tentazione di descrivere il fenomeno come recente, privo cioè di correlazione con quanto ha caratterizzato gli ultimi 40 anni» – osserva Claudio Ruffini, presidente di Augeos. «Tale visione appare più che mai erronea perché il settore ICT si confronta pressoché da sempre con i (big) data». Oggi, l’approccio e la tecnologia impiegata dai big data mostra incoraggianti risultati, che fanno ben sperare per il futuro, ma che sono ancora difficili da valutare. «Non è ancora possibile sancire una matura consapevolezza di come e quanto i big data possano essere sfruttati appieno in un campo come quello della sicurezza IT. Il livello di complessità e di intangibilità degli investimenti nel campo della sicurezza appare molto più alto rispetto all’analisi finanziaria, l’elaborazione di proiezioni statistico-computazionali e lo studio dei modelli virali» – argomenta Ruffini. Ma detto questo, l’obiettivo non può che essere quello di riuscire a trarne tutti i vantaggi possibili. «Ciò che appare realmente sfidante per il settore è il saper sfruttare “in positivo” il valore aggiunto dei big data, procedendo verso la realizzazione di sistemi intelligenti capaci di prevenire, respingere e reprimere in autonomia un qualsiasi attacco» – afferma Ruffini. In altre parole, perché le soluzioni big data possano essere impiegate in ambienti di produzione, necessitano di alcune migliorie volte a rimuovere gli ostacoli esistenti.


#security #bigdata Vincenzo Todisco @Traders_QSL Una perdita di tempo senza la qualità dei dati
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La correlazione tra serie di dati può portare a modelli predittivi di comportamento. Tuttavia, maneggiare dati non strutturati e utilizzarli in combinazione con quelli strutturati è tutt’altro che semplice. «Per saper interpretare i dati delle analisi, occorre sapere cosa si sta cercando, e quindi saper porre le domande giuste. A volte, è possibile anche notare delle nuove regolarità nei dati, che consentono di intraprendere ricerche nuove e inattese che, se ben sfruttate, aprono delle nicchie nuove per l’organizzazione. Non è facile farlo, ma qui sta la bravura dell’analista» – argomenta Cicognini (Clusit). E dunque perizia, esperienza e talento sono e saranno sempre indispensabili. Perché neppure la sicurezza IT potrà mai ridursi a una serie di azioni meramente automatiche. «L’analista di sicurezza deve saper cogliere da indizi disparati elementi di informazione nuovi. Non può farlo solo con le proprie forze, ed è per questo che ha a disposizione le tecnologie più avanzate di analisi» – nota Cicognini. In particolare, servono nuovi algoritmi capaci di processare quantitativi di dati sempre più grandi dalle fonti più disparate. Ma servono anche dati validi, anche dal punto di vista qualitativo. «Scopo di queste soluzioni software è stabilire automatismi di controllo standard per garantire la qualità dei dati, senza la quale, qualsiasi altra attività sarebbe una perdita di tempo con risultati imperfetti» – rileva Vincenzo Todisco, managing director di QSL Italia.


#security #bigdata Francesco Stolfo @ToolsGroup La sfida è sapere cosa fare dei dati
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Dunque, occorre migliorare la capacità di sfruttare dati provenienti da fonti non sicure. Migliorare i processi di storage, la processazione dei dati e la loro sincronizzazione. Rendere migliore la resa visiva dei dati processati sotto forma di report. E la sicurezza degli indicatori sensibili di compromissione. La sfida è sapere cosa fare di queste informazioni. «Chi deve prendere decisioni non ama essere messo di fronte alle evidenze che emergono dai dati» – nota Francesco Stolfo, partner di ToolsGroup. Anche una migliore condivisione delle informazioni è un aspetto da considerare. In questo senso, la rimozione delle resistenze di natura tecnica e psicologiche, insieme alla condivisione delle informazioni, rimane auspicabile. «L’unico vero ostacolo a questo approccio è dato dalla naturale reticenza dei clienti a condividere i dati inerenti gli attacchi» – afferma Gubiani di Check Point Software. «Posso dire – però – che questa situazione sta cambiando: tutti hanno finalmente capito che le informazioni utili sono solo quelle relative a malware e attacchi e quindi nulla di “sensibile” viene passato all’esterno». Un altro ostacolo su cui lavorare è la mancanza di competenze tecniche. Servono figure capaci sia nel campo della sicurezza informatica sia nel data mining e la statistica. «La principale difficoltà è l’assenza di data scientist capaci di finalizzare l’analisi dei dati agli obiettivi di business» – afferma Francesco Stolfo di ToolsGroup. La penuria di risorse e i problemi legati alla formazione di adeguate figure professionali da inserire nei Security Operation Center (SOC) rappresenta un aspetto sottolineato anche da Roberto Patano, senior manager systems engineering di NetApp. «Il deficit di lavoratori specializzati (da 140mila a 180mila fino al 2018) rende estremamente difficile ingaggiare figure professionali adatte, in particolar modo quelle formate in ambito di sicurezza e analisi dei dati». Infine, diamo un’occhiata ai costi che l’integrazione di un sistema di analisi in un framework di sicurezza porta spesso con sé. Un aspetto sottolineato ancora da Patano, che tuttavia può essere superato attraverso soluzioni in cloud che semplificano implementazione e gestione, a costi più contenuti; oppure, acquisendo soluzioni chiavi in mano che consentono la rapida implementazione di infrastrutture specifiche e scalabili, possibilmente non limitate al solo mondo Hadoop.


#security #bigdata Roberto Patano @NetApp_Italia Semplificare implementazione e gestione
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“One-Stop Shop” per il Fashion Retail Planning

«I fashion retailer – spiega Fabio Lovesio, retail industry manager di BOARD International – hanno di fronte a loro sfide sempre più complesse e la velocità di esecuzione deve accompagnarsi a una pianificazione efficace e frequentemente aggiornata e monitorata nei suoi KPI fondamentali. Nonostante le mille promesse di tanti software vendor – però – c’è da chiedersi come mai nelle aziende “resistano” ancora gli Excel e i tanti custom “stratificati” negli anni. Forse perché – di fatto – tanti progetti si sono dimostrati in realtà troppo lunghi e complessi nell’assemblaggio dei presunti “best of breed”. BOARD, con l’avvento della version 9 che ha introdotto nuove funzionalità nel campo del forecasting, degli analytics e del clustering, intende posizionarsi con un approccio pragmatico, facendo leva sull’unicità del proprio toolkit in termini di semplicità di interfacciamento e modellizzazione di tutti i processi di planning. Ed esistono già progetti worldwide nel campo del Merchandise & Assortment Planning, del Replenishment, dell’Open to Buy, dello Store Workforce Management, etc. Per la prima volta, è possibile quindi avere una sola piattaforma che copre tutte le esigenze di pianificazione, non dimenticando poi la “vocazione” storica di BOARD per la BI e il CPM».


#security #bigdata Fabio Lovesio @BOARDSoftware Nuove sfide per il Fashion Retail
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Conclusioni

Per alcuni osservatori non ci sono dubbi: nei prossimi anni la tecnologia Big Data rivoluzionerà il settore della sicurezza, una delle grande sfide globali del nostro secolo. Queste soluzioni diventeranno uno dei driver principali di sviluppo del mercato cyber security. Migliorando sensibilmente le loro capacità di controllo e adattamento a tutti gli ambiti operativi, cloud e mobile compresi. Ambiti nei quali gli attuali sistemi di sicurezza mostrano ancora preoccupanti carenze. Ma prima di comprendere appieno la reale capacità predittiva di queste soluzioni dovremo probabilmente passare attraverso una sorta di disincanto che sgomberi il campo dai facili entusiasmi. In questo senso, la ricerca potrà fare chiarezza. A patto che continui a ricevere sostegno e risorse all’altezza della sfida. Detto questo, nonostante l’incoraggiante crescita dell’attività di business intelligence, numerosi ostacoli rendono ancora difficoltosa l’implementazione della tecnologia Big Data nell’ambito security. Ma il numero molto ristretto di implementazioni attive, soprattutto in Italia, dimostra che il mercato sta muovendo i primi passi. Solo di recente i vendor hanno iniziato a dimostrare l’efficacia delle proprie soluzioni. Né si può sostenere che a breve questa tecnologia sarà alla portata di molte organizzazioni. è vero – però – che disponiamo di tecnologia più friendly. L’offerta di soluzioni e servizi è più articolata e l’esperienza accumulata offre numerosi spunti perché si possa proseguire lungo questa strada. Molto rimane da fare, ma già oggi è possibile provare la potenza dei big data in numerosi ambiti di sicurezza.

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Il trucco c’è ma non si vede https://www.datamanager.it/2015/07/il-trucco-ce-ma-non-si-vede/ Tue, 21 Jul 2015 09:18:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79760 La semplicità è l’unico antidoto possibile alla complessità crescente. Come semplificare principi e regole per ridurre il rischio e garantire la continuità operativa dei processi Solo dopo che si è verificata un’emergenza imprevista, si stabiliscono le regole per governarla. La storia dei disastri e delle crisi lo dimostra. Spesso si procede per tentativi e aggiustamenti, […]

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La semplicità è l’unico antidoto possibile alla complessità crescente. Come semplificare principi e regole per ridurre il rischio e garantire la continuità operativa dei processi

Solo dopo che si è verificata un’emergenza imprevista, si stabiliscono le regole per governarla. La storia dei disastri e delle crisi lo dimostra. Spesso si procede per tentativi e aggiustamenti, senza considerare che i piani di emergenza si scrivono a partire da un obiettivo ben definito: garantire che un determinato evento non ci danneggi. Il cambiamento obbliga a uscire dalla propria comfort zone, per guardare gli eventi dall’esterno e non solo dal nostro punto di vista. Ma da dove si comincia per scrivere un business continuity plan (BCP) efficiente?


#businesscontinuity Todisco: La semplicità è l’unico antidoto alla complessità
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Il segreto è “allenarsi” a prevedere l’imprevedibile, fine del mondo compresa! L’improvvisazione non è ammessa. Questo è un lavoro da professionisti dotati di un certo spirito d’avanguardia e molta fantasia. Non avere accesso alle informazioni per un periodo di tempo indeterminato può avere delle conseguenze inimmaginabili. La simulazione di un blocco dell’infrastruttura IT può consentire di analizzare le conseguenze e di valutare le azioni da intraprendere. Lo stop di un’ora può essere facilmente calcolato: si parte dai costi fissi annuali e si dividono per le ore di lavoro effettive.

In questo modo, si ottiene una grandezza che può essere utilizzata come coefficiente per determinare l’impatto economico di un ipotetico guasto improvviso. A questo dato di base – però – si dovrebbero aggiungere i costi di ripristino e altri valori più complessi che dipendono dal tipo di industry. Inoltre, ci sono da considerare il danno d’immagine, la perdita di credibilità e di clienti, i costi indotti per le attività procrastinate, per le attività che si basano su web, l’interruzione della tracciabilità per la logistica, la rapidità di opzione per la finanza, la mancata recezione di ordini per la produzione e così via…


#businesscontinuity Todisco: Quando il caso diventa caos
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Mai sfidare la sorte

Non si tratta di calcolare la probabilità che un evento imprevisto possa tradursi in un danno per l’azienda. La questione fondamentale è essere pronti quando questo succederà. Il fatto che un evento sia improbabile non significa che non possa verificarsi oppure che non possa ripetersi immediatamente dopo la prima volta. Un’importante azienda italiana che si occupa di colorazione del pellame a livello mondiale, con sedi negli USA, Asia e Africa, ha perfezionato un business continuity plan (BCP) dei sistemi informatici e lo ha approvato nel 2014, testandolo con switch del sistema principale verso un sistema di soccorso. A marzo di quest’anno, si è verificato un blocco improvviso del sistema informatico principale. L’azienda ha affrontato subito l’evento senza conseguenze, a parte il fatto di dover riparare il sistema principale. Dopo aver accertato – però – che la riparazione non aveva tempi certi, la possibilità di essere colpiti da un fermo della macchina di soccorso in uso ha spinto l’impresa a dotarsi di un secondo BCP, che si è subito rivelato provvidenziale, a causa della caduta del sistema di soccorso a poche ore di distanza dall’adozione del nuovo piano.


#businesscontinuity Todisco: I pilastri fondamentali di un #BCP
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Quando il caso diventa caos

Sono quattro i pilastri fondamentali di un BCP efficiente, più un elemento essenziale: 1) l’analisi dettagliata; 2) l’obiettivo del piano; 3) le persone coinvolte; 4) la documentazione descrittiva delle procedure. E infine, c’è il vero trucco: la semplicità d’esecuzione.

Inoltre, in qualsiasi situazione d’emergenza, il panico e la possibilità di commettere errori rappresentano due variabili inversamente proporzionali. Per eliminare l’errore umano che già deve confrontarsi con l’imprevisto, è fondamentale che il BCP sia “semplice” affinché possa essere eseguito facilmente, e non meno importante che vi sia un “complice” (detto anche partner) che comprovi il piano con test e occhio critico.

Se decidete d’implementare un business continuity plan in grado di mettervi al riparo da eventi imprevisti e di essere davvero utile al momento del bisogno, ponetevi nelle condizioni di accettare i suggerimenti del vostro partner “complice”, anche quando vi sembreranno banali o scontati. Non affidatevi mai al caso, perché è un pozzo pieno di sorprese sulle quali è meglio non fare affidamento.

Vincenzo Todisco, managing director – QSL Italia

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Avete pronto il Piano C per verificare il Piano B? https://www.datamanager.it/2015/05/avete-pronto-il-piano-c-per-verificare-il-piano-b/ Tue, 19 May 2015 13:18:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74466 Cosa vuol dire far parte dell’esercito di quelli del “dopo”? Per quanto tempo ancora saremo costretti a subire gli eventi, rischiando di vanificare i nostri sforzi? Se ci pensate bene, molto spesso accade che, dopo la visita del ladro, viene installato un antifurto. Così come dopo che su una particolare strada avvengono incidenti cruenti, sono […]

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Cosa vuol dire far parte dell’esercito di quelli del “dopo”? Per quanto tempo ancora saremo costretti a subire gli eventi, rischiando di vanificare i nostri sforzi?

Se ci pensate bene, molto spesso accade che, dopo la visita del ladro, viene installato un antifurto. Così come dopo che su una particolare strada avvengono incidenti cruenti, sono adottate misure di sicurezza. Ancora più attuale l’argomento sicurezza degli aerei, che nell’ultimo caso della compagnia tedesca ha visto fare un dietrofront alle regole imposte dopo l’undici settembre, ponendo altre regole che annullano le precedenti. Questo è, purtroppo, l’esercito del “dopo”. Caliamoci ora nelle realtà industriali, dove i dati rappresentano la casa (gestione dell’azienda), le strade (amministrazione), i viaggi (business intelligent).


#businesscontinuity Se il Piano B non basta, avete pronto il Piano C?
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Le aziende subiscono, gestiscono e reagiscono in base ai “dati”, attraverso complessi processi (utili a velocizzare le analisi di andamento dell’azienda) che le stimolano verso azioni logiche di mercato. Possiamo dunque affermare che i dati sono il core business dell’azienda e che questa ha il compito di proteggerli per renderli immediatamente fruibili e raggiungibili durante qualsiasi caso imprevisto.

La sicurezza

Ogni imprenditore, o colui che per l’azienda è il responsabile IT, ha il compito (quasi l’obbligo) di porsi una domanda: abbiamo i nostri dati in sicurezza?
È semplice spingersi fino a questa domanda, perché le risposte immaginabili spesso non danno la soluzione, ma creano sicurezza. La sicurezza necessaria deve essere misurata dalla consapevolezza del valore reale (economico) dei propri dati e deve essere rapportata all’importanza che i dati/processi aziendali hanno in relazione alla mancanza anche temporanea di questi.


#businesscontinuity Come capire se i nostri dati sono in sicurezza?
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Il futuro non deve essere immaginato attraverso la chiaroveggenza o la speranza né tantomeno solo sulle esperienze dirette. Abbiamo il compito di garantire la continuità della specie e quindi anche della vita aziendale, assimilando dalle esperienze globali e concentrandosi su quanto sarà necessario a sostenere la stabilità. Dunque, per ottenere una sicurezza sul Piano informatico, basilare è comprendere quanto incide un fermo delle attività e soprattutto quanto potrà essere dannosa la perdita di dati.

Fanno paura le statistiche riguardanti le aziende che hanno subito un blocco delle attività oppure la perdita di dati. E senza “spaventare”, è doveroso ricordare che, trascurare il presente è come ipotecare il futuro. Meglio avere dunque un Piano B, ma più strategico è pensare anche a un Piano C.


#businesscontinuity Come valutare il fermo delle attività e la perdita di dati?
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Come?

Un esempio è il seguente. Un semplice backup (Piano B) riesce a tamponare le situazioni impreviste, ma affinché questo sia testato e funzionante e messo in protezione, bisogna aver preparato un Piano C, dove “C” sta per “certo”. Molto importante è il ruolo del Piano B. Questo nasce dall’analisi degli elementi sopra citati: valore dei dati e della loro perdita. Un Piano B deve essere idoneo, deve tenere conto dei tempi di reazione necessari all’azienda e i tempi convenienti per limitare le perdite, ma soprattutto deve precedere il Piano C che rappresenta il test che ne verifica il funzionamento reale. Tutto deve essere “certo”.


#businesscontinuity Non basta il backup (Piano B) per tamponare le situazioni impreviste
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Desiderare di risolvere problemi di fermo dell’attività IT, come il solo e semplice passaggio a un nuovo server, è come pensare a un “pit stop” di Formula Uno: è necessario allenare i tecnici, verificare i tempi d’azione, testare le procedure e migliorarle per impiegare meno tempo possibile. Un pit stop, come in una gara di Formula Uno, può decidere il successo della competizione nella vita aziendale e nulla può valere di più dell’averlo reso “certo”. Potete avere in azienda i tecnici migliori, il più attrezzato laboratorio, il logo più accattivante, il prodotto più richiesto dal mercato, ma se non siete preparati allo “stop” con un Piano B e con il conseguente Piano C, allora siete esposti a un rischio veramente alto.
Se però, amate il rischio, non avere un Piano B insieme al comprovante Piano C è la scelta migliore: i dati non raggiungibili vi faranno provare il brivido degli eventi.

Vincenzo Todisco, managing director – QSL Italia

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Premiamo un bottone speciale verso il futuro del “2-DO” https://www.datamanager.it/2015/03/premiamo-bottone-speciale-verso-futuro-2-do/ Wed, 11 Mar 2015 15:00:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71259 E’ giunto il momento d’ufficializzare un’operazione durata un anno di studio, determinato dalla volontà di essere sempre più utili al vostro scopo: Dare continuità operativa e disponibilità dei dati e dei sistemi informatici con un “supporto” unificato. QSL Italia vuole rendere nota la Partnership con un importante Player nel mercato mondiale della protezione e disponibilità dei […]

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E’ giunto il momento d’ufficializzare un’operazione durata un anno di studio, determinato dalla volontà di essere sempre più utili al vostro scopo: Dare continuità operativa e disponibilità dei dati e dei sistemi informatici con un “supporto” unificato.

QSL Italia vuole rendere nota la Partnership con un importante Player nel mercato mondiale della protezione e disponibilità dei dati e dei sistemi sulle piattaforme WINDOWS, LINUX, UNIX.

L’operazione nasce dall’analisi delle richieste dei Business Partner QSL Italia e dei Clienti che, durante undici anni di attività dedicata alla Business Continuity, hanno verificato e apprezzato il nostro lavoro di supporto e della struttura tecnica di prevendita e post vendita per la suite di software “Quick Software Line”.

Una volta verificata l’affidabilità proposta dalla nostra società attraverso la valutazione del crescente numero annuale dei progetti “di Business Continuity con Quick-EDD/HA per IBM Power i” portati a termine attraverso i nostri Partner e avendo questi compreso che i loro clienti hanno lo stesso obiettivo di continuità operativa anche su altre piattaforme, QSL Italia ha deciso di dedicare la stessa attenzione verso l’obbiettivo della Assoluta Disponibilità per tutti i sistemi.

La vera sfida di QSL è stata quella di cercare una soluzione software che si potesse avvicinare alla nostra affidabilità, quella sviluppata dalla casa madre QSL Italia; Quick EDD/HA di Trader’s.

Ancor più attenta la volontà di scoprire una società ed una soluzione software per l’alta disponibilità del mondo non AS/400 tanto interessante per noi e voi da essere rapportata all’affidabilità di Quick-EDD/HA per IBM POWER  i ( AS/400).

Insomma, scoprire uno sviluppatore con un software dalle caratteristiche simili alle nostre, che raggruppasse le stesse peculiarità del nostro supporto e di Quick EDD/HA come la “semplicità d’installazione” e di “utilizzo”, la capacità granulare nella replica e soprattutto la “leggerezza d’impatto risorse” (anche economiche) per l’uso quotidiano e l’approccio al mercato di questa epoca.

QSL Italia ha incontrato Arcserve.

Due nomi e due sviluppatori profondamente implicati nella semplificazione di progetti di Business Continuity e Disaster Recovery, che hanno siglato un accordo di stretta collaborazione che prevede vantaggi economici e semplificazione al fine di offrire una soluzione di protezione per la continuità operativa attraverso un solo referente che può supporta tecnicamente e affianca tangibilmente il Business Partner nel progetto e nella soluzione al proprio cliente.

 

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