RIM – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sat, 06 Oct 2018 16:44:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png RIM – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 BlackBerry Key2 rivanga il passato https://www.datamanager.it/2018/06/blackberry-key2-rivanga-il-passato/ Mon, 11 Jun 2018 18:30:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149275 Un altro smartphone con la tastiera estesa che tenta di rosicchiare fette di mercato Android. Almeno non ha il notch In un panorama mobile che si sta rapidamente conformando al design del notch, BlackBerry tira fuori dal cappello un dispositivo che sa di passato. Nella storia della compagnia canadese, oggi saldamente nelle mani dei cinesi […]

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Un altro smartphone con la tastiera estesa che tenta di rosicchiare fette di mercato Android. Almeno non ha il notch

In un panorama mobile che si sta rapidamente conformando al design del notch, BlackBerry tira fuori dal cappello un dispositivo che sa di passato. Nella storia della compagnia canadese, oggi saldamente nelle mani dei cinesi di TCL, a farla da padrone è la tastiera qwerty, vero elemento di valore per chi si ritrova ogni giorno a scrivere decine di email in mobilità, senza un accesso al PC. Il Key2 riparte da qui, ovvero da uno dei pochi punti forti della generazione precedente, il KeyOne. Per il resto, il design assume qualche modifica leggera, tale da rendere esternamente il telefono quasi un Note8 nelle forme, mentre il salto in avanti più lungo è sotto la scossa, a livello software.

Le novità

Gli aggiornamenti principali riguardano la presenza di alcune opzioni di sicurezza votate al controllo della privacy e della protezione dei dati a bordo del telefono. Prima di tutto, il sistema di bordo monitora costantemente il comportamento delle app installate, per avvisare quando qualcuna di queste tenta di accedere a parti e sezioni sensibili, come la fotocamera e il microfono. Tramite pop-up chiari e trasparenti, l’utente viene avvisato dell’eventuale pericolo e dunque della necessità di prendere le misure necessarie per evitare problemi di violazione. Ciò può accadere soprattutto quando si scaricano applicazioni esterne al Play Store (il Key2 gira su Android 8.1) ma anche nel caso di software legittimi hackerati in un secondo momento, magari tramite virus presi via browser o chat.

Il secondo punto di interesse è la secure folder simile al Knox di Samsung, dentro cui conservare foto, video e file personali, ai quali accedere solo tramite biometria o password specifica. La differenza con il mondo Samsung è che qui si può scegliere a priori di far convogliare scatti e riprese nell’area personale, così da evitarne una presenza nelle app generali, come la Galleria, o un upload automatico sul cloud, comodo per carità ma pur sempre invadente quando ci si dimentica di avere un servizio attivo. Il Key2 di BlackBerry arriverà in Italia al prezzo di 649 euro; non sono pochi ma il senso globale è quello di un oggetto calato perfettamente nell’epoca presente, seppur porti con sé accezioni uniche e peculiari che hanno reso famoso il marchio nei 2000. Non conosciamo ancora la data di lancio ma l’arrivo nei negozi e online non dovrebbe andare oltre l’estate.

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Dispositivi mobili in sicurezza. Potenza delle soluzioni EMM https://www.datamanager.it/2015/10/dispositivi-mobili-in-sicurezza-potenza-delle-soluzioni-emm/ Tue, 20 Oct 2015 15:05:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85712 Cresce lo spazio della mobilità presso le aziende. Con conseguenze importanti anche nel modo di affrontare il tema della sicurezza. A partire dalla riscrittura delle policy, che devono guardare oltre il limitato orizzonte della difesa del mero hardware dei device. In questo contesto, la prima generazione di console di gestione dei device mobili rischia di […]

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Cresce lo spazio della mobilità presso le aziende. Con conseguenze importanti anche nel modo di affrontare il tema della sicurezza. A partire dalla riscrittura delle policy, che devono guardare oltre il limitato orizzonte della difesa del mero hardware dei device. In questo contesto, la prima generazione di console di gestione dei device mobili rischia di non essere più adeguata alle esigenze del business. E per le aziende, orientarsi tra le tecnologie EMM diventa impellente

Il problema c’è. Ed è grosso come una casa. La crescita inarrestabile nella diffusione dei device mobili è stata ignorata dalle aziende, che se ne sono praticamente infischiate, non solo dei problemi di sicurezza, ma di tutte le fasi del ciclo di vita dei device. Registrazione, provisioning, configurazione e così via.

IDC definisce ambivalente il rapporto delle aziende italiane rispetto alla mobility. «Inizialmente, l’approccio è stato quello di adottare le misure di base di sicurezza, cercando soprattutto di gestire il fenomeno della mobility con mosse di basso profilo, orientate alla risoluzione di problemi immediati» – afferma Gabriele Roberti, senior research & consulting analyst di IDC Italia. Solo in pochi casi si è provveduto alla gestione dei device mobili. E ancora meno a integrare quelli personali. Molto più spesso invece, la decisione è stata quella di bloccarne l’utilizzo anche quando l’impiego si limitava a scopi aziendali. Manovre tattiche soprattutto. Molto lontane da un approccio di più ampio respiro. E poca strategia. Per provare a governare il fenomeno della mobility, globale e inarrestabile. «Le aziende devono imparare ad accettarlo e possibilmente a coglierne i vantaggi che presenta. In termini di miglioramento della competitività. E di servizio al cliente» – concorda Roberti. Ma allo stesso tempo provare a fare anche i conti con i problemi che la governance presenta. Un percorso che porti management e IT a concentrarsi sull’ecosistema che tramite la mobility interagisce con le informazioni e gli asset aziendali (device, app, dati, network e infrastruttura), allineando i propri sistemi IT aziendali.


#BYOD In sicurezza Alessio Pennasilico @Clusit Come scegliere la tecnologia giusta
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«Un numero crescente di imprese affronta questa evoluzione con un approccio strategico. Di conseguenza, il mercato delle soluzioni e dei sistemi per l’enterprise mobility conosce uno sviluppo molto rilevante» – afferma Roberti. Tutte le stime disponibili parlano di una crescita che nei prossimi anni sarà impetuosa. Una delle più recenti, redatta da Ovum, parla di un mercato che quadruplicherà il suo fatturato nei prossimi tre anni. Una nicchia interessante anche per investire. Come dimostra la recente acquisizione di Good Technology, una delle aziende leader del settore, da parte di RIM, i produttori canadesi di BlackBerry. Ma si tratta anche di un mercato le cui correlazioni con le vendite di smartphone e device mobili sono tutte da verificare. Per esempio, il segmento consumer è dominato dalla piattaforma Android, mentre in quello enterprise, è iOS di Apple a imporsi. Una situazione ribaltata, nella quale Android sconta forse una frammentazione delle versioni di sistema operativo in circolazione e un livello di sicurezza tutto da costruire. Se nel comparto consumer, ci si può anche permettere di delegare quasi interamente la gestione della sicurezza in mano all’utente in ambito aziendale – dove è invece l’organizzazione a doversene occupare in prima persona – la sicurezza, che una certa piattaforma riesce a garantire, conta parecchio nelle scelte d’acquisto. E anche i numeri sono molto diversi, con i dati delle vendite dei device mobili destinati alle aziende di parecchie volte inferiori a quelle del settore consumer. IDC stima che in Italia il mercato delle soluzioni EMM (enterprise mobility management) nel 2014 abbia raggiunto i 30 milioni di euro.

«Nell’arco dei prossimi tre anni, cresceranno con incrementi annui superiori all’8%, in linea con gli altri principali paesi europei. Finance, telco e media sono i settori in cui l’adozione di piattaforme di EMM è maggiore, seguiti dal manufacturing. In particolare, ciò si lega all’utilizzo di mobile device e app in processi rinnovati e innovativi, per migliorare la competitività aziendale e il servizio al cliente» – afferma Roberti. Ma a fronte di un mercato ancora di nicchia, la consapevolezza di doversi dotare di una soluzione di gestione difetta sempre meno. Tuttavia, questo percorso per definirsi evoluto «deve andare in direzione di uno spostamento dell’attenzione dalla protezione del device a quello della mobilità intesa in modo olistico, comprendendo anche e soprattutto le applicazioni e i contenuti».

Policy e governance

Lungo questo cammino, anche la redazione delle policy dovrà essere all’altezza dell’evoluzione auspicata. è indubbio che un insieme anche limitato di regole apporti quel minimo di ordine e sicurezza che sono indispensabili per muoversi in un ambiente ostile come quello della rete. Facilita l’accoglimento delle richieste BYOD e la loro integrazione all’interno dei sistemi aziendali, rete compresa, generando presso i collaboratori maggiore soddisfazione che deriva dal poter utilizzare i device che conoscono e preferiscono. Quanto queste policy siano oggi diffuse nel nostro Paese però possiamo solo stimarlo. IDC afferma che nel Regno Unito circa il 20-25% delle aziende prevede una qualche forma di governance del mobile, anche soltanto generici riferimenti al comportamento che il dipendente deve adottare nell’utilizzo dei device mobili riportati nel regolamento aziendale. Ma tutte le altre? La maggioranza sembrerebbe ancora lontana da qualche passo concreto. Anche se tra queste è probabile che una buona parte stia ragionando sul come correre ai ripari. La situazione italiana potrebbe assomigliare al quadro UK. La sicurezza raramente è al primo posto quando si tratta di elaborare una strategia di gestione dei mobile device (MD). Strategia che in genere non viene elaborata dall’IT ma dal management, che spesso ha altre scale di priorità rispetto all’IT. La situazione si complica quando a latitare sono le idee chiare. Prendiamo l’esempio del BYOD.

L’azienda potrebbe essersi già confrontata con le richieste provenienti dai propri collaboratori. Ma autorizzare l’utilizzo di device personali comporta una serie di valutazioni. E almeno, tre piani di analisi da considerare: costi e vantaggi per l’azienda, per l’IT (quali problemi di sicurezza da affrontare, soluzioni a disposizione, come agire sul personale) e per il collaboratore (modalità di utilizzo dello smartphone e limiti che l’azienda deve imporre, aspetti che potrebbero anche non collimare. Infatti, l’utente potrebbe non accettare controlli troppo invasivi sui propri device e dati personali, Snowden docet). Raggiungere un punto di equilibrio tra tutti questi aspetti potrebbe non essere agevole. Capita inoltre che l’azienda non sia in grado di mettere a fuoco le proprie esigenze. Riuscire a esprimere una posizione chiara – frutto di una matura consapevolezza sia degli obiettivi da raggiungere che delle risorse da allocare – è essenziale per fissare tempi e modi di realizzazione di un progetto d’integrazione mobile al proprio interno, che deve essere articolato su un sistema di controlli con almeno tre livelli di intervento: identificazione di utenti e dispositivi; configurazione, provisioning e protezione dei dispositivi. Tutte queste attività – che sono il cuore di quanto l’azienda dovrebbe riuscire a implementare per tutelare la sicurezza dei suoi dispositivi e gestirli all’interno della propria architettura IT – richiedono un intenso lavoro preparatorio, che ha molte più probabilità di portare al successo se almeno in parte è stato già svolto in precedenza. Ad esempio, nella gestione e messa in sicurezza di pc e server. Una buona base di competenze ed esperienze è di inestimabile valore per partire con un progetto di gestione dei MD. Se tutto questo è stato svolto con perizia, si può ipotizzare che anche la scelta della tecnologia più adatta al supporto dei propri obiettivi poggerà su basi solide.


#BYOD In sicurezza Gabriele Roberti @IDCItaly Il mercato #EMM in Italia vale 30 M di € nel 2014
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Come scegliere la tecnologia giusta

«Quando alle spalle c’è un lavoro di analisi puntuale delle proprie esigenze, dei mezzi a disposizione, degli obiettivi che si intendono raggiungere, allora anche individuare la tecnologia più adatta diventa più semplice» – concorda Alessio L. R. Pennasilico, membro del consiglio direttivo di CLUSIT. Certo, non sempre l’azienda è in grado di stabilire quali sono le proprie esigenze e di tradurle in un progetto aderente. Possono sorgere degli intoppi. Per esempio, la tecnologia che servirebbe, costa troppo. Oppure mancano le risorse per gestirla. Ma se si sa quel che si vuole, si è più pronti a cogliere le opportunità offerte dal mercato. Come l’offerta del carrier telefonico che a fronte di un investimento contenuto consente di portare a casa una soluzione in grado di far fronte benissimo alle proprie esigenze. Naturalmente, ogni opzione va valutata. Dipende dal contesto in cui ci si trova a operare. «Se io fossi l’AD di una società che produce missili, non mi piacerebbe sapere che una copia di tutte le email e della documentazione tecnica immagazzinata sui miei dispositivi mobili è stata salvata su un server dell’operatore telefonico» – osserva Pennasilico.

Senza dubbio, i MD sono a rischio. Secondo una ricerca di Trustwave, il 90% delle vulnerabilità rilevate sui pc è presente anche sui device mobili indipendentemente dal sistema operativo installato. Perdita e sottrazione dei dati, ddos e malware sono le minacce più pericolose e sono in continua evoluzione. Sappiamo che anche le app sempre più utilizzate dalle aziende sono insicure. E andrebbero prima testate. Là fuori si sta giocando una battaglia all’ultimo sangue per impadronirsi delle vulnerabilità “zero-day” e di quelle più redditizie. Se tutto questo non bastasse ancora, sappiamo che lo spionaggio può intercettare le chiamate e impadronirsi dei nostri dati. Le sfide come le opportunità di questo scenario fungono da potenti magneti per i vendor di soluzioni EMM. Buona parte delle loro strategie di comunicazione verte proprio sui vantaggi che la governance del mobile apporta, a partire dal soddisfacimento delle richieste della forza lavoro di utilizzare device che conoscono e apprezzano. Con immensa soddisfazione delle aziende, baciate da dosi supplementari di produttività e flessibilità a fronte di minori costi. Certo, dietro alle lusinghe del marketing c’è anche sostanza. Prova ne è la velocità con cui queste piattaforme evolvono. Tecnologie che da mere soluzioni a supporto del business si stanno trasformando in strumenti sempre più completi di gestione dei mobile device, anche dal punto di vista della sicurezza. Tuttavia, per le aziende orientarsi tra le pieghe di un’offerta in continua evoluzione non è semplice. Perché non lo è gestire la crescente complessità dell’ecosistema mobile. Perciò comprendere appieno le caratteristiche delle tecnologie EMM rappresenta già un bel passo avanti. In sintesi, consentono di gestire i mobile device, le applicazioni e i dati. Queste funzionalità fanno capo a moduli separati.

Per esempio, quello preposto alla gestione degli accessi al software e che consente di monitorare chi accede a cosa (applicazione) e da quale device, sia esso fornito dall’azienda o di proprietà del collaboratore prende il nome di MAM (mobile asset management). MDM (mobile device management) invece è la console dalla quale settare tutte le impostazioni di sicurezza sul device. Dall’impostazione della complessità delle password sino al wipe da remoto del device in caso di furto o smarrimento. Infine, il modulo MIM (mobile information management) consente di gestire e proteggere le informazioni, dai dati residenti sulla memoria del dispositivo a quelli in transito dal dispositivo mobile verso la rete. Il controllo può avvenire attraverso la creazione di una lista delle tipologie di dati che i device possono inviare sulla rete; oppure impostare livelli di controllo sulle info trasmesse. Per scrivere tutte queste regole servono idee chiare sin dall’inizio. Un lavoro preparatorio all’altezza. E perizia nell’impostazione sulla console. Aspetti che possono essere esaltati o frenati a seconda della soluzione scelta. E anche il tempo è un fattore importante da considerare. D’altra parte, stabilire a priori le risorse necessarie per selezionare il prodotto e capire quali attività organizzative mettere in campo affinché il prodotto scelto consenta di realizzare i propri obiettivi può non essere agevole. «In alcuni i casi, i progetti sono durati dei mesi perché dall’idea di gestire i dispositivi mobili è stato necessario svolgere una mole di lavoro preparatoria importante» – ci dice Pennasilico. Ma le cose possono anche prendere una piega diversa. «Ci sono aziende dove nel giro di pochi incontri, diluiti lungo l’arco di un mese, siamo riusciti a rispondere alle loro richieste. Non ci trovavamo di fronte a un’idea estemporanea. Il management aveva già fatto alcune scelte e alcuni prodotti erano stati valutati. Tutte le info utili erano disponibili. A questo punto, misurando tutti i KPI si arriva a identificare un prodotto che può essere quello adatto per i prossimi 3-5 anni» – sintetizza Pennasilico.


#EMM In sicurezza Matteo Masera di #PRES Come ottimizzazione le architetture di mobilità
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Le soluzioni EMM sono la risposta?

Il trend mobile va governato, non subito. Necessariamente con una propria strategia. Detto questo, ogni azienda fa storia a sé. Con le proprie esigenze e possibilità. Ogni realtà ha i suoi tempi per arrivare alla messa in campo della soluzione. Non ci sono tempi prestabiliti. Né percorsi obbligati. L’importante è essere consapevoli della complessità e dei pericoli connessi al mobile. è importante che l’azienda – come suggerisce IDC – analizzi il proprio “stadio di maturità” nel percorso evolutivo verso l’enterprise mobility. Mettere in campo progetti pilota, sperimentare, prepararsi è sempre preferibile all’immobilità o al muoversi per inerzia. Senza strategia e senza le giuste domande qualsiasi progetto è destinato a fallire. Detto tutto questo, nemmeno le soluzioni EMM sono la risposta univoca nella gestione dei mobile device. Se ci si chiede quanta sicurezza sono in grado di apportare queste soluzioni si rischia di finire fuori strada. Non perché non sia la domanda giusta da farsi. Tutt’altro. Il rischio è di non poter arrivare a una risposta univoca. Perché per apprezzare appieno le funzionalità delle tecnologie EMM è necessario che l’azienda/organizzazione abbia lavorato molto e bene prima. Sulle regole che gestiscono la propria realtà. E prima ancora sulle proprie persone. Anche e soprattutto in termini di sicurezza sui propri sistemi IT. Isolare queste soluzioni dal resto – e cioè dalla realtà in cui vanno a inserirsi – è un errore, che rischia di portare a un’errata valutazione delle potenzialità di queste tecnologie. Esponendosi così al rischio di non riuscirne a sfruttarne appieno le funzionalità. Al contrario, a patto di aver svolto con diligenza prima i propri compiti a casa, queste tecnologie possono aggiungere quel tassello di sicurezza a cui l’azienda non può rinunciare.

EMM: CENTRALIZZAZIONE, INTEGRAZIONE E OTTIMIZZAZIONE DELLE ARCHITETTURE DI MOBILITÀ

Per Matteo Masera, direttore commerciale di PRES, il posto di lavoro attuale richiede, e sempre più richiederà, un approccio combinato tra lavoratori in ufficio e lavoratori connessi da remoto, siano essi dipendenti, fornitori, consulenti o partner. «Questa nuova concezione del posto di lavoro – spiega Masera – ha un fortissimo impatto architettonico e tecnologico sulla progettazione e sulla realizzazione dei nuovi uffici e dei sistemi che potranno garantire i servizi necessari». Non solo. «Finora le soluzioni implementate dai diversi Vendor, e quindi dai clienti, hanno risposto alle singole necessità che di volta in volta sorgevano. Per questo oggi i clienti si trovano a dover gestire una elevata complessità per poter gestire le diverse piattaforme, necessità e autorizzazioni degli utenti.

Con il BYOD si è iniziato a dare una risposta di semplificazione, ma non si è arrivati a una vera e unica piattaforma di gestione della mobilità. «Le soluzioni EMM si propongono invece come veri e propri sistemi di orchestrazione e configurazione delle architetture di mobilità, sommando ai sistemi BYOD i sistemi MDM, e permettendo così di gestire centralmente tutte le policy, assicurando l’integrità di tutti i sistemi che si collegano in qualunque modo alla rete. Con i sistemi MDM, la mobilità viene gestita da un unico tool, permettendo e facilitando la creazione di policy coerenti per tutti i device, a parità di profilo, e abbattendo così i costi di gestione».

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Boeing Black: lo smartphone autodistruttivo https://www.datamanager.it/2014/12/ce-blackberry-per-smartphone-autodistruttivo/ Tue, 23 Dec 2014 10:28:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67281 BlackBerry produrrà con il vettore Boeing un telefono in grado di cancellare i dati quando manomesso Ne avevamo parlato lo scorso febbraio. Adesso Boeing Black, il primo smartphone a prova di ladro, sembra avvicinarsi alla realtà. A produrlo sarà BlackBerry che pare abbia già stretto un accordo con Boeing, il famoso vettore che metterà a disposizione […]

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BlackBerry produrrà con il vettore Boeing un telefono in grado di cancellare i dati quando manomesso

Ne avevamo parlato lo scorso febbraio. Adesso Boeing Black, il primo smartphone a prova di ladro, sembra avvicinarsi alla realtà. A produrlo sarà BlackBerry che pare abbia già stretto un accordo con Boeing, il famoso vettore che metterà a disposizione dell’azienda canadese il proprio know-how in fatto di sicurezza. Ancora in fase di sviluppo e realizzazione il particolare telefono verrà fuori dai laboratori della Boeing in cui verrà realizzato un dispositivo in grado non solo di rispettare i più alti standard di sicurezza ma anche di preservare informazioni fondamentali e particolarmente sensibili dagli occhi indiscreti di ladri e hacker, grazie alla possibilità di autodistruggere i file quando necessario.

L’annuncio di BlackBerry

Particolarmente indicato per gli agenti governativi e i politici, il telefono servirà soprattutto a chi lavora in mobilità con informazioni riservate che, nel caso andassero nelle mani sbagliate, potrebbero causare seri danni internazionali, è il caso delle azioni di hacking alla Sony che hanno sconvolto il panorama cinematografico e non solo. Vociferato nel corso del 2014, il progetto era balzato agli onori della cronaca dopo la diffusione delle notizie sul Datagate, che ha mostrato come siano in pericolo non solo i dati digitali dei normali utenti della rete ma anche quelli di personaggi pubblici, titolari di grandi aziende e capi di stato, tutti nell’ottica di monitoraggio globale messo in piedi dalla NSA. A confermare l’esistenza dello smartphone Boeing Black è stato il CEO di BlackBerry John Chen che ha spiegato: “Annunciamo con entusiasmo la collaborazione con Boeing per realizzare una soluzione sicura basata su Android che fa uso della piattaforma BE 12”. Non è ancora dato sapere quando arriverà il dispositivo ma lo stesso Chen lo ha annunciato come novità del 2015, è quindi plausibile vederlo entro i prossimi 12 mesi.

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BlackBerry torna al Classic https://www.datamanager.it/2014/12/blackberry-torna-classic/ Thu, 18 Dec 2014 09:33:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67042 Dopo la sferzata fuori pista del Passport, l’azienda canadese presenta Classic: tastiera estesa con schermo touch Lenta ma decisa, è questa la corsa cominciata da BlackBerry negli ultimi mesi. Dopo la novità del Passport, smartphone con schermo quadrato da 4.5 pollici, BlackBerry torna alle forme più consone e conosciute di uno smartphone classico, anzi Classic. […]

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Dopo la sferzata fuori pista del Passport, l’azienda canadese presenta Classic: tastiera estesa con schermo touch

Lenta ma decisa, è questa la corsa cominciata da BlackBerry negli ultimi mesi. Dopo la novità del Passport, smartphone con schermo quadrato da 4.5 pollici, BlackBerry torna alle forme più consone e conosciute di uno smartphone classico, anzi Classic. La teoria, tradotta perfettamente nella pratica, è riprendere lo stile dei modelli precedenti, aggiornando però funzioni e software. Così lo schermo da 3.5 pollici è touch e la tastiera QWERTY ripresenta il trackpad, tanto caro alle generazioni precedenti. Le vere novità sono dunque l’aggiornamento a BlackBerry 10.3.1 e l’arrivo dell’Amazon Appstore, che permette di installare sul dispositivo anche le applicazioni presenti sui dispositivi Amazon, quasi il 70% di tutte quelle disponibili per Android.

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Le specifiche tecniche

Sotto la scocca troviamoun processore Qualcomm Snapdragon MSM8690 da 1.5 GHz, 2 GB di Ram e 16 GB di memoria di archiviazione, espandibile con microSD fino a 128 GB. Buono il comparto multimediale, con una fotocamera da 8 Megapixel e una frontale da 2 Megapixel. La batteria è un’ottima 2515 mAh in grado di garantire un’autonomia di una giornata intera, con un utilizzo spinto del telefono (push mail, browsing, chat, telefonate). Il tutto condito da ben tre microfoni che permettono di ridurre il rumore di fondo durante le telefonate, supportate dalla connettività 4G LTE; ci sono anche gli onnipresenti WI-Fi e Bluetooth 4.0. Il prezzo di vendita è pari a 449 dollari e i pre-ordini sono già disponibili sul sito del produttore. In Italia dovrebbe arrivare nei primi giorni del 2015.

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BlackBerry Passport: la videoprova https://www.datamanager.it/2014/11/blackberry-passport-videoprova/ Wed, 12 Nov 2014 15:44:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64763 Uno schermo quadrato e un sistema operativo finalmente completo sono le armi nella baionetta della canadese. Pronta a colpire Apple, Google e Microsoft Diciamo la verità: se BlackBerry fosse fallita, abbandonando per sempre il mondo della telefonia mobile sarebbe dispiaciuto a tutti. Non serve essere attuali (o ex) clienti della vecchia RIM per riconoscere il […]

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Uno schermo quadrato e un sistema operativo finalmente completo sono le armi nella baionetta della canadese. Pronta a colpire Apple, Google e Microsoft

Diciamo la verità: se BlackBerry fosse fallita, abbandonando per sempre il mondo della telefonia mobile sarebbe dispiaciuto a tutti. Non serve essere attuali (o ex) clienti della vecchia RIM per riconoscere il ruolo fondamentale dell’azienda nel panorama dell’hi-tech mobile. Poco più di dieci anni fa proprio RIM dava uno scossone al mercato della telefonia lanciando i suoi smartphone con tastiera QWERTY e pseudo-QWERTY (con due lettere su un tasto), diventando un vero status symbol per un’intera generazione di lavoratori. Ma i tempi cambiano e con essi le mode e le necessità. Se Apple e Google hanno contribuito a sdoganare lo schermo full touch, RIM ha perfezionato il lavoro con una serie di dispositivi che fanno il doppio mestiere: tastiera e touch per il business che non deve chiedere mai (o quasi). Dopo anni di “se” e “ma”, e vari svarioni aziendali, finalmente BlackBerry (non più Research In Motion) è pronta per diventare la stabile quarta piazza nella giungla degli smartphone, cercando di farsi strada tra la miriade di offerte filo-orientali che ci ritroviamo dinanzi.

BlackBerry Passport: la videoprova

Un vero passaporto

Questo Passport è di per sé un prodotto unico. Se non si è abbastanza vaccinati nel mondo tecnologico potrebbe anche essere scambiato per un classico specchietto da trucco, di quelli che invadono le borsette delle donne. I più smaliziati invece ci metteranno poco a pigiare i (pochi) pulsanti per accenderlo e capire che finalmente BlackBerry ha capito come  si fa. Punto primo: un sistema operativo degno di essere chiamato tale. Adesso è possibile svolgere qualsiasi funzione semplicemente toccando, strisciando, chiudendo e aprendo le dita sul display. La più grande pecca degli ultimi modelli è stata risolta. Avanti così. Poi l’arrivo dell’Amazon App Store che estende parecchio le potenzialità limitate del BlackBerry World (che diventerà repository solo per app B2B). Non c’è che dire: è bastato un solo smartphone a far guadagnare punti alla presunta defunta azienda del Nord America.

Come è fatto

Sotto la scocca c’è quanto di meglio poter chiedere oggi. Un processore quad-core a 2.2. GHz Qualcomm Snapdragon 800, 3 GB di Ram, 32 GB di memoria di archiviazione interna e supporto a microSD fino a 128 GB. Lo schermo è un 4.5 pollici IPS LCD e la scheda grafica una Adreno 330. Inutile dire che ha tutto quello che uno smartphone di oggi propone: Wi-Fi, GPS, Bluetooth, LTE e presa microUSB. Rispetto al comparto multimediale c’è una fotocamera da 13 megapixel, con flash LED e stabilizzatore, una frontale da 2 megapixel, ripresa video a 1080p e anche la radio FM.

Conclusioni

Il prezzo è da top: 699 euro al lancio, con probabili prezzi inferiori sul web. E’ stato lanciato solo da qualche giorno per cui nei negozi quelle poche unità potrebbero già essere andate esaurite. Niente paura, per Natale dovrebbero arrivarne degli altri. Del resto BlackBerry ha tutto l’interesse a vendere e anche un obiettivo non dichiarato: far si che la canadese non venga più ricordata solo come tenda da campeggio, ma anche come un’azienda che nel 2014 (meglio tardi che mai) ha preso per la coda il proprio destino, shakerandolo e offrendo un succo di more per chi ha fatto indigestione di mele, cioccolatini e caramelle.

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BlackBerry Passport disponibile in Italia https://www.datamanager.it/2014/11/blackberry-passport-disponibile-in-italia/ Wed, 05 Nov 2014 19:00:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64359 Disponibile da oggi lo smartphone quadrato. Tanta personalità e flessibilità d’uso per il nuovo corso di BlackBerry Lo sforzo di BlackBerry è encomiabile. Sull’orlo di una crisi societaria che poteva mandare in fallimento un’azienda che ha fatto la storia della telefonia, la canadese ha saputo riprendersi da un periodo così negativo, proponendo soluzioni, hardware e […]

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Disponibile da oggi lo smartphone quadrato. Tanta personalità e flessibilità d’uso per il nuovo corso di BlackBerry

Lo sforzo di BlackBerry è encomiabile. Sull’orlo di una crisi societaria che poteva mandare in fallimento un’azienda che ha fatto la storia della telefonia, la canadese ha saputo riprendersi da un periodo così negativo, proponendo soluzioni, hardware e software, degne di nota. E’ il caso di questo BlackBerry Passport, curioso smartphone dai mille utilizzi, indicato non solo ai business man più produttivi ma anche a chi cerca qualcosa di diverso nel complicato panorama dei telefonini. Le sue forme sono tutte da vedere, il nome Passport non è infatti un caso: scorgendolo da lontano potrebbe davvero somigliare una classica carta per viaggiare in tutto il mondo, solo molto tecnologica.

Nuovo corso

L’azienda lo aveva presentato settimane fa in un evento europeo ma solo da qualche ora il BlackBerry Passport è disponibile in Italia. Come ha spiegato Antonio Reyes, Managing Director South Europe di BlackBerry: “Il Passport è un nuovo modo di concepire la produttività in movimento”. Il dispositivo è infatti dotato di schermo touch e tastiera QWERTY, che per l’occasione si può trasformare in una barra di scorrimento, per muoversi più abilmente tra email, messaggi e pagine internet, senza fare a meno dello spazio occupato dai tasti. “In questo modo si è in grado di compiere più azioni sullo smartphone, senza sentire la necessità di usare il PC o il tablet per leggere e scrivere email, visualizzare mappe, navigare sul Web o modificare documenti” – spiega l’azienda.

blackberry passport app store blackberry passport presentazione

Come è fatto

Le caratteristiche tecniche parlano di un display Gorilla Glass con una risoluzione 1440 X 1440, un processore quad-core da 2.2 GHz, 3 GB di RAM, una fotocamera da 13 megapixel con funzionalità OIS e 32 GB di memoria interna. A far girare il tutto ci pensa BlackBerry 10.3, la nuova versione del sistema operativo che include nuove funzionalità tra cui BlackBerry Assistant, BlackBerry Blend e l’integrazione dell’app store di Amazon (grazie ad un recente accordo tra i due gruppi). Come spiega l’azienda: “Il sistema ha una veste nuova che include icone aggiornate e una barra d’azione che permette ad ogni utente di avere le funzioni più comunemente utilizzate al centro dello schermo”.

Blend

Ma non è tutto. Una delle funzionalità a cui BlackBerry punta parecchio è Blend, un software che permette di gestire i messaggi che arrivano sullo smartphone anche via computer. In questo modo, non c’è più bisogno di prendere il cellulare ogni volta per vedere se ci sono nuove comunicazioni ma basterà sincronizzare il software sul PC (o Mac) per tenersi aggiornato, leggendo e rispondendo ai messaggi in arrivo. Il BlackBerry Passport è disponibile da oggi in Italia al prezzo consigliato di 649 euro.

 

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BlackBerry: nel futuro un set-top box https://www.datamanager.it/news/blackberry-nel-futuro-un-set-top-box-54832.html Wed, 19 Mar 2014 19:30:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/blackberry-nel-futuro-un-set-top-box/ L'azienda USA le sta tentando tutte: questa volta toccherebbe ad un box da attaccare alla televisione con cui fare streaming di contenuti 

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L’azienda USA le sta tentando tutte: questa volta toccherebbe ad un box da attaccare alla televisione con cui fare streaming di contenuti 

Arriva direttamente da un utente del forum Crackberry la notizia di un possibile device che BlackBerry sarebbe pronta a lanciare sul mercato. Si tratterebbe di un set-top-box multimediale da attaccare al televisore per guardare foto, video residenti sul cellulare e programmi televisivi in streaming online. Le notizie sull’oggetto sono ancora molto scarne ma si parla di un device che è dotato di connessione Wi-Fi e uscirta HDMI per connettere il box alla televisione e guardare contenuti in alta qualità.

Un vero e proprio “ciclone”

Il prodotto, dal nome “Cyclone”, dovrebbe vedere la luce in varie versioni, tra cui anche una con un telecomando che (anche se non visibile dalle foto) potrebbe avere oltre ai tre tasti principali anche una sorta di tastiera su cui digitare per interagire in modo più funzionale con la TV. In uno degli screenshot è anche possibile vedere un’app YouTube e, si dice nei corridoi, dovrebbe arrivare presto anche quella per Netflix. Insomma BlackBerry ha perso, nettamente, la battaglia nei confronti di iPhone e iPad. Ma ha ancora chance di vincere quella con la Apple TV.

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BlackBerry si lancerà nel mercato low-cost? https://www.datamanager.it/news/blackberry-si-lancer-nel-mercato-low-cost-52689.html Fri, 10 Jan 2014 15:07:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/blackberry-si-lancera-nel-mercato-low-cost/ Secondo alcuni rumors l'azienda sarebbe pronta ad offrire smartphone al di sotto dei 200 euro per cercare il rilancio partendo dal basso

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Secondo alcuni rumors l’azienda sarebbe pronta ad offrire smartphone al di sotto dei 200 euro per cercare il rilancio partendo dal basso

Sia chiaro, il fondo non è ancora stato toccato ma manca poco. Per evitarlo la canadese BlackBerry sarebbe in procinto di realizzare una serie di smartphone di fascia medio-bassa per raggiungere una fetta di utenti decisamente più ampia. Presente al Consumer Electronic Show di Las Vegas John Chen, CEO di BlackBerry, ha spiegato come l’azienda si aspetti un rialzo del fatturato da qui ad un anno e mezzo, altrimenti la chiusura diverrà più che probabile.

Nuovi obiettivi

A questo punto il nuovo concorrente da sconfiggere non è più l’iPhone 5S o il Galaxy S4 ma tutta la serie di device di fascia media prodotti dai big del settore tra cui proprio Samsung, LG e così via. La proposta di uno smartphone economico permetterà di mantenere alcuni “must” di BlackBerry sia a livello hardware che software. Tra questi una tastiera fisica QWERTY e il servizio di messaggistica BB Messenger, da qualche mese approdato anche su iOS e Android. 

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BlackBerry lancia il suo Twitter: BBM Channels https://www.datamanager.it/news/blackberry-lancia-il-suo-twitter-bbm-channels-51784.html Wed, 27 Nov 2013 16:03:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/blackberry-lancia-il-suo-twitter-bbm-channels/ Il servizio di messaggistica istantanea made in Canada si fa globale e vede l'arrivo di Channels, concorrente di Twitter

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Il servizio di messaggistica istantanea made in Canada si fa globale e vede l’arrivo di Channels, concorrente di Twitter

Non si può dire che BlackBerry non ce la stia mettendo tutta. Se i prodotti hardware non hanno riscontrato il successo che ci si aspettava, ora il vendor canadese cerca maggior gloria nel comparto app, da sempre territorio di Apple e Android. Meno di un mese fa BlackBerry aveva lanciato l’app BBM proprio per iOS e Android, con lo scopo di allargare il suo pubblico di utenti al di là dei soliti clienti, cercando di agganciare l’interesse dei non-BlackBerry. 

Update per BlackBerry Messages

Oggi l’azienda ha lanciato un’importante novità per BBM su piattaforma BlackBerry, update che speriamo di vedere presto anche nella versione dell’app per altri dispositivi. Dopo aver scaricato l’ultima versione di BBM, si vedrà apparire la sezione Channels, in beta dallo scorso maggio e non disponibile a tutti, con la possibilità di seguire e sottoscrivere gli aggiornamenti di account personali e canali di brand dedicati.

Il perchè del lancio

L’avvento di un tale aggiornamento va visto in una duplice ottica. Da un lato rappresenta un modo ulteriore per svecchiare contenuti e forme e darsi maggiormente al trend social; dall’altro si tratta di una mossa che permetterà a BlackBerry di monetizzare il proprio servizio BBM nei confronti di marchi e aziende che desiderano pubblicare annunci mirati sulla piattaforma, proprio come fa Twitter con i suoi tweet sponsorizzati.

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BlackBerry non è in vendita, sbaglia chi lo ha pensato https://www.datamanager.it/news/blackberry-non-vendita-sbaglia-chi-lo-ha-pensato-50990.html Tue, 05 Nov 2013 10:04:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/blackberry-non-e-in-vendita-sbaglia-chi-lo-ha-pensato/ Secondo il CEO ad intermin John Chen, non c'è alcun motivo per cui vendere il comparto mobile aziendale. A dire il vero ce ne sono parecchi

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Secondo il CEO ad intermin John Chen, non c’è alcun motivo per cui vendere il comparto mobile aziendale. A dire il vero ce ne sono parecchi

La conoscete quella della volpe e l’uva? Bene perché sembra che con BlackBerry stia accadendo la stessa cosa. Un’azienda è in perdita, non vende un briciolo di smartphone e pensa, giustamente, di cedere il passo ad altri, magari più fortunati o semplicemente con più risorse da spendere in Ricerca & Sviluppo. Poi magari di offerte non ne arrivano oppure quelle che arrivano non sono esattamente quelle che ci si aspettava. A quel punto la volpe dice che non vende più, l’uva è acerba, non si può prendere adesso.

Mr. BlackBerry, il temporeggiatore

Parlando alla Reuters, il CEO ad interim John Chen, che sostituisce Thorsten Heins, ha detto che non esiste alcun piano aziendale inteso a vendere il comparto mobile del gruppo, nonostante le perdite: “So che abbiamo abbastanza ingredienti per costruire un business sostenibile e a lungo termine – ha detto – l’ho fatto prima e ho già visto lo stesso film in precedenza”. La verità è che con un nuovo investitore BlackBerry potrebbe raggiungere la cifra di 1 miliardo di dollari da investire nella ricostruzione del suo comparto business smartphone, oramai a pezzi. Quello che si aspetta Chen è una svolta epocale, la stessa che si aspettava Thorsten, che adesso è a casa.

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