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Come rimettere l’industria al centro dell’agenda europea. L’IT al servizio del manufacturing e il ruolo emergente del CIO come chief ecosystem officer. L’integrazione di tecnologie all’avanguardia per un nuovo modello di produzione. Con il contributo di Bianchi Bicycles, Comau, ST Powder Coatings e Wittur Group

Che cosa hanno in comune biciclette, robot industriali, vernici in polvere e compenti per ascensori e montacarichi? Pur appartenendo a settori diversi, condividono aspetti comuni legati alla produzione, alla presenza internazionale, all’innovazione tecnologica, alla ricerca applicata con un alto numero di brevetti, alla qualità in termini di total life-cycle assessment e alla sicurezza.

Bianchi Bicycles, è il più storico e iconico marchio di biciclette, forte di oltre 130 anni di storia, oltre che modello riuscito di reshoring e trasformazione digitale. Con la riorganizzazione completata e lo stabilimento sorto a fianco di quello storico a Treviglio (Bg), a fronte di un fatturato di circa 40 milioni di euro, Bianchi ha nei piani di sfornare mille biciclette ogni otto ore, portando la forza lavoro da 180 a 250 dipendenti.

Comau, Gruppo Stellantis, opera nel settore dell’automazione industriale. Produce robot industriali, sistemi di automazione e soluzioni avanzate per la produzione industriale in diversi settori, dall’automotive all’aerospace, e interpreta il un nuovo modello di produzione che ottimizza l’automazione orientata all’uomo e alla macchina. Comau sta lavorando anche per industrializzare i processi di produzione sia di elettrolizzatori che di celle a combustibile e, più in generale, di tutte quelle tecnologie necessarie per l’adozione su larga scala dell’idrogeno.

ST Powder Coatings è un attore di primo piano nel settore delle resine in polvere. I rivestimenti in polvere sono utilizzati per proteggere e decorare una vasta gamma di materiali, compresi metalli, legno e plastica, e trovano impiego in vari settori, come l’automotive, l’arredamento, le attrezzature sportive, l’edilizia. I laboratori di ST Powder Coatings sono impegnati nella ricerca di processi a bassa temperatura e materiali di nuova concezione non derivanti dal petrolio.

Wittur Group è attiva nel settore dei componenti per ascensori. Produce e fornisce componenti e sistemi per ascensori e montacarichi, inclusi porte, cabine, sistemi avanzati con un focus crescente sull’efficienza energetica, la connettività intelligente, le alte prestazioni, la sicurezza e il comfort. La storia del trasporto verticale è sicuramente una storia di innovazione che ha contribuito a trasformare l’architettura urbana.

Quattro realtà imprenditoriali, simbolo del potenziale industriale dell’asse Italia, Francia e Germania, che convergono nell’affermazione di un futuro sostenibile e digitale. Queste aziende non solo rappresentano la forza produttiva di tre economie chiave, ma incanalano le aspettative di un’economia europea più competitiva e tecnologicamente avanzata a livello globale.


#manufacturing Le storie di #BianchiBicycles #Comau #STPowderCoatings #WitturGroup
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METAMORFOSI SENZA PRECEDENTI

Nel 2024, i CIO del settore manifatturiero si trovano al centro di una profonda rivoluzione. Il settore manifatturiero non è più solo il dominio dei macchinari e delle linee di produzione tradizionali. Con l’avvento delle tecnologie Industry 4.0 (IIoT, AI, analisi predittiva, cobots, visione e automazione avanzata) e verso l’evoluzione 5.0 (che spinge verso una maggiore collaborazione uomo-macchina), i CIO si trovano di fronte a un nuovo paradigma di innovazione e competitività che si concentra sull’automazione dei processi industriali e sull’integrazione delle tecnologie digitali per rendere le operazioni più efficienti e produttive. Con il crescente impegno delle aziende manifatturiere nella creazione di partnership all’interno dei loro ecosistemi e l’aumento della complessità dei sistemi e dei processi, i CIO saranno sempre più coinvolti nella definizione delle modalità di interazione della propria organizzazione con i partner. Grazie al loro unico mix di conoscenze aziendali, tecnologiche e informatiche, i CIO sono in grado di progettare e guidare le iniziative dell’ecosistema, assumendo di fatto il ruolo di “altro” CEO: il chief ecosystem officer. I confini tradizionali del manufacturing si stanno sgretolando, sostituiti da una rete complessa di fornitori, partner, clienti e altre realtà che lavorano insieme per creare valore condiviso.

Secondo gli esperti del Team Manufacturing di IDC Insights, entro il 2025, un CIO su quattro ricoprirà anche il ruolo di chief ecosystem officer, per orchestrare l’IT e il business all’interno dell’ecosistema per soddisfare le esigenze dei clienti e ridurre i costi. Questo ruolo, inizialmente una proiezione evolutiva del tradizionale chief information officer (CIO), si sta rapidamente affermando come punto focale per l’orchestrazione e la gestione dell’ecosistema aziendale. Mentre il CEO tradizionale si concentra sulla visione strategica e sulla guida generale dell’organizzazione, il CIO diventa “l’altro CEO” che si occupa di coordinare l’IT e il Business per soddisfare le esigenze dei clienti e ridurre i costi all’interno dell’ecosistema. Nel contesto aziendale di ST Powder Coatings, il ruolo dell’IT è quello di coordinare e integrare soluzioni identificate, spesso agendo in autonomia rispetto ad altre aree organizzative. Un chiaro orientamento verso le soluzioni cloud, sebbene non sia sempre una scelta obbligata, insieme all’adozione di interfacce web per gli utenti, talvolta esterni all’organizzazione, sta permettendo una crescita senza impattare sulle infrastrutture e sui sistemi esistenti. A titolo esemplificativo – come spiega il Group CIO Andrea Lanza – è stato introdotto un sistema CRM nel Gruppo che funge anche da collettore con filiali e distributori, consentendo di raccogliere in modo uniforme dati e informazioni precedentemente disperse su diversi sistemi, talvolta poco accessibili centralmente. Questo sistema offre inoltre la possibilità di gestire con efficacia le opportunità anche in aree e mercati meno sviluppati.


#manufacturing Entro il 2025, un CIO su quattro ricoprirà anche il ruolo di chief ecosystem officer #IDC
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In ambito più tradizionale – spiega Lanza – «la possibilità di governare, supervisionare e supportare, anche da remoto, impianti e processi complessi hanno spinto i produttori di tecnologia in ambito industriale ad adattare e proporre soluzioni digitali, dove in precedenza a prevalere erano l’attenzione alla robustezza delle soluzioni industriali». In ambito operations, ST Powder Coatings sta investendo nel rinnovamento di applicativi e sistemi al fine di migliorare la sicurezza attraverso l’adozione di soluzioni di cybersecurity precedentemente non compatibili con l’infrastruttura esistente. «Questo rinnovamento semplificherà inoltre le interfacce degli operatori, consentendo la raccolta digitale di informazioni e dati di produzione direttamente dalla fonte». In quest’ottica, la collaborazione e il confronto costante tra le diverse esigenze aziendali e le molteplici tecnologie digitali proposte sono fondamentali per identificare e selezionare i progetti più adatti, garantendo soluzioni robuste, conformi alle normative e in grado di soddisfare le necessità dei clienti.

Passando all’automotive, Comau si sta concentrando moltissimo sui sistemi di visione. «Siamo tra i pochi sul mercato che producono sia i robot che i sistemi di visione, ma offriamo anche servizi di integrazione con 50 anni di esperienza nel settore manifatturiero mondiale» – spiega Giovanni Di Stefano, head of Products and Solutions Engineering – Advanced Automation Solutions di Comau. «Abbiamo anche sviluppato una piattaforma IoT per la raccolta dei dati e la tracciabilità della produzione dei nostri clienti, che installiamo all’interno di alcune nostre soluzioni integrate come per esempio quella di saldatura ad arco, oppure sulle linee che realizziamo per i nostri clienti. Inoltre, stiamo completando la transizione al cloud, dando la possibilità al cliente di scegliere se vuole lavorare con un hardware locale di sua proprietà, oppure con un cloud privato o con un cloud di terze parti, garantendo sempre e comunque di non compromettere la sicurezza dei dati».

Uma Shankar, CIO e membro dell’Executive Management Team di Wittur Group, evidenzia le sfide attuali nel settore della produzione dei componenti per ascensori. Tra i fattori che influenzano tale contesto, emergono la Guerra in Ucraina e la contrazione dei mercati chiave come la Cina. Ecco come l’azienda sta abbracciando l’innovazione digitale per espandere la sua presenza globale e migliorare il servizio clienti. «Abbiamo implementato una piattaforma di e-commerce per la vendita di pezzi di ricambio, facilitando l’accesso per i clienti nei diversi mercati. Continueremo il nostro impegno a espanderci verso nuovi mercati nei prossimi anni. Inoltre, abbiamo delineato una roadmap di PLM per i prossimi quattro anni, con l’obiettivo di ottimizzare il processo di sviluppo del prodotto e ridurre i tempi di commercializzazione. Questo si tradurrà in un miglioramento della collaborazione interna e dell’efficienza complessiva. Recentemente, abbiamo avviato l’implementazione di una piattaforma CRM avanzata al fine di ottimizzare la gestione dei contatti e delle offerte. Questo ci consentirà di migliorare le relazioni con i clienti, aumentare l’efficienza operativa e massimizzare le opportunità di vendita. Attraverso l’implementazione di una piattaforma avanzata di Business Intelligence, stiamo ottenendo insights preziosi per il nostro business, che ci aiuteranno nelle decisioni strategiche e a massimizzare l’impatto. Grazie a queste iniziative, crediamo di essere ben posizionati per sfruttare le opportunità globali e guidare una crescita sostenibile nel nostro settore nei prossimi anni». Su questo aspetto interviene anche Mauro Toso, CIO di Bianchi Bicycles. L’azienda ha saputo coniugare sapientemente la sua tradizione con l’innovazione, diventando un punto di riferimento nel settore manifatturiero delle biciclette di alta gamma. «Stiamo implementando un nuovo modello di B2B2C, abbiamo ridisegnato completamente la user-experience per uniformare la comunicazione del brand e prodotto Bianchi. Ora stiamo lavorando per individuare con il business le possibili applicazioni dell’AI sul mondo Commerce e Service post-vendita».


#manufacturing Come rimettere l’industria al centro dell’agenda europea, sviluppando nuove sinergie
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IL FUTURO DEL MANUFACTURING

Nel cuore delle economie globali, il settore manifatturiero sta vivendo una trasformazione senza precedenti, guidata dalla convergenza tra IT e OT e dal crescente imperativo della sostenibilità. Questo scenario di cambiamento rapido e profondo sta ridefinendo le regole del gioco per le aziende manifatturiere, spingendole a rivedere le loro strategie, investire in nuove tecnologie e adottare pratiche sostenibili per rimanere competitive in un mercato sempre più dinamico e interconnesso. Le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose, le tecnologie di virtualizzazione di processi e dati, la stampa 3D e la robotica avanzata stanno rivoluzionando la produzione, la cybersecurity e la safety, consentendo una maggiore efficienza, flessibilità e personalizzazione.

Parallelamente alla rivoluzione tecnologica, c’è un crescente focus sull’integrazione della sostenibilità ambientale e sociale nei processi manifatturieri. Con l’aumento della consapevolezza sui cambiamenti climatici e sull’esaurimento delle risorse naturali, le aziende manifatturiere stanno adottando approcci più responsabili e sostenibili verso la produzione. Dall’ottimizzazione dell’uso delle risorse e dell’energia all’adozione di materiali riciclabili e processi produttivi a basso impatto ambientale, le aziende stanno ridefinendo il concetto stesso di produzione. Nel 2023, l’industria manifatturiera Made in USA ha capitalizzato sul momentum generato da tre importanti leggi promulgate nel 2021 e nel 2022: l’Infrastructure Investment and Jobs Act (IIJA), la Creating Helpful Incentives to Produce Semiconductors (CHIPS) and Science Act e l’Inflation Reduction Act (IRA).

I fondi e gli incentivi fiscali all’industria manifatturiera statunitense in vari settori hanno già stimolato un record di investimenti. Al di qua dell’oceano, il 70% della normativa italiana di riferimento per il settore della manifattura ha origine dalle direttive europee e più del 50% dell’export italiano viene assorbito all’interno dell’UE. Fabbrica Europa è il documento programmatico di Confindustria che contiene le proposte per un’Europa più competitiva, presentato in vista delle prossime elezioni Europee con l’obiettivo di rimettere l’industria al centro dell’agenda europea. Per essere in grado di percorrere lo scenario Net Zero, l’Italia deve progettare un sistema industriale più resiliente e pronto a reagire proattivamente agli shock futuri, e in grado di realizzare in modo accelerato la transizione ecologica e digitale, favorendo la sostenibilità del sistema socioeconomico. Perseguire il modello di Industria 5.0 comporta significative conseguenze per la politica industriale del Paese – come emerge dal Rapporto ASviS di primavera 2024. Occorre riprogettare i modelli di business delle aziende, con le relative catene di valore e di fornitura; è necessario sviluppare nuove forme di collaborazione per il recepimento delle politiche industriali da parte delle imprese; servono nuovi approcci alla ricerca e all’innovazione; occorre un elevato livello di coerenza verticale e orizzontale delle politiche tra tutti i livelli di governo. Infine, è fondamentale stimolare la ricerca e l’innovazione per la sostenibilità, come motori trainanti del sistema economico, necessarie per affrontare le sfide della sostenibilità a tutto campo.


#manufacturing Convergenza tra IT e OT e crescente imperativo della sostenibilità
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IL NUOVO MODELLO DI INDUSTRIA

Secondo gli analisti di Deloitte Research Center for Energy & Industrials, nel 2024 i produttori stanno facendo i conti con l’incertezza economica, la continua carenza di manodopera qualificata, le specifiche interruzioni delle catene di approvvigionamento e le nuove sfide generate dalla necessità di innovare i prodotti per raggiungere gli obiettivi aziendali di riduzione netta delle emissioni. La tecnologia è pronta a giocare un ruolo significativo per rispondere a queste sfide.

Le aziende sono sempre più propense ad abbracciare un approccio smart factory, sperimentando le possibilità dell’intelligenza artificiale generativa. La trasformazione digitale della fabbrica procede a ritmi diversi. Per certi attori, è già una realtà, tuttavia, la mancanza di un’integrazione e gestione OT/IT adeguatamente pianificata continua a lasciare alcune aziende esposte a minacce di ransomware (che sono aumentati) e di furto di proprietà intellettuale e dati proprietari. Allo stesso tempo, i governi stanno imponendo alle industrie di rafforzare le loro pratiche di sicurezza informatica in linea con il rischio aumentato con decreti, come la Direttiva sulla sicurezza delle reti e delle informazioni (NIS2). La direttiva si concentra sul rafforzamento dei requisiti per incorporare la sicurezza informatica nel DNA delle organizzazioni e portare più settori, inclusa la produzione.

Come emerge dal rapporto Security Navigator 2024 di Orange Business, il problema è che la maggior parte dei siti industriali non ha le risorse per valutare i rischi OT, implementare le migliori pratiche di sicurezza informatica nei loro ambienti produttivi e garantire affidabilità e resilienza della rete. La produzione è di gran lunga l’industria più colpita dagli attacchi informatici. Se il crimine informatico fosse un paese, sarebbe la terza economia più grande dopo Cina e Stati Uniti. L’orchestrazione tra ottimizzazione, sicurezza informatica e conformità normativa rappresenta l’elemento chiave per affrontare le sfide emergenti nel contesto industriale – come spiega Giovanni Di Stefano di Comau. «Seguiamo la normativa IEC 62443 relativa alla cybersecurity in ambito OT. Puntiamo a utilizzare sempre un approccio Secure By Design, ovvero effettuiamo un risk assessment con la collaborazione di terze parti e da questo ricaviamo i requirements di sicurezza. Dai requisiti di sicurezza, definiamo le specifiche in termini di funzionalità aggiuntiva per la sicurezza e in seguito realizziamo l’architettura rispondente a tali specifiche. Alla fine, eseguiamo i penetration tests per verificare la bontà delle difese apportate».

Uma Shankar di Wittur Group presenta un approccio completo alla sicurezza informatica che abbraccia governance, awareness, e implementazione di misure efficaci. Il gruppo dispone di un chief information security officer (CISO) incaricato di sviluppare strategie specifiche per garantire la sicurezza e la resilienza delle operazioni aziendali in un contesto digitale in costante evoluzione. «Utilizziamo la strategia Cloud-first con piattaforme cloud pubbliche e applicazioni SaaS. Questo approccio ci consente di garantire la protezione dei dati grazie anche a un ecosistema di partner contro gli attacchi informatici. Promuoviamo attivamente la consapevolezza sulla sicurezza informatica tra i nostri dipendenti attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione. Organizziamo sessioni periodiche di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica, fornendo agli impiegati informazioni cruciali sui rischi e sulle migliori pratiche per proteggere i nostri sistemi e dati sensibili. Inoltre, abbiamo implementato una strategia di segmentazione di rete per isolare e proteggere i sistemi critici. Questo approccio ci consente di limitare l’accesso ai dispositivi e alle risorse sensibili, riducendo così il rischio di compromissione dei dati e dei processi operativi».

Mauro Toso di Bianchi Bicycles evidenzia l’importanza di integrare la gestione del rischio cyber “by-design” e di assicurare la massima continuità operativa. «Abbiamo avuto la fortuna di partire con la costruzione di un nuovo stabilimento e dell’infrastruttura IT da zero, e questo ci ha permesso da subito di introdurre misure di contenimento dei rischi cyber, sia per le componenti IoT interne che per le classiche interazioni di business esterne. Le applicazioni critiche di produzione, magazzino e la gestione dei dati sensibili, avviene su una nuova infrastruttura server iperconvergente che garantisce lo zero downtime attraverso repliche interne, su datacenter esterni e prossimamente anche in cloud».


#manufacturing Come orchestrare l’IT e il Business all’interno dell’ecosistema industriale
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EFFETTO CONVERGENZA

Nel 2020, il mercato dell’industria che abbraccia l’adozione e l’integrazione di tecnologie avanzate per la trasformazione digitale e l’ottimizzazione dei processi produttivi in Italia valeva 4,1 miliardi di euro, secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, trainato soprattutto dalle tecnologie IT, che rappresentano l’85% della spesa contro il 15% delle OT. Tendenza che vede una convergenza su entrambi i lati nel corso degli ultimi anni. Infatti, la corsa del mercato italiano dell’Internet of things nel 2023 ha raggiunto un valore di 8,9 miliardi di euro, +9% rispetto al 2022. Tuttavia, si registra una brusca frenata per l’ICT Industriale. Nonostante la crescita del valore di mercato, nel 2023 si è verificato un forte calo dei nuovi progetti sul territorio italiano, soprattutto a causa del dimezzamento degli incentivi. Tendenza che potrà essere invertita, in vista del nuovo Piano di transizione 5.0 per il biennio 2024-25 con 6,3 miliardi di euro di fondi che – oltre all’acquisto di beni strumentali materiali o immateriali 4.0 – dovranno essere destinati anche a beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili e alla formazione del personale in competenze per la transizione verde.

Inoltre, l’avvento della connettività 5G sta aprendo nuove prospettive per l’implementazione delle tecnologie abilitanti l’industria 4.0 e lo Smart manufacturing, grazie al circolo virtuoso tra AI, Edge computing e IoT. Secondo quanto riportato da Accenture, il 5G sarà uno dei principali motori trainanti per la crescita dell’economia europea, in particolare in Italia, dove il quadro congiunturale della demografia d’impresa relativa al primo trimestre 2024 presenta luci e ombre, con il numero di PMI in diminuzione nei grandi distretti industriali del Paese. Inoltre, nel 2023 secondo i dati Istat, il fatturato dell’industria è calato dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza presenta un andamento non omogeno nei diversi settori, ma resta confermata anche dall’economia manifatturiera dell’eurozona che continua a contrarsi anche all’inizio del secondo trimestre 2024, secondo i dati di Eurostat. Questo significa che il calo generale della produzione industriale italiana è generato soprattutto dall’andamento negativo di alcuni specifici settori come beni di consumo, i beni intermedi (che impattano molto sulla capacità di produzione) e l’energia. Segnali positivi si registrano invece in altri settori come la produzione di prodotti farmaceutici, la costruzione di mezzi di trasporto e la produzione di beni strumentali. Questa situazione è il risultato diretto e indiretto di una serie di fattori che interessano non solo l’Italia, ma l’Europa nel suo complesso, ed è alimentata dalla sensazione di incertezza riguardo alla crescita economica. Fattori che saranno al centro dell’agenda della Presidenza italiana del G7 insieme all’intelligenza artificiale e i suoi meccanismi di governance.

POTENZIARE LA PRODUTTIVITÀ

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si configura come un catalizzatore fondamentale per l’avanzamento della transizione digitale ed energetica delle imprese manifatturiere. Questo obiettivo chiave del piano sta cominciando a tradursi in risultati tangibili per le aziende. Secondo i dati dell’Osservatorio MECSPE sull’industria relativi al terzo quadrimestre 2023, con previsioni sul 2024, più del 60% degli imprenditori dichiara che senza gli incentivi previsti dal PNRR non avrebbero investito, o lo avrebbero fatto in misura minore, soprattutto riguardo a temi cruciali come la trasformazione digitale, la ricerca e sviluppo, la formazione e la sostenibilità. Sempre secondo i darti dell’osservatorio, quasi il 70% degli imprenditori indica una crescita digitale da media ad alta per le proprie aziende negli ultimi anni. Le tecnologie introdotte nel 2023 includono soprattutto sicurezza informatica, cloud e IoT. L’interesse verso l’intelligenza artificiale è in aumento, con il 13% degli imprenditori che pianifica l’introduzione di questa tecnologia, seguito da ulteriori investimenti in sicurezza informatica e robotica collaborativa. La maggioranza degli imprenditori esprime opinioni positive sull’intelligenza artificiale, con oltre il 60% che prevede benefici dalla sua implementazione. Circa il 25% delle aziende ha già introdotto o intende farlo, mentre il 38% sta valutando questa possibilità. Gli incentivi 4.0 per la crescita e la digitalizzazione delle imprese evidenziano la prontezza delle aziende ad adottare le nuove misure del Piano Transizione per integrare sostenibilità e digitalizzazione.


#manufacturing Orchestrazione tra ottimizzazione, sicurezza informatica e compliance
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Giovanni Di Stefano di Comau sottolinea il ruolo strategico giocato dall’IoT e dall’intelligenza artificiale a bordo linea. «Abbiamo installato qui in Italia la prima linea completamente automatica per la produzione dei nostri robot, usando i robot per produrre i robot, e in questa linea abbiamo installato la nostra piattaforma di IoT per tracciare la produzione e la qualità del processo produttivo. Stiamo dedicando considerevoli risorse all’implementazione dell’intelligenza artificiale per potenziare gli algoritmi dei nostri sistemi di visione e semplificare il processo di installazione. Inoltre, stiamo concentrando gli sforzi sulla Generative AI per rendere più agevole la consultazione e l’utilizzo dei nostri manuali. Infine, abbiamo attivato diverse iniziative per esplorare l’utilizzo dei metalinguaggi, ovvero sistemi di autogenerazione del codice con l’obiettivo di tradurre automaticamente la sintassi umana in sintassi robotizzata, per semplificare al massimo la programmazione dei nostri robot».

Uma Shankar dl Wittur Group rimarca gli investimenti per potenziare la produttività e l’efficienza della catena di approvvigionamento e della produzione, identificando tre pilastri fondamentali della loro strategia. «Negli ultimi anni, abbiamo avviato un’importante iniziativa di implementazione di un sistema ERP basato su cloud, che mira a coprire l’intero gruppo entro i prossimi cinque anni. L’obiettivo principale di questa iniziativa è l’armonizzazione dei processi aziendali, al fine di migliorare l’efficienza operativa a livello globale e ridurre i costi totali di gestione. Inoltre, l’ERP ci permetterà di sostituire i sistemi legacy esistenti, semplificando il panorama IT e rafforzando la sicurezza informatica attraverso una piattaforma centralizzata e sicura. Con la nostra piattaforma di Business Intelligence, estraiamo insights preziosi dall’ampia mole di dati generati dal nostro ERP e da altri sistemi. Analizziamo principalmente l’andamento delle vendite e i prezzi dei prodotti, il comportamento dei clienti e le performance operative, prendendo decisioni basate sui dati che guidano la crescita e l’innovazione. Inoltre, stiamo investendo nelle aree dell’IoT e della Generative AI. L’IoT, in particolare, ci consentirà di monitorare in tempo reale le performance e ottimizzare i processi produttivi. Per aumentare ulteriormente la produttività, stiamo esplorando il potenziale dell’Intelligenza artificiale, concentrandoci soprattutto sulla (Gen AI, per la quale stiamo finalizzando alcuni casi d’uso in ambito Knowledge management».

Per Mauro Toso di Bianchi Bicycles, le priorità di punta riguardano l’implementazione del gemello digitale, il miglioramento dei processi di picking e l’adozione di sistemi avanzati per la pianificazione e la schedulazione della produzione. «Prima, abbiamo introdotto un digital twin della nuova fabbrica in costruzione, per analizzare e correggere in anticipo eventuali problemi e inefficienze. Poi abbiamo rivisto la logistica interna con un sistema avanzato di picking guidato e stiamo attualmente introducendo un innovativo APS a supporto della pianificazione della produzione e degli acquisti dal medio/lungo termine fino alla schedulazione giornaliera delle operazioni sul nuovo impianto».


#manufacturing IIoT, AI, 5G, cloud, analisi predittiva, cobots, visione e automazione avanzata
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In questo contesto, la formazione interna riveste un ruolo fondamentale per garantire che i dipendenti siano aggiornati sulle ultime tecnologie e pronti ad affrontare sfide sempre più complesse. Secondo Giovanni Di Stefano di Comau, la formazione è un elemento chiave della strategia aziendale, specialmente quando si tratta di questioni legate all’intelligenza artificiale e alla sicurezza dei dati. Allo stesso tempo, Uma Shankar di Wittur Group sottolinea l’importanza della collaborazione basata su pianificazione condivisa, esperienze diverse e gestione Agile dei progetti per promuovere l’innovazione e migliorare l’efficienza aziendale. Mauro Toso di Bianchi Bicycles, CIO, aggiunge che la sinergia tra Business e IT è fondamentale per il successo della trasformazione digitale, con il business coinvolto non solo nell’attuazione, ma anche nella conduzione strategica dei progetti.

«Sicuramente la formazione è centrale nella nostra strategia, poiché il nostro lavoro richiede alti tassi di specializzazione e questo non consente a tutta l’organizzazione di essere costantemente aggiornata su tematiche di IT» – spiega Di Stefano di Comau. «Per garantire la formazione continua dei dipendenti lanciamo tante iniziative durante l’anno, legate sempre e comunque alle nostre procedure e ai nostri processi. Il tema più importante in questo momento è sicuramente la gestione dell’intelligenza artificiale in abbinamento con la sicurezza dei dati, tema sul quale abbiamo diramato una procedura ad hoc, unitamente a una formazione dedicata e alla selezione di strumenti corporate volti a guidare gli utenti ad utilizzare nuove tecnologie nel modo più sicuro possibile».

Per Uma Shankar di Wittur Group, l’IT svolge un ruolo cruciale nei processi decisionali relativi alle priorità degli investimenti, all’allocazione delle risorse e alle strategie di crescita. «Collaboriamo strettamente con il Business per favorire una forte collaborazione tra Business e reparti IT, con l’obiettivo di guidare l’innovazione e migliorare l’efficienza. Partecipiamo attivamente alle sessioni di pianificazione strategica per garantire l’allineamento delle iniziative tecnologiche agli obiettivi aziendali. Inoltre, promuoviamo una comunicazione aperta e trasparente tra il business e IT a tutti i livelli. Formiamo team multifunzionali che comprendono personale sia del business che dell’IT, promuovendo la collaborazione su progetti. Riunendo individui con prospettive ed esperienze diverse, i team possono sviluppare soluzioni complete che affrontano sia le esigenze aziendali che le considerazioni tecniche. Misuriamo regolarmente le metriche di performance relative alla consegna del progetto, alla soddisfazione del cliente, all’innovazione e all’efficienza operativa per identificare aree di miglioramento e celebrare i successi. Da poco, abbiamo cominciato ad adottare metodologie di gestione dei progetti Agile per facilitare lo sviluppo iterativo, la presa rapida di decisioni e la risposta rapida ai cambiamenti delle esigenze aziendali. Questo approccio incoraggia la collaborazione tra gli stakeholder del Business e i team IT durante tutto il ciclo di vita del progetto».


#manufacturing La maggior parte dei siti industriali non ha le risorse per valutare i rischi OT
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Anche Toso di Bianchi Bicycles punta sulla sinergia tra Business e IT. «Da subito, la nostra trasformazione digitale ha coinvolto il business, delegando non solo la realizzazione, ma anche la conduzione strategica dei vari stream di progetto. In questo modo, abbiamo avuto il massimo coinvolgimento delle persone e del management sulle innovazioni strategiche, riducendo drasticamente i tempi e le complessità. La funzione IT ha avuto un ruolo di governance/quality e supporto alle decisioni e alle scelte durante tutte le fasi di realizzazione, dalle software/system selection all’individuazione dei partner, fino alla realizzazione sfruttando la metodologia Hybrid Agile». L’importanza della formazione interna, della collaborazione sinergica e della governance condivisa tra IT e Business emerge come elemento chiave per il successo della trasformazione digitale nelle aziende manifatturiere. Attraverso queste strategie e pratiche, le aziende sono in grado di affrontare le sfide sempre più complesse del mercato, adattandosi rapidamente alle nuove tecnologie e alle mutevoli esigenze dei clienti. Mantenendo un approccio agile e orientato al risultato, le aziende possono non solo migliorare l’efficienza operativa e la produttività, ma anche promuovere l’innovazione continua e mantenere una posizione di leadership.


Brother: Labelling Lifecycle Management

EOS Solutions: Dalla fabbrica tradizionale alla Smart Factory

Formula: Sacchettificio Nazionale G. Corazza, la velocità alla base del business

Smeup: Rivoluzione digitale nel manufacturing. Sfide e opportunità per i CIO

Il ruolo di Passepartout nel vertical manufacturing

 

 

 

 

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Sanità digitale, la svolta possibile https://www.datamanager.it/2024/05/sanita-digitale-la-svolta-possibile/ Tue, 14 May 2024 12:57:52 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237315 La digitalizzazione del settore healthcare in Italia tocca punti di eccellenza ma procede a macchia di leopardo. Non è un problema di tecnologia ma di complessità e user experience. A che punto siamo di questo percorso? Lo scopriamo nelle testimonianze dei CIO e dei responsabili IT di Campus Bio-Medico di Roma, Istituto Neurologico Carlo Besta, […]

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La digitalizzazione del settore healthcare in Italia tocca punti di eccellenza ma procede a macchia di leopardo. Non è un problema di tecnologia ma di complessità e user experience. A che punto siamo di questo percorso? Lo scopriamo nelle testimonianze dei CIO e dei responsabili IT di Campus Bio-Medico di Roma, Istituto Neurologico Carlo Besta, Colisée Italia, Ospedale Niguarda, Centro Diagnostico Italiano, Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e Ospedale Pediatrico Bambin Gesù

Per assicurare la piena interoperabilità del patrimonio informativo messo a disposizione dalle infrastrutture tecnologiche servono competenze, visione, governance e capacità di fare ecosistema. Il settore sanitario italiano è pronto a recepire i vantaggi che possono derivare dall’utilizzo sempre più pervasivo del digitale e a mettere a scala le innovazioni che si trovano nel punto di intersezione tra medicina, assistenza sanitaria, automazione e nuovi stili di vita? Il tema è di rilevanza strategica per il Paese ed è stato affrontato nel corso di un recente incontro, organizzato da Data Manager in collaborazione con Milestone Systems, che ha portato al tavolo, nella magnifica cornice dell’Aula Magna del rettorato del Politecnico di Milano, in piazza Leonardo da Vinci, un panel di autorevolissimi esperti in materia di tecnologie per l’healthcare, in rappresentanza di alcune fra le principali strutture sanitarie italiane.

Con l’obiettivo di condividere diverse sfaccettature di cosa significhi concretamente “fare trasformazione digitale” nel mondo sanitario e mettere a fattor comune criticità, prospettive di innovazione, applicazioni “core” della tecnologia e, soprattutto, i vantaggi che questa trasformazione può generare a livello di processo e nel servizio reso al paziente. Un tema complesso, che guarda inevitabilmente alla questione dei dati (e alla necessità di una gestione strutturata di questi dati in termini di integrazione, protezione, accessibilità e condivisione) e che apre all’utilizzo sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale, oggi tecnologia abilitante oggetto di sperimentazione e pronta a rivestire nell’immediato futuro un ruolo molto importante (se non irrinunciabile) nel percorso di rivoluzione digitale del settore healthcare

SISTEMA IN EVOLUZIONE

La fotografia scattata dall’ultima edizione della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano ci dice che la spesa in Italia destinata alle tecnologie per il mondo healthcare è salita a fine 2022 a 1,8 miliardi di euro con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Investimenti confermati dalla maggior parte delle aziende sanitarie coinvolte nell’indagine anche per quanto riguarda cybersecurity e attività di adeguamento al GDPR (nel 58% dei casi), cartella clinica elettronica (54%) e integrazione con sistemi regionali e nazionali (51%). Il processo di digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale è quindi in corso ma, come hanno evidenziato a suo tempo i responsabili dell’Osservatorio, il cambio di passo legato alle disponibilità garantite dai fondi del PNRR (la Missione 6 per Salute e Sanità) non si è ancora del tutto concretizzato e l’impiego delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza è tutt’ora una sfida dall’esito tutt’altro che scontato. E i dubbi emergono proprio dai principali decisori delle strutture sanitarie, alle prese con la difficoltà di comprendere come tradurre in progetti operativi questa opportunità (è l’ostacolo più rilevante allo sviluppo della sanità digitale secondo il 49% dei dirigenti e dei responsabili dei sistemi informativi intervistati) e con limitate risorse economiche (problema che interessa invece il 58% del campione).

Se guardiamo al livello di maturità raggiunto dalle strutture sanitarie in termini di capacità di governance e di valorizzazione delle diverse categorie di informazioni disponibili, lo scenario descritto dalla ricerca (in linea con le rilevazioni degli anni passati) evidenzia uno stato di avanzamento più marcato nelle attività di gestione dei dati amministrativi, che vengono analizzati con strumenti di “descriptive analytics” da oltre la metà delle aziende, mentre sono ancora isolati i casi (circa il 5% del totale) di impiego di tecnologie di “advanced analytics”. I dati gestionali e organizzativi e i dati clinici (analizzati rispettivamente nel 46% e nel 34% dei casi) sono considerati altrettanto importanti, invece è tutt’altro che sistemica la presenza di un’infrastruttura informatica in grado di raccogliere in modo omogeneo alcune tipologie di informazioni come i dati demografici e ambientali, i dati raccolti da App o altri dispositivi e quelli provenienti da web e social.

Cosa dicono queste percentuali? Che il bisogno di sviluppare sistemi di raccolta di dati eterogenei, anche prodotti “all’esterno” della struttura sanitaria, e di integrarli tra loro, facendo leva sugli standard semantici disponibili, è sempre più sentito e diventa uno snodo per certi versi fondamentale del percorso di trasformazione digitale della sanità. Emblematici, in tal senso, le indicazioni relative alla Cartella clinica elettronica (CCE), uno dei principali strumenti per l’archiviazione e la gestione dei dati clinici del paziente. A tutto 2022 era stata attivata in più della metà delle strutture sanitarie, anche se solo nel 42% dei casi è stata estesa a tutti i reparti. Coerentemente con questi dati, oltre la metà dei medici specialisti ha dichiarato di aver utilizzato la CCE nel corso dello stesso periodo, mentre fra le funzionalità più utilizzate dai medici specialisti primeggiano quelle per l’anamnesi e l’inquadramento clinico del paziente (siamo al 91% dei casi) e quelle per la gestione e la visualizzazione delle informazioni di riepilogo del paziente stesso (88%).

La Cartella clinica elettronica, per contro, è ancora poco diffusa (un caso su tre) come soluzione avanzata per il supporto alle decisioni cliniche per i medici specialisti. I benefici tangibili riscontrati dai medici che hanno adottato e utilizzato la CCE nell’ambito della propria attività professionale (soprattutto in termini di tempo risparmiato per reperire le informazioni utili e per la lettura dei documenti clinici in formato digitale) suggeriscono quindi un ulteriore salto in avanti nell’opera di “reingegnerizzazione” di alcuni processi all’insegna di maggiore efficienza e semplificazione e, nondimeno, della possibilità di aumentare il livello di trattamento per il paziente, riducendo il rischio di errori clinici, di somministrazione di terapie errare e di duplicazioni di esami già effettuati.

Manuela Ferrario professore associato del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano

OBIETTIVI E CRITICITÀ

La discussione sulla portata degli obiettivi raggiunti e delle criticità ancora da superare nel processo di trasformazione digitale che ha intrapreso il settore sanitario è quindi di strettissima attualità e la testimonianza di Manuela Ferrario, professore associato del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, parte da un aneddoto legato a un altro tassello strategico della digitalizzazione della sanità italiana, il Fascicolo sanitario elettronico che è ancora affetto da una gestione disomogenea su base nazionale – per via di informazioni cliniche spesso non strutturate inserite a sistema – e la cui versione 2.0 dovrà semplificare e rendere uniforme a livello nazionale l’accesso alle cure, diventando il punto unico di accesso ai servizi sanitari in forma digitale per i cittadini.

«Per diversi anni, ho insegnato Informatica medica» – racconta Manuela Ferrario. «E ogni anno aggiornavo le mie slide, aggiungendo via via le Regioni che avevano adottato il Fascicolo sanitario elettronico. Poi, con la pandemia, finalmente questo strumento è stato adottato da tutte. Faccio questo esempio per dire che la digitalizzazione è un processo che va pianificato o in alternativa diventa emergenza. E non credo personalmente che si debba aspettare la prossima pandemia perché venga implementato. Credo quindi che sia necessario uscire dallo schema dell’approccio emergenziale, o dell’obbligo imposto attraverso una legge comunitaria. Serve, invece, valorizzare le tante competenze che abbiamo in Italia per poter guidare il processo di trasformazione e di innovazione della sanità».

E il nuovo Fascicolo sanitario elettronico – il cui obiettivo è in buona sostanza quello di uniformare da una parte i dati e le codifiche adottate e di rafforzare dall’altra l’architettura tecnologica per ottenere l’interoperabilità con i sistemi informativi aziendali – è in tal senso solo uno dei diversi tasselli che compongono il puzzle di un sistema sanitario digitalizzato di respiro nazionale. «Il processo all’interno delle singole strutture e sull’intero territorio italiano è avviato ma – come sottolinea ancora Ferrario – non è concluso. Altro tema di rilievo – spiega Ferrario – è il data sharing: «Mentre si procede con la digitalizzazione, diventa imprescindibile considerare l’uso futuro dei dati prodotti e definire la struttura adeguata di gestione. Questo costituisce un aspetto cruciale».

A monte dell’impiego di strumenti come il fascicolo elettronico, la cartella clinica digitale o la robotica, resta sul tavolo un’altra questione: in che misura tali soluzioni innovative contribuiscono effettivamente all’efficienza delle strutture sanitarie? La tecnologia, in altre parole, ha realmente semplificato la gestione del paziente, ha dato veramente quel plus per cui tutto questo processo è stato avviato, portando dei reali vantaggi per l’utente finale, per l’addetto sanitario che opera con i sistemi digitalizzati e per la struttura nel suo complesso? Oppure ha aggiunto e generato maggiore complessità nella gestione dell’operatività quotidiana e in qualche modo compromesso la qualità del servizio che si va a rendere poi al cittadino-paziente? L’assunto dovrebbe essere scontato e invece non sempre lo è, ed è probabilmente questa la chiave per sbloccare definitivamente l’accelerazione verso una sanità digitale più efficiente e vicina al paziente.

«A fronte anche di tante iniziative in corso a livello europeo, a cominciare dagli obiettivi fissati dal piano Next Generation UE – aggiunge in proposito Jaime Durbàn Diez de la Cortina, business development manager Healthcare EMEA di Milestone Systems – possiamo dire che siamo nel bel mezzo di un processo di rivoluzione del mondo della sanità». E gli effetti di questa rivoluzione si vedranno anche in Italia: con il PNRR e il focus sulla digitalizzazione del comparto healthcare italiano, infatti, le tecnologie per gli ospedali registreranno un cambiamento significativo nel prossimo decennio mentre le soluzioni video stanno sin d’ora emergendo come uno fra gli strumenti più potenti da sfruttare a vantaggio delle strutture sanitarie, sia pubbliche che private. Sono molti gli aspetti per i quali la tecnologia di video intelligence può aiutare a raggiungere gli obiettivi del piano di Ripresa e Resilienza, spingendosi oltre il classico concetto di “security” e ben oltre la semplice attività di sorveglianza o monitoraggio, trovando per esempio applicazione nella telemedicina e nelle consultazioni virtuali, nella formazione o ancora nella telediagnostica.

Jaime Durbàn Diez de la Cortina, business development manager Healthcare EMEA di Milestone Systems

Al di là delle potenzialità di queste soluzioni, e in un contesto di carenza di personale su scala globale, una cosa appare certa: gli ospedali hanno bisogno di tecnologie non solo capaci di restituire risposte in tempi estremamente rapidi ma anche integrate tra loro e facilmente integrabili nella quotidianità e nei processi lavorativi del personale medico e sanitario. «La nostra piattaforma – precisa Diez de la Cortina – ha un DNA radicato nell’apertura e nell’adozione di standard e, soprattutto, nella componente di integrazione, caratteristiche che permettono alla soluzione di rendersi centralizzata e facile da gestire, adattandosi alle esigenze specifiche degli operatori, siano essi medici, infermieri o personale addetto alla sicurezza. L’obiettivo ultimo è sicuramente quello di massimizzare gli investimenti e di sfruttare ciascuna tecnologia al suo massimo potenziale».

L’ultima, ma anche più importante faccia della questione, a detta del manager di Milestone – rimanda all’European Health Data Space, e cioè l’ecosistema composto da regole, standard e pratiche comuni (nonché infrastrutture e modelli di governance) lanciato nel 2022 dalla Commissione europea per sostenere la libera circolazione (su base comunitaria) dei dati sanitari elettronici personali e costruire una struttura affidabile ed efficiente per l’impiego di questi dati per la ricerca, l’innovazione e l’attività normativa.  «L’aspetto più critico – conclude Diez de la Cortina – è la centralità del paziente. Per raggiungere l’obiettivo occorre focalizzarsi sulle tecnologie che permettono di raccogliere e analizzare i dati veramente utili per raggiungere i risultati prefissati».

Ella Cocchi, direttore dei sistemi informativi dell’ASST Niguarda – Milano

RIPENSARE I PROCESSI

La testimonianza di Ella Cocchi, direttore dei sistemi informativi dell’ASST Niguarda – Milano, mette per l’appunto l’accento su quello che dovrebbe essere lo scenario ideale per lo sviluppo del digitale in ambito sanitario. «Centralizzare tutta una serie di soluzioni a livello nazionale e a livello regionale è un passaggio molto importante, che permette di far crescere il sistema e quindi in qualche modo omogeneizzare verso l’alto il livello del servizio offerto. Portare la cartella clinica e il fascicolo elettronico è un obiettivo da raggiungere. Nel nostro ospedale, abbiamo raggiunto un livello di digitalizzazione molto elevato anche in termini di applicazioni di robotica avanzata. Più in generale – continua Cocchi – credo che si sia interpretata nella direzione giusta sia la spinta dettata dal cambiamento imposto dalla pandemia sia quella legata ai fondi del PNRR. Non si tratta solo di incrementare l’arsenale di soluzioni informatiche e digitali, ma di ripensare i processi e reingegnerizzare i servizi offerti al paziente, rendendoli più aderenti alle sue esigenze. Questo processo parte dall’individuare il paziente come fulcro e considerare anche la sua evoluzione in un contesto digitale». La tecnologia costituisce quindi un mezzo, un abilitatore per cambiare il paradigma di gestione della “prestazione” sanitaria e non il classico fine. L’aver adottato, come nel caso dell’Ospedale Niguarda, le soluzioni disponibili a livello regionale, reinterpretandole per aumentare il livello dei servizi, e iniziando ad aggiungere strati di tecnologia legati all’intelligenza artificiale, risponde dunque a un nuovo approccio, focalizzato a generare valore ed efficienza. «Il concetto di fondo che mi sento di condividere – conclude Cocchi – è che la tecnologia non serve se è intesa solo come un upgrade tecnico, ma deve essere associata a un percorso di ottimizzazione e ridefinizione di processi e modelli organizzativi, con l’obiettivo di alzare ulteriormente la qualità dei servizi che possiamo offrire ai pazienti».

La visione di un customer journey evoluto, con il cliente al centro e la tecnologia come abilitatore, è del resto uno dei capisaldi della digitalizzazione e lo è in qualsiasi campo, non solo in ambito sanitario. La questione, ancora una volta, è capire a che punto si è effettivamente arrivati in questo viaggio di trasformazione e quali sono le criticità che ne limitano l’applicazione in modo pervasivo e sistemico. Secondo Marco Venditti, responsabile Area sistemi informativi della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, si assiste a un incremento dei processi di digitalizzazione. «Stiamo cominciando a vedere miglioramenti significativi non solo a livello di singole strutture, ma anche a livello sistemico. La digitalizzazione di processi chiave quali quelli della cartella clinica elettronica, la pianificazione delle sale operatorie e degli ambulatori è diventata sufficientemente consolidata». I benefici della trasformazione digitale si riflettono a livello del sistema nel suo complesso – spiega Venditti. «I processi sono tracciati e le direzioni strategiche degli ospedali possono contare su una maggiore comprensione dei fenomeni e, di conseguenza, possono agire in modo più efficace sull’efficientamento dei processi amministrativi, logistici e clinici grazie proprio ai dati strutturati resi disponibili da una digitalizzazione diffusa».

Anche l’imperativo di mettere il paziente al centro richiede una nuova prospettiva. «Forse, è giunto il momento di adottare un nuovo punto di vista» – suggerisce Venditti. «Dovremmo considerare anche il personale sanitario come il fulcro delle nostre attenzioni. Diversi studi condotti nei Paesi più avanzati ci dicono che a un elevato livello di digitalizzazione raggiunto da parte di strutture sanitarie ha quasi sempre equivalso uno scarso livello di soddisfazione da parte degli utenti finali». Si avverte dunque la necessità di avvicinare le tecnologie dell’informazione al personale sanitario, in particolare l’esigenza di aumentare il tempo impiegato nella relazionale fra medico e paziente. «La Comunità europea – conclude in proposito Venditti – ci riconosce il fatto di avere fatto bene i compiti a casa per quanto riguarda la digitalizzazione. Tuttavia, è necessario riportare il professionista sanitario a svolgere appieno il proprio mestiere: negli ambulatori, il tempo richiesto per documentare le attività sta diventando sempre più lungo rispetto al passato, quando la maggior parte del tempo di visita era dedicato alla cura e all’analisi del paziente. Un obiettivo potrebbe quindi essere quello di impiegare le nuove tecnologie, in primis i sistemi di intelligenza artificiale, per minimizzare il tempo dedicato alla documentazione, in favore del tempo da dedicare al paziente».

Marco Venditti responsabile Area sistemi informativi della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma

LA MODERNIZZAZIONE DEI SISTEMI

La disponibilità di nuove tecnologie e la possibilità da parte degli utenti che operano all’interno delle strutture sanitarie di usufruirne in una maniera diversa possono fare la differenza. Ed è l’area IT, e sono i CIO e i responsabili dei sistemi informativi a dover gestire questo passo in avanti, trovandosi a svolgere un compito diverso rispetto al recente passato. Andrea Proietti Pannunzi, responsabile sistemi informativi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, parla non a caso di un compito «più stimolante» – spiegando come la digitalizzazione abbia significato l’avvio di un processo di modernizzazione. «Nella nostra struttura disponiamo di una software house interna. La presenza di professionisti si traduce nella capacità diretta di sviluppare applicazioni e sistemi a livello molto avanzato. Tuttavia, molti di questi strumenti sono ormai obsoleti. La modernizzazione dei sistemi, partendo dal ridisegno dei processi è il primo passo della trasformazione: un percorso nel quale siamo ancora immersi. «Parallelamente – prosegue Pannunzi – dobbiamo procedere con la digitalizzazione e l’informatizzazione, non limitandoci a rendere digitale ciò che prima non lo era, ma integrando i processi. Inoltre, dobbiamo garantire che i sistemi digitalizzati siano in grado di scambiarsi i dati senza necessità di intervento umano. Questo aggiunge complessità al panorama tecnologico che dobbiamo affrontare e rende il nostro lavoro più complesso».

Secondo Pannunzi, sarebbe auspicabile una crescita ordinata e strutturata dei sistemi informativi che alimentano la macchina sanitaria, anziché uno sviluppo organico e reattivo che risponde solo alle emergenze, agli obblighi normativi o alle esigenze di personalizzazione dei singoli sistemi. Ciò richiede un approccio più maturo di change management, che non può essere limitato all’IT, ma deve coinvolgere tutta l’organizzazione. «Siamo chiamati a partecipare attivamente al processo di crescita e cambiamento nella sanità» – spiega Pannunzi. «Perché non possiamo pretendere che il medico che svolge un altro mestiere e l’utente finale siano naturalmente inclini al cambiamento. Dobbiamo accompagnarli in questo cammino e lavorare insieme per creare percorsi che conducano effettivamente all’adozione di nuovi strumenti. Cambiare l’interfaccia può generare disorientamento nei clinici, quindi è essenziale prepararli adeguatamente e coinvolgerli nel processo anziché imporre cambiamenti improvvisi. Non sempre riusciamo a farlo, e obiettivamente il tasso di successo attuale non è ancora soddisfacente, ma questo è sicuramente il nostro obiettivo primario» – ammette Pannunzi. «La nostra missione non è solo digitalizzare, ma coinvolgere attivamente tutte le parti coinvolte nel processo di digitalizzazione».

Andrea Proietti Pannunzi responsabile dei sistemi informativi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma

COME GESTIRE IL CAMBIAMENTO

Fra gli ostacoli più significativi all’adozione di nuove tecnologie nel settore sanitario, la componente economica ha svolto un ruolo predominante, soprattutto in passato, limitando la progettualità a causa di una visione della spesa focalizzata esclusivamente sul concetto di costo anziché di investimento. Quanto le strutture sanitarie italiane sono oggi alle prese con difficoltà legate alla disponibilità di budget dedicati? Francesca De Giorgi, CIO della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, ha inquadrato il tema chiarendo innanzitutto come, a suo avviso, tutti i processi di trasformazione digitale abbiano tre grandi driver: le persone, i processi e la tecnologia. «Probabilmente, l’errore commesso finora è stato quello di concentrarsi troppo sulla componente tecnologica nei progetti di trasformazione, mentre sarebbe stato più sensato focalizzarsi sulla revisione dei processi e, soprattutto, sull’attenzione alle persone, che siano pazienti, clinici o altri utilizzatori».

Un recente studio citato dal Sindacato medici conferma che il 63% dei professionisti si dichiara completamente insoddisfatto dei sistemi digitali utilizzati. Inoltre, l’83% segnala un malfunzionamento quotidiano, mentre il 42% afferma che i disservizi si verificano quotidianamente. Questi dati confermano un problema di fondo che riguarda le soluzioni tecnologiche messe a disposizione degli operatori sanitari. Problema che secondo Francesca De Giorgi è riconducibile a un setting di competenze: «Il chief medical officer e il chief nursing informatics officer sono figure comuni nelle strutture internazionali, ma a livello di Servizio sanitario nazionale invece rappresentano soltanto casi isolati all’interno di singole strutture». C’è quindi un problema di skill nel senso più ampio del termine – rileva De Giorgi. «Nel percorso di studi che fanno i medici e gli infermieri all’estero c’è molta più attenzione alla conoscenza delle tecnologie in uso. E questo può avere un impatto anche sulla definizione del budget».

L’Italia ha un’opportunità senza precedenti grazie alle risorse messe a disposizione dal PNRR. «Risorse che mai avevamo avuto prima come sistema Paese» – commenta De Giorgi. «Se verranno spese correttamente lo vedremo, e me lo auguro perché possano servire alla definizione di un ecosistema. La creazione dello stesso non può prescindere dalla necessaria attenzione che anche gli investimenti sulle tecnologie vere e proprie, in fatto di grandi apparecchiature o apparecchiature molto sofisticate per la genomica o la radionica, debbano essere integrate all’interno del patrimonio informativo dell’ente sorpassando uno scenario a silos non realmente interoperabili.

Lo scenario che descrive De Giorgi riflette la sensazione condivisa da vari esperti che la vera svolta non sia arrivata, anche in relazione al possibile limite strutturale di approccio ai fondi del PNRR, che non ritiene prioritario e strategico il tema dell’integrazione di tutte quante le fonti informative e che apre il fronte a un ridimensionamento della portata di queste risorse in termini di vero valore aggiunto nella completezza della gestione del dato. «Ciò che manca è una visione di sistema» – conclude De Giorgi. «Mentre in altri Paesi ci si muove sugli aspetti di sanità digitale con un orizzonte temporale di medio termine, vedi la Francia al 2030, coinvolgendo gli attori principali del settore, a partire proprio dai medici, che sono i principali stakeholder, in Italia, purtroppo, è difficile avere orizzonti temporali cosi ampi».

Francesca De Giorgi CIO della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta – Milano

Gestire il cambiamento abilitato dalle tecnologie, in ambito sanitario, non è quindi un compito facile, proprio perché (troppo) spesso la progettualità è subordinata all’emergenza o alla contingenza anziché essere il risultato di pianificazione o visione strategica. Si può dunque parlare a pieno titolo di innovazione attraverso un processo di trasformazione digitale oppure questo rimane un principio buono solo sulla carta? A detta di Akash Lad, responsabile innovazione digitale del Centro Diagnostico Italiano, fare innovazione digitale, soprattutto in questo periodo, è molto complicato perché è necessario portarsi a bordo un po’ tutti gli utenti. A supporto di questa riflessione, Akash Lad porta al tavolo un breve esempio che riguarda la componente medica: «Stiamo finalizzando la digitalizzazione di una cartella specialistica utilizzata presso un reparto. Il processo di digitalizzazione di questa pratica, precedentemente basata su documenti cartacei, si è rivelato impegnativo sia a causa della resistenza al cambiamento che per il fatto che la digitalizzazione comporta vincoli e limiti nell’utilizzo di determinati flussi di lavoro». Uno dei punti chiave – secondo il manager di CDI – riguarda l’opportunità di andare oltre la logica dei silos e coinvolgere nel progetto tutti quanti i reparti dell’azienda, non solo la parte clinica ma anche quella di staff e di qualità, insieme a tutte le figure che ne fanno parte, senza ovviamente dimenticare il paziente. «Torniamo sempre al concetto di mettere il paziente al centro» – osserva Lad. «Tuttavia, questa visione non sempre si traduce in realtà. È necessario compiere grandi progressi per aumentare la consapevolezza dell’utente riguardo ai benefici derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie e dei processi che devono essere gestiti per offrire servizi in modo semplice e immediato. Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 potrebbe rappresentare un importante punto di svolta in questo contesto».

Akash Lad responsabile innovazione digitale del Centro Diagnostico Italiano – Milano

L’ACCESSIBILITÀ DEI DATI

Anche Fabrizio Alampi, country information officer in Colisée Italia, uno dei più importanti operatori attivi in Italia nell’ambito delle strutture socio sanitarie (RSA) ha un’idea ben precisa di quali siano i punti salienti da mettere in agenda per affrontare un processo di trasformazione digitale. «Il fattore su cui intervenire non è la tecnologia utilizzata quanto il processo che c’è dietro» – spiega Alampi. «Se questo non è adeguato, digitalizzare è un rischio e porta a ulteriore inefficienza. Il nostro compito è di garantire ai direttori sanitari le giuste informazioni nel momento in cui servono ma spesso troviamo ostacoli legati all’accessibilità dei dati, che deve invece diventare una condizione di base sistemica per poter operare in una logica innovativa. Se non riesco a garantire l’accesso alla cartella clinica del paziente e ho fatto spendere un sacco di soldi alla mia azienda per digitalizzarla e renderla interoperabile con il fascicolo sanitario c’è ovviamente un problema. E se non riusciamo a condividere i dati con il mondo esterno è inutile che prendiamo in considerazione una tecnologia come l’intelligenza artificiale, che sarebbe una base dati perfetta».

Fabrizio Alampi, country information officer in Colisée Italia

Il processo di digitalizzazione della sanità è dunque un “work in progress” non privo di ostacoli da superare ma che, rispetto alla situazione di cinque anni fa, prima dell’avvento del Covid, si trova in un contesto radicalmente diverso. Tuttavia, è fondamentale adottare logiche di sviluppo ben definite per garantire il successo di questa trasformazione. Antonio Fumagalli, CIO e CISO della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha provato a fare un bilancio mettendo in fila alcuni specifici punti e l’esperienza vissuta sul campo proprio nel periodo pandemico. «Se guardiamo all’abitudine molto italiana di lavorare bene nell’emergenza, devo in effetti riconoscere che l’abbiamo gestita a dovere e abbiamo imparato a lavorare in determinate condizioni» – commenta Fumagalli. «Ma per capire se siamo a buon punto nel percorso di trasformazione, e per capire soprattutto dove stiamo andando, dobbiamo necessariamente tornare al tema della pianificazione. Dobbiamo lavorare sulla definizione degli obiettivi strategici e sulle modalità di esecuzione».

Cartella clinica, telemedicina, terapia informatizzata, robotica, intelligenza artificiale, macchinari di nuova generazione sono asset che nella struttura bergamasca non mancano di certo, come non è mai mancato anche il budget di spesa per investire in nuove tecnologie. Ma a fare la differenza – come sottolinea Fumagalli – è la capacità di pianificare e lavorare fianco a fianco con le persone che operano all’interno dell’azienda ospedaliera bergamasca. «Da ormai dieci anni – racconta Fumagalli – seguiamo un approccio in cui sono anche i sanitari a indicare le decisioni relative alle soluzioni informatiche aziendali. Sono loro che “decidono” le sorti di qualsiasi soluzione informatica. Se passiamo oltre queste “forche caudine”, è molto probabile che il nostro piano prima o poi arrivi a compimento».

Antonio Fumagalli, CIO e CISO della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo

In altre parole, la trasformazione della sanità e il suo miglioramento attraverso l’implementazione di strumenti digitali dipendono in gran parte dal contributo del capitale umano a disposizione. Ascoltare e coinvolgere attivamente coloro che operano sul campo è cruciale per il successo di ogni progetto di trasformazione. Solo attraverso una collaborazione stretta e mirata tra tutti gli stakeholder, possiamo raggiungere una sanità più efficiente, data-driven, centrata sul paziente e pronta ad affrontare le sfide del futuro.

Foto di Gabriele Sandrini


Point of view

Intervista a Jaime Durbàn Diez de la Cortina, business development manager Healthcare EMEA di Milestone Systems: Milestone Systems, ospedali più efficienti e sicuri con le tecnologie video data-driven

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Minsait, la rivoluzione della PA in Italia https://www.datamanager.it/2024/05/minsait-la-rivoluzione-della-pa-in-italia/ Mon, 13 May 2024 09:33:02 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236940 Competenze, sicurezza e interoperabilità. Dopo l’accordo quadro per i sistemi cloud nella PA Italiana nei prossimi tre anni, Minsait, società del gruppo Indra, sfrutta il potenziale dell’intelligenza artificiale per migliorare i servizi ai cittadini offrendo un’esperienza utente senza confini Rendere la Pubblica Amministrazione un’alleata di cittadini e imprese grazie a un’offerta di servizi sempre più […]

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Competenze, sicurezza e interoperabilità. Dopo l’accordo quadro per i sistemi cloud nella PA Italiana nei prossimi tre anni, Minsait, società del gruppo Indra, sfrutta il potenziale dell’intelligenza artificiale per migliorare i servizi ai cittadini offrendo un’esperienza utente senza confini

Rendere la Pubblica Amministrazione un’alleata di cittadini e imprese grazie a un’offerta di servizi sempre più efficienti e accessibili è uno degli obiettivi del Dipartimento per la trasformazione digitale, la struttura di supporto alla presidenza del Consiglio dei Ministri per la promozione e il coordinamento delle azioni del Governo finalizzate alla definizione di una strategia unitaria in materia di trasformazione digitale e di modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali. Minsait, consapevole dell’importanza cruciale della digitalizzazione per l’efficienza della Pubblica Amministrazione e per una migliore interazione con i cittadini, considera il mercato della PA come un segmento strategico sia in Italia che nel resto del mondo. La società del gruppo Indra, specializzata nei settori digital transformation e information technology, dispone di strutture verticali dedicate ai progetti in ambito IT in questo settore.

«Abbiamo oltre 20 anni di esperienza nella Pubblica Amministrazione e gestiamo oltre 700 progetti in ventisei paesi» – spiega Giuseppe Catarinozzi, direttore PA di Minsait in Italia. «Siamo orgogliosi di poter dire che oltre 250 mila funzionari pubblici attivi nel mondo lavorano ogni giorno con le nostre soluzioni, servendo oltre 50 milioni di cittadini. La nostra struttura per la PA è composta da team multidisciplinari di esperti di tecnologia, consulenti strategici e professionisti con una profonda conoscenza del settore pubblico». Questi team collaborano strettamente con le diverse istituzioni pubbliche, sia centrali sia locali, per comprendere le loro esigenze specifiche, progettare soluzioni su misura e implementare strategie di digitalizzazione efficaci.

Verso una visione unificata

«Diventare una PA digitale è fondamentale perché la digital transformation offre numerosi vantaggi sia per l’amministrazione stessa sia per i cittadini e le imprese» – dichiara Catarinozzi. «La digitalizzazione consente alla Pubblica Amministrazione di erogare servizi più efficienti, accessibili e personalizzati, migliorando l’esperienza complessiva degli utenti. Inoltre, la digitalizzazione può portare a una maggiore trasparenza, efficacia e responsabilità nell’erogazione dei servizi pubblici, riducendo i costi operativi e semplificando i processi amministrativi». In Italia, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione ha fatto notevoli progressi, soprattutto nell’integrazione dei canali online e offline di contatto con i cittadini. L’emergenza sanitaria ha accelerato questo processo, portando il settore pubblico a riflettere sulle modalità di contatto con i cittadini e a lavorare per una migliore integrazione dei diversi canali.

«Secondo il rapporto sulla digitalizzazione dei canali di vendita che abbiamo realizzato con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, quasi tutte le organizzazioni pubbliche (98%) offrono la possibilità di prenotare servizi online e usufruirne offline» – spiega Catarinozzi. «Gli sportelli pubblici non sono più solo luoghi per l’accesso ai servizi, ma stanno diventando punti di supporto e accesso cross-canale per gli utenti in tutte le fasi di interazione con l’ente. Le soluzioni tecnologiche più comuni includono sistemi di prenotazione online per visite agli sportelli, pagamenti digitali di servizi pubblici, gestione virtuale delle code e raccolta e integrazione delle informazioni sugli utenti per una visione unificata».


#Minsait #IndraCompany L’AI per migliorare i servizi e rendere più fluida l’interazione con la #PA
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Come superare le sfide

Secondo Catarinozzi, la strada verso una digitalizzazione efficace è costellata di sfide impegnative come la necessità di superare le resistenze culturali e organizzative presenti all’interno delle amministrazioni; l’importanza di garantire la sicurezza dei dati sensibili; il potenziamento delle competenze digitali del personale e l’interoperabilità tra i diversi sistemi e canali di comunicazione. «È davvero essenziale pianificare attentamente la digital transformation e coinvolgere attivamente il personale nell’implementazione di nuove tecnologie, fornendo formazione adeguata e supporto continuo durante tutto il percorso di digitalizzazione» – commenta il direttore PA di Minsait Italia. «Lavoriamo fianco a fianco con la PA per aiutarla ad affrontare queste sfide attraverso una vasta gamma di soluzioni e servizi specializzati. Le soluzioni sviluppate da Minsait coprono diversi ambiti cruciali per la modernizzazione della PA, tra cui sistemi di gestione giudiziaria, gestione fiscale integrata, gestione catastale, soluzioni di e-Government end-to-end, soluzioni per l’educazione digitale e per la trasformazione delle città».

In Italia, Minsait ha ottenuto l’aggiudicazione dell’accordo quadro per lo sviluppo di sistemi cloud per la Pubblica Amministrazione italiana per i prossimi tre anni. Questo consente all’azienda di continuare a supportare la PA nell’adozione di soluzioni cloud innovative, promuovendo la flessibilità, la scalabilità e la sicurezza delle infrastrutture digitali. Un recente caso di successo, che ha visto Minsait come protagonista, riguarda l’implementazione di controlli automatici di frontiera di ultima generazione negli aeroporti.

«Abbiamo installato 15 varchi intelligenti nella galleria dei transiti all’Aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino “Leonardo Da Vinci” e 11 eGates all’aeroporto “G.B. Pastine” di Ciampino migliorando la velocità dei controlli e l’esperienza di viaggio dei passeggeri, garantendo i massimi livelli di sicurezza nelle operazioni di controllo» – racconta Catarinozzi. «Siamo stati la prima azienda ad aver recepito e attuato la disposizione del ministero dell’Interno, attivando la gestione della Carta di Identità Elettronica per l’accesso dei cittadini italiani agli Automatic Board Control per gli scali degli Aeroporti di Roma».

L’AI come alleato della PA

Oggi si parla molto di intelligenza artificiale. Secondo Catarinozzi anche la Pubblica Amministrazione potrà migliorare i propri servizi grazie all’apporto dell’AI. «Ci sono molti campi di applicazione: dall’ottimizzazione dei processi decisionali all’automatizzazione dei compiti ripetitivi, fino alla creazione di un miglior rapporto con i cittadini» – spiega il direttore PA di Minsait Italia. «Grazie a chatbot e assistenti virtuali in grado di rispondere in tempo reale alle richieste dei cittadini, la PA può semplificare i processi di interazione e ridurre i tempi di attesa, migliorando il grado di soddisfazione degli utenti».

Un esempio vincente, nell’uso dell’AI a supporto della PA, proviene dalla Spagna. L’Agenzia delle Entrate di Valencia si è avvalsa dell’AI per facilitare l’omnicanalità, in modo che ogni cittadino possa scegliere il sistema di comunicazione più adatto a lui, in base alle proprie esigenze. Chatbot e assistenti virtuali supportano i cittadini nella compilazione del modulo per l’acquisto e la vendita di veicoli usati, ma l’intenzione è di implementare questa tecnologia anche in altri modelli fiscali. Inoltre, è stato creato un nuovo canale attraverso il quale gli utenti possono richiedere un appuntamento per l’assistenza telematica nella compilazione della modulistica e nella risoluzione dei dubbi, attraverso strumenti di Contact Center e Cobrowsing. «Esistono tanti altri ambiti che possono essere migliorati grazie a un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale» – afferma Catarinozzi. «Basti pensare al tema dell’accessibilità: l’AI può aiutare a rendere i servizi della PA più inclusivi e accessibili, per esempio, attraverso la traduzione automatica dei testi, il riconoscimento vocale e altre tecnologie di assistenza che consentano di abbattere le barriere, garantendo un accesso ai servizi pubblici senza discriminazioni».

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NovaNext, verso un futuro più green e sicuro https://www.datamanager.it/2024/05/novanext-verso-un-futuro-piu-green-e-sicuro/ Mon, 13 May 2024 09:32:42 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237049 Obiettivi Net-Zero 2050 e resilienza dinamica. Il system integrator punta su soluzioni tecnologiche per adeguarsi alle direttive CSRD e NIS 2, promuovendo l’adozione di reti intelligenti, soluzioni per data center più efficienti e l’implementazione di Edge computing e IoT Tre sono le trasformazioni necessarie per raggiungere l’obiettivo Net-Zero entro il 2050: decarbonizzazione dell’approvvigionamento energetico, elettrificazione […]

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Obiettivi Net-Zero 2050 e resilienza dinamica. Il system integrator punta su soluzioni tecnologiche per adeguarsi alle direttive CSRD e NIS 2, promuovendo l’adozione di reti intelligenti, soluzioni per data center più efficienti e l’implementazione di Edge computing e IoT

Tre sono le trasformazioni necessarie per raggiungere l’obiettivo Net-Zero entro il 2050: decarbonizzazione dell’approvvigionamento energetico, elettrificazione dei processi, ottimizzazione della domanda in termini di efficienza e circolarità (Fonte: Schneider Electric Research Institute, Scenario: Back to 2050). Decarbonizzare significa ridurre progressivamente l’utilizzo di combustibili fossili e rappresenta una priorità per tutte le imprese. «Le ragioni sono molteplici» – come spiega Cosimo Rizzo, direttore system integrator di NovaNext. «Crescente pressione degli stakeholder, competizione sempre più alta nel mercato, esigenze di efficienza e produttività, accentuata attenzione delle aziende verso la sostenibilità». Infatti, la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) dell’Unione europea rafforza ed estende le precedenti norme sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD) alle grandi imprese anche non quotate, alle PMI quotate (escluse le micro-imprese), banche e assicurazioni.

«Prima si parlava di aspetti “non financial”, ora si discute di corporate responsability» – continua Cosimo Rizzo. «La spinta normativa rappresenta un driver importante, tuttavia occorre lavorare per sviluppare una visione ampia della sostenibilità che superi l’obbligo di rendicontazione». In un contesto sempre più orientato alla sostenibilità e alla digitalizzazione, NovaNext si pone come partner strategico per le aziende che desiderano affrontare le sfide della sostenibilità e dell’efficienza aziendale, abbracciando nuove tecnologie e best practice.

LOGICA TRASFORMATIVA

Quando si parla di sostenibilità si fa riferimento a un framework complesso in cui ogni componente produce un impatto sul sistema nel suo complesso. «Bisogna passare da una logica lineare di semplice rendicontazione a una logica circolare di total life-cycle assessment» – afferma Rizzo. Per ridurre l’impatto ambientale delle imprese, NovaNext propone un mix di tecnologie fatto di reti, AI, IoT e connettività intelligente e data center. «Le reti intelligenti supportate dalla Digital Network Architecture (DNA) e integrate con l’intelligenza artificiale ottimizzano la gestione delle risorse, migliorando l’efficienza operativa. Questo approccio – spiega Rizzo – non solo aumenta le prestazioni, ma contribuisce anche a limitare l’impatto ambientale riducendo i consumi energetici e gli sprechi. Inoltre, l’adozione dell’Internet of Things e del 5G consente alle aziende di raccogliere e analizzare dati in tempo reale per ottimizzare processi e risorse. A questo, si aggiungono le soluzioni di collaborazione, come le piattaforme di videoconferenza e la comunicazione remota riducono la necessità di viaggi e spostamenti e migliorano anche l’efficienza del lavoro, contribuendo a creare un ambiente lavorativo più inclusivo e sostenibile».

Le reti intelligenti – continua Rizzo – non si distinguono solo per la flessibilità – «ma sono progettate anche per essere resilienti e garantire la continuità del business, in sicurezza». Implementando soluzioni di data center avanzate ed efficienti dal punto di vista energetico, NovaNext permette di abbattere i consumi energetici e l’impronta di carbonio. «L’ottimizzazione dell’infrastruttura data center, come il raffreddamento più efficiente e l’uso di fonti rinnovabili, porta a un significativo risparmio energetico e a una riduzione dell’impronta di carbonio. Per i data center si privilegia sempre più la proposizione di server, modulari ad alta efficienza energetica, che riducono i consumi e gli spazi».


#NovaNext guida le aziende verso un futuro più responsabile, resiliente e sicuro #CSRD #NIS2
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EDIFICI PIÙ SOSTENIBILI

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) e dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti (EPA) il 37% delle emissioni globali di CO2 proviene dagli edifici e più del 30% dell’energia di un edificio viene sprecata. «Molti sistemi di gestione degli edifici si basano su tecnologie datate, il che può rendere difficile estrarre in modo efficiente ed economico informazioni critiche sulle prestazioni» – spiega Rizzo. «Questi protocolli e reti di comunicazione legacy sono dotati di scarsi strumenti di gestione e diagnostica, sono difficili da manutenere e sono carenti anche nella protezione contro le minacce, esponendo le aziende e i loro asset a rischi maggiori». Rispetto al passato, adesso è possibile unire OT e IT in una unica soluzione di rete IP. Inoltre, l’Edge computing, potenziato dalla velocità e dalla bassa latenza del 5G, permette di elaborare i dati più vicino alla fonte, riducendo la necessità di trasferire grandi quantità di dati verso e dal data center centrale, con minor consumo di energia. «Le soluzioni integrate da NovaNext non solo permettono di rendere gli edifici più intelligenti in modo semplice – spiega Rizzo – ma permettono di collegare sistemi diversi, rendere l’ambiente più sicuro e utilizzare lo spazio in modo più efficiente creando ambienti incentrati sulle persone, riducendo al contempo costi energetici e operativi».

DALLA AWARENESS ALLA RESILIENZA

La trasversalità della cybersecurity dimostra che la sicurezza informatica è una sfida che coinvolge tutti i settori e richiede una risposta integrata e collaborativa per proteggere le persone, le aziende e le istituzioni dai crescenti rischi informatici. «NovaNext offre una gamma di servizi e attività che rispondono ai requisiti stabiliti dalla direttiva europea NIS 2» – spiega Rizzo. «Obiettivo principale è incrementare la resilienza contro minacce digitali e incidenti informatici». Rispetto alla precedente NIS del 2016, la NIS 2 estende l’ambito di applicazione, coinvolgendo più settori e imponendo obblighi più severi e sanzioni maggiori. «La NIS 2 sarà recepita a livello nazionale entro il 17 ottobre 2024, ma le imprese sono al lavoro da tempo per essere pronte. La direttiva, infatti, richiede l’implementazione di politiche di sicurezza avanzate, valutazione e mitigazione dei rischi, misure preventive, protezione di dati e sistemi, e notifica tempestiva degli incidenti di sicurezza. Per questo abbiamo già avviato una serie di valutazioni del rischio essenziali per garantire la piena conformità alle normative attuali. Questi processi implicano l’individuazione delle risorse critiche da proteggere, l’analisi approfondita delle vulnerabilità e delle minacce, e la definizione di strategie di risposta agli incidenti».

Se la sicurezza è trasversale, la resilienza dipende dalla consapevolezza dei rischi e delle minacce che possono influenzare l’organizzazione aziendale intesa come ecosistema. NovaNext aiuta le aziende a proteggere i dati e sistemi dalle minacce digitali, promuovendo anche la cultura della sicurezza informatica, attraverso soluzioni di cybersecurity avanzate e programmi di training. «La formazione continua ha un ruolo critico nella prevenzione delle minacce perché rende le persone più consapevoli dei rischi. La conoscenza da sola non basta, occorre trasformare la conoscenza in competenze, capacità di crescita e responsabilità» – spiega Rizzo. «I corsi di formazione sono rivolti sia ai dipendenti che ai professionisti della security e forniscono le competenze necessarie per sviluppare strategie di difesa efficaci, includendo simulazioni di attacchi cyber per rafforzare la capacità di risposta e la cultura della sicurezza».

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PA Digitale, l’innovazione oltre il settore pubblico https://www.datamanager.it/2024/05/pa-digitale-linnovazione-oltre-il-settore-pubblico/ Mon, 13 May 2024 09:32:14 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237070 Nata per rispondere alle necessità di innovazione della PA, l’azienda è provider nella cooperazione applicativa con l’Agenzia delle Entrate e intermedia circa 82 milioni di fatture all’anno. PA Digitale guarda avanti, potenziando l’offerta per adattarsi a nuove sfide e opportunità Una realtà con due anime, una indirizzata al mercato pubblico, l’altra a quello privato. Questo, […]

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Nata per rispondere alle necessità di innovazione della PA, l’azienda è provider nella cooperazione applicativa con l’Agenzia delle Entrate e intermedia circa 82 milioni di fatture all’anno. PA Digitale guarda avanti, potenziando l’offerta per adattarsi a nuove sfide e opportunità

Una realtà con due anime, una indirizzata al mercato pubblico, l’altra a quello privato. Questo, in estrema sintesi, è il ritratto di PA Digitale, azienda nata nel 2009 per rispondere alle necessità di innovazione della Pubblica Amministrazione e alla spinta di accelerazione verso la digitalizzazione. Oggi, sul mercato privato, la società è provider nella cooperazione applicativa con l’Agenzia delle Entrate e fornitore di soluzioni per la fatturazione elettronica e la conservazione digitale affermandosi in tali ambiti come uno dei player più importanti.  Roberto Trezzi, sales account Mercato Privato di PA Digitale spiega: «Sull’onda della fatturazione elettronica, a cavallo tra il 2018 e il 2019, siamo diventati intermediari al sistema di interscambio di Agenzia delle Entrate. Intermediamo circa 82 milioni di fatture all’anno, il trend è in crescita e confidiamo di superare entro la fine del 2024 il traguardo di 100 milioni di fatture. Lo scorso anno il 3,5% delle fatture emesse in Italia era realizzato con la nostra soluzione, usata direttamente o in modo indiretto, passando dal gestionale del nostro partner».

Tra i clienti di PA Digitale rientrano oggi software house, operatori ICT, system integrator. «Ci rivolgiamo, quindi, a chi, come noi, si occupa di software» – spiega Trezzi. «Queste società porteranno le nostre soluzioni ai loro clienti attraverso la piattaforma WebTec che rendiamo loro disponibile. Al momento, abbiamo una cinquantina di partner di varie dimensioni che lavorano su diversi mercati. La nostra proposta è presentata, da questi partner, come se fosse la propria. I partner di PA Digitale possono arricchire le proprie soluzioni software con i molti servizi WebTec messi a loro disposizione oppure proporre le soluzioni in “full white brand” aggiungendo il proprio logo e caratteristiche distintive grafiche della loro realtà oppure possono “mixare” interfacce utenti realizzate in proprio con la nostra soluzione. Il soggetto più vicino alla nostra missione è il partner che ha un proprio gestionale, ci usa come motore per quei servizi che non ritiene opportuno sviluppare in casa o per i quali non ha i requisiti per poter far da sé: questo, dal mio punto di vista, è il cliente ideale» – commenta Trezzi. Del resto, la pubblicità della piattaforma di gestione WebTec che recita – “Il lavoro sporco a WebTec, tu pensa solo ad accendere il motore” – rispecchia quest’ultima categoria di clienti.

«Ci piace fare rete con i nostri partner» – continua Trezzi. «Il rapporto che abbiamo con loro è molto stretto: li consultiamo, ci confrontiamo con loro quotidianamente e il loro contributo è importante per determinare i nostri sviluppi mantenendo comunque sempre il focus sulla digitalizzazione e l’innovazione per arrivare a proporre strumenti semplici da usare ma realmente efficienti per gli utenti finali. Ogni partner mantiene la propria autonomia nella sua proposta al proprio parco clienti e ha a disposizione un cruscotto di controllo dal quale può attivare vari servizi accendendo o spegnendo interruttori in base all’esigenza effettiva dell’utente finale».


#PADigitalespa guarda avanti, potenziando l’offerta anche del settore privato #gestionedocumentale #conservazione
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PILASTRI IMPORTANTI

Conservazione di documenti e intermediazione delle fatture sono due pilastri importanti per PA Digitale. «Nel tempo abbiamo aggiunto alla fattura elettronica una serie di ulteriori servizi che arricchiscono il bagaglio di soluzioni da fornire ai nostri partner» – spiega Trezzi. «Abbiamo arricchito, inoltre, con una serie di microservizi, il servizio di fattura elettronica. Quindi abbiamo seguito l’orientamento di Agenzia delle Entrate, che ha previsto la possibilità di interagire in “cooperazione applicativa” con il cassetto fiscale dei contribuenti quali aziende e partite IVA. In questo momento i web services legati alla cooperazione applicativa riguardano lo scarico massivo delle fatture, lo scarico dei corrispettivi e la gestione dell’imposta di bollo. Seguiamo con attenzione l’evoluzione dell’Agenzia delle Entrate per sviluppare quanto è necessario. PA Digitale, insieme ad altre aziende di software, si è accreditata al sistema per poter interagire con l’Agenzia. Un ulteriore elemento di attualità è la gestione delle PEC con uno strumento di gestione di singole caselle o di più caselle che consente quindi di monitorarne molte in un’unica soluzione. Inoltre, il servizio consente di mantenerne la validità legale nel tempo, tramite il processo di conservazione digitale a norma. La piattaforma WebTec è al centro della nostra proposta e racchiude tutti i servizi a cui il partner può accedere».

UNA VASTA OFFERTA

«Nella storia della nostra azienda – dichiara Laura Sangalli, direzione Mercato Privato di PA Digitale – le attività core sono partite con la Pubblica Amministrazione. Digitalizzazione in ambito Pubblica Amministrazione, dematerializzazione dei documenti e conservazione digitale a norma sono fasi di un processo, avviato sin dal 2005 e attualmente in corso, che comprende l’ammodernamento e l’aggiornamento dell’intera Pubblica Amministrazione. Sfruttare i processi di digitalizzazione come leva per lo sviluppo anche in ambito privati, questo è l’obiettivo di PA Digitale. Le stesse regole in vigore per la PA, tradotte e applicate ai privati, danno una marcia in più alle imprese nell’ottica della digitalizzazione dei processi, dematerializzazione e conservazione dei documenti. A questi argomenti si unisce il tema della riduzione del consumo della carta, un processo finalizzato a ridurre quanto più possibile l’utilizzo della carta, a favore della digitalizzazione di file, dati e documenti. Per questo – continua Sangalli – proponiamo una soluzione documentale organizzata, semplice e a portata di operatore, gestita all’interno del sistema WebTec. Una serie di task abbinati tra loro elaborano e avanzano automaticamente lo stato di lavorazione del documento. La dematerializzazione dei documenti e la gestione documentale prevedono che il documento passi automaticamente da scrivania a scrivania, fino alla conclusione e alla sua uscita verso l’esterno, con la possibilità di conservazione digitale a norma».

La piattaforma – spiega Sangalli – si presenta con uno spiccato senso del digitale. Attraverso la combinazione di un sistema di work flow (disponibile in piattaforma) e di un evoluto sistema documentale (inclusa la firma digitale), è possibile organizzare flussi di documenti esclusivamente digitali. Un approccio di questo tipo determina evidenti vantaggi anche dal punto di vista dell’organizzazione interna, eliminando flussi cartacei e raggiungendo tempestivamente la persona interessata alla gestione di una certa attività oltre naturalmente alla razionalizzazione dei processi. L’offerta vive parallelamente a quella della fatturazione elettronica per la cooperazione applicativa, elemento importante sul quale crediamo e su cui l’Agenzia delle Entrate sta puntando molto». Tra i servizi di cooperazione applicativa, rientrano anche quelli riservati ai provider, quali la verifica del codice fiscale e della partita IVA. PA Digitale presterà attenzione anche ad altri servizi che l’Agenzia si è impegnata a considerare nel corso dell’anno, che saranno resi disponibili ai clienti.

EVOLUZIONE CONTINUA

«Parlando di sviluppi futuri – dichiara Sangalli – stiamo sempre selezionando i servizi che l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione, principalmente riservati ai provider. Di conseguenza, abbiamo fatto un percorso di accreditamento e un anno fa eravamo tra i primi 20 in Italia. L’Agenzia delle Entrate dà fiducia ai provider accreditati, attivando i servizi a corredo della fatturazione elettronica. Stiamo ampliando anche la nostra gestione documentale. Potenzieremo la gestione delle PEC e l’automatismo che lega i documenti, tra cui la PEC, a un protocollo e a un workflow applicativo. La gestione della fattura si arricchisce grazie a richieste che nascono dall’utilizzo sempre più diffuso della soluzione, coinvolgendo anche soggetti in precedenza non partecipi all’adempimento» – spiega Sangalli. «Avendo una forte esperienza maturata in ambito PA, siamo in grado di recepire le esigenze provenienti dal mondo pubblico che possono risultare interessanti anche per il settore privato. Accanto all’esperienza, disponiamo di un’offerta che ha già una propria struttura, una solida base che potrà essere trasferita dove necessario, grazie al coinvolgimento di aziende, professionisti, associazioni».

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PA data-driven, la sfida della burocrazia invisibile https://www.datamanager.it/2024/05/pa-data-driven-la-sfida-della-burocrazia-invisibile/ Thu, 09 May 2024 13:35:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237236 Tra disponibilità dei servizi online, sicurezza e interoperabilità dei dati, continua il cammino verso l’efficienza della Pubblica amministrazione italiana. I progressi, le battute d’arresto, le piccole e grandi accelerazioni e, soprattutto, le opportunità da cogliere per chi opera nell’ICT Lo start risale ai primi anni 2000. In quel periodo, l’approvazione di vari decreti e normative […]

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Tra disponibilità dei servizi online, sicurezza e interoperabilità dei dati, continua il cammino verso l’efficienza della Pubblica amministrazione italiana. I progressi, le battute d’arresto, le piccole e grandi accelerazioni e, soprattutto, le opportunità da cogliere per chi opera nell’ICT

Lo start risale ai primi anni 2000. In quel periodo, l’approvazione di vari decreti e normative ha fatto da volano all’avvio del percorso verso la transizione digitale della Pubblica Amministrazione con l’intento di adeguare il sistema italiano agli standard europei e internazionali. Oggi, due decadi dopo, complici i fondi del PNRR dedicati alla transizione digitale, il processo di trasformazione e adattamento, pur restando complesso, ha contorni più nitidi e definiti e gli obiettivi, insieme alle loro implementazioni, sono percepiti con maggiore pragmatismo. Fondamentale in questa direzione la migrazione al cloud per permettere di accelerare l’interoperabilità tra gli enti pubblici, snellire le procedure secondo il principio “once-only” (per il quale le PA centrali e locali devono evitare di chiedere a cittadini e imprese informazioni già fornite in precedenza) e rafforzare le difese di cybersecurity. Inoltre anche l’intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti giocano un ruolo di primo piano traghettando nel settore pubblico i risultati ottenuti con il loro utilizzo in ambito privato per migliorare sia l’esperienza sia l’accesso dei cittadini attraverso servizi sempre più efficaci, rapidi e personalizzati. Secondo una recente survey di IDC, l’innovazione dei servizi e la fornitura di esperienze digitali “frictionless”, sono le principali priorità strategiche per i dirigenti pubblici in Europa, Medio-Oriente e Africa.

E il nostro Paese a che punto è? L’eGovernment Benchmark pubblicato annualmente dalla Commissione Europea fornisce un quadro eterogeneo per quanto riguarda i progressi dell’Italia nella trasformazione digitale delle PA – come spiega Massimiliano Claps, research director di IDC EMEA Insights. Secondo l’analisi del 2023, l’Italia è in linea con la media europea in termini di disponibilità di servizi online e trasparenza nell’uso dei dati personali e nella comunicazione con i cittadini tramite posta certificata. Tuttavia, presenta lacune in termini di trasparenza della progettazione e dell’erogazione dei servizi, nel rendere i servizi utilizzabili fra stati membri dell’UE e nella disponibilità di moduli/servizi online “precompilati”, il che richiederebbe alle PA di condividere i dati dei cittadini in modo sicuro tra i silos organizzativi». Claps parla chiaro: se l’Italia vuole raggiungere gli obiettivi strategici fissati dal Digital Compass europeo, non è più sufficiente mettere online i servizi esistenti. «Il governo deve riprogettare i servizi intorno ai cittadini, scalare la condivisione sicura dei dati tra le pubbliche amministrazioni per implementare il principio “once-only” e rendere i servizi digitali italiani interoperabili con quelli degli altri Stati membri dell’UE» – commenta Claps. «Le trasformazioni in corso nelle pubbliche amministrazioni nel mondo indicano che la prossima generazione di servizi incentrati sui cittadini dovrebbero comprendere le esigenze e le circostanze delle persone e delle aziende attraverso l’uso intelligente dei dati, semplificando e unendo i servizi tra i programmi, collaborando con il settore privato, rendendo i servizi digitali più inclusivi e consentendo interazioni affidabili per rendere la burocrazia davvero invisibile».


#PAdigitale Servizi online e privacy, l’Italia in linea con la media EU – Massimiliano Claps #IDC
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IL DECOLLO CHE SI INTRAVEDE

Coinvolte nel processo come fornitori di servizi e tecnologie, le aziende dell’ICT hanno un punto di osservazione privilegiato per tastare il polso allo stato dell’arte del processo di digitalizzazione della PA in Italia. Monica Rollandi, responsabile Area Osservatorio Normativo – Piattaforme Pubbliche Abilitanti – Public Procurement Centrali Committenza di PA Digitale S.p.A. riconosce la forza propulsiva del PNRR. «Il processo di digitalizzazione della PA ha subito, grazie al PNRR e al Piano Nazionale Complementare, una grande accelerazione, in particolare perseguendo l’obiettivo di fornire strumenti alla PA per erogare servizi esclusivamente in modalità digitale verso cittadini, imprese e altre pubbliche amministrazioni. Come anche enfatizzato nel Piano Triennale per l’Informatica 2024-2026 occorre favorire lo sviluppo di una società digitale, attraverso la digitalizzazione della PA, intesa come motore di sviluppo per tutto il Paese». Più cauto Giuseppe Catarinozzi, responsabile PA di Minsait in Italia, che sottolinea ritardi e aree critiche del processo di digitalizzazione. «La pubblica amministrazione sta cercando di tenersi al passo con l’evoluzione tecnologica, ma è ancora agli inizi del processo di digitalizzazione, che è stato accelerato dalla pandemia e che ha messo in luce l’importanza della trasformazione digitale per offrire servizi più efficienti. Tuttavia, il rapido avanzamento degli ultimi anni ha creato delle sfide nella gestione dei processi: sono state sperimentate varie tecnologie spesso senza una corretta pianificazione, trascurando il coinvolgimento e la formazione del personale, fondamentale per il successo dell’innovazione». Gli fa eco Andrea Zinno, Data Evangelist di Denodo.


#PAdigitale come motore di sviluppo per tutto il Paese – Monica Rollandi #PADigitalespa
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«Se la digitalizzazione è sicuramente a buon punto, altrettanto non si può dire del tanto agognato “once-only”, cioè della capacità della PA di mostrarsi come “elemento unico” verso i cittadini e le imprese, schermando non solo la complessità interna, ma divenendo soggetto unificante di dati e processi che appartengono ad amministrazioni ed enti diversi, cosicché si possa interagire con il mondo pubblico senza doversi preoccupare di chi faccia cosa». L’elemento abilitante di questa rivoluzione – individuato da Andrea Zinno – è sicuramente la Piattaforma digitale nazionale dati (PDND) che garantisce lo scambio semplice e sicuro di informazioni tramite API, verificando l’autenticazione e i livelli di autorizzazione dei soggetti abilitati. Tale elemento – però – sembra lungi dall’essere pienamente operativo e, quindi, dalla creazione di quella completa tessitura dei dati, che – secondo Zinno – «rappresenta la precondizione di una vista unica e semanticamente coerente della Pubblica Amministrazione». Amedeo Muro, sales director di ServiceNow Italia parla di percorso a metà strada. «Come ServiceNow siamo parte attiva nel processo di digitalizzazione della PA in Italia. La nostra piattaforma è in uso presso molte amministrazioni pubbliche e ci consente di avere piena consapevolezza dei vantaggi che la digitalizzazione porta. La PA è quasi a metà del percorso di adozione e già ne vediamo i primi ritorni sia in termini di efficacia che di efficienza, oltre che di adoption».

LE SFIDE SUL TAVOLO

Ombre, ma anche luci: al netto delle sfide che rimangono ancora da affrontare si stanno iniziando a raccogliere risultati significativi. «La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana ha fatto notevoli progressi soprattutto nell’integrazione dei canali online e offline di contatto con i cittadini». «L’emergenza sanitaria ha accelerato questo processo, portando il settore pubblico a riflettere sulle modalità di contatto con i cittadini e a lavorare per una migliore integrazione dei diversi canali» – spiega Giuseppe Catarinozzi di Minsait. «Secondo il rapporto sulla digitalizzazione dei canali di vendita che, come Minsait, abbiamo realizzato con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, quasi tutte le organizzazioni pubbliche (98%) offrono la possibilità di prenotare servizi online e usufruirne offline. Gli sportelli pubblici non sono più solo luoghi per l’accesso ai servizi, ma stanno diventando punti di supporto cross-canale per gli utenti in tutte le fasi di interazione con l’ente. Le soluzioni tecnologiche più comuni includono sistemi di prenotazione online per visite agli sportelli, pagamenti digitali di servizi pubblici, gestione virtuale delle code e raccolta e integrazione delle informazioni sugli utenti per una visione unificata del cliente. Le sfide principali che rimangono, su questo tema, riguardano l’adozione più ampia di strumenti per la profilazione dei clienti da parte degli enti pubblici e l’abbattimento delle strutture organizzative a silos che spesso non favoriscono l’interoperabilità e la comunicazione tra i vari canali di contatto con i cittadini».


#PAdigitale Sperimentare non basta, servono pianificazione e formazione – Giuseppe Catarinozzi #Minsait
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Progressi e sfide sono sottolineati anche da Fabio Meloni, CEO di Deda Next. «Ormai è certo, la PA è sempre più digitale e lo testimonia anche la nostra ultima indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo, ma è sul rapporto tra Amministrazione locale e centrale che si gioca il salto di innovazione, per costruire una PA plasmata attorno alle persone. La sfida è sui dati e si riassume in tre concetti su cui lavoriamo ogni giorno: certificazione, georeferenziazione e interoperabilità. Interoperabilità significa equità, cioè realizzare quell’uguaglianza di fronte all’Amministrazione, ovunque ci si trovi, per qualunque servizio, grazie al “once-only”. Va da sé che per farlo – continua Meloni – i dati devono essere certificati e integrati con le piattaforme nazionali e solo se anche georeferenziati sapranno sostenere politiche di sostenibilità ambientale e di equità in termini di accessibilità, inclusione e gestione efficiente delle risorse». Donato Cappetta, direttore Innovazione e Ricerca di Eustema parla di miglioramento del modello di procurement e mette l’accento sull’interoperabilità tra le varie pubbliche amministrazioni. «Una delle aree di miglioramento che vedevamo nelle gare pubbliche erano i tempi lunghi tra l’avviso, la valutazione, l’aggiudicazione e l’effettivo avvio. Fortunatamente oggi, anche grazie agli accordi quadro, il modello di procurement è diventato più veloce e semplificato: un aspetto cruciale per allineare qualsiasi processo di trasformazione digitale ai tempi previsti dai piani triennali della PA e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un altro importate progresso è rappresentato dalle architetture cloud e dai micro servizi, che permettono di progettare sistemi informativi scalabili by design e certamente più sicuri, anche in termini di privacy e gestione del dato». Tra gli aspetti migliorabili – continua Cappetta – «c’è sicuramente quello dell’interoperabilità tra le diverse PA, peraltro già prevista nel Piano triennale per l’informatica 2024-2026, con servizi e dati che dovrebbero diventare piattaforme abilitanti per l’interazione e lo sviluppo di nuovi servizi a beneficio di tutti gli attori del sistema (pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini) e un piano di adozione di sistemi intelligenti (ML e AI). In questo caso, il focus riguarderebbe il loro impiego nei procedimenti pubblici secondo principi di trasparenza, responsabilità e fiducia nella tecnologia, anche in coerenza con l’AI Act».


#PAdigitale Bene su procurement, cloud e microservizi, ma interoperabilità da migliorare – Cappetta #Eustema
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E se Stefan Dawid, director Public Sector di Brother zooma sulla gestione documentale e relativi processi di workflow e security come aspetti critici da implementare secondo gli standard più attuali, Amedeo Muro di ServiceNow Italia, solleva la questione della formazione. «Le amministrazioni sono consapevoli di quanto una digitalizzazione efficace porti vantaggi. ServiceNow ha supportato la fase di knowledge transfer e possiamo dire che i progressi sono ora evidenti. È necessario formare anche i cittadini, però. L’età media degli utenti, l’esperienza e l’abitudine al cartaceo sono ancora un limite all’adozione completa di processi digitalizzati da parte delle persone». Tuttavia, Amedeo Muro non vede impedimenti insormontabili che possano impedire una digitalizzazione più ampia e rapida della Pubblica Amministrazione. «L’adozione è ormai partita, ci sono ancora dei ritardatari, più per questioni di abitudini, ma non vedo ostacoli non gestibili. I piani di finanziamento del PNRR, usati oculatamente e con coraggio, potranno poi dare un ulteriore impulso e velocizzare il fenomeno di adozione».

HIGH-TECH EFFETTO VOLANO

Tra gli asset fondamentali per favorire la trasformazione digitale della PA è di rigore chiedersi quale ruolo giochi l’high-tech, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale e alla blockchain. Per Alessandro Mantelli, CTO di Almaviva tecnologie emergenti e Game-Changing Techs sono i pilastri su cui costruire la PA del futuro, in cui efficienza, trasparenza e partecipazione si fondono in un ecosistema nuovo: «La blockchain garantisce privacy e prevenzione delle frodi e offre nuove opportunità per identità digitale e processi pubblici. L’AI, con le capacità di apprendimento, analisi dati e automatizzazione, può efficientare il sistema, per esempio nello sviluppo di software di qualità, sostenibile by design, o nel supporto alle decisioni. È comunque necessario considerare gli aspetti tecnici come le implicazioni etiche e sociali, oltre alle nuove normative come il Data Act e l’AI Act». Fabio Meloni di Deda Next afferma che l’AI dovrà affiancare i dipendenti pubblici, automatizzando i compiti ripetitivi come un “co-worker” che migliori la qualità del lavoro e del servizio. «In questa logica la stiamo integrando nelle nostre soluzioni, per supportare le migliaia di utenti che tutti i giorni le utilizzano».


#PAdigitale Cambiare i processi ma anche l’organizzazione – Marco Mastroianni #EngineeringGroup
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Marco Mastroianni, direttore Innovation PA & HC & Transportation di Engineering Group evidenzia l’azione propulsiva insita nelle nuove tecnologie. «Siamo in una fase storica in cui l’evoluzione tecnologica sta correndo velocemente, modificando in modo profondo e pervasivo tutti i settori della nostra economia. Anche nella PA, l’adozione dell’AI all’interno dei processi, nonché l’utilizzo di altre tecnologie come Blockchain, NFT e servizi in cloud, promettono di rivoluzionare ulteriormente le modalità di erogazione dei servizi pubblici, prospettando soluzioni ancor più innovative per una gestione più efficiente e una risposta più rapida alle esigenze dei cittadini». Secondo Amedeo Muro di ServiceNow Italia, le nuove tecnologie sono una locomotiva: «Il loro ruolo è dirompente se ben gestito e interpretato. ServiceNow consente di accelerare, con il proprio strumento di AI, la completa digitalizzazione dei processi aziendali e di aumentare in modo esponenziale la qualità nell’erogazione e utilizzo dei servizi». Sull’effetto turbo della sinergia tra intelligenza artificiale e tecnologie emergenti – concorda Donato Cappetta di Eustema: «Le tecnologie emergenti sono degli acceleratori della transizione digitale, permettono di migliorare l’esecuzione dei processi, migliorare la produttività, tracciare asset completamente digitali e usare potenti analytics per il supporto alle decisioni strategiche. Ci troviamo di fronte a un’occasione importante per rafforzare la capacità della PA». Le tecnologie emergenti rappresentano un elemento chiave anche nel processo di democratizzazione dei servizi, poiché – come spiega Cappetta – consentono la progettazione e lo sviluppo di nuovi modelli di user experience (per esempio app, interfacce conversazionali avanzate e report), la personalizzazione dei servizi su misura per l’utente, l’implementazione di sistemi di raccomandazione che guidano la selezione dei servizi, e in generale il potenziamento dell’esperienza digitale.

Per Andrea Zinno di Denodo, l’efficacia di qualsiasi tecnologia dovrebbe essere valutata in base alla sua capacità di semplificare la vita di chi la utilizza, e ogni altra considerazione dovrebbe essere subordinata a questo criterio. «Non c’è peggior errore che adottare una tecnologia solo perché “tutti ne parlano” e l’eventuale adozione deve essere sempre il risultato di un’attenta analisi del fabbisogno, interno ed esterno, perché l’innovazione non deve mai essere fine se stessa, ma funzionale all’aumento del benessere collettivo».


#PAdigitale L’interoperabilità come elemento abilitante – Andrea Zinno #Denodo
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VANTAGGI CONCRETI

Una domanda semplice, ma necessaria, punta la bussola sulla parola concretezza: quali saranno, una volta completata la digitalizzazione della PA, i vantaggi per le aziende e per i cittadini? Amedeo Muro di ServiceNow Italia risponde stilando un elenco: «Maggiore qualità per i servizi al cittadino. Risparmio nei tempi di erogazione. Certezza dei costi sia di investimento per le amministrazioni sia di erogazione del servizio. Incremento di specifiche professionalità del personale della PA e chiari percorsi di crescita professionali oltre che maggiore flessibilità per eventuali cambi di ruolo». Con altrettanto pragmatismo replica Alessandro Mantelli di Almaviva. «Ai vantaggi di rapidità, costi e semplicità, garantiti da procedure paper-free e la possibilità di usufruire dei servizi tramite smartphone, in qualsiasi momento e in mobilità senza recarsi presso un ufficio, si affiancano automazione, trasparenza e tracciabilità dei processi che riducono tempi e burocrazia e una user-experience migliorata, personalizzata, altamente accessibile e inclusiva con servizi su misura fruibili anche da persone con disabilità o mobilità limitata».


#PAdigitale AI e blockchain per costruire la PA del futuro – Alessandro Mantelli #Almaviva
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Per quanto riguarda il reale conseguimento dei vantaggi, Andrea Zinno di Denodo solleva un punto imprescindibile. «In ogni contesto democratico, i diritti sono tali solo se facilmente esercitabili, altrimenti diventano privilegi, concetto che vale tanto nel mondo fisico che in quello digitale. La digitalizzazione, quindi, porterà vantaggi solo se questi semplificheranno la vita di cittadini e imprese, rendendoli autonomi nell’essere parte attiva della vita civile, esercitando i diritti e ottemperando ai doveri, e di poterlo fare quanto più facilmente possibile». Secondo Monica Rollandi di PA Digitale, la modernizzazione digitale può aumentare enormemente le opportunità per cittadini e imprese, abbattendo barriere, riducendo i tempi e contrastando le disuguaglianze. «Si pensi solo alla possibilità di effettuare comodamente da casa, con un qualsiasi dispositivo, queste operazioni: effettuare un pagamento verso le PA tramite il Nodo dei pagamenti (pagoPA), ottenendo la ricevuta su IO App; ricevere le notifiche a valore legale sulla nuova piattaforma delle notifiche digitali SEND; richiedere certificati anagrafici, di residenza e così via, tramite la banca dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) e, nel prossimo futuro, grazie al progetto ANPR-Liste Elettorali, avere la disponibilità della propria tessera elettorale su IT Wallet (l’evoluzione dell’app IO) oltre che, grazie al progetto dell’Archivio Nazionale informatizzato degli archivi di Stato Civile, avere la possibilità di ottenere gli atti di stato civile digitalizzati e centralizzati, quindi richiedibili anche presso il Comune di residenza». Gli esempi potrebbero continuare. Garantire un’interazione costante con le piattaforme abilitanti nazionali, non ultima la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) che consente di assicurare il principio del “once-only” (secondo il quale la PA non deve chiedere a cittadini e imprese dati che già possiede) – come sottolinea Rollandi – rappresenta uno dei punti fermi della strategia di PA Digitale, partner tecnologico che accompagna gli enti pubblici in tutti questi progetti.

Marco Mastroianni di Engineering Group allarga il discorso ritornando sulle tecnologie e un approccio ecosistemico. «L’adozione di nuove tecnologie non significa semplicemente digitalizzare i processi, ma cambiare profondamente le strutture organizzative e i modelli procedurali con impatti importanti, per esempio, sulla semplificazione delle procedure burocratiche, l’ottimizzazione delle risorse delle amministrazioni, l’implementazione di sistemi predittivi per la pianificazione urbana e la gestione delle emergenze». Inoltre, la digitalizzazione e l’adozione di tecnologie come l’AI possono fungere da catalizzatore di innovazione e progresso all’interno della PA – spiega Mastroianni – aprendo le porte a una profonda rivisitazione del rapporto tra cittadini e istituzioni, con la sfida di raggiungere e consolidare il delicato equilibrio tra la promessa del miglioramento dei servizi e la garanzia della tutela dei diritti fondamentali. «Siamo convinti che un approccio ecosistemico ai servizi pubblici sia essenziale per rispondere in modo flessibile alle dinamiche della società in modo aperto, semplice, adeguato alle competenze e ai contesti d’uso omnicanale della persona, con una sensibilità agli impatti etici generati dalla digitalizzazione sulla vita di tutti noi cittadini-utenti e sull’ambiente che ci circonda».


#PAdigitale Percorso ancora a metà strada – Amedeo Muro #ServiceNowItalia
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LA PRIORITÀ DELL’INTEGRAZIONE

Poiché la PA digitale coinvolge infrastrutture, servizi, competenze e processi resta da vedere quali siano le mosse chiave e quali le opportunità più sfidanti per ciascuno di questi comparti. Amedeo Muro di ServiceNow Italia è dell’avviso che l’approccio non possa che essere organico. «Infrastrutture, servizi, competenze e processi vanno gestiti in modo integrato per evitare fallimenti. L’esperienza ci insegna che non si può digitalizzare senza eliminare le inefficienze e il rischio di avere inefficienze digitalizzate è enorme». Secondo Alessandro Mantelli di Almaviva è fondamentale sia costruire infrastrutture robuste, scalabili e cloud-ready, sia integrare servizi nazionali ed europei. «La priorità sono sicurezza e affidabilità grazie a una cybersecurity di eccellenza e particolare attenzione alla gestione, allo scambio e alla protezione dei dati. I servizi, con un’esperienza utente semplificata, accessibile e multi-canale, si misureranno su inclusione, sostenibilità e privacy, soprattutto in settori strategici come sanità, turismo, ambiente, welfare e smart city». Mantelli evidenzia anche il rapporto diretto tra competenze e competitività. «Oltre alle competenze in ambiti chiave come integrazione e architetture, IoT, mobilità e canali digitali, blockchain, AI e Quantum computing, ne stiamo costruendo di nuove, per esempio in Digital Compliance e RegTech per assicurare la conformità del digitale e soluzioni tecnologiche compliant by design». Nell’ambito dei processi – rileva Mantelli – l’automazione e l’ottimizzazione sono fondamentali per semplificare le operazioni, velocizzare i tempi e migliorare l’efficienza decisionale. «La vera sfida risiede nella capacità di orchestrare e integrare le tecnologie del nuovo universo digitale, garantendo affidabilità e conformità».


#PAdigitale Gestione documentale, processi e security: aspetti critici da implementare – Stefan Dawid #Brother
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L’ERA DEI MONOLITI È FINITA

Le aziende fornitrici di soluzioni e servizi di ICT coinvolte direttamente o indirettamente nel processo di digitalizzazione della PA si apprestano a cogliere i vantaggi del momento con offerte mirate. Stefan Dawid di Brother, parla per il settore printing. «In questo ambito le esigenze della PA sono sostanzialmente analoghe a quelle delle aziende private. Una maggiore adozione di servizi di stampa gestita può garantire alla PA significativi vantaggi rispetto alla tradizionale formula di acquisto transazionale. In tale direzione, l’offerta di servizi MPS di Brother Pagine+ PA offre estrema semplicità di gestione, flessibilità, controllo totale dei costi, con livelli di servizio personalizzabili in funzione delle specifiche esigenze dei singoli enti. Un servizio – commenta Dawid – che sta guadagnando sempre più consenso tra le imprese e gli enti alle prese con un percorso di digitalizzazione divenuto necessario. Fabio Meloni di Deda Next evidenzia come il concetto di Government as a Platform introdotto dal PNRR apra importanti opportunità su diversi fronti. «Prima di tutto, la semplificazione di processi e procedimenti, grazie all’interoperabilità. Poi, la sanità digitale, con servizi territoriali personalizzati, veloci e continui. Sul fronte dell’energia, la gestione e distribuzione più efficiente permette di agevolare l’uso di fonti rinnovabili. Inoltre, le politiche ambientali basate su dati georeferenziati permettono di amministrare i territori in modo più sostenibile sia in ottica ambientale che economica. Ne è un esempio il progetto europeo USAGE, che a Ferrara supporta con il digitale le azioni prioritarie del Green Deal a livello locale».


#PAdigitale Sul rapporto tra PA locale e centrale si gioca il salto di innovazione – Fabio Meloni #DedaNext
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Meloni fa luce anche sulle caratteristiche imprescindibili che le aziende dell’ICT devono avere per cogliere queste opportunità e distinguersi dai competitor. «Tre sono i fattori chiave: l’innovazione continua, la conoscenza profonda di domini e processi e la costruzione di rapporti di partnership con i clienti, perché il cambiamento, per essere efficace, deve essere fatto insieme. È così che lavoriamo in Deda Next». Per Amedeo Muro di ServiceNow Italia, l’occasione propizia può essere colta con la migliore tecnologia, certo, ma anche con il giusto atteggiamento, attraverso una serie di azioni dinamiche e lungimiranti. «Si tratta di opportunità da cogliere, che non sono solo nella direzione dell’adozione di tecnologie e servizi, ma nell’essere parte attiva nell’innovazione digitale del sistema Paese. L’opportunità è unica e non può essere persa. È possibile una competizione tra tecnologie che vedrà prevalere, per esigenze, le migliori soluzioni. Ma servono flessibilità, esperienza e capacità di leggere il futuro. L’era dei monoliti a cui piegare le esigenze della PA centrale e locale è finita» – commenta Muro.

L'articolo PA data-driven, la sfida della burocrazia invisibile proviene da Data Manager Online.

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Il futuro dell’ERP, l’AI al timone dell’innovazione https://www.datamanager.it/2024/05/il-futuro-dellerp-lai-al-timone-dellinnovazione/ Thu, 09 May 2024 13:25:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237232 Cresce la domanda di soluzioni ERP avanzate. L’intelligenza artificiale potenzia la spina dorsale dell’impresa. Passaggio al cloud semplificato, RPA integrata, previsione della domanda, manutenzione predittiva, supporto decisionale e green line più efficiente Negli ultimi anni, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale è stata straordinaria. Non solo ha dimostrato di essere una tecnologia rivoluzionaria, ma sta contribuendo a trasformare […]

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Cresce la domanda di soluzioni ERP avanzate. L’intelligenza artificiale potenzia la spina dorsale dell’impresa. Passaggio al cloud semplificato, RPA integrata, previsione della domanda, manutenzione predittiva, supporto decisionale e green line più efficiente

Negli ultimi anni, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale è stata straordinaria. Non solo ha dimostrato di essere una tecnologia rivoluzionaria, ma sta contribuendo a trasformare i modelli tradizionali di gestione, aprendo così le porte a nuove opportunità di innovazione. La tecnologia svolge quindi un ruolo fondamentale. L’AI può infatti trasformare l’ERP rendendolo più intelligente, efficiente e orientato al futuro, consentendo alle aziende di adattarsi rapidamente ai cambiamenti di un mercato sempre più dinamico e complesso. Secondo IDC, il mercato mondiale dell’ERP crescerà con un CAGR 2022-2027 dell’8,8%. Si prevede che la ripartizione tra software on-prem e altri software e software in cloud pubblico passerà rispettivamente dal 61% e 39% nel 2022 al 48% e 52% nel 2027. La domanda di ERP cloud-based, che continua a essere il modello di distribuzione fondamentale nell’era digitale, supera quella di soluzioni on-premise. IDC prevede infatti che gli investimenti on-premises si sposteranno verso il private cloud e il public cloud. «La maggior parte delle organizzazioni sta abbracciando il cloud, ma molte vogliono un private cloud» – spiega Fabio Rizzotto, VP, European Consulting and Custom Solutions di IDC. «Un gran numero di aziende, tuttavia, sta utilizzando un approccio ibrido: iniziano con il private cloud prima di passare eventualmente al public cloud, mentre altre passano immediatamente al public cloud, rinunciando alle caute fasi di transizione verso il public cloud. Le piccole imprese stanno passando da prodotti basati su fogli di calcolo a sistemi basati su cloud, in modo da ottenere maggiore visibilità, l’utilizzo da parte di ogni azienda e la possibilità di scalare più rapidamente. Inoltre, le grandi imprese hanno compreso che possono innovarsi anche senza impattare sul core system, aumentando il valore e il vantaggio competitivo di cui hanno bisogno per accrescere la quota di mercato nel mondo digitale».

Queste strategie di investimento consentono di avere un’organizzazione proiettata al futuro fin dall’inizio, capitalizzando i continui investimenti tecnologici. Molte aziende di medie e grandi dimensioni stanno riesaminando ciò che viene attualmente utilizzato, analizzando le personalizzazioni delle diverse applicazioni e preparando il passaggio al cloud. Anche se tradizionalmente questo processo potrebbe richiedere anni, l’emergere di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, il machine learning e persino l’AI generativa sta cambiando il gioco. Queste innovazioni stanno aiutando le organizzazioni a comprendere che possono automatizzare un numero sempre maggiore di fasi delle migrazioni, ottenendo benefici più rapidi di quanto mai immaginato. In effetti, molte soluzioni automatizzate stanno aiutando le organizzazioni a dimezzare i tempi di migrazione verso il cloud, rendendo molto più semplice il passaggio. Con il passare degli anni, questa diventerà una prassi normale, che offrirà alle aziende di servizi e ai fornitori di tecnologia maggiori opportunità di ottimizzare e aumentare il ritmo delle implementazioni tecnologiche.

In particolare, la GenAI sta cambiando il tessuto delle organizzazioni per diventare più esperienziale e orchestrata, portando a un aumento significativo dell’adozione delle applicazioni software all’interno delle organizzazioni. È indispensabile che i fornitori dimostrino non solo di averne compreso il valore, ma anche di aver già intrapreso iniziative per esplorare casi d’uso specifici per trarre vantaggio dalla GenAI. «Sul fronte operativo, l’AI generativa sta apportando miglioramenti significativi ai sistemi ERP, diventando un pilastro fondamentale per l’innovazione. Questa tecnologia è essenziale per le organizzazioni che guardano al futuro e si impegnano nella trasformazione digitale, contribuendo a modellare l’azienda per il mondo digitale in continuo cambiamento» – sottolinea Rizzotto. Inoltre, le funzioni aziendali danno il via a una serie di attività in cui dati e persone collaborano per portare a termine un processo. Tuttavia, i vendor si concentrano spesso esclusivamente sui dati, trascurando di ottimizzare la customer-experience. Da parte delle imprese utenti, invece, emerge il profondo desiderio di un’esperienza d’uso più conforme al workload quotidiano. L’integrazione di una funzione di comunicazione in tempo reale, per esempio, può portare più ordine in processi aziendali caotici come la chiusura di fine periodo, la gestione delle relazioni con i fornitori e persino i pagamenti. Le funzioni mobile consentono di gestire alcuni processi in movimento. Anche funzioni come la sintesi vocale, il design a colori ad alto contrasto e il “close captioning” possono essere utili agli utenti. E l’aggiunta di altri workload alle applicazioni può migliorare l’esperienza complessiva.


#ERP #AI Mercato mondiale dell’ERP in crescita dell’8,8% – Fabio Rizzotto #IDC
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L’IMPATTO DELL’AI

Ma quale impatto ha avuto effettivamente l’intelligenza artificiale negli ultimi anni secondo i principali vendor e system integrator del settore? È il tormentone del momento oppure l’inizio di una rivoluzione tecnologica? «Di intelligenza artificiale se ne parla da decenni, ma negli ultimi due anni l’accelerazione è più che palpabile e ognuno nel suo ambito cerca di utilizzarla al meglio» – dichiara Simone Casadei Valentini, direttore Progettazione, Assistenza, Formazione – Area Imprese e Commercialisti di Passepartout. «Come tutte le rivoluzioni non è facile capirne da subito la portata ed è impossibile predire quali saranno gli effetti a lungo termine. Le aziende e i commercialisti che usano i nostri prodotti non vogliono rimpiazzare gli esseri umani, ma chiedono di farli lavorare meglio e in maniera più produttiva, proprio come recitava lo slogan ideato dal nostro fondatore più di venti anni fa: Lavorare meglio, lavorare meno». Dello stesso parere, Luisa Ferrari, Solution & Strategy director di Formula: «Gli algoritmi euristici sono presenti da tempo nell’ambito operation degli ERP, ma oggi è in atto un’onda innovativa. Siamo solo all’inizio, ma nei prossimi anni vedremo importanti cambiamenti».


#ERP #AI Migliorare la produttività non significa sostituire le persone – Casadei Valentini #Passepartout
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Secondo Federico Chieppa, direttore Salesforce Practice di Sopra Steria, l’ERP è sicuramente un ambito in grande trasformazione, con nuove tendenze e nuove tecnologie che consentono alle aziende un sempre più veloce ed efficace adattamento all’evoluzione delle necessità di gestione delle risorse aziendali. «Le principali spinte evolutive nell’implementazione di questi sistemi derivano dall’adozione di soluzioni cloud, integrazioni con soluzioni che permettono maggiore automazione dei processi, necessità di fornire maggiore flessibilità per aree di business e diversi approcci allo smart working e, naturalmente, l’opportunità di far leva su diversi aspetti dell’AI».

SOLUZIONI ERP BASATE SULL’AI

L’AI, secondo gli operatori del settore, è in grado di migliorare l’efficienza e l’innovazione all’interno dei sistemi ERP. Ma quali sono le soluzioni più emblematiche? «La nostra offerta include sia strumenti basati sull’AI “tradizionale” sia sulla Gen AI» – dichiara Simone Marchetti, business development manager ERPM di Oracle Italia. «I primi sono di grande aiuto nei processi ERP, che in quanto “spina dorsale” dell’impresa si alimentano con ampie quantità e varietà di informazioni; offrono infatti un supporto decisionale a figure differenti per ruolo, e appartenenti non solo all’ambito finance, con insights approfonditi, sintesi di scenari complessi, letture che consentano di individuare trend. Parallelamente, integriamo funzionalità basate su GenAI nelle applicazioni ERP con un approccio personalizzabile. Lavoriamo con Cohere che addestra con i suoi algoritmi un potente large language model che opera poi sulla base di dati e informazioni propria del cliente, così da fornire un output coerente e specifico. Le applicazioni sono erogate dalla piattaforma OCI, supportata dalla potenza di calcolo offerta dalla collaborazione con NVIDIA».

Ormai da tempo l’AI in fabbrica tocca diversi ambiti. Secondo Luisa Ferrari di Formula, grazie a modelli specifici di ML, l’intelligenza artificiale permette di controllare qualità e processi in modo automatizzato. «Nella programmazione della produzione si possono ottenere proposte ottimizzate, come analogamente in ambito logistico, lungo tutta la catena del valore per ottimizzazione spazi e percorsi. Vi sono poi le soluzioni per la manutenzioni predittiva in base al reale utilizzo degli impianti, che consentono di anticipare fermi e rischi e promuovono risparmi economici e sostenibili. Oggi, le nuove frontiere di AI generativa e specializzata permettono inoltre di specializzare copilot “esperti” basati sui dati ERP del cliente e capaci di essere un vero assistente nella quotidianità».

Dal canto suo Passepartout, per quanto riguarda gli ERP, sta lavorando su due filoni dell’AI. Come spiega Valentini, il primo filone si appoggia sul machine learning applicato alla contabilizzazione delle fatture elettroniche. «Il ML si basa sull’idea che i sistemi possono imparare dai dati, prendendo decisioni con un intervento umano minimo. Oggi, i dati raccolti con la nostra funzione di contabilizzazione nutrono un algoritmo di cui beneficia solo la singola azienda che li ha generati. Domani l’esperienza di tutte le aziende verrà messa a fattor comune. Il conto economico statisticamente più probabile per quella fattura verrà proposto anche alle aziende che non hanno mai incontrato quella casistica. Abbiamo anche condotto alcuni test con algoritmi di machine learning per il Supply Forecasting o per il Clustering della clientela, divisa per metriche di rischio d’insolvenza». L’altro progetto su cui Passepartout sta lavorando si basa sul secondo filone, l’intelligenza artificiale generativa. «Il nostro team di Ricerca, capeggiato da Gianluca Suzzi, sta impiegando le API di ChatGPT per realizzare tanti assistenti virtuali – uno per ambito – in grado di fornire risposte esaustive sull’utilizzo dei nostri prodotti. I risultati delle prime sperimentazioni sono stati sorprendenti. ChatGPT conosce già molto bene sia Mexal che Passcom in quanto tutta la documentazione di riferimento, per nostra scelta strategica, è sempre stata posizionata in siti pubblici privi di autenticazione e quindi raggiungibili anche dagli “spider” di OpenAI che esplorano il web».


#ERP #AI Funzionalità integrate per essere future-ready – Ivano Fossati #SAPItalia
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L’approccio adottato da SAP consiste nel fornire funzionalità di intelligenza artificiale integrate in tutte le sue applicazioni che spaziano dall’ERP alle soluzioni di HCM, dal gestione delle spese all’approvvigionamento fino all’esperienza del cliente. «In questo modo, i processi aziendali si basano su un’intelligenza artificiale tanto intuitiva quanto flessibile ed efficace» – spiega Ivano Fossati, head of Cloud ERP di SAP Italia. «Inoltre, abbiamo integrato nelle nostre soluzioni Joule, il copilota di AI generativa in linguaggio naturale, capace di rivoluzionare il modo con cui i clienti interagiscono con i sistemi SAP, rendendo ogni punto di contatto pertinente e ogni compito più semplice. Per quanto riguarda l’ERP, per esempio, Joule permette a un responsabile Finance di chiedere informazioni sui fornitori in base ai tempi medi di pagamento delle fatture, ai margini e alla loro impronta di carbonio, e di ricevere una risposta immediata e contestualizzata». Un altro esempio riguarda un annoso problema per le aziende: la gestione dei crediti. Su questo punto, SAP S/4HANA analizza in modo intelligente i dati storici e identifica i clienti e le fatture con un rischio maggiore di ritardi di pagamento. «La soluzione – spiega Fossati – riduce i costi di fatturazione, accredito e incasso del cliente. In uno studio che abbiamo svolto su un nostro cliente che produce beni di consumo e ha 30mila dipendenti, la soluzione ha consentito di realizzare fino a 2,9 milioni di dollari in più di guadagni all’anno».

COSA CHIEDONO LE AZIENDE

Per Paola Pomi, CEO di Sinfo One, i clienti e il mercato in generale richiedono costantemente un’unica cosa: sfruttare al massimo le tecnologie per ottenere risultati ottimali con minori risorse. «Questo si traduce in implementazioni e sfide sempre differenti» – spiega Paola Pomi. «Per quanto riguarda le tecnologie disponibili e le relative implementazioni sui clienti abbiamo risultati evidenti di ottimizzazione – sia qualitativa che quantitativa, intesa come riduzione del tempo di esecuzione dei processi e risparmio di risorse economiche – a fronte di progetti di Robotic Process Automation integrati con AI, fino a spingerci nella Enterprise automation».

Andando più nel dettaglio, la RPA consente ai sistemi di eseguire azioni ripetitive all’interno delle funzioni integrate nell’ERP che in passato richiedevano l’intervento degli utenti. Inoltre, è possibile integrare algoritmi di machine learning nelle soluzioni offerte. «In questi casi – continua Paola Pomi – è importante ripercorrere con gli utenti ogni processo coinvolto, andando a ottimizzare per step successivi tutti gli ambiti. Ci sono casi in cui il tempo impiegato dagli utenti a sistema per determinati processi viene ridotto di entità molto significative, anche superiori al 75%. Tuttavia, alleggerire del 20% l’operatività dell’utente su attività a basso valore aggiunto rappresenta comunque un risultato ragguardevole che comporta un saving importante per le aziende. Nello specifico, l’Enterprise Automation è un’attività pervasiva e sistemica di ottimizzazione dei processi aziendali che, tramite l’integrazione di RPA e AI, è sicuramente guidata dalle necessità del cliente, ma anche dagli insights che vengono generati tramite i sistemi stessi che, grazie ad apposite funzioni o tecnologie, possono evidenziare quali sono i processi più a rilento o dispendiosi per l’azienda. In questo modo diventa anche più agevole dirigere l’attività di ottimizzazione sui punti che possono generare un ROI più veloce e risparmi di risorse più significativi».


#ERP #AI Verso l’Enterprise automation – Paola Pomi #Sinfo One
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Altre richieste specifiche delle aziende in ambito ERP vengono evidenziate da Ivano Fossati di SAP Italia: «Le aziende ci stanno chiedendo di essere a prova di futuro, diventando organizzazioni intelligenti e sostenibili. In particolare, cercano una soluzione ERP cloud che automatizzi e che integri l’intelligenza artificiale, con un’interfaccia utente semplice e intuitiva. Inoltre, SAP è molto impegnata in ambito sostenibilità e ha intercettato le esigenze ambientali e le relative normative, integrando nel suo ERP il green ledger che offre un approccio preciso alla sostenibilità. Consente infatti di passare dalle stime delle emissioni di carbonio ai dati effettivi: ogni singola materia prima, ogni singolo semi-lavorato, ogni singolo step nel processo produttivo, ogni singolo evento di logistica e distribuzione, come pure l’impiego di risorse per la vendita e i processi di manutenzione e service, genera informazioni green di dettaglio e contestuali, esattamente come avviene per i dati gestionali. Le aziende possono gestire la loro green line con la stessa visibilità e precisione che hanno sulla top line e bottom line, per tutti i processi: da quelli di reporting normativo, alla ricerca e sviluppo, alla condivisione con i propri clienti del profilo green di prodotti e servizi».


#ERP #AI Le sfide: organizzazione, modelli, qualità e aggiornamento – Simone Marchetti #OracleItalia
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QUALI SONO I VANTAGGI

Nella visione di Oracle, l’AI porta sempre più efficienza sostituendo l’uomo nelle operazioni più a basso valore e liberando risorse. «In area ERP, possiamo citare tre macro casi d’uso particolarmente vantaggiosi» – spiega Marchetti. «Il dynamic discounting, che ottimizza il ROI e dà supporto ai fornitori strategici. L’intelligent account combination defaulting, che automatizza l’immissione di dati banali nelle fatture, aiuta a aumentare l’output e riduce i tassi di errore perché apprende i modelli da usare in base ai dati di ogni cliente. La fatturazione intelligente, che allinea fatture e ordini e analizza modelli e dati storici utilizzando il machine learning, riducendo tassi di errore, intervento umano e aumentando la velocità. La Gen AI nel mondo “dei numeri” dell’ERP invece gioca il suo valore nell’assistenza nelle attività di contenuto, come la creazione di report, note, spiegazioni». Per Luisa Ferrari di Formula, l’AI sta rivoluzionando i sistemi ERP, portando un’efficienza senza precedenti e stimolando l’innovazione in tutte le aree aziendali. «Possiamo distinguere due approcci: il primo è quello di avere un assistente virtuale esperto che non solo esegue compiti ripetitivi, ma impara e si adatta continuamente per ottimizzare i processi aziendali, rispondendo alle richieste in linguaggio naturale e proponendo insights su quanto sta accadendo. I vantaggi sono quelli di velocizzare azioni ripetitive e supportare in analisi e controlli con un importante risparmio di tempo. Il secondo è quello di sfruttare modelli predittivi per simulare e valutare gli scenari futuri, con vantaggi competitivi significativi, consentendo alle aziende di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato».


#ERP #AI Siamo solo all’inizio di una nuova rivoluzione – Luisa Ferrari #Formula
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Le caratteristiche tipiche dei vari tipi di AI ben si adattano quindi alle necessità delle implementazioni ERP.  Si pensi alla previsione della domanda e alla gestione delle scorte e della supply chain oppure alla manutenzione predittiva o alla simulazione delle condizioni operative. «Naturalmente – spiega Chieppa di Sopra Steria – l’AI Generativa apre ulteriori opportunità, quali quelle derivanti dalla possibilità di generare dati sintetici per analisi e modellazione, piuttosto che l’automazione di alcuni flussi di lavoro dove a tendere si potrà limitare l’intervento umano fino a eliminarlo del tutto». Garantire la sicurezza e la protezione dei dati nelle soluzioni ERP basate sull’AI è cruciale per proteggere la riservatezza dei dati, rispettare le normative di conformità, prevenire le minacce informatiche e assicurare l’affidabilità delle decisioni aziendali. «L’adozione di modelli di AI generativa e il processo di addestramento di questi sistemi si basano su perimetri molto estesi di dati aziendali, spesso contenenti informazioni riservate o sensibili. Questo comporta una necessità di migliorare efficienza e capillarità della sicurezza dei dati per evitare sia pericolose fuoriuscite di dati sensibili dal perimetro protetto, sia la generazione di output che contengono elementi dannosi/offensivi oppure leakage di dati sensibili in contrasto con le norme di accessibilità dei vari profili aziendali».

LE SFIDE PRINCIPALI

Nel processo di implementazione dell’intelligenza artificiale, le sfide principali che le aziende devono affrontare sono tre: sviluppare una solida data strategy per acquisire e gestire informazioni di alta qualità, adottare tecnologie basate su cloud per sfruttare appieno il potenziale dell’AI e ottimizzare i processi aziendali per integrare in modo efficace le nuove soluzioni intelligenti. Affrontare queste sfide richiede un approccio integrato e una stretta collaborazione tra i dipartimenti aziendali, con un costante impegno per l’innovazione e l’adattamento alle esigenze del mercato e della tecnologia.

«Un prerequisito di cui le aziende hanno bisogno per ottenere un reale vantaggio dall’AI, è la bontà dei dati aziendali» – spiega Fossati di SAP Italia. «Se i dati non sono corretti, qualsiasi algoritmo di AI fornirà risultati deludenti. Compito dell’intelligenza artificiale è poi applicare i dati giusti al modello giusto. Abbiamo una storia di oltre 50 anni dedicata sulla gestione dei dati aziendali, siamo quindi in grado di fornire dati di business puliti e affidabili con un’elevata ampiezza e qualità». La seconda sfida è il cloud. «Solo se un’azienda ha abbracciato un’infrastruttura cloud – continua Fossati – sarà capace di sfruttare appieno la potenza dell’AI e innovare più velocemente. Per esempio, la nostra offerta RISE with SAP, che include SAP S/4HANA Cloud, consente a un’azienda di prendere decisioni migliori e più rapide basate su insights basati su analytics in tempo reale potenziati con l’AI». L’altro importante elemento è la trasformazione dei processi. «Perché l’AI possa accelerare il tempo di implementazione del process mining e produrre dati rilevanti – spiega Fossati – le aziende devono contare su processi fluidi ed efficienti. A tal proposito, nei prossimi mesi sarà resa disponibile una funzionalità di SAP Signavio chiamata Process AI, che rappresenterà il nostro motore di process recommendation basato sull’AI generativa».


#ERP #AI l’AI Generativa apre ulteriori opportunità – Federico Chieppa #Sopra Steria
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Anche per Marchetti di Oracle, l’implementazione dell’intelligenza artificiale (AI) presenta diverse sfide che riguardano l’aspetto organizzativo, i modelli dati ottimali, la pulizia dei dati e l’aggiornamento continuo. «L’applicazione dell’AI è produttiva se si cala nella quotidianità lavorativa dei team in modo efficace. Altro punto dolente è il modello dati: l’AI funziona meglio su modelli dati pensati per questo tipo di applicazioni quindi le aziende devono orientare in questo modo le loro scelte. Dati che devono essere puliti, cosa che nell’ERP che attinge a fonti molto varie è più critica che mai. Per aiutare l’adozione, Oracle ha scelto di sfruttare il modello SaaS con aggiornamenti trimestrali delle app, che mettono a disposizione man mano nuovi tool e casi d’uso basati su AI, implementati sulla base della nostra visione strategica e dell’ascolto dei clienti». Le soluzioni di AI si basano quindi sulla loro capacità di “digerire” enormi quantità di dati: è imperativo che la qualità dei dati su cui l’AI opera sia elevata. Per Chieppa di Sopra Steria, le imprese devono quindi intraprendere importanti attività di data management per garantire la completezza, pulizia e affidabilità dei dati nei sistemi ERP, pena la compromissione dell’efficacia dell’output atteso dall’AI. «Altro aspetto chiave – spiega Chieppa – è il cambiamento culturale necessario perché gli utenti possano adattarsi a questi nuovi tool e trarre il massimo vantaggio dalla loro adozione. Training e change management assumono, quindi, una rilevanza strategica perché la trasformazione abbia successo».


#ERP #AI – La cultura del dato delle PMI può rallentare l’adozione – Ferrante #WoltersKluwerTaxAccounting
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Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia dialoga quotidianamente con migliaia di piccole e medie imprese e si adopera non solo a proporre soluzioni tecnologicamente adeguate e “future ready” ma anche a fare da consulente agli imprenditori italiani e a propagare la cultura del dato, dell’analisi, dei vantaggi dell’AI. Secondo Claudio Ferrante, director, sales di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, l’innovazione e la trasformazione che l’AI apporta agli ERP può rappresentare una problematica non banale per le PMI italiane. «In termini assolutamente generali – spiega Ferrante – nel tessuto delle piccole medie e imprese italiane, la cultura del dato è carente e si accompagna spesso a una scarsa propensione all’analisi dei dati. Dunque un ERP arricchito con l’AI può spaventare. Le PMI potrebbero non avere una conoscenza approfondita delle tecnologie di AI e delle loro potenzialità per il business. D’altro canto, la tecnologia e l’innovazione non si fermano alle perplessità delle PMI e bisogna che l’imprenditoria piccola e media capisca la centralità di queste soluzioni innovative e affronti sia la problematica della formazione costante sia l’opportunità di dotarsi di strumenti digitali strategicamente rilevanti».

I SETTORI PIÙ COINVOLTI

Oggi, risulta ancora difficile tracciare delle linee di demarcazione tra settori che utilizzano, o intendono utilizzare, soluzioni ERP avanzate e quelli che non lo fanno. «I settori che più propendono all’utilizzo di ERP innovativi sono quelli popolati da aziende che raccolgono un elevato volume di dati generati dalle attività core» – spiega Ferrante di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia. «Per esempio, aziende che hanno grandi attività di e-commerce, produzioni altamente tecnologiche, aziende che operano nella finanza, nella logistica. Poi in settori altamente competitivi, dove le aziende sono sottoposte a una pressione costante per migliorare l’efficienza e l’agilità, e gli ERP avanzati possono fornire un vantaggio competitivo significativo».

Infine, esiste un valore importante che è però transettoriale: la cultura all’innovazione. «Le aziende culturalmente più aperte al cambiamento e all’innovazione sono più propense ad adottare nuove tecnologie come gli ERP dotati di AI» – afferma Ferrante. L’adozione degli strumenti digitali adeguati non solo migliora l’efficienza operativa e supporta decisioni informate, ma costituisce anche un potente motore per aumentare la competitività aziendale. Settori con maggiore complessità e processi ripetitivi possono ottenere rapidi vantaggi dall’adozione di soluzioni digitali. Come sottolinea Luisa Ferrari di Formula, nel settore manifatturiero, l’innovazione e la sostenibilità possono diventare paradigmi vincenti, offrendo vantaggi competitivi significativi. D’altra parte, le aziende di servizi possono sfruttare l’intelligenza artificiale tramite l’utilizzo di bot per fornire supporto personalizzato, consentendo un risparmio di tempo e risorse interne.

L’integrazione dell’intelligenza artificiale negli ERP rappresenta una svolta significativa nell’evoluzione del mondo aziendale. Questa sinergia non solo migliora l’efficienza operativa e supporta decisioni informate, ma promette di trasformare radicalmente i processi aziendali, aprendo nuove opportunità di innovazione e crescita. Stiamo parlando concretamente di automazione dei processi, analisi predittiva, assistenza decisionale, strategie di pricing, personalizzazione del servizio clienti, gestione dei rischi, dell’inventario e della catena di approvvigionamento. Tuttavia, la gestione dei dati, la sicurezza informatica e il cambiamento culturale restano fattori critici per sfruttare appieno il potenziale di questa convergenza tecnologica. Con una strategia sistemica e un impegno costante per l’aggiornamento e l’adattamento, le aziende possono capitalizzare appieno i vantaggi offerti dall’integrazione dell’AI negli ERP, portando a risultati tangibili nel panorama aziendale in continuo cambiamento.


ally Consulting: ally ERP, un centro di competenza a servizio delle PMI

Qintesi – IA: un salto nel futuro

 

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L’intelligenza è sopravvalutata? https://www.datamanager.it/2024/05/lintelligenza-e-sopravvalutata/ Thu, 09 May 2024 12:50:56 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236809 Dal 2022, anno di lancio di ChatGPT, l’intelligenza artificiale è diventato il tema predominante anche al di fuori degli eventi di settore e delle big tech. A distanza di quasi due anni, siamo stati contagiati dalla febbre da IA (o AI, all’inglese) e non ci stupiamo più di scoprire nuovi prodotti “AI-powered”. Questa diffusione massiva […]

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Dal 2022, anno di lancio di ChatGPT, l’intelligenza artificiale è diventato il tema predominante anche al di fuori degli eventi di settore e delle big tech. A distanza di quasi due anni, siamo stati contagiati dalla febbre da IA (o AI, all’inglese) e non ci stupiamo più di scoprire nuovi prodotti “AI-powered”.

Questa diffusione massiva è stata accompagnata da curiosità, aspettative e paure, e, oggi più che mai, alimenta dibattiti che abbracciano diverse aree di competenza, specie di natura umanistica. Infatti, all’alba di ogni grande rivoluzione riemergono i sempreverdi antagonismi tra uomo e tecnologia («l’AI ci ruberà il lavoro!»). A mio avviso, l’intelligenza (artificiale) è oggi sopravvalutata, specialmente quando viene rappresentata come la bacchetta magica che risolverà tutti i nostri problemi o, al contrario, la novità che distruggerà il mondo del lavoro. Da una parte c’è un fraintendimento terminologico: troppo spesso si usa il termine AI per parlare di AI generativa e di algoritmi di machine learning. Dall’altra, viene dedicato troppo tempo a comparare le prestazioni uomo vs. macchina anziché riflettere su come integrarle sinergicamente. Entrambe le parti hanno infatti dei limiti e delle qualità che, messi a sistema, consentirebbero di indirizzare casi d’uso innovativi difficilmente affrontabili senza questa forma di cooperazione.

È dunque necessario trovare il giusto ruolo a questa tecnologia. Alcune preziose indicazioni arrivano dai confronti con i CIO delle principali organizzazioni italiane e da indagini come “Lo stato dell’AI nel 2024” che ha coinvolto 1.300 leader IT in tutto il mondo. Queste figure, oramai diventate veri motori del cambiamento, ci hanno mostrato un approccio interessato e razionale. Per esempio, le loro aspettative sono incentrate sulla capacità di sviluppare e distribuire software migliore e più sicuro (93%), rispondere più rapidamente agli incidenti (89%), gestire gli ambienti IT con un approccio proattivo (88%) e democratizzare l’accesso ai dati (88%). È proprio sui dati che verteranno buona parte degli investimenti nei prossimi 12 mesi: automatizzazione dell’analisi per gestire la crescita dei dati su osservabilità, sicurezza ed eventi di business (81%), generazione di insight (73%) e implementazione di pratiche self-service per permettere ai non esperti di ottenere le risposte di cui hanno bisogno (73%). Parlando di casi d’uso, l’88% dei leader intervistati ritiene che l’AI consentirà di ottimizzare i costi del cloud supportando pratiche di FinOps (scenario da noi sperimentato con successo). L’83% di loro afferma che l’AI è diventata obbligatoria per stare al passo con la natura dinamica dei moderni ambienti ibridi e multicloud.


#AI Tra ottimismo e cautela, siamo pronti per l’AI? – Emanuele Cagnola RVP Italy #Dynatrace
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Queste statistiche coincidono con quanto riportato dai clienti Dynatrace in tutti i settori di attività che da ormai dieci anni utilizzano l’intelligenza artificiale causale e predittiva per offrire servizi impeccabili. Ottimismo e aspettative dovranno essere bilanciati con la consapevolezza che un uso improprio dell’AI, specialmente quella generativa, comporta diversi rischi oggi all’attenzione di CIO, CAIO (chief ai officer) e comitati interni appositamente istituiti. Le possibili ricadute travalicano il perimetro dell’IT e coinvolgono aspetti organizzativi, legali e di sicurezza.

Tra i rischi che destano maggiore preoccupazione troviamo lo sviluppo di pregiudizi e forme di disinformazione non intenzionali (98%) o la perdita di dati e l’uso improprio della proprietà intellettuale (95%) – rischi ridimensionabili affiancando altri tipi di IA a quella generativa. Un aggiornamento delle competenze sarà cruciale nel formare coloro che dovranno utilizzare e supervisionare questi nuovi strumenti. Siamo dunque pronti per cogliere le opportunità offerte da questa tecnologia? Io credo di sì, a patto di non sovrastimarla o di assegnarle un ruolo che non le appartiene.

Emanuele Cagnola RVP, Italy di Dynatrace

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Più opportunità e meno barriere, i portafogli digitali uniscono il mondo https://www.datamanager.it/2024/05/piu-opportunita-e-meno-barriere-i-portafogli-digitali-uniscono-il-mondo/ Thu, 09 May 2024 12:30:02 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236812 I portafogli elettronici come ponte verso un mondo più connesso, accessibile e interoperabile su scala globale. Trasparenza, riduzione delle frodi e costi minori nell’integrazione con le tecnologie emergenti L’avvento dei portafogli elettronici – il primo nella sua attuale forma e sostanza è stato PayPal all’inizio degli anni 2000 – ha innescato una rivoluzione nei pagamenti […]

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I portafogli elettronici come ponte verso un mondo più connesso, accessibile e interoperabile su scala globale. Trasparenza, riduzione delle frodi e costi minori nell’integrazione con le tecnologie emergenti

L’avvento dei portafogli elettronici – il primo nella sua attuale forma e sostanza è stato PayPal all’inizio degli anni 2000 – ha innescato una rivoluzione nei pagamenti digitali, spostando il paradigma dalle tradizionali transazioni fisiche e bancarie verso un ecosistema digitale globale. Questi strumenti, che conservano informazioni di pagamento elettronico come numeri di carte di credito e debito in un dispositivo mobile oppure online, sono diventati un pilastro per consumatori e commercianti, offrendo una comodità senza precedenti, sicurezza migliorata e un’accelerazione nei processi di check-out. I portafogli elettronici, con protagonisti worldwide come Alipay, PayPal, WeChat Pay, Apple Pay, Google Wallet e Samsung Pay, hanno trasformato il modo in cui consumatori accedono ai loro fondi. Non solo consentono pagamenti veloci e sicuri, ma integrano anche funzionalità come la raccolta punti fedeltà, coupon e offerte personalizzate, arricchendo l’esperienza d’acquisto per il consumatore.

Queste piattaforme hanno introdotto una nuova era nel mondo finanziario, caratterizzata da transazioni immediate e sicure. Per esempio, Apple Pay utilizza la tecnologia Near Field Communication (NFC) per consentire pagamenti contactless, rendendo il processo di acquisto non solo rapido ma anche intuitivo e veloce. Questi strumenti adottano il concetto di gamification, che può aumentare l’engagement e la fidelizzazione dei clienti. Per esempio, Google Wallet offre vantaggi personalizzati basati sul comportamento di acquisto, incentivando ulteriormente l’uso del servizio.

SICUREZZA E USER EXPERIENCE

I portafogli elettronici rappresentano un esempio di come l’innovazione tecnologica possa trasformare le pratiche finanziarie tradizionali, offrendo soluzioni più efficienti, sicure e su misura. La sicurezza è una componente fondamentale dei portafogli digitali, che utilizzano metodi come la tokenizzazione e la crittografia per proteggere i dati degli utenti. Questi sistemi convertono le informazioni della carta di credito in un token univoco, minimizzando il rischio di frodi e furti di identità. La crittografia, d’altra parte, assicura che le informazioni rimangano incomprensibili a meno che non si possegga la chiave specifica per decifrarle. Apple Pay utilizza un sistema avanzato di crittografia per proteggere le informazioni di pagamento, garantendo che solo il dispositivo dell’utente e il server di pagamento Apple possano accedere ai dati crittografati.

Questi metodi si basano sul principio di “difesa in profondità” (defence in depth), un concetto della sicurezza informatica che prevede l’implementazione di più livelli di sicurezza per proteggere le informazioni da potenziali minacce. Inoltre, l’uso di sistemi di autenticazione biometrica, come l’impronta digitale o il riconoscimento facciale, aggiunge un ulteriore strato di sicurezza, in linea con la teoria della “sicurezza per strati” (layered security), che suggerisce che la protezione efficace deriva dalla sovrapposizione di misure di sicurezza diverse. Dal punto di vista dell’esperienza utente, i portafogli elettronici offrono ai commercianti vantaggi significativi, tra cui riduzione dei tempi di attesa in cassa, minori costi di gestione del contante e accesso a dati preziosi sul comportamento d’acquisto dei consumatori. La riduzione dei tempi di attesa in cassa, facilitata da transazioni rapide e senza contanti, migliora l’efficienza operativa e incrementa la soddisfazione del cliente. Inoltre, la minor necessità di gestire contanti comporta riduzione dei costi operativi e minore esposizione a furti o discrepanze di cassa. Dal punto di vista dei dati, i portafogli elettronici offrono ai commercianti insight approfonditi sul comportamento d’acquisto dei consumatori. Questi dati possono essere utilizzati per personalizzare l’offerta e migliorare le strategie di marketing. Per i consumatori, i portafogli elettronici rappresentano una sinergia tra convenienza e controllo finanziario. La possibilità di effettuare pagamenti immediati e tracciare le spese in tempo reale consente un migliore controllo del budget. Oltre alla comodità, queste soluzioni offrono una maggiore visibilità e controllo sulle spese, con strumenti per la gestione del budget e il monitoraggio delle transazioni in tempo reale.


#strategicpayments ll potere Inclusivo dei portafogli elettronici – @djegerson
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INTEROPERABILITÀ E INTEGRAZIONE

I portafogli elettronici stanno facilitando l’ingresso in nuovi mercati, permettendo transazioni transfrontaliere con maggiore efficienza e minori costi. La loro interoperabilità tra diversi sistemi finanziari sta promuovendo un’economia veramente globale e più integrata. I portafogli elettronici stanno giocando un ruolo cruciale nella globalizzazione dei pagamenti, agevolando l’espansione delle aziende in mercati internazionali. Questi strumenti riducono le barriere finanziarie, consentendo transazioni più efficienti e a costi ridotti. Per esempio, aziende che utilizzano portafogli elettronici come Alipay o WeChat Pay, possono facilmente accedere al mercato cinese, beneficiando di un sistema di pagamento già familiare ai consumatori locali. Questo abbassa significativamente le barriere all’ingresso per le imprese straniere.

Inoltre, i portafogli elettronici supportano la diversificazione valutaria nelle transazioni, mitigando i rischi di cambio e facilitando il commercio in un contesto globale. Nonostante il loro crescente successo, i portafogli elettronici devono superare ostacoli quali la resistenza al cambiamento. La resistenza può originarsi dalla mancanza di fiducia nella sicurezza o nella percezione di complessità. Superare queste barriere richiede un’educazione continua e miglioramenti nell’usabilità degli strumenti. L’infrastruttura tecnologica richiede investimenti significativi per garantire prestazioni affidabili e sicurezza dei dati. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica e l’incremento dell’adozione aprono la strada a nuove opportunità.

L’integrazione con tecnologie emergenti, come la blockchain, può offrire vantaggi quali trasparenza, riduzione delle frodi e costi minori. Le valute digitali delle banche centrali (CBDC) rappresentano un’altra frontiera e promettono di rivoluzionare il settore con transazioni più rapide e una maggiore inclusione finanziaria. Per esempio, l’adozione di CBDC in paesi come la Cina con il suo Digital Yuan dimostra che le valute digitali statali possono operare in simbiosi con i portafogli elettronici, migliorando l’efficienza dei pagamenti e la partecipazione al sistema finanziario. I portafogli elettronici non rappresentano un fenomeno temporaneo, ma una trasformazione fondamentale nel tessuto dei pagamenti globali. Con la loro capacità di semplificare le transazioni, migliorare la sicurezza e aprire nuove possibilità commerciali, i portafogli digitali stanno ridefinendo l’ecosistema finanziario, promettendo un futuro in cui i pagamenti digitali sono al centro dell’economia mondiale.


Dr. Devid Jegerson – COO, InvestBank

Devid vanta una grande esperienza nel campo dei pagamenti digitali, del settore bancario e in altri componenti critici del settore dell’e-commerce.

La sua carriera comprende 4,5 start-up, il lancio sul mercato della prima carta prepagata ricaricabile (2002), il primo conto bancario di moneta elettronica (2006), un completo gateway di pagamento eCommerce con licenza acquiring (2008), il primo sistema di pagamento istantaneo P2P (2014) e la prima piattaforma di pagamento cloud in Medio Oriente (2016).

La sua carriera è stata rivoluzionaria nel settore dei pagamenti e del settore bancario, in realtà come noon.com negli Emirati Arabi Uniti, PayPal, Fastweb e IWBank in Italia. Recentemente, come parte del team fondatore e CEO of Payments di noon.com, ha portato la sua esperienza globale nei pagamenti elettronici a supporto della piattaforma cloud di e-commerce. In precedenza è stato responsabile monetica presso una primaria banca italiana, gestendo i pagamenti elettronici e lanciando servizi come i sistemi UBI PAY Mobile con NFC, mobile wallet e mPOS. Inoltre, ha lavorato alla regolamentazione europea PSD2 per i sistemi di pagamento; ha anche fatto parte del team fondatore del sistema di pagamento peer-to-peer Jiffy (ora parte di NPSS della Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti) che è stato determinante nel lancio della Banca Digitale di UBI Banca.

Membro del consiglio di amministrazione di Webidoo, Etisalat UAE Trade Connect e altre società, attraverso un approccio visionario e strategico unito a straordinarie capacità di esecuzione, nel suo ruolo di COO, sta guidando la strategia di turnaround in InvestBank, UAE.

Ha conseguito un dottorato di ricerca nell’ambito della accettazione e diffusione delle criptovalute all’Università di Abu Dhabi, un EMBA presso il MIP-Politecnico di Milano, Italia, e un Master in Mercati e Strategie d’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Italia.

È autore del libro: “Pagamenti elettronici. Dal baratto ai portafogli digitali” (2016, goWare) e numerosi articoli di ricerca pubblicati su giornali scientifici.

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Il caso VMware (Broadcom), una nuvola troppo rigida? https://www.datamanager.it/2024/05/il-caso-vmware-broadcom-una-nuvola-troppo-rigida/ Thu, 09 May 2024 12:00:42 +0000 https://www.datamanager.it/?p=236995 La radicale revisione dei modelli di licensing delle tecnologie di virtualizzazione VMware, annunciata dal nuovo proprietario Broadcom, sta seminando il panico per l’impatto che questi cambiamenti potrebbero avere sui costi di accesso al cloud e sulle strategie IT di imprese e organizzazioni. Le preoccupazioni sono alte soprattutto in Europa dove a lanciare l’allarme troviamo tanto […]

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La radicale revisione dei modelli di licensing delle tecnologie di virtualizzazione VMware, annunciata dal nuovo proprietario Broadcom, sta seminando il panico per l’impatto che questi cambiamenti potrebbero avere sui costi di accesso al cloud e sulle strategie IT di imprese e organizzazioni.

Le preoccupazioni sono alte soprattutto in Europa dove a lanciare l’allarme troviamo tanto i CIO, per la parte riguardante il cloud privato, come gli operatori del cloud pubblico. Il 28 marzo, quattro associazioni europee in rappresentanza dei CIO di Francia, Germania, Olanda e Belgio (rispettivamente Cigref, VOICE e.V, CIO Platform), hanno rivolto a Ursula von der Leyen e alla Commissione europea una accorata lettera aperta. Nell’appello, le associazioni lamentano, oltre al possibile aumento dei costi, una intollerabile situazione di lock-in in cui si troverebbero tante aziende europee, costrette a dipendere dall’umore e dalle ambizioni di un fornitore che può vantare, insieme a una base installata quasi monopolistica, una forza contrattuale difficile da contrastare.

La lettera invoca da parte della Commissione una rinnovata azione politica mirata a rivedere e ampliare lo “scope” del Digital Markets Act del 2022. I risvolti della clamorosa acquisizione di VMware, perfezionata nel novembre dell’anno scorso e approvata dagli organi regolatori della concorrenza, non turbano solo il sonno dei CIO. Il CISPE, Cloud Infrastructure Services Providers in Europe, in un comunicato che precede di poco la lettera aperta, interviene a caldo sugli annunci Broadcom, osservando che “oltre a infliggere un pesante danno finanziario all’intera digital economy europea”, queste decisioni rischiano di “decimare il settore delle infrastrutture cloud indipendenti europee, riducendo le possibilità di scelta dei clienti”.


#cloud Il futuro dell’economia digitale basata sulla virtualizzazione delle risorse hardware #VMware #Broadcom
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Anche i cloud service provider invitano l’antitrust a far leva sul Digital Markets Act per tutelare il contesto europeo da una strategia commerciale giudicata troppo aggressiva. Che cosa è successo in sostanza? Nel primo trimestre del 2024, Broadcom, che per acquistare VMware da Dell-EMC ha speso 69 miliardi di dollari e 18 mesi di trattative e verifiche, annuncia l’intenzione di rivedere le regole e il numero di contratti di partnership e di passare dal modello della licenza “perpetua” a quello del canone di abbonamento. Il 15 aprile, mentre i portavoce dell’Unione europea fanno sapere che l’antitrust ha già chiesto chiarimenti, il CEO di Broadcom Hock Tan interviene per rassicurare partner e clienti e annunciare un pricing ancora più conveniente dei famosi canoni di abbonamento. Il nuovo modello non deve far paura – scrive Tan – ribadendo che la sua adozione era già stata decisa molto prima dell’acquisizione. Caso chiuso? Per niente. Poco dopo, il CISPE ritorna sulla questione, scrivendo che i prezzi bassi sono solo un pannicello caldo. Il modello a subscription non è mai stato il problema: sono le condizioni generali di queste licenze a vincolare (lock-in) in modo inaccettabile i partner e gli utenti finali. “I canoni dovrebbero essere flessibili, “pay as you go”. I nuovi termini di Broadcom sono l’opposto e costringono chi li sottoscrive a impegnarsi oggi per una capacità di virtualizzazione di cui potrebbe non aver necessità in futuro”.

Difficile prevedere come evolverà questo braccio di ferro (anche se un certo pessimismo appare giustificato). Ma come osservano i CIO europei nella lettera, è arrivato il momento – per l’Unione e i suoi stati membri – di ragionare a fondo sull’importanza dell’economia digitale basata sulla virtualizzazione delle risorse hardware e sui possibili effetti di natura geopolitica oltre che economica delle nuove regole di accesso a una tecnologia proprietaria così diffusa.

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