Sea – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 12 Nov 2018 15:18:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Sea – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 IoT e smart city, il posto dell’intelligenza https://www.datamanager.it/2018/04/iot-e-smart-city-il-posto-dellintelligenza/ Thu, 19 Apr 2018 14:00:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146214 L’ultima tavola rotonda dedicata all’IoT si interroga su come sia possibile trasformare le città grandi e piccole in luoghi di produzione e riuso delle informazioni digitali. Vere e proprie fabbriche sostenibili di nuovi servizi, sicurezza e benessere Affrontati gli aspetti dell’automazione intelligente degli edifici e dei luoghi della produzione industriale, la serie di conversazioni dedicata […]

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L’ultima tavola rotonda dedicata all’IoT si interroga su come sia possibile trasformare le città grandi e piccole in luoghi di produzione e riuso delle informazioni digitali. Vere e proprie fabbriche sostenibili di nuovi servizi, sicurezza e benessere

Affrontati gli aspetti dell’automazione intelligente degli edifici e dei luoghi della produzione industriale, la serie di conversazioni dedicata all’Internet of Things torna a occuparsi di spazi abitati, ampliando il discorso al complesso sistema costituito dalle nostre città. In un’epoca che attribuisce una crescente importanza ai grandi agglomerati metropolitani, la sfida della smart city sta coinvolgendo amministratori, organizzazioni aziendali, operatori, utilities, provider tecnologici e singoli individui, tutti chiamati a costruire, anche grazie all’intelligenza dei sensori e degli strumenti analitici e predittivi, un ambiente abitativo, ricreativo e lavorativo complementare all’azione della trasformazione digitale e dello smart working nelle imprese. Un ambiente capace in definitiva di ridurre i consumi energetici; facilitare gli spostamenti nello spazio fisico; razionalizzare la produzione e ridistribuzione delle risorse: agevolare l’erogazione e l’accessibilità a nuovi servizi; rendere più sicure le sue aree periferiche e i suoi infiniti angoli ciechi. L’IoT insomma come fattore abilitante dei futuri modelli di urbanizzazione e piattaforma di servizio finalizzata alla crescita economica e alla qualità di vita di abitanti stanziali, fruitori e visitatori.

L’incontro dedicato alla smart city avviene come sempre in un contesto “diverso” dalle tradizionali sale anonime che in genere ospitano convegni ed eventi, con il preciso intento di associare al tema trattato uno spazio simbolico in grado di sintetizzarne l’idea e lo spirito di innovazione. Uno spazio, quello del centro Oxy.gen, che merita la speciale introduzione da parte di Riccardo Gini, direttore di Parco Nord Milano, grande spazio verde di 600 ettari allestito a partire dagli anni 70. Il padiglione che ospita i relatori di questo evento rappresenta – aggiunge Gini – un’ulteriore evoluzione della storia del Parco, che abbraccia ben sei territori comunali della Città metropolitana, costituendo un felice esempio di collaborazione tra pubblico e privato, resa ancora più efficace dagli strumenti della tecnologia. «Il luogo dove ci troviamo – spiega il direttore – è stato ideato dal Gruppo farmaceutico Zambon, che insieme al Parco ha dato vita ai Giardini della scienza inaugurati in occasione di Expo 2015». Le origini di Oxy.gen, dell’area umida circostante e di tutto il bosco di circa quattro ettari che costituiscono i Giardini, risalgono al 2000 quando il Comune di Bresso assegnava una porzione del suo territorio per consentire al Parco Nord di entrare nei confini comunali. «Una decina di anni dopo – racconta Gini – un bando regionale invitava alla presentazione di progetti per incrementare la funzione delle aree protette e aprire ai privati la partecipazione al Parco Nord. Il Comune e Zambon raccolgono la sfida con il progetto dei Giardini della scienza». Fedele al mandato – sottolinea Gini – Zambon punta alla creazione di un’area “viva”, con un laghetto che circonda la struttura di Oxy.gen, a sua volta progettata dall’architetto De Lucchi.

UN LABORATORIO NEL PARCO

Parco Nord si è occupato dell’intera area verde di quattro ettari e mezzo, donata dal Rotary Club: un boschetto di circa 150 alberi, tutti georeferenziati, con una trentina di querce, alcuni esemplari di gelsi a integrazione di un paio di piante storiche sopravvissute e tutta la vegetazione idrofila a bordo lago. «Oxy.gen è diventato un laboratorio di cultura scientifica dove portare le nuove generazioni a riflettere sull’aria che respiriamo. A ogni circonferenza concentrica di vegetazione – conclude Gini – corrispondono diverse specie per fioritura e stagionalità. Il nostro miglior risultato è poter vivere occasioni come queste, riunendo le persone che possono aiutarci a progettare il futuro». Come di consueto, in rappresentanza di IDC Italia, Daniela Rao, senior consulting & research director offre ai convenuti una serie di considerazioni e cifre introduttive, partendo da una serie di previsioni a livello globale. «A proposito di importanza delle infrastrutture, la nostra prima previsione riguarda il ruolo che i provider di servizi di comunicazione avranno nel 2018 come “digital hero” delle smart city». Questi operatori, continua Daniela Rao, porteranno avanti progetti in collaborazione con le istituzioni locali, assicurando alle città intelligenti la materia prima fondamentale: la banda trasmissiva. «Tra gli esempi più recenti c’è l’operatore vietnamita che sta trasformando le vecchie cabine telefoniche in hot spot per il Wi-Fi cittadino». Un’altra previsione riguarda lo sviluppo di piattaforme condivise sulle quali costruire progetti più mirati. «In una grande città su tre su scala mondiale, vediamo operatori impegnati a realizzare reti di sensori destinati alla raccolta di dati, fondamentali per lo sviluppo di servizi. In Europa questi progetti si muovono in direzione della sicurezza, in Asia invece vanno verso la mobilità di merci e persone». Sulla base di queste informazioni altri provider, in “coopetion” con altri, potranno dare vita a nuove attività, costruendo man mano una visione unificata della smart city. E infine, sul piano dei modelli di finanziamento, IDC ritiene che nel biennio che abbiamo davanti, la metà dei grandi progetti sarà finanziato in partnership pubblico/privato (il modello PPP), da organismi non profit o da opportuni protocolli di intesa tra municipalità e fornitori di tecnologie come alternativa al tradizionale approccio della pubblica committenza.

SMART CITY IN ITALIA: A METÀ DELL’OPERA

Nel confronto con le altre nazioni europee, Italia e Spagna si trovano abbastanza allineate, con analoghi livelli di soluzioni adottate e progetti in corso. «Siamo in un certo senso a metà dell’opera – spiega Daniela Rao. «Nel Regno Unito, vantano un maggior numero di progetti consolidati o avviati e anche un maggior numero di progetti in fase di valutazione». Ma in quali direzioni stanno investendo le nostre smart city? «Tra le applicazioni più diffuse la condivisione di auto e altri veicoli, le carte di identità digitali, i lampioni intelligenti e gli smart building. In prospettiva, aumenteranno i progetti relativi alla sicurezza, alla raccolta smart di rifiuti e alla gestione di asset e infrastrutture. Ambiti come i parcheggi smart appaiono già consolidati». Lo stesso concetto di smart city, interviene ancora Riccardo Gini di Parco Nord Milano, può avere declinazioni inaspettate. Anche un’area verde può essere gestita in modo più intelligente grazie alle tecnologie. Gli alberi del Parco, per esempio, sono taggati in RFID, una tecnologia che ha consentito lo sviluppo interno di un vero e proprio gestionale arboreo. «Successive sperimentazioni con li Wi-Fi hanno consentito di installare un sistema di video sorveglianza con 35 telecamere e 150 guardie ecologiche che aggiungono valore ai dati trasportati dalla rete. Il software viene utilizzato anche nel nostro centro visitatori, per animare i tavoli espositivi e visto che nel nostro territorio esiste anche uno dei più grossi centri di accoglienza dei migranti di Lampedusa, gestito dalla Croce Rossa, lo smartphone è diventato il principale dispositivo di aggregazione, e ci permette di offrire a queste persone corsi di giardinaggio e altre attività».


La sfida della smart city: come costruire grazie all’intelligenza dei sensori e degli strumenti analitici e predittivi, un nuovo ambiente abitativo, ricreativo e lavorativo – #dmSmartThings
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CULTURA DELLA COLLABORAZIONE

Con Sara Belli interviene a questo punto il primo degli esponenti della PA seduti al nostro tavolo. La direttrice dei progetti di interoperabilità del Comune di Milano spiega che la progettualità finalizzata alla città intelligente e ai suoi sistemi è in effetti “cross” tra diverse direzioni di riferimento. Le politiche del lavoro, per esempio, si occupano anche di aspetti come il coworking o i progetti Horizon 2020 che hanno come obiettivo il miglioramento della mobilità attraverso servizi che possano ottimizzare, anche grazie alla sensoristica IoT, gli spostamenti nell’area urbana. La direzione sistemi per la smart city lavora con quella preposta all’urbanistica in progetti come Sharing City, che investe la zona sud di Milano, finora esclusa da servizi di successo come il bike sharing, ma che negli ultimi anni – afferma la Belli – «ha visto molti interventi anche in collaborazione con privati come la Fondazione Prada. Lo scopo è creare un ambito territoriale «dove poter misurare parametri come l’inquinamento, o la facilità di spostamento, anche come base per la successiva riqualificazione di aree ed edifici». Un altro progetto è Synchronicity, inserito in un contesto di collaborazione europea e finalizzato, anche qui attraverso l’IoT, a rilevare i comportamenti dei cittadini-utenti in modo da premiare i più virtuosi, promuovere la partecipazione delle piccole imprese attraverso bandi in “open call” (per esempio per la realizzazione di un navigatore multimodale), lo sviluppo di sistemi di supporto decisionale alla definizione dei tragitti più indicati per le piste ciclabili. Come funziona, organizzativamente, l’intervento di una pluralità di direzioni? «Non sempre è facile dialogare, perché in passato ogni direzione era abituata a operare in modo più verticale e modificare i propri obiettivi in senso orizzontale è complesso» – riconosce Sara Belli. «L’obbligo del raggiungimento di obiettivi su scala europea aiuta, ma deve anche avvenire un cambiamento culturale che porti al rispetto della collaborazione».

Alessandro La Rocca interviene sul tema della mobilità prendendo spunto dalle informazioni rivelate da Daniela Rao di IDC Italia, che osservava un basso livello di investimenti nel comparto del trasporto pubblico locale (TPL). Alessandro La Rocca, che è stato più volte ospite degli incontri di Data Manager, partecipa in questa occasione come direttore generale di Nugo, startup di Gruppo Ferrovie dello Stato. «Il TPL è l’esempio principe di trasporto condiviso e credo debba avere un ruolo fondamentale nella shared mobility» – afferma La Rocca. «Se non è smart – aggiunge il neoresponsabile di Nugo – la mobilità condivisa è difficile. Eppure, è anche una soluzione che consentirebbe di aggredire tematiche come l’inquinamento o l’affollamento delle strade. La nuova società del Gruppo FS punta a risolvere il problema con una piattaforma che consente di spostarsi da una città all’altra e all’interno delle città con unico sistema integrato di bigliettistica. Nata da poco, Nugo punta a integrare un migliaio di operatori TPL diversi, ciascuno con un proprio sistema di tariffazione, per dar vita a un unico brand riconoscibile a livello nazionale. Non è un’impresa agevole, sottolinea La Rocca. «Solo in Emilia Romagna per il TPL su scala regionale abbiamo contato 700 sistemi di tariffazione. Il nostro strumento deve dare parità a tutti i vettori». A dominare – spiega ancora La Rocca – non è il singolo operatore, ma il mezzo pubblico. E il cliente non è il cliente di un operatore, ma una persona che ora è cliente della rete del Comune di Milano, subito dopo di FS, più tardi della rete del Comune di Roma. «Se non diamo a questa persona visibilità su tutto il TPL nell’arco dei suoi spostamenti, molto probabilmente eviterà di utilizzare mezzi condivisi e inquinerà di più».

REINTERMEDIAZIONE SOTTO CONTROLLO

Piattaforme di questo tipo cominciano a partire in Europa e si deve puntare su questo se non si vuole cedere il passo a operatori esterni, come Uber o la stessa Google, che offrono questi ruoli di reintermediatore, ma non sono facilmente controllabili. «La difficoltà non è tecnica, ma risiede nella mancanza di standard» – avverte La Rocca, invitando tutto il settore del TPL a prendere esempio dal trasporto aereo, che ha standardizzato da anni il sistema di scambio dei flussi economici legati alla emissione di biglietti. «L’approccio adottato da Nugo prevede l’espansione e il potenziamento di sistemi come il GTFS (General Transit Feed Specification), oggi limitato alla messa a fattor comune delle informazioni sugli orari delle linee TPL. Prima o poi – conclude La Rocca – sarà necessario far sedere tutti gli operatori intorno a un tavolo per standardizzare tutte le informazioni che servono a gestire un unico cliente». Torniamo però al modo in cui le grandi pubbliche amministrazioni locali affrontano il tema della città intelligente. Genova, come Milano, ha una lunga familiarità con i progetti coordinati e finanziati a livello Europeo, ma come racconta Paolo Castiglieri della direzione pianficazione strategica, smart city, innovazione d’impresa e statistica del Comune di Genova, è stata costituita una associazione che riunisce il Comune e un centinaio di stake holders di imprese private. «La finalità è discutere e affrontare le problematiche legate alla “smartitudine” della città e del territorio» – sottolinea Castiglieri, che al tavolo presenta un caso particolare già affrontato nei nostri incontri: il complesso progetto di un acceleratore di impresa per startup innovative che ha percorso un lungo iter interno, dovuto alla necessità di coordinare figure e competenze diverse, dall’energy manager del Comune di Genova alla direzione patrimonio urbano che ha curato gli aspetti della riqualificazione delle strutture che ospiteranno l’iniziativa, sostenuta da un partner tecnologico esterno. «Un’attenzione fondamentale per quanto concerne le municipalità è cercare di mettere a fattor comune interessi prioritari su cui coinvolgere i partner, interrogarsi sulle criticità, i modelli di business e soprattutto la sostenibilità dei progetti nel tempo» – spiega Castiglieri, che prosegue osservando come i casi di studio segnalati in Europa non sempre bastano a replicare a livello locale le storie di successo. «Il nostro scopo deve essere quello di sviluppare progetti con alto contenuto innovativo, sfruttando questi “dimostratori” per fare da stimolo al tessuto imprenditoriale locale». Uno stimolo anche a livello normativo, conclude il dirigente genovese, sottolineando il ruolo sempre più critico delle aree urbane: «Per la prima volta, la Commissione europea ha cominciato a stornare fondi un tempo concessi solo su scala regionale per assegnarli direttamente alle municipalità. Il dovere della PA è evidenziare ed eventualmente rimuovere i colli di bottiglia regolamentari che portano a situazioni di inadeguatezza, ma anche imporre uno svecchiamento interno, attraverso una formazione che stimoli i dipendenti pubblici a prendere coscienza delle tecnologie dell’innovazione».


L’IoT come fattore abilitante dei futuri modelli di urbanizzazione e piattaforma di servizio diretta alla crescita economica e alla qualità di vita di cittadini e visitatori – #dmSmartThings
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SICUREZZA, BENE PUBBLICO E TRASVERSALE

Sara Belli del Comune di Milano interviene a questo punto a proposito della questione normativa, osservando come uno dei temi più caldi e fondamentali della smart city, la possibilità di incrociare dati di diversa natura, anche in ordine al comportamento delle persone, diventa più complicato da affrontare alla luce di normative come il GDPR. Una prima risposta arriva da Sirio Magliocca, amministratore delegato di Motorola Solutions Italia, specializzata in sistemi di telecomunicazione mission critical. «Il successo dell’IoT, della interconnettività tra enti e sistemi tecnologici dipenderà da come saremo in grado di eliminare ogni tipo di barriera. Il problema non sta nei dati che posso raccogliere, ma nella necessità di gestirli correttamente e proteggerli». Per questo il concetto di public safety è così importante e trasversale, sottolinea Magliocca, precisando che Motorola Solutions investe sulla sicurezza e sull’integrazione, sul dialogo tra sistemi, edifici, forze di pronto intervento, con un occhio particolare alle capacità offerte dalla quinta generazione di comunicazioni mobili. «Stiamo parlano di una città che fa scattare il semaforo sul verde al passaggio dell’ambulanza, dove ospedali e forze dell’ordine possono scambiarsi informazioni in modo seamless. Per passare dalla teoria al pratica dobbiamo affrontare e risolvere i problemi di natura organizzativa, in modo da rendere tutto interconnesso e interoperabile sulla base di standard condivisi».

Sul fondamentale aspetto della protezione dei dati e della privacy interviene anche Enzo Maria Tieghi, membro del comitato tecnico scientifico di CLUSIT e navigato esperto della sicurezza delle infrastrutture degli impianti industriali. «La riservatezza che il GDPR ci chiama a rispettare non deve farci dimenticare che per i servizi della smart city la disponibilità e l’integrità dei dati sono altrettanto importanti e forse vengono prima, perché senza elettricità la città non può funzionare, senza elettricità non funzionano i computer che d’altra parte mi servono per garantire energia e sistemi di comunicazione in un rapporto di totale interdipendenza». Tieghi si sofferma anche sul tema dell’integrità, avvertendo come ogni punto reso smart, un semaforo, un lampione intelligente trasformato in hot-spot Wi-Fi, può diventare fonte di attacchi e perdita di controllo. Purtroppo, è questa – conclude l’esperto di CLUSIT – la pesante eredità dell’interconnessione, dove la presenza di più operatori può determinare conflitti regolamentari. «Il primo punto è far capire alle persone che esistono questi problemi di sicurezza, fare molto training ed evitare approcci a macchia di leopardo: no, alla sicurezza fatta di arcipelaghi».

NON SOLO METROPOLI

Uno degli operatori coinvolti nel complicato mosaico delle smart city è Engie, che al tavolo viene rappresentato da Hubert Dusausoy, sales development & innovation manager. Engie, brand nato in Francia dalla fusione di Gaz de France e Suez, offre servizi di trasformazione delle reti di distribuzione di gas ed energia e secondo Dusausoy in Italia si sta concentrando soprattutto sulle aree urbane di medie dimensioni, dove ci sono carenze di natura tecnica e procedurale. «In centri di 10mila abitanti, esistono fondi europei che potrebbero coprire a fondo perduto l’80% degli investimenti smart fino a 5 milioni, ma lo sanno pochi» – afferma il manager di Engie. «Fare in Italia quello che abbiamo realizzato a Nizza, trasformando la rete di illuminazione in un sistema decisionale per la mobilità e la sicurezza, implicherebbe uno sforzo di educazione sia sulle procedure sia sull’integrazione». In Italia – conclude Dusausoy – «spesso mancano i dati che alimentano le applicazioni rendendole più efficaci». Nella definizione di Engie, le navi di Grandi Navi Veloci si possono considerare città di media grandezza e Paolo Beatini, CIO della società di trasporti marittimi ragiona in modo molto simile ai suoi colleghi dei comuni di Genova e Milano. Da questo punto di vista, i sistemi di controllo e automazione a bordo delle navi, affidati a società come ABB e Rolls-Royce e ai data center di bordo, sono relativamente facili da affrontare («a parte i costi elevati della comunicazione satellitare» – riconosce Beatini). Il punto di discussione riguarda il momento in cui le navi GNV attraccano nei porti di riferimento delle rotte passeggeri e merci. «Per una serie di tematiche come l’ottimizzazione e il risparmio energetico, o la gestione delle merci, sono in atto progetti europei come Marebonus» – spiega Beatini. «Ma il vero problema è migliorare l’accessibilità alle aree portuali, specialmente nelle città storiche. Aree in cui si mescolano vacanzieri e mezzi di trasporto in una complessa promiscuità, che avrebbe molto bisogno di servizi avanzati. Per questo però dobbiamo migliorare l’integrazione tra strumenti che esistono già e le interfacce tra le varie autorità che insistono su un porto».


La smart city al centro della Data Economy e della Passenger Economy. La città non è un contenitore, ma diventa una piattaforma di servizi. IoT e 5G, legati a doppio filo – #dmSmartThings
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RETI PROTETTE PER LA SANITÀ

Un analogo livello di integrazione e dialogo è l’obiettivo di Lombardia Informatica. «Con 1.500 servizi e 700 applicazioni erogate, i 470 dipendenti di Lombardia Informatica contribuiscono tra l’altro a generare, attraverso le gare, un mercato di 170 milioni di euro all’anno, di ulteriori servizi IT» – afferma Giorgio Caielli, presidente della digital company di Regione Lombardia, che sottolinea l’ambizione dell’azienda di trasformarsi in un polo strategico per l’Agenzia per l’Italia Digitale, «aggregando tutte le iniziative afferenti alla Lombardia per conto delle amministrazioni che non hanno capacità gestionale, per imporre standard di riferimento e poter colloquiare, o anche per offrire, i servizi per conto di comuni molto piccoli». Caielli non dimentica però il ruolo di Lombardia Informatica nei confronti delle grandi città e dei servizi ospedalieri: tante attività che pongono l’azienda in una posizione unica anche come data repository. «Custodiamo dati su 10 milioni di abitanti che ricevono assistenza sanitaria da vent’anni. Si tratta di informazioni alle quali si aggiungono quelle riguardanti l’agricoltura, la protezione civile, le emergenze sanitarie». Su questi dati Lombardia Informatica sviluppa app per la prenotazione dei servizi. «Tra le aree di investimento identificate da IDC, mancano i servizi innovativi per la salute. Ricordiamoci che investire in innovazione rende più sostenibile anche la gestione delle persone che invecchiano». Caielli auspica lo sviluppo di una cultura della sicurezza by design «che ancora non c’è». E in controtendenza sostiene la necessità di «creare intranet chiuse e gestite per assicurare i servizi in comparti critici come gli ospedali». Anche utilizzando servizi in cloud, domanda Enzo Tieghi di CLUSIT? «Conta soprattutto come vengono definiti i confini del servizio» – risponde il presidente di Lombardia Informatica. «E contano gli aspetti della fisicità del dato, della connettività col data center, per evitare troppi passaggi e assicurare le condizioni di cifratura e sicurezza. Anzi, con la capacità computazionale e Big Data, le nostre competenza guadagnano valore nei mercati».

Il luogo che Fabio Degli Esposti, CIO di SEAAeroporti di Milano, è chiamato a immaginare si chiama già “aerotropoli”, una vera e propria smart city inserita in una smart city dai confini più estesi. «I miei obiettivi iniziali in SEA – esordisce il responsabile IT degli aeroporti milanesi – consisteva nel garantire ai passeggeri un percorso ottimale dal gate di accesso al gate di uscita. Oggi, parliamo di un sistema integrato che segue lo stesso passeggero nel percorso home-to-home». Due sono le aree di intervento per Degli Esposti. Una riguarda ancora il passenger engagement nella sua navigazione interna alla aerostazione, un tracciato supportato da applicazioni che in passato erano inconcepibili, ma che oggi riescono a essere anche una fonte di paradossi. «Sul telefonino posso disporre persino del mio titolo di viaggio, ma il personale al gate è ancora costretto a verificare la mia carta di identità» – osserva perplesso Degli Esposti. «L’altra area di intervento attinge all’enorme patrimonio di dati che riguardano una infrastruttura complessa e possono essere trasformati in efficientamento, automazione e risparmio».

E GLI SMART CITIZEN?

Come affrontare tutto questo, rispettando in ambito aeroportuale un vincolo di sicurezza che innovazioni come l’IoT rendono semmai più complessa da garantire? «Il paradigma da applicare – risponde Degli Esposti – riguarda il concetto degli ecosistemi: gestire l’interscambio tra ecosistemi con metodologie EDI. In questo senso, l’esperienza maturata con Expo Milano 2015 è stata fondamentale. Le modalità che ci consentono di interscambiare i dati tra passeggeri e stakeholder nelle varie realtà industriali sono il presupposto di processi come quelli messi in atto dalla nuova piattaforma NewGo del Gruppo FS. «In pratica – sintetizza alla fine Degli Esposti – se vuoi essere digitale fuori devi esserlo soprattutto dentro. Noi parliamo di smart city, ma dovremmo piuttosto parlare di smart citizen, e in questo senso la parola d’ordine è awareness. E l’intelligenza artificiale sta “invecchiando” con noi, siamo tutti più svegli ma non è detto che tutti siamo finalizzati all’uso delle tecnologie. Il mio problema è fare in modo che anche il passeggero a mobilità ridotta a causa dell’artrite possa interagire con lo smartphone e l’ambiente smart».


Parole chiave: sostenibilità e resilienza. Energia, Trasporti, Sanità sono i gangli vitali della trasformazione della città dove si registrano gli investimenti maggiori – #dmSmartThings
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La discussione ha fatto emergere – insieme all’esigenza dell’integrazione, della collaborazione e di una maggiore consapevolezza delle opportunità createsi con l’avvento di tecnologie come l’IoT e il 5G – la centralità del dato da aggregare e trasformare in informazioni, ottimizzazione e servizi come ha spiegato Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply. «In Data Reply siamo innovatori per DNA e a volte guardiamo avanti troppo velocemente e fatichiamo a vedere certi ostacoli» – riconosce Ardossi. «Ma al netto delle problematiche emerse, la smart city resta un generatore di dati e la mia natura è cercare di capire come utilizzarli». Ardossi afferma di essere rimasto affascinato da esempi come quello fornito da Riccardo Gini a proposito di alberi e tag RFID, ma come trovare le risorse finanziarie per sfruttare questi patrimoni informativi? «Mi vengono in mente applicazioni come i Pokemon Go, piattaforme ludiche attraverso cui scoprire luoghi poco conosciuti della città, o un tamagotchi che ti permette di far crescere il tuo albero». Ardossi conclude con un rimando alla forza dell’immaginazione e al presupposto fondamentale dei protocolli condivisi necessari per incentivare la creazione e il riuso dei dati. «Dobbiamo fare in modo che la città diventi un fattore abilitante di una miriade di azioni».


Le videointerviste ai protagonisti

IoT e Smart City: videointervista a Fabio Ardossi, Associate Partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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IoT e Smart City: videointervista a Sirio Magliocca, AD di Motorola Solutions


videointervista a Sirio Magliocca, Motorola Solutions
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Lo smart digital ecosystem decolla negli aeroporti di Milano grazie ad Axway https://www.datamanager.it/2017/12/lo-smart-digital-ecosystem-decolla-negli-aeroporti-milano-grazie-ad-axway/ Fri, 01 Dec 2017 14:28:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136690 SEA sceglie la piattaforma AMPLIFY di Axway per promuovere lo sviluppo agile e generare una customer experience network, supportando nuovi paradigmi di sviluppo e interazione con le compagnie, i passeggeri, i partner e gli altri attori dell’ecosistema aeroporto Axway, a catalyst for transformation, ha annunciato che SEA (Società Esercizi Aeroportuali), il Gruppo che gestisce gli aeroporti […]

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SEA sceglie la piattaforma AMPLIFY di Axway per promuovere lo sviluppo agile e generare una customer experience network, supportando nuovi paradigmi di sviluppo e interazione con le compagnie, i passeggeri, i partner e gli altri attori dell’ecosistema aeroporto

Axway, a catalyst for transformation, ha annunciato che SEA (Società Esercizi Aeroportuali), il Gruppo che gestisce gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate, tra i primi 10 gestori aeroportuali in Europa per volume di traffico merci e passeggeri, ha scelto la soluzione di API Management di Axway, parte della piattaforma Axway AMPLIFY per poter sviluppare nuove applicazioni e servizi in modo rapido ed efficiente, riducendo il time-to-market e promuovendo il miglioramento della customer experience e la realizzazione di un nuovo ecosistema di condivisione delle informazioni all’interno della propria organizzazione e con i partner esterni, quello che Axway chiama Customer Experience Networks.

Il gruppo SEA è caratterizzato da un’infrastruttura molto complessa, che vede coesistere accanto ai sistemi gestionali e amministrativi tradizionali numerose applicazioni di business e operative, necessarie alla gestione dell’attività aeroportuale, nuove app dedicate al mondo dei servizi ai passeggeri e dell’e-commerce e altrettanto numerose applicazioni offerte dalle terze parti. Tutti questi elementi si basano sull’API Management di Axway e possono interfacciarsi con il sistema di SEA.

Per cogliere nuove opportunità di business, SEA ha scelto la piattaforma Axway AMPLIFY per ripensare lo sviluppo e la realizzazione delle app secondo un paradigma nuovo. SEA ha implementato con successo e in tempi molto brevi la soluzione di API Management di Axway, che ha dimostrando una notevole capacità di entrare a far parte del sistema SEA senza stravolgere le applicazioni che già vi operavano. Con il supporto di Axway, SEA stima di ridurre di oltre il 30% i costi legati all’implementazione e alla manutenzione delle applicazioni che verranno gestite, reingegnerizzate o sviluppate da zero. Un ulteriore beneficio della piattaforma Axway è rappresentato dalla funzione di monitoraggio che costituirà garanzia ulteriore del buon funzionamento dei servizi informatizzati in termini di efficienza e performance.

La ricerca continua per aumentare il numero dei vettori, dei voli o delle merci in Europa rappresenta sempre più un elemento di crescita che comunque, da alcuni anni, sta vedendo anche uno spostamento della propria attenzione in modo progressivo dal mondo aeronautico classico a quello dei servizi digitali e del retail. In questo contesto, SEA pone una forte attenzione ai progetti di digital transformation con l’obiettivo di garantire sempre la massima efficienza e funzionalità, mettendo a disposizione le soluzioni tecnologiche più all’avanguardia e migliorando la qualità del tempo speso in aeroporto e i servizi a disposizione dei viaggiatori.

“Abbiamo scelto di adottare la piattaforma AMPLIFY di Axway in quando in grado di rispondere alle esigenze complesse di SEA. Crediamo profondamente nel paradigma delle API quale approccio che consenta nel futuro di ottenere un time to market efficace e la resilienza che serve alla nostra infrastruttura”, spiega Fabio Degli Esposti, Direttore ICT di SEA. “La piattaforma AMPLIFY di Axway, con la sua flessibilità e capacità di estensione, ci ha permesso di ‘cambiare pelle’ e si è dimostrata una scelta tecnologica e architetturale coerente con i prossimi futuri standard di sviluppo delle applicazioni”.

“Siamo orgogliosi che SEA abbia scelto la nostra piattaforma di API Management per accompagnarla nella propria evoluzione digitale. Si tratta di un settore estremamente complesso e articolato che vede operare un gran numero di attori e partner e credo che le abilità di Axway nel promuovere lo sviluppo agile e connettere dati provenienti da qualsiasi luogo si riveleranno fattori importanti anche in futuro per supportare i nuovi modelli di SEA e promuovere un ecosistema digitale aeroportuale innovativo”, ha affermato Giulio Ballarini, Country Manager per l’Italia di Axway.

Per il prossimo futuro SEA sta perseguendo un obiettivo ambizioso, un progetto di smart digital ecosystem denominato SEA020. In questa iniziativa SEA è supportata da Cefriel, centro di eccellenza ICT del Politecnico di Milano, che si sta occupando della definizione degli aspetti organizzativi e di processo per la governance operativa dell’ecosistema e degli approcci per il costante onboarding di nuovi interlocutori.

L’aeroporto diventa così un vero ecosistema digitale grazie al quale è possibile scambiare, secondo regole predefinite, informazioni non solo tra i diversi attori interni ma interagendo in modo ampio con l’intero sistema territoriale, raccogliendo informazioni provenienti dal mondo esterno – regione, ente turistico, aziende di mobilità, vettori, territorio, alberghi, e altri.  Axway sarà ancora una volta accanto a SEA per promuovere tale trasformazione.

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Cloud tra perplessità e concretezza https://www.datamanager.it/2015/04/cloud-tra-perplessita-e-concretezza/ Thu, 16 Apr 2015 08:12:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73055 Aziende utenti e fornitori tornano a sedersi alle tavole rotonde che Data Manager organizza in collaborazione con UniCredit Business Integrated Solutions. Per parlare della “terza piattaforma” e rispondere a una serie di domande esistenziali su passato, presente e futuro del cloud computing Il processo di profonda trasformazione tecnologica che ha avuto inizio con la virtualizzazione […]

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Aziende utenti e fornitori tornano a sedersi alle tavole rotonde che Data Manager organizza in collaborazione con UniCredit Business Integrated Solutions. Per parlare della “terza piattaforma” e rispondere a una serie di domande esistenziali su passato, presente e futuro del cloud computing

Il processo di profonda trasformazione tecnologica che ha avuto inizio con la virtualizzazione delle risorse fisiche di elaborazione grazie ai diversi motori, altrimenti detti “hypervisor”, ha avuto le ripercussioni desiderate in termini di crescita e trasformazione del business oltre che dal punto di vista della razionalizzazione e della riduzione dei costi? La sigla “SD” che i fornitori appongono a ciascuna delle grandi categorie di prodotto e applicazione dell’IT, dal data center, allo storage, fino alla stessa rete fatta di cavi e sistemi di instradamento, vale anche per la software defined company e i suoi processi? E come si ripercuote tutto questo cambiamento sulle tradizionali gerarchie dell’IT aziendale, sulle figure chiamate a promuovere e allocare gli investimenti, sui ruoli dirigenziali e intermedi effettivamente coinvolti nel governo, oltre che nell’utilizzo pratico delle nuove soluzioni disponibili attraverso la galassia del cloud? Siamo da sempre abituati a tener conto del naturale divario tra l’ICT professionale descritta dal linguaggio ottimista dei vendor di tecnologie e la realtà implementativa di qualsiasi soluzione, necessariamente immersa in un concreto sistema di vincoli di natura tecnica, culturale e di budget.


#DMCloudtalk #UniCredit Business Integrated Solutions Una governance a più mani
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La narrazione del cloud computing sconta se possibile un gap ulteriore: quello che si gioca sulla promessa di cambiamento nelle aziende e nei settori che decidono di abbracciare in pieno i suoi paradigmi. Forse, per la prima volta, la tecnologia non si ferma ai tradizionali aspetti dell’efficientamento e della riduzione dei costi per cercare le sue leve motivazionali. Molto più della virtualizzazione, con la sua forte “proposition” sul piano della ottimizzazione delle risorse hardware, o della prima fase dell’outsourcing, capace di spostare l’attenzione dall’investimento a una più appetibile spesa “a consumo”, il cloud computing si pone come agente di trasformazione e creazione di nuove opportunità. E non è una promessa vuota: Internet ha dimostrato che la tecnologia rende possibile un’economia che prima di Internet era semplicemente inconcepibile. Il problema è che non è più una mera questione di upgrade infrastrutturale, come era in passato. La filosofia del cloud computing implica una capacità di trasformazione molto più radicale e sfidante, perché in linea di principio deve coinvolgere in modo molto più capillare tutti gli elementi di una organizzazione, assumendo addirittura come una delle caratteristiche fondanti la cosiddetta “consumerizzazione” dell’ICT: la spinta ad adottare dispositivi e applicazioni tipiche ormai dell’elettronica digitale di consumo, rinunciando in parte al controllo che i responsabili tecnologici aziendali esercitavano su infrastrutture e terminali end user rigorosamente selezionati prima di essere – come ancora si dice in gergo – “messi in produzione”.


#DMCloudtalk Cloud: più della virtualizzazione, meglio dell’outsourcing
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Rottura o evoluzione dell’outsourcing?

Ancora una volta Data Manager ha chiamato le aziende a discutere sullo stato di avanzamento del cloud computing in Italia, i suoi vantaggi per la competitività delle imprese e più in generale per la nostra economia e le difficoltà che a quanto affermano gli analisti, ostacolano la sua diffusione rispetto ad altre nazioni europee. Un gruppo di qualificati rappresentanti del mondo della domanda, insieme a due sponsor tecnologici della nostra iniziativa e al partner IDC Italia, si è seduto intorno alla tavola rotonda – ospitata nella prestigiosa sede di UniCredit nella Torre A del nuovo quartier generale del gruppo bancario in piazza Gae Aulenti, a Milano – per intervenire su una serie di tematiche generali, suggerite ai nostri interlocutori più per fungere da stimolo che per sollecitare una risposta diretta. Ai partecipanti abbiamo chiesto per esempio quali fossero gli elementi di novità rispetto a una tecnologia che affonda le sue radici in concetti non del tutto nuovi, come l’astrazione dai livelli hardware o le stesse modalità dell’outsourcing.


#DMCloudtalk Il cloud computing si pone come agente di trasformazione
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Ma la curiosità del cronista verteva anche su come le aziende riescono oggi ad affrontare la trasformazione del cloud garantendo al contempo l’erogazione di servizi già consolidati, o su quali progetti di “cloudizzazione” rappresentassero lo stato dell’arte della tecnologia nelle rispettive imprese. Si è cercato anche di parlare di costi e benefici, di ostacoli e conseguenze della trasformazione a livello organizzativo, senza mancare di coinvolgere nel dibattito i fornitori presenti per affrontare un’altra tematica distintiva del cloud: il ruolo molto diverso che i provider di apparati, applicazioni, servizi tendono ad assumere al di là dei tradizionali meccanismi di definizione dell’offerta e decisione di acquisto. È vero, ci siamo chiesti, che la relazione tra chi vende e chi utilizza le tecnologie richiede molta più conoscenza dei processi interni, addirittura una maggiore “intimità” con il cliente?


#DMCloudtalk Cloud: rottura o evoluzione dell’outsourcing?
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La tavola rotonda dedicata al cloud computing, che come vedremo ha visto la partecipazione di otto aziende in rappresentanza di altrettanti settori di industria, si qualifica ulteriormente per la presenza di due importanti vendor attivi nei settori dello storage, con NetApp, e nei sistemi di alimentazione e condizionamento dei data center, Schneider Electric. L’incontro ha potuto inoltre avvalersi di una introduzione analitica curata da IDC Italia con Fabio Rizzotto, senior research and consulting director, che ha subito rilevato come il nostro mercato continui a mostrare qualche ritrosia nel pensare ai cambiamenti legati al cloud come a un autentico motore di rinnovamento ed espansione del business. «Questo paradigma – ha sottolineato Rizzotto – può essere invece concretamente a supporto della trasformazione. La terza piattaforma basata sui quattro pilastri del cloud, della mobilità, di Big Data e dei suoi strumenti analitici e degli aspetti social della tecnologia e dei contenuti, sta già dando vita a un ambiente interconnesso su cui costruire qualcosa di completamente nuovo».

La pervasiva digitalizzazione, per esempio in ambito editoriale – ha specificato Rizzotto – si riflette nelle nuove opportunità, non solo in contesti tipicamente orientati al servizio, come il finance, ma anche dove si producono o si movimentano prodotti fisici. «Con l’avvento della Internet delle Cose (IoT) e la possibilità di connettere alla rete oggetti in passato privi di intelligenza, tutto, in questo senso, può diventare più smart, energia, trasporti, manifatturiero» – ha detto Rizzotto, facendo osservare come il cloud può essere un formidabile collante per favorire e mettere a valore la convergenza e il dialogo tra sistemi e processi un tempo isolati tra loro.


#DMCloudtalk Tutta l’Europa è nel cloud. E l’Italia? @IDCItaly
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IDC: tutta l’Europa è nel cloud. E l’Italia?

I numeri confermano che la rivoluzione è già in atto in Europa, dove – ha precisato Rizzotto – il 55% delle aziende nell’ultimo anno ha avviato progetti di riorganizzazione dell’IT e dove una azienda su due ha creato una apposita struttura dedicata all’innovazione, affidandone la responsabilità a manager incaricati di riaggregare e sviluppare nuove competenze. Il chief information officer del futuro – si è chiesto Rizzotto – sarà l’interfaccia privilegiata nella gestione di questi nuovi servizi? Se è vero che l’80% delle aziende mondiali ritiene che da qui a cinque anni almeno il 50% degli ambienti informatici potrà essere considerato “cloudizzato” – secondo l’European CloudTrack Survey di IDC – il 97% delle aziende europee «è coinvolto a vari livelli nel cloud, dalla fase esplorativa fino all’adozione di modelli public, private o hybrid». In Italia, quattro aziende su dieci dicono di utilizzare già servizi cloud e un’analoga percentuale sostiene di essere interessata a fare “bundling” di soluzioni cloud. La motivazione, precisa il capo analista di IDC, è molto forte: «Al di là di risparmio e razionalizzazione, il 39% di aziende dichiara che l’adozione dei servizi cloud ha determinato un aumento del fatturato».

 

 


#DMCloudtalk @IDCItaly : In Italia, 4 aziende su 10 utilizzano già servizi cloud
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Tra i fattori che ancora rallentano l’adozione ancora più spinta – in una nazione che secondo IDC si trova ancora in massima parte concentrata sulla prima fase del cloud (quella orientata all’esplorazione delle opportunità legate soprattutto al Software as a Service) – Rizzotto cita ovviamente la questione della sicurezza e della ownership dei dati. «Tanti continuano a essere gli interrogativi sulla privacy dei clienti e sulla localizzazione e la disponibilità dei dati, ma se i freni sono rimasti immutati, molti sono i miglioramenti e le risposte che arrivano dai provider. A livello europeo, è in arrivo una nuova normativa ma già a livello di contrattualistica si cominciano a rilevare specificità su cui sviluppare sempre maggior consapevolezza». Certezze che sicuramente porteranno al diffondersi di uno spettro di più soluzioni cloud racchiuse tra i due estremi dell’infrastruttura completamente di proprietà e autogestita, ai cloud in modalità “hosted” o comunque su infrastruttura pubblica. In mezzo, a questi due estremi, si colloca la visione di un cloud “ibrido”, dove la componente di risorse infrastrutturali e Paas, può essere dinamicamente allocata tra un substrato privato e uno o più provider pubblici.


#DMCloudtalk @IDCItaly : in Italia sicurezza e ownership dei dati ancora fattori critici
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UniCredit Business Integrated Solutions: una governance a più mani

Finanziamento e governance sono stati gli ultimi due punti affrontati nell’introduzione di Rizzotto. Da chi arrivano le risorse economiche a supporto della trasformazione? E soprattutto, chi deve governare i progetti di rinnovamento e il successivo esercizio della infrastruttura di nuova generazione? La natura più pervasiva delle infrastrutture cloud così come esse sono percepite dall’organizzazione aziendale emerge dall’analisi delle modalità di finanziamento dei progetti. Nella partita tra funzioni tipicamente IT e peso delle diverse Line of Business, pesano ancora per due terzi i progetti finanziati con fondi “solo IT” o con contributo minoritario da parte del budget normalmente destinato al business. Ma un progetto cloud su tre oggi rappresenta una voce di spesa legata al business, o con contributo minoritario da parte del budget IT e questo viene interpretato come un importante sintomo di evoluzione culturale. Analogamente, cresce la “contaminazione” tra chi, in azienda, deve governare i diversi fenomeni. Predomina tra i CIO, la sensazione che il valore delle risorse e delle tecnologie IT per lo sviluppo di nuove iniziative sarà più importante rispetto al passato ed è sempre più netta l’opinione per cui IT e funzioni di business devono lavorare insieme nel delineare nuove regole e modalità di discussione e implementazione dell’IT, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente l’innovazione dell’azienda attraverso le tecnologie.


#DMCloudtalk @IDCItaly : in Italia le imprese ferme alla prima fase SaaS
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Pierangelo Mortara, executive vice president & deputy general manager di UniCredit Business Integrated Solutions, insourcer tecnologico globale di UniCredit, ha aperto ufficialmente la discussione, sottolineando proprio il carattere ormai pervasivo della digitalizzazione in virtù del quale – ha affermato Mortara – «l’IT non è un motore di trasformazione esclusivo. In UniCredit Business Integrated Solutions ci sono per esempio specifiche strutture addette a una forma di pensiero laterale». Secondo Mortara, non può esistere una risposta, un modello di governo specifico per il proprio settore: il discorso ormai è cross-industry e quando si parla di cloud computing, che è anche uno degli obiettivi della joint-venture tra UniCredit e IBM avviata due anni fa per l’ottimizzazione della gestione dell’infrastruttura, questa modalità di erogazione è solo l’estrema evoluzione di una spinta verso una digitalizzazione della realtà dei servizi bancari. Un settore che davvero deve diventare sempre più “software defined”. «La prima motivazione del cloud non è il costo – ha spiegato Mortara – ma il bisogno di agilità». Questa flessibilità dell’infrastruttura e nell’ecosistema di applicazioni e servizi è fondamentale per accelerare i tempi di dispiegamento di prodotti che a loro volta non vengono concepiti e fatti calare dall’alto, come avveniva in passato. Ma nascono da una relazione a due vie con i clienti di una grande banca retail attiva in molteplici geografie.

Dalle parole di Mortara si avverte che la specificità del cloud implementato in ambito finanziario investe più direttamente la distinzione tra articolazioni privata, pubblica e ibrida della tecnologia. «È ancora difficile per esempio distinguere tra “private cloud” e forme evolute di outsourcing – ha detto a un certo punto il general manager di UniCredit Business Integrated Solutions – e sul piano contrattuale non vedo particolari differenze. Mentre a proposito di public cloud, possiamo fare poco a causa dei forti vincoli a livello di compliance». Rimane però la convinzione che sul piano della sicurezza e dell’affidabilità, una soluzione “hosted”, pur essendo più complessa, «si dimostra paradossalmente più sicura, meglio affidarsi a un partner solido piuttosto che attrezzarsi da soli».


#DMCloudtalk Massimo Rosso #RAI: digital mindset per la digital company
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Cloud, tutto quello che devi sapere per essere agile come una startup

 

 

RAI: digital mindset per la digital company

Dall’intervento di Massimo Rosso, ICT director di Rai – Radio Televisione Italiana, è emerso subito il peso diverso che la tecnologia può avere su una media company. Se il suo collega Mortara ha preferito considerare il cloud in un’ottica evolutiva, Rosso ha guardato al cloud come fattore di radicale trasformazione. «I paradigmi della terza piattaforma cambiano i paradigmi complessivi di un’azienda come la Rai e non è più il dipartimento IT ad avere in mano le leve di controllo: i ruoli dell’IT devono parlare lo stesso linguaggio del business». In passato – ha detto Rosso – la Rai era una tipica azienda di prodotto, i suoi programmi venivano confezionati con una mentalità molto industriale. «Oggi, il Festival di Sanremo è disponibile 24 ore su 24 e genera mille tweet al minuto. Il social ha abbassato notevolmente il target d’età della manifestazione ed è uno strumento che non abbiamo mai avuto». Nel suo ruolo di responsabile IT, Rosso ha rilevato che per abilitare tutto questo è stato necessario portare al Teatro Ariston una banda cinque volte superiore rispetto alle normali coperture garantite dagli operatori: sono questi gli scenari da affrontare per rendere possibile una digitalizzazione che trasforma processi e prodotti. «Il nostro problema è acquisire un vero digital mindset, tendiamo ancora a ragionare in modo troppo “analogico”».


#DMCloudtalk Enrico Aramini, #Pasta Zara: rivoluzione per la forza vendita
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Pasta Zara: rivoluzione per la forza vendita

Esperienza opposta quella di Enrico Aramini, Cio di Pasta Zara, una interessante realtà produttiva veneta che oggi è il secondo produttore nazionale – e il primo esportatore – di pasta alimentare. Sul tema dell’informatica a due velocità, Aramini ha riconosciuto la necessità di dislocare una parte dell’IT a livello locale per dare continuità alla produzione, con maggiore focalizzazione sugli aspetti dell’industrializzazione dei processi e della sicurezza. «Sul versante vendite, invece, la cloudizzazione è già avvenuta, almeno con servizi tipici della consumerization come Dropbox o Evernote. Di fatto, i nostri venditori, ovunque si rechino, non devono più portarsi dietro alcuna documentazione. «Quanto alla difficoltà di accettare il cloud – ha spiegato Aramini – penso che seguirà lo stesso percorso delle reti virtuali su infrastrutture pubbliche: ci fideremo così come ci siamo fidati delle Vpn altrui».


#DMCloudtalk Alessandro Galaverna #Cementir_Holding : Fare un salto culturale
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Cementir Holding: fare un salto culturale

Provocatoria e molto personale la posizione di Alessandro Galaverna, CIO e CDO di Cementir Holding, il gruppo leader sui materiali per costruzione. Secondo lui, è fondamentale saper distinguere tra digitalizzazione e automazione: non sono affatto la stessa cosa. «Il salto, a livello di change management, è riuscire a far capire che se oggi produco un chilo di pasta o una tonnellata di cemento devo associare a entrambi un pari volume di dati». Cloud computing, insomma, non vuol dire semplicemente spostare sulla “terza piattaforma” i tradizionali servizi IT, ma mettere in luce gli aspetti digitali dei prodotti, saper collegare, grazie alle tecnologie, l’intera catena dalla domanda alla produzione. Galaverna si è chiesto però se la cultura manageriale italiana – ancora troppo finanziaria a suo parere – non abbia bisogno di una nuova fase di formazione.

 


#DMCloudtalk Andrea Provini #Bracco_Imaging: Più semplice decidere
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Bracco Imaging: più semplice decidere

Tra i più convinti assertori delle metafore del cloud c’è Andrea Provini, global CIO information technology services di Bracco Imaging nonché presidente dell’associazione Aused, che riunisce i responsabili tecnologici di duecento aziende italiane. «Tra outsourcing e cloud la differenza è enorme» – ha spiegato Provini. Il primo è un modo diverso di erogare IT. Con il cloud posso fare a meno del data center o comunque riesco a ridurre, con costi accettabili, ogni rischio di tipo infrastrutturale». La rapidità è un fattore critico, abilitando l’azienda a fruire meglio dell’innovazione. «Il cloud rende le decisioni più indolori: una grande opportunità dal punto di vista del CIO che deve garantire anche continuità di business». Un ostacolo non indifferente sulla strada della digitalizzazione è però l’elevato numero di “persone chiave” delle aziende che sono lontane da quel “mindset digitale” che tutti – o quasi – invocano come un mantra. «Purtroppo la grande maggioranza dei Cio non c’è, nelle aziende. Almeno nel momento in cui si decide di crescere».


#DMCloudtalk Francisco Souto #Alpitour_World : Cloud per tutti i gusti
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Alpitour World: cloud per tutti i gusti

Decisamente d’accordo sulle opportunità di rilancio che il cloud computing offre alla figura del Cio è Francisco Souto, CIO di Alpitour World, l’operatore turistico leader di mercato che ha lanciato diverse iniziative, sia B2B sia B2C, basate su servizi PAAS erogati da provider pubblici. «Se anch’io posso permettermi una provocazione – ha affermato Souto – vorrei dire che la digitalizzazione del business ha sicuramente contribuito a tutelare il ruolo del CIO, che negli ultimi dieci anni, forse proprio a causa di fenomeni come l’outsourcing, ha avuto meno controllo sulle infrastrutture e oggi può tornare ad assumere una duplice funzione di innovazione e guida. Ma esiste il rischio di spersonalizzazione del ruolo tecnico del CIO in un cloud che tende a essere percepito come una informatica fatta di “gusti” «da scegliere come in gelateria» – ha ironizzato il responsabile IT di Alpitour World. «Con i nostri fornitori esterni sigliamo contratti SLA molto complessi, ma non abbiamo dei contratti verso i nostri clienti interni».

NetApp: una legge di gravità per i dati

La centralità dei dati e delle informazioni è il tema che sembra aver più stimolato l’interesse di Roberto Patano, senior manager system engineering dello specialista di storage NetApp. Per chi governa l’orchestrazione dei servizi è fondamentale, precisa Patano, capire come “mobilitare” l’informazione mentre i carichi di lavoro viaggiano tra le loro risorse virtualizzate. «Il dato ha una sua gravità – ha detto Patano – devo sempre poter assicurare un via di ritorno dopo ogni spostamento. La vera agilità dell’infrastruttura consiste proprio nella possibilità di mobilitarla». A questa centralità, si ispirano le soluzioni che NetApp realizza con il preciso obiettivo di offrire visibilità e controllo indipendentemente dalla risorsa, o dal servizio, di storage, ingaggiato al momento. «Tanto più – ha spiegato Patano – in una vision tecnologica in cui è il business a chiedere all’IT come sviluppare nuovo business».

Roberto Patano (NetApp Italia): «Cloud ibrido, senza mai perdere il controllo del dato

 

 

Schneider Electric: la fisica della nuvola

L’intervento di Vincenzo Spagnoletti, director – data center/secure power & IT partners sales di Schneider Electric in Italia, si è basato sull’impegno della sua azienda sul fronte dell’efficientamento energetico del data center, attraverso una offerta che – ha precisato – è rivolta alle aziende ma in questa fase è molto focalizzata sull’assistenza fornita ai grandi provider che erogano servizi cloud, un segmento che rappresenta un terzo del fatturato per il gruppo. «Noi stessi – ha aggiunto Spagnoletti – siamo utilizzatori di questi servizi, almeno per quanto riguarda le nostre squadre di forza vendita, con strumenti social e intranet plasmati sulle loro specifiche esigenze». Dal suo osservatorio, Schneider Electric nota un mercato dei service provider in netta crescita, sintomo di un corrispondente interesse da parte degli acquirenti. «Anche sul territorio italiano assistiamo allo sviluppo di nuovi centri, spesso di dimensioni più piccole, in termini di potenza, rispetto a una prima generazione di strutture che arrivavano a cinque megawatt di potenza assorbita». Anche la fisicità della nuvola, insomma, si sta facendo più capillare per venire incontro alle esigenze della clientela in termini di ownership e localizzazione geografica del dato.

Vincenzo Spagnoletti (Schneider Electric): L ‘infrastuttura convergente. Energia, potenza e automazione

 

 

SEA Aeroporti di Milano: decisamente non una “moda”

Fabio Degli Esposti, CIO di SEA, Aeroporti di Milano è ritornato sulla questione della «concretezza del cloud», affermando di percepire nel cloud un fenomeno molto diverso da una moda. «Penso in particolare a modelli come la Service Oriented Architecture (SOA), che ancora non saprei come interpretare». Questo non significa che i CIO non abbiano avuto modo di sperimentare la virtualizzazione delle risorse hardware fin dall’era dorata dei sistemi mainframe. «L’infrastruttura cloud offre l’opportunità di focalizzarsi davvero sull’applicazione. E se non ci fosse, il CIO sarebbe destinato a restare confinato nella sala macchine». Ma attenzione – ha messo in guardia Degli Esposti – «è sbagliato pensare che questo non sia un problema tecnico. Sento dire che con il cloud, il responsabile marketing supera il CIO sulla destra… È vero solo se il CMO sa anche far girare i computer»! In una situazione di altissima complessità come l’aeroporto, ha proseguito Degli Esposti, le perplessità riguardano meno la sicurezza e l’integrità dei dati e più la disponibilità e la performance, specie considerando le problematiche che affliggono il mercato della connettività in Italia. «Personalmente, considero il cloud come una grandissima opportunità, una volta chiarita la questione dei livelli di performance. La mia azienda ha già affrontato i primi progetti, per esempio, in ambito Sap Hana».


#DMCloudtalk Fabio Degli Esposti #SEA Aeroporti di Milano : Non una “moda”
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Artsana: fattore di cambiamento

Il contributo di Paolo Sassi, group IT director di Artsana Group ha riguardato il settore healthcare, nella sua articolazione retail, che presenta peculiari aspetti di affinità con quello che ha detto Pierangelo Mortara di UniCredit Business Integrated Solutions nel suo intervento. «Come nel banking, anche noi – ha spiegato Sassi – siamo molto regolati. Altrove c’è più liberà nell’introdurre innovazione di business. E la virtualizzazione dell’infrastruttura rappresenta un forte elemento di continuità». Per esempio, Artsana, già da tempo ha esternalizzato per intero il proprio data center. «Con l’arrivo del cloud, le sue prime declinazioni ci sono sembrate molto simili, ma oggi lo percepiamo come un fenomeno molto diverso, sui tre livelli del controllo, servizi e opportunità». Non si tratta più di esternalizzare una componente tecnologica – ha detto Sassi: «Il cloud permette di introdurre cambiamenti, fare sviluppo e soprattutto testing». Un’opportunità che tuttavia non è legata, secondo Sassi, alla digitalizzazione del modo di fare business. «Domani, per chi farà il mestiere di CIO, forse, non ci sarà la stessa necessità di continuità rispetto al passato. E forse, in futuro non esisterà neppure una funzione IT separata». E di fatto, la stessa RAI di cui ci ha raccontato Massimo Rosso sembra confermare proprio questo: il definitivo passaggio a quell’informatica “quiet”, ubiqua e pervasiva, che un visionario come Mark Weiser preconizzava un quarto di secolo fa.


#DMCloudtalk Paolo Sassi #Artsana_Group : Cloud fattore di cambiamento
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Il Syrian Electronic Army ci riprova con la Reuters https://www.datamanager.it/news/il-syrian-electronic-army-ci-riprova-con-la-reuters-57535.html Mon, 23 Jun 2014 14:22:39 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/il-syrian-electronic-army-ci-riprova-con-la-reuters/ Il Syrian Electronic Army riesce intromettersi nel sito di notizie per diffondere i propri messaggi. Ma questa volta sarebbe colpa di un servizio adv Il gruppo di hacker Syrian Electronic Army è entrato nella storia per aver portato a buon fine una serie di attacchi ai danni di alcuni media internazionali, come la Reuters e […]

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Il Syrian Electronic Army riesce intromettersi nel sito di notizie per diffondere i propri messaggi. Ma questa volta sarebbe colpa di un servizio adv

Il gruppo di hacker Syrian Electronic Army è entrato nella storia per aver portato a buon fine una serie di attacchi ai danni di alcuni media internazionali, come la Reuters e il Guardian. Ora gli attivisti, che appoggiano il il governo di Bashar al-Assad, hanno assestato un altro colpo alla Reuters, inserendosi tra una pagina del sito e il servizio di web advertising Taboola. Gli utenti che cercavano di leggere la notizia “Attack form Syria kills Israeli teen on Golan, Israel says“, venivano reindirizzati ad un messaggio degli hacker che sentenziava “Stop publishing fake reports and false articles about Syria“.

Cosa è successo

Secondo gli analisti, questa volta la colpa non sarebbe della Reuters e dei suoi sistemi di sicurezza. La falla infatti si troverebbe nel servizio offerto da Taboola che, oltre alla Reuters, fornisce annunci pubblicitari per tanti altri portale di spessore. A spiegarlo è il ricercatore di sicurezza Frederic Jacobs: “Taboola ha 350 milioni di utenti unici e partnership in tutto il mondo tra cui Yahoo!, BBC, FoxNews e il New York Times. Ogni cliente può essere compromesso in qualsiasi momento”.

La risposta di Taboola all’attacco del Syrian Electronic Army

Il CEO di Taboola Adam Singolda ha diffuso un comunicato ieri spiegando che l’attacco sarebbe riuscito grazie ad una serie di azioni di phishing, risolte entro mezz’ora dalla scoperta. Il problema è che in quella mezz’ora gli hacker avrebbero potuto raccogliere più credenziali di accesso piuttosto che concentrarsi sulla sola Reuters. La piattaforma, come risposta all’attacco, ha resettato le passoword di tutti gli utenti, informandoli dell’accaduto e della necessità di entrare con i nuovi dati.

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SEA ancora contro Microsoft https://www.datamanager.it/news/sea-ancora-contro-microsoft-52773.html Tue, 14 Jan 2014 18:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/sea-ancora-contro-microsoft/ Con un nuovo colpo gli hacker siriani colpiscono gli account Twitter di Microsoft, Xbox e Technet

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Con un nuovo colpo gli hacker siriani colpiscono gli account Twitter di Microsoft, Xbox e Technet

Durante l’ultimo fine settimana, i famigerati hacker del Syrian Electronic Army hanno violato alcuni account social di Microsoft tra cui quello del blog ufficiale di Microsoft, del supporto Xbox e di Technet. A comunicarlo è proprio l’azienda di Redmond che in una dichiarazione ufficiale fatta a The Register ha comunicato di essere rientrata in possesso degli account e di non aver rilevato ulteriori violazioni, tra cui quelle inerenti ad utenti dei servizi e followers del gruppo. 

Attacchi siriani

Come nei precedenti attacchi, rivolti ad aziende internazionali, gli hacker hanno lanciato dei post dove affermavano la loro “presenza” come dire “noi entriamo quando ci pare”. L’attacco sarebbe avvenuto per invitare tutti gli utenti a non utilizzare prodotti della Microsoft, rea di “vendere i dati all’Intelligence americana”. Secondo alcuni utenti di Twitter, l’hack sarebbe durato dai 45 minuti ad un’ora intera; un arco di tempo in cui la SEA avrebbe postato anche messaggi fake, tra cui uno su un nuovo gioco e uno screenshot di una pagina di modifica del profilo su Twitter.

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La Siria rallenta la connessione web https://www.datamanager.it/news/la-siria-rallenta-la-connessione-web-47110.html Mon, 20 May 2013 14:46:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/la-siria-rallenta-la-connessione-web/ Gli utenti in Medio Oriente segnalano continui cali di connessione, l'accusa è che il governo voglia limitare l'accesso alla Rete fino alle elezioni del 14 giugno

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Gli utenti in Medio Oriente segnalano continui cali di connessione, l’accusa è che il governo voglia limitare l’accesso alla Rete fino alle elezioni del 14 giugno

Che succede quando un paese è scontento del proprio governatore? Di solito lo manda a casa appena può, se è in democrazia con le elezioni, altrimenti serve un colpo di tasto. Lungi dal poter scegliere la seconda soluzione, visto l’appoggio che gode dall’esercito di terra e digitale, Assad ha pensato bene di smorzare il dissenso alla base, tagliando il web per i cittadini siriani. Una situazione già conosciuta e che si è verificata in passato, quando solo l’intervento di organismi internazionali e di big del calibro di Google, aveva fatto cambiare idea al dittatore, restituendo ai suoi connazionali il diritto alla Rete.

Ultimatum del 14 giugno

Il prossimo mese in Iran si terranno le elezioni presidenziali. Anche se il governo nega tutto, pare che ci sia stato un drastico taglio alla velocità di connessione internet lungo tutto il Paese. “Internet è in coma” – aveva scritto all’inizio del mese il quotidiano locale Ghanoon, e il web non si è mai totalmente ripreso da quello che sembrava essere solo un guasto tecnico. Un supervisore di rete siriano racconta al portale di Al Jazeera come la sua azienda abbia rilevato un abbassamento della velocità del web, soprattutto verso pagine che utilizzano il protocollo di comunicazione sicura HTTPS. Il problema riguarda anche i siti web che risultano attualmente accessibili. All’inizio di maggio un sito IT iraniano aveva riferito come l’ultimo software che permetteva di aggirare i blocchi immessi dal governo era “diventato praticamente inaccessibile”. 

VPN senza scampo

Si trattava di un programma per accedere alla rete attraverso VPN, il che consente alle persone di eludere i filtri imposti dai siti web. L’utilizzo del VPN è illegale in Iran visto che utilizza protocolli ai server che arrivano da fuori i confini del Paese. Anche se non si hanno notizie riguardo la Siria, Assad potrebbe utilizzare lo stesso metodo iraniano, non solo limitando la velocità di accesso a internet, ma impedendo ai singoli IP di comunicare con i sistemi di antrifiltraggio VPN.

Lo stato della rete in un grafico

In questo grafico, a cura di Arbor Networks, si mostra un aggiornamento sulla situazione del traffico internet in Siria, ripreso circa 8 ore dopo l’azzeramento.

 

Il grafico è stato realizzato grazie ai dati forniti dagli oltre 250 operatori di rete sparsi per il mondo che aderiscono al programma di Arbor denominato ATLAS, un’iniziativa collaborativa che coinvolge gli Internet Service Provider per condividere informazioni anonime e in tempo reale relative a routing, traffico e sicurezza.

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Trasformare Expo Milano 2015 nell’esperienza di un’Italia Digitale https://www.datamanager.it/rivista/trasformare-expo-milano-2015-nell-esperienza-di-un-italia-digitale-46043.html Tue, 16 Apr 2013 13:26:22 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/trasformare-expo-milano-2015-nellesperienza-di-unitalia-digitale/ Smart City Expo Milano 2015 mette in campo iniziative che, coinvolgendo partner e comunità, hanno l’obiettivo di connettere l’area dell’esposizione, la città, le imprese e il territorio in una unica digital experience   Durante Expo 2015 milioni di persone, oltre a visitare l’esposizione, accederanno ai servizi offerti da imprese, enti e altri soggetti pubblici e […]

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Smart City

Expo Milano 2015 mette in campo iniziative che, coinvolgendo partner e comunità, hanno l’obiettivo di connettere l’area dell’esposizione, la città, le imprese e il territorio in una unica digital experience

 

Fabio Florio, Expo 2015 leader, Cisco ItaliaDurante Expo 2015 milioni di persone, oltre a visitare l’esposizione, accederanno ai servizi offerti da imprese, enti e altri soggetti pubblici e privati. Queste persone transiteranno in snodi cruciali, quali aeroporti o stazioni. Molti trascorreranno del tempo nella città di Milano e possiamo immaginare che altri si recheranno anche in zone diverse del nostro Paese. Tutti questi visitatori avranno necessità di ogni genere, per il tempo libero, l’alloggio, le cure sanitarie, i trasporti. Essi porteranno con sé nei loro luoghi di origine l’esperienza complessiva che vivranno e questo rappresenta per l’Italia un’opportunità senza precedenti di rinnovarsi e rilanciarsi agli occhi del mondo. La positività di questa esperienza dipenderà anche dalla capacità di “disseminare” sul territorio l’innovazione, le applicazioni, i servizi che caratterizzeranno la “Smart City del futuro” che si intende realizzare nel sito espositivo. In base a queste considerazioni, Expo Milano 2015 mette in campo iniziative che, coinvolgendo partner e comunità, hanno l’obiettivo di connettere Expo, la città, le imprese e il territorio. Da un lato, si stimola il lancio di progetti ad alto contenuto innovativo, compatibili e integrabili con le piattaforme tecnologiche e di servizi che saranno realizzati nella “città digitale del futuro”; dall’altro, si favoriscono iniziative che, pur rimanendo integrate nel progetto Expo, sono a vantaggio della comunità, adottando le stesse logiche che si vogliono applicare nel sito della manifestazione. In questo modo, anche fuori dai confini del perimetro espositivo si potrà vivere l’esperienza di abitare una città intelligente e interconnessa, sostenibile per l’ambiente e l’economia, capace di migliorare la qualità della vita di tutti.

 

E015 Digital Ecosystem

Il progetto E015 Digital Ecosystem è stato promosso da Confindustria e avviato nel luglio 2010 con la firma di un protocollo di intesa (il Progetto Strategico ICT per Expo Milano 2015) fra Confindustria, Assolombarda, Confcommercio, Unione Commercio Milano, Camera di Commercio di Milano ed Expo 2015. Il coordinamento tecnico-scientifico e le attività di supervisione del progetto sono affidate al CEFRIEL – Politecnico di Milano. E015 Digital Ecosystem vuole espandere l’esperienza dell’evento e della visita dell’esposizione, creando e integrando fra loro servizi del territorio, da mettere a disposizione prima e durante la manifestazione. Ci si propone, inoltre, di fare in modo che tali servizi siano parte dell’eredità lasciata alla città e in generale al Paese, al termine di Expo. Il progetto individua in particolare cinque aree di interesse da privilegiare: l’accoglienza, il turismo e la cultura, il Made in Italy, l’infomobilità e le eccellenze alimentari. Gli operatori pubblici e privati che aderiscono si impegnano ad adottare un modello tecnologico di riferimento comune, condividendo dati, servizi e applicazioni realizzate. Si crea così un “ecosistema” integrato che – nel rispetto dei diversi modelli di business e strategie commerciali – coopera per offrire ai visitatori un’esperienza più soddisfacente, fluida, uniforme ed efficace, arricchita dal più ampio numero possibile di servizi “fuori sito”. Expo Milano 2015 mette a disposizione degli aderenti le soluzioni tecnologiche a supporto e garantisce loro la possibilità di accedere alla piattaforma tecnologica di servizi, che sarà creata per l’evento (Expo Service Delivery Platform) per inserirvi la propria offerta.

Fra i primi passi compiuti si segnala, per l’area infomobilità, la creazione di applicazioni che permettono di consultare in modo integrato informazioni e servizi dei diversi operatori di trasporto sul territorio. Le prime applicazioni sperimentali sono state create con ATM, Infoblu (gruppo Autostrade per l’Italia), SEA, Milano Serravalle – Milano Tangenziali, Trenitalia e TRENORD.

 

Le “Isole digitali” nella città di Milano

Durante Expo Milano 2015, i cittadini – in primis gli abitanti di Milano e delle zone circostanti – si troveranno al centro per sei mesi e oltre di una “felice invasione” dei propri luoghi e della propria città. Questa esperienza sarà per loro positiva, solo se saranno coinvolti in un progetto più ampio, in grado di favorire la partecipazione e che offra opportunità utili per tutti, non solo per i visitatori della manifestazione. In questo senso, si può citare l’iniziativa lanciata dal Comune di Milano per creare in varie zone della città le “Isole Digitali”: aree esterne attrezzate che – oltre a offrire accesso a informazioni, servizi e applicazioni legati a Expo Milano 2015 – vogliono essere vere e proprie zone “smart” a disposizione della cittadinanza. Le Isole Digitali prevedono servizi multimediali e di mobilità a beneficio di tutti, in un’ottica “smart city”. Nel progetto, è integrato un servizio di mobilità sostenibile che prevede la disponibilità di quadricicli elettrici, sul genere dei servizi di sharing, per spostarsi da un punto all’altro della città. Le isole saranno dotate anche di strumenti multimediali, quali: hot spot Wi-Fi, totem touch screen multimediali e multifunzione, sistemi in tecnologia NFC. Saranno installati sistemi di ricarica per ogni tipo di device e sistemi di ricarica per veicoli elettrici pubblici e privati. Presso ciascuna isola, saranno disponibili servizi di infomobilità, turismo, commercio – ad esempio si potranno prenotare eventi, acquistare biglietti e prestazioni con pagamenti digitali – e  saranno fornite anche informazioni locali, servizi al cittadino, servizi di chiamata per taxi e soccorsi. L’illuminazione sarà garantita con sistemi intelligenti che si attiveranno in base alla presenza o meno di persone che usufruiscono dell’Isola Digitale. Inoltre, le Isole saranno dotate di sistemi di videosorveglianza e monitoraggio del territorio, rafforzando questa importante funzione di protezione dei cittadini.

 

L’esperienza di un’Italia Digitale

Il progetto E015 e le Isole Digitali rappresentano due diversi modelli: il primo è maggiormente guidato “dall’alto”, l’altro è più radicato nel “basso” della vita quotidiana delle persone. Entrambi i progetti sono due modelli cui ispirarsi per fare sì che Expo Milano 2015 si trasformi in un’opportunità senza precedenti di innovazione per il Paese. L’integrazione operativa fra Expo e gli attori del territorio, basata sull’accesso e sulla condivisione di una piattaforma tecnologica, rappresenta un nuovo approccio alla realizzazione di servizi che possono cambiare il modo di vivere il territorio. Si sfrutta la condivisione di dati e informazioni al servizio dei bisogni di cittadini, imprese e istituzioni. Si dimostra che è possibile utilizzare l’intelligenza della rete per perseguire i propri obiettivi di amministrazione o di business, tenendo al centro del progetto le necessità delle persone, visitatori o cittadini che siano. Le Isole Digitali sono esempio di come sia possibile integrare in modo semplice nell’esperienza quotidiana le opportunità di vivere in una comunità intelligente, interconnessa, orientata alla sostenibilità, coniugando la necessità di offrire il meglio ai visitatori dell’esposizione, con la volontà di stimolare il rinnovamento della città. Se tutti gli stakeholder coinvolti nel percorso verso il 2015 faranno propria questa prospettiva, contando sul supporto di Expo e dei suoi partner, Expo Milano 2015 sarà l’occasione non solo per fare l’esperienza di una “città digitale”, ma anche per fare l’esperienza di un’Italia digitale che è possibile realizzare, non solo auspicabile.

 

 

Fabio Florio, Expo 2015 leader, Cisco Italia

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Sea lancia le app degli aeroporti di Linate e Malpensa https://www.datamanager.it/news/sea-lancia-le-app-degli-aeroporti-di-linate-e-malpensa-41941.html Sun, 11 Nov 2012 14:00:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/sea-lancia-le-app-degli-aeroporti-di-linate-e-malpensa/ Le nuove app mobili gratuite targate Sea, disponibili per i prodotti Apple, forniscono ai passeggeri informazioni utili per organizzare il proprio viaggio e non perdersi tra i gate

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Le nuove app mobili gratuite targate Sea, disponibili per i prodotti Apple, forniscono ai passeggeri informazioni utili per organizzare il proprio viaggio e non perdersi tra i gate

Tutto quello che serve per viaggiare sul proprio iPhone o iPad. Sea, Società Esercizi Aeroportuali, lancia due nuove app per i dispositivi Apple che forniscono informazioni utili ai viaggiatori sugli aeroporti di Linate e Malpensa. Il benessere del passeggero è infatti diventato un requisito fondamentale del servizio aeroportuale, come dimostrato da Fly Emirites con il suo servizio di telefonia in volo. “Le nuove applicazioni, pratiche, intuitive e dal design elegante degli Aeroporti di Milano – afferma Sea – forniscono ai passeggeri informazioni utili per organizzare il proprio viaggio e vivere al meglio il tempo trascorso in aeroporto”.

Tutto quello che vuoi sapere sul tuo volo in un’app

Le due applicazioni nascono per aiutare i passeggeri ad orientarsi nei due scali milanesi, in un ottica di modernizzazione del comparto turismo, attraverso un gran numero di funzioni. “L’elenco completo dei voli, fornisce in tempo reale informazioni dettagliate sui voli in Partenza o in Arrivo: stato del volo, orario previsto ed effettivo di atterraggio e partenza, durata del volo, nastro bagagli, area check-in e gate, condizioni meteo e valuta del luogo di interesse”.

Con MyFlight Planner i passeggeri possono pianificare il proprio viaggio nei minimi dettagli “attraverso l’invio di notifiche push che indicheranno lo stato del volo, l’apertura del check-in e del gate” inoltre  “una mappa interattiva identificherà la posizione dell’utente e calcolerà il percorso e il tempo necessario per raggiungere l’aeroporto”. Mentre si aspetta di prendere il volo Shops&Food fornisce un elenco completo e aggiornato dei negozi e dei ristoranti presenti negli scali milanesi con le offerte disponibili nei singoli store, grazie al lettore QR code integrato che permette di visualizzarle sul proprio device. Sempre in tema di Duty free, grazie a MyShopping l’utente può creare la propria lista dei punti vendita “Preferiti”.

Le app forniscono anche informazioni basilari come: “mappe complete dell’aeroporto, norme sul bagaglio, informazioni per i passeggeri a ridotta mobilità, indicazioni su come arrivare e dove parcheggiare, il meteo e l’online store degli aeroporti”.

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