storage – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 22:44:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png storage – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Prestazioni degli HDD: i fattori chiave che influenzano la velocità di trasferimento dati secondo Toshiba https://www.datamanager.it/2026/07/prestazioni-degli-hdd-i-fattori-chiave-che-influenzano-la-velocita-di-trasferimento-dati-secondo-toshiba/ Fri, 24 Jul 2026 08:02:46 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254064 Le prestazioni di un hard disk non possono essere valutate solo in base alla velocità massima di trasferimento indicata nella scheda tecnica. A influenzare le performance reali contribuiscono capacità del drive, configurazione RAID, controller, infrastruttura di rete e tipologia di carico di lavoro. Secondo Rainer W. Kaese, Senior Manager HDD Business Development di Toshiba Electronics […]

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Le prestazioni di un hard disk non possono essere valutate solo in base alla velocità massima di trasferimento indicata nella scheda tecnica. A influenzare le performance reali contribuiscono capacità del drive, configurazione RAID, controller, infrastruttura di rete e tipologia di carico di lavoro.

Secondo Rainer W. Kaese, Senior Manager HDD Business Development di Toshiba Electronics Europe GmbH: “Le specifiche tecniche rappresentano un punto di partenza fondamentale per confrontare diversi modelli di HDD, ma la velocità massima dichiarata deve essere interpretata nel contesto corretto. Le prestazioni di un singolo drive e quelle di un sistema composto da più unità possono differire sensibilmente”.

Gli HDD enterprise di ultima generazione dichiarano le velocità massime di trasferimento comprese tra 280–310 MB/s, ma questo valore si riferisce alle tracce esterne del disco e a condizioni ottimali (elaborazione sequenziale di file di grandi dimensioni). Le tracce esterne contengono più dati di quelle interne, quindi con il riempimento del drive le prestazioni possono scendere fino a due terzi del valore massimo. Anche il tipo di carico di lavoro influisce significativamente: le operazioni sequenziali sono più veloci, mentre gli accessi casuali con numerosi file di piccole dimensioni riducono il throughput complessivo.

Maggiore capacità, maggiore efficienza

Gli HDD enterprise attuali operano prevalentemente a 7.200 rpm, mentre i modelli a velocità superiori sono stati progressivamente sostituiti dagli SSD in applicazioni dove sono richieste latenze estremamente ridotte. Grazie all’aumento della densità dei dati, però, gli HDD moderni a 7.200 rpm trasferiscono più dati per rotazione rispetto alle generazioni precedenti. Il numero di piatti presenti all’interno di un HDD, invece, non determina direttamente un aumento delle prestazioni poiché lettura e scrittura avvengono su una superficie alla volta.

Il ruolo delle configurazioni RAID

Nei sistemi enterprise gli HDD vengono raramente utilizzati singolarmente. Più unità vengono spesso combinate in configurazioni RAID (Redundant Array of Independent Disks) per migliorare disponibilità, protezione dei dati e prestazioni.

Il livello RAID scelto incide sul comportamento del sistema:

  • RAID 1 replica gli stessi dati su due drive e può migliorare le prestazioni in lettura, ma non offre vantaggi significativi nelle operazioni di scrittura;
  • RAID 5 distribuisce dati e informazioni di parità su più drive, consentendo un buon equilibrio tra capacità utilizzabile, protezione dei dati e velocità di accesso;
  • RAID 10 combina mirroring e striping, offrendo elevate prestazioni in lettura e una maggiore tolleranza ai guasti, anche se con una capacità disponibile inferiore.

Anche la rete può diventare un limite

Controller RAID, software di gestione e collegamenti di rete incidono quanto gli HDD stessi. I test mostrano che controller hardware e soluzioni software offrono prestazioni diverse a seconda del carico: le operazioni sequenziali raggiungono velocità elevate, gli accessi misti riducono il throughput.

Per sfruttare pienamente più HDD operativi in parallelo è inoltre necessario disporre di un’infrastruttura di rete adeguata. Connessioni come Gigabit Ethernet e 2,5GbE possono diventare rapidamente un collo di bottiglia anche con pochi drive, mentre sistemi più grandi richiedono collegamenti a 10GbE, 25GbE o superiori.

Un approccio completo per valutare le prestazioni reali

Le prestazioni effettive di un sistema di archiviazione possono essere stimate in anticipo solo in modo approssimativo, poiché dipendono dalla combinazione di molteplici elementi: modello di drive, numero di unità, livello RAID, controller, rete e applicazioni utilizzate. Per questo Toshiba considera fondamentali i test pratici e le attività di validazione nei propri laboratori, dove vengono analizzate diverse configurazioni per individuare il miglior equilibrio tra capacità, prestazioni, affidabilità ed efficienza energetica.

“La scheda tecnica resta uno strumento essenziale per il confronto iniziale. Un hard disk progettato per offrire maggiori prestazioni manterrà il proprio vantaggio anche all’interno di un array RAID, ma il risultato finale dipenderà sempre dall’intero ecosistema di storage”, conclude Rainer Kaese.

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Cos’è il Cloud Ibrido: guida completa all’Hybrid Cloud, tra AI, Edge Computing e Sovranità del dato https://www.datamanager.it/2026/07/cose-il-cloud-ibrido-guida-completa-allhybrid-cloud-tra-ai-edge-computing-e-sovranita-del-dato/ Wed, 08 Jul 2026 22:17:30 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254084 Il cloud ibrido è oggi il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne, combinando cloud pubblico, cloud privato ed edge computing per offrire flessibilità, sicurezza e controllo. Questa guida analizza architetture, vantaggi, casi d'uso e il ruolo strategico del cloud nell'era dell'intelligenza artificiale e della sovranità del dato.

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Il cloud ibrido è diventato il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne. Scopri come funziona, quali vantaggi offre alle aziende e perché AI, edge computing, cybersecurity e sovranità del dato stanno ridefinendo il futuro del cloud.

Il cloud ibrido è diventato il nuovo standard dell’IT enterprise

Per oltre un decennio il paradigma Cloud First ha guidato le strategie di trasformazione digitale di aziende e pubbliche amministrazioni. Spostare applicazioni e dati nel cloud pubblico rappresentava la risposta più efficace alle esigenze di scalabilità, agilità e riduzione dei costi infrastrutturali.

Oggi, però, questo modello non è più sufficiente.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, l’aumento dei requisiti normativi, la crescente attenzione alla sovranità del dato, l’esplosione dell’edge computing e la necessità di gestire workload sempre più diversificati stanno modificando profondamente il modo in cui vengono progettate le infrastrutture digitali.

Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a Il Cloud First non basta più: è il momento di mettere in primo piano la sovranità, oggi il vero obiettivo non consiste più nello spostare tutto nel cloud, ma nell’eseguire ogni workload nell’ambiente più adatto.

È proprio questo il principio alla base del cloud ibrido.

Che cos’è il Cloud Ibrido

Per cloud ibrido si intende un’architettura nella quale infrastrutture cloud pubbliche, cloud privati e sistemi on-premise operano come un unico ecosistema integrato.

L’obiettivo non è sostituire il data center aziendale, ma sfruttare contemporaneamente i vantaggi dei diversi ambienti.

In un’infrastruttura ibrida possono convivere:

  • data center aziendali;
  • private cloud;
  • public cloud;
  • edge computing;
  • servizi SaaS;
  • AI infrastructure.

I workload vengono distribuiti dinamicamente in funzione di prestazioni, costi, sicurezza, latenza, compliance normativa e disponibilità delle risorse GPU.

Perché il Cloud Ibrido è diventato indispensabile

Negli ultimi anni sono emersi almeno cinque fattori che rendono il cloud ibrido una scelta quasi obbligata per molte organizzazioni enterprise.

1. Sovranità del dato

La normativa europea, dal GDPR al Data Act, fino ad AI Act e NIS2, impone requisiti sempre più stringenti sulla localizzazione, sul trattamento e sul controllo dei dati.

Molte organizzazioni devono mantenere alcune informazioni all’interno di infrastrutture nazionali o private. Per questo motivo cresce l’interesse verso modelli di AI Sovereignty, nei quali cloud pubblico e infrastrutture dedicate convivono per garantire controllo, governance e libertà di scelta.

2. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale ha modificato completamente il concetto di infrastruttura.

Durante l’addestramento dei modelli servono enormi quantità di GPU concentrate nei data center. Quando però il modello entra in produzione, prevale l’inferenza.

Come raccontiamo nell’articolo Le AI Factory non bastano: il valore dell’AI si gioca nell’inferenza all’edge, il vero valore economico dell’intelligenza artificiale nasce quando il modello risponde alle richieste degli utenti in tempo reale e non durante la fase di training.

Questo rende fondamentale distribuire la capacità di calcolo vicino ai dati.

3. Edge Computing

Sempre più dati vengono generati lontano dai grandi data center: fabbriche, ospedali, negozi, automobili connesse, reti TLC e sensori IoT producono flussi informativi continui.

Trasferire continuamente questi dati verso un cloud centrale aumenta latenza, costi e complessità. Per questo motivo il cloud ibrido integra sempre più spesso l’edge computing, consentendo di elaborare le informazioni direttamente nel punto in cui vengono prodotte.

L’inferenza distribuita rappresenta ormai uno dei principali driver evolutivi delle moderne infrastrutture AI.

4. Continuità operativa

Le aziende non possono più permettersi interruzioni dei servizi. La disponibilità delle applicazioni dipende sempre più da architetture distribuite che permettono disaster recovery, backup continuo, replica geografica e failover automatico.

Un tema strettamente collegato anche alla Identity Resilience, oggi elemento essenziale della continuità operativa e della protezione delle identità digitali.

5. Ottimizzazione dei costi

Non tutti i workload richiedono le stesse prestazioni. Le aziende distribuiscono le applicazioni scegliendo di volta in volta cloud pubblico, cloud privato, edge o data center in funzione del miglior rapporto tra costo, prestazioni e requisiti normativi.

Come funziona un’infrastruttura Hybrid Cloud

Una moderna architettura cloud ibrida è composta da diversi livelli tecnologici che devono operare in modo coordinato.

Infrastruttura fisica

Server, storage, networking e GPU costituiscono il livello fisico su cui vengono eseguiti i workload.

Virtualizzazione

Macchine virtuali, hypervisor, container e piattaforme Kubernetes consentono di astrarre le risorse e renderle disponibili in modo flessibile.

Orchestrazione

Kubernetes, OpenShift, Anthos, Amazon EKS e Azure Arc permettono di distribuire e governare applicazioni in ambienti eterogenei.

Cloud

AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud e private cloud aziendali possono essere integrati in un unico modello operativo.

Edge

Micro data center, CDN, PoP distribuiti e gateway IoT portano la capacità di calcolo più vicino agli utenti e ai dati.

AI

Foundation model, Large Language Model, inference engine, vector database e GPU cluster richiedono infrastrutture capaci di bilanciare potenza di calcolo, prossimità ai dati e governance.

Il ruolo dello storage

Uno degli elementi più sottovalutati riguarda lo storage.

Le prestazioni reali non dipendono solamente dalla velocità degli HDD o degli SSD, ma dall’intera architettura. Come spiegato nell’approfondimento Prestazioni degli HDD: i fattori chiave che influenzano la velocità di trasferimento dati secondo Toshiba, configurazioni RAID, controller, rete e tipologia dei workload incidono in modo determinante sulle performance complessive.

Lo storage diventa quindi parte integrante della progettazione del cloud ibrido.

Cloud Ibrido e Cybersecurity

La sicurezza rappresenta uno dei principali criteri con cui viene progettata un’architettura hybrid cloud.

Le strategie moderne comprendono Zero Trust, Identity Security, XDR, CNAPP, backup immutabile ed Exposure Management.

Tra gli approfondimenti pubblicati da DataManager meritano particolare attenzione l’analisi dedicata all’Exposure Gap Report 2026, utile per comprendere il tema della prioritizzazione delle vulnerabilità, e il Technology Threat Landscape Report 2026, che analizza l’evoluzione delle minacce informatiche legate anche all’intelligenza artificiale.

Unified Communications e Cloud

Voice, video collaboration, contact center e piattaforme collaborative sono ormai servizi nativamente cloud.

Come evidenziato nello studio sul mercato delle Unified Communications, queste piattaforme rappresentano oggi vere infrastrutture digitali strategiche e stanno evolvendo grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale.

La rete è il cloud

Un’infrastruttura cloud distribuita richiede una connettività adeguata.

L’espansione della fibra FTTH costituisce uno degli elementi essenziali per sostenere la crescita dei servizi cloud, delle applicazioni AI e dei modelli distribuiti di elaborazione.

Dove sta andando il Cloud Ibrido

Le principali direttrici evolutive riguardano:

  • AI distribuita;
  • inferenza all’edge;
  • cloud sovrano;
  • orchestrazione automatica;
  • multicloud;
  • FinOps;
  • osservabilità;
  • cybersecurity integrata;
  • AI Agent.

Il cloud del futuro sarà sempre meno identificabile con un luogo fisico e sempre più con una piattaforma distribuita capace di eseguire ogni applicazione nel punto migliore della rete.

Conclusioni

Il cloud ibrido non rappresenta una fase di transizione tra data center e cloud pubblico, ma il modello operativo destinato a caratterizzare l’IT enterprise dei prossimi anni.

La convergenza tra cloud, edge computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e sovranità del dato impone infrastrutture sempre più distribuite, intelligenti e governabili.

Per le organizzazioni, la vera sfida non sarà scegliere tra cloud pubblico e privato, ma costruire un ecosistema capace di bilanciare prestazioni, sicurezza, costi e conformità normativa, portando ogni workload esattamente dove può generare il massimo valore.

FAQ sul Cloud Ibrido

Cloud ibrido e multicloud sono la stessa cosa?

No. Il multicloud indica l’utilizzo di più cloud pubblici. Il cloud ibrido integra invece cloud pubblici, cloud privati, infrastrutture on-premise ed edge computing in un unico modello operativo.

Quando conviene adottare un cloud ibrido?

Il cloud ibrido è particolarmente indicato quando l’organizzazione deve bilanciare scalabilità, controllo dei dati, compliance, resilienza e ottimizzazione dei costi.

Quali workload dovrebbero restare on-premise?

In genere restano on-premise i workload soggetti a vincoli regolatori, applicazioni mission critical, sistemi legacy difficili da migrare o dati che richiedono controllo diretto.

Qual è il rapporto tra cloud ibrido e AI?

Il cloud ibrido permette di distribuire training, inferenza, dati e modelli AI tra cloud pubblico, data center aziendali ed edge computing, scegliendo l’ambiente più efficiente per ogni fase del ciclo di vita.

Qual è la differenza tra edge computing e cloud ibrido?

L’edge computing è uno dei componenti del cloud ibrido. Porta l’elaborazione vicino al punto in cui i dati vengono generati, mentre il cloud ibrido coordina edge, cloud pubblico, cloud privato e on-premise.

Il cloud ibrido aiuta la compliance normativa?

Sì. Consente di collocare dati e workload in ambienti coerenti con requisiti di residenza del dato, sicurezza, governance e normative come GDPR, NIS2, DORA e AI Act.

Vuoi approfondire l’evoluzione delle infrastrutture digitali? Continua a seguire Data Manager per analisi, guide e approfondimenti dedicati a cloud computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e trasformazione digitale.

 

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Data storage, effetto convergenza https://www.datamanager.it/2024/03/data-storage-effetto-convergenza/ Mon, 11 Mar 2024 09:00:08 +0000 https://www.datamanager.it/?p=235481 Resilienza, rilevamento e ripristino in un’unica piattaforma di data storage. Dal backup alla protezione integrale per combinare costi, prestazioni e sostenibilità. Spostamento verso modelli as a Service, ma il cloud storage potrebbe diventare bersaglio di infezioni e malware Consumiamo dati e li creiamo in modo esponenziale. Secondo le previsioni della società di ricerche tedesca Statista, […]

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Resilienza, rilevamento e ripristino in un’unica piattaforma di data storage. Dal backup alla protezione integrale per combinare costi, prestazioni e sostenibilità. Spostamento verso modelli as a Service, ma il cloud storage potrebbe diventare bersaglio di infezioni e malware

Consumiamo dati e li creiamo in modo esponenziale. Secondo le previsioni della società di ricerche tedesca Statista, entro il 2025, utilizzeremo 180 zettabyte di dati a livello globale. Questo significa che ciò che facciamo con i dati, il modo in cui li archiviamo e vi accediamo, è una parte di vitale importanza della strategia IT aziendale. Pertanto, una comprensione completa dell’approccio ottimale allo storage dei dati per qualsiasi azienda o organizzazione è essenziale, così come lo è anche garantire che sia adottata la giusta soluzione di storage per soddisfare le specifiche esigenze aziendali. L’aumento dei prezzi dell’energia e la crescente pressione per ridurre i costi operativi e le emissioni di carbonio spingono le aziende verso una revisione approfondita delle infrastrutture di storage.

Le aziende leader nel settore del data storage stanno affrontando con determinazione le sfide crescenti legate alla sicurezza informatica e alla gestione delle risorse. Dell Technologies, con il suo portafoglio aggiornato, si concentra sulla cyber-resilienza e sull’efficienza energetica, mentre Pure Storage offre soluzioni innovative per il ripristino rapido dei dati e la gestione degli attacchi ransomware. Rubrik introduce l’assistente di AI generativa per la sicurezza dei dati, mentre Seeweb integra tecnologie AI nei suoi sistemi di storage per identificare e prevenire potenziali problemi. Trend Micro offre soluzioni complete di sicurezza per proteggere i dati e monitorare gli accessi, mentre Veeam Software si impegna a ridurre gli impatti degli attacchi ransomware e adottare l’AI per migliorare l’accesso alla documentazione tecnica. Queste strategie riflettono l’importanza crescente della sicurezza dei dati e dell’efficienza energetica nel panorama dell’offerta di data storage, con un occhio attento alla crescente complessità delle minacce informatiche e alla necessità di adottare approcci innovativi per affrontarle.

TENDENZE E PROSPETTIVE

Nell’attuale era delle trasformazioni digitali, i sistemi di data storage sono sempre più strategici. Di fatto, un’ampia gamma di innovazioni si sta facendo strada nel segmento, portando un cambiamento trasformativo nel modo in cui le aziende interagiscono, elaborano e gestiscono i dati per raggiungere i loro obiettivi strategici e tattici. È doveroso evidenziare che, sempre più in futuro, la convergenza di resilienza informatica, il rilevamento e il ripristino su una piattaforma di data storage integrata rappresenta uno dei trend del 2024 in sostituzione all’approccio – comunemente utilizzato in passato – di strumenti e tecnologie disparati che cercano di combattere gli attacchi informatici in silos. Ne consegue che molte organizzazioni opteranno per il consolidamento dello storage su un’unica piattaforma scalabile ad alta disponibilità e ad alte prestazioni, automazione e modelli di consumo flessibili e pay-as-you-go per le implementazioni di storage su cloud ibrido. Inoltre, secondo una recente ricerca di Gartner, a fronte di un’enorme quantità di dati generati ogni giorno, la necessità di soluzioni di storage scalabili sta aumentando in modo esponenziale. Si ritiene che, entro il 2025, il 50% dei data center globali utilizzerà tecnologie AI/ML per migliorare la propria efficienza. Inoltre, l’uso dell’AI nelle operazioni IT può produrre risultati significativamente migliori in termini di archiviazione, di implementazione e di monitoraggio dei dati. Inoltre, l’analisi guidata dall’AI può anche aiutare a eseguire analisi predittive; identificare in modo proattivo i rischi; eseguire meccanismi difensivi per garantire la sicurezza dei dati durante il processo di scalabilità.

Secondo Allied Market Research lo Storage as a Service (STaaS) crescerà del 28,2% tra il 2024 e il 2032. Di fatto, questa tendenza all’archiviazione dei dati è destinata a rimodellare il mercato. Gli analisti di IDC prevedono l’emergere di nuovi servizi incentrati su piattaforme cloud ibride e partnership collaborative per una distribuzione sicura e integrata. Entro il 2028, i consumi Storage as a Service (STaaS) avranno sostituito un notevole 35% delle spese in conto capitale (CapEx) per lo storage aziendale, rispetto a un misero 10% del 2023, a sottolineare la crescente necessità di soluzioni di archiviazione dei dati flessibili ed efficienti in termini di costi. Stando ai dati della ricerca Data Protection Trend Reports 2023 di Veeam, l’85% delle aziende ha subito attacchi di tipo ransomware l’anno scorso, e l’84% è stata costretta a versare riscatti, subendo perdite finanziarie rilevanti. Di fronte a questa realtà, è imperativo per le organizzazioni dare priorità all’adozione di strategie preventive contro il ransomware, soprattutto considerando l’aumento della sofisticazione di tali attacchi. Ciò implica la necessità di adottare un approccio proattivo alla cybersecurity. In risposta a questa esigenza, è prevedibile che, in futuro, i principali attori nel settore del data storage offriranno alle imprese soluzioni sempre più avanzate per l’identificazione e la mitigazione degli attacchi di ransomware.

STORAGE VERDE

Nel 2024, a fronte dell’escalation dei prezzi dell’energia e della pressione per ridurre sia i costi operativi sia le emissioni di carbonio, gli analisti prevedono un aumento delle revisioni infrastrutturali in termini di storage aziendale, puntando a identificare e a eliminare inefficienze e sprechi. L’aspetto della sostenibilità del data storage sta guadagnando un’attenzione senza precedenti. Il settore, concentrandosi su soluzioni di storage a basse emissioni, non solo sta affrontando la tematica dell’impatto ambientale, ma sta anche aprendo la strada a soluzioni di data storage più efficienti dal punto di vista energetico e meno costosi. È doveroso evidenziare che, man mano che le organizzazioni diventano più attente all’ambiente, l’adozione di pratiche di data storage “ecologiche” diventa una parte cruciale della responsabilità sociale d’impresa. Pertanto, assisteremo all’evoluzione verso lo storage verde, caratterizzato da sistemi ad alta capacità che occupano meno spazio e da soluzioni software-defined che ottimizzano l’uso dello storage riducendo il sovra-dimensionamento. Inoltre, parte del green storage riguarderà la gestione dei dati come parte di una strategia del ciclo di vita dei dati per una maggiore agilità e una migliore conformità agli standard di sostenibilità. Ancora, nell’ambito di più ampie iniziative di Green IT, il data storage sarà oggetto di un maggiore controllo nel 2024 per aumentare l’efficienza e la conservazione. Ne consegue che le organizzazioni si rivolgeranno sempre più all’intelligenza artificiale per ottimizzare la capacità di storage e semplificare la gestione, con conseguente maggiore efficienza.

Secondo le proiezioni di Gartner, entro il 2025 l’implementazione dell’intelligenza artificiale e del machine learning nei data center aumenterà fino al 30%, promettendo di rivoluzionare l’efficienza operativa. Questa previsione riflette una tendenza significativa verso l’adozione di tecnologie avanzate per ottimizzare le operazioni di gestione dei dati. Non solo l’AI e ML saranno impiegati per migliorare l’efficienza dei data center, ma verranno anche utilizzati per ottimizzare il raffreddamento. Questo sviluppo rappresenta una risposta alle crescenti sfide ambientali e di sostenibilità, poiché l’industria del data center si sforza di ridurre l’impatto ambientale delle proprie operazioni. In particolare, l’adozione diffusa di sistemi di raffreddamento ad acqua nei data center, che ospitano i sistemi di data storage critici, sta spingendo le aziende verso una nuova sfida: diventare “water positive”. Questo implica l’impegno a reintegrare più acqua di quella che viene consumata, un obiettivo ambizioso che richiede un approccio innovativo alla gestione delle risorse idriche. In questa scenario, il concetto di Green IT sta emergendo come una forza trainante nel settore dello storage dei dati aziendali. Gli amministratori dello storage sono chiamati a ripensare il futuro del data storage, considerando non solo le esigenze di prestazioni e scalabilità, ma anche gli impatti ambientali delle loro decisioni.


#storage Efficienza e cyber-resilienza – Gianluca Colombo #DellTechnologies
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STORAGE RESILIENTE

L’impatto delle cyber minacce e di una ridotta disponibilità delle risorse è una delle grandi sfide per le organizzazioni che necessitano di storage ad alte prestazioni, sicuro e facilmente gestibile. Nel 2023, Dell Technologies ha annunciato numerosi aggiornamenti al portafoglio storage in due aree strategiche per le aziende e, precisamente: la cyber-resilienza (necessaria a proteggere e salvaguardare i dati ovunque si trovino) e l’efficienza (in grado di ridurre i costi operativi e l’impatto energetico). In particolare, Gianluca Colombo, SPS senior manager Western Region di Dell Technologies evidenzia che nelle soluzioni PowerStore sono state introdotte innovazioni software-driven con funzionalità che accelerano l’adozione di modelli di sicurezza Zero Trust e accrescono la cyber-resilienza, eliminando il rischio di perdite di dati a causa di guasti o disastri onsite. Inoltre le soluzioni PowerScale sono in grado di garantire, in modo veloce e sicuro, l’accesso ai dati per trasformarli nelle potenzialità offerte dalla AI e dalla GenAI, consentendo di ottenere prestazioni più elevate per sfruttare le applicazioni AI avanzate.

Pure Storage ha introdotto sul mercato le soluzioni Snapshot SafeModeed e Rapid Recovery in grado di gestire attacchi ransomware o qualsiasi altro tipo di malfunzionamento. Inoltre, la nuova piattaforma Evergreen//One STaaS (il primo SLA del settore per il ripristino da ransomware) – secondo quanto afferma Umberto Galtarossa, partner technical manager di Pure Storage – garantisce un ambiente storage sicuro con un bundle di servizi tecnici e professionali per il recovery a seguito di un attacco in maniera rapida, semplice e sicura, su scala. In termini di servizi innovativi l’azienda, lo scorso ottobre 2023, ha introdotto sul mercato la soluzione di Disaster Recovery as a Service Pure Protect, in grado di ridurre drasticamente – come sottolinea Galtarossa – la complessità, i costi, i tempi di ripristino e le interruzioni di business a seguito di disastri e attacchi informatici. «Con Pure Protect, le aziende possono disporre di ambienti sicuri con più punti di ripristino per recuperare copie pulite dei propri dati vSphere on-premises, su AWS EC2 native, indipendentemente dall’infrastruttura storage sottostante, garantendo al contempo che i data center rimangano isolati per qualsiasi potenziale indagine».


#storage L’accesso ai dati veloce e sicuro – Umberto Galtarossa #PureStorage
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Dal report State of Data Security di Rubrik Zero Labs emerge che i dati di un’organizzazione sono aumentati in media del 42% negli ultimi 18 mesi. «Questa esplosione implica che le aziende debbano dare un focus ancora più importante sulla sicurezza dei dati e sulla resilienza cyber» – spiega Giampiero Petrosi, regional vice president sales engineering Southern Europe di Rubrik. Recentemente Rubrik ha introdotto Ruby, l’assistente di AI generativa per Rubrik Security Cloud progettato per accelerare il rilevamento, il ripristino e la resilienza informatica. «Questa soluzione – continua Giampiero Petrosi – è in grado di aiutare i clienti «indipendentemente dal loro livello di competenza informatica, attraverso un processo di risposta guidato che consente loro di esplorare, comprendere e rispondere a un incidente, con l’obiettivo finale di ripristinare più rapidamente le operazioni aziendali critiche».


#storage Crescita dati: +42% negli ultimi 18 mesi – Giampiero Petrosi #Rubrik
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Anche i cloud provider, come Seeweb, si stanno adoperando per offrire al cliente una qualità di servizio di gestione dei dati basata sulla garanzia di massima qualità del servizio. A tal proposito, il CTO Fabio Fedele evidenzia come l’azienda offra un approccio «più modulare» – che consente di – «gestire più accuratamente la posizione dei dati, per esempio mantenendo backup su data center diversi e/o multipli» – rispetto alle normali piattaforme integrate, e rendendo  – «più complicata la manomissione, grazie alla possibilità di utilizzare software altamente affidabili e sicuri come Tivoli Spectrum Protect o Veeam. Inoltre, questo approccio fornisce ai clienti una visione chiara della situazione dal punto di vista del billing». Tutte le piattaforme di storage enterprise di Seeweb sono state integrate con sistemi basati su AI da diversi anni. Grazie alle capacità predittive dell’AI – afferma Fabio Fedele – «è possibile individuare prontamente e in molti casi prevedere potenziali problemi o colli di bottiglia nelle nostre infrastrutture di storage». Un approccio proattivo che permette, di fatto, sia di intervenire tempestivamente per risolvere eventuali criticità sia di aiutare a ottimizzare le prestazioni complessive dei sistemi di Seeweb.

In termini di offerta Storage as a Service, i prodotti Object Storage e Scale Out Filer sono disponibili come servizi gestiti, offrendo ai clienti la flessibilità e la scalabilità necessarie per gestire i loro dati in modo efficiente e affidabile. I prodotti di computing, quale il Cloud Server, sono progettati per garantire una scalabilità virtualmente infinita per lo storage. «Questo consente ai nostri clienti – aggiunge Fabio Fedele – di adattare le risorse di archiviazione alle loro esigenze in continua evoluzione garantendo al contempo prestazioni elevate e una gestione semplificata». Inoltre, le soluzioni più dedicate, come Virtual Private Cloud (VPC), permettono ai clienti di variare a piacere le risorse di storage grazie a sistemi enterprise ad alte prestazioni e di grande capacità offerte dall’azienda.


#storage Approccio proattivo e costi sotto controllo – Fabio Fedele #Seeweb
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Per Alessio Agnello, technical director Trend Micro Italia, la protezione dello storage, in particolare quella del dato, rimane un processo necessario per la strategia di sicurezza di un’organizzazione. «L’adozione di un approccio multilivello, necessario alla cybersecurity moderna, permette ai responsabili di sicurezza di garantire una security a tutto tondo, partendo dal dato stesso». Trend Micro, che fornisce sistemi di security completi integrando tecnologie proprie e di terze parti, è in grado di offrire una serie di soluzioni per semplificare la protezione dei sistemi più tradizionali di storage, monitorando la movimentazione di file e dati oltre ad offrire soluzioni di cloud storage per la verifica degli accessi e la compliance tra le applicazioni e il dato.

Negli ultimi mesi Veeam Software ha rilasciato diverse soluzioni in termini di cybersecurity ed evoluzione della piattaforma di data storage. «La nostra risposta al ransomware rappresenta lo sviluppo più interessante, con l’obiettivo di ridurre al minimo gli impatti di un attacco, identificando le minacce direttamente durante il processo di backup ed evitando la re-infezione tramite il tracciamento delle malware e l’utilizzo delle regole YARA» – spiega Alessio Di Benedetto, technical sales director Southern EMEA di Veeam Software. Le funzionalità di backup per lo storage basato su oggetti sono particolarmente interessanti, così come l’aumentata protezione degli ambienti cloud forniti dai principali provider come AWS, Azure e Google. Queste nuove caratteristiche includono miglioramenti significativi nella continuità operativa e nella gestione delle situazioni di emergenza. Inoltre, Veeam ha iniziato a impiegare l’AI per migliorare l’accesso alla documentazione tecnica, fornendo un vero e proprio assistente GPT.

STORAGE STRATEGICO

La scelta di una soluzione di storage più adatta alle esigenze dell’organizzazione può influenzare significativamente l’efficienza operativa, la sicurezza dei dati e la capacità di innovare. Individuare la soluzione di data storage è un passo fondamentale nella strategia di sicurezza che diventa scelta strategica di business e può fare la differenza tra successo e fallimento. Gianluca Colombo di Dell Technologies consiglia l’aggiornamento regolare dei sistemi di storage per fronteggiare la crescente domanda di dati e ridurre la complessità gestionale. Le moderne infrastrutture di storage offrono funzioni avanzate di protezione, come la crittografia dei dati, per mitigare il rischio di perdite. «Innanzitutto – spiega Colombo – è importante che le organizzazioni aggiornino regolarmente i sistemi di storage, per fronteggiare l’aumento della domanda dei dati, eliminando le infrastrutture obsolete, più soggette a guasti, che causano interruzioni e tempi di inattività. Le moderne infrastrutture di storage possono ridurre i silos di dati e la complessità della loro gestione, oltre a prevedere funzioni avanzate di protezione per garantirne la sicurezza. La crittografia dei dati aggiunge un ulteriore livello di protezione, riducendo il rischio di perdita. In secondo luogo, è bene che le aziende scelgano soluzioni di storage software-defined in grado di garantire maggiore agilità, resilienza, scalabilità ed efficienza dei costi».


#storage Cloud storage come vettore più diffuso di infezioni e malware – Alessio Agnello #TrendMicroItalia
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Alessio Agnello di Trend Micro mette in guardia sull’importanza di una corretta strategia di protezione dei dati durante la migrazione al cloud, con particolare attenzione alla configurazione, alla privacy dei dati e alla sicurezza. «Identificare una corretta strategia di protezione dei dati può essere un ostacolo per le organizzazioni che adottano o pianificano una migrazione al cloud» – spiega Agnello. «Le sfide principali riguardano una corretta configurazione, la data privacy, la compliance e la sicurezza del dato. Gli analisti prevedono che il cloud storage sarà il vettore più diffuso di infezioni e malware, per questo motivo è necessario affidarsi a soluzioni che permettano l’integrazione con sistemi in grado di analizzare il dato in transito e verificarne l’integrità, prima che questo raggiunga l’utente finale».

Alessio Di Benedetto di Veeam Software evidenzia come i criteri di selezione dello storage siano cambiati e per questo è essenziale pianificare a lungo termine, considerando sia le funzionalità di integrazione che la sicurezza per evitare i rischi di lock-in sia hardware sia cloud. «I criteri di selezione dello storage contrappongo il modello on-premises rispetto al modello cloud» – spiega Di Benedetto. Per il modello on-premise – «i fattori di scelta più importanti sono quelli tradizionali legati ai costi, alle prestazioni, ai tempi e alla tipologia di supporto» – mentre per quanto riguarda il cloud, si privilegeranno, come criteri di selezione – «i livelli di servizio e la sicurezza di accesso e di segregazione multitenancy».


#storage Nuove funzionalità di backup e protezione cloud – Alessio Di Benedetto #VeeamSoftware
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IL SEMPLICE BACKUP NON BASTA

Nel 2024 si prevede un incremento della sicurezza informatica per lo storage aziendale, guidato dalla convergenza di resilienza, rilevamento e ripristino in un’unica piattaforma di data storage. Questa evoluzione è necessaria poiché il semplice backup non basta più a proteggere i sistemi di storage, ora bersagli principali di attacchi ransomware e malware avanzati che provocano gravi perdite economiche. L’aumento esponenziale degli attacchi informatici, con previsioni di crescita del crimine informatico da 8 a oltre 10 trilioni di dollari dal 2023 al 2025, e il record di quasi 500 milioni di attacchi ransomware nell’ultimo anno, sottolineano l’urgenza di questa tendenza. Pertanto, integrare resilienza, rilevamento e ripristino significa non solo prevenire gli attacchi ma anche garantire un recupero rapido dei dati in caso di violazioni, riducendo al minimo i tempi di inattività e i danni finanziari. Questo approccio proattivo alla sicurezza dello storage aziendale mira a creare un ambiente capace di resistere e adattarsi alle minacce informatiche in evoluzione. Trascurare di adottare una strategia di sicurezza informatica integrata per lo storage dei dati nel 2024 potrebbe esporre le aziende a gravi rischi, mettendo in pericolo la loro operatività e reputazione. Investire in soluzioni di storage sicure e integrate rappresenta, quindi, una decisione strategica essenziale per la resilienza e il successo a lungo termine delle organizzazioni nell’era digitale.


Smeup: Sicurezza dei dati

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Pure Storage presenta Pure Service Orchestrator https://www.datamanager.it/2018/07/pure-storage-presenta-pure-service-orchestrator/ Wed, 04 Jul 2018 17:00:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150674 I clienti potranno utilizzare ambienti Container tra cui Kubernetes e Docker, con lo storage Enterprise All-Flash e l’agilità del cloud pubblico, On-premise Pure Storage annuncia la disponibilità di Pure Service Orchestrator, che fornisce Storage-as-a-Service basato su Container agli sviluppatori e operatori IT, supportandoli nell’implementazione di applicazioni di microservizi basate su container. Pure Service Orchestrator offre […]

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I clienti potranno utilizzare ambienti Container tra cui Kubernetes e Docker, con lo storage Enterprise All-Flash e l’agilità del cloud pubblico, On-premise

Pure Storage annuncia la disponibilità di Pure Service Orchestrator, che fornisce Storage-as-a-Service basato su Container agli sviluppatori e operatori IT, supportandoli nell’implementazione di applicazioni di microservizi basate su container. Pure Service Orchestrator offre ai clienti uno storage autonomo e senza complicazioni in grado di gestire un’architettura data centrica con un’agilità simile a quella del cloud pubblico, supportata da velocità all-flash e affidabilità di livello Enterprise.

Con Pure Service Orchestrator, le aziende possono utilizzare ambienti container dinamici impiegando lo storage-as-a-service per applicazioni persistenti e containerizzate su infrastrutture di Shared Accelerated Storage. Ciò consente ai clienti di promuovere l’innovazione, e un time-to-market più rapido.

“L’integrazione di Pure con Docker funziona perfettamente, consentendo ai nostri sviluppatori di creare e distribuire con semplicità applicazioni persistenti basate su container. Pure Service Orchestrator porta tutto questo a un livello superiore grazie al modello “storage as a-service”, che prevede il provisioning dello storage per container on-demand basato su policy”, ha dichiarato Don Bauer, Lead DevOps Engineer, Franklin American Mortgage Company, “Il modello Shared Accelerated Storage, combinato con la semplicità per cui Pure è nota, sarà la chiave per scalare ambienti come il nostro, passando a una moderna architettura di applicazioni containerizzate”.

Pure Service Orchestrator consente un’integrazione con Docker, Kubernetes e non solo, per fornire un supporto storage persistente per gli ambienti containerizzati attraverso il plug-in di volume Docker e Kubernetes FlexDriver. Inoltre, Pure Service Orchestrator vanta un approccio di provisioning dello storage scalabile, intelligente ed automatizzato al fine di fornire un’esperienza del tutto simile al cloud, a cui gli sviluppatori sono abituati.

Si adatta elasticamente a più sistemi di storage e supporta ambienti containerizzati altamente fluidi che possono espandersi rapidamente a migliaia di contenitori.

Pure Service Orchestrator risolve questo problema, scala elasticamente lo storage su FlashArray, FlashBlade o su un mix di entrambi i sistemi, supporta file e blocchi e offre la flessibilità necessaria per avere configurazioni diverse per ogni sistema di storage che fa parte del servizio. Grazie alla facilità di espansione tramite un singolo comando, i clienti possono iniziare con uno storage di piccole dimensioni e scalarlo rapidamente, e senza soluzione di continuità, man mano che crescono le esigenze dei loro ambienti containerizzati.

“Le architetture applicative hanno iniziato ad evolversi da applicazioni monolitiche, di scale-up e virtualizzate ad applicazioni di scale-out e microservizi. Queste ultime sono tipicamente costruite su containers, ma la mancanza di un supporto di storage persistente per i contenitori stateful minaccia di rallentarne l’adozione”, ha dichiarato Sandeep Singh, Senior Director of Solutions Marketing, Pure Storage. “I contenitori stateless possono essere avviati e arrestati in pochi secondi, mentre i container stateful hanno un ciclo di vita molto più lungo. Alcuni container richiedono blocchi, altri file. Gli sviluppatori sono il fulcro del business moderno e devono poter utilizzare lo Storage-as-a-Service per le applicazioni containerizzate. Con un’agilità simile al cloud e prestazioni di livello enterprise, Pure Service Orchestrator è stato progettato esattamente con questo scopo.”.

Pure Service Orchestrator funziona come una torre di controllo della virtualizzazione che consente agli ambienti containerizzati di passare dal consumo di storage-as-a-device a quello di storage-as-a-service.

I benefici includono:

  • Provisioning intelligente: fornisce lo storage ai container on-demand in base a criteri di policy e prende decisioni ottimali per il provisioning valutando le prestazioni, la capacità e lo stato di salute dei sistemi di storage. A differenza di altre soluzioni, che richiedono parametri di configurazione complessi, la distribuzione dello storage ai containers con Pure Service Orchestrator è impeccabile. I clienti possono limitarsi semplicemente a specificare la dimensione della capacità desiderata.
  • Scalabilità elastica: scalabilità su più sistemi con un mix di file e blocchi in un unico servizio. I clienti possono ora sostenere fino a decine di migliaia di applicazioni che coprono l’intero parco di FlashArray e FlashBlade array. L’aggiunta di nuovi array di storage all’infrastruttura di shared storage esistente è semplice. Grazie alla facilità di espansione, tramite un singolo comando, i clienti possono iniziare con uno storage di piccole dimensioni e scalarlo rapidamente, e senza soluzione di continuità, man mano che crescono le esigenze dei loro ambienti containerizzati.
  • Recovery trasparente: Auto-riparazione per supportare servizi affidabili. La ri-provisioning automatica aiuta a proteggere i clienti da problemi quali guasti ai nodi e limiti delle prestazioni dell’array.

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A tutto storage. Agilità e iperconvergenza https://www.datamanager.it/2018/05/a-tutto-storage-agilita-e-iperconvergenza/ Fri, 18 May 2018 13:46:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147969 Grazie all’affermazione di nuovi paradigmi anche in risposta alle nuove esigenze dettate dalla digital transformation, lo storage consolida il suo ruolo centrale nelle strategie IT, con la netta consacrazione del flash storage e l’emergere prepotente del software defined Tra la definitiva consacrazione dello storage flash, cioè la tecnologia di memorizzazione senza parti in movimento, e […]

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Grazie all’affermazione di nuovi paradigmi anche in risposta alle nuove esigenze dettate dalla digital transformation, lo storage consolida il suo ruolo centrale nelle strategie IT, con la netta consacrazione del flash storage e l’emergere prepotente del software defined

Tra la definitiva consacrazione dello storage flash, cioè la tecnologia di memorizzazione senza parti in movimento, e la sempre più netta affermazione del paradigma software defined anche nello storage, il panorama di questa importantissima componente dell’IT è in piena trasformazione. Se per il flash, come si vedrà più avanti, i giochi sono per così dire ormai abbondantemente fatti, visto che questa tecnologia è da tempo presente a pieno titolo nel portafoglio prodotti di tutti i vendor, anche di quelli più tradizionali, per il software defined storage, indicato brevemente come SDS, la situazione è ancora in sviluppo, ma con prospettive di tutto rilievo.

L’ORA DEL SOFTWARE DEFINED

Lo scenario in divenire è riflesso nei dati degli analisti, che rivelano puntualmente questa nuova trasformazione di mercato. Infatti, secondo le previsioni di IDC, nell’arco di tempo che va dal 2017 al 2021, la crescita del mercato del software defined storage supererà in modo significativo quella dello storage di tipo enterprise, grazie anche alla spinta delle infrastrutture iperconvergenti, con un tasso di incremento annuale composto, CAGR, pari al 13,5 per cento, per una spesa totale che nel 2021 si attesterà su oltre 16 miliardi di dollari. Lo storage definito dal software è oggi una delle numerose nuove tecnologie che stanno rapidamente facendo breccia nelle infrastrutture IT sia delle aziende sia dei provider di servizi cloud. La ragione è che lo storage software defined soddisfa le esigenze dei data center di nuova generazione in maniera molto più adeguata rispetto alle soluzioni storage legacy.

MAGGIORE AGILITÀ

È anche per questo, sottolinea ancora IDC, che gli investimenti in storage hanno da tempo iniziato a spostarsi dal tipico design hardware con array a doppio controller verso il software defined, e dall’infrastruttura IT tradizionale di tipo on premises verso gli ambienti cloud, sia pubblici sia privati, basati su infrastrutture Web standard. Anche le soluzioni di storage definito dal software si basano su hardware standard e pronto all’uso che è in grado di offrire tutte le funzionalità chiave di storage nel software. Rispetto alle architetture di storage legacy, le soluzioni definite dal software offrono una maggiore agilità, come per esempio un provisioning dello storage più rapido e semplice, funzionalità autonome di gestione dello storage, che riducono i costi amministrativi, e la possibilità di utilizzare hardware di costo inferiore.


Efficienza e velocità. Come cambia lo #storage nell’era del cloud e dell’intelligenza artificiale
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EMERGE L’IPERCONVERGENZA

«In fase di trasformazione digitale, lo storage definito dal software offre tutte le funzionalità necessarie: agilità flessibile per l’IT, amministrazione più semplice e intuitiva, basata sulle caratteristiche di gestione autonoma dello storage e minori costi in conto capitale, derivanti dalla possibilità di utilizzare hardware standard» – fa notare Sergio Patano, senior research & consulting manager di IDC Italia, spiegando che «alla luce del fatto che queste caratteristiche sono sempre più presenti nei requisiti che indicano i criteri di acquisto, la spesa in storage continuerà a spostarsi maggiormente verso il software defined». Non solo: all’interno del mercato del software defined storage gli analisti di IDC notano la spinta verso l’espansione di alcuni sotto-segmenti chiave, dovuta ai requisiti dei data center di prossima generazione.

RAPIDA CRESCITA

Quello delle infrastrutture iperconvergenti è il sotto-segmento a più rapida fase di crescita, con un tasso di crescita annuale composto quinquennale del 26,6 per cento, che corrisponde a una spesa totale di 7,15 miliardi di dollari nel 2021. Nello stesso arco di tempo, l’object storage registrerà invece, sempre secondo i dati IDC, una crescita del 10,3 per cento nel periodo di previsione, mentre lo storage file-based e quello block-based cresceranno rispettivamente del 6,3 e 4,7 per cento. Inoltre, alla luce del fatto che i sistemi iperconvergenti si trovano tipicamente a sostituire i sistemi di storage legacy basati su SAN e NAS, da poco più di un anno e mezzo tutti i principali vendor storage aziendali si sono affacciati in modo concreto su questo nuovo mercato, che è oggi uno dei più effervescenti.

L’AFFERMAZIONE DEL FLASH

Anche per quanto riguarda il settore dello storage flash, sempre in base ai dati IDC, le prospettive rimangono più che positive, in quanto le previsioni in termini di unità consegnate, di fatturato e di capacità totale spedita parlano di una solida crescita per tutto il periodo che va dal 2016 al 2021: in termini di unità consegnate, il tasso di crescita annuale composto nell’arco di questi cinque anni dovrebbe attestarsi sul 15,1 per cento, mentre il fatturato dovrebbe raggiungere i 33,6 miliardi di dollari nel 2021, con un CAGR in crescita del 14,8 per cento. Tra i motivi di questa perdurante affermazione, gli analisti di IDC indicano in primo luogo una maggiore disponibilità dei prodotti e il miglioramento delle dinamiche dei prezzi, dovuto anche allo spostamento verso la tecnologia 3D Nand Flash, i cui vincoli di quantità disponibile inizieranno ad allentarsi nel corso di quest’anno, contribuendo a un’ulteriore riduzione dei prezzi nel mercato flash nel suo complesso. A sua volta, la riduzione dei prezzi dei drive a stato solido SSD, ovvero Solid State Drive, come vengono spesso indicati i dispositivi flash, determinerà una loro maggiore adozione nei PC e in altri dispositivi client, con una crescita complessiva stimata da IDC nell’arco dei cinque anni che vanno dal 2016 al 2021 nell’ordine del 15,8 per cento.

FORTE DOMANDA

Nel frattempo, la domanda rimarrà forte anche nell’ambito enterprise, dato che le aziende si rivolgono sempre più ai sistemi ottimizzati per il flash anche per le tradizionali esigenze di storage e per le soluzioni data center. «Il flash rappresenta sempre più una tecnologia storage ampiamente utilizzata in tutti gli ambiti IT, e svolge un ruolo importante nel rendere possibile la trasformazione digitale, che è a sua volta un fenomeno che continuerà a spingere ulteriormente l’adozione di storage flash» – prosegue Sergio Patano. Lo storage flash sta anche prendendo sempre più piede non solo nell’ambito dei client e nel mercato enterprise, ma anche in altri ambiti applicativi, come quello dell’Internet of Things, dove l’elevata affidabilità, l’estrema flessibilità – a livello sia di fattore di forma sia di capacità – e la robustezza operativa in ambienti difficili si stanno rivelando molto utili.

FATTORI INTRINSECI

In sostanza, se il successo del flash è dovuto a molti fattori intrinseci al tipo di tecnologia, non va comunque trascurato il fatto che i vantaggi tipici dello storage flash assumono una valenza particolare alla luce della grande trasformazione in atto da tempo nell’IT, determinando una grande evoluzione anche nello storage,  che è chiamato a svolgere compiti ancora più rilevanti, per affrontare la crescita esponenziale dei volumi di dati da archiviare e soprattutto da gestire. Queste nuove esigenze di gestione dei dati archiviati nascono anche sulla base delle spinte normative, come è per esempio il caso del GDPR, il nuovo regolamento europeo sulla privacy, che come noto diventa operativo proprio in questo mese di maggio 2018, e che impone tra l’altro che le aziende riescano a gestire e proteggere i dati personali e sappiano dove questi risiedono, dimostrando di averne un controllo totale.

LE SPINTE NORMATIVE

Come si fa notare da molte parti, rispondere in maniera efficace a quanto previsto dal regolamento GDPR, o affrontare possibili incidenti di sicurezza, diventa molto difficile se i sistemi IT presenti in azienda richiedono tempi misurati in giorni per effettuare il backup, l’indicizzazione e il ripristino dei dati. Il punto è che per arrivare a controllare efficacemente e soprattutto proteggere il patrimonio dei dati, diventa sempre più necessario investire in reti più veloci e in funzioni di data discovery e di indicizzazione performanti. È anche il caso di puntare su tool e su piattaforme necessarie per migliorare la visibilità e le prestazioni complessive dei sistemi. Non a caso, gli analisti di IDC hanno previsto che il 34 per cento delle aziende europee aumenterà la spesa destinata allo storage on premise agevolando così la strada verso la compliance al GDPR, investendo 3,37 miliardi di dollari nel 2018 a livello di Europa occidentale.

IL CLOUD NON STA A GUARDARE

Ma vi è anche un altro risvolto dovuto alle nuove normative: i requisiti sempre più stringenti sul controllo dei dati tenderanno a incrementare ulteriormente l’attrattiva verso il cloud ibrido, alla luce del fatto che un numero sempre maggiore di aziende cerca di realizzare un compromesso tra le esigenze delle persone dell’IT e i costi vantaggiosi promessi delle piattaforme cloud pubbliche rispetto a quelli del modello on-premise. In effetti, molti osservano che il cambio di paradigma dalla virtualizzazione verso le soluzioni native del cloud e dei container è dovuto a una maggiore attenzione verso la comunicazione tra cloud pubblico e cloud privato, e soprattutto alla migrazione dei dati. In questo scenario, le tecnologie in grado di integrare potenza e sicurezza in architetture multi-tenant, nell’ottica di questa nuova mobilità del dato, sono destinate ad avere la leadership sul mercato, imponendosi sempre più all’attenzione. Tutto questo perché spostare e allocare i dati costituirà sempre più un requisito essenziale del cloud, alla luce del fatto che le aziende prendono in considerazione la collocazione effettiva dei dati da una prospettiva sia di business sia di tipo legislativo, come ben sanno le aziende che si trovano a operare nell’Unione europea, che ha leggi molto chiare sull’ubicazione dei dati. Trasferire il patrimonio informativo in data center presenti in ogni regione diventerà un’operazione sempre più comune, specialmente attraverso il collegamento tra sistemi storage ad alta capacità e sistemi di elaborazione in locale, per applicazioni mission-critical o di particolare importanza.

PERFORMANCE IN PRIMO PIANO

Quindi, la necessità di disporre, anche alla luce della trasformazione digitale in atto, di sistemi storage a elevata capacità e performance superiori è ormai un dato di fatto. Non a caso, anche la società di analisi e ricerche Gartner, nel report “Critical capabilities for Solid-State Arrays” osserva che il mercato degli array flash “continua la sua crescita, con nuovi prodotti con performance sempre maggiori e funzionalità ancora più estese: anche la stessa capacità di archiviazione continua a espandersi grazie al miglioramento della progettazione e della densità degli array realizzati dai vendor, e questa maggiore capacità consente un abbassamento dei prezzi di accesso, con un corrispondente incremento degli use case possibili, ovvero degli ambiti nei quali le soluzioni storage flash diventano indicati”. Il report di Gartner elenca in dettaglio sia i casi d’uso sia le funzionalità per le quali gli array storage flash sono maggiormente indicati.


#storage e #GDPR In Europa 1 azienda su 3 aumenterà la spesa per l’on premise – @IDCItaly
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CINQUE CASI DI RILIEVO

Tra i casi d’uso menzionati da Gartner, al primo posto si indica l’online transaction processing, l’OLTP, che è un campo tipicamente connesso a molte delle applicazioni business critical, con risvolti importanti anche in tema di sistemi di gestione dei data base, i DBMS; in secondo luogo, gli analisti di Gartner menzionano la virtualizzazione dei server, in particolare per le applicazioni critiche che vengono eseguite sui server enterprise e sui carichi di lavoro di back office, molto spesso demandati proprio agli ambienti server virtualizzati; al terzo posto si parla della VDI, la virtual desktop infrastructure, la cui adozione prosegue con successo, che consiste nella virtualizzazione di sistemi operativi desktop, messi a disposizione tramite server centralizzati: in questi casi, lo storage è indispensabile per assicurare la disponibilità di tali ambienti sia agli utenti sia alle applicazioni che devono accedervi; al quarto punto dell’elenco si situa l’HPC, high performance computing, all’interno del quale è intrinsecamente necessario configurare cluster server e storage a elevate prestazioni, per supportare processi e applicazioni estremamente critiche, come per esempio l’analisi dei dati all’interno dei reparti ricerca & sviluppo; infine, al quinto posto, di certo non per ordine di importanza come è in realtà vero per tutti i casi d’uso qui considerati, si parla di analytics: in questo ambito lo storage rappresenta l’infrastruttura critica per mettere i dati a disposizione dei tool di analisi, e deve quindi garantire la massima disponibilità del dato.

LE FUNZIONALITÀ ATTESE

Sempre nel report “Critical capabilities for Solid-State Arrays” di Gartner vengono esaminate anche le sette funzionalità chiave che sono richieste allo storage flash. Innanzitutto si parla di “ecosistema”, riferendosi alla capacità delle piattaforme storage di supportare differenti protocolli di comunicazione e sistemi operativi diversificati, oltre a una adeguata quantità di applicazioni, API e Hypervisor realizzati da diversi vendor. È poi importante la “gestibilità”, ovvero la presenza di caratteristiche di gestione, monitoring, reporting e programmazione, oltre che di automazione che semplificano le procedure tipiche come il provisioning, la distribuzione e il controllo dei dati, e accelerano le operazioni di chi gestisce le piattaforme e gli ambienti storage. Si parla poi di “multitenancy e sicurezza”, facendo riferimento alla capacità del sistema storage di supportare differenti carichi di lavoro, fornendo agli utenti funzionalità di accesso e controllo oltre che di configurazione dinamica dei sistemi. Al quarto posto, si menzionano in maniera generica le “performance”, ma è ovvio che ci si riferisce a tutti i tipi di prestazioni, in termini di IOPS, cioè l’Input/Output al secondo, di ampiezza e capacità di banda di connessione e infine di tempi di risposta dei sistemi storage. Il gruppo “reliability, availability e serviceability” fa invece riferimento all’affidabilità, alla disponibilità e alla facilità di manutenzione della piattaforma storage, dove vengono premiati i sistemi in grado di prevenire i downtime oppure capaci di allocare dinamicamente le risorse nel caso vi siano componenti che presentano problemi, allo scopo di poter intervenire senza che vi siano conseguenze negative per utenti, applicazioni e processi. “Scalabilità” è ovviamente la possibilità della piattaforma di crescere in termini di capacità, performance e connettività, e di farlo in base al variare delle esigenze di business. Infine, si parla di “efficienza”, intendendo non il semplice costo, ma la capacità della piattaforma di supportare in maniera efficiente tecnologie e funzionalità quali la compressione dei dati, la deduplica, il thin provisioning e un utilizzo ottimale delle risorse.

IL DATA CENTER ALL FLASH È QUI

Visto che gli array all flash di oggi, proposti ormai non più solo da vendor per così dire pionieristici o giovani come per esempio Pure Storage oppure Infinidat, ma anche da fornitori più consolidati come Hewlett Packard Enterprise, IBM, Dell EMC e NetApp, tanto per fare qualche nome, sono in grado di esprimere tutte le funzionalità necessarie alle esigenze di business dettate dalla trasformazione digitale, il passo verso il data center “tutto-flash” è quindi meno lontano di quanto si sarebbe potuto ipotizzare solo pochissimi anni fa. Se già oggi la tecnologia flash è imperativa in applicazioni quali per esempio la virtualizzazione server, le infrastrutture di virtual desktop e gli analytics, che sono tutti casi d’uso che prevedono altissimi livelli di performance dei sistemi storage, gli ulteriori percorsi della trasformazione digitale, con il prevalere di modelli di business sempre più digitalizzati, renderanno imprescindibili le caratteristiche tipiche dello storage “solid state”.

VERSO NUOVI PARADIGMI

In ogni caso, allo storage di nuova generazione sembrano destinati ulteriori successi, anche grazie alla crescita di paradigmi come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, che presuppongono uno storage ancora più performante. Se è vero che disporre di un ambiente data center scalabile e ad alte prestazioni è un requisito di base per ogni business, è anche vero che la crescente presenza del cloud nelle scelte tecnologiche delle aziende comporta ancora più requisiti per lo storage, soprattutto in termini di prestazioni e scalabilità. In sostanza, il flash storage nell’era del cloud, soprattutto ibrido, deve essere in grado di gestire i dati a velocità ancora più elevate, minimizzando i rischi che una latenza alta o altri colli di bottiglia nella gestione dei dati possano avere riflessi negativi sul business. Perché il valore dei dati si può ampliare anche rendendo possibile accedervi ancora più rapidamente e soprattutto in maniera affidabile. Grazie al nuovo storage, si potranno realizzare nuove applicazioni in grado di moltiplicare il valore di business dai dati e trarre vantaggio dall’intelligenza artificiale e perché no anche dall’apprendimento automatico o machine learning che dir si voglia.

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INFINIDAT, intelligenza artificiale e machine learning per lo storage del futuro https://www.datamanager.it/2018/05/infinidat-intelligenza-artificiale-e-machine-learning-per-lo-storage-del-futuro/ Fri, 18 May 2018 10:48:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147934 L’azienda di Moshe Yanai, pioniere israeliano dello storage, ha stravolto in pochi anni i paradigmi più consolidati grazie all’intelligenza artificiale. E oggi, offre il portafoglio di prodotti e servizi di data protection più performante, conveniente e aperto al cloud dell’intero mercato Se il dato è il nuovo petrolio, la scelta di una architettura storage richiede […]

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L’azienda di Moshe Yanai, pioniere israeliano dello storage, ha stravolto in pochi anni i paradigmi più consolidati grazie all’intelligenza artificiale. E oggi, offre il portafoglio di prodotti e servizi di data protection più performante, conveniente e aperto al cloud dell’intero mercato

Se il dato è il nuovo petrolio, la scelta di una architettura storage richiede un livello di attenzione speciale rispetto al passato. Il business digitale impone un diverso ordine di priorità che insieme alla velocità e al volume tenga conto dell’estrema importanza della continuità dei servizi, di problematiche come la mobilità delle informazioni, la loro accessibilità o la distribuzione anche geografica delle infrastrutture fisiche del cloud computing. Al tempo stesso, il mercato dello storage ha cercato di differenziarsi in questi anni soprattutto sul piano della performance, sicuramente importante, spingendo molto in favore di un paradigma, quello dei sistemi all-flash, che rischia però di oscurare l’aspetto, forse più determinante e in linea coi tempi, della necessità di conciliare prestazioni, alta affidabilità, scalabilità multi-petabyte e il tutto a costi contenuti. A maggior ragione, in un contesto come quello attuale dove l’adozione del GDPR porterà molte aziende a prediligere l’encryption del dato a livello applicativo, facendo decadere i vantaggi dovuti a compressione e deduplica nei sistemi all-flash.


Con @INFINIDAT Benvenuti nel nuovo mondo dello #storage software-defined | @Infinidat_Italy
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In uno scenario di mercato che da tempo non offriva particolari colpi di scena, sta acquistando sempre maggior visibilità e interesse l’offerta del provider israeliano INFINIDAT che si pone in un atteggiamento totalmente “disruptive” nei confronti di tutte le formule che si ripetono e che condizionano l’evoluzione del settore. Stiamo parlando di un’azienda il cui prodotto ammiraglio ha appena cinque anni di vita, ma che alle spalle ha tutta la sapienza e l’esperienza accumulata in quarant’anni di pionieristica carriera del suo leggendario fondatore. Nei due anni di incubazione del suo primo, innovativo sistema di storage (InfiniBox), INFINIDAT – fondata nel 2011 – ha depositato decine e decine di algoritmi software e brevetti, mettendo a punto una tecnologia cognitiva che permette di gestire, in modo fortemente automatizzato, pool di dati di qualsiasi natura e dimensione fino ai livelli prestazionali equivalenti (o addirittura superiori) a un sistema all-flash, utilizzando tuttavia tecnologia commodity. Un approccio del tutto innovativo, che garantisce ai clienti INFINIDAT un grado di affidabilità “7×9” (99,99999%), ai prezzi più convenienti del mercato.

Daniela Miranda, regional sales director South/East Europe

NON SOLO INFINIBOX

Cinque anni dopo, un insieme di recenti annunci allarga drasticamente l’impronta caratteristica di una azienda finora sostanzialmente monoprodotto, delineando una offerta alla quale si aggiungono un appliance dotato di avanzate funzionalità di backup e disaster recovery (anche in modalità DRaaS, Disaster recovery as a Service) e un nuovo servizio gestito di storage online, che consente di allocare i workload aziendali in modo completamente flessibile e istradarli di volta in volta verso le risorse IaaS acquisite presso uno o più dei tre principali operatori globali di cloud pubblico. Con la stessa flessibilità, agilità e velocità di uno storage gestito internamente. Il tutto basato sulla gestione e il controllo particolarmente intelligente della memoria cache, che – oltre a restare quasi sempre nei limiti dimensionali di poche decine di terabyte (ben al di sotto dei suoi limiti nominali), garantendo percentuali di cache-hit del 97% – viene supportata dall’uso di algoritmi che apprendono molto in fretta i comportamenti e le esigenze di qualsiasi tipo di carico, “ragionando” su piccoli chunk di 64 kilobyte: un livello di risoluzione che rende ancora più smart il “cervello” di InfiniBox. Come se non bastasse tutta questa capacità di innovazione tecnologica, INFINIDAT ha messo a punto un modello commerciale a tripla azione. Dal classico investimento Capex (l’acquisto di un certo volume di storage), fino a una formula mista Capex/Opex, con una modalità detta “pay as you grow” che si traduce nella possibilità di acquisire una certa dimensione di storage pagando solo per l’uso che ne è stato effettivamente fatto, sulla base di un rendiconto trimestrale. E una terza formula “utility” che trasforma lo storage in pura spesa operativa, con la tecnologia dei dischi che rimane di proprietà INFINIDAT. Benvenuti nel nuovo mondo dello storage frutto della vision di Moshe Yanai, il genio israeliano che trent’anni fa aveva apposto la sua firma sui prodotti della storica famiglia Symmetrix di EMC. Un’azienda, quest’ultima, che Yanai abbandona clamorosamente nel 2001 per creare in Israele una sua società, XIV, che verrà acquisita nel 2007 da una IBM (insieme a un’altra società, Diligent Technologies, anch’essa co-fondata da Yanai), affascinata dalla potenza delle architetture di “grid storage” e dei sistemi di “de-duplica” – fondamentali per aumentare l’efficienza dell’archiviazione – messi a punto dal creativo ingegnere elettrico del Technion di Tel Aviv.

PETABYTE DI VALORE

Yanai lascerà anche IBM, portando con sé le idee, le conoscenze e le interfacce utente sviluppate con XIV, ma a differenza di tanti startupper di successo che amano ritirarsi presto a vita privata, questo giovane nato un anno dopo l’indipendenza di Israele, riparte subito con una nuova azienda, INFINIDAT. È il 2011, e Yanai riscrive ancora una volta i suoi algoritmi di Software Defined Storage puntando ad un preciso obiettivo: sbaragliare i concorrenti e diventare leader assoluto nello storage basato sull’intelligenza artificiale. «Nel 2015 – racconta Daniela Miranda, regional sales director South/East Europe di INFINIDAT – l’azienda viene valutata 1,2 miliardi di dollari e ottiene un finanziamento da 150 milioni di dollari da TPG Growth Capital per alimentare la propria internazionalizzazione. Oggi, abbiamo una presenza diretta in 17 paesi e operiamo attraverso i due Head Quarter di Herzliya in Israele e di Waltham nei dintorni di Boston, con circa 550 dipendenti su scala globale». Nell’arco della sua esistenza, INFINIDAT ha registrato diciotto trimestrali positive, accumulando un volume di tremila petabyte equivalenti di sistemi venduti. Uno dei clienti europei più importanti è l’operatore britannico BT, che ha acquisito nel complesso più di 88 sistemi per 100 petabyte complessivi, sia per uso interno – in otto dei suoi data center europei – sia per la rivendita alla clientela enterprise, un ambito che vede già moltissimi utilizzatori di soluzioni INFINIDAT.

L’apertura della filiale italiana risale al 2015 e qui – sottolinea Daniela Miranda – il successo è a dir poco clamoroso. «Da poco, abbiamo ricevuto il riconoscimento di country a più forte crescita subito dopo Israele. Il volume sfiora già una quarantina di sistemi in circa quindici clienti enterprise tra i quali nomi come CEDACRI, ENGINEERING D.HUB e TAS Group. Una cifra che, letta nella prospettiva di un vendor abituato a dialogare quasi esclusivamente con realtà di dimensioni medio-grandi, rappresenta un risultato importante. Stiamo parlando dei maggiori operatori cloud e delle principali telco, delle società di servizi outsourcing per le banche e/o di sistemi di pagamento, dei retailer, dei system integrator e delle pubbliche amministrazioni centrali. In molti, hanno creduto alla visione di Yanai e hanno supportato l’approccio suggerito da INFINIDAT. «I prossimi obiettivi di crescita continuano a essere molto ambiziosi» – conferma Daniela Miranda. «E come staff, puntiamo ad avere entro l’anno un organico di una decina di persone, con un ulteriore 50 per cento in più previsto nel 2019».

SISTEMA DI MEMORIZZAZIONE UNIVERSALE

Quali sono le ragioni di una diffusione così immediata? Oltre ad aver messo a punto un mix equilibrato e allettante di tecnologie “bleeding edge” e formule commerciali in linea coi tempi, INFINIDAT mette sul piatto la carta vincente dell’universalità, in un comparto dove per ogni carico di lavoro bisogna spesso studiare una soluzione ad hoc. «Con INFINIDAT, nessuna specificità, nessun vertical privilegiato» – spiega Daniela Miranda. «Siamo la soluzione giusta sia per i clienti che hanno necessità di fare grossi consolidamenti sia per chi è interessato ai risparmi resi possibili grazie al basso consumo e allo spazio ridotto occupato dai nostri sistemi. Parliamo di soli 8kWh per più di 10PB di spazio memorizzato in un rack standard da 42U. Clienti che hanno necessità di avere tre, quattro petabyte in un unico box, con rendimenti all-flash e esigenze di gestire ogni tipo di workload, da VMware a SAP HANA, da Oracle Applications alla posta e a Openstack – oppure – che vogliono consolidare in un InfiniBox tutti i protocolli, SAN, NAS, iSCSI. è disponibile anche un sistema INFINIDAT, identificato con la lettera M, capace di gestire le applicazioni in ambienti mainframe. Al momento, ci appoggiamo a “terze parti tecnologiche” per lo storage basato su oggetti, ma in futuro anche questa modalità sarà nativamente integrata a bordo della nostra architettura». E con la funzionalità Quality of Service si riescono a definire i range entro i quali tutte le applicazioni devono funzionare.

Riccardo Facciotti, tech sales director South/East Europe

«È un vantaggio significativo rispetto ad un mercato che in molti casi costringe le aziende ad acquistare una specifica appliance per soddisfare determinate necessità applicative» – aggiunge Riccardo Facciotti, tech sales director South/East Europe. Premiata dai suoi clienti, INFINIDAT è pronta a consolidarsi ulteriormente sul mercato, puntando alla quotazione in Borsa entro il 2020, anche qui in forte controtendenza in un clima finanziario poco favorevole ai suoi concorrenti. «L’arrivo di un nuovo investimento, 95 milioni di dollari collocati da un fondo di venture capital targato Goldman Sachs, ha spinto la nostra valutazione a 1,6 miliardi di dollari» – precisa Daniela Miranda. «Ma ancora più importante, è l’annuncio di quattro nuove soluzioni pensate per le aziende che intendono premere sull’acceleratore della loro trasformazione digitale, addirittura riducendo i costi infrastrutturali dell’IT». Accanto alla linea InfiniBox, che continua a essere la punta di diamante dell’offerta INFINIDAT e che da oggi aggiunge il modello F6212 fino a 4,2 petabyte di spazio fisico netto e una capacità utile superiore agli 8 petabyte, il nuovo portafoglio prodotti INFINIDAT include due appliance, InfiniGuard e InfiniSync, e il servizio Neutrix Cloud, una nuvola di storage pubblica in grado di gestire ad altissime prestazioni volumi di dati multi-petabyte, in forma di blocchi o file, fornendo un accesso simultaneo dai nodi computazionali di Amazon, Google e Microsoft Azure.


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LA SAETTA DEL RESTORE

Sulla stessa lunghezza d’onda, InfiniGuard è una appliance che poggia sulla medesima tecnologia di InfiniBox ma è dedicata espressamente al backup. «Con questo annuncio, INFINIDAT entra ufficialmente nel mercato delle soluzioni di backup, con un sistema in grado di proteggere fino a 20 petabyte di dati gestibili come VTL (Virtual Tape Library), con compressione, deduplica e con tutti i protocolli conosciuti» – spiega Facciotti. Con una differenza importante rispetto agli altri: InfiniGuard è dieci volte più veloce della media nel restore, un parametro che non tutti i costruttori sono soliti dichiarare. Sfruttando la stessa architettura software di InfiniBox – Neural Cache – il nostro sistema lavora al ritmo di 74 TB all’ora per dati non deduplicati, 48 TB all’ora per quelli deduplicati e garantisce il restore di 24 TB all’ora». Anche a livello applicativo, il sistema supporta lo stesso ricco ecosistema sofware di InfiniBox, compresi Commvault Systems, Veritas, Veeam, IBM Spectrum Protect, SAP, EMC Networker, Oracle RMAN, VMware e Microsoft Exchange. L’altro elemento che va a completare la nuova offerta di gestione delle informazioni di INFINIDAT si chiama InfiniSync, una soluzione di data mirroring progettata per garantire RPO pari a zero e nessuna perdita di dati anche in casi di incendi, alluvioni o crolli improvvisi del DataCenter principale, ancor più importante nelle situazioni in cui il sito di disaster recovery si trovi a una distanza tale da richiedere repliche asincrone. «Anche nel suo aspetto esteriore InfiniSync è una blackbox molto robusta, pesante, a prova di proiettile» – spiega Facciotti. Ed è una esclusiva INFINIDAT perché è la prima soluzione al mondo in grado di garantire un mirroring sincrono su distanze virtualmente infinite, con zero RPO e latenza zero».

Nelle situazioni in cui la perdita di informazioni può avere pesanti conseguenze operative ed economiche, come nel settore finanziario, InfiniSync può diventare una sorta di assicurazione sulla vita dei dati. Vantaggi analoghi in termini di sicurezza e disponibilità, osserva Donato Ceccomancini, sales manager Italy, derivano anche dal nuovo servizio INFINIDAT Neutrix Cloud, già operativo negli Stati Uniti e presto disponibile anche in Europa e in Italia. «INFINIDAT Neutrix Cloud è un servizio innovativo che mette a disposizione dei clienti dello spazio dati in modalità utility permettendone l’accessibilità da capacità elaborativa (CPU) presente sui tre principali cloud pubblici. Il vantaggio è che in questo modo il cliente potrà passare, bilanciando i suoi carichi computazionali, da un cloud pubblico all’altro, mantenendo però il pieno controllo sul dato, che risiede nello spazio messo a disposizione da INFINIDAT, in formula completamente Opex attraverso il pagamento di un canone/mese a TB». Ma esiste anche un altro vantaggio, fa notare il responsabile sales. «Il servizio di storage on demand offerto da INFINIDAT incorpora tutte le caratteristiche di un sistema InfiniBox utilizzato on premise: snapshot (punti di ripristino) illimitati, e scalabilità infinita senza perdita di performance. Normalmente – sottolinea Ceccomancini – in base alle contrattualistiche più diffuse, portare i propri dati in cloud comporta un livello di prestazioni e affidabilità abbastanza limitati. In questo caso no, perché dietro Neutrix, c’è InfiniBox». Secondo Daniela Miranda, il nuovo servizio consente a INFINIDAT di approcciare i suoi clienti con una soluzione che rende possibile diversi “disegni di cloud ibrido”. Pensiamo per esempio a chi cerca di implementare convenienti strategie di disaster recovery, oppure a chi – disponendo di applicativi e dati su cloud pubblici come Amazon o Azure – vuole comunque poter contare su un cloud privato – gestendo in prima persona il dato – senza rinunciare alle potenzialità del cloud pubblico. «Il vero disaster recovery as a Service» – interviene Ceccomancini. «A un costo per gigabyte assolutamente competitivo».

Donato Ceccomancini, sales manager Italy

FLESSIBILITÀ ANCHE NEGLI INVESTIMENTI

Tuttavia, non è solo una questione di pricing conveniente. INFINIDAT propone anche un modello di business che si sposa alla scalabilità delle sue soluzioni e aiuta a risolvere la problematica dei costi imprevedibili, che si nasconde anche dietro offerte formalmente “a consumo”. «Accanto alla tradizionale vendita con tutta la capacità “upfront” – precisa Donato Ceccomancini – il vero spunto innovativo viene dal nostro modello di capacity on demand. Presso il cliente viene resa disponibile tutta la capacità che si prevede di utilizzare in un determinato arco di tempo. All’inizio – però – il cliente paga a INFINIDAT solo quanto estremamente necessario, a partire da un minimo di 150 TB. A mano a mano che le esigenze aumentano, il cliente può utilizzare tutta la capacità aggiuntiva necessaria senza nessuna chiave di attivazione, in modo semplice e attraverso l’interfaccia di gestione e pagherà solo per il surplus di capacità impegnata, sulla base di una rendicontazione trimestrale. Ceccomancini entra nei dettagli di questa proposta commerciale che consente a chi acquista capacità di storage INFINIDAT di usufruire di tre formule: full capex, capex/opex e full opex o utility. «Accanto all’acquisto puro e semplice di una certa capacità, il cliente INFINIDAT può in definitiva contare su due modalità di investimento “pay as you grow” e “pay as you use”. Nel primo caso, la macchina viene installata con tutta la capacità possibile già a bordo: spazio che verrà liberato direttamente dall’utente, in funzione delle proprie necessità. Nell’altra modalità, totalmente on demand, il cliente paga mensilmente ciò che utilizza, potendo usufruire un mese di 500 TB, il mese successivo di 120 TB e quello dopo di 200 TB; tutto questo su sistemi che vengono installati on premise ma che restano a tutti gli effetti asset di INFINIDAT. Entrambe queste modalità prevedono per il cliente la possibilità di impegnarsi o meno ad acquisire una determinata capacità aggiuntiva in un determinato arco di tempo. Si tratta in altre parole di un investimento committed o non-committed».

Qual è il fattore abilitante di tutta questa flessibilità offerta al cliente, anche sul piano dell’investimento? Come è possibile per INFINIDAT offrire livelli prestazionali mai visti con dischi economici che altri vendor ritengono del tutto inadeguati? «Abbiamo escogitato un approccio completamente diverso, che ci permette di gestire i dati caldi in memoria DRAM, mille volte più veloce della memoria flash, e i dati freddi in cache, con algoritmi adattativi e cognitivi che permettono livelli di cache-hit fino al 97%» – risponde Facciotti. L’azienda fondata da Yanai ha posto una cura maniacale nella riscrittura di tutti gli algoritmi e i protocolli di accesso ai dischi e alle memorie, rivedendo addirittura il protocollo SCSI per consentire l’accesso parallelo e sincronizzato a tutte le meccaniche dei dischi. Gli algoritmi di machine learning permettono al sistema di adattarsi alla variabilità dei workload. La velocità di accesso offre tanti altri vantaggi, come la possibilità di creare un numero pressoché illimitato di Snapshot. «Questo e altri brevetti danno facoltà di affrontare con meno paure problemi come il ransomware, di accelerare enormemente il tempo di ricostruzione di un’immagine disco eventualmente danneggiata, anche a dischi che lavorano a piena capacità. Tutto questo ci permette di affermare con orgoglio che InfiniBox è l’unico storage enterprise sul mercato che può perdere fino a 98 dischi senza compromettere l’integrità del dato e le prestazioni. I clienti si sentono sicuri utilizzando la nostra tecnologia – conclude Facciotti – perché il periodo di rischio generato dalla rottura di due dischi simultaneamente si riduce da 48/50 ore a soli 15 minuti».


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TUTTI INSIEME PER IMPARARE

Analoga attenzione viene rivolta alla facilità d’uso e alla facilità di apprendimento per il controllo e la gestione della tecnologia INFINIDAT, in modo da offrire sistemi che – afferma Ceccomancini – si installano e si imparano a usare in poche ore. «Sappiamo bene che per le aziende che adottano le soluzioni di nuovi vendor, le competenze da acquisire sono un inibitore. Noi risolviamo questo problema combinando sistemi con una estrema facilità d’uso con partner qualificati e certificati che affiancano il cliente fin dalla fase del proof of concept, e con servizi professionali e di training on the job che seguiranno i prodotti per il loro intero ciclo di vita». Ogni offerta include sempre – gratuitamente – un Technical Advisor che rappresenta il punto di contatto tecnico tra il cliente e il “Centro di Supporto”, assistendo il team storage per qualsiasi tipologia di attività di configurazione/upgrade e gestione dello storage e garanendo la migliore operatività dell’infrastruttura e l’immediato intervento per qualsiasi casistica di incidente. A questi, si aggiungono la rete corporate dei professional services di INFINIDAT, con un centinaio di specialisti basati nel suo quartier generale, e quella dei partner nei singoli paesi.

INFINIDAT in Italia, il team di lavoro

«INFINIDAT non sviluppa prodotti hardware, ma è a tutti gli effetti una software company» – sottolinea infine Daniela Miranda.  «L’azienda mette a disposizione un patrimonio di API che consentono di realizzare script per creare automatismi e sviluppare integrazioni con le applicazioni più disparate. Oltre al gruppo di professionisti già citato, da qualche tempo abbiamo dato vita a una nuova iniziativa, una community allargata di “customers, developers and friends” – raggiungibile su code.infinidat.com – che non solo possono ricevere aiuto in caso di esigenze specifiche ma possono anche contribuire con i loro mattoncini di codice e le loro soluzioni». Secondo Facciotti, questa comunità sta rafforzando molto il ruolo di INFINIDAT nell’ambito delle infrastrutture per il cloud, con attività di integrazione in piattaforme come OpenStack, Containers, Kubernetes e altri sviluppi nell’ambito dei protocolli del software defined storage. In una fase storica che vede ogni tipo di organizzazione affrontare un percorso di trasformazione tecnologica e operativa, davanti al fenomeno dell’esplosione dei dati, della loro destrutturazione, spesso con l’incapacità di prevedere in modo attendibile le dimensioni di questa crescita, il mercato enterprise si sta interrogando sulla complessità nella gestione di questo scenario, sulle opportunità di scelte infrastrutturali in chiave cloud, sull’impatto che certe decisioni possono avere a livello di operatività e business. La gestione dell’informazione digitale, il nostro nuovo petrolio, richiede un approccio completamente nuovo, fuori dal coro. INFINIDAT, diversa da tutti gli altri, sa di aver trovato la risposta giusta. Nel software defined e nell’intelligenza artificiale.

Foto di Gabriele Sandrini

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Storage e digitalizzazione, il futuro di Hitachi Vantara https://www.datamanager.it/2018/05/storage-e-digitalizzazione-il-futuro-di-hitachi-vantara/ Tue, 15 May 2018 13:27:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147648 Sotto la spinta dei risultati raggiunti nell’anno fiscale 2017, Hitachi Vantara si conferma già leader nell’enterprise storage e nel settore dell’offerta di soluzioni content e di data intelligence, anticipando il lancio di una linea di prodotti che triplicherà le prestazioni A settembre del 2017, Hitachi presentava Hitachi Vantara, una nuova società nata per soddisfare le […]

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Sotto la spinta dei risultati raggiunti nell’anno fiscale 2017, Hitachi Vantara si conferma già leader nell’enterprise storage e nel settore dell’offerta di soluzioni content e di data intelligence, anticipando il lancio di una linea di prodotti che triplicherà le prestazioni

A settembre del 2017, Hitachi presentava Hitachi Vantara, una nuova società nata per soddisfare le esigenze di trasformazione digitale del mondo commerciale e industriale. Il perno intorno al quale gira l’azione della compagnia è rappresentato dai dati, considerati come punto cardine di un business in continua evoluzione. A dimostrazione di quanto le informazioni siano diventate fondamentali per migliorare l’operato di aziende e organizzazioni di ogni dimensione, basti pensare che il 90% di tutti i dati esistenti oggi sono stati prodotti nell’ultimo biennio. Il boom “data grafico” è storia recente e visto che coinvolge oramai settori eterogenei è indispensabile integrarne i processi che da esso scaturiscono nelle attività quotidiane già in essere. Gli analisti poi ci vanno giù pesante, ricordando come entro il 2020 ci saranno almeno 50 milioni di dispositivi collegati in rete, capaci di generare dati e di comunicare tra loro e con altri sistemi, complicando ancora di più la situazione. In questo panorama iperconnesso, Hitachi Vantara sente di poter giocare un ruolo di primo piano nel supportare la rivoluzione digitale in corso. Ce lo spiega Marco Tesini, country manager di Hitachi Vantara, fresco di partecipazione al Global Sales Kick Off 2018 che si è tenuto negli Stati Uniti. «Fin da quando è nata, Hitachi Vantara si è posta al centro del Gruppo Hitachi come soggetto delegato a supportarne l’innovazione con le proprie tecnologie e servizi. Lo stiamo facendo con una tale spinta e determinazione che i risultati ci danno già ragione: nell’anno fiscale 2017 (chiuso a marzo 2018) confermiamo la nostra leadership nell’enterprise storage e nel settore dell’offerta di soluzioni content e di data intelligence».

Trasformare i dati in valore

Si sentiva davvero la necessità di declinare l’anima di Hitachi in un nuovo player? Secondo Tesini sì, soprattutto se ciò si traduce nella possibilità di essere più agili e vicini al cliente, proponendo tecnologie e soluzioni che possono avere un impatto positivo sulla società. «Il nostro mantra si declina nello sviluppare e proporre soluzioni innovative per aiutare le aziende a cogliere le opportunità della digitalizzazione sia sul fronte del business che su quello della qualità della vita. Il tutto si declina nel Social Innovation Business che è lo scopo ultimo delle aziende del Gruppo Hitachi, con focus particolare sulle data solutions, ovvero soluzioni e applicazioni pensate per estrapolare valore dai dati, a partire dalla loro archiviazione e gestione fino all’elaborazione con strumenti di data intelligence analytics e intelligenza artificiale. Se è vero che il dato è il petrolio del ventunesimo secolo, Hitachi è la raffineria che aiuta le aziende a trasformare tale elemento grezzo in valore».

Tutte le imprese e organizzazioni, grandi o piccole che siano, rischiano di scomparire in tempi brevissimi a causa dell’estrema velocità dell’innovazione, se non mettono in moto rapidi cambi di paradigma, più vicini alle metriche moderne. «Ed è per questo che come Hitachi Vantara, azienda da sempre impegnata nell’innovazione, siamo certi di poter dare un contributo importante alle imprese» – spiega Tesini. «Prima di tutto apparteniamo al Gruppo Hitachi che, con oltre 900 aziende operanti nei settori dal finance alle utilities, passando per i servizi, il transportation e le telco (i settori più coinvolti dalla compagine nazionale), sviluppa innovazione nell’operation technology da oltre un secolo. Hitachi Vantara, essendo parte attiva del percorso di digitalizzazione delle aziende del Gruppo, può portare al mercato un contributo di esperienza e di conoscenza unico nel settore IT. Inoltre, la storia di Hitachi Vantara affonda le sue radici nei sistemi storage, area di eccellenza su cui stiamo continuando a investire per ampliare gamma e funzioni per far fronte alle sfide poste dalla digitalizzazione. Il volume dei dati sta crescendo in maniera smisurata ed è per questo che lo scenario dell’archiviazione, integrazione, gestione e messa in sicurezza dei dati vive oggi un’era di sviluppo senza pari. L’offerta è complessa e articolata e con le nostre soluzioni ci poniamo all’avanguardia, consci del know-how che ci appartiene».

Nuovi orizzonti

Se lo sguardo va in lontananza, verso i lidi per certi versi inesplorati della trasformazione digitale, della compliance, della normativa europea sul dato, Hitachi Vantara non dimentica certo le proprie radici. «Aprirsi all’esterno non vuol dire smettere di investire sul business tradizionale» – conclude il country manager. «Nel 2018, lanceremo una linea di prodotti che triplicherà le prestazioni degli attuali storage, introducendo piattaforme che prevedono strumenti nativi di gestione basati sull’abilità di automazione e di gestione predittiva, temi centrali per chi è naturalmente proteso al futuro».

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Il futuro di Qualcomm è fuori dai data center https://www.datamanager.it/2018/05/il-futuro-di-qualcomm-e-fuori-dai-data-center/ Thu, 10 May 2018 18:30:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147287 A quanto pare la chipmaker uscirà presto dal mercato dei processori per server, preferendo concentrarsi sui business consumer Il ruolo di Qualcomm all’interno del mercato dei server non è mai stato di primo piano. Sarà per questo che aumentano le voci di una possibile uscita della compagnia americana che preferirebbe concentrarsi su settori più consoni […]

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A quanto pare la chipmaker uscirà presto dal mercato dei processori per server, preferendo concentrarsi sui business consumer

Il ruolo di Qualcomm all’interno del mercato dei server non è mai stato di primo piano. Sarà per questo che aumentano le voci di una possibile uscita della compagnia americana che preferirebbe concentrarsi su settori più consoni al proprio business, come quello mobile consumer. L’obiettivo principale di dotare impianti per l’enterprise di hardware basato su architettura ARM sembra non essere andato a buon fine, anche per i volumi ridotti di un settore che non vive tempistiche di adozione così frenetiche come quelle degli utenti smartphone a cui Qualcomm è sicuramente più abituata. L’ultimo sforzo risale al 2017, quando la multinazionale ha presentato il suo chip Centriq 2400, di cui però non ha mai comunicato effettivi dati di vendita.

Cosa succede

L’uscita dal particolare mercato è solo un’indiscrezione per nulla confermata. Pare tuttavia che durante un recente incontro, il CFO Steve Mollenkopf abbia spifferato agli analisti che l’intenzione è quella di lasciar perdere categorie di intervento che non rappresentano un core business di valore, sia dal punto di vista strategico che di investimenti e revenue. La decisione non è comunque semplice anche se gran parte del panorama smartphone è saldamente nelle mani dell’azienda USA.

I principali top di gamma del 2018 montano un chip Snapdragon 845 mentre dispositivi di fascia più bassa possono contare su opzioni meno performanti ma anche onerose. Tra l’altro, proprio ultimamente abbiamo visto l’arrivo di visori per la realtà virtuale che poggiano la centralità dei propri sistemi su declinazioni VR della piattaforma della casa, realizzando quell’apertura dei mercati su cui Qualcomm puntava da tempo.

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Pure Storage: l’evoluzione dello storage https://www.datamanager.it/2018/04/pure-storage-levoluzione-dello-storage/ Mon, 16 Apr 2018 08:28:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145799 Pioniera nell’utilizzo dello storage all-flash e delle tecnologie data-driven, Pure Storage fa il punto su un percorso di crescita e un’evoluzione che continuano a riservare soddisfazioni e conferme Ormai lo sanno tutti: viviamo in un’epoca in cui i dati la fanno da padrone. Qualsiasi sia la propria attività, occorre adeguarsi al flusso ininterrotto e sempre […]

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Pioniera nell’utilizzo dello storage all-flash e delle tecnologie data-driven, Pure Storage fa il punto su un percorso di crescita e un’evoluzione che continuano a riservare soddisfazioni e conferme

Ormai lo sanno tutti: viviamo in un’epoca in cui i dati la fanno da padrone. Qualsiasi sia la propria attività, occorre adeguarsi al flusso ininterrotto e sempre più rapido di informazioni che ci circondano e che occorre saper gestire nel modo più efficace e produttivo. «Pure Storage è nata nel 2009 con l’avvento della tecnologia All-Flash – ha esordito Mauro Bonfanti, Regional Director Italy -. Oggi molte aziende concorrenti della stessa età non esistono più o non sono più indipendenti: noi invece stiamo consolidando la nostra posizione e acquisendo clienti sempre più importanti». Come, in Italia, Banca Popolare di Sondrio, che era presente all’incontro stampa di Pure Storage con un proprio manager, Angelo Panizza, responsabile esercizio e gestione sistemi IT. A ulteriore conferma del successo di Pure Storage c’è il fatto che «a 8 anni dalla fondazione, nel quarto trimestre 2017 (concluso lo scorso 31 gennaio), abbiamo raggiunto un fatturato di 1 miliardo di dollari – ha aggiunto Bonfanti -. Siamo stati la prima azienda tecnologica a conseguire questo obiettivo in così poco tempo».

In termini di quota di mercato, secondo l’ultimo report MarketScape di IDC del 2017 sugli array All-Flash (Afa) Pure Storage ha raggiunto la leadership nel settore. Non solo: il successo è arrivato anche dall’avere compreso e implementato uno dei concetti più importanti oggi. Una volta si acquistava storage in quantità, anticipando le esigenze che si sarebbero poi concretizzate magari tre anni dopo. Oggi non è più così, «lo storage viene acquistato in base alle reali esigenze, in termini di capacità necessaria alle applicazioni». Pure Storage è un’azienda che opera esclusivamente attraverso il canale (distributori, rivenditori, end user) e ha oltre 4.500 clienti in tutto il mondo, con una forte presenza in settori verticali quali banche, Telco, SaaS (Software-as-a-Service). L’azienda offre inoltre sulle proprie soluzioni la tecnologia NVMe (Non-Volatile Memory express), dedicata alle memorie Ssd (Solid-state device). NVMe ha il vantaggio di sfruttare il bus ad alta velocità PCIe, cioè PCI express, che è dedicato ai dispositivi a banda larga e bassa latenza (per esempio utilizzato per collegare le schede grafiche o le memorie Ram alla Cpu). Il vantaggio di questa tecnologia è la possibilità di evitare i colli di bottiglia associati con la necessità di emulare sugli Ssd dischi “standard” magnetici con protocolli Sata, per esempio, che rallentavano notevolmente il trasferimento dei dati. Altre caratteristiche vincenti delle soluzioni di Pure Storage sono il forte risparmio energetico (intorno al 75%) che consentono e la riduzione del Tco (Total cost of ownership), cioè dei costi di gestione, che arriva a oltre il 55%.

Per il proprio futuro, Pure Storage vede un forte impegno in ambito Cloud. «Possiamo vantare un Nps (Net promoter score) di 83,7, unico nel settore – ha concluso Bonfanti -, cioè lo strumento che valuta la fedeltà in una relazione fornitore/cliente. Ci ha aiutato il servizio che offriamo di aggiornamento automatico del software su tutti i nostri clienti compreso nel canone di manutenzione». Importante poi la novità Airi (Artificial intelligence-ready infrastructure), la prima infrastruttura completa AI-Ready, “powered by NVIDIA”.

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Cloudian acquisisce Infinity Storage https://www.datamanager.it/2018/03/cloudian-acquisisce-infinity-storage/ Fri, 16 Mar 2018 16:00:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143824 Grazie alla tecnologia Infinity, Cloudian garantirà ai propri clienti una gestione semplificata dello storage, con un costo totale di possesso ridotto del 70% rispetto ai sistemi NAS tradizionali Cloudian annuncia l’acquisizione di Infinity Storage, azienda milanese tra i pionieri nelle soluzioni di archiviazione file “software-defined storage”. Grazie alla tecnologia sviluppata da Infinity, Cloudian offre ora ai […]

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Grazie alla tecnologia Infinity, Cloudian garantirà ai propri clienti una gestione semplificata dello storage, con un costo totale di possesso ridotto del 70% rispetto ai sistemi NAS tradizionali

Cloudian annuncia l’acquisizione di Infinity Storage, azienda milanese tra i pionieri nelle soluzioni di archiviazione file “software-defined storage”. Grazie alla tecnologia sviluppata da Infinity, Cloudian offre ora ai clienti soluzioni integrate di archiviazione di file e oggetti che consolidano tutti i tipi di dati non strutturati in un pool di archiviazione scalabile all’infinito. Ne consegue una gestione semplice dello storage che riduce i costi totali di possesso di oltre il 70% rispetto ai tradizionali sistemi NAS multi-silo.

L’acquisizione rappresenta il coronamento di una partnership già esistente tra Infinity Storage e Cloudian. Le due aziende hanno collaborato alla realizzazione del controller NAS Cloudian HyperFile che rende disponibili file services di livello enterprise su Cloudian HyperStore. Cloudian HyperFile comprende tutte le funzionalità NAS essenziali per le applicazioni enterprise, incluso il supporto di SMB(CIFS)/NFS, snapshot, WORM, failover non distruttivo, scalabilità orizzontale, conformità POSIX e integrazione con Active Directory.

Infinity Storage è un’azienda innovatrice nella tecnologia dei file system per il mercato enterprise. La fondatrice, Caterina Falchi, è stata tra gli inventori di un file system dedicato a storage WORM (write-once-read-many) e, grazie ad alte competenze sul kernel dei sistemi operativi, ha continuato a sviluppare soluzioni innovative per la gestione di tutti i tipi di storage per dati legali e di lunga durata, consentendo un accesso trasparente a tutte le applicazioni utente. Caterina Falchi sarà VP File Technology di Cloudian.

“Per oltre dieci anni, il software Infinity Storage ha aiutato i grandi clienti a semplificare la gestione dei file con funzioni di classe enterprise volte a offrire un front-end trasparente verso le applicazioni utente per l’archiviazione di dati su tutti i tipi di storage di nuova generazione” ha dichiarato Caterina Falchi, VP File Technology di Cloudian. “Collaborando con Cloudian per il lancio di HyperFile ci siamo immediatamente resi conto che le culture e le tecnologie delle nostre aziende combaciano perfettamente. Siamo sinceramente entusiasti di entrare a far parte del team Cloudian”.

Usufruendo della scalabilità senza limiti dell’archiviazione enterprise di Cloudian HyperStore, con HyperFile le organizzazioni possono avvalersi di nuove opzioni per gestire localmente una quantità enorme di dati non strutturati, che ogni anno cresce di oltre il 50%. Le piattaforme scalabili come quella di Cloudian rappresentano sempre più un elemento di massima importanza nello scenario IT. Secondo le previsioni Gartner, “Entro il 2021, più dell’80% dei dati enterprise saranno archiviati in sistemi scalabili orizzontalmente nei data center aziendali e nel cloud, rispetto al 30% di oggi”.

“L’acquisizione accelera ulteriormente l’impegno di Cloudian nel ridurre i carichi di lavoro IT mediante file system facilmente scalabili e dotati di sistemi di autoprotezione che, secondo gli analisti, sono di estrema importanza per la gestione storage di nuova generazione” ha affermato Michael Tso, CEO di Cloudian. “Infinity non solo ci offre una profonda esperienza tecnologica, ma è perfettamente complementare a noi in termini di cultura aziendale e di attenzione assoluta nei confronti del cliente, del team e dell’eccellenza tecnologica. Siamo felici di intraprendere questo cammino di crescita insieme”.

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