Torino – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 13:06:25 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Torino – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Torino sempre più smart grazie all’accordo tra IGPDecaux e TIM https://www.datamanager.it/2018/09/torino-sempre-piu-smart-grazie-allaccordo-tra-igpdecaux-e-tim/ Fri, 07 Sep 2018 15:00:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152992 TIM attiva in via Garibaldi sette small cell integrate negli impianti pubblicitari di IGPDecaux per rendere disponibili i nuovi servizi 5G e il Wi-Fi gratuito lungo tutta la strada. Presentata una dimostrazione di video streaming live 4K 360º in Virtual Reality che consente, attraverso le reti mobili di nuova generazione, di trasportare il visitatore nel […]

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TIM attiva in via Garibaldi sette small cell integrate negli impianti pubblicitari di IGPDecaux per rendere disponibili i nuovi servizi 5G e il Wi-Fi gratuito lungo tutta la strada. Presentata una dimostrazione di video streaming live 4K 360º in Virtual Reality che consente, attraverso le reti mobili di nuova generazione, di trasportare il visitatore nel luogo ripreso dalla telecamera

Torino è sempre più una città smart e pioniera del 5G in Italia. Sono state infatti attivate oggi, nella centralissima via Garibaldi, 7 small cell, antenne radiomobili di nuova generazione, che consentiranno ulteriori sperimentazioni di applicazioni innovative nell’ambito del progetto “Torino 5G” e di realizzare nel contempo la copertura Wi-Fi, ad uso gratuito, di tutta la strada.

E’ questo il risultato dell’accordo siglato tra IGPDecaux e TIM, che è stato illustrato oggi alla presenza della Sindaca di Torino, Chiara Appendino e dell’Assessora all’Innovazione e Smart City, Paola Pisano. L’intesa consente  di ospitare, per la prima volta in Italia, all’interno degli impianti pubblicitari urbani di IGP Decaux, situati lungo via Garibaldi, diverse small cell di TIM in tecnologia 4.5G, propedeutiche allo sviluppo delle rete 5G, e hot spot dedicati al collegamento Wi-Fi che sarà messo a disposizione gratuitamente per gli oltre 8 milioni di persone che ogni anno frequentano la via.

Nel corso della presentazione è stata effettuata la prima dimostrazione dell’innovativo servizio di video streaming live 4K 360º in Virtual Reality  che, grazie ad una telecamera dedicata e alle potenzialità della rete mobile 4.5G (alta banda e bassa latenza), consente di trasportare il visitatore nel luogo ripreso dalla telecamera, permettendo la visita immersiva della scena e abilitando quindi nuovi  scenari in ambito turistico, di pubblica sicurezza, di e-learning da remoto o di Industry 4.0.

La virtual reality rappresenta uno degli ambiti applicativi che possono essere ulteriormente valorizzati dall’impiego delle reti 5G, sul cui sviluppo il Comune di Torino e TIM stanno collaborando a seguito dell’accordo siglato lo scorso marzo 2017. Si tratta di uno scenario applicativo che, già oggi, vede un grande impiego su molti settori. Il potenziale indotto legato alle tecnologie di virtualizzazione può ampliare l’attrattività della città da parte di turisti, start up e studi creativi locali, rappresentando un importante veicolo per la comunicazione delle offerte culturali di un territorio, così come previsto anche all’interno del Piano Strategico del Turismo proposto da MIBAC.

Il progetto fa leva su 14 small cell complessive, di cui 7 già installate, collegate con 25 km di fibra utili alla fornitura del servizio WI-FI ed a tutti i servizi attivabili sulla rete mobile di TIM.

IGPDecaux, società leader in Italia della comunicazione esterna, ha progettato il posizionamento dei vari impianti pubblicitari nel rispetto dell’armonia dell’ambiente circostante e del contesto storico della via pedonale torinese; questo è stato fatto sia con particolare attenzione agli ingombri, sia provvedendo a ruotare in maniera ottimale (di 90°) gli impianti esistenti, per dar maggiore visibilità alle campagne istituzionali del Comune e ai messaggi pubblicitari.

Grazie a questo accordo i cittadini avranno inoltre un accesso semplificato e sicuro agli hot spot Wi-Fi ed ai relativi servizi, grazie a tecnologie digitali innovative che permetteranno di offrire agli utenti esperienze sempre più orientate verso la smart city, accessibili da tutti in 1 click e con navigazione ed identità garantite da strumenti di cyber security.

“Non parliamo solo di tecnologia, ma di un’innovazione nel campo della connettività che permetterà nuove forme di comunicazione per la città e per i cittadini. Torino è una città di innovazione e la collaborazione con IGPDecaux e TIM fa parte di questo progetto, il 5G porterà nuove opportunità, competenze e servizi per il cittadino. – spiega Paola Pisano, Assessora all’Innovazione e Smart City della Città di Torino.

Il progetto di digitalizzazione e pedonalizzazione della città darà la possibilità ai cittadini di sfruttare al meglio la connettività di un’area e viverla attraverso un’esperienza innovativa e allo stesso tempo di riqualificazione. Crediamo sia importante ridare nuova vita ai luoghi della nostra città con un occhio alla tecnologia di oggi, questo nuovo servizio trasformerà l’idea di convivialità e riconsegnerà le vie alle persone che non dovranno più preoccuparsi se una macchina passa mentre stanno girando per i negozi. Immaginiamo questi luoghi come nuovi posti di incontro, dove sarà anche possibile vedere un film o leggere un libro online, un modo per stare insieme, come si faceva una volta quando ci si incontrava in piazza.”

“Oggi raggiungiamo un nuovo importante traguardo – commenta Attilio Somma, Responsabile Innovation di TIM – che conferma la capacità di TIM di essere leader nei processi di innovazione, con particolare attenzione allo sviluppo dei servizi digitali legati alla pubblica sicurezza, ai trasporti, al turismo e all’Industria 4.0 per le nuove Smart City. Con l’abilitazione delle nuove soluzioni mobili su via Garibaldi, confermiamo Torino prima città italiana in cui TIM ha sperimentato i servizi 5G traghettandola nel futuro dell’innovazione digitale.”

“Nel modello di business di IGPDecaux – dichiara Fabrizio du Chène de Vère, Amministratore Delegato IGPDecaux – il concetto di arredo urbano pubblicitario è basato sui principi dell’economia funzionale e dell’eco design per dare ai cittadini e alle società di trasporti servizi utili e sostenibili. Nelle proprie soluzioni di out of home e di digital out of home infatti IGPDecaux è da sempre attenta che queste si integrino armoniosamente nel contesto urbano per rendere le città sempre più accoglienti, piacevoli e confortevoli. Il progetto di Via Garibaldi risponde a questa mission.”

 

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Waymo vuole portare le auto senza pilota in Europa https://www.datamanager.it/2018/06/waymo-vuole-portare-le-auto-senza-pilota-in-europa/ Mon, 11 Jun 2018 18:00:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149276 La compagnia di Alphabet punta all’ingresso del servizio taxi self-driving nel nostro continente, dopo il lancio negli USA di fine anno Prima dell’acquisizione da parte di Alphabet, Waymo era un nome conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Dal momento dell’ingresso nel circolo di Google, la compagnia ha ottenuto un boost decisivo per avanzare nei propri […]

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La compagnia di Alphabet punta all’ingresso del servizio taxi self-driving nel nostro continente, dopo il lancio negli USA di fine anno

Prima dell’acquisizione da parte di Alphabet, Waymo era un nome conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Dal momento dell’ingresso nel circolo di Google, la compagnia ha ottenuto un boost decisivo per avanzare nei propri progetti e porre basi solide nel mondo della guida senza pilota. A differenza di altri competitor, l’obiettivo non è quello di costruire veicoli destinati alla vendita di massa ma di mettere in strada una flotta di taxi che diano il via all’era senziente, in maniera graduale e integrata. Il servizio di trasporto privo di conducente prenderà il via negli Stati Uniti più avanti nel corso del 2018 e, subito dopo, debutterà in Europa. O almeno questa è l’idea di Waymo, che spera di poter contare su una serie di partnership di valore nel nostro continente.

Cosa sappiamo

“Abbiamo l’opportunità di sperimentare il servizio in Europa, con vari prodotti e magari differenti strategie di mercato – ha detto John Krafcik, CEO di Waymo, durante l’Automotive News Europe Congress di Torino – probabilmente adotteremo un approccio diverso da quello che avremmo negli Stati Uniti”. Il motivo è evidente: le autorità competenti di USA e Europa non adottano uguali normative in materia, più indipendenti da stato a stato sul suolo americano e maggiormente uniformate da noi.

La voglia di Waymo di approdare fuori dalla madrepatria è tanta e a bordo del progetto c’è anche un po’ di Italia, vista la partnership con Fiat FCA per i veicoli che verranno utilizzati nelle aree di Phoenix e Arizona e molte altre nei mesi successivi. Proprio in Italia, Waymo ha presentato un paio di van Chrysler adattati, nel corso della giornata di FCA dedicata agli investitori.

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TIM: Torino prima città 5G d’Italia https://www.datamanager.it/2017/03/tim-torino-citta-5g-ditalia/ Mon, 13 Mar 2017 12:02:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120998 Siglato accordo con il Comune di Torino:  TIM realizzerà nell’area urbana del capoluogo piemontese la prima rete 5G in Italia che renderà disponibili servizi innovativi. Già entro il 2017 saranno installate oltre 100 smart cell nelle principali vie e piazze della città Sarà Torino la prima città d’Italia e tra le prime d’Europa ad avere una […]

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Siglato accordo con il Comune di Torino:  TIM realizzerà nell’area urbana del capoluogo piemontese la prima rete 5G in Italia che renderà disponibili servizi innovativi. Già entro il 2017 saranno installate oltre 100 smart cell nelle principali vie e piazze della città

Sarà Torino la prima città d’Italia e tra le prime d’Europa ad avere una nuova rete mobile 5G. Il progetto è entrato oggi nella fase operativa grazie al Memorandum of Understanding siglato da TIM e dal Comune di Torino.

Entro il 2018 sarà avviata a Torino, dove ha sede il centro di innovazione e sviluppo di TIM, la prima sperimentazione in ambito metropolitano della tecnologia 5G con l’obiettivo di dare impulso alla realizzazione di una rete mobile di nuova generazione, a conferma dell’impegno dell’azienda nell’innovazione mobile, ruolo che esercita anche a livello mondiale contribuendo alla definizione dello standard 5G.

Il progetto “Torino 5G” prevede l’estensione progressiva sul territorio urbano comunale della nuova infrastruttura a banda ultralarga mobile con l’obiettivo di coprire l’intera città entro il 2020.

Grazie a questo memorandum TIM ha in programma, di installare, già entro il 2017, oltre 100 small cell nelle principali aree del centro Città, tra cui via Roma, via Po, via Garibaldi, via Lagrange, piazza Vittorio, nel Quadrilatero Romano, oltre che nelle zone del Politecnico e dell’Università di Torino.  Queste small cell si aggiungeranno ai 200 siti ultrabroadband mobile con cui TIM garantirà la miglior copertura radio in Città. La nuova rete mobile sarà supportata dall’infrastruttutura in fibra ottica di TIM che già oggi raggiunge la quasi totalità del territorio comunale.

Con questa iniziativa, Torino sarà candidata da TIM come prima città italiana 5G per diventare sede preferenziale delle attività previste dal 5G Action Plan della Commissione Europea, che ha l’obiettivo di accelerarne lo sviluppo attraverso l’avvio di sperimentazioni e successivamente dell’utilizzo pubblico della nuova tecnologia partendo dalle principali aree metropolitane. Torino, quindi,  entrerà a far parte della  prima rete paneuropea di città interconnesse 5G.

La sperimentazione potrà coinvolgere fino a un massimo  di 3.000 utenze che potranno usufruire di prestazioni e velocità di trasmissione estremamente elevate e di servizi e applicazioni sperimentali, forniti all’amministrazione cittadina e resi possibili dalla rete 5G di TIM.

Nello specifico TIM potrà fornire alla città di Torino i servizi di nuova generazione legati alla Smart City, come quelli relativi alla pubblica sicurezza, alla gestione delle flotte di mezzi pubblici ed erogazione di servizi informativi ad esse connessi, oltre che soluzioni di telesorveglianza in ampie zone del territorio cittadino, di realtà virtuale a supporto del turismo e, attraverso l’introduzione di tecnologie 5G nei processi produttivi dell’industria manifatturiera, anche nuovi servizi per sviluppare l’industria 4.0 sul territorio torinese.

“È un segnale positivo che TIM abbia scelto Torino quale area urbana per la sperimentazione di una tecnologia innovativa quale quella 5G, legata alla rete mobile. Una decisione – ha sottolineato Chiara Appendino, Sindaca di Torino – che conferma lo storico legame della società telefonica che qui, nella città della Mole, ha radici profonde. I servizi e le applicazioni ad alta velocità non potranno che favorire, in un immediato futuro, il mondo produttivo e la collettività”.

“La firma di questo accordo dimostra la capacità  di TIM di essere leader nel processo di innovazione del Paese – ha dichiarato Giuseppe Recchi, Presidente Esecutivo di TIM –  Siamo il primo investitore privato del Paese con un piano industriale che prevede 11 miliardi di euro di investimenti in 3 anni, di cui 5 miliardi dedicati allo sviluppo di nuove reti a banda ultralarga: dentro c’è il futuro, le connessioni veloci e lo sviluppo delle città. Quando parliamo di big data, di digital identiy e di internet of things siamo consapevoli che alla base di tutto questo c’è sempre la qualità e la velocità delle reti. TIM ha il privilegio di essere l’azienda trainante per lo sviluppo della cultura digitale del Paese e oggi  questo accordo aggiunge un altro importante tassello alla nostra strategia”.

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Inquinamento, lo smog altera il Dna https://www.datamanager.it/2016/12/inquinamento-lo-smog-altera-dna/ Thu, 22 Dec 2016 09:31:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116475 Secondo una ricerca dell’Università di Torino l’inquinamento sarebbe responsabile di mutazioni genetiche Gli effetti negativi dell’inquinamento urbano sulla salute sono ormai noti a tutti: oltre a peggiorare le condizioni di chi soffre di attacchi d’asma, lo smog, che nelle grandi città viene respirato dall’80% della popolazione, danneggia persino i denti e accelera l’invecchiamento della pelle. Inoltre una […]

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Secondo una ricerca dell’Università di Torino l’inquinamento sarebbe responsabile di mutazioni genetiche

Gli effetti negativi dell’inquinamento urbano sulla salute sono ormai noti a tutti: oltre a peggiorare le condizioni di chi soffre di attacchi d’asma, lo smog, che nelle grandi città viene respirato dall’80% della popolazione, danneggia persino i denti e accelera l’invecchiamento della pelle. Inoltre una recente ricerca ha dimostrato come le minuscole particelle inquinanti possano arrivare al cervello e causarne il declino cognitivo.

A Torino, città dove è stata sperimentata la prima “Pure Air Zone”, uno studio Mapec Life condotto dall’Università in collaborazione con altri atenei ha scoperto che lo smog potrebbe persino causare mutazioni del Dna.

L’analisi, che ha coinvolto 1200 bambini delle elementari che vivono a Torino ma anche a Lecce, Pisa, Brescia e Perugia, evidenzia dati allarmanti: un bambino torinese su due, potrebbe avere più predisposizione ad ammalarsi di cancro da adulti.

A Torino il record di mutazioni genetiche

Ai bambini che risiedono a Torino e che frequentano tre scuole elementari – la Ilaria Alpi, la Tommaso e la Gobetti – è stato fatto un prelievo del Dna dalla mucosa della bocca tramite spazzolino  ed è stato riscontrato che oltre la metà dei campioni presentava almeno un indicatore di una mutazione genetica. Sono state misurate anche le concentrazioni dei fattori inquinanti nei cortili delle scuole e proprio a Torino si è registrato il record negativo di “mutagenicità”, mentre Brescia ha il primato delle polveri sottili con la maggiore tossicità. Ulteriori analisi verranno comunque effettuate per chiarire se queste mutazioni siano causate solo dall’inquinamento o se intervengano altri fattori in concomitanza.

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Smart city e IoT – Il bit che ci circonda https://www.datamanager.it/2016/12/smart-city-iot-bit-ci-circonda/ Tue, 20 Dec 2016 11:06:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116244 L’ultimo appuntamento delle tavole rotonde di Data Manager nel 2016 è dedicato alla IoT e alla sua principale articolazione, la smart city. ll verdetto? Necessaria una maggiore concertazione tra pubblica amministrazione e imprese, nel contesto di un nuovo sistema di regole e organizzazione   L’Internet delle Cose è considerata il fondamento tecnologico di diverse grandi […]

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L’ultimo appuntamento delle tavole rotonde di Data Manager nel 2016 è dedicato alla IoT e alla sua principale articolazione, la smart city. ll verdetto? Necessaria una maggiore concertazione tra pubblica amministrazione e imprese, nel contesto di un nuovo sistema di regole e organizzazione

 

L’Internet delle Cose è considerata il fondamento tecnologico di diverse grandi aree di trasformazione che riguardano l’automazione in fabbrica, il commercio al dettaglio, la sanità, la scuola e molto altro ancora. Ma a oggi, il terreno di prova forse più diffuso è quello che abbraccia i servizi e le applicazioni della smart city, che a loro volta alimentano – insieme al parallelo fenomeno della connected car e dei veicoli a guida autonoma – il grande impulso osservato in comparti come la machine-to-machine communication. La comunicazione tra i sensori e i dispositivi IoT è tuttavia solo una parte, pur rilevante, di uno scenario decisamente in crescita – come confermano del resto le cifre e le considerazioni che Daniela Rao, senior consulting & research director di IDC Italia ha sviluppato nel corso della tavola rotonda organizzata sul tema da Data Manager con l’ormai consueta collaborazione di Gruppo UniCredit. Le tecnologie IoT sono già in grado di aiutarci a gestire meglio l’energia, a risolvere le problematiche legate al trasporto di passeggeri e merci, combattere l’inquinamento, rinnovare gli strumenti e i canali della logistica e del commercio al dettaglio, implementare evoluti servizi di tipo medico-sanitario, potenziare l’educazione scolastica e rivitalizzare il turismo. Proprio per discutere di questa prima fase di maturazione dell’IoT, alla tavola rotonda hanno preso posto i rappresentanti di aziende, operatori finanziari, decisori della pubblica amministrazione, rispondendo, ancora una volta, a una nutrita serie di spunti e dando vita a una conversazione molto più “dialogata” del solito. Non sarà facile restituire la forte interattività, in sede di resoconto, ma questo è il nostro obiettivo.

VOLANO DI CRESCITA

Ai partecipanti è stato innanzitutto chiesto di raccontare le iniziative avviate, nelle aziende come nella PA. Data Manager ha cercato di raccogliere le opinioni del panel in relazione ai possibili rapporti tra IoT e innovazione all’interno delle organizzazioni, e alla capacità da parte di queste tecnologie di diventare un volano di crescita e un generatore di nuove opportunità di business, sempre nel pieno rispetto dei vincoli di sicurezza, privacy e compliance normativa impliciti in applicazioni così “disruptive” (pensiamo solamente ai veicoli a guida automatica). E naturalmente a tutti è stato chiesto di esprimere pareri sui fattori che frenano – o viceversa possono favorire – una maggiore digitalizzazione delle nostre imprese e delle aree urbane.


#DMsmartcity Scalabilità e partnership tra pubblico e privato per un ecosistema smart
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Daniela Rao di IDC Italia ha fornito una prima serie di valutazioni sul mercato IoT in Europa e in Italia, un ambito, ricorda l’esperta, che include le tecnologie IT ma anche oggetti e soluzioni finora esclusi dalla digitalizzazione. «In Europa occidentale – ha detto Daniela Rao – stiamo parlando di un valore di un centinaio di miliardi di dollari di cui l’Italia rappresenta circa il 13 per cento. Un mercato molto frammentato e sofisticato, due caratteristiche che lo differenziano rispetto al mercato IoT asiatico più “basic”, quantitativo, viste anche le dimensioni delle aree urbane». A sua volta l’Europa, con Francia, Regno Unito e Olanda le nazioni più vivaci, rappresenta il 22% del mercato mondiale misurato da IDC.

Chi investe oggi in soluzioni IoT e in quali aree? IDC individua una decina di aree di spesa ordinate in sei categorie: produzione industriale, commercio al dettaglio, mondo consumer, energia, trasporti e applicazioni intersettoriali (come gli smart building e le auto connesse). «Innanzitutto, vediamo il mondo consumer con i dispositivi wearable, il wellness e tutto il mondo assicurativo, connected car compresa, un’area destinata a crescere con dinamiche molto rilevanti nei prossimi anni». Bisogna rilevare che se il settore IT vale circa cinque volte l’IoT in Italia, oggi l’IT in senso stretto è un mercato piatto. «Tra qualche anno probabilmente non parleremo più di IT ma di un unico grande comparto IoT» – ha affermato l’analista di IDC. «Non è pensabile una evoluzione dell’ICT che non comprenda l’Internet delle cose e questa è la vera trasformazione». Al di là della spesa attribuibile ai consumatori, che rappresentano l’edge della rete e il punto verso cui si sposta l’intelligenza dell’oggetto connesso, il corpo umano è una vera frontiera dell’IoT per tutta una serie di attività come il pagamento, l’accesso a facility aziendali, i servizi di trasporto.

SMART CITY A CONFRONTO

Smarthome e movimentazione di persone e merci sono oggi le due aree più dense di progettualità, entrambe con buoni potenziali di crescita. Forte anche l’intera tematica infrastrutturale, dalle reti TLC all’energia. «Qui dominano fenomeni come le reti di telecomunicazione low range ma anche la smart grid e le altre infrastrutture distribuite» – sottolinea Daniela Rao, parlando di un ambito che rappresenta un terreno di confronto tra operatori di TLC e IoT. Il mondo del manufacturing viene valutato al terzo posto in funzione dei casi di studio osservati, pur essendo particolarmente frammentato e verticalizzato. «Abbiamo poi tutto il public sector, con creste contenute e fondi assegnati con molta calma, non solo in Italia ma anche in Europa e in Asia, dove viste le dimensioni si investe relativamente poco». Infine, il commercio al dettaglio che si muove soprattutto lungo gli assi della multicanalità e della user experience.

Per quanto riguarda la smart city, nell’estate 2016, IDC ha condotto uno studio basato su un questionario di self assessment relativo a 120 centri urbani europei. Alle singole amministrazioni è stato chiesto di valutare lo stato dell’arte dei rispettivi progetti di smart city in funzione di una scala valutativa a cinque livelli: dal minimo, rappresentato dalla messa in campo di singole iniziative “ad hoc”, isolate tra loro, fino al massimo delle città intelligenti “ottimizzate”, dove integrazione, innovazione e miglioramento continuo si traducono in un ecosistema di servizi solido, ben governato e finanziariamente sostenibile. Quasi la metà, il 44%, dei 120 soggetti preferisce collocarsi al primo livello: «In effetti – confessa Rao – ci aspettavamo che i progetti in Europa fossero un po’ più progrediti sulla strada della standardizzazione e della industrializzazione». Appena il 9% delle smart city prese in considerazione è al massimo stadio di maturazione. Tra i due estremi, ha proseguito l’analista, esistono situazioni molto variegate. Circa un quarto dei progetti, specialmente quelli del Regno Unito e paesi nordici, è arrivato al quarto livello, la cosiddetta area “managed”, entrando cioè già in ottica di governance senza tuttavia aver messo a punto un piano davvero ottimizzato. «Negli stadi iniziali, ha concluso Daniela Rao, sono molto importanti due elementi. Quello del budget che non sempre viene assegnato in via definitiva, cosa che si estende a diversi progetti non solo in Italia. Un altro tema è legato alla governance e agli stakeholder: risulta difficile individuare chi deve gestire la smart city, chi la finanzia, dove ha sede la sala regia».


#DMsmartcity IoT, mercato in crescita ma frammentato e sofisticato
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L’UFFICIO IN CONDIVISIONE

Come ha spiegato Davide Rimonta, head Offices Projects and Digital Real Estate di UniCredit Business Integrated Solutions, la sensoristica dell’IoT aiuta il gruppo bancario nelle sue strategie di smart working ed efficientamento legato a una diversa gestione del patrimonio immobilare. Con il lavoro flessibile UniCredit sta rivisitando l’uso degli spazi fisici con l’introduzione di un concetto di desk sharing che, secondo Rimonta, «viene compensato nei confronti dei colleghi ai quali chiediamo di rinunciare allo spazio di lavoro esclusivo con un arricchimento del work setting, più adatto al variare delle attività durante la giornata». Secondo pilastro dello smart working è rappresentato dalla possibilità di lavorare una volta alla settimana da casa o da qualsiasi luogo infrastrutturato adibito a ufficio momentaneo. Grazie alla sensoristica, il team di Rimonta ha analizzato le percentuali di occupazione delle scrivanie in situazioni normali, fissando un coefficiente pari a 0,8 nelle sue regole di condivisione: 80 scrivanie non esclusive, ogni cento dipendenti. Inoltre, UniCredit sta per introdurre a Verona il primo edificio completamento “nativo” per il desk sharing. «Una piattaforma di realtime occupation monitoring ci aiuta attraverso la sensoristica a verificare in ogni istante le postazioni disponibili tra scrivanie e aree comuni».

Sul puntuale intervento di Giuseppe Faraci, CIO and head of Clinical Engineering del Centro Medico Santagostino, una importante rete privata di poliambulatori medici, non convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale ma uniformati a una politica di prezzi calmierati, facilitati dall’uso molto efficiente delle risorse, emerge la rilevanza della tipologia di sensoristica. «La sperimentazione di UniCredit – secondo Faraci – richiama il lavoro che stiamo portando avanti per monitorare i tempi di visita, proprio perché un tempo ottimale dà risultati più efficaci». Il Centro medico si è posto la problematica di come taggare i pazienti e la strada giusta non può passare per l’uso di telecamere, troppo invasive dal punto di vista della privacy. «Stiamo ragionando sull’impiego di microcontrollori stile Arduino e di sensori di accesso, orientandoci su un discorso di controllo algoritmico, che sovrappone le agende di visita della giornata agli eventi che si verificano real time». Un problema, ribatte Rimonta, che anche UniCredit si è posto nell’analisi degli schemi di occupazione degli spazi nelle filiali, dove al posto delle videocamere – da escludere per analoghe regole di compliance normativa – o di mappe termiche (più adatte secondo Rimonta allo studio di importanti flussi all’interno di grandi spazi chiusi, tipicamente i centri commerciali), vengono misurati i tempi di attesa o di servizio erogato da sportelli e desk consulenziali.

IL CAR POOLING IN BANCA

Tra gli strumenti per la gestione degli spazi di lavoro condivisi in UniCredit c’è anche la nuova app che verrà rilasciata per la prenotazione in tempo reale delle risorse disponibili. «Tra le novità, abbiamo introdotto un concetto di check-in che riduce il numero di risorse prenotate ma non utilizzate, e che utilizza ancora meglio le risorse che si sono liberate, risultando così nuovamente prenotabili». Il controllo dei livelli di occupazione ha infine importanti ricadute sul tema dell’efficientamento energetico e della riduzione degli sprechi di illuminazione e riscaldamento. Rimonta conclude il suo intervento iniziale con un rimando alla dimensione del rapporto tra lavoro flessibile e smart city. «L’idea è che tutta la nostra presenza in città diventa più intelligente» – sottolinea il responsabile Real Estate di UniCredit Business Integrated Solutions. Posso lavorare da casa ma anche in altri punti che siano strategicamente o logisticamente più comodi, senza privarmi di quelle che sono le facilities tipiche dell’ufficio o della possibilità di incontrare colleghi nei nuovi hub, alternativi alla propria sede, messi a disposizione». Per questo, UniCredit è aperta alla collaborazione con le varie municipalità per servizi come il bike o il car sharing e sta sviluppando, in collaborazione con terze parti esterne, soluzioni di car pooling aziendale che dovrebbero partire proprio dalla città di Milano.

Non da Milano, ma da Torino, arrivano le prime risposte sugli interrogativi che riguardano in modo specifico la smart city. L’intervento di Paola Pisano, docente di informatica e assessore ai Servizi Demografici e Statistici, Toponomastica, Sistemi Informativi, Progetto Smart City, Innovazione del Comune di Torino, diventa subito occasione per ingaggiare la tavola rotonda sulle questioni del finanziamento, della sostenibilità e della governance dei piani per la digitalizzazione dei servizi ai cittadini.

«I servizi della smart city sono difficili da finanziare e portare alla maturità» – è in sostanza il discorso del neo-assessore della giunta pentastellata torinese. «Ma sono complicati anche da promuovere tra gli stessi abitanti, spesso inconsapevoli delle opportunità offerte dalla digitalizzazione. Gli approcci praticabili – però – ci sono e vengono affrontati con successo,  sembrano affermare sia la Pisano sia i rappresentanti del mondo delle utilities e della system integration seduti al tavolo.


#DMsmartcity Tra pochi anni non parleremo più di IT ma di un unico comparto #IoT
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LA FURBIZIA DELLA MOLE

La situazione trovata al momento del suo insediamento, riconosce l’assessore torinese, ricorda molto lo scenario descritto da Daniela Rao. «Tanti progetti interessanti, ma allo stadio pilota». Perché? «Il problema principale osservato è che dai servizi avviati latitano scalabilità e precisi modelli di business». La luce intelligente è bellissima quando viene sperimentata su una decina di lampioni in città, ma una volta che i test finiscono non si riesce a imboccare il sentiero della continuità. «Se i lampioni smart si rompono chi li ripara? L’Università che non ha manutentori o il Comune? E tutto si blocca perché gli attori coinvolti non si sono posizionati correttamente, primo tra tutti, l’amministrazione locale che non è il soggetto che paga un servizio, ma che dovrebbe essere visto dalle aziende come un partner. Se ci fidiamo solo della capacità economica di un Comune, un progetto non riesce a scalare».

Gianluca Salvaneschi, head of Strategic Business Development & IoT South & Central Europe Orange Business Services, dice di concordare su questo punto. «In questo ambito, l’operatore Orange non lavora con le amministrazioni municipali ma con le utilities che possono ripagarsi i progetti con i risparmi energetici ottenuti. Mancano ancora veri modelli di business, ma abbiamo una serie di valori aggiunti, per esempio sui lampioni si possono installare telecamere per il controllo del traffico e la mobilità genera dati e informazioni che si possono rivendere». E Marco Moretti, Cio di una importante utility locale, A2A di Milano e Brescia incalza: «Il problema è che continuiamo a pensare in termini di modelli di business tradizionali, mentre dovremmo inventarne di nuovi». Una necessità, questa, avvertita anche dagli amministratori alle prese con una problematica di marketing di servizi rivolti a cittadini, che – come osserva Paola Pisano – sono soggetti molto diversi dai consumatori e non percepiscono nello stesso modo né i vantaggi né le motivazioni alla base di certe iniziative. In Francia, obietta Salvaneschi, le smart city riescono a decollare rispetto alle fasi di sperimentazione proprio perché i modelli di business si trasformano e oggetti come i pali della illuminazione intelligente moltiplicano il loro valore perché costituiscono una infrastruttura polivalente capace per esempio di creare marginalità con applicazioni Big Data. Ma c’è anche, nota l’esperto di Orange, il forte sostegno dello Stato centrale.

UN CESTINO CHE NON SI PUÒ RIFIUTARE

Quella del responsabile delle infrastrutture IT di A2A è sicuramente una delle voci più positive alla tavola rotonda. A2A investe sia in illuminazione intelligente sia in smart parking, e a Milano sta per inaugurare, grazie ad A2A Smart City, una “newco” costituita proprio per il lancio dei progetti più innovativi. Primo fra tutti, un piano di “digitalizzazione” dei cestini stradali che tramite sensori di volume possono monitorare il proprio stato di riempimento e fornire dati preziosi per renderne più efficiente lo svuotamento, grazie alla ottimizzazione dei percorsi seguiti dai mezzi di raccolta. «La smart city arriva in un momento di contrazione delle marginalità tradizionali, ma si può fare. Dobbiamo essere autonomi nella nostra capacità di guidare gli investimenti, ricevendo però il pieno supporto e la sponsorship dei Comuni». Tra le iniziative in campo, c’è anche un hackathon promosso per la prima volta a Brescia lo scorso settembre, con una sessantina di giovani sviluppatori chiamati a sfidarsi sul piano delle idee innovative basate sulle tecnologie A2A. Anche Roberto Orofino, direttore Sistemi Regione di Lombardia Informatica ritiene che una possibile soluzione passi attraverso l’attrattiva, che i servizi innovativi possono esercitare nei confronti dei cittadini-utenti, e i vantaggi ottenibili in termini di recupero di efficienza. «La raccolta dei rifiuti – sostiene Orofino – è da sempre un insieme di gioia e dolori per le municipalità. Ma quelle che riescono a introdurre nuovi servizi lo fanno, riducendo la tassazione grazie alla maggiore efficienza. Il cittadino è disposto a pagare quando questa viene percepita nel modo giusto». Tutti i partecipanti concordano tuttavia sulla necessità di costruire, intorno alle iniziative di smart city, un clima di forte coesione tra sponsor pubblico e imprese che collaborano, siano esse le tradizionali aziende municipalizzate o aziende private.

METTERE LE TECNOLOGIE IN COMUNE

La partnership tra pubblico e privato è uno snodo importante. Tra gli strumenti di sviluppo degli  ecosistemi c’è il project financing. Ma si riesce a gestire questo tipo di piattaforme sul piano burocratico e normativo? «A fatica» – ammette Paola Pisano. «Come ente pubblico, dobbiamo dare le stesse opportunità a chi opera sul mercato, non possiamo scegliere l’azienda “migliore” ma quella che vince il bando e spesso i bandi non premiano il valore in più dato dalle tecnologie». Torino, prosegue l’assessore, si sforza di fare partnership sfruttando le nuove norme sugli appalti innovativi e svolgendo un grande lavoro di scouting per individuare, con la mentalità del business accelerator, le aziende e i service provider più interessanti, invitandoli al confronto, presentandoli alla cittadinanza. «Il prossimo luglio, si ripeterà l’iniziativa realizzata con la European Innovation Academy, per selezionare startup e progetti (non solo sulla smart city), facendoli discutere con mentor di tutto il mondo». Per Orofino di Lombardia Informatica, gli ecosistemi che possono diventare il fondamento di una forte digitalizzazione delle nostre aree urbane sono «una partita aperta ed entusiasmante, dove sicuramente la collaborazione tra pubblico e privato, i cambi generazionali, il mentoring, il coinvolgimento delle startup che dobbiamo contribuire a far nascere e consolidare devono essere guardati con estrema attenzione da tutta la PA».


#DMsmartcity Il tema etico del comportamento è centrale
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A questo proposito è interessante l’esempio portato al tavolo da Eros Buffo, responsabile Centri di Competenze Smart Platforms del system integrator Indra, la cui visione è quella di una smart city non come raccolta di servizi verticali end-to-end, ma come piattaforma orizzontale su cui innescare, modularmente, elementi di specializzazione corrispondenti ai vari servizi. Solo partendo da questo approccio infrastrutturale di insieme, si possono evitare problemi come la ridondanza e duplicazione delle cose già fatte. «Per realizzare una città smart non dobbiamo partire dal problema e arrivare al sensore, perché sprecheremmo denaro e risorse in una soluzione che resterebbe isolata e difficile da riutilizzare». In Spagna, ha fatto scuola il caso della città La Coruña, una città grande come Bergamo che ha costruito una solida partnership tra università, municipalizzate e aziende private, dando vita a una infrastruttura oggi condivisa da una quindicina di servizi». Una parte significativa dell’investimento (in tutto, per rendere smart La Coruña sono stati spesi circa 12 milioni di euro) ha avuto come obiettivo l’informazione e il coinvolgimento della cittadinanza e così oggi, la città dell’estremo nord-ovest ispanico è diventata un modello ispiratore e una “calamita” di talenti e iniziative imprenditoriali.

IL SERVIZIO CHE (NON) FA NOTIZIA

«Tanta parte dei problemi di queste forme di marketing locale è attribuibile alla mancanza di strumenti adeguati per arrivare al cittadino, il quale vive la città di sfuggita, la nota poco, ci sta, la usa, e spesso non capisce che il suo comportamento può trasformare la città». È il commento di Emanuela Donetti, fondatrice di Urbano Creativo, agenzia che si occupa di gestire e pianificare in modo innovativo l’urbanistica e le infrastrutture del territorio. A proposito di marketing urbano, Emanuela Donetti ricorda come in Italia sia in vigore una legge, la numero 150 del 2000, che rende obbligatoria la comunicazione da parte del Comune. Spesso però chi è addetto alla comunicazione pubblica non viene formato, spesso e volentieri è il fuoriuscito del giornale locale a diventare comunicatore: ma una cosa è il giornalista che scova le notizie e un’altra mettersi nei panni dell’amministrazione che eroga servizi ai cittadini». La fondatrice di Urbano Creativo mette in evidenza una delle tante carenze che rappresentano un ostacolo al consolidamento, nell’ambito della PA, di una progettualità basata sulle nuove tecnologie. Roberto Orofino di Lombardia Informatica cita anche la mancanza di un sistema di regole adatto alla smart city. «Stiamo riempiendo le nostre città di sensori, ma qual è il sistema di regole di cui dotarsi? Il tema etico del comportamento è centrale nella questione smart city, perché lo stile di vita delle persone cambia completamente». Allo stesso tempo, Orofino ritiene che la presenza di troppi decisori sia un freno alla crescita del fenomeno e per questo si dice interessato agli effetti di figure come quella di Diego Piacentini (la tavola rotonda si è svolta diverse settimane prima della recente crisi di governo, ndr), teoricamente in grado di accorciare i tempi dell’innovazione, grazie a una delega molto forte. «Personalmente – afferma Orofino – tifo per una maggiore centralizzazione. C’è bisogno di un “tiranno digitale” che ci dica cosa fare».


#DMsmartcity La sicurezza è un abilitatore di possibili misure di controllo
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A proposito di regole e meccanismi decisionali suonano particolarmente efficaci le parole di Mauro Cicognini, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di CLUSIT. Molte delle tecnologie alla base dell’IoT – la sensoristica, l’automazione dei sistemi e persino di oggetti sensibili e ingombranti come gli autoveicoli a guida autonoma, evocati da diversi dei nostri interlocutori – sono fonte di preoccupazione. «Noi non siamo in grado di formare un certo tipo di progresso, così radicato in una psiche che ci spinge ad apprezzarne l’utilità» – sottolinea l’esperto. «Ancora una volta il problema è culturale, stiamo raggiungendo un punto in cui è difficile stare al passo dell’innovazione ed educare le nuove generazioni all’uso di una tecnologia che cresce troppo velocemente, senza darci il tempo di sviluppare la necessaria esperienza, introducendo i necessari meccanismi di retroazione». Ma in questo senso la sicurezza è un grande abilitatore di possibili misure di controllo. «Quando si parla di dati misurati dai sensori, l’integrità delle informazioni è fondamentale perché aiuta a capire gli effetti e le conseguenze della tecnologia e a dominarla, specie quando si tratta di servizi erogati nel contesto di una pubblica amministrazione democraticamente eletta».

TECNOLOGICI MA POCO ORGANIZZATI

Ultimo in ordine cronologico a intervenire nel dialogo è Alberto Olivetti, CIO di Start Romagna, azienda consortile che gestisce le reti di trasporto pubblico nelle tre province di Ravenna, Forlì e Rimini. Trasparenza e informazione sono secondo Olivetti due parole chiave nella pletora di servizi digitali che un gestore di mezzi pubblici può mettere a disposizione della propria utenza e al proprio interno, come strumento di ottimizzazione di aspetti come la movimentazione e la manutenzione dei veicoli. «Come molti operatori del settore – spiega Alberto Olivetti – Start Romagna segue il filone della “smart people for smart bus”, rilasciando applicazioni per l’acquisto dei biglietti online, la gestione dei viaggi, persino del pagamento delle eventuali contravvenzioni. Spesso però, il problema è come “far atterrare” nelle città queste iniziative». Per chi prende gli autobus, la “vetrina” più importante è la pensilina di attesa alla fermata. «La maggiore difficoltà è rendere smart questa pensilina attraverso un progetto di digitalizzazione con al centro il cittadino, che deve essere informato in modo dinamico di tutte le opportunità». Il responsabile IT di Start Romagna parla anche della sua partecipazione a un progetto europeo in collaborazione con Continental, basato sulla raccolta in tempo reale di dati sulla pressione dei pneumatici dei veicoli. «I dati arrivano direttamente in officina e permettono di bloccare automaticamente i mezzi quando questi non sono in sicurezza». Uno dei tanti esempi, di quanto le realtà locali siano allineate con il resto dell’Europa sul piano delle tecnologie. Il ritardo, conclude Olivetti, è ancora una volta di tipo organizzativo.


#DMsmartcity Quando si parla di dati misurati dai sensori, l’integrità è fondamentale
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Torino, trapiantato un rene al posto della milza https://www.datamanager.it/2016/12/torino-trapiantato-un-rene-al-posto-della-milza/ Wed, 14 Dec 2016 14:56:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115727 Bambina salva grazie al trapianto di un rene al posto della milza La vita di una bimba di 6 anni è salva grazie ad un incredibile intervento senza precedenti: alle Molinette della Città della Salute di Torino è stato trapiantato un rene al posto della milza. La piccola paziente ha superato con successo l’operazione e, […]

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Bambina salva grazie al trapianto di un rene al posto della milza

La vita di una bimba di 6 anni è salva grazie ad un incredibile intervento senza precedenti: alle Molinette della Città della Salute di Torino è stato trapiantato un rene al posto della milza. La piccola paziente ha superato con successo l’operazione e, dopo sei anni, ha ripreso a urinare e a bere.

Il trapianto di rene risultava complicato per la complessità del collegamento vascolare con la ricevente per la necessità di reperire un organo compatibile. Inoltre c’era il rischio che tramite la dialisi per purificare il sangue si danneggiassero i vasi, mettendo a rischio la vita della piccola paziente. Il caso è stato seguito dall’équipe del trapianto renale pediatrico del dottor Bruno Gianoglio (direttore Nefrologia Regina Margherita), che ha coinvolto tutte gli specialisti del Dipartimento dei Trapianti. Il complesso intervento chirurgico è stato gestito da Renato Romagnoli, dell’equipe del professor Mauro Salizzoni, dai chirurghi vascolari diretti dal dottor Maurizio Merlo e dall’equipe di urologi del professor Paolo Gontero, in stretta collaborazione con la dottoressa Lucia Peruzzi, responsabile clinica del trapianto renale pediatrico.

Un trapianto quasi impossibile

La particolare condizione immunologica della bambina, che rendeva quasi impossibile trovare un donatore compatibile, è stata gestita dall’Immunogenetica dei trapianti, diretta da Antonio Amoroso, che ha individuato quali potessero essere gli abbinamenti giusti per il trapianto avvalendosi di tecniche all’avanguardia. Il trapianto ha avuto luogo nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre e per far spazio all’organo è stata asportata la milza di cui il nuovo impianto ha utilizzato i vasi splenici. L’uretere del rene trapiantato è  stato quindi impiantato direttamente sulla vescica. Il 9 dicembre scorso è stato segnalato dal Centro nazionale Trapianti un potenziale donatore di un’altra regione, con caratteristiche immunogenetiche e cliniche giuste. La bambina è tuttora ricoverata in terapia intensiva nel reparto trapianti di fegato delle Molinette, ma a breve verrà trasferita nel Centro trapianti renale del Regina Margherita.

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Smart city, connettere le “cose” e le persone https://www.datamanager.it/2016/10/smart-city-connettere-le-cose-le-persone/ Wed, 26 Oct 2016 12:53:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112339 Una nuova geografia senza confini in cui le smart city diventano piattaforme per lo sviluppo Smart city e IoT. Dalla semplicità di un irrigatore o di un termostato alla complessità di una moderna fabbrica, ogni “cosa” che esiste nel mondo reale avrà la capacità di essere connessa, di interagire con altre, di produrre dati e […]

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Una nuova geografia senza confini in cui le smart city diventano piattaforme per lo sviluppo

Smart city e IoT. Dalla semplicità di un irrigatore o di un termostato alla complessità di una moderna fabbrica, ogni “cosa” che esiste nel mondo reale avrà la capacità di essere connessa, di interagire con altre, di produrre dati e operare automaticamente in un sistema che annulla le differenze tra mondo fisico e digitale. L’Internet of Things (IoT) riscriverà i piani di governo del territorio. Le smart city si stanno già trasformando in computer estesi. L’estrazione, la correlazione, l’archiviazione e l’analisi dei dati diventano funzioni dei nuovi piani regolatori. La Rete e l’integrazione delle informazioni dettano i nuovi modello di progettazione. Ogni access point diventa punto di aggregazione di informazioni che monitorano stili di uso, consumi e bisogni che vengono rielaborati per fornire servizi ad alto valore.

L’evoluzione del Machine-to-machine (M2M) in ambito IoT grazie al supporto del cloud e degli analytics consentirà di offrire servizi sempre più innovativi e nuovi standard sulle performance di processo, l’organizzazione del lavoro, la gestione dei processi produttivi in tutti i settori, dall’industria manifatturiera all’edilizia, passando per i trasporti, la sanità, il commercio, il turismo e l’agricoltura di precisione. Alla malta e ai mattoni si sostituisce un impasto di fibre ottiche, capacità di calcolo, sensori e Big Data. Questo impasto è la piattaforma su cui innestare nuove regole di governance con un approccio citizen-centric, perché la realtà è diversa dalla somma delle singole parti. Connettività, standardizzazione, governance solo le parole chiave come ha spiegato Daniela Rao, senior consulting & research director di IDC Italia, mettendo in fila le cifre di un mercato europeo molto frammentato. Ma occorre anche una regia unica, collaborazione tra pubblico e privato, trasparenza e un approccio open ai dati.


#Smartcity #IoT un nuovo continente che sta nascendo – Video #DMSmartcity
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Smart city & IoT, un nuovo continente che sta nascendo

Le separazioni tradizionali tra spazio fisico e spazio virtuale, tra luogo del lavoro e del tempo libero, tra alto e basso, tra centro e periferia saranno completamente ridisegnate. Così, periferico diventa sinonimo di tutto ciò che non è connesso – e centrale, di tutto ciò che può essere collegato alla rete. Grazie all’IoT si possono utilizzare meglio le risorse per ridurre i consumi e far lavorare meglio le persone. Si può progettare la mobilità sulla base dei dati e rendere gli edifici più smart. Parcheggi, Acqua, Ambiente, Spazzatura, Trasporti, Industria, Logistica, Sanità, Sicurezza, Legalità: i sensori dotati di intelligenza a bordo sono i nuovi mattoni. Con una peculiarità. La città intelligente è anche invisibile perché sono i comportamenti che influenzano lo sviluppo. Ma c’è differenza tra capacità di controllo attraverso una rete di sensori e la capacità di governare un fenomeno complesso, per prendere decisioni anche politiche da cui derivano conseguenze di tipo economico. Sta nascendo una nuova geografia senza confini, dove i territori si aggregano, superando il concetto di contiguità fisica. La “smart city” non può essere circondata da “fossati”, non può ridursi alla semplice applicazione e neppure a un indice delle performance. Da New York a Milano, da Torino alla Coruña in Spagna, i grandi sistemi urbani diventano piattaforme dove si innestano servizi, nuovi modi di vivere, lavorare e produrre. Ma come si governa questo nuovo continente che sta nascendo? Ce lo hanno spiegato: UniCredit Business Integrated Solutions, A2A, Centro Medico Santagostino, CLUSIT, Comune di Torino, Lombardia Informatica, Start Romagna, Urbano Creativo, Indra e Orange Business Italy.

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Indra, smart city dalla teoria alla pratica

L’approccio olistico di Indra alla città Intelligente parte dal presupposto che dare “soluzioni semplici” a fenomeni complessi è una pretesa illusoria e forse anche pericolosa perché contribuisce ad aumentare la rigidità e riduce i fenomeni alla somma delle singole parti, quando invece sono le correlazioni e le retroazioni che ci aiutano a leggere la realtà in modo veramente intelligente, come ha detto Eros Buffo, responsabile Centri di Competenze Smart Platforms di Indra in ItaliaSOFIA2 è la soluzione IoT e Big Data di Indra per ottenere la gestione completa e trasversale della città: un ponte tra mondo fisico e mondo virtuale che permette di aumentare non solo l’experience dei cittadini (consumatori, utilizzatori, elettori) ma di governare meglio i servizi urbani, la sicurezza, la partecipazione e il processo decisionale degli amministratori pubblici. «Il concetto di città intelligente non coincide con la soluzione verticale ma è un modello tecnologico e organizzativo che deve mettere al centro a condivisione delle informazioni, delle decisioni e delle responsabilità tra i diversi sottosistemi. Una città connessa è una luogo più attrattivo capace di essere un volano economico. Le città devono evolversi verso un modello di gestione di maggiore qualità ed efficienza: non la soluzione che risolve il problema singolo ma la piattaforma condivisa che moltiplica le opportunità. Perché il “cervello” di una città ha bisogno anche di molte braccia».

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#Smartcity dalla teoria alla pratica – Videointervista a Eros Buffo @IndrainItalia
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Orange Business Services, un ecosistema integrato per le smart city

Siamo solo all’inizio, ma l’IoT permette di seminare di buone pratiche le città, senza dimenticare che anche il cittadino deve essere considerato un punto di contatto centrale. Gli orizzonti applicativi sono in continua evoluzione e gli oggetti intorno sono destinati a diventare “nodi di rete” capaci di elaborare i segnali e dialogare con macchine, device, piattaforme e sistemi intelligenti. «Un paese per lo sviluppo ha bisogno di piattaforme per la crescita digitale, ma anche di nuovi modelli di business e collaborazione. La connettività è sempre più dinamica e la rete, sempre più software defined sarà la chiave di volta per i nuovi servizi» – spiega Gianluca Salvaneschi, head of Strategic Business Development & IoT South & Central Europe di Orange Business Services. «I sensori giocheranno un ruolo importante nel processo di pianificazione e governance delle città. Il trasporto è forse una delle più grandi sfide delle città moderne, ma non è l’unico flusso che può essere gestito al meglio. Pensiamo al consumo di energia e di acqua, oppure al monitoraggio dell’ambiente e alla raccolta intelligente dei rifiuti. Questi dati devono essere raccolti, analizzati in streaming e gestiti in sicurezza. E questa è l’altra sfida. Perché sono i sistemi legacy che frenano i cambiamenti di paradigma».

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Un ecosistema per le #smartcity – Videointervista a Salvaneschi di @orangebusiness
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Smog e colesterolo, l’accoppiata che fa invecchiare precocemente https://www.datamanager.it/2016/09/smog-colesterolo-laccoppiata-invecchiare-precocemente/ Fri, 02 Sep 2016 08:29:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107237 A Milano e Torino si invecchia prima che a Roma, secondo uno studio presentato durante la Terza settimana nazionale dell’ipercolesterolemia familiare Gli effetti negativi dell’inquinamento urbano sulla salute sono ormai cosa nota: oltre a peggiorare le condizioni di chi soffre di attacchi d’asma, lo smog, che nelle grandi città viene respirato dall’80% della popolazione, danneggia persino […]

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A Milano e Torino si invecchia prima che a Roma, secondo uno studio presentato durante la Terza settimana nazionale dell’ipercolesterolemia familiare

Gli effetti negativi dell’inquinamento urbano sulla salute sono ormai cosa nota: oltre a peggiorare le condizioni di chi soffre di attacchi d’asma, lo smog, che nelle grandi città viene respirato dall’80% della popolazione, danneggia persino i denti e accelera l’invecchiamento della pelle.

A invecchiare precocemente non sarebbe solo l’epidermide, secondo lo studio illustrato per la presentazione della Terza settimana nazionale dell’ipercolesterolemia familiare, promossa da Sisa (Società italiana per lo studio dell’aterosclerosi) e in programma dal 19 al 24 settembre in tutta Italia.

La ricerca sostiene infatti che vivere in città come Milano e Torino, dove peraltro è in via di sperimentazione la prima “Pure Air Zone”, porterebbe anche cuore e cervello ad invecchiare prematuramente.

A Milano e Torino si invecchia 4 volte più in fretta

Le polveri sottili infatti determinano l’accelerazione dei processi aterosclerotici ed arteriosclerotici, a danno soprattutto del cuore, ma anche del cervello, che invecchia più rapidamente. L’inalazione del particolato fine (Pm2.5) innesca un’infiammazione nei polmoni e nel sangue che ha ripercussioni sulla carotide, accelerando lo sviluppo di queste patologie soprattutto in presenza di livelli di colesterolo troppo elevati.

Lo studio rivela dati inquietanti per chi vive a Milano e a Torino: nei due capoluoghi si invecchia fino a quattro volte più in fretta rispetto per esempio a Roma, proprio a causa della combinazione nefasta di smog e colesterolo.

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Smog, a Torino sperimentata la prima “Pure Air Zone” https://www.datamanager.it/2016/07/smog-torino-sperimentata-la-pure-air-zone/ Wed, 27 Jul 2016 09:15:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106886 Al via la sperimentazione della zona d’aria pura a Torino, grazie alla tecnologia AIRcel Nel capoluogo piemontese parte ufficialmente il test della prima “zona d’aria pura”, progetto promosso dal Torino Living Lab. La Pure Air Zone, finora testata solo in ospedali e contesti industriali, è stata ideata dall’azienda di biotech U-earth specializzata nella purificazione dell’aria. […]

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Al via la sperimentazione della zona d’aria pura a Torino, grazie alla tecnologia AIRcel

Nel capoluogo piemontese parte ufficialmente il test della prima “zona d’aria pura”, progetto promosso dal Torino Living Lab. La Pure Air Zone, finora testata solo in ospedali e contesti industriali, è stata ideata dall’azienda di biotech U-earth specializzata nella purificazione dell’aria.

Le prime centraline “verdi”U-monitor sono state installate il 15 giugno scorso nei giardinetti di Corso Svizzera, un rivoluzionario sistema per il monitoraggio della qualità dell’aria che ogni 5 minuti rileva diversi parametri. Un programma che costituisce solo la prima tappa di un progetto destinato ad espandersi: a settembre U-earth proseguirà il suo impegno con Torino Living Lab creando una zona d’aria pura in una scuola del quartiere e in un ospedale. Del resto, il problema della depurazione dell’aria nei grandi agglomerati urbani è sempre più un’urgenza da risolvere, dato che recenti rilevazioni hanno evidenziato che l’80% della popolazione urbana respira smog, con tutte le conseguenze negative per la salute che ne derivano. Un recente studio ha dimostrato che l’inquinamento ambientale è anche uno dei fattori che causano le carie.

Aria pura al 100%

I sistemi attualmente in commercio come Ionizzatori, Carboni attivi, Uv, Hepa, Multistage, sono in grado di catturare fino al 99% degli agenti contaminanti che rispondono alla ventilazione. Tuttavia non risultano efficienti al 100% in quanto almeno il 98% dei contaminanti rimangono nell’aria. Il sistema ideato da U-earth prevede che i contaminanti vengano attratti dai depuratori AIRcel per carica elettrica molecolare e distrutti da microrganismi che si nutrono di inquinamento senza produrre scorie dannose. Inoltre Microsoft AZURE, il servizio di cloud computing, permette la raccolta e l’analisi dei dati di U-monitor rendendoli accessibili a tutti. Air Pure Zone si basa su piattaforme Microsoft Azure e Microsys. U-monitor rileva i dati (VOC, Odorous Gas, CO, NO2, PM1, PM2.5, T, H) che vengono poi elaborati, con osservazione delle dinamiche nel tempo, analisi dei picchi, rilevazione dei valori notturni, correlazione dei dati.

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Torino, il caso della donna licenziata per un post su Facebook https://www.datamanager.it/2015/12/torino-caso-della-donna-licenziata-un-post-facebook/ Mon, 14 Dec 2015 09:33:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90880 La 38enne Daniela Ciampa condivide un post su Facebook dove riporta le lamentele dei genitori per la mensa scolastica dei figli e viene sospesa dall’azienda Si accendono le polemiche per il caso della donna di Nichelino, comune della prima cintura di Torino e dipendente della ditta che gestisce la mensa scolastica, che era stata sospesa per […]

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La 38enne Daniela Ciampa condivide un post su Facebook dove riporta le lamentele dei genitori per la mensa scolastica dei figli e viene sospesa dall’azienda

Si accendono le polemiche per il caso della donna di Nichelino, comune della prima cintura di Torino e dipendente della ditta che gestisce la mensa scolastica, che era stata sospesa per cinque giorni a causa di un post in cui raccontava le lamentele dei genitori che avevano trovato insetti nelle pietanze servite a scuola ai loro figli.

“Ho commentato da madre”

«Non ho commentato da dipendente, ma da madre. Mio figlio va a scuola a Nichelino e io pago il servizio», si è difesa Daniela, che per uscire da questa delicata situazione si è dovuto affidare ad un legale. Del caso si sono occupate anche le pagine locali del quotidiano La Stampa, al quale il direttore dell’azienda aveva gettato acqua sul fuoco riguardo all’ipotesi licenziamento, smorzando i toni: «Per ora è una sospensione retribuita».
In seguito però la donna è stata allontanata dal posto di lavoro, azione che l’ha spinta a valutare un ricorso al Tribunale del Lavoro. Il segretario provinciale del Pd di Torino, Fabrizio Morri, definisce «del tutto sproporzionata» questa decisione, che penalizza «in modo ingiustificato e crudele una madre di due figli».

Favorire la trasparenza

«Auspico che il Commissario prefettizio – aggiunge – possa assumere una qualche iniziativa nei confronti della ditta in questione».
Di fatto il caso è diventato di governo, in quanto è stato chiamato in causa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che avrebbe assicurato alla donna che non verrà licenziata.
Il senatore del Pd, Stefano Esposito, ha evidenziato il fatto che «se passa il concetto che può essere cacciata per un post su Facebook allora si favorisce la logica dell’omertà e non quella della trasparenza».

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