virtualizzazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 14 Jul 2021 15:29:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png virtualizzazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 eBook gratuito: Data Virtualization for dummies https://www.datamanager.it/2019/02/ebook-gratuito-data-virtualization-for-dummies/ Mon, 18 Feb 2019 14:58:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=184030 In questo ebook ” Data Virtualization for dummies”, il tema della virtualizzazione dei dati, inteso come approccio moderno all’integrazione dei dati, viene affrontato in modo semplice. Questa tendenza va oltre i limiti delle soluzioni tradizionali “DI INTEGRAZIONE” , offrendo una visione agile, consolidata ed integrata dei dati, in tempo reale o quasi, secondo le necessità […]

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In questo ebook ” Data Virtualization for dummies”, il tema della virtualizzazione dei dati, inteso come approccio moderno all’integrazione dei dati, viene affrontato in modo semplice.

Questa tendenza va oltre i limiti delle soluzioni tradizionali “DI INTEGRAZIONE” , offrendo una visione agile, consolidata ed integrata dei dati, in tempo reale o quasi, secondo le necessità

L’abbiamo ripetuto già molte volte: i dati “ci stanno letteralmente invadendo”, e finché non riusciremo a ordinarli, non saremo in grado di poterli sfruttare a supporto del business della nostra azienda. Inoltre, costantemente si generano nuove e preziose informazioni che bisogna archiviare per poi essere analizzate. Siamo di fronte a un’enorme sfida per le aziende, accompagnata inoltre da risorse limitate per essere affrontata con successo.

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Oggigiorno, nel complesso panorama dei dati, non è più così facile né conveniente, da un punto di vista economico, copiare le informazioni provenienti da diverse fonti in una repository centrale, come viene fatto da decenni. Ciò si deve principalmente ai costi associati e ai ritardi, che questo processo, comporta nell’accesso ai dati.

La virtualizzazione dei dati offre un approccio moderno al processo di integrazione dei dati. Questa tecnologia va oltre i limiti delle tradizionali soluzioni di integrazione dei dati. Così facendo, applicazioni, analisti, business users ed esperti di dati, potranno accedere alle informazioni di cui hanno bisogno in modo integrato, semplificato, consolidato e in tempo reale.

Data Virtualization for dummies: ecco cosa troverai nell’eBook

L’eBook è rivolto ai professionisti dei dipartimenti IT che utilizzano o gestiscono i dati nella loro azienda: ingegneri, data architect e tutti quei profili che si occupano di mettere i dati a disposizione dell’azienda in modo veloce, economico, efficiente e sicuro. Inoltre, è anche un documento interessante per gli analisti e data scientist che hanno bisogno di un accesso rapido, preciso e consolidato alle informazioni aziendali disperse ed eterogenee.

Infine, la virtualizzazione dei dati è importante anche per gli utenti delle aree business dell’azienda, come per esempio i professionisti della business intelligence e i responsabili dati, i quali si beneficiano dell’integrazione costante dei dati per poter analizzare gli indicatori e poter prendere migliori decisioni.

Contenuti dell’ebook Data Virtualization for dummies

– Le sfide dei silos di dati, il sovraccarico di dati e la regolamentazione

– Cos’è la virtualizzazione dei dati e come aiuta le aziende a integrare e fornire dati in modo più agile

– Casi di studio della virtualizzazione dei dati

– In che modo la virtualizzazione dei dati accelera i progetti di big data

– La virtualizzazione dei dati nel cloud

– Come iniziare con la virtualizzazione dei dati

– Concetti chiave che devi conoscere sulla virtualizzazione dei dati

Impara a:

– Collegare i silos di dati nell’azienda

– Valutare i pro e i contro del processo ETL, dell’ESB e della virtualizzazione dei dati

– Abilitare una self-service BI

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WhitePaper gratuito: sviluppare un data lake multifunzione grazie alla virtualizzazione dei dati https://www.datamanager.it/2018/10/whitepaper-gratuito-sviluppare-un-data-lake-multifunzione-grazie-alla-virtualizzazione-dei-dati/ Fri, 12 Oct 2018 10:42:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=176729 Il white paper di Rick van der Lans su come rendere il data lake un sistema di trasmissione di dati universale massimizzando i profitti di tutta l’azienda. Un data lake tradizionale non è sempre una soluzione migliore per tutti i dati, e spesso si presentano limiti che finiscono per erodere i vantaggi derivanti da un […]

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Il white paper di Rick van der Lans su come rendere il data lake un sistema di trasmissione di dati universale massimizzando i profitti di tutta l’azienda.

Un data lake tradizionale non è sempre una soluzione migliore per tutti i dati, e spesso si presentano limiti che finiscono per erodere i vantaggi derivanti da un data lake. Optare per un data lake multifunzione, con un’architettura più pratica, può aumentare la flessibilità, migliorare la governance e la gestione dei metadati per evitare un’infinità di dati, ridurre problemi legati all’archiviazione centralizzata, nonché soddisfare le necessità di un’ampia gamma di utenti business.


#free #whitepaper sviluppare un #datalake multifunzione grazie alla #virtualizzazione #CIOs #Virtualization
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ORAS centralizza l’IT con agilità e continuità, virtualizzando i PC e ottimizzando la banda https://www.datamanager.it/2018/07/oras-centralizza-lit-con-agilita-e-continuita-virtualizzando-i-pc-e-ottimizzando-la-banda/ Fri, 27 Jul 2018 15:00:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152285 La struttura sanitaria gestisce gli utenti IT dell’ospedale di Cortina d’Ampezzo, a 150 chilometri di distanza, con la stessa efficacia ed efficienza di quelli della sede centrale grazie alla tecnologia Citrix e all’esperienza di Infonet Solutions S.p.A. pubblica posseduta al 98% dalla ULSS di Treviso e per il restante dal comune di Motta di Livenza, […]

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La struttura sanitaria gestisce gli utenti IT dell’ospedale di Cortina d’Ampezzo, a 150 chilometri di distanza, con la stessa efficacia ed efficienza di quelli della sede centrale grazie alla tecnologia Citrix e all’esperienza di Infonet Solutions

S.p.A. pubblica posseduta al 98% dalla ULSS di Treviso e per il restante dal comune di Motta di Livenza, l’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione (ORAS) è specializzato nella cura e nella riabilitazione cardiovascolare, neuromotoria e muscolo-scheletrica. Eroga circa 200 mila prestazioni ambulatoriali (visite specialistiche e diagnostica per immagini) all’anno e offre 150 posti letto, di cui 15 in regime di Day Hospital. Il tasso di occupazione della struttura si avvicina al 98%. Da maggio 2017, ORAS è stato incaricato dalla Regione Veneto di gestire in via transitoria anche l’ospedale Codivilla-Putti di Cortina d’Ampezzo. Già utente delle soluzioni di virtualizzazione Citrix e cliente del partner Infonet Solutions presso la sede di Motta di Livenza, ORAS aveva l’esigenza di estendere l’architettura di virtualizzazione anche al nuovo nosocomio, per poter gestire in modo centralizzato e uniforme tutte le 690 utenze totali della struttura (circa 600 a Motta e 90 a Cortina, oltre a due sedi distaccate a Valdobbiadene e Borgo Cavalli-Treviso per le sole prestazioni ambulatoriali). “Dovevamo rispondere in tempi rapidissimi, positivamente ed efficacemente alla richiesta della Regione”, racconta Andrea Pauletti, direttore amministrativo di ORAS, “ma avevamo due vincoli piuttosto pesanti: uno tecnologico, vale a dire la connessione di scarsa qualità tra le due sedi, e uno finanziario, dovuto al carattere transitorio della nostra gestione e quindi all’impossibilità di affrontare investimenti importanti”.

Un’implementazione rapida e indolore

Affidandosi di nuovo alla tecnologia Citrix e alla competenza di Infonet Solutions, ORAS analizza la situazione iniziale dell’infrastruttura IT dell’ospedale di Cortina, constatando l’obsolescenza del parco desktop, costituito prevalentemente da PC dotati di Windows XP, e la debolezza della connessione a Internet, un’Adsl di tipo domestico da 2Mbps. “Avevamo la necessità di muoverci rapidamente per uniformare l’infrastruttura e le prestazioni di Cortina a quelle di Motta di Livenza”, dice Fabio Bassotto, IT manager di ORAS, “non potevamo infatti permetterci né tempi di latenza eccessivi per i circa 80 utenti del nuovo ospedale né una gestione IT non uniforme tra le diverse sedi”. ORAS e Infonet Solutions decidono quindi di implementare e utilizzare due collegamenti MPLS a 8 Mbps (il massimo ottenibile tra due località distanti 150 chilometri e inserite in un territorio montuoso), le cui prestazioni (in particolare l’eccessiva latenza) necessitavano però di una soluzione per il bilanciamento e l’ottimizzazione della banda, oltre che della possibilità di gestire il failover per assicurare la continuità operativa. Per questo, vengono acquistati due apparati Citrix SD-WAN 2000-100 Enterprise Edition, oltre a un dispositivo di storage per garantire il disaster recovery.

A Cortina come se si fosse in sede

In un solo mese, per rispettare i tempi richiesti dalla Regione Veneto, l’IT di ORAS insieme al personale di Infonet Solutions provvede a virtualizzare le postazioni di lavoro presenti (utilizzando i vecchi PC di Cortina senza doverne acquistare di nuovi risparmiando quindi soldi pubblici), a installare le applicazioni software già usate nella sede principale e a connettere i due ospedali con prestazioni tali da assicurare agli operatori di Cortina la stessa esperienza utente dei dipendenti in forza a Motta di Livenza, gestendo il tutto in modo centralizzato sia sul fronte IT che su quello amministrativo.

“I nuovi utenti di Cortina”, spiega Bassotto, “sono tutti power-user, perché operano alle casse, alla direzione sanitaria, nell’amministrazione. Devono quindi avere bassi tempi di latenza e una continuità di servizio garantita. La latenza iniziale delle due linee MPLS era di 300 millisecondi, per questo si è resa necessaria l’implementazione dei due apparati per il bilanciamento e l’ottimizzazione. Sul fronte della gestione, tutto viene monitorato dalla sede centrale di Motta di Livenza. Tra i dati più significativi di questi mesi di attività ci sono alternativamente i numerosi fail di entrambe le linee, che però il sistema riesce sempre a risolvere senza che gli utenti in remoto si accorgano di nulla”.  

Il futuro è la condivisione dei dati in sicurezza 

Soddisfatti dell’infrastruttura virtualizzata già presente (presso la sede di Motta di Livenza il parco macchine è formato da flessibili e sicuri thin client), i manager di ORAS, dopo aver gestito con successo l’affidamento dell’ospedale di Cortina, stanno pensando di estendere le funzionalità di virtualizzazione dei desktop e condivisione delle informazioni ricorrendo alle funzioni Citrix per la content collaboration e il file sharing.

“Abbiamo la necessità di richiedere una second opinion ad altre strutture sanitarie, in particolare il nostro riferimento per questo genere di attività è l’ospedale di Denver, negli USA”, spiega Pauletti, “ma dobbiamo farlo nel pieno rispetto delle nuove regole GDPR”. “Le tecnologie utilizzate fino a oggi sono state Dropbox o WeTransfer”, gli fa eco Bassotto, “che però non sono più conformi alle normative. Con Citrix ShareFile corredato da un firewall per proteggere gli accessi, il dato sensibile resterà sui nostri server, inviando ai medici di Denver solo un link e rispettando così le nuove regole europee sulla privacy.

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Shadow IT: l’indicatore chiave per l’innovazione in azienda https://www.datamanager.it/2018/07/shadow-it-lindicatore-chiave-per-linnovazione-in-azienda/ Wed, 11 Jul 2018 09:38:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151101 Con l’innovazione digitale che diventa il principale motore di crescita, il modo in cui opera il reparto IT è fondamentale. Per continuare a giocare un ruolo di primo piano in un futuro sempre più digitale, è necessario guardare allo Shadow IT all’interno della propria azienda. Si può rimanere sorpresi da ciò che si scopre Se […]

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Con l’innovazione digitale che diventa il principale motore di crescita, il modo in cui opera il reparto IT è fondamentale. Per continuare a giocare un ruolo di primo piano in un futuro sempre più digitale, è necessario guardare allo Shadow IT all’interno della propria azienda. Si può rimanere sorpresi da ciò che si scopre

Se i dipendenti utilizzano strumenti non approvati dal dipartimento IT, è probabile che ci sia qualcosa che non va nelle policy aziendali per l’IT. L’uso di strumenti e app non approvati è chiamato “Shadow IT”. Quasi tutte le organizzazioni moderne oggi si trovano di fronte a una qualche forma di “ombra”: i dipendenti potrebbero utilizzare il proprio Google Drive o Dropbox per rendere disponibili i file off-site, o forse usare una licenza privata di Microsoft Word Online.

Di per sé, lo Shadow IT non è male. Potremmo considerare il fenomeno come un feedback da parte di un’organizzazione, che dice che c’è un problema nel modo in cui si sta implementando la tecnologia in azienda. I dipendenti sono sempre alla ricerca del modo più efficiente per lavorare. Se sentono la necessità di utilizzare le proprie app, ciò significa che l’azienda non sta fornendo loro gli strumenti giusti.

Ovviamente ci sono alcuni effetti collaterali che fanno sì che lo Shadow IT diventi un problema. Immaginiamo un dipendente ben intenzionato che esegue il backup di un foglio di calcolo contenente dati personali identificabili nel suo Dropbox. Nonostante i migliori sforzi dell’IT, l’azienda di quel dipendente non sarà più in linea con la legislazione GDPR. Potrebbe anche perdere il controllo della sicurezza dei dati e potrebbero esserci dei problemi legati alle licenze.

Lo Shadow IT deve quindi essere affrontato. Ci sono tre modi per farlo. Il primo è restrittivo: i dipendenti hanno scelto il percorso di minor resistenza per svolgere il proprio lavoro nel modo più efficiente possibile. È possibile chiudere quel percorso e rendere obbligatorio l’uso del software aziendale. I dipendenti perderanno gli strumenti su cui hanno fatto affidamento, saranno meno efficienti e meno felici, mentre sarà necessario controllare e gestire i flussi di lavoro in modo più intenso. Questa è ovviamente una pessima idea.


#SHADOWIT Ascoltare le persone, dati e integrità, il potere del cloud #RichardBennett @VMware
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AFFRONTARE IL PROBLEMA

È molto meglio gestire lo Shadow IT alla fonte. L’esistenza stessa del problema è un segno dei tempi. Non molto tempo fa l’IT era responsabile della scelta di hardware e software. Oggi, i dipendenti si aspettano che la tecnologia sul posto di lavoro sia almeno dello stesso livello della tecnologia che usano a casa.

In pratica, decidono quali strumenti sono i migliori o adatti allo scopo. Come azienda, si può tentare di reagire e imparare dal software che i dipendenti stanno utilizzando. Questo, in effetti, significa giocare al recupero. Se si sta solo iniziando a considerare una piattaforma cloud per la condivisione dei file quando tutti gli utenti utilizzano già OneDrive o Dropbox, si perde tempo prezioso. Un approccio reattivo è migliore di uno restrittivo, ma col tempo farà comunque perdere terreno rispetto ad aziende più agili.

Un approccio proattivo comporta un modo completamente nuovo di guardare al ruolo dell’IT, alla cultura aziendale e alla mentalità necessaria del CIO. L’IT non è più un business top-down; tutte le decisioni tecnologiche devono essere prese tenendo in considerazione gli utenti. È sicuramente più facile a dirsi che a farsi. Tre principi fondamentali possono aiutare a realizzare la trasformazione.

PRIMO: ASCOLTARE LE PERSONE

Una politica IT moderna inizia dal dipendente. Occorre conoscere il “percorso” dei dipendenti, dal momento in cui si svegliano al mattino fino a sera. Di cosa hanno bisogno, perché e come si possono soddisfare tali bisogni? Vogliono lavorare in movimento? A loro piace controllare le e-mail sul proprio cellulare?

SECONDO: DATI E INTEGRITÀ

L’integrità è l’evoluzione logica della sicurezza. Non appena i dipendenti avranno gli strumenti di cui hanno bisogno per lavorare, l’IT dovrà pensare a proteggere l’integrità dell’organizzazione. Oggi i dati devono essere al centro della soluzione di sicurezza. Gestendo chi può utilizzare i dati, quando, dove e come, è possibile offrire una vasta gamma di applicazioni ai dipendenti. Finché i dati sono protetti, non importa che ci siano un sacco di applicazioni diverse su piattaforme diverse in grado di usarli.

TERZO: FARE DOMANDE E NON ANDARE AVANTI

Qualsiasi CIO che pensa di avere tutte le risposte è destinato al fallimento. Potrebbe non essere intuitivo per un C-level ammettere di non sapere tutto. Tuttavia, parlare e ascoltare i propri dipendenti non è una debolezza, ma una forza. Occorre chiedere loro di quali strumenti pensano di aver bisogno e inserirli nella propria policy per l’IT. Sono quelli che useranno nuove applicazioni, quindi perché non chiedere loro cosa vogliono e quando ne hanno bisogno? Non bisogna aver paura di creare un progetto pilota basato sul cloud per provare qualcosa di nuovo. Caso peggiore: non funziona e occorrerà provare qualcos’altro. L’IT oggi è più flessibile che mai e va usato a proprio vantaggio. La regola d’oro è innovare. Ma occorre fare uno sforzo consapevole per non fallire rapidamente ed economicamente se non funziona.


#SHADOWIT Il CIO che pensa di avere tutte le risposte è destinato al fallimento #RichardBennett @VMware
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IL POTERE DEL CLOUD

Per combattere lo Shadow IT, lo strumento più importante è il cloud. Il cloud non è un luogo. È una metodologia per fornire tecnologia aziendale. Occorre usarlo per implementare applicazioni indipendenti dalla piattaforma. Queste applicazioni offrono la stessa esperienza utente su Windows, Mac, Linux, iOS e Android. Ciò consente al dipendente di utilizzare l’hardware e il sistema operativo che preferiscono. Rendendo disponibili le app giuste, l’IT consentirà a tutti di utilizzare il workflow che conoscono per essere il più efficiente possibile, pur mantenendo il controllo. La chiave è garantire la stessa funzionalità applicativa su qualsiasi piattaforma. Ciò richiede una strategia per lo spazio di lavoro, non per il desktop.

Il controllo che la gestione del workspace offre va molto al di là di qualsiasi cosa si possa utilizzare oggi. Immaginiamo una banca con una politica BYOD. I dipendenti possono utilizzare un’app agnostica per accedere ai dati sensibili sul proprio dispositivo mentre sono al lavoro. Non appena escono per tornare per casa, i dati vengono automaticamente cancellati o l’accesso è limitato o revocato. Sfruttando il cloud e implementando la sicurezza a livello di software, si può dare ai dipendenti un’app mission-critical sul loro dispositivo preferito, che consenta loro di essere più produttivi. Non ricorreranno all’utilizzo di app di terze parti non sicure se sono state ascoltate le loro esigenze ed è stata data loro una risposta con un’alternativa sicura e potente. Innovando insieme ai dipendenti, ascoltando le loro esigenze, non solo è possibile renderli più felici e più efficienti. Allo stesso tempo, si sta preparando l’organizzazione per un futuro digitale brillante e un chiaro percorso per l’innovazione del business.

Richard Bennett, head of Accelerate & Advisory Services, NEMEA di VMware

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NGN alla prova della sicurezza https://www.datamanager.it/2018/04/ngn-alla-prova-della-sicurezza/ Wed, 18 Apr 2018 09:36:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146035 Reti tradizionali a rischio collasso. La crescita del traffico IP su scala globale e dal numero di utenti collegati a Internet mette a dura prova la tenuta delle reti tradizionali. Crescono anche in italia le reti SD-WAN. Finance e retail trainano il mercato Secondo le previsioni contenute nello studio Cisco Visual Networking Index (VNI) Complete […]

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Reti tradizionali a rischio collasso. La crescita del traffico IP su scala globale e dal numero di utenti collegati a Internet mette a dura prova la tenuta delle reti tradizionali. Crescono anche in italia le reti SD-WAN. Finance e retail trainano il mercato

Secondo le previsioni contenute nello studio Cisco Visual Networking Index (VNI) Complete Forecast 2016-2021 il traffico IP nel 2016 ha superato quota 1.2 ZB (1 ZB = 1000 Exabytes [EB]), pari a circa 96 EB (1 Exabyte equivale a un miliardo di Gigabytes GB) al mese. E raggiungerà quota 3.3 ZB nel 2021. Crescendo di circa tre volte nel periodo considerato, e di 127 volte tra il 2005 e il 2021. A trainare la crescita oltre al miliardo di nuovi utenti Internet su scala globale, che porteranno il totale dai tre miliardi del 2015 a oltre 4 miliardi entro il 2020, la trasformazione digitale, basata sull’adozione di dispositivi personali e l’attivazione di connessioni machine-to-machine (M2M) (videosorveglianza, contatori intelligenti, soluzioni digitali per il monitoraggio della salute, altri servizi). Nel corso dei prossimi cinque anni, le reti IP globali supporteranno oltre 10 miliardi di nuovi dispositivi e connessioni, passando da 16,3 miliardi nel 2015 a 26,3 miliardi entro il 2020. Secondo le proiezioni entro il 2021, i dispositivi e le connessioni pro-capite saranno 3,5 rispetto ai 2,3 del 2016. Inoltre, il numero di dispositivi connessi alle reti IP sarà pari a tre volte la popolazione mondiale entro il 2021, con circa 3,5 device connessi per persona, rispetto ai 2,3 del 2016. Ognuno di noi genererà quindi un traffico IP di circa 35 GB entro il 2021, contro i 13 GB del 2016. Al momento, c’è consapevolezza dell’impatto dell’IOT sulle reti e che ciò possa costituire una minaccia per la loro sicurezza della rete. Più dibattuta invece l’effettiva capacità delle reti tradizionali di far fronte a questa crescita. Se siano cioè in grado di gestire la richiesta che accompagnerà l’esplosione prevista legata a questo tipo di dispositivi,.

CRITICITÀ DELLE RETI ATTUALI

I più pessimisti sottolineano l’incapacità delle reti di gestire dinamicamente le risorse, la scarsa integrazione tra rete e piattaforme di servizio, i bassi livelli di performance. Criticità acuite dal tema della sicurezza. Le reti tradizionali in estrema sintesi presenterebbero un insieme di criticità riassumibili nella mancanza di governance su ambienti cresciuti troppo in fretta, un coacervo di tecnologie, domini privati e pubblici e servizi eterogenei. Sistemi inefficienti nei tempi di accesso, utilizzo e rilascio delle risorse. Secondo i più allarmisti le reti tradizionali sarebbero come la Queen Elizabeth: imbarcano acqua da tutte le parti. Un’obsolescenza accelerata dal processo di digitalizzazione, che investe ogni settore dell’IT, reti comprese. Un processo per cui diventa indispensabile progettare reti dinamiche e programmabili. Traguardo reso possibile dalla diffusione di tecnologie come SDN (Software Defined Networking) e NFV (Network Functions Virtualization).

I CONCETTI E LE TECNOLOGIE ALLA BASE DELLE RETI RESILIENTI

Le tecnologie NFV virtualizzano i servizi di rete, convenzionalmente eseguiti da hardware proprietario (router, firewall, load balancer), disaccoppiandoli dai tradizionali apparati fisici di networking e ospitandoli su macchine virtuali, le cui funzioni di rete sono controllate da hypervisor in grado di girare su normali server x86. Separando di fatto la parte che stabilisce il percorso da seguire per ogni flusso di pacchetti lungo la rete (control plane) dalla parte che fisicamente li instrada (data plane). La virtualizzazione delle funzioni di rete apre la strada ad aziende e service provider per sviluppare ed erogare nuovi servizi. Tenendo sotto controllo i costi e migliorando al contempo l’agilità del network nel supportare le richieste delle applicazioni. Un’architettura che ha al suo centro il concetto di resilienza. La capacità cioè della rete in caso di problemi di adottare una configurazione che le consenta di funzionare sempre garantendo così il servizio ai propri utenti. Concetto che trova concreta applicazione nelle reti SD-WAN, architetture in grado di monitorare l’operatività della rete e modificare le configurazioni in tempo reale per mettere in atto strategie di protezione e risposta.


#NGN alla prova della #sicurezza il mercato italiano delle LAN/WAN Software-Defined è destinato a raddoppiare tra il 2018 e il 2020 – Daniela Rao @IDCItaly
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ESPLOSIONE DEL MERCATO

La progressiva disaggregazione del network dall’hardware di rete unita a doti di resilienza, affidabilità, performance e sicurezza accendono l’interesse per queste nuove tecnologie. Inizialmente, l’adozione delle tecnologie SDN e NFV da parte di aziende e organizzazioni è stata giustificata soprattutto dai benefici promessi in termini di riduzione dei costi operativi (Capex). È dubbio però che il solo Capex possa guidare una rapida adozione delle due tecnologie. La vera sfida infatti è di riuscire a sfruttare anche gli altri vantaggi che sono in grado di offrire. Modellazione dei servizi, orchestrazione “top-to-bottom”, funzionalità SD-WAN, concetti che emergono già nelle offerte di diversi vendor, stanno guadagnando rapidamente credito sul campo. Tecnologie, sostengono i più ottimisti, che se combinate, potrebbero imprimere un’accelerazione importante nello sviluppo dei benefici di SDN e NFV, determinando una rapida evoluzione di entrambi gli approcci.

SEGMENTO SD-WAN

Il segmento SD-WAN inizia a prendere forma nel 2015. Un mercato ancora agli albori ma che IDC prevede si svilupperà con tassi di crescita importanti. «Per il periodo 2017-2021, il tasso di crescita sarà superiore al tasso del ben più ampio segmento delle infrastrutture di rete (network infrastructure market)» – ci dice Daniela Rao, senior research and consulting director di IDC Italia.

VALORE DEL MERCATO

«Entro il 2021, complessivamente il mercato SD-WAN raggiungerà la cifra di 8.05 miliardi di dollari, totalizzando in cinque anni un CAGR del 69.6%». Sempre secondo IDC, il mercato italiano dei sistemi e dei servizi dedicati all’implementazione delle LAN/WAN Software-Defined è destinato a raddoppiare tra il 2018 e il 2020, superando i 120 milioni di euro, una somma che rappresenterà oltre la metà della spesa delle aziende italiane per la gestione e lo sviluppo delle reti. «Un mercato guidato dalle grandi aziende che possiedono reti estese, molti device assegnati a mobile worker e personale distribuito sul territorio: qui la protezione dei dati aziendali, del parco device, insieme all’esigenza di automazione sosterranno l’evoluzione della spesa per le reti. Le imprese medie e piccole – continua Daniela Rao – resteranno invece più focalizzate su esigenze “basiche” di banda e network security, e tenderanno a sviluppare progetti molto differenziati in relazione alle loro specifiche attività». Attenzione però ai rallentamenti che potrebbero derivare nel nostro paese, dalla mancanza di una vera broadband.

ALTRE PREVISIONI

A fare da traino allo sviluppo del mercato, il mondo IOT, le cui tecnologie nel 2020 genereranno un fatturato di 1,46 trillioni (1 trilione equivale a un miliardo di miliardi) di dollari e l’apporto del cloud sia pubblico che privato, con il Software Defined Networking che – secondo IDC – sarà uno dei driver principali per sostenere le organizzazioni nel loro percorso verso la virtualizzazione server e l’adozione pervasiva della nuvola.


#NGN alla prova della #sicurezza Chi attacca può avere il controllo della rete accedendo alla configurazione di un controller SDN o fingendo di esserlo – Gastone Nencini @TrendMicroItaly
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LE RETI DEL FUTURO

«La rete del futuro, basata su tecnologia IBN, sarà in grado di apprendere continuamente, di raccogliere informazioni approfondite dai dati che fluiscono dentro e fuori dai dispositivi e dalle app di tutto il mondo, in tutte le posizioni su vasta scala, in tempo reale. Sarà in grado di adattarsi, di effettuare il provisioning di decine di migliaia di dispositivi in pochi minuti, eliminando al tempo stesso il 95% delle operazioni manuali e i costi dovuti a errore umano. Sarà inoltre in grado di identificare e bloccare le minacce e di imparare da ognuna di esse. Traendo le informazioni dal contesto. Una “filosofia” completamente nuova della rete» – afferma Rao di IDC.

LA DINAMICITÀ DELLE NUOVE RETI

È ancora prematuro delineare dai dati del mercato tempi e modi con cui le vecchie reti saranno sostituite da quelle di nuova generazione. Di certo, nonostante i tassi di crescita significativi questo processo non si esaurirà nel medio periodo (3/5 anni). In questo lasso di tempo, le nuove reti affiancheranno quelle già esistenti. L’IT potrà così continuare a confrontarsi con i due piani di sicurezza, quello fisico e quello applicato agli ambienti virtualizzati, che richiedono logiche e approccio specifici. «L’organizzazione dovrà gestire la coesistenza di reti e ambienti tradizionali e reti di nuova generazione» – conferma Fabio Panada, security consultant di Cisco e docente di CLUSIT. «Ma posto che uno spostamento verso questo tipo di reti comporti tutta una serie di vantaggi in termini di riduzione dei costi, automazione, velocità e integrazione, è importante sapere che – come manager dal punto di vista della security – dovrò gestire un nuovo livello di sicurezza in una maniera diversa. Con il vantaggio però di poter mettere a frutto best practice tradizionali, in termini di processi, servizi e soluzioni. Sapendo inoltre che potrò disporre di soluzioni ad hoc per gestire un ambiente eterogeneo» – spiega Panada.

GESTIONE DELLA SICUREZZA

Tutte le soluzioni di sicurezza tradizionali implementate nella rete fisica – firewall, IPS, soluzioni di antimalware o di content analysis, e così via – potranno infatti essere impiegate anche sulle reti SDN. «Non solo con la stessa qualità e le stesse funzionalità, ma aderendo perfettamente all’architettura SDN» – afferma Panada. «Con la possibilità di implementare anche delle regole di architettura come la segmentazione su una rete SDN virtuale, eterogenea, multi-hypervisor, dinamica». Un’estensione della security fisica agli ambienti virtualizzati. Attraverso una gestione congiunta dei due ambienti. «Un aspetto molto importante. Perché mi permette di non alzare i costi di gestione della sicurezza di una possibile migrazione verso le reti di nuova generazione. Non dovrò fare nuovi investimenti o imparare nuove tecnologie. Dovrò solo trasporre la tecnologia che ho già in uso in un ambiente differente» – afferma Panada.


#NGN alla prova della #sicurezza Una rete SD-SN trasforma ogni elemento di rete in un punto di applicazione delle policy – Damiano Colla @JuniperNetworks
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L’INTEGRAZIONE DELLE POLICY

L’integrazione delle policy esistenti con (quelle) richieste dagli ambienti virtualizzati è un altro passaggio importante. Perché queste nuove reti per le loro caratteristiche necessitano di contare su policy dinamiche. «Le reti di nuova generazione richiedono la gestione di molte più macchine virtuali, server, dati, applicazioni. Quindi spesso aumenta il numero di macchine virtuali o applicazioni e di conseguenza la necessità di mettere in produzione velocemente le applicazioni e le regole di sicurezza – policy – che la devono governare. Per gestire in maniera efficace questo nuovo ambiente molto più dinamico devo per forza essere legato a delle policy per avere un controllo efficace. Le policy mi permettono di controllare in automatico quel che succede nel mio ambiente SDN. Per esempio, se io ho nel mio ambiente fisico una policy per cui all’applicazione di data warehouse, accedono solo gli amministratori dei database, di Roma e solo via VPN, questa regola deve essere mantenuta e corretta in maniera automatica anche in un ambiente SDN. Devo cioè avere degli strumenti che mi permettono una volta assegnata una policy come questa di estenderla alla rete virtuale e se nel caso modificarla in maniera automatica. In modo che il cambiamento delle mie applicazioni sull’SDN la mantengano costante nel tempo e nello spazio». La centralità delle policy è ribadita anche da Damiano Colla, regional security systems engineer specialist di Juniper Networks secondo il quale – contrariamente a quanto avveniva con le soluzioni perimetrali multilivello – «una rete SD-SN (Software-Defined Secure Network) trasforma ogni elemento di rete in un possibile punto di applicazione delle policy». Con implicazioni importanti in termini di sicurezza. «Una rete SD-SN sfrutta le informazioni locali e del cloud per identificare e mitigare le minacce con un’applicazione dinamica delle policy che protegge la rete in tempo reale, trasformandola in un ecosistema di intelligence attivamente partecipe nella protezione dalle minacce».

CONTROLLO, APPLICAZIONE E DATI

Premessi i vantaggi in termini di sicurezza di poter utilizzare anche sugli ambienti virtualizzati le soluzioni di sicurezza tradizionali, e fermo restando la necessità di dotarsi di policy dinamiche – la gestione della sicurezza continuerà a rappresentare una sfida impegnativa. Infatti, oltre ad alcuni dei problemi di sicurezza tipici dell’architettura tradizionale di rete le reti SDN sono esposte a rischi di sicurezza collegati al disegno architetturale SDN, articolato su tre strati: controllo, applicazione e dati.

ATTACCHI AL CONTROLLER SDN

È il controller a stabilire il percorso che i pacchetti seguiranno, in funzione sia della loro destinazione e della topologia della rete, come farebbe uno switch tradizionale, sia di altre informazioni che il controller raccoglie da altri elementi ai quali lo switch non avrebbe accesso. Un ruolo quello dell’SDN che gli conferisce una serie di vantaggi – flessibilità, programmabilità in tempo reale, semplificazione dei controlli – ai quali però si affiancano minacce insidiose per la sicurezza. Infatti, il controller può essere sfruttato per manomettere i dispositivi di rete sotto il suo controllo (ad es. gli switch) e così compromettere tutto il traffico in entrata. Oppure, può essere utilizzato come testa di ponte per sferrare attacchi contro altri obiettivi, per esempio generando traffico a uno specifico target per esaurirne le risorse. «Il controller SDN è in genere l’obiettivo principale per gli aggressori, poiché è il punto centrale per mantenere e distribuire le configurazioni in una rete SDN» – conferma Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia. «Chi attacca può cercare di ottenere il controllo della rete accedendo alla configurazione di un controller o fingendo di esserlo». Per mitigare questo rischio, occorre rafforzare la sicurezza del sistema operativo sul quale gira il controller SDN e prevenire gli accessi non autorizzati. «Arrivare a controllare la rete potrebbe essere considerato uno scenario estremo, ma esistono già casi reali nei quali non si era data la giusta attenzione alla configurazione degli accessi amministrativi dei controller di rete» – sottolinea Nencini.


#NGN alla prova della #sicurezza L’organizzazione dovrà gestire la coesistenza di reti e ambienti tradizionali e reti di nuova generazione Fabio Panada @Clusit
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CONTROLLER IN BATTERIA

In genere, l’architettura SDN prevede la presenza di un unico controller. Tuttavia, nel caso di reti a cui si richiede elevata affidabilità, nel disegno è possibile prevedere architetture particolarmente resilienti, policentriche, con sistemi centrali ridondati o distribuiti, anche esterni su piattaforme cloud. «La possibilità di avere più controller ha tanti vantaggi. Ma è fondamentale che le politiche di sicurezza sugli accessi e sull’hardening dei sistemi siano distribuite e replicate, sulla totalità dei controller presenti all’interno della rete» – spiega Nencini di Trend Micro. Disporre di troppi controller attivi contemporaneamente rende meno agevole applicare politiche di sicurezza efficaci e correggere eventuali vulnerabilità. Oggi, ai controller SDN è demandata la gestione dei servizi nel multi-cloud: privato, pubblico o ibrido. «Con il dissolversi del perimetro del cloud diventa imperativo mettere in sicurezza e proteggere i workloads o le applicazioni indipendentemente da dove vengono istanziati» – rileva Damiano Colla, regional security systems engineer specialist di Juniper Networks. «Pertanto, è necessario che l’SDN controller applichi le stesse politiche di sicurezza indipendentemente dal tipo di cloud coinvolto e dal tipo di ambiente, sia esso di sviluppo, test o produzione. Questo permette di applicare le stesse politiche di sicurezza su tutto il cloud e allo stesso tempo di garantirne la consistenza, limitando così la possibilità di errori»

ATTACCHI DDOS

Lo strato di controllo è esposto anche ad attacchi DDoS che inondando i server e i dispositivi di rete con traffico proveniente da più fonti IP possono paralizzare l’intera rete. «Esistono nuovi tipi di attacchi denial-of-service, che tentano di sfruttare i potenziali limiti di scalabilità di un’infrastruttura SDN, individuando specifici processi automatici che utilizzano una quantità significativa di cicli della CPU» – mette in guardia Nencini di Trend Micro.

CONTROMISURE

Per difendersi dagli attacchi DDoS una soluzione può essere quella di implementare più controller fisici in parallelo. Qualora si scelga di collegare gli switch della rete alla batteria di controller, uno di essi potrà fungere da master. In questo modo, nel momento in cui un controller master è chiamato a gestire un carico elevato di query, avrà la possibilità di ripartire il carico sui controller meno sollecitati, che diventeranno così i rispettivi master di tutti gli switch a loro assegnati. Le comunicazioni tra lo strato di controllo e quello dei dati è esposto ad attacchi man-in-the-middle (MITM). L’aggressore in questo caso potrebbe riuscire a modificare le policy del controller SDN in relazione agli switch, per assumerne il controllo. La cifratura dei messaggi e l’utilizzo di firme digitali sono probabilmente tra le contromosse più efficaci per proteggere l’integrità e verificare l’autenticità dei messaggi. Nello strato applicativo infine la possibilità di programmare in tempo reale la rete presta il fianco a vulnerabilità significative. In particolare, se chi attacca riesce a compromettere le applicazioni di sicurezza SDN, potrebbe guadagnare attraverso il controller il controllo completo dei flussi di traffico. Un rischio mitigabile, adottando procedure di codifica sicura che prevedano controllo modifiche e verifica dell’integrità nel ciclo di sviluppo del software. «Una rete SDN potrebbe essere vulnerabile agli attacchi anche a causa della separazione tra il data-plane e il control plane» – afferma Nencini. «Un’interruzione nel percorso di comunicazione tra i due piani potrebbe potenzialmente causare una falla facilmente utilizzabile in un attacco. In particolare, è necessario porre particolare attenzione nella definizione e nel disegno di una rete SDN per garantire che gli accessi ai sistemi siano gestiti da policy di autenticazione sicure. Si deve altresì garantire un piano di backup e uno di restore delle configurazioni e che le applicazioni installate sui controller siano scaricate da fonti attendibili» – conclude il country manager di Trend Micro Italia. L’emersione di nuove vulnerabilità continuerà a incentivare la ricerca di approcci alla sicurezza più sofisticati. Ma non bisogna sottovalutare la possibilità che sia ancora una volta la sicurezza uno degli elementi in grado di ostacolare l’adozione del modello rappresentato dalle reti di nuova generazione.

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Worldline sceglie la virtualizzazione di rete e le piattaforme di Cloud Management di VMware https://www.datamanager.it/2018/02/worldline-sceglie-la-virtualizzazione-rete-le-piattaforme-cloud-management-vmware/ Thu, 15 Feb 2018 11:17:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141215 Cicli di sviluppo delle app più corti riducono il time to market per i nuovi servizi. Le capacità di automazione cloud e network possono liberare risorse IT, aumentare i livelli di soddisfazione dei consumatori e supportare l’abilità di Worldline di estendere i servizi a più Paesi VMware ha annunciato che Worldline, leader europeo nell’industria dei servizi […]

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Cicli di sviluppo delle app più corti riducono il time to market per i nuovi servizi. Le capacità di automazione cloud e network possono liberare risorse IT, aumentare i livelli di soddisfazione dei consumatori e supportare l’abilità di Worldline di estendere i servizi a più Paesi

VMware ha annunciato che Worldline, leader europeo nell’industria dei servizi di pagamento e transazioni, sta introducendo piattaforme VMware di virtualizzazione di rete e cloud management per accelerare il time to market per i nuovi servizi, supportare l’espansione globale e rispettare le condizioni di sicurezza e conformità. Implementati come parte di un’architettura di data center software-defined,  VMware NSX e VMware vRealize Suite forniscono a Worldline un’infrastruttura cloud solida e operazioni per migliorare l’agilità, permettendo all’IT di sostenere meglio il business in rapida evoluzione.

Con la reputazione di chi ha lanciato soluzioni di pagamento leader nei 29 Paesi in cui opera, Worldline ha affermato che è alla costante ricerca di metodi per accelerare l’innovazione. L’azienda sta perseguendo alti livelli di agilità e un approccio DevOps per velocizzare i lifecycle di sviluppo delle applicazioni e rispondere più rapidamente alle richieste dei consumatori. Automatizzando le attività ad alta intensità, soggette a errore, le soluzioni VMware hanno ridotto i carichi di lavoro fino al 75%  diminuendo il tempo necessario a fornire servizi di rete da giorni a pochi minuti, secondo Worldline. Questo può avere un impatto commerciale significativo, permettendo a Worldline di sviluppare, testare e implementare nuove applicazioni molto più rapidamente e portarle sul mercato in modo più immediato.

“Con VMware NSX e vRealize Suite, il nostro IT è molto più agile e può concentrarsi su attività di maggior valore. Unendosi alla nostra esperienza nel creare servizi che forniscono valore commerciale ai nostri consumatori, questo si traduce in un time to market accelerato per i nuovi servizi e la crescita aziendale internazionale”, ha affermato Frédéric Papillon, Managing Director of Production Services, Worldline.

Worldline fornisce alcuni dei suoi servizi tramite la sua piattaforma Infrastructure-as-a-Service, e l’azienda prevede che la domanda per i suoi servizi cloud-based aumenterà. Poiché i consumatori richiedono diversi livelli di controllo di gestione nella fornitura di questi servizi personalizzati, Worldline deve gestire la configurazione e il set-up di reti time-consuming per mantenere questo alto livello di flessibilità per i consumatori.

Grazie alle capacità di automazione di cloud e rete di VMware NSX e vRealize Suite, Wordline sostiene che i suoi consumatori possano ora scegliere tra una serie di schemi di servizi unificati. Già pre-configurati con le policy necessarie, questi servizi possono essere previsti istantaneamente in minuti anziché in giorni. Questo riduce significativamente le risorse IT necessarie a Worldline, mentre i suoi consumatori possono beneficiare di una qualità del servizio migliore e di un ridotto time to market.

La crescente standardizzazione di sistemi e processi alla base dei suoi servizi di pagamento ha migliorato l’abilità di Worldline di replicare servizi simili in altre aree. La sua espansione internazionale è in parte guidata da fusioni e acquisizioni, secondo la compagnia, e utilizzare le soluzioni VMware come piattaforma comune facilita l’integrazione delle infrastrutture IT.

Worldline utilizza VMware vRealize Suite per il cloud management e le operations. vRealize Operations fornisce a Worldline una miglior comprensione della propria infrastruttura IT, permettendole di anticipare requisiti di capacità e regolare la gestione dei picchi di traffico. Con vRealize Automation, l’azienda sta eliminando le attività manuali e migliorando l’efficienza IT. L’azienda sostiene di aver implementato una soluzione multi-site active-active per evitare i disastri, e questo aiuterà Worldline a mantenere alti livelli di sicurezza e rispettare i requisiti di conformità di legge, come il PCI DSS (Payment Card Industry Data Security Standard).

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VMware, l’ora del multicloud https://www.datamanager.it/2017/09/vmware-lora-del-multicloud/ Tue, 19 Sep 2017 13:51:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131195 La decima edizione europea di VMworld sfonda il muro degli 11.000 partecipanti e vede numerosi annunci legati alle piattaforme cloud, senza dimenticare la virtualizzazione anche di rete e la sicurezza Barcellona – Puntuale come ogni fine estate, va in scena nella capitale catalana l’edizione europea della user conference di VMware, che giunge a ridosso dell’edizione […]

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La decima edizione europea di VMworld sfonda il muro degli 11.000 partecipanti e vede numerosi annunci legati alle piattaforme cloud, senza dimenticare la virtualizzazione anche di rete e la sicurezza

Barcellona – Puntuale come ogni fine estate, va in scena nella capitale catalana l’edizione europea della user conference di VMware, che giunge a ridosso dell’edizione mondiale di Las Vegas. Ma se gli annunci in passerella a Barcellona rappresentano in sostanza l’onda lunga di quelli visti in Nevada, la loro declinazione europea non è secondaria. A cominciare dalle parole usate dal CEO Pat Gelsinger, che sottolinea a più riprese l’importanza del Vecchio Continente nelle strategie di VMware oltre che il suo ruolo guida su temi rilevanti come la sicurezza. “Non solo in vista della prossima entrata in vigore del GDPR, il regolamento europeo sulla privacy dei dati, ma anche per molti altri aspetti, penso che l’Europa continuerà a dettare le policy sulla data protection”, ha infatti spiegato Gelsinger incontrando la stampa presente a Barcellona.

“Dal cloud all’edge”

Nei keynote, il Ceo ha invece illustrato le tappe che hanno portato alla vision attuale di VMware, che è quella di essere sempre più un’azienda che fornisce piattaforme e non più solo prodotti di infrastruttura: dal data center virtualizzato al cloud, passando per una rete sempre più definita dal software e in un contesto sicuro. “Dal cloud all’edge”, ha sottolineato Gelsinger, proprio per tenere conto dei mutamenti indotti dall’Internet of Things in cui mondo fisico e digitale sfumano i propri confini, ma anche “realize what’s possible”, a significare che la tecnologia IT è sempre più l’elemento che abilita il business, puntando sulle tre priorità di oggi che sono mobility, security e cloud. Che per VMware comportano, come si è visto negli annunci di Barcellona, la continua modernizzazione del data center, l’integrazione del cloud pubblico, la crescita del workspace mobile, la trasformazione del networking e il focus sulla sicurezza, anche per realizzare la vision “any device, any application, any cloud”. Dove il cloud è sempre più ibrido, in una coesistenza tra cloud multipli e mondo on premise.

Nuovi accordi

Mark Lohmeyer, Vice President, Products, Cloud Platform Business Unit di VMware

Sulla rilevanza del cloud per la VMware di oggi, Data Manager ha discusso a Barcellona con Mark Lohmeyer, Vice President, Products, Cloud Platform Business Unit di VMware. “Nell’era dei cloud multipli, privato, pubblico e ibrido, è necessario avere la flessibilità di scegliere, e l’IT ha la responsabilità di essere coerente: il nostro ruolo, come VMware, è quello di assicurare tutto questo”, ha sottolineato Lohmeyer, citando come esempio l’offerta HCX Technologies, che nasce da un accordo con IBM, che garantisce la trasportabilità nelle transizioni da un cloud all’altro, come le migrazioni dall’on premise verso ambienti cloud esterni, che siano di IBM, di OVH o di altri fornitori. In altre parole, si tratta di agevolare le aziende nell’utilizzo dei servizi cloud di fornitori diversi in ottica multi cloud, con un’offerta estesa di soluzioni dal privato al pubblico all’ibrido, per eseguire, gestire e connettere qualsiasi applicazione sul cloud in maniera semplificata. Va proprio in questa direzione l’intensificazione delle partnership con i principali cloud provider, come quella con Amazon Web Services, che “attualmente è attiva nell’area Ovest degli Stati Uniti e si estenderà progressivamente: nella prima metà del 2018 prevediamo di arrivare all’Europa, inizialmente nel Regno Unito, per poi coprire l’intero Vecchio Continente alla fine del prossimo anno”, ha confermato Lohmeyer. Lo scopo, ha proseguito il manager è quello di “unire il meglio dei due mondi, privato e pubblico, con un’infrastruttura basata su vSphere per il computing, VSan per lo storage e Nsx per il networking, combinata in maniera del tutto seamless con i servizi AWS, mantenendone gli stessi modelli di utilizzo on demand, con un prodotto che entra a far parte del nostro listino e viene commercializzato da noi”.

Nascono i provider Cloud Verified

Sempre in tema cloud, a Barcellona ha debuttato anche il nuovo marchio VMware Cloud Verified, volto a identificare i provider che hanno investito in maniera significativa nelle tecnologie cloud di VMware e offrono servizi e supporto su un’infrastruttura comune. Tra i primi a potersi fregiare della nuova denominazione vi sono CenturyLink, Fujitsu, IBM Cloud, OVH e Rackspace, a indicare che questi provider adottano le tecnologie VMware più complete e avanzate, garantendo elevati livelli di interoperabilità tra cloud e vantaggi per la propria attività. Si tratta di una prima rosa di nomi che è destinata a crescere, traendo dal vasto universo dei VMware Cloud Provider, costituito oggi da oltre 4.000 partner in più di 110 Paesi.

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Fare squadra per innovare https://www.datamanager.it/2017/07/fare-squadra-per-innovare/ Tue, 25 Jul 2017 12:50:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128731 Le tecnologie digitali abilitano nuove forme di comunicazione e collaborazione nel contesto lavorativo. Ma per trasformare davvero è necessario mettere il fattore umano al centro La digitalizzazione cambia il modo di progettare, sviluppare, vendere prodotti e servizi, un cambiamento che avviene contestualmente alla trasformazione interna alle organizzazioni. Alla base di questa evoluzione ci sono anche […]

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Le tecnologie digitali abilitano nuove forme di comunicazione e collaborazione nel contesto lavorativo. Ma per trasformare davvero è necessario mettere il fattore umano al centro

La digitalizzazione cambia il modo di progettare, sviluppare, vendere prodotti e servizi, un cambiamento che avviene contestualmente alla trasformazione interna alle organizzazioni. Alla base di questa evoluzione ci sono anche le tecnologie che rendono possibile un diverso modo di comunicare e fare lavoro di squadra. Christoph Müller-Dott, managing director Germany, Austria, Southern & Central Europe di Orange Business Services, affronta il tema dei servizi che il ramo consulenziale e di integrazione del grande operatore globale propone ai clienti in affiancamento alle loro strategie di smart working, partendo dalle esperienze che Orange stessa vive in modo molto diretto.

Digitali ma premurosi

«La natura del nostro business – afferma Müller-Dott – ci obbliga a essere globali e l’unico modo per esserlo oggi è investire continuamente in soluzioni di collaboration, smart working e virtualizzazione del lavoro di squadra. In materia, siamo veri e propri early adopter, facciamo un uso assolutamente strategico di questi strumenti». La tecnologia, con la sua scientifica freddezza, è un ingrediente fondamentale ma non sufficiente. Orange Business Services riassume il proprio approccio alla digitalizzazione in uno slogan che umanizza e personalizza la sua azione: “digital and caring”. «L’obiettivo – spiega Müller-Dott – è tenere la persona al centro della scena, non limitandosi a digitalizzare processi e strumenti di collaborazione, ma cercando di comprendere le persone, le loro attività, la loro formazione». Un altro elemento fondamentale, aggiunge il responsabile italiano della divisione servizi di Orange, è il pieno coinvolgimento di tutti, a partire dal management. Al proprio interno, gli Orange Business Services per esempio hanno creato il ruolo di “digital ambassador”: una o più persone incaricate di promuovere un nuovo spirito di gruppo attraverso varie iniziative. Una di queste in Orange è stata l’adozione di un unico social network aziendale che ha fatto ordine nella miriade di tool e database usati in precedenza per la condivisione, oggi centrata sul nuovo ambiente social.
Lo stesso modello viene applicato agli interventi che Orange è chiamata a effettuare in casa dei clienti. «Non possiamo avere innovazione se non pensiamo alla customer experience» – afferma Müller-Dott. «In questo campo, non esiste il “one size fits all”. Da un lato occorre rispettare l’autonomia delle varie linee di business che costituiscono l’azienda, implementando alla giusta velocità le tappe di trasformazione, con l’ambasciatore che agisce da catalizzatore e stimola dove serve. Anche nei case study più positivi, dove la digitalizzazione parte da una forte volontà da parte dei responsabili, si rischia di non andare da nessuna parte se il coinvolgimento non avviene anche in direzione opposta, dal basso verso l’alto».

Sperimentare sul campo

Come vengono riprodotti certi meccanismi evolutivi in un mercato in cui sono presenti tante realtà diversificate, non tutte capaci di affrontare l’innovazione con lo stesso passo? Orange affronta le inevitabili differenze che caratterizzano anche le aziende di un determinato settore, attraverso una modalità di intervento suddivisa in tre macroaree: il lavoro e la collaborazione dentro l’azienda; l’ecosistema esterno dei fornitori; e l’infrastruttura vera e propria, il cosiddetto “digital enabler”, che è il punto di partenza di ogni strategia. «L’infrastruttura abilitante – avverte Müller-Dott – è imprescindibile. Se non disponi di una rete che ti permette di comunicare in modo efficace, un cloud ibrido sicuro e performante, o se hai difficoltà nell’integrare pezzi che non puoi sviluppare da solo, non vai da nessuna parte. Orange parte da una scrupolosa analisi dello spazio di innovazione proprio di ogni cliente e si muove con gradualità, sviluppando dei proof of concept limitati, se è necessario anche in integrazione con altri vendor. Sono test che impegnano poco, ma permettono di utilizzare le tecnologie esattamente come se fossero già in produzione». Un altro aspetto che distingue l’azienda di system integration dell’operatore di TLC francese dai competitor, che appartengono al nuovo dominio “over the top” dei cosiddetti cloud operator, è l’attenzione posta nel rendere meno traumatici certi passaggi tecnologici agli occhi dei clienti più tradizionalisti, che conoscono i vantaggi della digitalizzazione ma possono esserne spaventati. Sul piano della cultura d’impresa, Orange Business Services, un integratore globale con esperienza ormai ultradecennale, è un’azienda europea che ai progetti di rinnovamento radicale implementati da concorrenti di vocazione esclusivamente tecnologica, preferisce un modo di pianificare più rispettoso. La priorità è non creare crisi di rigetto e spingere a vivere la digitalizzazione come un’esperienza positiva. «Sì, è vero – esemplifica Müller-Dott– un contact center basato in cloud ti permette di erogare facilmente servizi di assistenza da qualsiasi località del mondo, ma gli operatori dell’attuale piattaforma non devono percepire il nuovo come una minaccia».


#Industry40 Il fattore umano al centro della transformation @orangebusiness
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Risolvere senza forzare

Qual è dunque lo “stile” che Orange Business Services adotta per intervenire sul cliente? Come vengono studiate e risolte le diverse problematiche? La divisione servizi di Orange ha strutturato la propria offerta basandosi su alcune tipologie di intervento. Nel caso di un progetto di medio-lungo termine si agisce nella logica di un “innovation process”. Orange lavora con il cliente per identificare le aree di intervento possibili, costruendo una mappa di modalità e tempistiche, individuando gli interlocutori giusti, e una sponsorship a sostegno delle varie iniziative. «Si cerca via via di risalire dalle idee alle prime fasi di testing e da queste alle implementazioni, ma facendo in modo che il cliente non percepisca Orange come un provider tecnologico bensì come un partner». In altri casi, l’importanza del progetto induce a proporre al cliente un modello di “co-innovation”, in cui anche Orange è disposta a investire materialmente, coinvolgendo i propri laboratori. «Una strategia di questo tipo caratterizza molti progetti per l’Internet of Things – precisa Müller-Dott – perché nella IoT in genere disponiamo di tecnologie, ma non ci sono molti standard di riferimento. L’interesse comune sta nel costruirli insieme». Infine, un terzo modello si basa sull’intervento di uno staff di consulenti di business, molto più vicini ai processi aziendali che alle tecnologie. A loro spetta il compito di affiancare le figure più tecniche di Orange nel posizionare correttamente le loro soluzioni, facendo in modo che la digitalizzazione non comporti semplicemente un cost saving. «Non è sufficiente garantire efficienza e riduzione dei costi» – sottolinea Müller-Dott. «Bisogna offrire di più e farlo in modo trasparente». A proposito di co-innovation e trasparenza, come si comporta un system integrator chiamato a partecipare in contesti di implementazione oggi sempre più modulari e partecipativi, che coinvolgono più vendor? «Questo sta diventando il paradigma riconosciuto, nessuno è in grado di imporsi sul mercato completamente da solo, per tutti vale una visione ibrida». Orange non vuole imporre una singola strategia, ma basarsi semmai sulla propria capacità di gestione di soluzioni best of breed per dare al cliente la possibilità di centralizzare il controllo attraverso il web in condizioni di assoluta sicurezza dei dati e delle transazioni.


Visita il sito ufficiale del WeChangeIT Forum, i relatori, gli argomenti, aggiornamenti sulla edizione 2018 e la possibilità di Pre-Registrazione http://www.wechangeit.it/

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Il motore della trasformazione. Reti enterprise e virtualizzazione https://www.datamanager.it/2017/05/motore-della-trasformazione-reti-enterprise-virtualizzazione/ Thu, 11 May 2017 14:26:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124679 Scardinare le appliance proprietarie grazie alla virtualizzazione. Un obiettivo ambizioso per le telco. Ma anche una necessità. Le tecnologie SDN e NFV alla conquista del mercato. La rete è il motore che abilita la trasformazione digitale e dei processi aziendali. Automazione, flessibilità, scalabilità, sicurezza. La rete deve adattarsi e cambiare per soddisfare le esigenze di […]

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Scardinare le appliance proprietarie grazie alla virtualizzazione. Un obiettivo ambizioso per le telco. Ma anche una necessità. Le tecnologie SDN e NFV alla conquista del mercato. La rete è il motore che abilita la trasformazione digitale e dei processi aziendali. Automazione, flessibilità, scalabilità, sicurezza. La rete deve adattarsi e cambiare per soddisfare le esigenze di agilità del business

I volumi di traffico sulle reti continuano a crescere molto rapidamente trainati dall’impetuosa domanda di mobile data e contenuti multimediali. Secondo il “Cisco Visual Networking Index Global Mobile Data Traffic Forecast Update, 2016-2021” nel 2016 abbiamo raggiunto una media di 72.320 petabyte di traffico IP mensile. Nel 2020, raggiungeremo i 162.209 petabyte, più del doppio. Su scala globale, il traffico dati complessivo crescerà di dieci volte dal 2014 al 2019. Tra cinque anni il volume di traffico sulla rete mobile globale sarà sette volte più intenso di oggi. Una vera e propria esplosione. Con 12 miliardi di oggetti connessi alla rete nel 2021 (erano 8 miliardi nel 2016). Riusciranno le infrastrutture esistenti di comunicazione a tenere il passo? Difficile fare delle previsioni. Di certo, come ci dice Daniela Rao, senior research & consulting director di IDC Italia, negli ultimi anni le reti aziendali delle medie e grandi imprese italiane «sono state messe a dura prova, sia da un punto di vista architetturale che operativo, dalla crescita esponenziale dei device e del traffico dati, dalla proliferazione delle minacce sul fronte della sicurezza e anche dalla progressiva contrazione dei budget destinati agli investimenti ICT».

Lenta scalabilità, alti rischi legati all’innovazione e ambienti legacy tutt’altro che flessibili sono alcuni dei fattori che rallentano – e qualche volta impediscono – la capacità degli operatori di adattarsi alle mutevoli condizioni di un mercato in rapida trasformazione. «Molti dei network manager che noi sentiamo con le nostre survey – conferma Daniela Rao – incontrano giornalmente questi problemi, e hanno cominciato a cercare soluzioni a quest’aumentata complessità, partendo proprio dalla rete quale componente fondamentale su cui poggiano applicazioni e processi che, nel nostro ambiente competitivo, sono destinati ad adattarsi a cambiamenti continui». Ma le telco si dibattono anche con problemi ancora più stringenti. In primo luogo, quello dei costi, che hanno determinato un progressivo declino della redditività per gli operatori TLC di tutto il mondo. Secondo uno studio pubblicato dall’Osservatorio Agcom nel periodo 2010-2014 i ricavi delle principali imprese operanti in Italia sono scesi di oltre il 22 per cento. Nel quinquennio preso in esame, i dati registrano una riduzione del margine operativo lordo (EBITDA), dal 41,9 al 37,6 per cento, e del margine netto (EBIT) delle compagnie, sceso dal 20,9 al 15,1 per cento. Una situazione paradossale. Da una parte la domanda di connettività che non accenna a diminuire e quindi opportunità di espansione e crescita. Dall’altra però la necessità di far fronte al declino degli introiti e allo stesso tempo soddisfare la domanda di innovazione in termini di incremento della capacità di banda e offerta di nuovi servizi. La rete è il motore che abilita la trasformazione digitale e dei processi aziendali. Automazione, flessibilità, scalabilità, sicurezza diventano degli imperativi: nell’impresa del futuro, la rete deve adattarsi e cambiare per soddisfare le esigenze di agilità del business contribuendo anche a contenere Capex e Opex, spiega Daniela Rao di IDC Italia. «Nelle quasi 180mila aziende italiane multi-sede, gli investimenti per la trasformazione e la progressiva automazione della rete (LAN/WAN) sono diventati una delle priorità nel prossimo futuro, sia a livello di data center sia a livello di “branch” (filiale o sede periferica collegata), su rete fissa, wireless (Wi-Fi) e mobile». La prima opzione dunque è quella di investire nelle reti. La seconda quella di muoversi verso la virtualizzazione. Passando dalle tradizionali infrastrutture centrate sull’hardware verso software open, virtualizzato e in cloud. Un percorso irto però di ostacoli. A partire dalle resistenze opposte dal ristretto numero di produttori di hardware, che operano spesso in regime di semimonopolio e il cui interesse ad aprire all’innovazione i loro apparati era, almeno inizialmente, vicino allo zero.


#Reti Daniela Rao @IDCItaly La sfida è al 2020 con l’avvento del 5G
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CLOUD E VIRTUALIZAZZIONE CONQUISTANO LE TELCO

Quando si parla di virtualizzazione e TLC si parla di NFV (Network Function Virtualization) e SDN (Software Defined Networking). Due concetti differenti che identificano altrettante tecnologie per riferirsi all’erogazione di risorse computazionali in cloud dal nucleo della rete. Le soluzioni NFV servono a virtualizzare le funzioni di apparecchi di rete dedicati: switch e router, funzionanti su hardware specifici; funzioni che vengono virtualizzate nel software e possono girare su hardware generici. Grosso modo come avviene con la virtualizzazione dei server che diventano macchine virtuali. L’approccio SDN invece è il modello di controllo di tutto il networking di uno o più data center. Controllo che avviene tramite una console software – che ha la stessa funzione dell’hypervisor con le macchine virtuali tradizionali – da cui coordinare, orchestrare sia gli apparati di networking hardware sia quelli fisici. Le soluzioni NFV e SDN, impiegate utilizzando commodity server, sono i rubinetti dai quali sgorgano le risorse – computazionali (CPU, memoria), di storage e di rete – pronte per essere allocate a tutte le funzioni della rete in qualsiasi momento. Un “pool” flessibile di risorse che possono essere distribuite in modo dinamico per consentire all’organizzazione di rispondere efficacemente a picchi di domanda provenienti da sistemi specifici, limitando al minimo lo spreco di risorse.

Questo paradigma rappresenta un importante passo in avanti rispetto al modello statico di provisioning delle risorse. Infatti, prima del cloud e della virtualizzazione a ogni apparato hardware corrispondeva una componente software. I sistemi di controllo e le piattaforme di servizio venivano cioè quasi sempre implementate su dispositivi proprietari, la cui componente fisica (hardware) era fortemente integrata con quella logica applicativa (software) che attiva funzionalità specifiche. Un modus operandi sicuramente redditizio per i produttori di apparati, ma con il passare degli anni sempre più gravoso sulla struttura dei costi degli operatori TLC, appesantiti dal proliferare di dispositivi eterogenei, processi di gestione, soluzioni proprietarie. Una situazione complicata, non solo dal punto di vista organizzativo, e a lungo andare difficile da sostenere. L’NFV invece rende possibile la condivisione sullo stesso hardware di più funzionalità di rete (routing/switching, firewalling, intrusion detection, DNS, NAT), disaccoppiandole dalle appliance hardware proprietarie, in modo che possano essere eseguite come software e introducendo, al contempo, maggior flessibilità operativa, grazie a strumenti di automazione per la gestione del ciclo di vita delle infrastrutture e dei servizi. Grazie alle numerose applicazioni immediate – virtualizzazione delle mobile base station, PaaS, content delivery networks – queste tecnologie hanno rapidamente conquistato il centro del palcoscenico. «Nei prossimi cinque anni si prevede che circa il 60 per cento degli hyperscale data center globali integreranno soluzioni SDN/NFV. Nel 2020, il 44 per cento del traffico all’interno dei data center sarà supportato da piattaforme SDN/NFV (rispetto al 23 per cento del 2015) dal momento che gli operatori ambiscono a una maggiore efficienza» – conferma Alberto Degradi, infrastructure architecture leader di Cisco. Un fenomeno che comporterà una significativa migrazione verso il cloud. «Via via che le imprese cercheranno soluzioni più flessibili e meno costose alla complessità emergente – spiega Daniela Rao di IDC Italia – anche la gestione delle reti tenderà a evolvere verso il paradigma cloud, ovvero verso soluzioni per gestire da remoto e da un unico pannello di controllo una rete estesa, a cui si collegano sempre più utenti, con più applicazioni». Secondo IDC le soluzioni per cloud-managed WLAN (infrastrutture e servizi), in Italia raggiungeranno un valore di mercato prossimo ai 50 milioni di euro entro il 2020, rappresentando oltre il 15 per cento della spesa annuale per le reti delle imprese del nostro Paese.


#Reti Alberto Degradi @CiscoItalia Cloud e virtualizazzione conquistano le #telco
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I vantaggi non saranno appannaggio solo degli operatori di rete, ma anche le aziende potranno beneficiarne. A patto però di agire tempestivamente. Per Ettore Cardamellis, chief sales officer di Nest2, l’iperconvergenza fra segmenti un tempo paralleli fra loro (Networking/Security/IT) trascina il mercato su una molteplicità di aspetti e l’intera catena del valore dell’IT ne risulta già impattata. «In uno scenario in cui l’ingegnerizzazione di più tecnologie in un’unica soluzione è fortemente sollecitata dal mercato stesso, il consolidamento del legame fra integratori e vendor, e il saper fare “scelte di campo” chiare e coerenti, sono aspetti che indirizzano in toto lo sviluppo del business». Entro il 2021 coloro che possiederanno un telefono cellulare saranno 5,5 miliardi (Cisco Network Index): più delle persone che avranno un conto in banca (5,4 miliardi), acqua corrente (5,3 miliardi) o linee telefoniche fisse (2,9 miliardi). L’inadeguatezza delle architetture di rete convenzionali, non in grado di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti di traffico, delle applicazioni e della domanda degli utenti, rischiano di rallentare la spinta innovativa dell’azienda. «Tutto ciò rende necessario ripensare e semplificare l’architettura e la gestione delle reti – mette in guardia Degradi di Cisco. «Per le aziende, non solo nel nostro Paese, trascurare questo aspetto e non investire in una infrastruttura di networking intelligente significa perdere un vantaggio competitivo forte. Da questo punto di vista, SDN e NFV aiutano a razionalizzare le architetture data center e a snellire i flussi di traffico».

LIMITI DELLA TECNOLOGIA E OSTACOLI DA RIMUOVERE

Come sempre quando si parla di nuove tecnologie il rischio di esagerazioni e fraintendimenti è alto. Non bisogna dare troppo credito a chi racconta che il modello SDN e le altre tecnologie software-defined, trasformando in una massa indifferenziata di nodi identici i sistemi di networking, risolveranno come per incanto tutti i problemi dei data center. Così come è ingenuo pensare che un cluster di macchine tutte uguali, che gestisce reti, server e storage possa risolvere completamente i problemi degli operatori TLC. Verosimilmente invece, serviranno ancora sistemi specializzati a seconda dei task da raggiungere: virtual appliance di moduli software delle funzioni di rete sviluppati su piattaforme standard; strumenti di centralizzazione delle funzioni di controllo in grado di permettere un monitoraggio ancora più puntuale delle risorse; strumenti capaci di eseguire operazioni avanzate di routing end-to-end per ciascuna applicazione, migliorando al contempo la qualità dei servizi di trasporto offerti.

Il trasferimento dello switching dei pacchetti sulle macchine virtuali, insieme all’implementazione di capacità computazionale per far fronte ai picchi di carico, è sicuramente la risposta a molti problemi. In realtà, la virtualizzazione – oltre ai vantaggi che conosciamo – porta in dote anche latenza e uno strato aggiuntivo di complessità. Non esattamente il massimo per tutte quelle operazioni che richiedono risposte veloci da parte di determinati sistemi. Soprattutto se consideriamo che la velocità di trasmissione dei dati raggiunge livelli sempre più elevati. Sollecitazioni sempre maggiori alle reti (in termini di richieste di velocità nella trasmissione dei dati e crescita dei volumi di traffico, in chiave IoT) probabilmente introdurranno limiti alle capacità dell’SDN. Inoltre, poiché le diverse applicazioni e dispositivi hanno per loro natura diversi tipi di traffico, necessità di banda e parametri di latenza da rispettare, la tecnologia NFV/SDN deve essere in grado di allocare esattamente il tipo di risorse richiesto dalla specifica applicazione. Per qualsiasi rete – infatti – la capacità di riuscire a reggere un numero elevato di connessioni, con una adeguata e affidabile banda e latenza, è fondamentale per erogare un servizio di qualità. Pensiamo al 4G mobile e alla serie di specifiche tecniche richieste (data plane latency; tolleranza sotto all’1% per la perdita di pacchetti, banda garantita per l’utenza, e così via…). Parametri che la tecnologia NFV deve saper soddisfare per poter dialogare efficacemente con essa, attraverso la fornitura di un livello stabile di connessioni, banda e funzionalità di instradamento adeguati. L’idea di partenza delle tecnologie SDN e NFV è che debbano basarsi su standard condivisi e aperti. Che è poi una delle opzioni per consentire a un’unica soluzione software di controllare tanti hardware diversi e creare macchine virtuali gestibili in tutto e per tutto come la loro controfigura hardware, siano essi router o switch. Senza questa apertura SDN e NFV non hanno ragione di esistere.


#Reti Ettore Cardamellis @NEST2spa L’iperconvergenza fra Networking, Security e IT
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I progetti di collaborazione tra operatori e community di sviluppo che si sforzano di definire standard comuni hanno nel perseguimento di questo obiettivo la loro principale ragione d’essere. Infatti, resta da risolvere la mancanza di standard per la comunicazione tra le varie componenti della tecnologia NFV, un ambiente multivendor per natura, facendo in modo cioè che le numerose componenti di cui si compone (NFVI, VNF e MANO) siano sempre di più interconnesse e aperte. Occorre perciò riuscire a definire standard aperti che consentano a chiunque voglia metterci mano di far sì che possano dialogare con tutte le diverse componenti dell’architettura senza restrizioni. Un altro obiettivo da raggiungere è quello di riuscire a utilizzare un unico sistema di orchestrazione che agevoli l’interazione tra soluzioni hardware e virtuali. Nell’immediato futuro, telco e aziende avranno sempre di più a che fare con network ibridi, basati su hardware proprietario e servizi virtualizzati. «In Italia è iniziata l’evoluzione dell’infrastruttura di rete verso una piattaforma che abilita la creazione dinamica di nuovi servizi sia per l’operatore stesso sia per terze parti. Ma al momento ci troviamo in un periodo di coesistenza tra due mondi gestionali diversi, «che ancora per qualche anno dovranno garantire l’uniformità gestionale e contemporaneamente sostenere le nuove funzioni dell’evoluzione della rete» – commenta Daniela Rao di IDC Italia. «L’orizzonte della sfida è al 2020 con l’avvento del 5G, che sarà possibile realizzare solo con una spinta virtualizzazione e sempre maggior controllo software, dell’intera infrastruttura delle reti pubbliche».

Dopo l’IT, l’onda lunga del cloud computing lambisce le coste frastagliate delle TLC. Un fenomeno, secondo i più ottimisti, che cambierà profondamente il settore con «un impatto “disruptive” sul modello di business, le prestazioni di costo e di qualità che gli «operatori TLC 2.0 potranno offrire al mercato» – come afferma Maurizio Dècina, professore emerito del Politecnico di Milano. Ma per apportare i benefici di cui tutti parlano, i vendor dovranno migliorare ancora la tecnologia di virtualizzazione in termini di high availability, scalability, performance e gestione delle capacità, richieste dai carrier. Senza dimenticare infine che la Network Function Virtualization non potrà – se non indirettamente – risolvere il problema di fondo. Il fatto cioè che la stragrande maggioranza delle reti è stata progettata solo per fornire connettività. Reti che – però – faticano a stare al passo con le esigenze di una platea sempre più ampia di utilizzatori e a fronteggiare minacce informatiche sempre più complesse. Sfide che richiedono ancora molti sforzi di analisi e innovazione.


Un centralino next-gen sicuro e gratuito sul cloud? Si chiama PBX Express!

Le infrastrutture IT di nuova generazione che erogano servizi come la telefonia IP via cloud stanno prendendo sempre più piede anche in Italia. Purtroppo, in molti casi, l’attuale offerta da parte dei più diversi operatori non lascia sufficiente libertà all’azienda di scegliere il fornitore della linea telefonica e l’operatore cloud di proprio gradimento, e limita fortemente la manutenzione e personalizzazione del servizio. Con PBX Express, 3CX mette fine a tali vincoli. Le aziende di qualunque dimensione possono installare la soluzione UC completa su qualsiasi piattaforma cloud, e configurare l’operatore telefonico che desiderano. Nick Galea, CEO di 3CX, conferma: «PBX Express offre le stesse funzionalità della nostra nota soluzione UC e ne semplifica estremamente l’installazione sul cloud. Le aziende beneficiano dei migliori e più economici provider di servizi cloud sul mercato, assicurandosi una riduzione ulteriore dei costi, senza compromessi in termini di controllo sul proprio centralino».

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Retelit, avanti tutta sull’Iperconvergenza per uno IaaS di qualità https://www.datamanager.it/2017/03/retelit-avanti-tutta-sulliperconvergenza-uno-iaas-qualita/ Tue, 14 Mar 2017 17:30:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121037 A garanzia di estrema scalabilità, sfruttando la tecnologia dell’Iperconvergenza, Retelit offre una soluzione flessibile e in grado di adattarsi alle reali esigenze dei clienti, grazie a servizi di virtualizzazione avanzati forniti in modalità IaaS Alta affidabilità, scalabilità e semplicità, sono queste le caratteristiche principali del nuovo modello di servizi Infrastructure as a Service di Retelit. […]

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A garanzia di estrema scalabilità, sfruttando la tecnologia dell’Iperconvergenza, Retelit offre una soluzione flessibile e in grado di adattarsi alle reali esigenze dei clienti, grazie a servizi di virtualizzazione avanzati forniti in modalità IaaS

Alta affidabilità, scalabilità e semplicità, sono queste le caratteristiche principali del nuovo modello di servizi Infrastructure as a Service di Retelit. Basati sulla tecnologia di Iperconvergenza, le soluzioni offrono alle aziende risorse infrastrutturali tecnologicamente avanzate – con funzionalità integrate di tiering, protezione, recovery e automazione – ma con investimenti estremamente contenuti. In un panorama economico e industriale che richiede sempre più alle aziende di reagire a cambi di scenario improvvisi, a nuovi workload produttivi e a una sempre maggiore eterogeneità hardware e software, la soluzione di Retelit permette, a costi ridotti, di ottimizzare la gestione delle infrastrutture IT. All’interno di questo contesto, l’Iperconvergenza può arrivare a rappresentare una scelta strategica e vincente, in grado di accelerare il processo di trasformazione del modo di fare impresa.

Forte di ben 15 data center e della rete in fibra ottica presenti su tutto il territorio nazionale, con la nuova proposta di Iperconvergenza Retelit offre ai propri clienti la possibilità di esternalizzare le proprie infrastrutture IT, beneficiando di servizi all’avanguardia e di qualità elevata. Grazie al virtual data center di Retelit, infatti, i clienti potranno sfruttare la totalità dei servizi in modalità “as a service”, senza doversi fare carico personalmente della gestione di rete VPN, storage, connettività e sicurezza dei dati. Con un unico interlocutore e un’offerta integrata, l’approccio all’IT aziendale sarà sicuramente più snello e flessibile, a garanzia di una maggiore agilità del business e di risposte più veloci ai cambiamenti interni e del mercato. In termini di disaster recovery, backup e ripristino dati, il supporto offerto da Retelit garantisce livelli di protezione altissimi, tra cui la replica tra siti – che consente di ottenere una continuità delle operazioni (anche nell’ipotesi in cui diventino non disponibili intere porzioni del data center) -, il ripristino dei sistemi mission critical e opzioni avanzate di business continuity e di duplicazione.

“La soluzione che abbiamo individuato è indubbiamente all’avanguardia e offre la possibilità anche alle medie imprese di affrontare il cambiamento e di svecchiare processi industriali, ormai obsoleti, senza impatti eccessivi sulla spesa e senza dover affrontare con preoccupazione la gestione delle risorse esistenti. Ospitiamo i sistemi dei nostri clienti su macchine e tecnologie di Iperconvergenza in grado di assicurare altissima affidabilità e performance alle virtual machine. Garantiamo, in questo modo, capacità computazionale, RAM e storage integrabili step by step a seconda delle reali necessità, nel rispetto delle infrastrutture già esistenti e con funzionalità native di protezione, replica e ottimizzazione, a garanzia di livelli di servizio adeguati e di sicurezza per le applicazioni aziendali”, ha commentato Enrico Mondo, COO di Retelit.

Grazie, infatti, alla grande flessibilità della tecnologia di Retelit, le risorse esistenti possono coesistere ed essere integrate con il nuovo ambiente, utilizzando gradualmente la hyper-converged infrastructure durante i normali cicli di sostituzione. Un’offerta che diventa ulteriormente virtuosa, anche in ambito privato, nel momento in cui viene concepita come valida alternativa alla proposta delle telco, grazie a un’infrastruttura di rete che percorre le strade statali – e non le dorsali autostradali – e garantendo quindi una capillarità ulteriore.

“Questo il nostro valore aggiunto: siamo in grado di offrire un’integrazione sia orizzontale che verticale. Orizzontale perché la catena infrastrutturale e tecnologica è totalmente gestita da Retelit, grazie alle componenti fibra/rame, data center e piattaforme IaaS. Verticale perché offriamo il presidio anche dello strato superiore di servizio, sfruttando partnership commerciali strategiche per il cliente sia da un punto di vista tecnologico che economico”, ha concluso Mondo.

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