Zika – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 18 Jul 2017 08:58:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Zika – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Google, l’arma per sconfiggere le zanzare è liberarne 20 milioni https://www.datamanager.it/2017/07/google-larma-sconfiggere-le-zanzare-liberarne-20-milioni/ Tue, 18 Jul 2017 08:58:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128872 Un progetto della divisione Verily per la tutela della salute libera milioni di zanzare modificate Google scende in campo con la sua personale battaglia contro le zanzare della specie aedes aegypti, la zanzara cosiddetta della febbre gialla, responsabile della diffusione di alcuni virus come zika, che può trasmettersi anche con le lacrime, la dengue e […]

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Un progetto della divisione Verily per la tutela della salute libera milioni di zanzare modificate

Google scende in campo con la sua personale battaglia contro le zanzare della specie aedes aegypti, la zanzara cosiddetta della febbre gialla, responsabile della diffusione di alcuni virus come zika, che può trasmettersi anche con le lacrime, la dengue e la chikungunya. Sembra un follia ma per farlo decide di liberare 20 milioni di zanzare modificate nella nella città di Fresno, in California. 

Per ridurre la presenza di questi insetti infatti, la divisione Verily di Google ha escogitato un piano ben preciso: liberare 20 milioni di insetti di sesso maschile che sono stati resi sterili tramite l’utilizzo di un batterio naturale.  Google ha in passato finanziato con 1 milione di dollari la prevenzione sul virus Zika e l’assistenza ai malati in Sud America, incentivando proprio la prevenzione come fondamentale per evitare il contagio: la protezione dalle punture di zanzara è una misura chiave per prevenire le infezioni provocate dal virus Zika, ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

L’idea di Google

L’idea è quella di far accoppiare una zanzara femmina e portare alla deposizione di uova che non si schiuderanno. Fin dal 2013 l’area intorno alla città di Fresno ha registrato una grande crescita di queste zanzare che stanno causando problemi alla salute della popolazione, ecco perché Google si è mosso per supportare le autorità locali e l’organizzazione Debug Project.

Il progetto prevede di rilasciare un milione di zanzare ogni sette giorni per un totale di venti settimane. Il team di esperti poi provvederà a monitorare l’area per valutare l’efficacia dell’iniziativa per poi eventualmente replicare l’azione in altre città colpite dalle malattie portate dagli insetti. Va ricordato che in passato esperimenti analoghi sono stati effettuati anche dalla Bill and Melinda Gates Foundation, ma si trattava di progetti meno strutturati.

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Zika, negli Usa al via i test del vaccino sull’uomo https://www.datamanager.it/2016/11/zika-negli-usa-al-via-test-del-vaccino-sulluomo/ Thu, 10 Nov 2016 10:29:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113290 La lotta contro il virus Zika prosegue negli Stati Uniti con la sperimentazione del vaccino sull’uomo Dopo il recente esperimento condotto sui topi che ha acceso nuove speranze nella lotta contro il virus Zika, di cui è stato tracciato il genoma, portando alla scoperta di un anticorpo in grado di bloccare l’infezione, gli Stati Uniti non […]

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La lotta contro il virus Zika prosegue negli Stati Uniti con la sperimentazione del vaccino sull’uomo

Dopo il recente esperimento condotto sui topi che ha acceso nuove speranze nella lotta contro il virus Zika, di cui è stato tracciato il genoma, portando alla scoperta di un anticorpo in grado di bloccare l’infezione, gli Stati Uniti non hanno perso tempo e dato il via alla sperimentazione sull’uomo. Ad annunciarlo è il National Institute of Health, che ha spiegato come il coordinamento del progetto verrà effettuato assieme al Dipartimento della Difesa. Lo scopo è di testare e chiarire la effettiva sicurezza del trattamento. Il test prevede l’uso di un virus disattivato, incapace di potersi replicare e di conseguenza di poter infettare l’essere umano. Una sperimentazione che sarà effettuata su 75 persone di età compresa fra i 18 e i 49 anni, strutturate in tre gruppi: il primo riceverà, con un intervallo di 28 giorni, due dosi di vaccino e un placebo. Al secondo e al terzo verrò somministrato il vaccino Zika e quello contro encefalite giapponese e febbre gialla. Recentemente uno studio ha scoperto che Zika può nascondersi nelle lacrime e manifestarsi con congiuntiviti e uveiti negli adulti.

La speranza da un anticorpo

I test sull’uomo accendono concrete speranze di arrivare finalmente a sconfiggere il virus. Del resto, la sperimentazione sui topi effettuata dai ricercatori del Vanderbilt University Medical Center e della Washington University School of Medicine di St. Louis, ha aperto la strada a reali possibilità di sviluppo di un vaccino che funziobi. L’anticorpo, chiamato ZIKV-117, ha protetto il feto nei topi in gravidanza infettati con il virus, spiegano i ricercatori. Come spiega il ricercatore James Crowe: “Questi naturali anticorpi rappresentano il primo intervento medico che previene l’infezione da Zika e danni al feto. Siamo entusiasti perché i dati suggeriscono che possiamo sviluppare trattamenti di anticorpi per l’uso su donne in gravidanza”.

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Zika, scoperto anticorpo che blocca l’infezione https://www.datamanager.it/2016/11/zika-scoperto-anticorpo-blocca-linfezione/ Tue, 08 Nov 2016 13:05:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113078 Un esperimento condotto sui topi accende nuove speranze nella lotta contro il virus Zika Un anticorpo sarebbe in grado di bloccare l’infezione del virus Zika, di cui è stato tracciato il genoma, sia nei feti sia negli individui adulti: a dimostrarlo è un esperimento condotto sui topi e descritto sulla rivista Nature dal gruppo della […]

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Un esperimento condotto sui topi accende nuove speranze nella lotta contro il virus Zika

Un anticorpo sarebbe in grado di bloccare l’infezione del virus Zika, di cui è stato tracciato il genoma, sia nei feti sia negli individui adulti: a dimostrarlo è un esperimento condotto sui topi e descritto sulla rivista Nature dal gruppo della Vandebilt University coordinato da James Crowe. Una scoperta che potrebbe rappresentare un nuovo punto di partenza per lo sviluppo di un vaccino efficace.

Il virus Zika, che rappresenta un’emergenza di salute pubblica di rilievo internazionale, causa nell’uomo problemi neurologici molto gravi quali la microcefalia nei feti e la sindrome di Guillain-Barré negli adulti. Recentemente uno studio ha scoperto che Zika può nascondersi nelle lacrime e manifestarsi con congiuntiviti e uveiti negli adulti. Ecco perché la ricerca sta facendo sforzi enormi per cercare di individuare una strategia efficace per bloccare l’infezione. “Il più potente degli anticorpi che abbiamo individuato mostra di essere in grado di bloccare i ceppi del virus presenti in Africa, Asia e nelle Aneriche”, scrivono i ricercatori su Nature.

Una protezione per i feti

Indicato con il nome “Aikv-117”, l’anticorpo è stato isolato nei globuli bianchi di tre persone che erano state infettate dal virus. Alcuni topi hanno ricevuto l’anticorpo prima dell’infezione e altri dopo, ma in entrambi i casi la quantità di particelle di virus in circolazione nell’organismo (carica virale) è stata ridotta sia nelle madri che nei nati; inoltre si sono registrati anche meno danni alla placenta e i feti sono cresciuti meglio.

Michael Diamond, co-autore della ricerca, ritiene che l’anticorpo Aikv-117 sia “il primo farmaco antivirale che ha dimostrato di funzionare durante la gravidanza per proteggere i feti dal virus Zika”. Conclude dicendo che si tratta di “una prova di principio del fatto che questo virus può essere trattato durante la gravidanza e che abbiamo un anticorpo umano che permette di farlo, almeno nei topi”.

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Virus Zika, può trasmettersi con le lacrime https://www.datamanager.it/2016/09/virus-zika-puo-trasmettersi-le-lacrime/ Mon, 12 Sep 2016 11:54:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107789 Uno studio ha scoperto che Zika può nascondersi nelle lacrime e manifestarsi con congiuntiviti e uveiti negli adulti Alcuni ricercatori della Washington University di Saint Louis (Missouri, Usa) hanno approfondito lo studio del virus Zika, di cui è stato tracciato il genoma, iniettandolo in cavie animali. Sono arrivati così ad osservare che i topolini infettati […]

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Uno studio ha scoperto che Zika può nascondersi nelle lacrime e manifestarsi con congiuntiviti e uveiti negli adulti

Alcuni ricercatori della Washington University di Saint Louis (Missouri, Usa) hanno approfondito lo studio del virus Zika, di cui è stato tracciato il genoma, iniettandolo in cavie animali. Sono arrivati così ad osservare che i topolini infettati venivano colpiti da congiuntivite, panuveite e infezioni oculari varie a cornea, iride, nervo ottico e cellule retiniche.

I neonati sono a rischio

Nei neonati sono state osservate gravi malattie oculari (neurite ottica, atrofia corioretinica) che possono causare portare persino alla cecità. Se la madre ha contratto il virus durante la gravidanza, i figli possono persino avere malformazioni cerebrali.

Questa ricerca fornisce un modello per stabilire i meccanismi di persistenza del virus, contribuendo allo sviluppo di nuove cure. I sintomi di Zika in genere si avvertono per una settimana al massimo: si possono presentare febbre, sfoghi cutanei, dolori muscolari e articolari, mal di testa, oltre ai fenomeni oculari recentemente osservati.

Proteggersi è la chiave per prevenire

Attualmente le zone del mondo più  colpite sono l’America centro-meridionale e il Sud-Est asiatico Contro il virus Zika, che può essere trasmesso anche per via sessuale o con trasfusioni ematiche, si sta ancora cercando di sviluppare un vaccino. Google ha finanziato con 1 milione di dollari la prevenzione sul virus Zika e l’assistenza ai malati in Sud America, incentivando proprio la prevenzione come fondamentale per evitare il contagio: la protezione dalle punture di zanzara è una misura chiave per prevenire le infezioni provocate dal virus Zika, ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nelle aree a rischio si consiglia quindi di indossare vestiti, possibilmente di colore chiaro, che coprano il più possibile il corpo; usare barriere fisiche come le reti alle finestre, porte e finestre chiuse; dormire protetti da reti antizanzare; usare repellenti contro gli insetti.

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Liscio come l’oil & gas. Ma solo per i terroristi https://www.datamanager.it/2016/04/liscio-loil-gas-solo-terroristi/ Thu, 21 Apr 2016 08:47:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98962 Del resto perché mai dovrebbe capitare proprio a noi? Lotta al terrorismo, gestionali, reti aziendali e “buchi” di sistema che potrebbero finire nel mirino Mitomani e imbecilli che strombazzano sui social network la loro simpatia o passione per la nuova Jihad sono facili da catturarsi. I cretini 2.0 abbondano e periodicamente le loro performance su […]

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Del resto perché mai dovrebbe capitare proprio a noi? Lotta al terrorismo, gestionali, reti aziendali e “buchi” di sistema che potrebbero finire nel mirino

Mitomani e imbecilli che strombazzano sui social network la loro simpatia o passione per la nuova Jihad sono facili da catturarsi. I cretini 2.0 abbondano e periodicamente le loro performance su Facebook e Twitter si concludono con perquisizioni e arresti la cui esecuzione tranquillizza la gente e diffonde un delicatissimo senso di imperturbabile serenità. Il terrorismo, purtroppo, è un’altra cosa. E così pure la lotta per contrastarlo e le cautele da adottare per evitare il peggio. Non riuscendo a sedare la mia paura con la somministrazione di “buone nuove” che quotidianamente segnalano qualche pirla assicurato alla giustizia dopo aver “postato” qualche insulsa farneticazione, continuo a temere vulnerabilità che potrebbero finire nel mirino di qualche organizzazione criminale. Qualche mese fa, ad Amsterdam nel congresso dei Black Hat, due ricercatori hanno sottolineato la vulnerabilità nei sistemi di Enterprise Resource Planning (ERP) utilizzati dalle reti aziendali delle aziende del comparto “oil & gas”, i cui impianti potrebbero essere bersaglio di azioni di sabotaggio con alterazioni significative della pressione delle condutture o con l’occultamento di perdite nei circuiti. Pericolosi “buchi” nelle architetture di sistemi, applicazioni e prodotti (SAP, per l’appunto) del settore industriale possono compromettere la gestione e la supervisione dei processi di produzione e di distribuzione di petrolio e gas. Se i banditi conoscono a menadito la situazione, l’universo del business non sembra aver ben compreso quel che potrebbe accadere.


#terrorismo @Umberto_Rapetto ERP e“buchi” di sistema che potrebbero finire nel mirino
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A richiamare l’attenzione su un problema impossibile da trascurare sono stati Alexander Polyakov e Mathieu Geli, supertecnici dell’azienda californiana ERPscan, che hanno esordito dicendo che «quella cui stiamo per dar vita non è una conferenza abituale, nemmeno per noi». E sono stati di parola. Con un pacato «vogliamo dimostrare che non sono possibili solo gli attacchi sullo stile di Stuxnet mandati a segno con una banale pendrive USB» hanno aperto le danze. L’attacco, cui hanno fatto riferimento nel corso dell’evento, non richiede un contatto fisico con le apparecchiature da aggredire virtualmente, ma si accontenta di un accesso alla rete informatica dell’organizzazione vittima o anche semplicemente di una connessione a Internet sufficiente per raggiungere i sistemi di interesse. La chiave – pronta a essere girata – per spalancare il portone di fortezze immaginate come inviolabili è proprio SAP (ambiente caratterizzato da una enorme vastità di soluzioni disegnate specificamente e spesso concatenate tra loro per governare l’integrità operazionale e la catena logistica) installato quasi nell’80% delle realtà del segmento degli idrocarburi.


terrorismo @Umberto_Rapetto perché mai dovrebbe capitare proprio a noi?
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Le conseguenze dell’attacco ipotizzato sono ad ampio spettro: sabotaggio o spegnimento dell’impianto, danneggiamento delle apparecchiature, interruzione dei servizi, interruzione o blocco totale della produzione, alterazione della qualità del prodotto, mancata rilevazione delle fuoriuscite, illecite intercettazioni di flussi e sottrazione di petrolio, violazioni della conformità del processo produttivo rispetto le norme vigenti, incidenti con conseguenze anche mortali per le maestranze. Tutto comincia con una serie di bug di programmazione e di configurazione nei processi di Manufacturing Integration and Intelligence. La dissertazione di Polyakov e Geli continua impietosa, tenendo il pubblico incollato alle poltrone quasi sedesse in una sala cinematografica in cui viene proiettato un film horror. Le loro oltre 90 slide si susseguono come una lenta mitragliata. Alla fine i consigli, alcuni fin troppo scontati. Anche Alexander e Matieu sperano di richiamare l’attenzione dei più distratti, di indirizzare la platea verso un diverso approccio alla sicurezza, di redimere gli impenitenti assertori del “tutto va bene”. Nonostante la gravità delle argomentate problematiche, sono stati davvero pochi quelli che hanno ripreso quell’intervento. La regola “perché mai dovrebbe capitare proprio a noi” resta inossidabile.

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Zanzara Zika – Cryptolocker 1 a 0 https://www.datamanager.it/2016/03/zanzara-zika-cryptolocker-1-0/ Tue, 22 Mar 2016 09:00:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96750 Il fatto che l’allarme “ransomware” non richiami l’attenzione collettiva è effettivamente… criptico! Un mio conoscente non ha fatto in tempo a pagare 700 euro per recuperare i dati improvvisamente diventati incomprensibili e inutilizzabili dei computer della sua azienda, che – tre minuti dopo – un suo collega d’ufficio è ricascato nella trappola e ha trascinato […]

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Il fatto che l’allarme “ransomware” non richiami l’attenzione collettiva è effettivamente… criptico!

Un mio conoscente non ha fatto in tempo a pagare 700 euro per recuperare i dati improvvisamente diventati incomprensibili e inutilizzabili dei computer della sua azienda, che – tre minuti dopo – un suo collega d’ufficio è ricascato nella trappola e ha trascinato nel baratro archivi e documenti appena decifrati.

E’ la storia del ransomware, del sempre più diffuso metodo estorsivo con cui invisibili ricattatori vendemmiano bitcoin alle spalle di utenti informatici poco avveduti. Una manciata di istruzioni venefiche, camuffate sotto le sembianze di una traumatica cartella esattoriale in formato pdf o nascoste dietro una imprevedibile fattura “.zip”, sono sufficienti per flagellare il pc dell’apprensivo quisque de populo che non esita a fare clic sul mefistofelico allegato a un apparentemente innocuo messaggio in posta elettronica.

Ogni giorno, più volte al dì, ricevo telefonate disperate di amici che – trafelati – si rivolgono a me come la gente del villaggio assillato da Jo Condor nell’immarcescibile Carosello di un’industria dolciaria albese. Non potendo far nulla per chi chiede aiuto in simili circostanze, quel melodioso grido “Gigante, pensaci tu” mi fa solo capire che sono terribilmente in sovrappeso.

Potete chiamarlo Cryptolocker, Cryptowall, Reveton, Hydracript. “Tanto lui”, come direbbe Guzzanti, “non vi risponde”. Sotto l’etichetta generica “ransomware” finiscono tutti i programmi maligni che manifestano la loro nefasta efficacia crittografando file di ogni genere e paralizzando chiunque era abituato a servirsi di informazioni ora mutate in inestricabile poltiglia informe. Il prefisso “ransom”, riscatto, spiega che l’unico rimedio è il pagamento di una cospicua somma per ripristinare la normalità e riacquisire disponibilità del patrimonio informativo compromesso. Il problema è serio ma la sua gravità non viene percepita. Ci si preoccupa, giustamente, di tanti presumibili rischi di infezione sanitaria che comportano il ricovero di tre o quattro persone (della cui rapida guarigione poi nessuno parla) e che hanno una indefinita probabilità di effettivo contagio, ma gli allarmi per le epidemie virtuali non rimbalzano sui media.


#Ransomware La prima misura contro gli attacchi? Più educazione e cultura @Umberto_Rapetto
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L’eccessiva attenzione rivolta alla zanzara Zika, per esempio, si è riverberata sull’umore delle gang di criminali tecnologici. Questi ultimi – adirati per l’indifferenza collettiva – hanno cercato mille varianti ai loro virus pur di arrivare a colpire chiunque e magari guadagnarsi un piccolo angolo nei telegiornali della sera.

Niente affatto. Mentre le lobby farmaceutiche non faticano a costruire business su fantomatiche nuove pestilenze, quelle dell’industria hi-tech e della sicurezza informatica non sembrano cogliere una tanto golosa opportunità e non riescono a veicolare la paura né a rendere “notiziabili” fenomeni così drammatici…

In realtà, qui non c’è da vendere nulla, perché non esistono farmaci o galenici digitali che possano rimettere in salute il computer finito knock out. L’unico rimedio è un atteggiamento più prudente e meno distratto da parte degli utenti: basterebbe evitare qualche dannato clic su irresistibili allegati che arrivano via mail. Un consiglio non costa nulla, nessuno ci guadagna e quindi lo spazio sui mezzi di informazione “generalisti” non lo si trova mai. è la triste storia di cultura ed educazione, Cenerentole gemelle dei giorni nostri.

A far profitti restano i banditi che per San Valentino di quest’anno hanno preso in ostaggio il sistema informatico dell’Hollywood Presbyterian Medical Center, una struttura ospedaliera da quasi 500 posti letto e proporzionale viavai di pazienti. Il personale del nosocomio si è visto chiedere novemila bitcoin per ottenere la chiave per decriptare le delicate informazioni rimaste ingabbiate nella impenetrabile cifratura dei file.

Il riscatto di circa tre milioni e 200mila euro preteso dai banditi è il prezzo da pagare per riottenere la disponibilità operativa di computer e server bloccati dagli effetti del ransomware.

Episodi simili – magari non così eclatanti in termini economici ma non meno drammatici – sono avvenuti anche dalle nostre parti, riguardando persino aziende sanitarie locali e importantissimi uffici giudiziari. Ma non sono bastati per avviare una campagna di sensibilizzazione e profilassi culturale e organizzativa.

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Google finanzia con 1 mln di dollari la ricerca su Zika https://www.datamanager.it/2016/03/google-finanzia-1-mln-dollari-la-ricerca-zika/ Thu, 03 Mar 2016 14:49:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96010 Google finanzia con 1 milione di dollari la prevenzione sul virus Zika e l’assistenza ai malati in Sud America Google dimostra ancora una volta il suo interesse verso il sociale come è successo durante l’epidemia di Ebola. Big G finanzierà con 1 milione di dollari alcune iniziative per favorire la ricerca sul virus Zika che […]

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Google finanzia con 1 milione di dollari la prevenzione sul virus Zika e l’assistenza ai malati in Sud America

Google dimostra ancora una volta il suo interesse verso il sociale come è successo durante l’epidemia di Ebola. Big G finanzierà con 1 milione di dollari alcune iniziative per favorire la ricerca sul virus Zika che sta creando grande apprensione in Sud America. Il progetto, creato in collaborazione con l’Unicef, consiste nella fornitura di mezzi tecnologici per favorire la mappatura del contagio, la prevenzione e la sensibilizzazione sul problema verso l’opinione pubblica.

Google collaborerà con organizzazioni e Governi locali per fornire all’Unicef le risorse per assistere “200 milioni di persone già colpite o a rischio in Brasile e nei Paesi dell’America Latina”. L’azienda di Mountain View, che a marzo aprirà le iscrizioni per la Google I/O 2016, offrirà anche “il supporto di ingegneri, progettisti ed esperti che hanno creato una piattaforma open-source per organizzare i dati provenienti da diverse fonti e consentire all’Unicef di individuare in anticipo i potenziali focolai e permettere a Governi e Ong attive sul campo di utilizzare in modo più efficace tempo e risorse a disposizione”. Google inoltre ha integrato il suo motore di ricerca informazioni dettagliate sul virus Zika in 40 lingue e aggiornerà nel corso del tempo il Public Health Alert dell’Organizzazione Mondiale della Sanità disponibile online.

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Virus Zika, in Cina tracciato il genoma in tempi record https://www.datamanager.it/2016/02/virus-zika-cina-tracciato-genoma-tempi-record/ Tue, 23 Feb 2016 11:20:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95215 A pochi giorni dal primo caso di contagio del virus Zika, i ricercatori cinesi sono già riusciti a isolare isolare e a mappare l’agente patogeno Subito dopo il caso del turista colpito dalla patologia dopo essersi recato in Venezuela il 9 febbraio scorso, gli scienziati cinesi non hanno perso tempo e hanno dimostrato ancora una […]

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A pochi giorni dal primo caso di contagio del virus Zika, i ricercatori cinesi sono già riusciti a isolare isolare e a mappare l’agente patogeno

Subito dopo il caso del turista colpito dalla patologia dopo essersi recato in Venezuela il 9 febbraio scorso, gli scienziati cinesi non hanno perso tempo e hanno dimostrato ancora una volta il livello avveniristico raggiunto da questo Paese nell’ambito della ricerca medica.

Gli studiosi sono riusciti infatti a isolare e a mappare l’agente patogeno, arrivando a definire con precisione anche le varianti genetiche capaci di consentire al virus la trasmissione e la possibilità di evolvere nella patologia.

La speranza di arrestare una pandemia

Nel frattempo il primo e unico paziente cinese affetto da Zika è già stato dimesso e sta bene: il caso ha rappresentato la chiave inconsapevole di accesso alla risoluzione di una potenziale pandemia su scala mondiale. La mappatura della sequenza del genoma condotta dagli scienziati cinesi sui campioni organici prelevati potrebbe infatti aprire la strada alla creazione di un vaccino specifico e portare alla risoluzione dello stato di emergenza in America Latina.

Così i ricercatori cinesi, mentre il resto della comunità scientifica era impegnato a capire se esista un legame tra Zika e microcefalia infantile, hanno offerto una speranza concreta per la fine di questa epidemia di proporzioni globali.

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