Gianmarco Veruggio – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 09 Sep 2021 15:14:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Gianmarco Veruggio – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Azione, senso, calcolo e autonomia. Non chiamate robot una lavastoviglie https://www.datamanager.it/2021/09/azione-senso-calcolo-e-autonomia-non-chiamate-robot-una-lavastoviglie/ Fri, 10 Sep 2021 12:00:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=212049 Un robot è una macchina autonoma in grado di rilevare il proprio ambiente, eseguire calcoli per prendere decisioni ed eseguire azioni nel mondo reale Nel numero di giugno abbiamo parlato dell’Artificial Intelligence Act della Commissione Europea, osservando che la proposta non prende in considerazione le applicazioni robotiche dotate di intelligenza, apprendimento e autonomia. Merita pertanto […]

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Un robot è una macchina autonoma in grado di rilevare il proprio ambiente, eseguire calcoli per prendere decisioni ed eseguire azioni nel mondo reale

Nel numero di giugno abbiamo parlato dell’Artificial Intelligence Act della Commissione Europea, osservando che la proposta non prende in considerazione le applicazioni robotiche dotate di intelligenza, apprendimento e autonomia. Merita pertanto approfondire brevemente cosa si intenda per “robot”. La separazione tra il naturale e l’artificiale, tra il funzionamento degli organismi biologici e le macchine è cancellata con il geniale approccio di Norbert Wiener (1948). Da allora, le macchine con controllo automatico e una forma di auto-organizzazione simulano il comportamento adattivo associato agli organismi viventi.

Di poco successivi, sono gli esperimenti di William Grey Walter che, con le sue celebri tartarughe, realizzò forse i primi robot autonomi della storia. Pertanto, a differenza dei successivi studi e ricerche sull’intelligenza artificiale di John McCarthy e Marvin Minsky, che si sono concentrati sulla riproduzione di programmi per computer che offrano prestazioni che, se osservate nell’uomo, sarebbero definite intelligenti – come giocare a scacchi – la robotica ha preso strade diverse, per lo più dedicate alla costruzione di macchine che esibiscono comportamenti complessi, finalizzati a compiti da svolgere in ambienti specifici. Di conseguenza, la definizione di robot si è via via raffinata da “macchina che esibisce o simula un comportamento intelligente” a “macchina autonoma capace di operare nell’ambiente potendone raccogliere i dati e modificando il proprio comportamento su questi”.


#Robotics Un robot non è una lavastoviglie @Veruggio
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L’Enciclopedia Britannica riporta la definizione scritta dal robotico Hans Peter Moravec, direttore di ricerca al Robotics Institute della Carnegie Mellon in Pennsylvania: “robot, any automatically operated machine that replaces human effort, though it may not resemble human beings in appearance or perform functions in a humanlike manner. By extension, robotics is the engineering discipline dealing with the design, construction, and operation of robots”.

Rodney Brooks è un noto robotico del MIT che ha realizzato robot famosi, tra cui iRobot Roomba, e che oggi è co-fondatore e chief technical officer di RobustAI. La sua definizione di robot è molto pragmatica e operativa: «A robot is some sort of device which has sensors, which senses the world, does some sort of computation, decides on an action and does that action based on the sensory inputs, That does some changes in the world outside its body. Why I am saying “outside of the world”, because I do not want to have a dishwashing machine classified as a robot, it’s wrong. A robot has to go out in the world and change it. That’s my definition of a robot. In short, a robot is an autonomous machine capable of sensing its environment, carrying out computations to make decisions, and performing actions in the real world».

Sulla stessa linea Gill Pratt, CEO del Toyota Research Institute: «For me, a robot is defined in two ways. First is what it does and the secondly is how it does it. As for what it does, a robot for me does dull, dirty and dangerous tasks in the place of a human, tasks that humans don’t have to spend time and efforts to carry out. The second thing that is important in robotics is how the robot does it. And it does by sensing, thinking and acting». Per concludere vorrei citare l’approccio di Bruno Siciliano, ordinario di Automatica all’Università Federico II di Napoli, secondo cui  –  «robot = sense + compute + act with some degree of autonomy» – ma non solo per i famosi  compiti 3D (Dull, Dirty and Dangerous, cui si è aggiunto di recente il quarto D, Dear, quando l’applicazione di un robot riesce a rendere il processo più economico ed efficiente), poiché esistono applicazioni, come quelle dei social robot, che non hanno una funzione pratica ma emozionale, di comunicazione, più prossima agli umani.

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La robotica nel Programma Nazionale per la Ricerca https://www.datamanager.it/2021/07/la-robotica-nel-programma-nazionale-per-la-ricerca/ Thu, 08 Jul 2021 13:30:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211056 Trasferimento tecnologico e internazionalizzazione. Il PNR fissa le priorità e sottolinea l’importanza della robotica e dell’AI applicate alle città, alla sanità, alla sostenibilità e alla digitalizzazione della PA Nel 2020, il MIUR aveva indetto una consultazione su un documento di lavoro per la definizione del Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) 2021-2027: in questo, sono […]

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Trasferimento tecnologico e internazionalizzazione. Il PNR fissa le priorità e sottolinea l’importanza della robotica e dell’AI applicate alle città, alla sanità, alla sostenibilità e alla digitalizzazione della PA

Nel 2020, il MIUR aveva indetto una consultazione su un documento di lavoro per la definizione del Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) 2021-2027: in questo, sono state indicate le linee guida su cui sarà impostata la ricerca nazionale per i prossimi 7 anni. Le consultazioni non sono state limitate al mondo accademico e della ricerca, infatti hanno coinvolto diversi stakeholder: le autorità nazionali, regionali e locali, le imprese, le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali, le fondazioni, le organizzazioni della società civile e senza finalità di lucro e anche i singoli cittadini stessi hanno potuto parteciparvi.

Il PNR risultante ha individuato i diversi ambiti di ricerca e innovazione su cui puntare, descrivendo inoltre le criticità della ricerca in Italia. Tra le priorità: il trasferimento di conoscenza tra il mondo della ricerca e quello produttivo, e una maggiore internazionalizzazione della ricerca italiana. Il PNR italiano si allinea con il Programma Horizon Europe, che mira alla creazione di un Green Deal europeo che assicuri all’Europa un’impronta ambientale neutra entro il 2050.


#Ricerca Implementazione e internazionalizzazione tra le priorità del #PNR – @Veruggio
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Fra le tecnologie su cui puntare, il Piano sottolinea l’importanza della robotica e dell’intelligenza artificiale applicate, soprattutto all’innovazione delle città, alla sanità, alla sostenibilità e alla digitalizzazione avanzata dell’amministrazione. In particolare, saranno privilegiate:

  • la robotica in ambienti ostili e non strutturati, cioè robot che permettano all’operatore di lavorare a distanza. Questi robot potranno essere applicati in ogni ambiente, tra cui sanità di emergenza;
  • la robotica per l’industria 4.0. Fabbriche sempre più smart potranno impiegare robot collaborativi in grado di operare in sicurezza al fianco degli operatori umani. L’integrazione con la prototipazione rapida e la stampa 3D potranno innovare l’artigianato, aggiungendo “intelligenza” ai prodotti di design sofisticati tipici delle PMI italiane;
  • la robotica per l’ispezione e la manutenzione di infrastrutture industriali e civili, per il monitoraggio di reti elettriche, acquedotti, dighe, viadotti, gallerie, metropolitane, reti ferroviarie ma anche beni culturali ed edifici storici;
  • la robotica per il settore agroalimentare, un settore che contribuisce all’11% del PIL, per favorirne l’innovazione e lo sviluppo sostenibile;
  • la robotica per la salute, per migliorare gli screening, espandere la robotica chirurgica, la robotica per la riabilitazione, la telepresenza.
  • la robotica per la mobilità e i veicoli autonomi, finalizzata a cambiare il modello del trasporto individuale basato non più sulla proprietà di veicoli a combustione interna ma sull’impiego di sistemi di trasporto pubblico personalizzato mediante veicoli a guida autonoma.

Tra le azioni principali, il piano per la robotica prevede: 1) la creazione di un Istituto Nazionale di Robotica e Macchine Intelligenti, con una o più sedi locali sul modello dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare; 2) la creazione di un Dottorato nazionale in robotica, caratterizzato da un’impronta interdisciplinare e internazionale e un forte collegamento con Industria 4.0; 3) la definizione di un Programma Quadro Strategico sulla Robotica per la Società, che rafforzi la collaborazione tra tutti gli attori e “crei un ecosistema virtuoso per accelerare la transizione verso una società sempre più produttiva, sostenibile, responsabile, sicura, resiliente, equa e inclusiva, grazie alla promozione e alla diffusione delle tecnologie”.


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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Artificial intelligence, l’Europa propone regole rigorose https://www.datamanager.it/2021/06/artificial-intelligence-leuropa-propone-regole-rigorose/ Thu, 10 Jun 2021 14:00:55 +0000 https://www.datamanager.it/?p=210309 Lo sviluppo di un’intelligenza artificiale equa ed etica è diventata una delle questioni più controverse nella Silicon Valley. La proposta della Commissione europea avrebbe un impatto di vasta portata sulle principali aziende tecnologiche che hanno investito nello sviluppo dell’AI Negli Stati Uniti, i rischi dell’intelligenza artificiale sono al vaglio anche delle autorità governative. Il 21 […]

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Lo sviluppo di un’intelligenza artificiale equa ed etica è diventata una delle questioni più controverse nella Silicon Valley. La proposta della Commissione europea avrebbe un impatto di vasta portata sulle principali aziende tecnologiche che hanno investito nello sviluppo dell’AI

Negli Stati Uniti, i rischi dell’intelligenza artificiale sono al vaglio anche delle autorità governative. Il 21 aprile 2021, la Commissione europea ha reso pubblica una proposta di regole (“Harmonised rules on artificial intelligence”) che fisserebbe limiti all’uso dell’intelligenza artificiale in una serie di attività dalle auto a guida autonoma alle decisioni di assunzione, al prestito bancario, alla selezione delle iscrizioni scolastiche e al punteggio degli esami. La proposta legislativa nota come Artificial Intelligence Act, è la prima iniziativa, a livello mondiale, che fornisce un quadro giuridico per l’intelligenza artificiale.

Le nuove regole saranno applicate direttamente allo stesso modo in tutti gli Stati membri sulla base di una classificazione delle applicazioni di AI basata sui rischi. Occorre precisare che la proposta non prende esplicitamente in considerazione le applicazioni robotiche dotate di intelligenza, apprendimento e autonomia che, per la loro varietà e complessità, richiederanno documenti specifici.

I sistemi AI considerati una chiara minaccia alla sicurezza, ai mezzi di sussistenza e ai diritti delle persone saranno vietati. Questo include sistemi o applicazioni di AI che manipolano il comportamento umano per aggirare il libero arbitrio degli utenti (per esempio, applicazioni che utilizzano l’assistenza vocale incoraggiando comportamenti pericolosi dei minori) e sistemi che permettono il punteggio sociale da parte dei governi.

I sistemi identificati come ad alto rischio includono la tecnologia AI usata in:

  • Infrastrutture critiche (per esempio i trasporti), che potrebbero mettere a rischio la vita e la salute dei cittadini;
  • istruzione o formazione professionale, che possono determinare l’accesso all’istruzione e il corso professionale della vita di qualcuno (per esempio, il punteggio degli esami);
  • componenti di sicurezza dei prodotti (come l’applicazione dell’AI nelle apparecchiature medicali);
  • occupazione, gestione dei lavoratori e accesso al lavoro autonomo (software di selezione dei CV per le procedure di assunzione);
  • servizi pubblici e privati essenziali (il credit scoring che nega ai cittadini la possibilità di ottenere un prestito);
  • applicazione della legge che può interferire con i diritti fondamentali delle persone (valutazione dell’affidabilità delle prove);
  • gestione della migrazione, dell’asilo e del controllo delle frontiere (come la verifica dell’autenticità dei documenti di viaggio);
  • amministrazione della giustizia e dei processi democratici (per esempio, l’applicazione della legge a un insieme concreto di fatti).

I sistemi AI ad alto rischio saranno soggetti a obblighi rigorosi prima che possano essere messi sul mercato, in particolare:

  • controlli mediante adeguati sistemi di valutazione e mitigazione del rischio;
  • controlli sulla qualità dei dati immessi nel sistema per minimizzare i rischi e possibili esiti discriminatori;
  • obbligo di registrazione delle attività per garantire la tracciabilità dei risultati;
  • obbligo della documentazione dettagliata che fornisca tutte le informazioni necessarie sul sistema e i suoi obiettivi affinché le autorità possano valutarne la conformità;
  • obbligo di informazioni chiare e adeguate all’utente;
  • obbligo di misure appropriate di supervisione umana per minimizzare il rischio;
  • obbligo di alto livello di robustezza, sicurezza e accuratezza.

Margrethe Vestager, executive vicepresident of the European commission for a Europe fit for the Digital Age, ha commentato: «Sull’intelligenza artificiale, la fiducia è un must, non un nice to have. Con queste regole di riferimento, l’UE sta guidando lo sviluppo di nuove norme globali per assicurarsi che l’AI sia affidabile. Stabilendo gli standard, possiamo aprire la strada a una tecnologia etica in tutto il mondo e garantire che l’UE rimanga competitiva lungo la strada. Le nostre regole, che sono future-proof e innovation-friendly interverranno dove strettamente necessario, quando la sicurezza e i diritti fondamentali dei cittadini dell’UE sono in gioco».


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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La rivoluzione digitale non è un gioco https://www.datamanager.it/2021/05/la-rivoluzione-digitale-non-e-un-gioco/ Tue, 11 May 2021 15:00:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=209267 Trascurando le origini della rivoluzione digitale che, anche se dimenticate, continuano ad agire attivamente sul presente, si rischia di non cogliere il potenziale dirompente della convergenza fra hardware e software, fra rete e robotica, fra virtuale e reale Un punto di vista sulla rivoluzione digitale un po’ laterale rispetto a quello dei giornalisti e dei […]

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Trascurando le origini della rivoluzione digitale che, anche se dimenticate, continuano ad agire attivamente sul presente, si rischia di non cogliere il potenziale dirompente della convergenza fra hardware e software, fra rete e robotica, fra virtuale e reale

Un punto di vista sulla rivoluzione digitale un po’ laterale rispetto a quello dei giornalisti e dei lettori di Data Manager è quello di uno scrittore di altre storie, Alessandro Baricco, con il suo The Game (Einaudi Stile Libero, 2018). Ne parlo precisamente per il suo approccio “altro”. Una storia del digitale più ortodossa inizierebbe da Turing, von Neumann e Wiener. Baricco invece parte dal videogioco Space Invaders (da qui, il “game”) perché “storicamente il videogame è uno dei miti fondativi dell’insurrezione digitale (..), una sorta di culla per molti dei protagonisti della rivoluzione digitale”.

Ricordiamo che Space Invaders è un videogioco arcade, cioè installato dentro un cabinato a gettoni utilizzato nei bar e nelle sale giochi, sviluppato da Tomohiro Nishikado nel 1978. Basato sul nuovo microprocessore Intel 8080, lanciato soltanto quattro anni prima, ha prodotto in pochi anni un fatturato di 500 milioni di dollari e ha dato inizio all’età dell’oro dei videogiochi arcade. Questo approccio mi ha inizialmente incuriosito in quanto proprio in quell’anno, ancora studente di ingegneria, iniziai a progettare e scrivere il software di numerosi videogiochi arcade prodotti in Italia da una piccola ditta che clonava schede madri giapponesi e americane basate sull’Intel 8080.

Baricco descrive l’avvento del digitale come una Woodstock tecnologica nata dalla controcultura californiana: “L’insurrezione digitale è stata una mossa istintiva, una brusca torsione mentale. Reagiva a uno shock, quello del Novecento. L’intuizione fu quella di evadere da quella civiltà rovinosa infilando una via di fuga che alcuni avevano scoperto nei primi laboratori di computer science”. I protagonisti, giovani intelligenti, “contro”, impallinati dei primi computer (quelli che occupavano una stanza) e di videogiochi. I luoghi, poco più che garage. Ma – scrive Baricco – è stata una rivoluzione di ricchi, maschi, bianchi, nordamericani, con una formazione scientifica (e buone università). Le donne, i paesi in via di sviluppo, gli strati sociali non previlegiati ne sono stati fuori.


#DX La rivoluzione digitale non è un gioco e neppure un colpo di spugna sul Novecento by @Veruggio
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Baricco suddivide la storia del Game in tre epoche. L’età pionieristica caratterizzata dalla digitalizzazione delle informazioni, la nascita del pc, Internet e i computer in rete. Poi la fase della colonizzazione del web, il web 2.0, l’interattività crescente: la vera svolta epocale. La terza fase, quella del Game vero e proprio, del videogioco come modo di stare al mondo, in cui cade la frontiera psicologica che separa l’esperienza del mondo reale e quello digitale.

Nel complesso, una lettura interessante. Le riflessioni dell’autore sottolineano alcuni profondi cambiamenti rispetto al secolo scorso: un nuovo modo di fare scienza, slegato dal modello otto-novecentesco; la fine della cultura in profondità a vantaggio di quella orizzontale, trasversale; lo scioglimento dei saperi elitari a favore di una conoscenza generalizzata e “democratica”.

Baricco non è un saggista, scrive storie, e come scrittore si è impegnato a fondo, anche ingenuamente, nella comprensione di un fenomeno che richiede però – per abbracciarne tutti gli aspetti – delle competenze specifiche. Avendo vissuto, da attore e non da spettatore, l’intero arco temporale del processo descritto nel libro, posso dire che le sue semplificazioni sono stimolanti – Baricco lo è sempre – ma le sue classificazioni in epoche trascurano le origini della rivoluzione digitale che, anche se dimenticate, continuano ad agire attivamente sul presente. Il Novecento non può essere spazzato sotto il tappeto facilmente, non le sue conquiste né i suoi orrori. Inoltre, il suo entusiasmo da beginner tende a sorvolare sulla critica ai monopoli della rete e a tacere volutamente le preoccupazioni etiche e sociali dell’intromissione dei potentati digitali nelle nostre vite. Per non parlare del potenziale dirompente della convergenza fra hardware e software, fra rete e robotica, fra virtuale e reale.


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Luna Rossa, uomini e computer per competere ad alto livello https://www.datamanager.it/2021/04/luna-rossa-uomini-e-computer-per-competere-ad-alto-livello/ Tue, 13 Apr 2021 08:57:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=208068 Data analytics e machine learning per performance vincenti. Ma quanto contano ancora il talento umano e la capacità di risposta del team alle situazioni impreviste? La lezione di Luna Rossa La conclusione della Coppa America, che ha visto prevalere il detentore neozelandese Te Rehutai sullo sfidante Luna Rossa dopo una appassionante serie di regate, ci […]

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Data analytics e machine learning per performance vincenti. Ma quanto contano ancora il talento umano e la capacità di risposta del team alle situazioni impreviste? La lezione di Luna Rossa

La conclusione della Coppa America, che ha visto prevalere il detentore neozelandese Te Rehutai sullo sfidante Luna Rossa dopo una appassionante serie di regate, ci suggerisce alcune riflessioni sull’evoluzione di questi incredibili velieri iper-tecnologici, inimmaginabili ai tempi della prima sfida italiana con Azzurra nel 1983. Le notevoli performance degli AC75 sono frutto di quello che possiamo chiamare “mixed team”, quando determinati compiti sono realizzati congiuntamente da umani e sistemi intelligenti, ed è interessante chiedersi quanto contino in questo caso le tecnologie e quanto il talento umano. Le imbarcazioni dell’America’s Cup sono infatti progettate utilizzando la simulazione computerizzata e messe a punto grazie ai sistemi digitali che analizzano i dati forniti dai sensori durante le fasi di test. Però poi in regata è il talento umano a dominare in quanto l’energia per il funzionamento dei sistemi idraulici è fornita dai muscoli dei grinder, mentre il controllo della navigazione e delle manovre è totalmente in carico agli skipper in quanto, per regolamento, il sistema elettronico deve essere “not used to estimate yacht state information and incapable of having any significant effect on the yacht state”.

I due partner tecnologici di Luna Rossa, Wärtsilä e Teorema, hanno applicato processi di data analytics e machine learning alle performance della barca, fornendo al team un’analisi efficiente dei dati. Però, come ben sa chiunque si occupi di simulazione, questa fornisce dati tanto più significativi e verosimili quanto più accurata è la modellizzazione del sistema e maggiori e di miglior qualità sono i dati reali disponibili. Purtroppo, nonostante i progressi delle conoscenze idrodinamiche e meteorologiche e delle metodologie di calcolo, l’interfaccia tra la fase liquida e la fase gassosa, tra le onde e il vento, resta un ambiente estremamente complesso e caotico per cui mai come in questo caso vale il detto “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Per questo, per avere un banco di prova reale su cui mettere a punto le tecnologie, dal 2018-19 Wärtsilä e Teorema hanno seguito e analizzato le performance del team Luna Rossa negli allenamenti sul TP52, il Transpac 52, varato il 14 maggio 2018, acquisendo una grande quantità di dati, nel corso delle regate del circuito delle TP52 Super Series.


#analytics #machinelearning Tecnologia e talento umano. La lezione di @lunarossa by @Veruggio
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Contemporaneamente, procedeva la progettazione della barca classe AC75 per la Coppa America che, per regolamento, non avrebbe potuto essere varata prima del 31 marzo 2019. In tal modo, il team Luna Rossa ha messo a punto il sistema analytics, basato sull’analisi e valutazione di tutte le performance degli anni precedenti, così da provare, prima in simulazione e poi in acqua, nuove soluzioni, con una miglior conoscenza degli effetti delle diverse scelte. A tal proposito, due anni fa, Giuseppe Saragò, general manager Wärtsilä Smart Manufacturing & Innovation, aveva dichiarato all’Ansa che la vera sfida – «consiste nell’utilizzo smart di queste tecnologie e nella comprensione dei dati». E che – «machine learning e AI sono ormai diventate buzzwords, ma in pochi sono davvero in grado di dare un senso a queste analisi e identificare nuovi path logici che aiutino il team a migliorare il design e le performance. Per fare questo, serve una grande squadra».

I fatti gli hanno dato ragione. Il talento e la creatività del team sono dimostrati per esempio dall’innovativa soluzione dei due timonieri, con quello sottovento che in quel momento non deve governare la barca ma ha un’ottima visuale del foil immerso e può svolgere il ruolo di flight controller, controllando l’altezza della barca dal pelo dell’acqua. Tutto questo ha prodotto la brillante vittoria nella Prada Cup e la miglior prestazione italiana di sempre nella sfida alla barca neozelandese.


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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Robotica human-centered per l’assistenza e la collaborazione https://www.datamanager.it/2021/03/robotica-human-centered-per-lassistenza-e-la-collaborazione/ Tue, 09 Mar 2021 12:43:02 +0000 https://www.datamanager.it/?p=207135 Dal punto di vista delle difficoltà complessive, il robot dedicato all’assistenza degli umani costituisce una sfida per la robotica, l’informatica, l’intelligenza artificiale, la psicologia, la sociologia, il design, la roboetica La ricerca e le applicazioni sui robot assistivi sono in crescita, motivate dalla richiesta di robot che possano assistere e anche collaborare con gli anziani, […]

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Dal punto di vista delle difficoltà complessive, il robot dedicato all’assistenza degli umani costituisce una sfida per la robotica, l’informatica, l’intelligenza artificiale, la psicologia, la sociologia, il design, la roboetica

La ricerca e le applicazioni sui robot assistivi sono in crescita, motivate dalla richiesta di robot che possano assistere e anche collaborare con gli anziani, i bambini, i disabili e in generale che possano contribuire al benessere umano, inteso in senso generale, non solo come benessere fisico (sollievo da operazioni noiose, impossibili, difficili o pericolose), ma anche come benessere della persona, collegato alle relazioni sociali, alla ricchezza della comunicazione, alla possibilità di entrare in contatto con altri. Ne abbiamo discusso nel corso del seminario online, organizzato da I-RIM e Scuola di Robotica, che si è svolto il 10 novembre 2020, durante la Maker Faire e la Conferenza I-RIM 3D 2020 (i-rim.it/it).

Un robot che assiste un umano non deve seguire solo norme di safety e security; non deve solo essere progettato in modo da seguire i principi a protezione della dignità umana; deve seguire una certa robot-etichetta propria delle relazioni sociali tra umani. Da questo punto di vista, la parola chiave “Human-Centered” è una sorta di modificatore associato a ogni recente sviluppo scientifico. La motivazione nella progettazione e realizzazione di robot assistivi evidenzia la necessità di dare a questi robot funzioni complesse, tra cui la capacità di identificare l’umano da assistere o con cui collaborare, di capirne il linguaggio, di tenere conto delle differenze culturali tra le persone, e di evitare pregiudizi e stereotipi che potrebbero introdurre gravi errori.

Gli aspetti tecnici e informatici, i requisiti di design, progettazione e integrazione, ma anche le implicazioni cognitive ed etiche, legali e sociali sono stati al centro del workshop al quale hanno partecipato Amedeo Cesta, direttore Ricerca del CNR e group leader del CIST; Matteo Cestari, CEO di Omitech; Antonio Sgorbissa, professore associato di Informatica, UNIGE, DIBRIS, Michela Bogliolo, bioingegnere e ricercatrice di Scuola di Robotica e il sottoscritto. Ha moderato la tavola rotonda Fiorella Operto, vicepresidente di Scuola di Robotica.


#humancentered La robotica per l’assistenza e la collaborazione con gli esseri umani @Veruggio
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In generale, le ricerche hanno mostrato un buon livello di accettazione dei robot da parte di bambini e adulti. Anche quando le funzioni di un robot avrebbero potuto essere svolte da un sistema digitale (camera, tablet, smartphone), le applicazioni dei robot utilizzate nel caso di pazienti affetti da COVID-19 e quindi in isolamento hanno mostrato la preferenza dei pazienti per i robot, per via della loro corporeità.

Gli studi più recenti sulla robotica assistiva riguardano quelle caratteristiche specifiche che possono suscitare emozioni e attaccamento e affetto negli esseri umani, quindi in particolare studi sull’interfaccia di comunicazione con i robot, al fine di produrre interazioni piacevoli e affettuose con i robot. Poiché però la ricerca e le applicazioni sui robot assistivi riguardano una sfera umana molto complessa e sensibile, è necessario che gli studi siano integrati da un’analisi approfondita degli aspetti etici, legali e psicologici.

I relatori hanno presentato elementi teorici e aspetti applicativi, tra cui la ricerca del progetto Caresses (Culture-Aware Robots and Environmental Sensor Systems for Elderly Support), coordinato dal DIBRIS UNIGE, un progetto internazionale multidisciplinare che ha l’obiettivo di sviluppare il primo robot di assistenza per anziani in grado di adattare il modo in cui parla e si comporta alla cultura della persona assistita; applicazioni di robot umanoidi per la cura del paziente di COVID-19, su cui sta lavorando Omitech; il progetto SI-Robotics (CNR Gruppo CIST) che sta attualmente sviluppando l’integrazione di Robot Collaborativi, tecnologie AI e sensori innovativi per perseguire nuove strategie di assistenza sociale, e alcuni casi di utilizzo di robot umanoidi per assistere pazienti con problemi cognitivi (Scuola di Robotica).


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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No gender gap! Parità di genere come potenziale economico https://www.datamanager.it/2021/02/no-gender-gap-parita-di-genere-come-potenziale-economico/ Wed, 10 Feb 2021 13:33:12 +0000 https://www.datamanager.it/?p=206024 La riduzione della segregazione di genere nei settori della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (STEM) aumenterebbe il PIL nell’UE di circa 820 miliardi di euro e creerebbe fino a 1,2 milioni di posti di lavoro in più entro il 2050 In molte occasioni, la rivista Data Manager si è mostrata sensibile al problema […]

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La riduzione della segregazione di genere nei settori della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (STEM) aumenterebbe il PIL nell’UE di circa 820 miliardi di euro e creerebbe fino a 1,2 milioni di posti di lavoro in più entro il 2050

In molte occasioni, la rivista Data Manager si è mostrata sensibile al problema della sotto-rappresentazione delle donne nelle professioni, carriere e studi di tecno scienza, con le interviste di Giuseppe Mariggiò sul tema e presentando donne di successo nei settori dell’informatica, e dell’economia. Purtroppo il divario rimane drammatico quando analizziamo i numeri. Anche solo sfogliando la rivista, però, non possiamo che prendere atto della realtà: in Italia, persiste una immutata preponderanza di uomini che lavorano con successo e che si trovano in posizioni dirigenziali nel settore dell’information technology, in tutte le sue varie diramazioni. Il quadro non cambia, o cambia solo lievemente, in Europa. Se non per motivi etici e di giustizia distributiva, ragioni strettamente economiche richiedono un drastico e tempestivo cambiamento di rotta.

Il Gender Equality Index 2019 afferma che l’ampia sotto-rappresentanza delle donne in settori come l’ICT corrisponde a un grande spreco di risorse umane altamente qualificate e di potenziale economico (EIGE, 2018d). La riduzione della segregazione di genere nei settori della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (STEM) aumenterebbe il PIL nell’UE di circa 820 miliardi di euro e creerebbe fino a 1,2 milioni di posti di lavoro in più entro il 2050 (EIGE, 2017a).

Il Gender Equality Report 2020, appena pubblicato, è ancor più puntualmente dedicato ai nostri temi: Digitalisation and the future of work, e Gendered patterns in use of new technologies.


#NoGenderGap L’economia delle differenze che fa crescere il PIL @Veruggio
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Nonostante la crescita complessiva e l’elevata domanda di competenze relative sul mercato del lavoro, solo il 20% dei laureati nei settori correlati sono donne e la quota di donne nei posti di lavoro ICT è del 18% (una diminuzione di 4 punti percentuali rispetto al 2010!). Secondo l’Index 2020, esiste inoltre un notevole divario di genere tra i ricercatori e gli ingegneri nei settori ad alta tecnologia che potrebbero essere mobilitati nella progettazione e nello sviluppo di nuove tecnologie digitali – il potenziale non sfruttato delle ricercatrici di talento. Riportiamo brevemente alcune proposte dell’European Institute for Gender Equality, responsabile del citato Index:

  • Poiché le donne corrono un rischio leggermente maggiore degli uomini di essere sostituite nei loro posti di lavoro (per es. nei lavori d’ufficio) da sistemi digitali e i nuovi posti di lavoro emergenti sono spesso concentrati nei settori delle ICT e delle STEM, dominati dagli uomini, occorre promuovere la parità, per esempio, migliorando le competenze di alcuni lavori svolti per lo più da donne;
  • Dato l’emergere di nuove funzioni e nuove professionalità, occorre eliminare gli stereotipi e i gender bias dalla valutazione dei risultati del lavoro e soprattutto eliminarli dagli impieghi nella platform economy;
  • È indispensabile assicurare social protection alle lavoratrici autonome che si occupano di platform economy. Circa la metà delle madri che esercitano un’attività autonoma non ha infatti diritto a prestazioni di maternità nell’UE e l’accesso al congedo parentale è limitato in alcuni Stati membri.

La mancanza di protezione sociale è diventata particolarmente problematica durante la crisi COVID-19, che ha evidenziato l’importanza dell’accesso, per esempio, alle indennità di disoccupazione e alle indennità di malattia.

In conclusione, secondo l’Index, la platform economy così accresciuta a causa del COVID-19, difficilmente porterà a un miglioramento delle misure di social protection per le donne, senza un forte impegno a promuovere misure specifiche per sostenere l’equilibrio tra lavoro e vita privata, quest’ultima a carico soprattutto delle donne.


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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Cobot, mercato in crescita. Nuove opportunità cross industry https://www.datamanager.it/2020/12/cobot-mercato-in-crescita-nuove-opportunita-cross-industry/ Mon, 14 Dec 2020 09:33:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=204764 Nel corso degli anni, gli investimenti in automazione robotica hanno permesso di tagliare costi, ridurre gli errori manuali e ottimizzare i processi esistenti in tutte le industry. Oggi, i cobot possono essere un alleato nella gestione della pandemia, lavorando insieme agli operatori umani Recentemente, le tecnologie di automazione hanno migliorato la qualità e l’efficienza dei […]

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Nel corso degli anni, gli investimenti in automazione robotica hanno permesso di tagliare costi, ridurre gli errori manuali e ottimizzare i processi esistenti in tutte le industry. Oggi, i cobot possono essere un alleato nella gestione della pandemia, lavorando insieme agli operatori umani

Recentemente, le tecnologie di automazione hanno migliorato la qualità e l’efficienza dei processi produttivi in termini di ottimizzazione dei processi, migliori protocolli di sicurezza e miglioramenti nella supply chain. La pandemia del COVID-19 ha richiesto all’industria farmaceutica e dei dispositivi medici un grande impegno. I cobot, i robot collaborativi, hanno contribuito a soddisfare l’emergenza perché in grado di operare instancabilmente e di fornire una produzione coerente, senza l’errore umano, dimostrandosi molto adatti per le operazioni sensibili nelle scienze mediche.

A fronte della nuova crisi molte aziende hanno sentito infatti la necessità di attuare cambiamenti radicali e di ristrutturare le loro attività produttive e le infrastrutture affiliate automatizzando i processi chiave. Date le restrizioni imposte al lavoro umano durante la pandemia, molte piccole e medie imprese hanno iniziato ad adottare i cobot, al fine di automatizzare le attività ripetitive e semplici. L’adozione di cobot ha anche permesso di soddisfare il massimo bisogno di distanziamento sociale nei luoghi di lavoro e negli ospedali che sono tipicamente ad alta densità di lavoratori e ha contribuito a mantenere i dipendenti e professionisti medici in sicurezza. Roots Analysis, società di ricerche di mercato e consulenza specializzata per l’industria farmaceutica, ha condotto uno studio dettagliato sul mercato globale dei robot collaborativi (cobot), 2020-2030, analizzando gli aspetti chiave del settore e identificando le potenziali opportunità di crescita future. Il rapporto ha preso in considerazione circa 240 cobot in uso, con un’analisi approfondita delle stesse aziende: anno di fondazione, dimensioni dell’azienda e ubicazione. Gli oltre 240 cobot analizzati sono stati identificati per la loro capacità di carico utile e gradi di libertà variabili, e sono già impiegati o sono in fase di adozione attiva in vari settori, tra cui quello delle scienze della vita e dell’industria farmaceutica. Il rapporto è basato su dati oggettivi (IFR, Robotics Association) e su interviste con i CEO e i direttori degli stakeholder di vari settori (automotive, trasformazione alimentare, elettrico ed elettronico, plastica e gomma, scienze della vita e farmaceutico, metallo e altri).


#Cobot Cresce il mercato della robotica collaborativa insieme ai vantaggi per tutte le industry @Veruggio
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Considerando la crescente adozione di processi di automazione per vari compiti, e la crescente adozione di cobot in vari settori industriali – il mercato è destinato a crescere a un tasso annuo di crescita composto (CAGR) del 30,7% tra il 2020 e il 2030, con un aumento previsto delle vendite di cobot del 10% entro il 2025, secondo la Robotic Industries Association. Nell’ambito delle scienze della vita e dell’industria farmaceutica, i cobot sono utilizzati per applicazioni, come la produzione, i test di laboratorio, la diagnosi medica e la cura del paziente. La maggior parte dei cobot sono stati progettati e sviluppati con sei gradi di libertà, che consentono la rotazione dell’end effector nelle tre dimensioni, superando alcuni limiti del braccio umano.

I principali benefici emersi dalle interviste sono: riduzione del tempo di inattività umana, con un aumento della produttività negli spazi di lavoro condivisi in seguito all’adozione di cobot; vasta applicabilità e facilità d’uso; flessibilità operativa. I cobot possono essere utilizzati per diversi compiti. Dopo aver testato l’utilizzo della robotica collaborativa per automatizzare le operazioni di “pipettaggio” delle piastre usate nei test diagnostici anche in ambito Covid-19, non si escludono sperimentazioni anche per l’utilizzo dei cobot in previsione della prossima campagna globale di vaccinazioni.


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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Etica per le macchine, gerarchia decisionale e responsabilità https://www.datamanager.it/2020/11/etica-per-le-macchine-gerarchia-decisionale-e-responsabilita/ Mon, 16 Nov 2020 13:48:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=203878 Benessere collettivo e libertà. Quali decisioni e azioni che incidono sui diritti delle persone possono essere affidate all’autonomia operativa di una macchina? I vantaggi e gli svantaggi, prodotti dall’introduzione massiccia della robotica nelle nostre vite, generano dilemmi morali dalle conseguenze imprevedibili Nel numero precedente abbiamo sottolineato, seguendo le indicazioni di due colleghi robotici (M. Studley […]

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Benessere collettivo e libertà. Quali decisioni e azioni che incidono sui diritti delle persone possono essere affidate all’autonomia operativa di una macchina? I vantaggi e gli svantaggi, prodotti dall’introduzione massiccia della robotica nelle nostre vite, generano dilemmi morali dalle conseguenze imprevedibili

Nel numero precedente abbiamo sottolineato, seguendo le indicazioni di due colleghi robotici (M. Studley e A.Winfield), che gli aspetti ELS (Ethical, Legal and Societal) della robotica avanzata stanno ricadendo anche sui robot industriali collaborativi, i cobot. Questo è solo un aspetto dei problemi che saranno sollevati dall’intelligenza artificiale applicata alle macchine autonome. Un saggio molto completo sul tema è scritto da Guglielmo Tamburrini, “Etica delle macchine. Dilemmi morali per robotica e intelligenza artificiale” (Carocci editore, Roma 2020). Tamburrini è professore di Filosofia della scienza e della tecnologia all’Università di Napoli Federico II e si occupa di Roboetica da molti anni. In questo recente saggio approfondisce alcuni aspetti ELS soprattutto relativamente ai veicoli a guida autonoma e alle armi autonome, precisamente i due campi di applicazione della robotica dove la velocità di decisione e azione è così elevata da superare i tempi di intervento di un operatore umano.

Questo fa sorgere gravi problemi di gerarchia decisionale e di attribuzione della responsabilità di eventuali danni. Infatti, la possibilità di fare appello a un controllore umano contro una decisione automatica – sancita nel regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR 2018) adottato dall’Unione Europea – si basa sull’esistenza di un intervallo temporale tra decisione e azione che sia sufficientemente lungo. Ma un controllore umano non può invece usufruire di un intervallo di tempo altrettanto lungo nel caso di un veicolo a guida autonoma che si trova in uno stato di collisione imminente con altri veicoli o pedoni, oppure nel caso di un’arma autonoma dispiegata sul campo di battaglia.

Tamburrini considera, nella sua analisi, i vantaggi e gli svantaggi provocati dall’introduzione massiccia della robotica nelle nostre vite e propone che ogni decisione importante in tal senso sia pesata con due metri di misura. Per esempio, i veicoli a guida autonoma offriranno la possibilità di ridurre drasticamente gli incidenti stradali grazie all’automazione della guida, promuovendo in questo modo l’integrità fisica e il benessere di tutti gli utenti della strada.


#Etica #Robotica #IntelligenzaArtificiale Etica delle macchine e responsabilità umana @Veruggio
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Ma non sempre il benessere collettivo si accorda con l’esercizio della libertà personale: se un veicolo a guida autonoma potrà garantire maggiore sicurezza stradale di un essere umano al volante, sarà ancora moralmente accettabile concedere a un umano di guidare l’automobile? E poiché maggiore sicurezza stradale non significa azzeramento completo del rischio di incidenti, che cosa dovrà fare un veicolo autonomo nel caso di una collisione? Dovrà cercare di minimizzare imparzialmente i danni per tutti – pedoni o passeggeri di tutti i veicoli coinvolti nell’incidente – oppure dovrà privilegiare la protezione dei propri passeggeri? In campo militare, le armi autonome possono attaccare obiettivi bellici legittimi senza richiedere l’approvazione di un operatore umano, ma potrebbero colpire dei civili estranei al conflitto. Di chi è la responsabilità? E se venisse attaccato per errore un bersaglio di una nazione non belligerante, quali potrebbero essere le conseguenze sulla pace nel mondo? In definitiva, quali decisioni e azioni che incidono sul benessere fisico e sui diritti delle persone possono essere affidate all’autonomia operativa di una macchina e quali responsabilità devono rimanere in capo agli esseri umani? Che peso dare alle limitazioni che affliggono la nostra capacità di spiegare e prevedere il comportamento di robot in grado di apprendere dall’esperienza e interagire con altri sistemi informatici e robotici? Ecco gli interrogativi etici affrontati in questo libro, insieme ai dilemmi morali e ai problemi di scelta collettiva che essi generano.


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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Industry 4.0, ELSA in Industrial Robotics https://www.datamanager.it/2020/10/industry-4-0-elsa-in-industrial-robotics/ Tue, 13 Oct 2020 12:27:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=202621 Uomini e robot che interagiscono fisicamente in uno spazio di lavoro comune. Ma quali sono i requisiti per una buona progettazione di cobot? L’efficienza e l’instancabilità dei robot bilanciano la fragilità umana, mentre la flessibilità e l’intelligenza umana compensano la mancanza di comprensione dei robot Il professore Alan Winfield e il dottore Matthew Studley del […]

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Uomini e robot che interagiscono fisicamente in uno spazio di lavoro comune. Ma quali sono i requisiti per una buona progettazione di cobot? L’efficienza e l’instancabilità dei robot bilanciano la fragilità umana, mentre la flessibilità e l’intelligenza umana compensano la mancanza di comprensione dei robot

Il professore Alan Winfield e il dottore Matthew Studley del Bristol Robotics Laboratory (University of the West of England, Bristol, UK), hanno pubblicato una interessante e completa review, per la rivista Current Robotics Reports di Springer, sugli aspetti etici, legali e sociali della robotica industriale.

Come tutti sanno, l’industria sta cambiando e le tecnologie convergenti consentono una quarta rivoluzione industriale, in cui si prevede che i robot lavoreranno a fianco degli umani. In questo contesto, la review ha analizzato come il settore della ricerca, attraverso progetti, studi e pubblicazioni, stia affrontando gli aspetti etici, legali e sociali (ELS) dei nuovi robot applicati all’industria.

Gli autori si sono concentrati sulla comprensione dell’industria come produzione di beni materiali, cioè la fabbricazione, includendo gli effetti della robotica sul mondo del lavoro, con un focus principalmente europeo, perché è qui che il nuovo paradigma è emerso per la prima volta. ll GDPR ha dimostrato che la legislazione dell’UE può avere una portata globale.


#Industry40 Quali sono i requisiti per una buona progettazione di #cobot ?@Veruggio
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La review riporta un numero crescente di studi sulla necessità di identificare una metodologia che definisca i requisiti di una buona progettazione di cobot per la collaborazione con umani. In questa visione, l’efficienza e l’instancabilità dei robot bilanciano la fragilità umana, mentre la flessibilità e l’intelligenza umana compensano la mancanza di comprensione dei robot. Questa collaborazione rimuove necessariamente la separazione tra uomo e robot, ed ecco perché la review indica un alto numero di studi e ricerche sulla prevenzione dei rischi, come dimostra una breve, e non esaustiva, raccolta dei progetti in corso nell’UE:

  • dy si concentra sulla previsione delle azioni del partner umano di un cobot per promuovere un co-lavoro sicuro ed efficiente.
  • Co4Robots ha come obiettivo di sviluppare una pianificazione dei compiti decentralizzata, in tempo reale e automatizzata per sistemi semi-autonomi con agenti collaboranti, inclusi gli esseri umani, i manipolatori fissi e le piattaforme robotiche mobili.
  • CoLLaboratE esplora una nuova forma di co-lavoro in cui i compiti di assemblaggio sono automaticamente condivisi tra esseri umani e robot.
  • SHERLOCK sviluppa applicazioni HRC (Human-Robot Cooperation) con robot sicuri, capaci di previsione delle intenzioni umane e di azioni basate sulla comprensione del contesto operativo.
  • COVR mira ad aumentare il volume dei cobot schierati affrontando i problemi di sicurezza, fornendo un toolkit per identificare e minimizzare i rischi rilevanti.
  • INCLUSIVE mira a migliorare la cooperazione uomo-robot attraverso la Human Robot Interaction (HRI) adattiva, con particolare attenzione a supportare le diverse capacità ed esigenze degli umani.

Come mostra questo breve elenco dei progetti europei, la robotica industriale collaborativa presenta gli stessi tipi di problemi che si incontrano nella robotica assistiva e di servizio: comprendere le istruzioni e i bisogni nonché prevedere e interpretare le intenzioni e le azioni future degli umani al fine di partecipare con un valore aggiunto in modo efficiente e sicuro nelle attività quotidiane.

I robot industriali sono più che manipolatori pre-programmati e l’industria è più della semplice produzione. La robotica industriale e di servizio stanno convergendo verso applicazioni collaborative che permetteranno un uso più diffuso dei robot. La conclusione e la raccomandazione della review riguardano il fatto che la crescente importanza della Human Robot Interaction (HRI) riduce la differenziazione tra la robotica industriale e altri settori della robotica, e che le principali sfide per innovare la collaborazione umani-robot sono soprattutto politiche ed economiche. Gli standard emergenti e i quadri giuridici possono essere impalcature di questo successo, ma è evidente che sottovalutare i problemi etici, legali e sociali potrebbe avere ripercussioni in grado di durare per generazioni.


Gianmarco Veruggio scienziato robotico – www.veruggio.it

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