Piero Bucci – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 05 Jun 2026 08:53:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Piero Bucci – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 AgentOps revolution https://www.datamanager.it/2026/06/agentops-revolution/ Tue, 09 Jun 2026 12:00:28 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252963 L’Agentic Software Engineering and Life Cycle (AI-SWENG) è la nuova ingegneria del software che sta cambiando in modo profondo il ciclo di vita del codice (requisiti, analisi, progettazione; sviluppo; test, deploy and delivery, manutenzione) con agenti capaci di generare codice e di pianificare, verificare, correggere e gestire autonomamente i processi. Il ciclo di vita diventa […]

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L’Agentic Software Engineering and Life Cycle (AI-SWENG) è la nuova ingegneria del software che sta cambiando in modo profondo il ciclo di vita del codice (requisiti, analisi, progettazione; sviluppo; test, deploy and delivery, manutenzione) con agenti capaci di generare codice e di pianificare, verificare, correggere e gestire autonomamente i processi.

Il ciclo di vita diventa quindi continuo, auto-correttivo e semi-autonomo. Si tratta di un nuovo modello in cui il DevOps si evolve in AgentOps e dove gli agenti non si limitano a suggerire o completare codice, ma diventano veri attori del processo: pianificano task, generano architetture, scrivono test, eseguono debug, propongono refactoring e monitorano la produzione. In pratica, si passa dallo “strumento” al “collaboratore operativo”.

Integrati nei workflow di sviluppo, gli agenti AI contribuiscono ad accelerare rilascio, manutenzione e qualità del software, migliorando al tempo stesso affidabilità e sicurezza. Nel debugging, in particolare, gli agenti analizzano stack trace, propongono fix, verificano regressioni. Nella manutenzione, poi, l’impatto è enorme: gli agenti possono monitorare anomalie, aggiornare dipendenze, refactorizzare codice legacy, proporre miglioramenti.

Il risultato è un software adattivo e auto-evolutivo, un vero “living system” capace di progettarsi, testarsi e ottimizzarsi continuamente. Da un punto di vista teorico, l’AI-SWENG supera il paradigma della computazione isolata per evolvere verso sistemi multi-agente autonomi e cooperativi.

La competenza più importante in questo nuovo modello si sposta progressivamente dalla sola scrittura del codice alla progettazione di sistemi, alla definizione di regole operative e all’orchestrazione degl agenti. In altre parole, l’ingegneria del software diventa ingegneria dell’autonomia dei sistemi. Emergono nuovi ruoli legati alla governance degli agenti AI e al controllo dei processi software.

In questo scenario, gli esperti di dominio acquistano ancora più valore, perché la conoscenza dei processi resta decisiva anche nell’era degli agenti AI. Cambia però la struttura stessa dei team di sviluppo: meno attività ripetitive, più architettura, supervisione e orchestrazione intelligente, con effetti destinati a ridisegnare produttività, organizzazione del lavoro e mercato delle competenze.

L’AI-SWENG spinge verso organizzazioni del software fondate su team ridotti ma estremamente produttivi, ridefinendo il peso delle competenze junior all’interno della filiera dello sviluppo. Cambia anche il modello economico. Le aziende della filiera non venderanno più codice o progetti, ma sistemi che si evolvono, piattaforme intelligenti e agenti proprietari.

L’AI-SWENG produce, quindi, una trasformazione più simile a una rivoluzione industriale che a un semplice cambiamento tecnologico, in cui muta la divisione del lavoro con forme decisionali e di coordinamento nuove, con impatto sui ruoli e sui tempi e, quindi, con pesanti ripercussioni economiche.

Questa rivoluzione introduce anche nuove aree di rischio: minore trasparenza del codice generato, dipendenza dagli AI model, complessità emergente. Crescono inoltre le sfide legate alla governance della sicurezza, alla proprietà intellettuale e all’impatto occupazionale.

La posta in gioco non è soltanto l’evoluzione dell’ingegneria del software, ma la ridefinizione degli equilibri industriali e tecnologici. Per aziende e paesi si apre una sfida senza precedenti: costruire indipendenza su piattaforme, dati, modelli e infrastrutture critiche.

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L’innovazione non è neutra https://www.datamanager.it/2026/03/linnovazione-non-e-neutra/ Tue, 10 Mar 2026 11:00:24 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251163 “La libertà di disporre della tecnica, che ne è il presupposto; la credenza che esistano porzioni del nostro mondo che non sono altro che mezzi, a cui si possono assegnare ad libitum scopi buoni, sono pure illusioni. Radio e televisione stesse sono realtà; e realtà che ci plasmano. E questo dato di fatto, che ci […]

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“La libertà di disporre della tecnica, che ne è il presupposto; la credenza che esistano porzioni del nostro mondo che non sono altro che mezzi, a cui si possono assegnare ad libitum scopi buoni, sono pure illusioni. Radio e televisione stesse sono realtà; e realtà che ci plasmano. E questo dato di fatto, che ci plasmano, qualunque sia lo scopo al quale le impieghiamo, non viene eliminato soltanto perché noi le degradiamo verbalmente a mezzi”.

Parola di Günther Anders, nel famoso “L’uomo è antiquato”, pubblicato nel 1956. Ma cosa direbbe oggi il filosofo allievo di Husserl e voce scomoda del secondo dopoguerra a proposito del dibattito attuale sull’intelligenza artificiale? Se negli anni 50 del secolo scorso già la radio e la tv rappresentavano fattori di forte cambiamento, come dobbiamo considerare oggi l’AI? La verità – come dice Günther – è che “lo scindere grossolanamente la vita in mezzi e scopi non ha nulla a che vedere con la realtà quando si tratta della ‘“totalità” della vita nel suo insieme”.

È l’eterno problema della tecnica che – lo si voglia o no – da sempre, ha una parte rilevantissima sulla nostra esistenza. Dello stesso avviso è l’esperto di management James Muldoon che, con il suo recente “Love Machines” (Faber & Faber, 2026), sostiene che l’AI può influenzarci e manipolarci pesantemente. Yuval Noah Harari, storico e filosofo israeliano, sostiene addirittura che l’AI rappresenta la più grande rivoluzione antropologica della storia, con il potenziale di trasformare il nostro modo di essere e di agire. Seguendo tali suggestioni, taluni arrivano addirittura a ipotizzare sistemi di “digital authoritarianism”.

Prendiamo la burocrazia digitale, che è cosa diversa da quella tradizionale. Nel modello classico, regole, protocolli e procedure devono essere interiorizzati da funzionari e dirigenti: qualcuno li applica, li interpreta, se necessario li spiega. La responsabilità è umana e visibile. Con l’AI il meccanismo cambia radicalmente. Gli algoritmi possono concedere o negare un diritto, un accesso, un servizio in modo automatico, senza che chi subisce la decisione abbia accesso ai criteri che l’hanno generata. E spesso nemmeno chi gestisce il sistema è in grado di spiegarla in modo comprensibile. Di contro, al grande pubblico l’AI viene presentata come strabiliante panacea per risolvere qualsiasi problema. Non occorre più spiegare le capacità e le funzionalità dei sistemi: basta usare l’aggettivo “intelligente” per fargli assumere un carattere taumaturgico.

Quindi è legittimo chiedersi: come potremo garantire che l’AI sia usata in modo responsabile, controllato ed etico? Come gestire gli inevitabili errori insiti in ogni sistema?

Con l’AI Act, l’Europa ha adottato un approccio che va proprio in questa direzione per consentire la competitività responsabile, accrescere la fiducia degli utenti e, in ultima analisi, facilitare la più ampia diffusione dell’AI. Ne dovremmo andare fieri. Alle accuse di essere un freno all’innovazione dovremmo invece rivendicare un modello diverso, in cui la competitività non cancella le garanzie ma le integra.

L’AI deve essere un modo per aumentare il benessere delle persone, dell’economia e della società ed essere allo stesso tempo trasparente e interpretabile dagli umani che rimangono gli unici veri controllori e responsabili finali. Per questo avrebbe più senso parlare di AI come augmented intelligence: un’intelligenza aumentata e realmente umano-centrica, non un sostituto opaco del giudizio umano. La tecnologia potenzia, assiste, accelera ma non surroga la responsabilità. La lezione di Günther Anders resta attuale: «Quali che siano i benefici che la tecnica può apportare all’umanità, nulla può giustificare che si mettano a rischio i valori fondanti e la tutela delle libertà e dei diritti».

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Insurance as a Platform, dal codice alla fiducia https://www.datamanager.it/2025/09/insurance-as-a-platform-dal-codice-alla-fiducia/ Wed, 10 Sep 2025 10:00:18 +0000 https://www.datamanager.it/?p=246801 La rivoluzione API-first trasforma l’IT da funzione di supporto a leva strategica. Open insurance e smart risk riscrivono l’intero modello operativo: più efficienza, riduzione del time-to-market e customer experience su misura. La fiducia si progetta: trust-by-design La gestione del rischio non è più un esercizio di compliance, ma una leva strategica per garantire continuità, competitività […]

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La rivoluzione API-first trasforma l’IT da funzione di supporto a leva strategica. Open insurance e smart risk riscrivono l’intero modello operativo: più efficienza, riduzione del time-to-market e customer experience su misura. La fiducia si progetta: trust-by-design

La gestione del rischio non è più un esercizio di compliance, ma una leva strategica per garantire continuità, competitività e fiducia nel lungo periodo. CIO e CISO lo sanno bene: ransomware, interruzioni operative, crisi ambientali e instabilità geopolitica minacciano ogni giorno la business continuity. In questo scenario, il settore assicurativo sta vivendo una metamorfosi profonda. Da semplice “paga-sinistri”, si sta trasformando in un’infrastruttura digitale di prevenzione e resilienza, capace di inserirsi nei flussi operativi aziendali attraverso API, analytics predittivi e soluzioni embedded. In altre parole, l’assicurazione diventa un “chief risk officer”, sempre presente, sempre connesso, sempre più software-driven.

Questa evoluzione ridefinisce il perimetro tradizionale del risk management: non più un’attività a posteriori, ma un processo in tempo reale, alimentato dai dati, orchestrato da AI e integrato nei sistemi core dell’impresa. Le assicurazioni non solo rispondono ai rischi, ma iniziano ad anticiparli, automatizzarli, mitigarli – e persino monetizzarli – offrendo nuove modalità di protezione flessibile, scalabile e interfunzionale. Ma serve un nuovo framework per valutare, integrare e co-creare resilienza, dove i partner assicurativi diventano parte integrante della strategia digitale. Non si tratta più solo di proteggere il business, ma di disegnare un nuovo modello insieme a nuovi attori.

LA NUOVA CATENA DEL VALORE

L’intero sistema economico e produttivo, in questi ultimi anni, è stato investito da emergenze e cambiamenti senza precedenti. Il comparto assicurativo è tra i più sollecitati, anche per il suo ruolo fondamentale nella valutazione e gestione dei rischi. Come evidenzia il rapporto “FutureScape: Worldwide Insurance 2025 Top 10 Predictions” di IDC, il settore assicurativo globale si trova sotto pressione da più fronti: economico, normativo, tecnologico e operativo. Un contesto che impone un ripensamento profondo dei modelli di business e delle priorità strategiche. Le partnership tecnologiche strategiche e l’adozione di pratiche FinOps alimentate dall’intelligenza artificiale diventano leve decisive per una gestione più efficiente dei costi cloud. Allo stesso tempo, le nuove frontiere della copertura del rischio abilitate dall’AI ridisegnano il panorama assicurativo, accelerando una trasformazione in cui l’innovazione diventa il vero fattore distintivo di competitività. Sul fronte della domanda, l’inflazione ha eroso i risparmi discrezionali dei consumatori, spingendo verso un aumento dei riscatti e delle decadenze nelle polizze vita, con un conseguente incremento delle spese di liquidazione dei sinistri.

I conflitti geopolitici, la crisi energetica che ne è derivata e l’escalation delle minacce informatiche alimentano un clima di crescente incertezza e aggiungono ulteriori livelli di complessità allo scenario globale. Dai modelli pay-per-use, che rivoluzionano il modo di concepire le polizze, alle soluzioni digitali orientate alla sostenibilità, il settore sta ridisegnando il proprio volto. Non si tratta solo di innovare i prodotti, ma di ridefinire il valore stesso offerto ai clienti, costruendo un rapporto più dinamico e personalizzato. Dematerializzazione dei processi, integrazione dell’AI, mobile payments e piattaforme data-driven: le priorità di investimento del settore stanno evolvendo rapidamente, concentrandosi sulle tecnologie in grado di aumentare efficienza, scalabilità e personalizzazione. L’impatto di questa trasformazione coinvolge tutti i livelli della catena del valore. L’ulteriore conferma arriva dal presidente dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni – IVASS, Luigi Federico Signorini. Intervenuto all’assemblea annuale dell’ANIA, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, Signorini ha individuato due fronti strategici su cui le compagnie dovranno concentrare gli sforzi nei prossimi anni: cybersecurity e intelligenza artificiale.

Nella stessa occasione, Giovanni Liverani, presidente di ANIA, ha rilanciato con una proposta ambiziosa: un patto per un’Italia più protetta, e quindi più forte e competitiva, un’iniziativa che mira a rafforzare il ruolo del settore assicurativo nel contesto economico e sociale del Paese. Liverani ha anche invitato a superare lo stereotipo che ritrae le compagnie assicurative come entità esclusivamente orientate al profitto, sottolineando invece il loro crescente impegno nella mitigazione dei rischi sistemici.

Le tendenze evidenziate da IVASS e ANIA erano già emerse, durante l’ultima edizione della conferenza DIA Europe 2025, promossa dall’associazione europea DIA e svoltasi a Basilea a lo scorso marzo. Le compagnie assicurative non possono più limitarsi a essere meri indennizzatori a posteriori. Il loro ruolo si sta evolvendo rapidamente verso quello di gestori proattivi e intelligenti del rischio: partner strategici in grado di prevedere, mitigare e, sempre più spesso, prevenire l’impatto degli eventi avversi, grazie alla leva della tecnologia, dei dati e dell’intelligenza artificiale.


#DigitalInsurance API, AI e FinOps ridisegnano il perimetro competitivo del settore insurance
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SUPERAMENTO DELLE BARRIERE

Secondo gli esperti, la strategia di adozione dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) si concentra inizialmente sul superamento delle barriere operative, evolvendo da semplici casi d’uso interni, orientati alla produttività, verso implementazioni multimodali e multidipartimentali. In una seconda fase, il focus si sposta sull’accelerazione dell’adozione su larga scala, con lo sviluppo di soluzioni scalabili supportate da processi decisionali coerenti e trasparenti e da pratiche standardizzate a livello organizzativo. Questo approccio richiede architetture ecosistemiche, basate su piattaforme collaborative multi-partner, in grado di generare dati e modelli riutilizzabili. Fondamentale sarà anche l’investimento in infrastrutture tecnologiche adeguate allo scopo e l’adozione di modelli di governance unificati dell’AI.

Secondo IDC, entro il 2026 il 30% delle compagnie assicurative raggiungerà un tasso di successo superiore all’80% nelle proprie iniziative di GenAI, grazie alla nomina di un orchestratore dell’intelligenza artificiale incaricato di abbattere i silos organizzativi. Sempre secondo IDC, il 97% delle compagnie globali subirà un impatto trasformativo – se non dirompente – sui propri modelli operativi e sul posizionamento competitivo entro la fine del 2026.

Il cambiamento è già in atto: molte assicurazioni hanno avviato numerosi proof of concept (POC) legati alla GenAI e ora cercano di passare a strategie integrate e scalabili. Tuttavia, per evitare di restare intrappolate nella “Death Valley” dei POC, è necessario superare le barriere strategiche e organizzative, come la mancanza di collaborazione interfunzionale e il disallineamento tra i vari dipartimenti. Negli ultimi mesi, i CIO hanno dato impulso a una nuova fase definita da IDC come “GenAI scramble”: una corsa alla definizione di strategie coese, in grado di integrare la GenAI con altre tecnologie avanzate, gettando così le basi per un’intelligenza artificiale davvero abilitante per il business.

NUOVI MODELLI DI BUSINESS

L’evoluzione si accompagna a un cambiamento radicale negli stili di consumo e nei modelli di business, richiedendo attenzione crescente a compliance, governo del rischio e della resilienza digitale. Secondo le previsioni di IDC la metà delle interazioni tra assicuratori e assicurati avverrà in tempo reale tramite strumenti self-service digitali, aumentando il coinvolgimento conversazionale su tutti i canali e migliorando la soddisfazione del cliente. Nel settore assicurativo, i canali digitali hanno rapidamente guadagnato popolarità, riflettendo i cambiamenti nel comportamento generale dei consumatori. In particolare, gli aggregatori digitali di terze parti, come i siti web di comparazione prezzi e i marketplace digitali, sono sempre più popolari per le assicurazioni vita e danni individuali e offrono ai consumatori un metodo semplice per confrontare polizze e prezzi. Inoltre, la GenAI migliora il coinvolgimento conversazionale e le capacità di comprensione del linguaggio naturale degli strumenti digitali.

Le piattaforme self-service basate sull’AI, come chatbot e assistenti virtuali, sono in grado di fornire consulenza personalizzata ed empatica, gestendo richieste complesse in tempo reale. Entro il 2027, secondo IDC, il 65% delle compagnie assicurative globali adotterà soluzioni di modernizzazione del codice legacy basate sull’intelligenza artificiale, integrando infrastrutture cloud certificate secondo criteri di sostenibilità ambientale. Le compagnie assicurative sono chiamate a una crescente trasparenza sulle performance ESG, soprattutto per quanto riguarda la progettazione di prodotti e servizi orientati alla sostenibilità. Integrare criteri ambientali, sociali e di governance nella strategia di offerta non è più solo un imperativo etico: significa anche aprire nuove fonti di ricavo, intercettare segmenti di clientela più diversificati e rafforzare il posizionamento del brand.

Le assicurazioni si stanno anche rendendo conto che le iniziative di decarbonizzazione possono avere un impatto significativo sulla redditività a breve termine, riducendo i costi e, quindi, stanno adottando pratiche come l’adozione di flotte di veicoli ecologici, la promozione della mobilità condivisa, la transizione verso operazioni senza carta e la gestione di strutture ecocompatibili. IDC prevede che la sinergia tra sostenibilità ed efficienza dei costi continuerà a guadagnare slancio man mano che le organizzazioni accelerano le loro iniziative ambientali in risposta alle recenti normative e standard ESG.


#DigitalInsurance FinOps AI-powered: 8 compagnie su 10 non capitalizzano gli investimenti cloud #IDC
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EMBEDDED PROTECTION

Un’altra sfida chiave è rappresentata dal nuovo impianto normativo europeo sulla resilienza operativa digitale. Dal 17 gennaio 2025 è in vigore il regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act), che introduce requisiti stringenti per la gestione dei rischi informatici nel settore finanziario e assicurativo. Le novità non sono trascurabili: si va dalla gestione strutturata degli incidenti alla protezione contro i rischi derivanti da terze parti, fino all’obbligo di effettuare test di resilienza operativa almeno ogni tre anni, simulando attacchi cyber reali. Gli incidenti devono essere classificati secondo criteri standardizzati e, se ritenuti gravi, notificati alle autorità competenti entro scadenze precise. Il regolamento impone inoltre un quadro di riferimento omogeneo per tutti gli attori del sistema – dalle istituzioni finanziarie ai fornitori di servizi ICT critici – che saranno soggetti a sorveglianza diretta da parte delle autorità di vigilanza.

DORA estende e rafforza la responsabilità operativa delle imprese anche nella gestione dell’intera catena di fornitura. I rapporti con i partner e le terze parti dovranno essere regolati da ruoli e responsabilità ben definiti, con particolare attenzione alla tracciabilità delle attività e alla gestione dei flussi tra i diversi anelli del valore. In uno scenario di mercato sempre più interdipendente, la compliance diventa un pilastro per garantire affidabilità, continuità e sicurezza del business. Inoltre, proteggere i dati sensibili dei clienti – dalle informazioni personali ai dati finanziari e sanitari – è fondamentale non solo per evitare perdite economiche e sanzioni regolamentari, ma per mantenere la fiducia. Tuttavia, la sicurezza non può essere delegata esclusivamente alle tecnologie. Serve una cultura aziendale orientata alla cybersecurity, con formazione continua e responsabilizzazione di ogni funzione, e una governance trasparente che coinvolga CISO, CIO e linee di business. La sfida è trasformare la sicurezza in un abilitatore di business digitale, garantendo un equilibrio sostenibile tra innovazione, compliance e protezione.

L’open insurance introduce un modello di condivisione sicura e controllata dei dati tra compagnie, partner e clienti attraverso API aperte. Questo paradigma trasforma radicalmente la catena del valore assicurativo, favorendo l’innovazione dei prodotti, la personalizzazione delle offerte e l’integrazione fluida con servizi di mercati adiacenti come la mobilità, la salute o la smart home. Un approccio API-first implica che l’infrastruttura IT di una compagnia assicurativa sia progettata fin dall’inizio per essere aperta, modulare e interoperabile, con API che consentono una comunicazione fluida tra sistemi interni ed esterni. In sostanza, i servizi assicurativi diventano componenti digitali riutilizzabili, facilmente integrabili in piattaforme, app, marketplace o servizi di terze parti.

Per i CIO e i CISO, l’open insurance rappresenta sia un’opportunità che una sfida. Da un lato, permette di accelerare l’accesso a dati preziosi e di ampliare i canali distributivi, sviluppando ecosistemi digitali collaborativi e incrementando l’agilità nel rispondere ai bisogni dei clienti. Dall’altro, impone requisiti stringenti in termini di sicurezza, privacy e governance dei dati, obbligando a implementare infrastrutture scalabili e resilienti, in grado di garantire interoperabilità, tracciabilità e conformità normativa. La governance dell’open insurance deve includere policy rigorose per l’autenticazione, la gestione delle autorizzazioni e la protezione contro le frodi digitali, integrando tecnologie come l’identità digitale decentralizzata e la blockchain per assicurare trasparenza e fiducia nel flusso dati. Inoltre, il dialogo costante con i regolatori è cruciale per definire standard condivisi e mitigare i rischi reputazionali e operativi.


#DigitalInsurance ROI: +25% per chi integra l’intelligenza artificiale nei processi FinOps #IDC
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AI-POWERED FINOPS

Il rapporto IDC mostra che otto compagnie su dieci non sono ancora in grado di ottenere il pieno valore dai propri investimenti nel cloud, rendendo le strategie FinOps un imperativo. A frenare il ritorno strategico è l’impasse della “fase intermedia” della trasformazione digitale: un territorio complesso e frammentato, in cui l’elevata dispersione tecnologica limita la capacità di generare efficienza, agilità e risultati tangibili. Un dato è emblematico: il 52% delle organizzazioni assicurative ammette di sprecare o sottoutilizzare tra il 16% e il 50% della propria spesa cloud. Il settore è ora chiamato a compiere un salto di maturità, passando da una logica di adozione tecnologica a una cultura della valorizzazione e accountability operativa.

Mentre l’adozione del cloud procede a ritmi sostenuti, i meccanismi di governance e controllo faticano a tenere il passo. Il risultato è un crescente disallineamento tra investimenti infrastrutturali e capacità di governo strategico, con implicazioni dirette su costi, performance e sicurezza. In assenza di una visione integrata e di pratiche FinOps, molte organizzazioni rischiano di compromettere il ritorno atteso dalla trasformazione digitale. È qui che di nuovo l’AI può aumentare la probabilità di raggiungere l’obiettivo.

Le organizzazioni con funzionalità FinOps mature possono disporre di un’intelligenza più approfondita su tutti i loro stack IT per prendere decisioni proattive. Oltre a utilizzare l’AI predittiva e interpretativa, le organizzazioni possono sfruttare l’AI generativa per creare dashboard personalizzate con metriche rilevanti per ogni stakeholder. L’integrazione di FinOps con l’AI può portare a risparmi tattici costanti sui costi e aiutare l’IT a contribuire efficacemente agli obiettivi di sostenibilità organizzativa più ampi, integrando operazioni ottimizzate e strategie DevOps. AI e GenAI sono destinate a diventare leve strategiche nella modernizzazione dei sistemi legacy. Offrono strumenti potenti per velocizzare la generazione del codice, automatizzare il debug e ottimizzare la creazione dei casi di test. Il risultato? Processi di sviluppo più rapidi, efficienti e sostenibili. Queste strategie non solo miglioreranno l’efficienza operativa e la sostenibilità, ma garantiranno anche la conformità alle normative e allineeranno le operazioni IT a obiettivi di sostenibilità. Secondo IDC, entro il 2027 le compagnie che riusciranno a integrare l’AI nei processi FinOps potranno ottenere fino al 25% di valore aggiunto dai propri investimenti.


#DigitalInsurance L’open insurance trasforma la filiera: API, dati condivisi e modelli embedded #IDC
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I DATI COME BASE

I fattori di successo condividono oggi tre caratteristiche chiave: mettere i dati al centro dell’innovazione per guidare decisioni e prodotti, ridefinire profondamente la catena del valore sfruttando la tecnologia per aumentare agilità ed efficienza, e trasformare radicalmente la relazione con il cliente, rendendola più fluida, personalizzata e digitale. Per cogliere appieno le opportunità offerte dall’AI e dalla trasformazione digitale, le compagnie assicurative stanno adottando architetture data-driven in tempo reale, progettate per raccogliere e analizzare costantemente tutte le informazioni rilevanti su clienti, stakeholder e tutti gli aspetti del business, consentendo decisioni rapide a ogni livello dell’organizzazione.

In molti casi gli operatori prevedono l’integrazione con partner specializzati, grazie ai quali è possibile gestire l’operatività del business a distanza con il trasferimento di denaro all’interno della piattaforma multicanale, minimizzando i tempi e consentendo il lancio tempestivo di nuove linee di offerta. La disponibilità di informazioni dettagliate sui singoli clienti, inclusa la loro propensione personale al rischio, apre la strada a offerte di servizi altamente personalizzati e mirati. L’impiego dell’AI consente un significativo miglioramento dell’efficienza operativa, potenziando la qualità dei servizi e riducendo drasticamente gli effetti negativi delle asimmetrie informative.

Nasce così una nuova realtà di business, in cui la data-driven company sfrutta informazioni generate, per esempio, da sensori installati nelle abitazioni o a bordo delle automobili per anticipare problemi, supportare il cliente nelle sue attività quotidiane e proporre soluzioni su misura per le sue esigenze. La crescente digitalizzazione delle abitudini di consumo genera sia nuove opportunità sia rischi che richiedono iniziative mirate. Le compagnie tradizionali percepiscono la maggiore competizione con i nuovi attori digitali, che si caratterizzano per processi agili, veloci ed efficienti e modelli di business innovativi basati su AI e advanced analytics e su offerte flessibili, dinamiche e indirizzate a nuovi ambiti ed esigenze.

Il primo passo è rispondere alla concorrenza rafforzando il rapporto con i clienti tramite esperienze personalizzate, comunicazioni di valore e customer journey integrati e fluidi. Per la maggioranza delle aziende del settore attrarre e trattenere i clienti è la principale priorità. A questa segue la creazione di nuovi prodotti e servizi e l’espansione in nuovi segmenti di mercato. Per competere nel nuovo mercato, caratterizzato da una velocità sempre maggiore, l’efficientamento e la semplificazione dei processi interni spicca come un’altra priorità irrinunciabile. Anche in questo caso, la stragrande maggioranza delle aziende si focalizza sulla semplificazione dei processi e sulla riduzione dei costi operativi per innovare la propria proposizione e offrire un’esperienza di maggior valore ai clienti e ai partner di canale (agenti, broker), senza rinunciare alla possibilità di migliorare le proprie performance di business. Per cogliere appieno le opportunità offerte dalla trasformazione digitale, le aziende stanno adottando architetture da “data-driven enterprise” capaci di raccogliere e analizzare in tempo reale tutte le informazioni rilevanti. In questo contesto, l’AI emerge come leva strategica per introdurre nuovi modi di lavorare più agili e collaborativi, favorendo la condivisione dei dati e una proattività senza precedenti.


#DigitalInsurance La CX al centro: la vera battaglia è sull’esperienza, non sul prezzo
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Il cliente – sia esso impresa o famiglia – ha oggi aspettative elevate e non esita a migrare verso la concorrenza, che spesso comprende anche player non tradizionali. L’innovazione diventa così un requisito irrinunciabile per rendere l’interazione più semplice, trasparente e conveniente, in un’ottica win-win. La priorità è chiara: mettere la customer experience al centro, offrendo sempre la libertà di scelta e il controllo sul canale preferito, garantendo un’interazione personalizzata e coerente, con un’esperienza uniforme e un’informazione integrata su ogni touchpoint.

Parallelamente, cresce l’urgenza per le compagnie assicurative di stringere partnership strategiche con Insurtech specializzate, vere acceleratrici dell’innovazione in prodotti e servizi. Queste collaborazioni permettono alle realtà tradizionali di integrare tecnologie avanzate, automatizzare processi, personalizzare l’esperienza cliente e aprirsi a nuovi canali distributivi, come la vendita embedded o piattaforme digitali. Le Insurtech apportano soluzioni innovative per la gestione polizze, valutazione del rischio, prevenzione frodi e gestione sinistri, spesso con automazioni che riducono tempi e costi. Un caso concreto è Generali, che ha avviato numerose partnership per digitalizzare la vendita e sviluppare nuovi prodotti assicurativi. Tuttavia, non mancano le sfide: integrare sistemi tecnologici diversi, gestire i dati e garantire la sicurezza informatica secondo le regole di DORA richiede rigore e attenzione. Ma le opportunità superano le difficoltà: sfruttare al meglio l’ecosistema Insurtech permette di migliorare l’efficienza operativa e offrire ai clienti soluzioni sempre più competitive e su misura.

L’AGENZIA IBRIDA

Le polizze assicurative spesso richiedono spiegazioni dettagliate e consulenze personalizzate, ambiti in cui gli attuali strumenti digitali faticano a garantire rapidità e chiarezza. Di conseguenza, molti consumatori preferiscono ancora rivolgersi agli agenti, soprattutto nei settori finanziari e assicurativi più complessi, dove l’automazione totale resta una sfida. La fiducia verso le istituzioni tradizionali si conferma solida, e i clienti cercano attori ben radicati, con una presenza integrata sia fisica sia digitale, in un’ottica omnicanale. L’agenzia tradizionale non scompare, ma si trasforma: da mero esecutore di operazioni standard a centro di consulenza qualificata. Anche se i servizi basati su AI rappresentano il futuro, il vero successo risiede nell’armonizzazione completa di tutti i canali, digitali e fisici. In questo percorso, l’agente evolve in “brand ambassador” che sfrutta sia le tecnologie digitali sia le capacità relazionali per offrire servizi ad alto valore aggiunto.

Siamo anche qui di fronte a una evoluzione radicale: la cosiddetta “agenzia ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. L’obiettivo strategico è integrare le operazioni tradizionali, online e standard offrendo al cliente un’accoglienza personalizzata. Dalla ‘vecchia agenzia’ si deve in sostanza recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza del digitale e dell’AI, è possibile costruire una relazione più solida con il cliente e servizi a valore più vantaggiosi. Insomma, la tecnologia digitale deve essere, in ultima analisi, un’arma a favore del cliente e non contro.


#DigitalInsurance Embedded, phygital, data-driven: il cliente è ovunque. E si aspetta tutto
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DAL PRODOTTO AL SISTEMA

L’orizzonte che ogni compagnia assicurativa si trova ad affrontare è quello di operare con efficienza in un mercato nuovo, digitale, automatizzato e sempre più competitivo. L’intelligenza artificiale apre le porte a un modello di business innovativo che coinvolge trasversalmente l’intera azienda, sia sul fronte dell’offerta che della domanda. Grazie all’AI, le assicurazioni possono connettere e integrare in modo intelligente i propri servizi con quelli di mercati adiacenti, ampliando la relazione con i clienti e offrendo una customer experience “open insurance” di respiro globale, capace di integrarsi con quella di altre industrie complementari. In questo nuovo scenario, i servizi assicurativi seguono il cliente in tempo reale, su ogni canale e in ogni situazione, trasformando profondamente l’approccio tradizionale. Per cogliere queste opportunità, è però necessario avviare all’interno dell’azienda un processo di trasformazione innovativo, partecipato e collaborativo, che punti con decisione verso l’adozione dell’AI e del digitale, strumenti fondamentali per affrontare le sfide del contesto economico attuale.

Al tempo stesso, è necessario governare questo cambiamento in modo human-centred, soprattutto in un settore delicato come quello assicurativo, dove le implicazioni sociali e etiche sono cruciali. Contemporaneamente, serve un impegno strutturato e strategico a livello sistemico e di politica industriale: l’unico modo per competere su scala globale e puntare alla leadership economica e geopolitica nel prossimo decennio.

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Geopolitica e AI, la sfida dell’Europa https://www.datamanager.it/2025/06/geopolitica-e-ai-la-sfida-delleuropa/ Tue, 10 Jun 2025 08:00:54 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245544 L’Europa lancia il Piano di Azione Continentale per la leadership. Con l’emergere dei recenti conflitti le tre maggiori potenze USA, Cina e Russia sembrano voler ridefinire gli equilibri e le aree di influenza del mondo intero in una sorta di Jalta 2.0. In questo nuovo contesto planetario in rapida trasformazione, l’Europa si trova al momento […]

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L’Europa lancia il Piano di Azione Continentale per la leadership. Con l’emergere dei recenti conflitti le tre maggiori potenze USA, Cina e Russia sembrano voler ridefinire gli equilibri e le aree di influenza del mondo intero in una sorta di Jalta 2.0.

In questo nuovo contesto planetario in rapida trasformazione, l’Europa si trova al momento incerta e isolata. Si parla di difesa europea come nuovo elemento strategico prioritario da attuare prima possibile per poter affrontare in sicurezza questo nuovo mondo instabile. La corsa all’AI, iniziata come competizione commerciale, è oggi una partita tra governi di grandi potenze e squadre di aziende schierate.

La storia, in effetti, ha già più volte dimostrato come la spesa in ricerca e innovazione – economica, industriale e militare – abbia sempre generato grandi aumenti di produttività, divenendo il primo fattore strategico. Quindi è questo che deve fare l’Europa: puntare sulla R&I e su obiettivi tecnologici dirompenti nel settore maggiormente critico dell’AI, ponendosi ambiziosamente alla pari con le altre grandi potenze e realizzando prodotti fortemente innovativi, interoperabili e sicuri, in grado di parlare con tutti gli altri sistemi (Net-Centric).

La Commissione europea, infatti, ha recentemente lanciato l’AI Continent Action Plan, con l’obiettivo di guidare l’UE verso una posizione di leadership e rilanciare l’autonomia tecnologica nel contesto geopolitico in una situazione di instabilità latente. Una ambiziosa iniziativa destinata a trasformare le industrie europee e il suo eccezionale bacino di talenti in potenti motori di innovazione e accelerazione per l’Europa. Il piano mira innanzitutto a rafforzare le capacità dell’UE attraverso azioni e politiche incentrate su cinque pilastri: 1) Infrastrutture di calcolo e AI su larga scala: le infrastrutture e il supercalcolo verranno rafforzati con una rete di AI factory e Gigafactory dotate di oltre 100mila chip di ultima generazione, destinate a supportare modelli avanzati per mantenere l’autonomia strategica; 2) Accesso a dati di alta qualità: per favorire lo sviluppo di algoritmi innovativi e robusti, verranno creati data lab che fungeranno da hub per la raccolta, la cura e la condivisione di Big Data eterogenei; 3) Adozione dell’AI nei settori strategici: per accelerare l’adozione dell’AI in ambito industriale e pubblico, verranno sinergicamente coinvolti gli European Digital Innovation Hubs (EDIH); 4) Competenze e talenti: verranno attivati nuovi programmi per attrarre ricercatori e professionisti di alto profilo, sia europei che provenienti da paesi terzi; 5) Semplificazione normativa e supporto attuativo: per facilitare l’attuazione del piano e rafforzare la fiducia degli investitori, verrà lanciato l’AI Act Service Desk, un punto di riferimento unico per le imprese che cercano assistenza normativa per la conformità nei confronti dell’AI Act.


#grandangolo L’Europa lancia il Piano di Azione Continentale per la #leadership
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Sull’AI Continent Action Plan sono state avviate due consultazioni pubbliche rivolte a tutti i soggetti europei interessati. Una terza consultazione sulla Data Union Strategy è stata avviata a maggio scorso ed è ancora in corso. Inoltre, la commissione ha organizzato una serie di dialoghi con l’industria e il settore pubblico per perfezionare l’implementazione del piano, proprio nel nuovo scenario geopolitico.

Le previsioni più avanzate sullo sviluppo futuro delle tecnologie ICT a livello globale – dalle nuove generazioni di AI ai sistemi di cybersecurity, dal computer quantistico ai laser evoluti, dalle tecnologie dello spazio ed alle mega-costellazioni satellitari, fino ai droni terrestri, aerei e marini avanzati – ne sottolineano l’importanza strategica. Non a caso, le principali potenze globali stanno a loro volta investendo massicciamente proprio in queste tecnologie, dimostrando la loro posizione di vantaggio nella nuova corsa alla sicurezza e alla supremazia tecnologica. Tale approccio multiforme vuole quindi rafforzare l’Europa, facendola entrare in gara nello scenario competitivo globale che si è appena aperto.

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I cinque “demoni” del business https://www.datamanager.it/2025/03/i-cinque-demoni-del-business/ Mon, 10 Mar 2025 09:30:11 +0000 https://www.datamanager.it/?p=243255 La transizione digitale è ormai lanciata e procede con il vento in poppa a livello nazionale e globale e, insieme a quella ambientale – al netto delle dichiarazioni del Presidente Trump – cambierà irreversibilmente il mondo come oggi lo conosciamo. Ed è solo l’inizio! Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, l’evoluzione sarà esponenziale e, quindi, una vera […]

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La transizione digitale è ormai lanciata e procede con il vento in poppa a livello nazionale e globale e, insieme a quella ambientale – al netto delle dichiarazioni del Presidente Trump – cambierà irreversibilmente il mondo come oggi lo conosciamo.

Ed è solo l’inizio! Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, l’evoluzione sarà esponenziale e, quindi, una vera e propria rivoluzione. A ben guardare, i principi di base, però, sono sempre quelli tipici del “futurismo” di un secolo fa: velocità, automazione, efficienza, compressione dello spazio e del tempo, immaterialità.

Questi principi sono stati mirabilmente illustrati nella magnifica mostra “Il tempo del Futurismo” messa in scena alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Come tutte le rivoluzioni scientifiche e industriali, anche questa, in ultima analisi, estende e potenzia le capacità e le azioni dell’uomo. Come sempre, il problema è sfruttare i vantaggi e, allo stesso tempo, contrastare le abilità e le derive negative.

Sì, perché, come abbiamo iniziato a vedere nell’ultimo decennio, la rivoluzione digitale e in prospettiva l’AI stanno favorendo e facilitando quelli che potremmo definire i “cinque demoni del business”.

Non è il caso di parlare, ovviamente, del malaffare, delle truffe e degli attacchi a fini di rapina, che lasciamo ad altre rubriche. Qui è opportuno riflettere brevemente su quei “demoni” che misureranno le imprese e i prodotti-servizi qualitativamente rilevanti da quelli “mordi e fuggi” o di scarsa qualità.


#grandangolo L’AI non è solo progresso, ma anche giudice. La rivoluzione digitale non fa sconti
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I cinque “demoni” sono i seguenti: 1) la pubblicità ingannevole e dilagante, secondo la logica del “marketing dell’interruzione”, che interrompe, senza alcun riguardo, l’attenzione del consumatore durante ogni sua attività; 2) le pratiche commerciali scorrette che possono ingannare o influenzare le scelte del consumatore, compromettendone la capacità di prendere decisioni consapevoli e informate; 3) le clausole vessatorie e unilaterali che attribuiscono a una sola parte diritti o vantaggi senza prevedere obblighi o reciprocità per l’altra; 4) l’obsolescenza indotta dei prodotti-servizi, con lo scopo di stimolare il consumo e il ricambio continuo; 5) l’asimmetria informativa e il bavaglio al consumatore-cittadino che determinano una situazione in cui l’offerta possiede più informazioni rilevanti rispetto al consumatore, talvolta non aggiornando i dati, oppure il primo impedisce o limita al secondo la comunicazione.

Se da una parte questi cinque “demoni” saranno notevolmente favoriti e potenziati dalla trasformazione digitale e dalla AI in particolare, dall’altra possono, però, consentire al consumatore-cittadino, magari attraverso authority e società specializzate, di verificare e smascherare chi, sia nel pubblico che nel privato, usa il digitale contro di lui e non a favore di entrambi. Ovviamente, in questo fenomeno, sono coinvolti tutti i settori economici, politici e sociali.

Chi deve difendere efficacemente il cittadino-consumatore da tali “demoni”? Una soluzione sarebbe dotare sia le authority che le società specializzate di una nuova metodologia, con indicatori specifici per certificare il business e il prodotto-servizio di qualità. Questo richiederebbe, però, la sostanziale estensione degli attuali standard a cominciare dall’ISO9000.

L’intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi un prezioso alleato nello smascherare comportamenti di scarsa qualità. Tuttavia, senza il contributo della razionalità umana, rischieremmo di precipitare in un caos incontrollato, una sorta di “Far West” tecnologico dove l’AI agirebbe senza supervisione. Se la tecnologia dovesse superare il controllo e la consapevolezza umana, rischieremmo di perdere il senso critico e la capacità di pensare in modo autonomo, trasformandoci in semplici esecutori.

di Piero Bucci

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Finance, l’AI ridefinisce gli investimenti https://www.datamanager.it/2024/06/finance-lai-ridefinisce-gli-investimenti/ Tue, 11 Jun 2024 08:35:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237906 L’intelligenza artificiale conquista l’industria dei servizi finanziari. Dalla valutazione dei rischi alla personalizzazione della relazione con il cliente, banche e assicurazioni abbracciano l’AI per migliorare l’efficienza operativa e l’intercanalità Le aziende della finanza, banche e assicurazioni in primo piano, stanno investendo in soluzioni di intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e offrire nuovi […]

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L’intelligenza artificiale conquista l’industria dei servizi finanziari. Dalla valutazione dei rischi alla personalizzazione della relazione con il cliente, banche e assicurazioni abbracciano l’AI per migliorare l’efficienza operativa e l’intercanalità

Le aziende della finanza, banche e assicurazioni in primo piano, stanno investendo in soluzioni di intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e offrire nuovi servizi ai clienti. L’AI, infatti, si sta rivelando come leva strategica per il settore, con il potenziale di trasformare radicalmente i servizi offerti, l’organizzazione e la stessa gestione del business. Le opportunità che si intravedono sono enormi ma, contemporaneamente, occorre analizzare anche le sfide da affrontare, le competenze necessarie e valutare i rischi etici e di discriminazione. «Ancora una volta, l’industria dei servizi finanziari dimostra una notevole resilienza, superando le aspettative globali» – afferma Davide Palanza, research manager di IDC Financial Insights Europe. «I leader del settore affrontano questo successo con un cauto ottimismo, consapevoli delle potenziali difficoltà economiche in arrivo. E nonostante queste incertezze, i fornitori di servizi finanziari rimangono fermi nella loro posizione contraria alla riduzione dei budget IT, riconoscendo la spesa digitale come un driver critico della crescita». Stando ai dati della guida Worldwide AI and Generative AI Spending di IDC, le opportunità offerte dai sistemi di intelligenza artificiale e di intelligenza artificiale generativa sono in continua espansione.

In particolare gli investimenti nei vari settori dei servizi finanziari sono destinati a crescere con un impressionante tasso annuo composto (CAGR) del 33% dal 2024 al 2027. La portata dell’AI generativa ha attirato notevole attenzione, generando discussioni in varie community aziendali. «L’AI generativa – sottolinea Palanza – funge da campanello d’allarme per i servizi finanziari affinché si rendano conto che l’AI non dovrebbe essere applicata solo a programmi incentrati sulla produttività, ma anche per stimolare ambiziose indagini sull’abbattimento del divario di penetrazione, promozione dell’innovazione a lungo termine e creazione di valore».

AGILITÀ E RESILIENZA

Secondo l’ultimo rapporto AI Path di IDC, le tre priorità principali per i servizi finanziari sono il miglioramento dell’esperienza del cliente, l’incremento dell’agilità aziendale e la garanzia della resilienza. «L’esperienza del cliente – spiega Palanza – rimane il focus primario. Grazie all’AI conversazionale, l’interazione viene notevolmente migliorata e i percorsi auto-orientati dei clienti vengono semplificati. Questo approccio promuove la cultura finanziaria e la consapevolezza del rischio attraverso tecniche empatiche nelle comunicazioni in uscita. Per esempio, questo rappresenta il principale ambito di investimento per la gestione e l’elaborazione dei sinistri».

L’agilità aziendale è un altro aspetto cruciale, con l’AI che non solo accelera l’automazione, ma offre anche opportunità per migliorare le esperienze dei dipendenti. L’automazione della strutturazione delle informazioni non strutturate e la creazione di basi di conoscenza apportano notevoli benefici a varie funzioni all’interno delle istituzioni finanziarie, riducendo i carichi amministrativi e semplificando la gestione delle informazioni provenienti da diverse fonti di dati. «Anche la resilienza aziendale rappresenta una priorità chiave – continua Palanza di IDC – specialmente mentre le organizzazioni dei servizi finanziari si affidano sempre più alla tecnologia per affrontare sfide operative, nuovi rischi e minacce». Inoltre, l’automazione della conformità regolamentare emerge come uno dei principali casi d’uso per i servizi finanziari che esplorano l’AI generativa, sfruttando le sue capacità per semplificare la segnalazione e migliorare l’intelligenza normativa. Questo significa adattare prontamente i framework di controllo e di rischio operativo in base ai nuovi quadri regolamentari.

«L’AI rimane quindi una priorità per molte istituzioni, ma alcune sono in ritardo nell’implementazione efficace e nel pieno sfruttamento del suo potenziale» – ammette Palanza. Secondo lo specialista di IDC, le ragioni sono diverse. In primo luogo, l’intero modello operativo dell’AI – comprese governance e gestione del rischio – richiede un adeguato pool di personale qualificato per una distribuzione tecnologica efficace. Attualmente, le istituzioni finanziarie stanno affrontando una ripida curva di apprendimento riguardo al funzionamento interno degli algoritmi di AI come il machine learning e l’elaborazione del linguaggio naturale. La mancanza di comprensione, test e spiegazione di queste funzionalità comporta seri rischi di non conformità e insoddisfazione del cliente.

In secondo luogo, riconoscendo il ruolo cruciale dei dati nell’implementazione dell’AI, le istituzioni finanziarie stanno sempre più dando priorità alla qualità e alla gestione di questi. Ciò comporta inevitabilmente la conduzione di audit e valutazioni regolari per identificare e mitigare i rischi di discriminazione come previsto dalle linee guida europee dell’AI Act. Questo include anche l’istituzione di ruoli specifici per la supervisione etica dell’AI, la progettazione di codici di condotta e l’espansione dei quadri di governance non solo dei dati, ma soprattutto dei modelli, per includere i rischi correlati.

Infine, la collaborazione con partner dell’ecosistema arricchisce le risorse di dati, consentendo alle istituzioni finanziarie di sfruttare dati esterni per ottenere insight potenziati. Tuttavia, entrare a far parte di modelli ecosistemici rappresenta la grande sfida per alcune organizzazioni poiché richiede l’adozione di modelli di business multilaterali, che comportano la condivisione di dati, anche competitivi, con capacità di autoregolamentazione e misurazione del valore. «Mentre l’industria dei servizi finanziari attraversa questa fase trasformativa – conclude Palanza – l’adozione dell’AI presenta opportunità per potenziare le capacità dei lavoratori della conoscenza, automatizzare la conformità e migliorare la conversazione in tempo reale. Sfruttando in modo responsabile l’AI, le istituzioni finanziarie possono gestire adeguatamente i rischi, sbloccando una crescita e un’innovazione senza precedenti nell’era digitale».


#banche #assicurazioni Le priorità nei piani d’investimento, l’AI cambia le regole del gioco
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L’INNOVAZIONE DEI SERVIZI

Sembra evidente che l’innovazione nei servizi assicurativi e bancari, basata sull’AI applicata a canali e prodotti, rappresenti la leva di business per la prossima evoluzione del settore. Coniugando tecnologie avanzate con sostenibilità e supporto alla crescita di imprese, famiglie e nuove generazioni, si sta passando da un modello in cui l’operatore finanziario sollecitava il cliente a un’offerta di soluzioni su misura, pensate in modo automatico e proattivo. Questo significa integrare progressivamente l’AI con la consulenza tradizionale per creare un’offerta rinnovata, focalizzata su una relazione personalizzata e di alta qualità con il cliente.

Il settore finanziario è quindi impegnato nella creazione di esperienze semplici, trasparenti e uniche, che sfruttino i principi del risk management proattivo e abilitino esperienze fluide e contestuali lungo tutto il customer journey. Per raggiungere questi obiettivi e rispondere alle aspettative del mercato, le assicurazioni e le banche devono necessariamente passare da un modello di business tradizionale e product-centric a un modello customer-centric, abilitato dalle tecnologie AI. Questo nuovo paradigma richiede un ripensamento del modo in cui si concepiscono e affrontano i problemi e le sfide, promosso non solo dal mercato e dalla tecnologia AI, ma anche dalle più recenti normative comunitarie e nazionali in tema di distribuzione di prodotti assicurativi e bancari e dalle loro implicazioni sulle dinamiche competitive e operative del settore.

In particolare, la direttiva europea sulla distribuzione assicurativa (UE – 2016/97), conosciuta come direttiva IDD (Insurance distribution directive), ha diversi obiettivi, soprattutto riguardanti la tutela dei consumatori. Questa direttiva semplifica la gestione e rende più efficienti le registrazioni obbligatorie, rafforza la vigilanza su imprese e intermediari, e uniforma l’ordinamento europeo. I principali obiettivi della norma sono: 1) tutelare il cliente semplificando e standardizzando le informazioni; 2) imporre regole più severe per gli intermediari; 3) potenziare le sanzioni con tempi più rapidi; 4) armonizzare le leggi e i regolamenti nazionali; 5) garantire che i prodotti assicurativi evolvano in linea con le esigenze dei consumatori. Inoltre, è importante considerare anche il recente regolamento europeo relativo alla resilienza operativa digitale (DORA), che fornisce un framework chiaro di uniformità per enti finanziari e fornitori di servizi informatici critici, ponendoli sotto la supervisione degli enti di controllo del settore.

DORA amplia il perimetro dei soggetti rispetto ai quali i soggetti finanziari devono disciplinare adeguatamente i propri rapporti. La gestione dei partner e delle terze parti deve basarsi su chiari ruoli e responsabilità nella gestione dei processi e delle attività lungo la catena del valore. Le aziende del settore finanziario devono anche elaborare una tassonomia delle forniture e svolgere adeguati controlli sui fornitori. Le norme europee stanno trasformando radicalmente l’industria finanziaria, spingendo verso una digitalizzazione dirompente e cambiando le esigenze e le abitudini di clienti e operatori, costringendo questi ultimi ad aprirsi a collaborazioni con un ecosistema di startup e attori complementari, anche non finanziari. Negli ultimi anni, l’accelerazione in questa direzione è stata notevole: se il fintech e l’insurtech erano considerate opportunità, ora sono diventate necessità imprescindibili per l’efficienza del sistema.

In Italia, l’ecosistema si muove con decisione, tra accordi e collaborazioni, per garantire al cliente un’esperienza di qualità, con velocità di risposta e facilità di interazione con servizi integrati e personalizzati. Per le aziende finanziarie, le startup e i nuovi attori innovativi non rappresentano solo competitor, ma soggetti con cui creare sinergie importanti. L’ecosistema delle startup fintech e insurtech è florido e capace di offrire servizi innovativi a tutto il sistema economico, contribuendo a una trasformazione significativa del settore.


#banche #assicurazioni Architetture real-time data-driven per mettere i dati al centro del business
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I DATI COME BASE

I fattori di successo della trasformazione dell’ecosistema finanziario condividono alcune caratteristiche chiave: i dati al centro dell’innovazione, la ridefinizione della catena del valore e il cambiamento significativo nella relazione con il cliente. Per sfruttare appieno le opportunità offerte dall’AI, banche e assicurazioni stanno adottando architetture real-time data-driven che raccolgono e valutano in tempo reale tutte le informazioni rilevanti su clienti, stakeholder e vari elementi del business, permettendo decisioni adeguate a tutti i livelli.

Dematerializzazione, automazione dei processi operativi, intercanalità e nuovi sistemi di pagamento mobile sono le priorità nei piani d’investimento. In molti casi, gli operatori prevedono l’integrazione con partner specializzati per gestire l’operatività del business a distanza e trasferire denaro all’interno della piattaforma multicanale, minimizzando i tempi e lanciando tempestivamente nuove linee di offerta. La disponibilità di informazioni individuali sui clienti, comprese quelle relative alla propensione al rischio, permette di proporre servizi personalizzati adeguati.

L’utilizzo dell’AI garantisce una maggiore efficienza dei servizi, migliorando l’operatività e riducendo drasticamente l’effetto negativo delle asimmetrie informative. Le aziende data-driven possono utilizzare le informazioni, magari generate dai sensori installati nelle case o a bordo delle automobili, per prevenire problematiche, aiutare il cliente nelle sue attività e suggerire soluzioni adeguate alle sue esigenze. La digitalizzazione delle abitudini di consumo genera nuove opportunità e rischi che necessitano di essere affrontati tempestivamente. Le compagnie tradizionali percepiscono una crescente competizione con i nuovi attori digitali, caratterizzati da processi agili, veloci ed efficienti, modelli di business innovativi basati su AI e advanced analytics, e offerte flessibili, dinamiche e indirizzate a nuovi ambiti ed esigenze. Per questo motivo, gli attori tradizionali devono rispondere a una maggiore concorrenza e rafforzare il rapporto con i clienti, offrendo esperienze e comunicazioni di valore, personalizzate e contestuali, attraverso canali connessi e integrati e customer journey fluidi.

Per la maggior parte delle aziende del settore, la priorità principale è attrarre e fidelizzare i clienti. Seguono la creazione di nuovi prodotti e servizi e l’espansione in nuovi segmenti di mercato. Per competere in un mercato sempre più veloce, l’efficientamento e la semplificazione dei processi interni sono essenziali. La maggior parte delle aziende si focalizza sulla semplificazione dei processi e sulla riduzione dei costi operativi per innovare la propria proposta e offrire un’esperienza di maggior valore a clienti e partner di canale (agenti, broker), migliorando al contempo le performance di business.

Le aziende si stanno dotando di architetture data-driven enterprise per raccogliere e valutare tutte le informazioni rilevanti. Anche in questo ambito, l’AI rappresenta una grande opportunità, abilitando modalità di lavoro nuove, più agili e veloci, con una maggiore condivisione delle informazioni, proattività e collaborazione. Oggi, i clienti – siano essi imprese o famiglie – hanno grandi aspettative e minacciano di passare alla concorrenza (che presto potrebbe includere operatori non tradizionali) se la loro assicurazione o banca non aggiorna le piattaforme. I clienti vogliono innovazioni che rendano l’interazione più facile, trasparente e comoda.


#banche #assicurazioni L’AI ridefinisce la catena del valore e la relazione con il cliente
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LOGICA AI-DRIVEN

Le priorità da indirizzare per il settore sono quindi molteplici e in costante evoluzione. Per raggiungere con successo gli obiettivi di innovazione, customer experience e performance sarà fondamentale investire in progetti digitali e di implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale per ottimizzare i processi, creare nuovi modelli di offerta e al tempo stesso proteggere il business. Gli investimenti tecnologici saranno quindi indirizzati verso l’aggiornamento dei sistemi esistenti attraverso progetti di AI, advanced analytics e machine learning, l’eliminazione dei silos tecnologici e organizzativi. Inoltre saranno implementate applicazioni di data management, piattaforme AI as a Service, software di business analytics e intelligence, e applicazioni collaborative per aumentare la produttività.

Tra le aree applicative più promettenti si evidenziano: l’automazione delle attività di routine, come la valutazione dei sinistri e la gestione dei pagamenti; la valutazione dei rischi e l’identificazione tempestiva delle frodi; e la personalizzazione delle offerte. La cybersecurity emerge come l’altra area di forte investimento, basata anch’essa su tecnologie AI. Le aziende del settore finanziario saranno inoltre impegnate nell’ideazione e nel lancio di nuovi prodotti e servizi di open finance, in collaborazione con attori innovativi e complementari. In questo contesto, banche e assicurazioni dovranno rafforzare la proposta di offerte con pricing dinamico, servizi temporanei e on-demand, prevedendo livelli di assistenza real-time e personalizzazioni avanzate. Le interfacce di programmazione delle applicazioni (API) saranno fondamentali per raggiungere questi obiettivi, insieme alle iniziative di sviluppo dei talenti e delle competenze interne.

Le aziende tradizionali, originariamente progettate per la gestione di documenti cartacei attraverso reti fisiche di agenzie e l’impiego di personale umano, devono ora trasformarsi per sopravvivere. Devono passare dalla centralità dell’istituzione fisica a una struttura digitale che diventerà il fulcro del business. Con l’AI, le aziende stanno ridefinendo radicalmente il loro funzionamento, i processi e le competenze, promuovendo un vero e proprio cambiamento culturale in una logica digitale e AI-driven.


#banche #assicurazioni Verso un modello customer-centric abilitato dall’AI
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IL RUOLO DELL’AGENZIA FISICA

I consumatori confermano la fiducia nelle istituzioni tradizionali e si rivolgono prioritariamente ad attori ben conosciuti che abbiano sia la presenza fisica che online in ottica multicanale. La completa integrazione omnicanale sarà il vero elemento distintivo. L’agenzia tradizionale continuerà a essere importante nel business assicurativo e bancario, ma questa dovrà essere molto più orientata alla consulenza piuttosto che sulle operazioni standard. Sebbene i nuovi servizi basati sull’AI rappresentino il futuro, il vero successo risiederà nella piena integrazione e armonizzazione di tutti i canali digitali e fisici. Anche questo aspetto richiede un enorme sforzo di trasformazione in cui l’agente sarà sempre più consulente del cliente. In sostanza, l’operatore di agenzia deve trasformarsi in “brand ambassador” per offrire, attraverso le funzionalità sia digitali che di relazione, servizi ad alto valore aggiunto.

Stiamo assistendo a una transizione radicale verso la cosiddetta agenzia ibrida o phygital, che supera la separazione tra fisico e digitale. L’obiettivo strategico è integrare le operazioni tradizionali e online, offrendo al cliente un’esperienza veramente personalizzata. Dal passato, dobbiamo però preservare e reinvestire il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza dell’AI, è possibile costruire una relazione più solida con il cliente e servizi a valore più vantaggiosi. In definitiva, la tecnologia AI deve essere uno strumento a favore del cliente, migliorando la sua esperienza e non ostacolandola.


#banche #assicurazioni L’AI automatizza la conformità e migliora la conversazione real-time
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CONCLUSIONI

L’orizzonte che ogni azienda che opera nel settore finanziario ha oggi di fronte è quello di operare in modo efficiente in un mercato nuovo, digitale, automatico e sempre più competitivo, in costante evoluzione e caratterizzato da nuovi fattori di cambiamento. L’AI, in particolare, fa emergere un nuovo mercato e una nuova gestione del business basati su modelli innovativi e, in tal modo, assume un’importanza decisiva coinvolgendo, sia come offerta che come domanda, tutta l’azienda. Con l’AI diventa possibile e più conveniente per l’istituzione finanziaria connettersi e integrare i propri servizi in modo intelligente con quelli dei mercati adiacenti, al fine di espandere la relazione con i propri clienti e fornire una customer experience open finance, plasmata in modo globale e che può integrare quella delle altre industrie complementari. Inoltre, in tale nuovo scenario, i servizi assicurativi e bancari seguono real-time il cliente in ogni canale.

Questo nuovo approccio richiede la necessità di avviare all’interno delle organizzazioni una revisione innovativa, partecipata e collaborativa. La direzione da seguire è quella di adottare con decisione il cambiamento verso l’AI e il digitale per risolvere efficacemente le sfide del nuovo contesto economico. Le aziende del settore finanziario devono dunque operare in modo efficiente e innovativo, sfruttando l’AI non solo per ottimizzare i propri processi, ma anche per creare nuove opportunità. Il settore finanziario è chiamato a una radicale trasformazione, abbracciando l’AI e le tecnologie digitali per rispondere efficacemente alle nuove sfide del mercato. La capacità di innovare e adattarsi rapidamente sarà cruciale per competere con successo e mantenere la fiducia dei clienti, garantendo al contempo una crescita sostenibile e vantaggiosa per tutti gli attori coinvolti.


CRIF: GenAI per guidare l’innovazione

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DORA, il nuovo perimetro della resilienza operativa https://www.datamanager.it/2024/06/dora-il-nuovo-perimetro-della-resilienza-operativa/ Mon, 10 Jun 2024 14:00:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=237481 Entro gennaio 2025 gli operatori economici interessati dovranno adeguarsi a quanto previsto dal regolamento europeo DORA (Digital Operational Resilience Act – Reg. 2022/2554). Gli obblighi previsti dalla nuova normativa riguardano, in generale, la resilienza e, in particolare, la gestione dei rischi (nella stessa direzione della NIS2) derivanti da tutti i fornitori di servizi digitali coinvolti […]

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Entro gennaio 2025 gli operatori economici interessati dovranno adeguarsi a quanto previsto dal regolamento europeo DORA (Digital Operational Resilience Act – Reg. 2022/2554). Gli obblighi previsti dalla nuova normativa riguardano, in generale, la resilienza e, in particolare, la gestione dei rischi (nella stessa direzione della NIS2) derivanti da tutti i fornitori di servizi digitali coinvolti direttamente o indirettamente nella propria catena del valore.

DORA, in effetti, è rivolto prioritariamente alle aziende del mondo finanziario e assicurativo e armonizza i contenuti di norme già esistenti, introducendo alcuni concetti innovativi. Fra questi ultimi, rappresenta una vera e propria innovazione dirompente il controllo diretto, da parte delle autorità settoriali di vigilanza, dei fornitori e partner. Il processo di gestione delle terze parti inizia dalla definizione chiara dei ruoli e responsabilità nella gestione delle diverse attività di collaborazione, nonché dai flussi da scambiare nei processi comuni. Questo aspetto, in particolare, contribuisce fortemente a gestire più efficacemente uno dei rischi da sempre più critici: quello della sicurezza della intera catena del valore in cui, spesso, è l’anello debole quello più soggetto ad attacchi cyber.

Tra i fornitori rilevanti rientrano, per esempio, i service provider di qualunque tipo, oltre ai partner integrati in taluni servizi accessori. Il risultato finale, dal 2025, si tradurrà in un beneficio enorme per molti settori economici. I leader di una catena del valore non avranno più il problema di dover verificare direttamente, con proprie attività ispettive, il livello di sicurezza o di conformità agli standard dei partner, ma potranno contare sul fatto che tale attività verrà svolta dagli enti regolatori. Attualmente, infatti, è molto difficile condurre verifiche sui fornitori e partner: in particolare se i servizi sono erogati in cloud.

Considerando la tipologia dei fornitori rilevanti, ne beneficeranno anche tutti gli interlocutori, indipendentemente dall’essere soggetti o meno alle prescrizioni di DORA, consentendo una più efficace gestione del rischio. DORA, quindi, nello specifico, regolamenta: 1) la gestione del rischio legato ai sistemi informativi; 2) la segnalazione degli incidenti ad essi connessi; 2) la conduzione di test di resilienza operativa digitale; 4) la gestione dei rischi relativi derivanti da terzi; 5) la condivisione delle informazioni legata non solo agli incidenti, ma anche alle minacce e alle vulnerabilità anche verso altri soggetti operativi. In tal modo, il mondo finanziario si dimostra ancora una volta il primo riferimento nel risk management e nella resilienza e, sicuramente, sarà di esempio e di traino a tutti gli altri settori economici. Il regolamento DORA si inserisce poi, a sua volta, nel quadro europeo per la cybersecurity (EUCS) e quasi sicuramente diventerà obbligatorio per tutti i comparti critici, anche in relazione alla NIS2.


#DORA e #NIS2 un passo avanti per la sicurezza digitale delle aziende europee
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In effetti, la resilienza è ormai un requisito fondamentale ed irrinunciabile per tutte le tipologie di business: requisito spesso enunciato ma, purtroppo, meno frequentemente realizzato. Inoltre, per il settore finanziario, il concetto di Open Finance si inserisce prepotentemente in questo contesto, modificando radicalmente il business model. Con la integrazione operativa dei servizi finanziari con quelli dei mercati adiacenti si vuole espandere la relazione con il cliente e fornire una customer experience plasmata in modo globale integrando tutte le industrie complementari. Tale macro trend è quindi importante per il prossimo futuro perché, coinvolgendo i partner esterni, consente di realizzare ecosistemi a maggior valore aggiunto sia per la domanda che per l’offerta.

Naturalmente, i partner potranno cambiare nel tempo, a seconda delle esigenze di mercato, e a discrezione delle opportunità, non solo per ragioni tecniche. Tutto ciò estende enormemente la portata e gli effetti del regolamento DORA. Occorre quindi prepararsi per tempo!

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I limiti dell’intelligenza artificiale https://www.datamanager.it/2024/03/i-limiti-dellintelligenza-artificiale/ Fri, 08 Mar 2024 11:00:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=235049 Tutti parlano di intelligenza artificiale (AI). È l’argomento del momento. Il tema ha assunto rilevanza politica, economica, sociale, psicologica, etica e filosofica. Se ne occupano, quindi, giustamente, le istituzioni, le aziende, le scuole, i mass media e anche i cittadini. Al grande pubblico, in particolare, viene presentata una AI per certi versi strabiliante, panacea per […]

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Tutti parlano di intelligenza artificiale (AI). È l’argomento del momento. Il tema ha assunto rilevanza politica, economica, sociale, psicologica, etica e filosofica. Se ne occupano, quindi, giustamente, le istituzioni, le aziende, le scuole, i mass media e anche i cittadini. Al grande pubblico, in particolare, viene presentata una AI per certi versi strabiliante, panacea per risolvere qualsiasi problema. Non occorre più spiegare le capacità e le funzionali dei sistemi informatici: basta usare l’aggettivo “intelligente” per fagli assumere un carattere taumaturgico.

Yuval Noah Harari, storico e filosofo israeliano, sostiene addirittura che essa rappresenti una delle più grandi rivoluzioni della storia, con il potenziale di trasformare radicalmente la nostra società. Egli ritiene che l’AI sia già oggi in grado di svolgere compiti riservati agli esseri umani e continuerà a migliorare a un ritmo esponenziale. Entro il 2050, è possibile che le AI siano in grado di superare gli esseri umani in quasi tutte le attività cognitive. Questa prospettiva solleva, naturalmente, una serie di questioni. Cosa succederà al lavoro? Come potremo garantire che l’AI sia usata in modo responsabile ed etico? Come gestire gli inevitabili errori insiti in ogni sistema? Occorre, quindi, sicuramente riflettere su queste domande. Uno dei preconcetti da evitare, ad esempio, è la “distorsione da interpretazione”, come avvenne all’inizio del Novecento con il cavallo “Clever Hans”, che si riteneva sapesse contare. Hans dava sempre la risposa corretta, alzando la zampa e battendo lo zoccolo fino ad arrivare alla soluzione aritmetica. L’analisi scientifica dimostrò che Hans era in grado di “leggere” l’atteggiamento degli esseri umani che gli stavano intorno e quindi di indovinare.

Da allora, è stato dato il nome al pregiudizio noto come “effetto Clever Hans”, assolutamente da escludere nella ricerca scientifica, e che potrebbe riguardare anche l’AI. John Searle, noto filosofo americano, sostiene, poi, che l’AI e un computer non possano in alcun modo ragionare o comprendere. A supporto di questa tesi ha ideato il test della stanza cinese da contrapporre al più famoso test di Turing, che in effetti andrebbe aggiornato. Il test di Searle ipotizza un uomo all’interno di una stanza che riceve messaggi scritti in cinese. L’uomo, non conosce il cinese, ma ha un manuale enorme con le risposte già pronte o componibili per ogni messaggio. All’esterno, le persone vedrebbero i messaggi in uscita e potrebbero dedurre che dentro la stanza ci sia qualcuno che capisce il cinese e gli argomenti trattati. In realtà, l’uomo sta solo eseguendo istruzioni. Di pari passo, bisogna anche tenere presenti i limiti intrinseci di ogni elaborazione informatica, anche di AI. Negli anni 60 del secolo scorso si è scoperto che essere computabili non è sufficiente.


#informatica e #AI nelle loro basi teoriche e scientifiche sono figlie della #matematica
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La risoluzione di alcuni problemi computazionali sembra richiedere quantità eccessive di risorse (tempo e memoria). Alcuni problemi sembrano suscettibili solo di una ricerca esaustiva che diventa impraticabile man mano che le istanze problematiche crescono. La teoria matematica della complessità computazionale è stata quindi sviluppata per comprendere questo fenomeno. La teoria della complessità computazionale NP – dove NP sta per “Non deterministico Polinomiale” – ha preso forma all’inizio degli anni 70 e mira proprio a spiegare la difficoltà della elaborazione esaustiva. I problemi cosiddetti “NP-completi” sono i problemi più difficili, in senso formale. E la “soddisfacibilità booleana”, il vero punto cruciale del ragionamento deduttivo, è stata dimostrata da Stephen Cook e Leonid Levin come “NP-completa”.

Al momento, i problemi NP-completi sono quindi intrattabili anche con l’AI. Nel 1979, basandosi sulla teoria della completezza NP, Cook e Robert Reckhow furono finalmente in grado di rispondere alla domanda fondamentale su cosa sia una dimostrazione matematica, una prova così rigorosa da poter essere verificata computazionalmente. Dopotutto la matematica non trascende il calcolo e l’elaborazione. Piuttosto, questi sono al centro della matematica. In definitiva, non bisogna mai dimenticare che l’informatica e l’AI nelle loro basi teoriche e scientifiche sono figlie della matematica.

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Dati nel mirino, la sicurezza pervasiva in banca https://www.datamanager.it/2023/11/dati-nel-mirino-la-sicurezza-pervasiva-in-banca/ Mon, 13 Nov 2023 08:30:44 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231765 Attacchi cyber in aumento, la sicurezza pervasiva come linea di difesa per preservare la continuità operativa. La protezione dei dati e l’integrazione della cybersecurity in tutti i processi rappresentano il tessuto connettivo dell’operatività, terze parti comprese In un mondo interconnesso e interdipendente in cui minacce cyber sempre più sofisticate mettono a rischio la stabilità del […]

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Attacchi cyber in aumento, la sicurezza pervasiva come linea di difesa per preservare la continuità operativa. La protezione dei dati e l’integrazione della cybersecurity in tutti i processi rappresentano il tessuto connettivo dell’operatività, terze parti comprese

In un mondo interconnesso e interdipendente in cui minacce cyber sempre più sofisticate mettono a rischio la stabilità del settore finanziario e le attività delle istituzioni bancarie, la sicurezza pervasiva emerge come un baluardo. L’integrazione della sicurezza in tutti i processi e la centralità della protezione dei dati sono il fondamento di una strategia che si pone l’obiettivo di garantire la resilienza e la continuità in un panorama sempre più complesso. Il settore finanziario, che rappresenta una fondamentale infrastruttura critica sistemica europea, si trova ad affrontare crescenti esigenze di protezione dei propri asset strategici di fronte al notevole aumento degli attacchi cyber. La transizione digitale nella finanza è, d’altronde, irreversibile e coinvolge tutte le fasi della gestione finanziaria: raccolta, credito, impieghi, incassi e pagamenti. L’innovazione digitale ha consentito, infatti, di ridurre i costi di ingresso sul mercato in segmenti specifici dell’offerta dai mutui al factoring, passando per i prestiti personali, nonché di sviluppare forme di finanziamento disintermediate, come quelle del crowdfunding. Le tecnologie digitali ridefiniscono anche l’organizzazione, con un crescente ricorso all’esternalizzazione di fasi rilevanti dei processi produttivi. Tutto ciò rende essenziale ragionare in ottica di sicurezza e resilienza tramite strategie mirate per ognuno dei tre fattori critici: persone, tecnologie, fornitori e terze parti. Ne consegue una configurazione nuova dei rischi operativi, più articolata e più complessa.

È necessario, quindi, prendere decisioni tempestive riguardo alle policy, ai processi ed alle risorse, come è emerso dalla due giorni romana di Cybertech Europe 2023, mettendo in atto azioni che coinvolgono gli ambiti manageriali, organizzativi e tecnici dell’azienda attraverso la definizione di una strategia di gestione del rischio residuo, e abilitando l’adozione di un approccio integrato di prevenzione e di protezione dell’impresa. Bisogna poi innalzare il processo di sicurezza sin dalle fasi iniziali di sviluppo dei prodotti e servizi, realizzando la cosiddetta “security by design”, e adottare modelli e metodologie globali e integrati, in grado di garantire la costante collaborazione con gli altri attori di mercato, con le istituzioni finanziarie e di sicurezza nazionali europee. Sempre di più, infatti, si assottigliano le divisioni tra mondo reale e mondo digitale. In questo quadro, si stanno evolvendo nuove metodologie, professionalità e strumenti. Quello che non cambia, ma si rafforza, è la centralità, anche a livello di governance, della protezione dei dati e dell’integrazione della sicurezza in tutti i processi. Il presidio e la difesa del patrimonio della banca – umano, informativo, economico – nonché la tutela della continuità operativa, richiedono aggiornamenti continui, investimenti, innovazione, per rispondere prontamente alle nuove minacce. Lo scenario delineato configura, infatti, la sicurezza come un’attività sempre più trasversale, che coinvolge strutture e personale differenti. Anche la pervasività della tecnologia suggerisce un approccio integrato, secondo una gestione per processi in grado di coinvolgere in maniera trasversale tutte le strutture: sicurezza logica, business continuity, sicurezza fisica, business intelligence e cyber, cioè la sicurezza pervasiva.


#pervasivesecurity Rilevamento delle minacce, fattore critico per il 64% delle #banche @IDCItaly
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PROSPETTIVE E TREND

La minaccia cyber, per la sua natura diffusa, incontrollata e transnazionale, rappresenta una sfida sempre più impegnativa. I cyber attack sono in grado di produrre effetti potenzialmente devastanti nel settore finanziario, con costi significativi e impatti diretti sulla libertà economica e sul funzionamento stesso del sistema. La distruzione anche parziale dell’infrastruttura finanziaria ha un notevole impatto strategico, umano, economico e sociale: basti pensare alle reti di interscambio e ai sistemi di pagamento che includono conseguenze intersettoriali e transfrontaliere, con effetto “domino” dovuto alle interdipendenze. Le minacce odierne di cyber espionage, terrorismo e crimine informatico rappresentano la sfida più importante, come hanno dimostrato alcuni eventi recenti. A causa della interconnessione diffusa, gli attacchi possono essere perpetrati anche attraverso la supply chain: le banche collegate e i fornitori di prodotti e servizi. La banca stessa può diventare un canale di propagazione. A differenza delle interruzioni operative fisiche, il rischio cibernetico in una realtà estesa e interconnessa non è necessariamente correlato al suo grado di rilevanza: un partecipante di valore insignificante o un fornitore di servizi secondari può essere altrettanto rischioso di un grande partner. Vi è poi il rischio della minaccia interna da parte di dipendenti infedeli o negligenti, che apre un’altra strada per possibili compromissioni.

Secondo l’ultimo Rapporto CLUSIT, la crescita di tutti questi possibili rischi, insieme all’incremento del livello di impatto dei singoli incidenti, è aumentata in modo esponenziale, portando le autorità competenti a elevare, già dall’anno scorso, il livello di rischio sistemico da “critico” a “alto”. Secondo IDC, proprio quando il settore bancario aveva iniziato a gestire le interruzioni dovute alla pandemia, accelerando i processi di innovazione, i conflitti geopolitici e le sfide economiche hanno spinto le banche di tutto il mondo a riflettere e a riconsiderare le proprie priorità di investimento nelle tecnologie. Le aziende della finanza sono molto concentrate sul miglioramento dell’efficienza per gestire i rischi e di conseguenza al modo in cui utilizzano le tecnologie di analisi per prendere decisioni. Molte banche utilizzano sempre di più architetture digitali, incluso il cloud, per favorire l’automazione e migliorare i risultati. L’evoluzione verso il business digitale consente, infatti, una maggiore resilienza e un’innovazione più rapida per i prodotti e servizi e, in definitiva, amplia la partecipazione all’ecosistema. Gli attacchi e l’attivismo della criminalità finanziaria, tuttavia, richiedono metodi migliori e più rapidi di valutazione dei rischi. Stando ai dati di una recente survey di IDC, il 64% delle banche conferma che il rilevamento delle minacce è un fattore sempre più importante per la resilienza. IDC prevede che il ransomware e altri tipi di attacco non solo rimarranno una minaccia seria, ma aumenteranno del 20% fino a tutto il 2024, principalmente a causa degli attacchi di phishing e di password deboli da parte degli utenti finali. Il ransomware è un problema enorme e frustrante per i leader aziendali.

I gruppi criminali stanno sempre più affinando le loro strategie, principalmente attraverso l’uso di e-mail di phishing sempre più sofisticate. Sebbene le forze dell’ordine possano svolgere un ruolo fondamentale nella fase investigativa, le misure preventive restano la chiave principale per ridurre il rischio. Secondo IDC, la funzione di cybersecurity dovrebbe guadagnare maggiore rilevanza come componente cruciale nella gestione del rischio aziendale. Dovrebbe essere interfunzionale e integrata con tutte le altre strategie di mitigazione dei rischi. Mentre la prevenzione è fondamentale per la protezione delle reti, dei sistemi informatici e dei loro componenti da attacchi o accessi non autorizzati, il fulcro rimane la sicurezza delle informazioni, con l’obiettivo di garantire la protezione dei dati aziendali.


#pervasivesecurity Educare al rischio cyber per non essere impreparati – Vittorio Bitteleri #CyberGuru
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ALLARME SICUREZZA

Le prospettive di IDC sono confermate, a livello locale, anche dai recenti dati che Assintel ha presentato in occasione di Milano Digital Week. In Italia, nel secondo trimestre del 2023 gli attacchi cyber sono aumentati del +34,6% rispetto ai primi tre mesi, con circa 190mila dispostivi compromessi. L’80% delle vittime colpite sono PMI e il 91% sono aziende con fatturato inferiore ai 250 milioni di euro. A livello globale, vediamo un aumento del +62% comparato al trimestre precedente. Anche secondo l’Osservatorio Cyber di CRIF nei primi sei mesi del 2023, le attività criminali degli hacker hanno registrato un notevole aumento globale. Gli alert inviati sono stati oltre 950mila. E sul dark web, sono aumentati del +17,9% rispetto al secondo semestre del 2022. «Se fino a pochi anni fa, eseguire operazioni bancarie su Internet era un’azione modernissima, oggi è la normalità, anzi rivolgersi allo sportello è diventato piuttosto inusuale» – sottolinea Vittorio Bitteleri, country manager Italia di Cyber Guru. «Questo non vale solo per i semplici movimenti di conto corrente, ma anche per operazioni più complesse come investimenti, trading e varie forme di transazione». La comodità del digitale, che consente una gestione del patrimonio facile e veloce, è fuori discussione. «Ma dobbiamo essere consapevoli – prosegue Bitteleri – di quanto tutto ciò abbia amplificato la vulnerabilità dell’intero sistema, mettendo a rischio costante i nostri dati più sensibili». Secondo alcune ricerche, il costo annuale delle violazioni dei dati nel settore finanziario è compreso, nella sola Ue, tra i 2 e i 27 miliardi di euro.

Anche i dati della Polizia di Stato evidenziano che solo per il trading nel 2022 c’è stato un raddoppio delle truffe rispetto al 2021 per un valore di oltre 90 milioni di euro. «Numeri da capogiro, che però non devono impressionarci – conclude Bitteleri – perché la soluzione c’è e si chiama cybersecurity awareness. Sappiamo che quando si parla di truffe informatiche l’anello più debole della catena è il fattore umano. Per questo essere aggiornati e non lasciarsi mai cogliere impreparati è l’unica strada verso la sicurezza». Una meta raggiungibile a patto che si persegua una formazione di qualità, personalizzata e continuativa. La cybersecurity awareness rappresenta una necessità sia per coloro che movimentano online il proprio denaro sia per gli operatori. Anche gli ultimi dati rilasciati dai laboratori di ricerca Netskope rivelano una crescente minaccia di malware nell’industria dei servizi finanziari. «I dati raccolti in un anno di monitoraggio autorizzato su un sottoinsieme di più di 2.500 clienti dell’azienda – spiega il country manager Alberto Filisetti – dimostrano un incremento dell’adozione di applicazioni cloud nel settore dei servizi finanziari e un uso preoccupante di tali canali per attacchi di malware e ransomware». Secondo la ricerca Threat Labs Report – Financial Services 2023 di Netskope, l’utente medio del settore interagisce con 25 diverse applicazioni al mese. Microsoft OneDrive è l’applicazione più popolare con un ampio margine, utilizzata dal 54% degli utenti in un qualsiasi giorno. Il 63% dei download di malware proviene da applicazioni cloud, con OneDrive in testa. Sempre dal report di Netskope, emerge che gli attacchi contro le organizzazioni dei servizi finanziari mirano principalmente agli utenti, con trojan che inducono a scaricare altri payload malware.

«Gli istituti finanziari – rileva Filisetti – devono supportare l’infrastruttura IT in ampie aree geografiche e diverse linee di business, e gestire sia le app legacy che quelle moderne negli ambienti on-premise e cloud». Per proteggere le realtà complesse è fondamentale comprendere cosa stanno facendo gli utenti, i dispositivi che utilizzano e soprattutto quale tipologia di dati stanno scambiando. «Tutte informazioni che la nostra offerta è in grado di raccogliere e mettere a disposizione – conclude Filisetti – garantendo un livello di granularità estremamente elevato». Questo è possibile attraverso la piattaforma Netskope Intelligent Security Service Edge (SSE) che si compone di funzionalità che vanno da Cloud Access Security Broker (CASB), Cloud Firewall, Next Generation Secure Web Gateway (SWG), e Private Access for ZTNA.


#pervasivesecurity Servizi finanziari, utenti sotto attacco – Alberto Filisetti @Netskope
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SECURITY CHAIN

La cybersecurity finanziaria è soggetta a continui cambiamenti. Diversi fattori contribuiscono a questa dinamica evolutiva. I principali fattori sono quattro – come spiega Alberto Zampieri, sales engineer di Zscaler. «In primo luogo, l’incessante avanzamento delle tecnologie introduce nuove sfide che richiedono un costante adattamento da parte degli operatori finanziari. Inoltre, l’ampia adozione del cloud, sebbene offra molteplici vantaggi, pone una particolare attenzione sulla necessità di proteggere i dati sensibili in questo ambiente virtuale. Altro aspetto rilevante è rappresentato dai regolamenti e dalle normative europee che stabiliscono standard sempre più rigorosi in materia di sicurezza finanziaria. Un ulteriore elemento da considerare è che molte istituzioni finanziarie delegano parte della loro operatività a terze parti, il che comporta un allargamento della catena di sicurezza. In questo contesto, è di vitale importanza estendere le misure di protezione anche ai partner del sistema finanziario per evitare che eventuali vulnerabilità possano essere sfruttate da agenti malevoli».

Zscaler offre soluzioni di sicurezza avanzate particolarmente rilevanti, come la piattaforma di cloud security, che permette alle aziende di instradare tutto il traffico Internet attraverso la propria rete di 150 datacenter, garantendone una protezione avanzata contro ransomware, phishing e attacchi zero-day; e la soluzione Zero Trust Network Access (ZTNA) che richiede una verifica rigorosa dell’identità prima di consentire l’accesso alle risorse aziendali. «Le banche hanno una presenza diffusa con numerose filiali e dipendenti mobili. Zscaler – conclude Zampieri – consente di estendere a loro le stesse politiche di sicurezza, garantendo una protezione uniforme ovunque». L’azienda offre inoltre strumenti avanzati di reportistica per monitorare il traffico di rete, identificare comportamenti sospetti e dimostrare la conformità alle normative. Nell’era digitale in cui siamo immersi, le transazioni online sono diventate un elemento integrante della nostra vita quotidiana. Questa crescente familiarità con i metodi digitali ha aperto le porte a un mondo di convenienza e accessibilità mai sperimentato prima.


#pervasivesecurity Come rafforzare la security chain delle #banche – Alberto Zampieri @zscaler
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«Le persone si sono abituate ad effettuare transazioni online e difficilmente torneranno ai metodi tradizionali. La rapida crescita dell’e-commerce e dell’online banking non è passata inosservata ai criminali informatici» – spiega Richard de la Torre, technical product marketing manager, enterprise solutions di Bitdefender. «Senza entrare nei dettagli di ogni singolo requisito normativo, è importante che le aziende del settore bancario e finanziario italiano stabiliscano una solida sicurezza informatica». Le priorità sono diverse: «Protezione dei dati e della privacy, monitoraggio continuo, informazione dettagliata sulle minacce, la cosiddetta threat intelligence, formazione di sensibilizzazione alla sicurezza informatica del personale, revisioni e valutazioni su base regolare e test di penetrazione». Considerato l’elevato valore e la sensibilità dei dati finanziari e il crescente livello di complessità delle minacce, è necessaria una strategia di difesa in profondità che copra i tre pilastri della sicurezza informatica: prevenzione, protezione, rilevamento e risposta. «Come Bitdefender ha riportato all’inizio di quest’anno – conclude de la Torre – la criminalità informatica sta prendendo di mira le vulnerabilità del software. Il recente gruppo di hacker CL0p ha intensificato gli attacchi ransomware, sfruttando la vulnerabilità CVE-2023-34362 del software MOVEit. Questa violazione ha permesso di accedere senza autorizzazione a dati sensibili, causando danni significativi».


#pervasivesecurity Le priorità della sicurezza in #banca – Richard de la Torre @Bitdefender
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NORME E STANDARD

«Il mondo finanziario, essendo uno dei settori più esposti agli impatti provocati dagli attacchi informatici, rappresenta il punto di riferimento per l’adozione di strategie di contrasto a tali minacce sia all’interno del proprio ambito che come modello per altri settori» – afferma Giancarlo Butti, membro del comitato scientifico di CLUSIT. Questo grazie alla presenza di numerose normative che regolamentano, anche in forma molto dettagliata, le misure tecniche e organizzative necessarie a garantire l’alto livello di sicurezza richiesto. «Già nel 2016 – continua Butti – il G7 aveva pubblicato il documento The G7 Fundamental Elements of Cybersecurity for the Financial Sector e molti altri enti di vigilanza o di indirizzo ne avevano seguito l’esempio, tanto che nel nell’ottobre del 2017 il Financial Stability Board ha presentato il Summary Report on Financial Sector Cybersecurity Regulations, Guidance and Supervisory Practices che raccoglie e analizza le varie normative disponibili a livello globale». Tali norme non si limitano ad affermazioni di principi astratti, ma entrano nel vivo dei temi trattati, con prescrizioni molto tecniche e molto più dettagliate anche per gli standard di riferimento. «In ambito europeo, negli ultimi mesi – osserva Butti – sono state emesse normative di particolare importanza.

La più interessante e innovativa è il regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act – Regolamento 2022/2554), che sarà pienamente vincolante dal 17 gennaio 2025». Il regolamento DORA si rivolge a organizzazioni del mondo finanziario, assicurativo e ai relativi fornitori, armonizzando i contenuti di normative esistenti e introducendo anche concetti nuovi. «Per la prima volta – sottolinea Butti – si concentra l’attenzione sul controllo diretto dei fornitori rilevanti da parte di un’autorità di vigilanza centrale, contribuendo in tal modo a gestire uno degli aspetti più critici della cybersecurity, quello della sicurezza della supply chain». Fra i fornitori rilevanti, rientrano per esempio i service provider più importanti. E questo si traduce in un beneficio enorme non solo per gli enti soggetti a DORA, che in questo modo non avranno più il problema di dover verificare direttamente, con proprie attività ispettive, il livello di sicurezza o di conformità, ma potranno contare sul fatto che tale attività sarà svolta da enti ufficiali. «Attualmente è molto difficile, se non impossibile per un’azienda, condurre delle verifiche sui fornitori, in particolare se i servizi sono erogati in cloud» – commenta Butti. Considerando la tipologia dei fornitori rilevanti, ne beneficeranno anche tutti gli altri clienti, indipendentemente dall’essere soggetti o meno alle prescrizioni di DORA, consentendo una più facile gestione dei rischi legati alla supply chain. La normativa in questione riveste un ruolo fondamentale nell’ambito della sicurezza informatica e della stabilità del settore finanziario, concentrandosi su cinque aspetti cruciali: la gestione del rischio legato ai sistemi informativi; la segnalazione degli incidenti ad essi connessi; la conduzione di test di resilienza operativa digitale; la gestione dei rischi relativi derivanti da terzi; la condivisione delle informazioni legata non solo agli incidenti, ma anche alle minacce ed alle vulnerabilità, sia verso gli organismi di vigilanza che altre entità finanziarie.


#pervasivesecurity Attenzione alla sicurezza della #supplychain #DORA – Giancarlo Butti @Clusit
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«Grazie a DORA, il mondo finanziario dimostra ancora una volta di essere all’avanguardia nella cybersecurity. Questa normativa di alto livello è stata progettata in modo snello, il che la rende facilmente applicabile sia con il progresso delle tecnologie sia in aziende di varie dimensioni e con caratteristiche molto diverse tra loro. È importante notare che i documenti tecnici allegati a DORA, sebbene ancora in fase di emissione, costituiranno un punto di riferimento aggiornato per qualsiasi settore». Il regolamento DORA si inserisce a sua volta nel quadro europeo per la cybersecurity (EUCS) e probabilmente diventerà obbligatorio per tutti i settori europei altamente critici, anche in relazione alla direttiva NIS2 a partire dal 2024. Nel contesto normativo europeo, occorre poi citare il Regolamento GDPR per il trattamento e protezione dei dati. Tra le principali novità spicca, infine, la PSD3, in coso di approvazione, che si basa sulla precedente PSD2 del 2015, e mira a rafforzare la regolamentazione degli istituti di pagamento che operano come prestatori di servizi di pagamento vigilati. La European Banking Authority ha indicato la necessità di dotarsi anche di tecnologie per il Transaction monitoring, basate sul principio di analisi comportamentale dell’utente e della sua interazione storica con i sistemi.

Alla luce del complesso corpus normativo europeo vi è, quindi, l’esigenza di un coordinamento stretto a livello continentale che, per quanto riguarda l’Italia, è individuato nella Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale che è stata designata quale Centro Nazionale di Coordinamento (NCC) nell’ambito dello European Cybersecurity Competence Centre (ECCC). Sul fronte della compliance, come sottolinea Massimo Longatti, personal solutions & FM senior manager di CRIF, le normative citate, impongono agli istituti finanziari di adottare rigorose misure di protezione e di notificare le violazioni dei dati. «DORA prevede l’adozione di una serie di criteri che impatteranno sul mercato finanziario. In mondo particolare, diventa importante nell’ambito della supply chain di un istituto finanziario capire che tipo di postura ha un’azienda nei confronti della sicurezza, per definire eventuali rischi di terze parti connesse con l’attività. Le priorità per il settore finanziario – continua Longatti – riguardano la prevenzione e gestione delle minacce e la piena conformità alle novità normative». Diventa rilevante implementare soluzioni avanzate di rilevamento dei rischi e di risposta agli incidenti per identificare e mitigare rapidamente le minacce. «Fondamentale – conclude Longatti – anche per le PMI potersi accreditarsi come controparti solide: è possibile farlo grazie a sistemi che definiscono il grado di esposizione nei confronti del rischio cyber».


#pervasivesecurity L’impatto del rischio di terze sulle #banche – Massimo Longatti #CRIF
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CONCLUSIONI

Nel corso dei prossimi anni, gli operatori della finanza saranno interessati da una forte recrudescenza di attacchi cyber e si presenteranno sulla scena nuovi e agguerriti gruppi criminali. È quindi probabile che aumentino gli attacchi alle infrastrutture e che i criminali utilizzino sempre di più le tecnologie più innovative per rendere più efficienti i loro attacchi. L’attivazione del circolo virtuoso “più sicurezza uguale più qualità dell’offerta e maggiore fiducia della clientela” è, quindi, sempre più importante nell’attività finanziaria, che sul trattamento delle informazioni e sulla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti fonda, da sempre, la propria operatività. La banca si sta trasformando per coprire il rischio cyber ed è in atto un mutamento radicale: la realizzazione del modello della “pervasive security”. Tale approccio richiede però di concentrare la responsabilità in un unico punto di raccordo e di gestione, al più alto livello, di adottare la metodologia del risk management e di gestire il fenomeno con i necessari raccordi con il sistema di sicurezza nazionale ed europeo. Come hanno evidenziato il ministro della difesa Guido Crosetto e Roberto Cingolani CEO di Leonardo in occasione dell’apertura di Cybertech Europe 2023: Con il cyberspace siamo in un contesto in cui i nostri sensi non percepiscono né misurano il pericolo, quindi, occorre usare il cervello, tenendo conto che la sicurezza totale non esiste, e perseguire solo quella accettabile. Bisogna scegliere il meglio senza rifugiarsi nella burocrazia.


S3K tra cyber security e finanza

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Open insurance, verso un futuro data-driven https://www.datamanager.it/2023/09/open-insurance-verso-un-futuro-data-driven/ Mon, 11 Sep 2023 09:00:16 +0000 https://www.datamanager.it/?p=230068 Dati, servizi e piattaforme come catalizzatori dell’innovazione nel settore assicurativo. L’apertura dei dati e l’interoperabilità delle piattaforme per integrare i servizi di terze parti e migliorare la valutazione dei rischi, l’esperienza del cliente e l’efficienza operativa L’innovazione applicata a canali e prodotti, coniugando tecnologie digitali, sviluppo sostenibile e contributo alla crescita di imprese e famiglie, […]

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Dati, servizi e piattaforme come catalizzatori dell’innovazione nel settore assicurativo. L’apertura dei dati e l’interoperabilità delle piattaforme per integrare i servizi di terze parti e migliorare la valutazione dei rischi, l’esperienza del cliente e l’efficienza operativa

L’innovazione applicata a canali e prodotti, coniugando tecnologie digitali, sviluppo sostenibile e contributo alla crescita di imprese e famiglie, è la leva di business per la prossima evoluzione del settore assicurativo. Si tratta di passare da un mondo statico in cui l’assicuratore sollecitava il versamento del premio alla scadenza e rifondeva i danni dopo il sinistro, a una offerta di soluzioni proattive e dinamiche su misura, pensate prima di tutto in chiave di prevenzione dei rischi e supportate da un alto contenuto tecnologico. Nuovi modelli e approcci al mercato per presidiare e sviluppare con efficacia il business nel comparto Vita e Danni è al centro di Bancassicurazione, l’evento annuale promosso da ABI e ANIA, dedicato al mercato assicurativo Roma dal 26 al 27 settembre.

Di fatto, nel settore dei servizi assicurativi, si sta assistendo alla progressiva integrazione tra tecnologia e consulenza, per dar luogo a una rinnovata offerta che punta a una relazione personalizzata e di qualità con un cliente sempre più digital e proiettato nel futuro. Il settore è oggi impegnato nella creazione di esperienze semplici, trasparenti e uniche per i clienti, in grado di sfruttare i principi del risk management proattivo e di abilitare esperienze fluide e contestuali lungo tutto il customer journey.

Per raggiungere tale obiettivo ed essere in linea con le aspettative del mercato, le compagnie assicuratrici e gli operatori che, comunque, propongono polizze integrate nei loro prodotti-servizi, devono necessariamente passare da un modello di business tradizionale product-centric a un modello customer-centric, abilitato dalle tecnologie. Inoltre, di sta di fatto consolidando un nuovo paradigma che ha imposto un ripensamento sul modo di concepire e affrontare i problemi e le sfide che il mercato pone. Esempi di aree chiave per ripensare i nuovi modelli di business possono già essere identificati. Grazie ai dispositivi connessi, gli assicuratori possono, già oggi, offrire servizi personalizzati per soddisfare le esigenze di stile di vita del cliente. Si pensi, per esempio, alle piattaforme di salute e benessere basate sui dati con tutti i tipi di servizi proattivi e preventivi, e alla nuova generazione di assicurazioni sulla casa combinate con servizi informatici e personalizzati. I fattori di successo in questa evoluzione sembrano avere tre caratteristiche in comune: 1) nuovi dati al centro dell’innovazione; 2) ridefinizione della catena del valore; 3) cambiamento significativo della relazione con il cliente.

Per tali ragioni, tra le priorità delle compagnie, spicca la necessità di rispondere alla crescente concorrenza e rafforzare il rapporto con i propri clienti. Questo può essere ottenuto attraverso l’offerta di esperienze e comunicazioni di alto valore, personalizzate e contestuali, che siano in grado di sfruttare canali connessi e integrati, garantendo customer journey fluidi e coerenti. Per la maggioranza delle aziende del settore, attrarre e trattenere i clienti rimane, ovviamente, la principale sfida. A questa segue, però, la creazione di nuovi prodotti e servizi e l’espansione in nuovi segmenti di mercato.


#insurance #openinsurance Ridefinire la catena del valore e rivoluzionare la relazione con il cliente.
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LE NORME EUROPEE

Tutto ciò è sollecitato e promosso, non solo dal mercato, ma anche dalle recenti normative comunitarie e nazionali in tema di distribuzione di prodotti assicurativi e dalle implicazioni sulle dinamiche competitive e sull’operatività. In particolare, la nuova direttiva europea (UE) 2016/97 – IDD Insurance Distribution Directive, che è stata adottata il 20 gennaio 2016 dal Parlamento e dal Consiglio europeo e applicata in Italia con decreto legislativo 68 del 21 maggio 2018, insieme alla conseguente abrogazione della direttiva 2002/92/CE e all’emendamento del Codice delle assicurazioni – rende obbligatorie determinate prassi di business. Già il cambio di denominazione del provvedimento è conseguenza dell’obiettivo di ampliare il novero dei soggetti ai quali la IDD si applica: in pratica,  tutti coloro che, a vario titolo (agenti, mediatori e operatori di bancassicurazione, imprese di assicurazione, agenzie di viaggio e autonoleggi) partecipano alla vendita di prodotti per fornire a terzi servizi di distribuzione assicurativa o riassicurativa.

La direttiva IDD opera una rifusione legislativa, raggruppando, integrando e armonizzando tutte le precedenti norme vigenti in materia, e disciplina in modo più esteso rispetto al passato l’attività assicurativa, mediante l’istituzione di sistemi più efficienti e semplificati sia di gestione dei registri sia di vigilanza sulle imprese e sugli intermediari. La norma si applica così a tutti i prodotti assicurativi: danni, rischio, risparmio, investimento e previdenza. Il testo italiano, in particolare, è stato poi ulteriormente modificato dal decreto legislativo 187 del 30 dicembre 2020, dai regolamenti IVASS 39, 40, 41 e 45, nonché dal provvedimento 97 del 2020. A fine giugno scorso, infine, la Commissione europea ha presentato altre regole per la cosiddetta Digital Finance Strategy. Gli aspetti più rilevanti sono: la possibilità da parte del consumatore di consentire l’accesso ai dati patrimoniali, assicurativi e di consumo, la nuova PSD3 (Payment Services Directive 3) e in prospettiva l’euro digitale. Il nuovo corpus normativo ha anche altri obiettivi che riguardano la maggiore inclusione finanziaria, la tutela del consumatore e l’open finance. Inoltre, semplifica la gestione e rende più efficienti le registrazioni obbligatorie, rafforza la vigilanza su imprese e intermediari del settore, consolida e rende uniforme l’ordinamento europeo.


#openinsurance #openinsurance Lo scambio di dati e informazioni come base per creare nuovi servizi
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DIGITAL TRANSFORMATION

Nelle assicurazioni il mondo fisico e quello digitale stanno gradualmente avanzando verso l’integrazione. In questi ultimi anni, è già iniziata la digitalizzazione spinta cambiando esigenze e abitudini dei clienti e spingendo gli operatori tradizionali ad aprirsi a collaborazioni in un ecosistema di startup e attori non finanziari. Gli anni recenti, in effetti, avevano già impresso una decisa accelerazione alla digitalizzazione, sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta di servizi. Sono nate, infatti, tantissime fintech e insurtech specializzate nei vari segmenti. Ma mentre fino a qualche tempo fa, la collaborazione con queste è sempre stata considerata un’opportunità, ora è divenuta una grande necessità che non potrà che rendere più efficiente il sistema. Anche in Italia, di conseguenza, si nota chiaramente un ecosistema in via di consolidamento che si muove con decisione. Tra accordi e collaborazioni, per garantire al cliente un’esperienza d’uso di qualità e un’adeguata velocità di risposta e facilità di interazione, stanno emergendo innovativi servizi integrati e personalizzati. Per le assicurazioni, quindi, startup e nuovi attori innovativi non rappresentano più solo competitor, ma soggetti con cui creare importanti sinergie.

Pensando alla compagnia assicurativa del futuro, i consumatori desiderano maggiore velocità nel risolvere i problemi e liquidare i sinistri, unita a semplicità e trasparenza nella sottoscrizione di polizze e nella gestione dei reclami. Inoltre, si aspettano disponibilità 24/7 e la possibilità di svolgere tutte le operazioni anche da dispositivi mobili. Per soddisfare queste esigenze, le compagnie assicurative dovranno investire in soluzioni digitali all’avanguardia, fornendo strumenti e piattaforme user-friendly in grado di interagire facilmente e in modo intuitivo con i clienti. La digitalizzazione dei processi, unita all’automazione delle operazioni, permetterà di ridurre i tempi di risposta e semplificare le procedure per i consumatori. Inoltre, le compagnie dovranno garantire un’assistenza clienti sempre disponibile, sia tramite canali tradizionali come telefono ed email, sia attraverso chatbot e assistenti virtuali.

L’adozione di applicazioni mobili intuitive e sicure consentirà ai clienti di gestire le loro polizze, effettuare pagamenti, richiedere assistenza e monitorare lo stato dei sinistri ovunque si trovino, rendendo l’esperienza complessiva più efficiente e soddisfacente. Infine, investire in tecnologie innovative come l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati consentirà alle compagnie assicurative di individuare tendenze e comportamenti dei clienti, offrendo polizze personalizzate e servizi sempre più mirati alle loro specifiche esigenze. I consumatori, comunque, confermano grande fiducia nelle istituzioni tradizionali e si rivolgono prioritariamente ad attori conosciuti in grado di garantire sia il canale fisico che quello online, senza interruzioni e secondo una logica omnicanale.

L’ecosistema delle startup fintech & insurtech è florido e capace di offrire servizi innovativi a tutto il sistema economico. Si tratta di un settore dinamico, come dimostra l’evoluzione dei modelli di business che si aprono sempre più a forme di collaborazione e partnership stabili con incumbent finanziari, aziende industriali e altre startup. In molti casi gli operatori prevedono l’integrazione con partner specializzati, grazie ai quali è possibile gestire la sottoscrizione di polizze assicurative a distanza e il pagamento dei relativi premi all’interno della piattaforma multicanale, minimizzando i tempi e consentire il lancio tempestivo di nuove linee di offerta. Per competere in un mercato digitale caratterizzato da una velocità sempre maggiore, dove anche i sinistri assicurativi possono essere, per esempio, liquidati in pochi minuti, l’efficientamento e la semplificazione dei processi interni spiccano come altre priorità irrinunciabili.

Anche in questo caso, la stragrande maggioranza delle aziende si sta focalizzando sulla semplificazione dei processi e sulla riduzione dei costi operativi per innovare la propria proposizione e offrire un’esperienza di maggior valore ai clienti e ai partner di canale (agenti, broker), senza rinunciare alla possibilità di migliorare le performance di business. Questo dimostra, quindi, come le aziende del settore abbiamo compreso l’importanza della trasformazione digitale e dell’utilizzo di piattaforme agili, collaborative, integrate e scalabili, soprattutto per lo sviluppo di applicazioni accessibili da qualsiasi luogo e qualsiasi device.


#insurance #openinsurance Compliance, sfide competitive. e semplificazione gestionale
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DATA DRIVEN INSURANCE

Tra le risorse immateriali strategiche, vi sono certamente le informazioni. La disponibilità di dati individuali del cliente, comprese quelle più critiche relative alla propensione al rischio personale, rende possibile la proposta di servizi personalizzati adeguati. Per sfruttare appieno le opportunità di tale trasformazione, le compagnie assicurative si stanno dotando di architetture data-driven, orientate a raccogliere e valutare in tempo reale tutte le informazioni rilevanti sul cliente, sugli stakeholder e su tutti gli elementi del proprio business, al fine di prendere decisioni più adeguate a tutti i livelli dell’organizzazione. Inoltre, la dematerializzazione, l’automazione dei processi operativi, l’interconnessione tra canali, i nuovi sistemi di pagamento mobile e l’intelligenza artificiale (AI) rappresentano le principali voci di investimento nei piani dell’IT. La dematerializzazione si concentra sulla digitalizzazione e l’eliminazione della carta e dei documenti fisici, consentendo una gestione più efficiente e sicura delle informazioni aziendali.

L’automazione dei processi operativi mira a ridurre al minimo l’intervento umano nelle attività ripetitive e a basso valore aggiunto, aumentando l’efficienza e riducendo i tempi di esecuzione. L’interconnessione tra canali è fondamentale per garantire una customer experience omogenea e senza soluzione di continuità attraverso diversi punti di contatto con il cliente, come siti web, app mobili e social media. I nuovi sistemi di pagamento mobile offrono maggiore comodità e flessibilità ai clienti, consentendo di effettuare transazioni in modo rapido e sicuro utilizzando dispositivi mobili.

L’intelligenza artificiale riveste un ruolo cruciale nella gestione e nell’analisi dei dati aziendali, consentendo di ottenere informazioni approfondite, identificare modelli e tendenze, nonché migliorare i processi decisionali. L’utilizzo dell’AI, in particolare, permette di migliorare l’efficienza operativa, riducendo drasticamente l’effetto negativo delle asimmetrie informative. Tuttavia, per garantire un’esperienza utente adeguata, è necessario disporre dei dati del cliente, che spesso, purtroppo, non è disponibile a condividerli se in cambio non riceve un’esperienza di valore. I sistemi basati sull’AI consentono alle compagnie assicurative di elaborare e analizzare grandi quantità di dati in modo rapido e accurato, aiutandole a prendere decisioni più informate e tempestive. Questo contribuisce a ridurre il rischio di informazioni incomplete o errate, migliorando la qualità complessiva dei servizi offerti ai clienti.

Tuttavia, per ottenere tutti i vantaggi dell’AI, è essenziale garantire la fiducia e la collaborazione dei clienti riguardo alla condivisione dei loro dati. Le compagnie assicurative devono dimostrare ai propri clienti che i dati saranno utilizzati in modo sicuro, etico e a vantaggio dell’utente stesso. La trasparenza e la chiara comunicazione sulla gestione dei dati possono contribuire a rafforzare questa fiducia e incoraggiare una maggiore condivisione delle informazioni. È proprio qui che i servizi insurtech per l’identità digitale entrano in gioco. Queste soluzioni innovative forniscono un ambiente sicuro per   e la condivisione dei dati personali del cliente, consentendo loro di mantenere il controllo sui propri dati e decidere chi può accedervi. Ciò crea una maggiore fiducia e facilità di interazione tra il cliente e l’assicurazione, aprendo la strada a una customer experience più soddisfacente e personalizzata.


#insurance #openinsurance Digital Finance Strategy e PSD3, gli impatti sulla distribuzione di prodotti
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AUMENTO DELLA COMPETIZIONE

La digitalizzazione nelle abitudini di consumo dei clienti sta generando, infatti, sia nuove opportunità sia altrettanti rischi che necessitano di essere affrontati tempestivamente. Innanzitutto, le compagnie tradizionali percepiscono la maggiore competizione con i nuovi attori digitali, che si caratterizzano per processi agili, veloci ed efficienti e modelli di business innovativi basati su AI, advanced analytics e su offerte flessibili, dinamiche e indirizzati a nuovi ambiti di protezione. Le priorità da perseguire sono, quindi, molteplici e in costante evoluzione. Per raggiungere con successo gli obiettivi di innovazione sarà fondamentale investire in progetti tecnologici in grado di abilitare processi ottimizzati e nuovi modelli di offerta e che al tempo stesso siano in grado di proteggere il business digitale.

Gli investimenti tecnologici dovranno essere indirizzati all’upgrade dei sistemi esistenti, con l’eliminazione dei silos sia tecnologici che organizzativi, e in parallelo all’introduzione di nuove tecnologie agili come il cloud, gli analytics, l’AI e il machine learning. Con la crescente digitalizzazione e la dipendenza sempre maggiore dalla tecnologia, i rischi di attacchi informatici e violazioni dei dati sono aumentati in modo significativo. Le compagnie assicurative gestiscono una vasta quantità di informazioni sensibili, come dati personali, finanziari e sanitari dei clienti. La sicurezza di queste informazioni è di fondamentale importanza per mantenere la fiducia dei clienti e per essere conformi alle normative sulla protezione dei dati. Gli attacchi informatici possono causare gravi danni all’immagine e alla reputazione dell’assicurazione, oltre a possibili perdite finanziarie. Pertanto, investire nella cybersecurity diventa una priorità per garantire la protezione dei dati, la resilienza contro gli attacchi e la capacità di rispondere rapidamente e in modo efficace in caso di incidenti.

Le compagnie assicurative dovrebbero considerare l’implementazione di misure di sicurezza avanzate, come il monitoraggio continuo della rete, l’adozione di autenticazione a più fattori, la crittografia dei dati sensibili, la formazione del personale sulla sicurezza informatica e l’implementazione di politiche di gestione dei rischi. In parallelo, il cloud si caratterizza come uno dei principali ambiti tecnologici in crescita, in grado di fornire agilità e flessibilità ai processi e ai sistemi IT e di migliorare i tempi di risposta, ridurre il time-to-market e rendere più efficiente la spesa in servizi IT da parte delle assicurazioni. Il settore assicurativo ha registrato una forte crescita del lavoro agile, con l’adozione sempre più diffusa di piattaforme di collaborazione e gestione documentale in cloud. Queste tecnologie stanno contribuendo a semplificare le attività dei dipendenti e a incrementare la produttività, consentendo alle compagnie assicurative di mantenere la continuità operativa anche in contesti di lavoro più flessibili e distribuiti.

Per i prossimi anni, le aziende del settore saranno impegnate nell’ideazione e nel lancio di nuovi prodotti e servizi, spesso in partnership con attori innovativi, come insurtech o big tech company. Questa collaborazione con soggetti esterni all’industria tradizionale assicurativa permetterà alle compagnie di accedere a competenze e tecnologie all’avanguardia, favorendo l’innovazione e l’adattamento alle nuove esigenze dei clienti. In questo contesto, le compagnie assicurative dovranno rafforzare la loro proposta con approcci innovativi, come il pricing dinamico, polizze temporanee e on-demand. Questo permetterà ai clienti di personalizzare le loro polizze in base alle loro esigenze specifiche e di pagare solo per i servizi effettivamente utilizzati, aumentando così la soddisfazione e la fidelizzazione della clientela. Infine, per realizzare appieno queste nuove strategie, sarà necessario adottare processi agili, fluidi e integrati. Questo consentirà alle compagnie assicurative di essere più reattive alle richieste dei clienti e di adattarsi rapidamente alle nuove tendenze del mercato.


#insurance #openinsurance L’integrazione tra mondo fisico e digitale
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OPEN INSURANCE

L’open Insurance rappresenta un cambiamento di paradigma nell’industria assicurativa, che spinge verso un ecosistema più aperto, collaborativo e centrato sui dati per offrire soluzioni più adatte alle esigenze dei clienti. L’Open Insurance può consentire agli assicuratori di integrare i servizi di terze parti, come app mobili, dispositivi indossabili, dati provenienti da sensori IoT e molto altro, al fine di migliorare la valutazione dei rischi, l’esperienza del cliente e l’efficienza operativa. Una realtà nuova dove l’approccio open può far leva sulle informazioni, magari generate dai sensori e dall’AI, installati nelle case o a bordo delle automobili per prevenire problematiche gravi e incidenti, aiutare il cliente a svolgere una salutare attività motoria, suggerirgli persino una corretta alimentazione. Il mercato dei servizi assicurativi è destinato, quindi, a cambiare rapidamente con l’avvento del nuovo modello di business della open insurance, abilitato dalla digital transformation e dall’impiego efficace dell’IT.

L’integrazione di servizi di terze parti consente anche di migliorare l’esperienza del cliente, offrendo servizi e vantaggi aggiuntivi. Ad esempio, un’assicurazione auto potrebbe collaborare con un’app di navigazione per fornire informazioni sul traffico in tempo reale e suggerimenti per percorsi più efficienti, migliorando così l’esperienza di guida dei clienti. Questo nuovo approccio consente agli assicuratori di accedere a una vasta quantità di dati provenienti da diverse fonti, consentendo loro di ottenere una visione più completa e dettagliata del rischio assicurativo.

Di pari passo è cambiata la funzione IT, che non significa più solo servizio, ma soprattutto innovazione del business, intraprendendo un percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Inoltre, l’open insurance aumenta l’efficienza operativa delle compagnie assicurative. La condivisione di dati con partner e terze parti può semplificare i processi di sottoscrizione, rendendo più veloce e accurata la valutazione dei rischi. Inoltre, la collaborazione con altri attori dell’ecosistema può consentire una maggiore innovazione e la creazione di nuovi prodotti e servizi. Con l’open insurance, le compagnie assicurative stanno subendo una trasformazione radicale non solo nel modo in cui operano e gestiscono i processi, ma anche nel modo di sviluppare le competenze, promuovendo un vero e proprio cambiamento culturale. Le API giocano un ruolo critico in questa evoluzione, consentendo la connessione con terze parti, l’integrazione di servizi e l’accesso a dati aggiornati e affidabili in tempo reale.


#insurance #openinsurance Ecosistema fintech e insurtech: il ruolo chiave delle startup
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L’AGENZIA ASSICURATIVA

L’integrazione completa omnicanale farà la differenza, ma l’agenzia tradizionale continuerà a svolgere un ruolo centrale nel business assicurativo. Questa, tuttavia, dovrà essere molto più orientata alla consulenza piuttosto che sulle operazioni standard e rutinarie. Sebbene la open insurance rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questa integrazione richiederà un enorme sforzo di trasformazione in cui l’agente sarà sempre più consulente del cliente. L’operatore di agenzia deve trasformarsi in sostanza in “brand ambassador” in grado di offrire soluzioni ad alto valore aggiunto, attraverso le funzionalità sia digitali che di relazione. Siamo anche qui di fronte ad una evoluzione radicale verso la cosiddetta “agenzia ibrida o phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. L’obiettivo strategico è integrare le operazioni tradizionali e standard offrendo al cliente un’accoglienza personalizzata. Della “vecchia assicurazione” dobbiamo però salvaguardare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza dell’IT, è oggi possibile costruire relazioni solide e servizi a valore più vantaggiosi. Insomma, la tecnologia deve essere, in ultima analisi, un’arma a favore del cliente e non contro.

CONCLUSIONI

L’orizzonte che ogni assicurazione ha oggi di fronte è quello di operare in modo efficace ed efficiente in un mercato sempre più competitivo, in costante evoluzione e caratterizzato da nuovi fattori di competizione e di cambiamento, come la transizione digitale e le nuove norme europee. L’innovazione nei servizi assicurativi – applicata a canali, prodotti e servizi, e coniugando tecnologia, sostenibilità e contributo allo sviluppo di imprese e famiglie – rappresenta la leva di business per la prossima evoluzione.

La open insurance sta dando vita a un nuovo mercato, caratterizzato da modelli di business innovativi che pongono l’IT al centro dell’attenzione. Con l’open insurance diventa possibile e conveniente per l’istituzione assicurativa connettersi ed integrare i propri servizi con quelli di mercati adiacenti, al fine di espandere la relazione con i propri clienti e fornire una customer experience plasmata in modo globale e che può integrare quella delle altre industrie complementari. In questo scenario, i servizi assicurativi seguono il cliente in tempo reale in ogni canale in modo preventivo e proattivo, orientandosi verso una logica di risk management. Tuttavia, per adottare questo nuovo approccio, è necessario avviare un processo di revisione innovativo, partecipato e collaborativo all’interno delle organizzazioni, che abbia origine dall’interno e non sia semplicemente dettato dall’alto. Questo cambiamento culturale, organizzativo e tecnologico permetterà alle compagnie assicurative di essere competitive, di rispondere alle nuove esigenze del mercato e di offrire un’esperienza cliente di alto livello in un contesto in continua evoluzione.


#insurance #openinsurance Sicurezza e condivisione. Intelligenza artificiale e Customer Trust
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Credemassicurazioni/Credemvita: Protection and Prediction

L'articolo Open insurance, verso un futuro data-driven proviene da Data Manager Online.

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