Akito – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 11 Jun 2026 08:28:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Akito – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cybersecurity agentica, HWG Sababa e Akito in prima linea https://www.datamanager.it/2026/06/cybersecurity-agentica-hwg-sababa-e-akito-in-prima-linea/ Thu, 11 Jun 2026 08:28:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252953 Aumenta l’asimmetria tra difensori e attaccanti. Gli agenti AI impongono nuovi modelli di difesa. Per HWG Sababa e Akito la sfida non è più soltanto proteggere infrastrutture e dati, ma governare sistemi autonomi capaci di agire, apprendere e decidere L’intelligenza artificiale agentica viene raccontata come la prossima grande leva di efficienza. Sistemi capaci di decidere, […]

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Aumenta l’asimmetria tra difensori e attaccanti. Gli agenti AI impongono nuovi modelli di difesa. Per HWG Sababa e Akito la sfida non è più soltanto proteggere infrastrutture e dati, ma governare sistemi autonomi capaci di agire, apprendere e decidere

L’intelligenza artificiale agentica viene raccontata come la prossima grande leva di efficienza. Sistemi capaci di decidere, agire e adattarsi autonomamente, destinati a rivoluzionare tutto, dalla produttività aziendale alla cybersecurity. Ma come spesso accade con le tecnologie che promettono di moltiplicare le capacità umane, la vera domanda non è che cosa possano fare quando funzionano, ma che cosa accade se sbagliano, o peggio, quando vengono manipolate. Gli incidenti cyber raccontano la stessa storia: il rischio non è più teorico. I primi exploit documentati basati su prompt injection dimostrano come sia possibile alterare configurazioni locali o abilitare l’esecuzione automatica di comandi. Gli incidenti in cui agenti autonomi operano con privilegi eccessivi o istruzioni mal interpretate possono tradursi in danni operativi e reputazionali rilevanti. Nei contesti enterprise più critici, le conseguenze si traducono in ore di fermo operativo, costi elevati di remediation e interruzioni dei servizi essenziali. Di fronte al moltiplicarsi dei segnali d’allarme, il pericolo vero è l’illusione di controllo su tecnologie adottate più rapidamente di quanto si stia imparando a governarle.

«Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale ha impresso un’accelerazione evidente al fronte offensivo» –mette in guardia Fabio Naccazzani, co-founder & CEO Akito. «Anzitutto perché ha reso più semplice automatizzare attività che richiedevano tempi lunghi e competenze specialistiche, dalla raccolta di informazioni preliminari alla costruzione di campagne di attacco. In questo scenario, continuare a presidiare il rischio con strumenti e modelli pensati per minacce e schemi di attacco superati, significa esporsi a un divario destinato ad ampliarsi».

La cybersecurity diventa adattiva

Il cybercrime evolve verso una dimensione sempre più agentica, fondata su sistemi capaci di agire in background, adattarsi dinamicamente al contesto, apprendere dalle interazioni con il bersaglio e rimodulare le proprie azioni quasi in tempo reale. «Non siamo di fronte a un semplice miglioramento incrementale delle capacità offensive. Stiamo assistendo a una mutazione qualitativa» – sottolinea Alessio Aceti, CEO di HWG Sababa. Una trasformazione che cambia radicalmente la postura richiesta alla difesa. La mancata adozione dell’AI peggiora il livello di asimmetria tra difensori e attaccanti. «Naturalmente non basta introdurre un agente AI di difesa per diventare automaticamente più sicuri. Significa però riconoscere che se l’attaccante ha già incorporato modelli non deterministici nei propri schemi operativi, continuare a difendersi con workflow rigidi equivale a giocare una partita con regole che l’avversario ha già superato». La cybersecurity non può più essere pensata come una sequenza di risposte predefinite a minacce note. Deve diventare capacità adattiva. «Non si tratta di aggiungere nuovi controlli a problemi già noti, ma di affrontare vulnerabilità che nascono dalla logica stessa dei sistemi intelligenti» – chiosa Naccazzani.

SOC, nuovo modello operativo

Il valore della tecnologia AI trova forse la sua espressione più evidente proprio dentro i Security Operation Center. La quantità di alert, segnali deboli, anomalie e tentativi di compromissione che attraversano le infrastrutture digitali è cresciuta a un ritmo tale da rendere insostenibile un modello interamente manuale. «Nessuna organizzazione può pensare di scalare la propria capacità difensiva moltiplicando all’infinito il numero degli analisti» – sottolinea Aceti. «Perciò il SOC non può più limitarsi a essere un presidio umano assistito dalla tecnologia. Deve diventare un ecosistema in cui agenti AI specializzati operano come layer operativo distribuito».

Il passaggio in corso è quello da un SOC in cui le attività principali sono affidate a un analista, a forme ibride di SOC assistito o semi-automatico, dove agenti specializzati eseguono una serie di task specifici. «Parliamo di agenti progettati per compiti molto concreti: interfacciarsi con lo stack tecnologico del cliente, accedere a basi dati interne, arricchire automaticamente i segnali raccolti, investigare alert non critici, ottimizzare le regole di detection e, in alcuni casi, attivare azioni di contenimento entro perimetri rigorosamente definiti» – spiega Naccazzani. «Oggi il valore reale di questi modelli risiede nella capacità di automatizzare gran parte degli alert, comprimere i tempi di detection e risposta, restituendo agli analisti il tempo necessario per concentrarsi su attività ad alto valore come threat hunting, intelligence e advisory strategico» – commenta Aceti. Un passaggio decisivo anche sul piano culturale. Sebbene sia legittimo temere che l’automazione nel SOC implichi una progressiva marginalizzazione delle competenze umane, in realtà, se progettata correttamente, restituisce centralità all’analista, sottraendolo alla fatica meccanica del triage continuo e riportandolo nel luogo – la comprensione profonda della minaccia – dove crea valore.

E il vero valore nasce dalla capacità di governare l’AI e integrarla nei processi operativi. «Abbiamo assunto il primo data scientist per occuparsi di AI a settembre 2022. Non si improvvisa. Ogni nuova versione di un agente viene preventivamente validata in ambiente sandbox, così da valutarne in modo rigoroso rischi operativi, comportamento e impatti potenziali. Le pipeline di sviluppo devono essere robuste e gli eventi di sistema devono essere immutabili. Introdurre agenti AI senza un processo rigoroso di validazione significa esporre i clienti a errori difficilmente controllabili» – spiega Aceti.

La sinergia tra HWG Sababa e Akito

La gestione della transizione dipende dalla maturità organizzativa sviluppata nel tempo. Una riflessione che si sposta inevitabilmente dal piano tecnico a quello organizzativo. «Senza governance, qualsiasi tecnologia si voglia adottare non potrà mai essere efficace» – continua Aceti. «Per questo non mi stancherò mai di ripetere che la risposta strutturale deve prevedere una governance esplicita e responsabilità definite».

Non un dettaglio metodologico, perché è lungo questa linea di faglia che si comprende il senso della sinergia tra HWG Sababa e Akito. Un’integrazione che non viene raccontata come la semplice sommatoria di capacità operative – da una parte l’expertise di Akito nella progettazione e integrazione di architetture di sicurezza, dall’altra la capacità di HWG Sababa di industrializzare servizi gestiti, automazione e monitoraggio evoluto – ma il superamento della logica delle identità separate per costruire una piattaforma comune. La sicurezza efficace non nasce dalla tecnologia in sé, ma dalla connessione tra assessment, governance, integrazione e operation. «Una visione premiata da risultati positivi sul fronte del fatturato, dell’ampliamento della base clienti e della marginalità» – afferma Aceti.

Fatti che assumono un significato particolare in un mercato come quello della cybersecurity, dove l’espansione quantitativa non coincide automaticamente con il rafforzamento strutturale. E dove molte realtà, soprattutto nel segmento dei servizi, faticano a coniugare crescita e sostenibilità economica. Nel caso di HWG Sababa e Akito, invece, la crescita economica è l’effetto misurabile di una sinergia che produce impatti tangibili sul mercato sia in termini di posizionamento sia di capacità di intercettare la domanda sempre più orientata verso modelli di cybersecurity integrata. «Pensare a HWG Sababa e Akito come due realtà separate non descrive più ciò che siamo oggi» – conclude Aceti. «Abbiamo costruito un ecosistema che integra tecnologie e competenze specialistiche. Il valore che portiamo ai clienti nasce dalla convergenza tra governance e capacità operative».

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HWG Sababa e Akito. SASE, tra hype e realtà https://www.datamanager.it/2025/11/hwg-sababa-e-akito-sase-tra-hype-e-realta/ Mon, 10 Nov 2025 09:30:13 +0000 https://www.datamanager.it/?p=248453 Il modello SASE promette sicurezza e networking integrati, ma senza una collaborazione stretta tra vendor e system integrator rischia di restare un esercizio di marketing Nel mondo della cybersecurity, il modello SASE (Secure Access Service Edge) è diventato uno dei concetti più discussi. La promessa è fondere rete e sicurezza in un’unica architettura cloud-native, offrendo […]

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Il modello SASE promette sicurezza e networking integrati, ma senza una collaborazione stretta tra vendor e system integrator rischia di restare un esercizio di marketing

Nel mondo della cybersecurity, il modello SASE (Secure Access Service Edge) è diventato uno dei concetti più discussi. La promessa è fondere rete e sicurezza in un’unica architettura cloud-native, offrendo controllo centralizzato e protezione uniforme per utenti e applicazioni. Come spesso accade, la realtà si rivela più complessa. «Molti vendor hanno cavalcato l’hype» – osserva Milvio Falciatori, senior system engineer di Akito. «Ma non esiste un prodotto SASE in senso stretto. Esiste un insieme di funzionalità – SD-WAN, CASB, FWaaS, Zero Trust – in molti casi provenienti da vendor diversi e da integrare con competenza. Il rischio è credere di acquistare un pacchetto “chiavi in mano” e ritrovarsi con un patchwork di componenti appena collegati». Ed è proprio su questo terreno che si misura il valore dei partner giusti. Falciatori sottolinea che un system integrator deve conoscere a fondo le esigenze del cliente – «per aiutarlo a costruire una soluzione coerente, evitando l’errore di sovrapporre tecnologie non coordinate».

Anche Alessandro Stobbia, head of sales engineering di HWG Sababa, insiste sulla collaborazione: «SASE non è una tecnologia unica, ma un ecosistema. Per funzionare davvero serve convergenza tra rete e sicurezza, e questo si ottiene solo se vendor e partner lavorano insieme. Il modello ha senso solo se è nativamente cloud e con un approccio Zero Trust».

EQUILIBRIO DELICATO

Se la gestione unificata è una delle promesse più forti del SASE, è al tempo stesso anche una delle più delicate. Perché occorre bilanciare semplicità operativa e granularità di controllo in contesti complessi, con migliaia di utenti e applicazioni, senza sacrificare né la sicurezza né la flessibilità delle policy. «Avere una sola console rende molto più semplice la visione d’insieme» – spiega Falciatori. «Ma la granularità del controllo dipende dalla qualità della soluzione scelta. Le migliori piattaforme permettono policy flessibili e coerenti, con eccezioni mirate per reparti o sedi diverse. È un equilibrio tra uniformità e adattabilità, che richiede conoscenza profonda del cliente».

Alessandro Stobbia aggiunge un tassello tecnico: «L’enforcement non deve essere centralizzato ma distribuito tra i vari PoP. Le policy sono gestite da un’unica console, ma la sicurezza viene applicata localmente. In questo modo si uniscono controllo e performance, senza appesantire il sistema». Sul fronte performance, entrambi gli esperti riconoscono che la latenza resta il tallone d’Achille del modello.

«L’esperienza utente cambia molto a seconda del PoP a cui ci si collega» – afferma Falciatori. «Se la rete non è ben distribuita, i rallentamenti si pagano. Per questo è fondamentale monitorare costantemente il servizio, anche in autonomia, e non fidarsi solo delle metriche dichiarate dal fornitore». Il principio è semplice: «Più PoP e un backbone ottimizzato significano minore latenza» – sintetizza Stobbia. «Ma serve anche una capacità di troubleshooting efficace, per capire se il problema è nella rete, nel PoP o nel traffico applicativo. È un lavoro di squadra tra chi fornisce la tecnologia e chi la integra sul campo».

LOCK-IN E INTEROPERABILITÀ

L’adozione di un’unica piattaforma SASE espone le aziende al rischio di forte dipendenza dal fornitore. Occorre quindi garantire alcune condizioni perché un’architettura assicuri interoperabilità e possibilità di sostituzione senza vincoli tecnologici o economici insostenibili. «Il single vendor semplifica la gestione, ma ti lega mani e piedi» – commenta Falciatori. «Cambiare fornitore significa spesso rifare tutto da capo. L’unico modo per ridurre il rischio è puntare su soluzioni aperte, basate su API e strumenti di orchestrazione interoperabili. Una soluzione che non dialoga con altre piattaforme è già di per sé un lock-in».

Il modello SASE dimostra il suo valore solo quando vendor e system integrator operano come un unico team, integrando visione tecnologica e conoscenza del cliente. «Il nostro approccio è consulenziale. Analizziamo contesto, priorità e tempi. Implementarlo richiede esperienza, dialogo e capacità di adattamento. Il SASE non si compra, si costruisce nel tempo» – conclude Falciatori.

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Cyber Sec Level Up 2025 – Mind the Gap! Il 2 e 3 ottobre ad Assisi il futuro della cyber security. https://www.datamanager.it/2025/09/cyber-sec-level-up-2025-mind-the-gap-il-2-e-3-ottobre-ad-assisi-il-futuro-della-cyber-security/ Mon, 08 Sep 2025 07:20:20 +0000 https://www.datamanager.it/?p=247287 Akito presenta il suo Cyber Sec Level Up 2025 – Mind the Gap, l’evento annuale che riunisce aziende, vendors internazionali e professionisti della cyber security Cyber Sec Level Up – Mind the Gap!, l’evento annuale organizzato da Akito srl, system integrator di cyber security parte del gruppo HWG Sababa, diventato nel tempo un appuntamento fisso […]

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Akito presenta il suo Cyber Sec Level Up 2025 – Mind the Gap, l’evento annuale che riunisce aziende, vendors internazionali e professionisti della cyber security

Cyber Sec Level Up – Mind the Gap!, l’evento annuale organizzato da Akito srl, system integrator di cyber security parte del gruppo HWG Sababa, diventato nel tempo un appuntamento fisso per i vendors e i professionisti del settore.

A ospitarlo il 2 e 3 ottobre è la suggestiva Valle di Assisi, una location immersa nel verde umbro in cui Akito, che ha una sede operativa a Roma e una legale a Perugia, gioca “in casa”. Sponsorizzano l’evento dieci brand leader della cyber security: HWG Sababa con Y Cyber, CrowdStrike, Delinea, HPE Zerto, Keepit, Netskope, Proofpoint, Qualys, Recorded Future e Trend Micro.

Da sempre riconosciuta per la sua capacità di andare oltre la mera vendita di soluzioni, Akito ha un approccio consulenziale capace di integrare tecnologie e processi, mettendo al centro l’esigenza del cliente, distinguendosi per l’alto valore delle competenze specifiche del suo team di professionisti.

Anche quest’anno, Akito porta in primo piano le tecnologie più innovative del settore, presentando sul palco del Cyber Sec Level Up partner storici e collaborazioni nascenti, una selezione élite della sua offerta.

La tecnologia copre l’intero spettro della cyber security: dalla protezione degli ambienti industriali alla sicurezza degli endpoint, dal controllo degli accessi privilegiati alla resilienza operativa garantita dal disaster recovery, dal backup e ripristino dei dati SaaS alla visibilità su traffico cloud e web, fino alla protezione del perimetro umano e all’integrazione di piattaforme predittive basate su intelligenza artificiale e threat intelligence in tempo reale.

Soluzioni e approcci che rispondono alla crescente esigenza di un modello di sicurezza integrato, capace di unire governance, compliance e tecnologie all’interno di ecosistemi complessi che comprendono ambienti IT, IoT e OT.

“Cyber Sec Level Up non è la classica conferenza di settore, per noi rappresenta molto di più…” racconta Fabio Naccazzani, Amministratore Delegato di Akito, “prima di tutto è il momento in cui celebriamo l’anniversario della fondazione di Akito, ciò che abbiamo costruito in questi nove anni: oggi siamo un system integrator di riferimento con un ecosistema di partner internazionali. Stiamo crescendo e ci stiamo muovendo in un panorama più vasto, questo anche grazie all’ingresso nel gruppo HWG Sababa, per noi un salto di qualità importante”.

Una vetrina di nicchia per gli sponsor tecnologici che hanno l’opportunità di presentare e conoscere da vicino le esigenze di sicurezza delle aziende.

Continua Naccazzani “…Si creano connessioni e rapporti professionali di valore, perché i partecipanti si fidano della nostra proposta tecnologica e percepiscono l’attenzione con cui li coinvolgiamo nelle due giornate”.

“Mind the Gap! Verso un continuum di sicurezza IT, OT e Beyond” affronta la transizione verso una strategia olistica e integrata, infatti, spiega l’AD, “il paradigma che proponiamo è quello del security continuum, capace di tenere conto della complessità degli ambienti IT, IoT e OT, di garantire visibilità su tutti i fronti e di assicurare alle organizzazioni resilienza operativa e tutelare la reputazione aziendale”.

Tutto pronto per Cyber Sec Level Up, Mind the Gap! Il 2 e 3 ottobre 2025 ad Assisi la community Akito della cyber security sta per incontrarsi, confrontarsi e scoprire le tecnologie che segneranno il futuro della cyber security.

 

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HWG Sababa e Akito, cybersecurity full stack https://www.datamanager.it/2025/06/hwg-sababa-e-akito-cybersecurity-full-stack/ Tue, 17 Jun 2025 13:18:04 +0000 https://www.datamanager.it/?p=245743 Dopo la fusione del 2023, l’azienda di cybersecurity di Alessio Aceti ed Enrico Orlandi annuncia l’acquisizione della maggioranza di Akito. Rafforzando ulteriormente un’offerta a 360 gradi di protezione IT e OT costruita intorno al suo SOC veronese Il visionario CEO di HWG Sababa Alessio Aceti non è uno che ama tergiversare. Salendo tre gradini per […]

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Dopo la fusione del 2023, l’azienda di cybersecurity di Alessio Aceti ed Enrico Orlandi annuncia l’acquisizione della maggioranza di Akito. Rafforzando ulteriormente un’offerta a 360 gradi di protezione IT e OT costruita intorno al suo SOC veronese

Il visionario CEO di HWG Sababa Alessio Aceti non è uno che ama tergiversare. Salendo tre gradini per volta la scala dell’autorevolezza e della fiducia nel delicato dominio della cyber security, nel giro di cinque anni, Aceti ha trasformato quella che di fatto era una delle tante startup di un settore molto affollato in un partner affidabile per i CISO di banche (tra cui qualcosa come sedici istituti centrali di paesi esteri), istituzioni pubbliche, multiutility, aziende di logistica e trasporto e industrie manifatturiere. Garantendo a tutti i massimi livelli di protezione di impianti, infrastrutture critiche e business digitale.

HWG Sababa accelera la sua espansione, in Italia ma anche in diversi mercati del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, contando oggi undici sedi a livello globale: Milano, Verona, Bergamo, Genova, Firenze, Perugia, Roma, Bari, Madrid, Tashkent e Dubai. Il gruppo veronese, attraverso il suo Security Operation Center di nuova generazione, fornisce servizi di sicurezza gestita rivolti a organizzazioni di medio-grandi dimensioni – realtà che raramente contano meno di mille dipendenti e che possono arrivare a molto grandi con centinaia di migliaia di utenti. È questo il target di HyperSOC, il brand di nuova generazione che rappresenta il framework SOC proprietario dell’azienda, fondato su principi di cybersecurity avanzata e competenze distintive in ambito OT.

«In un mercato di questo calibro – osserva Aceti – l’affollamento è molto relativo. I nostri competitor nelle gare sono sempre gli stessi. Noi però possiamo contare su almeno tre elementi di unicità. Il primo è il focus su un servizio gestito su una base di reale operatività 24/7, con almeno una trentina di analisti sempre presenti anche nei turni notturni e festivi, non solo reperibili. Il secondo riguarda la mole di investimenti fatti e la competenza accumulata in materia di sicurezza e OT, un dominio ancora nuovo e molto sfidante. E infine, ma non ultimo, la presenza sull’intera filiera della cybersecurity. Abbiamo aree di eccellenza interna e, dove necessario, ci affidiamo a partner altamente selezionati. Ma il vero valore è la nostra capacità di agire come un’estensione dell’organizzazione del cliente, soprattutto nei contesti in cui la sicurezza IT e OT è una questione critica e strategica».

Le parole del CEO di HWG Sababa – che lo scorso febbraio ha annunciato l’acquisizione del 70% di Akito, system integrator con base operativa tra Roma e Perugia – fotografano il profondo cambiamento del mercato della cybersecurity, sempre più percepita dagli utenti come leva strategica e non più soltanto come voce di spesa. Il focus della cybersecurity si sta rapidamente spostando dalla protezione dell’end-point e della rete locale alla gestione evoluta dei rischi, legati a un ecosistema interconnesso di minacce sempre più ampio. In questo scenario, i fornitori di sicurezza vengono valutati soprattutto sulla base di due capacità chiave: osservabilità e correlazione degli eventi. Eventi che, in ambienti critici come macchine a controllo numerico, impianti industriali o infrastrutture fisiche, non riguardano più soltanto dati e transazioni, ma coinvolgono tecnologie di automazione, spesso basate su protocolli poco familiari agli specialisti IT tradizionali e sistemi complessi, non di rado datati.

Alessio Aceti CEO di HWG Sababa

AUTOMAZIONE E SICUREZZA

A fronte di tale allargamento “qualitativo” dell’universo degli eventi da tenere sott’occhio, corrisponde anche la loro esplosione in termini quantitativi. E questo incide profondamente sia sul livello di competenze necessario per contenere le minacce e rispondere tempestivamente a incidenti e compromissioni, sia sulla struttura e l’organizzazione di un Security Operation Center, interno o esternalizzato che sia. «Nel modello tradizionale, la base della piramide del SOC era costituita dagli analisti di primo livello» – spiega Alessio Aceti. «In HWG Sababa abbiamo superato questo schema: l’automazione, potenziata dall’intelligenza artificiale, assume oggi un ruolo centrale, non solo nell’individuare eventuali anomalie di sicurezza, ma anche nell’arricchimento del contesto e nel mettere in atto le prime misure di containment in modo autonomo, garantendo al cliente meno effort per chi gestisce i suoi sistemi e livelli di servizio decisamente più rapidi».

Il vero motore della reputazione di un brand ancora giovane – in particolare nella sua componente “Sababa”, ora parte integrante di un player in evoluzione a due mesi dall’operazione Akito – potrebbe risiedere – come sottolinea il CEO di Akito Fabio Naccazzani – in una cultura aziendale fondata sulla collaborazione e sulla condivisione delle competenze, radicata ben oltre l’accordo recente. mAl di là delle rispettive date di fondazione, le tre realtà che oggi compongono formalmente il nuovo gruppo condividono una visione comune e un know-how tecnico che precedono l’unificazione societaria. «Ai dieci anni di esperienza di Akito si sommano oltre tre decenni di padronanza operativa, portati in dote dai professionisti e dalle due anime che oggi compongono HWG Sababa» – spiega Fabio Naccazzani. «Conosco Alessio Aceti da quando era ancora legato a uno dei vendor di cybersecurity più importanti sul mercato. In questo settore, le competenze tecniche sono fondamentali, ma sono le relazioni personali e la stima professionale a fare davvero la differenza. E i clienti lo sanno bene».


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Analizzando le singole storie dei brand del gruppo e le dinamiche che ne hanno favorito la convergenza, emerge chiaramente come, sotto molteplici aspetti, le persone di HWG Sababa e Akito formassero già un gruppo consolidato molto prima dell’unione formale, avvenuta sotto l’egida del fondo di private equity di alto profilo Investcorp Technology Partners. In ordine cronologico, HWG è stata la prima a nascere: una società di servizi e consulenza che Fabio Naccazzani definisce «la Bulgari del SOC» per il prestigio riconosciuto all’azienda sin dalla sua fondazione nel 2008 da parte di Enrico Orlandi.
Con un solido background nella consulenza direzionale e nella sicurezza di grandi progetti, Orlandi oggi è presidente di HWG Sababa, con sede centrale a Verona. L’azienda ha da sempre puntato sull’eccellenza nei servizi di sicurezza gestita, rivolgendosi inizialmente soprattutto a clienti nei settori bancario e delle telecomunicazioni.

Fabio Naccazzani CEO di Akito

STORIE CHE SI INCONTRANO

Aceti racconta che quando Sababa diventa operativa, nel 2020, HWG è già un interlocutore naturale in virtù dei contatti professionali che Aceti stesso, sino a quel momento attivo in uno dei big della sicurezza antimalware nel mercato B2C e PMI, aveva stabilito con Orlandi. «Il mio era un incarico manageriale di livello globale» – riferisce il CEO del gruppo. «La mia missione era costruire, anche intorno a pionieristiche soluzioni di sicurezza OT, una nuova offerta enterprise. Sababa nasceva già sull’idea della centralità del SOC, spesso avvalendosi di servizi che HWG erogava con successo da almeno un decennio». Un analogo discorso riguarda le competenze sistemistiche e di rete che gli esperti di sicurezza della giovane startup hanno individuato nei partner esterni come Akito o come Digipoint, società genovese esperta di networking che Sababa rileva definitivamente, dopo una iniziale partecipazione minoritaria, nel 2023, poco prima di annunciare la fusione con HWG. Tutti operatori dotati di quelle conoscenze complementari che consentono al team Aceti di affrontare articolati progetti di cybersecurity.

«Ai clienti industriali che affrontavano con noi i primi progetti di messa in sicurezza dell’IOT – aggiunge Aceti – venivano consigliati approcci sistemici come la segregazione della connettività dei loro impianti la cui corretta implementazione richiede conoscenze molto specifiche: la collaborazione con Digipoint o con il team di Fabio Naccazzani era una scelta naturale». Anche nei tre anni che Sababa percorre come entità autonoma, i fratelli Aceti si distinguono per la loro volontà di bruciare le tappe. Nel 2021, il fondatore di Sababa chiama infatti accanto a sé la sorella affidandole, con il ruolo di responsabile finanziaria, una missione impossibile: portare il titolo di Sababa Security alla quotazione sul listino milanese Euronext, nel giro di un solo trimestre. Giuseppina Aceti – per tutti Giusy – che oggi nella veste di CFO lavora a stretto contatto con la presidenza di Enrico Orlandi, racconta quell’avventura adrenalinica senza riuscire a nascondere l’emozione. «Quando Alessio mi chiamò, ricoprivo da anni il ruolo di responsabile finanziaria nella filiale italiana di una multinazionale del food. All’epoca, Sababa aveva alle spalle un solo esercizio chiuso – 1,7 milioni di euro di fatturato – ma con l’ambizione di crescere rapidamente: tre anni dopo sarebbero diventati dieci. Non avevo mai gestito un’IPO, così mi procurai tutte le informazioni sull’argomento e iniziai a studiare. A dicembre 2021 siamo riusciti a completare la quotazione, appena tre mesi dopo il pitch iniziale presentato al nostro advisor, con una valutazione pari a 280 volte l’EBITDA. Un multiplo straordinariamente alto, che rifletteva le potenzialità del nostro modello di business».


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Attraverso la quotazione, Alessio Aceti ottiene le risorse necessarie a sostenere le sue ambiziose strategie di crescita. Una scelta coraggiosa, soprattutto considerando il contesto: l’operazione va in porto nel secondo anno della pandemia, in uno scenario ancora segnato da forte incertezza. Ma il successo della IPO dimostra che il mercato credeva in quel progetto imprenditoriale. Puntare sulla convergenza tra IT e OT, sulla protezione dei dati in ambienti sempre più cloud-based e sull’offerta di una strategia di sicurezza completa, gestita end-to-end per conto del cliente, si rivela una visione vincente. Dal punto di vista finanziario, l’alternativa alla Borsa sarebbe stata l’ingresso di un fondo di investimento. Aceti, però, in quella fase sceglie l’indipendenza. Forse, senza immaginare che proprio quel modello, inizialmente scartato, si sarebbe a ripresentato presto – in forma evoluta – lungo il percorso.

Giuseppina Aceti CFO di HWG Sababa e Giulio Faita sales director di Akito

OFFERTE COMPLEMENTARI

Con la leva della quotazione, Sababa mette in atto una prima fase di crescita. Vengono decise nuove assunzioni. Gare e progetti si fanno ancora più ambiziosi. E nel frattempo, la collaborazione con HWG continua sulla parte SOC, mentre Sababa svolge le sue attività di assessment, penetration test, consulenza e progettazione. «Nel 2022, pochi mesi dopo la quotazione – racconta ancora Giuseppina Aceti – HWG era stata acquisita da Investcorp, un fondo globale di private equity molto affermato.

Le nostre due aziende avevano raggiunto più o meno la stessa dimensione, ma il quadro di mercato era diventato sempre più complesso, soprattutto a livello di compliance. I clienti guardavano con diffidenza ai contratti di fornitura che coinvolgevano soggetti terzi o subappaltatori, preferendo interlocutori unici. Così con Orlandi ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo deciso di costruire qualcosa di ancora più grande». Per Giusy, Sababa e HWG rappresentano due anime complementari della cybersecurity: lo yin e lo yang di un’offerta integrata, capace di coprire in modo sinergico ogni area critica, senza lasciare zone scoperte. Da una parte la conoscenza approfondita del mondo delle minacce e la capacità di definire una corretta “postura” protettiva. Dall’altra la visione necessaria per impostare ed eseguire una corretta strategia di security operation e orchestration.

La fusione – che comporterà anche il delisting delle azioni Sababa – segna una chiara definizione dei ruoli all’interno del nuovo gruppo. HWG, forte di un solido background nei processi, assume il controllo delle operation. Sababa, invece, mette sul tavolo le sue competenze tecniche e la struttura commerciale già rodata nel rapporto diretto con i clienti, e – sul fronte della visibilità – contribuisce con la figura del CEO Alessio Aceti: professionista riconosciuto, speaker carismatico e docente universitario. Proprio di recente, Aceti ha fatto parte del corpo docente del master di II livello in Cybersecurity for SCADA Systems, Industry, Power, and Energy dell’Università di Genova – ulteriore conferma del suo ruolo di divulgatore ed evangelista nel settore.

Diciotto mesi dopo l’acquisizione di HWG, Investcorp completa anche l’OPA su Sababa, consolidando così un progetto industriale guidato direttamente dal team del fondo. «È il partner ideale per noi» commenta Giusy Aceti. «Non impone modelli dall’alto né interferisce nella gestione operativa, ma con loro condividiamo ogni scelta strategica». I referenti di Investcorp conoscono bene il settore: sono i fondatori di SecureLink, società olandese nata da zero e cresciuta fino a diventare un operatore di cybersecurity con 600 dipendenti attivo nei Paesi nordici, poi acquisito dal gruppo francese Orange.


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NON C’È DUE SENZA TRE

Nel 2025 il gruppo si arricchisce con l’acquisizione del 70% del capitale di Akito, creata nel 2016 su iniziativa di un gruppo di esperti guidati da Fabio Naccazzani e da Giulio Faita, che nel system integrator romano riveste il ruolo di direttore commerciale. «Anche nel caso di Akito – spiega Naccazzani – l’iniziativa poggia sulla esperienza mia e di Giulio. Entrambi abbiamo lavorato a lungo in un importante gruppo IT nazionale, guidandolo nei rispettivi ruoli di amministratore e direttore commerciale. Un team ristretto ma molto agguerrito, focalizzato sulla system integration di tecnologie molto ben selezionate e in grado di coprire, attraverso le soluzioni di venticinque vendor rappresentati, esigenze molto diverse che vanno dall’end-point protection alla data loss prevention, dalle minacce avanzate al CASB. Tappe di una strategia di sicurezza che sappiamo collegare grazie alla nostra conoscenza in senso orizzontale».

Secondo Giulio Faita, sales director di Akito a fare la differenza è la relazione che l’azienda sa costruire con una clientela che comprende molte realtà nel mondo della Pubblica Amministrazione e non solo. «Ci siamo mossi in ambiti complementari a quelli del gruppo di cui oggi facciamo anche formalmente parte». La missione di Akito si amplia, rafforzando il ruolo dell’azienda come punto di contatto strategico con i settori chiave attuali e futuri. Questo si traduce nell’introduzione di nuove soluzioni di sicurezza e nell’estensione dei livelli di protezione nei confronti dei clienti storici, valorizzando la relazione con un’offerta sempre più integrata e su misura. «Mettiamo in campo tutte le nostre competenze per affrontare con successo anche le sfide più complesse, come quelle offerte dalle grandi realtà pubbliche» – sottolinea Faita. «Offerte così complete e innovative aprono molte porte. Oggi, le imprese pubbliche e private hanno capito che spesso i grandi nomi sono solo contenitori spersonalizzati: noi proteggiamo e valorizziamo il business dei nostri clienti, lavorando insieme a loro con la convinzione di portare un contributo distintivo e anche con la presunzione di poter dire la nostra».

UNITI SI VINCE

Come intende procedere ora il management di Akito, quali sono le strategie di integrazione con HWG Sababa? «Proprio perché anche prima di questa operazione condividevamo molte cose – la vision, il modo di lavorare, gli obiettivi – abbiamo scelto di mantenere questa complementarietà attraverso la nostra identità, che per ora rimane» – spiega Naccazzani. Il brand Akito non perde nulla, semmai guadagna ulteriormente in affidabilità. Conquistare la fiducia del cliente su temi critici di cybersecurity richiede diversi ingredienti e lo scorso dicembre, sapendo già che l’accordo era imminente, abbiamo deciso di presentarci tutti e tre, come entità unica, ai capi di una delle principali multiutiliy del Centro Italia per una gara relativa a un contratto triennale su tutta la threat intelligence. E insieme abbiamo vinto». Mentre Faita continua a guidare le strategie commerciali di Akito, le sinergie e le attività in comune sono già molteplici. A partire dall’annuale kick-off che ancora prima dell’annuncio ufficiale dell’acquisizione, ha visto riunite lo scorso febbraio a Milano Marittima tutte le forze di HWG Sababa e Akito: oltre 200 persone, inclusi 50 nuovi ingressi della campagna di assunzioni 2024.

Lisa Bassetto, chief sales officer di HWG Sababa, interviene sullo spirito di coesione che le due realtà hanno saputo costruire in tempi rapidi dopo l’accordo formale, evidenziando come l’approccio consulenziale all’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate e l’ampiezza del portafoglio di servizi gestiti rappresentino un asset strategico per i clienti. Un valore che si misura nella competenza certificata dei tecnici e nella capacità del gruppo di progettare soluzioni innovative e su misura. «La relazione con il cliente è centrale» – sottolinea Bassetto. «Ciò che ci accomuna al team Akito è la volontà condivisa di costruire partnership di lungo periodo, capaci di evolvere nel tempo e di generare valore reale per chi ci sceglie». L’ingresso di Akito – aggiunge – rafforza in modo significativo la presenza commerciale del gruppo nel Centro e Sud Italia, con un focus particolare sulla Pubblica Amministrazione centrale, settore in cui il team guidato da Fabio Naccazzani vanta referenze consolidate e una reputazione di eccellenza. «Insieme siamo una bella squadra: accanto a Giulio Faita e ai suoi collaboratori, la divisione commerciale di HWG Sababa conta tredici commerciali che operano con competenza specialistica sull’intera gamma di servizi proposti. In generale è un momento di forte crescita, sia per il lavoro sinergico su tutto il territorio sia per la spinta innovativa con cui continuiamo a caratterizzare l’offerta tecnologica davvero ampia che portiamo al mercato».


#coverstory HWG Sababa acquisisce il 70% di Akito e rafforza la sua presenza nel Centro-Sud
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In parallelo, l’attenzione costante all’innovazione – dall’automazione all’intelligenza artificiale applicata alla gestione delle minacce – punta a incrementare l’efficacia operativa e l’efficienza dei processi, permettendo al gruppo di offrire soluzioni di cybersecurity più performanti a costi competitivi. «È da questa visione che nasce il potenziale del nostro HyperSOC» – sottolinea Lisa Bassetto. «Una piattaforma che ci consente oggi di essere riconosciuti come un player d’eccellenza, tanto sul fronte IT quanto nella nuova e complessa frontiera dell’OT».

LA SFIDA DELLA COMPLIANCE

Nella sua analisi dei potenziali di mercato, Alessio Aceti evidenzia una significativa disomogeneità nella percezione del valore strategico della cybersecurity gestita. «Nel settore finance, il livello di maturità è generalmente elevato: fenomeni come le frodi e il ransomware continuano a spingere gli investimenti» – spiega il CEO di HWG Sababa. «Paradossalmente, lo stesso livello di consapevolezza manca in ambiti come le infrastrutture critiche – basti pensare a un acquedotto – dove il rischio è altrettanto alto ma meno percepito». Tra i settori più esposti, Aceti cita la sanità: «Gli ospedali italiani hanno fatto grandi passi avanti nella digitalizzazione, ma restano in ritardo sul fronte della cybersecurity. Qui vedo più una missione sociale che un orientamento al profitto, ma la vulnerabilità resta».

Accanto alla sanità, HWG Sababa sta rafforzando la propria presenza anche nel retail e soprattutto nel fashion, con un focus mirato sui brand del lusso. In questi contesti – come spiega Alessio Aceti – la continuità operativa, la protezione della proprietà intellettuale, la sicurezza delle transazioni e persino la gestione del rischio reputazionale rappresentano leve sempre più determinanti per orientare gli investimenti in cybersecurity. «Esistono poi realtà di dimensioni più contenute ma inserite in filiere strategiche – osserva Alessio Aceti – dove l’entrata in vigore della direttiva NIS2 rappresenta un’opportunità significativa. La normativa pone l’accento sulla capacità di monitorare gli eventi di sicurezza lungo l’intera catena di fornitura, inclusi gli anelli più esterni, rendendo cruciale l’adozione di una visione integrata della protezione».

È il caso di clienti come Ansaldo Energia – prosegue Aceti – che investono con decisione su tracciabilità e osservabilità. Lo stesso sta accadendo nel settore agroalimentare, dove il tema della sicurezza sta emergendo come asset competitivo. «Un nostro cliente, che opera nel comparto avicolo e genera oltre un miliardo di euro di fatturato, ha compreso perfettamente che la cybersecurity non è un costo accessorio, ma una leva strategica per chi punta sull’automazione come motore di efficienza e crescita».

La crescente automazione che oggi pervade ogni segmento del manifatturiero sta alimentando una domanda sempre più concreta di soluzioni di sicurezza OT. HWG Sababa, forte di un’esperienza consolidata nel settore, sta intercettando filoni particolarmente promettenti, come quello legato all’automazione dei magazzini, dove la convergenza tra IT e OT impone approcci di protezione evoluti. In questa direzione, si inserisce anche la partecipazione del gruppo a progetti strategici come il bando promosso dal Centro di Competenza START 4.0 e alle opportunità offerte dai finanziamenti europei del Next Generation EU. L’obiettivo: mettere a sistema competenze avanzate e idee innovative per migliorare la sicurezza delle infrastrutture critiche, oggi più che mai sotto pressione.


#coverstory La nuova cybersecurity convergente si basa su osservabilità e correlazione degli eventi
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HWG Sababa si è recentemente distinta tra i vincitori di un bando competitivo con un progetto che propone un modello avanzato di Security Operation Center (SOC), progettato per rafforzare la cybersecurity di impianti per la generazione energetica – dall’idroelettrico al termico, dal ciclo combinato al nucleare. Un’iniziativa che conferma la vocazione dell’azienda veronese nel proteggere infrastrutture critiche attraverso soluzioni altamente specializzate. Sempre sul fronte dell’OT security, a fine marzo, Alessio Aceti è stato protagonista dell’OT Cyber Resilience Night, presso il polo dell’innovazione Confindustria Kilometro Rosso di Bergamo. L’evento ha riunito oltre 140 professionisti del mondo industriale, inclusi diversi produttori di macchine utensili, con l’obiettivo di stimolare il dialogo tra operatori, condividere buone pratiche, aggiornamenti normativi e strumenti operativi per rafforzare la resilienza delle infrastrutture produttive.

PROTEZIONE INDUSTRIALE

Accanto al consolidato marchio HyperSOC, HWG Sababa ha recentemente lanciato un nuovo brand verticale: Y Cyber, focalizzato sulla sicurezza dei sistemi industriali. «Siamo completamente agnostici rispetto ai vendor OT e operiamo trasversalmente su diversi tipi di impianti» – spiega Alessio Aceti. «Ma un conto è dialogare con realtà strutturate e presidiate da un CISO, ben più complesso è offrire soluzioni a chi si occupa di logistica o automazione industriale su scala ridotta. Con Y Cyber vogliamo creare un vero competence center per la OT security, in grado di offrire servizi mirati a un ampio spettro di utilizzatori».

Intanto il gruppo non nasconde le ambizioni di espansione internazionale. Dopo il discreto numero di clienti già conquistati negli Emirati e in Uzbekistan, le prossime tappe potrebbero portare HWG Sababa nel Sud Europa. Giusy Aceti conferma: «Con una solida posizione finanziaria, il gruppo è pronto a proseguire la strategia di M&A». In questo mondo fatto di cloud e digitalizzazione spinta, il bisogno di cybersecurity può essere un motore formidabile. Saperlo guidare per continuare a salire le scale di un mercato così agguerrito, richiede competenza, tenacia, capacità di innovare, intelligenza. Doti che certo non scarseggiano sull’asse Milano – Verona – Genova – Perugia – Roma.

Foto di Gabriele Sandrini

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Cybersecurity 2024: un anno di sfide e cambiamenti https://www.datamanager.it/2024/12/cybersecurity-2024-un-anno-di-sfide-e-cambiamenti/ Wed, 04 Dec 2024 08:48:47 +0000 https://www.datamanager.it/?p=241704 Attacchi informatici in aumento, nuove normative e la necessità di cyber resilienza. Il punto di vista di Akito Il 2024 si chiude con un bilancio complesso per la cybersecurity. Gli attacchi informatici, sempre più sofisticati e mirati, hanno continuato a crescere a livello globale. Anche l’Italia, pur senza subire gli effetti disastrosi registrati in altri […]

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Attacchi informatici in aumento, nuove normative e la necessità di cyber resilienza. Il punto di vista di Akito

Il 2024 si chiude con un bilancio complesso per la cybersecurity. Gli attacchi informatici, sempre più sofisticati e mirati, hanno continuato a crescere a livello globale. Anche l’Italia, pur senza subire gli effetti disastrosi registrati in altri Paesi, ha dovuto affrontare un aumento preoccupante nella frequenza e nella gravità degli incidenti. In questo scenario in continua evoluzione, Akito, reseller di soluzioni e servizi per la cybersecurity con sedi a Perugia e Roma, si distingue per il suo approccio consulenziale, accompagnando le aziende nel complesso percorso verso la cyber resilienza.

“Il 2024 è stato un anno importante ma complesso”, spiega Fabio Naccazzani, CEO di Akito. “Le aziende sono più consapevoli, ma anche più confuse su come proteggersi efficacemente”. Akito si pone come guida, aiutando i clienti a scegliere le soluzioni più adatte alle loro esigenze e a ottimizzare le risorse.

Un anno di svolte normative

Il 2024 ha segnato anche un punto di svolta dal punto di vista normativo, con l’entrata in vigore di normative come la NIS 2 e la DORA. La capacità di adattarsi alle minacce informatiche senza compromettere l’operatività aziendale è stata al centro dell’attenzione. “Insistiamo molto sul concetto di cyber resilienza”, sottolinea Naccazzani. “I danni causati da un attacco possono essere molto più onerosi di un investimento in cybersecurity. Per questo adottiamo un approccio preventivo”.

Le soluzioni più richieste

Tra le soluzioni più richieste nel 2024, Akito segnala l’assessment e la gestione delle vulnerabilità, la protezione dell’email e dell’information protection, e la sicurezza delle identità. “Gli attacchi legati alle identità sono in aumento”, spiega Naccazzani. “Per questo è fondamentale estendere la superficie di sicurezza con il rilevamento e la risposta alle minacce in tempo reale”. La crescente interconnessione tra sfide e minacce cyber spinge verso soluzioni di gestione centralizzata e olistica della sicurezza, come l’extended detection e response (XDR). Un altro ambito cruciale è la data protection, fondamentale per settori come la sanità e la finanza, ma che richiede investimenti e competenze specifiche.

Il valore aggiunto di Akito

Akito lavora con diverse realtà, dalla pubblica amministrazione alla sanità, dall’istruzione alle infrastrutture. “Ci troviamo spesso di fronte a criticità come la gestione decentralizzata delle soluzioni, apparati obsoleti e carenza di personale specializzato”, osserva Naccazzani. Per questo Akito offre servizi professionali continuativi, sollevando le aziende dal peso della gestione della sicurezza informatica. Quale azienda italiana che opera nel campo della cybersecurity, aiutando le aziende a proteggersi dai sempre più frequenti e sofisticati attacchi informatici, Akito non si limita a vendere prodotti di sicurezza, ma offre un servizio completo che include la consulenza, l’analisi delle vulnerabilità, l’implementazione di soluzioni personalizzate e la gestione della sicurezza informatica in outsourcing. In un panorama in continua evoluzione, Akito si distingue per la sua capacità di guidare le aziende nel complesso percorso verso la cyber resilienza, ovvero la capacità di resistere e adattarsi alle minacce informatiche senza compromettere l’operatività. Grazie ad un approccio consulenziale, Akito affianca i clienti nella scelta delle soluzioni più adatte alle loro esigenze, li supporta nell’adeguamento alle normative e li aiuta a costruire un sistema di sicurezza solido ed efficace.

Sguardo al 2025

Per il 2025 si prevede una continuità con i trend del 2024, con un ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, ransomware evoluti e nuove vulnerabilità legate all’IoT. “Per affrontare queste sfide è fondamentale fare rete e consolidare rapporti strategici”, afferma Naccazzani. “Akito continuerà a evolvere, migliorando la propria offerta e l’approccio al business. Vogliamo rafforzare le collaborazioni strategiche per rispondere alle esigenze di sicurezza di strutture aziendali complesse. Ci posizioniamo come partner strategico, mettendo a disposizione le nostre competenze specifiche per completare il quadro offerto da vendor e clienti”.

 

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Cyber Sec Level Up 2024: l’evento annuale di Akito per aziende “Cyber Proactive” https://www.datamanager.it/2024/09/cyber-sec-level-up-2024-levento-annuale-di-akito-per-aziende-cyber-proactive/ Mon, 09 Sep 2024 07:22:26 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239289 Akito da sempre promuove un approccio proattivo e innovativo alla cyber security, tema dell’evento del 17 e 18 ottobre in collaborazione con i vendor strategici leader del settore. Oggi celebra otto anni di attività Akito IT for Choice presenta Cyber Sec Level Up 2024 il 17 – 18 ottobre 2024 a Gubbio, in Umbria. L’evento […]

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Akito da sempre promuove un approccio proattivo e innovativo alla cyber security, tema dell’evento del 17 e 18 ottobre in collaborazione con i vendor strategici leader del settore. Oggi celebra otto anni di attività

Akito IT for Choice presenta Cyber Sec Level Up 2024 il 17 – 18 ottobre 2024 a Gubbio, in Umbria. L’evento annuale vede protagonisti dieci vendor leader della cyber security che incontrano professionisti e manager IT della media e grande impresa. Protagonista assoluta la tecnologia cyber.

Akito IT for Choice, realtà di spicco nel settore IT con sede a Roma e base a Perugia, offre soluzioni e servizi per la cyber sicurezza di realtà del settore pubblico e privato, muovendosi su tutto il territorio nazionale.

Fabio Naccazzani, CEO, insieme agli altri sei soci fondatori, celebra a settembre otto anni di attività portata avanti con dedizione e passione.

“Stiamo raccogliendo risultati importanti…Oggi Akito è un system integrator di riferimento nel centro Italia per molti clienti e vendor, questa è una bella soddisfazione. Stiamo costruendo una Akito sempre più strutturata e riconosciuta, capace di far crescere nuove risorse, collaborare con vendor di rilievo e raggiungere realtà importanti. Proseguiamo così, mantenendo sempre la nostra identità e unicità”.

Risultato anche della continua ricerca dell’eccellenza tecnologica e, prosegue Naccazzani, “ della qualità sotto ogni punto di vista, tecnologica, organizzativa e professionale… Il valore delle persone pesa molto sul risultato finale”. E a proposito della crescita “continuiamo a incrementare la squadra con nuove risorse, il requisito fondamentale è la voglia di fare”.

Nell’ampio portafoglio di offerta di Akito – da attività di prevenzione e vulnerability assessment, soluzioni di protezione degli endpoint, cloud e identity, alla sicurezza del network, a soluzioni di disaster recovery – il valore differenziale lo fanno i servizi: le competenze specifiche e trasversali del team di SE, in grado di far funzionare l’apparato tecnologico e governare ambienti IT complessi.

Come ogni anno, Akito dopo l’estate riunisce i suoi migliori vendor in un evento speciale di due giornate in Umbria per dare visibilità alle partnership strategiche, “un’occasione sempre apprezzata da tutti coloro che partecipano per aggiornarsi su temi importanti, ma anche per rafforzare le relazioni commerciali e umane”.

“Quest’anno la parola chiave è proattività, per questo Cyber Proactive, Now. Parleremo di tecnologie che consentono di rimanere sempre un passo avanti alle cyber minacce, guidate dall’AI e dall’innovazione. Ma anche proattività nell’adeguarsi ai cambiamenti imposti dal quadro normativo europeo, come la NIS2”.

“Saranno due giornate interessanti e piacevoli. Il modo giusto per celebrare Akito, quanta strada abbiamo fatto e quanto ancora ci aspetta”.

Appuntamento quindi il 17 e 18 ottobre 2024 a Gubbio, in Umbria, con Cyber Sec Level Up 2024, Cyber Proactive, Now. Sponsorizzano l’evento: Forcepoint, HWG Sababa, Kaspersky, OpenText, Proofpoint, Qualys, SentinelOne, Solarwinds con V-Valley, Trend Micro e Zerto.

 

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Akito, una realtà in crescita nel mondo cyber https://www.datamanager.it/2024/07/akito-una-realta-in-crescita-nel-mondo-cyber/ Wed, 10 Jul 2024 12:35:08 +0000 https://www.datamanager.it/?p=238738 La relazione di fiducia con i vendor è uno dei pilastri di una strategia che pone al centro le persone e considera l’intelligenza artificiale un valore aggiunto Akito è nata nel 2016, frutto della visione e della determinazione di un gruppo di esperti con oltre 35 anni di esperienza. «Abbiamo deciso di intraprendere questa avventura […]

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La relazione di fiducia con i vendor è uno dei pilastri di una strategia che pone al centro le persone e considera l’intelligenza artificiale un valore aggiunto

Akito è nata nel 2016, frutto della visione e della determinazione di un gruppo di esperti con oltre 35 anni di esperienza. «Abbiamo deciso di intraprendere questa avventura per offrire servizi di cybersecurity innovativi, mettendo la nostra competenza al servizio di numerose realtà italiane, sia private che pubbliche, e oggi siamo orgogliosi dell’apprezzamento che riceviamo. Il nostro obiettivo è continuare a crescere», racconta Fabio Naccazzani, Co-Founder & CEO di Akito.

L’azienda, che indirizza i suoi servizi principalmente alle PMI e alla PA centrale e locale sul territorio nazionale e in particolare su quello romano, collabora con i principali brand del settore della sicurezza informatica, impegnandosi in uno scouting continuo delle tecnologie e delle soluzioni più avanzate, dal client al cloud, dal network alla formazione. «Il nostro tratto distintivo è la competenza: tutto ciò che vendiamo è supportato da una conoscenza specifica delle tecnologie – spiega il CEO -. Come tutte le aziende commerciali, puntiamo a una crescita costante, sia in termini di numeri che di revenue. Tuttavia, la crescita per noi non si misura solo in termini economici, ma anche attraverso l’inserimento di nuove figure nel nostro team. Attualmente siamo 12, ma puntiamo a raggiungere i 17 dipendenti entro l’anno. Sono convinto che il valore della nostra azienda risieda nelle persone».

La gestione delle relazioni con i vendor partner

Per Akito la relazione con i vendor partner riveste un’importanza fondamentale. «Per noi, relazionarsi significa essere seri e affidabili sia nei confronti dei vendor che dei clienti», afferma Naccazzani. L’azienda seleziona i vendor attraverso un’attenta osservazione dei trend di mercato: «Puntiamo a individuare le soluzioni più affidabili e innovative, mantenendo un focus su normative come NIS2, DORA e ISO 27001, un approccio che ci consente di fornire soluzioni di cybersecurity che garantiscono protezione e conformità». Si tratta quindi di rapporti di collaborazione basati sulla fiducia reciproca e sull’obiettivo comune di garantire la «felicità» del cliente. «Un cliente “felice”, soddisfatto di una soluzione sarà un cliente fedele, che continuerà a considerare la nostra offerta obiettivamente su misura per le sue esigenze. Esistono infatti migliaia di tecnologie di cybersecurity, ma poche vengono sfruttate al massimo delle loro potenzialità. Noi ci impegniamo affinché ogni soluzione proposta sia funzionale e possa essere sfruttata al massimo. In effetti, una delle problematiche principali che riscontriamo in Italia è che spesso le soluzioni vengono utilizzate solo al 50%-60% delle loro potenzialità. Questo accade per mancanza di conoscenza, tempo o risorse. Noi interveniamo per assicurare che i clienti utilizzino le soluzioni al massimo delle loro capacità, riducendo il rischio di attacchi e garantendo la continuità dei dati e del business. La nostra priorità non è solo prevenire gli attacchi, ma anche garantire un rapido ripristino delle operazioni».

Il valore delle risorse umane

Il settore della cybersecurity attualmente affronta una grave carenza di risorse umane, una sfida di enorme portata. «Oggi in Italia non esistono scuole dedicate alla cybersecurity», sottolinea il CEO, evidenziando la necessità di lanciare nuove iniziative per educare le future generazioni, a partire dalla generazione Z, formata dai cosiddetti nativi digitali che nutrono una fiducia incondizionata nella tecnologia, senza tenere conto dei rischi presenti in rete. Dal canto suo, Akito si impegna attivamente a formare internamente i propri talenti, offrendo percorsi di formazione supportati da senior esperti. «Cerchiamo persone animate da una grande passione, caratteristica essenziale per colmare il divario di competenze», dice Naccazzani.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale

«Oggi l’Intelligenza Artificiale rappresenta una sfida per la cybersecurity, in quanto viene utilizzata sia dai difensori che dagli attaccanti per migliorare le proprie strategie. Non c’è vendor, quindi, che non utilizzi l’AI per analizzare log e prevenire attacchi, è un valore aggiunto ormai fondamentale», afferma Naccazzani. In un futuro ormai vicino la cybersecurity sarà dominata dall’Intelligenza Artificiale automatizzata, come prevede Naccazzani. «La quinta generazione di AI è in grado di elaborare enormi quantità di dati in tempo reale. Ha letto infatti tutto lo scibile umano. La differenza la farà una consapevolezza diffusa dei rischi e dei vantaggi, dove ogni utente tecnologico è in grado di comprendere le implicazioni delle proprie azioni».

Con l’Intelligenza Artificiale come forza trainante e una strategia da sempre fondata sulla fiducia e sulla competenza, Akito è pronta per consolidare la sua posizione di primo piano nel mondo della cybersecurity.

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Akito: tecnologia e competenza per affrontare le nuove sfide della security https://www.datamanager.it/2023/10/akito-tecnologia-e-competenza-per-affrontare-le-nuove-sfide-della-security/ Thu, 05 Oct 2023 07:03:58 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231108 Il Co-Founder & CEO Nacazzani presenta la due giorni di ottobre dedicata ai nuovi scenari della sicurezza informatica Il fenomeno del cybercrime è in aumento. Le statistiche di settore ci segnalano una crescita importante del numero degli attacchi e della loro complessità, anche in Italia, soprattutto ai danni delle PMI. Una tendenza che porta il […]

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Il Co-Founder & CEO Nacazzani presenta la due giorni di ottobre dedicata ai nuovi scenari della sicurezza informatica

Il fenomeno del cybercrime è in aumento. Le statistiche di settore ci segnalano una crescita importante del numero degli attacchi e della loro complessità, anche in Italia, soprattutto ai danni delle PMI. Una tendenza che porta il contesto della sicurezza ad assumere un ruolo di primo piano nelle priorità di investimento delle aziende, sia private che pubbliche. Di fronte a minacce sempre più sofisticate, come si può compiere un salto di livello per potenziale la sicurezza delle organizzazioni? In questo panorama opera Akito, system integrator che dal 2016 supporta società e PA, su tutto il territorio, con soluzioni per la cyber security. Akito offre tecnologie innovative e servizi professionali specifici, un valore aggiunto importante per molte realtà che ancora oggi non hanno un reparto interno e risorse dedicate ad affrontare le sfide dell’IT.

E, non solo nel mondo di Akito, sono spesso le competenze professionali, costantemente aggiornate e certificate, a rappresentare un fattore differenziale importante. Nel caso del fornitore nato a Perugia, un punto di orgoglio è rappresentato sicuramente dalla rete di partner di valore, a cui i clienti possono affidarsi per adottare le migliori soluzioni sul mercato. «Rafforzare il livello di sicurezza e di consapevolezza nelle organizzazioni è per Akito una missione importante» ci dice Fabio Naccazzani, Co-Founder & CEO di Akito. «Questo è al centro dell’evento che il prossimo 19 e 20 ottobre riunirà a Perugia utenti finali e i principali vendor del settore. Due giornate all’insegna della security, in cui manager e professionisti IT scopriranno le novità tecnologiche con cui affrontare i trend emergenti e affrontare le sfide della security». Il nome dell’evento, “Cyber Sec Level Up – Sali di livello nella messa in sicurezza della tua organizzazione”, non lascia dubbi sugli obietti che si pone: capire, per bene, a che punto siamo con la security delle imprese. Un appuntamento di Akito sponsorizzato dai principali vendor della security che interverranno nell’arco delle due giornate: Forcepoint, Forescout Technologies, Ivanti, Kaspersky, Proofpoint, Qualys, SentinelOne, Solarwinds con Esprinet, e Zerto.

Lo scontro dell’IA

“Il cybercrime è ovunque e dunque necessita di essere approcciato in modo specifico, a seconda di casi d’uso e contesti. È il motivo per il quale abbiamo deciso di coinvolgere nove vendor, convinti che questi siano, ad oggi, le migliori scelte sul mercato». Ma, come azienda, Akito non si ferma qui. Seleziona continuamente nuovi partner, soprattutto quelli che aprono a temi come l’intelligenza artificiale, una possibile arma nelle mani degli attaccanti, a cui rispondere con eguale tecnologia. «Siamo sempre alla ricerca di novità- Ed è quello che aspettiamo dai vendor: un lavoro continuo di scouting, con un occhio attento a ciò che accade fuori, per governare al meglio lo scenario». Secondo Naccazzani, le aziende italiane hanno sicuramente assunto maggiore consapevolezza negli ultimi anni, sui temi della cyber security, che però non sempre si sono tradotti in azioni consolidate di budget dedicati. «Su questo bisogna ancora crescere» conferma.

I focus principali

Tra le principali tematiche che l’evento toccherà, ci sono quelle inerenti le ultime novità per difendere reti e perimetri ma anche le nuove sfide portare dalle identità digitali. «Il nuovo modello di lavoro in smart working sta obbligando le organizzazioni a riconsiderare la loro strategia per proteggere utenti e dati, allo stesso tempo massimizzando la produttività e ottimizzando i costi» continua Naccazzani. «Gli utenti, ad esempio, possono ottenere grandi vantaggi da soluzioni Data-first SASE, perché consentono di lavorare ovunque, in sicurezza». Bisogna però anche difendere l’intera superficie d’attacco: «Spesso le aziende mancano di una visione olistica del proprio ecosistema aziendale, con una scarsa visibilità dei propri asset e delle vulnerabilità presenti. Nonché una visione centralizzata dei propri sistemi. Qui, molti brand possono aiutare a comprendere meglio il contesto, lavorando laddove se ne senta il bisogno maggiore, anche in prospettiva futura». Un punto di sicuro interesse nella due giorni di ottobre riguarda le modalità con cui rispondere alle sfide legate all’identità digitale.

«I moderni attacchi informatici sono sempre più sofisticati. Per questo occorre prevedere dei sistemi di rilevamento e risposta alle minacce in tempo reale su più livelli: dagli endpoint, al cloud, ai dispositivi IoT. La principale tipologia di attacco rimane il phishing, ovvero l’adescamento in rete e via e-mail di utenti poco consapevoli. Quando gli autori delle minacce prendono di mira le persone cominciano col puntare i loro indirizzi e-mail, le loro identità e i dati a cui tali identità hanno accesso». Come sottolinea il CEO, il lato umano è sempre al centro dell’attenzione dei criminali informatici. «Ancora oggi fermiamo un’azienda pubblica o privata per un ransomware. Non è più plausibile: dobbiamo affrontare il problema in maniera multidisciplinare, con le tecnologie e le skill necessarie a individuare il pericolo prima che si diffonda. Oggi abbiamo soluzioni che permettono di non scendere a compromessi, anche a seguito di un attacco andato a buon fine. A Cyber Sec Level-Up parleremo anche di questo, un momento di confronto essenziale per fondare il futuro della sicurezza a 360 gradi”.

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Akito, la consapevolezza della cybersecurity oltre la tecnologia https://www.datamanager.it/2023/03/akito-la-consapevolezza-della-cybersecurity-oltre-la-tecnologia/ Mon, 20 Mar 2023 09:30:53 +0000 https://www.datamanager.it/?p=226316 Il boom del lavoro da remoto ha aperto numerose possibilità per il crimine informatico, con la necessità di approcciare meglio i percorsi di difesa Il panorama della sicurezza informatica è in continua evoluzione. Le notizie degli ultimi giorni, in merito alle novità legate alle applicazioni ‘consumer’ dell’intelligenza artificiale conversazionale fanno sorridere gli appassionati di tecnologia […]

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Il boom del lavoro da remoto ha aperto numerose possibilità per il crimine informatico, con la necessità di approcciare meglio i percorsi di difesa

Il panorama della sicurezza informatica è in continua evoluzione. Le notizie degli ultimi giorni, in merito alle novità legate alle applicazioni ‘consumer’ dell’intelligenza artificiale conversazionale fanno sorridere gli appassionati di tecnologia ma hanno innalzato l’attenzione degli esperti cyber, pronti a lanciare moniti su come i criminali informatici sappiano sempre più approfittare delle novità per realizzare nuove campagne. Non deve sorprendere: le bande, o i singoli, che passano i loro giorni a studiare come ingannare utenti aziendali e compagnie, conoscono perfettamente i punti deboli di entrambe, con le nuove tecniche AI che non fanno altro che alzare l’asticella e rendere i tentavi di violazione più difficili da individuare, non solo dal punto di vista tecnico ma anche ‘comportamentale’. Un esempio? Se il punto debole di una mail di phishing è nella dubbia localizzazione corretta nella lingua della vittima, oggi l’IA può aiutare i criminali a tradurre in maniera più precisa un testo, velocemente, così da mirare meglio il bersaglio. Parimenti, strumenti come ChatGpt hanno dimostrato di poter supportare la compilazione di codice malevolo, anche per i non esperti. Approcciare la sicurezza non solo dal punto di vista tecnico ma anche consulenziale è il quid.

Ed è così che opera Akito, azienda italiana di cybersecurity con sede a Perugia e una filiale a Roma, che conosce perfettamente questi trend e lavora per anticiparli, analizzarli, offrire ai clienti i modi migliori per contrastarli. «Siamo System Integrator, e questo è un nostro punto di forza. Non vendiamo semplicemente un prodotto, ma proponiamo al cliente le soluzioni che si possano integrare al meglio con il suo ecosistema aziendale» ci dice Fabio Naccazzani, CEO di Akito. «Un altro distinguo dai nostri competitor è la qualità dei servizi. Un valore aggiunto importante in questo settore. Il mercato si muove velocemente, le aziende hanno bisogno di rafforzare la propria security anche con competenze specifiche, che spesso mancano internamente.  Questo è un dato ancora più evidente dai numeri dell’ultimo anno, in cui la vendita dei servizi ha avuto un peso significativo nel volume complessivo di Akito. I nostri clienti non ci chiedono solamente prodotti, ma un supporto con competenze altamente specializzate».

Da pochi giorni, Akito ha lanciato due novità importanti. “Discovery VA” il servizio Vulnerability Assessment e “Discovery AD” di analisi di Active Directory. «Per governare in modo efficace l’organizzazione è importante avere massima visibilità della propria infrastruttura IT, conoscere gli asset e individuare eventuali punti deboli» spiega il CEO. “Consapevolezza” è un termine che torna spesso nelle parole del manager: Akito, lavorando come consulente, decide insieme al cliente quali remediation intraprendere per risolvere una criticità. In tal modo si favorisce anche l’adozione delle best practice di settore, evitando di ricadere sempre negli stessi errori. «Il boom del lavoro da remoto ha posto in evidenza la necessità di mettere in sicurezza le reti, di aziende e pubbliche amministrazioni. Il dato è oggi residente ovunque e quindi non si può pensare di prescindere dal difendere certi perimetri e tralasciarne altri. È bastata la pandemia ad aumentare, ancora una volta, questa consapevolezza? No, assolutamente. Grandi imprese e strutture hanno sicuramente acquisito più comprensione sulla cybersecurity ma ci sono tutta una serie di realtà medio piccole per le quali lo scenario, dal punto di vista delle metodologie di difesa, non è cambiato. Il gap, sia interno al panorama italiano che nei confronti degli altri Paesi, è importante e va colmato velocemente».

L’importanza della consulenza

L’awareness che Akito mette in campo per trasferire consapevolezza e conoscenza è una sintesi di consulenza e capacità tecnologica specifica. «Lo sviluppo continuo da parte dei criminali informatici è sotto gli occhi di tutti. Paradossalmente, spendono più gli attaccanti, non solo in termini economici ma anche di tempo, nella formazione tecnica che le imprese nella difesa. Il motivo è che, purtroppo, questa tipologia di crimine paga ancora, con tante vittime che danno riscontro alle richieste di riscatto, nel caso di ransomware. Eppure la tipologia di attacco è sempre la stessa: malware, phishing, ransomware». Quello che è cambiata, rispetto al passato, è la velocità con cui i tentativi di truffa procedono e, di conseguenza, il rischio di fermare il business. Si fa allora prima a scendere a compromessi solo quando si presenta un problema che a prevenirlo, con misure ad-hoc. «Per colmare questo gap di conoscenze, molte aziende stanno investendo in soluzioni dedicate alla security awareness, per rafforzare la consapevolezza dei dipendenti sul tema attraverso un training specifico. Ma quando parliamo di gap di competenze, parliamo anche dei professionisti del settore. Si fatica a trovare professionisti specializzati, c’è una carenza di talenti in ambito di cybersecurity» conferma Naccazzani.

Sin dalla formazione scolastica a quella manageriale, urge creare e far salire figure idonee a intraprendere percorsi di cybersecurity non tra dieci anni ma nell’immediato. «La filiera della formazione deve compiere un salto in avanti deciso, coadiuvato anche dalle realtà private. Il ruolo del system integrator come Akito è quello di accompagnare i clienti a mettere in piedi le soluzioni di sicurezza ma anche ad utilizzarle nel tempo. Passi da gigante sono stati fatti negli anni, anche nella pubblica amministrazione, ma bisogna entrare nell’ottica che la cybersecurity è un aspetto in continuo divenire, dove non ci si può rilassare nemmeno un attimo. Ed è il motivo per cui, quando ricerchiamo nuove risorse, spendiamo tempo per individuare figure specializzate da accompagnare nel tempo, con un affiancamento che può andare avanti anche per un anno. La mancanza di consapevolezza e di formazione sui temi della security rappresenta un’opportunità per i cyber attaccanti». Intervenire su questi aspetti è il primo passo da compiere per innalzare il livello della sicurezza, senza limitare l’accesso e la disponibilità dei sistemi.

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Akito continua a crescere: nuovi servizi e più valore per i clienti https://www.datamanager.it/2023/03/akito-continua-a-crescere-nuovi-servizi-e-piu-valore-per-i-clienti/ Mon, 06 Mar 2023 09:33:45 +0000 https://www.datamanager.it/?p=225965 Nel 2023 arrivano i servizi “Discovery VA” di Vulnerability Assessment e “Discovery AD” di analisi di Active Directory. Una scelta che risponde alle esigenze di clienti che vogliono competenze specifiche, oltre a prodotti innovativi Akito nasce 2016 con la mission di offrire soluzioni tecnologiche avanzate per la sicurezza informatica, distinguendosi per l’alto valore aggiunto dei […]

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Nel 2023 arrivano i servizi “Discovery VA” di Vulnerability Assessment e “Discovery AD” di analisi di Active Directory. Una scelta che risponde alle esigenze di clienti che vogliono competenze specifiche, oltre a prodotti innovativi

Akito nasce 2016 con la mission di offrire soluzioni tecnologiche avanzate per la sicurezza informatica, distinguendosi per l’alto valore aggiunto dei propri servizi.

“Parlando del nostro approccio, ciò che dico sempre è che siamo differenti” le parole di Giulio Faita, Direttore Commerciale di Akito. “Quando ci chiedono una consulenza, non ci limitiamo alla vendita del prodotto. Cerchiamo di comprendere l’efficacia di quella scelta…Quanto impatta sui sistemi in uso, come e se potrebbero integrarsi. Un metodo che richiede precisione e conoscenze trasversali. E siamo molto soddisfatti, perché sono qualità che clienti e vendor ci riconoscono”.

Puntando proprio sulla qualità dell’offerta, Akito presenta due nuovi servizi: il Vulnerability Assessment e l’analisi di Active Directory.

“Abbiamo chiuso il 2022 in crescita, un ottimo risultato raggiunto grazie al prezioso contributo di tutto il team. Ma possiamo fare di più, per questo nel 2023 acceleriamo il passo con delle novità importanti. Una nuova sfida, ma anche un salto di qualità con un’offerta più ampia e sofisticata di servizi” Fabio Naccazzani, CEO di Akito, spiegando il perché della scelta.

E a proposito di strategie efficaci continua, “investire nella visibilità, nella conoscenza dei propri asset e delle proprie eventuali debolezze, va messo come primo passo nel creare la propria Security”.

Soprattutto in questo momento storico, in cui ogni giorno sentiamo parlare di realtà più o meno grandi oggetto di furti di dati e di minacce alla continuità operativa, l’adozione di un piano con misure preventive è fondamentale.

“Il nostro servizio di Vulnerability Assessment supporta chi si occupa di sicurezza in azienda con una visione completa delle vulnerabilità presenti, dando una maggiore prontezza di quelle prioritarie su cui intervenire. Non ci limitiamo ad analizzare. Forniamo strumenti efficaci per prendere decisioni complesse. Report che variano a seconda delle esigenze di analisi”.

Un’attività che permette di garantire la sicurezza dei sistemi e mitigare i rischi associati alla perdita di dati, di violazione della privacy e di interruzione delle attività. Riducendo, inoltre, i costi associati alla gestione delle violazioni della sicurezza.

Parlando invece di Active Directory, “l’analisi è fondamentale per identificare configurazione errate e ottenere indicazioni sulle azioni correttive. Il nostro plus è la condivisione delle informazioni. Trasmettiamo le nostre competenze ai team di IT Ops per far comprendere come mantenere la sicurezza dell’AD nel tempo. Abbiamo professionisti in gamba, conosciuti e apprezzati nel settore”.

L’Active Directory è il punto centrale di un’azienda. Una gestione ottimizzata permette di avere il pieno controllo dell’organizzazione.

Naccazzani aggiunge in conclusione, “i nostri servizi prevedono analisi sofisticate condotte con strumenti, open source e a pagamento, con cui supportiamo il cliente nel percorso scelto. Utilizziamo metodologie e standard internazionali, ma calate nel contesto e nell’ambiente dell’azienda specifica”.

Akito collabora con i principali vendor di soluzioni per la cybersecurity, proponendo tecnologie innovative in linea con i trend di mercato.

Tra le altre soluzioni proposte: endpoint security, advanced threat protection, application e data security, threat e vulnerability management, data loss prevention, security awareness, IT security management, network e mobile security, CASB, visibility e security IT/OT.

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