American Express – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:48:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png American Express – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 American Express e Samsung presentano SmartExpress powered by Monclick https://www.datamanager.it/2017/01/american-express-samsung-presentano-smartexpress-powered-by-monclick/ Wed, 25 Jan 2017 18:00:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117802 Lanciata la nuova piattaforma di shopping online dedicata al mondo della tecnologia riservata ai Titolari di Carta American Express Dalla collaborazione tra American Express e Samsung, nasce SmartExpress, la nuova piattaforma di shopping online sviluppata da Monclick, dedicata al mondo della tecnologia e riservata ai Titolari di Carta American Express. American Express è un pioniere […]

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Lanciata la nuova piattaforma di shopping online dedicata al mondo della tecnologia riservata ai Titolari di Carta American Express
Dalla collaborazione tra American Express e Samsung, nasce SmartExpress, la nuova piattaforma di shopping online sviluppata da Monclick, dedicata al mondo della tecnologia e riservata ai Titolari di Carta American Express.

American Express è un pioniere dell’innovazione, attenta ad offrire ai suoi clienti soluzioni sempre più innovative ed esclusive. Grazie alla partnership con Samsung e Monclick, arricchirà ulteriormente la customer experience dei propri Titolari dando accesso a un mondo di offerte che garantiranno un piano di fidelizzazione estremamente conveniente e gratificante.

La partnership ha dato vita a SmartExpress un sito esclusivo dedicato nel quale i Titolari di Carta American Express potranno acquistare i prodotti del catalogo Samsung accedendo a offerte riservate.
Il portale è stato realizzato ad hoc da Monclick che ha fornito lo sviluppo web, i contenuti relativi agli oltre 3.000 prodotti a catalogo, nonché il trattamento degli ordini in termini di logistica e offerta di un Customer Care dedicato.

SmartExpress rappresenta uno strumento innovativo che permette di accumulare punti aggiuntivi da utilizzare per effettuare ulteriori acquisti direttamente al momento del pagamento: sono previsti infatti 8 punti aggiuntivi Membership Rewards, Payback o Miglia Alitalia. I Titolari di Carta American Express Cashback beneficeranno del riaccredito aggiuntivo del 3% per le spese effettuate. Il programma consentirà inoltre di risparmiare in fase di acquisto attraverso Shop with Points con SafeKey.

“SmartExpress è il nuovo portale di e-commerce dedicato agli amanti della tecnologia. American Express è da sempre molto attenta alle esigenze dei suoi clienti, e ad offrire un’esperienza unica ed esclusiva. La tecnologia è uno dei fattori di maggior richiamo per i nostri Titolari e siamo felici di avere un partner leader di mercato in grado di sodisfare le esigenze dei clienti più rigorosi in materia di innovazione”, ha dichiarato Federica Salvatori, Responsabile Prodotti Consumer di American Express Italia.

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SIA realizza per American Express Italia un servizio digitale per la richiesta di nuove carte https://www.datamanager.it/2016/11/sia-realizza-american-express-italia-un-servizio-digitale-la-richiesta-nuove-carte/ Thu, 24 Nov 2016 10:41:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114294 Da oggi con SIA tutte le operazioni avvengono online e in modalità paperless, dall’autenticazione dell’utente alla firma digitale American Express Italia ha scelto SIA, società specializzata nella gestione dei pagamenti elettronici, per il lancio di un innovativo servizio – completamente digitale e paperless – che supporterà la richiesta delle nuove carte di credito, riducendone sensibilmente […]

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Da oggi con SIA tutte le operazioni avvengono online e in modalità paperless, dall’autenticazione dell’utente alla firma digitale

American Express Italia ha scelto SIA, società specializzata nella gestione dei pagamenti elettronici, per il lancio di un innovativo servizio – completamente digitale e paperless – che supporterà la richiesta delle nuove carte di credito, riducendone sensibilmente i tempi di emissione.

L’iniziativa intrapresa da American Express Italia si avvale dei più avanzati sistemi di autenticazione e di firma digitale.

Da oggi, è possibile richiedere una carta in modalità totalmente paperless attraverso tre fasi: registrazione, riconoscimento e sottoscrizione.

La prima fase prevede la registrazione sul sito www.americanexpress.com/it, l’inserimento dei propri dati e la richiesta della nuova card senza dover stampare moduli e spedire documenti cartacei.

La seconda fase, quella di riconoscimento dell’utente, è stata completamente digitalizzata: è sufficiente, infatti, inviare un bonifico di 1 euro – a favore di American Express – che viene restituito in automatico. Tale operazione, per i clienti delle banche che aderiscono al sistema MyBank, avviene accedendo direttamente al proprio home banking.

Infine, una volta effettuata la registrazione, il cliente potrà sottoscrivere il contratto direttamente online tramite una procedura automatizzata di firma digitale remota resa disponibile da Infocert, primo ente certificatore digitale in Italia.

“Con lo sviluppo di questa nuova soluzione tecnologica, rafforziamo ulteriormente la collaborazione con American Express Italia e proseguiamo così nel nostro percorso di innovazione volto a digitalizzare i processi di pagamento semplificando la user experience e garantendo al contempo i più alti livelli di sicurezza”, ha commentato Nicola Cordone, Senior Vice President di SIA.

“La forza della digitalizzazione sta modificando irrimediabilmente l’industria dei pagamenti e rendendo necessaria una straordinaria capacità di adattamento. American Express da oltre 150 anni è in grado di mettere al centro le esigenze del cliente offrendo una customer experience personalizzata. L’innovazione digitale ha modificato radicalmente le modalità di fruizione dei servizi, permettendoci di essere ancora più competitivi. L’accordo con SIA rappresenta un’ulteriore semplificazione dei processi grazie al lancio di un servizio innovativo – completamente digitale e paperless – per la richiesta delle nuove carte di credito”, ha spiegato Melissa Peretti, Country Manager di American Express Italia.

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Commerce revolution, il tuo mercato è il mondo https://www.datamanager.it/2016/09/commerce-revolution-mercato-mondo/ Fri, 23 Sep 2016 10:27:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=109738 Alla tavola rotonda dedicata alla commerce revolution, che fa seguito al fortunato evento sull’e-payment, emergono molte tematiche importanti e tantissimi spunti di tecnologia e piattaforma. Il messaggio forte è che non ha più senso parlare di e-Commerce come di un “canale” separato: integrazione e disintermediazione sono le nuove modalità di approccio di un “info-Commerce”, dove […]

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Alla tavola rotonda dedicata alla commerce revolution, che fa seguito al fortunato evento sull’e-payment, emergono molte tematiche importanti e tantissimi spunti di tecnologia e piattaforma. Il messaggio forte è che non ha più senso parlare di e-Commerce come di un “canale” separato: integrazione e disintermediazione sono le nuove modalità di approccio di un “info-Commerce”, dove tutto può diventare relazione e acquisto

I chief information officer ospitati alle tavole rotonde organizzate da Data Manager e UniCredit tornano a discutere di transazioni economiche digitali dopo il fortunato evento già dedicato quest’anno al tema degli strumenti di pagamento online. Questa volta viene affrontato in senso più ampio il tema del commercio elettronico che, al di là dei valori in gioco (secondo Netcomm, il fatturato globale calcolato su beni e servizi acquistati online raggiungerà nel 2016 una cifra di 2640 miliardi di dollari, equivalente al 7% dell’intero mercato delle vendite retail), assume con estrema rapidità una dimensione nuova. Una dimensione che va oltre il pur fondamentale momento dello scambio commerciale, del passaggio di uno specifico valore monetario dalle mani dell’acquirente al venditore, da chi ordina a chi eroga un determinato servizio. Tra i catalizzatori tecnologici di questo allargamento del contesto c’è sicuramente anche Blockchain, il registro elettronico “totalizzante”, che rivoluziona il concetto di denaro ma anche quello di testimonianza, di rappresentanza, di titolarità. Una tecnologia ormai consolidata e sicura, che si adatta in modo flessibile a ogni forma di contrattualità, a partire per l’appunto da quella forma di “contratto” che è il passaggio di contante.


Abolita ogni distinzione tra #eCommerce e canali fisici @ConsNetcomm @RCS_Comms
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Le questioni sollevate dal moltiplicarsi delle transazioni elettroniche e dalla evoluzione in chiave digitale del mondo del retail e della distribuzione sono praticamente infinite. Come emerso anche dalla prima tavola dedicata alla questione, ci sono ancora tanti requisiti, anche normativi, da attuare per rendere fluidi e naturali strumenti come i pagamenti mobili contactless, i micropagamenti per l’acquisto dei beni meno impegnativi, come il giornale, il caffè, il biglietto del tram. La commerce revolution, per riprendere il titolo di questa conversazione, è un fenomeno che va di pari passo con la profonda trasformazione dei canali e le modalità di vendita in una sempre più complessa miscela di fisicità e “digitalità”; dei sistemi di distribuzione e logistica; delle strategie di ingaggio, fidelizzazione, stimolo dei consumatori. Anche qui la tecnologia rende possibile una grande flessibilità, riduce le barriere di accesso ai nuovi entranti e ai brand cross-industry, abilita la ridefinizione quasi istantanea del ruolo di retailer, delle relazioni tra produttori, rivenditori, catene, provider di piattaforme e sistemi di pagamento e gli stessi clienti finali, ancora più autonomi – sempre grazie alla tecnologia – sia nelle loro decisioni sia nella capacità di acquisto “disintermediata” rispetto agli operatori tradizionali. Con tanta carne al fuoco e una atmosfera pre-estiva, più rilassata del solito, la tavola rotonda sulla “rivoluzione” del commercio digitale ha avuto grande successo e, insieme al suo prodromo di qualche mese fa, dedicato in quella occasione ai sistemi di e-payment, vince un nuovo primato di vivacità per gli eventi targati Data Manager/UniCredit. Per il relatore di questo resoconto il compito è impegnativo ma anche molto istruttivo, perché gli spunti di riflessione sono davvero tanti, e notizie e dati forniti sono di prim’ordine. Al punto da far venir voglia di rovesciare il tradizionale impianto dei nostri resoconti, anticipando subito alcune delle conclusioni raggiunte durante la discussione alla quale hanno preso parte: Fabio Dibenedetto, head of Credit Card Networks di UniCredit Business Integrated Solutions; Francesco Tornatore, head of Digital & Partnerships di American Express; Alice Morrone, Digital Marketing e e-Commerce manager di Bricoman; Luca Bechelli, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di Clusit; Fabrizio Alberton, CIO di F.lli Branca Distillerie; Giulio Finzi, segretario generale di Netcomm; Enrico Fili, head of e-Commerce & New Digital Business di RCS; e Alessandro La Rocca, head of the organizational structure Innovation Plans and Sales Integration – Strategic Planning Head Office di Trenitalia.


Industria dei viaggi in testa, seguita da elettronica e abbigliamento @ConsNetcomm
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SINTESI DELLE CONCLUSIONI

  • La distinzione tra e-Commerce e canali fisici ha definitivamente perso senso. Come ha efficacemente dimostrato Giulio Finzi di Netcomm, il consumatore decide online i suoi acquisti in negozio e trova in negozio nuovi spunti per gli acquisti online.
  • Il vero divario tra i due mondi – come illustrano gli interventi di Alice Morrone di Bricoman e Giulio Finzi – è la logistica, direttamente verso l’indirizzo del consumatore o verso i “concentratori” dei punti per il ritiro (pick-up) “fai da te”. I punti di riferimento in materia sono Amazon e, in prospettiva, Ali Baba.
  • Il predominio di PayPal è ingombrante, lato merchant, per i costi delle commissioni e l’inadeguato livello dei servizi di assistenza/implementazione offerti ai webmaster. L’obiettivo in Italia dovrebbe essere quello di un brand federato, ma finora le iniziative stile MyBank hanno deluso le aspettative.
  • Per le banche italiane, secondo la testimonianza di Fabio Dibenedetto di UniCredit Business Integrated Solutions, è il momento dei wallet che concentrano, sempre più spesso direttamente su app mobili, molteplici strumenti di pagamento, moltiplicando le opportunità di relazione e vendita B2C ma anche il trasferimento di somme di denaro tra privati (P2P). Il problema è ancora una volta quello della ridondanza e dell’affollamento.
  • Si avverte sempre più marcata la problematica della gestione delle identità e della ownership digitale del cliente. C’è un grande potenziale nascosto – avvertono Alessandro La Rocca di Trenitalia, Francesco Tornatore di American Express e Enrico Fili di RCS – nella possibilità di scambiare tra diversi merchant i dati relativi a uno stesso cliente con i suoi comportamenti d’acquisto. Ma le barriere sono di carattere normativo e burocratico più che tecnologico.
  • La nascita di nuove metriche e provider di dati come Factual, o le Google in-store activity legate al servizio AdWords, fino alle nuove forme di pubblicità real-time (Facebook, Criteo) può diventare, complice la multicanalità, un forte moltiplicatore di business. Ma rappresenta una grandissima sfida a livello di privacy, sicurezza, invasività, esplorata con acutezza dall’analisi di Luca Bechelli di Clusit sulle nuove normative e sulla tutela dei dati personali.
  • Nuove piattaforme, accordi, strumenti di fidelizzazione originati direttamente dai brand, e non solo dalle insegne della GDO, permettono di bilanciare la forza contrattuale di queste ultime, offrendo ai brand più spazio di movimento, come sottolinea Fabrizio Alberton di F.lli Branca Distillerie
  • Nell’era della trasformazione digitale, esistono ancora interi territori fisici del tutto non presidiati. Secondo Enrico Fili di RCS, le edicole italiane sono un importante snodo di attività commerciali quasi completamente non tracciate.

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Infine, tra i tanti fattori di attrito e resistenza, vengono citati l’uso ancora eccessivo del contante rispetto alla moneta elettronica e, lato azienda, la difficoltà di coinvolgimento del top management, e una progettualità che spesso e volentieri si muove su scale di tempi eccessivamente lunghi per un mercato ormai popolato da “predatori” tattici e opportunistici. Sulla lentezza di movimento, specie delle organizzazioni più grandi, pesa la brillante definizione riportata da Alice Morrone di Bricoman, il cosiddetto «complesso del tornello», che trasforma i decisori aziendali, bravissimi a servirsi delle tecnologie fuori dai confini delle loro imprese, a esercitare un assurdo scetticismo nei confronti di qualsiasi iniziativa tecnologica sperimentata da queste ultime.

Nelle slide introduttive firmate Netcomm, il consorzio di 200 e più aziende che da oltre dieci anni promuove in Italia e, nel contesto internazionale, per conto dell’Italia, una corretta misurazione del retail digitale e le buone pratiche di settore, si evidenzia un trend in costante aumento per tutti i parametri riconducibile all’acquisto di beni attraverso Internet. Al primo posto nel mondo, per fatturati riferiti ad acquisti online, riferisce Giulio Finzi, compare, senza troppe sorprese, la Cina, con un fatturato di 700 miliardi di dollari. «Oggi, in Cina comprano online 400 milioni di cittadini, gli Stati Uniti e il Regno Unito sono il secondo e terzo mercato». Secondo i dati dell’Osservatorio sul commercio elettronico Netcomm/Politecnico di Milano, l’Italia viaggia intorno ai 18 miliardi, con una previsione per il 2016 che supera la soglia dei 19 miliardi. Ma a dispetto dei venti di disgregazione scatenati dal referendum sul Brexit, il dato Europeo è molto confortante, secondo Finzi. Con un fatturato a livello continentale di 510 miliardi di euro per il 2016, l’Europa conta circa 300 milioni di e-shoppers su un totale di oltre mezzo miliardo. Perché sono importanti questi due numeri? «Perché – fa notare Finzi – la gran parte di quel mezzo miliardo di persone anche quando effettua offline i suoi acquisti utilizza le informazioni reperite online. Quello dell’integrazione dei canali è un tema assolutamente centrale».


Acquisti online in Italia sotto la media europea di quasi dieci punti @americanexpress
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QUAL È LA SITUAZIONE DELL’ITALIA?

Le percentuali online sul totale degli acquisti ci avvicinano purtroppo alle economie dei paesi dell’Est, dove la penetrazione di Internet è inferiore a quella italiana. Se la media europea sulle percentuali di acquisti online dichiarate dalle aziende è del 13,7%, la media italiana è sicuramente inferiore e si attesta nei dintorni del 5%, riconosce Finzi. Considerando che il numero di acquirenti online si attesta invece su 19 milioni di persone (con un raddoppio rispetto ai numeri di cinque anni prima), che rappresentano nell’insieme oltre il 55% delle famiglie, le responsabilità del ritardo italiano nei volumi del commercio online pesano in misura maggiore sulla scarsa reattività delle aziende, ancora troppo timide nell’affrontare una realtà dai potenziali molto elevati.

Parlando di settori merceologici, Finzi sottolinea il primato che, accanto a una industria del turismo e dei viaggi ormai quasi completamente digitalizzata, la categoria Elettronica e informatica continua a mostrare con i volumi generati (circa 2,79 miliardi con un aumento del 22% sul 2015). Subito dopo l’elettronica, il gradimento dei compratori online si rivolge verso i capi e gli accessori di abbigliamento, che generano un fatturato online di 1,8 miliardi (+25% sul 2015). «La categoria del food and grocery resta molto piccola, considerando che il 20% del bilancio di spesa dei consumatori italiani va in alimentari. Sulla spesa totale online, il food rappresenta appena lo 0,3%» – osserva Finzi. «E questo significa che c’è uno spazio enorme per questi prodotti». Un potenziale di cui Amazon ha già cominciato a rendersi conto, lanciando su aree come Milano il suo programma di consegne in giornata, Prime Now. «In questo momento, le grandi catene di supermarket italiane hanno più paura di Amazon che dei loro tradizionali concorrenti» – dichiara Finzi, citando alcune startup del comparto alimentare che in questo momento stanno imponendo in Italia modelli interessanti, oltre alla classica delivery di cibi pronti effettuata da Just Eat o Deliveroo: per esempio la consegna a domicilio di ingredienti freschi e già pronti da utilizzare per la realizzazione di ricette “home made” proposta da una startup incubata da Digital Magics chiamata Quomi.

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GLI STRUMENTI DI PAGAMENTO

La discussione intorno al tavolo si accende quando Finzi di Netcomm affronta la questione degli strumenti di pagamento utilizzati dai consumatori online italiani. I dati raccolti da Netcomm in collaborazione con l’Osservatorio sull’e-Commerce del Politecnico di Milano si riferiscono alle dichiarazioni su un apposito panel di duemila individui rappresentativi e dicono che PayPal è lo strumento più diffuso, con una popolarità superiore al 36%, seguito dalle carte prepagate (23,8% di diffusione) e dalle carte di credito con pagamenti sul sito. Subisce un calo piuttosto rapido (dimezzati i valori in tre anni), il pagamento che avviene in contanti alla consegna, una formula ormai scesa sotto la soglia del 5% degli acquisti. Particolarmente interessanti sono gli spunti offerti dalle ricerche che Netcomm commissiona a società come Net Retail e Human Highway per studiare il comportamento dei consumatori nella sfera di quello che Finzi ama definire info-Commerce. «Persino il termine multicanalità è superato, ne parlano le aziende ma non certo i consumatori, che vedono ormai perfettamente integrato il mondo degli acquisti offline e online». Infatti, secondo le ultime ricerche qualitative, il 72% della base di 19 milioni di smartphone connessi in rete ha cercato in negozio un prodotto che era già stato visto online. E viceversa il 45% di questa base rivela di aver cercato online informazioni sui prodotti osservati sugli scaffali dei punti vendita fisici. L’invito alle aziende è chiaro: occorre superare distinzioni troppo rigide, assicurando la massima uniformità e continuità possibile nell’esperienza vissuta sul web e nel mondo fisico; adattandosi però in modo fluido alle specificità della situazione o del device utilizzato. Anche in questo senso, conlude Finzi, Netcomm svolge una regolare attività di promozione e formazione, mirata allo sviluppo di best practice anche nella user interface dei siti commerciali. L’associazione rilascia per esempio un “bollino qualità” che tiene conto di una ottantina di parametri che contraddistinguono le vetrine dei bravi esercenti online.


Sistemi di pagamento troppo costosi per i retailer @bricomxn
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EXPERIENCE E USABILITÀ

Per Alice Morrone di Bricoman, che interviene a questo proposito, l’idea del bollino è valida, anche se i costi per ottenerlo sono molto elevati. La catena Bricoman (uno dei quattro brand, insieme a Bricocenter, Leroy Merlin e Zodio, del gruppo multinazionale francese Adeo), è specializzata nella vendita di materiali per edili, falegnami e altri artigiani: una versione “per partite IVA” dei negozi per bricolage. Con sedici punti vendita in Italia, solo recentemente Bricoman ha aperto un canale di e-Commerce, che tuttavia impone all’acquirente una spesa minima di 250 euro per la consegna a domicilio, registrando una soglia di fatturato online molto bassa (intorno al 3%). Nel corso dei suoi interventi, la Morrone individua diversi punti critici, a partire dall’eccessivo peso che PayPal ha assunto in Italia, con le sue commissioni molto elevate e la propensione a tutelare l’acquirente finale in caso di disputa sulle transazioni. Insieme a diversi altri colleghi seduti al tavolo, la responsabile digitale di Bricoman si interroga sullo scarso successo avuto sinora da sperimentazioni italiane di natura consortile, come MyBank. E confessa di nutrire nei confronti del famoso brand americano dei pagamenti online un rapporto di amore-odio. «I consumatori dimostrano di avere una doppia natura. Chi conosce PayPal paga solo con quello, ma molti altri non lo conoscono e spesso non sono a conoscenza di tutte le possibilità. Inoltre, fa poca comunicazione agli utenti finali e non offre alcun supporto a noi webmaster. Il mio sogno è una alternativa italiana». La Morrone sembra concordare con i giudizi espressi da Netcomm sui ritardi accumulati dalle aziende che dominano nel retail. Lo stesso gruppo Adeo pianifica con estrema prudenza le proprie strategie online, adottando tempistiche di rilascio che forse sono poco adeguate al contesto. Per esempio, Bricoman non offre al momento una app mobile per effettuare gli acquisti e neppure una versione mobile del sito web, due evoluzioni previste solo in futuro. Meno temuta, invece, la concorrenza di Amazon. «La tipologia di prodotti venduti rappresenta un incubo sul piano della logistica, in Italia non c’è ancora modo di consegnare tempestivamente un bancale di cemento. Personalmente però, temo l’arrivo in europa di concorrenti come la cinese Ali Baba».

LA RISPOSTA DELLE BANCHE

Come risponde il sistema bancario italiano alle sollecitazioni della Morrone sul quasi-monopolio di PayPal? Per Fabio Dibenedetto di UniCredit Business Integrated Solutions, i problemi non riguardano la tecnologia, la praticità o la sicurezza. «Si tratta di una questione di percezione da parte dei consumatori. UniCredit è appena uscita con il suo nuovo wallet per smartphone, Monhey, in esclusiva per i suoi correntisti. È legato al conto corrente, per cui non si devono neppure registrare le carte di credito possedute, nel momento in cui fai un acquisto sul telefono appare immediatamente la transazione da autorizzare, cosa che si può fare anche senza password, con l’impronta digitale». Molte altre banche stanno sviluppando prodotti analoghi, ma – riconosce Dibenedetto – le transazioni misurate sono ancora poche, evidentemente le varie soluzioni sono troppo recenti per essere percepite». Probabilmente, l’abbondanza di soluzioni non gioca a favore di quell’alternativa “federata”, comune a tutte le banche, che sembra essere auspicata dai merchant. Così come un marchio comune come MyBank forse non è considerato abbastanza semplice e immediato come «il formidabile strumento di disintermediazione» – nella definizione di Luca Bechelli di Clusit – che è diventato PayPal. Semplicità, sicurezza, tutela e servizio al cliente sono le qualità fondanti dell’esperienza American Express, aggiunge dal canto suo Francesco Tornatore. «Con o senza la plastica – sostiene l’head of Digital del grande circuito di carte di credito – sono le stesse esperienze che cerchiamo di replicare anche nel mondo digitale».


Per le banche è il momento dei #wallet su app mobili @UniCredit_PR
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LA TRASFORMAZIONE DI TRENITALIA

Alessandro La Rocca interviene sia sul tema della possibile concorrenza italiana a PayPal, sia sull’evidente gap di attività che penalizza l’Italia rispetto ad altre nazioni europee. «Il problema – spiega il responsabile delle innovazioni in Trenitalia – è che l’e-Commerce non è nato da aziende tradizionali che si sono affacciate su questa nuova realtà, rivisitando dalla A alla Z l’intera strategia di attenzione al cliente, inclusa la parte digitale». L’esperienza del grande vettore ferroviario nazionale è indicativa in tal senso. Nella sua primissima fase, quasi 15 anni fa, la biglietteria online di Trenitalia “staccava” meno di settanta titoli di viaggio al giorno. «Oggi, su cinque miliardi, tre dei quali riferibili a contratti con le Regioni per il trasporto locale, e due miliardi incassati dai viaggiatori, più della metà sono generati dal sito di e-Commerce». Una trasformazione legata a una profonda rivisitazione della strategia multicanale di Trenitalia, sottolinea La Rocca. Una strategia che prosegue man mano che Trenitalia diventerà un attore primario anche nel trasporto nazionale su gomma e nel trasporto pubblico urbano. «Sulla parte pagamenti, anche con l’aiuto di UniCredit, stiamo cercando di fare in modo che tutte le nostre società federate possano usare un unico mezzo di pagamento, un wallet interoperabile sotto il brand Cartafreccia, con quattro tecnologie diverse: il chip, il contactless, la banda magnetica e un QR Code personalizzato».

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INTEGRAZIONE TRA MONDO FISICO E DIGITALE

Di integrazione e opportunità d’acquisto tra mondo fisico e digitale, e di conversioni di azioni di marketing digitale in acquisti reali hanno discusso ampiamente, nei loro interventi, Alice Morrone di Bricoman ed Enrico Fili, capo dell’e-Commerce e new digital business di RCS Media Group. La responsabile del marketing digitale di Bricoman ha citato il servizio sperimentale di Google, lamentando tuttavia il fatto che dai test di questo servizio sono escluse, in Italia, le catene che non superano i trenta punti vendita. Sfruttando la tracciabilità geografica dei dispositivi mobili, il servizio collegato alla piattaforma AdWords – racconta Alice Morrone – permette al webmaster di stabilire una correlazione attendibile tra i click-through sui banner pubblicitari e la presenza del consumatore nei negozi fisici dell’inserzionista. «Riusciamo a fare qualcosa di simile con Factual, una piattaforma che raccoglie dati di presenza dei consumatori nei negozi dei tuoi concorrenti e permette di visualizzare la tua pubblicità verso i consumatori che hanno visitato un tuo competitor».

La pubblicità mobile mirata e l’interazione tra attività di e-Commerce e presenza fisica dei consumatori sono del resto al centro delle strategie new media del gruppo RCS. «Abbiamo messo a punto una piattaforma di data management che ci permette di gestire in modo molto avanzato i cookie che vengono memorizzati in funzione delle attività dei navigatori sulle nostre properties online» – racconta Fili. In collaborazione con l’italiana Beintoo concorrente di Factual, RCS riesce a proporre i suoi banner in modo estremamente mirato, correlando le informazioni geografiche che arrivano dai terminali registrati nei database di Beintoo. Il gruppo editoriale ha investito anche in una società, Quibee, specializzata nelle applicazioni marketing della tecnologia dei beacon, i minuscoli ripetitori digitali che permettono di marcare digitalmente gli spazi fisici. «Tra i vari esempi, con Quibee possiamo offrire la lettura online dei nostri quotidiani e periodici ai passeggeri delle navi da crociera Moby, ottenendo dei tassi di conversione molto elevati».

Un altro argomento proposto da Fili desta curiosità e interesse. In Italia esiste una rete di punti vendita ancora sostanzialmente immune dall’ondata di digitalizzazione, ma che potrebbe facilmente diventare un grande laboratorio di sperimentazione e di implementazione di nuove modalità di retail. «L’edicola è il principale canale di distribuzione, ma di questo canale non conosciamo nulla, non sappiamo chi siano gli utenti, non conosciamo i flussi di contanti o cambi-merce, considerando che il giornale che leggete al bar viene pagato con il caffé. I micropagamenti e il tracciamento delle attività che passano per questa catena di quasi ventimila punti vendita potrebbero trasformarsi in una miniera d’oro» – conclude Fili. Anche per il possibile aggancio con il tema dei mercati etnici: la proprietà delle edicole passa in misura crescente nelle mani di esercenti extracomunitari, un segmento demografico che utilizza pesantemente i device e le connessioni a Internet mobili.


Sempre più sentita la problematica della Gestione delle identità digitali @Clusit
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DISINTERMEDIAZIONE E FIDELIZZAZIONE

Il tentativo di inserirsi nel contesto di un mercato al dettaglio sempre più informatizzato e integrato muove da ambiti diversi dei tradizionali operatori della GDO e dei player finanziari. La disintermediazione piace molto anche ai brand manifatturieri, come dimostra la storia recente di Fratelli Branca, proprietaria di un brand storico del segmento delle bevande alcoliche. Il CIO, Fabrizio Alberton, recente acquisto della distilleria milanese dopo decenni di servizio in ambito consulting, illustra il caso della sperimentazione con un circuito di fidelizzazione espressamente finalizzato a ridurre gli effetti del forte peso contrattuale che la Grande distribuzione finisce per avere nei confronti dei prodotti ospitati sui propri scaffali. Utilizzata direttamente dai brand l’applicazione è la classica fidelity card che premia i suoi utilizzatori con sconti e “charge back” piccole somme di denaro direttamente riversate sul “conto” del titolare. «Branca – afferma Alberton – ha aderito un anno e mezzo fa all’iniziativa, cercando di ottenere l’esclusiva nella categoria “Amari, China, Fernet”, che rappresenta il 95% del fatturato. Elemento chiave dell’applicazione è la possibilità di disporre di preziose informazioni sulle abitudini di acquisto dei consumatori». L’azienda, aggiunge Alberton, proseguirà in questa stessa direzione, cercando in particolare di sviluppare sistemi basati sulla geolocalizzazione. «Se il 60% delle nostre vendite avviene in ambito GDO, rimane pur sempre una grossa quota di amaro consumato nei bar» – precisa il CIO di Branca. Un altro universo di cui si sa molto poco dal punto di vista dell’info-Commerce.

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MARKETING E PRIVACY

Geolocalizzazione e tracciamento sono termini molto frequenti nel corso della discussione, e un intervento di Luca Bechelli, membro del direttivo e del comitato tecnico scientifico di Clusit è praticamente obbligato. Sollecitato da un dibattito in cui gli stessi responsabili tecnologici non esitano a dichiarare il loro disagio nei confronti di un marketing online sempre più invasivo, ma temendo d’altra parte l’effetto frenante delle normative a tutela della privacy – l’esperto riporta alcune preziose considerazioni sulle nuove regole europee in materia. «Intanto, si tratta di un regolamento, non di una direttiva, per cui entra in vigore direttamente, senza bisogno di essere recepita dai singoli stati membri. Ed è una normativa molto più “matura”, perché non impone misure minime». La protezione della privacy, spiega Bechelli, parte da una accurata analisi dei rischi e suggerisce di applicare solo misure proporzionate alle situazioni e alle dimensioni dei player. Anche a livello di sanzioni e multe, risulterebbe molto attenuata la componente penale e le contravvenzioni di natura pecuniaria vengono finalmente proporzionate ai fatturati di chi viene multato.

Foto di Gabriele Sandrini

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Ve(n)dere nel futuro https://www.datamanager.it/2015/09/vendere-nel-futuro/ Mon, 21 Sep 2015 14:06:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83483 Dalla tavola rotonda sui pagamenti elettronici è emersa la ricetta di una visione diversa, davvero integrata, che unisce i mondi del commercio elettronico e tradizionale Dietro la spinta di un aggregato tecnologico costituito da mobilità, nuove modalità di trasmissione, grandi volumi di interazione e sicurezza avanzata, il mondo dei pagamenti in denaro ha subito una […]

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Dalla tavola rotonda sui pagamenti elettronici è emersa la ricetta di una visione diversa, davvero integrata, che unisce i mondi del commercio elettronico e tradizionale

Dietro la spinta di un aggregato tecnologico costituito da mobilità, nuove modalità di trasmissione, grandi volumi di interazione e sicurezza avanzata, il mondo dei pagamenti in denaro ha subito una trasformazione epocale rispetto ai modelli basati essenzialmente sul contante o su strumenti di credito e debito alternativi. Dalla convergenza con i mondi del mobile commerce e dell’e-commerce, gli strumenti di pagamento elettronici e virtuali rappresentano ormai un mercato autonomo delle transazioni in atto tra esercenti e consumatori, attraverso l’intermediazione dei cosiddetti issuer o gestori delle varie piattaforme. Mercato che come tutti gli altri è esposto a una crescente pressione liberalizzatrice.

La tavola rotonda promossa da Data Manager in collaborazione con Unicredit Business Integrated Solutions, si è prefissa lo scopo di analizzare le prospettive di questo mercato sotto vari punti di vista. Gli strumenti più interessanti e il loro substrato tecnologico e infrastrutturale. I vincoli di natura giuridico-normativa. I temi fondamentali come la sicurezza e la fiducia. I progetti che originano da nuovi entranti, gruppi consortili, categorie professionali, pubbliche istituzioni. Le strategie che il mondo bancario sta mettendo in atto per riaffermare, trasformandolo, il loro primato.

Intorno al tavolo dedicato alla payment (r)evolution ha preso posto una autorevole rappresentanza di protagonisti già affermati, brand commerciali attivi in un contesto multicanale, service provider e startup. Una discussione stimolante per la ricchezza dei temi trattati e per la spontaneità del dibattito che senza mai abbandonare un piano professionale e qualificato, ha portato a una insolita concretezza un argomento che è stato oggetto, in questi anni, di faticose sperimentazioni contornate da paludati, ma poco costruttivi convegni.

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VICINI AL PUNTO DI SVOLTA

Proprio citando la parola chiave “casi d’uso”, ha esordito Giulio Carmignato, anche nelle vesti di padrone di casa di un evento che il responsabile della linea prodotti transazionali di Unicredit Business Integrated Solutions definisce molto stimolante. «Raramente in contesti di questo tipo, riescono a incontrarsi rappresentanti di mondi diversificati, trasporti, ristorazione, editoria, viaggi, consentendo quindi di confrontare esperienze non solo lato servizi di pagamento ma soprattutto sul piano della fruizione di questi servizi». Cinque anni fa, ha aggiunto Carmignato, il fenomeno dei pagamenti elettronici, esploso nella prima fase di sviluppo del commercio elettronico, era ancora in larga misura una moda. «Oggi, viceversa, è un tema fattuale: siamo vicini a un punto di svolta rispetto all’uso di strumenti di pagamento virtuali, o se vogliamo tecnologici. Ancora la carta ha una sua predominanza, ma siamo molto vicini a questo tipping point. Dobbiamo cercare di capire come, insieme, possiamo accelerare questo avvicinamento, dando luogo a una crescita che non sarà più lineare, ma esponenziale».

Come è emerso con forza durante il dibattito, l’idea di una azione coordinata, in grado di coinvolgere davvero tutti gli stakholder tecnologici, bancari e non bancari, commerciali, legislativi, deve assolutamente predominare rispetto a una lunga fase storica in cui l’attesa rivoluzione italiana della monetica non è riuscita a emergere in maniera unitaria da una miriade di singole sperimentazioni. Lasciando aperti varchi che nuovi entranti stranieri come Paypal – una sorta di convitato di pietra della nostra tavola rotonda – hanno saputo presidiare.

Se Carmignato ha sentito di poter parlare di tipping point è perché siamo in presenza di segnali significativi sul versante infrastrutturale e delle spinte innovative che arrivano da molte direzioni, a incominciare da operatori come Apple e che contribuiscono a creare un contesto molto favorevole. «Quindi infrastrutture, tecnologie, contesto e infine – ha proseguito Carmignato rivolgendosi ai suoi interlocutori –  i casi d’uso di strumenti che devono essere utili ma divertenti da usare, a costo quasi nullo. Devono procurare un vantaggio ai loro utilizzatori, dando al tempo stesso una sensazione di praticità e sicurezza». Un ultimo fattore in questa equazione, ha concluso Carmignato, è quello legislativo, «che deve favorire lo sviluppo di queste applicazioni, magari imponendo l’uso di certi strumenti di pagamento e dall’altra deve dare regole chiare. La regolamentazione degli operatori di pagamento è un tema che va affrontato perché un mercato sicuro e regolamentato può davvero raggiungere l’auspicato tipping point».

 

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I VANTAGGI DELLA COOPETITION

Sulle infrastrutture, lo stesso Carmignato ha voluto subito coinvolgere Liliana Fratini Passi, direttore generale di CBI, il consorzio che riunisce 600 banche italiane. Una posizione che le ha consentito di spiegare quello che il sistema bancario sta facendo per promuovere nuovi modelli di architettura e servizio alla base dell’offerta che le banche rivolgono al cittadino, all’impresa, alla pubblica amministrazione. «La forza di una banca –

ha spiegato Fratini Passi –  si esprime attraverso la sua capacità di competere non solo come singola entità, ma come sistema nel garantire interoperabilità e accessibilità ai servizi». Le azioni coordinate erano importanti quando le banche si trovavano a operare in un contesto di sostanziale esclusività. «Oggi, le normative emanate a livello europeo, come la Payment Service Directive 2 recepita in Italia, fa sì che i nuovi competitor non siano più quelli con cui ci siamo confrontati fino a ieri. La “disruptive competition” di soggetti come Google e Apple, che hanno la forza dei numeri delle grandi economie di scala, obbliga il sistema a cooperare sempre meglio dove si può cooperare, cioè nelle infrastrutture, per competere sui servizi a valore aggiunto». Quali sono i servizi abilitati dalle infrastrutture e i protocolli sviluppati da CBI? «Per esempio, il Corporate Banking, il sistema che permette a un milione di imprese di governare pagamenti, incassi, moduli F24, gestendo in modo efficiente la loro tesoreria. Proprio a fine 2014, è stato lanciato CBILL, la rete per il pagamento dei bollettini postali online. In Italia, il bollettino postale è uno degli strumenti più amati, se ne emettono 630 milioni all’anno. Metà arrivano dalla PA, il restante dalle utility, le grandi aziende, le piccole imprese. E le poste incassano il 90% della quota parte online attraverso il loro canale fisico, gli sportelli. Con CBILL, la banca permette ai suoi clienti di visualizzare e pagare il bollettino direttamente, in multicanalità, con qualsiasi device inclusi i canali fisici degli ATM». Un aspetto che Fratini Passi sottolinea con forza riguarda il problema di fondo del sistema Paese: l’Italia non riesce a liberarsi del contante e dei notevoli costi associati alla sua gestione. «Lo sforzo da compiere è ancora notevole perché il livello di virtualizzazione delle operazioni di pagamento che crediamo di aver raggiunto riguarda in realtà meno del 10% del transato in Italia. Questa mole di pagamenti fisici determina un costo equivalente a un punto percentuale di PIL, suddiviso tra imprese e intermediari. Costo rappresentato da sicurezza, controlli, gestione». Liberandosi dal peso del denaro contante, sostiene Fratini Passi, l’Italia potrebbe liberare una cospicua mole di risorse e il consorzio CBI lavora, sullo sfondo delle infrastrutture, per abilitare questo affrancamento operando nella logica della coopetition.

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UNO SFORZO DI SISTEMA

La direttrice generale di CBI, riprendendo lo spunto dell’importanza del quadro regolamentare, ha sottolineato come le leggi sulla fatturazione elettronica hanno indirizzato i rapporti delle imprese con la pubblica amministrazione. «La PA è il maggior pagatore in Italia: il 50% dei pagamenti viene effettuato dall’amministrazione a fronte delle fatture emesse da 300mila fornitori. Adesso, il legislatore sta già discutendo un pacchetto di norme attuative della delega fiscale, all’interno del quale sono previsti incentivi e semplificazioni per le aziende che spontaneamente adotteranno misure di fatturazione elettronica tra privati. Le infrastrutture che abilitano già i pagamenti sono trasparenti, possono portare messaggi, documenti strutturati, fatture elettroniche, mandati, rendicontazioni. Il mondo può essere integrato. Ma l’intero sistema deve spingere verso il cambiamento e investire».

In questo sistema, hanno una parte consistente i circuiti di carte di credito e debito, i primi, storicamente, ad aver imboccato un percorso alternativo. Per Francesco Tornatore, che come head of digital & partnerships di American Express, ha la responsabilità dell’acquisizione dei clienti dei servizi online, una chiave di lettura fondamentale è la semplificazione della user experience. «Su questo fronte stiamo lavorando su tematiche come la firma digitale, con l’obiettivo di semplificare il processo di acquisizione. Oggi, anche chi va sui nostri siti per ottenere una carta deve compilare moduli, stamparli, firmare, inviarli: una user experience troppo frammentata». Tornatore propone un esempio dal Regno Unito, nazione molto più avanzata in questi ambiti. American Express, sottolinea il manager, ha una presenza diretta nel percorso di acquisto dei biglietti aerei dal sito British Airways. «Il viaggiatore si reca sul sito, richiede un biglietto e nel momento in cui deve effettuare il pagamento gli viene proposto l’acquisto di una carta American Express, che viene richiesta contestualmente. Se i controlli, tutti automatici, vanno a buon fine, il cliente riceve il numero della sua carta e lo può usare per la transazione. La tecnologia per questo tipo di servizi c’è, i vincoli sono di natura procedurale, normativa». American Express, spiega ancora Tornatore, sta lavorando su processi di acquisizione dei clienti single session, in cui le necessarie operazioni di identificazione e valutazione del cliente avvengono in un solo passaggio, attraverso una procedura di riconoscimento tramite bonifico e con firma digitale. In Gran Bretagna, esistono le stesse regole di precisa identificazione dei clienti, ma i controlli incrociati vengono demandati a “consumer reporting agency” che semplificano al massimo il percorso di acquisizione. Le verifiche sulla posizione creditizia e l’identità sono integrate. «In Italia, discutiamo troppo, spesso le regole per il digitale sono una mera trasposizione di quello che avviene nel mondo fisico. Abbiamo bisogno di un supporto legislativo diverso se vogliamo accelerare l’offerta di questi servizi».

 

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TECNOLOGIA E NORMATIVA

NO ALLE DUE VELOCITÀ

Lo stesso problema di “doppia velocità” tra evoluzione tecnologica e adeguamento normativo, è riconosciuto da un altro operatore bancario, Banca Popolare di Sondrio, rappresentato al tavolo dal suo responsabile per il governo del sistema informativo e innovazione, Marco Buratti. «Dobbiamo cercare di predisporre meglio il mercato verso questi strumenti. Se la tecnologia ha velocità e fluidità molto pervasive, l’attore bancario deve svincolarsi da time-to-market non abbastanza veloci. Il cliente corre dietro le tecnologie, si aspetta nuove cose, e sul versante offerta si rischia di non riuscire a stare al passo». Le aziende storiche di questo settore devono cambiare per contrastare la concorrenza di operatori over the top (OTT) capaci di agire in modo molto più tattico. «Occorre grande concentrazione su investimenti, ricorso a soluzioni quasi plug and play, e come si è visto in questi ultimi anni, forte cooperazione tra i vari attori per un più veloce time-to-market, puntando su situazioni capaci di generare fin da subito determinati volumi. Un esempio potrebbe essere costituito dagli strumenti P2P, per il trasferimento di fondi tra privati». Un modo per fare concorrenza a Paypal? Forse. «Magari introducendo strumenti innovativi sul nostro mercato» – ha risposto Buratti, subito confortato da Giulio Carmignato di Unicredit Business Integrated Solutions che ha ricordato i recenti test con soluzioni P2P “stile WhatsApp” che sfruttano l’infrastruttura europea SEPA. In Europa e fuori dall’Europa, ha aggiunto Buratti, le logiche vanno spesso nella direzione della disintermediazione dell’operatore bancario, che spesso viene coinvolto solo nella fase finale, quella che autorizza gli spostamenti dei soldi da un conto all’altro. «Penso per esempio a un operatore assicurativo che oggi può pensare di utilizzare formule pay per use su piattaforme proprie. In questo senso, c’è un enorme potenziale nella scatola nera a bordo delle auto, una tecnologia che generando molti dati può spalancare la strada a un mondo di servizi. Noi stiamo lavorando anche su concetti come il bancomat mobile per assicurare tutti gli aspetti di compliance. Anche per la cultura IT della banca, la mobilità rappresenta l’apertura di un fronte nuovo, un “terzo silos” di attività che si affianca a quello che è stato fatto per l’internet banking dei clienti aziendali e per l’home banking».

 

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PMI, UNA NUOVA CULTURA DEL PAGAMENTO

A questo punto della discussione, ha preso la parola Daniele Melato, direttore area grandi clienti di Corvallis, sviluppatore e system integrator che vanta una lunga storia di collaborazione con il settore bancario e assicurativo. Melato fa anche parte della commissione che, in Confindustria, segue il mercato dei servizi di pagamento. «Tutte le idee di cui stiamo discutendo oggi ci vedono coinvolti in prima persona come fornitori di servizio» – ha esordito Melato, lamentando una situazione in cui, l’Italia – malgrado infrastrutture di rete di pagamento all’avanguardia in passato – «non è riuscita ad avere un ruolo di leadership in Europa, consentendo ad altri Paesi di fare evoluzioni che ancora, a mio parere, non sempre sono all’altezza del nostro sistema». A proposito della confusione di ruoli che domina in una fase in cui tutti sembrano volersi costruire strumenti di pagamento ad hoc, ha detto Melato, certe operazioni richiedono «logiche di sicurezza, connessioni con entità abilitate ad accedere a informazioni sui conti correnti, possibilità di effettuare operazioni di addebito e accredito immediato». E queste sono le caratteristiche del sistema MyBank, una piattaforma europea di pagamento e identità digitale cui aderiscono già circa 150 tra banche e operatori di servizi di pagamento (PSP) e sulla quale Corvallis sta sviluppando una serie di servizi. Anche qui, il messaggio rivolto al settore bancario italiano è chiaro: piattaforme come MyBank sono aperte a organismi che promuovono una cultura del pagamento autonomo e disintermediato rispetto ai circuiti tradizionali. Le banche devono muoversi se non vogliono perdere competitività. «Molte evoluzioni in questo settore riguardano i privati» – spiega Daniele Melato. «Non c’è ancora una cultura dei servizi tra aziende piccole e medie. In ambito SEPA, vedremo novità anche nell’ambito dell’acquisto online dei titoli. Nel giro di due o tre anni potremo fare operazioni oggi impensabili».

A questo punto della tavola rotonda, il dibattito si è animato da un proficuo scambio di esperienze e idee da parte dei responsabili tecnologici e finance di imprese di produzione e servizio, direttamente interessate al pagamento virtuale come tool non solo transazionale ma anche di “customer relation”. Il primo a intervenire è stato Remo Gattiglia, CFO del Gruppo tessile Miroglio, una realtà, spiega Gattiglia, che vende 18 milioni di capi di abbigliamento all’anno (di proprietà del Gruppo, per esempio i negozi dell’insegna Motivi). Miroglio può ritenersi soddisfatta di una percentuale di transazioni in elettronico pari al 60%, ma ritiene che i margini di miglioramento siano ampi, tra gestione della quota rimanente di denaro fisico e semplificazione dei processi di registrazione delle fatture. «Una normativa più stringente, sia sulla fatturazione, sia sull’incentivazione delle transazioni elettroniche darebbe immediatamente grossi vantaggi a tutti» – ha detto Gattiglia.

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NEGOZI FISICI E VIRTUALI

UNA SOLA ESPERIENZA

L’intervento di Miroglio è diventato di estremo interesse quando Gattiglia si è addentrato nella descrizione della strategia commerciale del Gruppo, che punta moltissimo sull’integrazione delle esperienze online e offline. «Dobbiamo trasformare completamente la visione di negozio tradizionale. È giusto preservare quell’esperienza per determinati clienti, ma oggi, chi accede a uno dei mille negozi Miroglio ha sicuramente in tasca un dispositivo smart, si aspetta cose molto diverse». Il Gruppo pensa a servizi come un’offerta basata anche sulla conoscenza dei capi che il cliente ha acquistato in passato, e anche a una convergenza tra le funzioni sperimentate nei siti di e-commerce e le modalità di visita del punto vendita. Convergenza, conclude Gattiglia, che prevede anche l’eliminazione delle solite “aree cassa”, rimpiazzate da dispositivi e applicazioni che abilitano la stessa commessa a gestire la fase del pagamento della merce. Per Davide Surace, chief digital officer di Gruppo Effe 2005 (Feltrinelli), il sistema bancario dovrebbe adeguarsi in fretta ai criteri di immediatezza, approfondita conoscenza del cliente, flessibilità su cui i nuovi canali commerciali digitali costruiscono il loro crescente successo. «Noi digitali abbiamo una maggiore sensibilità nei confronti della experience e quello che vogliamo è ridurre al minimo i passaggi per i consumatori. Anche in Italia, Paypal è un caso di successo perché è riuscita in questa semplificazione». Dal racconto di Surace emergono i molti punti di forza, spesso semplici, della piattaforma di pagamento americana. Tra questi, il mero fatto di trasmettere al merchant sia le informazioni contabili sia le anagrafiche con l’indirizzo di spedizione della merce. «Per noi, produttori di contenuti digitali, è fondamentale un sistema che consente al cliente registrato di concludere tutto con pochi click. Surace ha fornito altri esempi di validi sistemi alternativi, come la recente iniziativa PowaTag, che vanta già 150 partner rilevanti in Italia, basato su tag di verifica del pagamento che possono essere trasmessi in formato grafico (QR Code) o audiovisivo, e ha messo l’accento anche sul grande fervore che altri player, come Google, stanno mostrando nei confronti dei pagamenti mobili. «Da incontri come questo – sottolinea Surace – mi aspetto che il sistema bancario ci dia una mano. Sui nostri siti possiamo integrare tutti i sistemi di pagamento che vogliamo, ma io devo chiedermi che credibilità possono avere? Con l’arrivo delle grandi banche italiane, il mondo dei pagamenti subirebbe una positiva accelerazione».

 

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UN POS VIRTUALE PER L’ARTIGIANO

La storia degli ultimi anni insegna che nel mondo digitale, la credibilità si può costruire molto in fretta. E lo stesso Surace riconosce che il pubblico sembra essere “affamato” di soluzioni innovative al punto di essere disposto ad affidarsi a brand non ancora consolidati ma efficaci. Alla nostra tavola rotonda, Orlando Merone, fondatore, presidente & UxD di Solo ha interagito con i rappresentanti di alcuni tra le principali realtà bancarie nazionali e internazionali, ma la società di servizio da lui fondata, Solo, è una startup che ha solo un anno di vita. Solo, spiega Merone, ha sviluppato una piattaforma basata su un PSP francese. «Abbiamo in pratica realizzato una architettura di API il cui primo prodotto è un terminale POS virtuale che consente a professionisti, artigiani e piccole imprese di fatturare e ricevere un pagamento con carta di credito e debito, condividendo con il cliente un semplice link. Le richieste di pagamento possono essere inviate via mail, sms, WhatsApp, o essere associate a un QR Code». Tutto estremamente flessibile e a costo ridotto per il merchant. Merone afferma che il vantaggio di Solo sta nell’aver eliminato la necessità di terminali hardware e di costose registrazioni. Con Solo il venditore deve semplicemente ottenere un identificativo utente. Il sistema crea un wallet elettronico verso cui il payment service provider farà confluire i fondi che gli acquirenti autorizzeranno, sempre con pochi click, dalle loro carte di pagamento. Dal wallet, il denaro può essere trasferito al conto corrente di appoggio. «Il nostro obiettivo era andare incontro a un’ampia fascia di commercianti che pur non disponendo di un POS, che magari non possono permettersi di avere, si trovano a dover accettare pagamenti elettronici. La nostra soluzione è semplice, trasparente, richiede una unica fee di utilizzo, da versare solo quando si usa il sistema». Un altro modo, insomma, per contribuire a fare “cultura di innovazione pratica” e promuovere strumenti che prestissimo, sostiene Merone, diventeranno ordinari».

A dispetto del loro potenziale futuro, tutti gli strumenti al centro del dibattito, al momento devono calarsi in una realtà che mostra evidenti sacche di resistenza. Lo ha ricordato Nicola Gasperini, amministratore delegato di HSE24, il canale televisivo interamente dedicato allo shopping. «Studio il settore da 15 anni e dal punto di vista dei pagamenti non sono cambiate molte cose. I nostri clienti sono bravissimi con la multicanalità, ma lo strumento dominante quando si tratta di pagare è il contrassegno». E la conseguenza di questo squilibrio, ha precisato Gasperini, costi a parte, è anche un margine più elevato di merce non consegnata, che si traduce in un mancato incasso. «Per HSE24, il solo pagamento con carta di credito potrebbe significare il 5% di consegnato in più»  – ha spiegato l’AD, aggiungendo che i tentativi di incentivare formule diverse, anche attraverso sensibili sconti sul prezzo finale, non hanno dato i risultati sperati. Una situazione sorprendente se si pensa, ha concluso Gasperini, che il cliente delle televendite dimostra di apprezzare la multicanalità della relazione, segue le aste sullo schermo tv, utilizza il web per approfondire: il cliente multicanale, secondo valutazioni interne, arriva a spendere tre volte più della media.

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IL DOMINIO DEL CONTRASSEGNO

La spesa in contrassegno, tuttavia, non è affatto legata al target di vendita, che nel caso di HSE24 è molto femminile. Edenred, il gruppo leader sul mercato dei buoni pasto (suo il celeberimmo brand Ticket Restaurant), osserva dinamiche molto simili nella relazione con i suoi clienti, le aziende che acquistano i blocchetti di buoni pasto cartacei. Davide Blanchetti, ICT manager della società, ha rilevato le stesse forme di avversione nei confronti di strumenti di pagamento alternativi, almeno fuori dalla cerchia delle grandi organizzazioni, molto più orientate a processi strutturati e automatizzati. «Anche noi, per questo stesso motivo, abbiamo avviato progetti di facilitazione dell’acquisto online dei buoni». Ma l’aspetto della dematerializzazione interessa particolarmente a Edenred là dove la sostituzione della carta riguarda non tanto la transazione commerciale col cliente, ma il buono pasto stesso, in un settore che si sta chiaramente spostando verso modalità di “couponing” e di buoni elettronici. «La tecnologia era pronta qualche anno fa su cose più classiche come le card – oggi – è abilitante su modi ancora più virtualizzati» – ha affermato Blanchetti. «Ma questa tecnologia dev’essere supportata dalla normativa. Un esempio su tutti, da luglio di quest’anno entra in vigore in Italia la defiscalizzazione del ticket elettronico a sette euro (margine più ampio di quello riservato al ticket cartaceo – ndr). Molte aziende che hanno il cartaceo saranno propense allo spostamento verso l’elettronico, o almeno così auspichiamo perché siamo orientati a questo stesso modello di business. Il binomio normativa e tecnologia deve procedere di pari passo. Lo vediamo nel campo del mobile POS: una spinta molto forte che non è ancora adeguatamente supportata».

 

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IL PAGAMENTO È MOBILE

Il grande tema del pagamento in mobilità non può non coinvolgere un brand dominante come Samsung Electronics. Il colosso coreano, fresco del lancio della propria piattaforma di pagamento mobile, Samsung Pay, è intervenuto attraverso il suo product & solution director in Italia (dove il brand ha circa il 70% di quote di un mercato stimato in 20 milioni di smartphone venduti ogni anno), Antonio Bosio, il quale ha messo in evidenza lo sforzo compiuto per abilitare, a livello di terminale utente, tutte le applicazioni emerse nel corso della discussione, spesso affrontando grossi dilemmi di posizionamento di prezzo. «Un esempio è la tecnologia NFC, che abbiamo scelto di implementare anche nei dispositivi entry level, nonostante la loro bassa marginalità». Dal punto di vista di Samsung, ha continuato Bosio, il vero digital divide non riguarda le questioni infrastrutturali o di disponibilità di banda. Il tema riguarda piuttosto i servizi, potenzialmente accessibili, ma sottoutilizzati. «Ci sono persone che hanno una grande alfabetizzazione tecnologica ma per motivi propri, diversi, semplicemente non utilizzano, non vogliono utilizzare le app» – ha detto Bosio. «I dati rilevati dai nostri clienti dicono che in media se ne installano trenta su ogni smartphone, ma solo cinque sono quelle veramente sfruttate. Contro questo fenomeno, dobbiamo adottare un approccio di sistema. Quello per silos verticali, in cui ognuno si fa le proprie cose, non semplifica la vita degli utenti». Per contribuire a questa visione più integrata, ha ricordato ancora Bosio, Samsung non sta facendo leva solo sugli smartphone: anche la componente smart tv assume una importanza crescente. «Infine, il pagamento digitale non deve essere percepito come eccezione in un mondo che rimane fisico. Per questo Samsung concepisce diverse soluzioni professionali verticalizzate sul commercio retail, per favorire un’esperienza utente che non diventi digitale solo nel momento di effettuare il pagamento».

Anche Francisco “Paco” Souto, CIO di Alpitour, ha osservato la presenza di una barriera culturale a un impiego più disinvolto di strumenti virtuali, riconducendoli in parte anche a una problematica finora ignorata dal nostro panel: la fiscalità. «A una transazione commerciale corrisponde l’emissione di una fattura e questo semplice meccanismo non è ancora calato completamente nella realtà italiana. Poi, c’è la realtà legislativa. Il legislatore è sempre indietro e non parlo solo delle norme relative al pagamento in sé, ma di privacy, di tutte le operazioni al contorno di una transazione, sempre troppo complessa. Ho vissuto lunghe esperienze in Spagna, Portogallo e anche qui in Italia: le cose non cambiano mai molto e questo mi preoccupa». Alpitour movimenta qualcosa come 600mila viaggi all’anno e nei momenti di picco si supera la soglia di mille pratiche di viaggio accese al giorno. «La relazione con il cliente non si esaurisce con il pagamento, ma esiste – secondo Souto – un prima, un durante e un dopo». Si tratta, ha osservato ancora il CIO di Alpitour, di clienti che ancor più che “multicanali” sono ormai “omnicanali”. «Il cliente comincia da un canale, passa all’altro, rientra da un’altra parte. E Alpitour alterna continuamente tra transazioni B2C e B2B». Un contesto sfidante, che non vede ancora la luce di una autentica semplificazione. Souto ha citato alcune delle difficoltà che rendono i suoi processi interni una corsa a ostacoli, dal problema dei limiti di importo sulle carte di credito ai costi di integrazione che Alpitour deve affrontare per poter garantire al cliente l’accesso a diversi strumenti e circuiti, «perché manca una singola figura di incumbent che possa agire da intermediario». C’è anche un’osservazione che riguarda la scarsa propensione all’uso di servizi e app. Souto ha rilevato una preoccupante mancanza di consapevolezza, tra i consumatori, in materia di sicurezza dei dispositivi mobili e ha concluso il suo intervento citando anche il problema dei costi della connettività mobile.

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TANTI PLAYER, UN SOLO CLIENTE

In chiusura di tavola rotonda, è arrivato l’intervento di Alessandro La Rocca, head of the organizational structure innovation plans and sales integration – strategic planning head office di Trenitalia Gruppo FS. Forte di una lunga esperienza di digitalizzazione delle relazioni con gli utenti dei grandi player del mondo dei trasporti, avendo anche gestito la realizzazione del primo sito di e-commerce di Alitalia, La Rocca è in grado di delineare una efficace sintesi dei nodi che si frappongono alla creazione, in Italia, di un vero sistema integrato e convergente di e-, mobile- e physical commerce. Apprezzando il fatto che il dibattito ha definitivamente sancito la necessità per aziende e organizzazioni di avere dei responsabili infrastrutturali capaci di parlare anche il linguaggio del business, La Rocca ha evidenziato l’opportunità di calare la maschera su un’ipocrisia di fondo che si aggiunge ai diversi problemi tecnici, di regolamentazione di privacy. Questa ipocrisia si chiama frammentazione. Tutte le aziende affermano di vedere il cliente al centro, ma è un cliente che viene passato di mano in mano come pacco sigillato, di cui ogni volta bisogna ricostruire la storia. «Le normative in vigore fingono di considerare esclusivo il rapporto che ho con il mio cliente. Peccato che dopo mezz’ora, questa stessa persona diventa cliente di un altro, e di un altro ancora. Abita sempre nella stessa via, ha in tasca le stesse carte di credito, che fanno riferimento allo stesso conto corrente. Dobbiamo finalmente decidere quali devono essere gli standard per una autentica “interoperabilità” del cliente» – ha esortato La Rocca. Solo la possibilità di mettere a fattore realmente comune anagrafiche e informazioni sul comportamento del consumatore può aprire la strada a un nuovo sistema di relazione tra fornitore e cliente. «Il tipping point è spingere verso una normativa che consenta di condividere i dati in maniera sicura e controllata dall’utente, per gestire il cliente quando ha scelto di entrare in un negozio Samsung o in una boutique Miroglio, con semplicità e naturalezza. E se proprio qualcuno vuole pagare cash pagherà in contanti». Il vettore, ha concluso La Rocca, sta seguendo diversi progetti ispirati a uno scenario condiviso, come carte regionali che consentono di usufruire di treni e trasporti locali con un unico documento di viaggio elettronico, o un ambizioso piano per la conversione del valore dei punti di fidelizzazione che davvero consenta al titolare di fidelity card di usufruire di premi e sconti nell’intero ecosistema dei partner di questo programma Trenitalia.

Chissà che da un incontro come questo, così vivace e informativo, non possano scaturire future iniziative capaci di favorire la nascita di una vera e propria piattaforma integrata e di una vision condivisa. Un manifesto per il commercio del futuro.

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American Express e Alitalia: i nuovi servizi https://www.datamanager.it/2015/06/american-express-e-alitalia-i-nuovi-servizi/ Fri, 26 Jun 2015 14:27:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79440 Da Alitalia e American Express nuove opportunità  per guadagnare miglia e viaggiare con i Biglietti Premio Alitalia e American Express premiano i Soci MilleMiglia titolari di Carta Alitalia Verde American Express e introducono una serie di novità che rendono più generoso il programma. Oggi, i titolari che richiedono un Biglietto Premio utilizzando le proprie miglia […]

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Da Alitalia e American Express nuove opportunità  per guadagnare miglia e viaggiare con i Biglietti Premio

Alitalia e American Express premiano i Soci MilleMiglia titolari di Carta Alitalia Verde American Express e introducono una serie di novità che rendono più generoso il programma.

Oggi, i titolari che richiedono un Biglietto Premio utilizzando le proprie miglia si vedranno restituire il 20% delle miglia utilizzate. Il beneficio è previsto per chi richiederà un Biglietto Premio Standard e, fino al 31 maggio 2016, la promozione sarà estesa anche a chi volerà con un Biglietto Premio Flex o un Biglietto Premio Superflex (che offrono una maggiore disponibilità di posti premio a disposizione attraverso un’integrazione di miglia).

Inoltre, da oggi per i titolari di Carta Alitalia Verde American Express è ancora più facile ottenere un Biglietto Premio per un accompagnatore. Per accedere a questo beneficio basteranno 15.000 euro di spese effettuate con la Carta in 12 mesi, e non più 20.000 euro.

I titolari di Carta Alitalia Verde American Express, al raggiungimento della soglia di spesa, potranno richiedere un Biglietto Premio e riceverne un altro per un accompagnatore sulla stessa destinazione, data, orario e classe di volo.

Infine, entro il  31 dicembre 2015, i Soci MilleMiglia titolari di Carta Alitalia Verde American Express riceveranno un bonus di 10.000 miglia quando avranno raggiunto la spesa complessiva di 600 euro in biglietti Alitalia.

La carta verde, nata nel 2005 dalla storica partnership tra American Express e Alitalia offre ai titolari vantaggi che abbracciano non solo il mondo dei viaggi, ma anche quello dei servizi finanziari e assicurativi. Tra questi, Global Assist, il servizio che garantisce un’assistenza immediata, 24 ore su 24, relativamente a consulenze mediche d’emergenza quando ci si trova all’estero.

 

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La rivoluzione dei pagamenti https://www.datamanager.it/2015/06/la-rivoluzione-dei-pagamenti/ Wed, 24 Jun 2015 13:24:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77594 Come cambia il mondo dei pagamenti elettronici nel Paese del contante #DMePAYMENT – Dal 12esimo piano della #UniCredit Tower, Data Manager e UniCredit Business Integrated Solutions hanno riunito intorno al tavolo Alpitour, American Express, Banca Popolare di Sondrio, Consorzio CBI, Corvallis, Edenred, Feltrinelli, Miroglio, HSE24, Samsung, Solo e Trenitalia, per parlare della rivoluzione dei pagamenti elettronici che […]

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Come cambia il mondo dei pagamenti elettronici nel Paese del contante

#DMePAYMENT – Dal 12esimo piano della #UniCredit Tower, Data Manager e UniCredit Business Integrated Solutions hanno riunito intorno al tavolo Alpitour, American Express, Banca Popolare di Sondrio, Consorzio CBI, Corvallis, Edenred, Feltrinelli, Miroglio, HSE24, Samsung, Solo e Trenitalia, per parlare della rivoluzione dei pagamenti elettronici che sta cambiando l’esperienza di acquisto di prodotti e servizi da parte degli utenti finali, ma anche i corrispondenti modelli di vendita in tutti i settori: dal fashion retail all’elettronica, dal finance all’editoria, dai trasporti ai servizi. Per Giulio Carmignato, head of Business Line Transactional Products di Unicredit Business Integrated Solutions siamo ormai prossimi al «tipping point».

La tecnologia è un passaggio obbligato, ma non è il solo. «Questa evoluzione passa attraverso l’innovazione tecnologica, ma è resa pervasiva dal potere del contesto e dai casi di uso a costi quasi nulli. La regolamentazione normativa può essere un fattore critico e può essere anche un driver per il mercato. Servono una mentalità più aperta alla concorrenza e un salto culturale che coinvolgerà sempre di più anche le banche, che solo adesso hanno iniziato a comprendere il valore delle informazioni sul profilo del proprio cliente».

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La doppia sfida

La trasformazione infrastrutturale in cloud, lo sviluppo di piattaforme di e-commerce e la generazione di nuovo business coinvolgono direttamente i CIO. Dall’altro lato, i CMO chiedono strumenti di marketing integrato per l’analisi dei comportamenti del cliente omni-channel e dell’esperienza di acquisto che continua fuori e dentro il punto vendita o la filiale. Una doppia sfida che non è solo tecnologica, ma soprattutto culturale. Un’opportunità di business per tutta la filiera dei pagamenti, di cui pochi attori – in mancanza di uno standard condiviso – potrebbero beneficiare.

Dopa la riforma dei pagamenti verso la PA che ha previsto l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti degli enti e delle PA Locali, le transazioni elettroniche sono quadruplicate. La dematerializzazione ha un effetto positivo. Il risparmio che deriva da ogni fattura digitale è di circa 17 euro: 14 in termini di manodopera e 3 per il minor uso di materiali e spazi utilizzati, per un vantaggio a regime per la PA di un miliardo e per i fornitori di circa 600 milioni. «Il prossimo passo sarà l’incentivazione della fattura elettronica tra i privati, per la quale il Governo sembra intenzionato a premere l’acceleratore» – come ci spiega Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI.

Tra i sistemi di pagamento, la bolletta digitale o CBILL rappresenta un tentativo importante non solo di semplificazione, ma anche di cooperazione tra gli istituti finanziari che fanno parte del Consorzio CBI. Il servizio può essere attivato su tutti i canali della banca digitale e utilizzato in modo integrato su internet banking, mobile banking, ATM e sportello bancario.

In Italia, vengono stampati ogni anno 630 milioni di bollettini di pagamento in formato cartaceo che si traducono in 12.600 tonnellate di carta e 21.420 tonnellate di emissioni di CO2. In pratica, più di dieci bollettini a testa, anziani e bambini compresi, a fronte della popolazione complessiva del Paese e di 15 milioni di utenti attivi su internet banking e 5 milioni di utenti attivi su mobile banking.

Fare un salto culturale

La sinergia tra innovazione, legislazione e industria finanziaria può favorire la digitalizzazione del Sistema Paese, in cui si registra – però – una crescita progressiva del contante in circolazione. Nel 2014 la massa monetaria complessiva ha sfiorato i 164,5 miliardi di euro. Negli ultimi 7 anni di crisi, secondo i dati della CGIA di Mestre, l’incremento percentuale è stato del 30,4 per cento, a fronte di una variazione dell’incidenza delle banconote sul PIL del +2,4 per cento e di un aumento dell’inflazione che ha sfiorato il 10 per cento.

Le banche hanno già cambiato il modo d’agire seguendo il processo di trasformazione digitale. Il passo successivo è quello di trovare le possibilità di una sinergia con gli attori non bancari per ridisegnare il futuro del credito. User experience e fidelizzazione sono le coordinate della rivoluzione dei pagamenti elettronici che sta disarticolando il rapporto tradizionale tra moneta, strumenti di pagamento e gestione del credito. Ma con quali conseguenze per vendor, OTT, merchant e utenti finali?

Si può pagare come e quando si vuole. La multicanalità è un elemento decisivo del cambiamento. «L’eccessiva chiusura e l’atteggiamento di protezione da parte degli operatori si sono tradotti nel tempo in uno svantaggio competitivo. La cosa importante – sottolinea Daniele Melato, direttore area Grandi Clienti di Corvallis – invece è la condivisione di un modello facile per i clienti. E’ necessario costruire una nuova cultura dei servizi di pagamento. Le vie possibili per raggiungere e ascoltare i clienti sono tante. I clienti però sono sempre gli stessi: un momento prima, acquistano un libro online, poi controllano l’estratto conto della banca, oppure prenotano una vacanza, comprano il biglietto del treno con la carta di credito e pagano il caffè con lo smartphone».

Pagamenti più “sexy”

Proprio la diffusione degli smartphone ha permesso di rendere più sexy il modo di pagare “contactless”. Nel mercato degli strumenti di pagamento elettronici in mobilità, si sta consolidando la diffusione della tecnologia NFC (Near Field Communication), che consente di effettuare pagamenti avvicinando al Pos lo smartphone. Negli USA, nel 2014, 3,5 miliardi di dollari d’acquisti sono stati fatti, passando lo smartphone davanti allo scanner di 700mila esercizi commerciali già attrezzati. Crescono anche le app per il pagamento dei titoli di trasporto e di viaggio tramite QR Code.

Anche per Antonio Bosio, direttore product & solution di Samsung Electronics Italia, bisogna creare più sinergia tra gli operatori, «fino a oggi, più competitor che partner». Il punto di vista di Samsung è quello di chi sviluppa hardware. «Un mestiere diverso rispetto alla banca. Ma abbiamo la responsabilità di mettere nelle mani degli utilizzatori finali lo strumento di elezione verso cui questi servizi di pagamento vengono erogati. Le parole chiave sono «usabilità e casi utente». Per Samsung, a fronte di 20 milioni di smartphone con servizi NFC abilitati, il “digital divide” non è definito dalla mancanza di accesso alla rete, ma dal mancato utilizzo degli strumenti e delle soluzioni disponibili. Per questo è necessario semplificare la vita degli utilizzatori per creare valore. Infatti, Samsung Pay funziona come catalizzatore dell’esperienza d’uso dei pagamenti in mobilità e la preinstallazione delle App ne facilita molto l’adozione da parte dei clienti».

L’irresistibile leggerezza del contante e il ruolo degli intermediari

Usare gli strumenti elettronici di pagamento non è solo una moda per digital addict o una misura di efficienza per i patiti di organizzazione. Si tratta di una legittima difesa contro l’evasione fiscale. Secondo, una recente pubblicazione della Banca d’Italia, l’economia “non osservata” in Italia vale  27 punti del PIL nazionale.

L’uso diffuso e disinvolto del contante è correlato al fatto che in Italia ci sono quasi 15 milioni di unbanked – ovvero di persone che non hanno un conto corrente presso una banca. Un record non riscontrabile in nessun altro paese d’Europa. Non avendo nessun rapporto con gli istituti di credito, milioni di italiani non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile. è difficile cambiare abitudini e superare la diffidenza che si ha nei confronti degli apparecchi elettronici. Eppure, in Italia dove si fanno manovre ardite per recuperare risorse da destinare alle crescita e dove ci sono più SIM che carte di credito, varrebbe la pena di fare uno sforzo. «Non ci sono alibi e ci guadagneremo tutti» – ricorda Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI. Ma le contraddizioni non finiscono qui. Continua a crescere, anche se a un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti, la diffusione delle carte prepagate, a conferma del loro ruolo di strumento di inclusione finanziaria (Dati Assofin) guidata soprattutto dall’aumento dei numeri dell’e-commerce. «Il mondo dei pagamenti è interessato da una grande rivoluzione che tiene conto sia della digitalizzazione dei documenti e dei processi, ma anche di nuovi comportamenti che gli utenti devono mettere in pratica».

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Pagamenti elettronici, l’unione fa la forza

Ma che cosa succede se nel mercato finanziario fanno il loro ingresso nuovi intermediari peer-to-peer, distributori nazionali di carburanti, operatori di telecomunicazioni e della grande distribuzione organizzata, che insidiano il ruolo delle banche tradizionali nell’erogazione del credito e frammentano le marginalità?

L’adozione massiccia degli e-payments porterebbe 15 miliardi di risparmi. In Italia, però l’incidenza dei pagamenti elettronici sono fermi sotto al 15% contro il 22% in Europa, con punte del 31%.

Le nuove tendenze stanno impattando sulla composizione dei portafogli della clientela, con un effetto di ampliamento dei target degli utilizzatori di carte di credito, specialmente tra i giovani. Nel mercato degli strumenti di pagamento elettronici in mobilità, si consolida la diffusione del contactless (nell’ultimo anno gran parte delle nuove carte emesse è dotata della tecnologia Rfid, che consente il pagamento senza bisogno di strisciata o inserimento del codice pin), e si sta concretizzando la diffusione della tecnologia NFC (Near Field Communication), che consente di effettuare pagamenti avvicinando al Pos lo smartphone. Crescono anche le app per il pagamento dei titoli di trasporto e di viaggio tramite QR Code e nuovi servizi come il POS virtuale. La moneta automatica si sta evolvendo verso sistemi di pagamento (senza intermediario) equivalenti all’utilizzo degli spiccioli. Questa crescita è incoraggiata non solo dai big dell’ICT, ma anche dagli istituti di credito e società di carte di credito. Google è stata il primo ad avventurarsi sul terreno dei borsellini elettronici con Google Wallet. Poi è stata la volta di Apple e Samsung. Paypal resta il modello vincente perché consente non solo di eseguire transazioni senza condividere i dati della carta con il destinatario finale ma anche di effettuare pagamenti utilizzando indirizzo e-mail e relativa password.

Daniele Melato, Corvallis: «Mettere il cliente al centro della rivoluzione dei pagamenti»

Nata tre anni fa e partita con 42 milioni di fatturato, Corvallis ha chiuso il 2014 a quota 111 milioni (+ 48%), con l’obiettivo per il 2015 di chiudere a 130. Il software integrator ha deciso di investire nei pagamenti in maniera diversa, favorendo l’esperienza d’uso del cliente in ogni momento e in ogni situazione. L’accurata strategia di acquisizioni e l’attività di ricerca e sviluppo software ha permesso di raggiungere grandi risultati. «Tutti dicono di volere mettere il cliente al centro. La verità è che l’esperienza d’uso del cliente in molti casi è più complicata di quanto non dovrebbe essere». Sicurezza, efficienza, immediatezza e connettività sono le parole d’ordine che Daniele Melato, direttore area Grandi Clienti di Corvallis, utilizza quando parla di gestione dei flussi dei pagamenti. «L’intreccio del business dei pagamenti elettronici che ha visto l’ingresso di soggetti molto differenti per cultura aziendale e industry ha creato un po’ di confusione».

Conoscere il cliente è la chiave di volta del sistema. E nel futuro, ci sarà una naturale convergenza di tutti i sistemi di pagamento. Quella che per molti è una guerra civile tra operatori più o meno tradizionali, deve diventare un terreno comune di competizione senza barricate nell’interesse del cliente.

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Antonio Bosio, Samsung Italia: «Semplicità e collaborazione competitiva»

Gli strumenti di pagamento degli OTT e dei vendor tecnologici sono molto più di una possibilità con cui tutta la filiera del credito deve fare i conti. Tra gli scenari possibili, l’NFC è un abilitatore fondamentale: tutta la rete di accettazione, che si basa su POS fisici, è pronta a chiudere la filiera dei pagamenti innovativi.

La smaterializzazione della moneta porterà a un’evoluzione non solo dei sistemi di pagamento, ma a un cambiamento complessivo delle reti di vendita e dei luoghi della vendita. Samsung sta lavorando da molto tempo sul tema dei pagamenti elettronici che rappresentano una grande opportunità di amplificare e potenziare l’esperienza di acquisto del cliente. In questo contesto, Samsung Pay rappresenta un’altra mossa di sistema per la realizzazione di soluzioni di pagamento mobile. Dopo l’annuncio del beta test in Corea del Sud, Samsung spingerà per rilasciare questa piattaforma anche in Europa e in Italia entro fine anno o a inizio 2016. Antonio Bosio, direttore product & solution di Samsung Electronics Italia, distingue tra pagamenti da smart phone, da quelli effettuati attraverso lo smart phone in situazioni di prossimità con il POS. La tecnologia NFC è una tecnologia sicura e rappresenta uno standard nel quale Samsung ha creduto da subito, facendo un investimento importante. «Come Samsung, sentiamo la responsabilità di abilitare il mondo dei pagamenti in evoluzione. In parallelo, abbiamo sviluppato collaborazioni con altri soggetti come le banche e gli operatori mobili, che insieme a noi possono concretizzare i servizi per gli utenti finali. La tecnologia fine a se stessa non è nulla se non abilita un servizio. In questa direzione, la volontà di Samsung è quella di lavorare a tutto tondo, con tavoli ampi e allargati con coloro che possono mettere a terra i servizi insieme a noi».

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Nuove piattaforme e nuove strategie

La dematerializzazione non riguarda solo il denaro come mezzo economico di scambio, ma anche il punto di vendita, sia nel suo significato di negozio fisico sia di dispositivo elettronico che consente di accettare un pagamento (POS). Fino a poco tempo fa, i POS potevano essere fissi, cordless e mobile. Oggi, anche il POS è virtuale e consente di accettare pagamenti con carta di credito o debito senza dover strisciare la carta in un supporto fisico, come avviene nei POS tradizionali.

«Basta comporre e condividere un link web (solo.sh/username) al proprio profilo pubblico e verificato con i clienti, che possono pagare comodamente da qualsiasi dispositivo: uno smartphone, un tablet o un computer. I vantaggi? Nessuna applicazione da scaricare e nessun hardware da utilizzare. Nessun costo di attivazione e nessun canone mensile, ma un’unica commissione trasparente del 2,50% + 0,25 euro su ogni transazione» – come spiega Orlando Merone, fondatore, presidente & UxD di Solo, che si è aggiudicato il primo posto alla Gran finale nazionale di InnovAction Lab 2014.

E poi ci sono i bitcoin, come ricorda Francisco Souto, CIO di Alpitour. Certo, è ancora presto per capire se diventeranno un mezzo di pagamento diffuso e accettato. Per Francesco Tornatore, head of Digital & Partnerships di American Express, bisogna potenziare

la user experience per migliorare il servizio e per Marco Buratti che si occupa del Governo del Sistema Informativo e Innovazione Banca Popolare di Sondrio è necessario concentrare gli investimenti in IT per migliorare il time-to-market degli operatori tradizionali.

Davide Blanchetti, ICT Manager di Edenred Italia ricorda che nel mercato dei ticket (che rientrano nel processo di document management) non siamo ancora al punto di svolta, ma la defiscalizzazione dei ticket elettronici, rappresenta un passo verso la regolamentazione del settore e evidenzia come il fattore legislativo favorisca l’adozione tecnologica.

Nel settore dell’editoria, dove Feltrinelli cresce sei volte il mercato grazie all’e-commerce, secondo Davide Surace, chief digital officer del Gruppo Effe 2005, casi d’uso e fidelizzazione rappresentano le coordinate della rivoluzione dei pagamenti elettronici, mentre la sicurezza è una condizione di partenza e non un servizio. L’experience coinvolge più i CMO dei CIO. E la campagna che performa di più nei pagamenti non è lo sconto, ma il modello di pagamento adottato.

Anche per Remo Gattiglia, direttore finanziario del Gruppo Miroglio i pagamenti elettronici cambiano la visione strategica del retailer tradizionale, non tenerne conto significa restare ai margini del mercato. In Italia – però – il contrassegno è ancora modalità di pagamento più diffusa, come racconta Nicola Gasperini, amministratore delegato di HSE24 per il quale il pagamento con carta di credito si traduce solo in un +5% di consegnato. è vero che il cliente è sempre più multicanale, eppure dal contact center del retailer online passa il 95% degli ordini. Intanto, Amazon amplia sempre di più i suoi orizzonti e lancia una nuova sfida agli intermediari del credito con un algoritmo capace di selezionare i clienti ai quali concedere somme in prestito.

E mentre si cerca di capire chi sarà l’incumbent a lanciare il prossimo servizio di pagamento innovativo, il settore dei trasporti si conferma per essere tra i più flessibili a cogliere queste dinamiche. Molti dei 120 milioni di passeggeri di Trenitalia transitano dalle piattaforme online e il numero è in crescita costante. Per Alessandro La Rocca, head of the Organizational Structure Innovation Plans and Sales Integration e Strategic Planning Head Office di Trenitalia Gruppo FS, il cambiamento va favorito, ma non si può “ingabbiare” il cliente, che è veramente libero solo se può scegliere.

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Malware PoS colpisce Visa, MasterCard e American Express https://www.datamanager.it/2015/06/malware-pos-colpisce-visa-mastercard-e-american-express/ Tue, 09 Jun 2015 10:35:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=76148 MalumPoS sta colpendo hotel e ristoranti, prendendo di mira le carte Visa, MasterCard e American Express I laboratori Trend Micro comunicano di aver scoperto un nuovo pericoloso malware diretto ai sistemi PoS. Ribattezzato con il nome “MalumPoS”, questo malware sta attaccando e collezionando i dati dei PoS che utilizzano la piattaforma Oracle MICROS, installata su oltre […]

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MalumPoS sta colpendo hotel e ristoranti, prendendo di mira le carte Visa, MasterCard e American Express

I laboratori Trend Micro comunicano di aver scoperto un nuovo pericoloso malware diretto ai sistemi PoS. Ribattezzato con il nome “MalumPoS”, questo malware sta attaccando e collezionando i dati dei PoS che utilizzano la piattaforma Oracle MICROS, installata su oltre 330.000 sistemi in tutto il mondo, specialmente nei settori alberghiero, food & beverage e retail.

I cybercriminali utilizzano questo malware per impossessarsi dei dati contenuti nelle bande magnetiche delle carte di credito, quando questi vengono trasferiti nella RAM del computer collegato al PoS. Questi dati, una volta esfiltrati dai cyber criminali, possono essere utilizzati per clonare le carte di credito ed effettuare transazioni finanziarie fraudolente, utilizzando i conti bancari ad esse associati.

MalumPoS sta prendendo di mira i dati delle carte di credito Visa, MasterCard e American Express, soprattutto negli States, ma ha la caratteristica di poter essere configurato dagli attaccanti per compromettere diversi sistemi PoS. Per questo potrebbe essere utilizzato per attaccare altre piattaforme, espandendo il suo bacino di potenziali vittime.

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American Express: 1 mln di hotspot gratuiti per i clienti corporate https://www.datamanager.it/2014/10/american-express-1-mln-hotspot-gratuiti-per-i-clienti-corporate/ Mon, 27 Oct 2014 11:40:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63722 Al World Business Forum protagoniste le carte oro e platino dedicate ai viaggi d’affari American Express svela in occasione della nuova edizione del World Business Forum il nuovo servizio esclusivo dedicato ai titolari delle carte Corporate Oro e Corporate Platinum. American Express infatti risponde alla necessità di aziende e viaggiatori di essere sempre connessi e offre […]

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Al World Business Forum protagoniste le carte oro e platino dedicate ai viaggi d’affari

American Express svela in occasione della nuova edizione del World Business Forum il nuovo servizio esclusivo dedicato ai titolari delle carte Corporate Oro e Corporate Platinum. American Express infatti risponde alla necessità di aziende e viaggiatori di essere sempre connessi e offre la possibilità di usufruire dell’accesso illimitato e gratuito a più di un milione di hotspot Boingo in centinaia di aeroporti, migliaia di hotel e tanti altri luoghi in tutto il mondo.

Grazie all’accordo con il network Boingo, i titolari delle carte Corporate Oro e Corporate Platinum potranno collegare fino a quattro dispositivi e non avranno nessun addebito di costo per il roaming del wifi.

Infatti, soprattutto chi viaggia per affari avverte sempre di più l’esigenza di essere sempre connesso: come emerge da una recente ricerca di American Express Global Business Travel, l’utilizzo della rete wifi in hotel rientra, insieme agli aggiornamenti delle tariffe del biglietto aereo e poltrone più comode sui voli, tra i primi tre servizi più desiderati.

[blockquote style=”4″] “Il mondo viaggia a una velocità sempre più alta e le aziende non possono rischiare di restarne fuori. Siamo quindi molto orgogliosi di poter offrire alla nostra clientela corporate un nuovo servizio sempre più esclusivo e vicino alle loro esigenze e al contesto competitivo in cui operano – commenta Piotr Pogorzelski, Vice President & General Manager Global Corporate Payments Italy, di American Express. “American Express da sempre si pone nei confronti delle imprese come un partner in grado di offrire non solo servizi finanziari ad hoc, ma anche un vero e proprio servizio di consulenza grazie all’approfondita e puntuale conoscenza delle singole realtà aziendali con cui collabora”.[/blockquote]

Le carte Corporate di American Express sono state sviluppate per consentire alle imprese di controllare le spese e, allo stesso tempo, di offrire ai dipendenti una serie di servizi che possono migliorare la loro esperienza di viaggio, in occasione di trasferte di lavoro. Tra questi, diversi servizi finanziari e assicurativi e vantaggi legati al mondo dei viaggi di affari.

American Express incontrerà le aziende che partecipano al World Business Forum per far scoprire da vicino tutte le potenzialità delle carte corporate oro e platino, che offrono una serie di vantaggi, come il servizio di assistenza Global Assist, disponibile per i propri clienti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, zero commissioni sul cambio di valuta presso le postazioni di American Express negli aeroporti aderenti o la copertura assicurativa completa e in caso di annullamento viaggio.

Tra questi poi, anche la possibilità di accumulare punti con il Club Membership Rewards, usufruire del servizio Concierge, accedere alle 350 Lounge Club presenti in tutto il mondo o beneficiare di special accordi con le principali catene di hotel e società di noleggio.

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Edenred: parternship con American Express in Messico https://www.datamanager.it/2014/08/edenred-avvia-parternship-american-express-in-messico/ Fri, 08 Aug 2014 13:00:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59735 Edenred collabora con American Express per offrire un’unica soluzione carta carburante per il Messico American Express offrirà ora ai suoi client una soluzione che unisce le caratteristiche della carta carburante Ticket Car e le funzioni finanziare e di credito di American Express. Questa soluzione darà alle aziende le funzionalità avanzate della Ticket Car, come più […]

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Edenred collabora con American Express per offrire un’unica soluzione carta carburante per il Messico

American Express offrirà ora ai suoi client una soluzione che unisce le caratteristiche della carta carburante Ticket Car e le funzioni finanziare e di credito di American Express.

Questa soluzione darà alle aziende le funzionalità avanzate della Ticket Car, come più grande rete di stazioni di servizio del paese, un monitoraggio completo delle spese di lavoro, e la possibilità di scaricare le spese per il carburante e di recuperare l’IVA con un’unica dichiarazione per tutte le loro spese . Questa soluzione congiunta potrà anche rispondere alle esigenze di credito delle aziende, in particolare nel segmento delle piccole e medie imprese.

[blockquote style=”4″]“Siamo felici che American Express abbia scelto Edenred come partner per le carte carburante in Messico. Questa partnership rafforzerà la nostra offerta di prodotti e servizi e ci permette di aumentare la diffusione tra le piccole e medie imprese”, ha dichiarato Diego Frutos, Managing Director di Edenred Messico.[/blockquote]

Con questa partnership, Edenred conferma la sua strategia di sviluppare soluzioni di expense management, con l’obiettivo che queste rappresentino oltre il 20% del volume di volume di emissione consolidata nel 2016.

 

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PAYBACK Italia: Alessandro Angelini nominato Business Development Director https://www.datamanager.it/2014/07/payback-italia-alessandro-angelini-nominato-business-development-director/ Tue, 29 Jul 2014 17:00:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=59410 Al suo fianco Valeria Maniscalco, Responsabile dello sviluppo delle Partnership online del programma di fidelizzazione multipartner del Gruppo American Express PAYBACK Italia, il programma di fidelizzazione del Gruppo American Express che consente di accumulare punti con un’unica carta fedeltà presso i tanti Partner aderenti, ha nominato Alessandro Angelini Business Development Director, con l’obiettivo di incrementare […]

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Al suo fianco Valeria Maniscalco, Responsabile dello sviluppo delle Partnership online del programma di fidelizzazione multipartner del Gruppo American Express

PAYBACK Italia, il programma di fidelizzazione del Gruppo American Express che consente di accumulare punti con un’unica carta fedeltà presso i tanti Partner aderenti, ha nominato Alessandro Angelini Business Development Director, con l’obiettivo di incrementare il numero di aziende, online e offline, aderenti alla coalition. Alessandro Angelini, laurea in Giurisprudenza a La Sapienza di Roma e studi in Economia e Scienza della Comunicazione presso l’Università della California a Los Angeles, ha ricoperto importanti posizioni manageriali in autorevoli società del settore delle telecomunicazioni, quali British Telecom e Vodafone Global Enterprise dove ha operato come con responsabilità dei clienti strategici a livello global.

Al fianco di Alessandro Angelini vi sarà Valeria Maniscalco, Responsabile dello sviluppo del business online di PAYBACK Italia, ovvero della strategia di vendita B2B e della creazione delle partnership online. Prima del suo ingresso in PAYBACK Italia Valeria Maniscalco, laurea in Economia a Milano, ha maturato, grazie alle esperienze in Accenture, Buongiorno (NTT Docomo) e Lumata (Francisco Partners), significative competenze nel mondo Digital, sia in relazione a campagne advertising, che a progetti di mobile marketing e loyalty per primarie Società FMCG, Retailers e Operatori Telefonici in Europa.

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