Assange – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Oct 2018 08:49:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Assange – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Dietrofront Assange: non si consegnerà agli USA https://www.datamanager.it/2017/01/dietrofront-assange-non-si-consegnera-agli-usa/ Thu, 19 Jan 2017 19:30:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117471 Dopo il tweet-promessa, il fondatore di WikiLeaks spiega il motivo per cui non tornerà negli Stati Uniti, nonostante la mossa di Obama a favore di Manning La scorsa settimana ci aveva pensato l’account ufficiale di WikiLeaks a lanciare la notizia-bomba: Julian Assange si sarebbe consegnato alle autorità statunitensi nel caso Barack Obama avesse deciso di […]

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Dopo il tweet-promessa, il fondatore di WikiLeaks spiega il motivo per cui non tornerà negli Stati Uniti, nonostante la mossa di Obama a favore di Manning

La scorsa settimana ci aveva pensato l’account ufficiale di WikiLeaks a lanciare la notizia-bomba: Julian Assange si sarebbe consegnato alle autorità statunitensi nel caso Barack Obama avesse deciso di concedere il perdono a Chelsea Manning, già Bradley, ex-soldato e informatore del portale fondato dall’australiano. Dopo qualche giorno, lo stesso presidente USA uscente aveva sorpreso tutti con la commutazione della pena di Manning, permettendo l’uscita di prigione all’attuale transgender nel mese di maggio 2017, invece che nel 2045. A quel punto, i riflettori si sono spostati tutti sull’attivista rinchiuso da anni all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, per capire tempi e modi della volontaria estradizione.

Cosa succede

E invece no, secondo uno degli avvocati di Assange, l’uomo non accetterà il ritorno in patria perché quella di Obama non è stata una vera grazie nei confronti di Manning ma solo una misura minore, seppur importante. Non essendoci grazia ma sconto di pena, Julian Assange resterà ancora a Londra, nei limiti dell’ambasciata ecuadoriana, dove probabilmente passerà tutto il resto della sua vita. Stando a quanto emerso nei giorni scorsi, l’attivista era seriamente deciso a terminare la sua battaglia accettando un processo negli Stati Uniti ma a patto di un rilascio immediato di Manning che, come sappiamo, non avverrà e difficilmente le cose cambieranno con la presidenza Trump, che comincia ufficialmente domani.

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Obama perdona Manning: libera il 17 maggio https://www.datamanager.it/2017/01/obama-perdona-manning-libera-17-maggio/ Wed, 18 Jan 2017 09:32:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117390 L’ex soldato USA Bradley, divenuto la transgender Chelsea, sarebbe dovuto uscire di prigione nel 2045. Ora Julian Assange rischia l’estradizione Le ultime mosse di Obama prima dell’insediamento di Trump, che avverrà domani 19 gennaio, avevano fatto discutere. Tra tutte, quella di allargare le maglie dell’ordine esecutivo 12333, con cui 16 diverse agenzie federali potranno accedere ai […]

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L’ex soldato USA Bradley, divenuto la transgender Chelsea, sarebbe dovuto uscire di prigione nel 2045. Ora Julian Assange rischia l’estradizione

Le ultime mosse di Obama prima dell’insediamento di Trump, che avverrà domani 19 gennaio, avevano fatto discutere. Tra tutte, quella di allargare le maglie dell’ordine esecutivo 12333, con cui 16 diverse agenzie federali potranno accedere ai dati di monitoraggio della NSA. Eppure, l’ultimo “quarto d’ora” del presidente uscente potrebbe essere il più significativo di tutta la sua carriera. Con una decisione inaspettata, ieri il democratico ha commutato la pena di Bradley “Chelsea” Manning, l’ex soldato USA ora transgender che aveva fornito informazioni classificate a WikiLeaks e per questo era stato processato e condannato al carcere fino al 2045.

Cosa succede

Il 17 maggio, Manning verrà dunque liberata dallo stato di detenzione, vissuto in maniera preoccupante, tanto da spingerla a due tentativi di suicidio nel recente passato. Proprio a causa delle sue condizioni, due informatori del calibro di Edward Snowden e Julian Assange avevano fatto appello a Barack Obama per spingerlo a perdonare Manning prima del passaggio delle redini a Trump. Soprattutto il secondo, fondatore di WikiLeaks e da anni esiliato presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, si era detto persino disponibile a consegnarsi agli Stati Uniti in caso di commutazione della pena al 29enne americano. E adesso si attende proprio la mossa di Assange, che probabilmente non si aspettava questo colpo di coda, e che dovrà dunque decidere se tenere fede alla promessa e consegnarsi alle autorità americane.

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Julian Assange evita l’estradizione (per ora) https://www.datamanager.it/2016/02/julian-assange-evita-lestradizione-ora/ Thu, 04 Feb 2016 19:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93828 Le Nazioni Unite hanno accolto l’appello dell’attivista sottoposto a “ingiusta detenzione”. Solo ieri aveva minacciato di auto-consegnarsi se l’esito fosse stato negativo Julian Assange alle 12 di oggi ha conosciuto parte del suo futuro. Nella giornata odierna infatti il fondatore di WikiLeaks ha avuto la certezza dell’accoglimento, da parte delle Nazioni Unite, del suo appello circa la “detenzione illegale” […]

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Le Nazioni Unite hanno accolto l’appello dell’attivista sottoposto a “ingiusta detenzione”. Solo ieri aveva minacciato di auto-consegnarsi se l’esito fosse stato negativo

Julian Assange alle 12 di oggi ha conosciuto parte del suo futuro. Nella giornata odierna infatti il fondatore di WikiLeaks ha avuto la certezza dell’accoglimento, da parte delle Nazioni Unite, del suo appello circa la “detenzione illegale” di cui sarebbe vittima da tre anni, da quando cioè si trova all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. L’uomo, evidentemente giunto ad un punto “legale” di non ritorno aveva pubblicato su Twitter quella che sarebbe stata la conseguenza in caso di giudizio negativo da parte dell’Onu. “Se dovesse annunciare che ho perso il mio caso contro Gran Bretagna e Svezia, uscirò dall’ambasciata a mezzogiorno di venerdì per accettare l’arresto da parte della Polizia britannica in quanto non ci sarebbe più una prospettiva di appello. Ma se dovessi avere la meglio, mi aspetto l’immediata restituzione del mio passaporto e la fine di ulteriori tentativi di arrestarmi” – aveva scritto.

La storia

Dal giugno del 2012 Julian Assange è rifugiato all’interno dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, per sfuggire al pericolo di estradizione in Svezia. Qui l’uomo dovrebbe essere giudicato circa un caso di stupro avvenuto nel 2010, dal quale Assange ha sempre preso le distanze. Ma la paura peggiore dell’attivista è che la Svezia possa poi spedirlo negli Stati Uniti, dove dovrebbe poi rispondere della divulgazione di documenti e dati classificati attraverso WikiLeaks, il sito che ha contribuito a renderlo così famoso.

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Ancora guai per Sony: WikiLeaks pubblica nuovi file https://www.datamanager.it/2015/06/ancora-guai-per-sony-wikileaks-pubblica-nuovi-file/ Mon, 22 Jun 2015 18:00:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=77242 Non ha fine la perdita di dati della Pictures Enterainment che ora si vede pubblicare altri 276.000 file da Assange Sony Pictures ha vissuto un fine 2014 completamente da dimenticare a causa del furto di dati da parte degli hacker che hanno messo in imbarazzo un po’ tutti gli ordini dirigenziali del colosso giapponese. Dopo mesi […]

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Non ha fine la perdita di dati della Pictures Enterainment che ora si vede pubblicare altri 276.000 file da Assange

Sony Pictures ha vissuto un fine 2014 completamente da dimenticare a causa del furto di dati da parte degli hacker che hanno messo in imbarazzo un po’ tutti gli ordini dirigenziali del colosso giapponese. Dopo mesi di relativa tregua, i guai tornano a galla e questa volta per colpa di WikiLeaks. La piattaforma web di Julian Assange che raccoglie e pubblica le indiscrezioni, verificate, raccolte dai suoi collaboratori (da qualche settimana ha riaperto il servizio di invio anche per i semplici utenti) ha infatti pubblicato altri 276.000 documenti che riguardano la vicenda dopo aver messo in piedi, nei mesi scorsi, un archivio navigabile circa la vicenda tra Sony e il direttivo della Motion Picture Association of America.

La legge non è uguale per tutti

Nei giorni scorsi WikiLeaks ha annunciato attraverso il suo account Twitter la realizzazione della mole di file organizzati e navigabili in un database simile al primo. La pubblicazione coincide con il terzo anniversario della presenza di Assange all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dalla quale non ha smesso di svolgere la sua funzione di rappresentante di WikiLeaks e di tutti i movimenti intesi a salvaguardare la difesa dei diritti civili e digitali. Come per le pubblicazioni che riguardano segreti militari, anche in questo caso WikiLeaks ha violato la legge: non è infatti legale ottenere documenti e renderli noti senza il consenso dell’azienda a cui appartengono. Il danno è anche maggiore se si considera che sin dal primo leak dello scorso novembre, una serie di siti web hanno ripreso i file pubblicandoli sui loro server e accrescendo in questo modo la portata delle notizie in essi contenuti. Nel caso di WikiLeaks però la giustizia non fa sempre il proprio corso perché più di una volta Assange si è appellato al dogma secondo cui il giornalismo può permettersi di compiere azioni vietate ai singoli individui, tra cui il privilegio di far conoscere a tutti le logiche di business delle multinazionali.

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IRPILeaks per diventare i nuovi Assange (senza rischi) https://www.datamanager.it/news/irpileaks-diventare-i-nuovi-assange-senza-rischi-50278.html Tue, 08 Oct 2013 13:15:53 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/10/irpileaks-per-diventare-i-nuovi-assange-senza-rischi/ Nasce la prima piattaforma nazionale integrata di "segnalazione anonima" che usa Tor e il software libero GlobaLeaks per informare su fatti illeciti conservando l'anonimato

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Nasce la prima piattaforma nazionale integrata di “segnalazione anonima” che usa Tor e il software libero GlobaLeaks per informare su fatti illeciti conservando l’anonimato

Tutti abbiamo sentito parlare di WikiLeaks almeno una volta nella vita. Sappiamo che si tratta di un’organizzazione no-profit creata per la ricezione di materiale “scottante” che riguarda tutto il mondo. Tuttavia non tutti sanno come poter segnalare notizie o fatti interessanti a chi di dovere senza rischiare per la diffusione della propria identità. Non a caso due delle gole profonde più famose degli ultimi mesi, Bradley Manning ed Edward Snowden, sono usciti allo scoperto, anche perché la loro identità è saltata fuori.

Cos’è IRPILeaks

Con il lancio di IRPILeaks non c’è più bisogno di inviare email anonime a Julian Assange. Si tratta di uno strumento pensato per chi vuole inviare informazioni condifenziali con la necessità di rimanere anonimo. La segnalazione permette di fare il primo passo per attivare il lavoro dei giornalisti dell’Investigative Reporting Project Italy (IRPI), ovvero di quegli specialisiti nel campo dell’informazione investigativa in grado di portare alla luce fatti socialmente rilevanti come soprusi, corruzioni, azioni collusive con le mafie e così via.

Protocollo di sicurezza

IRPILeaks utilizza un software libero per consentire a chiunque di inviare la propria segnalazione. Si tratta di GlobaLeaks sviluppato dal Centro Hermes. “Abbiamo notato anni fa che la rete avrebbe potuto raggiungere tutte quelle persone che soffrono silenziosamente l’omertà, che hanno perso la speranza di poter risolvere i problemi che li circondano. La tecnologia non può risolvere di certo questi problemi, ma può almeno agevolare la persona che vuole raggiungere chi è disposto ad ascoltarlo e a indagare sul suo caso, per comprendere se è nel pubblico interesse” – ha detto Claudio Agosti, Presidente di Hermes. IRPILeaks non vuole solo ricevere leaks da tutti i cittadini ma anche informare su come fare per proteggersi in situazioni simili. Per questo sul sito è presente una sezione particolare con un protocollo di sicurezza per i whistleblower (gole profonde) con i rischi legati all’ambiente sociale, informatico e le relative protezioni esistenti. 

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WikiLeaks, server svedese venduto su Ebay https://www.datamanager.it/news/wikileaks-server-svedese-venduto-su-ebay-49686.html Fri, 13 Sep 2013 18:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/09/wikileaks-server-svedese-venduto-su-ebay/ Un ragazzo portoghese si è aggiudicato per 33mila dollari un primo web server di WikiLeaks, un Dell Poweredge R410 ma aveva usato l'account del padre per l'asta

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Un ragazzo portoghese si è aggiudicato per 33mila dollari un primo web server di WikiLeaks, un Dell Poweredge R410 ma aveva usato l’account del padre per l’asta

“Mio figlio è pazzo per le teorie sulle cospirazione. Ci parlerò seriamente per quello che ha fatto”. Sono le parole di un povero padre che ha visto il figlio aggiudicarsi per 33 mila dollari su un’asta Ebay, un vecchio server utilizzato da WikiLeaks. L’asta è stata creata dal provider svedese Bahnhof e ha generato una marea di offerte tanto da arrivare ad una cifra spropositata per chiunque voglia un server, seppur un pezzo di storia dell’era moderna. 

Ragazzo con il pallino dei “leaks”

Il padre del giovane che è stato così bravo da aggiudicarsi l’asta ha spiegato di essere un dipendente di un’azienda di manutenzione industriale che vive appena fuori Lisbona. Non avrebbe né i soldi che l’interesse nel portarsi a casa un gadget del genere. In realtà come spiegano dalla Bahnhof, provider che ha ospitato parecchi file si WikiLeaks, l’organizzazione no-profit di Julian Assange non ha mai posseduto fisicamente il server. E’ sempre stato negli uffici della Bahnhof conservando molto materiale scottante come i file inerenti le azioni in Iraq.

Asta parte seconda

Una volta annullata la prima offerta, il provider svedese ha prontamente contattato il secondo offerente per comunicare la rinuncia del vincitore e il subentro come offerta più alta. Questa volta l’utente di Ebay ha finalizzato l’acquisto per l’offerta fatta di 32.900 dollari per il Dell Poweredge R410, parte della storia dei cabli di WikiLeaks. I soldi dalla vendita saranno donati alle organizzazioni Reporters sans frontières e la Fondazione 5 Luglio. Wikileaks si è detta impressionata dell’asta, affermando di sostenere da sempre azioni di carità invece dell’auto-finanziamento.

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AMARO MEDICINALE JULIAN https://www.datamanager.it/rivista/sicurezza/amaro-medicinale-julian Mon, 14 Feb 2011 08:35:07 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/02/amaro-medicinale-julian/ Il caso Wikileaks insegna a quali problemi si va incontro senza una corretta politica di sicurezza Davvero dura da digerire la storia di Assange. Una vicenda che lascia l’amaro in bocca, direbbe qualcuno. Una lezione “medicinale”, capace di curare chi finora non si è tutelato abbastanza, aggiungerebbe qualcun altro. Julian Paul Assange e con lui […]

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Il caso Wikileaks insegna a quali problemi si va incontro senza una corretta politica di sicurezza

Davvero dura da digerire la storia di Assange. Una vicenda che lascia l’amaro in bocca, direbbe qualcuno. Una lezione “medicinale”, capace di curare chi finora non si è tutelato abbastanza, aggiungerebbe qualcun altro.

Julian Paul Assange e con lui l’allegra brigata di Wikileaks, da qualche mese, tengono desta l’attenzione del pubblico, fanno tremare i potenti, costringono a riflettere i responsabili e gli addetti alla sicurezza.

Gli episodi della più appassionante telenovela che ha infervorato tanto i cultori del gossip, quanto i più ardimentosi frequentatori del Web, sono ormai patrimonio comune e non meritano ripetizioni e flashback di sorta. Quel che è accaduto, invece, può essere l’input per un sereno esame di coscienza che chiunque in qualunque realtà organizzativa (privata o pubblica, poco importa) dovrebbe sbrigarsi a fare.

Documenti riservati e dossier blindati che stanno allegramente trotterellando verso la temutissima pubblicazione online, come sono usciti dal loro legittimo ambito e come sono finiti nelle mani di una combriccola priva di scrupoli?

Chi pensa di cavarsela rispondendo che Assange è un hacker, cominci con il farsi dieci giri di campo con scarpe da ginnastica tre numeri più piccole del dovuto e reciti Pater, Ave e Gloria una dozzina di volte. Penitenze a parte – qui la faccenda è seria – è bene chiarire che la squadretta di Wikileaks (senza nulla voler togliere ai suoi meriti e demeriti) ha sgraffignato ben poco, ma si è limitata prevalentemente a raccogliere quel che tanti dipendenti insoddisfatti del proprio lavoro o arrabbiati con il capo ufficio hanno pazientemente copiato o memorizzato per un uso fin troppo personale.

Ogni singolo episodio ha la stessa manciata di ingredienti. Il primo è un ambiente di lavoro conflittuale in cui alle patologie acute delle quotidiane tensioni si aggiunge uno stato cronico di disagio che il dipendente riesce sempre meno a controllare. L’odio verso il datore di lavoro o nei confronti dell’intera squadra di appartenenza viene sfogato con due potenziali condotte criminali: il soggetto interno all’azienda o ente può scegliere tra un’efferata azione di sabotaggio tecnologico e una silente manovra di spionaggio industriale o commerciale. In entrambi i casi, a scatenarsi sono gli “insider” (ovvero soggetti interni) appartenenti alla sottoclasse dei “disgruntled” (ossia “incazzati”, nella dizione che prende spunto dall’onomatopeico “sgrunt” tipicamente bofonchiato dai personaggi più arrabbiati nelle pagine dei fumetti).

Sono questi tipini che – in ragione della natura dell’emersa aggressività – decidono se mandare in tilt il sistema informatico aziendale oppure “rubare” giorno dopo giorno tutte le carte scottanti che passano per le mani. Quelli che sono convinti che la vendetta sia un piatto da consumare freddo non esitano a optare per la seconda chance, prediligendo a una rumorosa pistolettata un letale progressivo avvelenamento. Quel che transita sulla scrivania o che è accessibile tramite il sistema informatico non viene sottratto, ma semplicemente copiato in una directory del disco fisso o sempre più spesso su una comoda e poco ingombrante chiavetta Usb.

La mancata predisposizione di un log che registra tutto quel che accade sulle postazioni di lavoro (utilizzo degli scanner e delle porte Usb incluso) e l’assenza di ostacoli all’impiego di periferiche esterne di memorizzazione sono – per l’insider – l’equivalente della sciolina per un discesista di un tempo.

E così viene da chiedersi se il criminale sia quello di Wikileaks, chi ha rubacchiato i file più pepati a disposizione o il collega che in azienda non ha fatto nulla per tutelare il patrimonio informativo e in particolare i dati a più elevata criticità. Mentre ciascuno stilerà la graduatoria dei colpevoli secondo coscienza e personali convinzioni, guardiamo al futuro per vedere cosa salterà fuori dalla cornucopia di Assange. Sarà l’occasione per conoscere l’hit parade delle organizzazioni meno protette e affidabili.

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Dalli all’untore! https://www.datamanager.it/news/sicurezza/dalli-all-untore Mon, 06 Dec 2010 10:32:09 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2010/12/dalli-alluntore/ Premesso che non voglio assolutamente entrare nei contenuti politici e sociali che, in campo internazionale, sono stati smossi con le recenti pubblicazioni di notizie diplomatiche riservate nel sito di wikileaks di Julian Assange, mi vorrei soffermare solo sul lato della sicurezza informatica della vicenda.

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Premesso che non voglio assolutamente entrare nei contenuti politici e sociali che, in campo internazionale, sono stati smossi con le recenti pubblicazioni di notizie diplomatiche riservate nel sito di wikileaks di Julian Assange, mi vorrei soffermare solo sul lato della sicurezza informatica della vicenda.

Dati che avrebbero dovuto essere protetti per definizione, considerata la loro origine, sono stati violati. E non parliamo di pochi byte, ma di interi archivi. Probabilmente gli hackers a libro paga di Assange (hacker lui stesso a quanto sembra) sono particolarmente brillanti, forse c’è anche qualche talpa qui e lì, ma di fatto pare che il sistema di sicurezza posto a difesa sia stato piuttosto deboluccio, pieno di buchi peggio di una groviera. Al momento in cui scrivo la contromossa informatica anti-wikileaks è ai massimi livelli, in una sfida a tutto campo e a “tuttomondo”: dall’oscuramento ordinato dagli USA del sito grazie ad un potente attacco digitale lanciato subito dopo l’uscita sul Time di un’intervista del fondatore di wikileaks, in cui suggeriva a Hillary Clinton di dare le dimissioni, alle ritorsioni informatiche anche da parte della Cina, che rimbalza gli accessi al sito verso il motore di ricerca più popolare lì, che si chiama Baidu.

Internet ci ha però insegnato, nella sua pur breve storia, che è difficile “domarla”. Si blocca il sito da una parte e, oplà, viene aperto da un’altra. Si rinvia l’indirizzo da un’altra parte, et voilà, ecco che compare con un nuovo in altro emisfero, in una caccia continua tra guardie e ladri, che si conosce già infinita.

Non so bene come finirà, magari ci stuferemo solo di essere inondati di notizie, perché lì dove c’è troppa informazione si dice che ce n’è troppo poca perché non si riesce più a trovare quelle che servono (come con le mail, ahimè). La cosa che mi preoccupa è che più passa il tempo più ho la sensazione che si faccia meno attenzione al tema della sicurezza informatica, quasi come se pensassimo che con tutti i tool a bordo (antivirus, firewall etc etc) fossimo vaccinati per l’eternità. Invece non è così, bisognerebbe, anche solo con dei sani comportamenti, essere consapevoli che occorra fare più attenzione. Coincidenza vuole che, proprio ora che si sta parlando del caso wikileaks, cada la giornata annuale che pone al mondo l’attenzione sul tema AIDS. I dati dei medici e degli scienziati sono assolutamente preoccupanti in tal senso. Non solo l’infezione non è domata, ma alza di molto la testa nonostante i nuovi farmaci, soprattutto nel sud del mondo. Sicurezza informatica e sicurezza medica, due facce della stessa medaglia? Non so, ma a quanto sembra in entrambe vale purtroppo il solito motto di saggezza popolare: si chiudono le stalle quando i buoi sono già scappati. E poi ce la prendiamo con quegli innocenti – o meno colpevoli – che poi magari chiamiamo untori, mah?

Meditiamo, gente, meditiamo … 🙂

Tratto dall’editoriale della newsletter di DMO. Per iscriverti alla Newsletter registrati al portale cliccando qui

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