Bitcoin – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 10 May 2022 14:42:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Bitcoin – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La Repubblica Centroafricana è il secondo paese ad adottare i bitcoin come valuta nazionale https://www.datamanager.it/2022/05/la-repubblica-centroafricana-e-il-secondo-paese-ad-adottare-i-bitcoin-come-valuta-nazionale/ Tue, 10 May 2022 14:42:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=218799 Ed è tra i più poveri al mondo, con solo l’11% di penetrazione di internet La Repubblica Centroafricana (CAR) è diventata il secondo paese al mondo ad adottare i bitcoin come valuta nazionale, dopo la mossa di El Salvador lo scorso anno. Il governo ha affermato l’approvazione del disegno di legge per l’adozione di Bitcoin […]

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Ed è tra i più poveri al mondo, con solo l’11% di penetrazione di internet

La Repubblica Centroafricana (CAR) è diventata il secondo paese al mondo ad adottare i bitcoin come valuta nazionale, dopo la mossa di El Salvador lo scorso anno. Il governo ha affermato l’approvazione del disegno di legge per l’adozione di Bitcoin all’unanimità dal parlamento del paese. Tuttavia, analisti geopolitici ed esperti finanziari sono confusi dalle motivazioni della decisione. La CAR è una nazione ricca di risorse come oro e uranio, ma rimane uno dei paesi più poveri al mondo. È stata devastata dalla guerra civile dal 2012 e solo l’ 11% dei 4,8 milioni di abitanti ha accesso a internet. Secondo lo studio legale Baker McKenzie, è uno dei sei stati africani a utilizzare il franco CFA centrafricano come valuta, “una valuta regionale sostenuta dalla Francia e ancorata all’euro”.

Cosa potrà succedere

Alcuni hanno suggerito che l’adozione di bitcoin da parte del paese sia un tentativo di minare il franco e fornire un primo avvertimento all’ex potenza coloniale, la Francia. “È un grosso dito medio per il sistema economico francese”, ha detto a Reuters, Chris Maurice, CEO dell’exchange di criptovalute Yellow Card, che si concentra sugli utenti in Africa. Altri affermano che la mossa potrebbe essere legata allo stretto rapporto con la Russia. La Repubblica Centroafricana è stata una delle poche nazioni che ha scelto di astenersi dal voto dell’Onu che ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina, mentre il governo del paese è stato già condannato dall’opinione pubblica per aver schierato mercenari russi del gruppo Wagner per combattere le rivolte interne.

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Lo stipendio del nuovo sindaco di NYC potrebbe essere in bitcoin https://www.datamanager.it/2021/11/lo-stipendio-del-nuovo-sindaco-di-nyc-potrebbe-essere-in-bitcoin/ Mon, 08 Nov 2021 10:21:10 +0000 https://www.datamanager.it/?p=213939 E così quello di Francis Suarez, major di Miami: sentore che qualcosa sta cambiando Il sindaco eletto di New York City, Eric Adams, ha affermato di voler essere pagato, per i suoi primi tre stipendi, in bitcoin. La mossa ha un fine: dimostrare che la grande mela è un posto dove l’industria delle criptovalute è […]

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E così quello di Francis Suarez, major di Miami: sentore che qualcosa sta cambiando

Il sindaco eletto di New York City, Eric Adams, ha affermato di voler essere pagato, per i suoi primi tre stipendi, in bitcoin. La mossa ha un fine: dimostrare che la grande mela è un posto dove l’industria delle criptovalute è benvenuta. Eppure, come sottolineano oltreoceano, il tweet lanciato la scorsa settimana sembra più un messaggio goliardico che altro, visti i dubbi sulla reale fattibilità che Adams venga effettivamente pagato in bitcoin. Il libro paga della città è predisposto per questo? Come ci si regolerà con il prezzo fluttuante della moneta digitale? Che accada o meno, il sindaco ha inviato un messaggio chiaro sull’interesse nella materia e sul fatto che, prima o poi, i coin potranno effettivamente prendere piede anche nel settore pubblico.

Peraltro, Adams non è il primo sindaco ad uscirsene con un endorsement del genere ai bitcoin. In precedenza, il ‘major’ di Miami, Francis Suarez, aveva twittato della possibilità di farsi pagare lo stipendio in criptovaluta. Come sottolinea la CNBC, entrambi i sindaci stanno cercando di rendere le loro città il centro dello spazio valutario decentralizzato. Adams ha promesso di esaminare cosa sta rallentando gli investimenti in criptovalute a New York e Suarez ha fornito supporto a un progetto chiamato MiamiCoin, che consente alle persone di investire in criptovalute nelle attività cittadine. Lo stesso Suarez ha affermato che spera che il libro paga e le tasse della città possano un giorno supportare del tutto i coin.

Culturalmente parlando, Miami ha un vantaggio: Blockchain.com ha spostato le sue operazioni negli Stati Uniti da New York a Miami all’inizio di quest’anno e il presidente di El Salvador ha annunciato che il paese avrebbe adottato Bitcoin come valuta ufficiale in una conferenza proprio a Miami. Come con qualsiasi promessa politica, le azioni parlano molto più delle parole. C’è la possibilità che Adams venga pagato in dollari e converta poi le somme in criptovaluta, il che sarebbe molto più semplice, ma c’è il sentore di un un grande cambiamento nel modo in cui alcuni leader pensano al futuro del denaro.

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Il valore dei Bitcoin sale a 40mila dollari https://www.datamanager.it/2021/07/il-valore-dei-bitcoin-sale-a-40mila-dollari/ Thu, 29 Jul 2021 09:21:03 +0000 https://www.datamanager.it/?p=211935 Tutto dopo le voci secondo cui Amazon accetterà i pagamenti con la criptovaluta Bitcoin è salito del 12,5% a quasi 40.000 dollari, dopo le speculazioni secondo cui Amazon inizierà ad accettare criptovalute per i pagamenti. Si tratta del suo prezzo più alto da metà giugno, un momento d’oro per le cripto in generale, visto che […]

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Tutto dopo le voci secondo cui Amazon accetterà i pagamenti con la criptovaluta

Bitcoin è salito del 12,5% a quasi 40.000 dollari, dopo le speculazioni secondo cui Amazon inizierà ad accettare criptovalute per i pagamenti. Si tratta del suo prezzo più alto da metà giugno, un momento d’oro per le cripto in generale, visto che sono aumentati anche Ether e altre valute digitali. La scorsa settimana, un annuncio di lavoro per un “Digital Currency and Blockchain Product Lead” presso Amazon ha scatenato le voci.

“Il team di accettazione ed esperienza dei pagamenti è alla ricerca di un leader di prodotto esperto per sviluppare la strategia di valuta digitale e blockchain di Amazon e la roadmap” si legge nel post . Giorni dopo, un insider anonimo di Amazon ha dichiarato che il gigante accetterà pagamenti in Bitcoin entro la fine dell’anno.

La fonte ha affermato che l’e-commerce stava anche considerando di accettare altre criptovalute e di lanciare il proprio token nel 2022. Ha aggiunto che Amazon sta lavorando ai piani dal 2019 e che il progetto “è praticamente pronto per essere lanciato”. Il colosso, tuttavia, ha smentito la notizia, ma la società ha riconosciuto un interesse per la criptovaluta.

“Nonostante il nostro interesse per il settore, la speculazione che è scaturita sui nostri piani specifici per le criptovalute non è vera” ha detto un portavoce. “Rimaniamo concentrati sull’esplorazione di come un tale scenario potrebbe cambiare l’esperienza dei clienti che acquistano su Amazon”. Interpellato dalla France Press, un secondo portavoce di Amazon ha assicurato che l’informazione è stata “inventata”. Il valore del Bitcoin salito a 40.000 dollari ha poi perso il 5%, portandosi a 36.700 dollari.

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Perde 600 mila dollari per un app fasulla sui Bitcoin https://www.datamanager.it/2021/04/perde-600-mila-dollari-per-un-app-fasulla-sui-bitcoin/ Tue, 06 Apr 2021 10:20:22 +0000 https://www.datamanager.it/?p=208383 Da quando è apparsa su App Store, l’app fake di Trezor ha truffato utenti per 1,6 milioni di dollari L’App Store di Apple ha una reputazione decisamente migliore del Play Store quando si tratta di mantenere le applicazioni truffa fuori dalla piattaforma, ma non sempre è così. Accade allora che un uomo ha scaricato sul […]

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Da quando è apparsa su App Store, l’app fake di Trezor ha truffato utenti per 1,6 milioni di dollari

L’App Store di Apple ha una reputazione decisamente migliore del Play Store quando si tratta di mantenere le applicazioni truffa fuori dalla piattaforma, ma non sempre è così. Accade allora che un uomo ha scaricato sul suo iPhone un’app per Bitcoin falsa, che ha causato la perdita di circa 600 mila dollari in criptovalute. Oggi quella cifra sarebbe di ben 1 milione di dollari. La storia è iniziata il mese scorso, quando Phillipe Christodoulou volendo controllare il suo saldo Bitcoin si era deciso a scaricare un’app falsamente sviluppata da Trezor, la società che produce il portafoglio hardware in cui aveva archiviato il suo gruzzoletto. Ebbene, non avendo trovato niente di meglio di un’applicazione con il logo del lucchetto dell’azienda e lo sfondo verde, l’ha scaricata e ha inserito i suoi dettagli. 

Cosa è successo

Sfortunatamente, non ci sono app per i portafogli Trezor; era un falso intrufolato nel negozio che non aveva alcuna associazione con l’azienda reale. Il Washington Post riporta che i truffatori dietro l’app hanno rubato un totale di 17,1 bitcoin da Christodoulou. L’uomo adesso incolpa Apple per aver consentito all’app di entrare nel suo negozio. “Hanno tradito la fiducia che avevo in loro. Apple non merita di farla franca”.

Christodoulou ha aggiunto che l’app aveva una valutazione a cinque stelle, il che lo ha tratto maggiormente in inganno. Il problema è semantico: il software presentato con il nome Trezor dice di essere un’app per crittografare i file dell’iPhone e memorizzare le password. Gli sviluppatori avevano assicurato ad Apple che non era coinvolta alcuna criptovaluta, così da apparire sull’App Store dal 22 gennaio. Una volta dentro, l’app si è trasformata in un portafoglio di criptovaluta, con una modifica del codice.

Secondo alcune fonti, cinque persone hanno perso un totale di 1,6 milioni di dollari mentre si stima che le false app Trezor su Android abbiano truffato persone per circa 600 mila dollari. Apple ha dichiarato di aver rimosso l’app il 3 febbraio e di aver bandito lo sviluppatore dopo che il vero Trezor l’ha segnalato. Un’altra app falsa con lo stesso nome è apparsa due giorni dopo.

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Estrarre criptomonete costa più dell’oro https://www.datamanager.it/2018/11/estrarre-criptomonete-costa-piu-delloro/ Wed, 07 Nov 2018 10:00:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=178343 Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero consumano più energia dell’estrazione di metalli preziosi. Il futuro è nelle rinnovabili Secondo una ricerca di recente pubblicazione, minare criptomonete richiede quasi il doppio dell’energia rispetto all’estrazione di oro, platino e rame. Il solo Bitcoin ha bisogno di tre volte più potenza dell’oro per i suoi processi di mining, qualcosa […]

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Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero consumano più energia dell’estrazione di metalli preziosi. Il futuro è nelle rinnovabili

Secondo una ricerca di recente pubblicazione, minare criptomonete richiede quasi il doppio dell’energia rispetto all’estrazione di oro, platino e rame. Il solo Bitcoin ha bisogno di tre volte più potenza dell’oro per i suoi processi di mining, qualcosa che, se rapportato a livello globale, fa capire quanto costi davvero il settore a utenti e aziende. I ricercatori dell’Oak Ridge Institute for Science and Education di Cincinnati hanno monitorato la domanda di energia giornaliera e la produzione hashing di Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero tra il 1 gennaio 2016 e il 30 giugno 2018.

Analizzando i prezzi medi giornalieri di ciascuna criptovaluta e i rispettivi premi ottenuti dall’estrazione con successo di un blocco, i tecnici sono arrivati a calcolare la quantità necessaria per generare un valore in dollari USA di ciascuna criptovaluta. Il risultato dello studio è che, Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero consumano rispettivamente 17, 7, 7 e 14 milioni di joule di energia per estrarre 1 dollaro ogni criptovaluta. Per contestualizzare meglio il concetto, basti capire che 1 milione di joule di energia servono a sollevare da terra circa 110.000 tonnellate di materiale, qualunque esso sia.

Cosa succede

Rispetto all’estrazione convenzionale di metalli, il rame richiede solo 4 millijoule, l’oro 5 millijoule e il platino 9 millijoule di energia per estrarre 1 dollaro di metallo. In un periodo di 18 mesi, i ricercatori hanno notato che l’hashrate delle quattro criptovalute tracciate ha, in media, continuato ad aumentare. Anche se il mercato resta altamente volatile, il fabbisogno energetico di mining crescerà ancora indipendentemente dal prezzo di ciascuna moneta. Purtroppo, con tali richieste energetiche e il rapido avvicinarsi della saturazione soprattutto dei Bitcoin, diventare ricchi con le criptocurrency è sempre più difficile.

Ma non solo: l’estrazione delle quattro principali criptomonete è responsabile di emissioni di Co2 tra i 3 e i 16 milioni di tonnellate. Si tratta di una stima molto ampia, che peraltro non considera le modalità con cui i minatori pagano l’elettricità e il monte a disposizione. Il mining di criptovaluta è costantemente al centro delle discussioni sull’impatto ambientale delle tecnologie e il motivo è chiaro. Il punto non è tanto il consumo quanto l’origine dell’energia utilizzata: se solo il successo dei Bitcoin andasse di pari passo con l’adozione di fonti rinnovabili si avrebbero più spunti positivi che, apparentemente, negativi da una tendenza che è molto più di una bolla.

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Le nuove policy del Play Store contro le app crypto-miner https://www.datamanager.it/2018/07/le-nuove-policy-del-play-store-contro-le-app-crypto-miner/ Mon, 30 Jul 2018 18:00:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152352 Il team del negozio digitale per Android dice basta ai software per minare criptovalute dal telefonino e ai giochi per bambini che imitano il comportamento degli adulti Google ha pubblicato un aggiornamento della sua policy per la pubblicazione di app da parte degli sviluppatori sul Play Store, vietando software molto popolari sinora. Tra i tanti […]

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Il team del negozio digitale per Android dice basta ai software per minare criptovalute dal telefonino e ai giochi per bambini che imitano il comportamento degli adulti

Google ha pubblicato un aggiornamento della sua policy per la pubblicazione di app da parte degli sviluppatori sul Play Store, vietando software molto popolari sinora. Tra i tanti i cosiddetti crypto-miner, per ottenere critpomonete e aggiungerle a vari portafogli personali, poi i tutorial con cui costruire armi ed esplosivi e, curiosamente, un gioco della Disney, “Ice Queen Give Birth To A Baby”. Il motivo? Le politiche del gruppo ora bloccano i videogame e le applicazioni per bambini ma che mimano comportamenti da adulti, come ad esempio le fasi gestatorie di una donna incinta e i momenti del parto. Google è stata criticata molto in passato dalle associazioni di genitori in merito a contenuti del genere, dunque aspettiamoci una più larga presa di posizione sia sullo store mobile che sulle altre piattaforme gestite da Big G (tra tutte, YouTube).

Mai più miner

Tornando alle crypto-miner, c’è da dire che Google ha messo nel mirino le app che effettuano il mining direttamente dai dispositivi mobili ma ha lasciato online quelle che permettono di controllare il processo da remoto, mentre è attivo su computer o server terzi. Probabilmente qui il rischio è di uno sforzo troppo estremo richiesto allo smartphone anche se Big G ha lasciato in catalogo applicazioni come Electroneum, che effettivamente servono per minare proprio dal telefono.

Oltre a ciò, il team al lavoro sul Play Store ha deciso di penalizzare quei programmi che, partendo dal nome, cercano di attirare gli utenti con una sorta di clickbait applicato ai download. Per questo, ha messo al bando le app generate con algoritmi che accumulano una strana combinazione di parole chiave per agganciare un pubblico più vasto, un problema che il negozio ha in comune con YouTube.

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Google mette al bando le app per il mining di cryptovalute https://www.datamanager.it/2018/07/google-mette-al-bando-le-app-per-il-mining-di-cryptovalute/ Mon, 30 Jul 2018 10:59:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152367 Google ha deciso di bandire da Android le app che consentono il mining di monete digitali per evitare truffe e raggiri I big del web hanno ufficialmente dichiarato guerra alle cryptovalute, almeno per quanto riguarda annunci e software che promettono facili guadagni sfruttando l’entusiasmo degli utenti sprovveduti. In molti negli ultimi tempi si sono interessati […]

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Google ha deciso di bandire da Android le app che consentono il mining di monete digitali per evitare truffe e raggiri

I big del web hanno ufficialmente dichiarato guerra alle cryptovalute, almeno per quanto riguarda annunci e software che promettono facili guadagni sfruttando l’entusiasmo degli utenti sprovveduti. In molti negli ultimi tempi si sono interessati al cosiddetto mining, allettati dalla crescita esponenziale del valore di monete digitali come i Bitcoin, che sono arrivati a sfiorare i 20mila dollari. Apple ad esempio ha rivisto le sue policy per gli sviluppatori impedendogli di realizzare app di mining per iOS e ora anche Google ha deciso di seguire la stessa strada. La Mela consente comunque la raccolta di monete digitali dai suoi dispositivi quando l’operazione avviene nel cloud e non ha bandito i salvadanai elettronici purché realizzati da specifiche organizzazioni. “Sono vietate le app che consentono il mining di cryptovaluta sui dispositivi. Sono consentite le app che gestiscono da remoto il mining di cryptovaluta”, si legge nelle norme per gli sviluppatori di Android pubblicate da Big G.

Il colosso di Mountain View è molto interessato alla blockchain, sistema che consente lo scambio di cryptovalute in modo sicuro, ma diffida delle valute digitali. Da tempo infatti ha avviato diverse iniziative volte a limitare le truffe legate a questa tecnologia. Google, che ha finalmente rilasciato la bet finale di Android P, ad esempio ha bloccato a maggio gli annunci pubblicitari ingannevoli relativi alle ICO, ovvero le omologhe delle offerte pubbliche iniziali (IPO) ma relative alle cryptomonete. Anche Facebook e poi Twitter hanno scelto la stessa strategia bandendo dai loro servizi gli spot legati alle monete digitali.

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HTC perde quota nel settore smartphone ma lancerà lo stesso Exodus https://www.datamanager.it/2018/07/htc-perde-quota-nel-settore-smartphone-ma-lancera-lo-stesso-exodus/ Thu, 12 Jul 2018 18:00:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151184 Il telefonino basato sulla tecnologia blockchain si farà. Entro settembre l’arrivo nei primi mercati, quelli locali Anno dopo anno le quote di HTC nel mercato mobile si assottigliano sempre di più. Non è un mistero che la compagnia taiwanese voglia concentrarsi particolarmente nel segmento della realtà virtuale eppure un colpo di coda è previsto entro […]

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Il telefonino basato sulla tecnologia blockchain si farà. Entro settembre l’arrivo nei primi mercati, quelli locali

Anno dopo anno le quote di HTC nel mercato mobile si assottigliano sempre di più. Non è un mistero che la compagnia taiwanese voglia concentrarsi particolarmente nel segmento della realtà virtuale eppure un colpo di coda è previsto entro la fine di settembre. È infatti previsto per il terzo trimestre del 2018 l’arrivo di Exodus, lo smartphone basato sulla tecnologia blockchain.

HTC lo renderà disponibile, almeno all’inizio, in paesi selezionati, probabilmente il locale di Taiwan e quelli orientali, più propensi ad accogliere con entusiasmo prodotti strani o comunque diversi dal solito in ambito hi-tech. Oggi sappiamo qualcosa in più in merito a Exodus, grazie alle parole di Phil Chen, CCO della multinazionale, ovvero Chief Crypto Officer, acronimo che acquisterà maggiore valenza in futuro.

Comer sarà fatto

Il telefonino basato su Android adotterà una serie di piattaforme dedicate per la gestione delle informazioni personali e di altri contenuti, sfruttando la blockchain. Ad esempio ci sarà un portafoglio virtuale per le cruptovalute, client email e di chat centralizzati e molto altro. È evidente che, nel computo generale, l’utilizzo di HTC Exodus si distanzierà notevolmente da quello degli smartphone odierni, che vivono di applicazioni consumer che poco hanno a che vedere con la blockchain. “Nell’era attuale le persone hanno maggiore consapevolezza di quanto valore possano avere i loro dati, ed è quindi il momento giusto per ritornare a possedere i diritti sull’identità digitale. Exodus è il punto di partenza, perché rappresenta davvero un device che protegge la privacy visto che la maggior parte delle informazioni vengono generate su di esso e gestite in maniera decentralizzata” – ha spiegato Phil Chen.

Come parte del lancio autunnale, HTC ha rivelato una partnership con Cryptokitties, sostanzialmente un videogame ospitato su una piattaforma di blockchain (Ethereum), che  vuole dimostrare come la tecnologia sia utile anche a scopo ludico e non solo per messaggistica o sicurezza. Cryptokitties sarà pre-installato su Exodus e altri telefonini HTC selezionati.

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Il malware che colpisce Amazon Fire TV e Fire Stick https://www.datamanager.it/2018/06/il-malware-che-colpisce-amazon-fire-tv-e-fire-stick/ Thu, 14 Jun 2018 10:10:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149598 Si insidia tra le app pirata e trasforma i dongle connessi in piattaforme di mining per le criptomonete Tutto ciò che si collega a internet e ha un minimo di capacità computazionale è utile ai fini del mining di criptomonete. Questo avranno pensato i creatori del worm ADB.Miner, che colpisce in primo luogo Android ma […]

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Si insidia tra le app pirata e trasforma i dongle connessi in piattaforme di mining per le criptomonete

Tutto ciò che si collega a internet e ha un minimo di capacità computazionale è utile ai fini del mining di criptomonete. Questo avranno pensato i creatori del worm ADB.Miner, che colpisce in primo luogo Android ma soprattutto gadget come la Fire TV e il Fire Stick di Amazon. Precisiamo: l’infezione è possibile perché entrambe sono basate sul codice del sistema operativo di Google ma è qui che il malware può fare i danni peggiori proprio per la presenza di accessori notoriamente poco difesi, considerati di scarso interesse per gli hacker. E invece no, approfittando delle praticamente assenti misure di sicurezza, ADB.Miner agisce indisturbato, trasformando i dongle di Bezos in potenti minatori di Bitcoin e simili.

Come agisce

Stando ai primi report sul caso, il malware si insidia soprattutto tra le app che permettono di godere in televisione di contenuti pirata. Si tratta di software spesso (più o meno sempre) prelevati al di fuori degli store ufficiali, quindi passibili di ospitare codice maligno. Una volta dentro il sistema, ADB.Miner installa l’applicazione Test che di fatto gestisce i processi di mining, responsabili di una riduzione delle prestazioni dei dongle e della visualizzazione di un avviso che riporta “Test” e l’icona di Android periodicamente sullo schermo, a conferma della presenza di un piccolo problemino.

Per eliminare la minaccia ci sono almeno un paio di opzioni percorribili. La prima, la più drastica, è un hard reset degli accessori colpiti. In questo modo si debella l’infezione, riportando Fire TV e Stick allo stato di fabbrica. In alternativa alcuni software, tra cui Total Commander, possono riconoscere e rimuovere il virus, sebbene nel frattempo abbia potuto assumere forme e fattezze diverse, proprio per ingannare i principali tool in circolazione.

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Coinrail butta giù il prezzo dei Bitcoin https://www.datamanager.it/2018/06/coinrail-butta-giu-il-prezzo-dei-bitcoin/ Wed, 13 Jun 2018 10:02:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149469 L’hacking alla piattaforma di scambio ha causato un calo di oltre il 5% del valore della moneta, il punto più basso da fine maggio Per comprendere quanto sia volatile il valore economico dei Bitcoin basti pensare che l’hacking di una piattaforma che ne conservava, solo in parte, un certo numero ne ha causato una rapida […]

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L’hacking alla piattaforma di scambio ha causato un calo di oltre il 5% del valore della moneta, il punto più basso da fine maggio

Per comprendere quanto sia volatile il valore economico dei Bitcoin basti pensare che l’hacking di una piattaforma che ne conservava, solo in parte, un certo numero ne ha causato una rapida discesa. Dopo la violazione a Coinrail, noto servizio di exchange con base in Corea del Sud, i Bitcoin hanno perso il 5,1%, scendendo così al loro punto più basso sin dal 23 maggio. Nell’hacking al sito, sono stati coinvolti sia la famosa criptomoneta che altri token meno conosciuti dalla massa ma scambiati nel sottobosco della rete con una certa frequenza. Il punto è che, seppur Coinrail non sia la più grande community di scambio online, la crescita delle attività di furto da parte dei cybercriminali causa, periodicamente, una perdita di fiducia nelle valute crittografiche, se non altro per l’estrema digitalizzazione su cui si basano

Cosa succede

Ciò è probabilmente dovuto al fatto che le persone non credono che la criptovalute sia una scommessa sicura dato che i soldi che guadagnano potrebbero essere improvvisamente spazzati via da criminali informatici intraprendenti o opportunisti. Per questo, anche se il prezzo dei Bitcoin è da un lato in caduta libera, dall’altro è destinato a risalire entro breve, visto che le currency sottratte vengono comunque caricate su altre piattaforme.

La scelta migliore è quella di investire con estrema prudenza e cautela ma le stesse agenzie di exchange si sono attrezzate per prevenire o mitigare i danni. Coinrail, ad esempio, ha messo in piedi un’operazione congiunta per recuperare parte del bottino rubato dagli hacker, monitorando costantemente i servizi principali e cercando di tracciare una linea tra i Bitcoin conservati originariamente su di essa e quelli investiti altrove.

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