business continuity – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 13 Apr 2021 14:53:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png business continuity – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Continuity e cyber resilience. La sfida del business antifragile https://www.datamanager.it/2021/04/continuity-e-cyber-resilience-la-sfida-del-business-antifragile/ Tue, 13 Apr 2021 14:53:36 +0000 https://www.datamanager.it/?p=208481 Sicurezza informatica e pianificazione della continuità operativa. Nessun piano di business continuity può funzionare senza coinvolgere l’IT security e viceversa. Tutti i vantaggi di un piano integrato di business continuity, cyber resilience e gestione del rischio La sicurezza sanitaria è la strada intrapresa dal Ministero del Turismo delle Maldive per tornare a crescere. Una scelta […]

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Sicurezza informatica e pianificazione della continuità operativa. Nessun piano di business continuity può funzionare senza coinvolgere l’IT security e viceversa. Tutti i vantaggi di un piano integrato di business continuity, cyber resilience e gestione del rischio

La sicurezza sanitaria è la strada intrapresa dal Ministero del Turismo delle Maldive per tornare a crescere. Una scelta obbligata per l’atollo, passato da circa 1,7 milioni di turisti l’anno ai 550mila del terribile 2020. Più di due terzi di turisti bruciati dalla pandemia. Un risultato migliore di tante altre famose destinazioni esotiche che hanno totalizzato cifre vicino allo zero. Le Maldive approfittando della fase attuale di vaccinazione di massa e del via libera ai viaggi all’estero da parte di alcuni paesi, puntano a rimanere uno dei paradisi per antonomasia ancora per molti. O almeno per tutti coloro che vaccinati nel proprio paese potranno dimostrare la non positività al virus sbarcando in uno dei tre aeroporti internazionali delle Maldive. Dove al momento, i protocolli sanitari impongono la compilazione di un modulo di autodichiarazione sanitaria, la prova di un test negativo (PCR) effettuato non più tardi di 96 ore prima dell’imbarco, misurazione della temperatura e tampone di prammatica. Non solo. Cambia anche il tipo strategia di business. Le Maldive continueranno a essere promosse come una destinazione di lusso. Accessibile però anche a un pubblico più ampio, facendo leva sulla fortunata conformazione geografica dell’arcipelago che costituito da una miriade di isole e atolli, favorisce il distanziamento imposto dal virus. Così il Ministero del Turismo prevede di attrarre 1,5 milioni di turisti nel 2021 – gli arrivi nei primi due mesi dell’anno hanno già sfondato le 180mila presenze –  accolti da 359 guesthouse e 147 resort distribuiti in 35 atolli e 199 isole scelte per rilanciare la meta esotica.

Accanto a chi prevede di tornare a crescere c’è chi invece cresce sul serio. Per Fineco, la banca multicanale specializzata nella raccolta e gestione dei risparmi, servizi di banking, trading e investimento, il 2020 è stato un anno ricco di soddisfazioni. Unico operatore del settore a superare il picco prepandemico, Fineco ha beneficiato di una crescita a Piazza Affari ininterrotta che l’ha portata negli ultimi cinque anni a un aumento di valore delle azioni vicino al 120%, cresciute di oltre il 50% dal marzo dello scorso anno, contro una crescita media del 5% delle banche rivali più importanti. Un successo consolidatosi negli anni, grazie al grande lavoro di squadra, alla capacità di far fronte all’emergenza sanitaria e all’efficace piano di continuità aziendale. «Fineco nasce come broker online, ha quindi sempre avuto l’esigenza di assicurare la continuità operativa per garantire l’accesso ai mercati finanziari» – ci dice Fabio Milanesi, vicedirettore generale e responsabile IT, Operations, Customer Care di Fineco Bank. «La banca ha fatto della continuità un elemento complementare e funzionale al proprio modello di business, realizzando una struttura organizzativa in linea con le peculiarità tecniche e di processo della macchina operativa, anche nel rispetto delle previsioni regolamentari in materia». Anche a fronte dell’emergenza pandemica, Fineco ha dimostrato la capacità di adeguare comportamenti e scelte a schemi di resilienza efficaci. «Quanto posto in essere durante l’emergenza ha confermato l’efficienza del modello organizzativo in materia di business continuity, grazie alla flessibilità e alla rapidità di gestione, al fine di migliorare ulteriormente i servizi offerti ai clienti, permettendoci di garantire la sostenibilità del business nel medio-lungo termine». Il caso delle Maldive e quello di Fineco sono business molto diversi, lontani non solo geograficamente.  Accomunati però dallo sforzo di adattare il proprio modello di business alle mutate condizioni ambientali.


#cyberResilience Un piano di #businessContinuity deve essere vivo, applicabile, esercitato @Clusit
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CAPACITÀ DI PREVISIONE

Da una parte ci sono aziende che correggono il proprio modello di business, dall’altra quelle che invece lo adattano, preservandolo dalle “intemperie” di questi mesi. Un’operazione che non tutte le aziende hanno avuto la forza e la capacità di portare a termine. «Prima degli eventi drammatici del 2020, la sicurezza informatica rappresentava una delle priorità per le aziende italiane» – ci dice Diego Pandolfi, research manager di IDC Italia (idcitalia.com). «Circa una realtà su due, soprattutto tra le medie e grandi aziende, disponeva di una strategia ben definita in ambito cyber security ed era consapevole di dover colmare alcune lacune. L’implementazione di un piano di continuità operativa, la necessità di aumentare la sicurezza delle infrastrutture e di modernizzare e ottimizzare la gestione delle soluzioni di sicurezza spiccavano tra le principali aree da migliorare. Mentre solo un’azienda su tre, stava implementando un piano di continuità operativa e disaster recovery». Una situazione peraltro non molto diversa da quella di molti altri paesi.

Secondo il Rapporto Mercer, a livello globale prima della pandemia, il 51% delle organizzazioni non disponeva di una strategia di business continuity. Di certo, non hanno funzionato quelli delle aziende texane fornitrici di energia, messe in ginocchio lo scorso febbraio da un’ondata di freddo, che ha lasciato milioni di persone in tutto lo stato senza elettricità e riscaldamento. Dallas, Hoston, Austin, San Antonio, Fort Worth, El Paso, grandi e piccoli centri urbani, uno dopo l’altro, hanno spento le luci per risparmiare elettricità. Inutilmente. Il freddo e le intossicazioni da monossido di carbonio emesso delle auto in cui tanti si erano rifugiati hanno provocato decine di vittime. A nulla è valso il tentativo dei fornitori di scaglionare gli accessi alla rete per evitare che il sistema collassasse. I blackout sono andati avanti per giorni, provocando miliardi di dollari di danni. Tutto questo in uno stato notoriamente ricco di risorse energetiche. Nessuno è stato in grado di garantire una fornitura di energia affidabile. Non gli impianti che forniscono gas naturale – la metà dell’energia consumata in Texas – né la catena di distribuzione e i gasdotti che anzi hanno smesso di funzionare. Neppure ERCOT, l’ente che gestisce la rete elettrica, già andata in grave sofferenza la scorsa estate. Tuttavia il Texas è l’unico stato continentale ad avere una propria rete elettrica, indipendente da quella federale. Una sciagura in questo frangente visto che, nel caso di necessità causata dalla carenza di energia, non ha potuto importare elettricità da altri stati e non ha potuto contare su un sistema che gli garantisse una riserva di potenza energetica in grado di compensare gli aumenti della domanda.

Le aziende fornitrici al dettaglio di energia, un settore molto frammentato e concorrenziale, di fronte all’eventualità di bruschi cali di temperatura, rari a queste latitudini, hanno preferito non investire per rafforzare le infrastrutture in vista dell’inverno per mantenersi competitive e non dover aumentare il costo delle bollette. Queste sono alcune delle ragioni di un fallimento di proporzioni bibliche. A cui si aggiunge il deserto rappresentato dal quadro giuridico innescato dalla deregulation selvaggia del mercato energetico iniziata alla fine degli anni 80, perseguita con pervicacia dalla politica locale. Un terreno sul quale si è abbattuta tutta l’incapacità di prepararsi a eventi climatici estremi, un tempo considerati insoliti ma oggi sempre più frequenti.


cyberResilience #businessContinuity La stretta connessione tra business, operatività e sicurezza @Clusit
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CAPACITÀ DI REAZIONE

Quanto accaduto in Texas ci insegna che senza investimenti adeguati nelle reti elettriche altri blackout si verificheranno in futuro. I nuovi rischi, pandemici, cyber, compliance e così via, esigono una maggior consapevolezza delle proprie vulnerabilità e una capacità di reazione immediata all’evento e di gestione. In questo senso, la pandemia è stato un banco di prova importante per misurare la corrispondenza tra capacità di resilienza stimata ed effettiva dei piani di business continuity esistenti. «Corrispondenza che – nonostante qualche caso virtuoso, soprattutto in paesi anglosassoni o asiatici che avevano in passato già sperimentato i piani pandemici della SARS – non c’è stata» – afferma Federica Maria Rita Livelli, membro di CLUSIT ed esperta di business continuity e risk management. «Anche chi aveva un piano per la continuità operativa, non sempre l’aveva aggiornato ed esercitato nel tempo. Tuttavia, è doveroso sottolineare che le organizzazioni dotate di piani esercitati, mantenuti e aggiornati nel tempo, hanno reagito in modo più reattivo e proattivo, anche in assenza di un piano pandemico specifico». Molta dell’efficacia di un piano risiede nella sua capacità di essere un documento vivo, applicabile, esercitato. Un piano di business continuity, così come codificato dalla ISO 22301, deve contenere tutte le informazioni utili all’organizzazione per riprendere la propria operatività in seguito a un evento dirompente in conformità ai propri obiettivi di continuità aziendale.

«I piani, di pronta lettura, devono soprattutto essere pratici in quanto devono servire in situazioni di emergenza» – afferma Livelli. Così come la redazione non può essere svolta soltanto una volta nella vita dell’azienda e poi abbandonata in qualche cassetto, “perché tanto ora non serve”. Nel tempo, le mutate condizioni socio-economiche e l’evoluzione dell’azienda cambiano le necessità aziendali. Per questo, è consigliabile condurre revisioni periodiche del piano per aggiornare procedure di emergenza, ruoli, compiti, contatti dello staff coinvolto, in linea con l’evoluzione del business. Inoltre, le riflessioni che ispirano la stesura del documento devono (o dovrebbero) essere indipendenti da un’ipotesi di scenario. Interruzione o discontinuità possono avvenire per le ragioni più disparate – pandemia, catastrofe naturale o attacco informatico – e il piano deve soddisfarle tutte.

Come prevede lo standard internazionale di riferimento (BS 11200:2014 – Crisis Management), il responsabile deve essere pronto a prendere decisioni velocemente per mitigare i danni e ripartire a prescindere dalla causa. Per farlo, occorre prevedere una serie di piani di continuità operativa specialistici, di comunicazione per il richiamo dei prodotti o la perdita di dati (data breach, ransomware e data disclosure), di gestione di eventi avversi come la pandemia. In tutti i casi, i piani devono essere redatti in collaborazione con esperti del settore e calati, a seconda del tipo di attività che svolge l’azienda, nelle specifiche esigenze di continuità operativa. «Occorre garantire – spiega Livelli di CLUSIT – che i piani di risk management, di business continuity, di disaster recovery e cyber security, una volta implementati, siano esercitati annualmente, debitamente aggiornati ed esercitati ogni qualvolta vengono introdotti nuovi dispositivi o patch». Inoltre, vanno promosse cultura e conoscenza all’interno dell’organizzazione. «L’efficacia di un piano si riflette in una serie di aspetti strategici per rispondere in modo chiaro ed esaustivo alle domande: chi, cosa, dove, come e quando. Bisogna fornire ruoli e attività alle persone coinvolte sia che si tratti dei titolari dei processi critici sia per chi non è al centro di alcuna strategia. Il piano deve essere elaborato coinvolgendo tutta l’unità organizzativa». Uno dei limiti delle strategie e dei piani di crisi esistenti messi in luce dall’emergenza sanitaria è stata la necessità d’integrare di più e meglio i team di business continuity e di sicurezza informatica – conferma Livelli. Un’integrazione molto spesso evocata e data sempre per ineludibile. Nella maggioranza dei casi però senza spiegare cosa significhi in concreto. «La norma ISO 22301:2019 è di supporto alla norma ISO 27001:2017 (sistema di gestione della sicurezza delle informazioni) che richiede che i servizi e i processi relativi alla sicurezza informatica siano posti in continuità».


#cyberResilience #businessContinuity Il 46% delle aziende italiane dichiara investimenti in crescita @idcitaly
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LA CORSA ALLA CYBER RESILIENZA

Mentre la stretta connessione tra business, operatività e sicurezza informatica si fa sempre più evidente, le aziende più lungimiranti irrobustiscono i loro investimenti in resilienza a tutti i livelli, collaborando con terze parti per creare un ecosistema più flessibile e sicuro. «I programmi di sicurezza delle aziende europee, a distanza di un anno dai primi lockdown e dalla migrazione massiva dei lavoratori verso le proprie abitazioni, si stanno focalizzando sulla cyber-resilienza, ossia sulla capacità di anticipare, resistere e riprendersi da eventi avversi e inattesi» – conferma Diego Pandolfi di IDC Italia. La crescente dipendenza del business da sistemi tecnologici complessi ha spinto le aziende – anche in risposta alla crisi – ad accelerare l’adozione di soluzioni cloud e di smart working e collaboration, abilitando il lavoro da casa e la continuità del business. Tutte attività che necessitano però di essere ottimizzate e integrate all’interno di strategie di medio-lungo periodo. Secondo i dati IDC, il 46% delle aziende italiane dichiara investimenti in crescita nell’ambito delle tecnologie di sicurezza per il 2021, rispetto al budget pianificato nel 2020. Investimenti, per il 36% delle aziende, approvati per rispondere alle esigenze dei nuovi processi e modelli operativi. Dati che confermano il maggior livello di attenzione verso la cyber sicurezza, attraverso l’adozione di nuovi modelli (per esempio, Zero Trust) e tecnologie in grado di assicurare una migliore continuità operativa e di disaster recovery. «Il cloud – spiega Pandolfi – sarà al centro delle nuove strategie di continuità del business. Utilizzato in Europa, già dal 78% delle imprese come parte della strategia di data protection, il cloud registra una forte crescita anche nelle aree backup, conservazione e disaster recovery».

Per riprendersi dall’emergenza pandemica saranno necessari mesi, forse anni. Sempre di più le aziende saranno portate ad adeguare comportamenti e scelte a schemi di resilienza. Le aziende sono consapevoli che la “scossa” subita nel 2020 ha permesso di accelerare alcuni progetti di digitalizzazione e di innovazione che avrebbero impiegato anni per raggiungere i livelli attuali. «Ora – prosegue Pandolfi – si rende necessario omogeneizzare e ottimizzare le attività intraprese in emergenza e integrarle in strategie IT e di business di medio-lungo periodo». La resilienza digitale – ossia la capacità di reagire immediatamente alle interruzioni del business sfruttando le tecnologie digitali non solo per ripristinare le operation ma anche per capitalizzare i cambiamenti – sarà secondo IDC la priorità delle aziende per i prossimi mesi.

La capacità dell’azienda di adeguare comportamenti e scelte a schemi di resilienza che consentano la sostenibilità per il proprio business nel medio-lungo periodo si avvia a diventare il vero spartiacque tra il prima e il dopo pandemia. «Siamo in un momento storico unico» – afferma Federica Maria Rita Livelli di CLUSIT. «La pandemia ha evidenziato l’importanza per le organizzazioni di dimostrare la propria resilienza organizzativa e “trasformativa” per far fronte a uno scenario imprevedibile e complesso nel quale è necessario porre le basi per uno sviluppo sostenibile. L’attuazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU ci portano a considerare la lotta alle diseguaglianze, la gestione del climate change, dell’inquinamento come parti integranti del piano di gestione dei rischi. Non affrontarle – preconizza Livelli –  graverà pesantemente sulla continuità operativa delle organizzazioni».  


#cyberResilience #businessContinuity Piani aggiornati per rispondere ai cambiamenti dirompenti @idcitaly
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MODELLI DI BUSINESS ANTIFRAGILI

L’antifragilità, la capacità cioè di reinventare il proprio modello di business di fronte a eventi imprevedibili, rappresenta la nuova frontiera per aziende e organizzazioni. Quella che stiamo affrontando non è più una semplice emergenza. Gli effetti della pandemia sono e saranno profondi e duraturi. Per esempio, nel settore industriale e manifatturiero, a risentirne è stata soprattutto la catena di fornitura e, in particolare, la logistica e la capacità di approvvigionamento. «Il Covid-19 ci ha reso consapevoli di come una pandemia globale possa mettere a dura prova anche la supply chain» – conferma Federica Maria Rita Livelli di CLUSIT. «Il rallentamento di un sistema economico si trasmette con un effetto domino ai sistemi connessi, aggiungendosi al rallentamento locale». Effetti di cui abbiamo avuto una piccola anticipazione con il recente incidente nel canale di Suez. «Occorre iniziare a implementare in modo più diffuso i principi di risk management e business continuity per essere più resilienti e salvaguardare gli obiettivi dell’organizzazione» – auspica Livelli.

La pandemia ci ha posto dinanzi all’esigenza di essere quanto mai resilienti, considerando anche interventi radicali per offrire nuove opportunità, rimuovere ostacoli. «Sono necessari cambi di paradigma che implicano da parte delle organizzazioni una maggiore consapevolezza della necessità di avviare un nuovo ciclo di sviluppo più sostenibile sul piano sociale e ambientale, oltre che economico. Non più organizzazioni concentrate sul solo profitto, bensì ora più che mai, capaci di riprogrammare le proprie policy, ripianificare i propri obiettivi, oltre che rivalutare le proprie priorità. Le organizzazioni devono essere sempre più consapevoli e in grado di gestire i rischi ricadenti nell’area e nelle politiche di Environmental, Social and Governance (ESGs)» – sintetizza Livelli.

I segnali positivi non mancano. Nello scenario convulso degli ultimi mesi, a fronte delle “lessons learned” scaturite dalla pandemia, si registra un trend di crescita degli investimenti in business continuity rispetto al recente passato. Molte realtà, come conferma il BCI Horizon Report 2020, si dichiarano pronte a implementarne i principi e a certificarsi (ISO 22301). «Un parametro – osserva Livelli di CLUSIT – sempre più richiesto per essere conformi alle normative e soprattutto dopo l’avvento dell’Industria 4.0 anche per partecipare a gare pubbliche e private, come dimostrazione della capacità di garantire la continuità nella fornitura di prodotti e servizi, e nella logistica a fronte di incidenti ed eventi avversi. Tuttavia – prosegue Livelli – nonostante i segnali positivi, è quanto mai urgente accrescere la consapevolezza dell’importanza della business continuity in modo da condividere metodologie, esperienze e best practice sempre più anche in Italia». Strutturarsi con un sistema di gestione dei rischi che comprenda un piano integrato per la continuità operativa non rappresenta di per sé una garanzia di sopravvivenza dell’azienda. La pandemia ha amplificato i limiti delle strategie e dei piani di crisi, redatti in contesti di mercato in molti casi diversi da quelli attuali. Tuttavia, non c’è piano in grado di garantire la continuità operativa, se proprio il modello di business è del tutto inadeguato a rispondere e adattarsi a una serie di cambiamenti come quelli scatenati dalla pandemia. Costruire un modello di business resiliente, “antifragile” – secondo il principio descritto da Nassim Nicholas Taleb nel suo libro “Antifragile, prosperare nel disordine” (2012, il Saggiatore) – si profila come la nuova sfida che aziende e organizzazioni dovranno affrontare.

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Easy UPS 3S di Schneider Electric: la continuità operativa ottimale per le piccole e medie imprese https://www.datamanager.it/2018/06/easy-ups-3s-di-schneider-electric-la-continuita-operativa-ottimale-per-le-piccole-e-medie-imprese/ Fri, 15 Jun 2018 16:00:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149744 Ingombro ottimizzato, caratteristiche di prodotto avanzate e all’avanguardia. Installazione, utilizzo e manutenzione semplificati Schneider Electric annuncia la disponibilità di Easy UPS 3S per il mercato europeo. Easy UPS 3S è un gruppo di continuità (UPS) con potenza da 10 a 40 kVA che offre specifiche elettriche robuste e un design compatto, oltre a essere di […]

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Ingombro ottimizzato, caratteristiche di prodotto avanzate e all’avanguardia. Installazione, utilizzo e manutenzione semplificati

Schneider Electric annuncia la disponibilità di Easy UPS 3S per il mercato europeo. Easy UPS 3S è un gruppo di continuità (UPS) con potenza da 10 a 40 kVA che offre specifiche elettriche robuste e un design compatto, oltre a essere di facile installazione, utilizzo e manutenzione – semplificando la business continuity a portata delle piccole e medie imprese.

Easy UPS 3S è un’eccezionale sintesi di design ad ingombro ridotto e caratteristiche avanzate del prodotto, in grado di proteggere le apparecchiature critiche in molti ambienti dai danni dovuti a interruzioni di corrente, picchi e sovratensioni. Questa unità offre un’efficienza fino al 96% in modalità a doppia conversione e fino al 99% in modalità ECO a risparmio energetico, innalzando gli standard di mercato per l’efficienza degli UPS da 10 a 40 kVA a un nuovo livello.

Questa nuova soluzione è disponibile con o senza batterie, per soddisfare le diverse esigenze aziendali. I clienti possono inoltre beneficiare dello start-up compreso nella fornitura, per garantire che Easy UPS 3S sia configurato correttamente e in modo sicuro per prestazioni, affidabilità, sicurezza ottimali, e per non doverci più pensare.

“Easy UPS 3S risponde alle esigenze del mercato e offre la migliore disponibilità, affidabilità, gestibilità, qualità e convenienza per le piccole e medie imprese, i data center e gli stabilimenti di produzione”, ha dichiarato Pedro Robredo, Vice President, Secure Power di Schneider Electric. “Al suo arrivo in EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa), questa nuova offerta trifase da 10 a 40kVA, grazie alla sua semplicità, competitività e versatilità, Easy UPS 3S si conferma la soluzione ideale per l’utilizzo in un’ampia gamma di settori e ambienti”.

Questa nuova offerta è caratterizzata da estrema robustezza, supporto di un’ampia gamma di tensioni di ingresso e da una notevole protezione contro vari tipi di danni causati da sovraccarichi elettrici, il tutto in un design compatto e leggero, progettato e testato seguendo le rigorose procedure di Schneider Electric, caratteristiche che lo rendono un’ottima soluzione per gli ambienti industriali (industria leggera). È semplice da posizionare e da installare e dispone di un’interfaccia di visualizzazione intuitiva che semplifica ulteriormente la configurazione e monitoraggio. Inoltre, i clienti possono monitorare e gestire lo stato dell’UPS da remoto attraverso le suite software EcoStruxure IT di Schneider Electric in modalità in rete e/o via cloud. Easy UPS 3S risulta particolarmente indicato per le piccole e medie imprese per le caratteristiche di flessibilità, versatilità e competitività, oltre a tempi di consegna brevi e la flessibilità di un’ampia varietà di applicazioni.

Il servizio di assistenza globale, con forti reti locali di specialisti, fornisce ai clienti una gamma completa di servizi durante tutto il ciclo di vita di Easy UPS 3S.

Le caratteristiche innovative e di facile utilizzo di Easy UPS 3S includono:

  • Temperatura di funzionamento fino a 40ºC
  • Rivestimento protettivo conforme per ambienti industriali
  • Filtro antipolvere di facile sostituzione
  • Pannello frontale magnetico per un facile accesso per la manutenzione
  • Varie opzioni per la batteria interna, esterna e di terze parti
  • Facile monitoraggio e gestione grazie alle suite software EcoStruxure IT basate su cloud e/o in rete, al momento dell’acquisto della scheda SNMP opzionale.
  • Test Easy Loop per verificare le prestazioni dell’UPS prima di collegare il carico, senza la necessità di un banco di carico.

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La Business Continuity per tutti https://www.datamanager.it/2018/03/la-business-continuity-tutti/ Thu, 01 Mar 2018 12:17:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142592 Achab, distributore attivo nel mercato Ict e dedicato alle Piccole e medie imprese, ha siglato un accordo di partnership con Datto, azienda Usa che sviluppa soluzioni di Disaster Recovery e Business Continuity per le Pmi La sala è gremita, tanto che è quasi impossibile trovare un posto a sedere: l’evento è quello in cui Achab, […]

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Achab, distributore attivo nel mercato Ict e dedicato alle Piccole e medie imprese, ha siglato un accordo di partnership con Datto, azienda Usa che sviluppa soluzioni di Disaster Recovery e Business Continuity per le Pmi

La sala è gremita, tanto che è quasi impossibile trovare un posto a sedere: l’evento è quello in cui Achab, distributore di soluzioni software a valore nel settore Ict per le Piccole e medie imprese (Pmi), presenta ufficialmente ai propri dealer e alla stampa l’accordo appena sottoscritto con una interessante vendor Usa. Si tratta di Datto, azienda fondata da Austin McChord (oggi Ceo dell’azienda) a Norwalk, Connecticut nel 2007 («perché ero uno studente povero e dovevo trovare un sistema per mantenermi agli studi», come ha spiegato lo stesso McChord nel corso del suo intervento), per offrire anche alle piccole aziende e ai professionisti strumenti per effettuare backup e recupero dei dati e dei sistemi informativi in tempi rapidi (anche pochi minuti) e a costi contenuti. Una filosofia perseguita con costanza nel corso del tempo e che ha portato Datto a crescere in modo esponenziale, tanto da passare dal classico garage in pochi anni a un ufficio con 25 impiegati.

Oggi Datto è un’azienda da oltre 700 addetti, con una presenza globale (uffici in 4 città degli Stati Uniti: oltre alla storica sede di Norwalk e a Monroe, nel Connecticut, le sedi di Portland, Oregon e di Rochester, New York; poi Canada, Gran Bretagna, Australia e Singapore) e, grazie all’alleanza con Achab, oggi anche l’Italia. Storicamente l’evoluzione forse più importante per Datto è stata legata alla gestione, avvenuta nel 2013, di un evento catastrofico che ha coinvolto tutta la Costa Est degli Usa, in seguito all’abbattersi di diversi uragani sul territorio. «Siamo riusciti a garantire un’operatività praticamente ininterrotta a tutti i nostri clienti della East Coast – ha affermato ancora McChord – , dimostrando che la nostra tecnologia poteva scalare a livelli importanti senza problemi». In seguito, alcune acquisizioni eccellenti, come quella di Backupify di Boston nel 2014 (protezione di applicazioni SaaS, Software-as-a-Service) e di Open Mesh di Portland nel 2017 (servizi di networking) hanno rafforzato l’offerta di Datto e ne hanno ampliato l’area d’intervento. È sempre del 2017 (dicembre) l’acquisizione da parte della società di venture capital Vista Equity Partners e la simultanea fusione con Autotask, azienda già nel portafoglio Vista, con McChord riconfermato Ceo della nuova Datto.

L’offerta di Datto, rivolta soprattutto agli Msp (Managed Service Provider), si articola oggi su alcuni capisaldi fondamentali: Bdr (Backup & Disaster Recovery), che consente di proteggere attraverso appliance e software clienti che vanno dagli studi professionali alle medie aziende. Si compone di diverse piattaforme: Datto SIRIS (backup, disaster recovery e business continuity su basi dati da 500Gb a 120Tb), Datto ALTO (soluzione base per piccoli studi o microimprese) e Datto NAS (sincronizzazione automatica dei dati nel cloud, da 1Tb a 120Tb). A Bdr si aggiungono i servizi di protezione dati C2c (Cloud-to-Cloud) e i Managed Networking Service.

A margine della convention Achab, Austin McChord ha incontrato i giornalisti per un approfondimento. «Senza gli Msp non avremmo mai avuto il successo e i tassi di crescita che abbiamo, e sono stato contento di vederne così tanti a Milano oggi», ha esordito McChord. Ciò detto, il successo di Datto è legato alla «combinazione unica di tecnologie che siamo in grado di offrire al mercato. Infatti forniamo l’hardware, il cloud, i servizi, la tecnologia di backup, di restore, di virtualizzazione: sono tutte queste componenti combinate che rendono Datto speciale. Infatti molti vendor hanno le singole componenti, ma solo Datto le ha tutte».

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Nutkao raddoppia la produzione con Gruppo Sintesi https://www.datamanager.it/2017/10/nutkao-raddoppia-la-produzione-gruppo-sintesi/ Wed, 18 Oct 2017 14:21:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133193 Un progetto in più fasi, implementato sia in Italia sia negli Stati Uniti, permette al leader mondiale delle creme spalmabili prodotte per conto terzi di raddoppiare i risultati Fondata nel 1982, con sede centrale in Piemonte, Nutkao è attiva nella produzione di semilavorati per l’industria dolciaria e soprattutto di crema spalmabile a base di cacao e […]

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Un progetto in più fasi, implementato sia in Italia sia negli Stati Uniti, permette al leader mondiale delle creme spalmabili prodotte per conto terzi di raddoppiare i risultati

Fondata nel 1982, con sede centrale in Piemonte, Nutkao è attiva nella produzione di semilavorati per l’industria dolciaria e soprattutto di crema spalmabile a base di cacao e nocciole, ambito nel quale ha raggiunto da tempo la posizione di leadership nel segmento “private label”, cioè delle marche private della grande distribuzione di tutto il mondo. Nell’arco degli ultimi anni, la società ha conosciuto un forte sviluppo, che l’ha portata a raddoppiare sia il personale sia il fatturato, che si è attestato su 120 milioni di euro, e ad aprire uno stabilimento anche negli Stati Uniti. «All’inizio di questo decennio abbiamo iniziato a ricevere numerosi segnali di una forte espansione nelle richieste dei nostri prodotti, probabilmente a causa della crisi economica che ha modificato le abitudini di spesa dei consumatori, portando a privilegiare le alternative a prodotti più costosi» – sottolinea Roberto Re, CIO di Nutkao, spiegando che questo richiedeva «personalizzazioni sempre più rapide e continue dei prodotti, con notevoli aumenti della complessità della produzione e della pianificazione».

Revisione dei processi

Era in sostanza richiesto uno sforzo tecnologico e organizzativo non indifferente: l’idea condivisa dal top management era quella di diventare entro il 2020 un’impresa 4.0, varando quindi il progetto denominato “Nutkao 4.0”. «Qualcuno potrebbe pensare che Industria 4.0 significhi dotarsi di una sorta di macchina che si compra e si installa, quando invece non basta concentrarsi solo sugli aspetti tecnologici, ma è fondamentale operare anche sulla revisione dei processi aziendali, sulla formazione professionale, sulle infrastrutture di rete e sull’intera supply chain» – prosegue Roberto Re. Ed è appunto questo che in Nutkao si è deciso di fare, con l’intervento di Gruppo Sintesi, trusted advisor nato nel 1983, oggi presente a livello internazionale in alcuni importanti settori verticali, tra cui quelli dell’industria e della grande distribuzione organizzata e specializzata.


#supplychain Roberto Re CIO di #Nutkao Produzione +100% con @GruppoSintesi
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«Conoscevamo l’ottima fama di Gruppo Sintesi proprio per la loro attività nell’ambito di industria e GDO, e abbiamo deciso di intraprendere il progetto di trasformazione digitale con la loro assistenza» – fa sapere Roberto Re, sottolineando che le tappe salienti di tale percorso prevedevano «interventi graduali sul personale per operare in modalità digitale, revisione dei processi supply chain per arrivare a processi snelli e integrati con la produzione, interventi per rendere l’infrastruttura di rete più affidabile, sicura e dotata di un monitoraggio centralizzato, con infine la preparazione di un piano di business continuity e alta disponibilità». Quindi, fin da subito, l’infrastruttura di rete è stata completamente riprogettata e dotata di sistemi Cisco, in modo da avere quella disponibilità 24h e 7/7 che prima non era garantita date le apparecchiature non ridondate e che soprattutto era necessaria per la nuova organizzazione della produzione. Successivamente è stato inaugurato il nuovo sito produttivo in North Carolina, che è entrato nei piani di high availability e disaster recovery della sede italiana, unitamente a una serie di servizi cloud attivati presso le strutture Colt di Milano.

Raddoppiare la produzione

I risultati ottenuti parlano da soli: «Abbiamo incrementato la produzione del 100 per cento, migliorando i livelli di servizio ai clienti e riducendo notevolmente i tempi» – fa sapere Roberto Re, sottolineando che «le soluzioni progettate e realizzate insieme a Gruppo Sintesi ci hanno permesso di porre maggiore focus sui processi e sul business sapendo di poter contare su un’infrastruttura affidabile. Attualmente, abbiamo in corso l’ampliamento dello stabilimento che prevede un’integrazione completa tra impianti produttivi e logistica, per portare, senza interventi degli operatori, i componenti necessari in produzione quando richiesto, il prodotto finito a magazzino e poi alla spedizione, con registrazioni automatiche e puntuali lungo l’intero processo».

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BB Tech, viaggio nell’IT a 360 gradi https://www.datamanager.it/2017/07/bb-tech-viaggio-nellit-360-gradi/ Thu, 13 Jul 2017 08:45:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128584 Il distributore italiano supporta le necessità del business moderno per soddisfare le esigenze di rivenditori, system integrator e imprese, anche le più piccole Accompagnare i clienti verso il futuro. Questo è l’obiettivo di BB Tech, distributore italiano di soluzioni IT a 360 gradi, sempre pronto ad affrontare le sfide del business di nuova generazione. Fondata […]

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Il distributore italiano supporta le necessità del business moderno per soddisfare le esigenze di rivenditori, system integrator e imprese, anche le più piccole

Accompagnare i clienti verso il futuro. Questo è l’obiettivo di BB Tech, distributore italiano di soluzioni IT a 360 gradi, sempre pronto ad affrontare le sfide del business di nuova generazione. Fondata nel luglio del 2012, in un quinquennio la compagnia ha ottenuto successi ragguardevoli, soprattutto se si guarda a quell’85 per cento di aziende che in Italia non riesce ad andare oltre il terzo anno di vita. Qual è il segreto di un percorso così virtuoso? «L’aver posto sempre la dovuta attenzione ai bisogni del cliente, in un mercato IT in cui è difficile imporsi contro i grandi brand, know-how e qualità del rapporto ripagano sempre» – ci spiega Giampaolo Bombo, amministratore unico di BB Tech Group.

Differenziarsi per crescere

Nata come distributore esclusivo di hardware, BB Tech ha seguito la strada dei servizi di manutenzione del gruppo General Computer (nel mercato enterprise) per poi inserirsi nel circuito di alcuni tra i principali marchi del panorama dei data center e connettività in fibra, rame e via radio. Da qui, la gestione diretta dell’offerta Rosenberger per il cabling in fibra e di altri brand ad esempio HP, Colt, KPNQwest e MC-link. Il focus è sempre quello di servire le esigenze dei più “piccoli”, i rivenditori di ICT che non possono rappresentare un target di riferimento per i distributori globali. «Ci sono tante realtà nel nostro Paese che stentano a decollare perché devono affrontare problemi concreti nella gestione quotidiana di alcune operazioni. Pensiamo alla logistica, alla necessità di un supporto tempestivo, a prezzi competitivi per un upgrade o una prima installazione, insomma, a tutto quello che circonda l’avvio o l’aggiornamento di un’attività. Con le nostre competenze riusciamo a indirizzare le persone sulla scelta migliore, ottimizzando le risorse». Il punto di forza di BB Tech sta nel sapersi adattare alle singole peculiarità della clientela, per esempio, nella scelta di un rack all’interno di un’infrastruttura voluta dal rivenditore e fruita in modalità a canone. «Chiunque può entrare 24 ore su 24 negli spazi concessi senza limitazioni, a differenza di molte soluzioni della concorrenza» – mette in evidenza Giampaolo Bombo. «Il lavoro non finisce qui, perché possiamo dar seguito a una serie di richieste particolari, come quella di voler tenere in casa il proprio data center, oppure di ampliare le capacità di quelli in dotazione, integrando una corretta business continuity e data recovery».


Giampaolo Bombo @mktBBTechGroup: #Know-how e #qualità del rapporto ripagano sempre
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GDPR, soluzioni su misura

Una delle ultime novità è rappresentata dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) che entrerà in vigore il 25 maggio 2018. In vista dell’applicazione, BB Tech prevede lo sviluppo di procedure per soddisfare la normativa, senza incorrere in un rischio di infrazione che potrebbe essere molto salato (fino al 4 per cento del fatturato) per le imprese inadempienti. «Per questo progetto ci affianchiamo allo Studio Chiara Delaini, specializzato nelle tematiche aziendali e IT: un know-how necessario per ottenere una consulenza di valore che traduca la parte legislativa in azioni concrete. In questo modo, produrremo studi di fattibilità ad hoc, che consentiranno ai clienti di accogliere le linee guida sulla gestione dei dati, affidandosi a soggetti esterni (come prevede la direttiva) per il controllo dei processi».

BB Tech oggi e nel vostro futuro

Il messaggio su cui spinge il CEO di BB Tech Group è il seguente: «Oggi, chi ha bisogno di un computer può rivolgersi praticamente ovunque, anche verso l’offerta consumer. Però, non tutti hanno la facoltà di poter risolvere problematiche maggiori, più complesse, che riguardano l’infrastruttura, i collegamenti, la dotazione software, in un ecosistema non più indipendente ma comunicante. Insomma, creiamo business per chi ha bisogno di fare business, un’esigenza alla quale ogni distributore IT moderno dovrebbe saper rispondere».

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La soluzione all flash di NetApp garantisce a Sofidel accesso veloce ai dati cruciali e business continuity https://www.datamanager.it/2017/01/la-soluzione-all-flash-netapp-garantisce-sofidel-accesso-veloce-ai-dati-cruciali-business-continuity/ Tue, 31 Jan 2017 09:56:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118070 Il Gruppo Sofidel, principale produttore italiano e tra i più importanti del mondo di carta tissue per uso igienico e domestico, si è affidata alla consulenza di Ergon e alle soluzioni di NetApp per rinnovare la propria infrastruttura IT, che non era più in grado di far fronte alle necessità dell’azienda cartaria sia in termini […]

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Il Gruppo Sofidel, principale produttore italiano e tra i più importanti del mondo di carta tissue per uso igienico e domestico, si è affidata alla consulenza di Ergon e alle soluzioni di NetApp per rinnovare la propria infrastruttura IT, che non era più in grado di far fronte alle necessità dell’azienda cartaria sia in termini di funzionalità sia di prestazioni.

L’esigenza di Sofidel era fondamentalmente quella di creare un’infrastruttura storage che garantisse business continuity, soprattutto sul fronte dei sistemi SAP, in vista anche di un possibile inserimento della piattaforma SAP Hana. Per questo, l’azienda si è rivolta a Ergon, suo partner storico, scegliendo le soluzioni NetApp, di cui aveva già avuto una positiva esperienza in passato. Nel caso specifico Sofidel ha puntato soprattutto sulle prestazioni, velocità di accesso ai dati e sulle funzionalità di business continuity (MetroCluster). La soluzione implementata, l’AFF8080 EX, un all-flash (storage completamente basata su tecnologia Flash), è il prodotto di fascia più alta presente nell’offerta NetApp.

Sofidel ha ottenuto diversi e molteplici benefici dall’adozione del sistema all-flash AFF8080 EX. In primis quello di avere una SAN dalle elevate prestazioni, con dischi di ultima generazione (spazio rack risparmiato e riduzione dei consumi energetici) per avere sempre un accesso veloce e garantito ai dati di produzione. Questo anche in funzione della futura adozione della piattaforma SAP Hana.

Non da meno poi le funzionalità di disaster recovery e business continuity ottenute grazie alla funzionalità MetroCluster, che è utilizzata per avere alta disponibilità, zero perdite di dati e operazioni senza interruzioni. L’azienda ha due data center, a distanza di un chilometro l’uno dall’altro, e il dato è disponibile simultaneamente su entrambi, garantendo continuità di servizio perché, se uno dei due siti dovesse avere dei problemi, l’operatività viene mantenuta attraverso l’altro. Una soluzione che, grazie a MetroCluster, offre un RPO (Recovery Point Objective) uguale a 0 e un RTO – Recovery Time Objective vicino allo zero.

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Check Point protegge la business continuity di 2i Rete Gas https://www.datamanager.it/2016/12/check-point-protegge-la-business-continuity-2i-rete-gas/ Fri, 02 Dec 2016 11:28:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115050 Il distributore di gas naturale utilizza la linea 4400 per garantire servizi IT ai propri fornitori e clienti Check Point Software Technologies annuncia che 2i Rete Gas, secondo operatore nazionale indipendente nel settore della distribuzione di gas naturale per usi civili e industriali, ha scelto i prodotti di sicurezza di Check Point per proteggere la […]

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Il distributore di gas naturale utilizza la linea 4400 per garantire servizi IT ai propri fornitori e clienti

Check Point Software Technologies annuncia che 2i Rete Gas, secondo operatore nazionale indipendente nel settore della distribuzione di gas naturale per usi civili e industriali, ha scelto i prodotti di sicurezza di Check Point per proteggere la propria business continuity e garantire la connettività verso clienti e fornitori.

Per questioni organizzative, 2i Rete Gas aveva l’esigenza di creare un secondo sito di business continuity, situato all’interno del centro direzionale di Milano, da affiancare al proprio data center. Questo secondo sito di business continuity, che dispone di una rete e di una connessione distinte, aveva la necessità di esporre su Internet alcuni servizi, come un FTPS (FTP sicuro), e di rendere online tutta una serie di connessioni particolari, quali PEC e applicazioni Internet che utilizzano porte non standard.

Era quindi necessario creare una serie di connessioni VPN site-to-site con clienti e fornitori esterni. 2i Rete gas aveva inoltre la necessità di controllare e dare la possibilità dall’esterno di connettersi al sito di business continuity di Milano tramite VPN client. Queste connessioni VPN sono di estrema importanza per 2i Rete Gas. L’azienda, infatti, ha esternalizzato numerose attività a diversi consulenti e tecnici e, senza questa connettività, l’attività sarebbe rallentata. Si poneva quindi il problema di garantire in termini di performance e stabilità, gestire e controllare questa connettività.

Per rispondere a queste esigenze, 2i Rete Gas ha scelto di implementare un cluster composto da 2 appliance Check Point 4400. Le soluzioni di Check Point erano già note all’azienda che aveva già installato un cluster composto da 2 appliance Check Point 2200 e 5 appliance 1180 all’interno del proprio datacenter. Visti gli ottimi risultati ottenuti finora, e per mantenere l’uniformità nell’infrastruttura IT, le soluzioni Check Point sono state usate anche per il sito di business continuity di Milano.

“Le appliance di Check Point hanno risposto in modo soddisfacente alle nostre esigenze di performance e di disponibilità di servizio”, ha dichiarato Felino Albert, Responsabile Servizi Distribuiti di 2i Rete Gas. “La soluzione in cluster semplifica anche tutta la parte dell’aggiornamento dell’infrastruttura, che di fatto non può mai fermarsi perché offre servizi 24/7. Il cluster consente, infatti, di avviare le due appliance singolarmente, senza mai fermare il servizio, offrendo un vantaggio non indifferente e un’affidabilità al 99,99%.”

Le appliance Check Point 4400 vengono utilizzate anche per creare un back-up della posta in entrata e in uscita e come back-up per la navigazione Internet: qualora il datacenter avesse un’interruzione della connessione Internet, infatti, questi due servizi IT verrebbero gestiti dal sito di business continuity di Milano, garantendo così la continuità produttiva all’azienda. Inoltre, le appliance 4400 sono responsabili del controllo della navigazione Internet delle reti “Guest” e “Mobile Wi-Fi”, presenti all’interno del centro direzionale di Milano, e vengono usate per filtrare il traffico in uscita e limitare la banda, oltre a fare application control e URL filtering.

Le soluzioni della linea Check Point 4400 consentono a 2i Rete Gas di garantire e proteggere la connessione VPN client con circa 50-70 consulenti e tecnici esterni ogni giorno e di gestire un traffico medio di circa 70-80Mb costanti, durante le ore di diurne.

“Il fatto che 2i Rete Gas abbia deciso di ampliare la nostra collaborazione, utilizzando le appliance 4400 anche per proteggere il nuovo sito di business continuity, dimostra che le nostre soluzioni e il nostro supporto tecnico sono solidi e affidabili,” ha dichiarato Massimiliano Bossi, Channel Sales Manager di Check Point Italia. “Check Point è in grado di garantire la sicurezza dei dati critici anche nei mercati più delicati, come quello delle utilities. In modo particolare, le soluzioni della linea Check Point 4400 offrono tutto ciò che è necessario per garantire la sicurezza della rete 2i Rete Gas. Check Point 4400 unisce tecnologie di rete veloci con funzionalità multi-core ad alte prestazioni, garantendo il massimo livello di sicurezza senza compromettere la velocità di rete per mantenere dati, rete e dipendenti al sicuro dalle minacce informatiche.”

L’appliance Check Point 4400 offre una soluzione completa e robusta per la sicurezza con prestazioni elevate, in un fattore di forma 1U, disponibile nei cinque kit Next Generation Security Software Blade. Check Point offre una prevenzione completa delle minacce zero-day e avvisa quando è sotto attacco. La funzionalità Threat Extraction garantisce documenti senza malware in zero secondi, mentre Threat Emulation ispeziona i file in cerca di codici malevoli in una sandbox virtuale. Quando Threat Emulation scopre nuove minacce, invia i dati al database di Check Point ThreatCloud che condivide quest’informazione con altri clienti Check Point – questo fornisce una protezione immediata ed efficace contro le minacce zero-day.

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CTERA: una ricerca rivela una disconnessione tra le aziende e le strategie per la protezione dei dati in-cloud https://www.datamanager.it/2016/10/ctera-ricerca-rivela-disconnessione-le-aziende-le-strategie-la-protezione-dei-dati-cloud/ Mon, 17 Oct 2016 13:55:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111531 Sicurezza e “business continuity” sono le principali preoccupazioni delle aziende che passano al cloud, ma il 62% di esse lascia ai cloud provider esterni la responsabilità di proteggere e rendere disponibili i dati in-cloud CTERA Networks presenta una nuova ricerca che evidenzia come le strategie aziendali, per la protezione dei dati, potrebbero non essere completamente allineate […]

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Sicurezza e “business continuity” sono le principali preoccupazioni delle aziende che passano al cloud, ma il 62% di esse lascia ai cloud provider esterni la responsabilità di proteggere e rendere disponibili i dati in-cloud

CTERA Networks presenta una nuova ricerca che evidenzia come le strategie aziendali, per la protezione dei dati, potrebbero non essere completamente allineate alle iniziative di modernizzazione IT, guidate dal cloud computing.

Lo studio mostra infatti che, per quanto le aziende continuino a migrare i workload verso il cloud a ritmi sostenuti, la protezione delle applicazioni e dei server – residenti nel cloud – non si è totalmente evoluta per rispettare le esigenze di “business continuity” e disponibilità dei dati, tipiche del mondo Enterprise.

Il nuovo eBook, dal titolo “Game of Clouds”, evidenzia i risultati della prima indagine, firmata CTERA, sul tema del backup su cloud e approfondisce lo stato dell’arte della protezione dei dati, residenti sul cloud nell’ambito Enterprise. Lo studio è stato commissionato da CTERA alla società di ricerche Vanson Bourne, per esaminare le strategie di protezione dati di 400 decision maker IT e specialisti IT all’interno di aziende statunitensi, tedesche e francesi, che si avvalgono del cloud per il deployment applicativo. Il report analizza i vantaggi e i punti deboli delle strategie di backup attuali, propone alcune riflessioni alle aziende, che si stanno spostando verso il cloud, ed esamina l’impatto di pratiche di backup inadeguate sulla “business continuity”.

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Ecco i principali risultati della ricerca:

  • Le aziende si stanno spostando rapidamente verso il cloud per ottenere diversi benefici in termini di efficienza, scalabilità in tempo reale e risparmio sui costi. Oltre due terzi (67%) delle aziende scelgono il cloud per il deployment di più del 25% delle loro applicazioni; mentre il 37% prevede di accrescere l’utilizzo del cloud di almeno il 25%, se non di più. Inoltre, il 54% delle aziende sta adottando una strategia di cloud ibrido, che si avvale di servizi sia on-premises che cloud.
  • Ma due aziende su tre (66%) sono completamente o abbastanza d’accordo nel ritenere che ci sia meno attenzione verso il backup delle applicazioni nel cloud, a causa dell’errata convinzione che il cloud sia intrinsecamente resistente rispetto agli ambienti on-premises. Ciò non sorprende, considerando che il 62% delle aziende assegna ai cloud provider la responsabilità di eseguire il backup delle applicazioni che girano sulle loro piattaforme.

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  • All’aumentare delle applicazioni Enterprise – che vengono spostate sul cloud – e al diffondersi di minacce – come il “ransomware” -, prevale la criticità della “business continuity”. Il 39% degli intervistati, infatti, afferma che la “business continuity” rappresenta la priorità più alta per il backup di applicazioni e dati residenti nel cloud. Mentre il 71% delle aziende considera la disponibilità e la protezione dei dati fra le maggiori sfide nel passaggio verso il cloud.
  • L’esigenza di definire da subito una strategia cloud corretta è decisiva: questo è documentato da oltre un terzo del campione intervistato (36%), che afferma che la perdita di dati nel cloud risulterebbe più catastrofica rispetto a un crash del proprio data center, e dal 14% che ammette che una tale evenienza ne provocherebbe la perdita del lavoro.

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“Lo spostamento delle aziende al di là dei data center tradizionali ha riscritto le regole del gioco per quanto concerne la protezione dei dati nel cloud”, ha dichiarato Donato Antonangeli, Regional Director di CTERA. “Con le aziende che adottano strategie cloud e multi-cloud, i tool di backup tradizionali diventano insufficienti. La nostra ricerca mette in luce – ha continuato Antonangeli –  le principali sfide e considerazioni inerenti la protezione dei dati per le aziende, che ricercano soluzioni semplici, efficienti e automatizzate per proteggere le proprie applicazioni critiche basate su cloud”.

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Banca Albertini Syz sceglie Veeam per salvaguardia dei dati e business continuity https://www.datamanager.it/2016/09/banca-albertini-syz-sceglie-veeam-salvaguardia-dei-dati-business-continuity/ Fri, 16 Sep 2016 07:58:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=108781 Banca Albertini Syz si affida a Veeam per salvaguardare i propri dati e la business continuity nel cloud, garantendo ai propri clienti servizi 24/7 sempre al top di gamma Veeam Software annuncia di essere stata scelta da Banca Albertini Syz, banca privata italiana specializzata nel Private Banking e nell’Asset Management. L’istituto bancario si connota come un’azienda […]

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Banca Albertini Syz si affida a Veeam per salvaguardare i propri dati e la business continuity nel cloud, garantendo ai propri clienti servizi 24/7 sempre al top di gamma

Veeam Software annuncia di essere stata scelta da Banca Albertini Syz, banca privata italiana specializzata nel Private Banking e nell’Asset Management. L’istituto bancario si connota come un’azienda Always-ON, ed ha deciso di proteggere i propri dati e le proprie applicazioni da interruzioni di servizio tramite Veeam Cloud Connect Replication, soluzione di proposta alla banca da Project Informatica, platinum partner di Veeam.

La Banca Albertini Syz, storica realtà di fama consolidata, gestisce 3 miliardi di euro per un numero approssimativo di 2300 clienti. La banca si rivolge ad un taglio di clientela di alto livello che si affida ai consulenti bancari prettamente per consigli d’investimento finanziario. “Votata a fornire il top di gamma dei servizi l’Albertini Syz ha da subito optato per un forte orientamento al BPO (business process outsourcing) per potersi focalizzare sul proprio core business” spiega Mario Locati, responsabile sistemi informatici di Banca Albertini Syz. “La tecnologia riveste un ruolo fondamentale per concretizzare queste scelte di business, in quanto ci permette di mantenere il controllo di tutti i processi e delle operazioni e, nel contempo, di rendere efficiente la nostra struttura a livello di costi.”

Come dalla ricerca “Availability Report” rilasciata quest’anno da Veeam  la disponibilità di dati e applicazioni è di fondamentale importanza per le banche. Gli utenti esigono supporto in tempo reale per le operazioni (63%) e l’accesso globale 24/7 ai servizi IT a supporto del business di livello internazionale (59%). Inoltre perdita di fiducia dei clienti (68%) e danni al brand aziendale (62%) sono tra le prime conseguenze non finanziarie di questo fenomeno che le banche non possono permettersi.

Banca Albertini Syz ha pertanto voluto sostituire il piano di Disaster Recovery esistente per ottimizzarlo e beneficiare delle novità offerte dalle più innovative tecnologie coniugate alle esigenze strategiche della banca.”Cercavamo una soluzione nel cloud ma controllabile internamente, semplice da utilizzare e che ci garantisse la disponibilità 24/7 dei nostri dati e delle nostre applicazioni. Abbiamo pertanto abbracciato l’offerta di Project che è stata l’unica a proporci la possibilità di usare un sito di business continuity e di disaster recovery come un servizio vero e proprio. Così abbiamo interconnesso la nostra installazione on-premise Veeam Backup & Replication con i servizi Veeam Cloud Connect erogati on-cloud da Project Informatica.” dice Locati.

Veeam Cloud Connect Replication rappresenta uno strumento integrato, sicuro ed efficiente per trasferire i backup dei clienti su un repository offsite gestito da un service provider di loro scelta, senza l’investimento di capitale necessario per un’infrastruttura offsite.

“L’intervento ci consente di essere più affidabili e più efficienti: anche in caso di interruzione di servizio, causato da qualsiasi problematica, siamo sempre pronti a dare attenzione ai clienti. Anche se queste operazioni tecnologiche non sono visibili agli occhi del cliente finale, quest’ultimo ne beneficia in termini di affidabilità dei servizi da noi prestati” conclude Locati.

“Noi proponiamo Veeam in quanto offre la possibilità di replicare nel cloud non solo i dati, ma interi sistemi virtuali. La flessibilità di ripristinare questi sistemi e questi dati ogni volta che serve, rende il concetto di disaster recovery imprescindibile in quanto consente quella continuità di business che in molte enterprise e aziende di ogni dimensione rappresenta una priorità” aggiunge Enrico Bassi, System Engineer di Project Informatica.

“Stiamo vedendo che nel settore bancario il cloud riscontra sempre più consensi nei processi di ottimizzazione degli strumenti finanziari, nelle piattaforme di calcolo per Big Data e Analytics e nei servizi di e-learning”  afferma Albert Zammar , Vice President della Southern EMEA Region di Veeam.” Inoltre se si considera l’aumento esponenziale delle applicazioni critiche usate nel business quotidiano dei servizi bancari è davvero necessario attrezzarsi per un’offerta di disponibilità costante verso i clienti, proprio come ha fatto Banca Albertini Syz”.

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Pietro Amorusi (d’Amico Società di Navigazione), navigare in un mare di dati https://www.datamanager.it/2016/07/navigare-un-mare-dati/ Fri, 15 Jul 2016 15:43:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105947 Dopo la tempesta perfetta della contrazione dei volumi, il mercato dei trasporti via mare mostra segnali incoraggianti di ripresa anche se non come negli anni precedenti alla crisi, sostenuto anche da una congiuntura favorevole di costo dei carburanti in calo, euro debole. Aumenta il traffico di medio e lungo raggio delle navi cisterna e in […]

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Dopo la tempesta perfetta della contrazione dei volumi, il mercato dei trasporti via mare mostra segnali incoraggianti di ripresa anche se non come negli anni precedenti alla crisi, sostenuto anche da una congiuntura favorevole di costo dei carburanti in calo, euro debole. Aumenta il traffico di medio e lungo raggio delle navi cisterna e in questo scenario, tutte le compagnie hanno bisogno di ridisegnare i modelli di deployment delle flotte a cominciare dalla ridefinizione dei processi interni, come ci spiega Pietro Amorusi, CIO di d’Amico Società di Navigazione. Negli anni dell’affermazione del desktop e di Marisa Bellisario alla guida di Italtel, la Società di Navigazione ha iniziato il potenziamento delle sue navi e nel 1989, con l’inizio dell’era di Internet, ha fatto il suo ingresso in nuovi rami d’attività che consentiranno di sfruttare tutte le opportunità nel settore dello shipping. Con una lunga tradizione imprenditoriale familiare che nasce nel 1936, d’Amico rappresenta ottanta anni di storia di navigazione che hanno attraversato la storia del Paese e ne hanno accompagnano lo sviluppo economico. Attualmente, il Gruppo d’Amico è tra gli operatori leader nel segmento delle product tankers, navi idonee al trasporto di prodotti petroliferi raffinati, oli vegetali e chimici, e anche di quelle dry cargo. Il Gruppo gestisce circa 100 imbarcazioni, impiega 600 persone a terra e mille a bordo. La visione strategica internazionale si basa su programmi innovativi di sviluppo e sul valore delle persone. Una flotta tecnologicamente avanzata e compentenze specialistiche sono i requisiti necessari per mantenere la posizione di leadership del mercato.


Pietro Amorusi CIO di #dAmicoShip Come navigare in un mare di dati
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Cambiamento continuo

L’AS/400 di IBM è stato il primo sistema su cui Pietro Amorusi ha lavorato come supporto del sistema informativo gestionale e che ha inciso di più sulla sua formazione di CIO. «Una macchina meravigliosa, antica e futuristica al tempo stesso, simbolo del cambio di mindset dentro quelli che una volta si chiamavano CED. La tecnologia continua a cambiare il modo in cui facciamo business e, in particolare, le modalità con cui interagiamo con dipendenti e clienti» – spiega Amorusi. «Il cloud in tutte le sue declinazioni rappresenta una grande opportunità in termini di architettura e di risparmio dei costi. Sulla sicurezza non si discute. Abbiamo rafforzato le nostre capacità di comunicazione globali. Abbiamo lavorato anche su un articolato sistema di virtual presence in grado di far convergere computer, centralini, device mobili e sistemi di videoconferenza di tutto il Gruppo in un sistema completamente integrato di comunicazioni. Inoltre, siamo riusciti a consolidare tutti i nostri server in una unica piattaforma data center completamente virtuale a Dublino per le applicazioni business-critical e possiamo accedere in qualunque momento alla piattaforma cloud enterprise per rispondere alle esigenze dei nostri clienti in continuità».

Interconnessione totale

Nell’era degli analytics, il business di un trasportatore come D’Amico è real-time per definizione e la lista di carico è già Big Data. «Negli ultimi dieci anni, ci sono stati notevoli sviluppi tecnologici. Concettualmente non è cambiato molto – afferma Amorusi – ma è tutto più veloce, più affidabile, più potente. I sistemi di virtualizzazione e le piattaforme mobili hanno segnato la vera differenza. Il concetto di “Everything as a Service” scompagina i sistemi aziendali e la proprietà delle tecnologie: dall’auto alle navi, tutto può essere noleggiato o erogato sotto forma di servizio. Inoltre, la disponibilità di informazioni e la capacità analitica incidono sulla governance e sulla capacità di decidere. C’è tanta tecnologia dentro e fuori le nostre navi, ma la vera innovazione – avverte Amorusi – è culturale e organizzativa, e prelude alla rivoluzione dell’interconnessione delle cose e delle persone. Contaminazione tecnologica, tradizione e orientamento verso strumenti fruiti, ma non posseduti, stanno caratterizzando le nostre scelte aziendali. E per una società di armatori, che si basa sul principio stesso di possesso di una flotta come strumento di business, questo cambiamento di paradigma è veramente “disruptive”. A livello di mercato, abbiamo bisogno di un’armonizzazione e semplificazione dell’eccesso di normative, che crea incertezza e ritardi nelle decisioni. E abbiamo anche bisogno di talenti formati sul nostro specifico business. L’Italia è circondata dal mare, ma fa finta di non vederlo».

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