Pietro Amorusi (d’Amico Società di Navigazione), navigare in un mare di dati

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Dopo la tempesta perfetta della contrazione dei volumi, il mercato dei trasporti via mare mostra segnali incoraggianti di ripresa anche se non come negli anni precedenti alla crisi, sostenuto anche da una congiuntura favorevole di costo dei carburanti in calo, euro debole. Aumenta il traffico di medio e lungo raggio delle navi cisterna e in questo scenario, tutte le compagnie hanno bisogno di ridisegnare i modelli di deployment delle flotte a cominciare dalla ridefinizione dei processi interni, come ci spiega Pietro Amorusi, CIO di d’Amico Società di Navigazione. Negli anni dell’affermazione del desktop e di Marisa Bellisario alla guida di Italtel, la Società di Navigazione ha iniziato il potenziamento delle sue navi e nel 1989, con l’inizio dell’era di Internet, ha fatto il suo ingresso in nuovi rami d’attività che consentiranno di sfruttare tutte le opportunità nel settore dello shipping. Con una lunga tradizione imprenditoriale familiare che nasce nel 1936, d’Amico rappresenta ottanta anni di storia di navigazione che hanno attraversato la storia del Paese e ne hanno accompagnano lo sviluppo economico. Attualmente, il Gruppo d’Amico è tra gli operatori leader nel segmento delle product tankers, navi idonee al trasporto di prodotti petroliferi raffinati, oli vegetali e chimici, e anche di quelle dry cargo. Il Gruppo gestisce circa 100 imbarcazioni, impiega 600 persone a terra e mille a bordo. La visione strategica internazionale si basa su programmi innovativi di sviluppo e sul valore delle persone. Una flotta tecnologicamente avanzata e compentenze specialistiche sono i requisiti necessari per mantenere la posizione di leadership del mercato.

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Cambiamento continuo

L’AS/400 di IBM è stato il primo sistema su cui Pietro Amorusi ha lavorato come supporto del sistema informativo gestionale e che ha inciso di più sulla sua formazione di CIO. «Una macchina meravigliosa, antica e futuristica al tempo stesso, simbolo del cambio di mindset dentro quelli che una volta si chiamavano CED. La tecnologia continua a cambiare il modo in cui facciamo business e, in particolare, le modalità con cui interagiamo con dipendenti e clienti» – spiega Amorusi. «Il cloud in tutte le sue declinazioni rappresenta una grande opportunità in termini di architettura e di risparmio dei costi. Sulla sicurezza non si discute. Abbiamo rafforzato le nostre capacità di comunicazione globali. Abbiamo lavorato anche su un articolato sistema di virtual presence in grado di far convergere computer, centralini, device mobili e sistemi di videoconferenza di tutto il Gruppo in un sistema completamente integrato di comunicazioni. Inoltre, siamo riusciti a consolidare tutti i nostri server in una unica piattaforma data center completamente virtuale a Dublino per le applicazioni business-critical e possiamo accedere in qualunque momento alla piattaforma cloud enterprise per rispondere alle esigenze dei nostri clienti in continuità».

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Interconnessione totale

Nell’era degli analytics, il business di un trasportatore come D’Amico è real-time per definizione e la lista di carico è già Big Data. «Negli ultimi dieci anni, ci sono stati notevoli sviluppi tecnologici. Concettualmente non è cambiato molto – afferma Amorusi – ma è tutto più veloce, più affidabile, più potente. I sistemi di virtualizzazione e le piattaforme mobili hanno segnato la vera differenza. Il concetto di “Everything as a Service” scompagina i sistemi aziendali e la proprietà delle tecnologie: dall’auto alle navi, tutto può essere noleggiato o erogato sotto forma di servizio. Inoltre, la disponibilità di informazioni e la capacità analitica incidono sulla governance e sulla capacità di decidere. C’è tanta tecnologia dentro e fuori le nostre navi, ma la vera innovazione – avverte Amorusi – è culturale e organizzativa, e prelude alla rivoluzione dell’interconnessione delle cose e delle persone. Contaminazione tecnologica, tradizione e orientamento verso strumenti fruiti, ma non posseduti, stanno caratterizzando le nostre scelte aziendali. E per una società di armatori, che si basa sul principio stesso di possesso di una flotta come strumento di business, questo cambiamento di paradigma è veramente “disruptive”. A livello di mercato, abbiamo bisogno di un’armonizzazione e semplificazione dell’eccesso di normative, che crea incertezza e ritardi nelle decisioni. E abbiamo anche bisogno di talenti formati sul nostro specifico business. L’Italia è circondata dal mare, ma fa finta di non vederlo».