Compuware – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 20 Nov 2019 14:10:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Compuware – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Compuware, più efficienza nello sviluppo applicativo per i mainframe https://www.datamanager.it/2019/11/compuware-piu-efficienza-nello-sviluppo-applicativo-per-i-mainframe/ Wed, 20 Nov 2019 14:10:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=193466 Aprire il mondo dei mainframe a nuove tecnologie e metodologie di sviluppo, facendone scaturire efficienza, qualità del codice e rapidità di rilascio in produzione: ecco la mission di Compuware Cosa serve a un’azienda per avere successo oggi, nell’economia digitale? Sicuramente poter fornire ai suoi clienti risposte più rapide, applicazioni di miglior qualità, prodotti e servizi […]

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Aprire il mondo dei mainframe a nuove tecnologie e metodologie di sviluppo, facendone scaturire efficienza, qualità del codice e rapidità di rilascio in produzione: ecco la mission di Compuware

Cosa serve a un’azienda per avere successo oggi, nell’economia digitale? Sicuramente poter fornire ai suoi clienti risposte più rapide, applicazioni di miglior qualità, prodotti e servizi più sicuri. Soprattutto se opera in ambito bancario e assicurativo: non è questione di piattaforme ma soprattutto di metodologia e di processi che, naturalmente, dovranno essere supportati da tool di sviluppo, di test e di reportistica efficienti. Immaginatevi i vantaggi che si possono ottenere abbattendo i tempi di sviluppo, di manutenzione e di test grazie all’adozione di strumenti moderni ed efficaci in ambiente mainframe, introducendo le metodologie Agile e DevOps insieme a tools che permettono ai team di sviluppo di dialogare e di sfruttare sinergie multiplatform per riuscirci.

La visione di Compuware, ci racconta Veronique Dufour-Thery, vicepresidente Sud Europa e Medio Oriente della società, è quella di avere un’offerta completa e condivisibile tra ambiente distribuito e ambiente mainframe, permettendo ai suoi clienti di ridurre i tempi di sviluppo, spostando così risorse IT verso una modernizzazione del codice e un suo miglioramento qualitativo. Non pensate che l’ambiente mainframe sia finito, ci avverte, perché ogni anno sono oltre 6 miliardi le linee di codice scritte in Cobol: permettere alle aziende di concentrarsi sulla qualità del codice che producono e non soltanto sulla manutenzione del vecchio codice porta innovazione e benefici immediati al business.

Fatti non parole, legati a quanto ottenuto da un grande banca inglese che attraverso le metodologie Agile e DevOps è stata in grado di identificare le funzionalità di cui i clienti avevano bisogno e di realizzarle in tempi brevi. Il risultato ottenuto grazie a Compuware è lì da valutare. Dufour-Thery, pur non potendo fare il nome della banca, ci spiega che grazie ai tool di Compuware gli sviluppatori hanno aumentato la loro produttività del 400%, producendo 36 story point per rilascio contro i precedenti 8 ma, soprattutto, hanno ridotto il tempo utilizzato per scrivere e controllare il codice durante ogni sprint da una media di 40 ore a 7 ore e accorciato i tempi di test di applicazioni critiche da 2 settimane a circa 5 minuti.

Ecco allora quali sono le chiavi che le aziende cercano per far crescere il loro business: una maggiore efficienza operativa, tempi ridotti per portare le proprie applicazioni sul mercato grazie a un ambiente di sviluppo efficiente, in grado di automatizzare i task più ripetitivi. Chi ha le sue applicazioni mission critical in ambiente mainframe potrà così far concentrare il suo team di sviluppo nella ricerca della maggior qualità possibile perché, continua la manager di Compuware, gli sviluppatori e i tester potranno raggruppare facilmente progetti, preferenze, configurazioni, working set e condividerli con gli altri colleghi e team.

Una condivisione che dà accesso a importanti conoscenze che possono essere usate per dare il via rapidamente ad attività quali la modifica di dati, il debug di programmi o l’esecuzione di unit test, mettendo a disposizione di tutti le best practice affinate dagli sviluppatori più esperti. Così, la condivisione delle conoscenze consente agli sviluppatori di diventare più produttivi in breve tempo, eliminando il lavoro superfluo. Ecco allora, conclude Veronique Dufour-Thery, che mentre tutti parlano di modernizzazione, innovazione e dei vantaggi del cloud computing, in Compuware ci preoccupiamo di rivitalizzare la mole immensa di linee di codice – che costituiscono la base delle applicazioni critiche che mandano avanti il mondo finanziario, assicurativo e bancario – permettendo un aumento di produttività e di qualità nel mondo mainframe.

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Quali sono i principali trend per il 2019? https://www.datamanager.it/2018/12/quali-sono-i-principali-trend-per-il-2019/ Tue, 25 Dec 2018 14:00:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=181610 A cura di Veronique Dufour-Thery – Vice President Sud Europa e Medio Oriente di Compuware Panoramica Man mano che il mondo diventa più incentrato sul software, le aziende che non considerano prioritarie delle pratiche di sviluppo software in grado di accelerare il business nell’era digitale correranno il rischio di smettere di crescere ed essere competitive. […]

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A cura di Veronique Dufour-Thery – Vice President Sud Europa e Medio Oriente di Compuware

Panoramica

Man mano che il mondo diventa più incentrato sul software, le aziende che non considerano prioritarie delle pratiche di sviluppo software in grado di accelerare il business nell’era digitale correranno il rischio di smettere di crescere ed essere competitive. La vera sfida non si gioca più tra le grandi aziende e quelle di piccole dimensioni, ma tra le imprese in grado di agire velocemente e quelle che invece sono lente nel cogliere la trasformazione in atto.  Tant’è che le aziende grandi e ben consolidate che hanno dominato nel loro mercato per decenni si ritrovano oggi a competere con piccoli e agili operatori digitali. Tenendo presente questo contesto di mercato, Compuware ha evidenziato alcune tendenze chiave del 2019.

La trasformazione digitale continuerà, ma essere preparati per Agile e DevOps sul mainframe è fondamentale

Mentre alcune aziende hanno adottato Agile e DevOps applicato agli ambienti mainframe, molti stanno ancora cercando di capire cosa siano DevOps e Agile da un punto di vista pratico. Ovunque si trovino nel loro percorso DevOps del mainframe, la preparazione è fondamentale per progredire alla fase successiva. La formazione interna a più livelli all’interno di un’organizzazione è fondamentale: dagli sviluppatori con le pratiche di sviluppo software ed i nuovi tool alle figure executive o di middle – manager, è fondamentale strutturare e gestire un approccio Agile all’interno di tutta l’organizzazione.

I team IT diventeranno più orientati al prodotto

Jeff Bezos di Amazon una volta disse: “I clienti sono sempre meravigliosamente insoddisfatti anche quando riferiscono di essere felici e gli affari vanno alla grande.” In altre parole, i clienti vogliono sempre qualcosa di più e / o di diverso anche se non sono pienamente consapevoli di volerlo. Pertanto, le aziende non devono solo essere ossessionate dai clienti, ma devono continuamente ideare e trasformare idee di valore in risultati in grado di rispondere chiaramente a nuove esigenze e problemi dei clienti.

Ciò richiede che i team IT adottino una mentalità di prodotto anziché una mentalità progettuale. Concentrandosi sul prodotto, i team possono godere della libertà e della responsabilità di comprendere le esigenze e i desideri dell’utente finale in modo da poter ricercare e trasformare le idee in prodotti che li differenzino in maniera significativa e competitiva. Il meraviglioso risultato di un approccio orientato al prodotto, oltre a consentire rilasci frequenti, a un tasso sostenibile, rappresenta una fucina di idee sorprendenti su cui i team aziendali e l’IT possono lavorare insieme definendo delle priorità.

Le aziende avranno bisogno di misurare la trasformazione digitale per farla progredire

Avere idee è positivo, ma c’è bisogno anche della giusta cultura e dei processi per portare queste idee sul mercato in modo efficiente. Molto è stato detto e scritto sulle pratiche Agile e DevOps. Tuttavia, nel lavoro quotidiano, molte imprese devono mostrare i progressi che stanno facendo nel produrre risultati di maggiore qualità, più velocemente.

Come dice il vecchio proverbio, “non è possibile migliorare ciò che non si misura”. È doveroso per le aziende monitorare e misurare i KPI chiave per migliorare l’efficienza, la qualità e la velocità di sviluppo del mainframe. Attraverso questi indicatori, è possibile quantificare con precisione dove sono i risultati buoni e là dove c’è bisogno di migliorare. Misure come il tempo medio di risoluzione (MTTR), la copertura del codice e il numero di difetti trovati durante il test rispetto a quelli in produzione possono fornire un’istantanea sull’efficienza degli sviluppatori e sulle metriche di qualità. Il machine learning può essere sfruttato per monitorare e analizzare continuamente i modelli di comportamento che consentono ai team di migliorare costantemente sui parametri essenziali. Le aziende che sfruttano strategicamente i loro dati per affrontare i vincoli di sviluppo e di rilascio delle applicazioni riusciranno ad accelerare la loro trasformazione digitale nel 2019.

Le aziende adotteranno più automazione

Le aziende stanno perdendo competenze sullo sviluppo vitale del mainframe e sulla parte operativa. L’automazione dei processi all’interno del ciclo di sviluppo del software aiuta a mitigare gli effetti di quella conoscenza perduta. Prendiamo ad esempio il test del mainframe: è essenziale per aiutare a trovare in anticipo eventuali bug nel ciclo di vita dello sviluppo. Tuttavia, i collaudi unitari e funzionali nell’ambiente mainframe sono tradizionalmente manuali, richiedono tempo agli sviluppatori esperti e sono proibitivi per gli sviluppatori inesperti, tanto che spesso non vengono proprio fatti.

Con i test automatizzati, tuttavia, gli sviluppatori sono in grado di attivare automaticamente i test, identificare i trend di qualità del codice mainframe, condividere le risorse di test, creare test ripetibili e applicarne i criteri. Quando questi processi sono automatizzati, gli sviluppatori possono apportare con sicurezza modifiche al codice esistente sapendo di poter testare le modifiche in modo incrementale e correggere immediatamente eventuali problemi.

La delivery di un sistema mainframe più efficiente e di qualità superiore rimane una priorità

Le aziende vogliono sfruttare gli investimenti in persone, set di strumenti e tecnologia per supportare la delivery di un sistema mainframe. Il punto centrale di questo sforzo è la creazione di una catena di strumenti DevOps aperta, cross-platform e mainframe-inclusive che consenta agli sviluppatori di tutti i livelli di abilità di eseguire e migliorare i processi necessari per supportare ogni fase del ciclo di vita DevOps. Le API (Application Program Interface) rendono questa architettura di delivery aperta ancora più estensibile, consentendo agli utenti di sfruttare gli investimenti di automazione della delivery, riducendo i rischi e i tempi e aumentando l’efficienza e la velocità durante l’intero ciclo di vita.

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Conclusioni

Il 2019 vedrà le aziende progredire nei loro sforzi di trasformazione digitale, consentendo agli sviluppatori di essere più focalizzati sul prodotto e meno focalizzati sul progetto, rendendo lo sviluppo più consapevole e diretto. I KPI diventeranno fondamentali nel mantenere gli sforzi di trasformazione digitale sulla via giusta. Man mano che la fuga di cervelli continua all’interno delle divisioni di sviluppo mainframe, l’automazione diventerà fondamentale per aiutare i nuovi sviluppatori mainframe ad avere successo rendendo i processi vitali meno inclini all’errore e meno dispendiosi in termini di tempo.

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Compuware e SonarSource unificano il DevOps multipiattaforma con metriche di copertura del codice COBOL integrate https://www.datamanager.it/2018/01/compuware-sonarsource-unificano-devops-multipiattaforma-metriche-copertura-del-codice-cobol-integrate/ Mon, 15 Jan 2018 11:42:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138923 L’inclusione del mainframe nella qualità continua del codice accelera l’agilità digitale, eliminando contemporaneamente i rischi del ricambio generazionale nella gestione della piattaforma Compuware e SonarSource hanno annunciato delle nuove integrazioni che consentono ai team DevOps aziendali di monitorare e convalidare accuratamente la copertura dei test delle applicazioni COBOL con la stessa facilità e utilizzando gli […]

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L’inclusione del mainframe nella qualità continua del codice accelera l’agilità digitale, eliminando contemporaneamente i rischi del ricambio generazionale nella gestione della piattaforma

Compuware e SonarSource hanno annunciato delle nuove integrazioni che consentono ai team DevOps aziendali di monitorare e convalidare accuratamente la copertura dei test delle applicazioni COBOL con la stessa facilità e utilizzando gli stessi processi adottati per Java o altra tipologia di codice diffuso.

Questa capacità di automatizzare il rilevamento della copertura del codice attraverso le diverse piattaforme è un altro esempio di come Compuware stia consentendo agli IT aziendali di applicare le stesse e comprovate discipline Agile, DevOps e Continuous Integration/Continuous Delivery (CI/CD) sia ai sistemi principali di archiviazione che ai sistemi di ingaggio.

Le metriche di copertura del codice forniscono informazioni sul grado di esecuzione del codice sorgente durante il test, ovvero, quali linee di codice sono state o non sono state eseguite e quale percentuale di un’applicazione è stata o non è stata testata. Queste misurazioni consentono ai team IT di comprendere la portata e l’efficacia dei test prima che il codice venga messo in produzione.

Le nuove integrazioni inseriscono automaticamente i risultati di copertura del codice acquisiti da Compuware Topaz for Total Test in SonarSource SonarQube, una soluzione per la qualità continua del codice utilizzata da più di 900 imprese innovative digitali, fornendo ai team DevOps una visione accurata e unificata delle metriche della qualità e dei progressi su tutte le piattaforme.

La gestione continua della qualità del codice su tutte le piattaforme è di straordinario valore per le grandi imprese, poiché la loro capacità di portare nuovi prodotti digitali sul mercato è spesso subordinata all’aggiornamento simultaneo del codice sia sui sistemi mainframe di back-end che sui sistemi di ingaggio front-end mobile e web.

Più specificamente, l’integrazione tra Topaz for Total Test e SonarQube ora consente ai team DevOps di:

• Ottenere informazioni sulla copertura del codice da rilasciare per tutte le componenti di un’applicazione e su tutte le piattaforme

• Migliorare il rigore della governance digitale con una forte applicazione delle policy di QA del mainframe per errori di codifica, perdita di dati, vulnerabilità delle credenziali e altro

• Accorciare i cicli di feedback per accelerare il time-to-benefit e ridurre più rapidamente i problemi nelle competenze COBOL e i rallentamenti nei processi DevOps del mainframe.

Topaz for Total Test acquisisce le metriche di copertura del codice direttamente dal codice sorgente stesso, piuttosto che da un file di listing, come nel caso di molti strumenti mainframe obsoleti. Questa acquisizione diretta è più accurata ed elimina la necessità per il personale di test e sviluppo di comprendere le idiosincrasie su come i file di listing mappino il codice sorgente effettivo.

“La copertura del codice è una parte così integrante della gestione continua della qualità del codice che i professionisti DevOps di oggi la danno quasi per scontata”, ha dichiarato Jason Bloomberg, presidente della società di analisi della trasformazione digitale agile Intellyx. “Sul mainframe, tuttavia, la copertura del codice è sempre stata una sfida difficile. Con l’annuncio di oggi, Compuware e SonarSource portano la copertura del codice mainframe nell’era DevOps, integrando ulteriormente il mainframe”.

“Il fatto che Compuware continui a sviluppare una toolchain DevOps per COBOL completa è ottimo. L’aggiunta della copertura del codice è un risultato importante e sono molto contento che stia succedendo”, ha dichiarato Olivier Gaudin, CEO di SonarSource. “La nostra partnership con Compuware migliora notevolmente la possibilità per le grandi aziende di portare i propri mainframe nei loro processi DevOps multipiattaforma, mantenendo rigorosamente la qualità delle loro applicazioni aziendali principali”.

Compuware ha anche semplificato la configurazione e l’uso di Xpediter Code Coverage, rendendo sia per gli esperti di COBOL che per i principianti molto più semplice comprendere l’efficacia dei loro test. Quando si eseguono test automatici e si fa il debug del codice tramite l’interfaccia intuitiva Eclipse di Topaz, il codice coperto e scoperto viene evidenziato in modo che gli sviluppatori possano individuare rapidamente le aree che richiedono attenzione, proprio come succede con Java.

L’annuncio di oggi fornisce ulteriori conferme sulla strategia di Compuware di integrare il mainframe, fornendo un ambiente di sviluppo mainframe familiare e intuitivo -integrato con strumenti DevOps all’avanguardia- per gli sviluppatori da poco impegnati nella gestione delle applicazioni mainframe. Per il tredicesimo trimestre consecutivo Compuware offre infatti un’innovazione significativa in vista di questa modernizzazione.

“I nostri clienti gestiscono le loro attività sul mainframe, quindi le loro comprovate applicazioni COBOL sono di straordinaria importanza e valore per loro”, ha affermato Chris O’Malley, CEO di Compuware. “Ecco perché supportiamo i nostri clienti offrendo continuamente loro le nuove soluzioni di cui hanno bisogno per raggiungere gli ambiziosi obiettivi per la trasformazione digitale, proprio come dovrebbe fare un vero partner di software mainframe”.

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Compuware introduce l’accesso cloud per lo sviluppo del mainframe https://www.datamanager.it/2017/10/compuware-introduce-laccesso-cloud-lo-sviluppo-del-mainframe/ Tue, 17 Oct 2017 14:56:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133077 Topaz su AWS Cloud è la prima soluzione disponibile nel settore che consente alle aziende di modernizzare e rendere più semplice e veloce la gestione del linguaggio COBOL Compuware ha presentato Topaz, la soluzione flagship per Agile/DevOps per mainframe, disponibile in cloud su Amazon Web Services (AWS). Con questo lancio, nasce il primo accesso cloud […]

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Topaz su AWS Cloud è la prima soluzione disponibile nel settore che consente alle aziende di modernizzare e rendere più semplice e veloce la gestione del linguaggio COBOL

Compuware ha presentato Topaz, la soluzione flagship per Agile/DevOps per mainframe, disponibile in cloud su Amazon Web Services (AWS). Con questo lancio, nasce il primo accesso cloud per lo sviluppo del mainframe del settore, che permetterà alle aziende di sfruttare strumenti più agili per il linguaggio COBOL e altri codici di base.

Attraverso Topaz su AWS, che sfrutta la tecnologia AppStream di AWS, le aziende possono fornire ai propri team di sviluppo, di test e alle operation un accesso in cloud immediato e sicuro all’intera gamma di soluzioni Agile/DevOps per mainframe di Compuware. AWS AppStream è un servizio di applicazioni sicuro e gestito completamente in streaming, che consente agli utenti di attivare applicazioni desktop da AWS su qualsiasi dispositivo che disponga di un browser Web.

Gli utenti avranno da oggi la possibilità di attivare Topaz on-premise o in cloud AWS. L’attivazione cloud di Topaz offre molti vantaggi, tra cui un’implementazione notevolmente più veloce, una gestione più semplice, un ambiente di sviluppo virtuale integrato (IDE), maggiore capacità di adattamento e un accesso immediato agli aggiornamenti software per gli sviluppatori. Quest’ultima caratteristica è particolarmente importante dal momento che, a differenza dei tradizionali fornitori di soluzioni per mainframe, Compuware offre ai propri clienti nuove funzionalità innovative ogni 90 giorni.

Il menu di configurazione intuitivo e semplificato di Compuware sfrutta l’esperienza di AWS e rende più facile agli amministratori IT configurare in modo rapido una connessione sicura tra Topaz su AWS e il proprio ambiente mainframe, oltre a un’integrazione con le esistenti piattaforme Enterprise DevOps che possono essere sia on-premise, in cloud o entrambe.

Le grandi aziende stanno incontrando diverse difficoltà nel portare l’approccio Agile e DevOps all’interno dei propri sistemi di archiviazione, scritti in COBOL e in altri codici in esecuzione su sistemi mainframe IBM Z. Questa trasformazione del mainframe è essenziale, poiché la possibilità di competere con le aziende che per prime hanno adottato sistemi digitali dipende in gran parte dalla capacità di adattare continuamente i propri sistemi back-end alla realtà del mercato in continua evoluzione.

Compuware è la sola ad offrire questo tipo di trasformazione del mainframe, con soluzioni innovative che facilitano l’esecuzione di Agile e DevOps, supportando allo stesso tempo l’integrazione completa su mainframe con la varietà di soluzioni multi-piattaforma DevOps presenti nelle aziende.

Con l’introduzione di Topaz su AWS, i team DevOps mainframe possono ora sfruttare la potenza del cloud per:

  • Modificare, testare ed eseguire il debugging di COBOL, PL/I, Assembler ed altri codici mainframe tramite un ambiente integrato di sviluppo (IDE) virtuale basato su Eclipse
  • Visualizzare logiche di applicazione complesse e/o non documentate e le relazioni tra dati
  • Gestire il codice sorgente e promuovere gli artifact attraverso il ciclo di vita DevOps
  • Eseguire attività comuni come la sottomissione, la revisione, la stampa e la pulizia di job
  • Utilizzare un singolo editor di dati per scoprire, visualizzare, modificare, confrontare e proteggere i file e i dati su mainframe

Come conseguenza, i team aziendali che lavorano su mainframe potranno liberarsi dalla difficoltà e rigidità degli strumenti mainframe tradizionali, che sono diventati uno dei principali ostacoli all’agilità aziendale.

“La modernizzazione delle applicazioni mainframe è una trasformazione fondamentale per le aziende che competono in un mondo digitale. Il processo inizia con l’integrazione del mainframe su linee di distribuzione continue, ma significa anche modernizzare l’ambiente di sviluppo per assicurare agli sviluppatori la scalabilità e l’agilità necessarie in un mercato che evolve rapidamente”, ha commentato Charles Araujo, Principal Analyst con Intellyx. “Con Topaz su AWS, Compuware offre alle imprese tutti i vantaggi del proprio framework di sviluppo intuitivo e innovativo e lo combina con la scalabilità, la flessibilità e la facilità di amministrazione di Amazon Web Services. Si tratta sicuramente di una combinazione vincente”.

Le soluzioni Compuware possono risolvere anche il problema della disponibilità di personale esperto di sviluppo in ambiente mainframe e di competenze adeguate all’interno dello staff delle operation. Dal momento che le nuove generazioni di professionisti IT non dispongono di una vasta esperienza di mainframe e linguaggio COBOL Compuware fornisce loro nuovi strumenti per gestire in modo semplice ed efficace i processi legati al mainframe.

Compuware ha inoltre annunciato oggi la partnership con CloudBees per ottimizzare Mainframe DevOps e facilitare la trasformazione digitale su tutte le piattaforme.

“Le grandi imprese non possono sopravvivere accettando passivamente lo status quo del mainframe”, ha dichiarato Chris O’Malley, CEO di Compuware. “Sfruttando il cloud per portare Agile e DevOps nel cuore delle loro applicazioni COBOL, le grandi imprese possono adattare il mainframe più rapidamente e facilmente e continuare a trarre vantaggio dal sistema di archiviazione più potente, sicuro, conveniente e adattabile ancora oggi disponibile sul mercato, con cui gestire applicazioni, database ad alte prestazioni e l’elaborazione di transazioni finanziarie”.

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A piccoli passi verso il GDPR https://www.datamanager.it/2017/03/piccoli-passi-verso-gdpr/ Tue, 07 Mar 2017 15:59:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120576 A cura di Veronique Dufour-Thery, Vice President Sud Europa e Medio Oriente di Compuware Con l’avvicinarsi della sua entrata in vigore, appare sempre più evidente che il nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati personali pone sfide consistenti, perché si applicherà alle aziende di qualunque dimensione e comparto economico, e non solo a quelle residenti […]

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A cura di Veronique Dufour-Thery, Vice President Sud Europa e Medio Oriente di Compuware

Con l’avvicinarsi della sua entrata in vigore, appare sempre più evidente che il nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati personali pone sfide consistenti, perché si applicherà alle aziende di qualunque dimensione e comparto economico, e non solo a quelle residenti all’interno dell’Unione, ma a chi per qualsiasi ragione tratta o gestisce i dati riferiti ai cittadini europei. Il fatto che i rischi di incorrere in multe possano raggiungere 20 milioni di euro o una cifra pari al 4% del fatturato globale dell’azienda rappresenta una spinta ulteriore verso la compliance.

Purtroppo però rispettare il GDPR non sarà facile e le aziende confermano di avere molti dubbi soprattutto sugli aspetti che riguardano la governance dei dati. Secondo l’osservatorio Security & Privacy promosso dal Politecnico di Milano quasi la metà delle organizzazioni in Italia non conosce o non ha ancora affrontato le implicazioni del GDPR. Anche la ricerca promossa da Compuware conferma la mancanza di una preparazione adeguata: nonostante il rischio di non rispettare il regolamento, il 64% delle imprese in Italia non ha ancora adottato un piano globale che gli consenta di reagire all’impatto del GDPR.

Molte aziende vedono la scadenza di maggio 2018 come un noioso adempimento burocratico che va ad aggiungersi ai tanti già esistenti; l’opinione comune è che il GDPR sia materia pressoché esclusiva di avvocati e responsabili degli uffici legali, ignorando però le ripercussioni importanti che il regolamento ha per l’area Sistemi Informativi e i rapporti con i fornitori di servizi di outsourcing delle tecnologie IT.

A loro favore bisogna ammettere che la realtà è veramente complessa; le aziende dovranno infatti tenere traccia di tutte le istanze dei dati dei clienti, ottenere il consenso degli interessati per utilizzare i loro dati e documentare le misure in atto per gestire tale processo ai fini degli audit.

Le criticità da questo punto di vista sono molte e legate a un quantità di dati da registrare, all’evoluzione continua delle infrastrutture in ottica Agile e DevOps, all’impatto del mobile e delle nuove tecnologie digitali e all’utilizzo dell’outsourcing per accelerare la delivery; aspetti che tutti insieme aggiungono una complessità ancora maggiore allo scenario, rendendo sempre più difficile tenere traccia dei dati del cliente, proprio in un momento in cui il controllo non è mai stato più importante. Da questo punto di vista credo siano tre gli aspetti sui quali è necessario soffermarsi: la visibilità, il controllo e il consenso.

  1. LA VISIBILITA’ DEI DATI E L’UTILIZZO DELLE ANALITICHE

Le analitiche dei dati si stanno evolvendo rapidamente e mai come oggi svolgono un ruolo importante per le aziende. Negli ultimi anni, le aziende hanno raccolto un numero di informazioni sempre maggiore per ottenere una visibilità e comprensione migliore dei propri clienti. Nove organizzazioni su dieci ritengono, infatti, che i dati sui clienti siano fondamentali per il proprio business e che sarebbe controproducente interrompere la raccolta. Il vero problema è che questi dati spesso sono condivisi e spostati tra più sistemi durante il processo di analisi, elevando il rischio di compromissione.

In questo contesto, la soluzione per molte grandi aziende è a portata di mano, perché la maggior parte dei loro dati sui clienti risiede su mainframe, una piattaforma altamente sicura, scalabile e affidabile, che consente di ovviare ai rischi di compromissione rispetto al trasferimento dei dati nel cloud di terze parti o in altri server interni.

  1. IL CONTROLLO SUI DATI

La complessità ha invaso i sistemi informatici a seguito della trasformazione digitale. Una delle principali sfide del GDPR è il diritto all’oblio, che obbliga le organizzazioni a eliminare i dati di un cliente su richiesta.

Il vero problema è che per eliminare i dati, bisogna prima identificarli, e la cosa è più facile a dirsi che a farsi nel complesso labirinto di database che l’ecosistema digitale comporta. Un CIO su tre dichiara di non poter garantire di recuperare ogni copia dei dati di un cliente; per non parlare di eliminare il tutto.

Anche in questo caso, il mainframe viene in aiuto, perché per molte organizzazioni agisce come un repository centrale per i dati, quindi il controllo in teoria dovrebbe essere facilitato, dato che tutto resta nello stesso posto. Purtroppo però in molti gruppi di lavoro IT manca l’esperienza mainframe e, di conseguenza, identificare ed estrarre le informazioni rimane comunque difficile. Inoltre, un’informazione del cliente può essere stata replicata su più database, e quindi trovare tutte le istanze diventa un’ulteriore sfida. L’unico modo per superarla è fornire ai team IT strumenti intuitivi per visualizzare le relazioni tra gli insiemi di dati sul mainframe, in modo che possano facilmente estrarre tutto quello che riguarda un cliente ed eliminarlo, anche senza competenze specifiche.

  1. L’AUTORIZZAZIONE ALL’UTILIZZO DEI DATI

Terzo punto critico del nuovo regolamento europeo è la necessità di ottenere il consenso esplicito da parte dei clienti prima di utilizzare i loro dati per scopi differenti da quelli per cui sono stati raccolti. Molte organizzazioni, ad esempio, utilizzano i dati dei clienti per testare le applicazioni, ed essere sicuri che i servizi digitali lavoreranno correttamente una volta lanciati. Tuttavia, come dimostrano i dati Compuware, anche se il 96% delle aziende in Italia utilizza i dati reali dei clienti per i test delle applicazioni durante lo sviluppo del software, solo il 32% ei CIO chiede il consenso esplicito del cliente per questa tipologia di utilizzo. La maggior parte delle aziende quindi non rispetta questa parte della normativa e, aspetto ancora più preoccupante, molte di esse affidano lo sviluppo applicativo in outsourcing condividendo i dati dei clienti con terze parti, elemento ancora più in contrasto con la normativa.

Dover chiedere ai clienti il consenso esplicito per ogni caso d’uso dei dati può sembrare non realistico, complesso a livello gestionale e fastidioso per i clienti, che si vedono rivolgere più volte una domanda quasi identica, quando oggi basta chiedere loro un consenso ampio che copre una vasta gamma di attività possibili. Questa tipologia di consenso però non sarà più accettabile quando il GDPR entrerà in vigore.

Sul fronte IT, qualcosa sta accadendo:  di poche settimane fa la notizia che i principali cloud provider europei hanno scelto di aderire al codice di condotta promosso dal CISPE (Cloud Infrastructure Services Provider in Europe) in preparazione al GDPR. I fornitori di cloud che aderiscono al Codice dovranno dare ai clienti la possibilità di memorizzare ed elaborare i loro dati interamente all’interno dello Spazio economico europeo e si impegnano a non accedere o utilizzare i dati dei clienti per i propri scopi.

Si tratta di piccoli passi nella direzione corretta ma, per i clienti, i processi che ricederanno un ripensamento sono molti. Per rispettare la normativa, le aziende dovranno necessariamente migliorare la governance dei dati su tutte le piattaforme, compreso il mainframe, dove ancora oggi, per le aziende che lo utilizzano, risiede la maggior parte dei dati dei clienti.

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Nuovo regolamento UE sulla privacy: più di due terzi delle aziende in Europa non lo rispettano https://www.datamanager.it/2016/09/regolamento-ue-sulla-privacy-piu-due-terzi-delle-aziende-europa-non-lo-rispettano/ Thu, 15 Sep 2016 10:58:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=108749 Una ricerca Compuware condotta in Europa rivela lo stato di inadeguatezza delle aziende al nuovo regolamento UE sulla protezione dei dati Compuware Corporation presenta una nuova ricerca che rivela come molte aziende in Europa e negli Stati Uniti non siano adeguatamente preparate sul Regolamento Generale UE sulla protezione dei dati (GDPR) recentemente approvato, e rischino di […]

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Una ricerca Compuware condotta in Europa rivela lo stato di inadeguatezza delle aziende al nuovo regolamento UE sulla protezione dei dati

Compuware Corporation presenta una nuova ricerca che rivela come molte aziende in Europa e negli Stati Uniti non siano adeguatamente preparate sul Regolamento Generale UE sulla protezione dei dati (GDPR) recentemente approvato, e rischino di incorrere nelle sanzioni dovute all’errato utilizzo e controllo dei dati personali. La ricerca ha mostrato che:

  • Più della metà (55%) delle aziende in Europa, addirittura l’80% degli italiani, dichiara di essere preparata sul GDPR e su cosa esso comporti nella gestione delle informazioni dei clienti, ma le risposte a domande specifiche evidenziano una situazione decisamente più complessa.
  • Nonostante il rischio di non rispettare il regolamento, il 64% delle imprese in Italia (68% in Europa) non ha ancora adottato un piano globale che gli contenta di reagire all’impatto del GDPR.

Secondo gli intervistati, i fattori principali che rendono difficile la compliance al GDPR sono la crescente complessità dell’IT, indicata dal 63% degli intervistati, l’agilità e la proliferazione delle nuove applicazioni abilitata dai DevOps, la raccolta continua di un numero sempre maggiore di applicazioni e l’outsourcing IT. Un ulteriore 53% ha dichiarato che la protezione e la gestione del consenso dei clienti rispetto all’utilizzo dei propri dati rappresenta un altro ostacolo consistente.

“Diritto all’oblio”: difficile rispettarlo 

La ricerca mostra come le aziende fatichino nel controllare i dati in loro possesso e come tutto questo renda ancor più difficile rispettare il ‘Diritto all’oblio’ sancito dal GDPR. In particolare:

  • Il 68% degli intervistati in Europa, il 56% in Italia, ritiene che la complessità dei servizi IT moderni non permetta di definire sempre l’esatta ubicazione dei dati dei clienti
  • Oltre la metà (53%) degli intervistati dichiara che è particolarmente difficile sapere dove risiedono tutti i dati di test. In Italia, dichiara di non riuscire a farlo solo un intervistato su quattro, mostrando ancora una volta una fiducia maggiore rispetto agli altri Paesi sulla possibilità di rispettare il GDPR e, in particolare, il diritto all’oblio. Anche se oltre la metà (51%) dei CIO in Europa (76% in Italia) si dice in grado di individuare tutti i dati personali di un individuo in modo rapido, rimane comunque quasi un terzo dei CIO (30% in Europa, 20% in Italia) che ammette di non poterlo fare.
  • Gli intervistati ritengono che l’utilizzo dell’outsourcing (81% Europa, 88% Italia) e la tecnologia mobile (63% Europa, 60% Italia) rendano oggi sempre più difficile tenere traccia di dove risiedono i dati dei clienti.
  • il 45% degli intervistati in Europa (36% in Italia) lamenta che l’azienda prederebbe molto tempo e risorse se dovesse rispondere alla richiesta di mostrare a un soggetto tutti i dati su di lui che sono in possesso dell’organizzazione su tutti i suoi sistemi.
  • Poco più della metà delle aziende in Europa (52%) è in grado di rimuovere tutti i dati in modo efficiente in caso venga esercitato il diritto individuale all’oblio. Le aziende italiane sembrano essere sempre più virtuose, con l’80% delle imprese che dichiarano di essere in grado di farlo. Globalmente, gli italiani intervistati pensano di essere in grado di rispettare il diritto all’oblio ma quando gli viene chiesto se hanno considerato anche i dati dei test si scopre che non li avevano inclusi in questo contesto o che credono comunque di essere conformi anche nell’area del testing, cosa che in realtà non è.

“Per rispettare il GDPR, le aziende devono rendere ancora più rigoroso il controllo di dove risiedono i dati dei clienti”, afferma Elizabeth Maxwell, PC.dp, e Direttore Tecnico, EMEA, di Compuware. “Se non hanno ben presente dove ogni copia dei dati del cliente si trova in tutti i loro sistemi, le aziende rischiano di perdere molto tempo e risorse nel condurre manualmente le ricerche per recuperare i dati di chi esercita il proprio ‘diritto all’oblio.’ E anche così, non è detto che riescano a identificare ogni copia, restando a rischio di non conformità! La nostra ricerca ha mostrato anche che le aziende italiane sottovalutano le implicazioni del GDPR e si affidano fortemente al consenso espresso attraverso gli accordi NDA stipulati con lo staff e con gli outsourcer, ma utilizzando i dati personali durante i test corrono un grosso rischio che, in base al nuovo regolamento, comporta multe salate sia per l’azienda sia per l’outsourcer”.

Testare i confini del consenso

La ricerca ha rilevato che il 96% delle aziende in Italia (86% in Europa) utilizza i dati reali dei clienti per i test delle applicazioni durante lo sviluppo del software, ma solo un intervistato su cinque (32% in Italia) chiede il consenso esplicito del cliente per questa tipologia di utilizzo; la maggior parte delle aziende quindi non rispetta questa parte della normativa contenuta nel GDPR.
Ancor più allarmante, il 58% (43% in Europa) di coloro che effettuano i test delle applicazioni con dati reali mettono ulteriormente a rischio la privacy dei clienti perché non sono in grado di garantire il mascheramento dei dati prima dell’utilizzo.

“Utilizzare i dati dei clienti per testare le applicazioni è una pratica comune, ma non ci sono motivi reali o scuse per non renderli anonimi prima”, aggiunge Elizabeth Maxwell. “Le aziende che non riescono a mascherare i dati prima dell’utilizzo nei test delle applicazioni potrebbero presto incorrere in multe salate per non aver rispettato la regolamentazione UE. Oltre a essere importante per proteggere la privacy dei clienti, rendere anonimi i dati di test elimina la necessità di ottenere il consenso esplicito all’utilizzo da parte dei clienti, cosa che oltre la metà dei CIO italiani (52%) identifica come uno dei maggiori ostacoli alla compliance al GDPR”.

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Istituti finanziari: in bilico tra innovazione ed eccellenza https://www.datamanager.it/2016/03/istituti-finanziari-bilico-innovazione-ed-eccellenza/ Wed, 23 Mar 2016 17:00:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97473 A cura di Christopher O’Malley, CEO di Compuware I comportamenti dei consumatori sono stati rivoluzionati dal rapido avanzamento della tecnologia e gli istituti finanziari si sono rapidamente trasformati per tenere il passo con questa evoluzione. Dall’internet banking ai pagamenti tramite mobile, i modi in cui vengono forniti e usufruiti i servizi bancari guidano l’innovazione digitale. Secondo […]

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A cura di Christopher O’Malley, CEO di Compuware

I comportamenti dei consumatori sono stati rivoluzionati dal rapido avanzamento della tecnologia e gli istituti finanziari si sono rapidamente trasformati per tenere il passo con questa evoluzione. Dall’internet banking ai pagamenti tramite mobile, i modi in cui vengono forniti e usufruiti i servizi bancari guidano l’innovazione digitale. Secondo KPMG, il mobile è già il canale bancario principale per la maggior parte delle banche dal punto di vista del volume delle transazioni e “il mobile banking si è evoluto da un semplice approccio reattivo, con servizi basati su SMS, verso offerte personalizzate di fascia alta, come i dispositivi wearable e le app biometriche”. Come si traduce questo profondo cambiamento nell’infrastruttura IT, è possibile conciliare l’agilità che oggi il mercato richiede con la sicurezza e l’affidabilità?

Le promesse delle architetture distribuite

La velocità con la quale le banche sono cambiate è impressionante, soprattutto se si considera l’età che hanno queste istituzioni: dalle prime banche sorte nel XV secolo per garantire prestiti a tassi ragionevoli, fino ai grandi istituti centrali fondati nell’800’.Uno dei motivi per cui sono sopravvissute nel tempo è proprio la loro capacità di adattarsi e innovare e – non meno importante – aver saputo dare prova di essere stabili, affidabili e sicure.

Da un tempo decisamente meno lungo, ma significativo (circa cinquanta anni) il mainframe è al centro dei sistemi IT degli istituti finanziari; un recente sondaggio ha rivelato che la maggior parte dei CIO (89%) ancora oggi ritiene che il mainframe rappresenterà una risorsa fondamentale per le banche nei prossimi dieci anni.

Nonostante i responsabili IT percepiscano il valore e i vantaggi di questa piattaforma, quando si considerano gli investimenti futuri, i mainframe finiscono spesso in fondo dalla loro lista delle priorità, lasciando il posto ad alternative più “moderne” e attraenti, tra le quali le architetture distribuite.
La saggezza popolare suggerisce di abbandonare il mainframe e migrare tutti i processi verso un ambiente cloud ibrido che combina la capacità delle infrastrutture server dei propri data center con i servizi cloud on-demand forniti dal provider, perché solo questo passaggio renderà gli istituti più agili e a prova di futuro.

Tutto questo, a mio avviso, rischia però di tradursi in un “falso risparmio” per le istituzioni finanziarie.

Le economie degli ambienti ibridi e mainframe

Un esame rigoroso dell’economia e delle prestazioni dell’IT porta, infatti, a conclusioni molto diverse.
Certo, un ambiente IT ibrido è ottimale per molte organizzazioni, ma, in particolare in ambito bancario, le due piattaforme fondamentali rimangono il mainframe e il cloud. Gli ambienti distribuiti, infatti, spesso si rivelano troppo costosi e finiscono per rappresentare un ostacolo significativo per l’agilità del business.

I costi associati alla realizzazione e gestione delle architetture distribuite, in particolare nel mondo del banking,  tendono a crescere come una spirale: lo dimostra lo studio condotto recentemente da Rubin Worldwide, che ha messo a confronto una banca la cui infrastruttura era pesantemente basata su mainframe con una che si affidava a  commodity-server arrivando alla conclusione  che, nel corso del tempo, la prima aveva raggiunto notevoli vantaggi in termini di costi e prestazioni rispetto alla seconda.
Tutto questo avviene perché i flussi del computing moderno aumentano esponenzialmente, spinti in buona parte dalle transazioni mobile, e la riduzione dei costi dei server commodity non è in grado di tenere il passo con la crescita del mobile.

Qualsiasi professionista che ha lavorato con le piattaforme distribuite, inoltre, è consapevole delle complicazioni che queste presentano: ore e ore dedicate al patch, all’aggiornamento e risoluzione dei problemi, per non parlare della complessità intrinseca nella gestione di un conglomerato estremamente complesso di server, dispositivi di storage, di rete, sistemi operativi, e altri elementi del data center che si sono accumulati nel corso degli anni. È necessario possedere un team con piena padronanza del codice e capacità tecniche elevate per sostenere questi ambienti iper-complessi, che, tra l’altro, non possono essere adeguatamente protetti perché la superficie e la matrice delle minacce si stanno espandendo sempre più oltre il raggio di azione delle difese tradizionali dell’istituto.

Forse la cosa peggiore di tutte è che i costi incrementali per le nuove applicazioni e i servizi negli ambienti distribuiti sono enormi. Più codice richiede più infrastrutture, che richiedono più personale e più capacità nei data center. Tutto questo si traduce in economie di scala minime. Sul fronte opposto troviamo il mainframe, che offre prestazioni elevate in termini di sicurezza e affidabilità e costi incrementali vicini allo zero.

Cloud e mainframe: verso un futuro sempre più agile

Certamente, anche in ambito bancario diversi processi di business possono essere effettuati utilizzando applicazioni pacchettizzate fornite attraverso il cloud, in cui le economie di scala sono maggiori grazie a investimenti Capex praticamente inesistenti e al continuo aggiornamento delle soluzioni da parte dei fornitori di servizi cloud: mi riferisco alle risorse umane, alla produttività e all’automazione delle vendite, per esempio.

Questo però non vale per tutte le funzioni aziendali; gli ambienti infrastrutturali bancari sono complessi, si sono profondamente evoluti nel tempo e questo comporta che ogni nuova applicazione che viene introdotta debba venire personalizzata per poter lavorare in armonia con l’infrastruttura esistente. Da questo punto di vista, il mainframe rappresenta il supporto migliore per le applicazioni business-critical.

La longevità degli istituti bancari ha permesso loro di raccogliere informazioni e affinare il proprio business. La proprietà intellettuale intrecciata ai processi e alle operazioni commerciali si è consolidata negli anni, allo stesso modo, il codice al centro delle applicazioni mainframe, e oggi ancora in uso, è stato sviluppato, ottimizzato e perfezionato nel corso dei decenni e rappresenta, come attesta la quasi totalità dei CIO del settore (93%), una preziosa proprietà intellettuale dell’azienda.

Nel mondo finanziario le applicazioni sono spesso uniche: non esistono, infatti, due banche che possiedono la stessa applicazione banking mainframe; queste applicazioni rappresentano un repository inestimabile dal punto di vista del capitale intellettuale, umano e finanziario. Non c’è quindi da meravigliarsi se oggi invece di diminuire, l’utilizzo del mainframe all’interno delle banche cresca in modo costante grazie all’innovazione digitale.

È in un ambiente mainframe e cloud che la logica economica delle due piattaforme assume il suo vero valore e, per poterlo cogliere, le banche dovranno comprendere meglio come le tecnologie mainframe lavorano e come le persone operano in questi ambienti. I responsabili IT della prossima generazione dovranno quindi trovare il modo per colmare il divario che li separa dal team di sviluppo, assicurando che la cultura dell’eccellenza che caratterizza questo settore venga protetta, pur incoraggiando l’innovazione.

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Breve storia del mainframe: dalle schede perforate alla digital economy sostenendo mezzo secolo di innovazione https://www.datamanager.it/2016/03/breve-storia-del-mainframe-dalle-schede-perforate-alla-digital-economy-sostenendo-mezzo-secolo-innovazione/ Fri, 04 Mar 2016 15:30:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96105 Quattro generazioni di sviluppatori alle prese con il Big Iron affrontano un futuro sempre più agile Di Véronique Dufour-Thery, Regional Director di Compuware 7 aprile del 1964, questa è la data in cui IBM ha introdotto il System/360, una famiglia di cinque computer sempre più potenti che giravano con lo stesso sistema operativo utilizzando le […]

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Quattro generazioni di sviluppatori alle prese con il Big Iron affrontano un futuro sempre più agile

Di Véronique Dufour-Thery, Regional Director di Compuware

7 aprile del 1964, questa è la data in cui IBM ha introdotto il System/360, una famiglia di cinque computer sempre più potenti che giravano con lo stesso sistema operativo utilizzando le stesse 44 periferiche. Erano gli anni del “baby boom” e da allora quattro generazioni di sviluppatori si sono susseguiti nell’affrontare le sfide crescenti e le continue innovazioni che ha caratterizzato questa piattaforma. Attraverso un’infografica e con una breve panoramica vogliamo raccontarvi com’è cambiato il mainframe in questi anni e quali crediamo saranno i suoi sviluppi futuri.

I primi passi verso il successo

L’IBM System/360 rappresentava una sorta di “nonno” dei mainframe di oggi, veniva utilizzato principalmente perle schede perforate e l’elaborazione in batch dei processi contabili, di fatturazione e di inventario. Negli anni ‘60, durante la fase di infanzia del IBM System/360, i primi sviluppatori specializzati imparavano i fondamenti della programmazione nelle scuole tecniche.

Dieci anni dopo, lo scenario era già radicalmente cambiato. I programmatori erano “amanti del calcolo” e iniziavano a frequentare i college. Il mainframe ora era diventato un supporto indispensabile per il mondo della finanza, per le assicurazioni e le linee aeree. È in quegli anni (1973) che nacque Compuware e in cui lanciò Abend-AID (1977), la sua prima soluzione software pensata per individuare i bug e suggerire le azioni per correggerli.

In un balzo arriviamo così agli anni ‘80, quando il mainframe era ormai diventato una realtà consolidata e gli sviluppatori di questa piattaforma si erano creati una propria nicchia nel mondo del lavoro, mentre quelli della generazione X si divertivano ancora con Pac-Man. Anche in quel decennio, il mainframe affrontò un’evoluzione profonda, insieme al moltiplicarsi dei linguaggi di programmazione.

Forse il declino?

Agli inizi degli anni 90’, il regno del mainframe come re del data center si trovò ad affrontare una minaccia che minava la sua sopravvivenza: la proliferazione di server UNIX e Intel a basso costo. Proprio allora Stewart Alsop di InfoWorld predisse l’imminente scomparsa del mainframe, che a suo avviso sarebbe arrivata a brevissimo, entro il 1996.

Perché non avvenne? Una serie di tecnologie di enorme impatto nacquero proprio in quegli anni, a partire dall’accesso sempre più indiscriminato al World Wide Web e dalla nascita dell’e-commerce con Amazon.com. Per questo nel 1996, Stewart Alsop dovette rivedere le sue previsioni e scrivere “Avevate ragione e io avevo torto”. La scalabilità e l’affidabilità del mainframe avevano vinto permettendo alla piattaforma di affrontare nuove sfide mai pensate fino ad allora.

La rinascita

Arriviamo agli anni 2000, quando il ruolo del mainframe nella gestione delle operazioni di business e i dati sulle transazioni divenne ancora più strategico. Si affermò il linguaggio Java per mainframe e i Millennials iniziarono a unirsi alla forza lavoro. In questi anni il mainframe iniziò ad avere a che fare sempre più con i consumatori, da chi effettuava operazioni in banca a chi prenotava un viaggio e faceva i propri acquisti dal computer di casa.
Per l’IT tutto questo iniziò a comportare sfide crescenti, chiamato sempre più in causa per prevenire i possibili crash dei sistemi dovuti alla crescita nel numero delle richieste. È in questo contesto che nel 2003 vide la luce MySpace, e poi Facebook decretando una vera e propria esplosione dei social media.

Il progresso continua

Nel 2008 i telefoni cellulari superano i PC come principale dispositivo per l’accesso a Internet in tutto il mondo*, pilotando verso il mainframe carichi di lavoro inimmaginabili fino ad allora. Ma è il 2010 che decreta definitivamente l’avvento dell’economia digitale e l’era del consumatore, mettendo sempre più sotto pressione il mainframe. Gli sviluppatori degli anni del baby boom, inoltre, che hanno visto il mainframe crescere e diventare sempre più strategico nella gestione dell’IT, iniziano ad andare in pensione creando un divario di competenze enorme e potenzialmente disastroso. Per la prima e unica volta in 40 anni, i responsabili IT devono fare i conti con una dura realtà: la piattaforma a cui si sono affidati per garantire affidabilità e sicurezza subirà nei prossimi anni un turnover in termini di risorse dedicate del 70%.Il 2010 è anche l’anno in cui Compuware ha lanciato il suo Interactive Development Environment (IDE) per aiutare i nuovi sviluppatori mainframe ad essere più produttivi ed efficienti.

Le tecnologie dirompenti continuano a spingere le aziende verso un cambiamento rapido e continuo nel modo in cui fanno il proprio business per non rischiare l’estinzione. Basti pensare che, nel 2011, i consumatori negli Stati Uniti trascorrono più tempo alle prese con le applicazioni rispetto a Internet.

Nel 2015 arriva il nuovo mainframe z13 di IBM, pensato per gestire 2,5 miliardi di transazioni al giorno!
Nello stesso anno, Compuware si trasforma in un’azienda privata diventando leader nel software mainframe. Con un impegno continuo verso l’innovazione, grazie all’introduzione di una nuova release di prodotto ogni tre mesi, cosa mai fatta da nessun vendor mainframe fino ad oggi, Compuware accelera il progresso del settore e giunge a decretare l’era del “Mainframe Agile”.

Uno sguardo al futuro

Le applicazioni mainframe rappresentano ancora un valore inestimabile e insostituibile per le aziende e rimarranno tali per almeno un altro decennio. Come testimonia questo breve racconto, che copre 60 anni, la forza lavoro addetta al mainframe si è profondamente trasformata. Oggi più che mai, dato che buona parte dello staff mainframe si sta avvicinando al pensionamento, il rischio che la conoscenza e la proprietà intellettuale associata alle applicazioni mainframe svanisca è reale. Si tratta, da questo punto di vista, di un momento estremamente critico che apre però una nuova grande opportunità per il settore.

In futuro non ci sarà più un team di sviluppo mainframe specifico ma sarà l’intero staff di sviluppo a essere disponibile e in grado di lavorare su compiti mainframe. Toccherà aalle aziende fornire gli strumenti di sviluppo che offrono un’esperienza coerente per il programmatore, indipendentemente dalla piattaforma e, nel caso del mainframe, offrire una comprensione specifica rispetto alle applicazioni anche più complesse.

Il futuro dell’economia digitale richiederà sempre più agilità e il software e il mainframe dovranno necessariamente evolvere, ancora una volta, in questa direzione perché per ottenere una reale trasformazione digitale è indispensabile integrare pienamente lo sviluppo applicativo, la gestione dei dati e le operation della piattaforma mainframe e del mondo distribuito.

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Compuware guida la convergenza delle applicazioni mainframe attraverso il Mainstream Enterprise Agile DevOps https://www.datamanager.it/2016/01/compuware-guida-la-convergenza-delle-applicazioni-mainframe-mainstream-enterprise-agile-devops/ Sat, 16 Jan 2016 14:00:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92334 Integrazioni con Atlassian, SonarSource, AppDynamics e Jenkins per una ricerca unificata dell’eccellenza digitale dal COBOL fino al Cloud Compuware Corporation annuncia partnership di vasta portata, un’importante acquisizione e la continua innovazione del proprio portfolio software leader di mercato, il tutto per supportare un’iniziativa di trasformazione che consentirà ai clienti di includere le applicazioni mainframe nei […]

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Integrazioni con Atlassian, SonarSource, AppDynamics e Jenkins per una ricerca unificata dell’eccellenza digitale dal COBOL fino al Cloud

Compuware Corporation annuncia partnership di vasta portata, un’importante acquisizione e la continua innovazione del proprio portfolio software leader di mercato, il tutto per supportare un’iniziativa di trasformazione che consentirà ai clienti di includere le applicazioni mainframe nei processi più ampi di DevOps agile multipiattaforma.

Le applicazioni mainframe sono indispensabili come sistemi di registrazione e di supporto back-end per il coinvolgimento del cliente. Purtroppo, nonostante decenni di progressi su altre piattaforme, il codice mainframe viene ancora gestito da team che operano con un approccio a silos, utilizzando processi lenti e strumenti obsoleti. Questa situazione non è più sostenibile, perché l’economia digitale richiede l’agilità del software. Inoltre, gli esperti in mainframe del passato stanno lasciando le aziende e non sono più sostituiti.

Compuware affronta questa questione urgente permettendo ai CIO di spostare la responsabilità delle applicazioni mainframe e affidarla al team aziendale con competenze di base DevOps, che utilizza strumenti comuni nella cultura di oggi legata all’agilità e all’innovazione.
Guidando per primo questo spostamento storico delle applicazioni mainframe verso il flusso principale del DevOps agile, Compuware permette in modo unico ai propri clienti di:

·         Garantire le capacità a lungo termine delle applicazioni legacy core COBOL – anche quando gli sviluppatori mainframe più esperti si ritireranno

·         Sfruttare in modo più efficace e adattativo la logica dell’applicazione mainframe e i dati associati in accordo con gli altri asset software distribuiti/web e mobile

·         Fronteggiare meglio i nuovi player emergenti in un mercato estremamente competitivo

·         Migliorare in modo sostanziale l’efficienza DevOps negli ambienti enterprise multi-piattaforma

“Quando lo sviluppo delle applicazioni mainframe non è agile, l’azienda non può essere agile!”, spiega Chris O’Malley, CEO di Compuware. “La nostra missione è aiutare i clienti a raggiungere l’agilità di business oggi indispensabile, consentendo al team aziendale di DevOps di padroneggiare il mainframe come già fa con le altre piattaforme nell’ambiente aziendale distribuito”.

Partnership e integrazioni di vasta portata

A sostegno della sua strategia, Compuware promuove l’integrazione con le soluzioni di AppDynamics, Atlassian, Jenkins e SonarSource, tutti vendor o fornitori open source di soluzioni di riferimento per il mercato. Queste integrazioni aiuteranno i clienti a inserire il mainframe nelle loro iniziative aziendali più ampie legate ai processi di DevOps agile, consentendo al personale IT di eseguire i task legati al mainframe utilizzando gli strumenti comuni più diffusi.

“Compuware sta facendo esattamente quello di cui avevamo bisogno”, commenta Luis M. Bonilla, Team Leader, Technical Services Support di Acxiom Corporation. “Stanno aprendo le porte del mainframe al nostro staff non-mainframe in modo da poter svelare pienamente il valore potenziale di queste risorse e farlo in modo più veloce, con una precisione maggiore e più facilmente rispetto al passato”.

Compuware acquisisce ISPW Benchmark Technologies

Compuware ha inoltre acquistato la quasi totalità delle attività di ISPW Benchmark Technologies, soluzione leader per la gestione agile del codice sorgente e l’automazione delle release per lo sviluppo multipiattaforma dei sistemi mainframe, Windows e open.

Grazie alla gestione end-to-end del codice e all’automazione del rilascio su tutte le piattaforme, la tecnologia di ISPW consente all’IT di soddisfare rapidamente le esigenze di business, ottimizzare la qualità del codice e migliorare la produttività degli sviluppatori.

“L’unione con Compuware ci permetterà di investire in modo ancora più significativo in un approccio iterativo e agile allo sviluppo per offrire maggiore valore e integrazione nell’ecosistema più ampio dei DevOps”, commenta Paul Kuszyk, presidente di ISPW. “Portando il mainframe nel flusso mainstream, Compuware trasforma il mercato offrendo ai clienti quell’agilità DevOps multipiattaforma assolutamente indispensabile per competere con successo in un mercato in rapida evoluzione.”

Innovazione ogni 90 giorni!

In linea con il suo impegno nell’offrire innovazioni mainframe e aggiornamenti significativi dei prodotti core ogni 90 giorni, Compuware ha aggiunto alla soluzione Topaz® Runtime Visualizer la visualizzazione di file e tabelle di I/O. Questa visualizzazione consente anche agli sviluppatori meno esperti di capire chiaramente come le applicazioni COBOL utilizzano i dati mainframe e quali sono le chiamate specifiche che vengono effettuate.

Le principali innovazioni introdotte nei trimestri precedenti hanno riguardato:

·         Q1 2015: Topaz, che consente agli sviluppatori e architetti dei dati di individuare, visualizzare e utilizzare i dati mainframe e non in modo intuitivo e comune. L’aggiornamento e l’integrazione di Strobe con MainView e Cost Analyzer di BMC permette inoltre di ottenere le statistiche combinate dei carichi di lavoro, migliori e più convenienti sul mercato

·         Q2 2015: Topaz Program Analysis che consente ai team DevOps di comprendere la logica applicativa COBOL e PL/l, individuare rapidamente i problemi e valutare le metriche dei programmi

·         Q3 2015: Topaz for Java Performance, che fornisce ai team DevOps una visibilità complete rispetto a Java Batch e WebSphere in esecuzione sul mainframe.

·         Q4 2015: Topaz Runtime Visualizer, che permette agli sviluppatori della vecchia e nuova generazione di lavorare sui sistemi vecchi, complessi o scarsamente documentati fornendo la mappatura grafica delle chiamate di programma

“Il ritmo con cui Compuware sta sostenendo l’innovazione e la chiara visione di mercato dimostrano come l’azienda stia mettendo in pratica per prima al proprio interno i processi agili che promuove”, dichiara Robin Bloor, chief analyst e co-founder di The Bloor Group. “Ogni CIO che si trova a fronteggiare la diminuzione progressiva del personale mainframe e l’agilità insufficiente delle applicazioni mainframe dovrebbe includere il rinnovamento della piattaforma da parte di Compuware in cima alla propria lista di priorità per il 2016”.

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Verso un IT realmente agile: non esistono scorciatoie per la trasformazione digitale https://www.datamanager.it/2015/12/verso-un-it-realmente-agile-non-esistono-scorciatoie-la-trasformazione-digitale/ Thu, 24 Dec 2015 15:30:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=91648 Di Christopher O’Malley, CEO di Compuware Le aziende di tutto il mondo sono alle prese con la trasformazione digitale e molte stanno scoprendo che il team che in azienda si occupa del digital si muove spesso a un ritmo decisamente più rapido rispetto all’organizzazione IT tradizionale. Piuttosto che lottare per convincere l’IT tradizionale a confrontarsi […]

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Di Christopher O’Malley, CEO di Compuware

Le aziende di tutto il mondo sono alle prese con la trasformazione digitale e molte stanno scoprendo che il team che in azienda si occupa del digital si muove spesso a un ritmo decisamente più rapido rispetto all’organizzazione IT tradizionale.

Piuttosto che lottare per convincere l’IT tradizionale a confrontarsi con il programma digitale, le aziende scelgono di abbracciare un modello che Gartner ha indicato come “bimodal IT”, ovvero dividere l’organizzazione in due parti che procedono con ritmi differenti: la prima, più lenta e indirizzata ai servizi IT tradizionali, la seconda rivolta al mondo digital, che punta all’agilità e alla velocità.

Questa suddivisione consentirebbe alle aziende di colmare il divario digitale all’interno delle proprie organizzazioni, operando attraverso due modelli integrati e coerenti, ma profondamente diversi tra loro e sfruttando i vantaggi di entrambi gli approcci. Recentemente gli aspetti che rientrano nel “modello 2”, più moderno e rapido, improntato alle best practice di giganti come Amazon e Google, hanno ottenuto particolare attenzione; tuttavia il cuore delle infrastrutture IT rientra ancora in buona parte del “modello 1”, tradizionale, industrializzato e complesso nella trasformazione, che implica la considerazione di aspetti fondamentali come la sicurezza o la compliance.

In realtà, il modello bimodale nasconde un pericolo: non realizzare una vera trasformazione digitale dell’azienda ma “mettere una pezza” all’interno della propria organizzazione, un approccio che nel tempo rischia di non pagare. Trasformare l’IT tradizionale è difficile ed è come se Gartner suggerisse ai CIO di non preoccuparsi e concentrare i propri sforzi di innovazione solo su quella parte dell’azienda che si muove a ritmo spedito. Certo questa è la risposta rassicurante che molti vogliono sentire ma non quella di cui hanno bisogno!

La soluzione? Rimuovere i pregiudizi e gli ostacoli che frenano l’innovazione e promuovere una trasformazione totale dell’infrastruttura IT

La trasformazione dell’IT tradizionale non deve essere lasciata in secondo piano, non esistono scorciatoie all’innovazione!

Il mainframe, ad esempio, che per Gartner rientrerebbe per definizione nel “modello 1” è in realtà una piattaforma veloce, affidabile, sicura ed economica che, se gestita correttamente, può diventare il motore di elaborazione strategico delle transazioni, chiave del successo delle applicazioni digitali moderne.

In uno scenario dove le aziende cercano di distinguersi grazie a servizi e applicazioni mobile e web all’avanguardia, il mainframe può rappresentare un importante fattore di differenziazione competitiva. Perché questo avvenga, deve essere continuamente alimentato e innovato. Se non viene sfruttato nel modo corretto, come per altro tutta l’infrastruttura tradizionale, può, infatti, rivelarsi il collo di bottiglia dell’intero sistema.

Molti sono gli ostacoli ancora da superare, il mainframe ad esempio è ancora gestito dalla maggior parte dei CIO in una prospettiva a “silos”. Per raggiungere gli obiettivi dell’azienda e promuovere una vera trasformazione digitale é invece necessario rompere gli schemi di un pensiero a “silos” e far sì che tutta l’infrastruttura si evolva in modo agile.

Servirà un impegno comune e consistente per promuovere strumenti idonei, processi e una cultura adeguata in grado di guidare la collaborazione e l’integrazione tra i team IT tradizionali e digital.

I DevOps e il mainframe agile

Un valido aiuto nel processo di modernizzazione dell’IT viene ancora una volta dai DevOps, i cui principi abbracciati negli anni ‘80 dal lean manufacturing e traslati al mondo del software, hanno rappresentato un ottimo percorso per la crescita dell’IT.

Oggi è necessario applicare questi principi non solo ai sistemi distribuiti ma anche all’infrastruttura tradizionale.

Se le pratiche DevOps non sono allineate, gli sviluppatori mainframe e non, i responsabili del test e delle operation, elaborano tutti visioni diverse e utilizzano metriche differenti per misurare le prestazioni.

Una corretta metodologia DevOps, al contrario, garantirà che tutti lavorino e condividano un insieme di strumenti e indicatori, concordando sulla definizione di ciascun indicatore e sul suo metodo di misurazione.

In conclusione, l’agilità deve riguardare tutta l’infrastruttura. Sarà un percorso complesso ma è l’obiettivo che bisogna necessariamente porsi per ottenere una reale trasformazione digitale: integrare pienamente lo sviluppo applicativo, la gestione dei dati e le operation della piattaforma mainframe e del mondo distribuito nei DevOps per garantire realmente l’agilità dell’IT al mondo enterprise.

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