Comune di Milano – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 18 Oct 2018 12:53:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Comune di Milano – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 IoT e smart city, il posto dell’intelligenza https://www.datamanager.it/2018/04/iot-e-smart-city-il-posto-dellintelligenza/ Thu, 19 Apr 2018 14:00:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146214 L’ultima tavola rotonda dedicata all’IoT si interroga su come sia possibile trasformare le città grandi e piccole in luoghi di produzione e riuso delle informazioni digitali. Vere e proprie fabbriche sostenibili di nuovi servizi, sicurezza e benessere Affrontati gli aspetti dell’automazione intelligente degli edifici e dei luoghi della produzione industriale, la serie di conversazioni dedicata […]

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L’ultima tavola rotonda dedicata all’IoT si interroga su come sia possibile trasformare le città grandi e piccole in luoghi di produzione e riuso delle informazioni digitali. Vere e proprie fabbriche sostenibili di nuovi servizi, sicurezza e benessere

Affrontati gli aspetti dell’automazione intelligente degli edifici e dei luoghi della produzione industriale, la serie di conversazioni dedicata all’Internet of Things torna a occuparsi di spazi abitati, ampliando il discorso al complesso sistema costituito dalle nostre città. In un’epoca che attribuisce una crescente importanza ai grandi agglomerati metropolitani, la sfida della smart city sta coinvolgendo amministratori, organizzazioni aziendali, operatori, utilities, provider tecnologici e singoli individui, tutti chiamati a costruire, anche grazie all’intelligenza dei sensori e degli strumenti analitici e predittivi, un ambiente abitativo, ricreativo e lavorativo complementare all’azione della trasformazione digitale e dello smart working nelle imprese. Un ambiente capace in definitiva di ridurre i consumi energetici; facilitare gli spostamenti nello spazio fisico; razionalizzare la produzione e ridistribuzione delle risorse: agevolare l’erogazione e l’accessibilità a nuovi servizi; rendere più sicure le sue aree periferiche e i suoi infiniti angoli ciechi. L’IoT insomma come fattore abilitante dei futuri modelli di urbanizzazione e piattaforma di servizio finalizzata alla crescita economica e alla qualità di vita di abitanti stanziali, fruitori e visitatori.

L’incontro dedicato alla smart city avviene come sempre in un contesto “diverso” dalle tradizionali sale anonime che in genere ospitano convegni ed eventi, con il preciso intento di associare al tema trattato uno spazio simbolico in grado di sintetizzarne l’idea e lo spirito di innovazione. Uno spazio, quello del centro Oxy.gen, che merita la speciale introduzione da parte di Riccardo Gini, direttore di Parco Nord Milano, grande spazio verde di 600 ettari allestito a partire dagli anni 70. Il padiglione che ospita i relatori di questo evento rappresenta – aggiunge Gini – un’ulteriore evoluzione della storia del Parco, che abbraccia ben sei territori comunali della Città metropolitana, costituendo un felice esempio di collaborazione tra pubblico e privato, resa ancora più efficace dagli strumenti della tecnologia. «Il luogo dove ci troviamo – spiega il direttore – è stato ideato dal Gruppo farmaceutico Zambon, che insieme al Parco ha dato vita ai Giardini della scienza inaugurati in occasione di Expo 2015». Le origini di Oxy.gen, dell’area umida circostante e di tutto il bosco di circa quattro ettari che costituiscono i Giardini, risalgono al 2000 quando il Comune di Bresso assegnava una porzione del suo territorio per consentire al Parco Nord di entrare nei confini comunali. «Una decina di anni dopo – racconta Gini – un bando regionale invitava alla presentazione di progetti per incrementare la funzione delle aree protette e aprire ai privati la partecipazione al Parco Nord. Il Comune e Zambon raccolgono la sfida con il progetto dei Giardini della scienza». Fedele al mandato – sottolinea Gini – Zambon punta alla creazione di un’area “viva”, con un laghetto che circonda la struttura di Oxy.gen, a sua volta progettata dall’architetto De Lucchi.

UN LABORATORIO NEL PARCO

Parco Nord si è occupato dell’intera area verde di quattro ettari e mezzo, donata dal Rotary Club: un boschetto di circa 150 alberi, tutti georeferenziati, con una trentina di querce, alcuni esemplari di gelsi a integrazione di un paio di piante storiche sopravvissute e tutta la vegetazione idrofila a bordo lago. «Oxy.gen è diventato un laboratorio di cultura scientifica dove portare le nuove generazioni a riflettere sull’aria che respiriamo. A ogni circonferenza concentrica di vegetazione – conclude Gini – corrispondono diverse specie per fioritura e stagionalità. Il nostro miglior risultato è poter vivere occasioni come queste, riunendo le persone che possono aiutarci a progettare il futuro». Come di consueto, in rappresentanza di IDC Italia, Daniela Rao, senior consulting & research director offre ai convenuti una serie di considerazioni e cifre introduttive, partendo da una serie di previsioni a livello globale. «A proposito di importanza delle infrastrutture, la nostra prima previsione riguarda il ruolo che i provider di servizi di comunicazione avranno nel 2018 come “digital hero” delle smart city». Questi operatori, continua Daniela Rao, porteranno avanti progetti in collaborazione con le istituzioni locali, assicurando alle città intelligenti la materia prima fondamentale: la banda trasmissiva. «Tra gli esempi più recenti c’è l’operatore vietnamita che sta trasformando le vecchie cabine telefoniche in hot spot per il Wi-Fi cittadino». Un’altra previsione riguarda lo sviluppo di piattaforme condivise sulle quali costruire progetti più mirati. «In una grande città su tre su scala mondiale, vediamo operatori impegnati a realizzare reti di sensori destinati alla raccolta di dati, fondamentali per lo sviluppo di servizi. In Europa questi progetti si muovono in direzione della sicurezza, in Asia invece vanno verso la mobilità di merci e persone». Sulla base di queste informazioni altri provider, in “coopetion” con altri, potranno dare vita a nuove attività, costruendo man mano una visione unificata della smart city. E infine, sul piano dei modelli di finanziamento, IDC ritiene che nel biennio che abbiamo davanti, la metà dei grandi progetti sarà finanziato in partnership pubblico/privato (il modello PPP), da organismi non profit o da opportuni protocolli di intesa tra municipalità e fornitori di tecnologie come alternativa al tradizionale approccio della pubblica committenza.

SMART CITY IN ITALIA: A METÀ DELL’OPERA

Nel confronto con le altre nazioni europee, Italia e Spagna si trovano abbastanza allineate, con analoghi livelli di soluzioni adottate e progetti in corso. «Siamo in un certo senso a metà dell’opera – spiega Daniela Rao. «Nel Regno Unito, vantano un maggior numero di progetti consolidati o avviati e anche un maggior numero di progetti in fase di valutazione». Ma in quali direzioni stanno investendo le nostre smart city? «Tra le applicazioni più diffuse la condivisione di auto e altri veicoli, le carte di identità digitali, i lampioni intelligenti e gli smart building. In prospettiva, aumenteranno i progetti relativi alla sicurezza, alla raccolta smart di rifiuti e alla gestione di asset e infrastrutture. Ambiti come i parcheggi smart appaiono già consolidati». Lo stesso concetto di smart city, interviene ancora Riccardo Gini di Parco Nord Milano, può avere declinazioni inaspettate. Anche un’area verde può essere gestita in modo più intelligente grazie alle tecnologie. Gli alberi del Parco, per esempio, sono taggati in RFID, una tecnologia che ha consentito lo sviluppo interno di un vero e proprio gestionale arboreo. «Successive sperimentazioni con li Wi-Fi hanno consentito di installare un sistema di video sorveglianza con 35 telecamere e 150 guardie ecologiche che aggiungono valore ai dati trasportati dalla rete. Il software viene utilizzato anche nel nostro centro visitatori, per animare i tavoli espositivi e visto che nel nostro territorio esiste anche uno dei più grossi centri di accoglienza dei migranti di Lampedusa, gestito dalla Croce Rossa, lo smartphone è diventato il principale dispositivo di aggregazione, e ci permette di offrire a queste persone corsi di giardinaggio e altre attività».


La sfida della smart city: come costruire grazie all’intelligenza dei sensori e degli strumenti analitici e predittivi, un nuovo ambiente abitativo, ricreativo e lavorativo – #dmSmartThings
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CULTURA DELLA COLLABORAZIONE

Con Sara Belli interviene a questo punto il primo degli esponenti della PA seduti al nostro tavolo. La direttrice dei progetti di interoperabilità del Comune di Milano spiega che la progettualità finalizzata alla città intelligente e ai suoi sistemi è in effetti “cross” tra diverse direzioni di riferimento. Le politiche del lavoro, per esempio, si occupano anche di aspetti come il coworking o i progetti Horizon 2020 che hanno come obiettivo il miglioramento della mobilità attraverso servizi che possano ottimizzare, anche grazie alla sensoristica IoT, gli spostamenti nell’area urbana. La direzione sistemi per la smart city lavora con quella preposta all’urbanistica in progetti come Sharing City, che investe la zona sud di Milano, finora esclusa da servizi di successo come il bike sharing, ma che negli ultimi anni – afferma la Belli – «ha visto molti interventi anche in collaborazione con privati come la Fondazione Prada. Lo scopo è creare un ambito territoriale «dove poter misurare parametri come l’inquinamento, o la facilità di spostamento, anche come base per la successiva riqualificazione di aree ed edifici». Un altro progetto è Synchronicity, inserito in un contesto di collaborazione europea e finalizzato, anche qui attraverso l’IoT, a rilevare i comportamenti dei cittadini-utenti in modo da premiare i più virtuosi, promuovere la partecipazione delle piccole imprese attraverso bandi in “open call” (per esempio per la realizzazione di un navigatore multimodale), lo sviluppo di sistemi di supporto decisionale alla definizione dei tragitti più indicati per le piste ciclabili. Come funziona, organizzativamente, l’intervento di una pluralità di direzioni? «Non sempre è facile dialogare, perché in passato ogni direzione era abituata a operare in modo più verticale e modificare i propri obiettivi in senso orizzontale è complesso» – riconosce Sara Belli. «L’obbligo del raggiungimento di obiettivi su scala europea aiuta, ma deve anche avvenire un cambiamento culturale che porti al rispetto della collaborazione».

Alessandro La Rocca interviene sul tema della mobilità prendendo spunto dalle informazioni rivelate da Daniela Rao di IDC Italia, che osservava un basso livello di investimenti nel comparto del trasporto pubblico locale (TPL). Alessandro La Rocca, che è stato più volte ospite degli incontri di Data Manager, partecipa in questa occasione come direttore generale di Nugo, startup di Gruppo Ferrovie dello Stato. «Il TPL è l’esempio principe di trasporto condiviso e credo debba avere un ruolo fondamentale nella shared mobility» – afferma La Rocca. «Se non è smart – aggiunge il neoresponsabile di Nugo – la mobilità condivisa è difficile. Eppure, è anche una soluzione che consentirebbe di aggredire tematiche come l’inquinamento o l’affollamento delle strade. La nuova società del Gruppo FS punta a risolvere il problema con una piattaforma che consente di spostarsi da una città all’altra e all’interno delle città con unico sistema integrato di bigliettistica. Nata da poco, Nugo punta a integrare un migliaio di operatori TPL diversi, ciascuno con un proprio sistema di tariffazione, per dar vita a un unico brand riconoscibile a livello nazionale. Non è un’impresa agevole, sottolinea La Rocca. «Solo in Emilia Romagna per il TPL su scala regionale abbiamo contato 700 sistemi di tariffazione. Il nostro strumento deve dare parità a tutti i vettori». A dominare – spiega ancora La Rocca – non è il singolo operatore, ma il mezzo pubblico. E il cliente non è il cliente di un operatore, ma una persona che ora è cliente della rete del Comune di Milano, subito dopo di FS, più tardi della rete del Comune di Roma. «Se non diamo a questa persona visibilità su tutto il TPL nell’arco dei suoi spostamenti, molto probabilmente eviterà di utilizzare mezzi condivisi e inquinerà di più».

REINTERMEDIAZIONE SOTTO CONTROLLO

Piattaforme di questo tipo cominciano a partire in Europa e si deve puntare su questo se non si vuole cedere il passo a operatori esterni, come Uber o la stessa Google, che offrono questi ruoli di reintermediatore, ma non sono facilmente controllabili. «La difficoltà non è tecnica, ma risiede nella mancanza di standard» – avverte La Rocca, invitando tutto il settore del TPL a prendere esempio dal trasporto aereo, che ha standardizzato da anni il sistema di scambio dei flussi economici legati alla emissione di biglietti. «L’approccio adottato da Nugo prevede l’espansione e il potenziamento di sistemi come il GTFS (General Transit Feed Specification), oggi limitato alla messa a fattor comune delle informazioni sugli orari delle linee TPL. Prima o poi – conclude La Rocca – sarà necessario far sedere tutti gli operatori intorno a un tavolo per standardizzare tutte le informazioni che servono a gestire un unico cliente». Torniamo però al modo in cui le grandi pubbliche amministrazioni locali affrontano il tema della città intelligente. Genova, come Milano, ha una lunga familiarità con i progetti coordinati e finanziati a livello Europeo, ma come racconta Paolo Castiglieri della direzione pianficazione strategica, smart city, innovazione d’impresa e statistica del Comune di Genova, è stata costituita una associazione che riunisce il Comune e un centinaio di stake holders di imprese private. «La finalità è discutere e affrontare le problematiche legate alla “smartitudine” della città e del territorio» – sottolinea Castiglieri, che al tavolo presenta un caso particolare già affrontato nei nostri incontri: il complesso progetto di un acceleratore di impresa per startup innovative che ha percorso un lungo iter interno, dovuto alla necessità di coordinare figure e competenze diverse, dall’energy manager del Comune di Genova alla direzione patrimonio urbano che ha curato gli aspetti della riqualificazione delle strutture che ospiteranno l’iniziativa, sostenuta da un partner tecnologico esterno. «Un’attenzione fondamentale per quanto concerne le municipalità è cercare di mettere a fattor comune interessi prioritari su cui coinvolgere i partner, interrogarsi sulle criticità, i modelli di business e soprattutto la sostenibilità dei progetti nel tempo» – spiega Castiglieri, che prosegue osservando come i casi di studio segnalati in Europa non sempre bastano a replicare a livello locale le storie di successo. «Il nostro scopo deve essere quello di sviluppare progetti con alto contenuto innovativo, sfruttando questi “dimostratori” per fare da stimolo al tessuto imprenditoriale locale». Uno stimolo anche a livello normativo, conclude il dirigente genovese, sottolineando il ruolo sempre più critico delle aree urbane: «Per la prima volta, la Commissione europea ha cominciato a stornare fondi un tempo concessi solo su scala regionale per assegnarli direttamente alle municipalità. Il dovere della PA è evidenziare ed eventualmente rimuovere i colli di bottiglia regolamentari che portano a situazioni di inadeguatezza, ma anche imporre uno svecchiamento interno, attraverso una formazione che stimoli i dipendenti pubblici a prendere coscienza delle tecnologie dell’innovazione».


L’IoT come fattore abilitante dei futuri modelli di urbanizzazione e piattaforma di servizio diretta alla crescita economica e alla qualità di vita di cittadini e visitatori – #dmSmartThings
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SICUREZZA, BENE PUBBLICO E TRASVERSALE

Sara Belli del Comune di Milano interviene a questo punto a proposito della questione normativa, osservando come uno dei temi più caldi e fondamentali della smart city, la possibilità di incrociare dati di diversa natura, anche in ordine al comportamento delle persone, diventa più complicato da affrontare alla luce di normative come il GDPR. Una prima risposta arriva da Sirio Magliocca, amministratore delegato di Motorola Solutions Italia, specializzata in sistemi di telecomunicazione mission critical. «Il successo dell’IoT, della interconnettività tra enti e sistemi tecnologici dipenderà da come saremo in grado di eliminare ogni tipo di barriera. Il problema non sta nei dati che posso raccogliere, ma nella necessità di gestirli correttamente e proteggerli». Per questo il concetto di public safety è così importante e trasversale, sottolinea Magliocca, precisando che Motorola Solutions investe sulla sicurezza e sull’integrazione, sul dialogo tra sistemi, edifici, forze di pronto intervento, con un occhio particolare alle capacità offerte dalla quinta generazione di comunicazioni mobili. «Stiamo parlano di una città che fa scattare il semaforo sul verde al passaggio dell’ambulanza, dove ospedali e forze dell’ordine possono scambiarsi informazioni in modo seamless. Per passare dalla teoria al pratica dobbiamo affrontare e risolvere i problemi di natura organizzativa, in modo da rendere tutto interconnesso e interoperabile sulla base di standard condivisi».

Sul fondamentale aspetto della protezione dei dati e della privacy interviene anche Enzo Maria Tieghi, membro del comitato tecnico scientifico di CLUSIT e navigato esperto della sicurezza delle infrastrutture degli impianti industriali. «La riservatezza che il GDPR ci chiama a rispettare non deve farci dimenticare che per i servizi della smart city la disponibilità e l’integrità dei dati sono altrettanto importanti e forse vengono prima, perché senza elettricità la città non può funzionare, senza elettricità non funzionano i computer che d’altra parte mi servono per garantire energia e sistemi di comunicazione in un rapporto di totale interdipendenza». Tieghi si sofferma anche sul tema dell’integrità, avvertendo come ogni punto reso smart, un semaforo, un lampione intelligente trasformato in hot-spot Wi-Fi, può diventare fonte di attacchi e perdita di controllo. Purtroppo, è questa – conclude l’esperto di CLUSIT – la pesante eredità dell’interconnessione, dove la presenza di più operatori può determinare conflitti regolamentari. «Il primo punto è far capire alle persone che esistono questi problemi di sicurezza, fare molto training ed evitare approcci a macchia di leopardo: no, alla sicurezza fatta di arcipelaghi».

NON SOLO METROPOLI

Uno degli operatori coinvolti nel complicato mosaico delle smart city è Engie, che al tavolo viene rappresentato da Hubert Dusausoy, sales development & innovation manager. Engie, brand nato in Francia dalla fusione di Gaz de France e Suez, offre servizi di trasformazione delle reti di distribuzione di gas ed energia e secondo Dusausoy in Italia si sta concentrando soprattutto sulle aree urbane di medie dimensioni, dove ci sono carenze di natura tecnica e procedurale. «In centri di 10mila abitanti, esistono fondi europei che potrebbero coprire a fondo perduto l’80% degli investimenti smart fino a 5 milioni, ma lo sanno pochi» – afferma il manager di Engie. «Fare in Italia quello che abbiamo realizzato a Nizza, trasformando la rete di illuminazione in un sistema decisionale per la mobilità e la sicurezza, implicherebbe uno sforzo di educazione sia sulle procedure sia sull’integrazione». In Italia – conclude Dusausoy – «spesso mancano i dati che alimentano le applicazioni rendendole più efficaci». Nella definizione di Engie, le navi di Grandi Navi Veloci si possono considerare città di media grandezza e Paolo Beatini, CIO della società di trasporti marittimi ragiona in modo molto simile ai suoi colleghi dei comuni di Genova e Milano. Da questo punto di vista, i sistemi di controllo e automazione a bordo delle navi, affidati a società come ABB e Rolls-Royce e ai data center di bordo, sono relativamente facili da affrontare («a parte i costi elevati della comunicazione satellitare» – riconosce Beatini). Il punto di discussione riguarda il momento in cui le navi GNV attraccano nei porti di riferimento delle rotte passeggeri e merci. «Per una serie di tematiche come l’ottimizzazione e il risparmio energetico, o la gestione delle merci, sono in atto progetti europei come Marebonus» – spiega Beatini. «Ma il vero problema è migliorare l’accessibilità alle aree portuali, specialmente nelle città storiche. Aree in cui si mescolano vacanzieri e mezzi di trasporto in una complessa promiscuità, che avrebbe molto bisogno di servizi avanzati. Per questo però dobbiamo migliorare l’integrazione tra strumenti che esistono già e le interfacce tra le varie autorità che insistono su un porto».


La smart city al centro della Data Economy e della Passenger Economy. La città non è un contenitore, ma diventa una piattaforma di servizi. IoT e 5G, legati a doppio filo – #dmSmartThings
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RETI PROTETTE PER LA SANITÀ

Un analogo livello di integrazione e dialogo è l’obiettivo di Lombardia Informatica. «Con 1.500 servizi e 700 applicazioni erogate, i 470 dipendenti di Lombardia Informatica contribuiscono tra l’altro a generare, attraverso le gare, un mercato di 170 milioni di euro all’anno, di ulteriori servizi IT» – afferma Giorgio Caielli, presidente della digital company di Regione Lombardia, che sottolinea l’ambizione dell’azienda di trasformarsi in un polo strategico per l’Agenzia per l’Italia Digitale, «aggregando tutte le iniziative afferenti alla Lombardia per conto delle amministrazioni che non hanno capacità gestionale, per imporre standard di riferimento e poter colloquiare, o anche per offrire, i servizi per conto di comuni molto piccoli». Caielli non dimentica però il ruolo di Lombardia Informatica nei confronti delle grandi città e dei servizi ospedalieri: tante attività che pongono l’azienda in una posizione unica anche come data repository. «Custodiamo dati su 10 milioni di abitanti che ricevono assistenza sanitaria da vent’anni. Si tratta di informazioni alle quali si aggiungono quelle riguardanti l’agricoltura, la protezione civile, le emergenze sanitarie». Su questi dati Lombardia Informatica sviluppa app per la prenotazione dei servizi. «Tra le aree di investimento identificate da IDC, mancano i servizi innovativi per la salute. Ricordiamoci che investire in innovazione rende più sostenibile anche la gestione delle persone che invecchiano». Caielli auspica lo sviluppo di una cultura della sicurezza by design «che ancora non c’è». E in controtendenza sostiene la necessità di «creare intranet chiuse e gestite per assicurare i servizi in comparti critici come gli ospedali». Anche utilizzando servizi in cloud, domanda Enzo Tieghi di CLUSIT? «Conta soprattutto come vengono definiti i confini del servizio» – risponde il presidente di Lombardia Informatica. «E contano gli aspetti della fisicità del dato, della connettività col data center, per evitare troppi passaggi e assicurare le condizioni di cifratura e sicurezza. Anzi, con la capacità computazionale e Big Data, le nostre competenza guadagnano valore nei mercati».

Il luogo che Fabio Degli Esposti, CIO di SEA – Aeroporti di Milano, è chiamato a immaginare si chiama già “aerotropoli”, una vera e propria smart city inserita in una smart city dai confini più estesi. «I miei obiettivi iniziali in SEA – esordisce il responsabile IT degli aeroporti milanesi – consisteva nel garantire ai passeggeri un percorso ottimale dal gate di accesso al gate di uscita. Oggi, parliamo di un sistema integrato che segue lo stesso passeggero nel percorso home-to-home». Due sono le aree di intervento per Degli Esposti. Una riguarda ancora il passenger engagement nella sua navigazione interna alla aerostazione, un tracciato supportato da applicazioni che in passato erano inconcepibili, ma che oggi riescono a essere anche una fonte di paradossi. «Sul telefonino posso disporre persino del mio titolo di viaggio, ma il personale al gate è ancora costretto a verificare la mia carta di identità» – osserva perplesso Degli Esposti. «L’altra area di intervento attinge all’enorme patrimonio di dati che riguardano una infrastruttura complessa e possono essere trasformati in efficientamento, automazione e risparmio».

E GLI SMART CITIZEN?

Come affrontare tutto questo, rispettando in ambito aeroportuale un vincolo di sicurezza che innovazioni come l’IoT rendono semmai più complessa da garantire? «Il paradigma da applicare – risponde Degli Esposti – riguarda il concetto degli ecosistemi: gestire l’interscambio tra ecosistemi con metodologie EDI. In questo senso, l’esperienza maturata con Expo Milano 2015 è stata fondamentale. Le modalità che ci consentono di interscambiare i dati tra passeggeri e stakeholder nelle varie realtà industriali sono il presupposto di processi come quelli messi in atto dalla nuova piattaforma NewGo del Gruppo FS. «In pratica – sintetizza alla fine Degli Esposti – se vuoi essere digitale fuori devi esserlo soprattutto dentro. Noi parliamo di smart city, ma dovremmo piuttosto parlare di smart citizen, e in questo senso la parola d’ordine è awareness. E l’intelligenza artificiale sta “invecchiando” con noi, siamo tutti più svegli ma non è detto che tutti siamo finalizzati all’uso delle tecnologie. Il mio problema è fare in modo che anche il passeggero a mobilità ridotta a causa dell’artrite possa interagire con lo smartphone e l’ambiente smart».


Parole chiave: sostenibilità e resilienza. Energia, Trasporti, Sanità sono i gangli vitali della trasformazione della città dove si registrano gli investimenti maggiori – #dmSmartThings
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La discussione ha fatto emergere – insieme all’esigenza dell’integrazione, della collaborazione e di una maggiore consapevolezza delle opportunità createsi con l’avvento di tecnologie come l’IoT e il 5G – la centralità del dato da aggregare e trasformare in informazioni, ottimizzazione e servizi come ha spiegato Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply. «In Data Reply siamo innovatori per DNA e a volte guardiamo avanti troppo velocemente e fatichiamo a vedere certi ostacoli» – riconosce Ardossi. «Ma al netto delle problematiche emerse, la smart city resta un generatore di dati e la mia natura è cercare di capire come utilizzarli». Ardossi afferma di essere rimasto affascinato da esempi come quello fornito da Riccardo Gini a proposito di alberi e tag RFID, ma come trovare le risorse finanziarie per sfruttare questi patrimoni informativi? «Mi vengono in mente applicazioni come i Pokemon Go, piattaforme ludiche attraverso cui scoprire luoghi poco conosciuti della città, o un tamagotchi che ti permette di far crescere il tuo albero». Ardossi conclude con un rimando alla forza dell’immaginazione e al presupposto fondamentale dei protocolli condivisi necessari per incentivare la creazione e il riuso dei dati. «Dobbiamo fare in modo che la città diventi un fattore abilitante di una miriade di azioni».


Le videointerviste ai protagonisti

IoT e Smart City: videointervista a Fabio Ardossi, Associate Partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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IoT e Smart City: videointervista a Sirio Magliocca, AD di Motorola Solutions


videointervista a Sirio Magliocca, Motorola Solutions
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Si conclude la Maratona delle STEM a STEMintheCity https://www.datamanager.it/2018/04/si-conclude-la-maratona-delle-stem-a-steminthecity/ Wed, 18 Apr 2018 14:07:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146038 Il contributo di Lenovo a sostegno dell’iniziativa del Comune di Milano per incentivare la diffusione delle discipline tecnico-scientifiche Si è chiusa venerdì 13 aprile la Maratona delle STEM nell’ambito di STEMintheCity, la seconda edizione dell’iniziativa promossa dall’assessorato alla trasformazione digitale del Comune di Milano con l’obiettivo di incentivare la diffusione delle discipline tecnico-scientifiche e del digitale. […]

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Il contributo di Lenovo a sostegno dell’iniziativa del Comune di Milano per incentivare la diffusione delle discipline tecnico-scientifiche

Si è chiusa venerdì 13 aprile la Maratona delle STEM nell’ambito di STEMintheCity, la seconda edizione dell’iniziativa promossa dall’assessorato alla trasformazione digitale del Comune di Milano con l’obiettivo di incentivare la diffusione delle discipline tecnico-scientifiche e del digitale. La manifestazione, di cui Lenovo è Main Partner, prosegue per tutto il mese di aprile e prevede un totale di 95 eventi dedicati alle bambine, bambini, ragazze e ragazzi di tutti gli ordini di scuole e università, a partire dalla primaria, con l’obiettivo di educare le nuove generazioni a perseguire il percorso di studi e di carriera che più si avvicina alle loro sensibilità e aspirazioni, a prescindere da qualsiasi stereotipo di genere e culturale.

La Maratona delle STEM si è conclusa con grande successo per Lenovo, che ha partecipato al via dei lavori il 10 aprile con un intervento di Manuela Lavezzari, Marketing Director di Lenovo EMEA all’evento “IMAGINING A NEW WORLD – Nuove frontiere, per una scienza delle possibilità”. Assieme alle altre relatrici, Manuela ha ispirato le numerose ragazze e giovani donne presenti nel ridotto dei palchi del Teatro alla Scala con un discorso sulle potenzialità delle nuove tecnologie al servizio dell’industria, della ricerca e anche dell’arte e delle discipline umanistiche.

“Le sfide di oggi? Ne individuo tre: Intelligenza Artificiale, Connettività 5G e Realtà Aumentata e Virtuale”, ha dichiarato Manuela Lavezzari. “Sono opportunità importanti per tutti. L’Intelligenza Artificiale ci permetterà di avere più tempo per noi, per lavorare e per coltivare i nostri interessi o per riposarci. La Connettività 5G cambierà il nostro modo di rapportarci con il mondo circostante. Cambierà anche il concetto stesso di realtà; infatti, nella Realtà Aumentata informazioni e immagini reali si fondono con quelle virtuali, attraverso occhiali o addirittura lenti a contatto AR, già oggi in sperimentazione. Realtà Aumentata e Realtà Virtuale non ci faranno perdere contatto con il mondo e con le persone. Anzi, ce lo faranno apprezzare, a un livello ancora più alto, facendoci condividere esperienze e conoscenza, oltre ogni limite di spazio e di tempo”.

Ha preso poi il testimone nel pomeriggio Manuela Antronaco, Business Manager EMEA di Lenovo, portando la sua esperienza di manager alle ragazze che hanno partecipato alle sessioni di role modeling intitolate alla “Inarrestabile ascesa delle donne”. Gli incontri hanno visto una partecipazione molto attiva da parte delle ragazze presenti, le quali hanno potuto farsi un’idea del percorso di studi, professionale e di vita che porta una donna a ottenere una posizione di responsabilità in azienda.

Momento centrale della Maratona delle STEM è stato per Lenovo l’evento itinerante “Back (and Forward) to the Future. #LenovoBusStop”, che ha avuto luogo il 12 aprile presso gli spazi di Fondazione Milano alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini. L’evento è stato strutturato in due parti ed è iniziato alla mattina quando un bus a due piani ha fatto una sorpresa ai bambini di una classe della scuola primaria fermandosi sotto la loro scuola per portarli alla Fabbrica del Vapore. Da lì in avanti le sorprese sono state ancora più entusiasmanti. Sotto la guida attenta di Simona Bocchetta, Product Manager Lenovo Italia e di Guido Terni, Education Manager Lenovo Italia, e grazie alla collaborazione con la divisione Education di Microsoft, i bambini hanno potuto creare nuovi mondi con Minecraft, nuotare in un acquario virtuale e passeggiare tra i dinosauri utilizzando le tecnologie Lenovo Mirage Solo ed Explorer di Realtà Virtuale, e – non da ultimo – ingaggiare un combattimento contro Darth Vader e altri “cattivi” attraverso la realtà aumentata di Star Wars: Jedi Challenges.

Riportati i bambini a scuola, il bus di Lenovo ha fatto tappa allo IED per raccogliere un gruppo di studenti di Fashion Marketing, il cui entusiasmo è stato, se possibile, ancora più grande di quello dei bambini. Alla Fabbrica del Vapore, Simona Bocchetta e Guido Terni hanno accolto studentesse e studenti assieme ad Aimone Bodini, Creative Producer e VR Specialist di Proxima Milano, Content Provider scelto da Lenovo per l’evento del pomeriggio. Qui i ragazzi hanno potuto utilizzare la tecnologia Lenovo Explorer per navigare in Realtà Virtuale nel teaser – o VeaseR, come è stato ribattezzato – di un film di fantascienza, utilizzare la tecnologia Lenovo Mirage Solo e Mirage Camera per rivivere virtualmente il loro viaggio sul Bus, e infine affinare le loro doti di combattimento sfidando Darth Vader con la spada laser, nella realtà aumentata di Star Wars™: Jedi Challenges.

Com’è stata l’esperienza della giornata? Lasciamolo dire a una delle ragazze che hanno partecipato a Back (and Forward) to the Future: “Incredibile”.

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Lenovo a “STEM in the City”: si rinnova la partnership con il Comune di Milano all’insegna del Women Empowerment https://www.datamanager.it/2018/04/lenovo-a-stem-in-the-city-si-rinnova-la-partnership-con-il-comune-di-milano-allinsegna-del-women-empowerment/ Thu, 05 Apr 2018 14:29:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145077 Nel corso del mese di aprile il Comune di Milano si pone l’obiettivo di incoraggiare ragazze e bambine a intraprendere percorsi di studio tecnico-scientifici Anche quest’anno Lenovo annuncia la propria partecipazione in qualità di main sponsor a STEM in the City, la seconda edizione dell’iniziativa promossa dall’assessorato all’innovazione digitale del Comune di Milano con l’obiettivo […]

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Nel corso del mese di aprile il Comune di Milano si pone l’obiettivo di incoraggiare ragazze e bambine
a intraprendere percorsi di studio tecnico-scientifici

Anche quest’anno Lenovo annuncia la propria partecipazione in qualità di main sponsor a STEM in the City, la seconda edizione dell’iniziativa promossa dall’assessorato all’innovazione digitale del Comune di Milano con l’obiettivo di incentivare la diffusione delle discipline tecnico-scientifiche e delle nuove tecnologie digitali; l’acronimo STEM, infatti, sta per Science, Technology, Engineering, Mathematics. L’iniziativa copre l’intero mese di aprile e si pone l’obiettivo di abbattere gli stereotipi di genere che spesso scoraggiano bambine e ragazze dal seguire percorsi di studio tecnico-scientifici, creando le condizioni per avvicinare le giovani donne alle cosiddette carriere STEM.

Momento centrale di STEM in the City è la Maratona delle STEM, una serie di iniziative che avranno luogo fra il 10 e il 13 aprile e che vede la presenza di Lenovo agli eventi istituzionali organizzati dal Comune di Milano, in particolare con un intervento di Manuela Lavezzari, Marketing Director di Lenovo EMEA (Europa Medio Oriente e Africa) all’evento “IMAGINING A NEW WORLD – Nuove frontiere, per una scienza delle possibilità” in apertura della Maratona, e una testimonianza di Manuela Antronaco, Business Manager di Lenovo EMEA all’evento di role modeling intitolato all’ “Inarrestabile ascesa delle donne”. La settimana si concluderà con il talk show “Women’s Next Future | Innovazione e lavoro nell’era di STEM+A”, dove la “A” aggiunta è l’iniziale di “Art” e sta ad indicare come il sapere scientifico e tecnologico possa essere un fattore abilitante anche a sostegno delle professioni artistiche.

Nell’ambito della Maratona delle STEM, il Lenovo si farà anche promotrice del laboratorio “Back (and Forward) to the Future. #LenovoBusStop”, che avrà luogo il 12 aprile presso gli spazi di Fondazione Milano alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini e vedrà la partecipazione di Guido Terni, Education Manager di Lenovo Italia. Il workshop è strutturato in due momenti, uno mattutino dedicato alle scuole primarie e uno pomeridiano dedicato agli studenti universitari. Il filo conduttore della giornata sarà un classico “London Bus” rosso a due piani che, fisicamente e idealmente, trasporterà e coinvolgerà bambine, bambini, ragazze e ragazzi in un percorso prima teorico e poi, arrivati a destinazione, in un’esperienza diretta della Realtà Virtuale (VR) e Aumentata (AR) per mezzo delle tecnologie di Lenovo.

“Lenovo è da sempre impegnata nell’aiutare le donne a perseguire le proprie aspirazioni in azienda”, ha dichiarato Manuela Lavezzari, Marketing Director di Lenovo EMEA (Europa Medio Oriente e Africa). “Il 34% della nostra forza lavoro e il 33% del nostro management è composto da donne. È un risultato importante, che comunque rappresenta per noi non tanto un punto d’arrivo quanto un ulteriore decisivo passo nel percorso verso la diversity in azienda. Per questo motivo siamo fra le poche aziende al mondo ad avere istituito dei programmi di recruitment al femminile anche per figure tecniche e di progettazione o ad avere la figura aziendale del Chief Diversity Officer, che promuove la diversità come ricchezza. È infatti dimostrato che le aziende che valorizzano le diversità, non solo di genere, sono più efficienti e ottengono migliori prestazioni sul mercato”.

“In campo scientifico e tecnologico, storicamente le donne hanno faticato ad emergere, e per ogni donna assurta a fama mondiale, a partire da Marie Curie, passando per Ada Lovelace, da molti considerata la madre dell’informatica, fino ad arrivare a Samantha Cristoforetti – solo per citare alcuni esempi eccellenti – vi sono moltissime donne che hanno dato il proprio contributo al progresso passando sotto silenzio. Infatti, pochi sanno che invenzioni quali il kevlar e molti algoritmi informatici, oltre a invenzioni della quotidianità quali il riscaldamento centralizzato o il frigorifero si devono all’ingegno femminile”.

“In qualsiasi contesto, se manca la diversità di genere, automaticamente viene a mancare la diversità intellettuale che può trasformare un ottimo risultato in un’eccellenza. Per questo motivo Lenovo promuove le donne che tracciano nuovi percorsi del mondo della tecnologia e rinnova quotidianamente il proprio sostegno alle bambine e alle ragazze che scelgono di intraprendere un percorso STEM nelle loro future carriere.” ha concluso Manuela Lavezzari.

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Cisco e il Comune di Milano annunciano Safer Milan https://www.datamanager.it/2017/11/cisco-comune-milano-annunciano-safer-milan/ Thu, 16 Nov 2017 15:47:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135268 Soluzioni e servizi a 360 gradi per fare di Milano una città ancora più smart e sicura, con un Security Operation Center, un centro di competenze per l’innovazione e iniziative di formazione per i giovani Cisco e il Comune di Milano insieme per l’iniziativa “Safer Milan”: un progetto di sperimentazione a 360 gradi per rendere […]

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Soluzioni e servizi a 360 gradi per fare di Milano una città ancora più smart e sicura, con un Security Operation Center, un centro di competenze per l’innovazione e iniziative di formazione per i giovani

Cisco e il Comune di Milano insieme per l’iniziativa “Safer Milan”: un progetto di sperimentazione a 360 gradi per rendere la città ancora più smart e sicura grazie a nuove tecnologie, progetti per favorire l’innovazione e  attività di formazione nel settore della cybersecurity.

“Safer Milan”, iniziativa che fa parte del piano triennale di investimenti Digitaliani avviato da Cisco in Italia nel gennaio 2016, segna l’apertura di una collaborazione in cui l’azienda si mette a disposizione di Milano, città che ha già ampiamente avviato il suo percorso di trasformazione in ottica smart city, per accelerare la realizzazione della sua Agenda Digitale, offrendole competenze, tecnologie ed una capacità di supporto all’innovazione già impiegate in centinaia di progetti realizzati in tutto il mondo, inclusa l’Italia.

L’iniziativa “Safer Milan” prevede :

  • la realizzazione di un Security Operation Center per integrare e rafforzare i sistemi di sicurezza fisica, di monitoraggio del traffico, di monitoraggio ambientale già in essere, con reti e piattaforme adeguatamente protette utilizzando le più evolute soluzioni di cybersecurity
  • la creazione di un centro di innovazione dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per la sicurezza – in particolare nell’ambito cittadino-  in cui start up, università, aziende possano collaborare, contribuendo a fare della città di Milano un esempio di eccellenza internazionale e di attrazione nel settore;
  • l’ampliamento dell’offerta di formazione in ambito cybersecurity e internet delle cose nelle scuole superiori milanesi,  attraverso i corsi del programma Cisco Networking Academy e progetti di alternanza scuola lavoro.

“Con questa iniziativa possiamo creare insieme strumenti per gestire in modo ancora più integrato ed efficace i sistemi chiave per la sicurezza urbana, con due obiettivi: sostenere le esigenze in continuo cambiamento di una città che si rinnova e valorizzare le sue risorse ed il suo capitale umano così ricco per aggiungere un altro tassello al percorso di eccellenza e innovazione che Milano sta compiendo” ha detto l’Amministratore Delegato di Cisco Italia Agostino Santoni.  “Nella nostra esperienza, infatti, la smart city è una comunità in cui i nuovi servizi digitali sono utili ai cittadini, ed allo stesso tempo offrono spunti per la crescita economica e per dare più opportunità alle persone”.

“La sicurezza informatica è un’assoluta priorità per il Comune di Milano – ha dichiarato Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione digitale e Servizi Civici -, per questo siamo orgogliosi di siglare oggi questa partnership con Cisco, una realtà internazionale di altissimo livello, capace di gestire in maniera eccellente eventi di enorme portata, come è stato per Expo 2015. Insieme lavoreremo per rendere Milano un punto di riferimento italiano e internazionale nel campo dell’innovazione e della cybersecurity”.

Il Security Operation Center: un cervello per la sicurezza fisica e ambientale della città

Un Security Operation Center è un luogo fisico in cui il personale a ciò assegnato ha a disposizione le più avanzate tecnologie digitali di visualizzazione, analisi, monitoraggio, comunicazione e gestione, da utilizzare per sfruttare al meglio le informazioni che giungono in tempo reale dai sistemi deputati alla sicurezza cittadina: la videosorveglianza, il controllo accessi, i sistemi di monitoraggio del traffico, i sistemi di monitoraggio ambientale e idrogeologico.

L’obiettivo della sperimentazione di Cisco con il Comune di Milano è di creare questo “cervello” per la sicurezza della città di Milano ed anche di connetterlo, con soluzioni di videocomunicazione, con le sedi centrali delle istituzioni che hanno in carico la sicurezza della città, ovvero le sedi centrali di Questura, Prefettura e Polizia Locale. Questo consentirà di agire e reagire nel modo più rapido, coordinato ed efficiente possibile per garantire la massima sicurezza a cittadini milanesi e turisti.

Di questo sistema entra a far parte anche il monitoraggio ambientale ed idrogeologico, in particolare con un parallelo rafforzamento dei sistemi di rilevazione e controllo dei dati relativi al fiume Seveso, che consentirà di prevedere e allertare con maggiore preavviso i cittadini in caso di rischio di esondazione.

Naturalmente le reti e le soluzioni che verranno sperimentate nel Security Operation Center saranno adeguatamente protette attraverso le necessarie soluzioni di cybersecurity.

Il Centro di Innovazione per la sicurezza:  un polo di eccellenza a livello internazionale

Parallelamente alla sperimentazione del Security Operation Center, Cisco e il Comune di Milano intendono unire le forze per creare nello stesso luogo anche uno spazio dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per la sicurezza in generale, e in particolare per la sicurezza in ambito cittadino. Qui aziende, start-up, università, partner di ecosistema potranno venire a contatto, confrontarsi, collaborare per realizzare nuovi metodi e nuove soluzioni.   Aggregando le migliori competenze nel settore  – ed affiancandosi  alla realizzazione del Security Operation Center – questo Centro di Innovazione potrà aiutare la città di Milano a posizionarsi come realtà di eccellenza a livello nazionale e internazionale nell’ambito della sicurezza cittadina e a diventare un “laboratorio di idee” che generi opportunità e soluzioni replicabili in altre comunità.

La formazione per i giovani: cybersecurity e IoT con Cisco Networking Academy ed alternanza scuola lavoro

In un mondo sempre più digitalizzato, le tecnologie che consentono di connettere in modo sicuro oggetti, persone, processi e sistemi sono vitali, ed in costante evoluzione; costituiscono, inoltre, un’importante opportunità per il futuro dei giovani che si affacceranno su un mercato del lavoro in cui queste competenze specifiche sono sempre più richieste.

Per questo motivo, nel quadro dell’iniziativa Safer Milan Cisco mette a disposizione i contenuti e le piattaforme del suo programma Cisco Networking Academy per attivare nuovi percorsi formativi dedicati all’internet delle Cose e alla Cybersecurity negli istituti tecnici milanesi, e si mette a disposizione delle scuole per attivare progetti di alternanza scuola lavoro, in base al protocollo d’intesa firmato dall’azienda con il MIUR nel luglio scorso.  Si rafforzerà così la presenza negli istituti cittadini di un programma presente  già in oltre 300 scuole e centri di formazione, e che ha coinvolto nel solo anno scolastico 2016/17 ben 47.000 studenti di tutta Italia.

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A Milano i Coolest Projects, la competizione che premia i migliori progetti di coding https://www.datamanager.it/2017/10/milano-coolest-projects-la-competizione-premia-migliori-progetti-coding/ Thu, 19 Oct 2017 10:21:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=133269 Appuntamento il 4 novembre presso la Fabbrica del Vapore Ragazzi imparate a programmare. Per apprendere e soprattutto esprimervi. E’ questo il messaggio di organizzatori, patrocinatori e sponsor, a sostegno della prima edizione italiana dei Coolest Projects, una competizione aperta a ragazzi dai 7 ai 17 anni, in cui verranno premiati i migliori progetti di coding. […]

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Appuntamento il 4 novembre presso la Fabbrica del Vapore

Ragazzi imparate a programmare. Per apprendere e soprattutto esprimervi. E’ questo il messaggio di organizzatori, patrocinatori e sponsor, a sostegno della prima edizione italiana dei Coolest Projects, una competizione aperta a ragazzi dai 7 ai 17 anni, in cui verranno premiati i migliori progetti di coding. Sei le categorie dove presentare le piccole realizzazioni, singolarmente o in piccoli gruppi fino a tre partecipanti: applicazioni realizzate con scratch, linguaggio di programmazione molto in voga anche tra i piccoli coders, giochi e animazioni, siti web realizzati in html, CSS e Javascript, hardware (robot, macchine e hack), app per i dispositivi mobili e progetti avanzati con applicazioni web reali.

I Coolest Projects, patrocinati dal Comune di Milano, Fondazione AeM e Fondazione Cariplo, in collaborazione tra gli altri con Accenture, Lenovo, Aglea  sono organizzati dalla sezione locale dei CoderDojo – neologismo che unisce due parole, Coder, programmatore, e Dojo, dal giapponese, un luogo per l’allenamento fisico e mentale, in cui si acquisisce il giusto atteggiamento a progredire – una rete di club sparsi in tutta Italia. «Sono più di trenta i volontari del CoderDojo Milano, nato nel 2013. Da allora abbiamo coinvolto più di 3000 ragazzi, stimolando la loro creatività e la loro capacità relazionale, il valore di lavorare in team, interagendo con persone di diverse età e generazioni» afferma Angelo Sala, Champion di Coderdojo Foundation, una delle tante anime del movimento globale senza scopo di lucro partito da Dublino in Irlanda nel 2011 che oggi conta migliaia di affiliati in tutta Europa. «Tra i principi di Coderdojo Foundation sicuramente quella di introdurre i bambini al mondo della programmazione, favorendo la diffusione delle conoscenze relative al coding. Ma soprattutto dotare i ragazzi di strumenti per far emergere le loro capacità comunicative» afferma Sala.

L’appuntamento è fissato per il 4 novembre presso la Fabbrica del Vapore. L’agenda prevede un fitto calendario di speech, con l’apertura dei lavori affidata a Roberta Cocco, Assessore Trasformazione digitale e Servizi civici presso il Comune di Milano, presente al lancio dell’iniziativa a Palazzo Marino, durante il quale ha sottolineato la grande attenzione della Giunta a sostegno di questo tipo di iniziative. «A valore e vantaggio della città. Proposte che vogliamo continuare a promuovere perché rappresentano un’opportunità per il futuro dei nostri ragazzi. E per sostenere lo sviluppo del Paese. E’ un percorso, questa è una tappa, che il Comune di Milano è interessato a portare avanti» ha commentato Cocco.

Gli organizzatori prevedono una partecipazione di 1500 ragazzi provenienti da tutto il Paese e oltre 150 progetti tecnologici. I prototipi saranno presentati a una giuria di esperti e mentor che valuteranno l’approccio progettuale e la tipologia di problemi affrontati in fase di realizzazione. Un evento aperto anche a genitori e insegnanti. Ai quali sono rivolti una serie di workshop proposti da Campustore, MasterCoder, Yunic, comPUter e CoderDojo. Nell’area espositiva l’accesso a una serie di laboratori interattivi e la possibilità di incontrare le aziende presenti. In particolare presso lo spazio Lenovo i visitatori potranno farsi ritrarre da un vignettista che con l’aiuto di Yoga Book digitalizzerà i suoi lavori per una condivisione immediata; il Tesla Club Italy illustrerà i segreti tecnologici della smartcar e la Scuola di Robotica di Genova esporrà Nao, la star dei robot interattivi.

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GFT Technologies si rinnova. Una nuova sede a Milano e Marika Lulay CEO di Gruppo da giugno https://www.datamanager.it/2017/05/gft-technologies-si-rinnova-nuova-sede-cambi-al-vertice-nuove-assunzioni-italia/ Tue, 09 May 2017 12:12:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124437 Inaugurata ieri la nuova sede in zona Corvetto GFT Technologies SE, fornitore di soluzioni IT per il settore finanziario, bancario e assicurativo, cambia sede. Ed è la quarta volta in dieci anni come ricorda Alfio Puglisi, Managing Director del gruppo tedesco. Quando gli affari vanno bene la scelta di un headquarter più ampio è fisiologica. […]

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Inaugurata ieri la nuova sede in zona Corvetto

GFT Technologies SE, fornitore di soluzioni IT per il settore finanziario, bancario e assicurativo, cambia sede. Ed è la quarta volta in dieci anni come ricorda Alfio Puglisi, Managing Director del gruppo tedesco. Quando gli affari vanno bene la scelta di un headquarter più ampio è fisiologica. Ma nel caso di  GFT quella di stabilirsi a due passi da piazzale Corvetto, è anche coraggiosa. Chi conosce Milano sa che si tratta di uno dei quartieri più gettonati dalle pagine di cronaca per via dei problemi che affliggono l’area, tipici delle periferie metropolitane europee. Un territorio disagiato sul quale però l’amministrazione comunale ha deciso di investire. E’ lo stesso Assessore alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano Cristina Tajani a confermare la volontà di riqualificare la zona. «Non è comune che un’azienda in concomitanza con l’apertura di una nuova sede voglia le istituzioni al suo fianco. Ma l’arrivo di una realtà importante come GFT auspichiamo sia uno sprone allo sviluppo di tutta l’area. Con il digitale come driver di sviluppo».

Un settore sul quale l’amministrazione cittadina punta parecchio. Sintetizzato nel claim “innovazione e inclusione” adottato dal Comune per varare un programma ambizioso di riqualificazione di alcune aree svantaggiate sul territorio. Un rilancio sul quale si è soffermata anche Daniela Mainini, Consigliere Regione Lombardia componente IV Commissione permanente – Attività produttive e occupazione, che ha ribadito la volontà di sbloccare lo stanziamento di due tranche di finanziamenti rispettivamente di 40 e 66 milioni di euro. Segnali concreti per Milano. Rilanciata dai lusinghieri risultati conseguiti con l’Expo e che oggi vede più a portata di mano una ripresa ancora più robusta. Nel giorno dell’arrivo di Barack Obama in veste di privato cittadino nel capoluogo lombardo, prima tappa dell’ex presidente USA dopo il doppio mandato presidenziale, la scelta operata da GFT rappresenta dunque un nuovo inizio. Per imprimere una spinta ancora più propulsiva a una storia aziendale che nell’arco di una decina d’anni ha visto l’azienda realizzare in Italia, dati dell’ultimo esercizio, oltre 60 milioni di fatturato. Un successo orgogliosamente rivendicato da Ulrich Dietz, fondatore e attuale Vice Chairman of the Administrative Board & Chairman of the Managing Directors GFT Technologies che oltre a  riaffermare l’impegno a continuare a focalizzarsi sulle nuove tecnologie parla della propria creatura come di una sorta di team di ricerca e sviluppo allargato con sedi in Spagna, Brasile e appunto Italia. Marika Lulay, nuovo CEO di Gruppo da giugno sottolinea come il suo principale obiettivo sia promuovere la digitalizzazione nel settore finanziario e far proseguire la crescita di GFT a livello internazionale.

A illustrarne la filosofia dietro alle scelte realizzative, Pierpaolo Danelli, l’architetto firmatario del progetto, che in controtendenza rispetto a concetti come spazi liquidi, architettura liquida, ormai logori, sottolinea come la scelta sia stata di adottare la metafora della città intesa come luogo che rappresenta l’invenzione materiale più grande e ambiziosa dell’uomo. «In questo edificio l’obiettivo è quello di mettere in comunicazione i vari team dell’azienda. Superfici generose, spazi condivisi, con piani di lavoro sferici a fare da tramite per condividere esperienze, punti di vista, progetti. Affiancati da spazi più informali per continuare a perseguire questo scopo». Un progetto che vuole riflettere la realtà di GFT di far fronte all’aumento delle risorse registrato negli ultimi due anni, circa 700 persone, suddivise tra le 8 sedi italiane (Torino, Firenze, Siena, Montecatini, Piacenza, Genova, Padova e Milano), in linea con la crescita del gruppo presente in dodici paesi con quasi 5.000 dipendenti. Ma anche una scommessa: dare alla nuova sede forma e progettualità per un’azienda che lavora nel mondo immateriale dell’IT.

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Trasformazione digitale. Da oggi online il Fascicolo del Cittadino del Comune di Milano https://www.datamanager.it/2017/04/trasformazione-digitale-oggi-online-fascicolo-del-cittadino-del-comune-milano/ Wed, 12 Apr 2017 13:54:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122985 Sul portale del Comune di Milano i cittadini potranno accedere in maniera facile e veloce a tutte le loro pratiche e ai loro documenti Milano sempre più digitale, connessa e al servizio del cittadino. Nel corso dell’evento “Milano Digitale” è stato presentato lo stato dell’arte del piano di trasformazione digitale che coinvolge l’intera Amministrazione comunale […]

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Sul portale del Comune di Milano i cittadini potranno accedere in maniera facile e veloce a tutte le loro pratiche e ai loro documenti

Milano sempre più digitale, connessa e al servizio del cittadino. Nel corso dell’evento “Milano Digitale” è stato presentato lo stato dell’arte del piano di trasformazione digitale che coinvolge l’intera Amministrazione comunale e che è realizzato in linea con le azioni del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione e in stretta collaborazione con il Team per la Trasformazione digitale guidato da Diego Piacentini.

Oggi, il percorso iniziato nei primi mesi di mandato segna un importante passo avanti con il “Fascicolo del Cittadino”, un raccoglitore digitale all’interno del quale sono presenti le pratiche e i documenti dei cittadini milanesi, che troveranno così in un unico punto di accesso tutte le loro informazioni e i loro dati archiviati nei sistemi anagrafici del Comune di Milano.

Per usufruire del nuovo servizio è sufficiente accedere al portale istituzionale del Comune di Milano registrandosi con autenticazione forte e, per la prima volta, anche attraverso Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale.  Già in questa prima fase di rilascio sono presenti numerosi servizi: si possono consultare le informazioni anagrafiche dell’intero nucleo famigliare, le iscrizioni ai servizi scolastici, è possibile controllare pagamenti e scadenze per le imposte comunali e per eventuali multe, prendere appuntamento per accedere agli uffici comunali, richiedere e stampare autonomamente un certificato anagrafico con valore legale.

Il Fascicolo del cittadino è “mobile first”, perché tutte le informazioni digitalizzate sono accessibili anche da dispositivi mobili;  è trasparente, perché rende disponibili al cittadino i dati relativi ai suoi processi amministrativi; è semplice, perché è possibile consultare con un clic in modo immediato, completo e omogeneo tutti i dati archiviati in un unico luogo; è sicuro, perché per potervi accedere richiede un profilo di autenticazione forte oppure l’autenticazione SPID; è correlato, perché consente di visualizzare le informazioni correlate alla persona e permette di controllare le sue pratiche; è in continua evoluzione, perché periodicamente il cittadino avrà a disposizione nuovi servizi e contenuti; è partecipato, perché può essere arricchito di strumenti per conoscere le esigenze dei cittadini e il livello di soddisfazione del servizio.

Le funzionalità di pagamento saranno garantite grazie all’integrazione con il nodo dei pagamenti nazionale denominato PagoPA, sia online – via mobile e web – sia offline attraverso i punti fisici convenzionati sul territorio. PagoPA consente al cittadino di pagare in sicurezza e semplicità. L’integrazione sarà attiva a partire dall’estate del 2017. PagoPA e SPID sono due delle cosiddette “piattaforme abilitanti” progettate da AgID con il supporto del Team per la Trasformazione Digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il fascicolo del cittadino sarà completo di tutti i servizi entro dicembre 2017.

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Forcepoint protegge il Comune di Milano dagli attacchi via Web https://www.datamanager.it/2016/12/forcepoint-protegge-comune-milano-dagli-attacchi-via-web/ Tue, 13 Dec 2016 10:26:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115460 Nel contesto di una strategia di security sempre più incisiva, l’amministrazione del capoluogo lombardo ha scelto di utilizzare le soluzioni di Forcepoint per proteggere la propria rete dai potenziali attacchi via Web Sono poche le aziende che interpretano il tema della sicurezza informatica come processo continuo orientato al costante rafforzamento della difesa contro attacchi che […]

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Nel contesto di una strategia di security sempre più incisiva, l’amministrazione del capoluogo lombardo ha scelto di utilizzare le soluzioni di Forcepoint per proteggere la propria rete dai potenziali attacchi via Web

Sono poche le aziende che interpretano il tema della sicurezza informatica come processo continuo orientato al costante rafforzamento della difesa contro attacchi che mutano nel tempo e si fanno sempre più sofisticati.

Tra queste realtà rientra il Comune di Milano, che ha costruito nel corso degli anni un’infrastruttura organizzata su differenti livelli di protezione ed ha focalizzato ulteriormente l’attenzione  nel periodo più recente:

“A fronte di una recrudescenza degli attacchi rilevata soprattutto negli ultimi due anni abbiamo formato un team dedicato al monitoraggio dell’evoluzione delle tecniche di attacco e protezione – afferma Guido Albertini, Direttore Centrale Sistemi Informativi e Agenda Digitale, Comune Di Milano – ma abbiamo anche sfruttato occasioni come lo svolgimento di Expo 2015 per rafforzare le infrastrutture e le attività di test, allo scopo di mettere a punto strategie di intervento più efficaci”.

Nell’ambito di una rapida evoluzione in termini di capacità e volumi di traffico, il Comune di Milano ha deciso di adottare una soluzione affidabile di Web Security e la scelta si è orientata su Forcepoint TRITON AP-WEB, che fornisce protezione completa in tempo reale dalle minacce avanzate, sfruttando le caratteristiche di classificazione del motore TRITON ACE: “Per la scelta della soluzione si sono analizzati importanti parametri, come il throughput della macchina, il posizionamento della soluzione sul mercato e la qualità del database di classificazione. – prosegue Albertini – La tecnologia di Forcepoint ci aiuta a bloccare in tempo reale il traffico indirizzato verso siti malevoli e a gestire con maggior efficacia e flessibilità le politiche di filtraggio, in modo da assecondare le necessità ed i parametri di sicurezza da noi richiesti, ma anche quelle di navigazione dei nostri utenti e dei nostri referenti politici”.

Nel contesto di un’implementazione gestita in collaborazione con l’outsourcer della rete di telecomunicazioni, il Comune di Milano si avvale della periodica collaborazione dei tecnici di Forcepoint per realizzare l’analisi della configurazione in essere e decidere, com’è accaduto in tempi recenti, di adottare strategie più stringenti per rafforzare la risposta alle minacce piu’ insidiose.

L’ente pubblico lombardo ha potuto inoltre apprezzare l’alto livello di automazione della soluzione Forcepoint TRITON AP-WEB: “L’implementazione è avvenuta in modo totalmente trasparente per i nostri utenti – conclude Albertini – che ora sanno di poter navigare sul Web in modo più sicuro senza alcun disagio per la propria operatività”.

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Milano-New York, gemellaggio digitale https://www.datamanager.it/2016/11/milano-new-york-gemellaggio-digitale/ Mon, 28 Nov 2016 09:59:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114706 Cittadini e cybersecurity in pole position nell’intesa tra il Comune di Milano e quello di New York City per condividere i modelli più avanzati di innovazione digitale   Nell’era della digital transformation cambiano anche quelli che una volta erano i gemellaggi. Che rinascono nel segno del digitale. Come il Memorandum di intesa presentato a fine […]

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Cittadini e cybersecurity in pole position nell’intesa tra il Comune di Milano e quello di New York City per condividere i modelli più avanzati di innovazione digitale

 

Nell’era della digital transformation cambiano anche quelli che una volta erano i gemellaggi. Che rinascono nel segno del digitale. Come il Memorandum di intesa presentato a fine novembre da Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione digitale del Comune di Milano, e da Sree Sreenivasan, Chief Digital Officer of New York City, e che vede i servizi ai cittadini e l’attenzione alla cybersecurity come prime aree di focus.

Un “ponte digitale”

“Quello che abbiamo siglato è il primo ‘digital bridge’ tra Milano e New York, e vuole essere per noi il modo in cui guardare alle eccellenze internazionali, identificare quali sono i progetti da cui possiamo imparare, e stringere partnership coi team IT di alcune città per collaborare su progetti condivisi”, ha esordito Roberta Cocco, che dopo un passato in ruoli di spicco in multinazionali come Microsoft è planata qualche mese fa nell’attuale incarico di assessore alla trasformazione digitale del capoluogo meneghino. “Pensiamo di mettere a disposizione di New York le esperienze maturate in ambito cybersecurity, e mi riferisco in particolare a quelle compiute con Expo”, ha spiegato Roberta Cocco, sottolineando che “l’esperienza dell’importante evento dello scorso anno è stata utilissima: del resto, se non è successo nulla di negativo significa proprio che le cose hanno funzionato adeguatamente, perché le minacce alla security vi sono sempre”.

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Cittadini al primo posto

New York intende invece condividere con Milano l’esperienza nei servizi digitali al cittadino. “Parlando di ‘NY values’, cioè dei valori di New York, il sindaco Bill De Blasio ha dato un forte impulso per rendere la città sempre più trasparente ed equa nei confronti dei cittadini, anche per ridurre le disuguaglianze ponendo il focus sul ‘putting citizens first’ come idea di fondo”, ha sottolineato Sree Sreenivasan, che da un mese è il Chief Digital Officer di New York City, dopo aver ricoperto la stessa carica al Metropolitan Museum e aver svolto incarichi anche di insegnamento alla Columbia University. Tra gli esempi, Sree Sreenivasan ha citato il NYC Digital Playbook, costituito da una serie di principi, come “mobile first” oppure l’accessibilità da parte dei disabili, sui quali costruire piattaforme digitali per i cittadini.

Interoperabilità in ottica data lake

“L’idea è quella di mettere il cittadino al centro e usare il digitale per raccogliere le esigenze dei cittadini e offrire servizi: in sostanza, si tratta di lavorare sul digital per favorire l’engagement dei cittadini”, ha proseguito Roberta Cocco, sottolineando anche un altro punto fondamentale: quello dell’interoperabilità, che rappresenta una sfida già a livello di Comune di Milano, dove, ha esemplificato, “vi sono 850 server e oltre 200 applicazioni, che vanno considerati una notevole opportunità, lavorando in ottica di data lake, come straordinario strumento di conoscenza per semplificare i processi”.

Il Manifesto per Milano Digitale

In aggiunta al Patto siglato tra Milano e New York, è stato anche elaborato un “Manifesto per la Milano digitale”, presentato nel corso di un incontro pubblico a Museo della Scienza e della Tecnica da Sindaco di Milano, che in sei punti elenca quelli che devono essere i diritti nell’era digitale: diritto digitale all’accesso, alla sicurezza e alla privacy, diritto digitale alla conoscenza, diritto digitale alla semplificazione, diritto digitale all’innovazione, diritto digitale all’inclusione e all’equità, e infine diritto digitale alla collaborazione. Il Manifesto è stato realizzato anche con l’intervento di imprenditori e innovatori tra i quali Gloria Gazzano, CIO di Italgas, Simone Piunno, CTO del neocostituito Team per la trasformazione digitale del Governo Italiano, capitanato da Diego Piacentini, Guido Albertini, CIO del Comune di Milano, e infine Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA.

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Gea Scancarello: «Mi fido di te» https://www.datamanager.it/2015/06/gea-scancarello-mi-fido-di-te/ Tue, 23 Jun 2015 14:16:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=76374 Sharing economy, la rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi Tra le dieci idee che cambieranno il mondo secondo il Time, la sharing economy rappresenta il terreno di sperimentazione di nuovi modelli che caratterizzeranno nel futuro il modo in cui scambieremo prodotti, servizi e conoscenza. Entro il 2050, per Jeremy Rifkin, la sharing economy […]

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Sharing economy, la rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi

Tra le dieci idee che cambieranno il mondo secondo il Time, la sharing economy rappresenta il terreno di sperimentazione di nuovi modelli che caratterizzeranno nel futuro il modo in cui scambieremo prodotti, servizi e conoscenza. Entro il 2050, per Jeremy Rifkin, la sharing economy diventerà il principale arbitro della vita economica. E lavorare insieme sarà anche l’unica via per raggiungere quei risultati che business e politica non sono più in grado di raggiungere separatamente, con tutto quello che significa. La strategia della condivisione attraversa tutti i settori industriali, scompagina i paradigmi sociali e ridisegna le organizzazioni. Ci sono piattaforme per il riuso, per viaggiare, alloggiare, mangiare e dormire gratis o a costi dimezzati. Bike sharing, car sharing, co-working, co-housing sono espressioni ormai entrate nell’uso comune. Ma la sharing economy è qualcosa di più dell’economia del noleggio. Crowdsourcing e crowdfunding capovolgono i rapporti di forza alla base della piramide. La collaboration è un modo per ottimizzare risorse aziendali, moltiplicare tempo e spazio, e affrontare sfide che sembravano impossibili. Di recente, il regista Peter Bogdanovich ha lanciato l’appello per portare a termine l’incompiuto “The Other Side of the Wind”, del maestro Orson Welles. E il CERN di Ginevra e la Stazione Spaziale Internazionale rappresentano già adesso un modello virtuoso di cooperazione al quale anche la Comunità europea dovrebbe ispirarsi per definire le nuove politiche della crescita e dell’immigrazione. Perfino la smart city si nutre di collaborazione e Milano è stata tra le prime amministrazioni locali ad approvare una delibera specifica sulla sharing economy. Le sfide globali, se ben gestite, possono determinare lo sviluppo di importanti processi di innovazione in grado di portare benessere e crescita economica diffusa.


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Se il co-working rende i lavoratori più felici, meno soli e più fiduciosi, l’economia della collaborazione – forse – può trasformare un esercito di consumatori sempre più agguerriti, in una comunità globale più consapevole, libera di scegliere e meno schiava della competizione sui beni esclusivi. Sotto l’ombrello della sharing economy ci sono fenomeni diversi, ma non si tratta di un’idea per fricchettoni, geek e loser. Da New York a San Francisco, da Milano a Berlino, la forma del baratto 2.0. è un modello che funziona e permette di risparmiare risorse che possono essere investite in modo diverso, liberando energie nuove e creatività. Se ne sono accorti anche i big del settore finanziario, i gruppi immobiliari, le catene commerciali e gli operatori del trasporto. Non a caso, l’agenzia internazionale di certificazione e consulenza Price Waterhouse Cooper ha stimato che l’economia collaborativa e della condivisione ha prodotto fino al 2013 un giro d’affari di 15 miliardi di dollari ed è in crescita continua a doppia cifra. Si può iniziare dal pane per capire che il miracolo della condivisione nasce dalle piccole cose e comprendere che si può rinunciare a qualcosa per avere molto in cambio. In fondo, è questa l’idea che anima il blog Pane e sharing e che ha ispirato il libro Mi fido di Te (Chiarelettere, aprile 2015) di Gea Scancarello, giornalista e cacciatrice di storie fuori e dentro la Rete. Secondo l’autrice, siamo al tramonto di un’era. Finito il mito del “self love” o del “self-interest” come driver del comportamento economico, ci troviamo all’inizio di una nuova epoca, forse un po’ corsara, in cui la visione supera il capitale, la reputazione è la chiave di accesso, la conoscenza è la moneta di scambio e la community è qualcosa di più della somma delle singole parti. «Una rivoluzione possibile, per vivere meglio e che parte da noi stessi» – spiega Gea Scancarello. Si può viaggiare in giro per il mondo, svegliarsi in casa di sconosciuti, organizzare un trasloco e trasformarlo in un happening sotto casa e avere amici in tutto il mondo. L’esperienza quotidiana della vita di ciascuno si può spalancare a un universo di opportunità. C’è un mondo bloccato dalla crisi e un mondo nuovo che avanza. Basta guardare altrove e fidarsi. E questo libro lo racconta.

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#sharingeconomy Tra le dieci idee che cambieranno il mondo @geascanca @chiarelettere
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Data Manager: Economia della condivisione, strumenti nuovi per un’idea antica. Così salveremo il mondo?

Gea Scancarello: Sarebbe bello se fosse davvero così. La sharing economy nasce da un insieme di fattori: la cultura dello scambio, che può essere rintracciata anche in un passato remoto, la Rete, la pervasività degli strumenti di comunicazione e non da ultimo una sensibilità nuova, complice anche gli anni della crisi, rispetto agli oggetti di consumo e il loro impatto sull’ambiente nel quale viviamo. L’intreccio di questi fattori ha abilitato una serie di nuovi modelli, anche molto diversi tra loro, che creano una serie di relazioni tra le persone che non sono solo di natura economica ma sostanzialmente umane.

Vuoi dire che se da un lato la tecnologia ci rende isole, la possibilità di infiniti collegamenti ci rende parte di un solo arcipelago?

È questo il significato del nuovo sistema della condivisione. Le piattaforme tecnologiche che ci hanno dato una seconda vita virtuale, riportano al reale sia per scambiarci libri, consumare pasti, condividere case e pezzi di viaggio. E questo crea un tessuto sociale nuovo fondato non su vincoli tradizionali, ma su relazioni anche a distanza, tra persone che non si conoscono, alimentando una fiducia generalizzata basata sui comportamenti positivi. La condivisione abbassa la competizione sui beni esclusivi e permette di moltiplicare occasioni di relazione con le persone.


#sharingeconomy “Mi fido di Te”. Ma di chi o cosa possiamo fidarci? @geascanca @chiarelettere
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Di chi o cosa possiamo fidarci?

Non esiste un algoritmo in grado di metterci al riparo completamente. Io mi fido della capacità e del bisogno, che ciascuno di noi ha, di aprirsi, affidarsi agli altri e costruire rapporti. Se alcune teorie economiche hanno messo alla base l’interesse egoistico, allora io credo che puntare sull’interesse diffuso possa essere una strada nuova da seguire.

La fiducia è la chiave di volta?

Esatto, ma non è una scommessa. Fidarsi è più un atto di “fede” che richiede coraggio. Lo stesso coraggio che ci vuole per credere che un’idea funzionerà. La fiducia è circolare e a sua volta genera fiducia, trasforma la paura in una scoperta, cambia il limite in possibilità. E la tecnologia e il sistema di social rating ci aiutano a non fidarci delle persone sbagliate.

Tu di chi o cosa ti fidi?

Io sono aperta alle nuove scoperte. Mi fido del cambiamento. E della capacità che ciascuno di noi ha di adattarsi alle situazioni nuove. Ci vuole un po’ di esercizio e bisogna fare lo sforzo di uscire dalla personale comfort zone.


#sharingeconomy «La fiducia è la chiave di volta» @geascanca @chiarelettere
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Le donne sono più attente alla condivisione e si fidano di più?

Forse, le donne sono meno pigre e si adattano più facilmente ai cambiamenti. E in fondo, nella definizione stessa di “condivisione” è insita una “cura” che appartiene di più all’universo femminile. Ma all’interno di una gamma vasta di fenomeni che vanno dal recupero del cibo a Uber, il fattore della condivisione diventa un asset per immettere nel sistema energie nuove. Queste energie si traducono in un vantaggio condiviso per una platea sempre più ampia di persone, e alla fine diventano rete sociale di salvaguardia.

La sharing economy è abilitata dall’ICT. Senza, sarebbe solo una forma di baratto. Che cosa cambia?

La tecnologia permette di avvicinare le persone e lo scambio di dati permette di scoprire nuove forme di relazione pervasive, globali e in tempo reale. I dati ci pongono il problema di come si proteggono queste informazioni che parlano di noi e tracciano il profilo delle nostre abitudini.

Si può condividere tutto?

Esperienze, oggetti, luoghi. Forse anche le persone. Si può condividere tutto o quasi tutto. La difficoltà è rendere le cose facili. La differenza tra l’Italia e altri paesi è che queste forme alternative restano a livello di sperimentazione. Manca un sistema di capitali di investimento in grado di sostenere adeguatamente le startup fino all’exit di successo. Ci sono piattaforme social che consentono la condivisione del cibo come Food Share e in Italia, S-Cambia Cibo. Si tratta di esperienze che permettono non solo di avvicinare le persone ma di far crescere la cultura della lotta agli sprechi alimentari.


#sharingeconomy Si può condividere tutto o quasi @geascanca @chiarelettere
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Qual è la lezione più importate che hai imparato?

Da giornalista, ho imparato che là fuori c’è un mondo nuovo che aspetta di essere raccontato. La sharing economy è un modello di business concreto che nei prossimi anni potrà valere da uno a nove punti di PIL. La circolazione dei beni materiali, delle idee e dell’intelligenza delle persone crea risultati migliori. Per vincere insieme – però – non dobbiamo lasciarci condizionare dalla paura.

La condivisione si fonda sulla reciprocità, sulla fiducia, sulla relazione. Lo scambio di mercato si basa sull’interesse egoistico. Si tratta di due mondi che possono dialogare?

Nessuna divisione dogmatica. La sharing economy non è collettivismo. Anche se i vantaggi sono distribuiti a tutti in modo diverso. Basta pensare a Uber. Non c’è Karl Marx da una parte e Adam Smith dall’altra. Non ci sono formule magiche. I soldi fanno girare il mondo. Ma si può decidere di fare soldi in modo migliore, per sé e per gli altri. La sharing economy è una grande opportunità di crescita per le persone e le aziende, ma ha bisogno di impegno e di regole.

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L'articolo Gea Scancarello: «Mi fido di te» proviene da Data Manager Online.

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