comunicati stampa – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 11 Jun 2026 10:09:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png comunicati stampa – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Automotive ed economia digitale: Web Industry lancia Wàluta, la prima perizia auto vocale con intelligenza artificiale in Italia https://www.datamanager.it/2026/06/automotive-ed-economia-digitale-web-industry-lancia-waluta-la-prima-perizia-auto-vocale-con-intelligenza-artificiale-in-italia/ Thu, 11 Jun 2026 10:09:52 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253397 La digital company friulana applica l’AI alla voce per ottimizzare i tempi di gestione dell’usato, un mercato che in concessionaria doppia stabilmente i volumi del nuovo. Nell’era dell’economia digitale, le abitudini dei consumatori cambiano alla velocità degli algoritmi. Oggi l’interazione vocale domina la quotidianità: dalle ricerche online alle piattaforme e-commerce fino alla domotica, la voce […]

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La digital company friulana applica l’AI alla voce per ottimizzare i tempi di gestione dell’usato, un mercato che in concessionaria doppia stabilmente i volumi del nuovo.

Nell’era dell’economia digitale, le abitudini dei consumatori cambiano alla velocità degli algoritmi. Oggi l’interazione vocale domina la quotidianità: dalle ricerche online alle piattaforme e-commerce fino alla domotica, la voce è diventata l’interfaccia naturale più rapida ed efficiente per l’uomo. Un trend strutturale, guidato dai costanti progressi dell’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo i processi operativi del B2B e dei settori industriali più tradizionali.

A guidare questo cambio di paradigma nel comparto automotive italiano e Web Industry. La digital company friulana ha annunciato il lancio della prima perizia digitale auto vocale in Italia dedicata alla valutazione dei veicoli usati. Questa innovativa funzionalità è integrata nativamente all’interno di Wàluta, la piattaforma proprietaria specializzata nella gestione dei processi di trade-in.

La novità si innesta in un contesto economico ben definito: in Italia, i volumi delle compravendite di auto usate doppiano ormai stabilmente quelli del nuovo. A confermare l’urgenza di digitalizzare questo comparto sono i dati del nuovo Osservatorio Web Industry , che evidenziano una crescita delle perizie digitali del 123,5% in soli quattro anni.

In questo scenario, dove l’accuratezza peritale determina la marginalità reale, la redditività e la tenuta finanziaria delle reti di concessionarie non dipendono più soltanto dai volumi di vendita, ma dall’efficienza della catena di approvvigionamento e di ritiro dell’usato. Ridurre i colli di bottiglia e ridurre il time-to-market del parco auto diventa dunque una priorità strategica per salvaguardare i margini operativi dei concessionari.

Sfruttando il principio operativo “Tu detti, Wàluta compila”, l’operatore può muoversi liberamente attorno al veicolo durante l’esame visivo, descrivendo semplicemente a voce lo stato d’uso, i danni riscontrati, l’usura degli interni o la presenza di optional. L’intelligenza artificiale del software elabora il flusso vocale in tempo reale, interpreta il contesto tecnico e precompila automaticamente i campi strutturati all’interno della scheda di valutazione.

L’adozione di questa tecnologia genera un doppio vantaggio strategico per l’efficienza aziendale: l’ottimizzazione dei tempi e della qualità dei dati: svincola il pericolo dallo schermo del tablet o dello smartphone, abbattendo il rischio di errori di distrazione o di mancate segnalazioni di difetti strutturali. Standardizzazione dei processi: l’infrastruttura di Wàluta impone una rigorosa omogeneità nella raccolta e codifica delle informazioni, diventando un asset essenziale per i grandi gruppi di concessionari che lavorano su più sedi dislocate sul territorio nazionale.

«La perizia vocale sviluppata per il nostro ecosistema alleggerisce il carico del data-entry manuale, permettendo ai professionisti di concentrarsi sul reale valore del veicolo», dichiara Alessandro Rubini, presidente di Web Industry . «Il risultato è un processo di perizia digitale auto fluido, strutturato e nativamente integrato, in cui è la tecnologia ad adattarsi al lavoro dell’uomo e non il contrario, generando un’efficienza misurabile direttamente sui conti economici dei dealer».

www.waluta.it

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Tecnest con SCM da domani in Fiera a Milano, a Xylexpo 2026, la biennale delle tecnologie per l’industria del legno https://www.datamanager.it/2026/06/tecnest-con-scm-da-domani-in-fiera-a-milano-a-xylexpo-2026-la-biennale-delle-tecnologie-per-lindustria-del-legno/ Mon, 08 Jun 2026 14:17:09 +0000 https://www.datamanager.it/?p=253313 Da domani, 9 giugno, Tecnest in fiera a Milano: a Xylexpo 2026, la biennale delle tecnologie per l’industria del legno. Fabbriche intelligenti, produttive, automatiche e completamente integrate. Ruota attorno a queste quattro direttrici la partecipazione di Tecnest con Scm di Rimini, a Xylexpo 2026, che si terrà a Milano. Si tratta della 29a biennale mondiale delle tecnologie per […]

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Da domani, 9 giugno, Tecnest in fiera a Milano: a Xylexpo 2026, la biennale delle tecnologie per l’industria del legno.

Fabbriche intelligenti, produttive, automatiche e completamente integrate. Ruota attorno a queste quattro direttrici la partecipazione di Tecnest con Scm di Rimini, a Xylexpo 2026, che si terrà a Milano. Si tratta della 29a biennale mondiale delle tecnologie per l’industria del legno e del mobile che avrà luogo dal 9 al 12 giugno 2026 presso il quartiere fieristico di Fieramilano Rho. L’azienda friulana, eccellenza del software industriale, si presenta alla fiera mondiale delle tecnologie per il legno all’interno dello spazio espositivo nella hall 14 di SCM, il colosso romagnolo internazionale di cui fa parte ufficiale da dicembre 2025. Una presenza che segna il debutto di una visione comune: ridisegnare i modelli produttivi attraverso la digitalizzazione in ottica di maggior produttività della fabbrica.

Il fulcro operativo di questa sinergia è WinMES la nuova piattaforma MES (Manufacturing Execution System) MOM (Manufacturing Operation Management) progettata per automatizzare completamente i flussi informativi di fabbrica. Concepito come un vero e proprio “cervello digitale”, rappresenta una soluzione unica sul panorama internazionale in grado di permettere il controllo automatico dell’intero ciclo produttivo: dalla pianificazione, fino al monitoraggio in tempo reale della produzione in pochi click.

È infatti in grado di integrare – oltre a tutti i software di fabbrica come ERP, Cad-Cam e ottimizzatori – anche macchine SCM nativamente e macchine di terze parti come incredibile valore aggiunto. Il risultato è la creazione di un unico ambiente digitale capace di automatizzare tutti i flussi rendendo l’uomo il vero elemento strategico della fabbrica.

Una soluzione ready-to-use e sviluppata sulle specificità della produzione in ambito wood che risponde elle esigenze quotidiane della fabbrica con risvolti immediati anche sul business: saturazione ottimale degli impianti, certezza dei tempi di consegna, gestione tempestiva delle derive di produzione e drastica riduzione di fermi macchina, inefficienze e scarti.

Una partnership industriale quella tra Tecnest ed SCM, che parte da valori condivisi e che unisce i 40 anni di know-how specialistico e gli oltre 400 clienti internazionali della società friulana, con la leadership globale nelle tecnologie per il legno di SCM. All’avanguardia tecnologica si affianca un approccio consulenziale di processo: i progetti di digitalizzazione sono guidati da team di ingegneri di processo ed esperti di Supply Chain altamente specializzati, rendendo l’innovazione scalabile sia per le PMI sia per i grandi gruppi multinazionali.

Inoltre, l’adozione di WinMES può essere agevolata dagli incentivi del piano Transizione 4.0, un’opportunità potenziata dalla recente certificazione ottenuta da Tecnest in ambito formazione accreditata.

A delinearne i contorni della partecipazione a Xylexpo è Giorgio Apolloni, CEO di Tecnest «Le aziende manifatturiere oggi non cercano un semplice fornitore di tecnologia, ma un partner strategico che comprende a fondo le criticità del loro business. La collaborazione con SCM accelera la nostra traiettoria di crescita, permettendoci di coniugare l’eccellenza delle macchine industriali con l’intelligenza del software. Con WinMES e la nostra suite FLEX diamo alle imprese risposte concrete per aumentare produttività e continuità operativa in uno scenario globale volatile e competitivo».

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Polodent lancia l’allarme: “Troppe estrazioni totali inutili, la vera sfida è salvare il dente naturale” https://www.datamanager.it/2026/05/polodent-lancia-lallarme-troppe-estrazioni-totali-inutili-la-vera-sfida-e-salvare-il-dente-naturale/ Wed, 13 May 2026 07:20:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252807 In un mercato odontoiatrico che spinge verso soluzioni drastiche e “all-on-four” indiscriminate, gli studi Polodent del dott. Fabio Boscolo invertono la rotta. Attraverso protocolli multidisciplinari e tecnologie d’avanguardia, il gruppo tra Veneto e Friuli si schiera contro l’estrazione totale facile, rimettendo al centro l’etica clinica e la conservazione del patrimonio biologico del paziente. In un’epoca in cui […]

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In un mercato odontoiatrico che spinge verso soluzioni drastiche e “all-on-four” indiscriminate, gli studi Polodent del dott. Fabio Boscolo invertono la rotta.

Attraverso protocolli multidisciplinari e tecnologie d’avanguardia, il gruppo tra Veneto e Friuli si schiera contro l’estrazione totale facile, rimettendo al centro l’etica clinica e la conservazione del patrimonio biologico del paziente. In un’epoca in cui l’odontoiatria sembra correre sempre più velocemente verso soluzioni drastiche e invasive, c’è chi sceglie di invertire la rotta, mettendo al centro la conservazione del patrimonio naturale del paziente. È questa la filosofia di Polodent, gli studi dentistici tra Friuli-Venezia Giulia (Udine-Trieste) e Veneto, sotto la direzione scientifica del dottor Fabio Boscolo.

“Assistiamo a un fenomeno preoccupante: arrivano nei nostri studi sempre più pazienti a cui, altrove, è stato proposto di togliere tutti i denti per rifare intere arcate da zero. Spesso sono persone spaventate, a cui viene presentata l’estrazione totale come l’unica via d’uscita”  affermano dagli studi di Boscolo.

L’approccio di Polodent si distingue per una visione multidisciplinare. Qui, il paziente non è un insieme di singoli denti da riparare, ma una persona la cui salute orale influisce sul benessere dell’intero organismo. Il cuore del modello Polodent è la prevenzione attiva: l’obiettivo primario non è la sostituzione, ma il mantenimento della dentatura originale attraverso protocolli diagnostici avanzati e terapie conservative.

A confermare la necessità di questo cambio di paradigma è Giulia Negro (nella foto), responsabile comunicazione del gruppo, che osserva quotidianamente l’evolversi delle richieste e dei timori dei pazienti. “In questo particolare periodo storico,” afferma Negro, “assistiamo a un fenomeno preoccupante: arrivano nei nostri studi sempre più pazienti a cui, altrove, è stato proposto di togliere tutti i denti per rifare intere arcate da zero. Spesso sono persone spaventate, a cui viene presentata l’estrazione totale come l’unica via d’uscita.”

Di fronte a questa tendenza, Polodent – studi dentistici Boscolo, risponde con la trasparenza e l’etica clinica. “Il nostro approccio è completamente diverso. Siamo fermamente convinti che nulla sia meglio del dente naturale. Per questo investiamo in tecnologie che ci permettono di salvare ciò che altri darebbero per perso. Il nostro è un modello conservativo, non demolitivo.”

Sotto la guida di Fabio Boscolo e con un approccio multidisciplinare, basato sul confronto costante tra i diversi specialisti presenti negli studi – dal parodontologo all’esperto in estetica dentale – Polodent si distingue per diagnosi accurate orientate alla conservazione dei denti naturali.

Affiancato inoltre dall’utilizzo di tecnologie e strumenti d’avanguardia, questo approccio consente, dove possibile, di curare e salvare i denti del paziente, evitando soluzioni standard e mutilanti che portano all’estrazione di denti che, con le giuste competenze e tecnologie, potrebbero invece essere recuperati.

Polodent si posiziona così come un punto di riferimento per chi cerca un odontoiatria moderna ma rispettosa, dove la tecnologia è al servizio della biologia. In Veneto e Friuli, gli studi di Boscolo continuano a dimostrare che la vera innovazione non sta nel togliere, ma nel saper preservare.

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Performance e capitale umano: perché il dolore cronico è una variabile (anche) aziendale https://www.datamanager.it/2026/05/performance-e-capitale-umano-perche-il-dolore-cronico-e-una-variabile-anche-aziendale/ Fri, 08 May 2026 09:41:37 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252729 Il Gruppo Coram, lo storico colosso della sanità privata convenzionata che rende lustro al Friuli Venezia Giulia, dove si trova la sua sede, potenzia il servizio di terapia del dolore a Udine. L’approccio multidisciplinare guidato dall’AD Alessia Rampino (nella foto) punta a scardinare il “corteo sindromico” che impatta sulla qualità della vita e sull’efficienza professionale […]

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Il Gruppo Coram, lo storico colosso della sanità privata convenzionata che rende lustro al Friuli Venezia Giulia, dove si trova la sua sede, potenzia il servizio di terapia del dolore a Udine. L’approccio multidisciplinare guidato dall’AD Alessia Rampino (nella foto) punta a scardinare il “corteo sindromico” che impatta sulla qualità della vita e sull’efficienza professionale

Esiste un confine sottile, ma logorante, tra il vivere e il “convivere” con un dolore che non se ne va. Per un manager, questo confine si traduce spesso in una sfida silenziosa alla propria resilienza e capacità decisionale. Per rispondere a questa criticità, il Gruppo Coram ha annunciato il potenziamento del proprio servizio di terapia del dolore, mettendo in campo un’equipe multidisciplinare dedicata esclusivamente alla gestione delle sindromi croniche e acute.

Troppo spesso il dolore cronico viene erroneamente catalogato come un sintomo isolato. La realtà clinica descritta dagli esperti Coram è molto più complessa: il dolore tende a configurarsi come una vera e propria sindrome che colpisce l’organismo a 360 gradi.

Sintomi come stanchezza persistente, disturbi del sonno, alterazioni digestive e stati di ansia si intrecciano in quello che viene definito “corteo sindromico”. Per il professionista, questo si traduce in un calo della concentrazione e della lucidità, con un impatto negativo sulla vita privata e lavorativa. “La terapia del dolore è una disciplina medica specifica, capace di offrire risposte concrete dove i trattamenti convenzionali hanno fallito,” spiega l’ AD Alessia Rampino . “Il nostro approccio non è standardizzato, ma sistemico: analizziamo come il dolore interagisce con la vita del paziente per restituirgli il benessere che merita.” In un ecosistema professionale dove la lucidità mentale e l’ energia fisica sono gli asset principali, ignorare o minimizzare il dolore cronico è un rischio strategico. L’obiettivo del Gruppo Coram è costruire un percorso che trasforma il paziente da soggetto passivo a protagonista del proprio recupero. “Non è un’attesa passiva”, conclude Alessia Rampino, “ma una condizione che merita di essere affrontata con estrema sistematicità.” https://coram.it/

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Come cambiano i ruoli IT con l’AI: l’analisi di EgoValeo https://www.datamanager.it/2026/04/come-cambiano-i-ruoli-it-con-lai-lanalisi-di-egovaleo/ Thu, 30 Apr 2026 10:55:29 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252487 L’AI automatizza le attività più operative, ma aumenta il valore delle competenze progettuali, della visione sistemica e della capacità di integrare tecnologia e business Dalla sostituzione alla ridefinizione del valore nei ruoli IT Negli ultimi due anni il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro IT si è concentrato prevalentemente su un tema: la sostituzione. I […]

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L’AI automatizza le attività più operative, ma aumenta il valore delle competenze progettuali, della visione sistemica e della capacità di integrare tecnologia e business

Dalla sostituzione alla ridefinizione del valore nei ruoli IT

Negli ultimi due anni il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro IT si è concentrato prevalentemente su un tema: la sostituzione. I numerosi layoff registrati nel settore tecnologico tra il 2023 e il 2025 hanno contribuito a rafforzare questa narrativa, alimentando l’idea che l’AI possa ridurre in modo strutturale la domanda di professionisti IT.

Osservando però il mercato da una prospettiva operativa, a diretto contatto con aziende e hiring manager, emerge una dinamica diversa. Secondo EgoValeo, società specializzata nella ricerca e selezione tramite head hunting di profili IT ed Engineering complessi, non si sta assistendo a una contrazione della domanda, ma a una trasformazione più profonda: una ridefinizione dei criteri con cui il valore viene generato e riconosciuto all’interno delle organizzazioni.

L’introduzione dell’AI sta infatti producendo un effetto selettivo. Da un lato automatizza progressivamente le attività a basso valore aggiunto — come il coding ripetitivo, il testing standardizzato e una parte delle operazioni tecniche di base — dall’altro amplifica la produttività dei professionisti con maggiore esperienza, consentendo loro di gestire una complessità crescente e di incidere in modo più diretto sui risultati di business.

Il baricentro del lavoro IT si sta quindi spostando verso competenze di livello più alto: progettazione, architettura, integrazione tra sistemi e capacità di interpretare il contesto aziendale.

In questo scenario cambia inevitabilmente anche il modo in cui le aziende valutano il talento. Come osserva Roberto Di Bartolomeo, Partner di EgoValeo con una lunga esperienza come Chief Information Officer, “oggi non basta più essere efficaci nell’esecuzione. Il valore si sposta sulla capacità di progettare, integrare e comprendere l’impatto delle soluzioni IT sul business. È un cambiamento molto evidente per chi ha avuto responsabilità dirette nella gestione dei sistemi informativi”.

Una delle semplificazioni più diffuse è che l’AI porterà a una riduzione della domanda di sviluppatori. In realtà, ciò che si osserva è una polarizzazione: si riduce lo spazio per i profili junior focalizzati su attività esecutive, mentre aumenta la domanda di professionisti con maggiore autonomia, in grado di operare su architetture complesse e contribuire alle decisioni tecniche.

Secondo EgoValeo, questo fenomeno si traduce in una crescente difficoltà nel reperire profili collocati nel cosiddetto middle layer gap, ovvero quella fascia di professionisti mid-senior che devono combinare autonomia operativa e capacità progettuale in contesti complessi. Si tratta di figure fondamentali perché rappresentano il punto di equilibrio tra execution e visione, ma anche le più difficili da individuare e valutare.

Il cambiamento in atto non riguarda solo il numero di professionisti richiesti, ma la natura stessa dei ruoli. Si osserva infatti una crescita significativa delle figure ibride, difficilmente classificabili in modo tradizionale, che operano all’intersezione tra sviluppo software, gestione dei dati e integrazione con sistemi fisici o industriali. In questi contesti, il valore non risiede più nella singola competenza tecnica, ma nella capacità di orchestrare domini diversi e gestire la complessità.

Questo scenario evidenzia anche un limite strutturale nei processi di selezione. Il problema non è tanto attrarre candidati, quanto valutarne correttamente il potenziale di impatto. Come sottolinea ancora Roberto Di Bartolomeo, “sempre più spesso le aziende incontrano molti candidati, ma fanno fatica a distinguere chi può davvero fare la differenza. Con l’AI che automatizza una parte crescente dell’operatività, il valore si sposta su aspetti meno evidenti: autonomia, capacità decisionale, visione sistemica. Sono elementi che difficilmente emergono da un CV o da un colloquio tradizionale”.

Il ruolo dell’head hunting IT nella valutazione dei talenti

In questo contesto, approcci basati esclusivamente su candidature spontanee o screening superficiali risultano sempre meno efficaci. Diventa centrale un modello di head hunting IT basato su ricerca diretta e valutazione tecnica approfondita delle competenze reali, che consente di intercettare profili difficilmente raggiungibili attraverso i canali tradizionali, come evidenziato anche nell’analisi di EgoValeo dedicata al tema dell’head hunting IT.

Un esempio concreto di questa evoluzione è rappresentato da ruoli come il Platform Engineer o Cloud Platform Architect, figure sempre più strategiche nella costruzione di piattaforme interne a supporto dello sviluppo software. Questi professionisti progettano e gestiscono infrastrutture cloud, pipeline di delivery, sistemi di osservabilità e piattaforme di sviluppo, integrando componenti di automazione e strumenti basati su intelligenza artificiale per migliorare efficienza e affidabilità.

Operano su più livelli contemporaneamente — infrastruttura, applicazioni, dati e processi — e sono chiamati a definire standard, abilitare i team di sviluppo e garantire la scalabilità dell’intero ecosistema tecnologico.

Anche in questo caso, il valore non risiede nella singola competenza, ma nella capacità di integrare domini diversi e governare la complessità tecnologica in modo coerente con gli obiettivi di business.

In definitiva, l’intelligenza artificiale non sta riducendo il lavoro IT. Sta ridefinendo le condizioni necessarie per creare valore. Automatizzando ciò che è ripetitivo e amplificando ciò che è ad alto contenuto progettuale, contribuisce ad alzare il livello minimo richiesto ai professionisti del settore.

L’AI non sta riducendo il lavoro IT: sta alzando il livello minimo per creare valore.

Questo cambiamento impatta direttamente CIO, CTO e HR Director nella definizione delle strategie di hiring. Per le aziende significa ripensare i modelli di selezione e valutazione.

Per i professionisti, significa evolvere verso competenze più complesse, meno standardizzabili e quindi meno sostituibili. Per entrambi, significa confrontarsi con un mercato che non è più lo stesso.

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Fabbrica 5.0: Elena Salda (CMS), Simone Bettini (Federmeccanica) e Massimo Agostini (CAIBOT) tracciano la rotta per l’industria del futuro https://www.datamanager.it/2026/04/fabbrica-5-0-elena-salda-cms-simone-bettini-federmeccanica-e-massimo-agostini-caibot-tracciano-la-rotta-per-lindustria-del-futuro/ Wed, 22 Apr 2026 10:37:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252269 In un’Italia stretta tra un inverno demografico senza precedenti e una rivoluzione tecnologica senza sosta, il mondo dell’industria lancia un messaggio corale: la fabbrica del futuro non è più un luogo di fatica e olio, ma un centro di calcolo avanzato dove l’uomo e la tecnologia collaborano per la sopravvivenza del Made in Italy. Attraverso […]

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In un’Italia stretta tra un inverno demografico senza precedenti e una rivoluzione tecnologica senza sosta, il mondo dell’industria lancia un messaggio corale: la fabbrica del futuro non è più un luogo di fatica e olio, ma un centro di calcolo avanzato dove l’uomo e la tecnologia collaborano per la sopravvivenza del Made in Italy.

Attraverso le voci di tre protagonisti del settore — Elena Salda (CEO di CMS Spa), Simone Bettini (Presidente Federmeccanica) e Massimo Agostini (Fondatore di Idea Prototipi-CAIBOT) — emerge un manifesto per il rilancio della competitività italiana basato su tre pilastri: cultura, competenza e automazione.

Per Elena Salda, CEO di CMS Spa a Marano sul Panaro, il primo nodo è il superamento dei modelli imprenditoriali ancorati al passato. I giovani non sono un problema da gestire, ma una risorsa vitale che chiede reciprocità e fiducia. “La Generazione Z ci pone una domanda seria: siamo pronti a lavorare per obiettivi o restiamo ancorati al controllo del cartellino?” spiega Salda. “Oggi il lavoro non è più solo presenza fisica, ma efficacia del contributo. Dobbiamo imparare dai giovani come costruire le imprese di domani, trasformando la fabbrica in un luogo di crescita reciproca.” Salda solleva inoltre un paradosso normativo: “I contratti attuali spesso penalizzano proprio i giovani, che sono i primi a essere allontanati nei momenti di crisi. Serve un quadro normativo che protegga gli investimenti fatti sulle nuove competenze.”

Al cambio di mentalità deve affiancarsi un’eccellenza tecnica che Simone Bettini, Presidente di Federmeccanica, definisce come una rivoluzione da “camice bianco”. “Dimenticate l’officina buia e polverosa. Oggi entrare in una fabbrica metalmeccanica significa gestire stazioni di lavoro complesse, governate da software e IoT,” afferma Bettini. “Programmare una macchina CNC richiede matematica, informatica e capacità di astrazione. L’operaio di oggi è un artigiano digitale che unisce la sensibilità umana alla potenza dell’algoritmo.”

Bettini sottolinea come questa precisione sia la base di settori vitali come l’aerospazio e la medicina di precisione: “Senza l’alta meccanica, la chirurgia laser o le protesi robotiche non esisterebbero. “Se la cultura e la competenza sono i motori, la tecnologia è la strategia di sopravvivenza. Con una previsione di 12 milioni di lavoratori in meno entro il 2060, Massimo Agostini (CAIBOT) vede nell’automazione collaborativa l’unica via d’uscita. “I robot collaborativi (cobot) non sono il futuro, sono il presente indispensabile per non delocalizzare,” dichiara Agostini. In un Paese dove oltre metà degli occupati ha superato i 45 anni, la robotica diventa il supporto necessario per una forza lavoro che invecchia. “Il cobot gestisce i compiti pesanti e ripetitivi, lasciando all’uomo — anche al lavoratore senior — il controllo del processo e la qualità del dettaglio. Dobbiamo fare in modo che ogni lavoratore rimasto sia potenziato dalla tecnologia.”

Il messaggio finale che emerge dal confronto è un invito al pragmatismo. L’industria italiana non può più permettersi di separare la tecnologia dalla cultura umana. La “fabbrica” di oggi è il luogo dove si costruisce il futuro del Paese, a patto di avere il coraggio di ripensare le regole, investire nell’intelligenza applicata e accogliere lo sguardo globale delle nuove generazioni.

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Energia, l’appello di Stefano Podini (Eneco): «Nucleare e diversificazione necessari per la sopravvivenza del sistema» https://www.datamanager.it/2026/04/energia-lappello-di-stefano-podini-eneco-nucleare-e-diversificazione-necessari-per-la-sopravvivenza-del-sistema/ Tue, 14 Apr 2026 07:50:19 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252143 Nonostante il record storico di 83 GW di potenza installata da fonti rinnovabili raggiunto nel 2025, l’Italia resta intrappolata in una morsa di prezzi elettrici tra i più alti d’Europa. Un paradosso che vede il Prezzo unico nazionale (Pun) ai massimi degli ultimi due anni, frenando la ripresa industriale del Paese. In questo scenario di […]

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Nonostante il record storico di 83 GW di potenza installata da fonti rinnovabili raggiunto nel 2025, l’Italia resta intrappolata in una morsa di prezzi elettrici tra i più alti d’Europa.

Un paradosso che vede il Prezzo unico nazionale (Pun) ai massimi degli ultimi due anni, frenando la ripresa industriale del Paese.

In questo scenario di profonda dicotomia, Stefano Podini, alla guida del gruppo Eneco di Bolzano, lancia un appello al pragmatismo. Podini, la cui azienda vanta il primato infrastrutturale in Europa, per aver progettato e gestito la prima linea ad alta tensione privata autorizzata in UE, sostiene che la sola crescita di sole e vento non sia più sufficiente.

«La crescita impetuosa del solare fotovoltaico è un traguardo importante, ma non garantisce da sola la stabilità del sistema né l’abbattimento strutturale dei costi», afferma Stefano Podini. «Il nostro mercato è ancora troppo legato alle fluttuazioni del gas naturale. Per trasformare l’Italia da importatore netto a hub energetico del Mediterraneo, dobbiamo avere il coraggio di passare ad una diversificazione estrema che includa il nucleare di nuova generazione come carico basale costante».

Il caso Eneco dimostra come il settore privato possa fungere da braccio operativo dello Stato nella transizione energetica. Grazie alla gestione di linee ad alta tensione e a un’attività di trading internazionale evoluta, il gruppo bolzanino contribuisce a ridurre le inefficienze di mercato e a facilitare il bilanciamento della rete tra produzione e consumo.

 

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Media monitoring e Agenti AI: uno studio analizza come cambieranno le piattaforme di media intelligence https://www.datamanager.it/2026/03/media-monitoring-e-agenti-ai-uno-studio-analizza-come-cambieranno-le-piattaforme-di-media-intelligence/ Tue, 24 Mar 2026 08:35:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251712 Dal confronto tra gli operatori emergono nuovi modelli basati su linguaggio naturale e integrazione dei dati aziendali Le piattaforme di media monitoring e media intelligence sono destinate a cambiare radicalmente con l’introduzione dell’intelligenza artificiale di tipo agentico. È quanto emerge dal white paper “Presente e futuro del Media Monitoring con l’avvento degli Agenti AI”, realizzato […]

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Dal confronto tra gli operatori emergono nuovi modelli basati su linguaggio naturale e integrazione dei dati aziendali

Le piattaforme di media monitoring e media intelligence sono destinate a cambiare radicalmente con l’introduzione dell’intelligenza artificiale di tipo agentico. È quanto emerge dal white paper “Presente e futuro del Media Monitoring con l’avvento degli Agenti AI”, realizzato dall’agenzia di comunicazione Authentica in collaborazione con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno.

Lo studio analizza lo stato dell’arte delle principali piattaforme utilizzate da aziende e organizzazioni per monitorare stampa, web e social media, mettendone a confronto funzionalità, approcci e modalità di utilizzo, per poi delinearne le possibili evoluzioni.

Dalla raccolta dati a sistemi interrogabili in linguaggio naturale

Secondo lo studio, il principale cambiamento riguarda il passaggio da strumenti orientati alla raccolta e visualizzazione dei dati a sistemi in grado di essere interrogati direttamente in linguaggio naturale.

Gli Agenti AI permetteranno infatti di:

  • interrogare i dati senza la necessità di dashboard complesse
  • integrare fonti diverse in un unico ambiente
  • collegare i sistemi di monitoring con il patrimonio informativo aziendale

«Le piattaforme di media monitoring stanno vedendo una evoluzione da strumenti di raccolta dati a veri e propri sistemi di conoscenza», commenta Pietro Sansone, fondatore di Authentica. «L’intelligenza artificiale agentica abilita un’interazione più diretta, che supera la frammentazione dell’informazione tra piattaforme diverse e riduce la distanza tra dato e decisione.»

Il ruolo dell’integrazione e della conoscenza aziendale

Un altro elemento chiave emerso dallo studio è la crescente importanza dell’integrazione delle piattaforme di monitoring con il patrimonio di informazione e conoscenza presente in azienda.

In questo scenario, i dati provenienti da stampa, web e social media non rappresentano più un flusso separato, ma diventano parte di un ecosistema informativo più ampio, utilizzabile per supportare decisioni strategiche e operative.

Un caso applicativo con la Direzione Comunicazione di Amplifon

Lo studio include anche un caso applicativo sviluppato con il contributo della Direzione Comunicazione di Amplifon. Un’azienda particolarmente strutturata dove sistemi basati su agenti AI potrebbero semplificare notevolmente attività oggi molto complesse, che prevedono consultazione e analisi di almeno 3 diverse piattaforme di monitoraggio.

Uno studio tra ricerca accademica e applicazione concreta

Il white paper è il primo frutto della collaborazione tra Authentica, agenzia di corporate communication, e il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno, con l’obiettivo di unire rigore metodologico e applicabilità pratica nell’introdurre ricerca, sviluppo e innovazione in tutti gli ambiti collegati alla comunicazione aziendale.

Lo studio è disponibile per il download sul sito Authentica.

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La digital company friulana Web Industry entra nel ristretto club dei partner strategici di Google https://www.datamanager.it/2026/03/la-digital-company-friulana-web-industry-entra-nel-ristretto-club-dei-partner-strategici-di-google/ Mon, 23 Mar 2026 08:41:04 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251690 La digital company friulana, con oltre vent’anni di esperienza nel marketing digitale, è stata selezionata da Google per il programma di partnership strategica diretta, riservato a una selezione esclusiva di agenzie sul territorio nazionale In un contesto di digital advertising sempre più competitivo, dove l’efficienza degli investimenti e la capacità di governare la complessità tecnologica determinano […]

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La digital company friulana, con oltre vent’anni di esperienza nel marketing digitale, è stata selezionata da Google per il programma di partnership strategica diretta, riservato a una selezione esclusiva di agenzie sul territorio nazionale

In un contesto di digital advertising sempre più competitivo, dove l’efficienza degli investimenti e la capacità di governare la complessità tecnologica determinano il successo delle imprese, il rapporto tra agenzie e piattaforme evolve verso modelli di collaborazione sempre più selettivi e integrati.

In questo scenario, Web Industry consolida ulteriormente il proprio posizionamento entrando nell’élite delle agenzie italiane scelte da Google come partner strategici diretti, un riconoscimento che certifica non solo la solidità del modello di business, ma anche la capacità dell’agenzia di operare ai massimi livelli dell’ecosistema digitale.

La selezione avviene in una fase di profonda trasformazione del mercato, segnata dall’adozione diffusa dell’Intelligenza Artificiale generativa e predittiva. In un panorama saturo e frammentato, Google riconosce a Web Industry la competenza necessaria per interpretare, governare e tradurre l’evoluzione algoritmica in valore concreto per le aziende, trasformando l’innovazione tecnologica in leva strategica di crescita.

Per i clienti della digital company, questo traguardo si traduce in un accesso privilegiato a modelli di sviluppo avanzati, fondati sulla definizione di Joint Business Plans (JBP) costruiti congiuntamente ai team di Google. Un approccio che consente di individuare con precisione obiettivi di scalabilità, priorità di investimento e metriche di performance condivise.

L’ingresso nel programma d’élite istituzionalizza inoltre un canale diretto con i principali centri di competenza di Google — dai team Sales e Specialist fino alle funzioni Finance e Legal — garantendo vantaggi operativi tangibili e una maggiore rapidità decisionale, con impatti diretti sul ROI dei clienti. A questo si aggiungono l’accesso anticipato a soluzioni in fase beta, insight esclusivi di mercato e programmi di sviluppo riservati.

La partnership riflette un investimento costante nel capitale umano e nell’innovazione continua. Web Industry ha costruito nel tempo un patrimonio di competenze data-driven, mettendo la formazione delle persone al centro della propria strategia evolutiva. In questo contesto, il ruolo dell’agenzia assume una dimensione consulenziale avanzata: fare da ponte tra la complessità tecnologica di Google e gli obiettivi di business delle imprese, attraverso strategie personalizzate, misurabili e sostenibili nel lungo periodo.

Come sottolinea Ivan Peressutti, Head of Digital Marketing di Web Industry: «Entrare nel gruppo di vertice delle agenzie in Italia rappresenta la validazione di un modello di consulenza che va oltre la gestione delle campagne. Sedersi al tavolo con Google significa presidiare la frontiera tecnologica con la consapevolezza che deriva da oltre vent’anni di dati, esperienze e risultati, offrendo alle aziende non solo visibilità, ma un reale vantaggio competitivo.»

Il riconoscimento ottenuto da Web Industry rafforza il ruolo dell’agenzia come abilitatore strategico della trasformazione digitale, contribuendo ad elevare la competitività delle imprese italiane sui mercati nazionali e internazionali attraverso modelli di marketing avanzati e integrati.

Sviluppare e consolidare sul territorio competenze riconosciute ai massimi livelli dell’ecosistema Google posiziona Web Industry come interlocutore di riferimento nell’evoluzione digitale del Paese, capace di generare valore duraturo per clienti, partner e sistema economico.

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MECSPE 2026: Tecnest lancia il “Value-Driven Manufacturing” per trasformare la produzione in valore reale https://www.datamanager.it/2026/02/mecspe-2026-tecnest-lancia-il-value-driven-manufacturing-per-trasformare-la-produzione-in-valore-reale/ Thu, 26 Feb 2026 08:22:01 +0000 https://www.datamanager.it/?p=251204 In un mercato manifatturiero sempre più sfidante, l’efficienza operativa non basta più: serve la capacità di tradurre ogni singolo evento di produzione in valore economico reale. È questo il messaggio che Tecnest, azienda dal dicembre scorso partner di SCM Group, porterà a MECSPE 2026 (Bologna, 4-6 marzo). Dalla pianificazione avanzata al controllo totale del piano di […]

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In un mercato manifatturiero sempre più sfidante, l’efficienza operativa non basta più: serve la capacità di tradurre ogni singolo evento di produzione in valore economico reale. È questo il messaggio che Tecnest, azienda dal dicembre scorso partner di SCM Group, porterà a MECSPE 2026 (Bologna, 4-6 marzo).

Dalla pianificazione avanzata al controllo totale del piano di fabbrica (MOM), la software house friulana presenta soluzioni progettate per trasformare i sistemi informativi nell’alleato numero uno di ogni azienda, dalle PMI alle grandi multinazionali.

La vera novità che Tecnest presenterà in fiera ruota attorno al concetto di Value-Driven Manufacturing. Grazie a funzionalità dedicata all’interno della piattaforma MOM (Manufacturing Operations Management), il sistema evolve da semplice strumento di gestione di un vero asset di business.

“Stiamo abilitando un nuovo modello produttivo orientato al valore”, spiegano da Tecnest. “L’obiettivo è trasformare i dati grezzi della produzione in indicatori economici chiari, offrendo al management una visibilità cristallina su costi e marginalità in tempo reale”.

In un contesto di filiera instabile, la puntualità è diventata il principale fattore competitivo. Le soluzioni di Advanced Planning & Scheduling (APS) di Tecnest sono progettate per orientare il “timone” aziendale verso il massimo livello di servizio al cliente finale. Attraverso una pianificazione avanzata, le imprese possono prevedere i colli di bottiglia e ottimizzare le sequenze produttive, garantendo consegne precise e riducendo gli sprechi di tempo e risorse. MECSPE 2026 sarà anche il palcoscenico per il debutto della versione più avanzata di Viki, l’assistente virtuale di Tecnest. Viki non è più un semplice supporto tecnico, ma un vero e proprio agente integrato intelligente nel MES. L’operatore può dialogare con il sistema per interrogare i dati o impartire comandi. Viki interagisce direttamente con i dati presenti nell’applicativo, semplificando e accelerando l’uso del software anche per le figure meno esperte.

Il percorso espositivo si completa con le soluzioni di Advanced Analytics 5.0. In linea con i paradigmi della nuova rivoluzione industriale, Tecnest propone strumenti capaci di analizzare moli massivi di dati per estrarre conoscenza strategica, mettendo sempre l’uomo al centro del processo decisionale attraverso dashboard intuitive e analisi predittive. Tecnest invita tutti i professionisti del settore a scoprire queste innovazioni presso il proprio stand a BolognaFiere.

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