Performance e capitale umano: perché il dolore cronico è una variabile (anche) aziendale

Il Gruppo Coram, lo storico colosso della sanità privata convenzionata che rende lustro al Friuli Venezia Giulia, dove si trova la sua sede, potenzia il servizio di terapia del dolore a Udine. L’approccio multidisciplinare guidato dall’AD Alessia Rampino (nella foto) punta a scardinare il “corteo sindromico” che impatta sulla qualità della vita e sull’efficienza professionale

Esiste un confine sottile, ma logorante, tra il vivere e il “convivere” con un dolore che non se ne va. Per un manager, questo confine si traduce spesso in una sfida silenziosa alla propria resilienza e capacità decisionale. Per rispondere a questa criticità, il Gruppo Coram ha annunciato il potenziamento del proprio servizio di terapia del dolore, mettendo in campo un’equipe multidisciplinare dedicata esclusivamente alla gestione delle sindromi croniche e acute.

TI PIACE QUESTO ARTICOLO?

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato.

Troppo spesso il dolore cronico viene erroneamente catalogato come un sintomo isolato. La realtà clinica descritta dagli esperti Coram è molto più complessa: il dolore tende a configurarsi come una vera e propria sindrome che colpisce l’organismo a 360 gradi.

Sintomi come stanchezza persistente, disturbi del sonno, alterazioni digestive e stati di ansia si intrecciano in quello che viene definito “corteo sindromico”. Per il professionista, questo si traduce in un calo della concentrazione e della lucidità, con un impatto negativo sulla vita privata e lavorativa. “La terapia del dolore è una disciplina medica specifica, capace di offrire risposte concrete dove i trattamenti convenzionali hanno fallito,” spiega l’ AD Alessia Rampino . “Il nostro approccio non è standardizzato, ma sistemico: analizziamo come il dolore interagisce con la vita del paziente per restituirgli il benessere che merita.” In un ecosistema professionale dove la lucidità mentale e l’ energia fisica sono gli asset principali, ignorare o minimizzare il dolore cronico è un rischio strategico. L’obiettivo del Gruppo Coram è costruire un percorso che trasforma il paziente da soggetto passivo a protagonista del proprio recupero. “Non è un’attesa passiva”, conclude Alessia Rampino, “ma una condizione che merita di essere affrontata con estrema sistematicità.” https://coram.it/

Leggi anche:  VEMlive 2025 – MOMENTUM: il futuro digitale nasce da collaborazioni ecosistemiche