economia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 10 Apr 2025 06:48:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png economia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il gioco della supply chain spezzata https://www.datamanager.it/2025/04/il-gioco-della-supply-chain-spezzata/ Wed, 09 Apr 2025 17:05:11 +0000 https://www.datamanager.it/?p=244583 La matita di Friedman è sottile, elegante e funzionale. Ma non scrive tutta la verità

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La matita di Friedman è sottile, elegante e funzionale. Ma non scrive tutta la verità

 “Nessuna singola persona può fabbricare questa matita”. La famosa metafora della matita di Milton Friedman è stata utilizzata come argomento a favore del libero mercato e della cooperazione internazionale.

​Per molti economisti come Paul Krugman, i dazi sulle importazioni introdotti dagli USA spezzerebbero le catene di approvvigionamento che hanno favorito la globalizzazione, con conseguenze significative su tutta l’economia.

Le barriere commerciali interrompono le complesse catene di fornitura globali, aumentando i costi di produzione e limitando l’efficienza economica. In un’economia interconnessa, il protezionismo può avere effetti negativi non solo sui paesi esportatori, ma anche sui consumatori e sulle imprese nazionali che dipendono da componenti e materiali provenienti dall’estero.​

Tuttavia, il mondo non può essere ridotto a una catena di montaggio, ignorando i rapporti di potere, sfruttamento e diseguaglianza tra i nodi della supply chain.

Il legno della matita? Magari viene da una foresta tropicale disboscata illegalmente. La grafite? Estratta da minatori sottopagati in condizioni disumane. Il metallo della ghiera? Potrebbe arrivare da fonderie ad alta emissione in zone con leggi ambientali deboli.

La matita è reale, il mondo che la produce è imperfetto. La matita di Friedman è sottile, elegante e funzionale. Ma non scrive tutta la verità. Come possiamo comprendere le conseguenze sistemiche e multilivello della Politica dei Dazi USA? Proviamo ad applicare la Teoria dei Giochi.

Nella sua formulazione di gioco non cooperativo a somma zero (Von Neumann-Morgenstern), La Teoria dei Giochi fornisce un modello per analizzare le interazioni strategiche tra gli Stati Uniti e gli altri attori internazionali (Cina, Giappone, Unione Europea, Canada, Messico…).

Gli USA introducono dazi come mossa strategica per massimizzare il proprio payoff economico: rilocalizzazione industriale, protezione dei settori domestici. Se gli esportatori colpiti, dal punto di vista della teoria dei giochi, rispondono con rappresaglie (dazi reciproci) o con concessioni strategiche (es. nuove aperture commerciali), il rischio principale è quello di una escalation verso un equilibrio di Nash subottimale, dove nessuno dei giocatori guadagna davvero: guerra commerciale, stagnazione economica globale.

Effetti sui mercati azionari

I mercati azionari stanno reagendo con elevata sensibilità. Gli aumenti dei dazi generano volatilità e spesso correzioni nei settori più esposti all’export-import (tecnologia, auto, agricoltura…). Le aspettative di rottura delle supply chain globali inducono vendite, specialmente nelle multinazionali con catene produttive integrate. Tuttavia, in alcuni casi i titoli di aziende “protette” dai dazi (es. produttori interni USA) possono beneficiare nel breve termine.

Effetti sui paesi esportatori colpiti

Paesi come Cina, Germania, UE, Corea del Sud, Messico soffrono a causa della riduzione dell’export verso il mercato USA. Lo spostamento della produzione e la delocalizzazione inversa da parte delle aziende USA, possono generare disoccupazione industriale e pressioni sociali interne.

Dal punto di vista della Teoria dei Giochi, questi paesi hanno due opzioni: cooperare (concessioni bilaterali commerciali o valutarie) o mettere in atto rappresaglie, cercando nuovi mercati alternativi.

Effetti sulla supply chain e logistica

I dazi generano distorsioni significative alle catene di fornitura globali: l’aumento dei costi logistici per il sourcing alternativo; la necessità di ristrutturare reti di produzione, spingendo verso la regionalizzazione (es. Nearshoring); l’effetto domino su componentistica, just-in-time, scorte e flussi globali.

Questi effetti possono essere interpretati come perdite collaterali sistemiche in un gioco a somma non-zero dove nessuno ottiene un vantaggio netto nel medio-lungo termine.

Debito pubblico USA e detentori esteri

Molti dei paesi colpiti dai dazi (es. UE, Giappone, Cina) sono grandi detentori di Obbligazioni del Tesoro USA a lungo termine. In un’ottica di gioco strategico, possono minacciare dismissioni o riduzione degli acquisti futuri. Tuttavia, una vendita massiccia sarebbe controproducente anche per loro, essendo legati al dollaro per stabilità e riserve. Qui si configura una mutua dipendenza strategica, simile al concetto di “Mutually Assured Destruction” (MAD), dove ogni mossa estrema danneggia entrambi.

La trappola dell’escalation

Nel contesto attuale, con le Borse in fibrillazione, i dazi possono innescare una escalation simile al Dilemma del Prigioniero. Entrambe le parti in gioco starebbero meglio se cooperassero per l’azzeramento reciproco dei dazi reciproci. Tuttavia, il clima di sfiducia reciproca potrebbe spingere verso la defezione. Risultato: guerra commerciale o stagnazione, invece che crescita condivisa.

Il nuovo gioco che non conosciamo (ancora)

La tensione tra nazionalismo economico e globalismo liberale potrebbe essere il vero cuore del nuovo “gioco”, in cui la razionalità economica non è più l’unico criterio dominante.

La politica dei dazi USA, letta attraverso gli strumenti della Teoria dei Giochi, rivela un gioco ad alto rischio in cui il guadagno immediato atteso per gli USA (protezione dell’industria nazionale, rilocalizzazione di produzioni strategiche, aumento momentaneo dell’occupazione in certi settori, pressione negoziale su paesi rivali) sarebbe compensato dai rischi associati ai costi sistemici globali (ritorsioni commerciali. disorganizzazione delle supply chain, aumento dei prezzi per i consumatori USA stessi ,instabilità finanziaria globale). Le contromosse dei paesi colpiti (soprattutto detentori del debito USA) pongono vincoli strategici.

Mentre, la supply chain globale entra in una fase di ristrutturazione forzata, con costi logici ed economici notevoli. L’escalation può generare un equilibrio perdente per tutti, tradendo l’ideale di fine conflitto teorizzato anche da Fukuyama, nella Fine della Storia.

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Adesso la Cina vuole la blockchain https://www.datamanager.it/2018/06/adesso-la-cina-vuole-la-blockchain/ Fri, 01 Jun 2018 18:30:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148772 Il presidente Xi Jinping ha deciso di accogliere la tecnologia per spingere le startup e l’economia locale La Cina è una delle nazioni più conservatrici dal punto di vista tecnologico, almeno quando si tratta di adottare soluzioni consolidate in Occidente. La blockchain ad esempio, pur nella sua natura indipendente e globale, sottende metriche e strategie […]

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Il presidente Xi Jinping ha deciso di accogliere la tecnologia per spingere le startup e l’economia locale

La Cina è una delle nazioni più conservatrici dal punto di vista tecnologico, almeno quando si tratta di adottare soluzioni consolidate in Occidente. La blockchain ad esempio, pur nella sua natura indipendente e globale, sottende metriche e strategie che in Oriente potrebbero favorire la perdita di un controllo centrale e dunque del governo, a favore di una maggiore libertà di adozione. Difficile, quasi impossibile, che la politica locale potesse supportare una simile tecnica e invece no, il Presidente Xi Jinping ha spiazzato tutti, parlando alla conferenza annuale della Chinese Academy of Science. Dal suo discorso, si evince che il paese è pronto per abbracciare la catena di valore crittografica entro vari ambiti, per un fine su tutti, l’ottimizzazione dell’economia locale.

Cosa ha detto

Ecco le parole di Xi Jinping: “L’innovazione scientifica e tecnologica è entrata in un periodo di intensa attività. Un nuovo ciclo di rivoluzioni stanno ricostruendo la mappa dell’innovazione e rimodellando la struttura economica. L’intelligenza artificiale, la fisica quantistica, la mobilità, l’internet delle cose e la blockchain hanno il privilegio di accelerare l’evoluzione in campi applicativi vecchi e nuovi, apportando soluzioni strategiche prima impensabili in settori anche complicati come la genetica e la medicina rigenerativa”. Il tutto nell’ottica di incrementare la ricerca e la crescita delle realtà cinesi, che con l’utilizzo della blockchain possono arrivare davvero lontano.

Sembra averlo capito ora Pechino, dopo tanti mesi di ostruzionismo verso le criptomonete e altre applicazioni della catena protetta. Nell’ultimo periodo invece, sono nate almeno 100 startup focalizzate su progetti di blockchain, tanto che pure le banche si sono mosse in tal senso, dando il benvenuto ai pagamenti crittografati sui loro canali. Infine, all’inizio di maggio, il Consiglio di Stato cinese, il ramo amministrativo centrale del governo, ha invitato le istituzioni provinciali e municipali ad accelerare l’implementazione della tecnologia blockchain in diversi settori, aprendo a una nuova era per tutto il paese.

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L’Italia delle Imprese: le cinque aree di intervento per liberare la potenzialità economica del Sistema Italia https://www.datamanager.it/2018/03/litalia-delle-imprese-le-cinque-aree-intervento-liberare-la-potenzialita-economica-del-sistema-italia/ Fri, 09 Mar 2018 13:19:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143158 Dopo il voto del 4 Marzo, il Sistema Italia si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni. Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, attraverso il suo ultimo Report “L’Italia delle Imprese – Outlook 2018” presenta le principali leve macroeconomiche […]

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Dopo il voto del 4 Marzo, il Sistema Italia si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni.

Euler Hermes, società del gruppo Allianz e leader mondiale dell’assicurazione crediti, attraverso il suo ultimo Report “L’Italia delle Imprese – Outlook 2018” presenta le principali leve macroeconomiche che potranno consentire al Paese di liberare tutto il potenziale economico per proseguire sul sentiero virtuoso della crescita a un ritmo più elevato.

“In un contesto congiunturale europeo positivo, grazie alla ripresa degli scambi e alle condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, possiamo prevedere per l’Italia altri due anni di ciclo positivo con una crescita del PIL del +1,4% nel 2018 e +1,2% nel 2019. L’economia sarà sostenuta dai consumi privati che ritorneranno in terreno positivo (+1,0%), dagli investimenti (+4,4%) e dalle esportazioni (+4,4% in termini reali)” – dichiara Ludovic Subran, Chief Economist di Euler Hermes. Nello studio Euler Hermes presenta cinque macro-aree di intervento per accrescere il potenziale del sistema economico nazionale.

#1 Aumentare il potere d’acquisto.

Sebbene i consumi privati siano stati il principale motore della crescita, negli ultimi anni il potere d’acquisto delle famiglie si è rivelato inferiore rispetto a quello delle controparti europee. Si potrebbe
procedere con l’adozione di un regime per le imposte sul reddito più graduale rispetto a quello attuale (dal 23% al 43%) per liberare ulteriore potere d’acquisto. Inoltre, il livello dei prezzi dell’energia al consumo, per esempio, rimane ancora superiore a quello della Francia e della Spagna. Lo stesso vale per il settore dei servizi di pubblica utilità, in cui i prezzi non si sono adeguati rispetto ad altri paesi dell’area euro. Riformare ulteriormente entrambi i settori con una maggior liberalizzazione contribuirebbe a diminuire la rigidità dei prezzi e a garantire un maggiore potere d’acquisto alle famiglie.

#2 Sbloccare finanziamenti e investimenti.

Le banche italiane si trovano in una posizione decisamente migliore rispetto a un anno fa. Lo stock totale delle sofferenze (NPL) è diminuito notevolmente (di 104 miliardi di euro, attestandosi a 274 miliardi di euro). Nonostante ciò, la maggioranza delle sofferenze continua a essere di natura aziendale (70%): una soluzione potrebbe essere migliorare le regole sul collaterale per i prestiti alle imprese, intervento che faciliterebbe la valutazione e la vendita degli NPL consentendo agli Istituti di credito di migliorare l’erogazione del credito alle imprese. Sempre sul tema degli investimenti e sulla scia del successo dei PIR nel 2017 (Piani Individuali di Risparmio) sarebbe possibile creare nuovi prodotti di investimento.

#3 “Crescita per tutti”: puntare sulle PMI.

Le PMI potrebbero giocare un ruolo ancora più decisivo per il rilancio del Paese a patto che si adottino provvedimenti concreti di sostegno e misure per rendere la loro vita più semplice. Si potrebbe immaginare di ritoccare ancora verso il basso l’aliquota delle imposte da reddito, rendendola ancora più graduale, così come si potrebbero mitigare maggiormente gli oneri sociali a carico del datore di lavoro, migliorando così la competitività delle PMI sui mercati internazionali. Un tema cruciale sono i tempi di pagamento tra imprese: il tempo medio di incasso (DSO) è di 85 giorni rispetto ad una soglia nazionale di 30 giorni. Si potrebbe ipotizzare un incentivo fiscale o addirittura uno sgravio fiscale per le aziende che riescono a ridurre i ritardi di pagamento a un livello accettabile. Al tempo stesso, anticipare la fatturazione elettronica obbligatoria al gennaio 2019 rappresenterebbe un importante passo in avanti.

“Grazie al miglioramento del clima economico le imprese italiane sono più affidabili nei pagamenti commerciali, nonostante alcune problematiche non siano ancora state risolte come, ad esempio, il rientro dei debiti della Pubblica Amministrazione. Il trend delle abitudini di pagamento a livello nazionale è in miglioramento da cinque anni a questa parte e il numero delle insolvenze è calato di conseguenza (-12% nel 2017, -10% nel 2018). A livello territoriale risultano più penalizzate le regioni meridionali, mentre le aziende più vocate all’export si avvantaggiano del miglioramento degli scambi internazionali. La riduzione dei crediti in sofferenza e la conseguente riforma delle procedure fallimentari dovrebbero dare nuova linfa alle banche e al sistema produttivo nei prossimi mesi, contribuendo a una gestione più efficiente del capitale circolante delle imprese. Il fermento che si riscontra nelle start-up è un altro elemento virtuoso della nostra economia, in particolare per quanto riguarda l’innovazione tecnologica (ICT) e negli investimenti esteri. I maggiori rischi all’orizzonte sono al momento ravvisabili nella fine dei programmi di allentamento monetario europei, in particolare per i settori più indebitati e interest sensitive quali le utilities e le costruzioni” – commenta Massimo Reale, Direttore Commerciale Euler  Hermes Italia.

#4 Valorizzare il Brand Italia.

Il coraggio delle riforme e le iniziative mirate a rendere il “Sistema Italia” più attraente stanno portando alcuni frutti, ma il Paese necessita di una strategia e di un piano per migliorare la propria immagine per quanto riguarda burocrazia, procedimenti giudiziari e settori protetti. Il tutto con l’obiettivo di migliorare l’attrattività del “Sistema Italia”. Inoltre, sul fronte Export c’è la necessità di trasformare l’attuale piattaforma in una vera e propria priorità nazionale. I risultati anche nel 2018 saranno ancora una volta da traino per l’intera economia del Paese, con le esportazioni del settore macchinari e attrezzature che aumenteranno di altri 6,9 miliardi di euro rispetto al 2017, seguite da quelle del settore chimico (+4,6 miliardi di euro) e tessile (+3,4 miliardi di euro).

#5 Costruire l’#ItalianTech.

L’Italia si classifica al ventinovesimo posto (tra 115 paesi) nell’Indice di Digitalizzazione Euler Hermes (EDI). Le performance della logistica e il contesto economico stanno migliorando, ma la qualità della connettività lascia ancora a desiderare. Tuttavia, innovazione (inclusa ricerca e sviluppo, qualità della ricerca scientifica) e competenze dei lavoratori (inclusa educazione secondaria e terziaria e formazione) sono asset importanti. “Il Piano Industria 4.0 ha fornito lo stimolo necessario anche sul fronte degli investimenti tecnologici ma “l’innovazione all’italiana” è un marchio che deve essere rafforzato, grazie a maggiori crediti d’imposta per Ricerca e Sviluppo, incentivi fiscali per le start- up e le PMI innovative, i poli di innovazione digitale e di competitività, insieme a una robusta infrastruttura digitale a livello nazionale” – conclude Subran.

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Perché l’Unicef vuole minare Ethereum https://www.datamanager.it/2018/02/perche-lunicef-vuole-minare-ethereum/ Mon, 05 Feb 2018 19:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140332 Si chiama Game Chaingers il progetto con cui l’organizzazione chiede a tanti ragazzi di usare il proprio computer per creare criptomoneta a favore dei bambini in Siria Unicef ha lanciato un nuovo progetto di fund-raising completamente basato sulla blockchain. Si chiama Game Chaingers ed è l’iniziativa con cui l’organizzazione in difesa dei diritti dei più […]

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Si chiama Game Chaingers il progetto con cui l’organizzazione chiede a tanti ragazzi di usare il proprio computer per creare criptomoneta a favore dei bambini in Siria

Unicef ha lanciato un nuovo progetto di fund-raising completamente basato sulla blockchain. Si chiama Game Chaingers ed è l’iniziativa con cui l’organizzazione in difesa dei diritti dei più piccoli intende minare una montagna di monete Ethereum da destinare ai bambini siriani. In pratica, alle classiche donazioni a cui ognuno può dar seguito per le diverse esigenze del gruppo ora si affiancano quelle di criptocurrency, che non richiedono sforzo economico diretto ma solo una percentuale di energia del proprio computer, necessaria al processo di mining. Game Chaingers funziona così: collegandosi a questa pagina, si installa il software di calcolo che userà la scheda grafica per ottenere valuta digitale in Ethereum. Questa andrà a finire direttamente sull’account di Unicef, che lo userà a scopo umanitario e in particolare a favore dei minori che si trovano nella Siria dilaniata dalla guerra.

Non consuma come i Bitcoin

A qualcuno potrebbe sorgere il dubbio che, per sostenere l’attività, si finisca con il peggiorare la situazione ambientale del mondo, per via dell’energia spesa durante i processi di minazione. La stessa Unicef ha anticipato i critici, spiegando come i computer, durante l’utilizzo di Game Chaingers, continuano a usare la stessa elettricità di sempre, visto che qui non si tratta di spendere la potenza di calcolo per far crescere i Bitcoin nel proprio portafoglio. In poche parole è come se si creasse una server farm composta da migliaia (Unicef spera milioni) di persone, che dedicano solo una parte del consumo grafico al progetto; nel gergo del mining il termine esatto è POOL.

L’iniziativa poi non andrà avanti per sempre ed è comunque limitata a chi soddisfa i requisiti minimi di sistema: ambiente Windows o Linux e scheda grafica Nvidia o AMD di fascia medio-alta. Chiunque volesse supportare l’azione ma non potesse per le capacità ridotte del PC può comunque inviare fondi all’indirizzo hash di Unicef su Ethereum: 0x29165d4a5eE555b3B47FA7d4772f35FE41dB2769.

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Perché l’Italia dovrebbe seguire il modello estone https://www.datamanager.it/2017/06/perche-litalia-seguire-modello-estone/ Fri, 09 Jun 2017 18:30:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126393 Dal 2006 al 2016 il paese si è avviato verso un processo di digitalizzazione che oggi lo pone all’avanguardia nei servizi pubblici al cittadino Non c’ha messo molto Toomas Hendrik Ilves, ex presidente dell’Estonia, a convincere la platea del Brain Bar Budapest di quanto siano stati bravi i suoi elettori nell’accogliere il processo decennale di […]

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Dal 2006 al 2016 il paese si è avviato verso un processo di digitalizzazione che oggi lo pone all’avanguardia nei servizi pubblici al cittadino

Non c’ha messo molto Toomas Hendrik Ilves, ex presidente dell’Estonia, a convincere la platea del Brain Bar Budapest di quanto siano stati bravi i suoi elettori nell’accogliere il processo decennale di digitalizzazione del paese. Dal 2006 al 2016, il governo di Tallinn ha lavorato per convertire molti dei servizi in ottica liquida, eliminando cioè le lunghe code agli sportelli e portando tutto sui computer, dopo poco sugli smartphone. Il risultato più evidente è stata la conversione di oltre 1 milione di carte di identità da documento cartaceo a digitale, usato non solo come strumento di riconoscimento ma anche come porta di accesso a numerose piattaforme. Quali? Ovviamente quelle gestite dagli enti pubblici ma anche da banche e portali di commercio elettronico, nell’ottica di rendere sempre più difficile il furto di dati personali e le attività fraudolente online. Un percorso di innovazione che si è reso necessario all’interno di un paese che tenta a suo modo di emergere a livello economico, dopo aver raggiunto l’indipendenza dalla Russia, che rappresenta ancora una minaccia, soprattutto se le mire sull’Ucraina dovessero spostarsi più in là.

Futuro in bit

Per Ilves, il futuro dell’interazione tra pubblico e privato non può che basarsi sulla costruzione di una rete sicura, dentro la quale le persone devono sentirsi protette. Per questo non bastano le attività delle aziende private, che spingono nell’aggiornare infrastrutture e reti, ma c’è bisogno di un organo superiore che garantisca un corretto svolgimento delle operazioni e del flusso di informazione tra i nodi. “Certo, oggi abbiamo le singole compagnie che dicono di proteggere le nostre identità ma chi garantisce quelle stesse compagnie? – ha spiegato – per questo la politica e le leggi sono determinanti per muoversi su un livello successivo”. Ancora una volta, il database digitale dei residenti risulta un perno essenziale per muoversi davvero all’interno di un mercato continentale. L’idea dell’ex-presidente è quella di un Europa (l’Estonia fa parte dell’UE) in cui le persone possano usufruire senza barriere di servizi anche quando si trovano all’estero.

Un esempio? Un estone che si trova in Ungheria potrebbe ottenere le stesse agevolazioni che ha a casa quando si reca in farmacia per acquistare un medicinale di cui fa abitualmente uso. Utopia? No, l’esempio della piccola nazione dimostra che è tutto fattibile. Certo, proprio a causa delle sue dimensioni, l’Estonia ha potuto convertire i suoi abitanti in cittadini digitali nel giro di poco mentre altri stati incontrerebbero difficoltà maggiori. Ma il tempo gioca a nostro favore: oggi le possibilità della pubblica amministrazione non sono quelle del 2006, anno in cui Ilves ha dato il via alla rivoluzione 2.0.

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Italiani i più sani del mondo, grazie alla dieta mediterranea https://www.datamanager.it/2017/03/italiani-piu-sani-del-mondo-grazie-alla-dieta-mediterranea/ Tue, 21 Mar 2017 09:57:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121514 Nonostante la situazione economica, l’Italia ha il primato per salute, longevità e qualità della vita Nella classifica  del benessere dei 163 Paesi esaminati dal Bloomberg Global Health Index, l’Italia conquista la prima posizione come Paese “più in salute” al mondo con un punteggio di ben 93,11 su cento, seguita da Islanda, Svizzera, Singapore, Australia e […]

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Nonostante la situazione economica, l’Italia ha il primato per salute, longevità e qualità della vita

Nella classifica  del benessere dei 163 Paesi esaminati dal Bloomberg Global Health Index, l’Italia conquista la prima posizione come Paese “più in salute” al mondo con un punteggio di ben 93,11 su cento, seguita da Islanda, Svizzera, Singapore, Australia e Spagna. I fattori valutati sono numerosi, tra cui cause di morte, aspettativa di vita, pressione alta, tabagismo, malnutrizione, accesso all’acqua potabile.

Ricchezza non significa salute

Sebbene l’Italia versi in una situazione economica critica, con crescita stagnante, alto tasso di disoccupazione giovanile e debito pubblico fra i più alti al mondo, abbiamo comunque conquistato il primato soprattutto per longevità e qualità della vita, superando sia i Paesi del Nord Europa che quelli orientali.

Dati che dimostrano come in realtà ricchezza e longevità non vadano necessariamente di pari passo, dato che gli Italiani superano popoli più ricchi, come i Tedeschi, 16esimi in classifica, o gli Americani, addirittura 34esimi, con un punteggio di 73,05 su 100. Ricchezza infatti non è sinonimo di salute se non viene prestata una grande attenzione all’alimentazione e all’attività fisica, trasformandosi invece in un pericolo per la salute come dimostrano gli eccessi di colesterolo e obesità e i problemi di natura psicologica dei Paesi dalla forte economia, primo fra tutti gli Stati Uniti.

Tutto merito della dieta

Qual è il segreto della super salute degli italiani? Sembra che il merito principale vada attribuito alla Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco dal 2010, che prevede l’assunzione di una grande quantità di frutta e verdura fresche, unite a legumi, carboidrati, olio d’oliva e pesce, ingredienti fondamentali per il mantenimento di una buona salute, come conferma anche Adam Drewnowski, direttore del Center of Public Health Nutrition dell’Università di Washington.E’ ormai assodato che il regime alimentare basato sulla dieta mediterranea, che aiuta anche a prevenire il tumore al seno, apporta all’organismo diversi benefici, influendo non solo sulla forma fisica ma riducendo anche gli effetti negativi dello smog e aiutando a prevenire le malattie cardiovascolari. E’ stata persino fornita la “prova scientifica” che la dieta mediterranea allunga la vita e ne sono la dimostrazione vivente gli ultracentenari raddoppiati negli ultimi anni grazie a questa scelta alimentare. Una dieta che fa bene all’ambiente, oltre che all’organismo, rilasciando un’impronta di carbonio minore rispetto al regime alimentare inglese o americano. Oltre all’alimentazione corretta, l’Italia può contare anche su un grande numero di medici, addirittura un eccesso, seguendo le parole Tom Kenyon, medico e amministratore delegato di Project Hope.

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Teoria dei contratti. Il Nobel a Hart e Holmstrom https://www.datamanager.it/2016/10/teoria-dei-contratti-nobel-hart-holmstrom/ Fri, 21 Oct 2016 09:09:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111839 Qual è stato il contributo dell’economia al progresso dell’umanità? Gli anni della crisi hanno messo in luce i limiti della cosiddetta “scienza triste”. Nel 1976, il Nobel per l’Economia andò a Milton Friedman le cui idee sono ancora oggetto di vivaci controversie. Nel 1985, fu la volta (unica) dell’italiano Franco Modigliani per i suoi studi […]

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Qual è stato il contributo dell’economia al progresso dell’umanità? Gli anni della crisi hanno messo in luce i limiti della cosiddetta “scienza triste”. Nel 1976, il Nobel per l’Economia andò a Milton Friedman le cui idee sono ancora oggetto di vivaci controversie.

Nel 1985, fu la volta (unica) dell’italiano Franco Modigliani per i suoi studi sul risparmio, i mercati finanziari e il mix Debt-Equity, tema centrale di tante operazioni di finanza aziendale degli ultimi anni. Nel 1994, il riconoscimento andò a John Nash per la teoria dei giochi non cooperativi e tre anni più tardi alla coppia Sholes/Merton per gli studi sulla determinazione del valore dei famigerati derivati. Dalla sua istituzione, sono stati assegnati 75 premi Nobel di cui 40 a studiosi americani.

L’ultimo in ordine di tempo è andato al britannico Oliver Hart e al finlandese Beng Holmstrom per i loro studi sulla teoria dei contratti. In un contesto globale, in cui le regole tecniche soverchiano i principi, il premio a Hart e Holmstrom accende l’attenzione sui meccanismi contrattuali che dovrebbero bilanciare l’interesse dei manager di massimizzare i profitti per gli azionisti e di raggiungere gli obiettivi prefissati (da cui dipendono i loro compensi), e l’interesse dell’organizzazione a evitare di essere esposta a rischi troppo alti. Ma su che cosa si basano il sistema di incentivazione e i meccanismi che spingono i manager ad agire nell’interesse dell’azienda e ad assumersi i rischi? Friedman riteneva che i manager in quanto “agenti” per conto terzi sono dei “dipendenti” al servizio esclusivo degli azionisti.


#Manager Ecco perché il Nobel a #Hart e #Holmstrom è importante
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Come si valuta però questo interesse nel lungo periodo? Per esempio, si potrebbero considerare la scelta di un AD di vendere gli asset principali dell’azienda come scelta strategica in un piano di risanamento e quella di un amministratore pubblico che ha sottoscritto derivati per avere liquidità nel breve periodo per fare delle opere pubbliche, zavorrando i bilanci futuri. Chi ha agito nell’interesse vero degli azionisti (che nel caso della PA sono i contribuenti)? Come la buona fede si presume ed è alla base di ogni contratto, ogni “agente” è sempre “self interest” anche quando agisce per conto terzi. Regole e strumenti possono non bastare, se manca un imperativo morale ad agire nell’interesse di tutti.

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Energia elettrica green dagli scarti degli agrumi https://www.datamanager.it/2015/04/energia-elettrica-green-dagli-scarti-degli-agrumi/ Mon, 13 Apr 2015 08:41:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73039 Sembra incredibile ma è possibile ricavare energia elettrica dal residuo della lavorazione industriale degli agrumi, che diventano quindi una preziosa fonte a cui attingere per produrre energia riutilizzabile Gli scarti della lavorazione degli agrumi, detti in gergo “pastazzo”, costano ogni anno circa 10 milioni di euro per lo smaltimento (si parla di 340mila tonnellate), poiché […]

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Sembra incredibile ma è possibile ricavare energia elettrica dal residuo della lavorazione industriale degli agrumi, che diventano quindi una preziosa fonte a cui attingere per produrre energia riutilizzabile

Gli scarti della lavorazione degli agrumi, detti in gergo “pastazzo”, costano ogni anno circa 10 milioni di euro per lo smaltimento (si parla di 340mila tonnellate), poiché questi residui vengono normalmente trattati come rifiuti.

La scoperta che nobilita gli scarti in quanto risorsa energetica, ha portato al finanziamento da parte di Coca Cola del progetto pilota denominato “Energia dagli Agrumi”, che coinvolge l’Università di Catania, il Distretto agrumi della Sicilia e la cooperativa Empedocle. La ricerca nel nostro Paese sta facendo molto per trovare nuove risorse di energia rinnovabile, puntando soprattutto sulla Blue Economy per ricavarla dai mari. Ma è italiana anche la nuova serra galleggiante in grado di produrre cibo per due famiglie.

Una risorsa che illumina 333 case

I ricercatori sono riusciti a mettere a punto un sistema di riconversione in grado di trasformare il pastazzo in un particolare biogas, che può essere usato per alimentare impianti energetici domestici grazie ad un ulteriore processo di riconversione che può generare circa 1 megawatt a partire da 500 metri cubi di biogas.
Il risultato è sorprendente: ben 333 abitazioni private possono essere illuminate con questa risorsa energetica. In questo modo si è riusciti in un duplice intento, trasformando uno scarto costoso da smaltire in una preziosa risorsa.
Si è calcolato che basterebbero 20 impianti per trasformare questi scarti alimentari in una consistente risorsa economica. Questo impianto realizzato in via sperimentale a Catania potrebbe quindi essere modificato per arrivare a trasformare anche altre tipi di scarti alimentari.

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Troppi padri-nonni in Italia, gli endocrinologi lanciano l’allarme https://www.datamanager.it/2015/03/troppi-padri-nonni-in-italia-gli-endocrinologi-lanciano-lallarme/ Thu, 26 Mar 2015 14:22:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72190 Nel nostro Paese sono in aumento i padri che decidono di avere figli in età matura: l’argomento è stato trattato a Taormina dal 27 al 30 maggio in occasione del 38esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Endocrinologia Gli endocrinologi lanciano un allarme importante: in Italia i padri-nonni sono troppi: “Purtroppo – ha spiegato Andrea […]

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Nel nostro Paese sono in aumento i padri che decidono di avere figli in età matura: l’argomento è stato trattato a Taormina dal 27 al 30 maggio in occasione del 38esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Endocrinologia

Gli endocrinologi lanciano un allarme importante: in Italia i padri-nonni sono troppi:

“Purtroppo – ha spiegato Andrea Lenzi, presidente eletto SIE – la nostra società ha assegnato alla riproduzione un ruolo tardivo, marginale e dedicato più a soddisfare il desiderio della coppia con il figlio come ultimo gadget della realizzazione sociale, dimenticando che la fertilità sia maschile che femminile è massima fra i 20 e i 30 anni”.

I tempi sono cambiati

“In Italia a partire dagli Anni Ottanta, l’età media di procreazione salita di quasi 10 anni arrivando ai 34-35, anche 40 anni di età. E poi ci sono i padri-nonni, over 45. Su 10 nuovi genitori, 3 sono certamente al di sopra dell’età media per una fertilità giusta”.
IL motivo di questo ritardo nella procreazione viene individuato nel soprattutto nel fatto che 10 anni fa si aspettava di terminare gli studi e sistemarsi prima di fare figli, mentre oggi le difficoltà economiche e finanziarie in cui versa la maggior parte della popolazione italiana costringono a ritardare le nascite.
“Per questo la responsabilità è anche politica” – commenta Lenzi.

La fertilità diminuisce con l’età

“Con l’avanzare dell’età – ha aggiunto – diminuisce la fertilità perchè i gameti hanno un’età anagrafica, quindi più si va avanti più è difficile fare figli. I padri-nonni sono un problema clinico, scientifico ma anche sociale. Per questo – ha detto – bisogna tornare alle origini e insegnare alle giovani generazioni a una fertilità sana al momento giusto”.

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Sostenibilità, in Veneto l’impianto che ricicla pannolini https://www.datamanager.it/2015/03/sostenibilita-in-veneto-limpianto-che-ricicla-pannolini/ Wed, 25 Mar 2015 13:31:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72111 E’ stato inaugurato a Lovadina di Spresiano, in provincia di Treviso, un impianto sperimentale per il riciclo dei pannolini realizzato da Contarina Spa, una soluzione ingegnosa che coniuga sostenibilità ambientale e domestica L’idea risolve il problema di smaltire l’enorme mole di rifiuti rappresentata dai pannolini dei neonati, ma anche dagli assorbenti di anziani e donne […]

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E’ stato inaugurato a Lovadina di Spresiano, in provincia di Treviso, un impianto sperimentale per il riciclo dei pannolini realizzato da Contarina Spa, una soluzione ingegnosa che coniuga sostenibilità ambientale e domestica

L’idea risolve il problema di smaltire l’enorme mole di rifiuti rappresentata dai pannolini dei neonati, ma anche dagli assorbenti di anziani e donne durante il periodo del ciclo, materiali che costituiscono da soli il 25% della totalità del rifiuto non riciclabile. L’iniziativa è una delle tante soluzioni innovative che in questi ultimi tempi sono state realizzate in materia di sostenibilità, come la tazza di caffè d’asporto che può essere piantata, ideata da una start-up americana.

Il sistema inaugurato oggi prevedere in futuro la possibilità di trattare fino a 8 mila tonnellate annue di prodotti assorbenti, servendo una popolazione di 800mila persone e produrrà 3 mila tonnellate annue di cellulosa e oltre mille tonnellate di plastica.
Si tratta di un progetto realizzato grazie alla partnership tra Contarina S.p.a e Fater, attiva nella produzione di prodotti assorbenti per la persona, in collaborazione con il Comune di Ponte nelle Alpi, l’Istituto di Ricerca Ambiente Italia e grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea nell’ambito del progetto Recall.

Riciclare il non-riciclabile

Il presidente di Contarina, Franco Zanata, spiega che questo progetto “costituisce per Contarina e per i propri utenti un’ulteriore ed importante tappa nel raggiungimento dell’obiettivo di riciclare anche il non-riciclabile”. Un impianto che permetterà di ottenere plastica e cellulosa di elevata qualità, da riusare in nuovi processi produttivi.

“Questa sperimentazione rappresenta una grande opportunità per ridurre ancora di più la quantità di secco non riciclabile – continua Zanata – basta pensare che da 1 tonnellata di rifiuto si possono ottenere 350 kg di cellulosa e 150 kg di plastica”.

Si prevede il trattamento di 1.500 tonnellate annue di rifiuti, con un risparmio di 1.950 metri cubi di materiale in discarica e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’aria di 618.000.

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