energia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 26 Sep 2024 09:55:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png energia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Nuova bolletta: rivoluzione in arrivo https://www.datamanager.it/2024/09/nuova-bolletta-rivoluzione-in-arrivo/ Thu, 26 Sep 2024 09:55:06 +0000 https://www.datamanager.it/?p=239805 A partire dall’estate del 2025, le bollette di luce e gas in Italia saranno caratterizzate da un aspetto completamente rinnovato e una struttura semplificata. Questa trasformazione, frutto di un lungo processo di consultazione e revisione da parte dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), mira a rendere le informazioni più chiare e accessibili […]

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A partire dall’estate del 2025, le bollette di luce e gas in Italia saranno caratterizzate da un aspetto completamente rinnovato e una struttura semplificata. Questa trasformazione, frutto di un lungo processo di consultazione e revisione da parte dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), mira a rendere le informazioni più chiare e accessibili per i consumatori finali connessi in bassa tensione, comprese famiglie, condomini, piccole e medie imprese, nonché altri utenti come box, cantine e magazzini.

Il Percorso verso la nuova bolletta

L’esigenza di riformare le bollette energetiche è stata avvertita da tempo, sia dalle aziende fornitrici che dai consumatori stessi. Nonostante gli sforzi compiuti con l’introduzione della “Bolletta 2.0” nel 2014, l’interpretazione dei dati e la comprensione delle voci di spesa sono rimaste sfide significative per molti utenti. Questo ha spinto l’ARERA a intraprendere un’ampia consultazione con imprese, associazioni di consumatori e altri portatori di interesse, al fine di individuare le criticità e sviluppare soluzioni efficaci.

L’Analisi dell’impatto della regolazione

Prima di procedere con l’approvazione della riforma, l’ARERA ha sottoposto la proposta a un’attenta Analisi dell’Impatto della Regolazione (AIR). Questo processo ha permesso di valutare le potenziali conseguenze della nuova normativa su diversi aspetti, tra cui la trasparenza delle informazioni, l’accessibilità per i consumatori e l’impatto sulle aziende fornitrici. Dopo aver esaminato attentamente i risultati dell’AIR, l’Autorità ha deciso di procedere con l’approvazione della delibera 315/2024/R/com, dando il via alla revisione organica della bolletta.

La struttura della nuova bolletta

La nuova bolletta sarà suddivisa in quattro sezioni principali, ognuna progettata per fornire informazioni specifiche in modo chiaro e intuitivo:

  1. Frontespizio Unificato: Questa sezione corrisponderà alla prima facciata della bolletta e conterrà i dati identificativi del cliente, il servizio di riferimento (luce o gas), le informazioni relative alla fatturazione e al pagamento, la situazione di regolarità dei pagamenti e il consumo totale fatturato.
  2. Scontrino dell’Energia: Qui sarà riportata la formazione del costo complessivo dell’energia, suddiviso in “quota per consumi” e “quota fissa”. Per l’energia elettrica, sarà evidenziata anche la “quota potenza”. Questa sezione dettaglierà inoltre le voci di spesa per vendita, rete e oneri, oltre a riportare separatamente l’IVA, le accise, eventuali bonus, interessi di mora, prodotti o servizi aggiuntivi e il canone RAI.
  3. Box dell’Offerta: In questa sezione, saranno presentati gli elementi chiave dell’offerta sottoscritta dal cliente, consentendogli di verificare l’applicazione corretta delle condizioni contrattuali.
  4. Elementi Informativi Essenziali: Organizzata in box uniformi e omogenei, questa sezione riporterà informazioni sulle caratteristiche tecniche della fornitura, letture e consumi, ricalcoli, dati storici sui consumi, stato dei pagamenti e rateizzazioni, informazioni sul mix energetico e sull’impatto ambientale, nonché indicazioni sulle procedure extragiudiziali per la risoluzione delle controversie.

La trasparenza al centro

Una delle principali finalità della nuova bolletta è quella di aumentare la trasparenza e la comprensibilità delle informazioni fornite ai consumatori. Il presidente dell’ARERA, Stefano Besseghini, ha sottolineato l’importanza di questa riforma, affermando: “Evolviamo la struttura introdotta nel 2014 con la Bolletta 2.0, allineando le informazioni per tutti e rendendole ancora più chiare e semplici, ma soprattutto dando rilevanza al ruolo dei consumatori, mettendoli in grado di verificare i consumi e le proprie scelte di efficienza energetica e di comparare agilmente il proprio profilo con le proposte del mercato.”

Facilitare le scelte di efficienza energetica

Uno degli aspetti chiave della nuova bolletta sarà quello di consentire ai consumatori di monitorare più facilmente i propri consumi e le scelte di efficienza energetica. Grazie alle informazioni dettagliate e alla struttura semplificata, sarà più agevole individuare opportunità di risparmio e valutare l’impatto delle proprie abitudini di consumo.

Confronto agile delle offerte sul mercato

Oltre a favorire una maggiore consapevolezza dei consumi, la nuova bolletta mira a facilitare il confronto tra le diverse offerte presenti sul mercato. Il “Box dell’Offerta” consentirà ai clienti di verificare rapidamente l’applicazione dell’offerta sottoscritta, mentre gli “Elementi Informativi Essenziali” forniranno un quadro completo delle caratteristiche tecniche e delle condizioni contrattuali.

Adeguamento dei sistemi da parte dei fornitori

Per garantire una transizione fluida verso la nuova bolletta, i fornitori di energia avranno a disposizione 12 mesi per adeguare i propri sistemi e procedure. Questo periodo di adeguamento consentirà alle aziende di prepararsi adeguatamente e di garantire un’implementazione efficiente della nuova struttura.

Il glossario delle voci di bolletta

Al fine di assicurare una maggiore uniformità e comprensibilità, l’ARERA prevede di approvare un Glossario contenente le definizioni delle principali voci riportate in bolletta. Questo strumento sarà di fondamentale importanza per i fornitori, che dovranno attenersi alle definizioni stabilite, contribuendo così a una comunicazione coerente e chiara verso i consumatori.

L’importanza della comunicazione chiara

La riforma della bolletta energetica rappresenta un passo significativo verso una maggiore trasparenza e comprensibilità per i consumatori. Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipenderà anche dalla capacità dei fornitori di comunicare in modo efficace le novità introdotte. Sarà fondamentale fornire informazioni chiare e accessibili, sia attraverso canali digitali che tramite il supporto diretto ai clienti, per garantire una transizione agevole e una piena comprensione delle nuove modalità di fatturazione.

Insomma, la nuova bolletta luce e gas, che debutterà il 1° luglio 2025, rappresenta un’opportunità significativa per migliorare la comunicazione tra fornitori e consumatori nel settore energetico. Grazie alla sua struttura semplificata e alle informazioni più chiare, gli utenti saranno in grado di comprendere meglio i propri consumi e le spese associate, nonché di confrontare più facilmente le diverse offerte sul mercato. Questa riforma, frutto di un lungo processo di consultazione e analisi, dimostra l’impegno dell’ARERA nel promuovere la trasparenza e nel tutelare gli interessi dei consumatori finali.

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Le analogie tra cloud e gas che preoccupano le imprese https://www.datamanager.it/2022/12/le-analogie-tra-cloud-e-gas-che-preoccupano-le-imprese/ Mon, 19 Dec 2022 12:39:16 +0000 https://www.datamanager.it/?p=224192 Blocco dei dati e dipendenza energetica, ecco servita la prossima crisi che metterà a rischio aziende e organizzazioni. Ridondanza e verifica delle risorse per garantire protezione e resilienza Quando ci affidiamo a un unico fornitore che non può o non vuole più stare ai patti che cosa succede? Che cosa faranno gli altri fornitori dello stesso […]

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Blocco dei dati e dipendenza energetica, ecco servita la prossima crisi che metterà a rischio aziende e organizzazioni. Ridondanza e verifica delle risorse per garantire protezione e resilienza

Quando ci affidiamo a un unico fornitore che non può o non vuole più stare ai patti che cosa succede? Che cosa faranno gli altri fornitori dello stesso mercato? E a parte le garanzie che il fornitore può garantire perché rientrano nel suo domino, quali sono i prerequisiti che devono essere garantiti per assicurare il servizio? No, non stiamo parlando di gas ma di cloud. Le analogie però sono molte. E vi spiego perché.

La crisi del gas è soprattutto una crisi di fiducia generata dalla guerra e alimentata dalla mancanza di un piano di ripristino che ha messo in luce lacune gravi sia nelle strategie di approvvigionamento sia nelle analisi di rischio per la sicurezza. Invece di moltiplicare i fornitori, abbiamo scelto di legarci al gas russo, invece di accorciare, dove opportuno, le catene del valore, le abbiamo allungate esponendoci al rischio di rottura. A preoccupare è soprattutto la dipendenza dai colossi extraeuropei e questo spiega l’urgenza di creare un cloud europeo con regole trasparenti e condivise in grado di rispondere alle esigenza di tutela e protezione dei dati a diversi livelli, riducendo rischi e asimmetrie.

Lo stesso scenario potrebbe ripetersi anche in altri ambiti come l’esposizione sul fronte dei farmaci dall’India, la dipendenza dalla Cina nel settore delle batterie dei veicoli elettrici e della componentistica, e la dipendenza dei servizi cloud dai colossi del cloud. Tra il blocco delle pipeline di gas che attraversano l’Europa e quello delle pipeline di dati alla base dell’erogazione dei servizi in cloud, ci sono molte analogie che dovrebbero farci riflettere.

Il cloud unisce, permette di federare capacità diverse, astraendole dalle singole infrastrutture e consente di aprirsi verso l’esterno. Il cloud come il web per definizione dovrebbe essere sovranazionale, intergeografico, non dovrebbe essere sottoposto alle regole contrattuali della nazionalità del provider che eroga i servizi ma semmai a quelle di cittadinanza e del diritto internazionale, distinguendo tra infrastruttura, vista completa del sistema e proprietà dei dati. Tuttavia, la storia si ripete, anche se mai uguale a se stessa, e chi ha un potere prima o poi finisce per usarlo.

Che cosa succederebbe se i “padroni del cloud” si trovassero nelle condizioni di sospendere i servizi o – peggio ancora – volessero “imporre” logiche simili a quanto sta accadendo in questo momento storico con le forniture del gas?

GAS

CLOUD

Materia prima Gas naturale, metano, gas naturale liquido servizi in cloud
Modalità di fruizione Metanodotti, navi gassiere, giacimenti domestici SaaS, IasS, PaaS
Infrastruttura di distribuzione Metanodotti Linee dati

Prezzo

• Spot

• Contratti a termine

• Pay per use

• Subscription

Forme di Tutela

Stoccaggi nazionali

Backup

Rischi

Situazione geopolitica
Attacchi terroristici alle condotte Capacità di trasporto in metri cubi Fornitori alternativi

Fonti alternative (rigassificatori, giacimenti domestici)
Prezzo
Razionalizzare la fornitura

Situazione geopolitica Cybersecurity
Banda dati disponibile, data migration, multicloud, exit strategy per tornare on premise

Prezzo
Disponibilità infrastrutture IT sia on Premise che in cloud

 

Alternative e oligopoli

Fino a poco tempo, fa nessuno avrebbe immaginato che i prezzi del gas sarebbero aumentati di dieci volte, mettendo in crisi tutto il sistema. La mappa dell’infrastruttura di distribuzione del gas assomiglia molto alla mappa delle principali interconnessioni Internet. Queste analogie dovrebbero farci riflettere quando si sceglie o quando ci viene imposto come unica alternativa il cloud per i servizi o soluzioni che fino a poco tempo fa erano solo on prem. Il cloud ha aperto nuove opportunità sia per le aziende utenti sia dal lato dell’offerta. Nessuno lo mette in discussione. Del resto, quale azienda piccola o media può sobbarcarsi i costi di gestione i un data center proprietario garantendo gli stessi livelli di sicurezza e ripristino di un grande cloud provider. Ma a quale prezzo in termini di valutazione del rischio?

Veramente il cloud e l’energia sono solo una commodity?

Non esiste un modello unico cloud che vada bene per tutti, si tratta di capire la formula e la soluzione più adatta alle esigenze dell’azienda. La stessa cosa vale anche per il mix energetico. Tra i vari argomenti, ce n’è uno che avuto particolare fortuna in questi anni: chi mai si produce in azienda la corrente? Quindi allo stesso modo, perché avere una o più sale server da gestire, quando tutto lo puoi avere sotto forma di servizio e pagarlo solo quanto lo usi? Come la lampadina: quando ti serve, l’accendi. Vuoi più luminosità, allora aumenti le lampadine. Un altro argomento molto cavalcato è quello della scalabilità e dei costi di gestione della sala server che si abbattono o si azzerano perché ai CIO non servono più UPS, generatori, doppia o tripla sala server per avere high availability (HA) e disaster recovery (DR), sicurezza sia fisica che cyber, e via di questo passo, in quanto tutto è già attivo nei mega data center con costi ripartiti e quindi potenzialmente bassissimi. Tutto vero e credo che siamo solo all’inizio. Però quando progettavamo le nostre sale server, quando avevamo tutto in casa valutavamo una serie di rischi: incendio, mancanza di corrente, terremoti e così via, al punto tale da avere tutta una serie di soluzioni per assicurare il massimo livello possibile di continuità sia in termini di RPO (recovery point objective) che di RTO (recovery time objective). La quantità massima di dati che un’azienda può permettersi di perdere durante il processo di recupero e il tempo massimo per tornare operativa, dopo una perdita di dati causata da un guasto, un disastro naturale o un atto illecito, sono concetti sempre meno considerati e sostituiti da un altro acronimo: SLA (service level agreement). Considerato che si parla di servizi garantiti alla fonte, chiediamo il tempo massimo di indisponibilità, non considerando più tutti gli altri rischi che facevano parte del nostro risk assessment. In pratica, con il cloud abbiamo delegato a un terzo la “sicurezza” del dato della nostra azienda.

Bilanciamento tra rischio e agilità

È certo che un cloud provider che fornisce i servizi abbia soluzioni di cybersecurity infinitamente superiori alla media delle sale server delle aziende. Non si discute. E quindi è corretto pensare che il nostro dato è al sicuro, proprio come quando ci dicono oggi che un determinato giacimento di gas ha una riserva di 20, 30 o 40 anni. I CIO, quando fanno (o facevano) la prova annuale o pluriennale di consistenza delle sicurezze introdotte nelle sale server, simulano la mancanza di corrente, la perdita totale dei dati, se il sito di DR è consistente. Per analogia con il gas, allora è lecito farsi qualche domanda: 1) Che cosa succederebbe se il nostro data center o servizio in cloud si trova in un determinato Stato e la linea dati attraversa un certo numero di Stati sovrani ma uno di loro ha un problema sulla linea dati? Che cosa faremmo se il nostro fornitore di servizi cloud aumentasse di un certo numero di volte il prezzo del servizio, e la migrazione verso un altro cloud o il ritorno on prem risultasse impossibile? Quali possibilità avremmo se un attacco cyber colpisse le infrastrutture critiche di uno Stato dove risiedono i nostri dati?

La risposta non c’è. Non faremmo nulla, perché non c’è alcun modo di poter provare nulla, perché tutto è negli SLA e nei contratti, con centinaia o migliaia di clausole. Sarebbe bello chiedere a un certo Stato sovrano di spegnere la sua infrastruttura critica per permettere di simulare un attacco cyber o la mancanza di corrente per verificare se raggiungo ancora il mio data center. Oppure, sarebbe bello chiedere al mio provider di spegnere e di riaccendere il data center per vedere se riparte tutto.

Conclusioni

Il cloud non è da temere. Forse è stato sopravvalutato. Oppure è stato rimosso o sottostimato il rischio intrinseco delle infrastrutture che non sono sotto il diretto controllo dei cloud provider e degli owner dei dati.

Posso anche avere quattro diversi provider di linee dati, con quattro tecnologie diverse – fibra, ponte radio, 5G, satellite – per aggirare il possibile down di una di queste. Tuttavia nessuno mi garantisce che funzionino sempre e in modalità sincrona tra loro. E per determinate aziende, in particolare PMI, la possibilità di avere tutto in cloud – con la sicurezza al 99,99% e con contratti che prevedono ridondanza di dati, servizi e linee – si tradurrebbe in costi proibitivi. L’alternativa non c’è. Si può essere in cloud, con il minimo dei pre-requisti ma continuamente esposti al rischio alto di disservizi, non imputabili al provider ma a quanto non è nel suo dominio, convinti però di essere al sicuro, come si sentivano garantiti, fino a poco tempo fa, i Paesi dipendenti dal gas con gli accordi di fornitura.

di Luca Rota Caremoli, CIO di ATV – Advanced Technology Valve 

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Greentown Labs e Schneider Electric lanciano Greentown Labs Bold Idea Challenge https://www.datamanager.it/2018/06/greentown-labs-e-schneider-electric-lanciano-greentown-labs-bold-idea-challenge/ Wed, 13 Jun 2018 10:21:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149446 Un programma di accelerazione alla ricerca di start up nella gestione dell’energia e nelle tecnologie di automazione Greentown Labs è il più grande incubatore di start up CleanTech americano; Schneider Electric è il leader globale nella trasformazione digitale della gestione dell’energia e dell’automazione. Da una coppia così non poteva che nascere un’opportunità di altissimo livello […]

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Un programma di accelerazione alla ricerca di start up nella gestione dell’energia e nelle tecnologie di automazione

Greentown Labs è il più grande incubatore di start up CleanTech americano; Schneider Electric è il leader globale nella trasformazione digitale della gestione dell’energia e dell’automazione. Da una coppia così non poteva che nascere un’opportunità di altissimo livello per le start up di tutto il mondo: è  Greentown Labs Bold Idea Challenge, un programma di accelerazione della durata di 6 mesi basato nella sede di Greentown Labs a Somerville, MA (USA). La call è aperta fino al 20 luglio prossimo e si rivolge a imprenditori e innovatori che abbiano idee innovative su come trasformare il modo in cui le persone usano e gestiscono l’energia – attraverso nuovi prodotti, tecnologie, modelli di business.

Partecipare al programma consente di avere accesso immediato a mentorship, risorse di business, risorse tecniche e di collaborare per lanciare start up di successo, con un supporto diretto da parte di Schneider Electric.

Le specifiche aree di interesse per candidarsi a Greentown Labs Bold Idea Challenge includono –  ma non sono limitate a – queste categorie.

  • Building & IT: home automation, edifici autonomi, monitoraggio e raffreddamento data center
  • Industry: analytics evolute;  innovazione nella convergenza fra tecnologie operative e IT; cybersecurity industriale
  • Energia: il nuovo scenario dell’energia; digitalizzazione della rete di distribuzione elettrica; servizi IoT.

I candidati che saranno scelti potranno ottenere una o più delle seguenti opportunità.

  • Fino a 25.000 dollari in finanziamento non dilutivo
  • Uno spazio per lavorare nel Greentown Labs Global Center for Cleantech Innovation
  • Ingresso in Greentown Launch, un programma di accelerazione di 6 mesi per start up che si svolge in Greentown Labs
  • Accesso esclusivo ai network di Greentown Labs e di Schneider Electric
  • Partnership e/o investimenti da parte di Schneider Electric entro la fine del programma

Le candidature saranno valutate in base al potenziale impatto che le soluzioni proposte possono avere in termini di incremento dell’efficienza, dell’automazione, di una migliore esperienza utente, ed in base a come queste soluzioni possono supportare una più rapida transizione verso un’economia dell’energia distribuita, digitalizzata e decarbonizzata.

I candidati devono rivelare lo stato di qualsiasi proprietà intellettuale rilevante per i progetti proposti; la proprietà intellettuale di quanto proposto sarà pienamente protetta per tutto il processo di review.

Ci si può candidare a Greentown Labs Bold IDeas Challenge entro il 20 luglio 2018, ore 23.59 ET.

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L’energia del domani è vicina. Più di quanto non si creda https://www.datamanager.it/2018/04/lenergia-del-domani-e-vicina-piu-di-quanto-non-si-creda/ Fri, 20 Apr 2018 07:37:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146195 Dalla tavola rotonda sull’energia organizzata da Riello UPS con Confindustria e Sole 24 Ore emergono nuovi, imminenti scenari Le nuove frontiere della tecnologia stanno per cambiare il modo in cui ancora oggi vengono affrontate le questioni che direttamente o indirettamente hanno a che fare con l’energia. E’ il quadro emerso dalla tavola rotonda “Elettrificazione della […]

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Dalla tavola rotonda sull’energia organizzata da Riello UPS con Confindustria e Sole 24 Ore emergono nuovi, imminenti scenari

Le nuove frontiere della tecnologia stanno per cambiare il modo in cui ancora oggi vengono affrontate le questioni che direttamente o indirettamente hanno a che fare con l’energia. E’ il quadro emerso dalla tavola rotonda “Elettrificazione della domanda: mobilità, sostenibilità, sicurezza” organizzata da Riello UPS in collaborazione con il Sole 24 Ore, nella prestigiosa sede romana di Confindustria in viale dell’Astronomia, in cui numerosi operatori del calibro di RSE/GSE, Enel, Cineca, Areti, Riello UPS, Exide, e ST Microelectronics si sono confrontati, coordinati da Maurizio Melis (Radio24).

Nel perimetro degli scenari futuri disegnati con precisione da Stefano Besseghini (Presidente e AD RSE, gruppo GSE) e Luca Buscherini (Direttore Marketing Riello UPS) il confronto tra i relatori ha fatto emergere tendenze di fondo che stanno accelerando il già rapido mutamento degli scenari attuali. Tra questi la decarbonizzazione dei sistemi economico/produttivi dei paesi più evoluti e la digitalizzazione dei sistemi di controllo dei flussi dell’energia, entrambe che premono verso una sempre maggiore razionalità del suo utilizzo. Stanno già cambiando anche gli stili di vita, e con questi il modo di accedere alle fonti di energia: per esempio, il sempre più altro numero di auto elettriche che scambieranno energia con il sistema in orari ancora tutti da scoprire, stravolgerà i cicli dei picchi di assorbimento come li abbiamo conosciuti sinora. Naturalmente però quello delle auto elettriche, così come quelli dei nuovi sistemi di produzione distribuita dell’energia è un ruolo nuovo ancora tutto da architettare e che se da un lato stravolgerà le dinamiche dei sistemi di erogazione attuali, tuttavia rappresenterà una grande opportunità per il sistema nel suo complesso. Questo impatterà, sia come causa che come effetto, sui mutamenti degli sti di vita degli utenti ma ancor di più imporrà ai distributori di reinventare il proprio ruolo e la propria missione per la gestione delle infrastrutture, di fronte a nuove sfide da conoscere e imparare. Auto, UPS e ancor di più le nuove generazioni di batterie avranno nuovi ruoli e dovranno essere messi a punto sistemi per il coordinamento dei peak shaving.

In definitiva, come ha ben sintetizzato Melis, il futuro è alle porte e il miglior modo per prepararsi è quello di non focalizzarsi su una specifica tecnologia ma di analizzare ogni risorsa in modo sistemico, puntando sulle sinergie e valorizzando gli effetti delle relazioni che possono instaurarsi tra più tecnologie o addirittura tra gruppi di esse.

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IoT e smart city, il posto dell’intelligenza https://www.datamanager.it/2018/04/iot-e-smart-city-il-posto-dellintelligenza/ Thu, 19 Apr 2018 14:00:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146214 L’ultima tavola rotonda dedicata all’IoT si interroga su come sia possibile trasformare le città grandi e piccole in luoghi di produzione e riuso delle informazioni digitali. Vere e proprie fabbriche sostenibili di nuovi servizi, sicurezza e benessere Affrontati gli aspetti dell’automazione intelligente degli edifici e dei luoghi della produzione industriale, la serie di conversazioni dedicata […]

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L’ultima tavola rotonda dedicata all’IoT si interroga su come sia possibile trasformare le città grandi e piccole in luoghi di produzione e riuso delle informazioni digitali. Vere e proprie fabbriche sostenibili di nuovi servizi, sicurezza e benessere

Affrontati gli aspetti dell’automazione intelligente degli edifici e dei luoghi della produzione industriale, la serie di conversazioni dedicata all’Internet of Things torna a occuparsi di spazi abitati, ampliando il discorso al complesso sistema costituito dalle nostre città. In un’epoca che attribuisce una crescente importanza ai grandi agglomerati metropolitani, la sfida della smart city sta coinvolgendo amministratori, organizzazioni aziendali, operatori, utilities, provider tecnologici e singoli individui, tutti chiamati a costruire, anche grazie all’intelligenza dei sensori e degli strumenti analitici e predittivi, un ambiente abitativo, ricreativo e lavorativo complementare all’azione della trasformazione digitale e dello smart working nelle imprese. Un ambiente capace in definitiva di ridurre i consumi energetici; facilitare gli spostamenti nello spazio fisico; razionalizzare la produzione e ridistribuzione delle risorse: agevolare l’erogazione e l’accessibilità a nuovi servizi; rendere più sicure le sue aree periferiche e i suoi infiniti angoli ciechi. L’IoT insomma come fattore abilitante dei futuri modelli di urbanizzazione e piattaforma di servizio finalizzata alla crescita economica e alla qualità di vita di abitanti stanziali, fruitori e visitatori.

L’incontro dedicato alla smart city avviene come sempre in un contesto “diverso” dalle tradizionali sale anonime che in genere ospitano convegni ed eventi, con il preciso intento di associare al tema trattato uno spazio simbolico in grado di sintetizzarne l’idea e lo spirito di innovazione. Uno spazio, quello del centro Oxy.gen, che merita la speciale introduzione da parte di Riccardo Gini, direttore di Parco Nord Milano, grande spazio verde di 600 ettari allestito a partire dagli anni 70. Il padiglione che ospita i relatori di questo evento rappresenta – aggiunge Gini – un’ulteriore evoluzione della storia del Parco, che abbraccia ben sei territori comunali della Città metropolitana, costituendo un felice esempio di collaborazione tra pubblico e privato, resa ancora più efficace dagli strumenti della tecnologia. «Il luogo dove ci troviamo – spiega il direttore – è stato ideato dal Gruppo farmaceutico Zambon, che insieme al Parco ha dato vita ai Giardini della scienza inaugurati in occasione di Expo 2015». Le origini di Oxy.gen, dell’area umida circostante e di tutto il bosco di circa quattro ettari che costituiscono i Giardini, risalgono al 2000 quando il Comune di Bresso assegnava una porzione del suo territorio per consentire al Parco Nord di entrare nei confini comunali. «Una decina di anni dopo – racconta Gini – un bando regionale invitava alla presentazione di progetti per incrementare la funzione delle aree protette e aprire ai privati la partecipazione al Parco Nord. Il Comune e Zambon raccolgono la sfida con il progetto dei Giardini della scienza». Fedele al mandato – sottolinea Gini – Zambon punta alla creazione di un’area “viva”, con un laghetto che circonda la struttura di Oxy.gen, a sua volta progettata dall’architetto De Lucchi.

UN LABORATORIO NEL PARCO

Parco Nord si è occupato dell’intera area verde di quattro ettari e mezzo, donata dal Rotary Club: un boschetto di circa 150 alberi, tutti georeferenziati, con una trentina di querce, alcuni esemplari di gelsi a integrazione di un paio di piante storiche sopravvissute e tutta la vegetazione idrofila a bordo lago. «Oxy.gen è diventato un laboratorio di cultura scientifica dove portare le nuove generazioni a riflettere sull’aria che respiriamo. A ogni circonferenza concentrica di vegetazione – conclude Gini – corrispondono diverse specie per fioritura e stagionalità. Il nostro miglior risultato è poter vivere occasioni come queste, riunendo le persone che possono aiutarci a progettare il futuro». Come di consueto, in rappresentanza di IDC Italia, Daniela Rao, senior consulting & research director offre ai convenuti una serie di considerazioni e cifre introduttive, partendo da una serie di previsioni a livello globale. «A proposito di importanza delle infrastrutture, la nostra prima previsione riguarda il ruolo che i provider di servizi di comunicazione avranno nel 2018 come “digital hero” delle smart city». Questi operatori, continua Daniela Rao, porteranno avanti progetti in collaborazione con le istituzioni locali, assicurando alle città intelligenti la materia prima fondamentale: la banda trasmissiva. «Tra gli esempi più recenti c’è l’operatore vietnamita che sta trasformando le vecchie cabine telefoniche in hot spot per il Wi-Fi cittadino». Un’altra previsione riguarda lo sviluppo di piattaforme condivise sulle quali costruire progetti più mirati. «In una grande città su tre su scala mondiale, vediamo operatori impegnati a realizzare reti di sensori destinati alla raccolta di dati, fondamentali per lo sviluppo di servizi. In Europa questi progetti si muovono in direzione della sicurezza, in Asia invece vanno verso la mobilità di merci e persone». Sulla base di queste informazioni altri provider, in “coopetion” con altri, potranno dare vita a nuove attività, costruendo man mano una visione unificata della smart city. E infine, sul piano dei modelli di finanziamento, IDC ritiene che nel biennio che abbiamo davanti, la metà dei grandi progetti sarà finanziato in partnership pubblico/privato (il modello PPP), da organismi non profit o da opportuni protocolli di intesa tra municipalità e fornitori di tecnologie come alternativa al tradizionale approccio della pubblica committenza.

SMART CITY IN ITALIA: A METÀ DELL’OPERA

Nel confronto con le altre nazioni europee, Italia e Spagna si trovano abbastanza allineate, con analoghi livelli di soluzioni adottate e progetti in corso. «Siamo in un certo senso a metà dell’opera – spiega Daniela Rao. «Nel Regno Unito, vantano un maggior numero di progetti consolidati o avviati e anche un maggior numero di progetti in fase di valutazione». Ma in quali direzioni stanno investendo le nostre smart city? «Tra le applicazioni più diffuse la condivisione di auto e altri veicoli, le carte di identità digitali, i lampioni intelligenti e gli smart building. In prospettiva, aumenteranno i progetti relativi alla sicurezza, alla raccolta smart di rifiuti e alla gestione di asset e infrastrutture. Ambiti come i parcheggi smart appaiono già consolidati». Lo stesso concetto di smart city, interviene ancora Riccardo Gini di Parco Nord Milano, può avere declinazioni inaspettate. Anche un’area verde può essere gestita in modo più intelligente grazie alle tecnologie. Gli alberi del Parco, per esempio, sono taggati in RFID, una tecnologia che ha consentito lo sviluppo interno di un vero e proprio gestionale arboreo. «Successive sperimentazioni con li Wi-Fi hanno consentito di installare un sistema di video sorveglianza con 35 telecamere e 150 guardie ecologiche che aggiungono valore ai dati trasportati dalla rete. Il software viene utilizzato anche nel nostro centro visitatori, per animare i tavoli espositivi e visto che nel nostro territorio esiste anche uno dei più grossi centri di accoglienza dei migranti di Lampedusa, gestito dalla Croce Rossa, lo smartphone è diventato il principale dispositivo di aggregazione, e ci permette di offrire a queste persone corsi di giardinaggio e altre attività».


La sfida della smart city: come costruire grazie all’intelligenza dei sensori e degli strumenti analitici e predittivi, un nuovo ambiente abitativo, ricreativo e lavorativo – #dmSmartThings
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CULTURA DELLA COLLABORAZIONE

Con Sara Belli interviene a questo punto il primo degli esponenti della PA seduti al nostro tavolo. La direttrice dei progetti di interoperabilità del Comune di Milano spiega che la progettualità finalizzata alla città intelligente e ai suoi sistemi è in effetti “cross” tra diverse direzioni di riferimento. Le politiche del lavoro, per esempio, si occupano anche di aspetti come il coworking o i progetti Horizon 2020 che hanno come obiettivo il miglioramento della mobilità attraverso servizi che possano ottimizzare, anche grazie alla sensoristica IoT, gli spostamenti nell’area urbana. La direzione sistemi per la smart city lavora con quella preposta all’urbanistica in progetti come Sharing City, che investe la zona sud di Milano, finora esclusa da servizi di successo come il bike sharing, ma che negli ultimi anni – afferma la Belli – «ha visto molti interventi anche in collaborazione con privati come la Fondazione Prada. Lo scopo è creare un ambito territoriale «dove poter misurare parametri come l’inquinamento, o la facilità di spostamento, anche come base per la successiva riqualificazione di aree ed edifici». Un altro progetto è Synchronicity, inserito in un contesto di collaborazione europea e finalizzato, anche qui attraverso l’IoT, a rilevare i comportamenti dei cittadini-utenti in modo da premiare i più virtuosi, promuovere la partecipazione delle piccole imprese attraverso bandi in “open call” (per esempio per la realizzazione di un navigatore multimodale), lo sviluppo di sistemi di supporto decisionale alla definizione dei tragitti più indicati per le piste ciclabili. Come funziona, organizzativamente, l’intervento di una pluralità di direzioni? «Non sempre è facile dialogare, perché in passato ogni direzione era abituata a operare in modo più verticale e modificare i propri obiettivi in senso orizzontale è complesso» – riconosce Sara Belli. «L’obbligo del raggiungimento di obiettivi su scala europea aiuta, ma deve anche avvenire un cambiamento culturale che porti al rispetto della collaborazione».

Alessandro La Rocca interviene sul tema della mobilità prendendo spunto dalle informazioni rivelate da Daniela Rao di IDC Italia, che osservava un basso livello di investimenti nel comparto del trasporto pubblico locale (TPL). Alessandro La Rocca, che è stato più volte ospite degli incontri di Data Manager, partecipa in questa occasione come direttore generale di Nugo, startup di Gruppo Ferrovie dello Stato. «Il TPL è l’esempio principe di trasporto condiviso e credo debba avere un ruolo fondamentale nella shared mobility» – afferma La Rocca. «Se non è smart – aggiunge il neoresponsabile di Nugo – la mobilità condivisa è difficile. Eppure, è anche una soluzione che consentirebbe di aggredire tematiche come l’inquinamento o l’affollamento delle strade. La nuova società del Gruppo FS punta a risolvere il problema con una piattaforma che consente di spostarsi da una città all’altra e all’interno delle città con unico sistema integrato di bigliettistica. Nata da poco, Nugo punta a integrare un migliaio di operatori TPL diversi, ciascuno con un proprio sistema di tariffazione, per dar vita a un unico brand riconoscibile a livello nazionale. Non è un’impresa agevole, sottolinea La Rocca. «Solo in Emilia Romagna per il TPL su scala regionale abbiamo contato 700 sistemi di tariffazione. Il nostro strumento deve dare parità a tutti i vettori». A dominare – spiega ancora La Rocca – non è il singolo operatore, ma il mezzo pubblico. E il cliente non è il cliente di un operatore, ma una persona che ora è cliente della rete del Comune di Milano, subito dopo di FS, più tardi della rete del Comune di Roma. «Se non diamo a questa persona visibilità su tutto il TPL nell’arco dei suoi spostamenti, molto probabilmente eviterà di utilizzare mezzi condivisi e inquinerà di più».

REINTERMEDIAZIONE SOTTO CONTROLLO

Piattaforme di questo tipo cominciano a partire in Europa e si deve puntare su questo se non si vuole cedere il passo a operatori esterni, come Uber o la stessa Google, che offrono questi ruoli di reintermediatore, ma non sono facilmente controllabili. «La difficoltà non è tecnica, ma risiede nella mancanza di standard» – avverte La Rocca, invitando tutto il settore del TPL a prendere esempio dal trasporto aereo, che ha standardizzato da anni il sistema di scambio dei flussi economici legati alla emissione di biglietti. «L’approccio adottato da Nugo prevede l’espansione e il potenziamento di sistemi come il GTFS (General Transit Feed Specification), oggi limitato alla messa a fattor comune delle informazioni sugli orari delle linee TPL. Prima o poi – conclude La Rocca – sarà necessario far sedere tutti gli operatori intorno a un tavolo per standardizzare tutte le informazioni che servono a gestire un unico cliente». Torniamo però al modo in cui le grandi pubbliche amministrazioni locali affrontano il tema della città intelligente. Genova, come Milano, ha una lunga familiarità con i progetti coordinati e finanziati a livello Europeo, ma come racconta Paolo Castiglieri della direzione pianficazione strategica, smart city, innovazione d’impresa e statistica del Comune di Genova, è stata costituita una associazione che riunisce il Comune e un centinaio di stake holders di imprese private. «La finalità è discutere e affrontare le problematiche legate alla “smartitudine” della città e del territorio» – sottolinea Castiglieri, che al tavolo presenta un caso particolare già affrontato nei nostri incontri: il complesso progetto di un acceleratore di impresa per startup innovative che ha percorso un lungo iter interno, dovuto alla necessità di coordinare figure e competenze diverse, dall’energy manager del Comune di Genova alla direzione patrimonio urbano che ha curato gli aspetti della riqualificazione delle strutture che ospiteranno l’iniziativa, sostenuta da un partner tecnologico esterno. «Un’attenzione fondamentale per quanto concerne le municipalità è cercare di mettere a fattor comune interessi prioritari su cui coinvolgere i partner, interrogarsi sulle criticità, i modelli di business e soprattutto la sostenibilità dei progetti nel tempo» – spiega Castiglieri, che prosegue osservando come i casi di studio segnalati in Europa non sempre bastano a replicare a livello locale le storie di successo. «Il nostro scopo deve essere quello di sviluppare progetti con alto contenuto innovativo, sfruttando questi “dimostratori” per fare da stimolo al tessuto imprenditoriale locale». Uno stimolo anche a livello normativo, conclude il dirigente genovese, sottolineando il ruolo sempre più critico delle aree urbane: «Per la prima volta, la Commissione europea ha cominciato a stornare fondi un tempo concessi solo su scala regionale per assegnarli direttamente alle municipalità. Il dovere della PA è evidenziare ed eventualmente rimuovere i colli di bottiglia regolamentari che portano a situazioni di inadeguatezza, ma anche imporre uno svecchiamento interno, attraverso una formazione che stimoli i dipendenti pubblici a prendere coscienza delle tecnologie dell’innovazione».


L’IoT come fattore abilitante dei futuri modelli di urbanizzazione e piattaforma di servizio diretta alla crescita economica e alla qualità di vita di cittadini e visitatori – #dmSmartThings
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SICUREZZA, BENE PUBBLICO E TRASVERSALE

Sara Belli del Comune di Milano interviene a questo punto a proposito della questione normativa, osservando come uno dei temi più caldi e fondamentali della smart city, la possibilità di incrociare dati di diversa natura, anche in ordine al comportamento delle persone, diventa più complicato da affrontare alla luce di normative come il GDPR. Una prima risposta arriva da Sirio Magliocca, amministratore delegato di Motorola Solutions Italia, specializzata in sistemi di telecomunicazione mission critical. «Il successo dell’IoT, della interconnettività tra enti e sistemi tecnologici dipenderà da come saremo in grado di eliminare ogni tipo di barriera. Il problema non sta nei dati che posso raccogliere, ma nella necessità di gestirli correttamente e proteggerli». Per questo il concetto di public safety è così importante e trasversale, sottolinea Magliocca, precisando che Motorola Solutions investe sulla sicurezza e sull’integrazione, sul dialogo tra sistemi, edifici, forze di pronto intervento, con un occhio particolare alle capacità offerte dalla quinta generazione di comunicazioni mobili. «Stiamo parlano di una città che fa scattare il semaforo sul verde al passaggio dell’ambulanza, dove ospedali e forze dell’ordine possono scambiarsi informazioni in modo seamless. Per passare dalla teoria al pratica dobbiamo affrontare e risolvere i problemi di natura organizzativa, in modo da rendere tutto interconnesso e interoperabile sulla base di standard condivisi».

Sul fondamentale aspetto della protezione dei dati e della privacy interviene anche Enzo Maria Tieghi, membro del comitato tecnico scientifico di CLUSIT e navigato esperto della sicurezza delle infrastrutture degli impianti industriali. «La riservatezza che il GDPR ci chiama a rispettare non deve farci dimenticare che per i servizi della smart city la disponibilità e l’integrità dei dati sono altrettanto importanti e forse vengono prima, perché senza elettricità la città non può funzionare, senza elettricità non funzionano i computer che d’altra parte mi servono per garantire energia e sistemi di comunicazione in un rapporto di totale interdipendenza». Tieghi si sofferma anche sul tema dell’integrità, avvertendo come ogni punto reso smart, un semaforo, un lampione intelligente trasformato in hot-spot Wi-Fi, può diventare fonte di attacchi e perdita di controllo. Purtroppo, è questa – conclude l’esperto di CLUSIT – la pesante eredità dell’interconnessione, dove la presenza di più operatori può determinare conflitti regolamentari. «Il primo punto è far capire alle persone che esistono questi problemi di sicurezza, fare molto training ed evitare approcci a macchia di leopardo: no, alla sicurezza fatta di arcipelaghi».

NON SOLO METROPOLI

Uno degli operatori coinvolti nel complicato mosaico delle smart city è Engie, che al tavolo viene rappresentato da Hubert Dusausoy, sales development & innovation manager. Engie, brand nato in Francia dalla fusione di Gaz de France e Suez, offre servizi di trasformazione delle reti di distribuzione di gas ed energia e secondo Dusausoy in Italia si sta concentrando soprattutto sulle aree urbane di medie dimensioni, dove ci sono carenze di natura tecnica e procedurale. «In centri di 10mila abitanti, esistono fondi europei che potrebbero coprire a fondo perduto l’80% degli investimenti smart fino a 5 milioni, ma lo sanno pochi» – afferma il manager di Engie. «Fare in Italia quello che abbiamo realizzato a Nizza, trasformando la rete di illuminazione in un sistema decisionale per la mobilità e la sicurezza, implicherebbe uno sforzo di educazione sia sulle procedure sia sull’integrazione». In Italia – conclude Dusausoy – «spesso mancano i dati che alimentano le applicazioni rendendole più efficaci». Nella definizione di Engie, le navi di Grandi Navi Veloci si possono considerare città di media grandezza e Paolo Beatini, CIO della società di trasporti marittimi ragiona in modo molto simile ai suoi colleghi dei comuni di Genova e Milano. Da questo punto di vista, i sistemi di controllo e automazione a bordo delle navi, affidati a società come ABB e Rolls-Royce e ai data center di bordo, sono relativamente facili da affrontare («a parte i costi elevati della comunicazione satellitare» – riconosce Beatini). Il punto di discussione riguarda il momento in cui le navi GNV attraccano nei porti di riferimento delle rotte passeggeri e merci. «Per una serie di tematiche come l’ottimizzazione e il risparmio energetico, o la gestione delle merci, sono in atto progetti europei come Marebonus» – spiega Beatini. «Ma il vero problema è migliorare l’accessibilità alle aree portuali, specialmente nelle città storiche. Aree in cui si mescolano vacanzieri e mezzi di trasporto in una complessa promiscuità, che avrebbe molto bisogno di servizi avanzati. Per questo però dobbiamo migliorare l’integrazione tra strumenti che esistono già e le interfacce tra le varie autorità che insistono su un porto».


La smart city al centro della Data Economy e della Passenger Economy. La città non è un contenitore, ma diventa una piattaforma di servizi. IoT e 5G, legati a doppio filo – #dmSmartThings
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RETI PROTETTE PER LA SANITÀ

Un analogo livello di integrazione e dialogo è l’obiettivo di Lombardia Informatica. «Con 1.500 servizi e 700 applicazioni erogate, i 470 dipendenti di Lombardia Informatica contribuiscono tra l’altro a generare, attraverso le gare, un mercato di 170 milioni di euro all’anno, di ulteriori servizi IT» – afferma Giorgio Caielli, presidente della digital company di Regione Lombardia, che sottolinea l’ambizione dell’azienda di trasformarsi in un polo strategico per l’Agenzia per l’Italia Digitale, «aggregando tutte le iniziative afferenti alla Lombardia per conto delle amministrazioni che non hanno capacità gestionale, per imporre standard di riferimento e poter colloquiare, o anche per offrire, i servizi per conto di comuni molto piccoli». Caielli non dimentica però il ruolo di Lombardia Informatica nei confronti delle grandi città e dei servizi ospedalieri: tante attività che pongono l’azienda in una posizione unica anche come data repository. «Custodiamo dati su 10 milioni di abitanti che ricevono assistenza sanitaria da vent’anni. Si tratta di informazioni alle quali si aggiungono quelle riguardanti l’agricoltura, la protezione civile, le emergenze sanitarie». Su questi dati Lombardia Informatica sviluppa app per la prenotazione dei servizi. «Tra le aree di investimento identificate da IDC, mancano i servizi innovativi per la salute. Ricordiamoci che investire in innovazione rende più sostenibile anche la gestione delle persone che invecchiano». Caielli auspica lo sviluppo di una cultura della sicurezza by design «che ancora non c’è». E in controtendenza sostiene la necessità di «creare intranet chiuse e gestite per assicurare i servizi in comparti critici come gli ospedali». Anche utilizzando servizi in cloud, domanda Enzo Tieghi di CLUSIT? «Conta soprattutto come vengono definiti i confini del servizio» – risponde il presidente di Lombardia Informatica. «E contano gli aspetti della fisicità del dato, della connettività col data center, per evitare troppi passaggi e assicurare le condizioni di cifratura e sicurezza. Anzi, con la capacità computazionale e Big Data, le nostre competenza guadagnano valore nei mercati».

Il luogo che Fabio Degli Esposti, CIO di SEA – Aeroporti di Milano, è chiamato a immaginare si chiama già “aerotropoli”, una vera e propria smart city inserita in una smart city dai confini più estesi. «I miei obiettivi iniziali in SEA – esordisce il responsabile IT degli aeroporti milanesi – consisteva nel garantire ai passeggeri un percorso ottimale dal gate di accesso al gate di uscita. Oggi, parliamo di un sistema integrato che segue lo stesso passeggero nel percorso home-to-home». Due sono le aree di intervento per Degli Esposti. Una riguarda ancora il passenger engagement nella sua navigazione interna alla aerostazione, un tracciato supportato da applicazioni che in passato erano inconcepibili, ma che oggi riescono a essere anche una fonte di paradossi. «Sul telefonino posso disporre persino del mio titolo di viaggio, ma il personale al gate è ancora costretto a verificare la mia carta di identità» – osserva perplesso Degli Esposti. «L’altra area di intervento attinge all’enorme patrimonio di dati che riguardano una infrastruttura complessa e possono essere trasformati in efficientamento, automazione e risparmio».

E GLI SMART CITIZEN?

Come affrontare tutto questo, rispettando in ambito aeroportuale un vincolo di sicurezza che innovazioni come l’IoT rendono semmai più complessa da garantire? «Il paradigma da applicare – risponde Degli Esposti – riguarda il concetto degli ecosistemi: gestire l’interscambio tra ecosistemi con metodologie EDI. In questo senso, l’esperienza maturata con Expo Milano 2015 è stata fondamentale. Le modalità che ci consentono di interscambiare i dati tra passeggeri e stakeholder nelle varie realtà industriali sono il presupposto di processi come quelli messi in atto dalla nuova piattaforma NewGo del Gruppo FS. «In pratica – sintetizza alla fine Degli Esposti – se vuoi essere digitale fuori devi esserlo soprattutto dentro. Noi parliamo di smart city, ma dovremmo piuttosto parlare di smart citizen, e in questo senso la parola d’ordine è awareness. E l’intelligenza artificiale sta “invecchiando” con noi, siamo tutti più svegli ma non è detto che tutti siamo finalizzati all’uso delle tecnologie. Il mio problema è fare in modo che anche il passeggero a mobilità ridotta a causa dell’artrite possa interagire con lo smartphone e l’ambiente smart».


Parole chiave: sostenibilità e resilienza. Energia, Trasporti, Sanità sono i gangli vitali della trasformazione della città dove si registrano gli investimenti maggiori – #dmSmartThings
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La discussione ha fatto emergere – insieme all’esigenza dell’integrazione, della collaborazione e di una maggiore consapevolezza delle opportunità createsi con l’avvento di tecnologie come l’IoT e il 5G – la centralità del dato da aggregare e trasformare in informazioni, ottimizzazione e servizi come ha spiegato Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply. «In Data Reply siamo innovatori per DNA e a volte guardiamo avanti troppo velocemente e fatichiamo a vedere certi ostacoli» – riconosce Ardossi. «Ma al netto delle problematiche emerse, la smart city resta un generatore di dati e la mia natura è cercare di capire come utilizzarli». Ardossi afferma di essere rimasto affascinato da esempi come quello fornito da Riccardo Gini a proposito di alberi e tag RFID, ma come trovare le risorse finanziarie per sfruttare questi patrimoni informativi? «Mi vengono in mente applicazioni come i Pokemon Go, piattaforme ludiche attraverso cui scoprire luoghi poco conosciuti della città, o un tamagotchi che ti permette di far crescere il tuo albero». Ardossi conclude con un rimando alla forza dell’immaginazione e al presupposto fondamentale dei protocolli condivisi necessari per incentivare la creazione e il riuso dei dati. «Dobbiamo fare in modo che la città diventi un fattore abilitante di una miriade di azioni».


Le videointerviste ai protagonisti

IoT e Smart City: videointervista a Fabio Ardossi, Associate Partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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IoT e Smart City: videointervista a Sirio Magliocca, AD di Motorola Solutions


videointervista a Sirio Magliocca, Motorola Solutions
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Schneider Electric, la trasformazione digitale dell’energia https://www.datamanager.it/2018/04/schneider-electric-la-trasformazione-digitale-dellenergia/ Mon, 09 Apr 2018 10:15:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145299 All’Innovation Summit di Parigi, lo specialista dell’energia e dell’automazione fa il punto sui trend e sulle innovazioni per rendere possibile un futuro sempre più sostenibile e digitale Parigi – Energy management e trasformazione digitale. La convergenza tra questi due mondi è andata in scena nella capitale francese a inizio aprile, in occasione dell’Innovation Summit organizzato […]

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All’Innovation Summit di Parigi, lo specialista dell’energia e dell’automazione fa il punto sui trend e sulle innovazioni per rendere possibile un futuro sempre più sostenibile e digitale

Parigi – Energy management e trasformazione digitale. La convergenza tra questi due mondi è andata in scena nella capitale francese a inizio aprile, in occasione dell’Innovation Summit organizzato da Schneider Electric. Lo specialista globale dell’energia e dell’automazione ha voluto fare il punto sulle sfide e sulle opportunità poste dalla nuova era digitale, richiamando nei padiglioni di Paris Expo Porte de Versailles oltre 5.000 persone tra clienti e partner, provenienti da più di 80 paesi, in una due giorni caratterizzata da numerosi spunti di interesse, e conclusa idealmente con la Maratona di Parigi dell’8 aprile (curiosamente nella stessa giornata in cui analoghe competizioni si svolgevano sia a Milano sia a Roma), di cui Schneider Electric è sponsor principale da sei anni di seguito. Una sponsorizzazione che ha più di un significato, dato che più del 10 per cento dei 55.000 partecipanti alla Maratona sono dipendenti, partner e clienti della società, per un totale di quasi 5.900 persone, e che 200 dipendenti di Schneider Electric hanno preso parte all’organizzazione della gara “su base esclusivamente volontaria”, come ha tenuto a sottolineare la società. In ogni caso, l’Innovation Summit di Parigi rappresenta di gran lunga il più importante tra le altre 20 edizioni analoghe dell’evento, organizzate dalla società in tutto il mondo, ma forse non potrebbe essere altrimenti, visto che il quartier generale di Schneider Electric è situato proprio alle porte della capitale francese, anche se l’azienda ha una presenza globale scandita da un fatturato totale vicino a 25 miliardi di euro e un organico di circa 160.000 persone in oltre 100 paesi.

Business italiano

Una parte non secondaria del business di Schneider Electric è anche in Italia, come ha spiegato in una conversazione con Data Manager Davide Zardo, vice president Divisione IT di Schneider Electric Italia: “Nel nostro Paese sono presenti alcuni impianti produttivi e cinque centri di eccellenza, che apportano competenze dall’Italia verso il resto del mondo, oltre a una parte di Ricerca & Sviluppo, che ci vede impegnati in prima linea nel realizzare soluzioni in grado di affrontare al meglio le nuove sfide del mercato. Per esempio, nell’ambito dei data center, l’esplosione dell’IoT sta determinando una crescente necessità di avere un’elaborazione locale dei dati, con lo sviluppo di data center edge, di prossimità, di dimensioni meno grandi e con maggiore connettività e affidabilità”.

Piattaforma articolata

L’evento di Parigi, il cui motto di fondo era “Powering digital economy”, non ha tradito le attese, mostrando i diversi modi in cui le aziende possono essere più efficienti e più competitive in uno scenario nel quale anche la gestione dell’energia sta subendo numerosi cambiamenti, e illustrando, anche con l’ausilio di uno showcase di oltre 5.000 metri quadrati, l’Innovation Hub ospitato all’interno dell’evento, l’ampia gamma di soluzioni messe a disposizione da Schneider Electric, e riunite sotto il cappello unificante della piattaforma EcoStruxure, che è oggi “impiegata in oltre 480.000 installazioni, con il supporto di più di 20.000 system integrator, per connettere circa un milione e mezzo di asset”, come ha evidenziato la società. Inaugurando i lavori, Jean-Pascal Tricoire, Chairman e CEO di Schneider Electric, ha sottolineato che “siamo stati primi a credere nella convergenza tra energia e tecnologie digitali, per rendere maggiormente efficiente la gestione di reti che sono ogni giorno più complesse”, spiegando che questo è di grande importanza in uno scenario dove l’energia elettrica è destinata a essere ancora protagonista, anche alla luce di previsioni come quelle che vedono nell’IT il maggiore utilizzatore di energia entro il 2030, oppure le auto a trazione elettrica rimpiazzare il 50 per cento di quelle a combustibili fossili, sempre entro il 2030.

Novità di rilievo

Di fronte a questi scenari, più vicini di quanto possa sembrare in un primo momento, Schneider Electric si è da tempo attrezzata, “anche grazie alle importanti acquisizioni effettuate nel corso degli ultimi anni e alle numerose partnership di rilievo”, come ha tenuto a ribadire Jean-Pascal Tricoire rispondendo a una domanda di Data Manager, e oggi può schierare un’offerta articolata attorno alle diverse declinazioni della piattaforma EcoStruxure, sempre più essenziale per rendere possibile un nuovo modello di energia che permette a edifici, industrie e intere città un utilizzo più efficiente delle risorse, garantendo così una maggiore profittabilità degli investimenti. Le novità più rilevanti annunciate nel corso dell’evento di Parigi hanno riguardato in particolare tre ambiti: EcoStruxure Power, la piattaforma IoT e di distribuzione dell’elettricità; EcoStruxure Building, dedicata alla gestione degli edifici; e infine EcoStruxure Asset Advisor, l’applicazione di monitoraggio degli asset che ha ricevuto un nuovo servizio predittivo data driven e basato su cloud, operante 24 ore su 24, per assicurare la business continuity nella distribuzione dell’energia e soprattutto nei data center.

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GE ed Edison siglano un accordo per ottimizzare la centrale termoelettrica di Candela in Puglia https://www.datamanager.it/2018/04/ge-ed-edison-siglano-un-accordo-per-ottimizzare-la-centrale-termoelettrica-di-candela-in-puglia/ Wed, 04 Apr 2018 14:14:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144996 L’impianto Edison di Candela rappresenta un modello di riferimento pe le centrali elettriche più efficienti e affidabili che rispondano ai cambiamenti normativi GE Power Services ha siglato un accordo con Edison, società del gruppo EDF e tra i principali operatori di energia in Italia ed Europa, per rafforzare le prestazioni della propria centrale di Candela, […]

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L’impianto Edison di Candela rappresenta un modello di riferimento pe le centrali elettriche più efficienti e affidabili che rispondano ai cambiamenti normativi

GE Power Services ha siglato un accordo con Edison, società del gruppo EDF e tra i principali operatori di energia in Italia ed Europa, per rafforzare le prestazioni della propria centrale di Candela, in Puglia. L’accordo include ammodernamenti della turbina a gas GE 9F per aumentare la produzione di energia fino a 400 megawatt e l’efficienza globale dell’impianto di un punto percentuale. Inoltre, soluzioni di manutenzione predittiva e di cyber security miglioreranno la visibilità, l’affidabilità e la sicurezza degli asset, diminuendo al contempo i costi operativi e di manutenzione dell’impianto.

“Per rispondere alla domanda di energia rispettando livelli predefiniti di qualità e sicurezza, l’allineamento della produzione di energia con i sistemi di trasmissione risulta essere un fattore imprescindibile sia in Italia come nella maggior parte dei mercati liberalizzati,” ha affermato Nicola Monti, Executive Vice President di Edison – Power Asset & Engineering. “Il nuovo sistema di Capacity Market, che in Italia sarà in vigore nel 2018 premierà le utility per la loro disponibilità di energia. Per questa ragione è essenziale continutare a migliorare le prestazioni e la disponibilità dei nostri asset con le tecnologie più innovative e con soluzioni digitali. GE contribuirà a incrementare i nostri risparmi di combustibile, la nostra capacità produttiva e, in particolare, la nostra competitività in un mercato fortemente in evoluzione come quello italiano”.

Nella centrale, GE installerà la tecnologia Advanced Gas Path (AGP), parte del portafoglio di soluzioni Fleet360 pensate dalla società per rispondere alle esigenze dell’intero impianto. AGP incrementerà le prestazioni e la flessibilità operativa, aumentando la capacità, l’efficenza e la disponibilità di energia.
“Le soluzioni hardware e software di GE che saranno installate durante la prossima manutenzione generale daranno benefici immediati ad Edison” ha affermato Michael Rechsteiner, CEO di GE’s Power Services business in Europea “La nostra tecnologia AGP contribuirà a rendere Edison competitiva con gli asset esistenti. Inoltre, le soluzioni per la manutenzione predittiva e i sistemi avanzati di sicurezza contribuiranno a proteggere l’infrastruttura critica di Edison, in conformità alle norme di sicurezza informatica e al sistema di Capacity Market previsti quest’anno”.

La tecnologia AGP risponde ad esigenze presenti sia in mercati maturi, come gli Stati Uniti e l‘Europa Occidentale – dove efficienza e flessibilità sono cruciali – sia in mercati in crescita, come Medioriente, Asia, Cina ed Europa dell’Est, dove è maggiore la richiesta di energia da parte della rete e per uso  industriale. Già circa 300 operatori delle turbine a gas 7F beneficiano di questa tecnologia nel mondo, che sarà presto estesa alle altre flotte tra cui la 9F, come in Edison – prima installazione in Sud Europa. GE installerà soluzioni di Cyber Asset Protection, un servizio di sicurezza che a livello centrale gestisce e evidenzia security patches, e la soluzione digitale di manutenzione predittiva basata sulla piattaforma Predix Asset Performance Management (APM). I dati analizzati da APM aiuteranno ad ottimizzare i costi di manutenzione, estendere gli intervalli di ispezione ed evidenziare i possibili rischi operativi per aiutare Edison ad aumentare l’affidabilità, disponibilità e visibilità operativa dell’impianto riducendo al contempo i costi operativi e di manutenzione.

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Nasce “Muoversi con Energia”, Osservatorio sull’evoluzione energetica per l’autotrazione https://www.datamanager.it/2018/03/nasce-muoversi-con-energia-osservatorio-sullevoluzione-energetica-per-lautotrazione/ Sat, 24 Mar 2018 13:00:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144330 Mercoledì 18 aprile primo tavolo tecnico  a Roma: “Lo sviluppo tecnologico dell’autotrazione” Monitorare il complesso scenario della transizione energetica e i suoi mutamenti, attraverso l’analisi critica di una serie di tavoli tematici che vedranno impegnati Eni, Snam, Enel, Enea, IM-CNR, Confindustria energia, Unione petrolifera, Assogasmetano, Elettricità futura, FCA, RSE, RIE e Fondazione Caracciolo ACI. È questo il senso dell’Osservatorio […]

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Mercoledì 18 aprile primo tavolo tecnico  a Roma: “Lo sviluppo tecnologico dell’autotrazione”

Monitorare il complesso scenario della transizione energetica e i suoi mutamenti, attraverso l’analisi critica di una serie di tavoli tematici che vedranno impegnati Eni, Snam, Enel, Enea, IM-CNR, Confindustria energia, Unione petrolifera, Assogasmetano, Elettricità futura, FCA, RSE, RIE e Fondazione Caracciolo ACI.

È questo il senso dell’Osservatorio ACI “Muoversi con Energia”, che si è insediato a Roma per analizzare le strategie industriali e politiche con le quali l’Italia – rispettando gli equilibri economici del sistema Paese – intende raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

Angelo Sticchi Damiani, Presidente ACI: “La sfida più urgente per il mondo dell’auto è quella di ridurre l’inquinamento. Azione prioritaria la sostituzione del parco circolante con autoveicoli dotati di motori di nuova generazione in grado di sfruttare qualunque sistema di propulsione e rispondere in modo efficace all’esigenza di limitare i consumi energetici e le emissioni allo scarico”.

Giuseppina Fusco, Presidente della Fondazione Caracciolo centro studi ACI: “Mettere insieme i più importanti attori coinvolti nel settore e dare continuità e chiarezza ad un dibattito di grande importanza per il nostro Paese era una sfida ed oggi è realtà. Questa è una giornata importante, perché ‘Muoversi con energia’ sancisce l’impegno convinto delle istituzioni, del mondo della ricerca, dell’industria e di tutti gli operatori verso una mobilità sempre più inclusiva e sostenibile”.

Mercoledì 18 aprile, primo tavolo tecnico a Roma: “Lo sviluppo tecnologico dell’autotrazione”.

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Aumento bollette energia: i servizi di vendita tra gli oneri che incidono di più https://www.datamanager.it/2018/03/aumento-bollette-energia-servizi-vendita-gli-oneri-incidono-piu/ Wed, 21 Mar 2018 10:54:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144022 I servizi di vendita sono tra le componenti della bolletta elettrica che sono aumentati maggiormente nell’ultimo anno: secondo l’ultimo studio di SosTariffe.it questi oneri hanno subito un incremento medio del 4,7% ad ogni variazione trimestrale ARERA (ex AEEGSI). Questo significa che il prezzo dell’energia è tra i valori della bolletta che maggiormente influisce su eventuali […]

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I servizi di vendita sono tra le componenti della bolletta elettrica che sono aumentati maggiormente nell’ultimo anno: secondo l’ultimo studio di SosTariffe.it questi oneri hanno subito un incremento medio del 4,7% ad ogni variazione trimestrale ARERA (ex AEEGSI). Questo significa che il prezzo dell’energia è tra i valori della bolletta che maggiormente influisce su eventuali aumenti o diminuzioni del costo finale pagato dall’utente

L’ultimo aumento dell’energia elettrica di gennaio 2018, deciso dall’AEEGSI (oggi ARERA) – pari al +5,3% – è stato causato da variazioni su alcune voci di spesa che vanno a comporre il prezzo finale in bolletta.

SosTariffe.it, attraverso un nuovo osservatorio, ha cercato di rilevare se tra le principali cause di questo aumento ci fosse il prezzo dell’energia stabilito dall’Autorità oppure altri oneri aggiuntivi che non sono decisi da chi fornisce il servizio.

A questo fine, il portale di confronto ha individuato le ultime quattro variazioni trimestrali, ovvero quelle di aprile, luglio, ottobre 2017 e gennaio 2018, analizzando come sia cambiato, da un lato, il prezzo totale dell’energia elettrica negli ultimi tempi, dall’altro, il costo che corrisponde a ogni specifica voce di spesa della bolletta della luce.

Sono stati, infatti, confrontati tutti i prezzi suddivisi per le quattro voci di spesa che compongono la bolletta (spesa per la materia prima dell’energia, spesa per il trasporto e gestione del contatore, spese per oneri di sistema e imposte), in ogni periodo esaminato, per individuare quali sono le voci che più incidono in bolletta e per quali si sono verificate le maggiori variazioni.

Cosa incide di più sulla bolletta dell’energia

Come si evince dallo studio di SosTariffe.it, la voce di spesa che più incide in bolletta è quella relativa alla materia energia (che comprende una quota fissa e una variabile), con un’incidenza media del 44,4% sul totale della bolletta. È anche la voce che presenta più variazioni da un trimestre all’altro nel periodo preso in considerazione, con una variazione media pari al 4,7%.

Tranne per il trimestre ottobre-dicembre 2017, dove il prezzo della materia energia è sceso dell’1,8%, in tutti gli altri trimestri esaminati si sono verificati aumenti relativi alla materia energia, con il rincaro più evidente nel trimestre aprile-giugno 2017, momento in cui questa voce è salita del 7,8%.

Variazione negativa degli ultimi quattro trimestri, in media, quella legata alla spesa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore, che è scesa dello 0,5%, mentre gli oneri di sistema (i contributi chiesti ai clienti per sostenere l’intero sistema energetico italiano) sono aumentati in media dell’1,8% e l’IVA, applicata a tutte le voci di spesa, mediamente del 2,26%.

Perché aumenta il costo dell’energia elettrica

Per cercare di spiegare il perché degli aumenti, abbiamo consultato tutte le comunicazioni emanate dall’Autorità per l’energia ad ogni aggiornamento, identificando le cause dei rincari nei corrispettivi trimestri, evidenziati dall’autorità.

Ad aprile 2017, quando è stato comunicato un aumento della spesa della materia energia del 7,8% circa, l’Autorità ha specificato come tale incremento sia stato causato dall’aumento del prezzo all’ingrosso italiano ed estero (a causa soprattutto di alcune centrali nucleari francesi ferme).

A luglio dell’anno scorso, invece, il costo della materia energia era aumentato del 5,8% circa: questo incremento è stato causato sia dai prezzi del mercato all’ingrosso che continuano a salire, sia ai consumi estivi aumentati, sia dalla necessità di coprire i rialzi dei prezzi all’ingrosso di inizio 2017.

La diminuzione di ottobre 2017 è stata determinata, invece, da una “forte riduzione dei costi di dispacciamento, cioè dei costi sostenuti dal gestore della rete (Terna) per mantenere in equilibrio e in sicurezza il sistema elettrico” (fonte AEEGSI qui), mentre il costo della materia energia che è tornato a salire a gennaio 2018 (+5,3%) è legato a molti fattori.

Tra questi si possono annoverare: decisa crescita dei prezzi all’ingrosso (causata anche da una ripresa dei consumi durante il 2017), indisponibilità prolungata degli impianti nucleari francesi (quindi meno energia importata dalla Francia che ha aumentato il volume della produzione in Italia) e altre cause imputabili al funzionamento della rete italiana.

A gennaio di quest’anno ha contribuito agli aumenti anche l’incremento della parte degli oneri di sistema dato che sono stati concesse agevolazioni aggiuntive per le industrie manifatturiere energivore, decise dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Con il mercato libero è possibile evitare i rincari

Tutte le variazioni analizzate in questo studio riguardano unicamente i clienti serviti in Maggior Tutela, ovvero coloro che non hanno mai cambiato il proprio fornitore energetico sin dalla liberalizzazione del mercato dell’energia nel 2007.

I clienti che hanno scelto il proprio gestore energetico all’interno del Mercato Libero, hanno avuto invece la possibilità di optare per tariffe a prezzo bloccato per uno o due anni, ovvero con lo stesso prezzo per la componente energia (PE) all’interno della Spesa per la Materia Energia: quella che, dallo studio di SosTariffe.it, si è dimostrata la più sensibile a variazioni. Terminata la fascia temporale in cui viene garantito il prezzo fisso, i clienti del mercato libero possono semplicemente cambiare tariffa energetica, senza alcuna penale né costo di trasloco o attivazione del nuovo piano.

Tuttavia, la dinamica di cambiare tariffa od operatore, che è molto consolidata in ambito ADSL o telefonia mobile, non lo è nel mondo dell’energia elettrica o il gas. Nonostante la possibile eliminazione del mercato tutelato, quest’anno – come annunciato dal Governo l’anno scorso – la maggior parte dei consumatori non ha ancora approfittato delle opportunità di risparmio offerte dal mercato libero.

Per individuare le offerte energia elettrica e gas più convenienti è possibile utilizzare lo strumento di comparazione di SosTariffe.it che consente di confrontare tutte le proposte delle principali compagnie attive in Italia: https://www.sostariffe.it/energia-elettrica/

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Exprivia si aggiudica la gara per lo sviluppo del sistema informativo integrato di Acquirente Unico https://www.datamanager.it/2018/02/exprivia-si-aggiudica-la-gara-lo-sviluppo-del-sistema-informativo-integrato-acquirente-unico/ Sun, 25 Feb 2018 13:00:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142087 Exprivia ha siglato il contratto relativo all’aggiudicazione della gara europea indetta da Acquirente Unico SpA per lo sviluppo e la manutenzione del Sistema Informativo Integrato (SII). Acquirente Unico è la SpA pubblica che, attraverso il Sistema Informativo Integrato (SII) realizzato da Exprivia nel 2011, gestisce i flussi informativi nei mercati dell’energia per oltre 36 milioni […]

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Exprivia ha siglato il contratto relativo all’aggiudicazione della gara europea indetta da Acquirente Unico SpA per lo sviluppo e la manutenzione del Sistema Informativo Integrato (SII).

Acquirente Unico è la SpA pubblica che, attraverso il Sistema Informativo Integrato (SII) realizzato da Exprivia nel 2011, gestisce i flussi informativi nei mercati dell’energia per oltre 36 milioni di forniture elettriche e 24 milioni di utenze gas.

Il Sistema Informativo Integrato ha l’obiettivo di sostenere la competitività e di facilitare lo scambio di dati tra gli operatori dell’energia, per consentire ai clienti finali (famiglie e imprese) di usufruire pienamente delle opportunità derivanti dalla concorrenza nell’ambito del mercato liberalizzato. Il SII di Acquirente Unico rappresenta oggi una best practice europea ed è un modello unico in Europa che anticipa gli obiettivi del Clean Energy Package.

Il contratto prevede lo sviluppo dei sistemi funzionali del SII con i relativi servizi di manutenzione.

La commessa ha un valore di circa 6 milioni di euro e una durata di 3 anni. “L’aggiudicazione di questa gara – commenta Lucio Gadaleta, direttore della business unit Utilities di Exprivia – conferma la collaborazione tra Acquirente Unico ed Exprivia, avviata nel 2011, consentendo di completare il processo di automazione dello scambio dei dati tra gli operatori del mercato delle utilities e di raggiungere pienamente gli obiettivi previsti dalla normativa comunitaria. L’estensione degli obiettivi del SII alla gestione dello Smart Metering e la relativa gestione di oltre 7000 miliardi di letture annue consente di rafforzare  il ruolo del SII nel corretto funzionamento del mercato ed il posizionamento di Exprivia come partner strategico per la digitalizzazione dei processi delle pubbliche amministrazioni”.

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