Esa Software – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 09 Jul 2018 15:04:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Esa Software – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 INDRA guida il progetto dell’ESA per ridurre attraverso i satelliti l’impatto dei disastri naturali nei paesi a rischio https://www.datamanager.it/2018/07/indra-guida-il-progetto-dellesa-per-ridurre-attraverso-i-satelliti-limpatto-dei-disastri-naturali-nei-paesi-a-rischio/ Mon, 09 Jul 2018 15:04:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150944 Al termine delle attività, verranno messi a disposizione di Istituzioni Internazionali di Finanziamento e dei paesi emergenti i più potenti strumenti di osservazione della Terra con l’obiettivo di ridurre i rischi connessi a terremoti, inondazioni ed eruzioni vulcaniche Indra guida uno dei progetti chiave dell’iniziativa Earth Observation for Sustainable Development (EO4SD) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) […]

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Al termine delle attività, verranno messi a disposizione di Istituzioni Internazionali di Finanziamento e dei paesi emergenti i più potenti strumenti di osservazione della Terra con l’obiettivo di ridurre i rischi connessi a terremoti, inondazioni ed eruzioni vulcaniche

Indra guida uno dei progetti chiave dell’iniziativa Earth Observation for Sustainable Development (EO4SD) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che consentirà alle banche di sviluppo come la Banca mondiale e ai paesi vulnerabili di usufruire dell’enorme mole di informazioni raccolte dallo spazio per ridurre l’impatto di gravi catastrofi naturali.

Ogni anno inondazioni, siccità, terremoti ed eruzioni vulcaniche causano la morte di un gran numero di persone, causando anche perdite da milioni di dollari in tutto il pianeta. La frequenza con cui questi fenomeni si ripetono aumenta a causa dei cambiamenti climatici, mentre l’aumento della popolazione e l’espansione delle grandi città incrementa la gravità dei danni.

Le banche di sviluppo sostengono migliaia di progetti da paesi che non hanno accesso a finanziamenti privati. Parte di questi fondi e della consulenza tecnica che ricevono sono finalizzati ad attività di ricostruzione post-disastro, nonché a studi e azioni volti a ridurre i danni che questo tipo di emergenze può generare.

Tutti questi progetti riscontrano lo stesso problema: la mancanza di informazioni e dati affidabili. In molti paesi emergenti vi sono pochi censimenti e cartografie aggiornati. Quando essi sono disponibili, non riflettono la realtà delle città e delle regioni che crescono e cambiano molto rapidamente, con insediamenti che sorgono all’improvviso.

In questo contesto, i satelliti di osservazione della Terra sono il modo più efficiente, veloce e affidabile per avere queste informazioni. Il team industriale guidato da Indra affronterà nei prossimi due anni e mezzo, in collaborazione con le banche di sviluppo di tutto il mondo, uno dei progetti più ambiziosi lanciati in questo campo dall’Agenzia Spaziale Europea. L’Earth Observation for Sustainable Development (EO4SD) dimostrerà i vantaggi che le tecnologie spaziali offrono quando si tratta di identificare in anticipo i rischi che i disastri naturali rappresentano per la popolazione. Questi grandi progetti pilota serviranno a definire i prodotti di osservazione della Terra adeguati alle esigenze specifiche di questi utenti dimostrando la loro efficacia in progetti di sviluppo sostenibile.

Misurare ogni attività

I vantaggi offerti dalle immagini satellitari sono enormi: permettono di raccogliere rapidamente e in dettaglio un’ampia gamma di parametri, quali la distribuzione e la densità della popolazione, il tipo di edifici esistenti, le risorse disponibili e le infrastrutture, il tipo di vegetazione, l’altezza e il grado di inclinazione del terreno, ecc.

Confrontando queste informazioni con serie storiche di immagini satellitari e dati raccolti sul campo è possibile conoscere con precisione assoluta quali aree saranno colpite da un’inondazione, su quali popolazioni e infrastrutture impatterà, quali aree possono subire frane, quali rotte di evacuazione possono essere utilizzate in caso di emergenza, ecc.

Il costo di queste immagini è sempre più basso (arrivando addirittura ad essere gratuite e aperte) grazie all’aumento del numero di satelliti, come nel caso delle immagini fornite dai satelliti Sentinel del programma dell’UE Copernicus.

La sua risoluzione è anche notevolmente migliorata consentendo, nel caso dei sistemi satellitari più all’avanguardia, perfino di identificare un veicolo dallo spazio, mentre l’uso di immagini radar, come complemento dell’ottica, consente di “vedere” sia di notte che di giorno, senza che la nuvolosità diminuisca le capacità.

D’altra parte, queste immagini satellitari si aggiungono alle informazioni fornite da altre fonti, dai registri ufficiali ai contenuti scambiati sui social network e sui forum aperti. Il grado di intelligenza che può essere raccolto è enorme, grazie all’introduzione di nuove tecnologie come i big data e i data analytics.

Con tutte queste informazioni, i paesi e le banche di sviluppo possono migliorare i loro progetti e misurare con precisione totale i risultati che ottengono. Per la prima volta, sarà possibile determinare rapidamente le prestazioni offerte da ogni dollaro o euro investito.

Fornire dati e informazioni per conoscere meglio i rischi e per limitare gli effetti è in linea con la strategia definita nell’Agenda 2030 che le Nazioni Unite hanno presentato nel 2015 per stimolare lo sviluppo sostenibile su tutto il pianeta (Quadro di Sendai per la riduzione dei rischi di disastro). Questo documento sottolinea il fatto che solo ciò che può essere misurato può essere gestito e che il monitoraggio degli obiettivi stabiliti deve essere basato in tutti i casi su dati verificabili.

Un’iniziativa EO4SD per la Disasters Risk Reduction (DRR)

Indra è a capo del progetto ESA Disasters Risk Reduction (DRR) realizzato da un consorzio composto da diverse aziende e organizzazioni: GISAT (Repubblica Ceca), Planetek (Italia), OHB Luxspace (Lussemburgo), Argans (Francia) e Nazka (Belgio) e l’istituto meteorologico austriaco (ZAMG).

Il progetto Disasters Risk Reduction fa parte dell’iniziativa EO4SD dell’ESA che promuove l’uso dei prodotti di osservazione della Terra per promuovere lo sviluppo sostenibile in varie aree: l’ambiente rurale e l’agricoltura, l’ambiente urbano, l’uso delle risorse idriche, l’adattamento ai cambiamenti climatici, le risorse marine e costiere e gli stati colpiti da violenze e conflitti, nonché questa nuova attività volta a ridurre i rischi legati alle catastrofi naturali.

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La Cina vuole una base stabile sulla Luna https://www.datamanager.it/2017/04/la-cina-vuole-base-stabile-sulla-luna/ Wed, 26 Apr 2017 16:59:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123754 La Cina vorrebbe costruire una base lunare e tra i potenziali partner ci sarebbe anche l’Esa E’ iniziata una nuova corsa verso la Luna e la Cina vuole esserne protagonista. Mentre Elon Musk sogna di portare i primi turisti verso il nostro satellite, il gigante asiatico vorrebbe costruirvi una base stabile e per questo starebbe […]

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La Cina vorrebbe costruire una base lunare e tra i potenziali partner ci sarebbe anche l’Esa

E’ iniziata una nuova corsa verso la Luna e la Cina vuole esserne protagonista. Mentre Elon Musk sogna di portare i primi turisti verso il nostro satellite, il gigante asiatico vorrebbe costruirvi una base stabile e per questo starebbe cercando alcuni partner che l’aiutino nell’impresa. Tra questi, come ha confermato il segretario generale dell’Agenzia Spaziale cinese (Cnsa) Tian Yulong, ci sarebbe anche l’Esa. Quest’ultima ha avviato il suo progetto “Moon Village” e dopo aver studiato diverse soluzioni per le abitazioni dei futuri coloni lunari potrebbe approfittare dell’aiuto di Pechino per creare un porto sicuro fuori dalla Terra da cui far partire le missioni verso Marte con equipaggio umano.

La Cina negli ultimi anni ha dimostrato grande interesse nello spazio e in particolare per la Luna. Pechino vuole costruire una propria stazione spaziale concettualmente simile alla ISS ma i suoi progetti non finiscono qui. Alla fine di novembre 2017 il razzo Lunga Marcia 5 partirà dalla base di Wenchang per spedire verso il nostro satellite la sonda Chang’é 5 con l’obiettivo di raccogliere circa 2 chilogrammi di suolo e rocce della parte nord-orientale dell’Oceanus Procellarum. Nel 2018 invece la Chang’é 4 tenterà per la prima volta di atterrare sul suo lato nascosto. Nel frattempo anche Jeff Bezos, numero uno di Blue Origin, ha messo nel mirino la Luna e ha dopo aver presentato la sua capsula con vista panoramica ha annunciato che finanzierà la sua agenzia spaziale vendendo ogni anno una parte delle sue quote di Amazon.

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L’UE dice addio al GPS grazie a Galileo https://www.datamanager.it/2016/12/lue-dice-addio-al-gps-grazie-galileo/ Wed, 14 Dec 2016 17:59:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115697 Giovedì 15 il sistema satellitare Galileo dell’Unione Europea inizierà la sua attività con una precisione molto superiore al GPS Questo giovedì il sistema satellitare Galileo sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea diverrà ufficialmente operativo. La nuova tecnologia consentirà al Vecchio Continente di svincolarsi dal GPS statunitense e dal russo GLONASS per quanto riguarda la geolocalizzazione. I […]

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Giovedì 15 il sistema satellitare Galileo dell’Unione Europea inizierà la sua attività con una precisione molto superiore al GPS

Questo giovedì il sistema satellitare Galileo sviluppato dall’Esa e dall’Unione Europea diverrà ufficialmente operativo. La nuova tecnologia consentirà al Vecchio Continente di svincolarsi dal GPS statunitense e dal russo GLONASS per quanto riguarda la geolocalizzazione. I primi satelliti del progetto Galileo sono stati lanciati nel 2011 e quando la rete sarà completata nel 2020 diverranno 30 in totale. Attualmente sono in orbita 14 satelliti più altri 4 in fase di test. Il sistema può contare su due centri di controllo indipendenti che si trovano a Oberpfaffenhofen, vicino a Monaco di Baviera, e sull’altopiano del Fucino in Abruzzo.

Galileo è costato all’Unione Europea molto più di previsto (10 miliardi di euro) ma offre innegabili vantaggi economici e tecnici. Gli esperti stimano che la rete satellitare nei primi 20 anni di funzionamento garantirà 90 miliardi di euro di ricavi, considerando la crescita dei servizi che sfruttano la localizzazione. Galileo inoltre non solo può lavorare in parallelo a GPS e GLOMASS ma è anche più preciso. Il sistema statunitense ha un’accuratezza di 5 metri mentre quello europeo arriverà fino a 1 centimetro a livello governativo. Per quanto riguarda la compatibilità con i prodotti attuali, già oggi diversi dispositivi elettronici sono in grado di gestire i dati forniti da Galileo con un semplice aggiornamento firmware.

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ExoMars, successo a metà per la missione Esa su Marte https://www.datamanager.it/2016/10/exomars-successo-meta-la-missione-esa-marte/ Thu, 20 Oct 2016 09:30:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111858 Il Tgo della sonda ExoMars continua a trasmettere dall’atmosfera marziana ma non c’è nessuna traccia del lander Schiaparelli Sono momenti di grande tensione presso il centro di controllo dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) a Darmstrad, in Germania. Ieri sera il lander Schiaparelli si è staccato dalla sonda ExoMars per iniziare la fase di discesa sulla superficie […]

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Il Tgo della sonda ExoMars continua a trasmettere dall’atmosfera marziana ma non c’è nessuna traccia del lander Schiaparelli

Sono momenti di grande tensione presso il centro di controllo dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) a Darmstrad, in Germania. Ieri sera il lander Schiaparelli si è staccato dalla sonda ExoMars per iniziare la fase di discesa sulla superficie di Marte. Il problema è che il dispositivo realizzato con il contributo di numerose aziende italiane non ha dato alcun segno di vita. Il Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della NASA non è riuscito a individuarlo in nessuno dei suoi passaggi nell’orbita marziana. Fortunatamente il Tgo (Trace Gas Orbiter) sta continuando a comunicare perfettamente. Gli esperti stanno ancora analizzando i dati della sonda orbitale per capire l’origine del problema.

Per l’Esa si tratta comunque di un successo a metà. L’obiettivo di Schiaparelli era infatti quello di testare la tecnologia necessaria all’atterraggio sul suolo marziano in vista della seconda fase della missione ExoMars, che prevede l’utilizzo di un trapano speciale di produzione italiana per l’analisi del terreno sul Pianeta Rosso. “È stata un’ottima decisione di andare per la prima volta con uno strumento di test”, ha detto il direttore generale dell’Esa, Jan Woerner.

Ora non resta che scoprire cosa è successo a Schiaparelli. “Non è stato un problema di comunicazioni. – ha assicurato all’Ansa il responsabile delle operazioni di volo dell’Esa, Paolo Ferri – Siamo delusi e preoccupati, ma le notizie che abbiamo finora non vogliono dire nulla ancora sull’esito dell’atterraggio: potrebbe essere successo di tutto”, ha detto il responsabile delle operazioni di volo dell’Esa, Paolo Ferri. Nel caso peggiore il lander non è riuscito ad accendere i retrorazzi necessari a frenare la rapida caduta e si è schiantato su Marte. La speranza è che la difficoltà sia dovuta al cambio di antenna previsto dalla missione.

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Ian Carnelli – Alla scoperta degli asteroidi https://www.datamanager.it/2016/10/ian-carnelli-alla-scoperta-degli-asteroidi/ Wed, 19 Oct 2016 15:15:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111507 Come deviare la traiettoria degli asteroidi in rotta verso la Terra? Ian Carnelli dell’ESA: «Solo la passione e la collaborazione ci portano lontano» L’Europa della ricerca e dell’esplorazione spaziale sembra funzionare meglio di quella politica. La Stazione Spaziale Internazionale, la missione Rosetta, da poco conclusa con grande successo, e la missione ExoMars, con il lander Schiapparelli, […]

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Come deviare la traiettoria degli asteroidi in rotta verso la Terra? Ian Carnelli dell’ESA: «Solo la passione e la collaborazione ci portano lontano»

L’Europa della ricerca e dell’esplorazione spaziale sembra funzionare meglio di quella politica. La Stazione Spaziale Internazionale, la missione Rosetta, da poco conclusa con grande successo, e la missione ExoMars, con il lander Schiapparelli, rappresentano i migliori investimenti in ricerca in termini di ROI. Un euro investito in ricerca di base permette di avere un ritorno misurabile dai 4 ai 5 euro di tecnologia applicata. L’ESA è la porta di accesso dell’Europa sullo spazio, ma rappresenta anche una finestra sul futuro. L’Italia non brilla in cima alle classifiche per gli investimenti in R&D, ma è uno dei partner più apprezzati nei programmi di esplorazione spaziale. Merito soprattutto dei nostri ricercatori che sono nei laboratori di tutto il mondo. La strategia Europa 2020 prevede che i paesi membri contribuiscano a innalzare la quota di investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del prodotto interno lordo dell’Unione europea. L’obiettivo stabilito per l’Italia è pari all’1,5% del PIL: ci fermiamo poco sopra l’1,3%. L’Agenzia spaziale europea (ESA) è al lavoro in questo momento con il satellite Gaia che sta facendo una mappa del cielo dettagliatissima che rivoluzionerà le basi dell’astrofisica, moltiplicando di un fattore dieci la conoscenza della quantità di asteroidi potenzialmente pericolosi. Prima dell’era dei viaggi spaziali, gli asteroidi (o meglio Near-Earth Object) erano soltanto dei puntini luminosi. La loro forma e le caratteristiche della superficie rimanevano un mistero. Con la missione Rosetta, l’ESA ha già esplorato da vicino una cometa con il lancio e l’atterraggio di una sonda sulla superficie per analizzarne la composizione. L’ESA si occupa di monitorare l’ambiente spaziale intorno alla Terra utilizzando grandi telescopi, antenne e satelliti con il programma di osservazione SSA.

Ian Carnelli, ingegnere aerospaziale laureato al Politecnico di Milano, meglio noto come “il cacciatore di asteroidi”, tra gli ospiti più attesi della XIV edizione di BergamoScienza, è responsabile del General Studies Program dell’ESA e si occupa della missione Asteroid Impact Mission (AIM), candidata a essere il nuovo programma dell’agenzia. In collaborazione con la NASA, infatti, è in fase di implementazione il progetto AIDA che ha l’obiettivo di deflettere un satellite naturale di un asteroide fuori dalla sua orbita naturale tramite l’impatto con un veicolo-proiettile lanciato dalla Terra. Come ci spiega Carnelli, la missione nasce come prodotto congiunto di due missioni: AIM dell’ESA e DART, Double Asteroid Redirection Test della NASA. Le due agenzie spaziali hanno convenuto che unire le missioni avrebbe fatto risparmiare i costi e incrementato i risultati scientifici. L’asteroide scelto come obiettivo della missione è 65803 Didymos (un sistema binario, con un corpo principale di 800 metri di diametro) che possiede un piccola luna (di 160 metri) e che passerà a soli 16 milioni di kilometri dalla Terra. La scienza è di fatto una grande attività di investigazione e gli scienziati sono tutti in qualche modo un po’ come Sherlock Holmes alla ricerca di indizi per rispondere alle grandi domande sull’origine dei pianeti del sistema solare di cui questi strani oggetti celesti dalle forme irregolari fanno parte. Secondo la teoria più accreditata, l’impatto di un asteroide sulla Terra avrebbe provocato cambiamenti climatici tali da essere la causa dell’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa. Ma ci sono anche superbolidi che possono esplodere vicino alle città come è accaduto nel 2013 a Čeljabinsk, la cui onda d’urto ha provocato migliaia di feriti. Come ci si comporta in questi casi? In un futuro già prossimo, una complessa rete di sensori collegati alla rete di telecomunicazioni potrebbe mandare un segnale di allerta alla popolazione via SMS con le istruzioni di come proteggersi. Nel frattempo, l’ESA ha un sito aperto a tutti dove vengono monitorati gli asteroidi a rischio con le previsioni di impatto. E la questione del calcolo delle probabilità per elaborare modelli predittivi è un nodo centrale. Qual è la probabilità che uno di questi corpi celesti caschi sulla terra? Uno su centomila ovvero 10 alla meno 5. L’attività di osservazione e diminuzione della probabilità di un possibile impatto fanno parte dell’attività del Centro di Coordinamento delle attività asteroidali. Muoversi intorno a corpi piccoli con gravità deboli richiede tecniche molto complesse che sono state sviluppate solo di recente per la missione Rosetta e rappresentano un primato europeo di cui andare orgogliosi.

Data Manager: Come nasce la missione Asteroid Impact?

Ian Carnelli: La missione è nata nel 2011 quando i colleghi della NASA e l’Applied Physics Laboratory (APL) della Johns Hopkins University ci hanno contattato proponendoci questa collaborazione internazionale che chiamiamo AIDA.

Ma l’ESA aveva già fatto studi dello stesso tipo?

Nel 1999, avevamo già studiato come deflettere un asteroide in caso di impatto. Erano gli anni del film Armageddon. Eravamo avanti rispetto a tutti gli altri e neppure la NASA aveva ancora un programma di questo tipo. Tra le diverse tecniche, l’ESA stabilì che quella dell’impattatore cinetico era la più matura. La missione si chiamava Don Chisciotte, ma il progetto fu messo da parte perché le due sonde erano particolarmente costose e mancavano le condizioni per portare a termine il progetto. Nel frattempo, quella tecnica era diventata una referenza nella comunità scientifica, tanto che il National Research Council (NRC) americano la cita come tecnica da utilizzare per un certo tipo di asteroidi a potenziale impatto.

Una missione congiunta che ha lo stesso obiettivo?

Gli americani della NASA sono interessati a impattare la luna dell’asteroide con una piccola sonda di cinquecento kilogrammi e a modificare il periodo orbitale del satellite attorno al corpo principale. Questo è il nucleo dell’esperimento. La cosa interessante è quella di sperimentare in scala reale la variazione dell’orbita di un asteroide senza modificarne la traiettoria rispetto al sole. Gli americani possono fare il loro test senza di noi. Ma noi siamo interessati ad arrivare sull’asteroide per misurare tutte le proprietà fisiche e dinamiche prima e dopo la deflessione. I parametri ottenuti ci permetteranno di riprodurre l’esperimento su supercalcolatori in modo da calibrare tutti quei modelli che serviranno un domani per progettare una vera missione spaziale per deflettere un asteroide in rotta di collisione con la Terra.

È più probabile l’impatto di un asteroide o la diminuzione del debito pubblico?

Ci sono scelte che dipendono dalla nostra volontà e altre che non si possono prevedere. Diciamo che la probabilità di morire per un attentato terroristico è una su dieci milioni, mentre nel caso di un asteroide è una su 700mila. Eppure la percezione dell’opinione pubblica è diversa. In tutti i casi, bisogna essere preparati alle conseguenze.

Come riuscite ad analizzare i dati?

Attraverso l’analisi dei meteoriti cerchiamo di capire le proprietà dell’asteroide e come queste cambiano nel tempo. C’è una comunità scientifica in Europa che si occupa di modellizzare impatti ad alta velocità in laboratorio su campioni di roccia a diversa densità e con cannoni ad aria compressa. La stessa community studia anche gli impatti dovuti alla spazzatura spaziale ancora in orbita come i pannelli solari di sonde in disuso che vengono abbandonati.

Quando è previsto il lancio?

Il lancio è previsto a novembre del 2020 dalla Guyana francese, a bordo di un lanciatore Soyuz. Si tratta di una traiettoria balistica molto semplice che raggiunge direttamente l’asteroide un anno e mezzo dopo il lancio. La prima cosa che faremo è la cartografia dell’asteroide con un livello di precisione al centimetro. Saranno i primi dati che trasmetteremo e che saranno molto utili alla NASA per calibrare il loro sistema di puntamento per l’impatto. A Natale del 2022 la missione sarà conclusa.

Qual è il contributo dell’IT all’esplorazione spaziale?

Senza l’IT non avremmo neppure pensato di mettere insieme una missione ambiziosa come AIDA. A tutti i livelli, l’IT riveste un ruolo fondamentale. Basti pensare ai processori di nuova generazione e alla capacità computazionale che permettono ad AIM di essere la prima sonda che navigherà con un sistema di guida completamente automatico. Un altro campo è quello della compressione dei dati per fare misurazioni iperspettrali e trasmetterle a Terra. Anche i tempi di analisi di grandi moli di dati si sono notevolmente ridotti. Tutte le nuove tecniche di collaborazione online hanno cambiato il modo di lavorare in tempo reale e senza confini. Durante la missione, vorremmo portare con noi dei “cubesats”, microsatelliti di dieci centimetri di lato, che si assemblano in moduli di tre e operarli tramite AIM nello spazio profondo. Testeremo anche strumenti di comunicazione ottica e cercheremo di capire se gli asteroidi possono essere una risorsa economica per le attività di mining. Questa missione beneficia dell’eredità importante di Rosetta, come la telecamera di navigazione, il braccio robotico e stiamo utilizzando le immagini vere di Rosetta per calibrare il software di navigazione.

Che ruolo ha l’Italia nella ricerca spaziale?

L’Italia è all’avanguardia non solo per l’analisi dei dati ma anche nella costruzione dei transpoder. Abbiamo una startup che sta costruendo una nuova antenna parabolica che ci permetterà di comunicare con la Terra in modo completamente innovativo. Si tratta di un’antenna leggerissima, completamente piatta che poterebbe essere stampata sul pannello della sonda e consente flessibilità di comunicazione mai raggiunte prima. L’Italia ha molti punti di forza e tanti giovani talenti che meritano di essere valorizzati e andare avanti. Forse, manca la volontà di spingere tutti nella stessa direzione. Non dimentichiamo che l’Italia ha realizzato il lanciatore VEGA per il lancio in orbita di piccoli satelliti, che su sette lanci ha avuto sette successi. E in America, la stazione spaziale internazionale viene chiamata “italian space station” perché è stata costruita per il 90% a Torino.

Qual è la lezione più importante che ha imparato?

Non sono mai stato uno studente modello. Avevo tanti interessi. Da bambino sognavo di fare l’astronauta. La passione è l’unica cosa che ci porta lontano. Dare fiducia alle persone con cui lavoriamo è il vero segreto del successo. Non si vince mai da soli.

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La sonda ExoMars atterrerà su Marte tra due giorni https://www.datamanager.it/2016/10/la-sonda-exomars-atterrera-marte-due-giorni/ Mon, 17 Oct 2016 14:41:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111524 Il lander Schiapparelli si è staccato dal GTO della missione ExoMars e atterrerà su Marte il 19 ottobre Mercoledì sarà un grande giorno per l’agenzia spaziale europea ed in particolare per l’Italia. A partire dalle ore 18:00 del 19 ottobre la sonda ExoMars inizierà le operazioni di atterraggio sulla superficie di Marte. Il lander Schiapparelli, […]

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Il lander Schiapparelli si è staccato dal GTO della missione ExoMars e atterrerà su Marte il 19 ottobre

Mercoledì sarà un grande giorno per l’agenzia spaziale europea ed in particolare per l’Italia. A partire dalle ore 18:00 del 19 ottobre la sonda ExoMars inizierà le operazioni di atterraggio sulla superficie di Marte. Il lander Schiapparelli, così chiamato in onore dell’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli, si è staccato dal TGO (Trance Gas Orbiter) e si sta avvicinando a grande velocità al Pianeta Rossa. La navetta dovrà affrontare condizioni molto difficili durante la discesa a causa dell’atmosfera marziana molto rarefatta. A circa 45 km dal suolo lo scudo termico verrà sottoposto ad un picco elevatissimo di temperatura. Intorno agli 11 km di altezza inizierà la fase di frenata che consentirà al lander di toccare terra nella “Meridiani Planum” a 10 km/h.

L’atterraggio di Schiaparelli su Marte è fondamentale per la buona riuscita della seconda fase della missione ExoMars. Il lander effettuerà non solo le misurazioni necessarie a confermare il buon esito dell’atterraggio e l’integrità delle attrezzature ma provvederà anche ad analizzare l’atmosfera marziana. Durante la fase di discesa verranno inoltre scattate un grande numero di foto che arriveranno sulla Terra il 20 ottobre. Una volta confermato il buon esito dell’atterraggio si potrà procedere ad ExoMars 2. La seconda missione, inizialmente prevista per il 2018 e poi posticipata al 2020, porterà su Marte un trapano hitech realizzato da un’azienda che fa capo ad Eni e che permetterà di trapanare la superficie marziana ad una profondità mai raggiunta fino ad ora.

Il sogno dell’umanità di raggiungere il Pianeta Rosso si fa sempre più vicino. Il presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il progetto è quello di portare l’uomo su Marte entro il 2030. Il CEO di Tesla Elon Musk è convinto di riuscirci nel 2024 e che la tecnologia necessaria alla colonizzazione del quarto pianeta del sistema solare è praticamente pronta. Anche Boeing sta sviluppando un navetta per raggiungere Marte proprio in competizione con l’agenzia spaziale privata SpaceX di Musk.

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Indra installerà uno dei sistemi di sorveglianza e monitoraggio degli oggetti nello spazio più innovativi d’Europa https://www.datamanager.it/2016/09/indra-installera-uno-dei-sistemi-sorveglianza-monitoraggio-degli-oggetti-nello-spazio-piu-innovativi-deuropa/ Thu, 15 Sep 2016 13:35:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=108916 La società si è aggiudicata il progetto di installazione del sistema spagnolo di sorveglianza spaziale S3T, che consentirà la catalogazione dei residui satellitari e di altre missioni spaziali che orbitano senza controllo L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha aggiudicato ad Indra i contratti per l’installazione in Spagna del sistema S3T di monitoraggio e sorveglianza degli oggetti […]

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La società si è aggiudicata il progetto di installazione del sistema spagnolo di sorveglianza spaziale S3T, che consentirà la catalogazione dei residui satellitari e di altre missioni spaziali che orbitano senza controllo

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha aggiudicato ad Indra i contratti per l’installazione in Spagna del sistema S3T di monitoraggio e sorveglianza degli oggetti in orbite terrestri a bassa altezza. L’importo totale del progetto è di circa 17 milioni di euro.

Il sistema renderà la Spagna uno dei pochi paesi al mondo ad avere questa capacità e contribuirà a dotare l’Europa di autonomia per garantire la sicurezza dei satelliti e delle missioni spaziali.

Nell’ambito del programma, Indra si occuperà dello sviluppo e della fornitura del radar di sorveglianza. Inoltre, coordinerà l’installazione e l’integrazione del centro di operazioni e dei sensori radar ed elettro-ottici per la raccolta delle informazioni complementari.

Il radar di sorveglianza coprirà le orbite tra i 200 e i 2.000 chilometri sopra la Terra, dove si trovano la maggior parte dei residui e dei satelliti da proteggere.

Questo radar all’avanguardia è strategico per Indra. Si tratta di un sistema tecnologico di punta che solo alcuni paesi al mondo possono vantare tra i propri asset. Lo sviluppo del sistema rappresenta un’importante sfida tecnologica a causa delle grandi dimensioni e dell’elevato numero di oggetti da rilevare simultaneamente.

La progettazione scalabile potrà rendere il sistema – nelle successive fasi dell’investimento – il radar più potente mai progettato in Europa.

Il nuovo sistema S3T offrirà la Spagna un catalogo di oggetti in orbita intorno alla Terra, che consentirà di avere un servizio di alert sulla collisione tra questi oggetti e i satelliti e le infrastrutture spaziali come la Stazione Spaziale Internazionale. Inoltre, offrirà: un servizio di avviso di rientro degli oggetti sulla Terra, con dettaglio del tempo e luogo dell’impatto, così come un servizio di frammentazione, che rileverà la presenza di nuovi materiali e identificherà l’oggetto di provenienza.

Con la messa in funzione del sistema, la Spagna sarà uno dei pochi paesi in grado di fornire tali servizi alla Commissione europea, che baserà il monitoraggio degli oggetti spaziali sulle infrastrutture degli Stati membri. Per la sua importanza, questo servizio si aggiunge alle altre iniziative chiave promosse dalla Commissione, come Copernicus e Galileo.

In questo momento, le missioni e i lanci dei satelliti nello spazio dipendono da una preventiva consultazione dei database del sistema di monitoraggio spaziale degli Stati Uniti, l’unico al mondo che offre questo servizio. Si stima che oltre 70.000 oggetti orbitino senza controllo intorno alla Terra. Ciò rappresenta un grande rischio per le attuali infrastrutture dei sistemi di comunicazione, per i sistemi di posizionamento e per la sicurezza della Stazione Spaziale Internazionale.

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Rosetta scopre i mattoni della vita sulla cometa https://www.datamanager.it/2016/05/rosetta-scopre-mattoni-della-vita-sulla-cometa/ Mon, 30 May 2016 14:56:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102515 La sonda dell’Esa Rosetta ha trovato tracce di fosforo e glicina, due elementi base della vita, nella chioma della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko Da tempo gli scienziati stanno cercando di verificare la teoria che le componenti fondamentali per la vita siano arrivate sulla Terra grazie alle comete e gli asteroidi. Oggi l’Esa ha diffuso alcuni dati raccolti dalla […]

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La sonda dell’Esa Rosetta ha trovato tracce di fosforo e glicina, due elementi base della vita, nella chioma della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Da tempo gli scienziati stanno cercando di verificare la teoria che le componenti fondamentali per la vita siano arrivate sulla Terra grazie alle comete e gli asteroidi. Oggi l’Esa ha diffuso alcuni dati raccolti dalla sonda Rosetta su 67P/Churyumov-Gerasimenko ed è arrivata la conferma della presenza di alcuni elementi base della vita sul nostro Pianeta, ovvero il fosforo e la glicina. Il primo è un elemento chiave del DNA e viene utilizzato per la costruzione delle membrane cellulari. Il secondo è invece un amminoacido che si trova comunemente nelle proteine.

Nel 2006 la missione Stardust della NASA aveva già scoperto la presenza di alcuni elementi organici in alcuni campioni prelevati dalla chioma della cometa Wild 2. Gli scienziati però credevano che ci fosse stata una contaminazione durante la fase di rientro sulla Terra e questo aveva frenato i loro entusiasmi. Le rilevazioni di Rosetta sono state invece effettuate direttamente e nonostante i primi risultati fossero contraddittori, successive analisi hanno confermato la presenza di glicina e fosforo.

“Questa è la prima prova inequivocabile della presenza di glicina su una cometa – ha spiegato Kathrin Altwegg, responsabile dello strumento Rosina utilizzato per la scoperta – “La glicina è l’unico aminoacido noto per essere in grado di formarsi senza la presenza di acqua liquida, e il fatto che lo vediamo insieme alle molecole precursori e alla polvere suggerisce che si sia formata all’interno dei grani di polvere di ghiaccio interstellare, per poi essere conservata all’interno della cometa per miliardi di anni”.

La presenza di questi elementi nella cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è un’ottima notizia per gli scienziati ma è ancora presto per dire che la vita sulla Terra sia arrivata con le “stelle cadenti”. “Ci sono ancora molte domande aperte circa gli elementi chimici che erano presenti sulla Terra primordiale, e c’è anche un gap evolutivo enorme da colmare tra l’arrivo di questi elementi tramite gli impatti cometari e la nascita della vita. – ha sottolineato il co-autore dello studio, Hervé Cottin –  Il punto importante è che le comete non sono davvero cambiate in 4,5 miliardi di anni, pertanto ci forniscono l’accesso diretto ad alcuni degli ingredienti che probabilmente hanno fatto parte della zuppa prebiotica, che alla fine ha portato all’origine della vita sulla Terra”.

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Lenovo aiuta l’Agenzia Spaziale Europea a mappare la Via Lattea https://www.datamanager.it/2016/05/lenovo-aiuta-lagenzia-spaziale-europea-mappare-la-via-lattea/ Fri, 20 May 2016 12:29:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101731 L’elemento chiave per ottenere il file con le informazioni finali è l’elaborazione dei dati: al completamento della missione infatti il file raggiungerà la straordinaria dimensione  di oltre un petabyte (1 milione di gigabyte) Dopo quasi cinque anni di fiducia riposta nelle soluzioni data center di Lenovo, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) rinnova il contratto con Lenovo […]

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L’elemento chiave per ottenere il file con le informazioni finali è l’elaborazione dei dati: al completamento della missione infatti il file raggiungerà la straordinaria dimensione  di oltre un petabyte (1 milione di gigabyte)

Dopo quasi cinque anni di fiducia riposta nelle soluzioni data center di Lenovo, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) rinnova il contratto con Lenovo e continua ad affidarsi a Lenovo NeXtScale per processare i grandi volumi di dati generati dal “Progetto Gaia”.

Lanciato il 19 dicembre 2013, il Progetto Gaia ha l’obiettivo di fornire una comprensione dell’origine e dell’evoluzione del cosmo migliore, registrando miliardi di stelle e generando la mappa della Via Lattea più accurata mai realizzata fino a oggi. Per compiere un censimento stellare senza precedenti, il progetto richiede una tecnologia all’avanguardia che consenta la gestione accurata e senza errori di un volume ampio di informazioni. Lenovo NeXtScale elimina i problemi legati alla gestione di una grande quantità di dati e offre prestazioni elevate, efficienza e flessibilità massime. Grazie alle soluzioni di Lenovo, è possibile controllare i diversi carichi di lavoro attraverso le funzionalità avanzate dei server.

Funzionalità di calcolo avanzate e a elevate prestazioni

Dal 2011 Lenovo lavora con il Centro Astronomico dell’Agenzia Spaziale Europea, in particolare sulla missione Gaia, per semplificare il processo di generazione dei dati scientifici per l’intera durata del progetto. Il lavoro di data processing è un elemento essenziale per ottenere il file con i dati finali di Gaia, che al completamento della missione raggiungerà la dimensione di più di un petabyte (un milione di gigabyte o l’equivalente di circa 200.000 DVD). I sistemi Lenovo utilizzati in questo progetto sono flessibili, scalabili e consentono un’elaborazione dati sicura e affidabile.

La collaborazione di Lenovo con ESA dimostra l’impegno costante profuso dalla Società nei confronti del segmento dell’High Performance Computing. Nel 2015 Lenovo ha inaugurato il proprio Global HPC Innovation Centre a Stoccarda per lo sviluppo e la promozione della ricerca e per l’analisi comparativa delle applicazioni. Dallo scorso anno, inoltre, Lenovo fa parte dell’European Technology Platform for High-Performance Computing, il think-tank che punta ad avere una parte attiva nell’individuazione delle priorità di ricerca e delle azioni necessarie a supportare la Commissione Europea nell’elaborazione dei dati che giocano un ruolo cruciale nella crescita economica europea.

Parla Wilfredo Sotolongo, VP Data Center Group, Lenovo EMEA: “I nostri clienti sono da sempre al centro di tutto quello che realizziamo. Per questo, sviluppiamo e investiamo costantemente in innovazione per offrire loro le soluzioni più competitive sul mercato per raggiungere obiettivi e successi sia in termini di mission sia di business. Collaborazioni come quelle avviate con ESA sostengono la nostra leadership e rappresentano un benchmark importante nel settore dell’elaborazione a elevate prestazioni”, dichiara Wilfredo Sotolongo, VP Data Center Group, Lenovo EMEA

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ExoMars è partita: l’Europa sogna Marte https://www.datamanager.it/2016/03/exomars-partita-leuropa-sogna-marte/ Mon, 14 Mar 2016 14:10:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96696 Partita alle 10.31 italiane la missione che porterà la sonda TGO sul pianeta rosso. Nel 2018 l’arrivo del primo rover continentale La novità non è l’aver invito una navicella su Marte. La novità è che, dopo gli USA, ad arrivare sul pianeta rosso è l’Europa, attraverso il lavoro dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Due gli obiettivi […]

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Partita alle 10.31 italiane la missione che porterà la sonda TGO sul pianeta rosso. Nel 2018 l’arrivo del primo rover continentale

La novità non è l’aver invito una navicella su Marte. La novità è che, dopo gli USA, ad arrivare sul pianeta rosso è l’Europa, attraverso il lavoro dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Due gli obiettivi del progetto ExoMars. Il primo è quello partito oggi, che prevede appunto l’atterraggio della sonda Trace Gas Orbiter, che ha il compito di analizzare la formazione biologica di Marte, non solo per scovarne esseri viventi quanto per capire come sia cambiata la sua natura e in che modo possa cambiare con il passare del tempo, magari adattandosi alla presenza dell’uomo.

Il sogno è realtà

La sonda TGO è un satellite che orbiterà intorno a Marte comunicando sia con la Terra che con Schiapparelli, il modulo di ExoMars che rimarrà sul suolo marziano. TGO è composta da quattro strumenti diversi che analizzeranno l’atmosfera, le variazioni di temperatura e stagionali di Marte per capire come il clima cambi a causa di diversi parametri. La seconda missione comincerà nel 2018 è vedrà la discesa sul pianeta di un rover, simile a quello inviato dalla NASA, con il compito di raccogliere materiale informativo solcando direttamente il terreno del mondo oscuro, ampliando la conoscenza che oggi ne abbiamo grazie a Spirit e Opportunity, i due rover presenti su Mate dal gennaio del 2004 e con cui i tecnici sono rimasti in contatto fino al maggio del 2011, data in cui la missione è stata dichiarata conclusa. La missione ExoMars, dopo il fallimento di Beagle 2 nel 2003, è fondamentale perché potrebbe rappresentare il debutto su Marte di un manufatto europeo.

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