ICT – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 14:39:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png ICT – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 ICT, media e TLC: il profilo di rischio del settore 2.7% è inferiore alla media italiana https://www.datamanager.it/2018/07/ict-media-e-tlc-il-profilo-di-rischio-del-settore-2-7-e-inferiore-alla-media-italiana/ Mon, 30 Jul 2018 16:30:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152403 Migliora il profilo di rischio delle imprese non finanziarie italiane, il tasso di default scende al 3.9% a dicembre 2017, l’Outlook per il biennio 2018-2019 è positivo. E’ quanto emerge dalla Credit Research di CRIF Ratings “Economic and Credit Outlook 2018-19” “Migliora la rischiosità delle imprese non finanziarie italiane, confermando, seppur con minore intensità, la […]

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Migliora il profilo di rischio delle imprese non finanziarie italiane, il tasso di default scende al 3.9% a dicembre 2017, l’Outlook per il biennio 2018-2019 è positivo. E’ quanto emerge dalla Credit Research di CRIF Ratings “Economic and Credit Outlook 2018-19”

“Migliora la rischiosità delle imprese non finanziarie italiane, confermando, seppur con minore intensità, la tendenza che ha caratterizzato l’ultimo triennio. A dicembre 2017, il tasso di default (NDR ossia l’evidenza di ritardi di più di 90 giorni nei pagamenti su linee di credito detenute presso il sistema finanziario o di altri eventi pubblici di default) calcolato da CRIF Ratings si è attestato al 3,9%, in lieve riduzione rispetto al 4,0% di giugno 2017. Il calo è più evidente se raffrontato al 4,7% di dicembre 2016, dato a sua volta già in netto progresso rispetto al 5,8% Di fine 2015.” – è quanto si legge nella credit research di CRIF Ratings “Economic and Credit Outlook 2018-19” che ha analizzato sia i ritardi sui pagamenti e sui rimborsi bancari sia le procedure di insolvenza e pregiudizievoli delle imprese non finanziarie italiane suddivise in 13 raggruppamenti settoriali (Agricoltura – Alimentare, Bevande e Tabacco – Chimica e Farmaceutica – Commercio – Costruzioni e Infrastrutture – Impiantistica – Immobiliare – ICT, Media e TLC – Manifattura – Mining – Oil & Gas – Servizi – Trasporti e Logistica – Utilities ed Energia).

L’Outlook per il biennio 2018-2019 è Positivo. CRIF Ratings ritiene che nei prossimi 24 mesi il tasso di default si assesterà ad un livello compreso tra il 3 e il 3,5%. Dopo il 3,9% del 4Q17, CRIF Ratings anticipa quindi un’ulteriore riduzione della rischiosità finanziaria delle imprese italiane, ad un ritmo che andrà tuttavia progressivamente ad affievolirsi nel medio termine. “Le aspettative di una moderata ma continua crescita economica e il permanere di un contesto di tassi di interesse al minimo storico, sono i principali elementi a supporto dell’ulteriore riduzione del tasso di default nei prossimi semestri” – afferma Roberta Mantovani, Rating Specialist del dipartimento Corporate di CRIF Ratings. “D’altro canto i principali fattori di rischio rimangono legati al quadro geopolitico internazionale, all’andamento dei prezzi delle materie prime e alle misure che verranno attuate in campo economico dal nuovo governo italiano”.

L’analisi a livello settoriale evidenzia come la riduzione dei tassi default abbia trasversalmente coinvolto l’intera struttura produttiva nazionale, in maniera più o meno intensa. Il calo si è palesato in misura più accentuata nei comparti dell’Agricoltura, del Mining – Oil&Gas, delle Costruzioni e Infrastrutture, dell’Impiantistica e dell’Immobiliare, ovvero i settori che hanno maggiormente risentito degli effetti della crisi economica. Si conferma una minore rischiosità rispetto alla media per i settori tradizionalmente più resilienti, quali Chimica e Farmaceutica e Utilities ed Energia, seppur in presenza di tassi di default in leggera risalita rispetto al 2016.

Nonostante l’ulteriore riduzione rilevata nel 4Q17, le Costruzioni si confermano il settore con il tasso di default più elevato (6,2%); altri comparti che registrano una rischiosità finanziaria lievemente maggiore della media delle imprese italiane non finanziarie sono l’Agricoltura (4,0%), l’Alimentare, Bevande e Tabacco (4,1%) e il Commercio (4,2%). I settori che al contrario si distinguono per i tassi di default più bassi sono la Chimica e Farmaceutica (2,4%), ICT, Media & TLC (2,7%) e Utilities ed Energia (3,1%).

“Il calo dei tassi di default registrato nel 2017 segue il percorso di graduale e costante miglioramento del profilo di rischio delle imprese non finanziarie italiane iniziato a partire dal 2014, dopo un biennio caratterizzato da tassi particolarmente elevati a causa della recessione economica e del contestuale incremento dei crediti bancari deteriorati” – spiega Davide Tommaso, Associate del dipartimento Corporate di CRIF Ratings. “L’assestamento dei tassi di default al di sotto dei livelli pre-crisi va letto alla luce di un sistema produttivo più solido, supportato da un’accelerazione dell’economia mondiale e dal miglioramento di quella italiana. Inoltre, un contribuito importante alla riduzione del profilo di rischio viene da quotazioni del petrolio che restano tutto sommato contenute e dal regime di tassi di interesse bassi che garantiranno, anche per il prossimo biennio, un costante flusso di liquidità a supporto delle esigenze finanziarie delle imprese”.

La progressiva riduzione del default registrata nel 2016 e nel 2017 è stata sostenuta – ricorda CRIF Ratings- sia dal miglioramento del contesto economico e finanziario che dalle accomodanti politiche monetarie della BCE. Inoltre il contesto europeo – caratterizzato da una crescita in progressivo rafforzamento e da tassi di interesse negativi o prossimi allo zero – ha contribuito al mantenimento di una bassa rischiosità finanziaria del segmento corporate italiano.  CRIF Ratings ritiene plausibile un graduale seppur contenuto incremento nei tassi di interesse a partire dalla seconda metà del 2019 come conseguenza della progressiva riduzione dell’azione condotta dalla Banca Centrale Europea.

Passando alle commodities CRIF Ratings stima che l’impatto dell’aumento del petrolio così come delle altre materie prime energetiche sarà marginale nel breve termine. Riguardo all’economia italiana CRIF Ratings – rispetto alla ripresa e al grado di rischiosità delle imprese – evidenzia la permanenza di numerosi rischi correlati alle incertezze e alle tensioni geopolitiche a livello globale. A questi elementi si aggiungono ulteriori fattori specifici del contesto nazionale, tra cui l’incertezza sulle politiche economiche che verranno attuate dal governo che potranno influenzare l’economia nel suo complesso, così come specifici settori industriali e le potenziali vulnerabilità di una parte non marginale del sistema bancario.

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Il coraggio di cambiare https://www.datamanager.it/2017/12/il-coraggio-di-cambiare/ Tue, 19 Dec 2017 14:44:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137865 La tecnologia serve a ridurre le differenze che creano squilibrio. Per innovare bisogna imparare dagli errori e sapere guardare al futuro anche con gli occhi di uno straniero Il coraggio di innovare. Il coraggio di cambiare. Ecco ci siamo. Dodici mesi da archiviare. Tra alti e bassi, consegne da inseguire, progetti da rimandare e scelte […]

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La tecnologia serve a ridurre le differenze che creano squilibrio. Per innovare bisogna imparare dagli errori e sapere guardare al futuro anche con gli occhi di uno straniero

Il coraggio di innovare. Il coraggio di cambiare. Ecco ci siamo. Dodici mesi da archiviare. Tra alti e bassi, consegne da inseguire, progetti da rimandare e scelte mancate. Il Natale ha sempre quel sapore di pane e profumo di cannella: un po’ sagra gastronomica e un po’ riunione di condomino. Sono passati 25 anni dal primo messaggio SMS che ha dato inizio alla rivoluzione del nostro modo di comunicare. Nel presepe, accanto ai pastori, c’è posto per i corrieri di Amazon e i pirati informatici, che durante le feste prenderanno di mira dispositivi IoT, smartphone e tablet con botnet basate su Android. Lo sguardo del bue più che alla speranza lascia spazio alla rassegnazione. L’asino – in formazioni sempre più articolate – è presente in ogni circostanza. E la mangiatoia fa da sfondo a molte scene. La collaboration è di moda solo negli ambienti aziendali, nel resto del Paese ci si divide su tutto e per ogni cosa. L’intelligenza artificiale è la buzzword del momento. Ma l’intelligenza del dialogo, della capacità di ascolto, dell’empatia fa sempre più difetto. Mettersi nei panni degli altri costa fatica. Non tutto può essere ridotto a energia, hardware e informazione. La complessità richiede strumenti complessi per essere governata. E il tempo per imparare e comprendere non può essere compresso.

Con la sperimentazione del 5G, l’Italia fa un passo in avanti e gioca la carta dello sviluppo con standard attesi già dal 2018 e nuove soluzioni di mercato nel giro di un paio di anni. Un’accelerazione che ci porta finalmente in testa in Europa, recuperando tempo perduto, ma imponendoci di fare da driver per una parte del Paese che resta indietro. Si tratta di una rivoluzione sistemica che permetterà di scaricare a terra tutto il potenziale dell’Internet delle Cose e che metterà al centro dell’attenzione la questione cruciale delle reti. Un cambio di passo già registrato dalla Classifica TOP100, fotografato dal Rapporto Assintel e reso ancora più tangibile dalle cifre dello studio Anitec-Assinform. In Italia, l’Information Technology rappresenta un settore strategico che contribuisce in modo rilevante al PIL con il 3,7% del valore aggiunto. Se è vero che la frammentarietà delle aziende IT costituisce un punto di debolezza strutturale, la vivacità del tessuto delle PMI, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta – però – l’unico argine alla polarizzazione e alla concentrazione del mercato. Secondo il Censis, “l’Italia è un paese in cui il futuro è rimasto incollato al presente”. Nonostante l’enfasi su social e web, la società italiana appare sempre più “sconnessa, disintermediata e con scarsa capacità di interazione”. Non solo. La ripresa registrata negli ultimi mesi sembrerebbe indicare, più che “l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo, il completamento del precedente”. Gli analisti del Censis avvertono che “siamo un Paese invecchiato e ambiguo nel dilagare di nuove tecnologie che spazzano via lavoro e redditi”.


Il #coraggio di #cambiare per guardare al #futuro anche con gli occhi di uno #straniero
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Il potere della conoscenza, per citare Marco Icardi CEO di SAS Italia, significa persone e macchine che lavorano insieme. Eppure, si fa fatica a riconoscere gli errori. Al merito si intitolano premi, ma il talento non viene veramente riconosciuto. E agli analytics in grado di guidarci nelle scelte, si preferisce il sorteggio. “Rendere possibile l’impossibile” è il mantra di Intel quando parla di intelligenza artificiale. Ma oltre che possibile, il mondo che vogliamo costruire deve essere anche più giusto. Perché nessuno squilibrio è destinato a durare per sempre. Ci commuoviamo davanti alle foto, sulle facciate della Microsoft House, dei bambini di Haiti, che giocano a piedi scalzi nelle fogne a cielo aperto, ma neghiamo ai figli di immigrati nati in Italia di essere cittadini italiani. La tecnologia serve a ridurre le differenze che creano squilibrio. Per innovare bisogna imparare dagli errori e sapere guardare al futuro, anche con gli occhi di uno straniero.

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Classifica Top 100, cavalli di razza https://www.datamanager.it/2017/11/classifica-top-100-cavalli-razza/ Mon, 27 Nov 2017 11:54:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136261 Le trentuno edizioni della Classifica Top 100 di Data Manager rappresentano lo sforzo non solo di leggere il quadro di insieme del settore IT, ma di valorizzare gli operatori italiani del comparto Software e Servizi Tutte le aziende della Classifica sono cavalli di razza. Anche quelle che sono rimaste fuori per poco. Quelle che hanno […]

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Le trentuno edizioni della Classifica Top 100 di Data Manager rappresentano lo sforzo non solo di leggere il quadro di insieme del settore IT, ma di valorizzare gli operatori italiani del comparto Software e Servizi

Tutte le aziende della Classifica sono cavalli di razza. Anche quelle che sono rimaste fuori per poco. Quelle che hanno perso qualche posizione perché il mercato è cresciuto. O quelle che non avevano un bilancio consolidato o erano impegnate in operazioni di fusione e acquisizione, al momento del rilevamento dei dati. Se – però – il ranking non è così importante, se gli indici di performance non devono essere considerati come valori assoluti, ma calati nel contesto, e correlati nel modo corretto alla luce di tutte le variabili del mercato e della competition – qual è il valore della Classifica? Non certo, quello delle guide blasonate che in questo stesso periodo distribuiscono forchette, stelle e calici ai campioni dell’enogastronomia globale – per quanto – la gestione di un “fornello” a legna sarebbe una buona scuola di gestione aziendale per manager in cerca d’autore. E neppure, quello delle classifiche calcistiche, con annesso mercato delle figurine.

Le trentuno edizioni della Classifica di Data Manager rappresentano lo sforzo non solo di leggere il quadro di insieme del settore IT, ma di valorizzare gli operatori italiani del comparto software e servizi. Non ci interessano i punteggi e neppure le gerarchie di numeri che non sono capaci di rappresentare il valore e la storia di un’impresa. Non ci interessa appagare la voglia di protagonismo né fornire nuovo materiale per il titolo di un comunicato stampa. Quello che cerchiamo di fare, grazie all’aiuto degli analisti di IDC Italia, è fornire spunti di riflessione sui risultati raggiunti dalle imprese in un contesto economico, sociale e storico di un’Italia sempre più complessa, che ha bisogno di cambiamento ma che non riesce a esprimere tutte le potenzialità.


#Top100 Le aziende della Classifica sono cavalli di razza @IDCItaly
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Le imprese più innovative hanno la responsabilità di essere service provider, business partner e digital leader anche per il Paese. Dai CIO delle imprese della Classifica, arriva una lezione importante. Nella corsa al cambiamento e alla trasformazione dei modelli di organizzazione e di delivery dell’IT, bisogna avere chiara l’idea di futuro. Bisogna avere il coraggio della discontinuità, ma anche la capacità di preservare il valore della continuità. Perché l’IT non può essere fine a se stessa, ma deve portare valore nuovo alle imprese. Le tecnologie accorciano le distanze sui mercati, rimodulano il rapporto tra vendor e partner di canale, e impongono alle imprese di rifocalizzare l’offerta. Le grandi aziende come le più piccole hanno imparato che è più facile essere resilienti non restando da sole. Queste imprese hanno reagito alla crisi e si sono rinnovate, mantenendo la capacità di ascolto del cliente, la voglia di innovare e soprattutto di imparare dai propri errori. Non possiamo più parlare di crisi. Siamo all’inizio di una rivoluzione. L’Industry 4.0 sta smuovendo le acque anche nei settori più tradizionali. E l’impatto dell’intelligenza artificiale sul business, sull’informatica gestionale, sull’implementazione dell’IoT, è tutto ancora da valutare e richiederà di creare nuove inedite alleanze. Sostenibilità, crescita, energia, sicurezza, salute e lavoro sono le sfide che abbiamo davanti.


#Top100 Il valore della Classifica oltre il ranking @IDCItaly
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Non è più il momento di “rompere”, di essere “disruptive” e di andare sempre più veloci, ma di fermarsi e riflettere. Se trasformeremo le case, le auto, le città, gli ospedali, i luoghi di lavoro e di consumo in “scatole nere”, saremo in grado di attingere alla più grande riserva di capacità di risoluzione di problemi per fare le domande giuste? La risposta è una sola: se utilizzeremo l’intelligenza artificiale solo per vendere un paio di scarpe in più, non solo avremo sprecato la straordinaria opportunità di capire di più il mondo, ma avremo commesso l’errore di adattare il nostro mondo all’ambiente operativo di una macchina, e non viceversa. E il costo per scelte non fatte o fatte male sarà altissimo.

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SaaS: quale futuro è riservato al canale ICT? https://www.datamanager.it/2017/05/saas-quale-futuro-riservato-al-canale-ict/ Tue, 23 May 2017 10:21:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125381 Le tecnologie per le telecomunicazioni e l’elaborazione di informazioni (ICT) fanno ormai talmente parte del nostro quotidiano da rendere inimmaginabili scenari in cui non vengano impiegate, specie in ambito aziendale. Oggi industria a sé stante, l’ICT ha un notevole impatto sulle economie mondiali, su politica e cultura ed è indubbiamente un settore in piena crescita su scala […]

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Le tecnologie per le telecomunicazioni e l’elaborazione di informazioni (ICT) fanno ormai talmente parte del nostro quotidiano da rendere inimmaginabili scenari in cui non vengano impiegate, specie in ambito aziendale.

Oggi industria a sé stante, l’ICT ha un notevole impatto sulle economie mondiali, su politica e cultura ed è indubbiamente un settore in piena crescita su scala globale. Grazie al costante sviluppo di nuove soluzioni e piattaforme, nuovi provider di soluzioni SaaS accedono al mercato quotidianamente monetizzando sullo sviluppo progressivo di prodotti che migliorano e rendono l’ICT più fruibile per gli utenti finali.

Con l’avvento del cloud e la proliferazione di servizi erogati in modalità SaaS tramite piattaforme ospitate e accessibili via Internet, risulta comprensibile che tra i rivenditori e i distributori si diffondano timori in merito alla propria rilevanza nella commercializzazione di prodotti SaaS, che, di norma, richiedono pochissimo hardware, riducono al minimo i costi logistici e operativi, e possono essere semplicemente “scaricati” dal web. In questo scenario è logico chiedersi quale futuro sia riservato al canale ICT.

Niente dubbi: Canale essenziale

3CX, noto produttore di soluzioni software-based per le telecomunicazioni di nuova generazione, opera da sempre con un modello commerciale indiretto. I molti anni di esperienza raccolta sul campo mostrano che la combinazione di un un prodotto SaaS dal prezzo competitivo e un accordo commerciale premiante sia la chiave del successo del canale, in un settore, quello dell’ICT, in costante evoluzione. Le relazioni tra produttore e partner commerciali beneficiano mutualmente della crescita del mercato ICT: agendo da “moltiplicatori” sul territorio, distributori e rivenditori sono infatti nella posizione di offrire assistenza pre- e postvendita e di ampliare la propria marginalità con servizi a valore costruiti attorno ad una soluzione di nuova generazione “plug & play” nota per affidabilità e versatilità, come la piattaforma UC di 3CX. Dall’altro lato il produttore ha la certezza che i suoi utenti godano dei servizi di assistenza erogati tramite partner competenti, un’impresa di cui non potrebbe mai farsi carico da solo. Ne emerge quindi un rapporto simbiotico, che – nel caso di 3CX – risulta molto equilibrato e profittevole per il canale.

Competenze condivise: la base dell’innovazione

Grazie alle forti partnership strette in tutto il mondo, 3CX acquisisce competenze sia in merito alla specificità del mercato di una data area geografica, sia in merito alle esigenze degli utenti, competenze che condivide con i propri partner sotto forma di innovazione, in modo che essi possano aprirsi a nuovi mercati diversificandosi anche dal punto di vista territoriale.

Ne è un esempio lo sviluppo della soluzione 3CX PBX Express: con la crescente adozione di servizi in hosting da parte delle aziende, 3CX ha ritenuto opportuno far sì che i propri partner potessero beneficiare di un mercato in piena crescita. Con PBX Express i partner 3CX dispongono infatti di uno strumento con cui installare la piattaforma UC dei clienti sul rispettivo account nel cloud in pochi minuti, semplificando la proposta di soluzioni UC ospitate presso un provider di servizi cloud di propria scelta o sui server del rivenditore stesso. L’innovazione per cui 3CX ha ricevuto numerosi riconoscimenti non riguarda però solo i prodotti.

Un programma partner fuori dal comune

Con il suo Partner Program 3CX qualifica e premia i suoi rivenditori, offrendo loro accesso a corsi di formazione ed esami di certificazione gratuiti, materiale informativo sempre aggiornato, strumenti di marketing e lead, al fine di favorire le attività commerciali di distributori e rivenditori sul rispettivo mercato di riferimento, ma non è tutto. I partner 3CX acquisiscono letteralmente punti per ogni  singolo progetto generato. Il passaggio ad un livello di partnership superiore dipende quindi sia dalla certificazione ottenuta, sia dal numero di punti ottenuti dal partner. Il sistema a punti premia i partner certificati 3CX che dimostrano lealtà al brand attraverso vendite ricorrenti. Esso però non riflette esclusivamente il giro d’affari realizzato ma soprattutto lo sforzo e l’impegno dimostrato dal partner, offre quindi anche alle aziende di minori dimensioni l’opportunità di accedere a livelli di partnership superiori con i relativi benefici.

Suddiviso in cinque livelli, Affiliate, Bronze, Silver, Gold e Platinum, il programma partner di 3CX assicura vantaggi e marginalità superiori ad ogni nuovo livello raggiunto. Azienda di canale al 100%, 3CX vende i suoi prodotti solo attraverso la propria rete commerciale, di conseguenza non è mai in concorrenza con i propri rivenditori, una strategia che ha assicurato a 3CX una crescita del 40% anno su anno.

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Il futuro del lavoro nella società digitale https://www.datamanager.it/2017/02/futuro-del-lavoro-nella-societa-digitale/ Wed, 15 Feb 2017 10:19:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119314 Un’indagine commissionata da AICA a SDA Bocconi, mostra come le aziende siano pronte a cavalcare le opportunità della tecnologia, ma sentano di doversi preoccupare anche dei livelli occupazionali in diminuzione (69%). Un impatto visibile oggi, ma destinato ad aumentare in futuro Il futuro del lavoro alla luce della diffusione delle ICT (information and communication tech.), […]

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Un’indagine commissionata da AICA a SDA Bocconi, mostra come le aziende siano pronte a cavalcare le opportunità della tecnologia, ma sentano di doversi preoccupare anche dei livelli occupazionali in diminuzione (69%). Un impatto visibile oggi, ma destinato ad aumentare in futuro

Il futuro del lavoro alla luce della diffusione delle ICT (information and communication tech.), questo il tema dell’incontro che si è tenuto ieri in Bocconi frutto di una ricerca di AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico condotta da SDA Bocconi, School of Management.

Dall’indagine in cui sono stati intervistati 14 opinion leader e raggiunti con mirati questionari 300 studenti/neolaureati (di 15 atenei italiani), 62 startupper di settori economici differenti, 243 manager d’azienda (con la collaborazione di Aldai Federmanager), 115 responsabili del personale (con la collaborazione di AiDp, Associazione Italiana dei Direttori del Personale), sono emersi importanti risultati tra cui il comportamento delle aziende che cavalcheranno le opportunità della tecnologia, ma sentono anche la responsabilità di preoccuparsi dei livelli occupazionali in diminuzione (69%).

Emerge la preoccupazione per una crisi occupazionale che potrebbe interessare il prossimo decennio. Aggregando i dati di tutti gli intervistati, emerge come l’impatto, visibile fin d’ora, entro 10 anni genererà la crisi occupazionale in modo sensibile. Un impatto più forte della sostituzione uomo-macchina si avrà a livello di attività operative fisiche (87% dei rispondenti) o intellettive (92%) ma subiranno un effetto sostituzione anche quelle concettuali di livello (51%).

“È complesso dire se il lavoro sarà distrutto o ricomposto su altre prospettive rispetto all’assetto attuale, anche se le rilevazioni tendono a dimostrare che anche il lavoro più intellettivo soffrirà della sostituzione uomo-macchina”, affermano Alfredo Biffi e Pierfranco Camussone, docenti della SDA Bocconi e autori della ricerca.

Sicuramente cambierà la qualità della vita: il mondo produrrà più ricchezza, ma in prima istanza ne beneficeranno in pochi e bisognerà provvedere a trovare il giusto equilibrio tra produttori di ricchezza e fruitori. Per i rispondenti ai questionari (più del 60% dei rispondenti concordano), le tecnologie che oggi sembrano più conosciute e promettenti per il business riguardano la stampa 3d, le architetture cloud, l’internet delle cose e il machine learning.

I giovani non hanno una netta tendenza a scegliere il settore ICT come ambito lavorativo futuro, ma si distribuisco sui settori dei rispettivi ambiti di studio.

Le azioni che maggiormente vengono indicate come necessarie, secondo i manager e i responsabili del personale, per ridurre i rischi e rilanciare il lavoro riguardano la comprensione delle nuove competenze emergenti e conseguentemente il loro sviluppo attraverso percorsi di formazione e qualificazione delle competenze non solo digitali.

“Investire sulla formazione scolastica e universitaria prima e sull’aggiornamento professionale poi rappresenta una scelta obbligata nel contesto di digitalizzazione dei processi aziendali che stiamo vivendo. Per essere in grado di dominare il cambiamento,  anziché subirlo, occorre dotarci di strumenti culturali e operativi che ci consentano di rapportarci in modo efficace a un mercato del lavoro in continua trasformazione. Investire nella costruzione di una cultura digitale è perciò importante tanto quanto investire in asset di materiali e tecnologie. È questo il messaggio che da oltre 50 anni veicoliamo come associazione ed è per questo che continuiamo ad aggiornarci e far evolvere le nostre iniziative.” spiega il Presidente di AICA Giuseppe Mastronardi che aggiunge: “Se si ragiona in questi termini, la trasformazione digitale del mercato del lavoro deve essere letta come una grande opportunità di crescita, capace di accelerare sviluppo economico, sociale e culturale”.

Se la dirompenza delle tecnologie sulle attività dell’uomo è sempre più evidente, la ricerca si è posta l’obiettivo di sistematizzare le conoscenze esistenti a livello internazionale e nazionale sul tema e di rilevare il grado di consapevolezza sull’argomento e le logiche di sua interpretazione degli attori principali protagonisti dei cambiamenti in atto.

Ricca di dettagli, la ricerca approfondisce anche l’evoluzione dei ruoli dei manager (diventeranno progettisti e gestori di innovazione continua, diminuendo di numero) e dei responsabili del personale (gestori del cambiamento e sviluppatori di azioni di apprendimento continuo). Le logiche di formazione per l’innovazione paiono essere l’elemento che accomuna tutti i partecipanti alla indagine, come leva per la costruzione del futuro del lavoro.

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Data Manager inaugura il 2017 con due nuovi accordi https://www.datamanager.it/2017/02/data-manager-inaugura-2017-due-nuovi-accordi/ Tue, 14 Feb 2017 11:38:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119210 Il principale mensile italiano dedicato all’Information Technology si evolve per dare sempre più spazio ai nuovi utenti della trasformazione digitale, siglando intese  con ADICO, l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing, e con AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale L’Information Technology continua a cambiare pelle, nel segno di quella digital transformation che […]

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Il principale mensile italiano dedicato all’Information Technology si evolve per dare sempre più spazio ai nuovi utenti della trasformazione digitale, siglando intese  con ADICO, l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing, e con AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale

L’Information Technology continua a cambiare pelle, nel segno di quella digital transformation che sta rivoluzionando il modo di essere di tutte le imprese e le attività di business. E Data Manager, il principale mensile italiano dedicato all’ICT e che proprio lo scorso anno ha superato di slancio il traguardo dei 40 anni testimoniando puntualmente i cambiamenti in atto e quelli emergenti, inaugura il 2017 allargando la propria attenzione verso le nuove categorie di utenti della digitalizzazione, che non è più solo un fenomeno tecnologico, e quindi riservato ai classici “addetti ai lavori” quali i CIO o i responsabili dei sistemi informativi, ma strategico, che riguarda sempre più da vicino altre figure aziendali, come per esempio i direttori delle risorse umane o del marketing.

Grazie agli accordi specifici siglati da Data Manager con due autorevoli associazioni, da una parte ADICO, l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing, e dall’altra AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale, a partire dal primo numero del 2017, in distribuzione a febbraio, la rivista conterrà ogni mese due nuove rubriche focalizzate direttamente sui nuovi fruitori della digital transformation: denominate “C-Levels: la parola agli utenti”, riguarderanno in particolare i “Marketer”, ovvero i responsabili marketing e vendite delle aziende, e gli “HR”, ovvero i responsabili delle risorse umane.

Ogni numero della rivista sarà inviato a tutti i membri di entrambe le associazioni, mentre lo spazio fisso mensile si concentrerà sulle esperienze dirette delle aziende, prevedendo anche la realizzazione di Dossier specifici sui temi di volta in volta più rilevanti. Inoltre, “Marketer” e responsabili HR saranno coinvolti negli eventi che saranno organizzati da Data Manager allo scopo di favorire il confronto tra gli utenti su temi specifici e agevolare uno scambio di esperienze ancora più approfondito.

«L’attuale contesto competitivo continua ad avere un forte impatto nelle strutture marketing e commerciali delle aziende, che impone ai responsabili di occuparsi sempre più direttamente dell’innovazione tecnologica a fianco dell’IT manager», dichiara Michele Cimino, Presidente di ADICO. «L’accordo con Data Manager ha come principale obiettivo quello di aiutare i “nuovi Marketer” ad avere una visione sempre più integrata e concreta delle soluzioni che l’innovazione tecnologica mette oggi a disposizione, come per esempio gli analytics o gli strumenti per migliorare l’user experience».

«Lo scenario in trasformazione impone che anche chi si occupa di risorse umane in azienda sia sempre più informato sui nuovi strumenti offerti dalla digitalizzazione, e l’intesa con Data Manager nasce anche da questa esigenza», sottolinea Isabella Covili Faggioli, Presidente nazionale di AIDP. «Comprendere a fondo il nuovo rapporto tra innovazione e HR significa anche essere all’altezza del cambiamento, sia per accrescimento personale sia soprattutto per una sempre migliore gestione delle risorse umane, insostituibile capitale di tutte le aziende».

«Mantenere per oltre quaranta anni il nostro ruolo di riferimento sicuro per i decision maker nell’ambito delle tecnologie informatiche richiede anche una conoscenza costante del nostro pubblico, che vede oggi affacciarsi nuove figure quali utenti diretti della digitalizzazione», commenta Loris Bellé, direttore responsabile di Data Manager. «Gli importanti accordi siglati con ADICO e AIDP ci permettono di dare voce ogni mese alle diverse esperienze degli utenti, allargando l’orizzonte in aggiunta ai “classici” CIO e responsabili IT aziendali, il cui ruolo rimane insostituibile, e favorendo un proficuo scambio di conoscenze e di opportunità di networking in occasione degli incontri da noi organizzati».


Nata nel 1976, Data Manager si è subito collocata al vertice fra le testate italiane di informatica professionale, distinguendosi per la sempre attenta descrizione dello stato dell’arte del settore, l’anticipazione delle prospettive e delle tendenze di sviluppo delle tecnologie, e la puntuale analisi delle realizzazioni informatiche nelle realtà più avanzate, ponendosi così come punto di riferimento di assoluto rilievo nel panorama ICT italiano.

ADICO è l’Associazione Italiana per la Direzione commerciale, vendite e marketing (www.adico.it). Dal 1964, riunisce i direttori di queste funzioni, imprenditori, area manager, consulenti per condividere i valori della professione, la crescita professionale, per valorizzare esperienze manageriali e creare relazioni commerciali per la crescita delle aziende. Le attività culturali ADICO prevedono un programma di tavole rotonde, seminari, workshop e incontri conviviali sulla attualità manageriale. Accademia ADICO offre corsi di formazione specialistica per i manager e i loro collaboratori, con docenti di alto profilo.

AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale (www.aidp.it) è punto di riferimento per tutti coloro che si occupano professionalmente della relazione tra individuo e azienda, coniugando le esigenze dello sviluppo dell’impresa e delle persone. Presente in Italia con 16 gruppi regionali per valorizzare e promuovere uno sviluppo serio e responsabile delle professionalità HR e della cultura manageriale in ambito risorse umane, rappresenta la comunità HR italiana nel mondo. Attraverso eventi, pubblicazioni, progetti e ricerche sulle più importanti tematiche attinenti il mondo del lavoro, è motore di sviluppo della professionalità dei soci, presupposto per il successo delle organizzazioni e la crescita delle persone che vi lavorano.

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Assinter Academy, come valorizzare le competenze? https://www.datamanager.it/2017/02/assinter-academy-valorizzare-le-competenze/ Mon, 13 Feb 2017 14:00:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118809 La risposta arriva dalla collaborazione scientifica tra il Politecnico di Milano e SDA Bocconi e da Assinter Academy, con la nuova offerta di alta formazione per dirigenti, manager e tecnici provenienti dalle realtà delle società ICT in house e delle amministrazioni pubbliche. Il comparto delle società ICT in house delle Regioni e Province Autonome rappresenta […]

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La risposta arriva dalla collaborazione scientifica tra il Politecnico di Milano e SDA Bocconi e da Assinter Academy, con la nuova offerta di alta formazione per dirigenti, manager e tecnici provenienti dalle realtà delle società ICT in house e delle amministrazioni pubbliche.

Il comparto delle società ICT in house delle Regioni e Province Autonome rappresenta una cerniera strategica nell’ecosistema economico, a partire dal ruolo di supporto allo sviluppo della domanda di innovazione della PA e del rapporto con gli attori di mercato. Il contesto attuale vede le società ICT in house affrontare la sfida riorganizzativa del costituirsi sempre più in centri di qualificazione della domanda e laboratori di innovazione aperti all’offerta di mercato, con la necessità di avviare dei percorsi di confronto sui fabbisogni comuni di competenze e figure professionali.

«La trasformazione prima e la valorizzazione poi delle società ICT in house regionali non rappresentano una frammentazione degli sforzi – spiega Paolo Pasini, direttore Unit Sistemi Informativi e professore di SDA Bocconi School of Management – semmai pongono il classico dilemma del management d’azienda che periodicamente si trova a dover scegliere tra accentramento e decentramento, e questo vale anche per le risorse ICT e digitali».


.@AssinterItalia Paolo Pasini società ICT in house Come #valorizzare le #competenze
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La scelta critica, come mette in evidenza Pasini, risiede nella definizione del miglior equilibrio tra risorse gestite centralmente, per conseguire sinergie ed economie (di scala, di scopo) come, per esempio, per le infrastrutture e le piattaforme comuni a tutti, e le risorse gestite a livello locale, per conoscere e soddisfare al meglio la domanda di servizi digitali nei vari territori locali, molto diversi come caratteristiche geo-socio-demo-eco. «Il modello AgID attuale è pienamente coerente con questi due scopi» – continua Pasini. «Il vero tema è come misurare sul serio il valore di queste società nel nuovo ruolo che stanno assumendo, nei reali risultati prodotti nella digitalizzazione del Paese e nel vero confronto col mercato, cioè nel raffronto dei loro veri costi di produzione ed erogazione dei servizi digitali con gli analoghi costi espressi dalle imprese private, ma al netto dei costi sostenuti come azienda pubblica e a parità dei livelli di servizio, di qualità e di velocità».

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Classifica Top100, i riflessi negativi della crescita debole https://www.datamanager.it/2016/11/classifica-top100-riflessi-negativi-della-crescita-debole/ Tue, 22 Nov 2016 15:29:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114319 La produttività non è tutto, ma nel lungo termine è quasi tutto. Perché indica la capacità di un paese di guardare al futuro. Ce lo ha spiegato Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia nel 2008. La produttività non è solo la misura di ciò che si produce ma di come si produce. E l’innovazione in […]

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La produttività non è tutto, ma nel lungo termine è quasi tutto. Perché indica la capacità di un paese di guardare al futuro. Ce lo ha spiegato Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia nel 2008. La produttività non è solo la misura di ciò che si produce ma di come si produce. E l’innovazione in tutte le sue declinazioni è il fattore che ricombina lavoro e crescita.

Perché la tecnologia non è neutra ma ci trasforma. E perché l’algoritmo per la crescita non esiste (ancora). E quando si semina il cambiamento non è detto che si raccolgano subito i frutti. Anche perché lo stesso concetto di crescita non può essere considerato in termini assoluti. Si tratta di innervare l’innovazione di qualità con il capitale umano e il sistema industriale. I nuovi modelli dettati dalla trasformazione digitale e dall’intelligenza artificiale impongono di riscoprire virtù antiche come l’equità, la generosità, la cura e il coraggio. Ogni Classifica ha un metodo, e ogni metodo, le sue eccezioni. La trasparenza è il criterio fondamentale. Accettare di farsi misurare è anche un atteggiamento di apertura che non fa mai male e aiuta a migliorarsi. Solo l’incertezza (a differenza del rischio) non è misurabile e forse per questo ci mette in crisi. Eppure, quando dai grandi discorsi passiamo a valutare l’esperienza delle aziende sul campo, non sempre troviamo le porte aperte.


Classifica #Top100 I riflessi negativi della crescita debole @IDCItaly
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E le parole agilità e flessibilità si trasformano in rigidità e chiusura. In qualche caso addirittura fastidio, che ha messo a dura prova il lavoro di scouting e di analisi di IDC Italia. In questi casi, c’è da chiedersi che fine facciano l’innovazione e il coraggio. Ma a quelli che hanno lavorato un anno intero a mettere in fila i numeri della Classifica Top100, passando in rassegna schede, tabulati e righe di bilancio, non fanno difetto né il senso critico né la pazienza. Semmai resta da chiedersi, (perché siamo i primi a fare domande, anche a noi stessi), se e quanta importanza possa avere una classifica nell’era di Uber e delle startup unicorno. Di certo, mentre la maggioranza dei rapporti sono proiettati in avanti insieme alle speranze di conferma dei segnali (deboli e frammentati) di una definitiva inversione di rotta, la Classifica Top100 offre uno spaccato del mercato con spunti di riflessione diversi.


#Top100 La Classifica vale due terzi del mercato italiano @IDCItaly
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I titoli di molti big dell’informatica che ritroviamo nelle prime dieci posizioni hanno fatto su e giù nel corso degli ultimi tre anni. Le più blasonate hanno perso un po’ di smalto ma di fatto stabiliscono gli standard, mantenendo la posizione (con qualche scostamento e qualche sorpresa) e facendo bene il loro lavoro di traghettatori della digital transformation, l’unico vento che spinge le vele del mercato IT. Le grandi aziende dettano anche l’ordine del giorno. L’aggregato della Classifica Top100 rappresenta due terzi del mercato italiano, e quindi stiamo parlando di qualcosa che vale poco più di due punti di PIL. La fotografia dell’ultimo anno però resta in territorio negativo. E i segnali più interessanti vanno raccolti tra i “nuovi arrivati”.


Classifica #Top100 Software e servizi IT in territorio negativo @IDCItaly
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La ripresa complessiva osservata nel 2014 sembra essersi bruscamente arrestata nel 2015, con una caduta dei volumi soprattutto nel comparto della pubblica amministrazione e del commercio, mentre il settore finanziario e quello dei servizi continuano a sostenere positivamente i risultati del settore. Il livello è ancora superiore a quello degli anni peggiori dell’ultimo quinquennio, in altre parole rispetto al livello minimo del 2012 e del 2013, ma in tutti i casi la battuta d’arresto è importante – come mette in evidenza Giancarlo Vercellino, IT research & consulting manager di IDC Italia – e si riflette nelle statistiche legate al consolidamento del mercato, con un aumento repentino della concentrazione media dell’aggregato Top100 rispetto agli ultimi quattro anni. Nel solco di una tradizione ben consolidata, la Classifica Top100 si presenta molto dinamica. Ai nuovi ingressi nelle posizioni alte, fa da contrappunto l’uscita di altri operatori per le ragioni più diverse, tipicamente in seguito a processi di fusione e acquisizione, oppure ristrutturazioni aziendali, segnando un momento di discontinuità importante rispetto alla serie storica del dato raccolto attraverso le edizioni precedenti della classifica (come il caso di HP in seguito alla scissione). Discontinuità che però bisogna sapere leggere anche in termini strategici perché arriva sempre il momento in cui bisogna ripartire da zero.

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Un nuovo report conferma: ICT e TLC tra i settori lavorativi più richiesti in Italia https://www.datamanager.it/2016/10/un-report-conferma-ict-tlc-settori-lavorativi-piu-richiesti-italia/ Thu, 20 Oct 2016 12:14:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111924 Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia: anche nel primo semestre 2016 le “professioni digitali” continuano a guidare l’economia nazionale Le professioni legate al mondo digitale si confermano tra i settori guida dell’economia italiana anche nel primo semestre 2016: secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia, in un quadro che ha visto una crescita […]

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Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia: anche nel primo semestre 2016 le “professioni digitali” continuano a guidare l’economia nazionale

Le professioni legate al mondo digitale si confermano tra i settori guida dell’economia italiana anche nel primo semestre 2016: secondo l’Osservatorio InfoJobs sul Mercato del Lavoro in Italia, in un quadro che ha visto una crescita del 13% delle offerte di lavoro totali rispetto ai primi sei mesi del 2015, i settori ICT e Telecomunicazioni si piazzano in seconda e terza posizione con una quota rispettivamente del 17,8% e del 13,9% degli annunci sulla piattaforma, dietro solo a Consulenza manageriale, che arriva a rappresentare il 18,4% delle posizioni aperte. Le due specializzazioni tecnologiche mostrano però trend diversi: mentre infatti le Telecomunicazioni fanno registrare nel primo semestre 2016 una crescita delle offerte del 10,7%, il settore ICT fa registrare un calo del 7,7% rispetto ai primi sei mesi del 2015.

“Nel corso del primo semestre 2016, il nostro Osservatorio ha registrato una prosecuzione dei segnali incoraggianti già messi in luce durante lo scorso anno” afferma Giuseppe Bruno, General Manager di InfoJobs. “I dati evidenziano anche una richiesta sempre crescente delle competenze digitali, che continuano a rappresentare un requisito fondamentale e differenziante per tutti i professionisti in quanto sono chiamati a gestire, direttamente o indirettamente, attività e processi caratterizzati da un alto livello di digitalizzazione. Sono viste inoltre come un importante driver di crescita e differenziazione, elemento fondamentale per il successo delle aziende in un mercato sempre più competitivo.”

Tra le categorie più ricercate, Informatica, IT e telecomunicazioni si conferma al quarto posto, con l’8,7% delle offerte, registrando una crescita del 15,6% rispetto al primo semestre dello scorso anno. La classifica è guidata a livello nazionale da Manifatturiero, produzione e qualità, con una quota del 22,7% del totale e al secondo posto le Vendite, che rappresentano l’11,7% del numero totale di posizioni aperte. Al terzo posto, con una quota del 9,2%, si trova la categoria Amministrazione, contabilità e segreteria.

In merito all’offerta lavorativa nel settore ICT delle diverse regioni italiane, la Lombardia, con il 37% dell’offerta nazionale, si conferma al primo posto seguita dal Lazio (20,8%) e dall’Emilia Romagna, che sale al terzo posto, con una quota del 9,8% del totale. Seguono il Veneto (9,3%) e il Piemonte (7%), che chiude la top 5.

Se analizziamo le sottocategorie dei candidati iscritti sulla piattaforma InfoJobs che hanno un’esperienza lavorativa in ambito ICT nel primo semestre 2016, Sviluppo software, con il 18% sul totale, rimane la specializzazione con la percentuale più alta. A seguire Analisi (12,8%) e Telecomunicazioni (12,6%), che chiude il podio. Seguono quindi Hardware, reti e sicurezza (12,4%), e Amministrazione di sistema (10,7%). La provenienza dei candidati iscritti su InfoJobs alla ricerca di un impiego nei settori dell’innovazione conferma ancora Lombardia e Lazio ai primi posti con rispettivamente il 24,7% e il 16,9% del totale candidati, seguite da Campania e Piemonte, entrambe con l’8,8% e Emilia-Romagna (7,5%).

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Diminuire il nostro gap, si può? https://www.datamanager.it/2016/10/diminuire-nostro-gap-si-puo/ Thu, 20 Oct 2016 07:24:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111563 Secondo le previsioni aggiornate di IDC, la spesa worldwide nell’IT crescerà del 3% l’anno fino al 2020. Un dato in linea, almeno per quest’anno, con la crescita del PIL mondiale, che le stime del Fondo Monetario Internazionale indicano al 3,1%. Rispetto a questi numeri, il nostro Paese pare arrancare un po’. Gli ultimi dati ISTAT […]

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Secondo le previsioni aggiornate di IDC, la spesa worldwide nell’IT crescerà del 3% l’anno fino al 2020. Un dato in linea, almeno per quest’anno, con la crescita del PIL mondiale, che le stime del Fondo Monetario Internazionale indicano al 3,1%. Rispetto a questi numeri, il nostro Paese pare arrancare un po’. Gli ultimi dati ISTAT dicono che il nostro PIL ha ancora una crescita debole, intorno allo 0,8%. Vanno meglio gli investimenti nell’IT: secondo Assinform e Confindustria Digitale, in Italia per quest’anno ci sarà una crescita dell’1,5%, l’anno prossimo dell’1,7% e nel 2018 del 2%.


#Competitività Più analytics e risposte rapide per crescre
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Cresceranno di più gli investimenti nelle componenti più innovative, legate alla trasformazione digitale: in particolare Big Data (+24,7%), Cloud (+23,2%) e Internet of Things (+14,9%). Questo è importante, perché investire in innovazione permette di creare nuovi spazi di domanda, nel fiacco mercato nazionale. C’è un gap da colmare anche nell’impiego: secondo una classifica pubblicata dalla società americana Glassdoor, tra i venticinque Best Jobs negli Stati Uniti, ben dieci sono nell’IT. Al primo posto, la figura del data scientist, all’undicesimo, quella dell’analytics manager. In Italia, invece, secondo un recente studio di Jobrapido, primo motore di ricerca di lavoro al mondo, la ricerca di personale nell’IT è solo al settimo posto, ben distanziato dalle prime tre posizioni: commercio e grande distribuzione, amministrazione e risorse umane, servizi. Su Linkedin troviamo 15.843 ricerche negli Stati Uniti per analytics manager e 9.827 posti vacanti per data scientist, a fronte rispettivamente di 96 e 129 ricerche in Italia.


#ProcessoTelematico, 60 milioni di euro risparmiati in un anno
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Si avvertono, però, timidi segnali di una possibile inversione di tendenza. Un primo esempio: gli investimenti in ricerca e sviluppo, in Italia sono aumentati del 2,3% rispetto all’anno precedente. L’incidenza sul nostro PIL, l’1,31%, è ancora molto al di sotto della media Ue28, che è intorno al 2%, ma la nostra crescita è maggiore rispetto a quella di molti paesi europei. Un altro esempio: il processo telematico, appena introdotto nei tribunali italiani, ha fatto risparmiare allo Stato 60 milioni di euro in un solo anno, e la durata media di un contenzioso civile si è ridotta dai 590 giorni del 2012 ai 538 dello scorso anno. Siamo ancora molto distanti da nazioni come la Germania, dove la durata media è circa un terzo della nostra, ma i fatti dimostrano che se vogliamo sappiamo migliorarci, applicando l’innovazione dove è necessaria.


Negli USA tra i venticinque #BestJobs dieci sono nell’IT
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Per ridurre il gap con le nazioni più virtuose, dobbiamo far crescere la scarsa maturità digitale generale delle imprese, e ridurre limiti culturali e organizzativi. Bisogna investire di più e meglio in tecnologie, ma anche e soprattutto nell’innovazione della gestione delle nostre imprese, partendo dalle PMI. C’è molto spazio di miglioramento: serve supporto di vendor, system integrator e società di consulenza. Inoltre, per ridurre lo skill shortage, servono anche maggiori sinergie tra imprese e università. Secondo Gartner, nel settore delle medie imprese chi eccelle nell’analisi dei dati è in grado di sviluppare maggiore business. È auspicabile, quindi, anche una maggiore sensibilità agli analytics, una maggiore cultura sui what-if dalle risposte rapide e chiare. Infatti, nella crescente complessità del contesto odierno non è più sufficiente lavorare duramente per portare sul mercato il prodotto migliore: sopravvive chi è capace di capire in anticipo i nuovi scenari, e chi vi si adatta il più rapidamente possibile.

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