Matteo Renzi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 15:45:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Matteo Renzi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Elezioni: come e cosa comunicano i politici sui social https://www.datamanager.it/2018/03/elezioni-cosa-comunicano-politici-sui-social/ Fri, 02 Mar 2018 10:05:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142601 Reputation Manager ha analizzato post e tweet dei principali politici durante la campagna elettorale per identificare la loro “personalità social” Idee programmatiche (39%) e antagonismo (35%): sono queste le modalità di comunicazione social più utilizzate dai politici in campagna elettorale; non si parla mai di leadership, poco di valori legati al partito/coalizione (9%). Sono questi […]

L'articolo Elezioni: come e cosa comunicano i politici sui social proviene da Data Manager Online.

]]>
Reputation Manager ha analizzato post e tweet dei principali politici durante la campagna elettorale per identificare la loro “personalità social”

Idee programmatiche (39%) e antagonismo (35%): sono queste le modalità di comunicazione social più utilizzate dai politici in campagna elettorale; non si parla mai di leadership, poco di valori legati al partito/coalizione (9%).

Sono questi alcuni dei dati principali che emergono dall’analisi condotta da Reputation Manager, principale istituto italiano nell’analisi e misurazione della reputazione online di brand e figure di rilievo pubblico, che ha analizzato la comunicazione (Twitter e Facebook, nel mese di gennaio) dei principali politici in vista delle elezioni del 4 marzo, al fine di capire come e cosa comunicano i canditati e indentificare la loro “personalità social”. Le modalità comunicative dei leader sono identificate in 6 macrocategorie: idee programmatiche, antagonismo, valori, slogan, risultati e sfera personale. Ogni esponente politico è stato identificato secondo il suo carattere comunicativo saliente.

Silvio Berlusconi, “Il poliedrico” – Il leader di Forza Italia sui social parla soprattutto di programma politico (il 44,4%): il cavallo di battaglia è la riduzione delle «tasse», seconda parola da lui più utilizzata dopo «Italia». Nel 28,9% di post e tweet Berlusconi attacca gli avversari, bersagli preferiti Di Maio e Renzi: l’uno giudicato incompetente, l’altro una promessa mancata. I suoi valori di riferimento sono veicolati dal 7% dei suoi messaggi: ottimismo, autodeterminazione e famiglia. La sua comunicazione social punta principalmente su Twitter (318 tweet), ma i suoi fan però sono molto più attivi su Facebook dove a fronte dei suoi 54 post, si sono registrate in totale 443.588 interazioni tra post, commenti e like, un numero 7 volte superiore alle interazioni su Twitter.

Luigi Di Maio, “L’antagonista” – Il suo programma elettorale sui social si sviluppa principalmente sull’antagonismo (50%) rispetto alle altre forze politiche in campo. I suoi contenuti sono quindi costruiti «contro»: il PDL e i professionisti della politica; i privilegi della casta; i dinosauri della politica come Berlusconi, tutte le idee programmatiche degli oppositori Berlusconi e Renzi. Per quanto riguarda invece le idee programmatiche riferite al suo movimento, Di Maio parla di scuola, Italia, qualità della vita, e dell’abolizione di leggi ritenute inutili. Tutto gira intorno al concetto di «cittadini», assente nel linguaggio degli avversari. Spesso fa ricorso a slogan (13,33%), ad esempio «Partecipa, scegli, cambia», «Nessuno deve rimanere indietro!», #Rally invece è l‘hashtag utilizzato nel 17% dei contenuti per promuovere la campagna elettorale itinerante per il Paese.

Matteo Renzi, “Il concreto” – Parla attraverso i suoi social a una platea di oltre 4,5 milioni di seguaci (la più ampia tra quelli monitorati), il 75% dei suoi contenuti si concentrano su Twitter. Fa spesso riferimento a idee programmatiche (30,43%), in particolare parla di tasse, di vaccini, lavoro e ricerca. Tra i politici analizzati è quello che dedica più spazio ai risultati, forte dell’esperienza di governo del PD appena conclusa. Tra le parole che utilizza di più c’è appunto «fatto». Anche lui come altri leader punta sull’antagonismo (28,26%), i suoi bersagli preferiti sono Di Maio e il M5S e Silvio Berlusconi. Il 15% dei suoi messaggi si basa sui valori legati alla propria coalizione, in questo caso le parole d’ordine sono concretezza, cultura e Italia. Renzi è anche il leader che dà maggiore visibilità sui social alla sua sfera personale. Gli aggiornamenti sulla sua vita privata occupano quasi il 9% dei contenuti: il post sul suo compleanno è certamente quello che ha avuto maggior successo di pubblico, guadagnando oltre 72mila like tra Facebook e Twitter.

Matteo Salvini, “Il bulimico” – Ha un approccio “sistematico” alla comunicazione social: scrive con la stessa intensità su Twitter e Facebook, qui in particolare gli utenti sono molto attivi infatti a gennaio la sua Fan Page ha registrato ben 1.869.578 interazioni.  I social sono per lui senz’altro un mezzo per affermare la propria leadership e comunicare in modo autoreferenziale (indicativo il fatto che la parola da lui più usata sia proprio #Salvini). Parla soprattutto del suo programma politico (42%). Una fetta considerevole dei suoi messaggi è impregnata di antagonismo: il nemico numero uno è Renzi. Il 7% dei messaggi è fatto di slogan (uno su tutti l’hashtag #4marzovotolega), mentre il 6% è dedicato alla sua vita privata: spesso condivide momenti con la sua famiglia, in particolare con la figlia Mirta.

Giorgia Meloni, “La pasionaria” – Sui social dà un colpo al cerchio e uno alla botte: il 38% delle volte attacca (principalmente chiunque faccia iniziative o proposte a favore degli immigrati); il 36% parla del suo programma, cavalcando il suo slogan di battaglia «Prima gli Italiani». Il livello di audience su Facebook e Twitter è simile, ma il suo mezzo di comunicazione preferito è la sua Fan Page, dove a gennaio ha postato 152 messaggi a fronte di 21 tweet. Considerevole il discorso sui valori (11,3%), in cui mette costantemente al centro l’italianità e la sua difesa, non solo attraverso le sue proposte politiche, ma anche attraverso il commento dell’attualità e di ricorrenze storiche.

Pietro Grasso, “L’istituzionale” – È certamente il politico che ha la comunicazione più istituzionale, basata sulle idee programmatiche (56,25%), sui valori (28,13%) e sugli slogan (12,50%), con un tono pacato, che dà grande risalto alla forza costruttiva e non distruttiva della politica e al ruolo delle Istituzioni. È lui stesso a definirsi infatti «Uomo delle istituzioni». Parla di legalità ed è l’unico che usa la parola «giovani», focalizzando il discorso sulle loro problematiche e su possibili soluzioni, sul valore dell’istruzione, del lavoro, della squadra e della responsabilità. Tra tutti è quello che ha il più alto tasso di engagement con la propria audience, che si concentra maggiormente su Twitter (599.190), il mezzo preferito dal leader anche per comunicare. L’antagonismo verso gli avversari politici gioca un ruolo marginale nella sua comunicazione social (3,13%). Quando lo fa, non colpisce un avversario specifico, ma il diverso modo di fare campagna elettorale delle altre forze politiche.

L'articolo Elezioni: come e cosa comunicano i politici sui social proviene da Data Manager Online.

]]>
Elezioni online, ecco i leader più insultati https://www.datamanager.it/2018/02/elezioni-online-leader-piu-insultati/ Fri, 23 Feb 2018 13:42:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142091 Dal 1 gennaio si contano già 135.000 commenti estremamente offensivi. Ecco i più “insultati online” La campagna elettorale è nel vivo, programmi e candidati sono stati pubblicati, ma come stanno rispondendo gli italiani? D-Link prosegue la campagna #ConnettitiResponsabilmente, con la quale vuole promuovere un utilizzo responsabile della connettività e incentivare un comportamento positivo online. Dall’inizio dell’anno […]

L'articolo Elezioni online, ecco i leader più insultati proviene da Data Manager Online.

]]>
Dal 1 gennaio si contano già 135.000 commenti estremamente offensivi. Ecco i più “insultati online”

La campagna elettorale è nel vivo, programmi e candidati sono stati pubblicati, ma come stanno rispondendo gli italiani?

D-Link prosegue la campagna #ConnettitiResponsabilmente, con la quale vuole promuovere un utilizzo responsabile della connettività e incentivare un comportamento positivo online.

Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati analizzati quasi 2 milioni di contenuti (tweet e commenti) legati alle elezioni 2018. Si tratta di messaggi verso i candidati, i partiti o verso altri elettori e ciò che emerge è che il 38% di questi (circa 750.000) è connotato da negatività e ben 135.000 contengono volgarità o insulti espliciti. I messaggi che augurano la morte (o minacciano di uccidere) sono più di 15.000, quelli che contengono riferimenti alla violenza quasi 19.000. Solo l’11% dei contenuti è etichettabile come positivo.

[amazon_link asins=’B00K1EQEDC,B01M016IHC,B01BVCTJWA,B00GJTDLFW,8807173077,8861908160,881706470X’ template=’ProductCarousel’ store=’dmo0e-21′ marketplace=’IT’ link_id=’ddb60e94-18a0-11e8-9748-9750352deffe’]

Prendendo come base solo i commenti con insulti e volgarità, scopriamo che l’elettore più “arrabbiato” è uomo (68% contro il 32% delle donne) e vive nel Lazio (che nonostante produca meno contenuti in termini assoluti, precede la Lombardia di ben 6 punti).

Facendo, invece, un rapporto su tutti i contenuti su base regionale, deduciamo che sono più scontenti gli abitanti del centro nord: l’Emilia Romagna conta il 29% di contenuti negativi rispetto a quelli prodotti, Toscana 28%, Lazio 26%, Lombardia 25% e Piemonte 25%.

Ma verso chi è indirizzato l’odio online?

Il leader di partito più preso di mira è Silvio Berlusconi, che è destinatario del 23% degli insulti personali online, seguito da Salvini e Renzi entrambi al 21%. Ci si accanisce meno sulle persone di Di Maio e di Grasso (rispettivamente a quota 11% e 8% delle ingiurie).

La classifica cambia se analizziamo l’astio verso i partiti politici: da questa prospettiva l’accanimento è indirizzato al PD (39%) e al M5S (34%). A seguire Lega (12%), Casapound (5%) e, per ultima, Forza Italia 4%.

I momenti più critici di questa campagna sono stati:

4 gennaio (sacchetti bio), 10 gennaio (Berlusconi supporta la candidatura di Fontana), 18 gennaio (cambio del simbolo M5S), 29 gennaio (presentazione delle liste), 3 febbraio (fatti di Macerata), 12 febbraio (Museo Egizio).

“Questi dati sono drammatici perché evidenziano come si stia diffondendo una dialettica della violenza che viaggia soprattutto online. Ormai non è più possibile fare a meno di internet ma proprio per questo bisogna capire che non ci può più essere distinzione tra un comportamento online e offline, le conseguenze sono sempre reali” ha dichiarato Stefano Nordio, VP D-Link Europe.

[amazon_link asins=’B00K1EQEDC,B01M016IHC,B01BVCTJWA,B00GJTDLFW,8807173077,8861908160,881706470X’ template=’ProductCarousel’ store=’dmo0e-21′ marketplace=’IT’ link_id=’ddb60e94-18a0-11e8-9748-9750352deffe’]

La campagna #ConnettitiResponsabilmente proseguirà nel 2018, affrontando anche altre tematiche legate alla responsabilità online, per promuovere una maggiore educazione digitale.

L'articolo Elezioni online, ecco i leader più insultati proviene da Data Manager Online.

]]>
Partito Democratico sotto attacco, rubati dati di Matteo Renzi e di altri funzionari https://www.datamanager.it/2018/02/partito-democratico-attacco-rubati-dati-matteo-renzi-altri-funzionari/ Tue, 06 Feb 2018 13:08:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140508 AnonPlus trafuga informazioni personali al Partito Democratico di Firenze. Tra i dati rubati anche informazioni su Matteo Renzi e altri funzionari FireEye iSIGHT Intelligence ritiene con estrema sicurezza che il 4 febbraio 2018, il Gruppo attivista AnonPlus, affiliato ad Anonymous Italia, ha trafugato un database del Partito Democratico Italiano contenente informazioni personali sugli appartenenti al Partito […]

L'articolo Partito Democratico sotto attacco, rubati dati di Matteo Renzi e di altri funzionari proviene da Data Manager Online.

]]>
AnonPlus trafuga informazioni personali al Partito Democratico di Firenze. Tra i dati rubati anche informazioni su Matteo Renzi e altri funzionari

FireEye iSIGHT Intelligence ritiene con estrema sicurezza che il 4 febbraio 2018, il Gruppo attivista AnonPlus, affiliato ad Anonymous Italia, ha trafugato un database del Partito Democratico Italiano contenente informazioni personali sugli appartenenti al Partito registrati a Firenze.
Il 4 febbraio 2018, AnonPlus ha twittato che ha trafugato una lista completa di iscritti al Partito Democratico in Italia ed ha fornito un link per scaricarne i dati pubblicando, inoltre, uno screenshot che mostrava dati su Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio dei Ministri e attuale Segretario del Partito Democratico.

Il link fornito da AnonPlus punta ad un archivio .zip di 280 KB intitolato “iscritti_pd_pd_fi.zip”, ospitato su una sottopagina del dominio www.hotelfrontera[.]cl, il sito internet di un hotel in Cile. I dati trafugati sono costituiti da 2.652 file di informazioni personali tra cui nome e cognome, indirizzo e-mail, data di nascita, città di nascita e numero di telefono (linea fissa e cellulare). Abbiamo incrociato molti dei nomi e altre informazioni contenuti nei dati con i record pubblicamente disponibili.

Non abbiamo osservato questi dati trafugati pubblicati precedentemente on-line, limitata indicazione che si tratta di un documento autentico. Il 5 febbraio abbiamo osservato che il sito del Partito Democratico di Firenze (www.partitodemocratico[.]fi.it) mostrava un messaggio di errore relativo alla banca dati SQL quando si provava ad accedere al sito; questa è una potenziale indicazione di un attacco di SQL injection.

AnonPlus, che giudichiamo motivato principalmente da un’ideologia anti-establishment, è risultato molto attivo negli ultimi mesi con una particolare attenzione ai siti web del Governo Italiano.

L'articolo Partito Democratico sotto attacco, rubati dati di Matteo Renzi e di altri funzionari proviene da Data Manager Online.

]]>
Manca la cybersecurity per ripartire https://www.datamanager.it/2016/04/manca-la-cybersecurity-ripartire/ Tue, 19 Apr 2016 12:33:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98921 L’Italia per ripartire ha bisogno anche della sicurezza IT. La crisi dell’ICT sembra ormai alle spalle. Se i dati certificati Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le imprese del settore, confermeranno il trend di questi primi mesi dell’anno, l’IT segnerà una crescita per il secondo anno consecutivo. Un segnale incoraggiante. Favorito anche dall’azione di governo. […]

L'articolo Manca la cybersecurity per ripartire proviene da Data Manager Online.

]]>
L’Italia per ripartire ha bisogno anche della sicurezza IT. La crisi dell’ICT sembra ormai alle spalle. Se i dati certificati Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le imprese del settore, confermeranno il trend di questi primi mesi dell’anno, l’IT segnerà una crescita per il secondo anno consecutivo.

Un segnale incoraggiante. Favorito anche dall’azione di governo. Dal piano banda ultralarga, alla digitalizzazione della PA. Dalla fatturazione e i pagamenti elettronici della PA al Sistema Pubblico d’Identità Digitale (con il Consiglio di Stato che dopo il debutto ha annullato i criteri legati al capitale sociale richiesto per diventare identity provider). E con la promessa della partenza, prima dell’estate, del piano triennale di attuazione della strategia digitale, che dovrebbe gettare le basi per un compiuto coordinamento a livello nazionale di tutte le iniziative in campo, disperse oggi nel territorio. Tutto questo mentre procedono i lavori per l’anagrafe unica, la scuola digitale, la svolta della sanità verso l’e-health. All’iperattivismo di matrice renziana manca però un tassello, quello della sicurezza.


#Cybersecurity L’Italia per ripartire ha bisogno anche della sicurezza IT
Click To Tweet


Non esattamente una dimenticanza non di poco conto. Visto che siamo uno dei pochi paesi del G20 che non si è ancora dotato di un’agenzia per la cybersecurity nazionale che sovrintenda alle politiche di sicurezza IT. Va detto che quello guidato da Renzi è solo l’ultimo degli esecutivi che ha provato (senza riuscirci) a mettere un po’ d’ordine alla materia. Il primo, alcuni lo ricorderanno, è stato quello presieduto da Mario Monti con un decreto datato gennaio 2013, in seguito assorbito dal quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico. Un testo che pur sistematizzando ruoli e compiti degli attori coinvolti lasciava irrisolte una serie di questioni intrecciate ad altre come la risoluzione dei nodi legati all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e la riorganizzazione dei servizi di intelligence. Una situazione rimasta sostanzialmente invariata fino all’agosto scorso, quando il Governo dell’attuale premier emanò una direttiva con la quale si individuavano “le azioni prioritarie propedeutiche allo sviluppo di un sistema in grado di garantire la protezione cibernetica e la sicurezza informatica”.

Senza tuttavia imprimere quell’accelerazione da più parti auspicata. Anzi, fermandosi ancora una volta sulla soglia delle linee di principio organizzative. Lo scorso gennaio, il premier ci ha riprovato, annunciando la creazione di un’agenzia per la cybersecurity nazionale e in molti speravano che potesse essere la volta buona. L’euforia purtroppo è durata solo poche ore. Dissolta dalla notizia della nomina a capo dell’agenzia di Marco Carrai, amico di vecchia data del premier e titolare di una società del settore. Una decisione, quella di Renzi, poi rientrata, ma che ha finito per spostare tutta l’attenzione dei media nelle “secche” del totonomine a scapito del varo operativo della stessa. Lo zuccherino del rilascio del Framework Nazionale per la Cybersecurity, realizzato per dare una mano alle aziende nella valutazione del rischio cyber – anche se va plaudito l’impegno – non può e non deve bastare. Soprattutto se si considera la gravità della minaccia rappresentata dal crimine informatico e dalle attività di spionaggio migrate massicciamente sulla Rete.


La #sicurezza è un fattore abilitante per il business. Ci crediamo davvero?
Click To Tweet


E, sul piano istituzionale, le reiterate sollecitazioni dell’UE che da tempo chiede ai governi dei paesi membri di definire delle strategie nazionali, sviluppando al contempo una maggiore collaborazione transnazionale. Continuiamo a scrivere, e sentirci ripetere, che la sicurezza è un fattore abilitante per il business. Ci crediamo davvero, oppure si tratta solo di un trito refrain mandato a memoria, svuotato dall’inerzia di chi avrebbe il potere di dargli sostanza e che invece non perde occasione per continuare a rimandare?

L'articolo Manca la cybersecurity per ripartire proviene da Data Manager Online.

]]>
Sicurezza personale: arriva la carta d’identità con le impronte https://www.datamanager.it/2016/01/sicurezza-personale-arriva-la-carta-didentita-le-impronte/ Mon, 04 Jan 2016 10:30:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=91796 Il Touch ID sembrava aver chiuso per sempre la porta ai vecchi sistemi di riconoscimento biometrico. Ma non è così Sono serviti circa due decenni di attesa rispetto al progetto originale, ma finalmente il 2016 vedrà l’arrivo della carta di identità con le impronte digitali. La novità diventa concretezza grazie al  Ministero dell’Interno che, assieme al Ministero […]

L'articolo Sicurezza personale: arriva la carta d’identità con le impronte proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Touch ID sembrava aver chiuso per sempre la porta ai vecchi sistemi di riconoscimento biometrico. Ma non è così

Sono serviti circa due decenni di attesa rispetto al progetto originale, ma finalmente il 2016 vedrà l’arrivo della carta di identità con le impronte digitali. La novità diventa concretezza grazie al  Ministero dell’Interno che, assieme al Ministero di Pubblica Amministrazione e a quello dell’Economia, ha attuato la messa in opera delle carte, pubblicando la notizia sulla Gazzetta Ufficiale. Il documento sarà dotato di un chip che è un processore su cui verranno memorizzate le informazioni biometriche del possessore.

Non solo carta

In realtà la carta con la lettura delle impronte avrà poco di “scenico” e molta più sostanza. Sulla tessera in sé non saranno visibili informazioni aggiuntive, come le stesse impronte, che saranno invece accessibili in via informatica agli organi di controllo. In sede di verifica, queste dovranno combaciare con quelle identificate al momento, altrimenti scatteranno le dovute misure di sicurezza. Ogni cittadino italiano riceverà, assieme alla nuova carta quando disponibile, un pin con il quale accedere ai servizi online, similmente a quanto accade già con gli accessi internet degli istituti di previdenza o bancari. La corsa alla nuova carta digitale è dunque cominciata. C’è da dire che i documenti oggi in possesso saranno validi fino alla data di naturale scadenza, indicata all’interno e sul retro, ma chiunque può già informarsi presso il proprio Comune per la disponibilità della nuova tessera.

L'articolo Sicurezza personale: arriva la carta d’identità con le impronte proviene da Data Manager Online.

]]>
Leadership, Expo e la politica “agile” https://www.datamanager.it/2015/11/leadership-expo-e-la-politica-agile/ Fri, 27 Nov 2015 10:59:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89184 Ecco è finita. L’Esposizione universale di Milano con tutto il suo coro di polemiche, il corteo di trombe e putipù ha chiuso i battenti. Al di là del numero di biglietti staccati, del numero dei turisti e degli obiettivi raggiunti, tutto è filato via come l’olio. La task force della sicurezza ha funzionato al millimetro, […]

L'articolo Leadership, Expo e la politica “agile” proviene da Data Manager Online.

]]>
Ecco è finita. L’Esposizione universale di Milano con tutto il suo coro di polemiche, il corteo di trombe e putipù ha chiuso i battenti. Al di là del numero di biglietti staccati, del numero dei turisti e degli obiettivi raggiunti, tutto è filato via come l’olio. La task force della sicurezza ha funzionato al millimetro, nonostante le lunghe file per niente digital. Milano si è tirata a lucido e ha cacciato fuori il distintivo di capitale morale. E l’Italia, che aveva l’ambizione di nutrire il Pianeta, si è dovuta accontentare di nutrire i visitatori del sito.

Tuttavia, a dieci giorni dal Giubileo di Roma, e a quattro anni da Matera, capitale europea della cultura, (dove non arrivano ancora i treni), tutti parlano di “modello” Expo. Francamente, non ho capito che cosa si intenda. Del resto, scommesse a parte, non credo si possa parlare di Expo “modello”. A lato del grande racconto, è tempo di bilanci. E le aziende che hanno fatto da partner all’evento hanno già tirato le somme nel silenzio delle grandi sale dei Consigli di amministrazione. Intanto, il piatto forte del Governo resta il dopo Expo con il grande polo tecnologico dedicato alla ricerca, dalla bioingegneria alla gestione dei big data. Ottanta milioni di euro per iniziare. Più difficile da preparare e digerire – invece – il piatto con i tagli alla spesa IT e l’aumento del tetto per i pagamenti in contanti, che insieme potrebbero rappresentare un freno alla trasformazione digitale del Paese e alla modernizzazione della PA, proprio mentre le cifre del mercato IT in Italia segnano un’inversione di tendenza, come dimostrano le cifre della Classifica TOP100 di Data Manager. Infatti, dopo cinque anni di contrazione, tornano positivi sia il mercato dei Servizi IT sia quello del Software.


#Leadership #Expo e la politica “agile” – Innovare il Paese ma senza ambiguità
Click To Tweet


E il 2014 si conferma più positivo del previsto, con una crescita a doppia cifra per tutti i principali operatori, anche se con qualche eccezione. Insomma, le imprese italiane spendono di più in IT per convertirsi alla Digital Transformation, ma occorre sgombrare il campo dalle ambiguità e attivare l’azione combinata di più leve. Legittimo, in un momento in cui gli indicatori sono favorevoli, finanziare a deficit la domanda aggregata. Legittimo, ma molto rischioso. Anche perché quando i politici cominciano a parlare di “agilità”, “innovazione”, “smart city” e “startup” solo per riempire il vuoto dell’agenda del giorno, finiscono per svuotare di senso quelle parole. Certo, la lotta all’illegalità e all’economia sommersa non si può fare solo per decreto. Ma non si può neppure agitare l’IT come uno slogan, soprattutto se si chiede ai Comuni un taglio della spesa informatica del 50%. In un mondo dove tutto converge, anche la politica deve trasformarsi. Serve più coraggio che strumenti. Abbiamo bisogno di una politica che sia problem solving non solo rappresentanza di interessi più o meno legittimi. Serve un atto di fede in noi stessi, nella forza delle imprese, delle idee, del lavoro e delle persone. La visione che abbiamo del futuro determina il futuro che costruiremo. Ma ce l’abbiamo una visione? Oppure l’unica vision di cui siamo capaci è quella che accompagna le presentazioni dei dati finanziari?


#DigitalTransformation Anche la politica deve trasformarsi. Serve più coraggio che strumenti
Click To Tweet


Sta qui il significato della Classifica TOP100, perché non conta stare in cima, conta l’impegno e il lavoro fatto per raggiungere quel risultato. Se vogliamo crescere veramente, allora dobbiamo fare di più. Per crescere dobbiamo creare qualcosa di nuovo insieme alla responsabilità di innalzare anche chi ci sta intorno. Dobbiamo essere buoni amministratori, direttori capaci, buoni padri di famiglia, buoni maestri. Il futuro ha bisogno di leaders che abbiano cuore, non solo fame di business.

L'articolo Leadership, Expo e la politica “agile” proviene da Data Manager Online.

]]>
Matteo Renzi apre alla Google Tax: “Sarà legge nel 2017” https://www.datamanager.it/2015/09/matteo-renzi-apre-alla-google-tax-sara-legge-nel-2017/ Tue, 15 Sep 2015 09:43:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83574 Il premier Matteo Renzi ha confermato che la Google Tax sarà legge nel 2017 e che gli OTT pagheranno le giuste tasse dove fanno business In questi anni si è molto discusso della possibilità di aumentare la tassazione nei confronti dei colossi del web statunitensi. Aziende come Google, Apple e Amazon usufruiscono infatti di regimi […]

L'articolo Matteo Renzi apre alla Google Tax: “Sarà legge nel 2017” proviene da Data Manager Online.

]]>
Il premier Matteo Renzi ha confermato che la Google Tax sarà legge nel 2017 e che gli OTT pagheranno le giuste tasse dove fanno business

In questi anni si è molto discusso della possibilità di aumentare la tassazione nei confronti dei colossi del web statunitensi. Aziende come Google, Apple e Amazon usufruiscono infatti di regimi fiscali agevolati grazie all’aver posto le proprie sedi europee in Paesi come il Lussemburgo o l’Irlanda, veri e propri paradisi a tasse ridotte per le società della Silicon Valley. In Spagna il governo ha già creato un’apposita legge per aumentare le imposte nei confronti dei colossi del web mentre in Italia il percorso è stato molto più tortuoso. Ieri, nel corso della trasmissione “Otto e mezzo”, il premier Matteo Renzi ha confermato che la cosiddetta Google Tax si farà.

Google Tax: “I big del web pagheranno nei luoghi dove fanno business”

Renzi ha annunciato che la Google Tax sarà legge in Italia dal primo gennaio 2017. “I grandi player dell’economia digitale mondiale – ha spiegato – che per me sono dei miti, come Apple e Google, hanno un sistema per cui non pagano le tasse nei luoghi dove fanno business: allora noi siccome stiamo aspettando da due anni che ci sia una legge europea abbiamo deciso di attendere tutto il primo semestre del 2016 attendendo l’Ue, ma da questa legge di stabilità già immaginiamo una digital tax che vada con meccanismi diversi da quelli immaginati nel passato a far pagare le tasse nei luoghi dove vengono fatte le transazioni e gli accordi,un principio di giustizia sociale. Non si arriverà a cifre spaventose, non basteranno a risollevare l’economia del Paese ma è una questione di giustizia”, ha concluso Renzi.

Commenti positivi alle parole del presidente del Consiglio arrivano da Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera e primo a proporre la Google Tax nel nostro Paese. “Il principio del far pagare alle aziende della cosiddetta economia digitale le imposte nel Paese in cui fanno business mi soddisfa molto, perché è quello fissato nel 2013 dal Parlamento Italiano che fece da ariete nel dibattito politico europeo. – ha spiegato Boccia – La politica sana ha il dovere di intervenire sulla mostruosa base imponibile erosa e far pagare alle multinazionali dell’economia digitale imposte che oggi eludono, riducendo le imposte alle imprese italiane tradizionali”.

La proposta di tassare gli OTT (Over The Top) e di imporgli l’apertura della partita IVA italiana era stata avanzata da Boccia già nel 2012. L’imposta era poi entrata in vigore nel 2014 sotto il governo Letta ma era poi stata esclusa dalla Legge di Stabilità.

L'articolo Matteo Renzi apre alla Google Tax: “Sarà legge nel 2017” proviene da Data Manager Online.

]]>
Matteo Renzi corre sui social, ma il sentiment peggiora https://www.datamanager.it/2015/03/matteo-renzi-corre-sui-social-sentiment-peggiora/ Tue, 03 Mar 2015 17:30:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70537 Per il Premier il picco più negativo è stato a gennaio a causa del patto del Nazareno e delle presunte concessioni legislative a Berlusconi. Dall’analisi svolta da Blogmeter emerge che da ottobre è cresciuto su Twitter (+ 330.000 follower) e Facebook (+52.600 fan) Matteo Renzi è il politico più chiacchierato in rete. E’ presente tipicamente […]

L'articolo Matteo Renzi corre sui social, ma il sentiment peggiora proviene da Data Manager Online.

]]>
Per il Premier il picco più negativo è stato a gennaio a causa del patto del Nazareno e delle presunte concessioni legislative a Berlusconi. Dall’analisi svolta da Blogmeter emerge che da ottobre è cresciuto su Twitter (+ 330.000 follower) e Facebook (+52.600 fan)

Matteo Renzi è il politico più chiacchierato in rete. E’ presente tipicamente nel 30% dei messaggi indirizzati ai politici, rilevati dal Social Listening di Blogmeter. Qual è il sentiment dei social media nei confronti del Presidente del Consiglio? Premesso che le opinioni in rete sui politici sono sempre più negative che positive, il numero di opinioni negative su Matteo Renzi è aumentato negli ultimi mesi. “Siamo passati da un 64% di messaggi con sentiment negativo ad ottobre 2014 al 68% degli ultimi giorni – spiega Vincenzo Cosenza, Social Media Strategist di Blogmeter – a gennaio si era toccato il 69% a causa soprattutto del patto del Nazareno e delle presunte concessioni legislative a Berlusconi”.

renzi_fan su FB

Le cose vanno un po’ meglio analizzando l’attività del premier sui suoi presidi social. Su Twitter Matteo Renzi sta per raggiungere 1,7 milioni di follower. Da ottobre ne ha acquisiti oltre 330.000 (+24% rispetto al periodo precedente). Di questo passo, tra qualche mese, supererà Grillo, che cresce ad una velocità inferiore. Il numero di interazioni complessive che ha generato (retweet, reply, favorites) è stato di 1.242.666 (16% rispetto al periodo precedente). Su Facebook, che Renzi frequenta meno, ha circa 800.000 “likers”.

renzi_twitter

 

Pochi se si considera che Grillo ne ha più del doppio. Da ottobre ha acquisito 52.600 fan (+7% rispetto al periodo precedente, caratterizzato da una minore attività di pubblicazione). Il numero di interazioni complessivamente stimolate (like, commenti, share, post spontanei degli utenti in bacheca) è stato di 1.091.384 (178% rispetto al periodo precedente). Il messaggio di Renzi più apprezzato dalla rete, da un anno a questa parte, è stato l’augurio di buon lavoro al Presidente Mattarella, che ha generato circa 92.000 interazioni su Facebook.

sentiment_renzi

L'articolo Matteo Renzi corre sui social, ma il sentiment peggiora proviene da Data Manager Online.

]]>
YouTube, Suor Cristina la più cliccata del 2014 https://www.datamanager.it/2014/12/youtube-suor-cristina-cliccata-2014/ Tue, 09 Dec 2014 15:05:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66432 Nella classifica redatta da Google dei video di YouTube più popolari del 2014 in Italia vince Suor Cristina, insieme all’inglese di Matteo Renzi E’ Suor Cristina, uno dei più chiacchierati fenomeni televisivi e musicali degli ultimi anni, uscita dal talent The Voice, a svettare in cima alla ‘YouTube Rewind 2014’. Si tratta della classifica dei […]

L'articolo YouTube, Suor Cristina la più cliccata del 2014 proviene da Data Manager Online.

]]>
Nella classifica redatta da Google dei video di YouTube più popolari del 2014 in Italia vince Suor Cristina, insieme all’inglese di Matteo Renzi

E’ Suor Cristina, uno dei più chiacchierati fenomeni televisivi e musicali degli ultimi anni, uscita dal talent The Voice, a svettare in cima alla ‘YouTube Rewind 2014’. Si tratta della classifica dei video più popolari per quest’anno su YouTube, che ha da pochissimo lanciato la sua piattaforma di streaming musicale YouTube Music Key, sfidando così Spotify e iTunes.

In realtà Suor Cristina occupa sia il primo che l’ultimo posto della classifica, con due video: la sua presentazione al talent The Voice nel team di J-Ax (oltre 66 milioni di visualizzazioni) e il duetto musicale con Luna Palumbo (quasi 9 milioni). Anche se non è riuscita a mandare in tilt i server di YouTube come ha fatto la canzone di PSY Gangnam Style, che ha superato il numero di visualizzazioni disponibili costringendo a raddoppiare la capacità del contatore, tuttavia Suor Cristina può ritenersi contenta dello straordinario successo ottenuto.

L’inglese di Renzi al terzo posto

Altro video cliccatissimo dagli italiani è un filmato di The Jackal (oltre 4 milioni di visualizzazioni), la casa di produzione che ha ideato ‘Gli effetti di Gomorra sulla gente’ dopo il successo della serie tv. Matteo Renzi che parla inglese si merita invece un bel terzo posto con il rap shisisistheword (oltre tre milioni e 600 mila visualizzazioni).
Nella top ten di quest’anno non potevano mancare “YouTuber” di successo come  Faviji e Frank Matano, mentre la classifica dei video musicali più votati vede in testa Enrique Iglesias con sua hit Bailando, seguito da star della musica internazionale come Katy Perry, Rocco Hunt, Shakira, Francesco Renga ed Emis Killa.

[ot-video type=”youtube” url=”http://youtu.be/TpaQYSd75Ak”]

 

L'articolo YouTube, Suor Cristina la più cliccata del 2014 proviene da Data Manager Online.

]]>
Il dominio di Renzi registrato (da un altro) in diretta https://www.datamanager.it/2014/12/dominio-renzi-registrato-in-diretta/ Fri, 05 Dec 2014 19:00:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66328 Il Premier annuncia su La7 l’apertura del sito soldipubblici.it ma uno spettatore lo precede e acquista il dominio. Il caso spopola in rete Mai dire a qualcuno di voler aprire un sito web quando ancora non è stato registrato. Soprattutto mai dirlo se sei il Presidente del Consiglio e stai parlando in diretta nazionale. Renzi, […]

L'articolo Il dominio di Renzi registrato (da un altro) in diretta proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Premier annuncia su La7 l’apertura del sito soldipubblici.it ma uno spettatore lo precede e acquista il dominio. Il caso spopola in rete

Mai dire a qualcuno di voler aprire un sito web quando ancora non è stato registrato. Soprattutto mai dirlo se sei il Presidente del Consiglio e stai parlando in diretta nazionale. Renzi, sin dal suo primo avvento al Governo, ha sempre parlato di web, internet e nuove tecnologie. Non è un mistero che, grazie a un’età più giovane di chi lo ha preceduto, parte dei suoi sforzi siano concentrati nel voler utilizzare internet per le sue enormi potenzialità, anche in ambito politico. Lo sanno già i partiti che durante gli ultimi anni si sono promossi, molto, sulla rete e lo sanno i singoli deputati, che spesso usano Facebook e Twitter per esprimere le opinioni personali su specifiche materie o per dare news rispetto a programmi e azioni sul territorio.

Cosa è successo

Così Renzi ha deciso di sfruttare il web per restituire maggiore trasparenza sui soldi pubblici utilizzati dai parlamentari e aree di partito. Si tratta della prima risposta allo scandalo che sta sconvolgendo il PD a Roma, a seguito di alcune indagini sulle rendicontazioni e i bilanci forniti a Governo. Un obiettivo non semplice ma fattibile, secondo il Premier, attraverso il lancio del sito www.soldipubblici.it , dove pubblicare i documenti forniti dai partiti. Il problema è che mentre Renzi annunciava la novità, un astuto spettatore ha acceso il computer per verificare se il sito esistesse già, o fosse almeno registrato. A sorpresa il dominio era ancora libero; a questo punto Nicola Mattina, imprenditore romano, ha colto la palla al balzo registrandolo a suo nome. Il motivo è stato spiegato dall’autore tramite il suo profilo Facebook: Renzi aveva erroneamente annunciato il sito soldipubblici.it al posto di quello che sarebbe dovuto essere (e infatti sarà) soldipubblici.gov.it. Per questo Mattina ha deciso di acquistare il dominio permettendo poi un redirect verso il sito corretto. Insomma dove Renzi tentenna la Rete corregge.

L'articolo Il dominio di Renzi registrato (da un altro) in diretta proviene da Data Manager Online.

]]>