Il dominio di Renzi registrato (da un altro) in diretta

Il Premier annuncia su La7 l’apertura del sito soldipubblici.it ma uno spettatore lo precede e acquista il dominio. Il caso spopola in rete

Mai dire a qualcuno di voler aprire un sito web quando ancora non è stato registrato. Soprattutto mai dirlo se sei il Presidente del Consiglio e stai parlando in diretta nazionale. Renzi, sin dal suo primo avvento al Governo, ha sempre parlato di web, internet e nuove tecnologie. Non è un mistero che, grazie a un’età più giovane di chi lo ha preceduto, parte dei suoi sforzi siano concentrati nel voler utilizzare internet per le sue enormi potenzialità, anche in ambito politico. Lo sanno già i partiti che durante gli ultimi anni si sono promossi, molto, sulla rete e lo sanno i singoli deputati, che spesso usano Facebook e Twitter per esprimere le opinioni personali su specifiche materie o per dare news rispetto a programmi e azioni sul territorio.

Cosa è successo

Così Renzi ha deciso di sfruttare il web per restituire maggiore trasparenza sui soldi pubblici utilizzati dai parlamentari e aree di partito. Si tratta della prima risposta allo scandalo che sta sconvolgendo il PD a Roma, a seguito di alcune indagini sulle rendicontazioni e i bilanci forniti a Governo. Un obiettivo non semplice ma fattibile, secondo il Premier, attraverso il lancio del sito www.soldipubblici.it , dove pubblicare i documenti forniti dai partiti. Il problema è che mentre Renzi annunciava la novità, un astuto spettatore ha acceso il computer per verificare se il sito esistesse già, o fosse almeno registrato. A sorpresa il dominio era ancora libero; a questo punto Nicola Mattina, imprenditore romano, ha colto la palla al balzo registrandolo a suo nome. Il motivo è stato spiegato dall’autore tramite il suo profilo Facebook: Renzi aveva erroneamente annunciato il sito soldipubblici.it al posto di quello che sarebbe dovuto essere (e infatti sarà) soldipubblici.gov.it. Per questo Mattina ha deciso di acquistare il dominio permettendo poi un redirect verso il sito corretto. Insomma dove Renzi tentenna la Rete corregge.

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