Papa Francesco – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sat, 26 Apr 2025 12:58:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Papa Francesco – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’eredità open di Papa Francesco https://www.datamanager.it/2025/04/leredita-open-di-papa-francesco/ Tue, 22 Apr 2025 07:10:57 +0000 https://www.datamanager.it/?p=244817 La sinodalità come piattaforma: Papa Francesco, il CEO della fede che ha innovato la più antica istituzione legacy del mondo La morte di Papa Francesco assume un significato profondamente simbolico. Il Lunedì dell’Angelo è un giorno di rinascita, di cammino verso il nuovo: il messaggio finale di un pontefice che ha vissuto il suo mandato […]

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La sinodalità come piattaforma: Papa Francesco, il CEO della fede che ha innovato la più antica istituzione legacy del mondo

La morte di Papa Francesco assume un significato profondamente simbolico. Il Lunedì dell’Angelo è un giorno di rinascita, di cammino verso il nuovo: il messaggio finale di un pontefice che ha vissuto il suo mandato come servizio e trasformazione. Non sono un vaticanista. Spero che queste mie riflessioni non suonino eretiche, e tantomeno blasfeme, all’orecchio degli esperti.

Dodici anni fa, il mondo saluta il Papa venuto «quasi dalla fine del mondo», che si affacciava per la prima volta dalla loggia di San Pietro col nome inedito di Francesco.

Jorge Mario Bergoglio, gesuita, argentino di origini italiane, arcivescovo di Buenos Aires, è il primo non europeo in oltre mille anni a sedere sul trono di Pietro. Ma è solo l’inizio. L’arrivo di Francesco innesca una trasformazione sistemica in una delle organizzazioni più complesse, globali e radicate dell’umanità: la Chiesa cattolica. Oggi, con il suo pontificato ormai agli atti, possiamo leggerlo anche come un case study di leadership trasformazionale. Un pontefice che ha saputo attivare la cultura della riforma, gestire il cambiamento in un ambiente legacy e ri-posizionare il “brand” della Chiesa per una nuova era.

Papa Francesco non ha cambiato i dogmi. Ma ha riprogrammato il software culturale della Chiesa. È stato il papa della semplificazione, del customer-care pastorale, della sostenibilità spirituale. Ha gestito la più antica “multinazionale” della storia con logiche più vicine alla leadership etica della Silicon Valley che al potere temporale dei papi rinascimentali. Se la Chiesa sopravvive da 2000 anni è perché sa quando è il momento di cambiare. Francesco è stato il “product manager” di questa riforma. Ora il mondo guarda a chi prenderà in mano il prossimo aggiornamento del sistema.

Dalla “Curia” al cliente: l’approccio customer-centric

Il primo gesto di Francesco è stato un segnale da manuale di disruption culturale: rinunciare all’appartamento pontificio e vivere nella Domus Santa Marta. Niente simboli imperiali, niente troni. Un “CEO” in grado di riposizionare la Chiesa dalla centralità mainframe alla logica as a Service.

La sua frase – «Come vorrei una Chiesa povera per i poveri» – non è solo una intenzione evangelica: è un mission statement. Francesco ha spostato il baricentro dall’organizzazione ai “clienti”, in questo caso le periferie umane, sociali ed esistenziali. Ha spostato il target della missione ecclesiale verso gli esclusi, i migranti, i non credenti, i giovani distanti dalla fede.

Riforma della Curia: ridisegnare il management

Nel 2022, con la Costituzione Apostolica “Praedicate Evangelium”, Papa Francesco ha lanciato la più profonda ristrutturazione della macchina curiale dagli anni 60. Ha accorpato dicasteri, semplificato gerarchie, aperto ruoli di governance alle donne, introdotto logiche sinodali nella cultura decisionale, passando – per dirla con il linguaggio del business – da un modello top-down a uno decentralizzato e partecipativo.

Le conferenze episcopali hanno avuto più voce. Il Papa stesso ha lanciato il Sinodo universale, un vero esperimento di ascolto globale con logiche di governance open-source. Con la sua morte, tutti i poteri decisionali centrali decadono. Non si possono prendere decisioni strategiche, nominare dirigenti, riformare strutture o firmare documenti magisteriali. I “dipartimenti” vaticani (dicasteri), che dipendono dal mandato papale, entrano in modalità “safe mode”. Nel linguaggio ecclesiastico, si parla di “Sede Vacante”, ma se lo traduciamo in termini di management e corporate governance, significa che tutti i poteri ordinari centrali vengono sospesi.

Non esiste una figura come un COO o un “CEO ad interim” con pieni poteri: nel contesto della Sede Vacante, il Camerlengo di Santa Romana Chiesa ricopre il ruolo di amministratore delegato a tempo che si occupa esclusivamente della gestione ordinaria, della custodia dei beni patrimoniali, ma con compiti ben definiti che riguardano esclusivamente il mantenimento dell’istituzione in attesa di un nuovo CEO (Papa).

Il Collegio dei Cardinali funge da board temporaneo, ma non può prendere decisioni dottrinali, strutturali o politiche. Può solo indire ed eseguire l’elezione del successore. È una governance pensata per evitare colpi di mano, derive di potere, o iniziative personali. È come se una impresa vision-driven avesse perso il suo fondatore, e ora fosse in attesa di capire se il nuovo leader sarà un continuatore (vision 2.0), un riformatore (reset) o un restauratore (rollback). Dal punto di vista di un investitore o di un portatore di interesse, potrebbe sembrare un sistema inefficiente. Ma qui, la lentezza è voluta: la Chiesa, con duemila anni di storia alle spalle, ha una gestione del tempo diversa. Non cerca efficienza, ma resilienza e coerenza.

Brand, comunicazione e UX spirituale

In un mondo dove fisico e virtuale sconfinano l’uno nell’altro, caratterizzato da hyperchoice e overload di informazioni, Francesco ha compreso che la narrazione conta. La sua comunicazione – gesti e frasi semplici, interviste spontanee – ha dato alla Chiesa il volto degli ultimi, credibile e accessibile.

Ha presidiato canali come X e Instagram (@Pontifex) con una strategia di contenuti pensata per l’era social. Il messaggio non era solo il contenuto spirituale, ma il tono e il contesto: compassione, umiltà, umanità.

ESG spirituale: “Laudato sì” e capitale etico

Con l’enciclica “Laudato sì” (2015), Francesco ha anticipato di almeno cinque anni il mainstream ESG nel mondo economico-finanziario. Ha posto la sostenibilità ambientale come tema teologico, morale e sociale, promuovendo un concetto di “ecologia integrata”. Oggi, molte multinazionali citano l’enciclica nei loro report CSR. Francesco ha trasformato la cura del creato da optional etico a obbligo spirituale, facendo del Vaticano un player riconosciuto nelle conferenze ONU sul clima.

Leadership in tempo di crisi

Dalla pandemia alla guerra in Ucraina, fino agli abusi nella Chiesa, Francesco ha guidato la Chiesa come un leader in crisi di reputazione: ha chiesto perdono, convocato tavoli, rimosso figure potenti. Durante la pandemia, la sua immagine in Piazza San Pietro, da solo e sotto la pioggia, è diventata uno dei simboli globali del lockdown: un’icona del dolore collettivo vissuto con compassione.

Forse, il lascito più innovativo di Francesco è l’idea di “sinodalità”: una piattaforma collaborativa, in cui ogni battezzato è “utente attivo” della fede. È come se avesse trasformato la Chiesa da un’organizzazione gerarchica a un sistema “cloud”, orizzontale, distribuito. Una Chiesa che ascolta prima, ma non rinuncia a insegnare.

Papa Francesco parla di algoritmi

L’intervento di Papa Francesco sul tema dell’Intelligenza Artificiale in occasione del G7, durante il semestre di Presidenza italiana, potrebbe sembrare, a prima vista, una nota laterale. Eppure, negli ultimi anni, il pontefice argentino ha saputo posizionare la Chiesa cattolica come interlocutore strategico nel dibattito globale sull’AI ethics. Un apporto paradossale, e proprio per questo prezioso: una delle istituzioni più legacy ha detto la sua sulla tecnologia più disruptive del secolo. E lo ha fatto con un framework che il mondo business-tech comincia finalmente a prendere sul serio: quello della responsabilità umana prima che tecnica.

Dal pulpito al protocollo

Nel 2020, ben prima che ChatGPT o gli LLM diventassero mainstream, il Vaticano ha promosso – in collaborazione con Microsoft, IBM, FAO e organizzazioni internazionali di etica digitale – il Rome Call for AI Ethic. Una carta che punta a inserire nel codice delle tecnologie emergenti sei principi fondamentali: trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza. Quella call è molto più di un documento, ma rappresenta il tentativo di fusione tra il linguaggio dell’enciclica e quello dei white paper, tra l’etica teologica e il design thinking. Francesco ha sostenuto che l’AI deve essere «algoretica», mix tra algoritmo e coscienza etica, ponte tra dottrina e governance digitale.

La dottrina incontra il futuro: bias sì, ma anche visione

È chiaro: il Vaticano ha il suo “grande editore” di riferimento, e porta nel dibattito sull’AI un “bias” preciso, quello della dottrina derivata dall’interpretazione autentica della parola di Dio, secondo la prospettiva cattolica. L’antropologia cristiana pone l’uomo al centro, creatura irripetibile e non replicabile da alcuna macchina. L’AI non è vista come creatrice, ma come “strumento” – da usare e regolare per il bene. Sottovalutando, tuttavia, il fatto che la tecnologia non è mai veramente neutra, ma capace di capovolgere il rapporto tra soggetto e oggetto.

Francesco ha ribadito: «Nessun algoritmo può decidere della dignità umana. Nessuna macchina può sostituire la coscienza». Una posizione che introduce la necessità di una architettura etica in una costruzione troppo tecnocratica. Se la disruption si consuma più velocemente della riflessione, il Papa ha giocato un ruolo da “chief ethicist” globale, inserendosi nel vuoto di visione lasciato da molte Big Tech, insistendo sulla necessità di governare prima di codificare, di discernere prima di ottimizzare.

Francesco e l’AI come “discernimento digitale”

Nel lessico di Papa Fancesco, l’AI è spesso trattata come una questione di discernimento: un termine chiave nella spiritualità gesuita, che implica attenzione, ascolto, tempo. Una forma di leadership riflessiva che si oppone alla logica della performance e dello sviluppo Agile. È come se Francesco suggerisse al mondo tech di rallentare, non per paura del futuro, ma per ritrovare il senso di ciò che si sta costruendo. Con il suo impatto sulla Rome Call, le aperture verso think tank globali, e la spinta per l’applicazione dell’AI al servizio della giustizia sociale, Francesco ha dimostrato che la leadership valoriale può influenzare anche l’architettura tecnologica.

Chi sarà il prossimo Papa?

Il successore di Francesco sarà un continuatore, un riformatore o un restauratore? La scelta di un nuovo papa è sempre frutto di dinamiche complesse: geopolitiche, spirituali, ecclesiali. Un papa dell’Asia o dell’Africa (dove la Chiesa cresce più rapidamente) potrebbe segnare il “ritorno alle origini” del messaggio evangelico. Un papa latinoamericano 2.0 (con un profilo diverso da Francesco) potrebbe incarnare l’idea di un nuovo “Pietro globale”.

Ma partiamo dai fatti. Papa Francesco è stato il primo papa gesuita e il primo proveniente dall’America Latina. Il suo stile sobrio e dirompente ha diviso ma anche profondamente ispirato. Il Collegio cardinalizio, da lui fortemente rinnovato, dovrà scegliere il suo successore. Durante il suo pontificato, Francesco ha creato più del 70% dei cardinali elettori (quelli con meno di 80 anni), orientando il collegio verso una maggiore rappresentanza del Sud globale. Questa distribuzione non può non avere un impatto sulla formazione della maggioranza nel Conclave. Con 135 cardinali elettori provenienti da 71 paesi, la composizione del Collegio cardinalizio è oggi più diversificata che mai. L’Europa mantiene ancora la quota più alta con 52 cardinali, pari al 39% del totale, ma è ormai lontana dai tempi in cui deteneva oltre la metà dei voti. A seguire, l’America Latina e i Caraibi contano 24 elettori (18%), seguiti dall’Asia in crescita, con 22 cardinali (17%), che conferma il peso crescente del cattolicesimo asiatico nelle strategie del Vaticano.

L’Africa, con 18 cardinali elettori (13%), rappresenta l’altro baricentro in espansione. Il Nord America, nonostante la sua influenza storica e la capacità mediatica, registra 14 cardinali (10%), mentre l’Oceania chiude con 4 cardinali (3%). Questi numeri mostrano come il prossimo conclave si svolgerà in uno scenario sempre più multipolare, nonostante la brusca frenata della globalizzazione, in cui la voce delle “periferie” – come le ha definite Papa Francesco – avrà un peso determinante.

La storia recente ci insegna che le sorprese non sono rare: Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I, lo stesso Karol Wojtyła (primo non italiano da secoli), e Francesco non erano i favoriti dai pronostici.

Un nome fuori dai radar potrebbe emergere, soprattutto se il conclave dovesse protrarsi oltre le tre settimane – segnale chiaro di una frammentazione interna tra i cardinali elettori. In uno scenario del genere, l’impasse potrebbe aprire la strada a un profilo inatteso, scelto come figura di sintesi tra le diverse anime della Chiesa.

Il prossimo conclave si annuncia, dunque, come un evento globale, profondamente segnato dal pontificato di Francesco ma aperto a un’ampia varietà di scenari. La Chiesa può scegliere di proseguire sulla strada della riforma e della sinodalità, oppure cercare un profilo più conservatore per stabilizzare le tensioni dottrinali interne. Naturalmente, l’azione dello Spirito Santo – per sua natura imprevedibile, insondabile e infallibile – lascia sempre aperta la possibilità di un papa “a sorpresa”.

Accanto alle analisi geopolitiche, alle strategie curiali e ai pronostici dei vaticanisti, in ogni conclave, aleggia l’imponderabile: l’elemento che sfugge a ogni calcolo e che, nella storia della Chiesa, ha più volte ribaltato gli scenari. Il successore di Pietro non è solo il frutto di un equilibrio tra correnti, continenti e visioni teologiche, ma anche il segno di una volontà che – per chi crede – opera oltre la logica del consenso.

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Donald Trump meglio del Papa, è il leader più popolare su Twitter https://www.datamanager.it/2017/10/donald-trump-meglio-del-papa-leader-piu-popolare-twitter/ Mon, 09 Oct 2017 17:30:13 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132450 Donald Trump è il leader in carica con il maggior numero di follower su Twitter (40 milioni) Se il consenso nei confronti dei governanti si misurasse tramite Twitter, Donald Trump sarebbe certamente il leader più amato al mondo. Burson-Marsteller conferma che il profilo @realDonaldTrump, utilizzato dal presidente degli Stati Uniti per diffondere i suoi messaggi con […]

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Donald Trump è il leader in carica con il maggior numero di follower su Twitter (40 milioni)

Se il consenso nei confronti dei governanti si misurasse tramite Twitter, Donald Trump sarebbe certamente il leader più amato al mondo. Burson-Marsteller conferma che il profilo @realDonaldTrump, utilizzato dal presidente degli Stati Uniti per diffondere i suoi messaggi con grande fastidio dell’ufficio stampa della Casa Bianca, ha superato i 40 milioni di follower. Il tycoon ha quindi superato Papa Francesco, che può contare su 39,5 milioni di seguaci suddivisi tra i diversi account @pontifex. Al terzo posto si conferma il primo ministro indiano, Narendra Modi, con 35 milioni di follower. La ricerca è stata condotta su 890 profili di capi di stato di tutto il mondo.

Donald Trump non si aggiudica solo la prima posizione ma anche la quinta e la sesta con rispettivamente l’account istituzionale del presidente USA (@potus con 20,5 milioni di follower) e quello della Casa Bianca (@WhiteHouse con 15,6 milioni di seguaci). Il miliardario ed ex uomo immagine di “The Apprentice” non è però riuscito a eguagliare il suo predecessore sulla poltrona nella Sala Ovale. Barack Obama, il cui numero di follower è cresciuto anche dopo la fine del mandato, è seguito da ben 95,6 milioni di persone. Obama ha inoltre detenuto per anni il record del tweet più ricondiviso di sempre fino a quando Ellen De Geners non ha pubblicato il suo selfie durante la Notte degli Oscar del 2014.

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Aldo Cavalli, la tecnologia come mezzo non come fine https://www.datamanager.it/2017/04/201704aldo-cavalli-la-tecnologia-mezzo-non-fine/ Wed, 12 Apr 2017 13:39:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123098 La sfida dello sviluppo oltre i parametri economici. Sua Eccellenza, Aldo Cavalli, nunzio apostolico nei Paesi Bassi: «Non solo connessioni digitali, ma connessioni tra i popoli» La Pasqua ci ricorda il significato di rialzarsi, di rinnovamento, di trasformazione. Augurare Buona Pasqua significa augurare una rinascita. Nel mondo, merci e capitali possono circolare alla velocità di […]

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La sfida dello sviluppo oltre i parametri economici. Sua Eccellenza, Aldo Cavalli, nunzio apostolico nei Paesi Bassi: «Non solo connessioni digitali, ma connessioni tra i popoli»

La Pasqua ci ricorda il significato di rialzarsi, di rinnovamento, di trasformazione. Augurare Buona Pasqua significa augurare una rinascita. Nel mondo, merci e capitali possono circolare alla velocità di un click, a differenza delle persone. Continuiamo a parlare di apertura, conoscenza, talento. Comunicazione, trasformazione e collaborazione sono diventate buzzword della cronaca hi-tech, parole che però la Chiesa utilizza da duemila anni, ci ricorda Sua Eccellenza, Aldo Cavalli, nunzio apostolico nei Paesi Bassi nominato da Papa Francesco nel 2015. «La comunicazione implica alcuni componenti fondamentali. Il primo è il contenuto da comunicare. Il secondo è il destinatario. Il terzo, il mezzo che utilizzo. La comunicazione è multicanale e pervasiva. Ogni messaggio può avere un effetto positivo o negativo. Il vero dialogo non può essere sopraffazione, violenza o condizionamento». Nell’era di Internet, in cui dalle comunicazioni sociali siamo passati a quelle “social”, occorre rifondare la comunicazione come personale, uno-a-uno. «Internet è un dono di Dio, ma il mezzo non è soltanto la piattaforma tecnologica che utilizziamo» – mette in guardia Sua Eccellenza.  «È la parola, il fare, l’ambiente che creiamo, l’esempio che siamo capaci di dare. Il Papa utilizza tutti gli strumenti per comunicare. Ma alla base ci sono i valori, non solo cifre e parametri economici».

Già nunzio apostolico in Cile e Colombia, Monsignor Aldo Cavalli è nato il 18 ottobre 1946 a Maggianico di Lecco, terzogenito di quattro figli di una famiglia di fornai, che poi si è trasferita a Caprino Bergamasco e infine a Ponte San Pietro (Bergamo). Ordinato sacerdote il 18 marzo 1971, ha insegnato Lettere al Seminario di Bergamo. Laureatosi in Scienze politiche, nel 1979 passa alla Segreteria di Stato Vaticana. Ha vissuto in Africa, in Sud America, ed è un profondo conoscitore dell’animo umano. La tecnologia non è neutra. E le piattaforme non possono essere considerati gusci vuoti da riempire, afferma Monsignor Aldo Cavalli. «Occorre mettere insieme strumento e messaggio. La tecnologia è mezzo non può essere fine a se stessa. La riduzione dell’uomo alla semplice somma di energia, materia e informazione, porta alla inevitabile morte del soggetto e a tutte le forme di sfruttamento dell’essere umano».


Sua Eccellenza #Aldo Cavalli Non solo connessioni digitali, ma connessioni tra i popoli
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Personalmente e come giornalista, credo profondamente nel potere delle parole. Credo fermamente nel potere della bontà, della volontà, della responsabilità, della cooperazione. Credo che abbiamo bisogno di lavorare per lasciare un mondo migliore ai nostri figli. Credere è sempre un atto di fede. Credere in noi stessi è il primo passo che possiamo fare per cambiare. Credere è creare. Abbiamo bisogno di un atto di fede in noi stessi, nella forza delle nostre idee, del nostro lavoro e delle persone che lavorano con noi. È possibile crescere solo se guardiamo lontano. Se vogliamo fare di più per la crescita, ciascuno di noi deve fare di più. «La speranza deve essere un esercizio quotidiano». E chi non ha speranza, si rassegna al fallimento. Viviamo in un mondo in cui le differenze diventano ragione di scontro, in cui ogni mezzo è lecito per raggiungere il successo e il denaro, con tassi sempre più elevati di corruzione, disoccupazione e disperazione. Siamo di fronte alla sfida cruciale di ricostruire o reinventare un sistema sociale e politico capace di dare a tutti una vita di successo che non si basi – però – sullo sfruttamento, la speculazione o l’infelicità altrui». Una sfida, ricorda Sua Eccellenza Aldo Cavalli, che riguarda da vicino anche l’Europa, nel sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma: «L’Europa, che ho visto nascere e che oggi sembra incerta e ripiegata su se stessa».

Data Manager: Perché il mondo sembra bloccato in una crisi che non passa?

Sua Eccellenza, Aldo Cavalli: Perché la crisi stessa è cambiamento continuo. Ci troviamo in un momento di grandi cambiamenti epocali. Siamo in un tempo di discernimento, come ha detto il Papa. La parola crisi ha la stessa etimologia di “crisalide”, di “criterio”, di “creatività”. Sono parole che hanno la radice “cri”, che in sanscrito significa “trasformazione”. Il bruco si trasforma in crisalide. La crisalide è il luogo dove avviene il mutamento. Il verbo divino si fa carne. La verità diventa parola attraverso l’azione. La crisi mette in atto una riflessione personale ed emotiva che ci costringe ad avere di meno o a rinunciare a tutto per essere e rinascere a una vita nuova.

Ma come si cambia senza perdersi?

Per capire bisogna andare alla radice dei fatti e delle parole che usiamo per rappresentarle. Se facciamo riferimento all’etimologia, la parola “crisi” implica una “separazione”, una “cernita” – in pratica – una “scelta”. E davanti alle scelte siamo sempre in crisi. Attraverso le scelte decidiamo chi siamo e cosa vogliamo diventare. La scelta determina un passaggio di crescita, di incontro con l’altro.

Ma quando l’incontro con l’altro diventa scontro?

Le culture sono veramente differenti. Ho vissuto in molti posti nel mondo. E posso dirlo. Ogni cultura ha dei valori di riferimento, dei modelli di pensiero e anche dei disvalori. Ma per entrare dentro quel sistema di valori di riferimento, occorre fare un atto di umiltà per comprenderli da dentro attraverso il dialogo e la capacità di ascolto. Il rispetto dell’altro nasce dall’ascolto. Il dialogo mette in contatto le persone. Questi sono valori profondamente umani. Rispetto, dialogo, libertà sono i valori per vivere insieme. Poi ci sono valori profondamente spirituali. L’amore per il prossimo, la redenzione, la sacralità della vita. L’amore è la forza che ci fa vincere la paura e compiere imprese straordinarie. E l’amore di Dio ci cambia, ci indica la strada e non chiede nulla in cambio.

Come si fa a vincere l’indifferenza?

Se non ti “prendo con me”, tu rimani estraneo, straniero. E non mi interessa quello che ti accade. Davanti alla tragedia dei migranti e la guerra in Siria non si può restare indifferenti. L’incontro con l’altro nasce dalla comprensione e restituisce dignità. La paura allontana, separa. È lo scambio tra persone che si pongono allo stesso livello e si guardano negli occhi. Il dialogo non è “dialisi”, non è esprimere giudizi a priori.

Perché allora si costruiscono muri?

Perché la paura è più forte del coraggio. L’accoglienza di milioni di persone che scappano dalla guerra o da condizioni di vita insostenibili è l’unica possibilità di futuro che abbiamo per costruire la pace. Ogni forma di barriera, divisione e squilibro è destinata ad alimentare l’odio e la violenza. La tecnologia ci ha abituato ad accorciare le distanze, ad andare sempre più veloce, ma il tempo dell’integrazione e della comprensione non è comprimibile.

Di cosa abbiamo bisogno?

Ci vuole tanto lavoro, fatica quotidiana, pazienza infinita e ci vogliono leader all’altezza di questo compito. E chi vuole rovinare tutto questo lavoro diffonde il terrore con attentati terribili. Ma si tratta di un piccolo gruppo, le cui finalità sono quelle di distruggere il dialogo tra i popoli e alimentare lo scontro.


Sua Eccellenza #Aldo Cavalli L’Europa di oggi non più è quella di Schuman e De Gasperi
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Quale equilibrio tra conoscenza e informazione?

Senza sapienza è difficile da trovare l’equilibrio. Ci vogliono conoscenza, sapienza e lungimiranza. E abbiamo bisogno di capi che ci conducano attraverso il deserto. Io sono figlio dell’Europa. Sono nato un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ho visto costruire l’Europa. Ho visto i miei genitori rimboccarsi le maniche e lavorare sodo. La scuola fino alla quinta elementare, se eri fortunato. Ho visto la dignità del lavoro anche quando era umile. Le persone che lottano per un futuro migliore hanno tutti la stessa luce negli occhi. L’Europa ci ha permesso di uscire dalla povertà e di crescere grazie alla lungimiranza di leader come Robert Schuman e Alcide De Gasperi.

L’Europa di oggi è ancora quella di Schuman e De Gasperi?

Oggi, ci troviamo davanti alla grande sfida della globalizzazione. Dobbiamo rafforzare l’Europa, che qualcuno vorrebbe demolire, e al tempo stesso siamo chiamati alla sfida ancora più grande di costruire il mondo. L’Europa resta una grande idea, che però ha bisogno di rinnovarsi, cambiando metodi e finalità, sempre restando in contatto con le persone. Il rischio è di tornare indietro e di un impoverimento non solo economico, ma anche nella conoscenza e nelle relazioni. Abbiamo bisogno di leader capaci di guidarci nel futuro, non di scaraventarci in un passato di guerra e di povertà. Gli Stati Uniti d’Europa devono rivendicare un ruolo di guida e di dialogo con il mondo che sta emergendo, con l’Asia, il continente Africano, l’America Latina e con i paesi del Mediterraneo. È con loro, che dobbiamo costruire il nostro futuro.

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Le reazioni su Twitter alla visita americana di Papa Francesco https://www.datamanager.it/2015/10/le-reazioni-su-twitter-alla-visita-americana-di-papa-francesco/ Thu, 15 Oct 2015 14:21:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85592 Dall’analisi semantica di 35mila tweet sono emersi argomenti, concetti e sensazioni degli utenti: Fidel Castro e Giovanni Paolo II, traffico e sicurezza, comunismo e capitalismo, bene e male, senza dimenticare temi delicati come gender, aborto e abusi sessuali Expert System ha svolto un’analisi dei commenti pubblicati su Twitter in relazione alla recente visita di Papa Francesco […]

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Dall’analisi semantica di 35mila tweet sono emersi argomenti, concetti e sensazioni degli utenti: Fidel Castro e Giovanni Paolo II, traffico e sicurezza, comunismo e capitalismo, bene e male, senza dimenticare temi delicati come gender, aborto e abusi sessuali

Expert System ha svolto un’analisi dei commenti pubblicati su Twitter in relazione alla recente visita di Papa Francesco a Cuba e negli Stati Uniti.

Fin dall’inizio del suo pontificato, il Papa “venuto dall’altra parte del mondo” scatena quotidianamente un grandissimo interesse mediatico: un esempio è la sua visita in America a fine settembre che ha spinto gli utenti a condividere sui social media commenti, giudizi e sensazioni. L’analisi di Expert System si è proposta di cogliere proprio le reazioni su Twitter in relazione a questo viaggio storico: grazie al software semantico Cogito che capisce automaticamente il significato delle parole, Expert System ha analizzato oltre 35mila tweet in lingua inglese, in base agli hashtag più usati per indicare questo evento.

Molto rilevante sembra per gli utenti di Twitter il tema politico, con un’evidente contrapposizione tra comunismo e capitalismo che ha caratterizzato le varie tappe del viaggio papale: il termine communist, che indica l’assetto politico di Cuba, in antitesi a capitalist, che descrive l’economia statunitense ed è associato prevalentemente a termini negativi (poverty, evil, destruction).

I concetti citati maggiormente nei tweet relativi alla visita di Papa Francesco a Cuba e negli Stati Uniti

Come prevedibile, il leader politico più menzionato è Barack Obama, seguito da Fidel Castro, più citato del fratello Raúl Castro, a rimarcare l’influenza politica e sociale detenuta ancora oggi dell’ex presidente. Molta curiosità è stata suscitata dallo scambio di regali tra Francesco e Fidel (book, gift, present, receive), così come da alcune situazioni di confronto tra Presidenti USA e Pontefici: l’accoglienza del Papa da parte di Obama ha ricordato quella riservata a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI da parte di George W. Bush.

Tra gli argomenti trattati dal Papa durante la sua visita e che hanno fatto più discutere gli utenti ne emergono alcuni molto attuali e controversi, come il tema del gender, affrontato attraverso l’opposizione inclusione/esclusione (discrimination, inclusion, is welcome, bridges, issues). Gli utenti dedicano particolare attenzione anche al tema che riguarda le donne, a cui sono associate parole quali child, care, men, force e, in particolare, il tema dell’aborto e del perdono (forgiveness, forgive, absolve). Nei tweet si parla spesso del Papa in relazione all’attuale situazione politica e alla crisi (compaiono termini come immigrants, refugee crisis). Al termine del viaggio l’incontro con alcune vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti: un argomento molto ripreso su Twitter riguarda proprio la necessità di supporto e giustizia per queste vittime.

La preoccupazione per la sicurezza nazionale USA e per possibili attacchi terroristici risulta evidente: lo dimostra il fatto che spesso gli utenti parlano di attacks, security e citano agenzie americane di sicurezza nazionale. A Philadelphia pare invece interessare il percorso stradale seguito dal Papa, soprattutto per i possibili disagi alla viabilità (si parla infatti di traffic, logistical nightmare, traffic box, transit).

I discorsi di Papa Bergoglio si sono incentrati sulla dicotomia good/evil: good è stato associato alla sfera religiosa (Church, God, Jesus, religious, faith) ma anche a concetti più generici quali love, freedom, peace, future, a rimarcare l’attenzione di Bergoglio verso ogni aspetto della vita. Sebbene se ne parli meno, evil è riferito a death penalty, conflict, enemy, arm, crime, nuclear weapon, global warming, quindi problemi di rilevanza sociale più che temi tipicamente religiosi, come odio e peccato.

In generale l’analisi del sentiment (positivo per il 68%) e degli aggettivi (sono emersi good, great, human, social), ha evidenziato la simpatia degli utenti verso Papa Francesco, accolto positivamente come Giovanni Paolo II, da sempre considerato una figura religiosa rilevante e positiva nella storia della Chiesa.

Papa Francesco ha sorpreso infine per la scelta della Papa mobile, una Fiat 500 (che risulta compact, small, little, humble, modest, economic) tanto che gli utenti lo hanno definito “a big man in a little car”.

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Hacker violano il Vaticano dopo le parole del Papa https://www.datamanager.it/2015/04/hacker-violano-il-vaticano-dopo-le-parole-del-papa/ Wed, 15 Apr 2015 12:27:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73259 Il sito del Vaticano è stato offline per qualche ora a causa di un attacco hacker, una risposta alle parole del Papa sul genocidio armeno Dopo le parole di Papa Francesco sullo sterminio degli armeni, la Turchia ha deciso di reagire anche attraverso la Rete. Qualche giorno fa Bergoglio aveva definito il massacro del popolo armeno da […]

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Il sito del Vaticano è stato offline per qualche ora a causa di un attacco hacker, una risposta alle parole del Papa sul genocidio armeno

Dopo le parole di Papa Francesco sullo sterminio degli armeni, la Turchia ha deciso di reagire anche attraverso la Rete. Qualche giorno fa Bergoglio aveva definito il massacro del popolo armeno da parte del decadente Impero Ottomano come il “primo genocidio del XX secolo”. In seguito, Ankara si era detta “delusa” ed “irritata” dalle dichiarazioni del Papa e dopo il richiamo del proprio ambasciatore dal Vaticano, il premier Recep Tayyip Erdogan aveva letteralmente messo in guardia Papa Francesco dal non ripetere un errore simile. Gli attacchi alla Santa Sede si sono spostati poi in Rete e il sito del Vaticano è stato bloccato per qualche ora a causa di un attacco degli hacker turchi.

Il blackout del sito del Vaticano è opera di hacker turchi

La notte scorsa il sito ufficiale del Vaticano www.vatican.va è rimasto offline per alcune ore a causa di un attacco hacker, che secondo la rivista Techworm sarebbe una risposta alle opinioni del Papa in merito al genocidio degli armeni. La violazione è stata in effetti rivendicata su Twitter dal profilo @YouAnonGlobal2, che fa riferimento ad Anonymous. Oltre a dichiararsi autori dell’attacco, gli hacker hanno promesso di continuare il proprio operato fino a quando la Santa Sede non chiederà ufficialmente scusa. Secondo la stampa armena gli autori dell’attacco appartengono al collettivo #THTHeracles, sezione dell’organizzazione pirata “Turk Hack Team”.

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L’iPad di Papa Francesco all’asta https://www.datamanager.it/2015/03/lipad-di-papa-francesco-allasta/ Mon, 30 Mar 2015 08:26:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72338 Il tablet appartenuto al Pontefice è stato messo in vendita per raccogliere fondi per la ricostruzione del Liceo Francisco di Paysandu Quando si dice il valore della tecnologia. Già il tablet di Apple è il più oneroso in vendita tra quelli destinati ai consumatori poi se è appartenuto a una persona come Papa Francesco allora vale […]

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Il tablet appartenuto al Pontefice è stato messo in vendita per raccogliere fondi per la ricostruzione del Liceo Francisco di Paysandu

Quando si dice il valore della tecnologia. Già il tablet di Apple è il più oneroso in vendita tra quelli destinati ai consumatori poi se è appartenuto a una persona come Papa Francesco allora vale davvero oro. Un iPad 4 da record secondo gli esperti che stimano in 40 mila dollari il prezzo che potrebbe raggiungere l’asta che vede come protagonista l’oggetto hi-tech utilizzato da Bergoglio. Il prossimo 14 aprile si aprirà a Montevideo la vendita dell’iPad “papale” che ha attraversato una lunga storia dall’Europa all’America Latina. In principio il tablet era stato utilizzato dall’attuale Papa quando non era ancora a capo della Chiesa; poco dopo Francesco decise di regalarlo a Gonzalo Aemilius, un sacerdote uruguaiano che a sua volto lo aveva donato al Liceo Francisco di Paysandù proprio in Uruguay. La scuola adesso per far fronte alle spese di ristrutturazione ha indetto un’asta unica.

Pezzo da collezione

Dicevamo circa 40 mila euro ma il valore dell’iPad potrebbe essere anche maggiore. A distinguere il tablet dagli altri in commercio è infatti il marchio ufficiale del Servizio Internet Vaticano” e la scritta “Su Santidad Francisco” che rendono l’oggetto unico suo genere e non replicabile. Per rendere il tutto ancora più ufficiale, al momento della consegna al miglior offerente, assieme al tablet verrà rilasciato un certificato di autenticità firmato dal segretario del Papa, il monsignor Fabian Pedacchio Leaniz.

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Il segno di Francesco, su Twitter https://www.datamanager.it/2015/03/il-segno-di-francesco-su-twitter/ Sun, 15 Mar 2015 14:00:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71449 7,5 milioni di tweet in 7 settimane: sono i numeri dell’analisi Almawave, Gruppo AlmavivA, sul Papa e i temi del Pontificato. Ogni messaggio di Francesco anima il dibattito social. Per Twitter è il Papa della Misericordia e del Rinnovamento Oltre sette milioni di tweet  raccolti in sette settimane sui principali temi del Pontificato e sulla […]

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7,5 milioni di tweet in 7 settimane: sono i numeri dell’analisi Almawave, Gruppo AlmavivA, sul Papa e i temi del Pontificato. Ogni messaggio di Francesco anima il dibattito social. Per Twitter è il Papa della Misericordia e del Rinnovamento

Oltre sette milioni di tweet  raccolti in sette settimane sui principali temi del Pontificato e sulla figura di Papa Francesco, a due anni dalla sua elezione. Almawave, società di innovazione tecnologica del Gruppo AlmavivA, ha realizzato l’analisi #idueannidifrancesco per comprendere quanto e quali messaggi del Papa abbiano messo radici sul terreno social.

Un monitoraggio costante, 24 ore su 24, di tutte le conversazioni sull’argomento, dal 20 gennaio all’8 marzo 2015, organizzate in 4 categorie e in oltre mille concetti-chiave. Quattro le lingue considerate con sofisticati algoritmi statistici. Il totale dei tweet raccolti è di 7.530.574, la maggioranza in inglese (5.455.279), segue lo spagnolo (1.364.594), il portoghese (564.021) e l’italiano (146.680).

La figura del Papa

Per il popolo social, Francesco è il Papa della Misericordia (20.1%) e del Rinnovamento (18,8%): questi i termini più associati alla figura del Pontefice in tutte le lingue analizzate. E’ il Papa della  Gioia per il 14,6% delle conversazioni, dell’Incontro (13.9%) e della Speranza (13%). Francesco viene dunque percepito come un Papa che unisce umanità e spiritualità, che abbraccia i fedeli, integra gli emarginati e accoglie le diversità.

Un Papa riformatore che invoca una Chiesa nuova, non solo nella riorganizzazione della Curia Romana, ma anche nel ritrovare i profondi valori del Cattolicesimo per sconfiggere la globalizzazione dell’indifferenza e la cultura dello scarto.

Messaggi che lasciano il segno

Risulta molto evidente dall’analisi che ad ogni intervento, Papa Francesco lascia un segno profondo anche su Twitter, stimolando discussione e commenti in ogni parte del mondo. L’andamento del fenomeno, infatti, mostra come in corrispondenza dell’Angelus domenicale vi siano i picchi delle conversazioni. Il picco massimo del periodo considerato, con 306.693 tweet, è stato registrato tra il 7 e il 9 febbraio, in occasione del video messaggio del Papa per l’Expo, verso l’economia dell’iniquità; dell’Angelus domenicale e del discorso al Pontificio Consiglio della Cultura sul ruolo della donna.

Il senso dell’analisi

“Almawave, società d’innovazione tecnologica del Gruppo AlmavivA, utilizza le sue piattaforme di analisi Big Data anche per capire il presente, rilevarne i fenomeni e osservarne le dinamiche – dice Valeria Sandei, amministratore delegato di Almawave -. L’obiettivo dell’Analisi #idueannidiFrancesco era valutare quanto il messaggio dialogante del Papa, innovativo per stile, uso delle parole e mezzi di comunicazione, trovasse accoglienza e riscontro nel mondo web. Inoltre, a due anni dalla sua elezione, si voleva capire quanto e quali messaggi del Papa avessero messo radici – “vivessero” – su un social network particolarmente sensibile all’attualità. La nostra ricerca evidenzia che il Pontefice lascia anche su Twitter un segno molto profondo e che i suoi interventi creano picchi di conversazione, stimolando un dibattito spontaneo e ricco, ispirato dalle sue parole”.

“Significativo  – conclude Sandei – è verificare come, negli scambi in 140 caratteri, si riflette la terminologia concettuale di Francesco (periferie esistenziali, globalizzazione indifferenza, cultura dello scarto), con cui interpreta e connota i temi di fondo del suo Pontificato”.

I temi del Pontificato

Quattro i temi principali del Pontificato: Rinnovamento (61,7%), Famiglia (16,7%), Mondo Casa Comune (12,4%) e Povertà (9,2%).

Emerge in modo preponderante il concetto di Rinnovamento della Chiesa e della sua visione della società. Il tema coinvolge la maggioranza assoluta dei tweet raccolti: è l’argomento di cui si parla di più in tutte le lingue, soprattutto in portoghese. Si declina soprattutto sui seguenti temi: la riscoperta degli autentici valori cattolici attraverso la preghiera (39,5% delle conversazioni); la riforma della Curia (24,4%); il ruolo della Chiesa Missionaria, definita «in uscita» e quindi rivolta e aperta alle persone bisognose (16,9%); il nuovo atteggiamento «paterno» verso categorie sociali a rischio discriminazione, come i gay (10%).

Il tema Famiglia viene dibattuto principalmente in italiano, citata soprattutto in merito ai valori della Famiglia Naturale (71%), considerato un ambiente privilegiato, prima scuola di comunicazione, condivisione e perdono. Segue poi il tema della Procreazione (14,2%) che deve essere responsabile; l’apertura del Papa verso le Unioni di fatto (9,7%), forme imperfette di famiglia. La crisi della famiglia (4,9%).

Il tema Mondo casa comune su Twitter viene citato soprattutto in merito alla condanna del Papa verso ogni tipo di conflitto e violenza (41,2%). Molte conversazioni sono incentrate sulle violenze contro le donne, specie le mutilazioni, e quelle che accadono nelle mura domestiche. La cura si ripone nel dialogo (31,8%) antidoto alla violenza. Il 16,8% delle conversazioni si incentra sul rispetto e la cura del Creato (al centro della annunciata enciclica del Papa), contro ogni tipo di depauperamento e spreco dell’ambiente, risorsa terrestre. Al quarto posto con il 10,2% la libertà religiosa.

L’argomento Povertà è molto legato al concetto di Periferie esistenziali (67,7%). Il tema del denaro è molto ricorrente (19,2%): su Twitter le frasi del Papa che raccomandano la società odierna a non divenire schiava del denaro, inteso come demonio e primo male, si rincorrono numerose. Alcune conversazioni sul denaro, criticano lo Stato del Vaticano, ritenuto tra quelli più ricchi del mondo. Si ritrova il monito del Papa di rifuggire la cultura dello scarto (6,3%) e della globalizzazione dell’indifferenza (5,4%).

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Elisa Springer, il silenzio dei vivi https://www.datamanager.it/2015/01/elisa-springer-silenzio-dei-vivi/ Mon, 26 Jan 2015 11:21:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68418 Quando l’ultimo dei testimoni della Shoah sarà scomparso, sapremo difenderci dagli abusi della memoria? Sarebbe bello se il giorno della memoria non fosse solo una data sul calendario. Sarebbe bello se la Shoah non fosse solo un pretesto per convegni o palinsesti televisivi. L’indifferenza è sempre figlia dell’abitudine. Prima o poi, ci si abitua a […]

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Quando l’ultimo dei testimoni della Shoah sarà scomparso, sapremo difenderci dagli abusi della memoria?

Sarebbe bello se il giorno della memoria non fosse solo una data sul calendario. Sarebbe bello se la Shoah non fosse solo un pretesto per convegni o palinsesti televisivi. L’indifferenza è sempre figlia dell’abitudine. Prima o poi, ci si abitua a qualunque cosa. Mentre si sperimentano nuove soluzioni digitali didattiche per ricordare la Shoah, ma anche per rendere disponibili gli archivi e per facilitare il lavoro di ricerca, c’è da chiedersi se oggi, nella società liquida dell’informazione, la coscienza delle tribù digitali sarebbe più rigida e meno capace di piegarsi a quella logica che considera l’altro un mezzo e non un fine.


#GiornodellaMemoria #27gennaio Elisa Springer Il silenzio dei vivi @MarsilioEditori
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La memoria digitale può essere un alleato della memoria collettiva?

Forse i big data analytics possono aiutare gli storici ad affrontare la costruzione narrativa e a tenere a bada ogni minaccia revisionista. L’University of Southern California (USC) ha sviluppato una soluzione storage su private cloud di otto petabyte di dati per il suo archivio digitale sulla Shoah. La digital library “Voci dalla Shoah” dell’ Archivio Centrale di Stato è il progetto che ha permesso di recuperare e preservare importanti documenti di storia orale (www.shoah.acs.beniculturali.it). Ma preservare la memoria può bastare a diffondere la conoscenza? E oggi, i nuovi mezzi di comunicazione sarebbero un argine al lavoro di nuovi possibili “gerarchi” oppure renderebbero più facile il loro lavoro?

Quando l’ultimo testimone dei campi di sterminio sarà scomparso, quando quel ricordo non sarà più affidato alla voce viva dei protagonisti, avremo imparato la lezione e saremo capaci di difenderci dagli abusi della memoria? «Tanto grande è il rischio di dimenticare, che servirebbe un anniversario di Auschwitz al giorno». Così mi raccontò Elisa Springer, una mattina di quasi quindici anni fa, quando la incontrai.


#GiornodellaMemoria #27gennaio Un anniversario di Auschwitz al giorno per non dimenticare
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Il 12 febbraio, avrebbe compiuto 97 anni. Sopravvissuta ad Auschwitz, Bergen Belsen e Theresienstädt, frau Springer sarebbe sopravvissuta anche a Manduria, la piccola cittadina del sud Italia dove ha vissuto il resto della vita. Posso dire di avere conosciuto l’elegante signora dall’accento straniero due volte. La prima, attraverso le tante voci che circolavano sul suo conto nel mio paese di origine e che la volevano ballerina svizzera, spia tedesca, nobildonna in fuga d’amore. La seconda volta, grazie al figlio Silvio, quando Elisa decise – per amore di madre – di raccontare la sua storia nel libro “Il silenzio dei vivi” (Marsilio Editore, 1997), svelando una volta per tutte il numero di matricola A-24020 che aveva sul braccio e che fino a quel momento aveva tenuto nascosto per molte ragioni. Del resto, la mancanza di dialogo nasce dall’ignoranza. E dall’ignoranza, nasceva anche la diffidenza verso quella signora straniera di un piccolo centro agricolo del sud nell’Italia del dopoguerra. E l’ignoranza finisce per legittimare la violenza in tutte le sue forme. È lei stessa a scrivere: «Il loro scherno e la loro indifferenza mi ferivano».
Dopo così tanto tempo, Elisa Springer aveva scelto di raccontare la sua storia. Prima, nessuno voleva ascoltare. «Il mio silenzio – mi raccontò – è stato causato dal silenzio degli altri. C’è il dolore di coloro che hanno sofferto e soffrono, che hanno subito e subiscono le atrocità della guerra, i massacri in nome di Dio o della razza. E c’è il silenzio che ci continua ad accompagnare».


#GiornodellaMemoria #27gennaio Archivio digitale sulla Shoah @University of Southern California
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La verità ama nascondersi

Quando la storia ci porterà, di nuovo, a scegliere tra l’egoismo e la collaborazione – e, per certi versi, lo sta già facendo – speriamo che ciascuno di noi faccia la scelta meno comoda. A pochi giorni dai fatti di Parigi, si è aperta una nuova campagna del sospetto contro un intero popolo. Che cosa avrebbe pensato Elisa Springer? Forse, che è più facile parlare del passato quando le colpe sono degli altri e ignorare le moltitudini di disperati che fuggono dalle tante guerre in giro per il mondo. Si può commemorare il passato e allo stesso tempo chiudere le frontiere alle carrette del mare?


 #GiornodellaMemoria #27gennaio Voci dalla Shoah @Archivio Centrale di Stato
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Si possono ricordare degnamente le vittime della Shoah, quando dimentichiamo sistematicamente i morti del popolo armeno, quelli della rivoluzione di Mao, i lager di Stalin, i morti del popolo cambogiano, i massacri del Rwanda, della Bosnia, del Kosovo e della Nigeria?
E che cosa facciamo per non dimenticare le vittime innocenti dei conflitti in Siria, Afghanistan, Palestina? La storia non si ripete mai uguale a se stessa. L’indifferenza dell’Occidente che permise quasi l’eliminazione di un popolo dal cuore della civile Europa solo settanta anni fa, arma ancora la mano dei carnefici di tutte le guerre che ancora si combattono nel mondo.
Lo stesso pontefice, Papa Francesco, di ritorno dalla Corea del Sud, aveva dichiarato che siamo di fronte a un nuovo conflitto globale, ma a pezzetti. «Nel mondo, c’è un livello di crudeltà spaventosa, dove la tortura è diventata ordinaria». Eppure, di fronte a questa crudeltà spaventosa, restiamo indifferenti.


#GiornodellaMemoria #27gennaio #Shoah Memoria digitale può bastare per sviluppare coscienza?
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La storia di Lisl

La vita di Lisl Springer (detta Lizzi) ha molti capitoli, non tutti raccontati. Il rapporto con i suoi stessi concittadini non fu sempre all’insegna della reciproca comprensione. Il silenzio dei vivi nasconde sempre una colpa. E la verità ama nascondersi, anche quando si decide di raccontarla.
Elisa Springer naque a Vienna in una ricca famiglia ebrea di commercianti di origine ungherese, figlia unica di Riccardo Springer e Sidonia Bauer. Dopo l’annessione dell’Austria alla Germania per formare la Grande Germania nel 1938, annessione votata da oltre il 90% della popolazione, ebbe inizio la violenta persecuzione verso gli ebrei. Nel 1940 quando il padre fu arrestato, Elisa si rifugiò a Milano, dove iniziò l’attività di traduttrice privata per alcune società. Tradita da una donna, spia fascista, fu arrestata nel 1944 e dopo poco più di un mese di carcere tra Como e Milano, fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz il 2 agosto 1944, dove fu selezionata da Joseph Mengele in persona.


#GiornodellaMemoria #27gennaio #Shoah La mancanza di dialogo nasce dall’ignoranza
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«Con un cenno del pollice ti dava la vita o la morte» – racconta Elisa Springer nel suo libro. «Appena arrivati ti mandava al gas o in campo, e poi faceva le selezioni ogni 15 giorni. Bastava un foruncolo o una piaga per finire nel camino. Una volta mi hanno bruciato con un ferro rovente su una coscia perché avevo sorretto una compagna durante un lungo appello. Mi hanno chiamata fuori dalla fila e mi hanno punita davanti a tutte. Ho scampato il gas solo perché, quando la ferita era ancora aperta, non ci furono selezioni».
Eppure, Elisa Springer riuscì a sopravvivere alle terribili condizioni di vita ad Auschwitz e in altri campi di concentramento. A Bergen-Belsen conobbe personalmente Anna Frank. Passata nel campo di Theresienstadt, venne liberata il 5 maggio 1945.
Nel 1946, si trasferì definitivamente in Italia e trascorse il resto della vita a Manduria in provincia di Taranto, dove è stata anche sepolta dopo la sua morte.
Ricordo che nel maggio del 1999 al Teatro Politeama Greco di Lecce furono eseguiti due valzer di Elkan Bauer nonno materno di Elisa, morto nel campo di concentramento di Theresienstadt. Le partiture di “Diana walzer” e “Aeroplan walzer” scampate alla notte dei cristalli di Vienna furono affidate al direttore d’orchestra Realino Mazzotta che le revisionò e le diresse. Il concerto fu presentato dal giornalista televisivo e scrittore Corrado Augias e dall’ambasciatore d’Austria in Italia Günter Birbaum.


#GiornodellaMemoria #27gennaio È più facile parlare del passato quando le colpe sono degli altri?
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Il testamento di Elisa Springer

Degli ultimi anni dell’esistenza di Elisa vissuti a Manduria, ricordo soprattutto il coraggio e l’impegno instancabile a raccontare alle giovani generazioni gli orrori dei campi di concentramento.
Nell’incipit del libro testamento di Elisa Springer, si legge: «Oggi, più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano. È l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità. E allora, se la mia testimonianza, il mio racconto di sopravvissuta ai campi di sterminio, la mia presenza nel cuore di chi comprende la pietà, serve a far crescere comprensione e amore, anch’io allora, potrò pensare che, nella vita, tutto ciò che è stato assurdo e tremendo, potrà essere servito come riscatto per il sacrificio di tanti innocenti, amore e consolazione verso chi è solo, sarà servito per costruire un mondo migliore senza odio, né barriere.
Un mondo in cui, uomini liberi, capaci e non schiavi della propria intolleranza, abbattendo i confini del proprio egoismo avranno restituito, alla vita e a tutti gli altri uomini, il significato della parola libertà».


 #GiornodellaMemoria #27gennaio #Shoah L’ignoranza legittima la violenza in tutte le sue forme
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Il Mondiale degli italiani su Twitter: 3,2 mln di tweet, 100.000 al giorno https://www.datamanager.it/2014/07/mondiale-degli-italiani-twitter-32-mln-tweet-100-000-giorno/ Tue, 15 Jul 2014 12:56:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58306  Italia-Uruguay la partita più commentata, Balotelli il calciatore più chiaccherato, anche un post di Papa Francesco nella classifica dei tweet più retwittati  La Germania campione del mondo, la goleada storica al Brasile, l’Italia eliminata ai gironi e il morso di Suárez a Chiellini: sta in queste tre istantanee il Mondiale degli italiani su Twitter. Nell’analisi consuntiva […]

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 Italia-Uruguay la partita più commentata, Balotelli il calciatore più chiaccherato, anche un post di Papa Francesco nella classifica dei tweet più retwittati 

La Germania campione del mondo, la goleada storica al Brasile, l’Italia eliminata ai gironi e il morso di Suárez a Chiellini: sta in queste tre istantanee il Mondiale degli italiani su Twitter. Nell’analisi consuntiva svolta da Blogmeter emerge che dall’inizio del campionato del mondo a oggi gli italiani hanno inviato 3,2 milioni di tweet, due terzi dei quali sono stati scritti nei primi 13 giorni della competizione, ovvero prima del 25 giugno e della rovinosa sconfitta contro l’Uruguay. In media gli italiani hanno spedito centomila tweet al giorno, anche se il trend evidenzia come il loro interesse per i commenti cinguettati sia calato subito dopo l’uscita degli Azzurri.

La giornata inaugurale e i tre scontri che hanno visto scendere in campo l’Italia hanno coinvolto moltissimo i tifosi, che hanno commentato (spesso con ironia) le performance della squadra. La partita più commentata in lingua italiana di tutto il Mondiale è stata Italia–Uruguay, che ha decretato l’uscita della nostra nazionale dal campionato. E proprio in occasione di questo match si è verificato l’ormai famoso morso di Suárez a Chiellini, che è valso al giocatore uruguaiano 9 giornate di squalifica e 4 mesi di stop. Vignette satiriche, commenti sarcastici e giudizi più o meno seri sono continuati per giorni, rendendo Suárez uno dei protagonisti del Mondiale, suo malgrado e non di certo per le sue doti calcistiche. Dopo l’eliminazione azzurra solo la disfatta del Brasile in semifinale contro la Germania e la finalissima hanno risollevato in parte l’attenzione degli utenti italiani.

Il calciatore più chiacchierato è stato Balotelli. Il bad boy azzurro mette a segno non solo uno dei due goal contro l’Inghilterra, ma anche uno dei tweet più retwittati, in cui racconta la sua delusione per la sconfitta. A conferma della popolarità di Super Mario il sostegno di fan d’eccezione, come il campione NBA Kobe Bryant che twitta in italiano per esprimere il suo tifo alla nazionale italiana e al suo numero 9.

Moltissimi gli hashtag utilizzati per commentare sia le partite live che pronostici e risultati pre e post gara. Meno di mezzo milione di occorrenze su tutto il periodo per l’hashtag generico #Mondiali2014, a dimostrazione del fatto che questo tipo di eventi non si riducono ad un’unica etichetta, ma vengono descritti e discussi sotto diversi aspetti: molto diffusi, infatti, anche gli hashtag di incitamento alle squadre (uno su tutti #ForzaAzzurri), quelli legati alle emittenti televisive (come #SkyMondiali), ma anche quelli delle singole partite. Anche il panorama dei profili Twitter che hanno commentato il Mondiale brasiliano è variegato: Sky Sport vince il primato di autore più retwittato, seguito dal profilo della Nazionale Italiana e da quello satirico Spinoza LIVE. Ma tra gol, morsi, sconfitte e campioni, la vera sorpresa è stato Papa Francesco, che trova posto nella classifica dei tweet più retwittati con il suo messaggio di fraternità.

Infografica Mondiali_complessiva

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Messaggi blasfemi sulla pagina Facebook di Papa Francesco: è opera di hacker islamici https://www.datamanager.it/2014/07/messaggi-blasfemi-pagina-facebook-papa-francesco-opera-hacker-islamici/ Mon, 07 Jul 2014 08:12:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57587 Un gruppo di hacker islamici ha preso possesso nella giornata di ieri dell’account non ufficiale di Papa Francesco su Facebook: sulla pagina dal pomeriggio si leggevano bestemmie e improperi in arabo, accompagnati da foto chiaramente inneggianti all’Islam Pur non essendo una pagina ufficiale, che il Vaticano possiede invece su Twitter, gli oltre 1,3 milioni di […]

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Un gruppo di hacker islamici ha preso possesso nella giornata di ieri dell’account non ufficiale di Papa Francesco su Facebook: sulla pagina dal pomeriggio si leggevano bestemmie e improperi in arabo, accompagnati da foto chiaramente inneggianti all’Islam

Pur non essendo una pagina ufficiale, che il Vaticano possiede invece su Twitter, gli oltre 1,3 milioni di utenti che seguono quotidianamente le iniziative del pontefice sono rimasti esterrefatti dall’inaspettata “profanazione”.

La pagina, grazie alla quale i fan di Papa Francesco potevano tenersi aggiornati sui suoi messaggi, leggere stralci di omelie o pensieri tratti da suoi discorsi, ha subito da ieri pomeriggio un attacco dagli hacker. Il risultato? Messaggi in arabo in copertina e in diversi post, contenenti bestemmie e insulti di evidente matrice islamica.
Papa Francesco, che è  uno dei personaggi più ricercati in Rete, così come il suo predecessore Benedetto XVI fa grande uso di Twitter per lanciare messaggi ai fedeli attraverso il profilo @Pontifex_it, ma nonostante  il Vatican Insider a fine febbraio abbia rivelato che Bergoglio avrebbe aperto un profilo certificato su Facebook, questo ancora non è avvenuto. Eppure la passione del Papa per i media e Internet è del tutto dichiarata: “Internet è un dono Dio, ci avvicina gli uni agli altri”, così ha dichiarato in Pontefice, tornando sul tema del corretto uso della tecnologia.

Facebook prima la rimuove e poi fa giustizia

L’ultimo aggiornamento “reale” della pagina risale a sabato sera, con la foto del pranzo alla Caritas di Campobasso, durante il viaggio pastorale del Papa in Molise. Dopo l’assalto degli hacker e la comparsa degli insulti, sono piovute migliaia di segnalazioni della pagina a Facebook, che inizialmente ha rimosso la pagina, fermando quindi l’azione degli hacker, ma impedendo anche ai legittimi proprietari di ritornare in possesso del proprio account. Dopo pochi minuti però finalmente la pagina torna online e in mano ai suoi amministratori, che provvedono ad eliminare tutti i messaggi blasfemi e si scusano con i numerosissimi followers, nonostante non ci sia alcuna responsabilità da parte dei proprietari per quanto accaduto.

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