Parigi – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 13:52:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Parigi – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Per la Francia Windows 10 raccoglie troppi dati sugli utenti https://www.datamanager.it/2016/07/la-francia-windows-10-raccoglie-troppi-dati-sugli-utenti/ Fri, 22 Jul 2016 18:30:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106587 La commissione nazionale sull’informatica e la libertà ha ordinato alla compagnia di apportare entro tre mesi le dovute modifiche al monitoraggio Se Microsoft vuole raggiungere, anche dopo il 2018, il miliardo di dispositivi con a bordo Windows 10, dovrà farlo al netto di quelli presenti in Francia. O almeno questo è il rischio se entro […]

L'articolo Per la Francia Windows 10 raccoglie troppi dati sugli utenti proviene da Data Manager Online.

]]>
La commissione nazionale sull’informatica e la libertà ha ordinato alla compagnia di apportare entro tre mesi le dovute modifiche al monitoraggio

Se Microsoft vuole raggiungere, anche dopo il 2018, il miliardo di dispositivi con a bordo Windows 10, dovrà farlo al netto di quelli presenti in Francia. O almeno questo è il rischio se entro 3 mesi non risponderà alle accuse mosse dal governo di Parigi. Secondo la Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés, la compagnia di Redmond ha un problema con Windows 10, o meglio, ce l’hanno gli utenti del paese che, utilizzando il più recente sistema operativo per PC, finiscono con il regalare troppe informazioni alla società americana. La commissione nazionale sull’informatica e la libertà dice di aver avviato un’indagine a riguardo nell’aprile del 2016, durate tre mesi, e durante la quale ha studiato per bene alcune funzioni di Windows 10.

Il problema

I primi risultati hanno disegnato un quadro abbastanza inquietante circa le capacità di raccolta dati dell’OS. “Microsoft raccoglie dati irrilevanti ed eccessivi, come quelli sulla diagnostica e l’uso del servizio di telemetria, le modalità di uso del Windows Store, il tempo speso sulle app scaricate e tanto altro. Si tratta di una serie di azioni che non sono necessarie per il supporto e la corretta fruizione dei servizi di Windows. C’è poi un problema sicurezza: Microsoft permette gli utenti di scegliere un PIN da quattro caratteri per autenticarsi sulle diverse piattaforme gestite. Ma il numero di tentativi per l’immissione di tale codice non sono limitati, il che vuol dure che un attacco potrebbe sottrarre i dati, che non sono al sicuro e protetti” –  si legge nel documento prodotto dal CNIL.

La stessa commissione ha spiegato di voler concedere tre mesi di tempo a Microsoft per risolvere le questioni; dopo tale termine la Francia avvierà un processo sanzionatorio inderogabile. La compagnia guidata da Satya Nadella ha già risposto all’organo transalpino, spiegando di voler collaborare per raggiungere una soluzione valida per entrambi sulle questioni sollevate.

L'articolo Per la Francia Windows 10 raccoglie troppi dati sugli utenti proviene da Data Manager Online.

]]>
La Francia costringe Uber a risarcire i tassisti https://www.datamanager.it/2016/01/la-francia-costringe-uber-risarcire-tassisti/ Wed, 27 Jan 2016 16:13:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93292 Mentre a Parigi infuriano le proteste contro Uber, un tribunale locale ha imposto all’app una multa da 1,2 milioni di euro La Francia ha ufficialmente dichiarato guerra ad Uber. Da due giorni i tassisti parigini sono nuovamente scesi in piazza a protestare contro l’app di San Francisco, accusata di esercitare la loro stessa attività in […]

L'articolo La Francia costringe Uber a risarcire i tassisti proviene da Data Manager Online.

]]>
Mentre a Parigi infuriano le proteste contro Uber, un tribunale locale ha imposto all’app una multa da 1,2 milioni di euro

La Francia ha ufficialmente dichiarato guerra ad Uber. Da due giorni i tassisti parigini sono nuovamente scesi in piazza a protestare contro l’app di San Francisco, accusata di esercitare la loro stessa attività in modo illegale, e oggi arriva un’ulteriore stangata da parte di un tribunale francese. La divisione francese di Uber è stata condannata a versare 1,2 milioni di euro come risarcimento all’Union Nationale des Taxis (UNT), l’associazione nazionale dei tassisti transalpini. La corte parigina ritiene che l’app abbia aggirato le regole che impedisce ai suoi conducenti di sostare in attesa di passeggeri senza la prenotazione online, attività prevista solo per i tassisti con licenza. Una portavoce della società, che ha lanciato anche un servizio di trasporto con elicotteri, ha confermato l’entità della multa e ha sottolineato che questa sta esaminando il caso.

Intanto, la protesta di piazza sta diventando sempre più violenta tanto che la polizia ha dovuto intervenire con i lacrimogeni. Al fine di far rientrare i disordini e diminuire i disservizi per i cittadini, l’Eliseo ha ieri promesso che studierà una riforma del settore del noleggio con conducente. Uber ha avuto problemi amministrativi anche in altri Paesi europei. In Italia il servizio UberPop è stato bloccato a livello nazionale dal tribunale di Milano e diverse associazioni come Altroconsumo, l’Autorità dei Trasporti e l’Antitrust hanno chiesto al Governo di prendere provvedimenti per aggiornare le normative riguardanti il trasporto pubblico.

L'articolo La Francia costringe Uber a risarcire i tassisti proviene da Data Manager Online.

]]>
L’FBI vuole distruggere la crittografia end-to-end https://www.datamanager.it/2015/12/lfbi-vuole-distruggere-la-crittografia-end-to-end/ Thu, 10 Dec 2015 19:30:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90604 All’alba dei recenti attacchi di Parigi e San Bernardino, la crittografia è di nuovo diventata centrale nell’agenda politica USA L’FBI ha rincarato la dose. Sebbene non vi sia l’evidenza che la crittografia possa facilitare la diffusione di messaggi senza possibilità di controllo, dagli USA le agenzie governative continuano a fare pressioni sulle aziende hi-tech perché […]

L'articolo L’FBI vuole distruggere la crittografia end-to-end proviene da Data Manager Online.

]]>
All’alba dei recenti attacchi di Parigi e San Bernardino, la crittografia è di nuovo diventata centrale nell’agenda politica USA

L’FBI ha rincarato la dose. Sebbene non vi sia l’evidenza che la crittografia possa facilitare la diffusione di messaggi senza possibilità di controllo, dagli USA le agenzie governative continuano a fare pressioni sulle aziende hi-tech perché queste decidano di mettere da parte le misure più avanzate di protezione dati. Durante una riunione della Commissione Giustizia del Senato, il direttore dell’FBI James Comey, ha caldamente invitato i giganti della rete a fermare la loro offerta di servizi protetti con crittografia end-to-end, quella che consente di tradurre un messaggio solo al nodo finale della comunicazione e non anche durante il percorso da emittente a destinatario (ovvero dove l’FBI potrebbe intrufolarsi).

Le motivazioni

“Non si tratta di un problema tecnico ma di un modello di business sbagliato” – ha affermato Comey. Il riferimento è alla presunta limitazione della lettura dei dati da parte di aziende di terze parti, tra cui le stesse compagnie che forniscono la piattaforma. In poche parole, quello che l’FBI vuole è poter accedere alle informazioni quando necessario, passando per richieste specifiche a chi mette a disposizione chat, storage sulla nuvola e così via. La finalità è appoggiata alla teoria, già espressa negli ultimi tempi, che forme di tutela della privacy troppo avanzate possono mettere a repentaglio la sicurezza internazionale, facilitando le attività in rete di gruppi terroristici e in generale, criminali. Non la pensano così le associazioni Electronic Frontier Foundation e Access Now, che hanno avviato una petizione per incoraggiare le aziende hi-tech e le agenzie di polizia a lavorare assieme per sconfiggere il terrorismo, senza svantaggiarsi a vicenda. La speranza, secondo i fautori, è che alla fine del processo di sensibilizzazione, la Casa Bianca possa arrivare a supportare forme di tutela individuali, come la crittografia, impedendo che alle compagnie venga chiesto di rendere più deboli le attuali misure di protezione per facilitare la sorveglianza digitale.

L'articolo L’FBI vuole distruggere la crittografia end-to-end proviene da Data Manager Online.

]]>
Twitter: ecco gli hashtag del 2015 https://www.datamanager.it/2015/12/twitter-ecco-gli-hashtag-del-2015/ Wed, 09 Dec 2015 10:15:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90486 Il social network svela i trend più seguiti dell’anno che sta per concludersi: eventi, tragedie e campagne in rete Non basterebbero 365 parole per descrivere gli hashtag lanciati su Twitter. Ciò vuol dire che più di una volta, in una sola giornata, ci sono state diverse tendenze seguite in rete, molti diverse e distanti tra […]

L'articolo Twitter: ecco gli hashtag del 2015 proviene da Data Manager Online.

]]>
Il social network svela i trend più seguiti dell’anno che sta per concludersi: eventi, tragedie e campagne in rete

Non basterebbero 365 parole per descrivere gli hashtag lanciati su Twitter. Ciò vuol dire che più di una volta, in una sola giornata, ci sono state diverse tendenze seguite in rete, molti diverse e distanti tra loro. Un esempio? Gli hashtag del Grande Fratello o di X-Factor mischiati a quelli per il cordoglio verso Parigi, o scomparse celebri ed eventi internazionali. Non è una colpa, anzi. Twitter ad oggi è il collettore digitale che meglio di altri rappresenta la frenesia del mondo, in grado di passare dal sorriso alla lacrima in qualche secondo.

La classifica

Il social network ha diffuso gli hashtag più seguiti (dire “di successo” non è sempre corretto) del 2015. Restano nella memoria #JeSuisCharlie e #PrayForParis rispetto alle vicende francesi e anche #PortOuverte, un hashtag pensato per aiutare chi cercava un rifugio a Parigi. Ma non solo: “#BlackLivesMatter è diventato il simbolo di un movimento sociale. Come hashtag o frase è stato twittato 9 milioni di volte nel 2015. Ora rappresenta un messaggio di unione per le comunità che si confrontano sugli eventi di #Ferguson, #Charleston, sulle proteste di Baltimora (#BaltimoreProtests) e su singoli eventi che coinvolgono polizia e cittadini neri” – si legge su Twitter.

L’Italia

Andando nello specifico, i twittatori italiani si sono concentrati soprattutto su due eventi, entrambi di valenza internazionale. Il primo, l’Expo, ha attirato i messaggi di milioni di persone nell’arco dei mesi della kermesse sulla nutrizione del mondo, che si è conclusa a Milano poco più di un mese fa; mentre il secondo ha riguardato la vittoria di Flavia Pennetta agli US Open, un momento che ha unito gli sportivi italiani come solo il calcio aveva dimostrato di poter fare. Qui tutti gli hashtag più significativi di Twitter nel 2015.

L'articolo Twitter: ecco gli hashtag del 2015 proviene da Data Manager Online.

]]>
Google offre Hangouts gratuiti verso la Francia https://www.datamanager.it/2015/11/google-offre-hangouts-gratuiti-verso-la-francia/ Mon, 16 Nov 2015 19:30:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88593 Come risposta ai fatti del 13 novembre, Big G decide di abolire per un po’ i costi di servizio per telefonare oltralpe attraverso la sua piattaforma di chat Subito dopo gli eventi tragici avvenuti in Francia, i big del web si sono mossi in direzione di un supporto pratico per aiutare i famigliari e i […]

L'articolo Google offre Hangouts gratuiti verso la Francia proviene da Data Manager Online.

]]>
Come risposta ai fatti del 13 novembre, Big G decide di abolire per un po’ i costi di servizio per telefonare oltralpe attraverso la sua piattaforma di chat

Subito dopo gli eventi tragici avvenuti in Francia, i big del web si sono mossi in direzione di un supporto pratico per aiutare i famigliari e i cittadini parigini. Dopo Facebook anche Google ha deciso di fare la sua parte, rendendo gratuite le telefonate verso la Francia tramite l’app Hangouts su smartphone e tablet. Annunciata su Google+, la gratuità delle chiamate al di là delle Alpi non pare avere un termine di utilizzo ma dovrebbe andare avanti fin quando ve ne sarà bisogno.

Google, Facebook, Anonymous

Il post sul social di Google non contiene indicazioni particolari sui paesi dai quali è gratuito telefonare ad amici e parenti in Francia. Per questo non dovrebbero esserci limiti geografici: chiunque può già da adesso usare Hangouts su iOS, Android o in versione desktop e contattare la regione, senza sostenere i costi del servizio. “Ti stiamo pensando Parigi. Nessun addebito su chiamate per la Francia attraverso Hangouts” – questo è il messaggio lanciato in bacheca dall’azienda del gruppo Alphabet. Dopo il Safety Check di Facebook dunque un’altra big company dell’hi-tech decide di scendere in campo per aiutare i francesi. Il web è mobilitato a 360 gradi, non solo come supporto virtuale ma anche pratico nella lotto al terrorismo. Ne sono un esempio gli Anonymous che hanno deciso di intensificare la loro personale battaglia contro l’Isis lanciando la campagna #OpParis.

L'articolo Google offre Hangouts gratuiti verso la Francia proviene da Data Manager Online.

]]>
Facebook spiega perchè Safety Check era attivo solo a Parigi https://www.datamanager.it/2015/11/facebook-spiega-perche-safety-check-era-attivo-solo-a-parigi/ Mon, 16 Nov 2015 13:23:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88620 Facebook ha spiegato i motivi per cui la funzione Safety Check è stata attivata solamente durante gli attentati di Parigi e non a Beirut In seguito agli attentati terroristici che hanno colpito Parigi questo venerdì, Facebook si è popolato di foto profilo colorate con il tricolore francese ma non tutte le iniziative del social network […]

L'articolo Facebook spiega perchè Safety Check era attivo solo a Parigi proviene da Data Manager Online.

]]>
Facebook ha spiegato i motivi per cui la funzione Safety Check è stata attivata solamente durante gli attentati di Parigi e non a Beirut

In seguito agli attentati terroristici che hanno colpito Parigi questo venerdì, Facebook si è popolato di foto profilo colorate con il tricolore francese ma non tutte le iniziative del social network sono state ben accolte come questa. L’azienda di Menlo Park ha deciso di attivare la sua funzione Safety Check, che permette a coloro che si trovano in situazioni di pericolo di segnalare a parenti e amici di essere incolumi, per tutti coloro che erano a Parigi. In molti hanno però contestato il fatto che anche a Beirut, in Libano, si sono verificati degli attentati e lì la funzione non è stata attiva.

Alex Schultz, numero uno del marketing di Facebook, ha spiegato che questa è la prima volta che la funzione Safety Check viene utilizzata per situazioni di pericolo diverse dai disastri naturali.  “C’è sempre una prima volta, un momento in cui si prova qualcosa di nuovo. Anche durante eventi sensibili e complessi. – ha detto il manager – Per noi questo è stato Parigi. Durante una lunga crisi, come la guerra o le epidemie, il Safety Check per come è stato concepito non è utile. Non essendoci un inizio e una fine precisi, è impossibile sapere quando qualcuno è davvero al sicuro”. In sostanza il social network ha quindi dato solamente una risposta a metà.

Anche il CEO di Facebook Mark Zuckerbeg ha voluto dire la sua sulla vicenda rispondendo ad un commento alla sua foto profilo colorata con la bandiera francese. “Avete ragione dicendo che ci sono molti conflitti importanti nel mondo.  – ha scritto il co-fondatore della piattaforma – Abbiamo a cuore tutte le persone in maniera equa e lavoreremo per fornire più supporto possibile a chi soffre in situazioni simili”.

L'articolo Facebook spiega perchè Safety Check era attivo solo a Parigi proviene da Data Manager Online.

]]>
Anonymous scende in campo contro l’Isis https://www.datamanager.it/2015/11/anonymous-scende-in-campo-contro-lisis/ Mon, 16 Nov 2015 09:48:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88585 Possono gli hacker dare una sferzata alla battaglia contro il terrorismo? Loro ci provano, attraverso la rete “Non avremo pietà”. Sono le parole che le maschere più seguite del web hanno espresso ieri durante un video online che lancia l’operazione Parigi, meglio conosciuta come #OpParis. Il giorno dopo degli attentati nella capitale francese, gli hacker […]

L'articolo Anonymous scende in campo contro l’Isis proviene da Data Manager Online.

]]>
Possono gli hacker dare una sferzata alla battaglia contro il terrorismo? Loro ci provano, attraverso la rete

“Non avremo pietà”. Sono le parole che le maschere più seguite del web hanno espresso ieri durante un video online che lancia l’operazione Parigi, meglio conosciuta come #OpParis. Il giorno dopo degli attentati nella capitale francese, gli hacker si sono mossi per decretare la loro guerra all’Isis che, secondo loro, può capitolare in parte sotto i colpi degli smanettoni fan di Guy Fawkes. In che modo? Rivelando i nomi dei gruppi terroristici responsabili delle tragedie, aiutando l’Intelligence internazionale a proseguire le relative rappresaglie.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=oZPucyvPiwc”]

Uniti contro il male

Questo il messaggio degli Anonymous: “Salute cittadini del mondo, Noi siamo Anonymous. All’indomani di Venerdì 13 Novembre 2015, la Francia si è risvegliata scioccata per gli eventi terroristici che hanno colpito la capitale. Per prima cosa vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra solidarietà alle vittime, ai feriti e ai loro familiari. Per difendere i nostri valori e la nostra libertà, noi smaschereremo i membri dei gruppi terroristici responsabili di questo attacco, noi non ci arrenderemo, noi non perdoneremo e faremo tutto ciò che è necessario per mettere fine alle loro azioni. Durante gli attacchi di Charlie Hebdo, abbiamo già espresso la nostra volontà di neutralizzare chiunque attaccasse le nostre libertà”. Il gruppo aveva già annunciato la propria guerra all’Isis dopo gli attentati a Parigi di gennaio. Da quando sono cominciate, le azioni degli Anon non sono state contrastate dai governi, che per la prima volta possono contare sull’aiuto degli smanettoni mascherati.

L'articolo Anonymous scende in campo contro l’Isis proviene da Data Manager Online.

]]>
Parigi, il terrore detta l’agenda del G20 https://www.datamanager.it/2015/11/parigi-il-terrore-detta-lagenda-del-g20/ Sat, 14 Nov 2015 12:13:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88496 Dopo avere seminato il terrore, gli attentati di Parigi avranno effetti pesanti su privacy, trattamento dei dati e cyber-security in tutta Europa Venerdì 13 di sangue a Parigi. La mano armata dell’IS ha piantato il seme del terrore nel cuore dell’Europa. Un seme che divide, con conseguenze imprevedibili sugli equilibri geopolitici internazionali e sulla sicurezza europea. […]

L'articolo Parigi, il terrore detta l’agenda del G20 proviene da Data Manager Online.

]]>
Dopo avere seminato il terrore, gli attentati di Parigi avranno effetti pesanti su privacy, trattamento dei dati e cyber-security in tutta Europa

Venerdì 13 di sangue a Parigi. La mano armata dell’IS ha piantato il seme del terrore nel cuore dell’Europa. Un seme che divide, con conseguenze imprevedibili sugli equilibri geopolitici internazionali e sulla sicurezza europea. Il terrore di Parigi – non solo – ha dettato l’agenda dei lavori del G20 di Antalya in Turchia con un documento ad hoc, ma nei prossimi mesi orienterà pesantemente anche le misure in materia di trattamento dei dati e cybersecurity, proprio come è accaduto dopo l’undici settembre negli Stati Uniti. Lo stato di emergenza metterà la parola fine alle regole sulla privacy europea come la conosciamo oggi e allo stesso tempo cambierà la politica economica dell’UE.  Il patto di sicurezza vince sul patto di stabilità. «Je considère que le pacte de sécurité l’emporte sur le pacte de stabilité» – ha detto il Presidente francese, François Hollande, parlando al parlamento riunito a Versailles.


#G20 di Antalya, Congelare i flussi di capitale che finanziano il terrorismo
Click To Tweet


Parigi sotto attacco

A meno di 24 ore dall’annuncio della probabile uccisione del boia Jihadi John, è arrivato l’atto di forza dell’ISIS che ha spiazzato l’intelligence francese ed europea. Non si tratta però solo di una risposta alla politica interventista della Francia Hollande e del pasticcio libico di Nicolas Sarkozy.

Gli attacchi di Parigi con un bilancio tragico salito a 132 morti, 352 feriti, di cui 99 gravi secondo le fonti ufficiali, sono la  dichiarazione della guerra santa dell’ISIS contro l’umanità. E come qualcuno si è affrettato a dichiarare, contro l’Occidente. O almeno, così sembrerebbe. Perché non dobbiamo dimenticare che l’ISIS aveva rivendicato, solo pochi giorni prima, anche l’attacco al mercato di Beirut con 40 morti e più di 200 feriti tra i civili, come ha riferito la Croce Rossa. E anche queste vittime sono uno sfregio all’umanità. Oppure no? Ecco perché bisogna – prima di tutto – sgombrare il campo dalle ambiguità, dalle ideologie e dalle vicinanze scomode. E seguire il filo logico dei ragionamenti che si intreccia nella matassa dei flussi di petrodollari delle monarchie del Golfo, dell’indifferenza – se non della complicità – delle superpotenze globali, e delle rotte del commercio – legale e illegale – di armi. E qualcosa, alla fine, è sfuggito al controllo – come aveva ammesso già un anno fa, l’ex Segretario di Stato, Hillary Clinton.

Le stragi di civili sono l’effetto della terza guerra mondiale in atto  di cui l’opinione pubblica prende coscienza solo perché tutti – in ogni momento della nostra vita quotidiana – potremmo essere colpiti. È la strategia del terrore in piena regola. La strategia della tensione che crea confusione. Tanto da arrivare a puntare il dito anche contro una  ONG come Emergency che da sempre è impegnata sul campo per spezzare il cerchio della violenza e del terrore attraverso l’estensione della democrazia dei diritti e della libertà. A chi invoca l’intervento armato e le bombe per fermare l’ISIS, Cecilia Strada (@cecilia_strada) ‏ha risposto che quindici anni di strategia delle bombe non hanno fermato il terrorismo e – forse – bisognerebbe cominciare a farsi qualche domanda.


#Parigi Il terrore detta l’agenda del #G20 #Liberté #Égalité #Fraternité
Click To Tweet


E mentre la Francia nella notte dichiarava lo stato di massima emergenza e la chiusura delle frontiere, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica italiano veniva convocato al Viminale con comodo per le 9.30. Innalzate le misure di sicurezza su tutto il territorio nazionale al secondo livello. Controlli alle frontiere e reparti speciali in assetto operativo per intervento immediato. Servizi segreti al lavoro per intercettare cellule attive e gruppi radicali di consenso e proselitismo. Nessun paese è a rischio zero. «L’antiterrorismo italiano è in costante contatto con i corrispondenti francesi per seguire con estrema attenzione ciò che accade in Francia, anche allo scopo di predisporre ulteriori interventi preventivi» – ha postato su Facebook il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Allo studio un nuovo piano per il coordinamento delle forze di polizia. Tra gli obiettivi a rischio, il Giubileo di Roma come è emerso dalle parole dei sostenitori dell’ISIS subito dopo gli attentati di Parigi, al grido di Allah Akbar, Dio è grande. Ma Dio qui non c’entra.

L’Unione europea dopo aver contribuito alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia e ai diritti umani in Europa si trova adesso davanti a un bivio: il ritorno al passato, con la chiusura dei confini, l’odio razziale, e l’innalzamento dei muri o la possibilità di rispondere alla paura con la civiltà, l’apertura e la cultura dell’accoglienza per disinnescare la spirale della violenza, che vuole dividere il mondo in due parti, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.

Da questa scelta dipenderà il futuro dell’Europa. Per questo, dopo l’orrore della violenza che calpesta i valori della libertà e della fratellanza tra i popoli, prendiamoci un po’ di tempo per riflettere prima di parlare e di scrivere altro.

È possibile prevedere gli attacchi terroristici?

Insieme alle proposte di restrizione del Trattato di Schengen, si riapre il dibattito intorno all’uso dei big data analytics come strumento di previsione contro il rischio terroristico. Se ne era già parlato all’indomani dell’attentato del 7 gennaio 2015 alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Il controllo dei flussi dei migranti e dei rifugiati, per altro in costante crescita, al momento rappresenta l’unica misura in grado di produrre risultati.

Efficacia che potrebbe essere moltiplicata solo se tutte le agenzie per la sicurezza del mondo condividessero le loro banche dati, come avviene attualmente nei trasporti aerei. Purtroppo non è così.

Flussi di persone, ma anche flussi di capitali. L’intelligence finanziaria è l’altro strumento che può contrastare il terrorismo, andando a bloccare le fonti di finanziamento (freezing of asset), come previsto dalle raccomandazioni dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia.

Ma la domanda è una sola: una security intelligence data driven fondata sull’uso dei big data e l’incrocio delle banche dati sul terrorismo avrebbero potuto prevedere o impedire l’attacco? La risposta è ancora quella che Dick Cheney diede dopo l’undici settembre: «Forse».


Banca d’Italia – Intelligence finanziaria per il contrasto al terrorismo #BigData #Parigi
Click To Tweet


Teoria e pratica

Al di là della potenza di fuoco degli analytics, combinati a grandi capacità di calcolo e database in-memory, i punti critici nella costruzione di modelli predittivi restano la definizione coerente dei KRI, la qualità dei dati raccolti e la loro correlazione. «In molti casi – come ci ha spiegato il matematico Roberto Vacca – la semplice raccolta di dati potrebbe essere poco affidabile sia come strumento di previsione sia come strumento di governance».

Roberto Vacca in passato aveva messo a punto un modello del terrorismo basato sulla dinamica dei sistemi. «La popolazione di terroristi attivi – ci racconta il professore – produce atti terroristici con un tasso che cala al crescere dell’intensità e dell’efficienza delle contromisure di polizia». Questo significa che l’escalation terroristica si autoalimenta, con un progressivo trasferimento dalla popolazione dei terroristi potenziali a quella dei terroristi attivi. Ecco quindi, la necessità di prendere misure su più fronti e operare con più leve per prevenire l’affiliazione nelle carceri, nelle periferie, nei luoghi di culto e in tutti quei contesti che producendo esclusione di fatto favoriscono il consenso.


#Parigi È possibile prevedere gli attacchi terroristici con i #BigData?
Click To Tweet


Libertà, sicurezza e fattore umano

Se nell’epoca franchista la sicurezza passava dai custodi dei palazzi, oggi la sicurezza deve passare attraverso le sentinelle digitali. Max Ardigò (@ARDIGO), consulente ed esperto di strategie digitali, riferisce come i terroristi, secondo le fonti di intelligence, utilizzerebbero non solo la chat di Xbox per rimanere in contatto tra loro, ma anche Whatsapp e la piattaforma PSN di Playstation 4 (ancora più difficili da intercettare) per scambiarsi testi, voci e immagini, come riferito da Jan Jambon, ministro degli Interni del Belgio.

Non solo la trama, ma anche i nomi farebbero pensare alla finzione, con i personaggi catturati dalla fantasia di un inventore di videogames in stile Halo. Ma è tutto tragicamente vero. L’estetica dei videogiochi si mescola alla propaganda. La realtà è semplificata e “mediata”, senza più memoria del passato. Per certo, i terroristi sono esperti videomaker, nativi digitali, abituati alla dinamiche da videogiochi (io vinco, tu perdi), gli stessi utilizzati nei centri di addestramento come simulatori per azioni di guerriglia “sparatutto”. Un esercito di giovani integralisti, guardiani della verità, votati alla violenza come unico linguaggio.

Il controllo alle frontiere e lo scambio di informazioni e dati su tutti i cittadini (compresi i passeggeri in entrata e in uscita dagli aeroporti, i richiedenti asilo, residenti su un territorio a vario titolo…) rappresentano l’unico strumento con cui si può contrastare il terrorismo. E in previsione, ogni resistenza alla privacy “blindata” dei cittadini UE sarà bypassata dall’urgenza e dalla richiesta di maggiore sicurezza da parte della stessa opinione pubblica. Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. E quindi possiamo decidere di registrare tutto, ascoltare tutto. Ma possiamo permetterci di fare passare questo principio sotto la pressione dell’emotività? E chi avrà veramente vinto allora?

Il trade-off classico tra libertà e sicurezza in queste ore è pesantemente sbilanciato a favore della seconda. E si corre il rischio di scardinare l’intera normativa europea sulla privacy, che se non ci permette di passare al setaccio i dati delle vite di tutti per stanare il “nemico”, ci ha messo al riparo dall’indebita intromissione nei nostri dati più sensibili da parte delle multinazionali per venderci qualsiasi cosa.

Umberto Rapetto – esperto di cyber security, (ex Ufficiale GdF,  inventore e comandante del GAT) – che da tanti anni collabora con Data Manager, ci ha insegnato che il valore di un’informazione dipende dal collegamento fra un dato acquisito con un altro elemento significativo che si può verificare nel futuro. E cosa ancora più importante. Che la sicurezza non può essere delegata alle macchine, quando il vero punto critico resta il fattore umano. Nella lotta al terrorismo – però – le macchine possono essere i migliori alleati. Per questo, è necessario disporre di personale specializzato e competenze di alto livello. Niente spazio all’improvvisazione. I terroristi utilizzano il web per mantenere il coordinamento tra le varie cellule di Foreign Fighters. E tutte queste operazioni lasciano una traccia nella rete.

Sappiamo che gli algoritmi possono setacciare i social network per capire la rete di relazione dei soggetti e le piattaforme commerciali online per profilare i comportamenti sulla base degli acquisti, tracciando abitudini sociali, orientamenti politici, convinzioni religiose. Praticamente ogni cosa. Dall’acquisto del corano su Amazon.com alle ricette per cucinare cibi mediorientali. La correlazione dei dati può fare emergere delle compatibilità tra i terroristi di oggi e i terroristi potenziali e ancora sconosciuti di domani. Ma con l’impegno alla responsabilità, per evitare – dove non ci sono relazioni basate sui dati – che si passi alle “associazioni mentali” basate sul pregiudizio nei confronti di una religione o di una etnia.

Il rischio – però – è quello di essere sommersi da una valanga di dati non strutturati e non essere in grado di leggerli. Senza contare la necessità dell’integrazione operativa e funzionale dei CERT nazionali e quella di database che siano certificati Tier 4. Ma bisogna considerare anche la capacità di calcolo necessaria per correlare le informazioni provenienti da fonti diverse per fare emergere relazioni nascoste tra i vari set di dati. Perché non sempre i dati danno le risposte che stavamo cercando. Molto più spesso capita che i dati forniscano risposte a domande che nessuno ha ancora fatto.


#Parigi I costi nascosti di una #intelligence data driven #bigdata #analytics
Click To Tweet


I costi nascosti di una intelligence data driven

E poi c’è un’altra questione più pratica, i costi. Adottare un modello di security intelligence data driven comporta un costo immenso non solo in termini economici. I dati potrebbero portare a galla quelle “evidenze” (per esempio, tra industria delle armi, governi e cellule terroristiche), che quando si resta nell’ambito dell’analisi statistica si chiamano “correlazioni nascoste“, ma  quando si passa dal piano della ricerca alla piano della politica, si chiamano “responsabilità“. E questo è un costo che non tutti i leader mondiali sarebbero disposti a pagare. Come del resto, nella conferenza stampa di chiusura del summit di Antalya, ha confermato lo stesso Presidente della Russia, Vladimir Putin, dicendo che l’IS è finanziato da individui di 40 paesi, inclusi membri del G20. «I gave examples based on our information about individuals financing various Islamic State subgroups in different countries. We have established that financing is coming from 40 countries, including G20 countries».
Ecco, forse, i Big Data sono come la prova video in un campo da gioco: tutti la chiedono, ma alla fine non viene ammessa. Anche perché sapere cosa è successo non sempre aiuta a capire perché.

L'articolo Parigi, il terrore detta l’agenda del G20 proviene da Data Manager Online.

]]>
Una Citroen senza conducente percorre quasi 600 km https://www.datamanager.it/2015/10/una-citroen-senza-conducente-percorre-quasi-600-km/ Mon, 12 Oct 2015 16:59:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85535 Una Citroen C4 Grand Picasso ha percorso 580 km di strade francesi pubbliche senza l’ausilio di un conducente Il giorno in cui le nostre automobili non avranno più bisogno di noi per portarci da un luogo all’altro è sempre più vicino. In occasione del 22esimo Intelligent Transport Systems (ITS) World Congress di Bordeaux, PGA Peugeot Citroen ha […]

L'articolo Una Citroen senza conducente percorre quasi 600 km proviene da Data Manager Online.

]]>
Una Citroen C4 Grand Picasso ha percorso 580 km di strade francesi pubbliche senza l’ausilio di un conducente

Il giorno in cui le nostre automobili non avranno più bisogno di noi per portarci da un luogo all’altro è sempre più vicino. In occasione del 22esimo Intelligent Transport Systems (ITS) World Congress di Bordeaux, PGA Peugeot Citroen ha testato con successo sulle strade francesi un prototipo di autonomous car. Una C4 Grand Picasso dotata di radar, telecamere e sensori è riuscita a percorre senza problemi 580 km di strada pubblica da Parigi a Bordeaux.

Citroen testa i sistemi per smart car e autonomous car

La C4 Grand Picasso di Citroen ha guidato in scioltezza in mezzo al traffico effettuando sorpassi e regolando da sola la velocità, ovviamente nel più rigido rispetto del Codice della strada. La casa automobilistica francese, che per questi testi ha previsto 5 livelli di autonomia più o meno rigidi, ha ora intenzione di allargare la sperimentazione ad altri 15 veicoli entro il 2016. Durante l’ITS il gruppo francese ha anche presentato alcuni sistemi per la comunicazione tra veicoli (Car to Car) e tra la vettura e le infrastrutture stradali (Cat to Infrastructure). Quest’ultimi saranno installati su 1.100 automobili nell’ambito del programma Scoop@F.

Nel frattempo, anche altre aziende stanno lavorando al proprio modello di autonomous car oltre a Citroen. Apple potrebbe ad esempio presentare un’automobile a guida autonoma nel 2019 ma Elon Musk di Tesla, azienda leader nel settore delle auto elettriche, non si è detto molto preoccupato per la cosa e anzi ha criticato con parole dure il progetto della Mela.

L'articolo Una Citroen senza conducente percorre quasi 600 km proviene da Data Manager Online.

]]>
Facebook apre a Parigi un centro sull’intelligenza artificiale https://www.datamanager.it/2015/06/facebook-apre-a-parigi-un-centro-sullintelligenza-artificiale/ Wed, 03 Jun 2015 18:00:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75773 Facebook aprirà a Parigi un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale e il machine learning Facebook aumenta i suoi investimenti nella ricerca sull’intelligenza artificiale. Il social network aprirà a Parigi entro la fine del 2015 un nuovo centro dedicato allo studio sul machine learning, ovvero algoritmi e software che consentano alle macchine di apprendere in modo […]

L'articolo Facebook apre a Parigi un centro sull’intelligenza artificiale proviene da Data Manager Online.

]]>
Facebook aprirà a Parigi un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale e il machine learning

Facebook aumenta i suoi investimenti nella ricerca sull’intelligenza artificiale. Il social network aprirà a Parigi entro la fine del 2015 un nuovo centro dedicato allo studio sul machine learning, ovvero algoritmi e software che consentano alle macchine di apprendere in modo innovativo e in modo simile all’essere umano. Questo tipo di tecnologia è utile per prevedere i gusti degli utenti in campo pubblicitario e per migliorare la gestione dei dati. L’annuncio dell’apertura del nuovo centro è arrivata direttamente dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, sul proprio profilo certificato.

Facebook punta sull’intelligenza artificiale

Il centro di ricerca parigino sull’intelligenza artificiale sarà diretto da Yann Lecun e inizialmente vi lavorerà un team di sei persone, che crescerà fino a 30 elementi nel giro di qualche anno. La scelta della Francia non è casuale. Il Paese d’Oltralpe è considerato all’avanguardia sul tema del machine learning e Facebook ha annunciato un programma di collaborazioni con scienziati locali e l’INRIA, l’istituto di ricerca informatico e robotico francese. “Continueremo a condividere apertamente tutte le nostre scoperte con la comunità legata all’intelligenza artificiale attraverso pubblicazioni, dati open source e collaborazioni con altri ricercatori”, ha scritto Zuckerberg. Il social network, che ha lanciato un servizio di recensioni per i ristoranti,  ha già costruito centri di ricerca sull’intelligenza artificiale anche a New York e in California.

Da qualche anno anche altri colossi del web si sono interessati al machine learning. Google nel 2014 ha acquisito Deep Mind, startup che lavora nel settore dell’AI, e sta anche collaborando con i ricercatori dell’università di Oxford. IBM invece ha potenziato le capacità del suo supercomputer Watson, che ora è in grado di rispondere anche a domande sulla cucina.

L'articolo Facebook apre a Parigi un centro sull’intelligenza artificiale proviene da Data Manager Online.

]]>