Politecnico di Milano – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:36:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Politecnico di Milano – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 SOLUTIONS 30 sponsor dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano https://www.datamanager.it/2018/07/solutions-30-sponsor-dellosservatorio-internet-of-things-del-politecnico-di-milano/ Tue, 24 Jul 2018 16:30:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151996 Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato IoT in Italia vale 3,7 miliardi di euro nel 2017 (+32% rispetto al 2016). Quasi la metà del mercato è trainata da contatori intelligenti (26%) e automobili connesse (22%), poi seguono Smart Building (14%), Smart Logistics (9,7%) e Smart City (8,6%). […]

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Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato IoT in Italia vale 3,7 miliardi di euro nel 2017 (+32% rispetto al 2016). Quasi la metà del mercato è trainata da contatori intelligenti (26%) e automobili connesse (22%), poi seguono Smart Building (14%), Smart Logistics (9,7%) e Smart City (8,6%).

All’interno di questo settore in costante evoluzione, caratterizzato sempre più dalla digitalizzazione e dalla convergenza dei protocolli di comunicazione che hanno l’obiettivo di creare reti di dispositivi intelligenti e connessi tra loro, i servizi sono il motore della crescita e costituiscono il 34% del mercato (1,25 miliardi di euro, con un aumento del 52% rispetto al 2016).

Proprio nei servizi SOLUTIONS 30, grazie ad un’esperienza quasi ventennale maturata nel campo delle soluzioni in diversi ambiti del mondo digitale, soprattutto in quelli dei sistemi informatici e di telco, dei sistemi di sicurezza e dello Smart Metering, ricopre un ruolo di sempre maggior rilievo.

La società ha quindi trovato perfetta sintonia con l’“Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano”. “Siamo entusiasti di poter aderire a questo osservatorio prestigioso che da diversi anni analizza l’evoluzione dell’economia digitale in Italia. – commenta Giovanni Ragusa, direttore Operations di SOLUTONS 30 Italia – Con il nostro ampio portfolio di servizi, operiamo sempre come partner di grandi aziende e guardiamo con estremo interesse alle nuove opportunità che l’IoT ci permetterà di esplorare”.
In base ai dati dell’Osservatorio, nel prossimo futuro si prevede un’ulteriore accelerazione del mercato, soprattutto per quanto riguarda gli ambiti Smart Car, Smart Home, Industrial IoT e Smart Metering. La normativa continuerà ad alimentare la crescita delle soluzioni Smart Metering anche nel 2018, con almeno 4 milioni di smart meter gas e 5,5 milioni di contatori elettrici di seconda generazione che verranno installati nelle case degli italiani nel corso dell’anno.

“Al di là dei numeri, che testimoniano la progressiva crescita del mercato di questi prodotti, sembrano infatti essere stati creati i giusti presupposti per il “salto di qualità” su tutti i fronti: dalle nuove reti di comunicazione dedicate all’IoT, in arrivo nelle prime città italiane, all’evoluzione dell’offerta in ambito Smart Home. – spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things – l’Osservatorio continuerà a monitorare la frontiera dell’innovazione, ad analizzare il quadro tecnologico delle soluzioni e ad approfondire le principali evoluzioni normative che possano influenzare il processo di diffusione dell’IoT.”

E proprio a questo riguardo la presenza di Sponsor come SOLUTIONS 30 è particolarmente importante perché rappresenta il punto di vista di chi eroga i servizi in questo mondo in continua evoluzione.

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La PA fra 3 anni: il 34% degli enti evolverà verso un ecosistema IT ibrido https://www.datamanager.it/2018/06/la-pa-fra-3-anni-il-34-degli-enti-evolvera-verso-un-ecosistema-it-ibrido/ Tue, 12 Jun 2018 12:13:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149384 Questo quanto emerso nel Report “Osservatorio Cloud per la PA” condotto dal Politecnico di Milano, in collaborazione con Dell EMC, che ha analizzato gli impatti del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (2017-2020) Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (2017-2020) – predisposto dal precedente Governo del Premier Paolo Gentiloni – sta guidando […]

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Questo quanto emerso nel Report “Osservatorio Cloud per la PA” condotto dal Politecnico di Milano, in collaborazione con Dell EMC, che ha analizzato gli impatti del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (2017-2020)

Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (2017-2020) – predisposto dal precedente Governo del Premier Paolo Gentiloni – sta guidando le attuali strategie di evoluzione tecnologica degli enti pubblici italiani.

È quanto emerge dal Report “Osservatorio Cloud per la PA” condotto dal Politecnico di Milano, in collaborazione con Dell EMC, che ha intervistato gli enti locali per analizzare l’evoluzione delle infrastrutture IT fisiche, alla luce dello stesso Piano Triennale.

Nello scenario attuale della PA, si sta tracciando la via per la realizzazione di un Cloud della Pubblica Amministrazione che sarà sempre più orientato verso un modello ibrido: una parte delle risorse rimarrà on-premise (o proprietarie), ma dovrà essere orchestrata e gestita con continuità rispetto alla parte di risorse esternalizzate.

Considerando tutte le risorse applicative (applicativi core, applicativi di supporto e servizi digitali al cittadino), nei prossimi 3 anni, assisteremo all’evoluzione verso un ecosistema IT ibrido per il 34% degli enti della PA. Un ecosistema in cui si dovrà integrare e orchestrare una porzione di risorse on-premise con una parte di risorse gestite esternamente, in modello outsourced o community.

Questo modello di sourcing ibrido sarà un elemento che impatterà anche sulla trasformazione delle competenze del personale IT degli enti e sui modelli di governance dell’ecosistema.

Secondo quanto emerge dalla ricerca, quasi il 50% degli enti è spinto verso l’esternalizzazione delle risorse IT dall’inadeguatezza delle risorse proprietarie in termini di sicurezza e continuità. Mentre, circa il 40% è consapevole che il processo di esternalizzazione può rappresentare un elemento di svolta in ottica velocizzazione delle attuali iniziative digitali, innovazione e accelerazione della trasformazione digitale degli enti.

“Il Piano Triennale è un documento strategico che ha l’obiettivo di guidare la digitalizzazione del Sistema Paese”, ha commentato Filippo Ligresti, VP & General Manager Commercial Business di Dell EMC Italia. “Dalla ricerca del Politecnico di Milano emerge che molti enti pubblici italiani hanno già in programma di lavorare seguendo le direttive del Piano, nell’ottica di accelerare la trasformazione digitale, razionalizzare  la spesa pubblica in tecnologia e le strutture fisiche, migliorando la qualità del servizio ai cittadini. Tuttavia, dallo studio è chiaro come ci siano ancora diverse barriere da superare lungo il percorso che porta a modelli di gestione esternalizzati. Ostacoli come perplessità legate alla sicurezza e alla privacy dei dati sensibili, la difficoltà a identificare un vantaggio di costo per quelle realtà piccole con carichi di lavoro prevedibili o la necessità di un percorso di modernizzazione delle architetture applicative interne in ottica cloud-ready. Acora più cruciale quindi il ruolo dei Poli Strategici Nazionali nell’abilitazione del piano e della Trasformazione Digitale della PA.”.

Le previsioni di spesa confermano lo spostamento della PA verso modelli ibridi. Crescerà, infatti, nei prossimi 3 anni il budget per la gestione esterna mentre diminuirà in modo significativo quello relativo all’on-premise.

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Lenovo stringe un accordo con il Politecnico di Milano https://www.datamanager.it/2018/03/lenovo-stringe-un-accordo-politecnico-milano/ Wed, 07 Mar 2018 15:50:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142997 L’accordo prevede sconti sull’acquisto di servizi e prodotti quali workstation, PC e convertibili Lenovo annuncia di avere raggiunto in Italia un accordo con il Politecnico di Milano per fornire a dipendenti e studenti sconti ed estensioni di garanzia su un’ampia gamma di workstation, PC e convertibili 2-in-1. Si tratta del primo accordo di questo genere […]

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L’accordo prevede sconti sull’acquisto di servizi e prodotti quali workstation, PC e convertibili

Lenovo annuncia di avere raggiunto in Italia un accordo con il Politecnico di Milano per fornire a dipendenti e studenti sconti ed estensioni di garanzia su un’ampia gamma di workstation, PC e convertibili 2-in-1. Si tratta del primo accordo di questo genere stipulato in Italia da Lenovo con un Ateneo pubblico e si inserisce nella più ampia strategia dell’azienda a supporto del mercato Education. Lenovo è infatti leader in Italia nella fornitura di tecnologie innovative al settore dell’istruzione e dell’educazione, come dimostra uno studio condotto dalla società di analisi finanziaria Futuresource, che conferma una crescita delle vendite di notebook e tablet per la scuola rispettivamente del +13,2% e del +42%.

In particolare, questo accordo rafforza ulteriormente l’impegno di Lenovo a sostenere le discipline e le facoltà cosiddette STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Coerentemente con il proprio impegno a sostenere la diversity, infatti – sia essa etnica, di genere,  culturale o/ed educativa – Lenovo sostiene le iniziative volte a migliorare l’istruzione STEM in particolare delle ragazze e dei gruppi sociali tendenzialmente sottorappresentati: questo non solo per le ovvie implicazioni nell’ambito dell’immigrazione e della lotta alle disparità di genere, ma più in generale anche per incrementare la competitività in campo scientifico e tecnologico del nostro Paese.

L’accordo di Lenovo con il Politecnico – condotto attraverso il proprio Partner di canale di vendita C2, specializzato nel mondo della didattica – ha durata di un anno e prevede diversi livelli di sconto su prodotti e servizi quali estensioni di garanzia su laptop, workstation e convertibili, e corsi di lingue straniere acquistabili in bundle con il convertibile Lenovo Yoga Book. La convenzione è aperta a tutti gli studenti e dipendenti del Politecnico, personale ausiliario e docenti.

Tra i prodotti di Lenovo interessati alla convenzione, studenti, docenti e personale del Politecnico potranno scegliere la soluzione ideale in un’ampia gamma di macchine, dal notebook alla workstation, fissa o portatile, passando per i desktop.

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Industry 4.0 secondo Interroll e il Politecnico https://www.datamanager.it/2017/05/industry-4-0-secondo-interroll-politecnico/ Fri, 12 May 2017 07:53:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124734 Un breve incontro con Interroll e il PoliMI, dedicato al tema che sta dominando il mondo del manufacturing, ha consentito di focalizzare lo stato dell’arte e le evoluzioni attese Tutti ne parlano: è uno dei temi dominanti in questo periodo storico nel mercato ICT e coinvolge in modo importante le aziende italiane. Si tratta di […]

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Un breve incontro con Interroll e il PoliMI, dedicato al tema che sta dominando il mondo del manufacturing, ha consentito di focalizzare lo stato dell’arte e le evoluzioni attese

Tutti ne parlano: è uno dei temi dominanti in questo periodo storico nel mercato ICT e coinvolge in modo importante le aziende italiane. Si tratta di Industry 4.0, un termine coniato in Germania che ha rapidamente attecchito in tutta Europa, perché racchiude in sé molti argomenti che caratterizzano l’evoluzione delle tecnologie ICT di questi ultimi anni, come per esempio IoT (Internet of Things), Cloud Computing, Big Data e mobilità. Interroll Italia, azienda multinazionale leader nel settore dell’intralogistica e del motion, ha deciso di presentare, avvalendosi dell’apporto del professor Marco Taisch, ordinario di Advanced and Sustainable Manufacturing presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano, lo stato dell’arte nel percorso evolutivo che porta, appunto, alla Trasformazione digitale e all’Industry 4.0 delle aziende italiane. Lo ha fatto pochi giorni fa a Milano, e l’incontro si è trasformato in un interessante scambio di opinioni su cosa fare e come farlo per sfruttare al massimo le opportunità offerte da questa evoluzione.

Componenti e competenze

Il benvenuto, affidato a Claudio Carnino, direttore commerciale e country speaker di Interroll in Italia, ha sottolineato come siano due le esigenze fondamentali per l’evoluzione a Industry 4.0 oggi: componenti e competenze. Attività in cui Interroll si distingue, creando «componenti visionarie», che consentono di spostare oggetti in modo più veloce, più efficace, più intelligente. Tema ripreso dal prof. Taisch, che ha aggiunto un altro soggetto importante: la cultura. «I prodotti del futuro saranno più intelligenti, grazie ai sensori, più connessi, più verdi, più personalizzati – ha commentato Taisch -. Inoltre utilizzeranno nuovi materiali». È ovvio dunque che occorre un importante sforzo di crescita culturale, anche perché: «Le rivoluzioni industriali di una volta avvenivano in tempi molto più lunghi di una vita umana: oggi sono molto più brevi, e si corre il rischio di “rottamare” le persone perché mancano delle competenze necessarie». Un’indagine condotta dal Politecnico di Milano nel 2016 tra le aziende italiane ha evidenziato che, nel 38% dei casi, non avevano mai sentito parlare di Industry 4.0, rendendo evidente la necessità di acculturamento e di attenzione alla crescita delle competenze, appunto.

Per spiegare come cambia la percezione del mondo con le nuove tecnologie, Taisch si è affidato a un esempio, legato alle connected car. Se io guido sull’Autostrada del Sole, mi sto avvicinando al casello di Roncobilaccio e devo mangiare, il computer di bordo della mia macchina si può collegare al cloud e, sapendo che a me piace la pizza, rintracciare tutti i punti di ristoro in zona che possano offrire la pizza in quel momento. «Nel 2020 ci saranno 50 miliardi di dispositivi connessi a Internet, che potrebbero diventare poi addirittura 500 miliardi (stima Oecd)». Ma il processo evolutivo va addirittura oltre Industry 4.0 per arrivare, ha spiegato Taisch, alla “Value Chain 4.0”. «L’Internet delle cose si assocerà all’Internet dei processi e dei servizi, nonché alla “Internet of Brains”», in cui tutti scambieranno dati con tutti, persone e oggetti. Il futuro però è roseo, grazie alle nuove tecnologie e soprattutto al modo in cui operano in sintonia,«aiutando e non sostituendo gli esseri umani», ha sottolineato ancora Taisch.

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Assinter Academy, come valorizzare le competenze? https://www.datamanager.it/2017/02/assinter-academy-valorizzare-le-competenze/ Mon, 13 Feb 2017 14:00:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118809 La risposta arriva dalla collaborazione scientifica tra il Politecnico di Milano e SDA Bocconi e da Assinter Academy, con la nuova offerta di alta formazione per dirigenti, manager e tecnici provenienti dalle realtà delle società ICT in house e delle amministrazioni pubbliche. Il comparto delle società ICT in house delle Regioni e Province Autonome rappresenta […]

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La risposta arriva dalla collaborazione scientifica tra il Politecnico di Milano e SDA Bocconi e da Assinter Academy, con la nuova offerta di alta formazione per dirigenti, manager e tecnici provenienti dalle realtà delle società ICT in house e delle amministrazioni pubbliche.

Il comparto delle società ICT in house delle Regioni e Province Autonome rappresenta una cerniera strategica nell’ecosistema economico, a partire dal ruolo di supporto allo sviluppo della domanda di innovazione della PA e del rapporto con gli attori di mercato. Il contesto attuale vede le società ICT in house affrontare la sfida riorganizzativa del costituirsi sempre più in centri di qualificazione della domanda e laboratori di innovazione aperti all’offerta di mercato, con la necessità di avviare dei percorsi di confronto sui fabbisogni comuni di competenze e figure professionali.

«La trasformazione prima e la valorizzazione poi delle società ICT in house regionali non rappresentano una frammentazione degli sforzi – spiega Paolo Pasini, direttore Unit Sistemi Informativi e professore di SDA Bocconi School of Management – semmai pongono il classico dilemma del management d’azienda che periodicamente si trova a dover scegliere tra accentramento e decentramento, e questo vale anche per le risorse ICT e digitali».


.@AssinterItalia Paolo Pasini società ICT in house Come #valorizzare le #competenze
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La scelta critica, come mette in evidenza Pasini, risiede nella definizione del miglior equilibrio tra risorse gestite centralmente, per conseguire sinergie ed economie (di scala, di scopo) come, per esempio, per le infrastrutture e le piattaforme comuni a tutti, e le risorse gestite a livello locale, per conoscere e soddisfare al meglio la domanda di servizi digitali nei vari territori locali, molto diversi come caratteristiche geo-socio-demo-eco. «Il modello AgID attuale è pienamente coerente con questi due scopi» – continua Pasini. «Il vero tema è come misurare sul serio il valore di queste società nel nuovo ruolo che stanno assumendo, nei reali risultati prodotti nella digitalizzazione del Paese e nel vero confronto col mercato, cioè nel raffronto dei loro veri costi di produzione ed erogazione dei servizi digitali con gli analoghi costi espressi dalle imprese private, ma al netto dei costi sostenuti come azienda pubblica e a parità dei livelli di servizio, di qualità e di velocità».

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La ciberfisica affidabile e per tutti: il progetto H2020 DEIS per salute, mobilità e domotica https://www.datamanager.it/2017/01/la-ciberfisica-affidabile-tutti-progetto-h2020-deis-salute-mobilita-domotica/ Thu, 19 Jan 2017 09:57:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117485 Creare sistemi ciberfisici affidabili, è questa la sfida lanciata dal progetto DEIS, partito il 1° gennaio 2017, che si propone di  sviluppare tecnologie microelettriche e software in grado di integrare molteplici soluzioni sensoristiche. Nella vita di tutti i giorni siamo circondati da computer che gestiscono il funzionamento di accessori, elettrodomestici, apparati di regolazione o comunicazione. […]

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Creare sistemi ciberfisici affidabili, è questa la sfida lanciata dal progetto DEIS, partito il 1° gennaio 2017, che si propone di  sviluppare tecnologie microelettriche e software in grado di integrare molteplici soluzioni sensoristiche.

Nella vita di tutti i giorni siamo circondati da computer che gestiscono il funzionamento di accessori, elettrodomestici, apparati di regolazione o comunicazione. Oggi questi dispositivi sono sempre più integrati tra loro in una rete che interagisce direttamente e dinamicamente con l’ambiente fisico, dando vita ai cosiddetti sistemi ciberfisici.

I sistemi CPS (Cyber-Physical-Systems) hanno un notevole impatto in moltissimi ambiti, dalla  mobilità, alla domotica alla salute, per questo la loro affidabilità è fondamentale. Se non fossero affidabili, infatti, potrebbero arrecare danni alle persone e portare a blocchi temporanei di infrastrutture importanti, con ricadute anche gravi su industrie e società.

Ma come assicurare questa affidabilità? All’interno del progetto, i partner svilupperanno dei nuovi paradigmi, come ad esempio le Identità Digitali per l’Affidabilità (Digital Dependability Identities, DDIs), e ne valideranno l’utilità in casi pratici di impiego:

  • automotive con lo sviluppo di sistemi autonomi per il monitoraggio intelligente di parametri fisiologici e la progettazione e validazione di un simulatore di guida autonoma;
  • ferrovie con lo scambio affidabile di informazioni tra diversi componenti di sistemi eterogenei complessi, quali quello ferroviario;
  • salute con l’ampliamento delle funzionalità e dell’affidabilità di dispositivi medici portatili.

I gruppi di ricerca del Politecnico di Milano svilupperanno, in particolare per il settore automotive, delle telecamere ultrasensibili in grado di monitorare in tempo reale i parametri fisiologici del guidatore e dei passeggeri di un veicolo (pulsazioni, variabilità cardiaca e ossigenazione del sangue) e algoritmi di visione e processamento delle immagini, per seguire i movimenti del guidatore ed estrarre i parametri fisiologici richiesti.

In collaborazione con il Politecnico di Milano, poi, la società Ideas&Motion interfaccerà la videocamera con altri sensori integrati nel veicolo mediante protocolli affidabili e sicuri; General Motors validerà il sistema completo in un ambiente di emulazione avanzata delle reali condizioni di guida.

“DEIS – Dependability Engineering Innovation for Cyber-Physical Systems” (Innovazioni Ingegnerizzate per l’Affidabilità dei Sistemi Ciberfisici) è un progetto finanziato dalla Commissione Europea, all’interno del programma Horizon 2020, iniziato a gennaio 2017 avrà durata triennale.

Il progetto è coordinato da AVL, leader mondiale nello sviluppo motopropulsori a combustione interna, ed è composto da dieci partner, di cui quattro aziende (Siemens, General Motors, Ideas & Motion, Portable Medical Technology), tre università (Politecnico di Milano, University of Hull, University of York) e due centri di ricerca (Fraunhofer-Gesellschaft, Dundalk Institute of Technology), distribuiti in varie nazioni europee (Italia, Austria, Germania, Regno Unito e Irlanda).

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Cloud in Italia +25%, ma per 2 PMI su 3 i vantaggi sono ancora da scoprire https://www.datamanager.it/2016/06/cloud-italia-25-2-pmi-3-vantaggi-ancora-scoprire/ Fri, 10 Jun 2016 14:30:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103227 Le PMI del Piemonte e del nord ovest in generale mostrano livelli di adozione leggermente inferiori alla media nazionale, tuttavia le realtà che lo adottano lo fanno in modo più maturo Il Cloud rappresenta sempre più un’opportunità per le imprese e le pubbliche amministrazioni del territorio, sia per innovare i processi interni, che per offrire […]

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Le PMI del Piemonte e del nord ovest in generale mostrano livelli di adozione leggermente inferiori alla media nazionale, tuttavia le realtà che lo adottano lo fanno in modo più maturo

Il Cloud rappresenta sempre più un’opportunità per le imprese e le pubbliche amministrazioni del territorio, sia per innovare i processi interni, che per offrire nuovi servizi ai clienti. Il Cloud può infatti innescare una rivoluzione organizzativa in grado di cambiare il modo di diffondere le informazioni, di prendere le decisioni e di collaborare all’interno e all’esterno delle organizzazioni, ridando slancio e produttività alle imprese italiane.

I dati sulla rilevazione delle PMI mostrano una dinamica a macchia di leopardo. il Piemonte e l’area del nord ovest più in generale, sebbene fortemente caratterizzate da alta presenza di PMI mostrano dei tassi di adozione leggermente inferiori alla media nazionale. Tuttavia, analizzando l’entità della spesa delle PMI del Piemonte, emerge come le organizzazioni che hanno già adottato soluzioni Cloud lo facciano in modo più maturo, con una spesa dedicata superiore alla media nazionale.

Il mercato Cloud in Italia ha raggiunto un valore nel 2015 pari a 1,51 miliardi di € in crescita del 25%. Contribuiscono a questa stima soprattutto gli investimenti dedicati alla Cloud Enabling Infrastructure, ovvero quelli impiegati per aggiornare il patrimonio infrastrutturale e applicativo già esistente in azienda, che valgono in Italia 1,05 miliardi di euro e crescono del 21%, e quelli dedicati al Public Cloud, stimabili in 460 milioni di euro, in crescita del 35% anno su anno.

Per promuovere la cultura e la sensibilizzazione, l’Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano, giunto al sesto anno di attività, ha lanciato un’iniziativa di Ricerca dedicata al mondo delle PMI. La seconda tappa di questo progetto culturale si è svolto oggi a Torino, in collaborazione con CSI Piemonte.

L’incontro, nello specifico, si è proposto di fornire un quadro della diffusione delle tecnologie Cloud nel territorio, attraverso testimonianze e metodologie, di illustrare i percorsi di adozione delle imprese e della pubblica amministrazione e le principali dinamiche di filiera.

“L’occasione di oggi – ha sottolineato Riccardo Rossotto, Presidente del CSI Piemonte – è un importante momento di confronto per misurare lo stato di avanzamento lavori sul progetto cloud che il CSI sta portando avanti da anni. Auspico che l’incontro di oggi ci porti a una maggiore conoscenza e consapevolezza dell’utilità di questo strumento nella nostra quotidianità e che rappresenti un’altra tappa importante per accelerare questo processo che ci vede tutti protagonisti. Il Cloud può infatti abilitare una vera e propria rivoluzione organizzativa, capace di cambiare il modo di diffondere le informazioni, prendere le decisioni e collaborare all’interno e all’esterno dell’organizzazione, ridando slancio e produttività alle imprese del nostro Paese”.

Per Gianfranco Montanari, Direttore Generale della Città di Torino “L’approccio al cloud da parte della Città di Torino è stato inserito in una strategia complessiva che abbiamo adottato dopo intensi confronti a partire dal 2013-2014: una strategia che comprende più assi, quali la virtualizzazione, il riuso e l’utilizzo di sistemi open source. Questa importante scelta informatica che stiamo portando avanti con il CSI Piemonte è sicuramente stata determinata da valutazioni economiche-finanziarie, perché oggi l’attenzione alla spesa per le Pubbliche Amministrazioni è centrale, ma è anche legata all’ammodernamento e alla riorganizzazione complessiva dei servizi della Città. Tutto questo richiede fattori abilitanti e tutti necessari: la capacità di change management da parte dell’organizzazione, conoscenze specifiche e in questo il CSI e il territorio hanno investito molto e infine un sistema di connessione di banda adeguato di cui il nostro Paese ha bisogno per vincere questa sfida”.

Michele Pianetta, Vicepresidente Anci Piemonte ha affermato: “Ringrazio il CSI Piemonte per queste occasioni di confronto che ci sollecitano a fare sistema e permettono che anche le realtà più piccole possano uscire dall’isolamento. Rappresentare qui oggi non soltanto la nostra associazione locale, ovvero Anci Piemonte, ma anche la parte più montana del nostro territorio, quindi Uncem Piemonte, conferma ulteriormente il senso del nostro impegno che non si può limitare a singole realtà ma deve guardare più avanti. È necessario fare dei ragionamenti di rete, come ad esempio quello di oggi sul tema del cloud, che permettano di raggiungere obiettivi normativi che tutti i Comuni dal più piccolo al più grande devono raggiungere, con un’attenzione anche al mondo dell’imprenditoria locale per vincere la partita dell’innovazione”.

“L’adozione del Cloud nelle PMI procede a macchia di leopardo – ha dichiarato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service del Politecnico di Milano – a testimonianza di come le potenzialità sono ancora da scoprire. I dati relativi al Piemonte mostrano un’adozione matura in termini di “cosa fare” con il Cloud, tuttavia i dati di diffusione non possono ancora soddisfare appieno”.

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In Italia l’Internet of Things vale 2 mld di euro https://www.datamanager.it/2016/04/italia-linternet-of-things-vale-2-mld-euro/ Tue, 19 Apr 2016 16:59:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=99443 Nel 2015 il settore del’Internet of Things ha raggiunto un valore di 2 miliardi di euro. Crescono soprattutto termostati connessi e smart car L’Internet of Things si sta diffondendo capillarmente nel nostro Paese e ha generato un fatturato di 2 miliardi di euro nel 2015, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente. I dati sono […]

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Nel 2015 il settore del’Internet of Things ha raggiunto un valore di 2 miliardi di euro. Crescono soprattutto termostati connessi e smart car

L’Internet of Things si sta diffondendo capillarmente nel nostro Paese e ha generato un fatturato di 2 miliardi di euro nel 2015, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente. I dati sono stati diffusi dal Politecnico di Milano, che ha anche evidenziato un aumento del 28% dei dispositivi connessi (5.5 milioni di unità). Nel 2020 il numero di oggetti smart dovrebbe superare la soglia dei 20,8 milioni.

A dominare il settore dell’Internet of Things troviamo i contatori del gas intelligenti, attualmente installati in 1.2 milioni di case italiane, e i cosiddetti Smart Asset Management, ovvero i sistemi per la manutenzione da remoto. Al secondo posto si piazzano le automobili connesse (+24%). In Italia circolano 5.3 milioni di vetture smart, circa un settimo di tutti i mezzi presenti sul nostro territorio. La maggior parte dei veicoli risulta “intelligente” grazie all’installazione di “scatole nere” fornite dalle aziende nel settore delle assicurazioni. Sul gradino più basso del podio in termini di ricavi troviamo i dispositivi per lo Smart Building, che rappresentano il 18% del mercato. Completano la classifica la Smart Logistic (11%) e gli strumenti per Smart City e Smart Environment (9%).

Come ha sottolineato Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, il dato importante non è tanto l’aumento delle soluzioni di Internet of Things quanto il “consolidamento delle basi per lo sviluppo su tutti i fronti: città consumatori e imprese” avvenuto attraverso iniziative come “l’installazione di nuove reti di comunicazione in alcune città e l’evoluzione dell’offerta per la Smart Home”.

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Oltre 1 miliardo di euro la spesa ICT degli studi professionali https://www.datamanager.it/2016/02/oltre-1-miliardo-euro-la-spesa-ict-degli-studi-professionali/ Fri, 26 Feb 2016 14:23:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95576 Per oltre metà  degli studi dei professionisti italiani cresce fatturato e redditività  nel 2015, ma la crescita Nel 2015 sono cresciuti redditività e fatturato degli studi professionali, è aumentato il tempo dedicato all’attività di consulenza, si sono affermati nuovi servizi più orientati al mercato. E sono cresciuti gli investimenti in nuove tecnologie da parte dei circa 150 […]

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Per oltre metà  degli studi dei professionisti italiani cresce fatturato e redditività  nel 2015, ma la crescita

Nel 2015 sono cresciuti redditività e fatturato degli studi professionali, è aumentato il tempo dedicato all’attività di consulenza, si sono affermati nuovi servizi più orientati al mercato. E sono cresciuti gli investimenti in nuove tecnologie da parte dei circa 150 mila studi di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari italiani, che complessivamente hanno speso oltre 1,1 miliardi di euro per l’ICT. In media, la spesa digitale per singolo studio sfiora i 9 mila euro, quasi il 50% in più rispetto ai 6 mila euro preventivati lo scorso anno. E mentre circa il 40% degli studi professionali vede nelle tecnologie uno strumento di sviluppo, si evidenzia una chiara relazione tra l’andamento positivo di fatturato/redditività e l’adozione di nuove tecnologie: i professionisti con crescita in doppia cifra sono quelli che utilizzano maggiormente gli strumenti più evoluti. Le tecnologie più presenti sono quelle che abilitano l’esercizio professionale come la firma digitale, lebanche dati, la gestione dei flussi telematici, ma gli investimenti futuri riguarderanno soprattutto software per la gestione elettronica documentale e la conservazione digitale a norma dei documenti dello studio,  portali per la condivisione documentale e di attività con i clienti, anche se gli studi più evoluti guardano con favore ai software per il controllo di gestione ai workflow e alle applicazioni di business intelligence.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina a Milano al convegno “Professionista, oggi apriresti uno studio?”.

“Tra le professioni giuridiche d’impresa cresce la consapevolezza che le ICT siano un alleato dello studio – afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -. Oggi, pur in presenza di alcune zone d’ombra, una minoranza di professionisti più consistente del passato si sta muovendo, dimostrando capacità di autocritica e volontà di arricchire il bagaglio tecnico-specialistico di nuove competenze, per affrontare nuove sfide anche fuori delle aree tradizionali. Oltre alle prime avanguardie che hanno aperto la strada, il cambiamento coinvolge circa il 30% degli studi professionalinell’uso più intensivo delle tecnologie informatiche, che è sempre più frequente anche nel modello di business oltre che in quello organizzativo. Il miglioramento delle condizioni ambientali e di quelle economico-finanziarie ha permesso di innescare un circolo virtuoso: da una parte le tecnologie hanno consentito di migliorare la produttività e l’efficienza complessiva, dall’altra il miglioramento delle redditività ha permesso agli studi più sensibili alla tecnologia di aumentare la presenza tecnologica”.

Gli indicatori economico-finanziari

La ricerca dell’Osservatorio Professionisti & Innovazione Digitale rivela che il 54% degli studi professionali dichiara una redditività in crescita, rispetto al 43% dello scorso anno. Gli studi italiani sono soprattutto di micro e piccola dimensione: il 54% realizza un fatturato al massimo di 100 mila euro, con un portafoglio di clienti non superiore ai 50 nominativi, per metà il fatturato medio per cliente è di 2 mila euro.

Il 73% degli studi è di natura individuale, l’organico medio è di due professionisti e due dipendenti. L’età media dei professionisti oscilla tra i 45 e i 57 anni, la presenza femminile è quasi pari a quella maschile tra Avvocati e Consulenti del Lavoro, più maschile tra i Commercialisti. I dipendenti hanno un’età media di poco inferiore ai 40 anni e sono prevalentemente donne. In media gli studi professionali sono fornitori della PA nel 25% dei casi. Eccetto gli studi della propria categoria professionale, iconcorrenti più frequenti sono le associazioni di categoria e i CAF, verso i quali la leva competitiva più utilizzata è il prezzo. Circa il 30% dei professionisti vede nella collaborazione una leva importante contro la crisi e per l’ampliamento del modello di business: un terzo degli studi collabora stabilmente con altri, anche se in modo non formalizzato.

L’analisi su un panel di 258 studi che hanno risposto alla survey dell’Osservatorio sia nel 2014 sia nel 2015 rivela che – fatto 100 il tempo lavorativo dello studio – cresce il tempo dedicato alle attività di business (70% vs 60%). Si ipotizzano quindi circa venti giorni in più a disposizione degli studi per produrre ricavi grazie alla migliore organizzazione, ottenuta anche con l’ausilio delle tecnologie. A livello generale, invece, l’indagine del 2015 evidenzia che l’attività di consulenza pesa il 27% circa, in aumento rispetto agli anni precedenti (16%-20% circa). Pur rimanendo prevalente l’attività tradizionale, nel 2015 la consulenza cresce per un numero di studi doppio rispetto a quelli che dichiarano un incremento dell’attività tradizionale (29% vs 14%). I professionisti trovano un alleato prezioso nella tecnologia, perché l’8% la offre anche attraverso un portale accessibile alla clientela. Inoltre, il 51% degli studi ha interesse per la consulenza online. Le principali ragioni di ciò sono la maggiore visibilità (44%), la possibilità di intercettare nuova clientela (29%), la fidelizzazione della clientela esistente (18%), l’incremento del fatturato (9%).

“L’attività di consulenza è destinata a pesare sempre di più all’interno del conto economico e del tempo lavorativo – dice Claudio Rorato –. Se le attività tradizionali resteranno strumento di fidelizzazione in grado di garantire entrate regolari, questa garantirà margini più elevati con alcuni gradi di discontinuità temporale. E la consulenza online contribuirà sempre più a fornire un supporto come primo contatto con alcune realtà imprenditoriali”.

I servizi

I professionisti si stanno affrancando gradualmente dai tradizionali servizi guidati da obblighi di legge per andare verso altri più market oriented. Trasversale a tutte le professioni (59%) è la consulenza contrattuale su temi non ICT, ma comune è la tendenza verso un maggiore portafoglio di servizi nell’immediato futuro, in particolare l’attività di consulenza per la finanza agevolata o per i finanziamenti europei (36%), il supporto allo sviluppo di nuovi mercati (35%) e l’assistenza alle startup (34%). L’assistenza ai clienti per le attività nei mercati esteri è ancora un punto debole. Solamente il 5% degli studi assiste direttamente i clienti sull’internazionalizzazione, l’8% lo fa ricorrendo a corrispondenti locali e il 15% in modo parziale, limitandosi a svolgere alcune attività senza interagire con corrispondenti o altri soggetti esteri. Il 38% non dispone di clientela interessata ai mercati esteri, mentre il 12% è impreparato. Appena il 3% degli studi si sta attrezzando per far fronte a questa esigenza.

Gli investimenti in tecnologia – La spesa in ICT complessiva dagli studi nel corso del 2015 ha superato 1,1 miliardi di euro, così ripartita: il 12% per investimenti in innovazione, il 16% per sviluppo dell’esistente, il 20% per adeguamento tecnologico o normativo, il 53% per attività di gestione dell’esistente. Nel prossimo biennio si prevede una spesa di circa 1,2 miliardi di euro annui, con un’ulteriore crescita dell’8%. Le tecnologie più presenti negli studi sono quelle abilitanti l’esercizio professionale (firma digitale, banche dati, gestione dei flussi telematici). Gli investimenti futuri riguarderanno invece principalmente software per la gestione elettronica documentale e la conservazione digitale a norma dei documenti dello studio (entrambi al 39%), portali per la condivisione documentale e di attività con i clienti (34%) e siti internet (33%). Le esperienze raccolte in due anni di Ricerca dell’Osservatorio hanno portato a selezionare 145 Studi, che hanno avviato o concluso progetti di miglioramento digital based con soluzioni che riguardano funzionalità in più di un’area organizzativa. In particolare, il 74% dei progetti coinvolge l’efficienza interna (dematerializzazione documentale, archiviazione digitale, lavoro in mobilità, firma grafometrica dei clienti per i dichiarativi), il 72% è relativo a soluzioni che impattano sulla relazione con i clienti (portali per la condivisione di documenti e attività) il 55% riguarda, invece, l’erogazione di nuovi servizi (acquisizione dati da altri soggetti per la pianificazione finanziaria, app per fornire un calendario delle scadenze dei pagamenti, formazione a distanza).

Cresce la propensione all’uso del cloud computing, nonostante persistano le perplessità nel mondo
professionale: tra coloro che utilizzano applicazioni in cloud, il 79% le usa per la PEC e il 66% per la posta elettronica di studio, il 62% per le banche dati; tra coloro, invece, che usano il cloud per le strutture hardware, il 12% lo impiega per tutti i server, il 22% solamente per una parte di essi. Del 66%, invece, che non usa il cloud per l’hardware, il 37% è interessato a valutarlo già il prossimo anno. La spesa media 2015 in ICT per singolo studio – al netto di quelli che dichiarano di non aver effettuato investimenti in tecnologie (3%) – sfiora i 9 mila euro, rispetto ai 6.300 euro preventivati lo scorso anno. Poco meno di mille euro sono destinati a soluzioni innovative e circa 3 mila euro allo sviluppo o aggiornamento normativo. Interessante notare che da un panel di 134 studi che hanno risposto alla survey dell’Osservatorio sia tre anni fa che nel 2015, risulta che solamente l’1% di coloro che avevano dichiarato che non avrebbero investito in ICT nei due anni successivi, ha mantenuto fede all’intenzione. Emerge una reciproca influenza tra l’andamento del fatturato/redditività e l’adozione di tecnologie all’interno degli studi. La relazione è più evidente quanto maggiore è la crescita del fatturato e della redditività. Gli studi che dichiarano una crescita in doppia cifra di entrambe le variabili, rivelano la più elevata incidenza di tecnologie evolute (maggiore al 30%) sul totale delle tecnologie presenti nello studio.

La formazione

Cresce la domanda di formazione per gestire meglio la comunicazione e le relazioni con l’esterno. Lo rivela l’indagine sulla formazione dei professionisti, che, come normale, si indirizza principalmente sulle materie giuridiche e sull’aggiornamento normativo (87%), sui temi economici e aziendali (59%), sull’addestramento degli applicativi (51%) e sull’organizzazione dello studio (50%). Ma per il 2016 cresce l’interesse verso le soft skills come team building o public speaking (+10%), comunicazione (+9%) e utilizzo dei social network (+6%). Le competenze che tutte le professioni ritengono utili da sviluppare sono le abilità nell’uso dell’ICT (33%) e la comunicazione per promuovere meglio lo studio. Nello specifico, gli Avvocati privilegiano lo sviluppo di competenze su contenuti giuridici legati alle ICT (27%), i Commercialisti, i Consulenti del Lavoro e gli Studi Multidisciplinari la capacità di analisi organizzativa per le aziende clienti. “E’ evidente il desiderio da parte degli studi professionali di interagire meglio con il mercato e di aumentare alcune abilità nell’ambito della comunicazione – commenta Claudio Rorato -. Si sta creando la consapevolezza che nuove abilità devono entrare nella ‘cassetta degli attrezzi’ del professionista, che non può trascurare le tendenze emergenti dal mercato”.

Il Premio Professionista Digitale 2015 – L’Osservatorio ha consegnato il Premio Professionista Digitale 2015 agli Studi che si sono distinti per capacità innovativa a livello organizzativo e di business con l’utilizzo delle tecnologie digitali. Hanno ricevuto il riconoscimento in ex aequo per la categoria Avvocati Digital & Law Department Studio Legale Lisi – Lecce con il progetto “KnowIT” e Studio Legale Labate – Roma con il progetto “Studio online”; per la categoria Dottori Commercialisti Barbieri & Associati Dottori Commercialisti – Bologna con il progetto “Vuoi noi? Parliamone!”; per la categoria Consulenti del Lavoro Studio Pietro Antonietti Consulenti del Lavoro Novara con il progetto “HR Business Intelligence”. Gli altri finalisti del Premio Professionista Digitale 2015 sono l’Avvocato Sonia Canevisio (LO), Studio Legale Benedet, Polesel, Stramare & Corsini – Associazione Professionale (PN), Quadra Studio (VI), Caravati Pagani – Dottori Commercialisti Associati (NO), SistemaFisco (VI), Studio Sellitto (SA), Studio Paserio – Consulenti del Lavoro (VA).

 

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Shopping: per 3 italiani su 4 lo smartphone è indispensabile https://www.datamanager.it/2016/02/shopping-3-italiani-4-lo-smartphone-indispensabile/ Thu, 04 Feb 2016 10:28:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93883 La percentuale dei navigatori Internet da Smartphone (i Mobile Surfer) che fanno acquisti di beni e servizi dal proprio Smartphone passa dal 32% al 41% tra fine 2014 e fine 2015 Lo Smartphone non è utilizzato dagli italiani solo per i Social Network e l’Entertainment, ma anche per prendere decisioni di acquisto: più di 3 […]

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La percentuale dei navigatori Internet da Smartphone (i Mobile Surfer) che fanno acquisti di beni e servizi dal proprio Smartphone passa dal 32% al 41% tra fine 2014 e fine 2015

Lo Smartphone non è utilizzato dagli italiani solo per i Social Network e l’Entertainment, ma anche per prendere decisioni di acquisto: più di 3 su 4 dei navigatori Internet da Smartphone (i cosiddetti Mobile Surfer) lo utilizzano, infatti, anche a questo scopo. Più nel dettaglio, il 60% lo sfrutta nella fase di pre-acquisto (cioè per decidere quale prodotto acquistare e dove comprarlo), il 40% all’interno del punto vendita e il 29% nella fase di post-acquisto (per le attività di richiesta assistenza, consultazione dei servizi sottoscritti, gestione della carta fedeltà). Il 41% degli utenti Smartphone è un Mobile Shopper, ossia effettua acquisti tramite cellulare; per questo, il valore delle vendite online provenienti da Smartphone nel 2015 è arrivato a valere il 10% del totale eCommerce italiano e si attendono ulteriori crescite significative nei prossimi anni.

“Il crescente utilizzo dello Smartphone da parte degli utenti impone alle aziende di pensare ‘Mobile first’. Questo non significa semplicemente realizzare siti o App progettati per dispositivi mobili, ma ripensare completamente l’esperienza di interazione tra azienda e utente sfruttando le opportunità messe a disposizione dal Mobile”, afferma Raffaello Balocco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Mobile B2c Strategy del Politecnico di Milano. “Per andare in questa direzione occorre una forte trasformazione dei processi e dell’organizzazione, quindi un cambiamento culturale notevole”.

“Lo Smartphone non è un touch point qualunque ma un punto di contatto unico”, afferma Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Mobile B2c Strategy del Politecnico di Milano. “È, infatti, l’unico device sempre a disposizione dell’utente in qualsiasi momento della giornata e il dispositivo più utilizzato davanti alla Tv. Questo consente di creare nuove modalità di ingaggio con gli utenti, di avviare attività di real time marketing, di instaurare un dialogo personalizzato con il cliente, di migliorare la shopping experience. Le aziende sono chiamate alla sfida di una Mobile Transformation che orienti tutti i propri processi di comunicazione e fidelizzazione dei clienti verso l’utilizzo dello Smartphone come potenziatore degli altri punti di contatto, siano questi l’ADV su altri mezzi, il customer care o l’esperienza nel punto vendita”.

Queste le evidenze emerse dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, che intende focalizzare l’attenzione sulle trasformazioni introdotte dal Mobile nell’interazione consumatore-azienda: dalle attività di comunicazione a quelle di promozione, dal supporto al cliente nelle fasi di pre-vendita fino a quelle di post-vendita, dall’acquisto al pagamento.

Sono 22 milioni gli italiani tra i 18 e 74 anni che accedono ogni mese a Internet da dispositivi mobili (Smartphone e Tablet), pari alla metà della popolazione di riferimento. Inoltre, più del 70% del tempo trascorso giornalmente a navigare è legato a dispositivi mobili e, se per i giovanissimi (18-24enni) questa percentuale sale all’85%, persino per gli over 55 ha superato ormai quota 50%.

“Il 77% dei Mobile Surfer utilizza lo Smartphone nelle varie fasi del processo d’acquisto: il 57% lo impiega nel percorso di acquisto di prodotti di Elettronica, il 53% per Abbigliamento e accessori e il 27% per la Spesa alimentare”, afferma Guido Argieri, Telco & Media Director di Doxa. “Lo Smartphone gioca un ruolo di primo piano anche nelle promo: la percentuale dei Mobile Surfer che confronta prezzi e promozioni o sfoglia volantini fuori dal negozio via Smartphone passa dal 45% del 2014 al 55% del 2015, mentre chi svolge le stesse attività in negozio cresce dal 31% al 34%.”

“Il mercato pubblicitario guarda con attenzione a questa fascia di utenza”, afferma Marta Valsecchi. “Il Mobile Advertising è cresciuto del 53% tra il 2014 e il 2015 raggiungendo un valore di 462 milioni di euro e una quota pari al 21% dell’Internet Advertising e al 6% del totale dei mezzi pubblicitari”.
In particolare, a guidare la crescita sono i Social Network, il cui valore è più che raddoppiato, e che raccolgono quasi il 60% degli introiti pubblicitari grazie agli annunci visualizzati su Smartphone. Raddoppia in valore assoluto anche il formato video e rich media, sia con investimenti ad hoc per il Mobile, sia in termini di pianificazioni multi-piattaforma. Il keyword advertising cresce meno del mercato, perché il Mobile mostra nella gran parte dei casi dei tassi di conversione inferiori al desktop e, conseguentemente, la quota degli investimenti associati al Mobile rimane inferiore rispetto al traffico generato; tuttavia il peso del keyword advertising sul totale del mercato è significativo (circa il 30%).

Dal lato dell’offerta, il mercato rimane fortemente concentrato, con i grandi player internazionali che continuano a pesare più dell’80%. La posizione dominante di questi player è collegata a diversi fattori, come la capacità di attrarre grandi bacini di utenza e la possibilità per gli investitori di raggiungere utenti altamente profilati, grazie ai dati proprietari in loro possesso.
Anche gli altri attori del mercato (ad-network, concessionarie editori, ecc.) presentano buoni tassi di crescita, ma con valori assoluti inferiori rispetto ai “big”.

Dal lato della domanda, invece, i principali investitori sono Mobile Content & App provider, pure player eCommerce, aziende dei settori automotive, telco e entertainment, ma gli investimenti stanno crescendo sostanzialmente ovunque. Grazie al lavoro fatto da molte aziende nel corso del 2015 per rendere i propri siti responsive, si sono create le basi per uno spostamento più deciso dei budget verso il Mobile nei prossimi anni.

Nel 2015 crescono anche i volumi di Sms inviati dalle aziende ai propri database clienti (+13%): l’Sms, quindi, nonostante la longevità, continua a confermarsi un canale efficace di comunicazione per invogliare i clienti ad un’azione (come recarsi in un punto vendita), ma soprattutto di servizio e customer care.

“Complessivamente il 2015 può essere considerato l’anno del cambio di rotta nell’approccio al Mobile da parte delle medio-grandi imprese italiane” afferma Marta Valsecchi. “È infatti aumentato in maniera decisa il numero di aziende in cui si è iniziato a definire puntualmente le strategie Mobile e a riprogettare i propri siti web e Mobile App in questa direzione; se per anni il Mobile è stata una leva nelle mani del marketing o dell’IT – e ancor più spesso del solo team digital –, ora, in un numero crescente di aziende, è un tema trasversale a più funzioni dell’organizzazione. Inoltre si è iniziato a riprogettare alcuni processi (Crm, vendite, customer care, ecc.) con l’obiettivo di avere una vista unica sul cliente e integrare i diversi touch point aziendali. In queste realtà il cambio di rotta è influenzato dal crescente commitment del vertice aziendale che ha iniziato a considerare la Mobile Transformation un fattore chiave per il proprio business nei prossimi anni”.

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