rivistanovembre2023 – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 23 Nov 2023 13:37:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png rivistanovembre2023 – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Top100, la forza del cambiamento https://www.datamanager.it/2023/11/top100-la-forza-del-cambiamento/ Thu, 23 Nov 2023 13:35:47 +0000 https://www.datamanager.it/?p=232113 Podio confermato ai vertici della Classifica TOP 100 delle società di software e servizi in Italia. Accenture conserva il primo posto (+20,4%), Microsoft si piazza al secondo (+16,7%), Engineering difende il terzo (+2,4%). Zucchetti si mantiene saldo al quinto posto (+1,8%) e Capgemini Italia è stabile al nono (+14,3%). Var Group scala di sette posizioni, […]

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Podio confermato ai vertici della Classifica TOP 100 delle società di software e servizi in Italia. Accenture conserva il primo posto (+20,4%), Microsoft si piazza al secondo (+16,7%), Engineering difende il terzo (+2,4%). Zucchetti si mantiene saldo al quinto posto (+1,8%) e Capgemini Italia è stabile al nono (+14,3%). Var Group scala di sette posizioni, balzando in avanti al decimo (+22%).

La Classifica Top 100 di Data Manager, elaborata da IDC e giunta alla 37ma edizione, fotografa il segmento Enterprise e rappresenta oltre l’80% del mercato in Italia. L’analisi storica della Classifica ci offre una preziosa prospettiva sull’evoluzione del settore IT in Italia e ci aiuta a comprendere l’impatto dell’innovazione sullo sviluppo del Paese, anche alla luce del Chips Act europeo e di Pavia nuova capitale dei semiconduttori.

In continuità con l’anno precedente, si rilevano segnali di espansione da parte delle aziende che si collocano ai vertici della Classifica, con una marcata concentrazione dei ricavi che intensifica la competizione tra le aziende leader e limita sempre di più lo spazio per le imprese di minori dimensioni.

Nonostante il clima di incertezza, il mercato dimostra una notevole capacità di crescita e resilienza. Questa tendenza può essere attribuita all’iniezione di investimenti in trasformazione digitale sia nel settore pubblico che in quello privato. Per il 2022 il mercato dei servizi IT e Business vale 19,4 miliardi di euro, registrando un solido +5,1%. Le previsioni per il 2023 indicano una crescita stabile, con una proiezione attorno al 5%.


#Top100 Le prospettive di crescita come opportunità per investire in soluzioni IT sostenibili
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Il mercato software, più dinamico rispetto a quello dei servizi IT, vale invece 11 miliardi di euro con +14,9%. La componente infrastrutturale cresce più delle altre, trainata dal software per la sicurezza e le operations. L’intelligenza artificiale in questo contesto è destinata a svolgere un ruolo sempre più centrale nell’ottimizzazione, automazione e gestione avanzata. La prospettiva di IDC per i prossimi anni si mantiene positiva, con tassi di crescita importanti fino al 2025.

In base ai dati della Classifica, le aziende investono di più in servizi di consulenza e progetti di trasformazione legati all’innovazione digitale, rispetto agli investimenti tradizionali. I servizi IT crescono soprattutto grazie ai contratti di gestione di applicazioni e infrastrutture, confermando la tendenza ad affidare queste aree a fornitori specializzati. Le prospettive di crescita del mercato software suggeriscono che le imprese italiane continuano a investire in soluzioni per migliorare l’efficienza e l’automazione dei processi.

Le imprese che cercano soluzioni per affrontare le nuove sfide sono anche le più sensibili a considerare la sostenibilità come parte integrate delle loro strategie. L’adozione di soluzioni IT avanzate può semplificare il monitoraggio e la misurazione dei parametri ESG. E quindi, la crescita sia sul fronte del mercato software che dei servizi può essere vista come opportunità per le imprese di investire in soluzioni IT sostenibili.

La tecnologia può svolgere un ruolo chiave nella transizione verso l’economia circolare e nell’affrontare le sfide associate alla componente ambientale, sociale e di governance nell’ambito di investimenti e pratiche aziendali. La circolarità non può essere utopia, ma deve diventare strategia come documenta il fotografo Luca Locatelli nella mostra The Circle. E occorre passare dal pensiero lineare alla logica circolare, trovando il punto di equilibrio tra forza centrifuga e forza centripeta, come sembra suggerire il duo artistico italiano Balbusso Twins che firma il nuovo calendario Epson 2024.


#Top100 L’IT come motore della transizione verso un’economia circolare in Italia
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La sostenibilità è un framework complesso in cui ogni passo non solo è condizionato dalle azioni precedenti ma agisce su quelle successive, come nella famosa sequenza di Fibonacci dove ogni numero successivo è la somma dei due numeri precedenti. In natura, la osserviamo in strutture complesse come le conchiglie. Nell’informatica la troviamo come modello in molte applicazioni dagli algoritmi di ottimizzazione alle implementazioni iterative. Ma se ogni passo successivo nella direzione della sostenibilità è influenzato da ciò che è stato fatto in precedenza, il Rapporto ASviS 2023 mostra che in Italia lo sviluppo sostenibile arretra invece di avanzare, suggerendo che le politiche pubbliche attuali e le azioni passate potrebbero non essere sufficienti per affrontare le sfide che ci aspettano.

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Cellini Caffè e Sinfo One, il gestionale in tazza https://www.datamanager.it/2023/11/cellini-caffe-e-sinfo-one-il-gestionale-in-tazza/ Wed, 22 Nov 2023 15:27:33 +0000 https://www.datamanager.it/?p=232227 La complessità nascosta dietro una tazzina di caffè. Ekaf Group, il cui brand di punta è Cellini Caffè, implementa la piattaforma ERP SiFides di Sinfo One per rivoluzionare la gestione e l’ottimizzazione di tutta la filiera produttiva e distributiva dalla materia prima alla consegna, garantendo maggiore efficienza e controllo Dietro l’apparente semplicità di una tazzina […]

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La complessità nascosta dietro una tazzina di caffè. Ekaf Group, il cui brand di punta è Cellini Caffè, implementa la piattaforma ERP SiFides di Sinfo One per rivoluzionare la gestione e l’ottimizzazione di tutta la filiera produttiva e distributiva dalla materia prima alla consegna, garantendo maggiore efficienza e controllo

Dietro l’apparente semplicità di una tazzina di aromatico caffè, consumata nel breve tempo necessario per ordinarla al bar, o per infilare una capsula nel moderno elettrodomestico istantaneo che in milioni di case ha affiancato se non sostituito la vecchia moka, si nasconde una filiera produttiva e distributiva straordinariamente complessa. Quella complessità che chiama inevitabilmente a gran voce l’ausilio del software a districarne tutti i fili contabili, fiscali ma soprattutto decisionali. Così, la fresca storia di collaborazione tra Sinfo One e il suo recente cliente nel settore Food – dove la software house parmense è da sempre particolarmente vivace – diventa un piccolo manuale di trasformazione digitale di una materia prima iconica che ai più sembra vincolata a una tradizione secolare. Dai bar salotto della Serenissima Repubblica che contribuirono a costruirne il mito, passando per il “cuoppo” nella commedia “Questi fantasmi” con cui il grande Eduardo tappa il beccuccio della sua “napoletana”, fino all’ammiccante attore americano che ci ricorda come a un certo modo di fare il caffè espresso non esistono alternative.

Parliamo di Ekaf Group, uno degli operatori più interessanti del mercato italiano della nera e corroborante bevanda, la seconda più bevuta nel Pianeta, il cui brand di punta è Cellini Caffè. Il manuale di buona gestione che Sinfo One sta scrivendo con il suo software è tanto più ricco di risvolti e implicazioni, se si considera il contesto “finance” in cui il suo cliente è andato inserendosi. Vuoi perché Cellini, nata nel 1946 e già molto consolidata, è entrata materialmente a far parte del portafoglio di investimenti di DeA Capital, il fondo italiano che lo ha acquisito nel 2021, rafforzando ulteriormente il piglio modernista con cui la precedente proprietà, la famiglia livornese Pieri, ha affrontato il tema della gestione. Vuoi considerando che dentro al business principale del caffé, l’attuale management di Ekaf ha ricavato una non trascurabile nicchia collaterale (ma neanche troppo) che consiste in una serie di servizi di supporto finanziario offerti a quel mondo HoReCa (hotel, ristoranti, bar) con cui il produttore di caffè tesse una relazione fondamentale.


#coverstory #SinfoOne La rivoluzione gestionale di #Cellini Caffè porta al raddoppio dei volumi pre-crisi
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SOFTWARE E IMPRESA

Insomma, una attività sfidante dal punto di vista amministrativo e del planning, che si aggiunge alle tante variabili che la piattaforma ERP SiFides, l’ammiraglia di Sinfo One, aiuterà a governare con precisione. È proprio il chief financial officer di Cellini Caffè – Ekaf Group, Giuseppe Bodrero, la figura apicale incaricata di seguire il progetto, raccontato insieme a Paola Pomi, CEO di Sinfo One e instancabile ambasciatrice del fertile legame tra software e imprenditorialità, tanto da farne materia nelle università dove è stata chiamata a insegnare. Il Gruppo opera in tutti i settori e detiene oltre al marchio originario Cellini Caffè, le etichette assorbite grazie all’acquisizione all’inizio degli anni 90 – quando, la Ekaf di Genova era la più grande torrefazione della Liguria, che aveva già in pancia la bolognese Filicori – come ricorda Bodrero. Oltre alle attività B2B in ambito HoReCa, troviamo le vendite al consumo realizzate attraverso i numerosi clienti nel mondo GDO: una fetta importante del business di Ekaf, caratterizzato tra l’altro da tante miscele realizzate per le diverse private label che escono, nelle loro confezioni personalizzate, dalle torrefazioni del gruppo. Oltre alle vendite indirette delle proprie marche di caffè attraverso la rete dei suoi agenti commerciali (come si vedrà anche per loro sono state richieste specifiche funzionalità da integrare in SiFides), Ekaf affianca la produzione e il confezionamento di moltissime private label create per le principali reti di supermercati e altri distributori. È una fetta consistente del fatturato, che oggi – come precisa Brodero – è equamente ripartito tra mercato italiano ed esportazioni, principalmente in Francia e in Germania. Infine, nel 2022 è stata acquisita una società, FrHome, che si è specializzata nella vendita online con il marchio “Il caffè italiano”, un merger pensato proprio per sviluppare un importante progetto di vendita diretta nel segmento del monoporzionato e delle capsule, che i periodi di lockdown pandemico e la chiusura dei bar ha reso molto effervescente.

Paola Pomi CEO di Sinfo One

COMPLESSITÀ DA GESTIRE

«La nostra attività di torrefazione – spiega il CFO di Ekaf SpA Giuseppe Bodrero – ha sviluppato molte complessità che devono essere gestite. Le diverse tipologie di caffè – grani, macinato monoporzionato – tutte segmentate in base ai canali e distribuite in diverse nazioni, rappresentano un business ricco di combinazioni che non è semplice riuscire a dominare». Soprattutto in presenza di numeri che hanno già superato livelli raggiunti prima della pandemia, quando ci attestavamo intorno ai 30 milioni di volume di affari. «Durante la pandemia – ribadisce Bodrero – Ekaf ha saputo riorganizzarsi e nonostante i cali registrati nell’HoReCa, ha mantenuto la propria stabilità, entrando oggi in nuova fase di crescita importante». I numeri della ripresa sono di tutto rispetto. Con l’avvento del nuovo management dopo l’acquisizione da parte di DeA Capital, l’introduzione di nuove figure di marketing e un cambio generazionale nei laboratori della Ricerca & Sviluppo – un elemento importante del successo di un produttore che deve curare l’eccellenza e l’innovazione di un gran numero di ricette per prodotti a marchio proprio e private label – la crescita organica di Ekaf si può misurare a due cifre percentuali. «Il 2022 è stato chiuso a 50 milioni e le stime per questo 2023 parlano di 60 milioni di fatturato». Un sostanziale raddoppio dei volumi pre-crisi.

«Senza intervenire a fondo sui processi interni – prosegue Bordero – non sarebbe stato possibile ottenere questi risultati. Ma i cambiamenti di processo avvengono introducendo nuovi livelli di automazione e blindando la nostra capacità di controllo dal punto di vista dei numeri. Al posto di un mucchio disordinato di fogli Excel, occorreva un sistema informativo integrato, in grado di supportare in modo coerente tutte le varie attività. Abbiamo analizzato a fondo le capacità di SiFides e il risultato è che dopo mesi di intenso lavoro, prevediamo il go-live della nostra nuova piattaforma ERP entro fine anno».


#coverstory #SinfoOne #Cellini Dal chicco alla tazzina, precisione millimetrica nelle previsioni della domanda
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DAL CAFFÈ VERDE ALLA CAPSULA

Sarà un sistema capace di prendere in carico la materia prima, dalle prime fasi dell’approvvigionamento del caffè verde sino alla consegna delle diverse tipologie di caffè tostato e confezionato, attraversando tutte le funzioni, coinvolgendo l’80% di persone in termini di formazione, anche questa curata dai consulenti di Sinfo One, e raggiungendo uno staff complessivo di 120 persone, inclusi gli agenti che propongono e consegnano il prodotto finale sul territorio. Come si è visto tutta l’operation interna a Ekaf viene presa in carico dal nuovo sistema, ma due in particolare sono le funzionalità che il vecchio ambiente gestionale non era in grado di seguire e rappresentano quindi una novità importante. La prima è il cosiddetto manufacturing resource planning (MRP) con la gestione degli ordini ai fornitori, un aspetto strategico per una azienda che deve poter gestire con precisione millimetrica le consegne della materia prima da tostare e tutti i materiali che servono ad assicurare il confezionamento e la personalizzazione dei prodotti finiti. La seconda riguarda il lavoro degli agenti sul campo, che in futuro avranno uno strumento molto potente per gestire la “tentata vendita”, la modalità con cui invece di attendere, per esempio, l’ordine di consegna di chicchi da macinare che arriva dai singoli bar, l’agente si muove con il suo furgoncino ed è in grado di concludere una fornitura praticamente in tempo reale. Una modalità potentissima per le aziende che come Ekaf, propongono beni di consumo in modo indiretto, ma che al tempo stesso richiedono una grande disponibilità di informazioni corrette sulla relazione che il venditore intreccia con il compratore, specialmente in ordine alla solvibilità di quest’ultimo e alla capacità di veicolare buoni volumi di prodotto.

«Da tutto questo – afferma Bodrero – ci aspettiamo due risultati fondamentali: maggiore fluidità di esecuzione e pieno controllo. Ekaf sta investendo molto sulla qualità del caffè verde e su packaging innovativo e sostenibile. Il nuovo strumento di controllo ci darà grandi possibilità di tracciamento degli ordini ricevuti dai fornitori, dei materiali consegnati e della situazione del magazzino delle scorte che servono alla produzione. Il pieno controllo del credito verso i clienti, che a sua volta si traduce in maggiore velocità nell’intercettare le loro richieste ma anche le loro sofferenze. Prima riesci a intercettare e prima puoi rispondere e preparare».

FINANZIAMENTO ESPRESSO

Ed è qui che si inserisce quell’aspetto di “finanziarizzazione del business del caffè” di cui si diceva all’inizio di questa storia. Non si tratta soltanto di affrontare il côté finanziario dell’approvvigionamento della materia prima dai paesi produttori, tra oscillazioni di prezzo e proiezioni sulle date di consegne e le spese di trasporto, il software di Sinfo One è chiamato a risolvere complicati giochi di pianificazioni e incastri equiparabile alle più complesse applicazioni di tesoreria. «Il Gruppo Ekaf – prosegue Bodrero, ha anche una sua controllata che si chiama Iniziative e che supporta finanziariamente i clienti HoReCa in attività di acquisizione, ammodernamento di locali e macchinari o di rifornimento. Il software Sinfo One ci aiuterà a leggere i dati aggregati, non solo del singolo cliente bensì della visione di insieme, evidenziando i flussi generati, la redditività o le difficoltà incontrate».

Quali sono le motivazioni che inducono un fornitore come Ekaf SpA a sviluppare un business di natura sostanzialmente bancaria, in un settore in cui i clienti possono essere semplici bar di paese e non realtà manifatturiere, abituate a investire in macchinari costosissimi? Per capire le ragioni – risponde Bodrero – dobbiamo fare un passo indietro per osservare com’è composto oggi questo mercato. «In Italia a fronte di tre, quattro grandissimi marchi, possiamo contare migliaia di torrefazioni di piccole dimensioni, family business con una gestione vecchio stile e un rapporto molto stretto con i clienti somministratori». Ancora prima dell’operazione con DeA Capital, la proprietà di Ekaf SpA – che si era già affermata come ambizioso operatore di media grandezza – aveva deciso di separare le due competenze. Da un lato la conoscenza dei processi sulla materia prima, l’arte della tostatura, la produzione, la distribuzione. Dall’altro il servizio a un cliente che sa di poter contare su una torrefazione anche in termini di sostegno economico. «Entrambi gli aspetti oggi convivono, ma con un atteggiamento più tecnico, con meccanismi di funzionamento molto più evoluti. Abbiamo voluto mantenerli perché contribuiscono a fidelizzare il cliente, generando una naturale barriera di ingresso rispetto ai competitor».


#coverstory #SinfoOne #Cellini Produzione, vendita, distribuzione, più fluidità e pieno controllo dei processi
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IL BUSINESS DELL’IBRIDAZIONE

Nella missione di Iniziative, si legge tutta la potenza, e anche i rischi, di una imprenditoria che oggi non riesce più a essere monotematica, ma deve ricorrere a una ibridazione dei propri modelli. Una scelta che passa inevitabilmente per le tecnologie software. «Per un operatore come Ekaf questa attività parabancaria è utile, ma molto spigolosa» – osserva il CEO di Sinfo One Paola Pomi. «Se io proprietario di un bar, voglio affittare un nuovo locale o rinnovare il mio bancone, mi rivolgo a una società come Iniziative e ottengo un finanziamento da cui rientro anche acquistando determinati volumi di caffè. Scattano quindi meccanismi di incentivazione molto simili a quelli che vediamo nella GDO, con note di credito che posso compensare con le fatture dei finanziamenti». Tutto questo induce il cliente a valutare in modo più critico le offerte della concorrenza perché passare a un altro fornitore di caffè può significare la fine di determinati vantaggi. Ma a livello gestionale, occorre uno strumento capace di adattarsi alla diversa granularità di queste relazioni. La società Iniziative eroga circa 5 milioni annui di finanziamenti, compresi tra un minimo di 25mila euro e un massimo di 200mila. Il rischio finanziario viene così ben distribuito, ma richiede comunque una gestione molto puntuale.

«SiFides ci consente di disporre di uno strumento ad hoc per le nostre attività Food and Beverage, e accontenta anche la parte dell’azienda che non è propriamente Food» – riconosce Giuseppe Bodrero di Ekaf SpA. «Quindi da un lato un sistema standard che ci ha permesso di imbrigliare processi che in passato a volte faticavamo a tracciare. Dall’altro una buona dose di personalizzazione con cui seguire aspetti più particolari come Iniziative: un buon compromesso per poter agire su entrambe le leve». La tentata vendita è un altro esempio. In precedenza, questa modalità veniva gestita con un software sviluppato per il midrange IBM AS/400 quasi 40 anni fa. Dopo l’avvento di Sinfo One gli agenti che vendono il brand Cellini Caffè dispongono di un tablet dove minuto per minuto i dati dei clienti vengono aggiornati. Lo stesso dispositivo riceve le informazioni multimediali relative ai prodotti, che possono essere presentati in modo molto più efficace. L’informazione però non viaggia solo in direzione push: il nuovo sistema permette di acquisire con altrettanta immediatezza i dati relativi alle transazioni che si svolgono dai clienti, per poterli confrontare con quelli storici.

RIUSCITA VENDITA

«Anche l’informazione rappresenta un mezzo per conquistare e fidelizzare il cliente» – spiega Bodrero di Ekaf. «E se al contempo ci sarà bisogno di molta formazione per trasformare quelli che un tempo erano solo dei guidatori di camioncino in ambassador del nostro marchio a bordo di un vero e proprio ufficio mobile, il potenziale è enorme, soprattutto a fronte di nuove linee di prodotti che ci apprestiamo a lanciare anche per il mercato estero». Il nuovo management di Ekaf sta infatti puntando verso obiettivi di crescita ancora più ambiziosi, soprattutto all’estero, con un interesse particolare alla crescita esterna tramite acquisizioni. L’evoluzione riguarderà anche la piattaforma SiFides, che secondo Brodero potrebbe inglobare già a partire dal prossimo anno i processi e le informazioni che già hanno luogo sugli shop online della nuova controllata Frhome. Sinfo One ha sempre privilegiato l’ampiezza e la sostenibilità nel tempo delle relazioni con le aziende con cui collabora. «La crescita registrata da Ekaf – rileva Paola Pomi – è anche frutto di idee portate da manager nuovi e di un team che ha davanti a sé ottime prospettive di multicanalità e un mix di modelli innovativi. Senza la nuova macchina di SiFides ci vorrebbe molto più tempo per scaricare a terra le nuove idee e non sarebbe possibile sfruttare appieno tutti i cavalli a disposizione».

Il CEO di Sinfo One sostiene anche di avere imparato molto lavorando all’adattamento dell’ERP alle esigenze di un’azienda di torrefazione. «Con Ekaf abbiamo cercato di implementare le best practice di un cliente con molte caratterizzazioni, il primo così importante che abbiamo avuto nel comparto del caffè. C’è più personalizzazione in quello che possiamo chiamare “SiFides in tazza” rispetto ad altre soluzioni realizzate in ambito Food & Beverage». Se per Sinfo One l’esperienza è la prima così significativa con un cliente che tratta la materia prima caffè, c’è invece una molta familiarità tra il system integrator parmense e le aziende che con Ekaf condividono o condividevano, la stessa proprietà. Si tratta nello specifico di Gelato d’Italia, un produttore di gelati fondato a Reggio Emilia negli anni 30 e rilevato nel 2016 da DeA Capital che nel 2022 lo ha ceduto a Davidson Kempner Capital Management LP e Afendis Capital Management; e del marchio di gastronomia pronta Roscio, fondato nel 1961 a Vidigulfo (Pavia), la cui quota di maggioranza è entrata nel fondo DeA Capital “Taste of Italy 2” nel novembre del 2020.


#coverstory #SinfoOne si conferma il system intergrator delle imprese di successo del #MadeinItaly
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INNOVAZIONE A FORMA DI CONO

La storia di Gelato d’Italia è molto simile a quella di tante imprese del settore Food nate dall’iniziativa di un piccolo artigiano. L’azienda emiliana con il suo marchio “Indian” fu tra i primi a produrre i ghiaccioli che gli ambulanti vendevano sulle spiagge romagnole nell’Italia degli anni del boom economico, ma ha scoperto la sua vera vocazione moltiplicando le proprie attività di produzione per conto terzi. Una produzione – come rileva Paola Pomi – basata su una strategia di innovazione continua e di investimento in macchine sempre più avanzate che servono a confezionare gelati diversi da tutti gli altri, come i “Vortici” realizzati per conto di Algida, dove sulla cima del tradizionale “cornetto” si avvolge una doppia spirale di panna e cioccolato. Un “gesto” acrobatico dal punto di vista manifatturiero.

«In Indian – racconta Pomi – siamo riusciti a dare un imprinting altrettanto particolare. Il loro scopo era digitalizzare l’intera filiera dei processi aziendali. Siamo partiti con tutta la parte ERP, successivamente estesa alla business intelligence e infine al Product Lifecycle Management, vitale per un produttore – che in un segmento in forte consolidamento ma ancora caratterizzato dalla presenza di numerosi concorrenti di medie dimensioni con fatturato inferiore ai 100 milioni – ha scelto la strada più complicata della specializzazione e della diversificazione del prodotto». La produzione di Gelato d’Italia è infatti orientata verso formati e formulazioni che si allontanano dalle classiche linee di gelato ricoperto e richiedono la capacità di gestire un ricettario molto esteso eseguito da impianti molto complessi. Le ricette stesse cambiano continuamente perché uno dei segreti del successo dei gelati Indian sta nella capacità di confezionare gusti speciali, anche a tirature limitate, per venire incontro alle esigenze dei consumatori e solleticare la loro curiosità. Un approccio che richiede strumenti gestionali molto potenti, tanto in fabbrica – che secondo Paola Pomi ricorda le spettacolari coreografie immaginate da Tim Burton per il cioccolataio Willy Wonka – come nell’analisi e nella simulazione degli scenari commerciali.

L’ERP DA GOURMET

Il brand Roscio ha obiettivi molto simili, ma trasferiti nella preparazione di gastronomia pronta, basata sulla pasta fresca e sui formati ripieni, e su diversi altri prodotti che vengono concepiti in una avanzata cucina-laboratorio molto orientata alla qualità di ricette adatte alla fascia “gourmet”. «Anche in questo caso è una produzione con mille sfaccettature» – spiega Paola Pomi. «Roscio propone cibi per la prima infanzia accanto ai piatti tradizionali etnici, antipasti, sughi pronti, ricette bio. Una realtà ad alto potenziale alla quale abbiamo adattato SiFides e i suoi strumenti di data analytics. Stiamo però pensando allo sviluppo di nuove tematiche legate alle loro necessità di innovazione».

Lo stabilimento nel pavese, con l’aiuto del nuovo sistema ERP è in grado di sostenere oggi un volume di produzione quotidiano di 120mila “piatti” estremamente variegati. Che vento tira invece nelle “cucine software” di Sinfo One? «L’azienda continua a crescere come volume d’affari e numero di collaboratori» –risponde il CEO Paola Pomi. «Siamo arrivati a quota 165 collaboratori, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente e supereremo quota 20 milioni di fatturato. Sono sempre più numerose anche le implementazioni realizzate fuori dai confini nazionali sia in Europa sia negli Stati Uniti, in particolare sulle tematiche del Product Lifecycle Management, con soluzioni che permettono ad aziende come F&B di affrontare ricerca, innovazione e quality assurance con le stesse armi gestionali di una multinazionale del Food & Beverage».

Parallelamente, Sinfo One, giunta ormai alla seconda edizione del proprio report di sostenibilità, prosegue con la sua politica attenta al benessere dell’ambiente, dei dipendenti e della società su cui il suo software ha un inevitabile impatto. Le strategie ESG adottate sono diventate specifiche soluzioni rivolte ai clienti interessati a implementare aziende davvero sostenibili. Inclusione e diversità sono altri due temi molto cari a Paola Pomi, che oggi ha la possibilità di incidere ancora più direttamente sul divario uomo/donna nel campo delle professioni STEM, attraverso i corsi tenuti alla scuola di alta formazione in management Agro-alimentare dell’Università Cattolica di Cremona e della facoltà di Ingegneria informatica dell’Università di Parma. Forse, il miglior riconoscimento per un laboratorio software nato con uno spirito artigianale che, cresciuto, prende per mano la media impresa e la aiuta a diventare grande.

Foto di Gabriele Sandrini

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Retail ibrido, la relazione senza confini https://www.datamanager.it/2023/11/retail-ibrido-la-relazione-senza-confini/ Mon, 13 Nov 2023 10:30:54 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231762 I confini tra canali e punti di contatto diventano più liquidi, aprendo spazio a formule ibride di esperienza, ma anche di competizione. Convergenza tra approccio generalista e iper-personalizzazione. Dal B2B puro al B2B2C. L’evoluzione della relazione e il valore del contatto continuo Dalla multicanalità alla omnicanalità senza interruzioni. Il veloce cambiamento dei comportamenti dei consumatori […]

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I confini tra canali e punti di contatto diventano più liquidi, aprendo spazio a formule ibride di esperienza, ma anche di competizione. Convergenza tra approccio generalista e iper-personalizzazione. Dal B2B puro al B2B2C. L’evoluzione della relazione e il valore del contatto continuo

Dalla multicanalità alla omnicanalità senza interruzioni. Il veloce cambiamento dei comportamenti dei consumatori e il costante avanzare delle tecnologie hanno un impatto senza precedenti. Questa rivoluzione non si limita solo al settore della vendita di beni e servizi direttamente ai consumatori finali, ma abbraccia anche quello di prodotti e servizi di banche e compagnie assicurative, ridefinendo il modo di interagire con i clienti e gestire le loro operazioni. I confini tra canali e punti di contatto diventano sempre più permeabili, aprendo spazio a formule ibride di esperienza che si estendono ben oltre il settore del retail tradizionale. In passato, le aziende potevano seguire due approcci distinti. Da un lato l’approccio generalista che mirava a coprire un ampio pubblico, offrendo prodotti o servizi in grado di soddisfare le esigenze della maggior parte dei clienti. All’opposto l’iper-personalizzazione per adattare in modo specifico l’offerta a ciascun cliente. La “convergenza” tra questi due approcci indica che sempre più aziende cercano di bilanciare l’ampia copertura di mercato con la capacità di offrire esperienze altamente personalizzate. Inoltre questa convergenza si estende anche ai modelli di business, dal B2B puro si passa a nuove dinamiche, come il B2B2C, che coinvolgono direttamente i consumatori finali.

In questa fase di transizione le distinzioni tradizionali tra approcci e modelli diventano meno nette, e da una multicanalità frammentata, ci dirigiamo verso una omnicanalità senza soluzione di continuità, in cui i clienti possono acquistare beni di consumo e accedere ai prodotti e servizi di banche e assicurazioni attraverso una serie di interazioni più fluide e interconnesse. L’evoluzione della relazione e il valore del contatto continuo ridefiniscono anche l’intera value chain. Nel dossier, esaminiamo questa evoluzione grazie al contributo di Banco Fresco, DF Sport Specialist, Sara Assicurazioni e UniCredit.

CONOSCENZA DEL TARGET

Avere obiettivi precisi e piani di evoluzione mirati permette di lavorare sulla qualità e sul rapporto con il cliente. «Nella GDO tutto si gioca sul livello dei prezzi o dell’innovazione. In Banco Fresco, puntiamo molto sulla fidelizzazione del cliente» – spiega Alex Andriotta, IT manager di Banco Fresco, catena di supermercati che vende prevalentemente alimentari e punta molto sul fresco e sui prodotti provenienti da produttori locali. Su ogni punto vendita è difficile trovare i prodotti di altre zone perché si tende a privilegiare il prodotto a chilometro zero. Il modello è quello del mercato locale. Il cliente deve ritrovarsi come se scendesse da casa e andasse di negozio in negozio. Banco Fresco ha dieci punti vendita, otto in Lombardia e due in Piemonte, con un piano di allargamento ad altre regioni. Fa parte del gruppo francese Prosol. Il format è B2C puro. L’uso delle etichette digitali rappresenta un’importante innovazione nella GDO. Le etichette intelligenti consentono di migliorare l’efficienza operativa e offrono molteplici vantaggi: aggiornamenti in tempo reale, gestione delle scorte, miglioramento dell’esperienza del cliente, analisi dei dati, promozioni mirate, riduzione delle frodi e dell’impatto ambientale.

«Inoltre stiamo ipotizzando altre soluzioni che potrebbero offrire una serie di informazioni aggiuntive di tipo multimediale sul prodotto, ricette comprese» – continua dice Andriotta. Il target dei clienti di Banco Fresco ha una età media di circa 50 anni e quindi le attività marketing sono indirizzate a raggiungere queste persone utilizzando un mix di modalità sia classiche che innovative. Questo sottintende un concetto importante per il retail: «Conoscere il proprio cliente vuol dire servirlo meglio ed attrarlo utilizzando i canali ai quali è più abituato» – spiega Andriotta. «L’allargamento della sfera di clienti vuol dire adeguare i processi di ingaggio.

In BancoFresco, attualmente non è presente una profilazione utente avanzata. Tuttavia, è logico prevedere che con l’espansione e la diversificazione della clientela, aumenterà la necessità di implementare una profilazione più dettagliata». Viceversa – aggiunge Andriotta – «c’è una grande attenzione all’analisi dei dati commerciali, che copre l’intero spettro, dall’acquisto alla vendita, dal margine di profitto alla selezione dei fornitori». Altro ambito di innovazione è quello legato al processo di pagamento. «Oltre al pagamento classico via contante e carte di credito, è stato attivato il pagamento con Satispay e con Ticket Restaurant, ma l’innovazione maggiore è stata quella dell’attivazione del pagamento per i clienti celiaci usando la tessera sanitaria. Questa modalità è attiva in Piemonte e la stiamo attivando anche in Lombardia» – afferma Andriotta. Questo meccanismo sveltisce l’iter burocratico relativo alla riscossione del credito legato alla patologia, portando l’onere totalmente sul punto vendita andando a liberare il cliente dalla incombenza di richiedere a posteriori i rimborsi. Questa digitalizzazione è resa possibile grazie all’integrazione con il Sistema Sanitario Nazionale. Grazie all’anagrafe nazionale dei celiaci, è possibile fare in modo che alla cassa sia evidente l’ammontare che può essere dedotto dallo scontrino, utilizzando il bonus a disposizione del singolo cliente. «Il mondo delle casse è certamente il punto in cui le innovazioni legate a promozioni e fidelizzazioni vengono attivate in modo più immediato ed efficace» – conclude Andriotta.

Un’altra questione rilevante riguarda l’uso e il monitoraggio dei social media. Il cliente usa spesso le recensioni come strumento di pressione per ottenere cambi e sconti. «Un cliente ha comprato un piumino a novembre e lo ha riportato ad aprile, chiedendo il cambio perché non era soddisfatto, minacciando recensioni di fuoco sui social se non lo avessimo accontentato» – racconta Maria Elena Bossetti, direttore del personale di DF Sport Specialist. Di conseguenza, il retailer ha dovuto istituire un presidio costante sui social media per gestire in modo adeguato le recensioni e i commenti. Essere presenti a livello professionale sui social è diventato un obbligo per ogni retailer.


#hybridretail #SaraAssicurazioni #BancoFresco #DFSport #UniCredit Convergenza oltre il retail tradizionale
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CUSTOMER CENTRICITY

L’avanzamento tecnologico ha permesso ai retailer di personalizzare l’esperienza d’acquisto per ogni consumatore. L’analisi dei dati e l’impiego di piattaforme tecnologiche evolute consentono di comprendere le preferenze individuali dei clienti, anticipandole e offrendo prodotti e servizi su misura. In questo contesto, l’integrazione tra il mondo fisico e quello online diventa sempre più essenziale. I consumatori vogliono poter passare senza soluzione di continuità dal cercare un prodotto online all’acquistarlo in negozio, o viceversa, secondo le loro preferenze e necessità. Il digitale rivoluziona anche il settore assicurativo, migliorando l’efficienza, la personalizzazione e l’esperienza complessiva dei clienti. «L’ambito assicurativo di Sara Assicurazioni copre tutto quello che ha a che fare con i rischi legati alla vita della famiglia e quindi ha un target prevalente B2C anche se si rivolge anche a professionisti, artigiani e piccola impresa» – spiega Marco Brachini, chief marketing, brand and customer relationship officer di Gruppo, CMO e direttore marketing di Sara Assicurazioni. Sul territorio Sara è presente con circa 600 agenzie che si traducono in circa 1.500 punti vendita, distribuiti in maniera capillare in tutte le regioni. «In Sara da qualche anno stiamo agendo sul percorso di una relazione a distanza con il cliente che ha consentito di accelerare e completare un processo di trasformazione digitale che per noi è cliente centrica» – continua Brachini. «Abbiamo deciso di non modificare o ridurre il ruolo delle agenzie ma di rivalutarlo in una logica B2B2C, dove l’intermediario – l’agente terzo – svolge un ruolo fondamentale nella relazione con il cliente. «Gli agenti restano gli attori dell’ultimo chilometro: il cliente è dell’agente e rimane loro. In Sara, non abbiamo mai pensato di usare la leva tecnologica per scalzare l’agente dalla gestione del contatto con il cliente finale, andando a svuotare le agenzie, come è successo nelle banche. Abbiamo coniugato l’uso delle tecnologie e delle piattaforme con un rafforzamento del ruolo sul territorio delle agenzie, che però hanno dovuto cambiare il modo di lavorare. Oggi, le agenzie non gestiscono solo il rapporto della visita fisica del cliente, ma anche la relazione da remoto secondo un approccio omnicanale e ibrido. Gestire un rapporto ibrido con il cliente vuol dire avere la capacità di farlo in presenza o in remoto quando il cliente lo richiede».

Per attuare tutto questo è stato necessario rivedere il ruolo e le attività dell’agente. «Uno degli elementi più importanti su cui si basa principalmente questo modello è l’acquisizione degli strumenti chiave del rapporto, ovvero i contatti e i consensi dei clienti, senza i quali ogni iniziativa risulta impraticabile» – spiega Brachini. «Senza questi dati, il modello non può funzionare poiché manca la possibilità di creare una profilazione adeguata che consenta una relazione continua con il cliente. Il vero obiettivo è quindi la costruzione di un customer data base completo e mantenuto aggiornato che possa servire da volano per nuove offerte a maggior redditività». Il cliente deve poter essere raggiunto attraverso i canali che frequenta maggiormente. La tecnologia permette di avere a disposizione piattaforme evolute di customer engagement che vanno oltre il mondo del semplice CRM. «Queste piattaforme consentono di generare sollecitazioni personalizzate tramite i canali adeguati per ciascun cliente specifico. Tuttavia, ciò deve avvenire in coerenza con un modello ibrido in grado di soddisfare le esigenze di un cliente digitalmente evoluto, preservando allo stesso tempo il ruolo centrale dell’agente» – conclude Brachini. «La relazione digitale mette anche in evidenza il crescente interesse dei consumatori per la sostenibilità, consentendo al retailer di dimostrare la capacità di adottare pratiche più ecologiche e socialmente responsabili. Ciò contribuisce a migliorare la reputazione dell’azienda e ad attrarre un pubblico sensibile a tali tematiche».

L’OMNICANALITÀ IN BANCA

Il mondo bancario ha subito negli ultimi anni cambiamenti profondi nella costruzione della relazione con il cliente finale. L’evoluzione delle tecnologie e delle aspettative dei consumatori ha spinto le banche a ridefinire completamente il modo in cui ingaggiano e mantengono la fiducia dei propri clienti. Oggi, l’innovazione digitale è diventata l’arma principale per le istituzioni finanziarie che vogliono rimanere competitive. La pandemia ha accelerato questo processo, obbligando i clienti a instaurare con la banca un rapporto a distanza e meno diretto. Lucia Zola, head of Customer Centricity Center di UniCredit – spiega che la pandemia ha portato i clienti a interagire in modo più intenso e continuativo con i canali digitali. «Non solo tramite l’app, ma anche passando dal contact center. Al tempo stesso, soprattutto per le operazioni più complesse e che hanno un maggiore impatto sulle scelte di vita dei nostri clienti, come quelle di investimento e di mutui, continuiamo a rilevare una forte predilezione per un rapporto più personale con la banca, e per questo la nostra rete di agenzie resta un asset chiave».

Al fine di soddisfare le preferenze dei clienti, che di fatto si aspettano di poter scegliere come interagire con la banca in base alle loro preferenze, UniCredit sta concentrando gli investimenti su una piattaforma tecnologica per abilitare un’esperienza omnicanale completa. «Tutti i nostri prodotti più recenti permettono ai nostri clienti di iniziare il loro journey di acquisto su un canale, di interromperlo e di riprenderlo su un altro canale, esattamente dove l’hanno interrotto» – spiega Lucia Zola. «La tecnologia ci consente in questo modo di andare pienamente incontro alle preferenze dei nostri clienti e di servirli senza soluzione di continuità fra app, Internet banking, sportello e contact center». Non solo per UniCredit, ma a livello di mercato finanziario italiano, l’app è il canale digitale più utilizzato – più del doppio di quanto non venga ormai usato l’Internet banking. Questo sta portando a fare due cose. «Da un lato UniCredit sta investendo per completare sempre più l’offerta di servizi su mobile, anche facendo leva sull’omnicanalità. Dall’altro lato la preferenza dei clienti per l’app, ci sta spingendo a semplificare i nostri processi e i nostri prodotti, per offrire esperienze piacevolmente fruibili attraverso il canale mobile. Questo elemento di semplificazione ha degli impatti positivi anche sugli altri canali, in quanto velocizza l’esperienza anche per i colleghi di filiale e del contact center. Per esempio – continua Lucia Zola – siamo riusciti a ridurre di più del 70% i campi che un cliente deve compilare per richiedere un prestito personale. Questo si traduce in una migliore esperienza da parte del cliente che effettua tale operazione tramite app, ma anche in una procedura più semplice in filiale».
Semplicità, agilità e sicurezza però non sono semplici da coniugare. È essenziale porre particolare attenzione agli aspetti della gestione del rischio cyber e alla formazione sull’uso delle applicazioni.

Nel mondo bancario questa attenzione, proprio per la tipologia di servizio offerto e di dati trattati, è portata all’estremo. Sulla base dei dati relativi alle preferenze di canale dei clienti UniCredit, in Italia circa metà della base clienti è già molto attiva e avanzata nell’utilizzo dei canali digitali. «La maggior parte dei nostri clienti ha un comportamento ibrido e preferisce poter interagire sia attraverso i canali digitali sia fisici» – spiega Lucia Zola. «In UniCredit, cerchiamo di accompagnarli nelle loro preferenze. Dalla nostra app è possibile parlare con il contact center o con la filiale, fissare un appuntamento fisico in agenzia o usare il chatbot. Abbiamo anche un programma di formazione che UniCredit in Italia propone gratuitamente a persone e imprese, clienti e non clienti. Offriamo diversi percorsi per consentire alle persone di realizzare le loro scelte economiche in modo consapevole. All’interno di questo programma, che si chiama Banking Academy, abbiamo un percorso denominato Officina Digitale, che ha l’obiettivo di aiutare le persone con più di 65 anni di età a usare gli strumenti digitali in autonomia e sicurezza. Infatti, è proprio in questa fascia che osserviamo una maggiore difficoltà nell’utilizzo dei canali digitali» – sottolinea Lucia Zola.


#hybridretail #SaraAssicurazioni #BancoFresco #DFSport #UniCredit Canali e punti di contatto più liquidi
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E-COMMERCE E NEGOZIO FISICO

L’e-commerce ha aperto le porte a nuovi mercati globali per i retailer, consentendo di raggiungere una vasta gamma di consumatori in tutto il mondo. Questo espande le opportunità di vendita e diversifica il mercato. Ma ha introdotto anche motivi di preoccupazione. La forte concorrenza online, specialmente proveniente dalle piattaforme di e-commerce, rappresenta una sfida significativa per i retailer. «Il peggior nemico di un retailer fisico risiede nell’e-commerce» – afferma Maria Elena Bossetti di DF Sport Specialist. «I negozi sono diventati il luogo dove si va per provare un prodotto e approfondirne le caratteristiche, sfruttando le competenze del personale di vendita, al fine di poi effettuare l’acquisto su Internet, dove spesso costa meno, magari anche su siti esteri. Se questa è una tematica poco sentita per i prodotti del marchio di proprietà del negozio, diventa rilevante soprattutto per i marchi di terze parti».

Questa tendenza sta crescendo nel tempo e ha una conseguenze negativa: l’investimento in formazione professionale dell’addetto di negozio non porta a un aumento delle vendite. «Il costo di formazione e di fidelizzazione di un addetto non viene matematicamente ricompensato da un maggior ricavo, generando ulteriori problematiche alla sostenibilità economica del comparto» – spiega Maria Elena Bossetti. «Inoltre le operazioni di saldi e “fuori-tutto” si stanno moltiplicando, sulla spinta anche dalle crescenti giacenze nei magazzini. I clienti attendono queste promozioni per recarsi in negozio a comprare il prodotto a prezzo ridotto, che per il retailer vuole anche dire margine ridotto, ovviamente.

In Francia, il Governo sta ipotizzando di istituire un costo fisso minimo sulle spese di spedizione dei libri comprati online al fine di disincentivare l’uso dell’e-commerce e riportare i clienti all’interno delle librerie. «Detto che prima si fa il danno e poi si cerca di porvi rimedio con una tassa, nel comparto in cui opera DF Sport Specialist, una tale operazione non porterebbe nessun risultato – commenta Maria Elena Bossetti – in quanto mentre un libro lo compri e non hai bisogno di provarlo, una scarpa da running la devi sentire calzata sul tuo piede e quindi la tendenza crescente a recarsi in negozio e poi comprare online è destinata a rimanere».

LA GESTIONE DEL PERSONALE

Nel mondo del retail, che prevede aperture continue e conseguente allungamento degli orari di lavoro anche nei weekend e nelle festività, i dipendenti si trovano ad affrontare diverse problematiche che influenzano il loro benessere e la loro soddisfazione sul lavoro. «Il retail si basa sull’attività di personale, perché uno può avere prodotti ottimi ma deve saperli valorizzare e vendere» – ci dice Maria Elena Bossetti di DF Sport Specialist. «E il turn-over rappresenta una delle problematiche più sentite». Una delle sfide principali è legata ai carichi di lavoro elevati, specialmente durante i periodi di grande afflusso, che richiedono una notevole velocità e precisione nel servire i clienti. Questo può comportare stress e fatica fisica ed emotiva. Inoltre, gli orari irregolari e i turni flessibili, spesso comuni nel settore, rendono difficile la pianificazione della vita personale, creando un senso di imprevedibilità e disorientamento. «Questo è uno dei principali problemi che affrontiamo ogni giorno nel tentativo di trattenere il personale: nell’ultimo anno, il turnover sui nostri diciannove negozi ha superato le cento unità» – spiega Maria Elena Bossetti. Per i dipendenti è importante poter conciliare il lavoro con la vita privata, che sempre più spesso pretendono orari regolari e prevedibili per garantire un sano equilibrio tra lavoro e vita personale. «Nei colloqui di assunzione, nove persone su dieci indipendentemente dalla loro situazione familiare e personale chiedono il part-time da subito con possibile esclusione dei turni al sabato ed alla domenica – continua Maria Elena Bossetti. «Ovviamente, questo non è possibile. La fidelizzazione del dipendente di negozio è un grosso problema che non viene superato neanche da retribuzioni competitive, formazione, e benefit adeguati: la maggior parte preferisce un lavoro in fabbrica dal lunedì al venerdì con orari fissi. Tutti chiedono contratti part-time non tenendo conto che spesso se uno ha bisogno di un prestito questo non gli viene concesso se non ha un contratto full-time. Un giovane che lavorava sei ore continuative in negozio, abitando a due chilometri dalla sede di lavoro – racconta Maria Elena Bossetti – dopo dieci giorni, si è licenziato dicendo che si era accorto che viveva per lavorare e non lavorava per vivere e quindi era costretto ad abbandonare perché quella non era vita».

Casi estremi a parte, i dipendenti del retail nutrono però aspettative legittime nei confronti del loro ambiente lavorativo. Innanzitutto, desiderano un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso, in cui vengano riconosciuti e valorizzati per il loro contributo. I veloci cambiamenti tecnologici richiedono investimenti costanti e un adattamento rapido. Per i retailer questo può essere un onere notevole in termini di tempo e denaro. La formazione continua e le opportunità di sviluppo professionale rappresentano un’altra aspettativa fondamentale. «Nella ricerca di personale sul punto vendita, soprattutto nel segmento di DF Sport Specialist, si ricercano soprattutto persone che abbiano passione per uno sport specifico e si tende a formarle per poterle tenere a lungo su quel settore, per farle crescere nella capacità di servire al meglio il cliente anche tramite la conoscenza nel tempo. Un po’ come era uso fare nei negozi di una volta» – spiega Maria Elena Bossetti. «Non chiediamo all’addetto di negozio di indicare al cliente solamente su quale scaffale trovare il prodotto che cerca, ma soprattutto di affiancarlo e supportarlo nella scelta del prodotto migliore per le proprie esigenze». La richiesta di orari regolari e prevedibili è giustificata dall’esigenza di un sano equilibrio tra lavoro e vita personale. Lo smart working è diventato un’aspettativa normale per i giovani, ma il settore del retail, per quanto riguarda la gestione dei negozi, non è in grado di implementarlo, rendendo di conseguenza il settore meno attraente come opportunità di impiego.


#hybridretail #SaraAssicurazioni #BancoFresco #DFSport #UniCredit La relazione ridefinisce la value chain
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CONCLUSIONE

La customer centricity, implementata con un approccio innovativo, assume un ruolo sempre più centrale nelle strategie aziendali, soprattutto alla luce dell’importanza crescente dei servizi online. I nuovi modelli di organizzazione, come lo smart working, non possono essere direttamente implementati in tutte le realtà, e ciò pone sfide significative nella ricerca e formazione del personale sul punto di contatto diretto, negozio, agenzia o filiale che sia. La gestione della relazione diventa la chiave di volta di un business complesso. Questa complessità è il risultato di molteplici fattori, tra cui la diversità dei clienti, i cambiamenti negli stili di consumo, l’attenzione alla sostenibilità, la presenza di canali multipli di vendita, l’evoluzione delle tecnologie e la concorrenza sempre più agguerrita. Affrontare questa complessità richiede adattabilità, investimenti e un profondo impegno per offrire un’esperienza straordinaria al passo con le esigenze e le aspettative sempre mutevoli di consumatori e clienti.

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Horeca e consumi fuori casa, l’IT in prima linea https://www.datamanager.it/2023/11/horeca-e-consumi-fuori-casa-lit-in-prima-linea/ Mon, 13 Nov 2023 09:30:56 +0000 https://www.datamanager.it/?p=232105 Tracciabilità, monitoraggio ambientale, ottimizzazione operativa e sicurezza dei dati. La trasformazione digitale come forza trainante nel mondo dell’ospitalità e della ristorazione. Cambiano gli stili di consumo e cresce l’attenzione per la sostenibilità e la riduzione degli sprechi L’adozione e la gestione efficace delle tecnologie IT possono fare la differenza. Nell’industria Horeca e nel settore dei […]

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Tracciabilità, monitoraggio ambientale, ottimizzazione operativa e sicurezza dei dati. La trasformazione digitale come forza trainante nel mondo dell’ospitalità e della ristorazione. Cambiano gli stili di consumo e cresce l’attenzione per la sostenibilità e la riduzione degli sprechi

L’adozione e la gestione efficace delle tecnologie IT possono fare la differenza. Nell’industria Horeca e nel settore dei consumi alimentari fuori casa questo assunto è diventato ancora più vero con gli avvenimenti booster degli ultimi anni, la pandemia per intenderci. Assistiamo al consolidamento di profondi mutamenti negli stili di consumo e alla conseguente diversificazione dell’offerta per intercettare cambiamenti accompagnati da costi di gestione crescenti (strutture, servizi, accoglienza) e nella catena di fornitura. In tutto il territorio dei consumi Away From Home è tangibile la necessità di affrontare soprattutto due sfide: la sostenibilità – adattamento ambientale e riduzione degli sprechi – e la customer experience. Questa esigenza ha spinto le aziende a intraprendere un processo completo di digitalizzazione sull’intero ciclo di vita dei prodotti-servizi, dalla progettazione al consumo. Il settore è molto diversificato per struttura, dimensione e organizzazione.

Nelle realtà meno strutturate, il ruolo di CIO si sovrappone ad altre funzioni aziendali. Tuttavia, il ruolo dei CIO come interlocutori tecnologici è determinante nel guidare il cambiamento, anche se stiamo assistendo all’aumento dei servizi IT gestiti, che sono visti da parte delle aziende come la soluzione ottimale per affrontare la complessità tecnologica senza distogliere l’attenzione dal core business. In questa prospettiva, i CIO preferiscono affidarsi a fornitori di fiducia, in modo da consentire alle risorse interne di focalizzarsi sulle attività strategiche, piuttosto che gestire direttamente l’implementazione e la gestione delle nuove tecnologie. Questo approccio, sempre più frequente secondo i dati contenuti nella Global Retail 2023 Survey di IDC, permette un migliore allineamento tra le risorse aziendali e gli obiettivi strategici. E permette anche di abbracciare tutti i vantaggi offerti dall’RFID e dall’IoT ambientale, due tecnologie che IDC annota come prioritarie nei desiderata degli operatori Horeca.

SOSTENIBILITÀ E MENO SPRECHI

L’approccio alla sostenibilità è fondamentale non soltanto per ridurre l’impatto ambientale, ma anche per soddisfare le aspettative di una clientela più attenta all’ambiente. È ormai opinione comune che le aziende capaci di adottare una visione a lungo termine incentrata sulla sostenibilità non solo contribuiranno a un mondo migliore, ma beneficeranno anche economicamente, migliorando la loro reputazione e attirando una clientela sempre più esigente. Secondo i dati di IDC, il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità è una priorità chiave per il 33% degli operatori Horeca e per il 26% nel Food & Beverage. Le aziende sono anche consapevoli dell’importanza della sostenibilità nel miglioramento della reputazione aziendale. La strategia principale con cui le aziende affrontano la sostenibilità è la riduzione degli sprechi, che si concretizza in una serie di attenzioni sempre più diffuse. Per esempio, la riduzione degli imballaggi con il passaggio a materiali biodegradabili o riutilizzabili, e la gestione accorta delle scorte, monitorando le quantità di cibo in ogni fase, per ridurre gli sprechi alimentari. Un’altra attenzione importante riguarda l’utilizzo dell’energia e dell’acqua, due ambiti che prevedono l’adozione di tecnologie specifiche, come sistemi intelligenti di monitoraggio e supervisione in grado di intervenire autonomamente per ridurre gli sprechi.

Ci sono poi i programmi di riciclo, riutilizzo e di coinvolgimento dei dipendenti nell’adozione di buone pratiche sostenibili. A chiudere il cerchio, tra i comportamenti che si stanno diffondendo troviamo la promozione delle opzioni vegetali – per offrire una varietà di opzioni alimentari a base vegetale che riduca l’impatto ambientale della carne – e un sourcing sostenibile: acquistare materie prime provenienti da fornitori che seguono pratiche sostenibili e che promuovono la produzione locale e a basso impatto ambientale. Tutto questo, e qui arriviamo al punto, non può essere fatto senza l’aiuto dell’IT.


#Horeca La centralità del cliente. L’IT trasforma la customer experience e aumenta la visibilità
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CUSTOMER CENTRICITY

Nel mondo dell’Horeca, l’approccio centrato sul cliente è diventato un imperativo, poiché questo settore ha la soddisfazione del cliente come fulcro del suo operato. Secondo IDC, la customer experience è prioritaria per il 52% degli operatori Horeca e il 50% di quelli Food & Beverage europei. Ma come è possibile migliorare l’esperienza cliente attraverso l’Information technology?

Il settore Horeca è strettamente legato all’esperienza del cliente. La ristorazione, l’ospitalità e il catering si basano su servizi e prodotti che soddisfano le esigenze e i desideri dei clienti. Un cliente soddisfatto non solo tornerà, ma sarà anche più propenso a condividere la sua esperienza positiva con amici e parenti, aumentando così la visibilità del tuo locale o attività. La centralità del cliente sopravanza la mera erogazione di servizi di qualità. Si tratta di creare un’esperienza che va ben oltre il semplice consumo di cibo o l’alloggio in una stanza d’albergo. Gli ospiti cercano un’esperienza coinvolgente e che li faccia sentire speciali. Questo è il motivo per cui molti locali investono tempo ed energie nello sviluppo di menu innovativi, nell’arredamento accattivante e in servizi personalizzati. Le strategie chiave per migliorare l’esperienza del cliente attraverso l’IT partono dalla gestione delle prenotazioni online: la prenotazione online di tavoli in ristoranti o camere d’albergo è diventata la norma. Offrire un sistema di prenotazione facile da usare e intuitivo può semplificare la vita dei clienti e garantire che trovino sempre il posto che desiderano. Utilizzando sistemi di gestione, è possibile raccogliere dati sui clienti e utilizzarli per offrire servizi personalizzati. Per esempio, conoscere le preferenze alimentari di un cliente abituale può consentire di suggerire piatti specifici o offrire sconti mirati.

L’IT consente di raccogliere feedback dai clienti in modo efficiente attraverso sondaggi online e piattaforme di recensione. Questi feedback possono essere utilizzati per apportare miglioramenti costanti ai servizi e dimostrare attenzione ai dettagli. Sotto il cappello dell’IT ci sono anche le piattaforme social e gli strumenti di marketing digitale, che consentono di raggiungere nuovi clienti e mantenerli informati su offerte speciali, eventi e novità. In campo automazione, l’IT può semplificare i processi operativi, dalla gestione dell’inventario alla contabilità, migliorando l’efficienza e consentendo al personale di concentrarsi sull’esperienza del cliente. Anche fornire metodi di pagamento sicuri ed efficienti è essenziale per la customer experience. E anche questo ricade sotto la responsabilità dell’IT.

IL RUOLO CHIAVE DEI CIO

I CIO svolgono un compito chiave nel plasmare l’innovazione tecnologica e nel garantire che le aziende siano competitive e all’avanguardia. Nell’industria dell’Horeca e nel settore Food & Beverage, al centro di una profonda trasformazione negli ultimi anni, la loro missione è diventata ancora più cruciale in diverse aree chiave. Una di queste aree è rappresentata dai sistemi di gestione delle operazioni, che aiutano le aziende a monitorare e migliorare le prestazioni in tempo reale: sistemi includono la gestione degli ordini, la pianificazione delle risorse, il monitoraggio delle scorte e molto altro.

I CIO sono responsabili anche della creazione di esperienze cliente coinvolgenti. Questo può includere la creazione di app mobili per l’ordine e il pagamento, la personalizzazione delle offerte in base alle preferenze del cliente e l’utilizzo di dati per migliorare la fidelizzazione del cliente. In tema sicurezza, i responsabili IT CIO devono garantire che i dati dei clienti e le informazioni aziendali siano protetti da minacce informatiche. La gestione delle carte di credito, la privacy dei clienti e la sicurezza delle transazioni sono tutte preoccupazioni chiave. Restando ai dati, ma parlando di analisi, è compito dei CIO saper trarre vantaggio dall’abbondanza di dati generati dalle operazioni quotidiane. L’analisi può rivelare tendenze di consumo, comportamenti dei clienti e informazioni che possono essere utilizzate per prendere decisioni informate.

Se le responsabilità sono tante, le difficoltà non mancano. La prima è rappresentata da costi e budget: i CIO devono bilanciare la necessità di innovazione con i limiti finanziari, assicurando che ogni spesa contribuisca a un percepibile miglioramento. La seconda sfida è la rapida evoluzione tecnologica che rende difficile il mantenimento delle soluzioni sempre aggiornate. L’IT deve essere pronta ad adottare nuove tecnologie e adattarsi alle nuove tendenze. Infine, c’è quell’eterna spina nel fianco che si chiama sicurezza informatica: la crescente minaccia di violazioni della sicurezza dei dati richiede una vigilanza costante e molto impegnativa.


#Horeca La sostenibilità come priorità per il 33% degli operatori
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RFID E IOT AMBIENTALE

Le soluzioni RFID nel settore Horeca stanno rivoluzionando la logistica, la gestione degli inventari e la sicurezza. Un esempio di questo è la gestione degli inventari: i tag RFID possono essere applicati a prodotti e attrezzature, consentendo ai gestori di tenere traccia in tempo reale degli stock. Ciò riduce il rischio di scorte obsolete e permette di riordinare in modo tempestivo gli articoli esauriti. Un altro ambito applicativo interessante è la sicurezza alimentare: la tecnologia RFID può essere utilizzata per monitorare la catena del freddo, garantendo che gli alimenti vengano conservati e trasportati alle temperature corrette. In caso di variazioni dalla temperatura, il sistema può inviare avvisi immediati, contribuendo a garantire il mantenimento della catena del freddo. Infine, c’è il controllo accessi: nell’industria alberghiera, i braccialetti RFID sono utilizzati spesso come chiavi per le camere, il che non solo semplifica l’accesso dei clienti, ma consente anche un controllo sicuro degli accessi.

Secondo IDC, oggi il 42% dei negozi alimentari traccia l’inventario o altre risorse lungo tutta la catena di approvvigionamento con sensori RFID, IoT, Bluetooth o altri sistemi, raccogliendo dati (per esempio, movimentazioni e posizioni nell’inventario, oppure dati di temperatura). L’IoT ambientale si concentra sull’uso di sensori e dispositivi connessi per monitorare e gestire gli aspetti ambientali all’interno degli hotel e dei ristoranti. Per esempio, nella gestione dell’energia, con sensori intelligenti che possono monitorare il consumo energetico nei locali e nei sistemi di riscaldamento e raffreddamento. Questi dati possono essere utilizzati per ottimizzare l’uso dell’energia, riducendo i costi operativi e l’impatto ambientale. Per quanto riguarda il comfort, i sensori IoT possono rilevare automaticamente il movimento degli ospiti all’interno delle camere e regolare la temperatura, l’illuminazione e altri fattori in base alle preferenze individuali. Ciò contribuisce a migliorare l’esperienza del cliente e riduce gli sprechi energetici. I sensori ambientali possono anche monitorare la temperatura e l’umidità negli ambienti di stoccaggio degli alimenti. In caso di deviazioni dai parametri stabiliti, il personale riceve notifiche istantanee per evitare la perdita di prodotti. Questo si traduce in vantaggi nella gestione delle scorte e degli stoccaggi.

Non stupisce che, sempre secondo IDC, il 26% dei rivenditori di generi alimentari preveda di implementare nei prossimi tre anni tecnologie di tracciabilità, tra cui IoT, RFID e/o IoT ambientale. L’implementazione di queste tecnologie in tutto il settore Horeca offre una serie di vantaggi, tra cui una maggiore efficienza operativa, risparmi di costi, un migliore controllo della qualità e una migliore esperienza del cliente. Per contro, ci sono anche alcune sfide da affrontare, tra cui la sicurezza dei dati e la formazione del personale. La chiave per il successo, conclude anche IDC, non può che essere l’adozione oculata e l’aggiornamento continuo.


#Horeca Il ricorso ai servizi IT gestiti per governare la complessità di gestione delle tecnologie
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VANTAGGI DEI SERVIZI GESTITI

A non poter mancare in un settore competitivo come quello dell’ospitalità e della ristorazione sono l’efficienza operativa e la capacità di offrire un servizio clienti di alta qualità. Assodato che l’IT svolge un ruolo cruciale in questo contesto, spesso la gestione e l’implementazione delle tecnologie possono diventare una distrazione per le aziende, impedendo loro di concentrarsi sulle attività strategiche. Ecco perché i servizi gestiti nell’IT sono diventati una soluzione preziosa per il settore Horeca.

In quello che IDC chiama il “production and design-distribution-consumption life-cycle” dei prodotti alimentari deperibili, i fornitori di servizi IT gestiti possono supportare le aziende come partner strategico nell’implementazione di tecnologie adeguate che consentano una produzione e una somministrazione degli alimenti trasparente, la visibilità della supply chain, la conformità normativa agli standard di sicurezza e qualità, nonché l’automazione per aumentare l’efficienza operativa in modo sostenibile.

I servizi IT gestiti sono servizi di gestione delle tecnologie dell’informazione offerti da fornitori specializzati che comprendono la gestione, il monitoraggio, la manutenzione e l’ottimizzazione di sistemi e infrastrutture IT. Possono includere anche la gestione delle reti, la sicurezza informatica, la manutenzione hardware e software e molto altro ancora. Uno dei vantaggi principali dei servizi gestiti nell’IT è la flessibilità. I fornitori si adattano alle esigenze specifiche delle aziende del settore Horeca per scalare le risorse IT in base alla domanda. Per esempio, se un ristorante apre una nuova sede o organizza un evento speciale, il fornitore di servizi gestiti può rapidamente fornire risorse aggiuntive per gestire l’aumento del carico di lavoro. In una scala di importanza, il vantaggio della flessibilità va di pari passo con il focus sul core business. La gestione delle tecnologie dell’informazione può richiedere tempo, risorse e competenze significative. L’utilizzo di servizi gestiti permette alle aziende Horeca. di concentrarsi sulle attività principali, come la preparazione del cibo, l’ospitalità e la cura del cliente. Questo consente loro di migliorare la qualità dei servizi offerti e di concentrarsi sulla creazione di esperienze che i clienti possano ricordare.

Se passiamo al campo operativo, i vantaggi più evidenti sono efficienza e affidabilità. I fornitori di servizi gestiti sono ovviamente degli esperti nella gestione delle tecnologie, per questo possono offrire la garanzia di un migliore rendimento e una maggiore funzionalità dei sistemi IT. La manutenzione preventiva, il monitoraggio costante e l’accesso a tecnologie all’avanguardia aiutano a prevenire guasti e interruzioni dei servizi, garantendo un’operatività ottimale. Anche in tema di sicurezza delle transazioni finanziarie e protezione dei dati dei clienti, i fornitori di servizi gestiti offrono soluzioni di sicurezza informatica costantemente aggiornate. Queste soluzioni sono certamente importanti nel prevenire violazioni della sicurezza e a proteggere la reputazione dell’azienda.

Infine, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’utilizzo dei servizi gestiti può portare a un risparmio di costi significativo nel lungo periodo. Riducendo la necessità di investire in infrastrutture costose e risorse umane specializzate, le aziende del settore Horeca possono ottimizzare i loro budget e allocare risorse in modo più efficace.

 

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Dati nel mirino, la sicurezza pervasiva in banca https://www.datamanager.it/2023/11/dati-nel-mirino-la-sicurezza-pervasiva-in-banca/ Mon, 13 Nov 2023 08:30:44 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231765 Attacchi cyber in aumento, la sicurezza pervasiva come linea di difesa per preservare la continuità operativa. La protezione dei dati e l’integrazione della cybersecurity in tutti i processi rappresentano il tessuto connettivo dell’operatività, terze parti comprese In un mondo interconnesso e interdipendente in cui minacce cyber sempre più sofisticate mettono a rischio la stabilità del […]

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Attacchi cyber in aumento, la sicurezza pervasiva come linea di difesa per preservare la continuità operativa. La protezione dei dati e l’integrazione della cybersecurity in tutti i processi rappresentano il tessuto connettivo dell’operatività, terze parti comprese

In un mondo interconnesso e interdipendente in cui minacce cyber sempre più sofisticate mettono a rischio la stabilità del settore finanziario e le attività delle istituzioni bancarie, la sicurezza pervasiva emerge come un baluardo. L’integrazione della sicurezza in tutti i processi e la centralità della protezione dei dati sono il fondamento di una strategia che si pone l’obiettivo di garantire la resilienza e la continuità in un panorama sempre più complesso. Il settore finanziario, che rappresenta una fondamentale infrastruttura critica sistemica europea, si trova ad affrontare crescenti esigenze di protezione dei propri asset strategici di fronte al notevole aumento degli attacchi cyber. La transizione digitale nella finanza è, d’altronde, irreversibile e coinvolge tutte le fasi della gestione finanziaria: raccolta, credito, impieghi, incassi e pagamenti. L’innovazione digitale ha consentito, infatti, di ridurre i costi di ingresso sul mercato in segmenti specifici dell’offerta dai mutui al factoring, passando per i prestiti personali, nonché di sviluppare forme di finanziamento disintermediate, come quelle del crowdfunding. Le tecnologie digitali ridefiniscono anche l’organizzazione, con un crescente ricorso all’esternalizzazione di fasi rilevanti dei processi produttivi. Tutto ciò rende essenziale ragionare in ottica di sicurezza e resilienza tramite strategie mirate per ognuno dei tre fattori critici: persone, tecnologie, fornitori e terze parti. Ne consegue una configurazione nuova dei rischi operativi, più articolata e più complessa.

È necessario, quindi, prendere decisioni tempestive riguardo alle policy, ai processi ed alle risorse, come è emerso dalla due giorni romana di Cybertech Europe 2023, mettendo in atto azioni che coinvolgono gli ambiti manageriali, organizzativi e tecnici dell’azienda attraverso la definizione di una strategia di gestione del rischio residuo, e abilitando l’adozione di un approccio integrato di prevenzione e di protezione dell’impresa. Bisogna poi innalzare il processo di sicurezza sin dalle fasi iniziali di sviluppo dei prodotti e servizi, realizzando la cosiddetta “security by design”, e adottare modelli e metodologie globali e integrati, in grado di garantire la costante collaborazione con gli altri attori di mercato, con le istituzioni finanziarie e di sicurezza nazionali europee. Sempre di più, infatti, si assottigliano le divisioni tra mondo reale e mondo digitale. In questo quadro, si stanno evolvendo nuove metodologie, professionalità e strumenti. Quello che non cambia, ma si rafforza, è la centralità, anche a livello di governance, della protezione dei dati e dell’integrazione della sicurezza in tutti i processi. Il presidio e la difesa del patrimonio della banca – umano, informativo, economico – nonché la tutela della continuità operativa, richiedono aggiornamenti continui, investimenti, innovazione, per rispondere prontamente alle nuove minacce. Lo scenario delineato configura, infatti, la sicurezza come un’attività sempre più trasversale, che coinvolge strutture e personale differenti. Anche la pervasività della tecnologia suggerisce un approccio integrato, secondo una gestione per processi in grado di coinvolgere in maniera trasversale tutte le strutture: sicurezza logica, business continuity, sicurezza fisica, business intelligence e cyber, cioè la sicurezza pervasiva.


#pervasivesecurity Rilevamento delle minacce, fattore critico per il 64% delle #banche @IDCItaly
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PROSPETTIVE E TREND

La minaccia cyber, per la sua natura diffusa, incontrollata e transnazionale, rappresenta una sfida sempre più impegnativa. I cyber attack sono in grado di produrre effetti potenzialmente devastanti nel settore finanziario, con costi significativi e impatti diretti sulla libertà economica e sul funzionamento stesso del sistema. La distruzione anche parziale dell’infrastruttura finanziaria ha un notevole impatto strategico, umano, economico e sociale: basti pensare alle reti di interscambio e ai sistemi di pagamento che includono conseguenze intersettoriali e transfrontaliere, con effetto “domino” dovuto alle interdipendenze. Le minacce odierne di cyber espionage, terrorismo e crimine informatico rappresentano la sfida più importante, come hanno dimostrato alcuni eventi recenti. A causa della interconnessione diffusa, gli attacchi possono essere perpetrati anche attraverso la supply chain: le banche collegate e i fornitori di prodotti e servizi. La banca stessa può diventare un canale di propagazione. A differenza delle interruzioni operative fisiche, il rischio cibernetico in una realtà estesa e interconnessa non è necessariamente correlato al suo grado di rilevanza: un partecipante di valore insignificante o un fornitore di servizi secondari può essere altrettanto rischioso di un grande partner. Vi è poi il rischio della minaccia interna da parte di dipendenti infedeli o negligenti, che apre un’altra strada per possibili compromissioni.

Secondo l’ultimo Rapporto CLUSIT, la crescita di tutti questi possibili rischi, insieme all’incremento del livello di impatto dei singoli incidenti, è aumentata in modo esponenziale, portando le autorità competenti a elevare, già dall’anno scorso, il livello di rischio sistemico da “critico” a “alto”. Secondo IDC, proprio quando il settore bancario aveva iniziato a gestire le interruzioni dovute alla pandemia, accelerando i processi di innovazione, i conflitti geopolitici e le sfide economiche hanno spinto le banche di tutto il mondo a riflettere e a riconsiderare le proprie priorità di investimento nelle tecnologie. Le aziende della finanza sono molto concentrate sul miglioramento dell’efficienza per gestire i rischi e di conseguenza al modo in cui utilizzano le tecnologie di analisi per prendere decisioni. Molte banche utilizzano sempre di più architetture digitali, incluso il cloud, per favorire l’automazione e migliorare i risultati. L’evoluzione verso il business digitale consente, infatti, una maggiore resilienza e un’innovazione più rapida per i prodotti e servizi e, in definitiva, amplia la partecipazione all’ecosistema. Gli attacchi e l’attivismo della criminalità finanziaria, tuttavia, richiedono metodi migliori e più rapidi di valutazione dei rischi. Stando ai dati di una recente survey di IDC, il 64% delle banche conferma che il rilevamento delle minacce è un fattore sempre più importante per la resilienza. IDC prevede che il ransomware e altri tipi di attacco non solo rimarranno una minaccia seria, ma aumenteranno del 20% fino a tutto il 2024, principalmente a causa degli attacchi di phishing e di password deboli da parte degli utenti finali. Il ransomware è un problema enorme e frustrante per i leader aziendali.

I gruppi criminali stanno sempre più affinando le loro strategie, principalmente attraverso l’uso di e-mail di phishing sempre più sofisticate. Sebbene le forze dell’ordine possano svolgere un ruolo fondamentale nella fase investigativa, le misure preventive restano la chiave principale per ridurre il rischio. Secondo IDC, la funzione di cybersecurity dovrebbe guadagnare maggiore rilevanza come componente cruciale nella gestione del rischio aziendale. Dovrebbe essere interfunzionale e integrata con tutte le altre strategie di mitigazione dei rischi. Mentre la prevenzione è fondamentale per la protezione delle reti, dei sistemi informatici e dei loro componenti da attacchi o accessi non autorizzati, il fulcro rimane la sicurezza delle informazioni, con l’obiettivo di garantire la protezione dei dati aziendali.


#pervasivesecurity Educare al rischio cyber per non essere impreparati – Vittorio Bitteleri #CyberGuru
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ALLARME SICUREZZA

Le prospettive di IDC sono confermate, a livello locale, anche dai recenti dati che Assintel ha presentato in occasione di Milano Digital Week. In Italia, nel secondo trimestre del 2023 gli attacchi cyber sono aumentati del +34,6% rispetto ai primi tre mesi, con circa 190mila dispostivi compromessi. L’80% delle vittime colpite sono PMI e il 91% sono aziende con fatturato inferiore ai 250 milioni di euro. A livello globale, vediamo un aumento del +62% comparato al trimestre precedente. Anche secondo l’Osservatorio Cyber di CRIF nei primi sei mesi del 2023, le attività criminali degli hacker hanno registrato un notevole aumento globale. Gli alert inviati sono stati oltre 950mila. E sul dark web, sono aumentati del +17,9% rispetto al secondo semestre del 2022. «Se fino a pochi anni fa, eseguire operazioni bancarie su Internet era un’azione modernissima, oggi è la normalità, anzi rivolgersi allo sportello è diventato piuttosto inusuale» – sottolinea Vittorio Bitteleri, country manager Italia di Cyber Guru. «Questo non vale solo per i semplici movimenti di conto corrente, ma anche per operazioni più complesse come investimenti, trading e varie forme di transazione». La comodità del digitale, che consente una gestione del patrimonio facile e veloce, è fuori discussione. «Ma dobbiamo essere consapevoli – prosegue Bitteleri – di quanto tutto ciò abbia amplificato la vulnerabilità dell’intero sistema, mettendo a rischio costante i nostri dati più sensibili». Secondo alcune ricerche, il costo annuale delle violazioni dei dati nel settore finanziario è compreso, nella sola Ue, tra i 2 e i 27 miliardi di euro.

Anche i dati della Polizia di Stato evidenziano che solo per il trading nel 2022 c’è stato un raddoppio delle truffe rispetto al 2021 per un valore di oltre 90 milioni di euro. «Numeri da capogiro, che però non devono impressionarci – conclude Bitteleri – perché la soluzione c’è e si chiama cybersecurity awareness. Sappiamo che quando si parla di truffe informatiche l’anello più debole della catena è il fattore umano. Per questo essere aggiornati e non lasciarsi mai cogliere impreparati è l’unica strada verso la sicurezza». Una meta raggiungibile a patto che si persegua una formazione di qualità, personalizzata e continuativa. La cybersecurity awareness rappresenta una necessità sia per coloro che movimentano online il proprio denaro sia per gli operatori. Anche gli ultimi dati rilasciati dai laboratori di ricerca Netskope rivelano una crescente minaccia di malware nell’industria dei servizi finanziari. «I dati raccolti in un anno di monitoraggio autorizzato su un sottoinsieme di più di 2.500 clienti dell’azienda – spiega il country manager Alberto Filisetti – dimostrano un incremento dell’adozione di applicazioni cloud nel settore dei servizi finanziari e un uso preoccupante di tali canali per attacchi di malware e ransomware». Secondo la ricerca Threat Labs Report – Financial Services 2023 di Netskope, l’utente medio del settore interagisce con 25 diverse applicazioni al mese. Microsoft OneDrive è l’applicazione più popolare con un ampio margine, utilizzata dal 54% degli utenti in un qualsiasi giorno. Il 63% dei download di malware proviene da applicazioni cloud, con OneDrive in testa. Sempre dal report di Netskope, emerge che gli attacchi contro le organizzazioni dei servizi finanziari mirano principalmente agli utenti, con trojan che inducono a scaricare altri payload malware.

«Gli istituti finanziari – rileva Filisetti – devono supportare l’infrastruttura IT in ampie aree geografiche e diverse linee di business, e gestire sia le app legacy che quelle moderne negli ambienti on-premise e cloud». Per proteggere le realtà complesse è fondamentale comprendere cosa stanno facendo gli utenti, i dispositivi che utilizzano e soprattutto quale tipologia di dati stanno scambiando. «Tutte informazioni che la nostra offerta è in grado di raccogliere e mettere a disposizione – conclude Filisetti – garantendo un livello di granularità estremamente elevato». Questo è possibile attraverso la piattaforma Netskope Intelligent Security Service Edge (SSE) che si compone di funzionalità che vanno da Cloud Access Security Broker (CASB), Cloud Firewall, Next Generation Secure Web Gateway (SWG), e Private Access for ZTNA.


#pervasivesecurity Servizi finanziari, utenti sotto attacco – Alberto Filisetti @Netskope
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SECURITY CHAIN

La cybersecurity finanziaria è soggetta a continui cambiamenti. Diversi fattori contribuiscono a questa dinamica evolutiva. I principali fattori sono quattro – come spiega Alberto Zampieri, sales engineer di Zscaler. «In primo luogo, l’incessante avanzamento delle tecnologie introduce nuove sfide che richiedono un costante adattamento da parte degli operatori finanziari. Inoltre, l’ampia adozione del cloud, sebbene offra molteplici vantaggi, pone una particolare attenzione sulla necessità di proteggere i dati sensibili in questo ambiente virtuale. Altro aspetto rilevante è rappresentato dai regolamenti e dalle normative europee che stabiliscono standard sempre più rigorosi in materia di sicurezza finanziaria. Un ulteriore elemento da considerare è che molte istituzioni finanziarie delegano parte della loro operatività a terze parti, il che comporta un allargamento della catena di sicurezza. In questo contesto, è di vitale importanza estendere le misure di protezione anche ai partner del sistema finanziario per evitare che eventuali vulnerabilità possano essere sfruttate da agenti malevoli».

Zscaler offre soluzioni di sicurezza avanzate particolarmente rilevanti, come la piattaforma di cloud security, che permette alle aziende di instradare tutto il traffico Internet attraverso la propria rete di 150 datacenter, garantendone una protezione avanzata contro ransomware, phishing e attacchi zero-day; e la soluzione Zero Trust Network Access (ZTNA) che richiede una verifica rigorosa dell’identità prima di consentire l’accesso alle risorse aziendali. «Le banche hanno una presenza diffusa con numerose filiali e dipendenti mobili. Zscaler – conclude Zampieri – consente di estendere a loro le stesse politiche di sicurezza, garantendo una protezione uniforme ovunque». L’azienda offre inoltre strumenti avanzati di reportistica per monitorare il traffico di rete, identificare comportamenti sospetti e dimostrare la conformità alle normative. Nell’era digitale in cui siamo immersi, le transazioni online sono diventate un elemento integrante della nostra vita quotidiana. Questa crescente familiarità con i metodi digitali ha aperto le porte a un mondo di convenienza e accessibilità mai sperimentato prima.


#pervasivesecurity Come rafforzare la security chain delle #banche – Alberto Zampieri @zscaler
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«Le persone si sono abituate ad effettuare transazioni online e difficilmente torneranno ai metodi tradizionali. La rapida crescita dell’e-commerce e dell’online banking non è passata inosservata ai criminali informatici» – spiega Richard de la Torre, technical product marketing manager, enterprise solutions di Bitdefender. «Senza entrare nei dettagli di ogni singolo requisito normativo, è importante che le aziende del settore bancario e finanziario italiano stabiliscano una solida sicurezza informatica». Le priorità sono diverse: «Protezione dei dati e della privacy, monitoraggio continuo, informazione dettagliata sulle minacce, la cosiddetta threat intelligence, formazione di sensibilizzazione alla sicurezza informatica del personale, revisioni e valutazioni su base regolare e test di penetrazione». Considerato l’elevato valore e la sensibilità dei dati finanziari e il crescente livello di complessità delle minacce, è necessaria una strategia di difesa in profondità che copra i tre pilastri della sicurezza informatica: prevenzione, protezione, rilevamento e risposta. «Come Bitdefender ha riportato all’inizio di quest’anno – conclude de la Torre – la criminalità informatica sta prendendo di mira le vulnerabilità del software. Il recente gruppo di hacker CL0p ha intensificato gli attacchi ransomware, sfruttando la vulnerabilità CVE-2023-34362 del software MOVEit. Questa violazione ha permesso di accedere senza autorizzazione a dati sensibili, causando danni significativi».


#pervasivesecurity Le priorità della sicurezza in #banca – Richard de la Torre @Bitdefender
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NORME E STANDARD

«Il mondo finanziario, essendo uno dei settori più esposti agli impatti provocati dagli attacchi informatici, rappresenta il punto di riferimento per l’adozione di strategie di contrasto a tali minacce sia all’interno del proprio ambito che come modello per altri settori» – afferma Giancarlo Butti, membro del comitato scientifico di CLUSIT. Questo grazie alla presenza di numerose normative che regolamentano, anche in forma molto dettagliata, le misure tecniche e organizzative necessarie a garantire l’alto livello di sicurezza richiesto. «Già nel 2016 – continua Butti – il G7 aveva pubblicato il documento The G7 Fundamental Elements of Cybersecurity for the Financial Sector e molti altri enti di vigilanza o di indirizzo ne avevano seguito l’esempio, tanto che nel nell’ottobre del 2017 il Financial Stability Board ha presentato il Summary Report on Financial Sector Cybersecurity Regulations, Guidance and Supervisory Practices che raccoglie e analizza le varie normative disponibili a livello globale». Tali norme non si limitano ad affermazioni di principi astratti, ma entrano nel vivo dei temi trattati, con prescrizioni molto tecniche e molto più dettagliate anche per gli standard di riferimento. «In ambito europeo, negli ultimi mesi – osserva Butti – sono state emesse normative di particolare importanza.

La più interessante e innovativa è il regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act – Regolamento 2022/2554), che sarà pienamente vincolante dal 17 gennaio 2025». Il regolamento DORA si rivolge a organizzazioni del mondo finanziario, assicurativo e ai relativi fornitori, armonizzando i contenuti di normative esistenti e introducendo anche concetti nuovi. «Per la prima volta – sottolinea Butti – si concentra l’attenzione sul controllo diretto dei fornitori rilevanti da parte di un’autorità di vigilanza centrale, contribuendo in tal modo a gestire uno degli aspetti più critici della cybersecurity, quello della sicurezza della supply chain». Fra i fornitori rilevanti, rientrano per esempio i service provider più importanti. E questo si traduce in un beneficio enorme non solo per gli enti soggetti a DORA, che in questo modo non avranno più il problema di dover verificare direttamente, con proprie attività ispettive, il livello di sicurezza o di conformità, ma potranno contare sul fatto che tale attività sarà svolta da enti ufficiali. «Attualmente è molto difficile, se non impossibile per un’azienda, condurre delle verifiche sui fornitori, in particolare se i servizi sono erogati in cloud» – commenta Butti. Considerando la tipologia dei fornitori rilevanti, ne beneficeranno anche tutti gli altri clienti, indipendentemente dall’essere soggetti o meno alle prescrizioni di DORA, consentendo una più facile gestione dei rischi legati alla supply chain. La normativa in questione riveste un ruolo fondamentale nell’ambito della sicurezza informatica e della stabilità del settore finanziario, concentrandosi su cinque aspetti cruciali: la gestione del rischio legato ai sistemi informativi; la segnalazione degli incidenti ad essi connessi; la conduzione di test di resilienza operativa digitale; la gestione dei rischi relativi derivanti da terzi; la condivisione delle informazioni legata non solo agli incidenti, ma anche alle minacce ed alle vulnerabilità, sia verso gli organismi di vigilanza che altre entità finanziarie.


#pervasivesecurity Attenzione alla sicurezza della #supplychain #DORA – Giancarlo Butti @Clusit
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«Grazie a DORA, il mondo finanziario dimostra ancora una volta di essere all’avanguardia nella cybersecurity. Questa normativa di alto livello è stata progettata in modo snello, il che la rende facilmente applicabile sia con il progresso delle tecnologie sia in aziende di varie dimensioni e con caratteristiche molto diverse tra loro. È importante notare che i documenti tecnici allegati a DORA, sebbene ancora in fase di emissione, costituiranno un punto di riferimento aggiornato per qualsiasi settore». Il regolamento DORA si inserisce a sua volta nel quadro europeo per la cybersecurity (EUCS) e probabilmente diventerà obbligatorio per tutti i settori europei altamente critici, anche in relazione alla direttiva NIS2 a partire dal 2024. Nel contesto normativo europeo, occorre poi citare il Regolamento GDPR per il trattamento e protezione dei dati. Tra le principali novità spicca, infine, la PSD3, in coso di approvazione, che si basa sulla precedente PSD2 del 2015, e mira a rafforzare la regolamentazione degli istituti di pagamento che operano come prestatori di servizi di pagamento vigilati. La European Banking Authority ha indicato la necessità di dotarsi anche di tecnologie per il Transaction monitoring, basate sul principio di analisi comportamentale dell’utente e della sua interazione storica con i sistemi.

Alla luce del complesso corpus normativo europeo vi è, quindi, l’esigenza di un coordinamento stretto a livello continentale che, per quanto riguarda l’Italia, è individuato nella Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale che è stata designata quale Centro Nazionale di Coordinamento (NCC) nell’ambito dello European Cybersecurity Competence Centre (ECCC). Sul fronte della compliance, come sottolinea Massimo Longatti, personal solutions & FM senior manager di CRIF, le normative citate, impongono agli istituti finanziari di adottare rigorose misure di protezione e di notificare le violazioni dei dati. «DORA prevede l’adozione di una serie di criteri che impatteranno sul mercato finanziario. In mondo particolare, diventa importante nell’ambito della supply chain di un istituto finanziario capire che tipo di postura ha un’azienda nei confronti della sicurezza, per definire eventuali rischi di terze parti connesse con l’attività. Le priorità per il settore finanziario – continua Longatti – riguardano la prevenzione e gestione delle minacce e la piena conformità alle novità normative». Diventa rilevante implementare soluzioni avanzate di rilevamento dei rischi e di risposta agli incidenti per identificare e mitigare rapidamente le minacce. «Fondamentale – conclude Longatti – anche per le PMI potersi accreditarsi come controparti solide: è possibile farlo grazie a sistemi che definiscono il grado di esposizione nei confronti del rischio cyber».


#pervasivesecurity L’impatto del rischio di terze sulle #banche – Massimo Longatti #CRIF
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CONCLUSIONI

Nel corso dei prossimi anni, gli operatori della finanza saranno interessati da una forte recrudescenza di attacchi cyber e si presenteranno sulla scena nuovi e agguerriti gruppi criminali. È quindi probabile che aumentino gli attacchi alle infrastrutture e che i criminali utilizzino sempre di più le tecnologie più innovative per rendere più efficienti i loro attacchi. L’attivazione del circolo virtuoso “più sicurezza uguale più qualità dell’offerta e maggiore fiducia della clientela” è, quindi, sempre più importante nell’attività finanziaria, che sul trattamento delle informazioni e sulla costruzione di un rapporto di fiducia con i clienti fonda, da sempre, la propria operatività. La banca si sta trasformando per coprire il rischio cyber ed è in atto un mutamento radicale: la realizzazione del modello della “pervasive security”. Tale approccio richiede però di concentrare la responsabilità in un unico punto di raccordo e di gestione, al più alto livello, di adottare la metodologia del risk management e di gestire il fenomeno con i necessari raccordi con il sistema di sicurezza nazionale ed europeo. Come hanno evidenziato il ministro della difesa Guido Crosetto e Roberto Cingolani CEO di Leonardo in occasione dell’apertura di Cybertech Europe 2023: Con il cyberspace siamo in un contesto in cui i nostri sensi non percepiscono né misurano il pericolo, quindi, occorre usare il cervello, tenendo conto che la sicurezza totale non esiste, e perseguire solo quella accettabile. Bisogna scegliere il meglio senza rifugiarsi nella burocrazia.


S3K tra cyber security e finanza

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Konica Minolta, l’ecosistema Glocal per le PMI https://www.datamanager.it/2023/11/konica-minolta-lecosistema-glocal-per-le-pmi/ Fri, 10 Nov 2023 13:12:12 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231525 Konica Minolta, una storia di innovazione che dura da 150 anni. Digital Easy, il portfolio di eccellenza per la digitalizzazione documentale, l’automatizzazione dei workflow e l’unificazione delle informazioni, grazie alla potenza di M-Files, il software più visionario di enterprise content management Quest’anno Konica Minolta compie 150 anni. La storia di Konica inizia nel 1873, quando […]

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Konica Minolta, una storia di innovazione che dura da 150 anni. Digital Easy, il portfolio di eccellenza per la digitalizzazione documentale, l’automatizzazione dei workflow e l’unificazione delle informazioni, grazie alla potenza di M-Files, il software più visionario di enterprise content management

Quest’anno Konica Minolta compie 150 anni. La storia di Konica inizia nel 1873, quando in Giappone viene aperto un piccolo negozio specializzato nella vendita di materiale fotografico. Nel corso del tempo, l’azienda amplia la sua gamma di prodotti, includendo copiatori, televisori a colori e stampanti. Nel 2003, arriva una svolta importante: Konica decide di fondersi con Minolta. Qualche anno dopo, nel 2006, prima dell’avvento degli smartphone, Konica Minolta abbandona completamente il settore fotografico per focalizzarsi sulla stampa office.

Da sempre orientata all’innovazione e al cambiamento, l’azienda è stata in grado di reinventarsi più volte nel corso degli anni. Oggi il core business è rappresentato dalla stampa per ufficio, ma già da qualche anno l’offerta è incentrata sulla digital transformation. L’evoluzione dei modelli di lavoro, compreso l’espansione dello smart working, ha reso necessario rivedere l’approccio al settore ufficio e ciò ha portato Konica Minolta ad ampliare l’offering con servizi consulenziali e progetti su misura per l’ambiente lavorativo digitale. Per rispondere a questa esigenza, l’azienda ha creato una divisione dedicata che si occupa di soluzioni per l’ufficio digitale e la gestione dei processi aziendali e documentali, guidata a livello marketing da Marco Scuri, product manager Digital Solutions di Konica Minolta. Questa trasformazione rappresenta uno dei cambiamenti più significativi e importanti degli ultimi anni, su cui l’azienda sta puntando fortemente.


#KonicaMinolta unifica le informazioni grazie alla potenza visionaria di Emphasis
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Aziende sempre più digitali

«Konica Minolta ha assunto un ruolo rilevante nel settore delle soluzioni digitali» – spiega Scuri «Collaboriamo con aziende di ogni dimensione, ma in campo digitale ci focalizziamo maggiormente sulle piccole e medie aziende. È evidente, se si considera l’Italia nel suo complesso, che negli ultimi anni ci sia stata un’accelerazione nell’adozione delle tecnologie digitali. Ed è una notizia positiva. Secondo quanto emerge dall’Indice DESI, che è stato introdotto dalla Commissione Europea nel 2014 per misurare i progressi dei paesi europei verso la digitalizzazione dell’economia e della società, l’Italia ha fatto notevoli passi avanti in questa classifica, salendo costantemente anno dopo anno. Attualmente, si trova al diciottesimo posto, mentre fino a pochi anni fa occupava una delle ultime posizioni in Europa. Adesso, siamo in linea con la media europea, dimostrando un effettivo miglioramento nell’adozione delle tecnologie digitali».

Tuttavia – come spiega Scuri – ogni azienda ha un suo percorso nell’affrontare il mondo digitale. «Le grandi imprese, per esempio, sono molto avanzate in termini di digitalizzazione. Oggi, la loro sfida principale è quella di rendere il loro business full digital. Non si tratta più di digitalizzare solo i processi analogici, ma di ripensare totalmente il modo in cui vengono svolte le attività e di sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie digitali per rivoluzionare il modo in cui operano». La situazione delle PMI è invece più ibrida: «Alcune sono più avanzate e utilizzano già soluzioni ERP, CRM e per la fatturazione elettronica, ma spesso queste informazioni sono sparse e non sono completamente integrate. Allo stesso tempo, ci sono ancora molte PMI che sono ancora indietro nell’adozione delle tecnologie digitali».

In passato, il settore delle PMI si serviva infatti principalmente di soluzioni specifiche per il proprio settore. Alcuni player si sono specializzati nel fornire soluzioni per ogni comparto. Soluzioni che però tendenzialmente sono standard. Modificarle è costoso e richiede tempo. «Negli ultimi anni – continua Scuri – si è sviluppato un mercato per le aziende che preferiscono un approccio ibrido, che consente cioè di adottare soluzioni personalizzate attraverso un ecosistema di partner e strumenti che permettono una maggiore flessibilità nell’implementazione delle soluzioni digitali, Questo approccio può essere particolarmente vantaggioso per le PMI che desiderano abbracciare la digitalizzazione in modo più graduale e su misura».

L’ecosistema dei partner

Il concetto di ecosistema si rivela fondamentale quando si deve affrontare la complessità delle sfide digitali. È infatti diventato impossibile per qualsiasi azienda fare tutto da sola. Questo è particolarmente vero per le PMI, che spesso non dispongono delle competenze digitali necessarie per sviluppare e implementare prodotti digitali in modo autonomo e questo può diventare un ostacolo per la competitività» – spiega Scuri «Molte aziende italiane hanno infatti prodotti digitali di alta qualità, ma nel momento in cui non riuscissero a garantire il ricambio generazionale e la formazione continua di nuovi talenti, si troverebbero in difficoltà. L’internazionalizzazione diventa quindi una scelta cruciale per molte imprese del nostro Paese. Si stanno infatti affacciando sul mercato italiano prodotti internazionali, sviluppati su scala europea o globale, che riescono a essere sempre innovativi, in grado di migliorare e di diventare più user-friendly. Tuttavia, queste soluzioni non garantiscono quella personalizzazione necessaria al contesto italiano caratterizzato da normative complesse come, per esempio, la fatturazione elettronica, la conservazione a norma, la firma elettronica e così via».


#KonicaMinolta innovazione globale, soluzioni locali a misura di PMI
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Da un lato abbiamo quindi aziende italiane che sono diventate competenti in ambito normativo ma che oggi hanno difficoltà nello scalare a livello digitale. Dall’altro abbiamo aziende internazionali che hanno prodotti eccellenti dal punto di vista tecnico ma non si integrano bene nel contesto italiano. Ecco quindi che il concetto di ecosistema diventa importante. Konica Minolta ha sviluppato una partnership internazionale che le ha consentito di avere a disposizione una soluzione di punta come M-Files, un ECM (Enterprise content management) sviluppato da un vendor internazionale fondato in Finlandia e che oggi ha sede negli Stati Uniti. Secondo Gartner, M-Files è il software più visionario al mondo, quello con le funzionalità più avanzate. «La soluzione è guidata dai metadati può essere in cloud e on prem, si integra con ERP e CRM così come con dati non strutturati quali email, documenti Word, Power point e molto altro» – spiega Scuri «Per adattare M-Files al mercato italiano, Konica Minolta ha stretto partnership con aziende italiane come Ifin Sistemi, specializzata in software per la conservazione digitale a norma, e Namirial, che offre soluzioni per la firma digitale.

Queste collaborazioni hanno permesso di creare un ecosistema chiamato “Digital Easy” che coniuga l’eccellenza tecnica di M-Files con le esigenze normative italiane, rendendo il digitale davvero facile». In dettaglio, Digital Easy è un portfolio di soluzioni che permettono di digitalizzare i documenti e automatizzare i workflow collegati con un’implementazione rapida. Konica Minolta affianca il cliente fin da subito, identificando le aree più di impatto per la digitalizzazione documentale. Il concetto di ecosistema parte proprio da questa premessa: «Dobbiamo personalizzare la soluzione in base alle esigenze del cliente, sfruttando i nostri asset in ambito documentale» – afferma Scuri. «Oggi, infatti, non è più possibile essere l’unico fornitore di servizi per un’azienda. Per essere rilevanti vogliamo coniugare le nostre esperienze internazionali con quelle locali, grazie a partnership eccellenti e offrendo flessibilità e competenza» – conclude Scuri.

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Data center a logica liquida https://www.datamanager.it/2023/11/data-center-a-logica-liquida/ Fri, 10 Nov 2023 11:00:27 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231626 L’infrastruttura IT, con al proprio centro i data center, si sta trasformando. I dati sono diventati l’indiscussa valuta dell’economia digitale, mentre strumenti come l’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning (ML) si configurano sempre più come i protagonisti assoluti della generazione di valore nella data economy. Ma se i produttori di hardware e chip per […]

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L’infrastruttura IT, con al proprio centro i data center, si sta trasformando. I dati sono diventati l’indiscussa valuta dell’economia digitale, mentre strumenti come l’intelligenza artificiale (AI) e il machine learning (ML) si configurano sempre più come i protagonisti assoluti della generazione di valore nella data economy.

Ma se i produttori di hardware e chip per computer hanno a lungo tenuto il passo con le nuove esigenze competitive sfruttando al massimo la legge di Moore, la quantità di efficienza e di potenza di calcolo applicabile in una singola unità sta raggiungendo i suoi limiti.

La Global Tech Trends Survey (GTTS) realizzata da Equinix nel 2023 ha rilevato che il 42% dei leader del mondo IT non è sicuro della capacità della propria infrastruttura di adattarsi al crescente utilizzo dell’AI. Indipendentemente che si tratti di più GPU, CPU o FPGA, processori più veloci o silicio personalizzato, pezzi di hardware più potenti e affamati di energia, l’effetto è uno solo: maggiore quantità di calore che rende indispensabile l’adozione di un approccio alternativo al raffreddamento.

La nuova frontiera infrastrutturale dei data center si chiama liquid cooling. La logica sta cambiando: dall’aria al liquido. Il Power Usage Effectiveness (PUE), il parametro di efficienza energetica dei data center, è stato creato in gran parte partendo dal presupposto che il raffreddamento ad aria e le ventole fossero una parte necessaria di server, switch e router. Ma dal momento che i rack di GPU per l’IA generativa possono consumare più di 30KW di potenza, il raffreddamento ad aria tradizionale non è abbastanza efficiente, scatenando la progressiva adozione di un nuovo standard: il liquid cooling.

Questa nuova tecnologia, a seconda dell’approccio, può considerare l’utilizzo di diversi fluidi tecnici per il raffreddamento, facendo sì che possa avere significati diversi per le varie organizzazioni che utilizzano una o più combinazioni di tecnologie di raffreddamento. In quest’ambito si può parlare di augmented air cooling, immersion cooling e direct-to-chip liquid cooling, e le ragioni per cui le aziende scelgono una o l’altra opzione sono molteplici e dipendenti dai server utilizzati, dai fornitori con cui si lavora e dalle esigenze di workload e ristrutturazione. L’immersion cooling, ad esempio, richiede che i server vengano immersi in una grande vasca di liquido di raffreddamento tecnico, richiedendo le modifiche più sostanziali alla tecnologia dei server e all’architettura dei data center.

Ma indipendentemente dalla modalità il concetto di base rimane lo stesso. Secondo gli analisti di Gartner, il raffreddamento a liquido può risolvere il problema della dissipazione del calore nei server ad alta densità poiché il liquido è in grado di condurre il calore oltre tremila volte meglio dell’aria, richiedendo allo stesso tempo una quantità inferiore di energia per farlo.

Questo implica un nuovo livello di sostenibilità: non solo l’utilizzo del raffreddamento a liquido può ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica di un data center, anche al di là di quelle associate direttamente all’uso dell’elettricità, ma, con il giusto ecosistema, la cattura e il riutilizzo del calore potrebbero essere più facilmente impiegate a beneficio delle comunità circostanti. I data center HE3 and HE5 di Equinix ad Helsinki, ad esempio, fanno proprio questo, fornendo riscaldamento a case ed uffici.

Il liquid cooling è una novità così significativa da rendere estremamente importante la formazione continua in quest’ambito. Sebbene non sia una tecnologia di facile implementazione, con notevoli costi inziali, i data center dovranno evolvere per anticipare l’infrastruttura di cui la trasformazione digitale avrà bisogno. Ciò significa innovare il data center per aiutare i clienti a ottimizzare le prestazioni, sfruttare le nuove soluzioni aziendali come AI e ML che richiedono workload ad alta intensità di calcolo e consentire un percorso a prova di futuro per i clienti che crescono verso densità più elevate. Il supporto al liquid cooling è parte del percorso.

Emmanuel Becker, managing director Italy Equinix

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Perché investire in privacy e data protection? https://www.datamanager.it/2023/11/perche-investire-in-privacy-e-data-protection/ Fri, 10 Nov 2023 10:30:35 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231427 Privacy e data protection come fattori di crescita per le imprese. Ecco da dove cominciare per presentarsi in modo distintivo sul mercato, andando oltre la compliance A diversi anni dall’uscita del GDPR, privacy e data protection continuano a essere le discipline intorno alle quali si concentra l’attenzione del legislatore (nazionale ed europeo), delle Autorità indipendenti, […]

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Privacy e data protection come fattori di crescita per le imprese. Ecco da dove cominciare per presentarsi in modo distintivo sul mercato, andando oltre la compliance

A diversi anni dall’uscita del GDPR, privacy e data protection continuano a essere le discipline intorno alle quali si concentra l’attenzione del legislatore (nazionale ed europeo), delle Autorità indipendenti, delle Agenzie nazionali per la sicurezza, degli organi giudiziari e delle persone, sempre più sensibili al rispetto dei limiti di trattamento sui propri dati personali. Se il GDPR lascia ancora oggi tantissime questioni irrisolte nei settori economici impattati, la produzione normativa dell’ultimo periodo e le pronunce delle Autorità indipendenti, possono risultare di difficile comprensione per le organizzazioni che non si sono mai avvicinate alla materia, con un crescente rischio di compliance, perdendo interessanti potenzialità di mercato e l’ennesimo treno per la loro crescita. Dall’altro lato, il mercato, le filiere produttive e chi acquista, pretendono sempre di più alti standard di sicurezza per il trattamento dei dati e attribuiscono a ogni attore responsabilità specifiche che richiedono una seria governance, pena – per esempio – la perdita di quote di mercato, difficoltà ad accedere alle gare o scioglimento dei contratti nei casi di incidenti informatici.

La gestione dei dati e delle informazioni che afferiscono alla nostra identità è uno dei principali driver di sviluppo del sistema economico europeo e, per questo, impatta direttamente sulla configurazione delle filiere produttive: è ormai impensabile immaginare un’economia che non tenga conto dei trattamenti di dati personali. Il tempo ha confermato questa impostazione e milioni di imprese oggi sono impegnate nella vendita di prodotti e servizi, ma quante di loro sono consapevoli del prezioso patrimonio che stanno trattando e delle opportunità o rischi legati ai dati? Ogni device che utilizziamo sfrutta le informazioni sul nostro comportamento per offrire esperienze digitali e social sempre più immersive, i dati personali sono il focus di ogni servizio: le imprese sanno proteggerli e valorizzarli? È importante che ogni organizzazione, piccola o grande che sia, svolga un’analisi delle proprie attività individuando quali processi trattano dati personali e come, considerando anche le caratteristiche dei presidi di compliance già presenti (per esempio, i contratti con i clienti o fornitori, le policy pubblicate sui siti web, le informative privacy…).


#privacy #dataprotection come fattori di crescita per le imprese. Ecco da dove cominciare – @Clusit
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Privacy e data protection richiedono infatti un articolato apparato di governance che assicuri consapevolezza, presidio di ogni rischio e una rappresentazione dei trattamenti fedele ai processi aziendali. I rischi saranno più elevati se la privacy non viene considerata nella fase di disegno dei processi di trattamento: trattare i soli dati strettamente necessari, definire processi di cancellazione e avere un metodo per valutare i data breach sono solo alcuni esempi su quanto lavoro si debba e si possa fare per rendere più robusti e competitivi i propri prodotti e servizi. Sono numerose le sinergie derivanti dallo sviluppo di prodotti in ottica privacy by design, alcune inattese come l’ottimizzazione dell’uso delle risorse energetiche legato alla minimizzazione nell’utilizzo dei dati.

Naturalmente, occorre investire in un nuovo approccio aziendale, cercando di creare quella cultura sulla protezione e valorizzazione dei dati, spesso non scontata proprio per il timore che richieda un eccessivo dispendio di risorse. Mettere i dati personali al centro dei processi aziendali (e, di conseguenza, le persone) significa ripensare significativamente l’organizzazione delle attività, ma contemporaneamente investire nella loro sicurezza, gestendo con efficacia i normali rischi di impresa e offrendo ai propri stakeholder elementi concreti per essere sicuri dei propri acquisti.

Serena Contu Consiglio Direttivo CLUSIT

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L’Industria 4.0 cambia il modo di lavorare, produrre e vendere https://www.datamanager.it/2023/11/lindustria-4-0-cambia-il-modo-di-lavorare-produrre-e-vendere/ Fri, 10 Nov 2023 10:00:18 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231969 L’Industria 4.0 rappresenta una svolta senza precedenti nell’integrazione di tecnologie avanzate e l’interconnessione di dispositivi. La centralità dell’intelligenza artificiale nella trasformazione dei processi Una nuova rivoluzione industriale sta trasformando la nostra società in maniera indelebile, automatizzando la produzione di settori come quello agricolo, manifatturiero e sanitario, rendendo le fabbriche più intelligenti, efficaci e interconnesse. Il […]

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L’Industria 4.0 rappresenta una svolta senza precedenti nell’integrazione di tecnologie avanzate e l’interconnessione di dispositivi. La centralità dell’intelligenza artificiale nella trasformazione dei processi

Una nuova rivoluzione industriale sta trasformando la nostra società in maniera indelebile, automatizzando la produzione di settori come quello agricolo, manifatturiero e sanitario, rendendo le fabbriche più intelligenti, efficaci e interconnesse. Il progresso esponenziale, di cui siamo sia causa che effetto, è diventavo pervasivo in qualsiasi settore industriale, rendendo desueti quei processi produttivi che non fanno uso delle nuove tecnologie, rendendo il mercato estremamente più competitivo e costringendo le aziende ad aumentare continuamente le spese in ricerca e sviluppo. Intelligenza artificiale, IoT e cloud, neologismi sconosciuti fino a qualche anno fa. e che ora sono entrati nel vocabolario giornaliero anche dei non addetti ai lavori, aumentando l’efficienza, riducendo i costi, migliorando la qualità dei prodotti e consentendo una maggiore flessibilità nella produzione di nuovi prodotti.

Perché stiamo parlando di rivoluzione 4.0?

Negli ultimi 300 anni, il mondo occidentale è stato sorgente di tre rivoluzioni industriali che hanno mutato il mondo in cui viviamo in maniera permanente, accelerando il progresso come mai prima nella storia dell’umanità. Nel XVIII secolo fu inventata la macchina a vapore grazie a James Watt, tramite lo sfruttamento della potenza dell’acqua e di combustibili fossili come il carbone. Questa rivoluzione portò alla sostituzione del lavoro manuale con il lavoro meccanico in molte industrie, in particolare nella produzione tessile. La seconda rivoluzione industriale si verificò invece tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, e furono introdotte tecnologie come la ferrovia, l’elettricità e l’uso dell’acciaio. L’uso dell’elettricità portò a una maggiore automazione e alla creazione di linee di produzione più efficienti, con l’invenzione di macchine come il telegrafo elettrico e la produzione di acciaio economico. La terza rivoluzione industriale ebbe luogo durante il secolo scorso, essendo caratterizzata dalla creazione e diffusione della tecnologia dell’informazione e dell’elettronica. Il World Wide Web, ideato nel 1989 al CERN, ha impattato profondamente l’accesso all’informazione a livello globale, permettendo la rapida diffusione di informazioni precedentemente inaccessibili.

Il filosofo Yuval Noah Harari riflette molto sulla tematica dell’evoluzione nei suoi libri, asserendo una verità semplice ma straordinaria: non appena l’uomo inventa una nuova tecnologia non può più farne a meno. Il lusso per pochi si trasforma nella normalità per molti. La conoscenza di nuovi metodi per l’ottimizzazione della vita comune si trasmette per generazioni, dando vita a nuovi modus vivendi che prima non sarebbero mai stati immaginati. Passano i secoli ma la ricerca di condizioni sempre più favorevoli per la vita umana rimane invariata. Ebbene, stiamo assistendo allo stesso fenomeno in chiave moderna con la digitalizzazione continua dei processi produttivi, con le aziende moderne che abbandonano strumenti tradizionali al fine di snellire flussi di lavoro e automatizzare attività e procedure.


#AILAB La centralità dell’’intelligenza artificiale nell’Industria 4.0 @simeoneantonio1
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Gli approcci data-driven, che rappresentano una filosofia che si basa sull’uso intensivo e dell’analisi dei dati per guidare le scelte aziendali e operazionali, sono applicati in vari contesti, supportando e non sostituendo l’operatore umano. La quarta rivoluzione industriale viene supportata da alcuni elementi chiave come l’Internet of Things, ovvero l’insieme di sensori e dispositivi connessi in rete che vengono utilizzati per monitorare e raccogliere dati in tempo reale da macchinari, prodotti e altri asset industriali. Il settore manifatturiero è il più direttamente coinvolto nell’industria 4.0, poiché le cosiddette “fabbriche intelligenti” utilizzano l’automazione, l’IoT e la digitalizzazione per ottimizzare i processi di produzione e migliorare la qualità dei prodotti. Secondo i dati dell’Osservatorio Transizione Industria del Politecnico di Milano, il valore totale dell’industria 4.0 italiana è cresciuto del 22% nel 2019 e quasi triplicato in quattro anni per un totale di 3,9 miliardi di euro di cui il 58% impiegato in progetti di connettività dei dati. Se ci vogliamo invece soffermare sul mercato globale dell’IoT nel manifatturiero si parla di una crescita costante, raggiungendo i 98 miliardi di dollari (fonte: Research and Market), migliorando l’operatività degli addetti al settore grazie al perfezionamento nella raccolta dei dati. Grandi aziende come Cisco, IBM e Microsoft stanno investendo milioni di dollari nel settore IoT, ottimizzando il primo processo della Business Intelligence di queste multinazionali.

Come trarre valore dai dati?

Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, ovvero l’utilizzo di algoritmi complessi inseriti all’interno di sistemi intelligenti che sono in grado di “prendere decisioni”, ossia di effettuare scelte a seconda dei contesti in cui sono inseriti. L’AI è una componente fondamentale nella rivoluzione 4.0, contribuendo in modo significativo alla trasformazione dei processi industriali e alla creazione di fabbriche e catene di produzione più intelligenti ed efficienti. Fra gli esempi più lampanti possiamo citare il progetto MARTA, realizzato da ENEA che tramite un corposo finanziamento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy prevede l’ottimizzazione della produzione energetica degli impianti fotovoltaici. Si prevede che l’integrazione fra la fase di raccolta dati tramite i dispositivi IoT da applicare ai pannelli e lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale per la loro analisi possa assicurare la massima produzione energetica possibile. La chiave della trasformazione digitale risiede nella combinazione di diverse tecnologie, con la formazione sempre più specifica di esperti nei diversi settori che sappiano lavorare in team tramite la pianificazione, l’esecuzione e il monitoraggio di questi progetti.


#MARTA il progetto #ENEA finanziato dal @mimit_gov per il fotovoltaico intelligente @simeoneantonio1
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Un caso emblematico di questo processo si può osservare nel settore della vendita al dettaglio che gioca un ruolo chiave nell’economia di molti paesi ed è caratterizzato da una vasta gamma di attività commerciali che includono negozi fisici, vendite online e altri canali di distribuzione. Secondo l’analisi di NielsenIQ sulla disponibilità a scaffale, solo nel 2021 gli scaffali vuoti sono costati ai rivenditori statunitensi 82 miliardi di dollari di mancate vendite. Grandi player del settore come Amazon stanno investendo enormi flussi di denaro nell’implementazione di tecnologie di machine learning per ovviare a questo problema. L’intelligenza artificiale unita al cloud può aiutare i retailer a migliorare la disponibilità dei prodotti sugli scaffali, fornire una migliore visibilità sull’aspetto effettivo dei loro scaffali e aiutarli a capire dove sono necessari rifornimenti. La tecnologia cloud, che viene attualmente implementata in molti casi d’uso differenti; dalla fatturazione elettronica al miglioramento dei gestionali nell’e-commerce, dall’emissione di scontrini non cartacei alla creazione di enormi database facilmente accessibili, sta portando parecchi benefici economici nelle PMI dei maggiori paesi europei.

Secondo il Centre for Economics and Business Research (CEBR), fra Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna, le PMI hanno risparmiato oltre 177,3 miliardi di euro l’anno di cui 35,1 miliardi per quanto riguarda la sola Italia. I dati confermano quanto l’innovazione tecnologica sia quindi imprescindibile da parte di aziende di qualsiasi dimensione, rendendo la rivoluzione industriale 4.0, e probabilmente in futuro altre trasformazioni, un tema di primaria importanza. Se non il principale, visto il momento attuale.

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Nasce il Manifesto per la sostenibilità digitale dell’intelligenza artificiale https://www.datamanager.it/2023/11/nasce-il-manifesto-per-la-sostenibilita-digitale-dellintelligenza-artificiale/ Fri, 10 Nov 2023 09:00:12 +0000 https://www.datamanager.it/?p=231960 Come fare dell’intelligenza artificiale uno strumento di sviluppo sostenibile? Risponde il Manifesto realizzato dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale L’intelligenza artificiale è destinata ad avere un enorme impatto su economia, società e ambiente, ridefinendo profondamente processi sociali e modelli economici con ripercussioni anche sull’ecosistema. Ed è proprio in considerazione di questi impatti che è necessario […]

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Come fare dell’intelligenza artificiale uno strumento di sviluppo sostenibile? Risponde il Manifesto realizzato dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale

L’intelligenza artificiale è destinata ad avere un enorme impatto su economia, società e ambiente, ridefinendo profondamente processi sociali e modelli economici con ripercussioni anche sull’ecosistema. Ed è proprio in considerazione di questi impatti che è necessario inserire lo sviluppo di questa tecnologia in un quadro orientato alla sostenibilità: ciò significa non soltanto che il suo sviluppo e la sua implementazione devono rispettare i principi della sostenibilità, ma anche guardare ad essa come uno strumento strategico per perseguire lo sviluppo sostenibile. Per dare un contributo in questo percorso, la Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha lanciato il Manifesto per la Sostenibilità Digitale dell’Intelligenza Artificiale: il position paper che vuole rappresentare una guida per approcciare l’AI in modo consapevole, responsabile e sostenibile. Il Manifesto serve infatti ad analizzare sfide e opportunità dell’AI in rapporto alla società e, nell’ultima parte del documento, a identificare, per ciascun SDG (Sustainable Development Goal), quelle caratteristiche che più di altre contribuiscono alla realizzazione dei singoli obiettivi di SDG.

Partendo dall’assunto che questa tecnologia è entrata in una fase di impatto di massa, coinvolgendo non solo utenti, ma anche istituzioni pubbliche e private, il position paper si pone l’obiettivo di inserire l’AI in un contesto di sostenibilità digitale, fornendo una visione chiara dei principi e delle caratteristiche che dovrebbero guidare il suo sviluppo e la sua adozione. Non si tratta, dunque, di porre dei limiti all’intelligenza artificiale, ma di massimizzarne i benefici nel rispetto dei principi della sostenibilità.


Nasce il manifesto dell’Intelligenza artificiale, in un quadro orientato alla sostenibilità. digitale – @DigiTInst
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«È fondamentale, per ciascuno di noi, approfondire la conoscenza di queste tecnologie per poter comprendere le loro potenzialità» – dichiara Marzio Bonelli, CIO di MM. «Scopriremmo quanto l’attuale intelligenza artificiale, anche quella generativa, non sia in grado di inventare nulla di nuovo ma sia un potente articolatore di una conoscenza esistente in grado di scoprire relazioni deboli che sfuggono alla nostra mente. Scopriremmo quanto gli algoritmi possono stravolgere nel mondo del lavoro i modelli di business, ma anche quanto essi siano condizionabili, consapevolmente o inconsapevolmente, da chi li ha generati, e quanto sia importante riconoscere tale rischio per interpretare correttamente i risultati che l’AI ci propone, approcciando questa tecnologia in modo costruttivo e consapevole, senza pregiudizi».

Il documento si sviluppa in tre sezioni principali: la prima contiene la descrizione del dominio dell’Ai e la sua definizione; la seconda fa riferimento ai criteri e ai principi che devono essere considerati per valutarla e utilizzarla in modo consapevole; la terza riguarda infine gli SDG di Agenda 2030 come chiave di lettura per definire i caratteri connotanti per la realizzazione di sistemi e soluzioni di AI sostenibili.

Indirizzare correttamente lo sviluppo di una tecnologia trasformativa come l’intelligenza artificiale è una sfida complessa, ed è un tema che, così come quello della sostenibilità, non può essere affrontato da una sola prospettiva. Ed è per questo che il principale valore della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, quello della multidisciplinarietà, è stato cruciale anche nello sviluppo di questo position paper. «Nella riflessione che riguarda il futuro dell’AI, la multidisciplinarietà è fondamentale» – spiega Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. «È stato entusiasmante veder ragionare assieme alcune tra le più brillanti menti che stanno sviluppando riflessioni in quest’ambito ibridando e unendo visione giuridica con competenze tecnico-scientifiche ed approccio filosofico. È questo il modus operandi della Fondazione, che fa della interdisciplinarità nell’approccio ai problemi collegati alla sostenibilità digitale uno dei suoi punti di forza».

A cura di Fondazione per la Sostenibilità Digitale

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