rivoluzione digitale – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 08 Nov 2018 11:41:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png rivoluzione digitale – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Tecnologia e creatività: così le medie imprese si preparano alla digital transformation https://www.datamanager.it/2017/03/tecnologia-creativita-cosi-le-medie-imprese-si-preparano-alla-digital-transformation/ Wed, 22 Mar 2017 17:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121686 Da una nuova ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research è emerso come i lavoratori europei siano convinti che il proprio modo di lavorare sia destinato a cambiare. L’innovazione digitale avrà un ruolo determinante sul posto di lavoro e favorirà il successo delle aziende, a patto che esse sappiano trovare il giusto mix tra […]

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Da una nuova ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research è emerso come i lavoratori europei siano convinti che il proprio modo di lavorare sia destinato a cambiare. L’innovazione digitale avrà un ruolo determinante sul posto di lavoro e favorirà il successo delle aziende, a patto che esse sappiano trovare il giusto mix tra tecnologia e creatività

Una ricerca Ricoh-Coleman Parkes ha dato la parola a dipendenti di tutta Europa per capire in che modo si rapportino ai cambiamenti in atto sul posto di lavoro. Il 96% dei lavoratori delle medie imprese coinvolte (numero di dipendenti compreso tra 50 e 500) afferma che il proprio ruolo sia destinato a cambiare, anche come conseguenza di una serie di fattori quali la rivoluzione digitale, l’incertezza economica e l’evoluzione normativa.

In questo contesto di trasformazione prevale comunque l’ottimismo con solo il 12% che prevede un calo delle opportunità professionali nel 2017. Inoltre, il 58% dei dipendenti di aziende di medie dimensioni è convinto che, entro la fine dell’anno, la propria azienda acquisirà sul mercato una posizione più forte rispetto a quella attuale. La tecnologia favorisce questo nuovo scenario consentendo alle persone di lavorare in modo più creativo.

La maggior parte dei dipendenti delle medie imprese coinvolte nella ricerca scommette infatti su un mix di tecnologia e creatività:

·         il 57% si aspetta che la propria azienda sarà più creativa grazie a nuove risorse
·         il 62% crede che le aziende dovrebbero utilizzare maggiormente le nuove tecnologie a supporto dei processi
·         il 64% concorda sul fatto che le nuove tecnologie aumenteranno in maniera significativa l’interconnessione migliorando la collaborazione

David Mills, CEO di Ricoh Europe, commenta: “le medie imprese europee si trovano ad affrontare importanti sfide legate ad esempio a cambiamenti nei ruoli. Nonostante ciò, l’attuale periodo di trasformazione non dovrebbe essere visto come una minaccia. L’incertezza economica è probabilmente destinata a continuare e le medie imprese devono riuscire a fronteggiarla. I lavoratori sono consapevoli della situazione e vorrebbero disporre degli strumenti necessari. In questo contesto la collaborazione diventa sempre più importante e le soluzioni digitali, come ad esempio le lavagne cognitive, supportano i nuovi ambienti di lavoro. I dipendenti vogliono lavorare meglio ed essere più produttivi e richiedono quindi tecnologie digitali che semplificano la collaborazione”.

Louella Fernandes, Associate Director di Quocirca, aggiunge: “Senza una precisa strategia relativa alla gestione delle informazioni le aziende si trovano in difficoltà. È quindi importante che sviluppino da subito una strategia digitale a lungo termine. In questo modo riusciranno a cogliere tutti i vantaggi della Digital Transformation. Mi aspetto che quest’anno le aziende miglioreranno la propria efficienza grazie all’innovazione tecnologica. Aumentare la fiducia nelle tecnologie digitali da parte dei dipendenti è un aspetto fondamentale nel processo di cambiamento”.

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I retailer europei considerano ormai come “normalità” la rivoluzione digitale https://www.datamanager.it/2017/03/retailer-europei-considerano-ormai-normalita-la-rivoluzione-digitale/ Fri, 10 Mar 2017 16:30:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120724 Secondo una ricerca commissionata da Fujitsu, il 40% dei retailer europei e il 73% di quelli italiani ritiene che, entro il 2021 la sua organizzazione non avrà più la forma attuale, mentre l’80% – l’82% in Italia – guarda alla digitalizzazione con favore I maggiori retailer europei, e anche quelli italiani, sono fortemente fiduciosi circa […]

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Secondo una ricerca commissionata da Fujitsu, il 40% dei retailer europei e il 73% di quelli italiani ritiene che, entro il 2021 la sua organizzazione non avrà più la forma attuale, mentre l’80% – l’82% in Italia – guarda alla digitalizzazione con favore

I maggiori retailer europei, e anche quelli italiani, sono fortemente fiduciosi circa la capacità delle rispettive organizzazioni di sopravvivere alla rivoluzione digitale, tuttavia non senza forti cambiamenti e un focus sull’innovazione: è quanto rivela un recente studio commissionato da Fujitsu.

In tutta europa, i retailer concordano con i colleghi che operano nei settori finanziario, industriale e della pubblica amministrazione sul fatto che la rivoluzione sia ormai un dato di fatto per le aziende europee. In ogni settore gli executive hanno identificato la digitalizzazione come una tendenza che sta ridefinendo fondamentalmente il modo in cui le organizzazioni lavorano. La stessa percezione si registra anche tra il campione italiano intervistato.

Sebbene la maggior parte dei grandi retailer di oggi non siano stati “pensati” per l’era digitale, tutti concordano sulla necessità di sapersi innovare e adattarsi rapidamente al nuovo contesto se si vuole conservare la market share e affrontare competitor nativi digitali. Nonostante la portata di queste sfide, quasi tre quarti dei retailer intervistati in Europa hanno dichiarato di essere fiduciosi circa i vantaggi significativi che la digitalizzazione può portare con la co-creazione e la collaborazione strategica considerate vitali per il successo. Anche in Italia, i retailer hanno la consapevolezza che la rivoluzione digitale è in atto da tempo e che il loro settore ne è impattato in modo molto significativo (55%) grazie o a causa della pressione dei competitor (64%).

Il 40% dei retailer interpellati da Fujitsu – il campione totale era di 250 aziende – ritiene che entro il 2021 la propria organizzazione non avrà la forma attuale. Con riferimento al campione italiano, questo dato sale al 73%. Ma non c’è preoccupazione: a livello europeo, solo un terzo (33%) dei C-level nel settore retail si dice preoccupato per il futuro della propria azienda – il dato più basso tra tutti i settori analizzati. Gli italiani invece sono più positivi: il 36% del campione si dichiara non preoccupato e solo il 9% lo è.

Quasi tutti (il 97%) affermano che le loro aziende hanno già registrato l’impatto della rivoluzione digitale; il 98% degli intervistati in Europa e il 55% in Italia riconosce la necessità che le organizzazioni evolvano per poter avere successo in un mondo digitale. In linea con questa percezione, il 75% del campione totale (il 63% in Italia) è convinto che il settore retail sia destinato a cambiare radicalmente nell’arco dei prossimi cinque anni, tanto che il 54% del campione europeo e il 100% di quello italiano afferma di aver già adottato misure per affrontare la sfida di questa rivoluzione. In particolare, l’82% del campione italiano ha dichiarato di aver modificato la propria strategia di business, facendo importanti investimenti in tecnologia (73%), stringendo nuove partnership strategiche (46%) e sviluppando nuovi servizi e prodotti (46%).

Nonostante questo ottimismo, la trasformazione digitale presenta anche una serie di sfide per il settore retail. Quasi tre quarti (il 73%) della totalità degli intervistati ritengono che le rispettive organizzazioni debbano innovare più velocemente per poter mantenere la propria rilevanza, identificando come fattori frenanti l’obsolescenza di tecnologie e infrastrutture (43% in Europa, 46% in Italia), l’assenza delle competenze e dei talenti necessari (31% in Europa, 36% in Italia) o semplicemente la complessità della sfida (32% in Europa, 36% in Italia).

In Europa, il 56% del campione (la quasi totalità in Italia) concorda sul fatto che la rivoluzione digitale sia la sfida più importante affrontata dalla propria azienda. Circa la metà di essi (48% in Europa, 54% in Italia) sta rendendosi conto di come la crescente digitalizzazione stia rendendo difficoltosi i processi decisionali e di pianificazione business a lungo termine. Secondo il campione italiano, il cambiamento nella propria azienda è guidato dal team di C-level (46%) e sono i consumatori, secondo il 55% degli intervistati, che richiedono all’azienda questa evoluzione. Rispetto a due anni fa, i retailer italiani intervistati sembrano essere più fiduciosi e ritengono di aver preso delle decisioni corrette nel mettere la propria azienda nelle condizioni di poter affrontare la sfida della rivoluzione digitale (questo è vero per il 61% del campione). Per i retailer italiani intervistati, la digital disruption significa principalmente una trasformazione del modello di business e di revenue (55%).

Disporre di un piano chiaro e adottabile è considerato il fattore più importante per permettere ai retailer di avere successo in un mondo digitale (il 54%), mentre la maggioranza (il 74%) ritiene che la tecnologia sia cruciale per avere successo, tanto che il 64% del campione europeo e il 73% di quello italiano è convinto che la collaborazione con esperti di tecnologia sia essenziale per il loro successo, seguito dalla necessità di incrementare il budget destinato all’innovazione (64%).

Richard Clarke, Vice President Global Retail Business Development di Fujitsu, ha dichiarato: “Nonostante i cambiamenti significativi che il settore sta affrontando, i retailer europei hanno fiducia nella propria capacità di avere successo in un mondo sempre più digitalizzato e stanno investendo per ottimizzare i processi interni e diventare più agili. Spinta dalla volontà di migliorare il customer service, la maggioranza dei retailer ha già implementato nuove tecnologie, sviluppato nuovi servizi e si prepara a diventare più competitiva che mai. La rivoluzione digitale è ora la nuova normalità per i retailer europei e, come conferma la nostra ricerca, sono pronti per approfittarne”.

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Fujitsu, declinare la digital transformation https://www.datamanager.it/2016/11/fujitsu-declinare-la-digital-transformation/ Tue, 22 Nov 2016 08:46:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114052 Al tradizionale appuntamento di metà novembre, l’azienda pone l’accento sulle soluzioni per affrontare al meglio la disruption in atto, che cambierà sempre più tutti i business in ottica digitale   Monaco di Baviera – “Praticamente tutte le organizzazioni e le aziende come le conosciamo oggi sono destinate a cambiare nell’arco dei prossimi cinque anni”: Duncan […]

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Al tradizionale appuntamento di metà novembre, l’azienda pone l’accento sulle soluzioni per affrontare al meglio la disruption in atto, che cambierà sempre più tutti i business in ottica digitale

 

Monaco di Baviera – “Praticamente tutte le organizzazioni e le aziende come le conosciamo oggi sono destinate a cambiare nell’arco dei prossimi cinque anni”: Duncan Tait, executive vice president e responsabile dell’area Emeia e Americhe di Fujitsu, non ha scelto scorciatoie per definire gli effetti della digital transformation in atto. L’occasione era il keynote di apertura del Fujitsu Forum, definito come il più grande evento europeo organizzato da un vendor IT, che si è tenuto nella Fiera di Monaco a metà novembre, alla presenza di oltre 12.000 persone tra clienti e partner di Fujitsu. “La digital transformation è un fenomeno che riguarda tutto e tutti, e la rivoluzione che sta determinando cambierà il modo in cui lavoriamo, creiamo, inventiamo e collaboriamo”, ha proseguito Tait, prendendo le mosse anche da una recente ricerca commissionata da Fujitsu e svolta a livello globale sul tema della rivoluzione digitale.

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Evolvere nel mondo digitale

Più della metà degli intervistati (52%) ritiene che la rivoluzione digitale farà sì che entro il 2021 le rispettive aziende non esisteranno più nella loro forma attuale, mentre quasi tutti (98%) dichiarano che le rispettive aziende hanno già subito un impatto dalla rivoluzione digitale e continueranno a subirlo anche in futuro. Non solo: il 92% ha riconosciuto la necessità per le aziende di evolvere nel mondo digitale, mentre il 75% ritiene che il proprio settore sia destinato a cambiare profondamente entro i prossimi cinque anni. Non a caso, Duncan Tait ha sottolineato che alla trasformazione non si sottrae neppure la stessa Fujitsu: “stiamo cambiando anche noi, quasi sotto i vostri occhi, e nel frattempo stiamo crescendo, come ci siamo impegnati a fare con i nostri azionisti, in una direzione strategica che comporta anche un bilanciamento del nostro fatturato tra Giappone e resto del mondo, che oggi è circa 60-40 e che a tendere sarà 50-50”. Spiegando che “nella visione di Fujitsu la digital transformation non consiste in una singola tecnologia ma in un insieme di tecnologie e di servizi che devono essere connessi tra loro”, Tait ha individuato quattro focus principali su cui sviluppare l’attenzione: Internet of Things (IoT), intelligenza artificiale (AI), cloud e sicurezza.

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Nuove piattaforme

E a Monaco non sono mancati gli esempi concreti per ciascuna di queste aree, a partire dalla nuova Cloud IoT Platform: basata su Cloud Service K5, la nuova soluzione semplifica e accelera la progettazione, il delivery e la gestione di soluzioni IoT di livello enterprise. Scopo dichiarato della nuova piattaforma è quello di eliminare la complessità delle installazioni IoT tradizionali e di rendere facilmente accessibili i dati di business provenienti da più fonti, per integrarli in tutte le aree e nei processi di business fondamentali. La stessa piattaforma Fujitsu Cloud Service K5, annunciata qualche mese fa come elemento chiave della strategia di cloud enablement e trasformazione digitale, è stata oggetto di ampliamenti, per offrire una gamma ancora più ampia di scelte in termini di regioni e sedi di residenza dei dati, anche allo scopo di rispettare gli obblighi normativi inerenti la gestione delle informazioni sensibili. Di rilievo anche gli annunci in tema di sicurezza: a Monaco, Fujitsu ha infatti annunciato l’istituzione di una nuova divisione dedicata alla Cybersecurity per la regione Emeia, cioè Europa, Medio Oriente, India e Africa.

Focus sull’IT ibrido

Ma è soprattutto il cloud ibrido, nella declinazione di “hybrid IT”, come si preferisce chiamarla in Fujitsu, il focus dell’azienda, come ha sottolineato in una conversazione con Data Manager Mark Phillips, responsabile dell’area Hybrid IT per l’area Emeia. “Non possiamo pensare che tutte le aziende possano andare sul cloud pubblico, ma bisogna considerare bene le diversità tra i vari settori verticali: il Finance, per esempio, ha esigenze ben definite rispetto al Manufacturing oppure al pubblico”, ha spiegato Phillips, citando il caso del Ministero della Difesa britannico che ha recentemente portato sul cloud pubblico 2.600 utenti. Phillips ha anche sottolineato che “l’IT ibrido fa parte del nostro core business, e sarà sempre un ambito fondamentale, alla luce del fatto che i settori di business si muovono a velocità differenti. E visto che i sistemi legacy non possono certo essere eliminati di colpo, la scelta migliore è quella di assecondare i due trend principali, ovvero da una parte la migrazione delle piattaforma legacy verso il cloud, e dall’altra la connessione dei dati legacy sul cloud”.

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La digital conversation

Infine, il cambiamento in atto ha trovato un interessante punto di vista nella chiacchierata che Data Manager ha avuto con Ravi Krishnamoorthi, SVP & Head of Business Applications Services (BAS) di Fujitsu Emeia, che ha sottolineato la crescente importanza per le aziende dell’avere una “conversazione digitale” con i propri clienti. È anche per questo che dall’aprile scorso Fujitsu ha istituito la divisione BAS, “che sta già dando ottimi risultati nella diffusione di best practice”, ha spiegato Krishnamoorthi, sottolineando che in Italia “c’è una buona infrastruttura generale ma manca ancora un discorso organico sulla digital transformation: le prospettive sono buone per le banche, il settore pubblico e quello dei trasporti”. Quello che è da rilevare è che “ci sono numerose conversazioni in corso, anche perché sta cominciando a essere comunemente accettato il cambio di vision: se prima si parlava solo con le persone dell’IT, oggi non si parla più solo con il CIO, ma anche con le persone del business, ed è proprio questo che fa la digital conversation. Che non riguarda solo la tecnologia ma va verso la cultura, in un viaggio in continua evoluzione che presuppone anche l’ingresso di nuovi e diversi talenti in azienda: io stesso sono in Fujitsu da circa un anno”, ha concluso Ravi Krishnamoorthi.

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Il Conservatore Digitale: la figura chiave per la Digital Revolution https://www.datamanager.it/2016/04/conservatore-digitale-la-figura-chiave-la-digital-revolution/ Fri, 08 Apr 2016 06:40:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98471 Opinion Article a cura di Barbara Barbaro, Responsabile Business Unit Conservazione Digitale Gruppo CMT La Digital Revolution dà vita non solo a regole tecniche e a nuovi obblighi, ma anche a nuove opportunità, con la nascita di figure professionali e ruoli prima inesistenti. Il percorso normativo è più che esaustivo e la tecnologia è considerata […]

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Opinion Article a cura di Barbara Barbaro, Responsabile Business Unit Conservazione Digitale Gruppo CMT

La Digital Revolution dà vita non solo a regole tecniche e a nuovi obblighi, ma anche a nuove opportunità, con la nascita di figure professionali e ruoli prima inesistenti.

Il percorso normativo è più che esaustivo e la tecnologia è considerata ormai una commodity pronta all’uso, ma la ‘rivoluzione digitale’ richiede figure professionali in grado di tradurre gli aspetti normativi in processi operativi, tali da garantire la sicurezza dei dati conservati digitalmente.

Le nuove regole tecniche in materia di conservazione dei documenti informatici (DPCM 3 dicembre 2013) comportano per tutte le PA e le Imprese coinvolte nei processi di digitalizzazione documentale la predisposizione di un nuovo assetto organizzativo, in grado di presidiare un sistema di conservazione che soddisfi quando previsto dall’art. 44, 1° comma del Codice dell’amministrazione digitale.

La sopravvivenza del proprio patrimonio informativo e documentale è garantita solo a fronte di una corretta e sicura gestione dei processi di conservazione, che può avvenire internamente, attraverso specifiche figure professionali o in outsourcing, affidando la conservazione digitale a persone giuridiche, dotate di un pool di competenze in grado di governare tali processi.

E’ qui che si colloca il ‘Conservatore digitale’. Soggetto giuridico obbligatorio a cui affidare la conservazione digitale dei documenti informatici della Pubblica Amministrazione e figura fondamentale per quelle imprese che passano dalla gestione tradizionale dei documenti alla digitalizzazione dei processi.

LA CONSERVAZIONE DEI DOCUMENTI FISCALMENTE RILEVANTI E IL CONSERVATORE DIGITALE

La conservazione dei documenti non è solo un obbligo civilistico, ovvero legato esclusivamente a quanto previsto dal Codice Civile all’art. 2220 ma anche un obbligo fiscale, art. 39 DPR 633/72. In presenza di documenti elettronici, fatture o altri documenti fiscalmente rilevanti, il DM del 17 giugno 2014 prevede l’obbligo di sottoporre gli stessi a conservazione digitale, attraverso un processo tecnologico, basato sull’impronta di hash, sulla firma digitale e sulla marca temporale. Si tratta della Conservazione Digitale, il processo che garantisce autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità dei documenti.

Tale processo deve essere gestito dal Conservatore, se si esternalizza l’attività al di fuori della propria realtà aziendale o dal Responsabile della Conservazione, se viene gestita in house. In entrambi i casi, tale soggetto assume il compito di coordinare e presidiare i sistemi informativi e documentali, garantendone una durata nel tempo.

Se coinvolto nei processi di conservazione degli archivi documentali della Pubblica Amministrazione, deve essere sempre accreditato presso l’AgID (l’Agenzia per l’Italia Digitale). L’accreditamento, invece, non è un vincolo per la conservazione dei documenti digitali dei privati, ma auspicabile, perché è un riconoscimento in termini di qualità e sicurezza.

I DEFICIT

Sebbene i numeri delle organizzazioni che passano dalla carta al digitale siano in costante incremento, si lamentano, tra queste, gap e deficit che ostacolano l’avvio di un completo percorso digitale.

Parole come Sanità digitale, Giustizia digitale e Identità digitale stanno entrando a pieno titolo nel linguaggio comune, ma ci confrontiamo poco con la Cultura digitale.

All’interno delle PA e delle imprese – soprattutto PMI – si registra una oggettiva difficoltà ad innovare i propri processi, a causa di una insufficiente cultura digitale e di una riluttanza delle risorse a relazionarsi con la tecnologia.

Il percorso verso la Digital Revolution è ormai pienamente sostenibile, bisogna scardinare le difficolta a relazionarsi con la trasformazione in atto.

IL CONSERVATORE COME FACILITATORE E ACCELERATORE DIGITALE

Secondo Gruppo CMT, il conservatore digitale può facilmente fungere da figura preposta a facilitare i processi digitali all’interno delle imprese.

Una figura che sia in grado di accompagnare l’IT manager nel cambiamento, aiutare le imprese a creare al proprio interno una vera e propria task force di innovazione, indicando a CEO, AFC e Risorse Umane le soluzioni più adatte, rassicurandone le scelte.

Il conservatore digitale, dovrebbe intervenire al fine di incoraggiare e supportare il cambiamento.

Che sia una posizione interna all’azienda o un provider esterno, il conservatore può intraprendere un programma di formazione interna, non solo rispetto alle nuove competenze richieste, ma anche orientato alla creazione di una nuova cultura.

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Le aziende più innovative del settore industriale si trasformano con le soluzioni digitali Cisco https://www.datamanager.it/2015/10/le-aziende-piu-innovative-del-settore-industriale-si-trasformano-con-le-soluzioni-digitali-cisco/ Mon, 12 Oct 2015 13:00:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85428 Nuove Digital Solution ed un’offerta security dedicata alle applicazioni IoT per vincere le sfide più importanti nei settori manifatturiero, trasporti, utility e Oil&Gas Secondo una ricerca condotta dal Global Center for Digital Business Transformation, il 40% delle aziende che oggi sono leader di mercato perderanno il loro primato a causa della rivoluzione digitale nei prossimi […]

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Nuove Digital Solution ed un’offerta security dedicata alle applicazioni IoT per vincere le sfide più importanti nei settori manifatturiero, trasporti, utility e Oil&Gas

Secondo una ricerca condotta dal Global Center for Digital Business Transformation, il 40% delle aziende che oggi sono leader di mercato perderanno il loro primato a causa della rivoluzione digitale nei prossimi cinque anni, ma nonostante ciò il 75% di esse non ha ancora dato priorità alla creazione di una strategia digitale per gestire questo rischio.

Per aiutare ad affrontare con successo questa transizione, Cisco propone quattro nuove Digital Solutions rivolte alle aziende del settore manifatturiero, trasporti, utility e oil&gas: esse consentono di connettere macchine e altri asset, di abbattere i silo informativi e di digitalizzare i dati provenienti dalle diverse linee di business in modo integrato.

Inoltre, Cisco presenta una nuova soluzione di sicurezza per l’industrial Internet of Things (IoT), grazie alla quale le aziende potranno usare i servizi e le soluzioni IoT System Security proposte da Cisco e dai suoi partner per mitigare i rischi e assicurarsi la necessaria compliance.

“Nessun settore industriale è immune dall’impatto della trasformazione digitale e tutti hanno bisogno della massima sicurezza, connettività e visibilità sui sistemi: questo è quello che facciamo, in collaborazione con altre aziende leader con cui i nostri clienti già lavorano. Creare architetture e tecnologie specifiche dà loro la potenza per connettere macchine e asset e diventare più agili: in una parola, per competere e vincere” ha commentato Alberto Degradi, Infrastructure Leader,  Cisco Italia.

“Ciò che presentiamo oggi si basa sui sei “pilastri” che soreggono la nostra architettura specifica Cisco IoT System, una architettura che semplifica e aiuta i clienti a ottenere valore dalla digitalizzazione. Dal momento che Internet of Things sta accelerando questo processo, abbiamo creato degli strumenti per garantire la sicurezza fisica e la sicurezza dei dati con un approccio onnicomprensivo, composto da tre elementi principali: sicurezza specifica per le tecnologie operative, sicurezza di rete e sicurezza fisica,” ha aggiunto Stafano Volpi, Area Sales Manager, Global Security Sales Organization Cisco Italia.

Eliminare i fattori che ostacolano l’efficienza

Per restare competitive, le aziende che operano in settori quali la manifattura, le utility, oil&gas e trasporti devono essere più produttive, offrire più valore e costruire esperienze positive per i loro clienti e utenti finali. Uno dei più grandi ostacoli all’efficienza sono i silo operativi. I silo separano fra loro le persone, le macchine, i sistemi, le informazioni e intere aree aziendali; separano le informazioni dalle tecnologie operative. Abbattere i silo con un approccio olistico e architetture interconnesse permette di ricollegare tutti gli elementi e ottenere maggiore agilità.

Le quattro Digital Solution verticali e IoT System Security

  • Connected Machines for Digital Manufacturing: un’architettura interconnessa che ridefinisce i concetti di sicurezza, efficienza e visibilità operativa. Permette di connettere le macchine in modo rapido, standard e ripetibile, integra nell’insieme i sistemi di fabbrica e consente agli OEM di avviarsi sulla strada della digitalizzazione, creando nuovi modelli di business e di offerta, quali la gestione altamente sicura dell’accesso da remoto, il monitoraggio, l’offerta di servizi sulle macchine.

In occasione della presentazione della soluzione, FANUC America e Cisco hanno annunciato che implementeranno la soluzione per abilitare la connettività nelle soluzioni di robotica e offrire strumenti di analisi per attuare la manutenzione predittiva; Flex, una azienda manifatturiera hi-tech, già utilizza la soluzione associata ai robot FANUC per ottenere più efficienza e qualità.  Per semplificare e accelerare la digitalizzazione delle infrastrutture industriali dei clienti, Cisco mette a disposizione offerte in bundle a prezzi interessanti per adottare soluzioni Factory Network, Factory Wireless e Factory Security.

  • Smart Connected Pipeline for Digital Oil and Gas: si tratta di una architettura connessa e altamente sicura, che consente alle aziende del settore oil&gas di avere più controllo sulle loro reti di condotte e proteggerle meglio da incidenti o cyber-attacchi. L’operatività è più sicura, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista digitale, ed è più efficiente. Schneider Electric e Cisco stanno collaborando nel portare la soluzione sul mercato e stanno già lavorando con clienti tra cui ENI, la multinazionale italiana del settore.
  • Substation Security for Digital Utilities: è una architettura connessa ed efficace che permette di offrire la massima sicurezza sulle reti elettriche, per offrire servizi più affidabili ed efficienti. Oggi più che mai è necessario aggiungere nuovi livelli di sicurezza fisica e logica sulle reti elettriche nazionali, anche a seguito di normative che si fanno sempre più stringenti.  Negli USA, ad esempio, SCANA – una utility del South Carolina, implementerà questa soluzione sviluppata appositamente per adeguarsi a nuove normative quali quelle emesse negli USA (NERC/CIP Version 5)
  • Connected Mass Transit for Digital Transportation: una architettura per offrire più sicurezza, mobilità e una migliore esperienza per i passeggeri. Grazie ad un’architettura di rete convergente basata su Cisco IoT System, i gestori dei sistemi di trasporto possono ottenere di più da automazione, collaboration, video; operare con agilità in cloud e con sistemi di fog computing; valorizzare le informazioni di business intelligence. La soluzione mette al primo posto la sicurezza fisica e digitale: dal centro di controllo alle stazioni, sulla strada, sulle rotaie, a bordo dei mezzi. La città di Linz, in Austria, sta adottando questa soluzione sui propri tram.
  •  IoT System Security: i prodotti IoT System Security offrono connettività altamente sicura, visibilità e controllo, per assicurare ai clienti, in qualsiasi settore essi operino, di ottenere il massimo vantaggio competitivo dall’adozione dell’Internet of Things. La gamma include prodotti di sicurezza specifici per l’IoT quali una nuova appliance dedicata (ISA-3000, per visibilità applicativa, applicazione delle policy, difesa dalle minacce) e una soluzione di Security Fog Data Services. Grazie alle soluzioni presentate oggi, la rete IoT si potrà comportare come un “sensore” e un agente attivo per l’applicazione delle policy di sicurezza in router e switch. La gamma offre anche soluzioni per la sicurezza fisica in ambito IoT, quali videocamere di sorveglianza, controllo degli accessi, gestione della videosorveglianza con funzioni di analytics evolute dedicate alla sicurezza. Cisco espanderà la sua offerta IoT System Security con nuovi prodotti e collaborerà con i più importanti partner in questo ecosistema, fra cui Rockwell Automation.

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Mamme alla guida della rivoluzione digitale https://www.datamanager.it/2015/02/mamme-guida-rivoluzione-digitale/ Fri, 27 Feb 2015 17:30:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70422 Una ricerca sulle mamme italiane mostra il loro ruolo di guida nella rivoluzione digitale e nell’uso degli smartphone Le mamme si confermano anche in Italia un target particolarmente evoluto: capaci di cogliere le potenzialità della rete, sempre connesse, molto presenti sui social soprattutto da mobile. Una situazione ormai consolidata in USA che trova conferma anche […]

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Una ricerca sulle mamme italiane mostra il loro ruolo di guida nella rivoluzione digitale e nell’uso degli smartphone

Le mamme si confermano anche in Italia un target particolarmente evoluto: capaci di cogliere le potenzialità della rete, sempre connesse, molto presenti sui social soprattutto da mobile. Una situazione ormai consolidata in USA che trova conferma anche in Italia nei dati di una ricerca svolta da FattoreMamma e gnresearch.

La ricerca, che ha coinvolto nella fase quantitativa 755 mamme con una survey on line, ha messo in luce una particolare sintonia tra mamme e mobile: 9 mamme su 10 possiedono uno smartphone, percentuale molto elevata se paragonata alla media della popolazione che vede il 56% come tasso di penetrazione degli smartphone. Lo stesso vale per i tablet: se in media il 17% della popolazione possiede un tablet, la percentuale sale a 53 quando consideriamo le mamme.

La fase qualitativa della ricerca ha rivelato i motivi di questa passione: grazie al mobile, la tecnologia è diventata friendly anche per le mamme che la considerano fedele (sempre disponibile), compagna (le supporta, le aiuta ad organizzare e risolvere) e femmina (multitasking, flessibile…). Tanto che il cellulare viene definito “una felice dipendenza e un’estensione di sé”. Se infatti il PC è visto come uno strumento freddo, rigido e funzionale, lo smartphone ha creato un rapporto di complicità, e viene vissuto in una dimensione individuale come uno strumento intrigante.

Ma cosa fanno le mamme da mobile?

Al primo posto ci sono gli instant message (94%), seguono poi l’accesso ai social media (87%) e la condivisione di foto (86%). Al pc sono lasciate le incombenze più “razionali” come l’home banking e la ricerca di informazioni mediche.
In quanto ad attività da smartphone, le mamme italiane risultano particolarmente attive, tanto da superare le mamme USA: ogni giorno dal cellulare di una mamma italiana sono spediti in media 31 instant message (26 in USA) e avviene 19 volte l’accesso ai social media (15 in USA). (fonte: US mobile report 2014)

E per quanto riguarda più in particolare il “loro ruolo di mamme”, quali sono preferenze e comportamenti in relazione ai diversi device?

Lo smartphone viene usato principalmente per organizzare gli impegni di tutta la famiglia, quando si tratta di intrattenere i bambini si preferisce il tablet, mentre gli acquisti (abbigliamento, libri, giochi) avvengono soprattutto al pc.
Ogni canale è frequentato per esigenze diverse: si va su Facebook per socializzare, trovare info su persone e scambiare consigli su marche, sulle app di instant messaging per scambiare foto o video e condividere eventi della propria famiglia.
E se si cercano consigli, supporto, risposte alle problematiche inerenti ai figli, il canale privilegiato sono i blog delle mamme. Da notare, infatti, che se il 61% si rivolge a parenti e amici, ben 1 mamma su 3 dichiara di ricorrere al consiglio di altri genitori on line, anche sconosciuti.

Ricerca quantitativa condotta da gnresearch sulla base di 755 interviste somministrate via web a mamme di bambini da 0 a 11 anni. L’indagine si è completata con una fase qualitativa realizzata tramite focus group che ha coinvolto 2 diversi segmenti di mamme (suddivisi in base all’età dei figli: realtà pre-scolare e scolare).

infografica

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Old IT e new IT: are you ready for Trans-formation? https://www.datamanager.it/2014/11/old-it-new-it-are-you-ready-for-trans-formation/ Tue, 18 Nov 2014 12:05:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64606 Le categorie “destra” e “sinistra” nate dalla Rivoluzione francese sono state rimpiazzate da quelle nate dalla rivoluzione tecnologica. Analogico e digitale, vecchio e nuovo sono diventati anche i termini della nuova dialettica politica. Da una parte si invoca la collaboration, dall’altra la concertazione L’era digitale ha le sua tonalità binarie: bianco e nero. E una […]

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Le categorie “destra” e “sinistra” nate dalla Rivoluzione francese sono state rimpiazzate da quelle nate dalla rivoluzione tecnologica. Analogico e digitale, vecchio e nuovo sono diventati anche i termini della nuova dialettica politica. Da una parte si invoca la collaboration, dall’altra la concertazione

L’era digitale ha le sua tonalità binarie: bianco e nero. E una serie infinita di grigi. Al gessato Confindustria molti preferiscono il funky business in maniche di camicia. La finanza supera l’economia. L’occupazione fa i conti con l’automazione dei processi. Le riforme sono bloccate perché il Paese non riesce a stare dietro a un mondo che gira troppo velocemente. I modelli devono cambiare, ma se non ci diamo una mossa – forse – ci saranno solo modelli di cartone. La rivoluzione digitale vale due punti di PIL (dati Forum Ambrosetti 2013) ed è consolante che dopo due direttori e un super commissario, un numero imprecisato di esperti e consulenti, il governo abbia finalmente firmato il decreto per il comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Del resto, senza indirizzo è difficile capire da che parte bisogna andare.

«Il Paese è in ritardo». A dirlo sulla copertina di Data Manager (novembre 2000) è Elio Catania, all’epoca presidente e AD di IBM. E nello stesso numero, c’è anche l’annuale Classifica delle Società di Software e Servizi in Italia. Ieri come oggi, la frammentazione del settore è uno dei trend principali e oggi come ieri, IBM domina su tutti come un gigante. Dopo anni di decrescita, all’orizzonte del settore ICT si profila la prospettiva di un’inversione di tendenza confermata dall’aumento del numero di imprese con un tasso di crescita annuale superiore al 15%. Qualcosa però è cambiato per sempre.

Il vecchio modo di fare IT non funziona più. La velocità di cambiamento ha messo alle corde anche Big Blue, e così nel terzo trimestre, IBM si è vista azzerare gli utili, con un calo del 99,6% pari a 18 milioni di dollari, un vero tracollo rispetto ai 4 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. E a tirare le somme è Ginni Rometty, il primo CEO donna di IBM. Segno che la parità di genere è finalmente raggiunta. Anche una donna può essere libera di essere ai vertici di un’azienda e non centrare gli obiettivi, proprio come un uomo. Via il senso di colpa e anche quello di superiorità. Le donne possono sbagliare esattamente come gli uomini, anche se qualcuna guadagna meno dei colleghi uomini per fare gli stessi errori.

L’IT Transformation impone di fare scelte coraggiose, in termini di risorse, paradigmi e strategie.

Trans-formare significa dare forma al cambiamento che deve coinvolgere tutto il mondo aziendale, non solo le divisioni IT. La trasformazione deve arrivare nei luoghi di lavoro, nelle aule di giustizia, nella pubblica amministrazione centrale e locale, fin dentro le famiglie e la scuola. Se non si recupera una visione di sviluppo a lungo termine, la crescita è destinata a restare un’illusione. Mentre si passano in rassegna i numeri della 28esima edizione della Top 100, non possiamo dimenticare che ci sono 160 vertenze di lavoro ferme al ministero delle Sviluppo economico di cui 22 riguardano il mondo dell’ICT, dell’elettronica e della microelettronica. Le imprese non sono uguali, a cominciare dalle dimensioni e quindi non si può parlare di cultura di impresa in modo omogeneo, perché ciascuno ha la sua.

E oltre al “digital divide”, c’è anche il “legal divide”. Tangenti, sprechi, cattiva burocrazia: un danno di sei miliardi di euro tra il 2013 e il 2014 per la pubblica amministrazione secondo la Corte dei Conti.

Il detto “se non è rotto, non aggiustarlo” dovrebbe essere capovolto: “se è rotto non fare finta di aggiustarlo”. L’ICT non può essere soltanto la cassetta degli attrezzi, ma deve ispirare le scelte giuste.

Conosciamo la strada. Abbiamo gli strumenti. Che cosa ci impedisce di dare forma al cambiamento?

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La rivoluzione digitale scuote la pubblica amministrazione e la sanità con una firma https://www.datamanager.it/news/la-rivoluzione-digitale-scuote-la-pubblica-amministrazione-e-la-sanit-con-una-firma-55007.html Wed, 26 Mar 2014 11:07:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/la-rivoluzione-digitale-scuote-la-pubblica-amministrazione-e-la-sanita-con-una-firma/ Dopo il CeBIT 2014, la soluzione Namirial spa consegue importanti riconoscimenti

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Dopo il CeBIT 2014, la soluzione Namirial spa consegue importanti riconoscimenti

La pubblica amministrazione inizia a recepire la cosiddetta rivoluzione digitale, ovvero quell’insieme di tecnologie applicate che dovrebbero portare, da qui a qualche tempo, alla completa dematerializzazione di tutte le pratiche amministrative al fine di evitare sprechi e ottimizzare i tempi di lavorazione, a favore del cittadino e della concretizzazione degli obiettivi del progetto Agenda Digitale.

Uno degli obiettivi di questo progetto, che risponde a indicazioni recepite a livello europeo, è quello di assicurare ai cittadini di poter espletare tutte quelle attività che riguardano la sua vita quotidiana, come comunicare o cambiare indirizzo di residenza, prenotare esami medici o ricette, tramite un unico strumento di identificazione e l’utilizzo di sistemi tecnologici e informatici che snelliscano i processi di lavorazione e riescano a eliminare le cosiddette “code agli sportelli”, al fine di evitare sprechi di tempo, di carta, di denaro.

Rientra in tale ambito il caso del Comune di Ivrea, in cui è stata recentemente adottata la firma grafometrica di Namirial spa, software house di Senigallia, firma che, tramite il partner A.P.Systems, ha reso possibile l’avvio del progetto di “anagrafe senza più carta”, condizione imprescindibile per realizzare la completa dematerializzazione della pubblica amministrazione. Grazie alla firma Grafometrica di Namirial spa, i cittadini residenti nel comune di Ivrea potranno sottoscrivere una serie di documenti pertinenti all’ufficio anagrafe, come ad esempio la richiesta di residenza, partendo direttamente dal documento in formato digitale con la garanzia del valore legale e l’archiviazione informatica a norma di legge grazie alla presenza dell’operatore abilitato e della Certification Authority. Il tutto con un considerevole risparmio di documentazione cartacea e, soprattutto, tempo impiegato per le pratiche.

Un caso che dimostra che una rivoluzione digitale, pur tra tanti ritardi e difficoltà, sia comunque in atto all’interno di molte istituzioni pubbliche. La firma grafometrica di Namirial Spa, di recente protagonista al CeBIT 2014, la più grande fiera internazionale dedicata al mondo dell’information technology, rappresenta uno degli strumenti principali tramite il quale può realizzarsi quel processo di digitalizzazione ormai necessario. La stessa firma, finalista all’edizione dello Smau di Roma nella categoria “Nuove App Innovative” nel contesto Confeserfidi (consorzio che si occupa di rilasciare finanziamenti agevolati alle imprese), parteciperà all’edizione 2014 del Medit, l’evento di riferimento dedicato all’innovazione del settore medico-sanitario, in programma il 10 e 11 aprile a Vicenza. Al workshop del 10 aprile dedicato alla Cartella Clinica Elettronica, Namirial spa, in collaborazione con il partner Wacom, presenterà un’esperienza sperimentale in atto presso un importante Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. La rivoluzione digitale è iniziata e, grazie a Namirial spa, lascia un segno…con una firma.

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Il lato oscuro della Rete https://www.datamanager.it/news/il-lato-oscuro-della-rete-51121.html Fri, 08 Nov 2013 11:37:31 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/il-lato-oscuro-della-rete/ La dimensione problematica della rivoluzione digitale - il suo lato oscuro - è oramai un tema che va analizzato all'interno delle più generali dinamiche dell'evoluzione tecnologica. Ne abbiamo parlato con Andrea Granelli – autore del libro “Il lato oscuro del digitale”

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La dimensione problematica della rivoluzione digitale – il suo lato oscuro – è oramai un tema che va analizzato all’interno delle più generali dinamiche dell’evoluzione tecnologica.

Gli scandali recenti delle intercettazioni della NSA non fanno che aumentare il crescente sospetto nei confronti delle Rete e delle sue potenti tecnologie e il timore che le sue promesse non possano essere mantenute.

Ne abbiamo parlato con Andrea Granelli – autore del libro “Il lato oscuro del digitale”

Qual è il lato oscuro della Rete?  

Le inesattezze e falsificazioni di Wikipedia, il potere sotterraneo e avvolgente di Google, la fragilità psicologica indotta dagli universi digitali, il finto attivismo politico digitale svelato dall’espressione click-tivism, il crollo della produttività legato all’essere always-on, il diluvio incontenibile della posta elettronica, il pauroso conto energetico dei data center, i comportamenti “scorretti” dei nuovi capitani dell’impresa digitale sono solo alcuni dei problemi che stanno emergendo, con sempre maggiore intensità e frequenza.

Quali sono i principali rischi? 

Quello principale è che non ci si renda conto delle dimensioni problematiche e – tutto d’un tratto – quando i primi problemi emergono e diventano di dominio pubblico (pensiamo al Datagate oppure al suicidio di Carolina Picchio dopo gli episodi di cyberbullismo su Facebook) le reazioni diventano irrazionali e incontrollabili, tendendo a forme di neo-luddismo. S’incominciamo anche a mettere a fuoco i danni potenziali; nel mio libro parlo diffusamente di dodici aree problematiche, che introduco – seguendo l’esempio di Morozov – sotto forma di domande retoriche:

  1. Supporto alla democrazia e all’equità? Dal click-tivism ai pericoli di Wikipedia fino all’uso criminale del potere del digitale
  2. Irrobustimento competitivo delle imprese? L’invasione delle eMail, l’esplosione della complessità e il multitasking crash
  3. Potenziamento del sé? Ansia da disconnessione, nuove dipendenze e le patologie da digitale
  4. Creazione di capitale sociale? L’amicizia nell’era di Facebook e la delusione dei social media
  5. Impatto ambientale trascurabile? Inquinamento informativo, data centre energivori, eWaste
  6. Facilitazione del libero mercato? La rapida ascesa dei neo-monopolisti digitali.
  7. Garanzia e diffusione della cultura per tutti, rispetto della diversità? Google, Wikipedia, apps e la nuova omogeneizzazione culturale
  8. Eternità dei dati e robustezza delle piattaforme ICT? Dal degrado digitale ai disastri informatici
  9. Il nuovo oppio dei popoli? Dagli oggetti elettronici di culto ai mondi virtuali
  10. Frodi, virus e le nuove sfide alla sicurezza
  11. La vendita di prodotti non controllati
  12. Le zone d’ombra della libertà digitale: violenza diffusa e la facile apologia di razzismo e nazismo

 

Puoi citare qualche case history? 

Alcune aziende incominciano a vedere l’Email come un elemento dannoso per il flusso lavorativo quotidiano. Alcune stime indicano che i lavoratori passino quasi un terzo del tempo a leggere e cancellare messaggi con un danno d’improduttività annuale calcolato in sei settimane per dipendente. Per questo motivo Atos, società leader europea nei servizi IT, ha pianificato di ridurre progressivamente l’utilizzo delle Email in azienda – fino all’eliminazione completa entro il 2014 – al fine di contenere al massimo l’inquinamento informativo (ogni manager dell’azienda dedicava, infatti, tra il 5% e il 20% del suo tempo alle Email).

S’incomincia anche a fare il conto energetico del digitale. Google ha recentemente rivelato, per la prima volta, quanto consumano tutti i suoi data center: 2,26 milioni di megawattora, nel 2010, pari a un quarto della produzione annua complessiva di una centrale elettrica funzionante a combustibile atomico; oltretutto con una produzione di anidride carbonica di 1,46 milioni di tonnellate. E Google, seppur importante sia solo uno degli attori. Già nel 2005 negli Stati Uniti vi erano oltre dieci milioni di data center il cui consumo era equivalente  a due mesi dell’intera Inghilterra. Inoltre i consumi di queste strutture sono cresciuti – dal 2000 al 2006 – del 200%.  Il dato più aggiornato è stato pubblicato in un articolo di James Glanz sul New York Times – e poi ripreso dal Corriere della Sera – nel settembre 2012: i data center hanno consumato nell’ultimo anno 30 miliardi di watt di elettricità a livello mondiale, quanto l’energia prodotta da 30 centrali nucleari

Nel mondo c’è chi mitizza Internet e il mondo digitale, perché?  

Si è sviluppato una sorta di fondamentalismo digitale che unisce amore cieco e negazionista per ogni forma di tecnologia e una cinica furbizia legata a considerazioni più prettamente commerciali e personali. D’altra parte il valore economico dietro al settore digitale è enorme; pensiamo che solo Apple vale come la borsa italiana. Il digitale è un ecosistema fatto di fornitori di tecnologie, di produttori di device (PC, telefonici, console per videogiochi,), di software house, di systems integrator, di Telco, di service provider (Google, Facebook, Twitter, …), di gestori di fiere ed eventi, di consulenti, di formatori, di giornalisti, ….

Pensiamo per quanto tempo le aziende di sigarette – il cui valore è infinitamente più piccolo rispetto al mondo digitale – sono riuscite a non dire ai propri consumatori che “Il fumo uccide”. Si è dunque formato un vero e proprio “pensiero unico digitale” che dice sostanzialmente: “il digitale è sempre una grande opportunità (se non lo sai usare è colpa tua e devi essere alfabetizzato); più digitale hai meglio è; e se per caso hai scoperto qualche piccolo problema, la prossima versione lo risolverà …”.

Com’è possibile difendersi e quale dovrebbe essere il giusto approccio? 

Il tema non è se bisogna, o no essere digitali, ma piuttosto COME deve esserlo. Va sviluppata una sensibilità al digitale – una sorta di “digital awareness“, che è il prodotto non di una banale alfabetizzazione digitale – che si limiti a insegnare l’ABC (i rudimenti) degli strumenti più utilizzati – ma di un vero e proprio percorso di e-ducazione al digitale. In questo caso l’obiettivo non è saper usare degli strumenti e neanche saperli progettare; l’obiettivo ultimo è la progressiva costruzione di una comprensione, sensibilità e senso critico nei confronti del fenomeno digitale nel suo complesso: capirne gli impatti, i vantaggi competitivi estraibili, i costi nascosti, gli effetti secondari.

Ai fondamentalisti non interessa fertilizzare con il digitale l’ambiente in cui vivono, i vecchi settori economici, i business tradizionali (ciò richiede, infatti, una lunga coltivazione e quindi una cultura digitale); essi puntano a un colonialismo digitale (che ritiene gli utenti “indigeni da alfabetizzare”), che vuole “cambiare tutto” e che ritiene – per esempio – una città smart per il semplice fatto che ha introdotto in maniera massiva (e soprattutto molto ben raccontata) nuove tecnologie digitali.

A tal fine la formazione scolastica che ruolo ha e quale dovrebbe avere nel nostro Paese?

Il punto d’innesto sono le scuole superiori e la fase iniziale degli studi universitari, dove si deve iniziare un’autentica e-ducazione al digitale, incominciando ad affrontare temi come: I criteri “obiettivi” di scelta di un certo tipo di soluzione tecnologica, con particolare attenzione agli impatti e agli effetti “collaterali”. Le precondizioni di utilizzo (culturali, organizzative, normative, …). Gli elementi per costruire Business Case realistici (evitando di sovrastimare i ricavi e sottostimare costi, rischi e tempi attuativi). Le implicazioni organizzative, psicologiche e linguistiche e cioè cosa deve essere cambiato per usare al meglio le soluzioni tecnologiche adottate. I lati oscuri e gli aspetti più problematici del digitale.
Solo questi elementi consentono di contrastare tre comportamenti patologici associati al digitale e purtroppo in grande crescita e diffusione:

  • Essere un credulone: non sapere di non sapere, fidandosi del proprio intuito, di quanto si leggiucchia sulla Rete e rifiutando il sapere scientifico e il parere dei “veri esperti”
  • Fare “lo struzzo”: non voler vedere le crescenti dimensioni problematiche del digitale e considerare marginali i possibili rischi e impatti negativi
  • Fidarsi solo della tecnica: pensare che il digitale e Internet siano una grande piattaforma (e cioè strumento) tecnica che possa essere gestita semplicemente conoscendone i comandi principali

 

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Andrea Granelli è presidente di Kanso, società di consulenza specializzata in innovazione e change management. Da diversi anni lavora su temi legati all’innovazione: è stato in McKinsey e successivamente amministratore delegato di tin.it e dei laboratori di ricerca del Gruppo Telecom. È in molti comitati scientifici e in commissioni di valutazione. È stato membro del Comitato di valutazione del CNR e direttore scientifico della scuola internazionale di design Domus Academy. Attualmente è presidente della società consortile Coirich (Italian Research Infrastructure for Cultural Heritage) e dell’Associazione Archivio Storico Olivetti.
Scrive periodicamente di innovazione su quotidiani e riviste e ha pubblicato molti libri. Ha inoltre curato la voce Tecnologie della comunicazione per la nuova enciclopedia Scienza e Tecnica della Treccani.

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Con OMAT, la rivoluzione digitale riparte da Roma https://www.datamanager.it/news/agenda-digitale-italiana/con-omat-la-rivoluzione-digitale-riparte-da-roma Tue, 23 Oct 2012 12:30:32 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/con-omat-la-rivoluzione-digitale-riparte-da-roma/ All’indomani della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge Crescita 2.0, la prossima edizione di OMAT assume una rilevanza del tutto speciale. La mostra convegno dedicata alla gestione dei contenuti digitali e dei processi aziendali si terrà il 14 e 15 novembre

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All’indomani della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge Crescita 2.0, la prossima edizione di OMAT assume una rilevanza del tutto speciale. La mostra convegno dedicata alla gestione dei contenuti digitali e dei processi aziendali si terrà il 14 e 15 novembre

La prossima edizione di OMAT – la principale mostra convegno italiana dedicata alla gestione delle informazioni digitali e dei processi aziendali –  si colloca in un momento di cruciale importanza per il processo di digitalizzazione che il nostro Paese sta attraversando. Pochi giorni fa, infatti, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge Crescita 2.0, contenente i provvedimenti relativi all’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana, il progetto nato con l’obiettivo di recepire i princìpi dell’Agenda Digitale Europea e colmare il gap tecnologico che divide l’Italia dai paesi più avanzati a livello di tecnologie e infrastrutture.

Molte sono le novità in programma, e OMAT Roma rappresenta la cornice ideale per discutere e fare il punto della situazione insieme ai protagonisti della rivoluzione digitale. È infatti confermata la partecipazione del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Filippo Patroni Griffi, che interverrà nel corso della sessione plenaria di apertura. Inoltre, OMAT Roma vedrà l’intervento delle principali personalità coinvolte e delle più innovative aziende del settore.

Due giorni di convegni, talk show, laboratori e live demo per capire come sfruttare al meglio il patrimonio di informazioni proprio di ogni organizzazione, una preziosa occasione per interagire con i professionisti dell’information management e affrontare il mercato in modo sicuro, intelligente e vincente.

Tra i temi in programma, identità digitale, posta elettronica certificata, firma digitale, tablet & smartphone, fatturazione elettronica e dematerializzazione dei documenti, open data, smart cities, cloud computing, storage e tutte le novità normative, con un occhio di riguardo al ritorno degli investimenti.

“Da oltre vent’anni OMAT segue il processo normativo del nostro Paese in materia di tecnologie digitali e innovazione. Dopo molto impegno e qualche contraddizione, oggi la legislazione pare essere giunta a un punto di svolta – ha dichiarato Domenico Piazza, senior partner di ITER, la società organizzatrice. Parallelamente, l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha apportato una profonda trasformazione nel campo della gestione delle informazioni digitali. Non a caso la linea grafica di OMAT 2012 recita “La rivoluzione digitale prende forma”: una rivoluzione è in atto, e i primi a calcarne l’onda saranno i primi a trarne i benefici. Vi aspettiamo a OMAT!”.

Per maggiori informazioni, aggiornamenti e per iscriversi a OMAT Roma, il sito internet dell’evento è www.omat360.it/rm12.

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