Snowden – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 07 Jun 2018 13:35:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Snowden – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Snowden, cinque anni fa il Datagate https://www.datamanager.it/2018/06/snowden-cinque-anni-fa-il-datagate/ Thu, 07 Jun 2018 13:35:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149096 Nessun rimpianto per la gola profonda della NSA, che ha sconvolto nel 2013 il mondo della sicurezza informatica Ripensa a quel giugno del 2013 ed è ancora convinto di aver fatto bene. Cinque anni fa, Edward Snowden rivelava al mondo quello che è stato definito Datagate, un caso non solo mediatico internazionale, che ha messo […]

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Nessun rimpianto per la gola profonda della NSA, che ha sconvolto nel 2013 il mondo della sicurezza informatica

Ripensa a quel giugno del 2013 ed è ancora convinto di aver fatto bene. Cinque anni fa, Edward Snowden rivelava al mondo quello che è stato definito Datagate, un caso non solo mediatico internazionale, che ha messo in luce le operazioni di spionaggio e monitoraggio della National Security Agency. Parlando in occasione dell’anniversario, il ragazzo ha spiegato al Guardian di non aver rimpianti in merito: “Avevo molta paura all’inizio ma alla fine mi ha dato un senso di libertà.

C’era uno scopo dietro a tutto questo e non si poteva certo tornare indietro”. Sebbene molte persone affermino come non molto sia cambiato da quella data, Snowden non è d’accordo. “La gente ha ragione nel dire che vige ancora una sorveglianza di massa ma non è così che si misura il cambiamento, si guarda indietro prima del 2013 e si guarda a quello che è successo da allora. Tutto è cambiato”.

Operazione riscatto

Più che altro, ciò che è cambiato è nella maggiore convinzione che oggi le persone hanno circa i metodi con cui i governi tentano di spiare gli utenti. “Stati e aziende approfittano della nostra ignoranza. Ma adesso lo sappiamo, abbiamo conoscenza, siamo impotenti nel poter fermare tutto ma almeno ci stiamo provando. Le rivelazioni ci hanno resi più uniti e legati nella battaglia”.

Al momento Snowden dovrebbe essere ancora in Russia, sicuramente in una situazione di maggiore tranquillità ma di esilio lontano dalla patria. Come spiega nell’intervista, il suo lavoro si concentra nello sviluppare soluzioni di protezione sopratutto per attivisti e giornalisti, un approccio alquanto pragmatico alla sorveglianza globale che ancora pende sulle nostre teste.

 

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Ci risiamo: dati sensibili degli USA su un server AWS aperto https://www.datamanager.it/2017/11/ci-risiamo-dati-sensibili-degli-usa-un-server-aws-aperto/ Thu, 30 Nov 2017 19:00:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136489 Un ricercatore ha trovato almeno 100 GB di informazioni sull’esercito e la NSA, conservati su un server di Amazon come immagine disco È bastata una ricerca di Chirs Vickery, direttore dell’azienda UpGuard, per scovare un vasto archivio di dati sensibili su un server non protetto di Amazon AWS. Al suo interno, circa 100 GB di […]

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Un ricercatore ha trovato almeno 100 GB di informazioni sull’esercito e la NSA, conservati su un server di Amazon come immagine disco

È bastata una ricerca di Chirs Vickery, direttore dell’azienda UpGuard, per scovare un vasto archivio di dati sensibili su un server non protetto di Amazon AWS. Al suo interno, circa 100 GB di informazioni appartenenti al dipartimento Intelligence e Security Command dell’esercito statunitense e altri collegati alla National Securiy Agency. Cosa contengano i file è impossibile dirlo ma di certo si tratta di elementi di un certo valore. Come siano finiti su un servizio del genere, privi di cifratura, non è ben chiaro e non è nemmeno da escludersi che si tratti di un upload effettuato da terzi, dopo averli sottratti in qualche modo dai server interni, utilizzati dalle agenzie americane. Per rendere la situazione ancora più compromessa, i giga ritrovati erano sotto forma di unico archivio come immagine disco, già pronto per essere scritto su qualsiasi supporto esterno.

Cosa succede

Quello che sappiamo circa il disco è che al suo interno ci sono database risalenti al 2013 e residenti su un server basato su Linux, che sembra essere parte di un ecosistema cloud più ampio, conosciuto come Red Disk. A quanto pare il tutto farebbe riferimento a un progetto del cosiddetto common ground system dello US Army, una piattaforma legacy per condividere strategie di intelligence e monitoraggio. La mancanza di una password di accesso o comunque di estrazione del file è davvero inspiegabile. Eppure nel recente passato la problematica ha riguardato compagnie notoriamente depositarie di file digitali da proteggere in un certo modo: tra queste Accenture, Verizon e Viacom, tutte mancanti di una adeguata sicurezza documentale. Certo, bisogna fare un distinguo importante nel caso recente individuato da Vickery (già a ottobre ma pubblicizzato solo adesso): a differenza dei dati che appartengono alle multinazionali, di sovente oggetto di hacking da parte di gruppi solitari o mossi da stati, quelli di esercito e NSA dovrebbero, almeno in teoria, vantare un livello di protezione maggiore, ma evidentemente non è così.

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Perché la NSA spiava i download di Kazaa https://www.datamanager.it/2017/09/perche-la-nsa-spiava-download-kazaa/ Tue, 19 Sep 2017 18:00:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131116 La piattaforma negli anni 2000 era tra le più usate per scaricare musica e film. Il nuovo report di Snowden Edward Snowden si è rifatto vivo. Da recenti rivelazioni, parte dell’enorme database in suo possesso, pare che intorno al 2000 la National Security Agency fosse particolarmente interessata a spiare i download degli utenti di tutto […]

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La piattaforma negli anni 2000 era tra le più usate per scaricare musica e film. Il nuovo report di Snowden

Edward Snowden si è rifatto vivo. Da recenti rivelazioni, parte dell’enorme database in suo possesso, pare che intorno al 2000 la National Security Agency fosse particolarmente interessata a spiare i download degli utenti di tutto il mondo tramite Kazaa, il famoso servizio di file-sharing. Cosa ci trovassero di interessante i federali in tutto ciò non è dato saperlo ma è probabile che l’agenzia monitorasse l’eventuale traffico per certi tipi di documenti, considerati di valenza per la sicurezza nazionale. In realtà, come dimostra lo stesso Snowden, più di 15 anni fa la NSA era attenta a tutti i principali software p2p, non solo Kazaa ma anche eDonkey e LimeWire, oltre al nascente BitTorrent.

Cosa cercavano

L’obiettivo dell’agenzia non era solo individuare gli utenti che violavano le leggi sul copyright. Come dimostrano i file diffusi dal sito di Gleen Greenwald The Intercept, lo scopo andava oltre il semplice contenuto. Craccando la crittografia, non forte come oggi, delle piattaforme citate, gli agenti riuscivano a rubare il database dei singoli servizi, così da avere accesso alle informazioni dei navigatori, tra cui email, nomi utilizzati online, localizzazione, paese di provenienza, ricerche effettuate e download completati. “Con un’adozione più estesa – si legge sul documento – questi strumenti di spionaggio permettevano di ottenere dati strutturati da incrociare con altri archivi, per avere un quadro più completo dei target e gruppi di riferimento. Sebbene Kazaa non esista più dal 2012, il network di eDonkey funziona ancora, ben lontano dalla popolarità di qualche anno fa, ma ancora basato sulla stessa crittografia vulnerabile del 2004.

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Perché la NSA si è aperta un conto su GitHub https://www.datamanager.it/2017/06/perche-la-nsa-si-aperta-un-conto-github/ Wed, 21 Jun 2017 14:32:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127187 La National Security Agency si apre sempre di più al pubblico, condividendo i codici di decine di progetti. Un passo verso la democratizzazione dello spionaggio Non sorprenderà che la presenza digitale della NSA sia cresciuta notevolmente da quando Edward Snowden ha contribuito a svelarne i più deplorevoli programmi di monitoraggio. Un esempio? Nel 2015 l’agenzia […]

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La National Security Agency si apre sempre di più al pubblico, condividendo i codici di decine di progetti. Un passo verso la democratizzazione dello spionaggio

Non sorprenderà che la presenza digitale della NSA sia cresciuta notevolmente da quando Edward Snowden ha contribuito a svelarne i più deplorevoli programmi di monitoraggio. Un esempio? Nel 2015 l’agenzia federale ha aperto un account su Twitter, che lo stesso Snowden ha seguito dal primo momento, con la volontà di aprirsi maggiormente al dialogo con il pubblico. La mossa successiva è appena arrivata e si è concretizzata nell’attivazione di uno spazio su GitHub, repository più famosa tra la comunità di sviluppatori indipendenti e non. Che senso ha una decisione del genere? Andando oltre i soliti detrattori che potrebbero pensare che la NSA voglia sottrarre qualche buona idea per il suo prossimo progetto, l’arrivo su GitHub ha in sé più effetti positivi che negativi.

Cosa succede

Sin dall’approdo tra le pagine dell’archivio digitale, la National Secutiy Agency ha condiviso 32 progetti differenti, che ricadono nel catalogo denominato TTP, Technology Transfer Program. Si tratta di software conosciuti da tempo, come il Security Enhanced Linux (SELinux) realizzato proprio nei lab federali e molte novità, con la promessa di rilasciarne presto un numero maggiore. Perché tanto interesse? La tecnologia ha un’ottima tradizione di lavori nati in ambito militare e poi approdati altrove (pensiamo alla stessa internet), con l’intendo di migliorare ecosistemi destinati all’utente finale, tramite innovazioni conosciute solo da pochi. Anche in questo caso, la diffusione del sapere della NSA potrebbe tornare utile ai developer che (e siamo a un altro punto a favore) potrebbero mettere in luce le proprie capacità, proponendosi proprio all’agenzia come candidati per lo sviluppo di nuove piattaforme. Per la sicurezza nazionale, ovviamente.

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WikiLeaks svela Vault 7, spionaggio hi-tech della CIA https://www.datamanager.it/2017/03/wikileaks-svela-vault-7-spionaggio-hi-tech-della-cia/ Wed, 08 Mar 2017 09:48:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120652 Il portale di Assange pubblica il database Year Zero, primo volume di una serie di documenti che riguardano le azioni di monitoraggio dell’agenzia federale   Sono oltre 8.000 i file che nella tarda giornata di ieri WikiLeaks ha diffuso tramite le proprie pagine. La piattaforma fondata da Julian Assange ha chiamato il database Year Zero, spiegando […]

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Il portale di Assange pubblica il database Year Zero, primo volume di una serie di documenti che riguardano le azioni di monitoraggio dell’agenzia federale

 

Sono oltre 8.000 i file che nella tarda giornata di ieri WikiLeaks ha diffuso tramite le proprie pagine. La piattaforma fondata da Julian Assange ha chiamato il database Year Zero, spiegando come si tratto solo il primo di una serie di documenti che nei prossimi mesi, forse giorni, andranno a completare l’opera Vault 7, una sorta di enciclopedia sulle operazioni di spionaggio hi-tech della CIA. L’agenzia federale USA non si è mai nascosta dietro appellativi che ne sottovaluterebbero l’operato, ma le indiscrezioni di WikiLeaks non fanno che gettare nuove fiamme sulle già altamente criticate attività del governo statunitense, peraltro criticato dal nuovo arrivato Trump, che ha accusato la precedente amministrazione di aver messo in atto diversi mezzi con cui spiarlo prima dell’elezione.

Cosa succede

Le strategie della CIA ci interessano da vicino perché si basano sul lavoro di un paio di divisioni internet specializzate nello sviluppo e diffusione in rete di virus e malware specifici, pensati per attaccare dispositivi mobili, computer, router e persino Smart TV. In quest’ultimo caso, sotto accusa vi sono alcuni apparecchi di Samsung, ovviamente senza colpa alcuna da parte del produttore, che grazie agli stratagemmi dei tecnici governativi diventavano orecchie e occhi indiscreti e attivi periodicamente, anche da spenti. Tramite il programma Weeping Angel, i televisori andavano in una modalità di “fake off”, ovvero un presunto stand-by, anche se continuavano a registrare audio (tramite il telecomando dotato di microfono e gli ingressi stessi del TV) e video (se presente una videocamere), da inviare ai server della CIA.

Ma non solo: attraverso il CCI, Center for Cyber Intelligence, e EDG, Engineering Development Group, l’organizzazione sfruttava gli zero day a bordo di tanti sistemi (da iOS ad Android, passando per Windows, macOS e Linux) per violare gli apparati, senza che i produttori se ne accorgessero.

WikiLeaks ha spiegato di voler pubblicare tanti altri esempi oltre a quelli di Year Zero che però non conterranno le falle utilizzate dalla CIA, per evitare che altri hacker possano avvalersene, nel caso non fossero ancora state risolte dalle singole compagnie.

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La Russia consegnerà Snowden agli USA? https://www.datamanager.it/2017/02/la-russia-consegnera-snowden-agli-usa/ Tue, 14 Feb 2017 19:00:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119174 Troppe illazioni sul “regalo” che Putin vorrebbe fare a Trump. Il ragazzo rischia 30 ani di galera ma anche la morte Nelle ultime ore circola insistentemente la voce circa la volontà di Putin di consegnare Edward Snowden agli USA. Si tratterebbe di un “regalo” nei confronti di Donald Trump, la cui presidenza, si sa, è […]

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Troppe illazioni sul “regalo” che Putin vorrebbe fare a Trump. Il ragazzo rischia 30 ani di galera ma anche la morte

Nelle ultime ore circola insistentemente la voce circa la volontà di Putin di consegnare Edward Snowden agli USA. Si tratterebbe di un “regalo” nei confronti di Donald Trump, la cui presidenza, si sa, è molto vicina agli obiettivi internazionali di Mosca. Eppure, nonostante qualche indiscrezione rilasciata dai media statunitensi, non pare esservi molto di vero sulla circostanza, tanto che Snowden si è detto più che tranquillo sul proseguimento della permanenza tra i freddi panorami nordeuropei. “Non ho mai cooperato con l’Intelligence russa. Nessun paese scambia spie, nonostante la paura di essere il prossimo” – ha detto di recente, puntualizzando l’assenza di giochi strategici messi in atto dal governo russo per facilitarne il soggiorno nei confini nazionali.

Cosa accadrà

Resta però difficile considerare cosa ne verrà fuori da una vicenda complicata, proprio a causa del probabile scioglimento dei soliti dissapori tra Russia e USA. Fin quando a Washington sedeva Barack Obama, Putin aveva tutto l’interesse a tenere con sé Snowden, un vero tesoro informativo e una pedina dal valore di scambio inestimabile. Con l’arrivo di Trump le cose sono cambiate e non sarebbe così strano, almeno per la potenza sovietica, estradare il giovane informatore da cui ha già ottenuto parecchi elementi utili a definire il modus operandi di NSA e agenzie correlate. Nonostante questo, Dmitry Peskov, portavoce del governo ha sintetizzato con “senza senso” le illazioni diffuse per prima dalla NBC News, spegnendo ogni tentativo di strumentalizzazione da parte dell’opinione pubblica. Almeno per il momento. Si, perché qualora l’ex informatico dovesse tornare in patria rischierebbe fino a 30 anni di carcere ma anche l’esecuzione, pratica che Trump potrebbe adottare, nell’ottica di proseguire su quella linea del terrore di cui oggi scorgiamo solo la punta.

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Snowden ammette: “BlackBerry verrà cancellata dalla storia” https://www.datamanager.it/2017/01/snowden-ammette-blackberry-verra-cancellata-dalla-storia/ Tue, 24 Jan 2017 19:00:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117701 Il motivo? Troppe leggerezza in fatto di protezione degli utenti e un rapporto privilegiato con le agenzie governative Non usa mezzi termini Edward Snowden per decifrare quello che è stato il recente passato di BlackBerry. La compagnia originaria del Canada, ma da anni sotto la direzione di un board cinese, avrebbe commesso troppi errori in […]

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Il motivo? Troppe leggerezza in fatto di protezione degli utenti e un rapporto privilegiato con le agenzie governative

Non usa mezzi termini Edward Snowden per decifrare quello che è stato il recente passato di BlackBerry. La compagnia originaria del Canada, ma da anni sotto la direzione di un board cinese, avrebbe commesso troppi errori in fase di protezione della privacy dei suoi clienti, con la conseguenza di un declino che prima che economico è stato di immagine. “Verrà cancellata dalle pagine della storia – ha detto Snowden – poteva fare qualcosa in più. Anche se il digitale è sotto gli occhi del controllo, bisogna avere principi saldi per combattere le battaglie giuste e non solo per i tuoi clienti ma per tutta la società del futuro”. Parlando a una conferenza canadese, il ragazzo ha ricordato i rapporti privilegiati di BlackBerry con le agenzie di sicurezza. Nel 2016, la compagnia avrebbe infatti concesso alla polizia del paese l’accesso alla chiave di crittografia universale, che pare abbia consentito di tradurre circa un milione di messaggi scambiati sulla piattaforma BBM.

Seguire Apple

L’esempio da seguire, in casi come questi, è quello di Apple. La presa di posizione sostenuta contro le prerogative dell’FBI, ha permesso alla Mela di non indietreggiare sulla linea della protezione della privacy dei suoi utenti, obbligando i federali ad avvalersi di un supporto esterno per la violazione dell’iPhone 5C appartenuto al terrorista di San Bernardino. “Non ci ricorderemo più di BlackBerry per questo motivo – ha proseguito Snowden – quando la tua strategia è pensare che i clienti da accontentare non sono le persone ma lo stato, allora fai di tutto per seguire ciò che ti dice”. I commenti sulla compagnia, da parte dell’esiliato in Russia, arrivano una settimana dopo la partnership siglata tra il big dell’hi-tech e Rudy Giuliani, che fornirà il know-how necessario per implementare le soluzioni software della Giuliani Partners da vendere ai governi e al mondo enterprise.

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ProtonMail lancia il supporto alla navigazione da Tor https://www.datamanager.it/2017/01/protonmail-lancia-supporto-alla-navigazione-tor/ Mon, 23 Jan 2017 19:30:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117643 Il già sicuro servizio di posta elettronica può essere raggiunto sfruttando i nodi della rete anonima per aggirare i tentativi di censura Conosciamo ProtonMail e il grado di protezione di cui è dotato. Realizzato da alcuni ingegneri del CERN di Ginevra, si basa su server localizzati in Svizzera, con il vantaggio di sfruttare la crittografia […]

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Il già sicuro servizio di posta elettronica può essere raggiunto sfruttando i nodi della rete anonima per aggirare i tentativi di censura

Conosciamo ProtonMail e il grado di protezione di cui è dotato. Realizzato da alcuni ingegneri del CERN di Ginevra, si basa su server localizzati in Svizzera, con il vantaggio di sfruttare la crittografia end-to-end. Grazie alla cifratura asimmetrica, il servizio non memorizza le chiavi pubbliche sui propri sistemi, lasciando che siano i dispositivi di mittente e destinatario a tradurre i messaggi scambiati. Se ciò non bastasse, da qualche giorno la piattaforma ha aperto una porta all’interno della rete anonima accessibile da Tor. Collegandosi all’indirizzo https://protonirockerxow.onion, chiunque può controllare le email con un grado di sicurezza maggiore di quello offerto dai browser comuni, tracciabili da vari soggetti.

Maggiore sicurezza

Come sappiamo, un indirizzo con suffisso “onion” può essere visitato solo usando un software che supporta la logica della connessione “a cipolla”, come Tor. Il vantaggio di un sistema del genere sta nella difficoltà, da parte di eventuali intrusi, di capire da quale IP è partita la richiesta verso un portale, grazie al percorso non lineare che guida ogni utente verso nodi intermedi prima del sito desiderato. Se a questo aggiungiamo un livello di crittografia hash, creato ad ogni nodo, per i dati prodotti durante la navigazione, le possibilità di intercettazione diventano molto scarse, vicine allo zero. Aprire ProtonMail a un contesto simile vuol dire proteggerlo ancora di più di quanto già fatto dai creatori, rendendo vano ogni sforzo di monitoraggio e censura. Ma non solo: nel novembre del 2015, un attacco DDoS aveva messo fuori uso il servizio per più di una settimana, con un evidente malcontento da parte degli iscritti. Spostando delle risorse su Tor (chi vuole può continuare a usare ProtonMail con i vari Chrome, Firefox, ecc.) ci si assicura di nascondere l’indirizzo di una risorsa alternativa (che può fungere da failover) agli occhi degli spioni ma anche a quelli di hacker e gruppi governativi, che non potrebbero bloccare la piattaforma nella sua totalità.

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#CorriConMe: Amnesty Italia in strada per Snowden https://www.datamanager.it/2016/12/corriconme-amnesty-italia-strada-snowden/ Mon, 05 Dec 2016 19:00:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115210 L’organizzazione no-profit, già a supporto della realizzazione del film di Oliver Stone, ha avviato la maratona di firme per ottenere il perdono del ragazzo Ora che Donald Trump si accinge a prendere in mano le redini del paese più potente al mondo, la situazione di Edward Snowden si fa critica. Il motivo principale è il rapporto, […]

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L’organizzazione no-profit, già a supporto della realizzazione del film di Oliver Stone, ha avviato la maratona di firme per ottenere il perdono del ragazzo

Ora che Donald Trump si accinge a prendere in mano le redini del paese più potente al mondo, la situazione di Edward Snowden si fa critica. Il motivo principale è il rapporto, decisamente più stretto, che lega il neo-presidente USA a Putin, che di Snowden si è fatto difensore qualche anno fa, quando si trattava di accogliere la sua richiesta di asilo politico e fare uno sgambetto a Barack Obama. Con la nuova alleanza, raccontata in campagna elettorale, il destino del giovane informatore della CIA potrebbe farsi più rischioso e un ritorno in patria più probabile.

Cosa accadrà

Per evitare un finale del genere, che porrebbe Snowden dinanzi al giudice della corte marziale, Amnesty International ha avviato da tempo una campagna globale per chiedere la concessione della grazia. Anche la sezione italiana dell’organizzazione no-profit, già al fianco di Oliver Stone per il supporto alla pellicola “Swnoden” attualmente nelle sale, è scesa in piazza con Corri con me, che fino al 22 dicembre scenderà in piazza per raccogliere le firme da presentare al cittadino della Casa Bianca, con lo scopo di perdonare e far rimpatriare Ed, senza conseguenze. Una situazione molto improbabile se si guardano a casi precedenti, come quelli di Bradley, ora Chelsea, Manning, condannato a 35 anni e che a luglio aveva tentato il suicidio in carcere. La speranza dei difensori è quella di vederlo presto libero, qualora riuscissero a ottenere uno sconto della pena che prenda in considerazione la reclusione partita già nel 2010.

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Qubes OS offrirà versioni a pagamento per continuare a crescere https://www.datamanager.it/2016/12/qubes-os-offrira-versioni-pagamento-continuare-crescere/ Fri, 02 Dec 2016 19:00:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115126 Il sistema operativo focalizzato sulla sicurezza e basato su Linux sta per uscire dal limbo del solo progetto per puntare a una diffusione di massa Forse se non ne avesse parlato Edward Snowden oggi non daremmo a Qubes OS l’importanza che invece merita. Il sistema operativo, basato su Linux, ha il suo focus principale sulla […]

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Il sistema operativo focalizzato sulla sicurezza e basato su Linux sta per uscire dal limbo del solo progetto per puntare a una diffusione di massa

Forse se non ne avesse parlato Edward Snowden oggi non daremmo a Qubes OS l’importanza che invece merita. Il sistema operativo, basato su Linux, ha il suo focus principale sulla sicurezza dell’utente e delle sue attività digitali. Sinora, oltre al supporto morale dell’informatore della CIA, il software ha goduto dell’appoggio della comunità degli sviluppatori e da uno stanziamento della Open Technology Fund. Il leader del progetto, Johanna Rutkowska, ha spiegato i prossimi passi di Qubes: “Per realizzare quello che abbiamo promesso, cioè un sistema che punta sulla protezione del desktop, dobbiamo allargare il nostro team con la necessità di ottenere maggiori risorse economiche. A questo punto, l’unica via è quella di commercializzare il pacchetto attraverso versioni pensate su misura”.

Di cosa si tratta

Per questo, verranno create declinazioni ad-hoc dell’OS, ad esempio per sistemi bancari, per la sola lettura delle email, per il browsing ma anche per ambienti di developing veri e propri. Il motivo? Ogni istanza gira in modalità di virtualizzazione, ognuna indipendente e per nulla collegata alle altre. Non c’è scambio di dati, nessuna informazione condivisa e dunque un habitat privo delle più conosciute problematiche di tracking e spionaggio. Nonostante ciò, Qubes OS rimarrà un progetto open source: “Nel caso in cui qualche cliente voglia rielaborare il software potrà farlo ma il risultato dovrà rispettare le regole della comunità” – ha affermato Rutkowska.

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