software-as-a-service – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:17:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png software-as-a-service – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 HPE OneSphere, la prima soluzione SaaS per la gestione multi-cloud destinata a cloud pubblici e on-premises https://www.datamanager.it/2017/12/hpe-onesphere-la-soluzione-saas-la-gestione-multi-cloud-destinata-cloud-pubblici-premises/ Mon, 04 Dec 2017 13:52:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136772 La nuova soluzione incrementa la velocità, la produttività e l’efficienza delle aziende semplificando il deployment, il funzionamento e l’ottimizzazione di risorse e workload Hewlett Packard Enterprise ha presentato HPE OneSphere, la prima soluzione per la gestione multi-cloud del settore che fornisce un’esperienza unificata su public cloud, private cloud, on-premises e infrastrutture software-defined. Attraverso il proprio portale […]

L'articolo HPE OneSphere, la prima soluzione SaaS per la gestione multi-cloud destinata a cloud pubblici e on-premises proviene da Data Manager Online.

]]>
La nuova soluzione incrementa la velocità, la produttività e l’efficienza delle aziende semplificando il deployment, il funzionamento e l’ottimizzazione di risorse e workload

Hewlett Packard Enterprise ha presentato HPE OneSphere, la prima soluzione per la gestione multi-cloud del settore che fornisce un’esperienza unificata su public cloud, private cloud, on-premises e infrastrutture software-defined. Attraverso il proprio portale software-as-a-service (SaaS), HPE OneSphere permette ai clienti di accedere all’intero pool di risorse IT comprendenti i servizi di public cloud a cui sono registrati, oltre ai rispettivi ambienti on-premises. HPE OneSphere è progettato per le operation IT, gli sviluppatori e i business executive che intendono creare cloud, implementare applicazioni e ottenere analisi più velocemente.

Le aziende oggi devono far fronte a un crescente volume di informazioni provenienti da applicazioni per poter competere con la massima efficienza. Queste nuove applicazioni vengono create in modo differente – virtualizzate, containerizzate, costruite sotto forma di micro-servizi – e possono coinvolgere cloud e siti generando complessità.

Gestire ambienti multi-cloud è oggi complicato. Le aziende possono avere molteplici punti di gestione, il che impedisce un controllo aggregato dell’utilizzo e dei costi delle risorse. Le piattaforme di gestione cloud tradizionali sono difficili da installare e gestire, e non riescono a controllare i public cloud insieme ad ambienti on-premises. Questi fattori frenano la capacità delle organizzazioni IT di prendere decisioni consapevoli, con conseguenze negative sulle iniziative di trasformazione digitale e sull’agilità operativa.

La strategia multi-cloud di HPE OneSphere – utilizzabile con qualsiasi public cloud provider – è pensata per semplificare drasticamente le operazioni. La soluzione funziona con macchine virtuali, workload containerizzati e applicazioni bare metal, così che gli stakeholder interni possano comporre cloud ibridi capaci di supportare tanto le applicazioni tradizionali quanto quelle native su cloud. Erogato sotto forma di servizio, HPE OneSphere fornisce agli utenti, ovunque essi si trovino, un punto di accesso unificato a tutto l’insieme di applicazioni e dati. Attraverso questa soluzione gli utenti possono costruire private cloud e connettere risorse di public cloud ottenendo un pool di risorse virtuale.

Con la sua esperienza unificata, HPE OneSphere razionalizza le attività DevOps e fornisce analisi approfondite degli ambienti pubblici e on-premises di un’azienda per accelerarne i cicli di produzione, migliorare la produttività e ottenere risparmi – aumentando la velocità della trasformazione digitale.

“I nostri clienti hanno bisogno di un approccio radicalmente nuovo che sia progettato per la nuova realtà dell’hybrid IT”, ha dichiarato Ric Lewis, senior vice president e general manager del Software-Defined and Cloud Group di HPE. “Con HPE OneSphere eliminiamo la complessità della gestione delle applicazioni e degli ambienti multi-cloud in modo che i nostri clienti possano concentrarsi su quel che è davvero importante: accelerare la trasformazione digitale e ottenere risultati di business”.

Attraverso HPE Pointnext, HPE semplifica la trasformazione digitale end-to-end dei clienti aiutandoli a costruire una propria strategia, implementare ambienti multi-cloud e ridurre i costi per mezzo di modelli di consumo. Grazie alla recente acquisizione di CTP, società specializzata in servizi di consulenza per il cloud, HPE mette a disposizione competenze nella migrazione, nello sviluppo e nella gestione di applicazioni e infrastrutture cloud in ambienti private e public cloud. Inoltre, il modello di abbonamento pay-per-use di HPE OneSphere si affianca al modello di consumo pay-per-use HPE Flexible Capacity delle infrastrutture on-premises dei clienti. HPE rende semplice e conveniente partire con un singolo progetto DevOps piuttosto che gestire un ambiente enterprise multi-cloud e multi-sito.

Una soluzione per accelerare la trasformazione digitale

  • HPE OneSphere è ideale per le aziende che intendono capitalizzare la rivoluzione digitale e dare vita a una vasta gamma di nuove customer experience. I principali vantaggi comprendono:
  • Maggior velocità e semplicità – Per rispondere più rapidamente agli sviluppatori, gli amministratori IT possono creare cloud e rilasciare macchine virtuali, container e bare metal in pochi minuti. Al crescere dei progetti, HPE OneSphere consente il rapido provisioning dinamico attraverso ambienti on-premises e public cloud.
  • Delivery applicativo accelerato – Con gli appositi workspace multi-tenant denominati Projects, HPE razionalizza e velocizza lo sviluppo e il deployment di applicazioni grazie ad ambienti nei quali gli sviluppatori possono effettuare provisioning self-service e accedere a cataloghi contenenti template, servizi, applicazioni e tool nativi per il cloud.
  • Superiore efficienza economica – HPE OneSphere fornisce una visione globale dei costi aggregati e di utilizzo di tutti i deployment on-premises e su public cloud, in modo che i CIO possano controllare e ottimizzare risorse e budget. Questa soluzione vanta anche la particolare capacità di dettagliare i costi di “showback” per cloud, sito, line of business, applicazione o abbonato, e abilitare il reporting self-service dei costi in tempo reale verso utenti designati.

Le principali funzionalità di HPE OneSphere comprendono:

  • Architettura multi-cloud con supporto di differenti combinazioni di public cloud e ambienti on-premises
  • Esperienza unificata attraverso cloud, siti, tool di orchestrazione, soluzioni PaaS (Platform-as-a-Service) e container, minimizzando la necessità di competenze specialistiche
  • Collaborazione role-based integrata
  • Workspace Project progettati per operazioni IT, utenti business e consumatori di IT come sviluppatori, data scientist e ricercatori
  • Pool di risorse virtuale di tipo software-defined e basato su API
  • Modello di consumo su abbonamento

L'articolo HPE OneSphere, la prima soluzione SaaS per la gestione multi-cloud destinata a cloud pubblici e on-premises proviene da Data Manager Online.

]]>
Guida ai 20 termini sul cloud utili da conoscere https://www.datamanager.it/2015/10/guida-ai-20-termini-sul-cloud-utili-da-conoscere/ Fri, 23 Oct 2015 08:43:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86434 Verizon ha realizzato una guida delle 20 espressioni legate al cloud utili da conoscere, con l’obiettivo di semplificare la complessità che c’è dietro i diversi termini che fanno riferimento a questa tecnologia Il Cloud è una tecnologia semplice ma al tempo stesso difficile da comprendere. Fondamentalmente, il cloud è un mezzo di distribuzione e hosting di […]

L'articolo Guida ai 20 termini sul cloud utili da conoscere proviene da Data Manager Online.

]]>
Verizon ha realizzato una guida delle 20 espressioni legate al cloud utili da conoscere, con l’obiettivo di semplificare la complessità che c’è dietro i diversi termini che fanno riferimento a questa tecnologia

Il Cloud è una tecnologia semplice ma al tempo stesso difficile da comprendere. Fondamentalmente, il cloud è un mezzo di distribuzione e hosting di contenuti, applicazioni, storage e altro ancora. In modo simile a quanto fatto con CD o floppy disk, utilizzati in passato per il trasporto di dati e software, la tecnologia cloud sta diventando oggi il mezzo virtuale scelto da imprese e consumatori per lo storage e la distribuzione di contenuti.

Tuttavia, la tecnologia e le infrastrutture che sono alla base del cloud sono molto più elaborate e possono generare facilmente confusione. L’obiettivo di questo glossario è cercare di semplificare la complessità che c’è dietro la terminologia legata al cloud, sperando di chiarire qualunque dubbio sul tema.

Application Performance Management (APM) — la procedura di monitoraggio  della disponibilità di applicazioni software per determinare la velocità con la quale queste forniscono informazioni o completano transazioni verso l’utente finale, all’interno di una rete specifica o di un’infrastruttura web-based.

Application Program Interface (API) – una connessione programmatica tra un’applicazione e la piattaforma cloud. Consente all’applicazione di apportare modifiche all’infrastruttura cloud quasi in tempo reale, senza più la necessità per l’utente di modificare le configurazioni manualmente mediante una console cloud.

BYOL – acronimo di Bring-Your-Own-License. Il BYOL permette alle aziende di mantenere la propria licenza in essere con uno specifico software vendor pur spostando l’applicazione nel cloud.

Cloud Application Management for Platforms (CAMP) — si tratta di una specifica progettata per  la gestione semplificata delle applicazioni, compreso packaging e deployment attraverso piattaforme di cloud-computing pubbliche e private.

Cloud ibrido – combinazione della tradizionale infrastruttura IT on-premise con il cloud pubblico e/o privato. Alcune applicazioni e alcuni dati rimangono all’interno dell’azienda (nel data center proprietario, protetto da firewall), mentre altri sono archiviati nel data centre del cloud provider (in un’infrastruttura cloud pubblica o privata). Inoltre, il termine cloud ibrido può essere utilizzato quando si parla di ambienti IT che incorporano più piattaforme cloud di diversi fornitori.

Cloud privato – il provider fornisce tutto l’hardware e il software che, protetto da un firewall, è localizzato nel data centre del provider o in quello dell’azienda. Il provider offre networking  dedicato e virtual machine all’azienda utilizzando principalmente reti private IP, come ad esempio nella soluzione Verizon’s Secure Cloud Interconnect. Questo modello ha inizialmente un costo più alto, in quanto, a differenza di un modello pubblico, le risorse non sono condivise. In questo modo, è possibile assicurare maggiore sicurezza, affidabilità e flessibilità.

Cloud pubblico – tutto l’hardware e il software si trovano presso il data centre del provider, dove sono memorizzati i dati aziendali. Gli utenti accedono ai dati via Internet, mentre per l’azienda non c’è più la necessità di acquistare e mantenere un’infrastruttura on-premise hardware e software potenzialmente costosa. I provider possono offrire scalabilità e accessibilità in genere più veloce grazie alla loro infrastruttura e competenza. Tuttavia, le stesse risorse hardware e software sono condivise con più organizzazioni. Questo può sollevare preoccupazioni per le operazioni aziendali sensibili in termini di sicurezza dei dati, affidabilità e flessibilità operativa.

Colocation –i server e i dispositivi fisici di un’azienda sono ospitati all’interno dei data center del cloud provider. In questo modo, si sfrutta l’infrastruttura, l’esperienza, la sicurezza e molti altri vantaggi che si possono ottenere collocando le attrezzature all’interno di un data centre professionale.

Content Delivery Network (CDN) — una serie di dispositivi geograficamente distribuiti che ha in cache lo stesso contenuto destinato ai browser web. Una volta ricevuta la domanda di un contenuto, viene identificato in modo dinamico il server in grado di fornire quanto richiesto più rapidamente ed efficacemente. Questo aiuta a migliorare l’esperienza dell’utente finale e riduce potenzialmente l’infrastruttura di rete necessaria per avere una presenza sul web nazionale o globale. Inoltre, diminuisce la necessità di investimenti.

Data Center – si intende sia il luogo fisico in cui avvengono le operazioni dell’IT provider, che i diversi apparati  nei quali vengono memorizzati, gestiti e distribuiti i dati.

Hosting Dedicato – quando le apparecchiature del provider sono noleggiate da un’impresa per un unico scopo, come ad esempio l’hosting di un sito web. Gli apparati possono essere situati on- o off-premise e l’azienda gestisce la manutenzione giornaliera dei sistemi hardware, software e sistemi operativi.

Hypervisor – una piattaforma (software, firmware, hardware) che gestisce più virtual machine (VM) ed assegna a ciascuna di loro le risorse hardware di uno o più server host. Le risorse, come il processore e la memoria, sono distribuite dai server host tra le diverse virtual machine (chiamate anche guest machine) in un modo tale da evitare che i loro sistemi operativi possano influenzarsi vicendevolmente.

Infrastructure-as-a-Service (IaaS) – una delle tre grandi categorie di cloud computing (IaaS, PaaS, SaaS). È una soluzione che mette insieme hardware e software in sostituzione o supporto di un data center. Questo può includere archiviazione, network e server virtuali.

Managed Hosting – una tipologia di hosting dedicato in cui l’apparato si trova presso lo stabilimento del provider ed è quest’ultimo che ne gestisce l’infrastruttura (hardware, software e sistemi operativi). Le imprese noleggiano le attrezzature e hanno, generalmente, accesso amministrativo, anche se raramente utilizzato. Accedono, invece, di solito all’ambiente di hosting attraverso un’interfaccia web-based, che offre strumenti on-line per gestire siti web e applicazioni. I provider possono scegliere di offrire all’interno di un contratto una serie di servizi aggiuntivi, come ad esempio la mitigation di attacchi DDoS.

PAYG – acronimo di pay-as-you-go, nell’ambito del cloud computing rappresenta la possibilità per le aziende di pagare soltanto per i servizi utilizzati, in relazione al tempo di impiego (minuti, ore o giorni).

Platform-as-a-Service (PaaS) – l’uso di infrastrutture gestito da un fornitore per lo sviluppo di software  su server virtualizzati. I provider continuano a gestire i server, il load balancing, i sistemi operativi e la capacità di calcolo. Le imprese accedono alla piattaforma tramite portali web, API o software specifici del gateway.

SLA (Service Level Agreement) – documento in cui fornitore e azienda concordano i livelli di servizio della soluzione di cloud computing. Questo accordo è, in genere, parte del contratto con il cliente e deve essere il più esauriente possibile e includere i livelli di servizio delle infrastrutture di sistema, come tempi di risposta, installazione, disponibilità e altro ancora.

Software-as-a-Service (SaaS) – modello di business che consente ai vendor di offrire il software come opzione di leasing, invece che come acquisto una-tantum. Le imprese pagano una spesa ricorrente e ricevono tutti gli aggiornamenti e le future versioni dell’applicazione. Il cloud sta rapidamente diventando lo strumento preferito per offerte SaaS, tuttavia questa definizione non è legata alla piattaforma. Due esempi popolari di SaaS sono Microsoft Office 360 e Adobe Creative Cloud.

Virtualized Disaster Recovery – sfruttare il networking, l’elaborazione e le risorse di storage di un provider, sotto forma di Virtual Private Cloud, per replicare applicazioni e dati. Questo serve come back-up completo di dati critici, sistemi operativi, database e applicazioni dell’impresa.

Virtualizzazione – per ciò che riguarda il cloud computing, con il termine virtualizzazione ci si riferisce generalmente ai server virtuali. Un server fisico ospita le risorse di storage e di calcolo che supportano diversi server virtuali. Le capacità di storage e computing da un singolo server fisico sono distribuite tra i server virtuali come se fossero indipendenti gli uni dagli altri.

L'articolo Guida ai 20 termini sul cloud utili da conoscere proviene da Data Manager Online.

]]>
ADP leader nei sistemi SaaS per la gestione delle risorse umane https://www.datamanager.it/2014/10/adp-leader-sistemi-saas-per-gestione-delle-risorse-umane/ Tue, 28 Oct 2014 11:46:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63737 Il nuovo rapporto di Forrester Research riconosce ad ADP il suo impegno nell’innovazione e la vasta competenza nel mercato dei sistemi SaaS per l’HR Management ADP annuncia di essere stata nominata azienda Leader da Forrester Research nel report “The Forrester Wave: SaaS HR Management Systems, Q4 2014”. Il report è stato ideato per valutare le capacità […]

L'articolo ADP leader nei sistemi SaaS per la gestione delle risorse umane proviene da Data Manager Online.

]]>
Il nuovo rapporto di Forrester Research riconosce ad ADP il suo impegno nell’innovazione e la vasta competenza nel mercato dei sistemi SaaS per l’HR Management

ADP annuncia di essere stata nominata azienda Leader da Forrester Research nel report “The Forrester Wave: SaaS HR Management Systems, Q4 2014”. Il report è stato ideato per valutare le capacità dei vendor, le loro strategie e la loro vision. Il rapporto prende in considerazione i fornitori di servizi Software-as-a-Service (SaaS), che servono medie e grandi imprese, al fine di aiutare le organizzazioni a selezionare il miglior vendor per soddisfare le proprie esigenze di gestione HR.

“La soluzione ADP comprende un’ampia gamma di servizi che vanno dal Payroll alla gestione delle Risorse Umane, comprendendo il Recruitment, la gestione dei Benefit, la Rilevazione degli Accessi e delle Presenze, la Formazione e la Gestione dei Talenti,” dichiara Paul Hareman, Vice President e principale analista di Forrester Research in tema di sviluppo e distribuzione delle applicazioni ai professionisti. Il rapporto afferma che ADP è oggi focalizzata sulla realizzazione di un’innovativa user experience per tutti i suoi prodotti e che l’azienda ha migliorato e ampliato l’offerta relativa ai servizi di business intelligence e big-data.
Il report Forrester Wave ™ sottolinea il ruolo del SaaS HR Management Systems nel guidare il successo del business e sottolinea l’importanza di offrire al dipendente un’esperienza coinvolgente.

Don Weinstein, Senior Vice President of Product Management di ADP, ha parlato a nome dei dipendenti ADP, la cui soluzione viene valutata nella relazione. “Siamo davvero lieti di essere stati riconosciuti quali Leader in questo nuovo report di Forrester Research,” ha commentato Weinstein. “Crediamo che il riconoscimento di Forrester rifletta il nostro impegno nel fornire le soluzioni cloud-based più complete per la gestione del Capitale Umano disponibili oggi sul mercato. Oltre ai nostri investimenti in tecnologia all’avanguardia e innovazione, siamo orgogliosi di fornire ai nostri clienti una soluzione integrata che consenta loro di concentrarsi sul raggiungimento del successo aziendale”.

Le soluzioni ADP comprendono tutti gli elementi portanti della gestione dell’HCM, tra cui la gestione delle Risorse Umane, Payroll, Benefit, Accessi e Presenze, suite per la Gestione dei Talenti. Inoltre, ADP ha fornito ai propri clienti numerose innovazioni tecnologiche leader di mercato, inclusa l’applicazione mobile più popolare tra le principali piattaforme disponibili in quest’ambito. Tra queste vi sono avanzati strumenti di Analytics, un Sistema Cloud-Based di gestione dei Documenti, soluzioni per l’Health Care, e una rinnovata User Experience per l’utente.

L'articolo ADP leader nei sistemi SaaS per la gestione delle risorse umane proviene da Data Manager Online.

]]>
IL MODELLO CLOUD DI FUJITSU https://www.datamanager.it/rivista/software-service/il-modello-cloud-di-fujitsu Thu, 22 Dec 2011 10:48:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/12/il-modello-cloud-di-fujitsu/ Prefabbricati infrastrutturali e marketplace applicativo. Il player globale dell’IT consolida l’offering dell’IT-as-a-Service   Monaco (Germania) – Rolf Schwirz, Ceo di Fujitsu Technology Solutions (www.fujitsu.com), non ha dubbi: il Cloud computing ha delle grandi opportunità. «Entro il 2015 prevediamo che il 30% del nuovo business possa essere generato all’interno di questa nuova dimensione. È bene però […]

L'articolo IL MODELLO CLOUD DI FUJITSU proviene da Data Manager Online.

]]>

Prefabbricati infrastrutturali e marketplace applicativo. Il player globale dell’IT consolida l’offering dell’IT-as-a-Service

 

Monaco (Germania) – Rolf Schwirz, Ceo di Fujitsu Technology Solutions (www.fujitsu.com), non ha dubbi: il Cloud computing ha delle grandi opportunità. «Entro il 2015 prevediamo che il 30% del nuovo business possa essere generato all’interno di questa nuova dimensione. È bene però fare chiarezza una volta per tutte, mettendo fine ai luoghi comuni che hanno da tempo circondato questo termine. Il Cloud non è un nuovo paradigma elaborativo, non corrisponde a un salto tecnologico, così come lo è stato il passaggio tra le diverse ere geologiche dell’IT, dal mainframe al distribuito, dal client server all’Internet computing. Il Cloud – afferma Schwirz, intervenuto a Monaco in occasione del Fujitsu Forum – si pone come nuovo delivery model, una modalità innovativa attraverso la quale rendere disponibili le risorse, le applicazioni e le soluzioni IT».

IT, quindi, come servizio, declinato attraverso un offering basato su Sla. «Le implicazioni di una simile riconfigurazione del modello di delivery consente alle imprese di ottenere quella flessibilità che non può essere garantita dal modello tradizionale – dice Schwirz -. Le risorse Cloud possono adattarsi alle esigenze del business, accompagnarne l’evoluzione fino a prevedere la possibilità di accrescere e diminuire l’entità degli investimenti coerentemente con le dinamiche di mercato».

E per agevolare i clienti nell’implementare nuovi servizi e soluzioni, infrastrutturali o applicativi, Fujitsu ha messo a punto blocchi prefabbricati di tecnologia Cloud (DI Blocks – Dynamic Infrastructure Blocks), che corrispondono a un’integrazione delle risorse complessive, di server, storage, network e di virtualizzazione.

I data center di Fujitsu sono così in grado di porsi nei confronti dei clienti come centri di servizi totalmente gestiti, assicurando vantaggi essenziali in termini di approntamento delle risorse richieste. Per gli utenti vuol dire potere disporre di strutture in grado di abilitare un servizio up and running in tempi rapidissimi. In altre parole il data center di Fujitsu corrisponde, nelle intenzioni del management, a una sorta di factory outlet dell’IT che permette di assecondare una logica plug & play con ricadute e benefici in termini di time-to-market e ritorni di investimento.

Schwirz osserva, inoltre, come la spinta verso l’adozione del Cloud verrà in primo luogo da una nuova generazione di software. «Vi potrà essere uno spazio per la migrazione delle attuali applicazioni IT on premises, ma il vero incentivo a un approccio Cloud-based sarà sostenuto da una diversa proposta che, nel tempo, potrà orientarsi a differenti contesti operativi, tra questi la gestione di grandi volumi di dati, quell’area comunemente indirizzata come Big Data».

Potenziare il serbatoio di offerta applicativo, vero propellente del Cloud, diventa perciò prerequisito indispensabile. Va letto in questo senso l’annuncio di Fujitsu di un marketplace di soluzioni Cloud-ready, denominato Business Solution Store, dove si possono trovare soluzioni dedicate a grandi, medie e piccole aziende. Obiettivo è incrementare nel tempo il numero di soluzioni incentivando gli sviluppatori software ad accostarsi alle nuove modalità di delivery. Dare vita a un vero ecosistema di risorse che possano essere veicolate attraverso la formula del Software-as-a-Service. Una delle prime a essere disponibili è una soluzione Crm, realizzata da Fujitsu con il contributo dei propri partner.

L'articolo IL MODELLO CLOUD DI FUJITSU proviene da Data Manager Online.

]]>
IBM PRONTA ALL’ERA DEL CLOUD https://www.datamanager.it/rivista/infrastructure-service/ibm-pronta-all-era-del-cloud Mon, 27 Jun 2011 13:04:20 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/06/ibm-pronta-allera-del-cloud/ Un’offerta completa e disponibile per soddisfare le esigenze di imprese di ogni dimensione «La crescita del Cloud computing supererà di 5 volte quella dell’IT tradizionale e, nel 2015, per IBM creerà un giro d’affari di circa sette miliardi di dollari», afferma Gianfranco Previtera, vice presidente strategic initiatives per l’Italia di IBM (www.ibm.com/it). Dei numeri interessanti, […]

L'articolo IBM PRONTA ALL’ERA DEL CLOUD proviene da Data Manager Online.

]]>

Un’offerta completa e disponibile per soddisfare le esigenze di imprese di ogni dimensione

«La crescita del Cloud computing supererà di 5 volte quella dell’IT tradizionale e, nel 2015, per IBM creerà un giro d’affari di circa sette miliardi di dollari», afferma Gianfranco Previtera, vice presidente strategic initiatives per l’Italia di IBM (www.ibm.com/it). Dei numeri interessanti, non c’è che dire. E infatti Big Blue non ha tardato a organizzare un’offerta a 360 gradi per catturare l’interesse delle imprese attente agli sviluppi di questa modalità di fruizione dell’IT.

L’offerta di IBM si incentra sulla piattaforma SmartCloud e prevede un gran numero di servizi disponibili alle imprese italiane grazie al Cloud pubblico di IBM stessa che è anche in grado di gestire i private Cloud delle aziende. Si tratta di servizi Cloud adattabili alle esigenze del business dei clienti, che vanno dalla fornitura di un ambiente di sviluppo per applicazioni Web all’automazione completa di sistemi complessi come quelli Erp.

La forza di IBM è nella capacità di assistere le aziende nella transizione al Cloud accompagnandole nella realizzazione di Cloud ibride, private e pubbliche.

SmartCloud si suddivide in due livelli di offerta: Enterprise, ed Enterprise+.

SmartCloud Enterprise, è dedicata ad applicazioni più semplici, permette alle imprese di implementare applicazioni Windows o Linux nei data center di IBM con un livello di disponibilità garantito del 99,5%, con pagamento pay-per-use. Tale offerta, secondo IBM, consente un’accelerazione delle attività di sviluppo da giorni a minuti, con una riduzione dei costi del 30% rispetto agli ambienti applicativi tradizionali.

SmartCloud Enterprise+, indirizza invece applicazioni e modelli più complessi, tipicamente core-business. In questo caso gli ambienti supportati sono Windows, Linux e AIX, e il livello di disponibilità è innalzato al 99,9%, con tariffazione mensile. Con Enterprise+ c’è un maggiore focus sui servizi di gestione e sicurezza.

In sintesi l’offerta SmartCloud comprende servizi Software-as-a-Service (tool di collaborazione, business analytics, Erp, Scm e Crm), Infrastructure-as-a-Service (server, networking, storage) e Platform-as-a Service (tool di sviluppo e di runtime, database, middleware). A questi tre livelli che abilitano la migrazione nella nuvola, IBM ne aggiunge uno ulteriore, il Business Process-as-a-Service, in cui confluiscono processi di gestione aziendali di varia natura. «Questo – secondo Previtera – rappresenta un grande potenziale del Cloud perché può ridefinire nuovi modelli di business per condividere dati all’interno e all’esterno dell’azienda».

IBM sottolinea che con queste soluzioni SmartCloud si può ridurre il tempo di installazione di DB2/Oracle da 1 giorno a 12 minuti, aggiungere un server applicativo supplementare in 10 minuti e accorciare il refresh dei sistemi SAP da 1-4 giorni a 3 minuti.

Previtera ha anche sottolineato che l’integrazione fra ambienti di Cloud privati e pubblici, una delle criticità maggiori e più ricorrenti evidenziate dalle aziende che spostano risorse nella nuvola, è un aspetto che IBM può gestire senza problemi con la propria offerta. Non solo, il manager ha voluto rimarcare come la grande quantità di servizi (di consulenza, analisi e non solo) che IBM è in grado di fornire può supportare le imprese di ogni dimensione nel delicato passaggio al Cloud computing.

 

L'articolo IBM PRONTA ALL’ERA DEL CLOUD proviene da Data Manager Online.

]]>
Shared Service Center: l’IT che non ti aspetti https://www.datamanager.it/rivista/servizi/shared-service-center-l-it-che-non-ti-aspetti Tue, 24 May 2011 15:17:29 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/05/shared-service-center-lit-che-non-ti-aspetti/ La società del gruppo Telecom Italia si apre al mercato e punta sulle certificazioni per dimostrare il livello di eccellenza raggiunto Il 2010 è stato un anno di svolta per Shared Service Center (SSC, www.sscenter.it), la società del gruppo Telecom Italia (www.telecomitalia.it) nata nel 2003 con lo scopo di gestire le applicazioni SAP della stessa […]

L'articolo Shared Service Center: l’IT che non ti aspetti proviene da Data Manager Online.

]]>

La società del gruppo Telecom Italia si apre al mercato e punta sulle certificazioni per dimostrare il livello di eccellenza raggiunto

Il 2010 è stato un anno di svolta per Shared Service Center (SSC, www.sscenter.it), la società del gruppo Telecom Italia (www.telecomitalia.it) nata nel 2003 con lo scopo di gestire le applicazioni SAP della stessa Telecom Italia e di tutto il suo ecosistema. Nel mese di maggio, infatti, Telecom Italia ha ceduto a SSC il ramo d’azienda costituito dalla funzione IT Operations, vale a dire le competenze relative alla progettazione e alla gestione di tutti i sistemi informativi del gruppo. «Questa operazione – commenta Stefano Gigli, amministratore delegato di SSC – ha fatto fare all’azienda un importante salto di qualità: oggi, infatti, siamo una realtà che conta 2.400 addetti e un fatturato in forte crescita, ma, quel che più conta, abbiamo la responsabilità di 12 data center dislocati lungo tutto lo Stivale, per una superficie complessiva di 34mila metri quadrati con 33mila server equivalenti, numeri che fanno di SSC una delle maggiori realtà italiane nel settore ICT».

«Avendo una posizione centrale nel contesto dell’informatica del gruppo Telecom Italia per quanto concerne le attività operative di sviluppo software, di gestione ed esercizio delle infrastrutture, dei sistemi e delle applicazioni del gruppo (che sono un migliaio) – prosegue Gigli -, abbiamo maturato un know how tecnico, gestionale e di processo che ora intendiamo rendere disponibile anche al mercato, magari creando sinergie con altri soggetti, come per esempio Confindustria, per dare un contributo concreto alla modernizzazione del Paese. Naturalmente, più dei dati quantitativi contano quelli qualitativi, per cui il piano industriale di medio-lungo periodo vede una componente importante degli investimenti  orientata al costante miglioramento dei processi e degli skill, attraverso percorsi mirati di certificazione e formazione».

Lo scorso dicembre, per esempio, SSC ha ottenuto la certificazione di qualità ISO 9001 relativa ai processi che consentono l’erogazione delle soluzioni di Cloud computing denominate Ospit@Virtuale e Hosting Evoluto. Si tratta di una certificazione, attribuita per la prima volta a una società italiana, che si riferisce in particolare ai processi di “progettazione, sviluppo e attivazione di componenti infrastrutturali per l’erogazione di servizi di Cloud computing in modalità Infrastructure-as-a-Service” e che si affianca alla certificazione di sicurezza ISO/IEC 27001 già ottenuta da SSC per le infrastrutture dei data center che erogano i servizi. Vale la pena ricordare che Ospit@Virtuale di Telecom Italia, proposto nell’ambito del portafoglio di offerta di servizi che va sotto il nome di “Impresa Semplice”, è una soluzione indirizzata alle Pmi che permette di accedere a un server virtuale e alle applicazioni che su questo insistono da qualsiasi Pc dotato di connessione alla rete a banda larga, mentre Hosting Evoluto è una soluzione analoga che si rivolge alle aziende medio-grandi e alla Pubblica Amministrazione nell’ambito dell’offerta “Nuvola Italiana”.

Se il Cloud – inteso come Infrastructure-as-a-Service e, a tendere, Software-as-a-Service – è la frontiera del futuro, SSC non dimentica le proprie origini, per cui continua a investire anche in ambito SAP. «Siamo particolarmente orgogliosi di avere recentemente ottenuto, per primi sia in Italia sia nel settore TLC a livello mondiale, la certificazione di Customer Center of Expertise di livello Advanced rilasciata da SAP, che ci riconosce l’ottimale gestione end-to-end dei processi per l’implementazione delle soluzioni SAP», dice Gigli. Il riconoscimento attesta, in particolare, l’idoneità a gestire e mantenere il funzionamento delle soluzioni SAP e l’utilizzo degli strumenti, dei processi e della metodologia Run Sap. In ambito Erp, SSC ha anche ottenuto il prestigioso livello ML3 del Capability Maturity Model Integration for Development (Cmmi-Dev) per lo stato di maturità dei propri processi produttivi, oltre alla certificazione ISO/IEC 20000-1. Sono, quindi, numerosi gli enti indipendenti che confermano il livello di eccellenza raggiunto da SSC.

L'articolo Shared Service Center: l’IT che non ti aspetti proviene da Data Manager Online.

]]>
ADP E BYTE INSIEME https://www.datamanager.it/rivista/outsourcing/adp-e-byte-insieme Tue, 24 May 2011 15:14:21 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/05/adp-e-byte-insieme/ La complementarietà dell’offerta, nelle soluzioni per la gestione delle risorse umane, favorisce la nuova società come fornitore a tutto campo Archiviato l’acquisto di Byte (www.bytesh.com), storica società torinese ben conosciuta presso gli uffici del personale di molte grandi società italiane, da parte di ADP (www.it-adp.com), ai vertici a livello mondiale nel settore del Payroll, dopo […]

L'articolo ADP E BYTE INSIEME proviene da Data Manager Online.

]]>

La complementarietà dell’offerta, nelle soluzioni per la gestione delle risorse umane, favorisce la nuova società come fornitore a tutto campo

Archiviato l’acquisto di Byte (www.bytesh.com), storica società torinese ben conosciuta presso gli uffici del personale di molte grandi società italiane, da parte di ADP (www.it-adp.com), ai vertici a livello mondiale nel settore del Payroll, dopo avere ottenuto alla fine dello scorso anno l’autorizzazione dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, la nuova realtà si presenta ora in Italia con un logo coniato appositamente, ADP Byte.

Presente direttamente in molte città italiane, ma anche indirettamente grazie all’alleanza con un’ampia rete di consulenti del lavoro, con un team di 950 esperti propri e con un fatturato complessivo che nel 2010 ha superato i 90 milioni di euro, la società continua a essere parte integrante della divisione Employer Services di Automatic Data Processing, la multinazionale statunitense che figura nella classifica Fortune 500, che è stata nominata nel 2010 Most Admired Company e che è una delle uniche tre società al mondo con il rating AAA di Standard & Poors.

Grazie a queste caratteristiche, ADP Byte si pone ora a pieno titolo ai vertici assoluti del mercato italiano nella fornitura a 360 gradi di soluzioni per la gestione delle risorse umane.

 

NuovO IMPEGNO DI ADP Byte

Concluso il periodo di assestamento e di fusione delle due strutture, alla cui guida è stato nominato Roberto Gamerro, dopo una sua lunga militanza in Byte e il favorevole esito dell’operazione, ora anche l’offerta che riguarda la gestione delle paghe, l’amministrazione del personale, i processi sia di sviluppo che di valorizzazione delle risorse umane, come pure la sicurezza e il controllo degli accessi, risulta completamente integrata, sia per i servizi di outsourcing sia per le soluzioni in licenza d’uso.

«Oggi ADP Byte si propone quale partner per aziende di ogni settore e dimensione, dalla Pmi alla grande multinazionale – ha dichiarato Gamerro, durante la presentazione degli obiettivi e dei numeri espressi dalla nuova organizzazione -, con un’offerta completa e in grado di dare a ciascuna Impresa la giusta soluzione per la gestione del personale, basata sulle eccellenti professionalità e sulla consolidata esperienza di una realtà di successo. Più di 1.100 società italiane si avvalgono oggi dei servizi offerti da ADP Byte, con oltre 2 milioni di dipendenti gestiti. Se si considera che in Italia ci sono circa 18,5 milioni di lavoratori attivi, la parte amministrata e retribuita attraverso le soluzioni e i servizi che noi proponiamo supera il 10%».

Come ha spiegato Gamerro, la nuova struttura garantisce la continuità a tutti i clienti, sia ADP che Byte, mentre i nuovi utenti che sceglieranno ADP Byte potranno apprezzare le soluzioni completamente integrate e basate su Web, ma anche la flessibilità e la modularità dei servizi, che vanno dall’acquisto della licenza al full Business process outsourcing, passando per diversi livelli di adattabilità alle esigenze del cliente.

 

Great Place to Work

Come evidenziato anche nel recente 10° Convegno Annuale dell’Istituto italiano che cura la graduatoria delle “società dove tutti vorrebbero lavorare” (www.greatplacetowork.it), un’ottima gestione delle risorse umane rappresenta la leva più importante per il successo. Però, alcuni aspetti rendono questa funzione di non sempre facile realizzazione in azienda.

«Se da un lato richiede strumenti specifici – ha proseguito Gamerro -, per esempio per la rilevazione presenze, per la ricerca e selezione, per la pianificazione della formazione obbligatoria e di aggiornamento, per la valutazione del personale e per il disegno dei percorsi di carriere, dall’altro presenta un’estrema complessità della materia in termini di normativa contrattuale, in continua evoluzione, specialmente per le attività più operative, come il calcolo e la stampa dei cedolini».

Pur rivestendo un’estrema importanza, ma non rientrando nel core business aziendale, gli strumenti di HR diventano quindi i migliori candidati per un processo di esternalizzazione.

«Però, quando un’impresa decide di fare una scelta di questo tipo – ha suggerito Fabien Breget, che ha ricoperto la carica di amministratore delegato per ADP Italia e ora è general manager outsourcing services di ADP Byte –, le valutazioni sono sempre difficili. Per questo motivo, il nostro modello di business propone modalità flessibili di fruizione dei servizi. Mi spiego meglio: un’azienda può partire con una soluzione in licenza d’uso, per farla poi migrare in forma di Software-as-a-Service, passando quindi a un outsourcing completo e tornare invece alla licenza d’uso per alcune particolari funzioni che preferisce svolgere in casa. Tutto ciò senza problemi tecnici di migrazione. Esistono molti nostri clienti che hanno effettuato percorsi analoghi, prima di giungere alla configurazione che meglio si addiceva alle loro specifiche esigenze».

Il valore aggiunto fornito da ADP Byte consiste nel mettere a disposizione, oltre a una consolidata esperienza, anche sofisticati strumenti software che costituiscono l’offerta modulare. Infatti le soluzioni possono essere recepite gradualmente sulla base delle esigenze e dei processi di business del cliente, spaziando dal solo processing al full outsourcing, per arrivare fino al Business process outsourcing, con il coinvolgimento totale o parziale del personale HR dell’azienda cliente nel passaggio all’esternalizzazione.

«La stessa flessibilità si riscontra anche nell’ampiezza del servizio erogabile – ha evidenziato Breget -, che può prevedere per esempio la gestione delle paghe standard per pochi collaboratori, soluzione molto interessante per le Pmi, ma anche per i numerosissimi dipendenti delle grandi organizzazioni, con problematiche a livello internazionale e con la necessità di personalizzazioni molto spinte, che vanno dalla molteplicità di contratti e delle lingue, alla gestione dei percorsi di carriere e alla valutazione del personale».

 

Esperienza e Innovazione

«La nostra missione è quella di dare a ogni azienda la soluzione più adeguata per la gestione, l’amministrazione e la valorizzazione del personale – ha rilevato Emanuele Castellani, che dopo essere stato direttore del service center large and very large accounts di ADP Italia, adesso è il nuovo business development and strategic marketing director della società -, fornendo strumenti e servizi efficienti e innovativi, per diventare il punto di riferimento nello HR Management».

ADP Byte, come ha continuato Castellani nella sua spiegazione, rappresenta l’unione di due realtà con molte sovrapposizioni, quali la filosofia di approccio alle soluzioni e il costante orientamento all’innovazione in termini tecnologici e applicativi, senza dimenticare quelle “mobile”, ma anche con vaste aree di complementarietà, in particolare per quanto riguarda la fornitura di servizi in outsourcing e di prodotti in licenza d’uso, che garantiscono flessibilità e scalabilità grazie alla condivisione di una solida architettura di base. Il tutto racchiuso in un’offerta ora integrata, che in Italia viene proposta con il marchio di HR World 20XI.

«Accanto all’esperienza e all’innovazione che mettiamo in campo con i nostri prodotti in licenza d’uso – ha concluso Gamerro –, grazie alla fruizione delle stesse soluzioni in modalità outsourcing i clienti possono trarre vantaggi concreti anche in termini di risparmi economici molto consistenti. Senza dimenticare la soddisfazione del cliente, monitorata con due rilevazioni annue a livello mondiale. Dai risultati emerge che l’Italia si trova in posizione di eccellenza, al secondo posto dopo l’Australia».

 

L'articolo ADP E BYTE INSIEME proviene da Data Manager Online.

]]>
CA TECHNOLOGIES E LA SFIDA DEL CLOUD https://www.datamanager.it/rivista/software-service/ca-technologies-e-la-sfida-del-cloud Thu, 28 Apr 2011 14:00:12 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2011/04/ca-technologies-e-la-sfida-del-cloud/ Russ Artzt, co-fondatore e vice chairman della società, ci spiega come la big del software è pronta ad affrontare il cambiamento in atto   Cloud computing, una promessa per il futuro o una realtà? Russ Artzt, co-fondatore e vice chairman di CA Technologies (www.ca.com/it), intervenuto all’ultima edizione milanese di CA Expo, non ha dubbi: le […]

L'articolo CA TECHNOLOGIES E LA SFIDA DEL CLOUD proviene da Data Manager Online.

]]>

Russ Artzt, co-fondatore e vice chairman della società, ci spiega come la big del software è pronta ad affrontare il cambiamento in atto

 

Cloud computing, una promessa per il futuro o una realtà? Russ Artzt, co-fondatore e vice chairman di CA Technologies (www.ca.com/it), intervenuto all’ultima edizione milanese di CA Expo, non ha dubbi: le aziende stanno già oggi utilizzando e usufruendo di tecnologie Cloud, il tutto non avviene magari in modo strutturato e non incide in una trasformazione complessiva del data center, ma il fenomeno sta espandendosi a macchia d’olio. Ed è un fenomeno che viene alimentato dalle più diverse esigenze. Da una parte l’utenza business, che trova risposte più adeguate all’esterno dell’organizzazione, per esempio per soddisfare richieste in ambito Crm, basti pensare al successo di Salesforce.com, le cui soluzioni sono peraltro utilizzate anche all’interno di CA Technologies; dall’altra esigenze di scalabilità del data center, come nel caso della sempre più ampia necessità di analizzare grandi volumi di dati. Pressioni che, nell’uno e nell’altro caso, sollecitano risposte diverse dal passato e contribuiscono a determinare un’accelerazione nelle dinamiche evolutive del Software-as-a-Service e un più efficace e intensivo utilizzo del data center.

«Gran parte dei sistemi informativi aziendali – osserva Artzt – fanno riferimento ad architetture ampiamente virtualizzate, condizione che costituisce la premessa a una realizzazione di un ambiente Cloud. La nuova logica di strutturazione del data center attorno alle regole del Cloud computing è la sfida con cui si confronta l’intera industria dell’ICT. Non ci si interroga più sulla fattibilità dell’evento, ma sulla capacità di riconoscerne i vantaggi e coglierne le opportunità declinando l’implementazione dei requisiti in base a una politica di servizio».

CA Technologies è perfettamente consapevole della necessità del Cloud, «ed è questo il motivo – spiega Artzt – per cui negli ultimi anni abbiamo speso più di un miliardo di dollari in acquisizioni mirate a ricercare le tecnologie più adatte nel rispondere alle esigenze degli utenti. Le acquisizioni di 3Tera, Nimsoft, Cassatt, Oblicore – prosegue Artzt – hanno consentito di accelerare la strategia Cloud e rendono oggi fattibile un percorso verso il nuovo paradigma on-demand di fruizione dei servizi. La nostra missione è traslare il valore dell’esperienza enterprise – conseguita con successo nei decenni passati sia in ambiente mainframe sia in ambiente distribuito – in una dimensione Cloud, ovvero nella prospettiva elaborativa che condiziona in misura sempre più forte l’evoluzione delle organizzazioni IT».

 

All’altezza della sfida

«Il percorso di migrazione – aggiunge Artzt – è già iniziato e CA Technologies ha creato le premesse per diventare una società leader nella fornitura di tutti quei prodotti, servizi e soluzioni che sono fondamentali per gestire ambienti improntati al nuovo paradigma. La sfida è più interessante che mai e la viviamo con lo stesso entusiasmo con cui nel passato siamo stati protagonisti del passaggio dal mainframe all’ambiente distribuito. Siamo riusciti allora a essere all’altezza della sfida e ci riusciremo anche oggi. Nell’informatica, nulla si crea, nulla si distrugge, il mainframe esiste ancora oggi e l’esperienza di una società come CA Technologies è consentire di muoversi su un percorso di innovazione preservando, laddove possibile, gli investimenti pregressi».

A questo proposito Artzt racconta di Chorus, la soluzione che permette agli amministratori mainframe di lavorare con un’interfaccia utente completamente grafica e semplificata così come avviene in ambiente open. «Su alcuni progetti – prosegue il vice chairman – abbiamo definito delle partnership con alcune università americane proprio per riuscire a mettere in gioco la capacità delle nuove generazioni nel contribuire ad arricchire con nuove idee lo sviluppo del software. La contaminazione con il mondo reale è oggi di assoluta rilevanza ed è fonte di nuove opportunità. Chi avrebbe mai pensato – conclude Artzt – che i social network in stile Facebook sarebbero in qualche modo diventati parte integrante dei servizi professionali? Eppure è quello che sta accadendo».

L'articolo CA TECHNOLOGIES E LA SFIDA DEL CLOUD proviene da Data Manager Online.

]]>