spam – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:50:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png spam – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 40 anni dopo, lo spam è ancora il mezzo più usato dai criminali online https://www.datamanager.it/2018/08/40-anni-dopo-lo-spam-e-ancora-il-mezzo-piu-usato-dai-criminali-online/ Wed, 01 Aug 2018 09:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152465 Una nuova ricerca di F-Secure e MWR Infosecurity evidenzia che lo spam è la fonte malware numero uno poiché ai criminali basta aggiungere pochi nuovi trucchi a questo classico metodo di attacco I criminali online sono diventati più prudenti ma si affidano ancora agli stessi vecchi trucchi che usano da decenni. La nuova ricerca di […]

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Una nuova ricerca di F-Secure e MWR Infosecurity evidenzia che lo spam è la fonte malware numero uno poiché ai criminali basta aggiungere pochi nuovi trucchi a questo classico metodo di attacco

I criminali online sono diventati più prudenti ma si affidano ancora agli stessi vecchi trucchi che usano da decenni. La nuova ricerca di F-Secure mostra come lo spam rimanga il metodo più comune di diffusione di URL malevoli, truffe e malware più di 40 anni dopo che è stato inviato il primo messaggio di spam.

“Lo spam via email è ancora una volta la scelta più comune per l’invio di malware”, afferma Päivi Tynninen, Threat Intelligence Researcher di F-Secure. “Tra i sample di spam che abbiamo visto nella primavera del 2018, il 46% riguardava truffe relative ad appuntamenti online, il 23% email con allegati malevoli e il 31% conteneva link a siti Web malevoli”.

Lo spam è stato uno dei principali vettori di infezione per decenni, osserva Päivi. “Negli ultimi anni, ha guadagnato più popolarità rispetto ad altri vettori, poiché i sistemi stanno diventando più sicuri contro gli exploit e le vulnerabilità del software.”

La tecnica si basa ancora sull’invio di un gran numero di e-mail per catturare un piccolo numero di utenti, ma i criminali continuano a ridefinire le loro tattiche per ottenere risultati sempre migliori.

“Lo spam è diventato un vettore di attacco con un successo crescente, con tassi di click in crescita dal 13,4% nella seconda metà del 2017 al 14,2% nel 2018” dichiara Adam Sheehan, Behavioral Science Lead di MWR Infosecurity, il creatore di phisd, servizio che monitora e migliora la suscettibilità delle aziende al phishing e ad altri attacchi legati ai dati. MWR è l’azienda che è stata acquistata da F-Secure nel giugno 2018.

Mentre lo spam è un gioco di numeri, il modello di efficacia di MWR ha identificato alcune tattiche che giocano sulla psicologia dei destinatari per rendere lo spam più potente:

  • La probabilità che il destinatario apra un’email aumenta del 12% se l’email sembra provenire da un individuo conosciuto
  • Se l’oggetto dell’email non presenta errori, il tasso di successo dello spam aumenta del 4,5%
  • Un email di phishing con una call to action che invita ad agire con urgenza ottiene meno trazione rispetto a quando l’urgenza è implicita

I criminali non si affidano semplicemente al contenuto dello spam per ingannare gli utenti. Stanno anche usando nuovi metodi per colpire quegli utenti che sono ormai consapevoli dei pericoli derivanti dal cliccare su allegati non richiesti.

“Piuttosto che usare solo allegati malevoli, lo spam che stiamo vedendo spesso presenta un URL che ti indirizza verso un sito innocuo, che poi ti reindirizza al sito che ospita contenuti malevoli. Questo extra reindirizzamento è un metodo di evasione dell’analisi per mantenere il contenuto malevolo ospitato il più a lungo possibile”, afferma Päivi. “E quando vengono utilizzati gli allegati, i criminali spesso tentano di evitare l’analisi automatica chiedendo all’utente di inserire una password inclusa nel corpo dell’e-mail per aprire il file.”

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WhatsApp prepara una funzione per combattere lo spam https://www.datamanager.it/2018/07/whatsapp-prepara-una-funzione-per-combattere-lo-spam/ Tue, 10 Jul 2018 14:51:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151021 WhatsApp combatte lo spam con un sistema di avvisi che segnala quando si invia o riceve un link a un sito potenzialmente pericoloso Molto spesso WhatsApp viene utilizzato suo malgrado per diffondere spam e truffe telematiche. L’app di messaggistica ha deciso di porre definitivamente rimedio a questo problema lavorando a una nuova funzione attualmente in […]

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WhatsApp combatte lo spam con un sistema di avvisi che segnala quando si invia o riceve un link a un sito potenzialmente pericoloso

Molto spesso WhatsApp viene utilizzato suo malgrado per diffondere spam e truffe telematiche. L’app di messaggistica ha deciso di porre definitivamente rimedio a questo problema lavorando a una nuova funzione attualmente in fase di test a partire dalla beta della versione 2.18.204 per Android. Questo nuovo strumento messo a disposizione dalla chat più utilizzata al mondo, che sta dando maggiore potere agli amministratori dei gruppi, avvertirà l’utente quando riceve o invia un link o un contenuto sospetto all’interno di una conversazione.

WABetaInfo ha spiegato il funzionamento della nuova funzione. WhatsApp analizzerà in automatico qualsiasi messaggio contenente un collegamento ipertestuale per scoprire se il reindirizzeramento porta a un sito web falso o pericoloso. Nel caso in cui ci siano indizi rilevanti in merito a un pericolo per la sicurezza dell’utente, il contenuto verrà contrassegnato con un’etichetta rossa. Gli utilizzatori dell’app potranno comunque cliccare sul link se lo desiderano ma riceveranno un ulteriore avviso simile a quello che segue:  “Questo link contiene caratteri insoliti. Potrebbe esteticamente apparire come un altro sito”. WABetaInfo inoltre riferisce che l’analisi dei contenuti sarà effettuata a livello locale e nulla verrà inviato ai server di WhatsApp, che a breve consentirà anche di nascondere le foto e video ricevuti per liberare spazio sullo smartphone. L’app di messaggistica starebbe inoltre lavorando a un sistema per sapere se un messaggio è stato scritto dall’utente o è stato inoltrato. Quest’ultima funzione nasce dall’esigenza di rispondere alle critiche del governo indiano, che ha accusato l’azienda di aver favorito la diffusione di messaggi falsi che hanno portato all’uccisione di alcune persone.

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Siete sicuri che le vostre email siano ben protette? https://www.datamanager.it/2018/06/siete-sicuri-che-le-vostre-email-siano-ben-protette/ Thu, 07 Jun 2018 14:03:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149117 Difendi la tua casella email dalle minacce più pericolose La posta elettronica è uno dei vettori di attacco maggiormente utilizzati dagli hacker di tutto il mondo. Attacchi basati su URL, allegati e metodi di impersonificazione sono le tre categorie principali delle minacce avanzate. I cosiddetti attacchi “di impersonificazione” si verificano quando gli attaccanti si sostituiscono […]

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Difendi la tua casella email dalle minacce più pericolose

La posta elettronica è uno dei vettori di attacco maggiormente utilizzati dagli hacker di tutto il mondo. Attacchi basati su URL, allegati e metodi di impersonificazione sono le tre categorie principali delle minacce avanzate.

I cosiddetti attacchi “di impersonificazione” si verificano quando gli attaccanti si sostituiscono ad individui chiave e inviano email al fine di indurre altre persone a compiere una determinata azione. Gli obiettivi di questa tipologia di attacco sono solitamente i membri del top management di un’azienda, come il Chief Financial Officer, il Senior Vice President e il Director.

“In un attacco in cui l’attaccante impersonifica un CEO, l’obiettivo potrebbe essere quello di chiedere ad un dipendente di eseguire un bonifico bancario”, dichiara Daniele Nicita, Consulting Systems Engineer di FireEye. “Per realizzare questo attacco vengono create delle email di spear phishing che riescono ad ingannare anche i professionisti di sicurezza più esperti”.

FireEye Email Security è in grado di rilevare e bloccare e-mail dannose e URL di phishing che altre soluzioni non riescono a rilevare. Inoltre questa soluzione permette anche di rilevare una terza categoria di attacchi, quelli cosiddetti di impersonificazione.

I fornitori tradizionali di email gateway offrono filtri antispam e software antivirus che si basano su signatures e intelligence standard. FireEye è stata tra le primissime aziende ad immettere sul mercato soluzioni per il rilevamento e il blocco degli attacchi basati su malware sconosciuti, a differenza di altri strumenti che necessitano di una minaccia nota prima di essere in grado di bloccare l’attacco.

“Il nostro obiettivo è quello di rimanere sempre un passo avanti rispetto agli attaccanti”, aggiunge Nicita. “Abbiamo messo a punto nuove tecnologie in grado di rispondere agli attacchi di impersonificazione e a quelli basati su URL, in modo da poter far fronte all’evoluzione del panorama delle minacce perpetrate via email”.

Come rilevare gli attacchi di impersonificazione

Gli attacchi di impersonificazione, come per esempio i CEO Fraud, sono costati alle aziende oltre 5 miliardi di dollari di perdite. Questo è dovuto in parte alla mancanza di indicatori di attacco tradizionali, come allegati o link dannosi. Per far fronte a questi attacchi e proteggere i clienti, FireEye Email Security blocca gli attacchi di impersonificazione che sono difficili da rilevare.
Per eseguirli, gli attaccanti sono costretti a lasciare numerose tracce. La soluzione di FireEye va alla ricerca proprio di queste tracce, bloccando le email prima che raggiungano i destinatari.

FireEye Email Security crea la propria threat intelligence, invece di affidarsi a feed provenienti da terze parti solitamente in ritardo. La combinazione di attività di intelligence in-house specifica sulle minacce email (o Smart DNS), funzionalità di raccolta dati, esperti di sicurezza email e analisti delle minacce è alla base di tecnologie avanzate di anti-spam, anti-phishing e di rilevamento delle impersonificazioni.

Difesa avanzata degli URL

FireEye Labs ha rilevato un passaggio dal malware agli attacchi basati su URL. Nello specifico, FireEye Labs ha rilevato un aumento del 100% degli attacchi URL in un periodo di 15 settimane durante l’ultimo semestre del 2017.

La difesa avanzata degli URL, funzionalità inclusa in FireEye Email Security, salvaguarda contro attacchi phishing dovuti alla modifica di URL. FireEye Email Security include anche aggiornamenti basati su recenti progressi a livello tecnologico, quali machine learning e analytics.

“Abbiamo sviluppato un motore di classificazione – PhishEye – che utilizza il deep learning per confrontare lo screenshot di una pagina web a cui si fa riferimento in un URL di phishing con quella del brand preso di mira”, afferma Nicita. “Questa combinazione di analytics e machine learning offre un’ulteriore copertura o anche un approccio difensivo completo per il rilevamento di phishing di credenziali”.

FireEye offre ai clienti una landing page personalizzabile con il brand dell’azienda. La notifica di reindirizzamento con il marchio del destinatario dà all’utente finale la certezza che l’avviso sia legittimo.

Assumere un ruolo guida nella Advanced Threat Protection

FireEye Email Security è all’avanguardia nella protezione avanzata contro gli attacchi basati su allegati, URL e impersonificazioni. Questa soluzione identifica rapidamente le minacce e riduce al minimo i falsi positivi grazie ad informazioni sulle minacce provenienti dalle frontlines o dall’interno, che consentono di bloccare le minacce che altre soluzioni non sono in grado di rilevare.

La soluzione FireEye Email Security include l’accesso al portale FireEye Helix, una piattaforma per le operazioni di sicurezza che collega FireEye e le tecnologie di sicurezza di terze parti arricchendole di intelligence contestuale, automazione e funzionalità di gestione. Con il portale FireEye Helix, i clienti possono prendere decisioni da esperti e sfruttare al meglio il potenziale dei propri investimenti in sicurezza.

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I falsi siti Facebook rappresentano il 60% del phishing sui social network nella prima parte del 2018 https://www.datamanager.it/2018/05/i-falsi-siti-facebook-rappresentano-il-60-del-phishing-sui-social-network-nella-prima-parte-del-2018/ Thu, 24 May 2018 14:01:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148272 Nel primo trimestre del 2018, le tecnologie anti-phishing di Kaspersky Lab hanno impedito più di 3,7 milioni di tentativi di accesso a pagine di social network fraudolente; tra queste il 60% era rappresentato da pagine Facebook false. Secondo il report di Kaspersky Lab, dal titolo “Spam e Phishing nel Q1 del 2018”, i risultati mostrano […]

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Nel primo trimestre del 2018, le tecnologie anti-phishing di Kaspersky Lab hanno impedito più di 3,7 milioni di tentativi di accesso a pagine di social network fraudolente; tra queste il 60% era rappresentato da pagine Facebook false.

Secondo il report di Kaspersky Lab, dal titolo “Spam e Phishing nel Q1 del 2018”, i risultati mostrano come i cybercriminali stiano ancora facendo tutto il possibile per mettere le mani sui dati personali degli utenti.

Il phishing via social network è una forma di criminalità informatica che comporta il furto di dati personali dall’account di un social network della vittima. Il truffatore crea una copia di un sito di social network (come una falsa pagina Facebook) e cerca di attirare qui ignare vittime, costringendole a condividere i propri dati personali – come nome, password, numero di carta di credito, codice PIN e altro ancora – nel corso del processo.

All’inizio dell’anno, Facebook era il social network più popolare per gli attacchi da parte dei malintenzionati e le sue pagine sono state spesso contraffatte dai cybercriminali per cercare di rubare dati personali attraverso attacchi di phishing. Questo fa parte di una tendenza a lungo termine: nel 2017, Facebook è stato uno dei primi tre obiettivi per il phishing, in generale, circa all’8%, seguito da Microsoft Corporation (al 6%) e da PayPal (al 5%). Nel primo trimestre del 2018, Facebook ha guidato la classifica del phishing connesso ai social network, seguito da VK – un servizio di social network online russo – e da LinkedIn. La ragione di questi risultati è probabilmente il numero degli utenti mensili attivi su Facebook, circa 2,13 miliardi, compresi quelli che accedono ad app sconosciute usando le loro credenziali FB e permettendo l’accesso ai loro account. Questo rende gli incauti utenti di Facebook un obiettivo redditizio per gli attacchi informatici di phishing.

Tutto ciò rafforza il fatto che i dati personali siano preziosi nel mondo dell’IT – sia per le organizzazioni legittime, sia per gli attaccanti. I cybercriminali sono sempre alla ricerca di nuovi metodi per colpire gli utenti, per questo è importante essere informati sulle tecniche fraudolente, per evitare di diventare il prossimo obiettivo. Per esempio, uno degli ultimi trend sono le email spam collegate alla questione del GDPR (il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati). Tra gli esempi, possiamo citare dei webinar a pagamento per comprendere al meglio la nuova direttiva o gli inviti ad installare software specifici che forniranno accesso a risorse online per garantire la conformità alle nuove regole.

“Il continuo aumento degli attacchi di phishing, che hanno come obiettivo sia i social network, sia le organizzazioni finanziarie, ci mostrano come sia necessario per gli utenti prestare maggiore attenzione alle loro attività online. Nonostante i recenti scandali globali, le persone continuano a cliccare su link non sicuri e permettono l’accesso ai loro dati personali a delle app sconosciute. A causa di questa mancanza di vigilanza da parte dell’utente, i dati di un gran numero di account possono andare persi o possono essere loro estorti. Tutto ciò può portare ad attacchi distruttivi e ad un flusso costante di denaro nelle mani dei cybercriminali,” ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

Gli esperti di Kaspersky Lab consigliano agli utenti di adottare le seguenti misure per proteggersi dal phishing:

  • Controllare sempre il link e il mittente della mail prima di cliccare qualunque indirizzo, ancora meglio non cliccare sul link, ma copiarlo invece nella linea di inserimento dell’indirizzo del browser;
  • Prima di cliccare su un qualunque link, verificare se l’indirizzo mostrato sia davvero lo stesso dell’attuale hyperlink (ovvero il vero indirizzo Internet al quale il link condurrà); questo può essere controllato passando il mouse sopra il link stesso;
  • Usare solo connessioni sicure, in particolar modo quando si accede a siti sensibili. Come precauzione minima, si consiglia di non usare connessioni sconosciute o WiFi pubblici senza una password di protezione. Per una massima sicurezza, utilizzare soluzioni VPN che possono crittografare il traffico. E ricordare sempre: in caso di utilizzo di una connessione non sicura, i cybercriminali possono reindirizzare, senza essere visti, a pagine di phishing.
  • Controllare che la connessione sia HTTPS e verificare il nome del dominio all’apertura di una pagina. Questi fattori sono importanti soprattutto quando si usano siti che contengono dati sensibili, come i siti per l’online banking, i negozi online, i social media, ecc.
  • Non condividere mai i propri dati sensibili, come login e password, dati delle carte di credito, ecc, con una terza parte. Le compagnie ufficiali non chiederanno mai dati come questi via email.
  • Usare un prodotto per la sicurezza affidabile con tecnologie behaviour-based e anti-phishing, come Kaspersky Total Security, per individuare e bloccare attacchi spam e phishing.

Tra le altre scoperte del report di Kaspersky Lab:

Sul phishing:

  • Gli obiettivi principali degli attacchi di phishing sono rimasti gli stessi della fine dello scorso anno; si tratta soprattutto dei portali Internet globali e del settore finanziario, che comprende banche, servizi di pagamento e negozi online;
  • Circa 35.000 dollari sono stati rubati attraverso un sito di phishing che sembrava offrire l’opportunità di investire nella tanto vociferata ICO di Telegram. E ancora: circa 84.000 dollari sono stati sottratti in seguito ad un singolo mailing di phishing collegato al lancio della ICO “The Bee Token”;
  • Il phishing finanziario continua a rappresentare quasi la metà degli attacchi di phishing (per il 43,9%), ovvero il 4,4% in più rispetto allo scorso anno. Nella top tre restano attacchi alle banche, ai negozi online e ai sistemi di pagamento, dimostrano il fatto che i cybercriminali vogliono avere accesso al denaro degli utenti;
  • Il Brasile è stato il paese con il maggior numero di utenti colpiti dal phishing nel primo trimestre del 2018 (con il 19%). È seguito dall’Argentina (al 13%), dal Venezuela (al 13%), dall’Albania (ancora al 13%) e dalla Bolivia (con il 12%).

Sullo spam:

  • Nella prima parte del 2018, il picco più alto dell’attività di spam è stato raggiunto a gennaio (55%). Il valore medio dello spam nel traffico mondiale delle email è stato del 52%, ovvero il 4,6% in meno rispetto alla media registrata nell’ultimo trimestre del 2017;
  • Il Vietnam è stata la fonte di spam più attiva, sorpassando Stati Uniti e Cina. Tra gli altri paesi della top ten troviamo India, Germania, Francia, Brasile, Russia, Spagna e la repubblica islamica dell’Iran;
  • Il paese maggiormente colpito da email dannose è stato la Germania. La Russia è diventata il secondo, seguita da Regno Unito, Italia ed Emirati Arabi.

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Invio email commerciali, il Garante si esprime di nuovo https://www.datamanager.it/2018/05/invio-email-commerciali-il-garante-si-esprime-di-nuovo/ Thu, 17 May 2018 13:59:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147862 Torna attuale la questione dell’invio di comunicazioni commerciali e il Garante Privacy italiano si esprime nuovamente sul tema a ormai cinque anni di distanza dalle sue “Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam” (2013) Un’associazione onlus, per il tramite operativo della società srl di riferimento, ha proceduto a una serie di […]

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Torna attuale la questione dell’invio di comunicazioni commerciali e il Garante Privacy italiano si esprime nuovamente sul tema a ormai cinque anni di distanza dalle sue “Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam” (2013)

Un’associazione onlus, per il tramite operativo della società srl di riferimento, ha proceduto a una serie di invii di comunicazioni inerenti alla figura dei consulenti reputazionali, promossa dalla stessa associazione, nei confronti di una serie di professionisti. Questi ultimi, lamentando il configurarsi di una procedura di inoltro massivo di comunicazioni a carattere commerciale, hanno inviato numerose segnalazioni all’autorità nazionale.

A fronte degli accertamenti predisposti con l’ausilio del Nucleo Speciale Privacy dal Garante, la società ha rappresentato che:

  • I dati relativi ai vari segnalanti (nello specifico, indirizzi PEC) sarebbero stati acquisiti attraverso la consultazione di registri pubblici con l’ausilio di procedure automatizzate e non.
  • Gli invii in questione non avrebbero contenuto di stampo promozionale.
  • Tali invii sarebbero stati effettuati nel contesto di attività concordate con i Consigli Nazionali degli Ordini dei professionisti raggiunti dalle comunicazioni.

Uno dei primi aspetti contestati dal Garante riguarda la configurazione dei ruoli, relativi al trattamento, emersa dagli accertamenti condotti. Il rapporto tra la onlus, quale Titolare del trattamento, e la società srl, in qualità di responsabile del trattamento, in realtà si sostanzia in una contitolarità tra i due soggetti.

La raccolta dei dati è effettuata da parte di soggetti interni e da soggetti di società terza, non designata come responsabile del trattamento, in aperta violazione dei principi generali di liceità, correttezza e finalità propri del Codice Privacy; ma non solo:

  • Nel D.lgs. n. 82/2005 viene espressamente prevista quella che è la finalità primaria di INI-PEC, ossia “favorire la presentazione di istanze, dichiarazioni e dati, nonché lo scambio di informazioni e documenti tra la pubblica amministrazione e le imprese e i professionisti in modalità telematica”. Pertanto, viene corroborato il dettato delle Linee Guida, escludendo sia l’utilizzo diretto da parte di privati, sia l’utilizzo per finalità di carattere promozionale;
  • Infine il D.L. n. 185/2008 sancisce che l’estrazione di elenchi di indirizzi è consentita “alle sole PA per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza”.

Promozioni via email? Il tema del consenso e continuità con il #GDPR @ColinPartners
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Nel citato Provvedimento del Garante del 4-7-2013, si prevede il lecito utilizzo degli indirizzi PEC per inviare e-mail promozionali solo a fronte di previo consenso da parte degli interessati. Inoltre le attività previste in connessione alla figura dei consulenti reputazionali sono di fatto finalizzate all’offerta di opportunità lavorative all’interno della stessa società srl coinvolta. Il Garante dunque perviene alla decisione di vietare il trattamento dei dati personali e far procedere alla cancellazione degli stessi.

Il tema del consenso su cui si fonda buona parte del provvedimento fa riferimento all’ipotesi “opt-in”, in base alla quale non è possibile ricorrere a strumenti automatizzati per finalità di marketing senza il preventivo consenso dell’utente. Al netto di valutazioni sulla eventuale “sopravvivenza” dei Provvedimenti dell’Autorità Garante nazionale rispetto alla nuova normativa europea, le prescrizioni relative al consenso, trovano piena continuità e nuove definizioni all’interno del GDPR, laddove si prevede all’art. 7, che il consenso dell’interessato deve “essere espresso mediante un atto positivo inequivocabile con il quale l’interessato manifesta l’intenzione libera, specifica, informata e inequivocabile   di   accettare   il   trattamento   dei   dati   personali   che   lo   riguardano, ad   esempio mediante   dichiarazione   scritta,   anche   attraverso   mezzi   elettronici”.


Yuri Monti consultant Colin & Partners – www.consulentelegaleinformatico.it

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Libra ESVA: carichi elevati gestiti in semplicità https://www.datamanager.it/2018/03/libra-esva-carichi-elevati-gestiti-in-semplicita/ Fri, 23 Mar 2018 13:59:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144261 UNIDATA ha installato Libra ESVA ISP/MSP nel 2017 per proteggere >10.000 caselle di posta dallo spam, virus, phishing e dalle minacce zero-day OVERVIEW Tra i servizi offerti da Unidata uno dei principali è l’erogazione di centinaia domini di posta ospitati per i nostri clienti business e protetti con Libra ESVA. Fondata nel 1985, Unidata ha […]

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UNIDATA ha installato Libra ESVA ISP/MSP nel 2017 per proteggere >10.000 caselle di posta dallo spam, virus, phishing e dalle minacce zero-day

OVERVIEW

Tra i servizi offerti da Unidata uno dei principali è l’erogazione di centinaia domini di posta ospitati per i nostri clienti business e protetti con Libra ESVA.

Fondata nel 1985, Unidata ha da sempre precorso i tempi adottando e sviluppando le migliori soluzioni ad alto contenuto tecnologico. La sua missione si esplicita nel lavoro di collaborazione con Partner che scelgono di puntare sulle strategie della rete, proponendo loro nuove modalità che consentono di utilizzare le potenzialità di Internet e delle tecnologie IP. Servizi innovativi, proiettati nel futuro.
Unidata vanta una lunga storia ricca di successi. Pioniere della microinformatica propone in Italia i primi PC, server e reti utilizzando intensivamente i microprocessori e lo sviluppo competitivo delle piattaforme server x86. Si avvicina alle reti locali e geografiche e, dal 1994 inizia l’attività nel settore Internet come uno dei primi ISP in Italia, posizionandosi progressivamente nelle telecomunicazioni e System Integration.

Nella città di Roma Unidata ha realizzato una Metropolitan Area Network proprietaria di oltre 1.500 km, che connette tra loro con anelli multipli di fibra ottica in alta affidabilità i maggiori nodi delle telecomunicazioni, le centrali telefoniche, l’Internet exchange point Namex e i datacenter dislocati nella Capitale, che offrono ai clienti spazio per 300 server fisici, in aggiunta alle piattaforme di produzione e backup dei servizi Unidata. Inoltre la rete in fibra ottica è la base di un’importante rete wireless Hiperlan e Wi-Fi. Dai primi anni 2000 è inoltre operatore telefonico.

LA SFIDA

Azienda di proprietà totalmente italiana, conta tra i suoi cinque soci attuali i tre fondatori – Renato Brunetti, Marcello Vispi e Claudio Bianchi – che, sin dall’inizio dell’attività, intrapresero un lungo percorso rivolto sempre all’innovazione e attento alle più promettenti espressioni del progresso tecnologico nelle Telecomunicazioni.

Rivolta a clienti principalmente business, Unidata ha da sempre fatto della flessibilità, dell’ascolto diretto e della prossimità i suoi punti di forza per la soddisfazione delle esigenze specifiche, caratteristiche che le hanno consentito di aumentare di anno in anno rapporti e fiducia della clientela. Negli ultimi tempi Unidata ha dedicato i suoi sforzi anche alla fascia di clienti residenziali, offrendo in zone mal servite o non servite affatto fonti di connessione a banda ultra larga, garantendo fino a 1 Gb/s di connettività.
Questo è stato possibile grazie alla preziosa infrastruttura in fibra ottica – sono oltre 1500 km di fibra di proprietà Unidata stesi su Roma e provincia – e all’architettura infrastrutturale di tipo FTTH, acronimo di Fiber To The Home, che sta ad indicare che dalla centrale fino all’utenza finale la linea è composta interamente in fibra ottica, senza tratti in rame, col massimo della prestazione possibile.

Un ruolo chiave lo rivestono i servizi offerti dai datacenter: virtualizzazione classica (VPS), hosting di applicazioni web, domini di posta, cloud computing e istanze elastiche (container). I datacenter sono in continua evoluzione, così come le competenze del personale tecnico in modo da offrire servizi che riescano a “scalare”, ovvero a sopportare le sempre maggiori richieste dei clienti. Per adattarsi alla discontinuità propria del mercato legato ad internet, Unidata usa tecnologie come SDS (software defined storage) SDN (software defined network) e cloud computing, oltre a quelle più tradizionali (virtualizzazione classica), e si affida ai più moderni sistemi di automazione e gestione del carico lavorativo (workload). La tecnologia Libra ESVA ha permesso di passare alla virtualizzazione del servizio del controllo e sicurizzazione della posta elettronica, precedentemente gestito da appliance fisiche.

Marcello Vispi, vice presidente Unidata, afferma che “la posta elettronica è uno dei servizi principali che offriamo, insieme alla connettività che eroghiamo ai nostri clienti. La sicurezza e la qualità di un servizio di antispam sono quindi per noi una assoluta priorità”. “La scelta di Libra Esva – continua ancora Vispi – è stata oculata e meditata. La possibilità di creare liberamente nuovi nodi virtuali di Libra ESVA in base al carico e al traffico della posta e non legarne la licenza a risorse fisiche, ma al numero di caselle gestite, lo rendono uno strumento perfetto da affiancare alle nostre tecnologie”.

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La rilevazione di incidenti e attacchi via email continua a causare mal di testa alle aziende https://www.datamanager.it/2018/02/la-rilevazione-incidenti-attacchi-via-email-continua-causare-mal-testa-alle-aziende/ Thu, 22 Feb 2018 15:11:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141852 Dal nuovo “Incident Response Report” di F-Secure emerge che la posta in arrivo è tra i punti più deboli nella sicurezza del perimetro e che le aziende non riescono a rilevare velocemente e con accuratezza incidenti di sicurezza    Oltre un terzo di tutti gli incidenti di sicurezza iniziano con un email di phishing e […]

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Dal nuovo “Incident Response Report” di F-Secure emerge che la posta in arrivo è tra i punti più deboli nella sicurezza del perimetro e che le aziende non riescono a rilevare velocemente e con accuratezza incidenti di sicurezza   

Oltre un terzo di tutti gli incidenti di sicurezza iniziano con un email di phishing e con allegati malevoli inviati a dipendenti dell’azienda: è quanto emerge dal nuovo report pubblicato dall’azienda di cyber security F-Secure. Il nuovo Incident Response Report di F-Secure si basa sui risultati di investigazioni di risposta agli incidenti condotte da F-Secure per fornire un’analisi su come i criminali informatici attaccano le organizzazioni.

Tra tutte le violazioni analizzate dagli esperti di F-Secure risulta che gli attaccanti sfruttano maggiormente le vulnerabilità nei servizi internet di un’organizzazione (21%) ma il phishing e le email con allegati malevoli hanno rappresentato il 34% delle violazioni: Tom Van de Wiele, Principal Security Consultant di F-Secure, ritiene che gli attacchi via email rappresentino il vero punto dolente per le organizzazioni.

“Sfruttare le vulnerabilità del software in scenari drive-by è tipico degli attacchi opportunistici, ma violare le aziende via email è attualmente il metodo di gran lunga più comune. Ci sono svariati modi in cui gli attaccanti possono usare le email, e questi attacchi sono diffusi perché quasi ogni azienda si affida alle email per comunicare,” ha precisato Van de Wiele. “Gli utenti devono riflettere prima di cliccare su un allegato o su un link, ma la pressione della vita lavorativa moderna supera questa logica, e gli attaccanti lo sanno bene e sfruttano questo punto debole.”

Di seguito altre scoperte interessanti riportate nel report:

  • Le organizzazioni sono state colpite da attacchi mirati e opportunistici in proporzione quasi uguale;
  • Le minacce dall’interno hanno pesato per un quinto degli incidenti di sicurezza;
  • Gli esperti di incident response sono stati contattati dopo che il perimetro è stato violato in quasi l’80% dei casi;
  • La più commune azione post-violazione compiuta dagli attaccanti è stata diffondere malware (prevalentemente per ottenere soldi, ma anche per scopi di spionaggio o per mantenere la capacità di accedere ai sistemi per scopi futuri);
  • Il 13% delle investigazioni si sono risolte in falsi allarmi.

Secondo Van de Wiele, il numero di falsi allarmi riportati come incidenti di sicurezza è sorprendente, e dimostra che troppe organizzazioni non riescono a rilevare attacchi informatici con accuratezza. “Veniamo spesso chiamati per investigare su ‘attività sospette’ che mi fanno capire che molte organizzazioni non hanno capacità di un’accurata rilevazione degli incidenti. Può capitare di investigare e scoprire un problema IT e non un attacco, il che spreca risorse e distrae ognuno dal trattare il vero problema.”

Il report raccomanda alle aziende di migliorare le loro capacità di rilevazione e risposta agli incidenti, investendo su soluzioni o servizi di ‘endpoint detection and response’.

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Ondata di Spam: occhio alle e-mail da DHL, consegnano malware https://www.datamanager.it/2017/10/ondata-spam-occhio-alle-mail-dhl-consegnano-malware/ Tue, 31 Oct 2017 14:59:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134205 Yoroi rileva un malware trojan/banking che si sta diffondendo in allegato a un messaggio che finge di provenire da DHL Yoroi, società italiana riconosciuta per la qualità e l’affidabilità dei servizi di cyber security che propone al mercato, sta informando i propri clienti di una pericolosa campagna di cyber-crime basata su ondate di email malevole. […]

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Yoroi rileva un malware trojan/banking che si sta diffondendo in allegato a un messaggio che finge di provenire da DHL

Yoroi, società italiana riconosciuta per la qualità e l’affidabilità dei servizi di cyber security che propone al mercato, sta informando i propri clienti di una pericolosa campagna di cyber-crime basata su ondate di email malevole. I messaggi fraudolenti sono appositamente creati dagli attaccanti al fine di simulare ipotetiche spedizioni in gestione presso il corriere “DHL”: in allegato al messaggio è presente un archivio compresso – formato RAR – contenente uno script eseguibile in grado di installare malware all’interno della macchina vittima.

“In questo ultimo periodo stiamo assistendo a un massiccio ritorno dello spam e al suo utilizzo come vettore di infezioni di malware,” commenta Marco Testi, Sales & Marketing Director di Yoroi. “La diffusione dell’e-commerce su larga scala, poi, semplifica il lavoro di social engineering che via email può colpire nel mucchio e arrivare a persone che stanno sicuramente aspettando una consegna dal corriere utilizzato per creare l’esca. Per questo invitiamo tutti a una maggiore consapevolezza prima di aprire qualsiasi messaggio arrivi nella nostra casella di posta elettronica.”

Le analisi svolte dai ricercatori Yoroi hanno ricondotto il malware installato a varianti della famiglia Gozi, di tipologia Trojan/Banking, in grado di trafugare dati e digitazioni relative alle attività dall’utente, fornire accesso all’host vittima e intercettare credenziali utilizzate all’interno di portali web.

La variante analizzata, inoltre, è in grado di rimanere persistente all’interno dell’host bersaglio dove, ad ogni riavvio, il codice del malware viene iniettato all’interno di processi legittimi in esecuzione infettandoli al fine di nascondere la propria presenza all’interno dell’ospite. Il malware, in seguito, scarica moduli aggiuntivi e instaura canali di comunicazione verso server di comando sulla rete anonima TOR.

L’e-mail si presenta con le seguenti caratteristiche:

  • Oggetto:
    • “Info spedizione DHL Express”
    • “VS SPEDIZIONE DHL AWB 579938727 proveniente dalla GRAN BRETAGNA **AVVISO DI GIACENZA **”
    • “VS SPEDIZIONE DHL AWB 7309283792 proveniente dalla GRAN BRETAGNA **AVVISO DI GIACENZA **”
  • Mittente:
    • “Dhl service” <smtp @festaidea .it>
    • “DHL-track” <pasquale.ruggiero @virgilio .it>
    • “DHL-mail” <lba.snc @libero .it>
    • “Dhl package” <silfer_snc @virgilio .it>
  • Allegati:
    • SQ.8476489.rar (pattern “<2LETTERE>.<7CIFRE>.rar”)

Gli esperti di sicurezza di Yoroi sono disponibili per approfondimenti sulle minacce informatiche e in particolare sulla campagna di Attacco trojan/banking Gozi tematizzata “DHL” in essere.

Yoroi consiglia di mantenere alto il livello di guardia all’interno delle aziende, monitorare potenziali rischi di sicurezza, mantenere signature e sandbox aggiornate e verificare periodicamente la sicurezza degli apparati di rete. Yoroi consiglia infine di mantenere alto il livello di consapevolezza degli utenti, avvisandoli periodicamente delle minacce in corso e di utilizzare un team di esperti per salvaguardare la sicurezza del perimetro “cyber”.

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Italia: i ransomware non si fermano https://www.datamanager.it/2017/09/italia-ransomware-non-si-fermano/ Fri, 29 Sep 2017 10:19:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131880 Il nostro Paese è il settimo al mondo e il secondo in Europa più colpito da questo fenomeno. Rimane alto anche il numero di app maligne scaricate I ransomware continuano ad abbattersi sull’Italia, che risulta il settimo Paese nel mondo e il secondo in Europa più colpito da questo fenomeno. Questo il dato che emerge […]

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Il nostro Paese è il settimo al mondo e il secondo in Europa più colpito da questo fenomeno. Rimane alto anche il numero di app maligne scaricate

I ransomware continuano ad abbattersi sull’Italia, che risulta il settimo Paese nel mondo e il secondo in Europa più colpito da questo fenomeno. Questo il dato che emerge dal periodo di monitoraggio gennaio 2016 – giugno 2017 e reso pubblico da “The cost of compromise”, il report sulle minacce informatiche che hanno caratterizzato la prima metà del 2017 a cura dei laboratori Trend Micro.

A livello globale, il report mostra che nel primo semestre 2017 le aziende hanno dovuto lottare principalmente contro i ransomware – Trend Micro ne ha bloccati 82 milioni – e le truffe Business Email Compromise (BEC), con oltre 3.000 tentativi sventati. Ad aprile e giugno, gli attacchi dei ransomware WannaCry e Petya hanno colpito migliaia di aziende nei settori più disparati causando perdite per 4 miliardi di dollari. Le truffe Business Email Compromise, invece, hanno fatto raggiungere i 5,3 miliardi di dollari di perdite, secondo l’FBI (dato totale a partire dal 2013).

In generale, nella prima metà del 2017, la Trend Micro Smart Protection Network ha bloccato 38 miliardi di minacce. La maggior parte via e-mail, a testimonianza di come questo sia ancora il mezzo preferito per diffondere comunicazioni spam che veicolano i ransomware o le truffe BEC. I file più utilizzati per diffondere i malware sono stati: .PDF, . XLS, JS, .WSF e .DOCX.

Nel periodo totale di monitoraggio gennaio 2016 – giugno 2017, invece, il numero totale di ransomware intercettati è arrivato a 1,2 miliardi.

Italia: i numeri della prima metà del 2017

  • Ransomware – Nel periodo di rilevazione gennaio 2016 – giugno 2017, l’Italia è stata raggiunta dal 2,53% di ransomware di tutto il mondo, percentuale che le fa guadagnare la settima posizione a livello mondiale tra le nazioni più colpite. Queste le prime sei: USA (15%), Brasile (12,01%), India (9%), Vietnam (5,11%), Turchia (4,60%), Messico (4,19%).

A livello EMEA invece, l’Italia è la seconda nazione più colpita con un 10,03%. In prima posizione troviamo la Turchia (18,23%), a seguire Germania (9,51%), Spagna (6,84%) e Francia (6,62%).

  • App maligne – Il numero di app maligne scaricate nella prima metà del 2017 è di 2.033.399 e quasi raggiunge il totale di tutto il 2016, quando ne erano state scaricate 2.646.804. Il fenomeno delle app maligne si conferma un trend costante nel nostro Paese, il quarto più colpito in Europa dopo Russia, Francia e Lussemburgo
  • Malware – Il numero totale di malware intercettati in Italia nella prima metà del 2017 è di 19.014.693. In tutto il 2016 erano stati 22.104.954
  • Spam – Le comunicazioni spam inviate dall’Italia nella prima metà del 2017 sono state 7.831.222
  • Visite a siti maligni – Le visite a siti maligni sono state 6.983.362
  • Online Banking – Nella prima metà del 2017 sono stati 1.525 i malware di online banking che hanno colpito l’Italia. Questo fenomeno registra una flessione rispetto al 2016 e al 2015
  • Exploit Kit – Gli attacchi con exploit kit rilevati in Italia nella prima metà del 2017 sono stati 22.327. In generale questo fenomeno è in calo in tutto il mondo

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Ecco le principali aziende sfruttate per lanciare campagne di email spoofing nel 2017 https://www.datamanager.it/2017/06/le-principali-aziende-sfruttate-lanciare-campagne-email-spoofing-nel-2017/ Fri, 23 Jun 2017 09:23:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127283 Fare social engineering è semplice ai giorni nostri e lo spam è tornato alla ribalta come vettore di attacco Con il declino degli exploit kit, lo spam è riemerso come vettore di attacco per diffondere malware, frodi e truffe. E uno dei trucchi che gli spammer usano per ingannare i destinatari è fingersi aziende legittime. […]

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Fare social engineering è semplice ai giorni nostri e lo spam è tornato alla ribalta come vettore di attacco

Con il declino degli exploit kit, lo spam è riemerso come vettore di attacco per diffondere malware, frodi e truffe. E uno dei trucchi che gli spammer usano per ingannare i destinatari è fingersi aziende legittime. I laboratori di F-Secure hanno condiviso una lista delle principali aziende che gli spammer hanno impersonificato nella prima metà del 2017.

Con nomi di giganti come Apple, Amazon e Microsoft, la lista dimostra che più l’organizzazione è grossa, più è allettante usare il suo nome come esca nello spam.

“Ci sono così tante persone che hanno a che fare con queste grandi aziende, che di conseguenza diventano le più interessanti da impersonificare per avere successo nello spam” spiega Sean Sullivan, Security Advisor di F-Secure.

A parte i grandi colossi della tecnologia, altre aziende che vengono solitamente prese di mira ricadono in settori come quello degli appuntamenti online (Match.com) o finanziario (PayPal). Servizi di spedizione come USPS e FedEx sono collocati molto in alto nella lista, e in questi casi viene usata come esca la “consegna della merce”. In Germania, Giropay e Ebay sono brand molto usati dagli spammer, e nei Paesi Nordici lo stesso vale per Nordea Bank e Ikea.

“Quando parliamo di spam, il social engineering è più semplice che in passato,” dice Sullivan. “L’e-commerce è oggi così diffuso che basta un semplice messaggio del tipo ‘Il tuo ordine non può essere consegnato,’ non serve altro. L’ingente quantità di spam che viene diffusa è una garanzia che molti destinatari siano effettivamente in attesa di un pacco. E per altri, l’idea di stare per ricevere qualcosa di  inatteso è talmente allettante che porta ad abboccare all’esca e rende vana ogni forma di training su fatti di questo tipo.”

Le email che sembrano provenire da un’azienda credibile possono veicolare del malware come allegato, o altri tipi di malware come trojan bancari o keylogger. Possono dire di vendere prodotti legittimi ma in realtà cercano di raccogliere dati della carta di credito o altre informazioni personali. Possono essere email di phishing progettate per rubare le credenziali di un account.

Gli exploit kit, che si nascondono in siti web malevoli o compromessi per sfruttare vulnerabilità trovate nei browser e nei sistemi dei visitatori, erano un vettore di infezione malware molto comune. Il loro uso è andato diminuendo poiché oggi le vulnerabilità dei software vengono risolte con patch più tempestivamente, e poiché le vulnerabilità zero day sono più rare che mai.

I volumi di email malevole sono cresciuti poiché i criminali si adattano alle forze del mercato.

Sullivan afferma che non si riscontra un rallentamento dello spam come vettore di attacco. Per prevenire infezioni via spam offre quindi questi consigli agli amministratori IT:

  • I tuoi utenti devono per forza essere abilitati a ricevere file zip? Con i servizi cloud, gli utenti possono collegarsi a grandi documenti in modo sicuro. Considera di bloccare i file zip a livello del gateway o di usare una policy di gruppo per catalogarli come un tipo di file non sicuro.
  • Imposta il sistema (computer) in modo che i javascript non eseguano istruzioni sulla macchina quando l’utente li apre con un doppio click.
  • Disabilita gli script macro dai file Office ricevuti via email.

Lista delle principali aziende sfruttate per attività di email spoofing nel primo semestre 2017:

  1. USPS
  2. Amazon
  3. Fedex
  4. Apple
  5. Paypal
  6. Walgreens
  7. Microsoft
  8. Eharmony
  9. Lyft
  10. Facebook
  11. Bank of America
  12. com

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