tribunale – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:59:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png tribunale – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 La corte ha deciso: Kim Dotcom può essere estradato negli USA https://www.datamanager.it/2018/07/la-corte-ha-deciso-kim-dotcom-puo-essere-estradato-negli-usa/ Mon, 09 Jul 2018 18:00:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150893 Le autorità della Nuova Zelanda hanno confermato la possibilità che l’ideatore di Megaupload venga trasferito negli Stati Uniti per affrontare le accuse a suo carico Ricorderete la curiosa storia di Kim Dotcom, ideatore di quello che fu Megaupload, primo vero e proprio servizio globale di p2p fuorilegge. Dopo varie vicissitudini, il ragazzo aveva fondato Mega, […]

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Le autorità della Nuova Zelanda hanno confermato la possibilità che l’ideatore di Megaupload venga trasferito negli Stati Uniti per affrontare le accuse a suo carico

Ricorderete la curiosa storia di Kim Dotcom, ideatore di quello che fu Megaupload, primo vero e proprio servizio globale di p2p fuorilegge. Dopo varie vicissitudini, il ragazzo aveva fondato Mega, client simile ma con una più spiccata vocazione alla privacy dei contenuti, del tipo “scambiate quello che vi pare, Mega non può saperlo”. Al di là del tentativo di scappatoia burocratica tentata dalla piattaforma, Kim si è ritrovato la polizia neozelandese in casa quando le accuse di riciclaggio e soprattutto violazione del copyright sono divenute pesanti.

Da quel momento, gli Stati Uniti, mittenti delle denunce, hanno cercato di portare Dotcom nel paese, per processarlo e giudicarlo con le leggi interne. Le autorità della Nuova Zelanda hanno deciso che l’estradizione può esservi, seppur non avverrà così facilmente, a detta dei difensori dell’imprenditore del web.

Cosa succede

Il team di legali di Dotcom ha affermato che non ci sono prove sufficienti per dimostrare che l’assistito ha commesso un crimine: “Abbiamo risposto a tre tribunali, ottenendo tre diverse analisi, una di queste ha chiaramente definito che non vi è stata alcuna violazione del copyright”. Come se non bastasse, Dotcom ha citato in giudizio il governo neozelandese per 6,7 miliardi di dollari e, secondo quanto riferito, avrebbe già ricevuto una proposta di accordo economico.

Per il momento però Kim è preoccupato che, se estradato negli Stati Uniti, dovrà affrontare tribunali ben poco amichevoli vista la pressione, probabilmente giusta, dei titolari di copyright e gli autori di contenuti che si sono sentiti lesi dalla diffusione dei loro lavori in maniera gratuita in rete. Non a caso, i pubblici ministeri statunitensi hanno perseguito aggressivamente, e con successo, siti di condivisione come Kick Ass Torrents e The Pirate Bay.

 

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Quel testimone di Apple Watch https://www.datamanager.it/2018/03/quel-testimone-di-apple-watch/ Fri, 30 Mar 2018 09:12:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144775 Lo smartwatch di Cupertino è la prova principale di un caso di omicidio in Australia, dove a raccontare molto dell’accaduto è il sensore del battito cardiaco I dati di monitoraggio dell’attività cardiaca a bordo dell’Apple Watch stanno giocando un ruolo importante in un caso di omicidio in Australia. I pubblici ministeri di Adelaide hanno infatti […]

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Lo smartwatch di Cupertino è la prova principale di un caso di omicidio in Australia, dove a raccontare molto dell’accaduto è il sensore del battito cardiaco

I dati di monitoraggio dell’attività cardiaca a bordo dell’Apple Watch stanno giocando un ruolo importante in un caso di omicidio in Australia. I pubblici ministeri di Adelaide hanno infatti chiamato in causa la cronologia delle attività di Myrna Nilsson, 57 anni, per determinare cosa sia accaduto durante i suoi ultimi momenti di vita. Secondo il Daily Mail, tali informazioni contraddicono quanto raccontato in prima battuta da Caroline Nilsson, figlia della donna, che ora è accusata di omicidio. Il fatto risale al 2016, quando Myrna è deceduta per uno o più colpi mortali e successivamente legata con del nastro adesivo. Due anni fa, Caroline disse alla polizia che un gruppo di uomini aveva attaccato sua madre dopo un incidente stradale.

Cosa succede

Tuttavia, un esperto forense ha controllato i dati dell’Apple Watch della vittima, che mostrano un picco dell’attività, seguito da un calo brusco e dallo stop della registrazione cardiaca, segno dell’assenza di polso. Coerenti con l’ipotesi di un attacco improvviso, la cronologia pone il fattaccio in una finestra temporale tra le 18.38 e le 18.45. Per Caroline però, Myrna continuò a usare il suo telefono fino alle 19:13, quando in realtà la donna era già deceduta. Pe la polizia australiana, che ha arrestato Caroline, la scena del crimine era stata creata ad-hoc, per far credere a un’aggressione esterna. La ragazza sarà in tribunale il 13 giugno e, secondo il suo avvocato, negherà le accuse.

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Uber compra 24mila auto senza pilota da Volvo https://www.datamanager.it/2017/11/uber-compra-24mila-auto-senza-pilota-volvo/ Thu, 23 Nov 2017 19:00:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135881 La trasformazione da azienda per il servizio di trasporto privato a operatore automotive a 360 gradi è vicina: così la startup vuole lanciarsi nella nuova era senziente I piani di Uber sono da big: comprare circa 24 mila automobili a guida autonoma marchiate Volvo nel corso dei prossimi mesi. In questo modo la startup, o […]

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La trasformazione da azienda per il servizio di trasporto privato a operatore automotive a 360 gradi è vicina: così la startup vuole lanciarsi nella nuova era senziente

I piani di Uber sono da big: comprare circa 24 mila automobili a guida autonoma marchiate Volvo nel corso dei prossimi mesi. In questo modo la startup, o ex-startup visti i numeri, allargherà il suo business servendo un mercato che ancora non esiste ma che in futuro farà la voce grossa nel settore automotive: quello dei veicoli senzienti. L’obiettivo è semplice: combinare l’hardware di Volvo a un sistema di pilotaggio senza pilota che sia funzionale e più economico di quello esistente, perché privo del costo di un operatore. Questo vuol dire che prima o poi spariranno gli autisti del portafoglio di Uber? Probabilmente si, probabilmente solo qualche anno prima che i computer di bordo prendano il sopravvento sui tassisti in carne e ossa.

Futuro in bilico

Di certo no è semplice pensare al futuro quando l’azienda sta vivendo un 2017 davvero complicato. L’ultima tegola riguarda il furto di identità di cui Uber è stata vittima negli anni scorsi e che mai aveva comunicato ai propri clienti. Non è ben chiaro cosa abbiano rubato gli hacker anche se è alto il rischio che le informazioni sensibili, comprese quelle sui metodi di pagamento, siano cadute nelle mani di terzi, con evidenti problemi di privacy e anche di sottrazione illecita di denaro, anche se finora non vi sono evidenze del genere. Detto questo, sul piano pratico Uber mira a costruire una flotta di mezzi molto ampia, da dislocare in tutti i paesi dove attualmente non vige un blocco dei suoi servizi. Dal passaggio fuori città alla consegna di cibo, è probabile che il domani delle attività self-driving dirette ai consumatori passi per una delle piattaforme della compagnia statunitense, sempre che ne resti ancora qualcosa tra attacchi cyber e accuse di molestie.

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Qualcomm contro Apple: ban degli iPhone negli USA https://www.datamanager.it/2017/07/qualcomm-apple-ban-degli-iphone-negli-usa/ Mon, 10 Jul 2017 13:57:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128310 La produttrice di chip continua la sua battaglia legale contro Cupertino chiamando in causa la International Trade Commission L’obiettivo è di quelli difficili e probabilmente impossibili da raggiungere: bloccare le vendite e le esportazioni, dagli USA, degli iPhone. Qualcomm si è legata al dito un’accusa, mossa da Apple a inizio anno, circa una pratica che […]

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La produttrice di chip continua la sua battaglia legale contro Cupertino chiamando in causa la International Trade Commission

L’obiettivo è di quelli difficili e probabilmente impossibili da raggiungere: bloccare le vendite e le esportazioni, dagli USA, degli iPhone. Qualcomm si è legata al dito un’accusa, mossa da Apple a inizio anno, circa una pratica che il produttore di chip attuerebbe per far pagare alla Mela delle royalties più alte rispetto alla concorrenza, dovute per l’utilizzo di parti hardware e brevetti negli smartphone che escono dalle fabbriche partner di Cupertino. Come risposta, qualche mese dopo, è arrivato un lungo documento in cui Qualcomm chiama in causa Apple per l’infrazione di diverse proprietà intellettuali, mai richieste ufficialmente e su cui finora tutti avevano taciuto per la buona continuazione del business. Insomma, il flebile filo che legava le due compagnie si è rotto e adesso è tutta una questione di tribunale.

iPhone 8 è in pericolo?

L’accusa sarebbe tale da vietare la vendita e l’esportazione di iPhone di vecchia e nuova generazione. In totale sono sei i brevetti di cui Apple non avrebbe rispetto la paternità: tra questi la possibilità di estendere la durata della batteria, il trasferimento di dati tramite reti wireless combinate e l’ottimizzazione delle performance a seconda degli usi. Tutti si riferiscono, in un modo o nell’altro, all’ambito del risparmio energetico, un tallone d’Achille di quelli che furono gli iPhone della prima ora. L’esame da parte della US International Trade Commission comincerà ad agosto e con tutta probabilità proseguirà per tutto l’anno sino agli inizi del 2018. Per questo le vendite dell’iPhone 8, in uscita a settembre, non sono in pericolo né dentro che fuori gli Stati Uniti. Non è detto però che qualcosa non possa cambiare nei prossimi mesi qualora il giudizio della commissione non fosse a favore di Qualcomm e dunque di un ban dei melafonini.

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Kim Dotcom ora rischia l’estradizione https://www.datamanager.it/2017/02/kim-dotcom-ora-rischia-lestradizione/ Tue, 21 Feb 2017 19:00:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119674 Una corte neozelandese ha sentenziato la possibilità che il fondatore di Megaupload venga trasferito negli USA con l’accusa di frode Ora Kim Dotcom rischia grosso. L’imprenditore del web, che ha guadagnato un bel po’ di soldi con il successo di Megaupload e del successore Mega, potrebbe essere estradato negli Stati Uniti per fronteggiare un’accusa di […]

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Una corte neozelandese ha sentenziato la possibilità che il fondatore di Megaupload venga trasferito negli USA con l’accusa di frode

Ora Kim Dotcom rischia grosso. L’imprenditore del web, che ha guadagnato un bel po’ di soldi con il successo di Megaupload e del successore Mega, potrebbe essere estradato negli Stati Uniti per fronteggiare un’accusa di frode, relativa proprio alla sua prima creatura, chiusa nel 2012 a seguito di un raid dell’FBI nell’appartamento neozelandese di Auckland. La corte della stessa città ha confermato la decisione già emessa da una corte inferiore nel 2015 su un totale di 13 capi d’accusa, tra cui cospirazione, racket, violazione del copyright, riciclaggio di denaro e frode telematica. La sentenza di due anni fa non era priva di dubbi, soprattutto su alcuni punti, che sembrano essersi schiariti d’un tratto, almeno per la Auckland High Court.

Valigie pronte

L’avvocato difensore di Kim Dotcom, Ron Mansfield, ha etichettato l’ultimo giudizio come “estremamente deludente”, annunciando che il suo cliente farà ricorso alla Corte d’Appello della Nuova Zelanda per fronteggiare il rischio di estradizione. Il giudice di Auckland, Murray Gilbert, ha infatti spiegato che, sebbene in Nuova Zelanda il crimine di violazione del diritto d’autore non preveda l’estradizione, questa può verificarsi nel caso di denuncia per frode, tra quelle affibbiate all’uomo di origine tedesca. Dotcom ha usato Twitter per far sentire la sua voce, dopo la notizia: “Non verrò estradato per il copyright, per me si tratta di una vittoria. Però potrei essere trasferito per un’altra legge, che qui nemmeno viene applicata”. Come lui, ci sono altri due co-accusati, Mathias Ortmann, Bram van der Kolk e Finn Batato, nel cui futuro c’è la medesima possibilità di giudizio oltreoceano.

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Microsoft vince la battaglia delle email con il governo degli Stati Uniti https://www.datamanager.it/2016/07/microsoft-vince-la-battaglia-delle-email-governo-degli-stati-uniti/ Mon, 18 Jul 2016 18:00:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105933 I due erano arrivati in tribunale per l’ottenimento di alcuni messaggi di posta conservati nel data center irlandese Si è conclusa con una vittoria da parte di Microsoft la “diatriba delle email”. Si tratta di una questione che andava avanti da tre anni, da quando cioè, nel 2013, il governo degli Stati Uniti impose al […]

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I due erano arrivati in tribunale per l’ottenimento di alcuni messaggi di posta conservati nel data center irlandese

Si è conclusa con una vittoria da parte di Microsoft la “diatriba delle email”. Si tratta di una questione che andava avanti da tre anni, da quando cioè, nel 2013, il governo degli Stati Uniti impose al gigante di Redmond di inviare al dipartimento di stato una serie di email, conservate sui server irlandesi e rientranti in una indagine su Silk Road, la piattaforma utilizzata dal dark web per la compravendita di prodotti illegali, tra cui droghe. Sin dal principio, Microsoft si è opposta alla richiesta del governo di Washington, sia per principio che per paura di una reazione dei suoi più grandi clienti cloud, che a quel punto avrebbero potuto preferire dirigere le loro necessità di hosting sulla nuvola verso compagnie più attente alla protezione della privacy.

La sentenza

Venerdì scorso però la Federal Appeals Court ha sentenziato in favore di Microsoft, spiegando che la procedura di ottenimento, avanzata dagli USA, ricade effettivamente nei poteri resi possibili dallo US Stored Communications Act (SCA) ma non per questo leciti se non correlati direttamente con l’interesse nazionale. In poche parole, lo SCA consente al governo statunitense di accedere a informazioni e dati digitali conservati dai provider, all’interno di procedure che riguardano indagini di polizia in cui sono coinvolti in prima persona gli States ma non a livello extra-territoriale, ovvero quando la compagnia a stelle e strisce localizza i suoi stemi di archiviazione all’estero. Il risultato è che la Corte al quale il governo si è appellata non può rispondere di una simile richiesta: “In alternativa si dovrebbe avviare un comitato di analisi internazionale per capire se è possibile forzare il trattato in merito ai contenuti conservati in Irlanda”. Soddisfazione da parte delle associazioni in difesa dei diritti digitali, come l’Open Rights Group (che ha supportato Microsoft nella vicenda sin dal 2014) e la Electronic Freedom Foundation che ha detto: “Si tratta di una decisione rivoluzionaria, che aiuta a proteggere la privacy degli utenti in tutto il mondo”.

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Qualcomm porta in tribunale Meizu per colpa dei brevetti 3G e 4G https://www.datamanager.it/2016/06/qualcomm-porta-tribunale-meizu-colpa-dei-brevetti-3g-4g/ Tue, 28 Jun 2016 18:30:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=104418 Il produttore di chip ha denunciato la compagnia cinese in ascesa che si sarebbe rifiutata di negoziare la causa sulla tecnologia mobile Qualcomm contro Meizu rispecchia il cambio di panorama avvenuto nel mercato mobile, dove fino a poco tempo fa a contendersi i brevetti erano giganti del calibro di Apple e Samsung. L’ascesa delle aziende […]

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Il produttore di chip ha denunciato la compagnia cinese in ascesa che si sarebbe rifiutata di negoziare la causa sulla tecnologia mobile

Qualcomm contro Meizu rispecchia il cambio di panorama avvenuto nel mercato mobile, dove fino a poco tempo fa a contendersi i brevetti erano giganti del calibro di Apple e Samsung. L’ascesa delle aziende orientali, come Huawei, lo spin-off Honor e la stessa Meizu, pone necessità diverse, dettate dalla voglia di capire come è possibile che brand del genere sfornino terminali di tutto valore a prezzi spesso inferiori più della metà dei concorrenti più famosi, eppure dotati di specifiche tecniche simili. Perché, al di là dell’importanza di appartenere a questo o quel marchio, alla fine ciò che conta è la qualità e la performance dello smartphone più del design e dei colori, peraltro tutti molto standardizzati.

La denuncia

Qualcomm ha avviato una causa contro Meizu a causa di quello che sarebbe un utilizzo non appropriato dei brevetti sul 3G e 4G della compagnia statunitense. La denuncia, ufficializzata sul web, è stata depositata alla Corte della proprietà intellettuale di Pechino, dopo che Meizu avrebbe rifiutato di negoziare la disputa, probabilmente con il pagamento di una certa somma per lo sfruttamento delle due tecnologie di connessione. Prima di andare avanti con la pratica, Qualcomm ha chiesto al tribunale di confermare che i suoi termini per l’accordo sui brevetti soddisfino la legge antimonopolio cinese e che rispettino le norme della National Development and Reform Commission del 2015. “Le tecnologie di Qualcomm sono il cuore pulsante di tutti i dispositivi mobili – ha spiegato Dan Rosenberg, vice presidente esecutivo della compagnia – Meizu ha scelto di utilizzare tali innovazioni senza una licenza, il che non è solo fuorilegge ma anche ingiusto nei confronti di chi ha agito in buona fede, rispettando i diritti sui brevetti. Si tratta di un danno ai consumatori e all’ecosistema mobile globale”.

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Apple batte ancora Samsung in tribunale https://www.datamanager.it/2015/09/apple-batte-ancora-samsung-in-tribunale/ Fri, 18 Sep 2015 17:29:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83957 La Corte d’Appello federale ha accolto il ricorso di Apple dichiarando che è suo diritto chiedere il ritiro dei prodotti Samsung che violano i suoi brevetti Nell’infinita battaglia in tribunale fra Apple e Samsung, la prima ha ottenuto un’altra e forse decisiva vittoria. Il giudice Kimberly A. Moore della Corte d’Appello federale degli Stati Uniti ha […]

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La Corte d’Appello federale ha accolto il ricorso di Apple dichiarando che è suo diritto chiedere il ritiro dei prodotti Samsung che violano i suoi brevetti

Nell’infinita battaglia in tribunale fra Apple e Samsung, la prima ha ottenuto un’altra e forse decisiva vittoria. Il giudice Kimberly A. Moore della Corte d’Appello federale degli Stati Uniti ha confermato il diritto della Mela di rivendicare il rispetto della sua proprietà intellettuale anche impedendo alla rivale di commercializzare prodotti che violano i suoi brevetti. Samsung, che sta progettando uno smartphone che si apre come un libro, potrebbe quindi essere costretta a ritirare dal mercato statunitense alcuni dei suoi terminali.

Apple esulta mentre Samsung rischia il ritiro dei suoi prodotti dal mercato

A maggio dell’anno scorso il giudice Lucy Koh aveva rilevato la violazione da parte di Samsung di 3 brevetti di Apple relativi rispettivamente a quick-link, slide-to-unlock e correttore automatico. Il tribunale aveva imposto all’azienda coreana una multa salatissima ma chiedeva maggiori prove affinché la Mela potesse ottenere il ritiro dal mercato dei prodotti Samsung che utilizzavano queste tecnologie. Apple, che ha ricevuto aspre critiche dagli utenti Android per l’app “Pass to iOS”,  ha quindi deciso di ricorrere in Apple e la Corte d’Appello ha confermato che la Mela “non ha alcun bisogno di dimostrare che le funzioni contestate sono la ragione per cui il consumatore preferisca acquistare dispositivi Samsung invece di quelli Apple”. “Il diritto di escludere un concorrente dall’usare la propria proprietà intellettuale  – si legge nella sentenza – è importante quanto il diritto di poter mantenere l’esclusiva, garanzia cruciale e fondamentale del diritto brevettuale che discende dalla costituzione stessa”.

In attesa di una decisione definitiva da parte della Corte distrettuale, Apple ha espresso tutto il suo favore nei confronti della sentenza. “Le Corti di tutto il mondo stanno confermando ciò che abbiamo sempre detto: che Samsung ha volontariamente rubato le nostre idee e copiato i nostri prodotti”, affermano da Cupertino. Samsung dal canto suo dice di non essere preoccupata e che non ritirerà i prodotti incriminati dal mercato statunitense. L’azienda coreana sta cercando un accordo con Apple al di fuori dalle aule di tribunale e intanto sta cercando di annullare il brevetto della Mela per quanto riguarda lo slide-to-unlock.

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Abuso sul web è reato: decide la Cassazione https://www.datamanager.it/2015/04/abuso-sul-web-e-reato-decide-la-cassazione/ Mon, 27 Apr 2015 08:21:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73869 Non ci sono attenuanti per chi adesca minori online, non serve il contatto fisico, basta l’intenzione virtuale Le molestie online verso i minori non sono meno gravi di quelle che avvengono nella vita reale secondo la Terza sezione penale che ha emesso una sentenza a suo modo storica e che potrebbe fare da esempio a […]

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Non ci sono attenuanti per chi adesca minori online, non serve il contatto fisico, basta l’intenzione virtuale

Le molestie online verso i minori non sono meno gravi di quelle che avvengono nella vita reale secondo la Terza sezione penale che ha emesso una sentenza a suo modo storica e che potrebbe fare da esempio a tutte le successive. Un cinquantenne campano era stato condannato per atti sessuali perpetrati ai danni di una bambina di nove anni su internet, sia attraverso parole e frasi che con l’ausilio di una webcam in videochiamata. Dopo una prima condanna l’uomo aveva avanzato un ricorso sostenendo come non si trattasse di abusi veri e propri perché non riconducibili ad una fisicità riconosciuta.

Respinto in appello

Nonostante ciò, la Terza sezione penale della Cassazione, rappresentata dal giudice Vincenzo Pezzella, ha respinto ogni tentativo di ricorso spiegando che la gravità degli atti sessuali virtuali è la stessa di quella che scaturisce da fatti nella vita reale, sempre di più connessa alle controparti digitali. Così la Corte d’Appello di Napoli che aveva ridotto la pena dell’uomo a 9 anni è stata smentita dalla decisione che considera i social network una piattaforma di socializzazione come tante altre, quasi al pari di bar e piazze vere, tanto che forme di abuso pubbliche sono comparabili a quelle su Facebook, Twitter e soci. Uno dei motivi è che troppo spesso sui social i minori si trovano indifesi perché considerati protetti dal mondo grazie allo schermo che invece può trasformarsi in un inconsapevole ponte verso la depravazione.

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Sky e Virgin bloccano i proxy di Pirate Bay https://www.datamanager.it/2015/03/sky-e-virgin-bloccano-i-proxy-di-pirate-bay/ Fri, 13 Mar 2015 11:42:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71326 I principali provider inglesi hanno dato seguito all’ordine del tribunale di bloccare i siti che rimandano ai link del portale di P2P La nave è tornata a vele spiegate ma è un po’ più sola. Se finora i provider nazionali non si erano espressi sull’eticità dell’esistenza di un sito che viola palesemente le leggi sul […]

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I principali provider inglesi hanno dato seguito all’ordine del tribunale di bloccare i siti che rimandano ai link del portale di P2P

La nave è tornata a vele spiegate ma è un po’ più sola. Se finora i provider nazionali non si erano espressi sull’eticità dell’esistenza di un sito che viola palesemente le leggi sul copyright, in Inghilterra qualcosa è cambiato. Dopo l’ordine del tribunale competente, infatti, i principali ISP del paese hanno cominciato a bloccare i proxy di Pirate Bay, impedendo così ai navigatori di accedervi. Sky, BT, EE, TalkTalk, O2 e Virgin Media sono tra i principali artefici dell’embargo telematico ai danni dei siti che ripropongono link ai contenuti relativi ai server dell’imbarcazione più amata dai downloader incalliti. Per ora i siti interessati sono piratebayproxy.co.uk, piratebayproxylist.com e ukbay.org. Si tratta di un precedente importante che potrebbe benissimo dar dar vita a una serie di misure locali atte a tagliare del tutto fuori da internet la piattaforma di file sharing.

Fuori dalla Rete

“Virgin Media ha ricevuto un ordine dalla Corte di prevenire l’accesso al sito” – si legge quando si tenta di entrare su alcune delle pagine bloccate utilizzando una connessione tramite l’operatore virtuale. La stessa cosa, secondo i test effettuati dagli utenti, avviene per chi ha un abbonamento con BSkyB e gli altri sopra menzionati. Secondo una lista di Sky sui siti attualmente bloccati nel Regno Unito, il numero delle pagine inibite sarebbe di qualche decina mentre Virgin parla di almeno 98 portali resi inaccessibili agli utenti. Secondo Torrent Freak, la mossa non servirà però a ridurre il download illegale di materiale protetto da copyright visto che “appena ne bannano uno ne arriva subito un altro”. La lotta tra guardie e ladri 2.0 è appena (ri)entrata nel vivo.

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