Turchia – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 09:09:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Turchia – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Apple sbloccherà l’iPhone del killer dell’ambasciatore russo? https://www.datamanager.it/2016/12/apple-sblocchera-liphone-del-killer-dellambasciatore-russo/ Fri, 23 Dec 2016 14:35:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116618 La Turchia chiede ad Apple di sbloccare l’iPhone di Mevlut Mert Altintas. La Mela potrebbe agire come nel caso di San Bernardino Ancora una volta Apple è costretta a scegliere tra difendere la privacy dei suoi utenti o supportare le indagini delle forze dell’ordine. La Turchia ha chiesto all’azienda di Cupertino di sbloccare l’iPhone 4S di Mevlut […]

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La Turchia chiede ad Apple di sbloccare l’iPhone di Mevlut Mert Altintas. La Mela potrebbe agire come nel caso di San Bernardino

Ancora una volta Apple è costretta a scegliere tra difendere la privacy dei suoi utenti o supportare le indagini delle forze dell’ordine. La Turchia ha chiesto all’azienda di Cupertino di sbloccare l’iPhone 4S di Mevlut Mert Altintas, l’uomo che ha ucciso l’ambasciatore russo Andrei Karlov durante una mostra fotografica ad Ankara. Le autorità turche sono riuscite ad entrare in possesso dello smartphone dell’omicida ma non a penetrare i sistemi di sicurezza utilizzati da Apple. La Russia avrebbe inviato un team di esperti proprio per lavorare allo sblocco del dispositivo.

Basandosi sul caso di San Bernardino, Apple non dovrebbe accettare la richiesta della Turchia. In quell’occasione la Mela si rifiutò di procedere allo sblocco dell’iPhone di uno degli autori della strage al centro per disabili come richiesto dall’Fbi. In quel periodo il CEO di Apple, Tim Cook, difese strenuamente la scelta della sua azienda e ottenne il sostegno di quasi tutta la Silicon Valley. In seguito l’Fbi ha tentato di imporre lo sblocco per vie legali salvo poi pagare 1,3 milioni di dollari ad team di hacker che riuscì poi a penetrare nello smartphone.

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La censura turca colpisce Tor https://www.datamanager.it/2016/12/la-censura-turca-colpisce-tor/ Wed, 21 Dec 2016 19:30:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=116376 Il browser per navigare in anonimo è stato bloccato nei confini del paese che segue sempre di più l’esempio di Pechino La Turchia e la Cina sono più vicine, almeno per quanto riguarda i tentativi di censurare l’internet nazionale. Dopo i blocchi ai social network e alle reti VPN dei mesi scorsi, questa volta Ankara […]

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Il browser per navigare in anonimo è stato bloccato nei confini del paese che segue sempre di più l’esempio di Pechino

La Turchia e la Cina sono più vicine, almeno per quanto riguarda i tentativi di censurare l’internet nazionale. Dopo i blocchi ai social network e alle reti VPN dei mesi scorsi, questa volta Ankara ha stretto la morsa intorno al famoso browser Tor, usato per navigare in anonimo e tenere nascoste le proprie tracce in rete. Il governo ha probabilmente reso inutilizzabile il programma agendo in due modi: vietando la connessione agli indirizzi IP dei nodi conosciuti oppure identificando l’utilizzo del protocollo “a cipolla” da parte dei cittadini del paese, inibendo di fatto le connessioni in entrata e in uscita dal servizio. In realtà, sia l’uno che l’altro metodo sono valicabili ma diventa tutto più difficile quando gli operatori sono nelle mani della politica.

La mossa

Chiaramente questa, come le azioni precedenti, è solo l’ultima mossa di Erdogan per prevenire che i turchi possano far sentire la loro voce online, con la libertà di navigare il web senza paura di essere rintracciati e condannati. La volontà di concentrare nelle mani del potere le attività digitali in Turchia è molto simile a quanto da anni accade in Cina, dove il Great Firewall non permette, di fatto, di godere di un’esperienza online priva di vincoli. Solo le VPN (ma ancora per quanto?) consentono a chi si collega dalla regione orientale di fruire di alcuni servizi altrimenti irraggiungibili, come le cosiddette Google Apps. Che Ankara stia seguendo il modello del dragone rosso? Sembra proprio di si ma con un tipo restrizione ancora più globale, che ha già coinvolto Facebook, Twitter, WhatsApp, YouTube, colpiti da censura anche nelle ultime ore, a seguito dell’assassinio dell’ambasciatore turco Andrei Karlov.

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La Turchia blocca WhatsApp, YouTube, Facebook e Twitter. Di nuovo https://www.datamanager.it/2016/11/la-turchia-blocca-whatsapp-youtube-facebook-twitter/ Mon, 07 Nov 2016 19:00:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112922 Il governo di Ankara ha censurato i principali social media e piattaforme di comunicazione a seguito degli arresti nel fine settimana Lo scorso venerdì, 11 membri del Parlamento turco sono stati arrestati dalle forze dell’ordine del paese. Si tratta di uomini appartenenti al Partito Democratico Popolare Pro-Curdo, avversario del PKK di Erdogan al potere. A […]

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Il governo di Ankara ha censurato i principali social media e piattaforme di comunicazione a seguito degli arresti nel fine settimana

Lo scorso venerdì, 11 membri del Parlamento turco sono stati arrestati dalle forze dell’ordine del paese. Si tratta di uomini appartenenti al Partito Democratico Popolare Pro-Curdo, avversario del PKK di Erdogan al potere. A seguito di tale evento, sui social network era cominciato a montare il dissenso, tanto da spingere le autorità a zittire la massa chiudendo i principali sbocchi comunicativi digitali. Sotto i colpi  della censura sono dunque caduti WhatsApp, YouTube, Facebook e Twitter, che si allineano al blackout che solo qualche settimana prima aveva colpito il cloud di Google Drive, Dropbox, OneDrive e GitHub, dove erano state caricate le email sottratte a Berat Albayrak, ministro dell’energia e delle risorse naturali.

Cosa è successo

La Turchia continua a comportarsi in maniera deprecabile nei confronti della libertà di opinione dei suoi cittadini. Non a caso, in tempi non sospetti, anche WikiLeaks si era prodigata nel diffondere un bel po’ di messaggi interni dell’organizzazione PKK, nella speranza di fare maggiore chiarezza sull’operato del partito. La risposta di Erdogan e soci è chiara: chiunque si oppone al governo, sia sul web che con proteste in strada, è un nemico della patria e dunque va punito. Come spesso accade, l’unica alternativa per continuare a postare online resta quella delle VPN, che ancora una volta rappresentano il modo migliore per aggirare i limiti imposti al traffico internet.

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Twitter ancora bloccato in Turchia dopo la strage a Suruc https://www.datamanager.it/2015/07/twitter-ancora-bloccato-in-turchia-dopo-la-strage-a-suruc/ Wed, 22 Jul 2015 12:43:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81602 Twitter è stato nuovamente bloccato in Turchia per evitare la diffusione di immagini e contenuti relativi all’attentato terroristico di Suruc E’ un rapporto davvero conflittuale quello fra il governo turco e Twitter. L’accesso al social network è stato nuovamente bloccato a livello nazionale da un tribunale locale per evitare la diffusione di immagini dell’attacco terroristico […]

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Twitter è stato nuovamente bloccato in Turchia per evitare la diffusione di immagini e contenuti relativi all’attentato terroristico di Suruc

E’ un rapporto davvero conflittuale quello fra il governo turco e Twitter. L’accesso al social network è stato nuovamente bloccato a livello nazionale da un tribunale locale per evitare la diffusione di immagini dell’attacco terroristico di lunedì scorso nella città di Suruc. A confermarlo è un portavoce ufficiale di Ankara. L’hashtag #suructakatliamvar era diventato molto popolare a seguito della strage per poi essere sostituito nei trending topic da #TwitterBlockinTurkey poco tempo dopo il blocco imposto dal governo.

Twitter, che ha lanciato un sito dedicato alla sicurezza online, era già stato inibito a fasi alterne assieme a YouTube durante le proteste che avevano sconvolto il Paese l’anno scorso. I social network erano infatti diventati lo strumento principe per diffondere il malcontento dei cittadini nei confronti del governo. A quel tempo il primo ministro Tayyip Erdogan ha definito i social media “la maledizione della società odierna”.

Nel frattempo, è stato scoperto l’autore dell’attentato che ha causato la morte di 32 persone a Suruc. All’inizio di pensava si trattasse di una donna ma le analisi di DNA hanno rivelato che in realtà il terrorista sarebbe Abdurrahman Alagoz, 20enne studente di ingegneria all’università di Adiyaman. La madre del presunto attentatore avrebbe confermato che il figlio ha trascorso un periodo di 6 mesi all’estero. Gli investigatori sono convinti che durante questo lasso di tempo il ragazzo si sia recato in Siria per addestrarsi con l’Isis all’uso e alla fabbricazione di bombe.

 

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Hacker violano il Vaticano dopo le parole del Papa https://www.datamanager.it/2015/04/hacker-violano-il-vaticano-dopo-le-parole-del-papa/ Wed, 15 Apr 2015 12:27:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=73259 Il sito del Vaticano è stato offline per qualche ora a causa di un attacco hacker, una risposta alle parole del Papa sul genocidio armeno Dopo le parole di Papa Francesco sullo sterminio degli armeni, la Turchia ha deciso di reagire anche attraverso la Rete. Qualche giorno fa Bergoglio aveva definito il massacro del popolo armeno da […]

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Il sito del Vaticano è stato offline per qualche ora a causa di un attacco hacker, una risposta alle parole del Papa sul genocidio armeno

Dopo le parole di Papa Francesco sullo sterminio degli armeni, la Turchia ha deciso di reagire anche attraverso la Rete. Qualche giorno fa Bergoglio aveva definito il massacro del popolo armeno da parte del decadente Impero Ottomano come il “primo genocidio del XX secolo”. In seguito, Ankara si era detta “delusa” ed “irritata” dalle dichiarazioni del Papa e dopo il richiamo del proprio ambasciatore dal Vaticano, il premier Recep Tayyip Erdogan aveva letteralmente messo in guardia Papa Francesco dal non ripetere un errore simile. Gli attacchi alla Santa Sede si sono spostati poi in Rete e il sito del Vaticano è stato bloccato per qualche ora a causa di un attacco degli hacker turchi.

Il blackout del sito del Vaticano è opera di hacker turchi

La notte scorsa il sito ufficiale del Vaticano www.vatican.va è rimasto offline per alcune ore a causa di un attacco hacker, che secondo la rivista Techworm sarebbe una risposta alle opinioni del Papa in merito al genocidio degli armeni. La violazione è stata in effetti rivendicata su Twitter dal profilo @YouAnonGlobal2, che fa riferimento ad Anonymous. Oltre a dichiararsi autori dell’attacco, gli hacker hanno promesso di continuare il proprio operato fino a quando la Santa Sede non chiederà ufficialmente scusa. Secondo la stampa armena gli autori dell’attacco appartengono al collettivo #THTHeracles, sezione dell’organizzazione pirata “Turk Hack Team”.

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La Turchia blocca Twitter e YouTube https://www.datamanager.it/2015/04/la-turchia-blocca-twitter-e-youtube/ Tue, 07 Apr 2015 08:26:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72679 Le due piattaforme censurate perché non hanno rimosso i post e i contenuti con le immagini del magistrato minacciato (e poi ucciso) dai militanti del Dhkp-C In principio fu la primavera araba, poi Erdogan. Diciamo che le piattaforme social in Turchia non vivono benissimo visto che periodicamente vengono minacciate, e poi sentenziante, di chiusura seppur temporanea. […]

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Le due piattaforme censurate perché non hanno rimosso i post e i contenuti con le immagini del magistrato minacciato (e poi ucciso) dai militanti del Dhkp-C

In principio fu la primavera araba, poi Erdogan. Diciamo che le piattaforme social in Turchia non vivono benissimo visto che periodicamente vengono minacciate, e poi sentenziante, di chiusura seppur temporanea. L’ultima risale a ieri quando il governo turco, da un po’ di tempo guidato proprio da Erdogan, ha bloccato l’accesso a Twitter e YouTube all’interno per motivi a prima vista lontani da quelli che ne avevamo spinto il bavaglio giusto un anno fa. In quell’occasione la colpa fu di non aver censurato la diffusione di alcuni file audio che avrebbero messo in cattiva luce l’attuale presidente Erdogan accusato di essere colluso per alcuni affari circa l’assegnazione di appalti.

Contro il terrorismo

Questa volta la situazione è diversa. L’azione del governo più che repressiva della libertà individuale sarebbe rivolta alla protezione dei propri cittadini e alla limitazione di contenuti terroristici sulle piattaforme di social media. Causa principale del blocco attuale a Twitter e YouTube è la mancata censura di una foto che ritrae un magistrato turco minacciato con una pistola dal gruppo di estrema sinistra Dhkp-C che di li a poco lo avrebbe ucciso. Pare che il governo abbia chiesto a Facebook, Twitter e Google di rimuovere dai propri servizi un’immagine che rappresenta, secondo le autorità, una pubblicità gratuita ai terroristi e quindi evitabile: a quel punto Zuckerberg avrebbe eseguito repentinamente l’ordine mentre gli altri due no. Al momento c’è un braccio di ferro tra autorità e aziende: da una parte il governo turco che chiede la rimozione dell’immagine, dall’altra Twitter e YouTube che proseguono sulla linea della trasparenza. L’ipotesi più probabile è che fin quando i due big non decideranno di auto-censurarsi gli utenti turchi non potranno né cinguettare né guardare video sul sito di Google tutto a danno della libertà di informazione e condivisione.

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La Turchia vuole bandire Minecraft perché troppo violento https://www.datamanager.it/2015/03/turchia-vuole-bandire-minecraft-perche-troppo-violento/ Wed, 11 Mar 2015 17:59:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71269 Il Ministero turco per l’infanzia chiede il bando di Minecraft perché inciterebbe i giovani alla violenza Negli anni, diverse istituzioni hanno accusato i videogiochi di avere un’influenza negativa sui giovani in quanto favorirebbero nei giocatori la nascita di sentimenti violenti. Oggi il ministro turco per la famiglia e le politiche sociali,  Aysenur Islam, ha inaspettatamente […]

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Il Ministero turco per l’infanzia chiede il bando di Minecraft perché inciterebbe i giovani alla violenza

Negli anni, diverse istituzioni hanno accusato i videogiochi di avere un’influenza negativa sui giovani in quanto favorirebbero nei giocatori la nascita di sentimenti violenti. Oggi il ministro turco per la famiglia e le politiche sociali,  Aysenur Islam, ha inaspettatamente chiesto il bando dal Paese di Minecraft, il gioco sandbox che permette di costruire un mondo virtuale a cubetti.

La Turchia vuole il bando di Minecraft

Sulla base di un rapporto del Dipartimento ai servizi generali per l’infanzia per scoprire se Minecraft contenesse un messaggio di violenza contro le donne, il Ministro ha proposto di avviare un processo legale per fermare la vendita del videogioco in Turchia. “Per quanto sia un gioco che incoraggia la creatività permettendogli di costruire case, fattorie e ponti,  – ha dichiarato la Islam – vi sono anche cattivi da uccidere per proteggere queste costruzioni. E quindi è basato sulla violenza”. In effetti alcune modalità di gioco del titolo di Mojang consentono di combattere mostri e nemici vari ma definire ciò un messaggio violento è probabilmente una forzatura. Inoltre, il Ministro afferma che il videogame può portare i giovani a isolarsi e cadere vittima del cyberbullismo, problema molto sentito anche in Italia.

Dal canto suo la software house Mojang, diventata di proprietà di Microsoft l’anno scorso, si è difesa sottolineando che “per quanto uccidere i nemici sia una parte del gioco, non è una di quelle fondamentali. Tanto che i giocatori possono anche scegliere di giocare con modalità diverse che non li prevedono”.

Il bando di un gioco perché troppo violento non è comunque un evento così raro. In Australia, ad esempio, Grand Theft Auto (GTA) V non è più presente in diverse catene di negozi.

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Facebook, Turchia censura le offese a Maometto https://www.datamanager.it/2015/01/facebook-turchia-censura-offese-maometto/ Mon, 26 Jan 2015 11:39:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68419 E’ una corte di Golbasi, periferia di Ankara, a ordinare la censura delle pagine Facebook contenenti “offese” al profeta Maometto, stando alle dichiarazioni della stampa turca Si tratta della seconda volta dall’inizio del mese che un tribunale turco blocca l’accesso ai contenuti su Internet reputati offensivi verso Maometto: già il 14 gennaio, dopo le stragi […]

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E’ una corte di Golbasi, periferia di Ankara, a ordinare la censura delle pagine Facebook contenenti “offese” al profeta Maometto, stando alle dichiarazioni della stampa turca

Si tratta della seconda volta dall’inizio del mese che un tribunale turco blocca l’accesso ai contenuti su Internet reputati offensivi verso Maometto: già il 14 gennaio, dopo le stragi di Parigi perpetrate da tre terroristi islamici, una corte di Diyarbakir, nel “Kurdistan turco”, aveva censurato i siti che riportavano le vignette satiriche su Maometto del quotidiano francese Charlie Hebdo, bersaglio dell’attacco terroristico.

Proposta la censura senza intervento del tribunale

Una decisione, adottata su richiesta della procura, che è stata trasmessa all’autorità delle telecomunicazioni Tib, nominata dal governo islamico di Ankara.
Risale alla settimana scorsa anche la presentazione di un provvedimento che potrebbe dare un giro di vite ancora più stretto alla censura: il partito islamico Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento, ha proposto che il primo ministro possa censurare una pagina o un sito internet senza che sia necessaria la decisione di un tribunale.

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Turchia: “L’Islam non approva le foto sui social network” https://www.datamanager.it/2014/11/turchia-lislam-non-approva-foto-sui-social-network/ Wed, 19 Nov 2014 13:31:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65229 In Turchia la massima autorità religiosa ha affermato che condividere foto sui social network è contrario alla morale dell’Islam In Turchia riprende vigore l’avversione nei confronti dei social network. Dopo la chiusura per qualche tempo di Twitter e YouTube a causa delle manifestazioni di piazza che imperversavano per il Paese, è arrivata una nuova accusa a […]

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In Turchia la massima autorità religiosa ha affermato che condividere foto sui social network è contrario alla morale dell’Islam

In Turchia riprende vigore l’avversione nei confronti dei social network. Dopo la chiusura per qualche tempo di Twitter e YouTube a causa delle manifestazioni di piazza che imperversavano per il Paese, è arrivata una nuova accusa a queste piattaforme da parte della Direzione affari religiosi (Diyanet) di Ankara. L’istituzione, che risponde direttamente al primo ministro Davutoğlu, afferma che condividere foto su Facebook, Instagram e Twitter andrebbe contro i dettami dell’Islam.

“Condividere le foto sui social network non è da buon musulmano”

“E’ sconveniente, per la religione, che una persona esponga la propria privacy su piattaforme virtuali e la condivida con altre persone – scrive Diyanet sul proprio mensile -. Le persone dovrebbero stare attente rispetto a questo pericolo. Bisogna pregare Dio per evitare i peccati e occuparsi di cose più utili. Le amicizie andrebbero formate in base a questo“. Inoltre, la Direzioni affari religiosi sottolinea come donne ed uomini debbano avere lo stesso diritto di utilizzare la Rete ma allo stesso tempo sia importante seguire la morale islamica.

Le dichiarazioni di Duyanet hanno suscitato reazioni contrastanti in tutto il Paese. Alcuni religiosi ritengono che i consigli dell’autorità siano utili per vivere una vita retta e senza rimpianti e sottolineano come poi la decisione finale spetti al singolo. Altri, invece, ritengono che la Direzione affari religiosi sia fin troppo rigida in quanto al concetto di morale e vedono nei suoi dettami un modo alternativo per controllare la popolazione da parte del governo.

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In Turchia nascerà una città alimentata a pistacchi https://www.datamanager.it/news/turchia-nascer-una-citt-alimentata-pistacchi-55860.html Thu, 24 Apr 2014 09:26:04 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/04/in-turchia-nascera-una-citta-alimentata-a-pistacchi/ In Turchia sarà costruita una città che sfrutterà i pistacchi per soddisfare il sui fabbisogno energetico I pistacchi non fanno solo bene alla salute ma sono anche utili per produrre energia. In Turchia, il terzo produttore mondiale di questo frutto, sorgerà infatti una città alimentata quasi totalmente dai gusci di pistacchio. Il progetto è stato sviluppato […]

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In Turchia sarà costruita una città che sfrutterà i pistacchi per soddisfare il sui fabbisogno energetico

I pistacchi non fanno solo bene alla salute ma sono anche utili per produrre energia. In Turchia, il terzo produttore mondiale di questo frutto, sorgerà infatti una città alimentata quasi totalmente dai gusci di pistacchio. Il progetto è stato sviluppato dalla società francese Burgeap.  

Una città nata sui pistacchi

Il nuovo centro urbano, che potrà ospitare 200mila persone, sarà costruito nella regione del Gaziantep, conosciuta propria per la coltura dei “pistacchi di Antep”. La città si estenderà su un’area di 3.200 ettari e trarrà il suo sostentamento da fonti green come il solare e da centrali a biomasse alimentate dai gusci del frutto secco, che produrranno il 60% dell’energia per il riscaldamento domestico. Anche il sistema idrico e la raccolta dei rifiuti saranno organizzati in un’ottica sostenibile. Il progetto pilota dovrebbe essere completato entro un anno.

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