UK – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:58:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png UK – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Dopo gli USA, ZTE vietata (quasi) anche nel Regno Unito https://www.datamanager.it/2018/04/dopo-gli-usa-zte-vietata-quasi-anche-nel-regno-unito/ Thu, 19 Apr 2018 18:00:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146088 Il centro nazionale per la cyber security ha sollevato numerosi dubbi circa le implicazioni di privacy per la presenza delle infrastrutture di rete del gruppo cinese Ci risiamo, dopo la batosta inflitta dal governo USA a Huawei e ZTE questa volta tocca all’alleato anglosassone seguire una simile linea. Il National Cyber Security Centre (NCSC) di […]

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Il centro nazionale per la cyber security ha sollevato numerosi dubbi circa le implicazioni di privacy per la presenza delle infrastrutture di rete del gruppo cinese

Ci risiamo, dopo la batosta inflitta dal governo USA a Huawei e ZTE questa volta tocca all’alleato anglosassone seguire una simile linea. Il National Cyber Security Centre (NCSC) di Londra ha infatti sollevato ufficialmente dei dubbi in merito ai rischi per la privacy per chi si affida ai network di ZTE, sia in quanto cittadino privato che dipendente pubblico, per viaggiare su internet. Ian Levy, direttore tecnico dell’organo, ha invitato le telco del paese a pensarci bene prima di sfruttare le infrastrutture di rete che l’azienda ha installato nel Regno Unito oramai da tempo. Non ci sono riferimenti a prodotti consumer in catalogo, come il più recente e innovativo Axon M che monta due schermi touch, ma non è detto che non si ritorni sulla questione successivamente, per considerare anche tale aspetto. “L’utilizzo di dispositivi di ZTE e di servizi connessi al marchio rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale – ha detto Levy – che sarebbe molto difficile mitigare una volta attivati”.

Cosa succede

Poco dopo il ban inglese, il Dipartimento statunitense per il commercio ha vietato alle compagnie manifatturiere degli USA di vendere componenti a ZTE. La decisione arriva in seguito all’interdizione temporanea di sette anni che gli Stati Uniti hanno messo in pratica dopo che la cinese ha violato un recente accordo che le impediva di spedire tecnologia americana all’estero, mentre ciò sarebbe avvenuto con la distribuzione di hardware a Iran e Corea del Nord. Secondo la Reuters, le aziende produttrici stanziate negli States forniscono a ZTE circa un terzo degli elementi necessari a costruire reti e smartphone col marchio del gruppo, dunque il divieto potrebbe tagliare definitivamente le gambe alla multinazionale, che in Europa stava ottenendo ottimi risultati di vendita.

Sul proprio sito web la compagnia ha scritto: “Siamo a conoscenza dell’ordine di diniego arrivato dal Dipartimento e attualmente stiamo valutando le implicazioni che ciò avrebbe sulla società, interpellando tutte le parti interessate al fine di rispondere di conseguenza”.

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Il Regno Unito accusa la Russia del lancio di NotPetya https://www.datamanager.it/2018/02/regno-unito-accusa-la-russia-del-lancio-notpetya/ Fri, 16 Feb 2018 19:00:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=141265 Dopo WannaCry è stato l’attacco più devastante vissuto in Europa nel 2017 con un blackout vasto lungo tutto il continente. Il Ministro degli Esteri di Londra è certo della responsabilità di Mosca Quando ci guarderemo indietro e cercheremo i peggiori attacchi cyber della storia ci ricorderemo del 2017 come l’anno di WannaCry. Tuttavia, a qualche […]

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Dopo WannaCry è stato l’attacco più devastante vissuto in Europa nel 2017 con un blackout vasto lungo tutto il continente. Il Ministro degli Esteri di Londra è certo della responsabilità di Mosca

Quando ci guarderemo indietro e cercheremo i peggiori attacchi cyber della storia ci ricorderemo del 2017 come l’anno di WannaCry. Tuttavia, a qualche settimana dal ransomware che ha colpito decine di strutture pubbliche e private in tutta Europa, è arrivato NotPetya, non meno pericoloso del collega. I danni di quest’ultimo sono stati mirati soprattutto a grandi compagnie e sistemi critici, dislocati in larga parte in Ucraina ma non solo.

Dopo una serie di indagini, il Ministro degli Esteri del Regno Unito ha annunciato che molti degli indizi presi in considerazione portano a collegare il lancio della minaccia alla Russia. “Il Cremlino ha preso una chiara posizione nei confronti dei nemici – ha detto il ministro Lord Ahmad – eppure il paese dovrebbe mostrarsi per quello che dice di essere, un membro responsabile della comunità internazionale”.

Cosa succede

Ahmad ha giustificato la volontà di comunicare pubblicamente la convinzione del coinvolgimento di Mosca nella distribuzione di NotPetya per dare un segnale forte nella direzione della “lotta al cybercrime sia nei nostri confini che in quelli degli alleati”. Se le agenzie britanniche sono arrivate a tali conclusioni, c’è poco da obiettare in merito. Non è la prima volta che il governo di Londra punta il dito contro la Russia.

A novembre dello scorso anno, il primo ministro Theresa May aveva anticipato la possibilità che hacker esteri avessero divulgato una serie di fake news per tentare di manipolare il voto sulla Brexit: “Vogliono usare la disinformazione come un’arma – le sue parole – nel tentativo di creare tensioni e discordie all’interno del nostro continente”. Il Cremlino ha negato ripetutamente ogni accusa anche se i tentacoli digitali di Putin hanno dimostrato di poter arrivare ovunque, persino alla Casa Bianca.

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Altalena Bitcoin, siamo vicini al minimo https://www.datamanager.it/2018/02/altalena-bitcoin-vicini-al-minimo/ Wed, 07 Feb 2018 19:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140551 Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno […]

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Il valore di una singola moneta scende a meno di 7 mila dollari quando due mesi fa era quasi a 20 mila. Secondo gli esperti è la conseguenza delle mosse paventate da banche e governi

A dicembre un Bitcoin valeva oltre 19 mila dollari, poco sotto la cifra storica dei 20 mila. Oggi, a nemmeno due mesi di distanza, la criptomoneta è scesa sotto quota 7 mila. Certo, non siamo ancora al minimo assoluto vissuto tra il 2016 e il 2017 ma il forte ribasso delle ultime settimane è un campanello d’allarme da tener presente.

Stando a Bitstamp, l’exchange di riferimento con sede a Lussemburgo, la valuta ha perso oltre il 15% questo lunedì, fermandosi a 6.853 dollari e perdendo terreno in sei delle ultime otto sessioni di scambio avvenute a livello globale. Si tratta forse di una discesa organica e prevedibile ma sta di fatto che passare dal +1.300% del 2017 all’attuale -15% è un ulteriore segno della forte instabilità del soldo digitale.

Le vere cause

Secondo gli analisti però, dietro il crollo recente c’è dell’altro. Ad esempio il divieto delle banche britanniche e statunitensi di utilizzare le carte di credito dei propri circuiti per comprare Bitcoin, in attesa di regolamentare meglio la faccenda. Tra queste ci sono la Lloyds Banking Group, Citigroup e JPMorgan, che hanno annunciato misure limitative per i propri clienti.

Ma di mezzo ci si mettono anche i governi: in settimana quello indiano ha spiegato di voler rendere le monete digitali illegali per i sistemi di pagamento convenzionali, mentre c’è l’intenzione di governare più da vicino lo scambio di somme criptate, con la chiara volontà di evitare il riciclo di denaro sporco e l’evasione. Per gli esperti, come l’agenzia Centtrip, il nuovo livello base per i Bitcoin dovrebbe assestarsi sui 5 mila dollari, sempre che non vada ancora più giù.

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Milizie cybersec in Europa: si comincia dal Regno Unito https://www.datamanager.it/2017/07/milizie-cybersec-europa-si-comincia-dal-regno-unito/ Thu, 27 Jul 2017 14:39:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129532 Il governo stanzierà un fondo per preparare 6.000 giovani a difendere l’etere digitale del paese con corsi in aula e attività sul campo. Obiettivo da raggiungere entro il 2021 Si parla troppo spesso di mancanza di formazione digitale in tempi in cui proteggere gli spazi virtuali è quasi più importante di stendere milizie sul territorio. […]

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Il governo stanzierà un fondo per preparare 6.000 giovani a difendere l’etere digitale del paese con corsi in aula e attività sul campo. Obiettivo da raggiungere entro il 2021

Si parla troppo spesso di mancanza di formazione digitale in tempi in cui proteggere gli spazi virtuali è quasi più importante di stendere milizie sul territorio. La lotta al terrorismo passa anche dal web e dalle delicate infrastrutture della rete oscura per cui c’è bisogno di esperti che sappiano muoversi in contesti del genere. Il Regno Unito non vuole perdere altro tempo e, grazie al supporto fondamentale del governo, formerà circa 6.000 ragazzi nei prossimi quattro anni per farli diventare militari cyber in difesa del paese. Il Dipartimento per il Digitale, la Cultura, i Media e lo Sport (DCMS) ha fondato il Cyber Schools Programme, con cui migliaia di studenti potranno imparare a riconoscere gli attacchi e a rispondere alle offensive dei criminali informatici, che sempre più mirano a colpire sistemi critici e centrali su vasta scala.

Obiettivo 2021

Il programma è aperto ai ragazzi dai 14 ai 18 anni che potranno beneficiare di un percorso di formazione su 4 anni durante i quali parteciperanno a corsi in aula ma, soprattutto, test sul campo, proprio come accade per l’esercito classico, sempre più focalizzato sui mondi cyber. C’è da dire che gli scolari non diventeranno, alla fine del quadriennio, militari ma avranno la possibilità di capire in che modo funziona la protezione del confine digitale ed eventualmente proseguire su strade di apprendimento specifiche e più avanzate. Per finalizzare il progetto, il Regno Unito stanzierà una cifra pari a 22 milioni di euro, per consentire a 5.700 teenager di concludere la loro tranche entro il 2021. Il Dipartimento DCMS ha confermato borse di studio totali di 560 mila euro da assegnare per fruire di un master di alto grado accreditato dalla GCHQ.

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Hack contro H3G UK: le cose da sapere https://www.datamanager.it/2016/11/hack-h3g-uk-le-cose-sapere/ Mon, 21 Nov 2016 19:30:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=114021 Non ci sarebbe una complessa compagna dietro gli hacker che si sono intrufolati nei database dell’azienda ma solo la volontà di rivendere merce rubata Sei milioni di clienti di H3G UK sono caduti nella tana di un team di hacker. La notizia, confermata durante il fine settimana, ha destato non poche preoccupazioni anche nel resto […]

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Non ci sarebbe una complessa compagna dietro gli hacker che si sono intrufolati nei database dell’azienda ma solo la volontà di rivendere merce rubata

Sei milioni di clienti di H3G UK sono caduti nella tana di un team di hacker. La notizia, confermata durante il fine settimana, ha destato non poche preoccupazioni anche nel resto d’Europa, dove è forte la presenza dell’operatore. Eppure, dalle prime rilevazioni, pare che dietro l’azione che ha messo in ginocchio circa due terzi del totale di utenti fedeli al marchio, non vi sia una complessa campagna globale ma solo l’intenzione, di uno sparuto gruppo di persone, di ricavare un po’ di soldi facili dal breach. Prima di tutto il metodo: nessuna falla o programma di phishing, la violazione del database con la lista dei consumatori su cui sarebbero state attivate promozioni di upgrade è avvenuta sfruttando l’accesso al sistema di un dipendente.

La scoperta

Le forze dell’ordine lo hanno scoperto quando gli hacker hanno attivato otto nuovi smartphone destinati ad altrettanti utenti, probabilmente inventati, da rivendere poi sul mercato in nero. A questo punto sono stati fermati, e già rilasciati in attesa di ulteriori indagini, tre uomini inglesi, che si  crede siano coinvolti nel misfatto. Come detto, la situazione non è preoccupante dal punto di vista della sicurezza informatica delle infrastrutture di 3, quanto dalla crescita di tentativi di furto dei dispositivi gestiti dal brand. Lo ha spiegato un portavoce al Telegraph: “Nelle ultime quattro settimane abbiamo registrato un incremento delle sottrazioni di terminali, sia negli store che online. Per questo lavoriamo a stretto contatto con le autorità tanto che, ad oggi, sono stati rintracciati circa 400 smartphone trafugati nei negozi e otto trasferiti tramite attività illegali di upgrade del servizio”.

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Regno Unito e Cina: raggiunto accordo “no hacking” https://www.datamanager.it/2015/10/regno-unito-e-cina-raggiunto-accordo-no-hacking/ Mon, 26 Oct 2015 15:22:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86774 Il primo paese a stringere la mano al governo di Pechino è la Gran Bretagna. A trarne beneficio saranno soprattutto aziende e compagnie nazionali Le aziende in Gran Bretagna potranno stare più tranquille, almeno in quanto ad attacchi hacker provenienti dalla Cina. Si tratta del risultato di un primo accordo stretto tra il governo di […]

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Il primo paese a stringere la mano al governo di Pechino è la Gran Bretagna. A trarne beneficio saranno soprattutto aziende e compagnie nazionali

Le aziende in Gran Bretagna potranno stare più tranquille, almeno in quanto ad attacchi hacker provenienti dalla Cina. Si tratta del risultato di un primo accordo stretto tra il governo di Londra e quello di Pechino su una sorta di no fly zone, intesa però in ambito cibernetico. Cameron e Xi Jinping hanno convenuto sulla necessità di eliminare ogni possibile minaccia digitale in partenza dalla Cina e diretta al Regno Unito, e viceversa. L’accordo è stato formalizzato durante una conferenza stampa in Inghilterra.

Di cosa si tratta

“Nell’interesse di entrambi i paesi sigliamo oggi un accordo che porterà benefici lavorativi e investimenti di alto livello” – ha detto Cameron – più collaboreremo assieme più ci avvicineremo al successo l’uno dell’altro. Non saremo sempre d’accordo su ogni tema ma ora possiamo parlare apertamente di ciò che succede rafforzando la partnership che ci lega”. Cina e Gran Bretagna sono paesi globalizzati e da sempre al centro di business internazionali; il raggiungimento di un accordo che prevede il termine di attacchi cibernetici indirizzati ad enti e compagnie sul territorio è dunque più significativo di quanto si pensi. Resta da capire se gli hacker in Cina hanno recepito realmente il messaggio e se soprattutto lo metteranno in pratica. L’ultima azione di sabotaggio ad aziende dell’Occidente da parte di Pechino è stato mostrato la scorsa settimana da CrowdStrike che ha analizzato per mesi le attività svolte da alcuni soggetti legati alla Cina contro soggetti statunitensi.

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Il politico britannico che vuole bannare Twitter https://www.datamanager.it/news/il-politico-britannico-che-vuole-bannare-twitter-45246.html Mon, 18 Mar 2013 11:07:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/il-politico-britannico-che-vuole-bannare-twitter/ Il social network non collabora con la polizia, così un parlamentare di Sua Maestà ne propone il divieto

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Il social network non collabora con la polizia, così un parlamentare di Sua Maestà ne propone il divieto

George Galloway è membro del Parlamento del Regno Unito e ha prodotto un documento dal titolo “Twitter e il rilevamento del crimine”. Vediamo di cosa si tratta. “Twitter è un modo diffuso di utilizzare il web sociale – spiega Galloway – alla cui base vi è l’obiettivo di massimizzare i propri profitti. Twitter viene utilizzato anche per varie attività criminali, tra cui l’invio di comunicazioni tra persone poco raccomandabili”. Il problema, secondo il parlamentare, è che Twitter spesso ha rifiutato di collaborare con le autorità del Regno Unito, preferendo la riservatezza dei propri iscritti. In generale, la polizia richiede l’accesso alla piattaforma nel tentativo di scoprire l’origine e la fonte di comunicazioni di rilevanza penale.

La proposta anti-Twitter

“Twitter non collabora a meno che non sia questione di vita o di morte – prosegue Galloway – questioni che vengono decise dal team del social network e non regolamentate da nessun paletto ufficiale”. Secondo la mozione, il Parlamento britannico ritiene che questa mancata cooperazione per l’individuazione di fonti criminali sia “riprovevole” e l’invito è quindi di spingere il Governo a imporre sanzioni fino a quando Twitter non accetterà di collaborare pienamente con le autorità del Regno Unito.

Come andrà a finire

Anche se alcune proposte di legge possono nutrire di un certo seguito e popolarità, soprattutto per la copertura mediatica, non è detto che vadano in porto. La proposta rientra nel calderone delle Early Day Motion (EDM) che spesso ottengono poche firme. Tuttavia, secondo la stampa nazionale, quello che cerca Galloway è proprio copertura dei media e interesse del pubblico. Tant’è che ci ha tenuto a presentarsi anche in televisione con una discussa apparizione “felina”.

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