unified communication – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 14:56:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png unified communication – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Unified Communications e AI: un mercato destinato a superare i 220 miliardi di dollari entro il 2026 https://www.datamanager.it/2026/07/unified-communications-e-ai-un-mercato-destinato-a-superare-i-220-miliardi-di-dollari-entro-il-2026/ Fri, 24 Jul 2026 14:42:03 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254067 La Unified Communications sta vivendo una trasformazione che va ben oltre il concetto tradizionale di centralino aziendale. L’integrazione tra comunicazioni unificate e intelligenza artificiale sta infatti ridefinendo il modo in cui imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni sanitarie collaborano, gestiscono i processi e interagiscono con clienti e cittadini. Secondo il nuovo white paper “Unified Communications 2026 […]

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La Unified Communications sta vivendo una trasformazione che va ben oltre il concetto tradizionale di centralino aziendale. L’integrazione tra comunicazioni unificate e intelligenza artificiale sta infatti ridefinendo il modo in cui imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni sanitarie collaborano, gestiscono i processi e interagiscono con clienti e cittadini.

Secondo il nuovo white paper “Unified Communications 2026 & AI – Prospettive, Innovazione, Opportunità”, realizzato dal Centro Studi Comtel, il mercato globale della Unified Communications supererà i 220 miliardi di dollari entro la fine del 2026, mentre le stime per l’inizio del prossimo decennio indicano un valore compreso tra 700 e 900 miliardi di dollari.

L’intelligenza artificiale cambia il ruolo delle Unified Communications

Se fino a pochi anni fa le piattaforme UC erano considerate principalmente strumenti per gestire telefonate, videoconferenze e messaggistica aziendale, oggi rappresentano vere e proprie infrastrutture digitali strategiche.

L’intelligenza artificiale è diventata un elemento strutturale di queste piattaforme, automatizzando numerose attività operative e migliorando la produttività delle organizzazioni.

Tra gli esempi già diffusi figurano:

  • la trascrizione automatica delle riunioni, adottata da oltre il 55% delle organizzazioni;
  • strumenti come Zoom AI Companion, che hanno ridotto del 30% il lavoro necessario dopo gli incontri;
  • le piattaforme di Customer Journey Analytics, che nel settore finanziario hanno ridotto del 18% i tempi medi di gestione delle chiamate.

L’AI non sostituisce il lavoro umano, ma automatizza le attività ripetitive consentendo alle persone di concentrarsi su funzioni a maggior valore aggiunto.

Il mercato cresce, ma conta la capacità di integrare le tecnologie

Il settore continua a essere dominato da grandi player internazionali come Microsoft, Cisco, Zoom, Google e RingCentral.

Secondo il white paper del Centro Studi Comtel, tuttavia, il vantaggio competitivo non dipende soltanto dalla piattaforma utilizzata, ma soprattutto dalla capacità di personalizzarla, integrarla nei processi aziendali e adattarla ai diversi contesti operativi.

In questo scenario trovano spazio gli integratori specializzati che sviluppano soluzioni verticali e servizi ad alto valore aggiunto, capaci di rispondere alle esigenze specifiche di aziende e pubbliche amministrazioni.

Italia ancora in ritardo, ma il gap può diventare un’opportunità

Lo studio evidenzia come il mercato italiano presenti ancora un elevato numero di sistemi telefonici tradizionali, soprattutto nelle piccole e medie imprese.

Questo ritardo, però, potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo.

Grazie anche agli investimenti legati al PNRR, molte organizzazioni possono infatti evitare una transizione graduale e adottare direttamente le tecnologie di ultima generazione basate sul cloud e sull’intelligenza artificiale.

Sanità: il settore con la crescita più elevata

Tra tutti gli ambiti analizzati, quello sanitario rappresenta il comparto con le maggiori prospettive di sviluppo.

Secondo il report, le soluzioni di Unified Communications abiliteranno sempre più:

  • servizi di telemedicina;
  • coordinamento clinico tra strutture e personale sanitario;
  • gestione integrata delle comunicazioni tra operatori.

Il comparto healthcare registra un tasso di crescita atteso superiore al 28% annuo, il più elevato tra tutti i settori analizzati.

Anche la Pubblica Amministrazione rappresenta un’importante area di sviluppo, grazie alla modernizzazione degli sportelli digitali e dei contact center.

Il peso delle normative europee

Uno dei capitoli del white paper è dedicato al quadro normativo europeo, considerato tra i più rigorosi al mondo.

Regolamenti come GDPR, NIS2, Data Act e AI Act stanno ridefinendo i requisiti che le piattaforme di Unified Communications devono soddisfare in termini di:

  • sicurezza informatica;
  • protezione dei dati;
  • continuità operativa;
  • utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale.

In particolare, la direttiva NIS2 estende gli obblighi di cybersicurezza a circa 160.000 organizzazioni appartenenti a 18 settori critici, imponendo requisiti stringenti anche ai sistemi di comunicazione aziendale.

Comtel: innovazione e presenza internazionale

Comtel opera nel mercato delle Unified Communications con una presenza consolidata in Italia, Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico, rafforzata anche attraverso l’acquisizione della divisione UC di NEC nell’area EMEA e lo sviluppo della suite proprietaria VOICE.

L’obiettivo è offrire soluzioni altamente personalizzabili in grado di rispondere alle esigenze di imprese private, pubbliche amministrazioni e grandi organizzazioni.

“Grazie all’attività del nostro Centro Studi vogliamo fornire un quadro completo di come si stia evolvendo il mercato e di quali saranno le necessità per il futuro. Non ci limitiamo a descrivere quanto accade ma proponiamo soluzioni per anticipare le esigenze di business dei nostri clienti. Sviluppiamo prodotti che potranno adattarsi alle diverse esigenze degli utilizzatori, utili per piccole e grandi aziende, per realtà pubbliche e private. Mettiamo a fattor comune il nostro know-how, sempre aperti a collaborare con i principali player nazionali ed internazionali”, dichiara Carlo Nardello, Presidente Comtel.

“Presidiamo numerosi mercati con le nostre soluzioni di Unified Communications, in grado di competere anche con big del settore, grazie alla capacità di adattarsi alle esigenze specifiche del singolo utilizzatore. Offriamo prodotti tailor made non solo a realtà di primissimo ordine in Italia, ma copriamo il resto d’Europa, il Medio Oriente e il mercato dell’Asia Pacifico, con la volontà di continuare ad espanderci”, commenta Mattia Conti, Direttore Generale Comtel.

“Stiamo vivendo una fase di evoluzione molto rapida ed è necessario non rimanere indietro. L’Italia sta recuperando terreno e crediamo che abbia tutte le potenzialità per non essere seconda a nessuno. Stiamo toccando con mano l’adattabilità di alcune soluzioni a settori che fino a poco tempo fa sembravano lontanissimi. Healthcare, finance, hotellerie, solo per fare degli esempi, stanno digitalizzando esponenzialmente i processi, efficientando servizi e produttività”, afferma Pietro Parente, Responsabile del Centro Studi Comtel.

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Andare oltre le riunioni per incorporare il video programmabile come parte di una strategia di comunicazione aziendale https://www.datamanager.it/2023/05/andare-oltre-le-riunioni-per-incorporare-il-video-programmabile-come-parte-di-una-strategia-di-comunicazione-aziendale/ Tue, 30 May 2023 09:43:32 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228284 White Paper gratuito a cura di Frost&Sullivan Le sfide derivanti dalla pandemia COVID-19, in particolare gli ordini di isolamento, le restrizioni ai viaggi e il passaggio al lavoro a distanza, hanno stimolato la consapevolezza e l’uso quotidiano degli strumenti di collaborazione. Ciò è particolarmente vero per le videoconferenze e le riunioni online. La maggior parte […]

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White Paper gratuito a cura di Frost&Sullivan

Le sfide derivanti dalla pandemia COVID-19, in particolare gli ordini di isolamento, le restrizioni ai viaggi e il passaggio al lavoro a distanza, hanno stimolato la consapevolezza e l’uso quotidiano degli strumenti di collaborazione. Ciò è particolarmente vero per le videoconferenze e le riunioni online. La maggior parte delle aziende che hanno permesso ai dipendenti di lavorare da casa ha rapidamente abbracciato il video come mezzo per mantenere la cultura aziendale e la coesione del team, oltre che per rimanere in contatto con clienti, partner e fornitori.

Scarica il White Paper integrale compilando il form che segue

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White Paper Metrigy: i vantaggi di una piattaforma integrata di Unified Communications e Contact Center https://www.datamanager.it/2023/05/white-paper-metrigy-i-vantaggi-di-una-piattaforma-integrata-di-unified-communications-e-contact-center/ Tue, 30 May 2023 09:24:35 +0000 https://www.datamanager.it/?p=228272 In questo periodo, tutto ruota attorno all’esperienza del cliente. Le moderne soluzioni di comunicazione e contact center possono aiutare le organizzazioni a migliorare tali esperienze, ma come sfruttare al meglio queste tecnologie per supportare i tuoi clienti e i tuoi agenti? La ricerca di Metrigy mostra che le aziende che integrano le comunicazioni unificate con […]

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In questo periodo, tutto ruota attorno all’esperienza del cliente. Le moderne soluzioni di comunicazione e contact center possono aiutare le organizzazioni a migliorare tali esperienze, ma come sfruttare al meglio queste tecnologie per supportare i tuoi clienti e i tuoi agenti?

La ricerca di Metrigy mostra che le aziende che integrano le comunicazioni unificate con un contact center omnicanale ottengono vantaggi significativi, tra cui:

– Aumento della produttività degli agenti

– Miglioramenti nelle valutazioni di soddisfazione del cliente

– Aumento delle vendite annuali

– Risparmio sui costi e semplicità contrattuale

Scopri di più sui vantaggi delle comunicazioni unificate + contact center in questo white paper di Metrigy compilando il form che segue.

 

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White Paper Metrigy – Meglio insieme: Perché le comunicazioni unificate e il contact center migliorano i risultati aziendali https://www.datamanager.it/2022/05/white-paper-metrigy-meglio-insieme-perche-le-comunicazioni-unificate-e-il-contact-center-migliorano-i-risultati-aziendali/ Tue, 24 May 2022 09:12:49 +0000 https://www.datamanager.it/?p=219244 Indipendentemente dalla metrica, offrire un’esperienza cliente eccellente è in cima agli elenchi delle priorità dei leader aziendali. Il documento integrale è scaricabile gratuitamente compliando il Form sottostante. La compilazione ti permetterà anche di accedere al repository dell’intera documentazione sul lavoro ibrido (White papers, articoli, documenti) E’ richiesto un indirizzo email valido aziendale (al quale riceverai […]

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Indipendentemente dalla metrica, offrire un’esperienza cliente eccellente è in cima agli elenchi delle priorità dei leader aziendali.

Il documento integrale è scaricabile gratuitamente compliando il Form sottostante. La compilazione ti permetterà anche di accedere al repository dell’intera documentazione sul lavoro ibrido (White papers, articoli, documenti)

E’ richiesto un indirizzo email valido aziendale (al quale riceverai il documento)

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Nuovi accordi quadro e nuove interoperabilità: comincia con grandi novità il settembre di VoipVoice https://www.datamanager.it/2018/09/nuovi-accordi-quadro-e-nuove-interoperabilita-comincia-con-grandi-novita-il-settembre-di-voipvoice/ Fri, 07 Sep 2018 13:55:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=153025 Riparte con la quinta inserita l’anno lavorativo di VoipVoice che, dopo il periodo estivo, si affaccia nel settore ICT con importanti novità. VoipVoice, principale provider VoIP Business Oriented in Italia, ha lavorato alacremente negli ultimi mesi per sviluppare nuove sinergie che andranno ad arricchire il mercato delle UCC. Sono quattro i Brand con i quali, […]

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Riparte con la quinta inserita l’anno lavorativo di VoipVoice che, dopo il periodo estivo, si affaccia nel settore ICT con importanti novità.

VoipVoice, principale provider VoIP Business Oriented in Italia, ha lavorato alacremente negli ultimi mesi per sviluppare nuove sinergie che andranno ad arricchire il mercato delle UCC. Sono quattro i Brand con i quali, da inizio 2018, è stata raggiunta l’interoperabilità tecnica con le linee VoipVoice, quattro produttori di rilievo internazionale, eccellenze tra i prodotti che supportano la tecnologia IP: Fanvil, Innovaphone, Mediatrix e Polycom. Si parla di IP-phone, gateway e IP-PBX che sono protagonisti nel panorama delle soluzioni Hardware VoIP e che da adesso, grazie all’interoperabilità raggiunta, potranno essere utilizzati dai System Integrators e Installatori Partner VoipVoice per configurare le linee VoipVoice.

Ma non solo! Se sempre più System Integrator scelgono di diventare Partner VoipVoice per proporre ai propri clienti soluzioni VoIP eccellenti in termini di prestazioni e stabilità, diventa fondamentale per l’azienda stessa garantire loro determinati vantaggi in modo che possano essere sempre più competitivi. Proprio per questo sono stati delineati dei nuovi Accordi Quadro con alcuni tra i principali distributori a valore aggiunto di Hardware VoIP in Italia: Asit, Distrilan, Meta Telecomunicazioni, Nextmedia, Sintel. Ciascun distributore permetterà ai Partner VoipVoice di accedere ad un listino riservato contenente specifiche scontistiche sui prodotti dei principali Brand che supportano il VoIP e che hanno altresì la certificazione di interoperabilità con VoipVoice.

“Il nostro lavoro consiste nel diffondere in maniera più capillare possibile il VoIP in Italia e nel digitalizzare le aziende italiane – afferma Simone Terreni, Managing Director VoipVoice – per questo abbiamo bisogno di delineare sempre più nuove collaborazioni con tutte quelle realtà che, come noi, credono nel VoIP come opportunità di rivoluzione delle TLC e come cambiamento necessario per essere al passo con la tecnologia. Abbiamo scelto perciò – continua – sia di attestare l’interoperabilità e la compatibilità delle nostre linee con Brand che rappresentano il meglio in termini di qualità e costi, sia di offrire, tramite i distributori, nuove occasioni di investimento per i nostri partner. Siamo sicuri che in questo modo daremo una forte spinta al nostro settore!”

Tutte le nuove collaborazioni troveranno attuazione anche nella realizzazione di eventi congiunti, dai training tecnici e workshop commerciali ai Webinar della VoIP Academy E-Learning, la formazione online di VoipVoice specifica sul VoIP.

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Digitalizzazione e UCC: la formula per il successo aziendale https://www.datamanager.it/2018/09/digitalizzazione-e-ucc-la-formula-per-il-successo-aziendale/ Mon, 03 Sep 2018 07:52:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152576 La nuova generazione di nativi digitali, parte integrante dell’attuale trasformazione demografica, costituisce ormai una quota in costante crescita di chi identifichiamo come clienti o dipendenti. Il modo in cui comunicano e collaborano tra loro è molto diverso dai modelli di comunicazione tradizionali. Il potenziale risultante da questa trasformazione è enorme, ignorarlo può costare molto caro […]

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La nuova generazione di nativi digitali, parte integrante dell’attuale trasformazione demografica, costituisce ormai una quota in costante crescita di chi identifichiamo come clienti o dipendenti.

Il modo in cui comunicano e collaborano tra loro è molto diverso dai modelli di comunicazione tradizionali. Il potenziale risultante da questa trasformazione è enorme, ignorarlo può costare molto caro alle aziende. Ecco quindi le nuove opportunità offerte dalla digitalizzazione delle comunicazioni aziendali.

La mobilità assume il controllo del mondo degli affari

Smartphone e tablet stanno lentamente sostituendo l’ambiente di lavoro restrittivo delle postazioni di lavoro fisse. In combinazione con il cloud, questi dispositivi offrono mobilità illimitata, flessibilità e collaborazione produttiva tra più sedi aziendali. Non sorprendono quindi le stime che attestano il giro d’affari globale delle app a 6,3 trilioni di dollari entro il 2021 con una base di utenza quasi raddoppiata.

Secondo l’agenzia di comunicazione Zenith, nel 2010 gli utenti hanno trascorso una media del 20 percento del proprio tempo online su smartphone. Oggi il valore è già al 70% e Zenith prevede che salirà a quasi l’80% entro il 2019. La mobilità non è più solo un’opportunità gradita, ma compagno e strumento quotidiano. Queste cifre sottolineano la necessità di adattare strutture e processi di comunicazione interni ed esterni, fornendo al contempo maggiore flessibilità per rimanere in contatto con i propri stakeholder. Di conseguenza, le aziende non possono procrastinare oltre l’implementazione di un sistema di comunicazione e collaborazione completo se vogliono tutelare la propria competitività futura e il successo aziendale.

Molti buoni motivi per adottare nuove infrastrutture per la telefonia

Molti i risultati positivi immediatamente visibili: le soluzioni UC innovative non solo aiutano a ridurre i costi delle utenze telefoniche, chiamate mobili e viaggi d’affari, ma aumentano anche la produttività e l’efficienza dei dipendenti. Integrando dispositivi personali come telefoni cellulari e tablet, i lavoratori in remoto o i viaggiatori possono essere facilmente raggiunti e connessi. E gli uffici domestici non sono più isolati. Questa connessione diretta migliora la collaborazione interdisciplinare tra team virtuali, accelera il processo decisionale e incrementa il livello di soddisfazione di clienti e dipendenti.

L’implementazione delle soluzioni UCC, tuttavia, non ha riscontri solo in termini di efficienza e riduzione dei costi, ma rappresenta un fattore chiave per instaurare modelli di lavoro flessibili che consentano ai datori di lavoro di offrire un alto grado di mobilità, criterio ormai essenziale per reclutare i dipendenti. La digitalizzazione ha permeato sia la nostra attività professionale sia la nostra vita personale in egual misura. Sul luogo di lavoro i nativi digitali cercano, se non addirittura pretendono, la disponibilità di strumenti per le telecomunicazioni simili a quelli impiegati privatamente. Le aziende che si rifiutano di fornire tali strumenti di comunicazione e collaborazione non potranno posizionarsi come datore di lavoro innovativo e lungimirante, che si adopera per motivare i propri dipendenti e per sostenere le loro attività in maniera efficiente.

Eccellenza nel servizio: la chiave per sbloccare fatturati e potenziale commerciale

Mentre prodotti e servizi hanno difficoltà ad affermarsi, soprattutto nei mercati saturi, la chiave del successo continuativo è rappresentata dall’esperienza del cliente. Se un call center non è ancora attrezzato per consentire ai clienti di mettersi in contatto con l’azienda in modo rapido ed efficiente e di risolvere prontamente i loro problemi, i concorrenti dotati di infrastrutture più moderne avranno gioco facile nell’eroderne le quote di mercato. Eppure è così semplice: le moderne soluzioni UCC consentono di integrare sistemi CRM ed ERP e di avere un accesso rapido alle informazioni sui clienti, nonché assistenza immediata e rapidità nell’erogazione dei servizi. Una società su quattro ha già integrato API, tra cui Click-to-Call o Click-to-Chat, per facilitare il contatto. E persino possibile passare in pochi click da una chiamata audio a una videoconferenza.

La digitalizzazione non spodesta solo il nostro concetto tradizionale o la nostra percezione del fattore comunicazione. Gartner prevede che entro il 2020 saranno circa 25 i miliardi gli oggetti connessi a Internet, inclusi smartphone, PC, distributori automatici e persino distributori di sapone. La connessione di tutti questi dispositivi, la garanzia di una loro interazione agevole e sicura e allo stesso tempo assicurare ai dipendenti la possibilità di far valere le proprie competenze individuali, le preferenze di comunicazione e le abitudini di lavoro, sono legati a doppio filo alla facoltà di proiettare la propria azienda in un’era digitale sempre più incentrata sul cliente.

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Wildix al CEBIT di Hannover per presentare SuperVision https://www.datamanager.it/2018/06/wildix-al-cebit-di-hannover-per-presentare-supervision/ Wed, 06 Jun 2018 09:31:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148973 Forte di una significativa crescita anche nel mercato tedesco, che si attesta terzo dopo Italia e Francia, Wildix per il quinto anno consecutivo partecipa al CEBIT con un nuovo esclusivo telefono e uno stand quadruplicato Wildix per il quinto anno consecutivo, sarà protagonista al CEBIT di Hannover, che si terrà dall’11 al 15 giugno prossimi. Il […]

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Forte di una significativa crescita anche nel mercato tedesco, che si attesta terzo dopo Italia e Francia, Wildix per il quinto anno consecutivo partecipa al CEBIT con un nuovo esclusivo telefono e uno stand quadruplicato

Wildix per il quinto anno consecutivo, sarà protagonista al CEBIT di Hannover, che si terrà dall’11 al 15 giugno prossimi.

Il CEBIT è la più importante fiera al mondo dedicata all’information and communication technology, un vero e proprio “barometro” per tale settore, in cui Wildix, pioniera nel campo delle UC&C, non può certo mancare.

In questo contesto, Wildix ha iniziato nel 2014 con uno stand di 9 mq e ora si appresta a presenziare alla fiera con uno stand di 30 mq forte del successo ottenuto nella conquista del mercato tedesco e delle partnership siglate nella regione DACH (Germania, Svizzera, Austria): ben 127.

Grazie a questi sorprendenti risultati la filiale tedesca è terza per volume di affari (attualmente il fatturato è in crescita del 45% sul 2017), dopo l’Italia e la Francia.

“Molti grandi brand delle UC&C non investono nel CEBIT perché stanno cambiando il loro modello di business. Si stanno spostando verso una vendita diretta al cliente finale, tagliando fuori i system integrator”, dichiara Frédéric Oster, Country Manager Tedesco. “Wildix, al contrario, si focalizza proprio sul canale, diventando sempre più l’ultimo supporto a valore aggiunto perché abbiano successo e crescano in termini di business”.

Per Wildix quest’anno il CEBIT sarà soprattutto l’occasione per presentare il nuovo telefono SuperVision, il più esclusivo e performante della gamma.

SuperVision è un terminale indirizzato ai top manager, dotato di schermo di 8 pollici, sistema operativo Android, web cam rimovibile per garantire totale sicurezza e sostituibile con camera wide angle 120° per videoconferenza (opzionale).

Ma soprattutto SuperVision è il telefono che consente di monitorare l’attività telefonica dell’azienda. Dal terminale si accede infatti al pannello di controllo (call center wall board) da cui si monitorano le chiamate perse, i tempi di risposta e il livello SLA (Service Level Agreement), ovvero quanto rapidamente l’azienda risponde alle chiamate del cliente.

Uno strumento davvero essenziale per misurare le performance e l’efficienza interne. Oltre a questa importante novità, la kermesse sarà anche l’occasione per presentare nel dettaglio la soluzione UC&C in Cloud di Wildix che pone al centro tutte le funzionalità di Unified Communications & Collaboration disponibili su browser.

Per scoprire da vicino l’offerta della società e toccare con mano il nuovo SuperVision, Wildix vi aspetta al CEBIT presso il Padiglione 13, stand E121.

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L’innovazione di 3CX tra mobilità e cloud https://www.datamanager.it/2018/05/linnovazione-di-3cx-tra-mobilita-e-cloud/ Wed, 16 May 2018 10:22:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147720 Loris Saretta fa il punto sulle innovazioni introdotte dalla piattaforma di UC&C che mira a una maggiore collaborazione e versatilità Per comprendere il reale contributo delle UC&C alla produttività sono sufficienti pochi esempi pratici. Basta immaginare di non dover interrompere continuamente il proprio lavoro per cercare di contattare un collega irraggiungibile oppure all’abbattimento dei tempi […]

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Loris Saretta fa il punto sulle innovazioni introdotte dalla piattaforma di UC&C che mira a una maggiore collaborazione e versatilità

Per comprendere il reale contributo delle UC&C alla produttività sono sufficienti pochi esempi pratici. Basta immaginare di non dover interrompere continuamente il proprio lavoro per cercare di contattare un collega irraggiungibile oppure all’abbattimento dei tempi e dei costi di trasferta, con la trasformazione, in un click, di una telefonata in una videoconferenza. Le soluzioni di Unified Communication & Collaboration (UC&C) hanno beneficiato, nel corso degli ultimi anni, di una serie di evoluzioni senza precedenti, tali da porle come tassello irrinunciabile di un business in movimento, che non si ferma ma acquista flessibilità e interoperabilità. Per capire dove le UC&C possono arrivare, abbiamo ascoltato il parere di Loris Saretta, sales manager di 3CX Italy & Malta, azienda da sempre impegnata a sviluppare strumenti di nuova generazione basati su software.

LA PERSONALIZZAZIONE VINCENTE

«Oggi, la UC&C si pone come strumento flessibile per la produttività delle aziende per vari motivi. Quando parliamo di comunicazione unificata, ci riferiamo a un mondo di iniziative, volte non solo a migliorare i processi produttivi, ma anche altri meccanismi che, non sempre, teniamo in considerazione. Tra questi, troviamo gli aspetti più prettamente lavorativi, come la personalizzazione delle code di chiamata e la possibilità di avvalersi delle proprie impostazioni personali per la telefonia su qualsiasi apparecchio, ma anche il contributo di moderne piattaforme al monitoraggio ambientale e all’automazione degli uffici». In tal senso, lo smart working, trend accolto da aziende di qualsiasi dimensione e settore, può rappresentare una spinta verso l’affermazione di soluzioni di UC&C, ampliandone la versatilità. «In campi come l’IT e l’editoria, siamo pionieri dello smart working, visti i numerosi impiegati e i collaboratori che operano dal proprio domicilio o da uffici noleggiati “a tempo”. Per quanto il trend sia embrionale in termini di adozione in altri settori, tutte le aziende sono indistintamente accumunate dall’esigenza crescente di reperibilità dei lavoratori e di accesso alle risorse anche in trasferta. Le soluzioni di UC&C di nuova generazione sono la risposta a questo nuovo modo di lavorare e non potranno che guadagnare una crescente quota di mercato con l’incremento del numero di smart worker».


Più produttività, meno costi. Dal #centralino allo #smart working, #3CX unifica e semplifica la UC&C in azienda con un set di soluzioni in cloud e on-premise pronte all’uso
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I BENEFICI DI UNA SCELTA FLESSIBILE

Tra cloud e costi di adozione ridotti, i benefici portati dalle UC&C sono diversi e i clienti di 3CX sembrano averli accolti pienamente. «Individuiamo alcuni vantaggi su tutti. La nuvola è alla base della telefonia “plugin and forget”. Rapportata alle UC&C, l’operatore rende disponibile la linea (“SIP Trunk”) e il server cloud su cui è ospitata la piattaforma, l’utente finale decide poi se acquistare telefoni IP e per quale marchio optare a seconda delle esigenze, con un beneficio in termini di TCO e una flessibilità concreta. Un’altra prerogativa è l’immediata ridondanza dei sistemi in caso di disservizio, tutto concordabile con l’operatore a prezzi integrati nel canone mensile».

COLLABORAZIONE E APERTURA

Parlando di novità, le più recenti di 3CX guardano alla collaboration e integrazione. «Con la nuova minor release della nostra piattaforma, abbiamo aumentato notevolmente il numero di partecipanti simultanei alle videoconferenze web, che ora sono 100 per la versione PRO e 250 per quella Enterprise. Questo è un importante vantaggio per le aziende che altrimenti si avvalgono di software specializzati e a pagamento per la conduzione di webinar o call interattive, con un numero elevato di partecipanti. In materia di interazione, sposiamo il concetto di “Bring your own CRM”, con l’integrazione del sistema CRM di Zoho e con l’opportunità di collegare al centralino anche soluzioni autoprodotte. Supportiamo poi l’adeguamento alla compliance GDPR, con la possibilità di creare un ruolo di amministratore con privilegi limitati ad alcune risorse, a favore della privacy e della riservatezza degli utenti».

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Convention annuale Wildix: il futuro delle UC&C è nella tecnologia WebRTC https://www.datamanager.it/2018/01/convention-annuale-wildix-futuro-delle-ucc-nella-tecnologia-webrtc/ Thu, 18 Jan 2018 13:31:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139120 Quest’anno la Convention di Wildix – giunta alla sua decima edizione – ha riunito i migliori partner di tutto il mondo per fare il punto sugli sviluppi delle Unified Communications e dei servizi di UC&C nel Cloud. Presentata anche l’innovativa soluzione Wildix Huddle che rende ancora più efficace l’emergente trend delle Huddle Room e il […]

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Quest’anno la Convention di Wildix – giunta alla sua decima edizione – ha riunito i migliori partner di tutto il mondo per fare il punto sugli sviluppi delle Unified Communications e dei servizi di UC&C nel Cloud. Presentata anche l’innovativa soluzione Wildix Huddle che rende ancora più efficace l’emergente trend delle Huddle Room e il telefono Vision, perfetto per le videoconferenze e le videochiamate

La Convention di Wildix si è tenuta a Venezia il 12 gennaio, nella prestigiosa cornice dell’Hotel Hilton Molino Stucky di Venezia, riunendo i migliori partner provenienti da tutto il mondo: Europa, Stati Uniti e Oriente. L’evento è stato un successo, non solo per il numero dei presenti – 471 partecipanti, 354 System Integrator da 12 paesi del mondo, dagli USA all’India – ma anche perché si è sviluppato come il primo vero summit sulle Unified Communications, sempre più asset strategico di un business vincente.

Il CEO di Wildix, Stefano Osler, ha aperto la Convention illustrando i risultati annuali dell’azienda, che quest’anno chiude con un aumento di fatturato a due cifre in ognuna delle country storiche (Italia, Francia e Germania). Seguendo il trend degli ultimi anni, anche nel 2017 i dati economici sono in netta crescita, complessivamente del 57%, e l’incremento è veramente rimarchevole pure nel confronto con il 2016 (32%) e il 2015 (19%).

Stefano Osler ha evidenziato come, grazie all’apertura della sede negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, l’ecosistema Wildix si sta espandendo a ritmo sostenuto. La Convention ha dunque rappresentato un’occasione speciale per illustrare a partner e potenziali clienti le strategie di vendita e marketing e lo sviluppo dei prodotti che si stanno rivelando vincenti.

Dimitri Osler, CTO di Wildix, nel presentare le novità tecniche per il 2017, ha posto l’accento sulla tecnologia WebRTC, sempre più considerata come il futuro delle Unified Communication and Collaboration (UC&C). Val la pena ricordare che anche Gartner – nel Magic Quadrant per le “conferenze” –  prevede che entro il 2020 il 30% dei meeting di lavoro si terranno da remoto e proprio grazie al WebRTC (Magic Quadrant for Web Conferencing Gartner inc.). Wildix, da sempre attenta agli scenari futuri, è stata la prima azienda al mondo, nel 2011, a integrare tale tecnologia nel sistema di UC&C.

“La videoconferenza è una delle soluzioni più apprezzate dell’offerta Wildix. Abbiamo capito, in anni di sviluppo, che solo se è semplice da utilizzare, gli utenti ne apprezzano i benefici, che non sono da poco. Noi abbiamo sviluppato la prima conferenza video su tecnologia WebRTC integrata completamente nella centrale telefonica. Ci piace dire che è una conferenza che si attiva dalla scrivania, perché servono solo un computer e una connessione internet”, commenta Dimitri Osler.

Riguardo alle novità tecniche presentate, un importante spazio è stato dedicato alla ubiconf di Wildix, la soluzione di videoconferenza WebRTC accessibile per utenti aziendali e pubblici, attraverso un click, senza spostarsi dalla propria scrivania e senza installare alcun componente aggiuntivo. Oggi – come annunciato nella Convention – il sistema si arricchisce nuove funzionalità e del Wildix-Huddle, un dispositivo per incontri Huddle Room senza compromessi.

Le Huddle Room sono il luogo della collaborazione del futuro. Sale in cui 3 – 5 persone che si riuniscono per brevi incontri e per prendere importanti decisioni in videoconferenza. Pur essendo luoghi tecnologicamente avanzati, non sono esenti da problemi derivanti dal fatto che non tutti i partecipanti sono inquadrati dalla Webcam del PC e dalla necessità di una periferica audio per catturare tutte le voci dei partecipanti, senza contare il consueto groviglio di cavi di alimentazione e trasmissione dati per collegare ogni periferica.

Wildix-Huddle è la soluzione a questi possibili disguidi che, per quanto banali, possono inficiare la buona riuscita di una video conferenza. Dotato di una webcam con angolo di 120°, Wildix-Huddle inquadra tutti i partecipanti, è plug and play e necessita di un solo cavo.

Tra le altre novità tecnologiche presentate spiccano il supporto per la tecnologia WebRTC sul browser Safari di Apple, una App dedicata per le videoconferenze – direttamente tramite iPhone – e il nuovo telefono Vision: con un display di 7”, una camera a 2 Megapixel e la tecnologia WebRTC su OS Android, Vision si presenta come il video-telefono perfetto per le videoconferenze e le videochiamate.

Sul versante partner-formazione, il Responsabile Marketing Emiliano Tomasoni ha poi illustrato le attività che vengono offerte ai partner con il supporto del team marketing interno: “Wildix è un’azienda marketing-oriented che investe ogni anno migliaia di euro di formazione. Tutta la conoscenza acquisita viene elaborata e ritagliata su misura di System Integrator nonchè condivisa nei corsi UNICOMM programmati per aprile e ottobre”.

Il Direttore Commerciale Cristiano Bellumat ha dal canto suo posto l’accento sulla crescita dell’ecosistema Wildix, con particolare attenzione al progetto Cloud. “Sempre più le analisi e le previsioni ci dicono che il Cloud sarà la modalità con cui si venderanno le UC&C nel futuro, – ha dichiarato Bellumat.

“Da qui al 2022 i numeri saranno in crescita a doppia cifra, anno su anno, per un valore di mercato che si attesterà tra i 18 e i 20 miliardi di euro. La tecnologia Wildix nelle UC&C As a Service c’è ed è stata pensata per essere distribuita. Molti sistemi basati sul Cloud di Wildix sono stati installati in Italia, Francia, Germania e Olanda con eccellenti risultati”.

Da ricordare infine i partner Wildix presenti nello spazio espositivo, divisi secondo i tre livelli di sponsorship: Platinum, Gold e Silver.

Ellysse, Ascom e Schrack Seconet per la categoria Platinum; Achab, Adconcal, Horst Platz, PartnerRevolution, Sennheiser e StarSystem IT per la categoria GOLD; 2N, bticino, Jabra, Mirage System, Plantronics, VTECRM e Waycom per la categoria SILVER.

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Standard cercasi per l’Internet delle Case https://www.datamanager.it/2017/12/standard-cercasi-linternet-delle-case/ Tue, 19 Dec 2017 15:59:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137828 Non solo efficienza e risparmio energetico. Il valore di un edificio intelligente dipende dalla capacità di ottimizzare, integrare e comunicare. Condizione necessaria è una rete in perfetta forma. Rendere “smart” i luoghi fisici del lavoro è un fondamentale generatore di business, dati ad alto valore aggiunto e cultura della città digitale Le applicazioni della domotica […]

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Non solo efficienza e risparmio energetico. Il valore di un edificio intelligente dipende dalla capacità di ottimizzare, integrare e comunicare. Condizione necessaria è una rete in perfetta forma. Rendere “smart” i luoghi fisici del lavoro è un fondamentale generatore di business, dati ad alto valore aggiunto e cultura della città digitale

Le applicazioni della domotica e della gestione intelligente degli edifici, commerciali o residenziali che fossero, hanno costituito per lungo tempo un sottoinsieme alquanto chiuso del mercato delle soluzioni ICT. Un ambito in cui, a causa di tecnologie e approcci proprietari, non è stato inizialmente facile – per fornitori di dispositivi, sistemi e servizi – raggiungere sufficienti livelli di massa critica. La tavola rotonda di Data Manager vuole fare il punto sulle implementazioni già in essere, sui progetti in divenire e naturalmente sull’intero versante dell’offerta sia di apparati sia di servizi di progettazione, integrazione e mantenimento/gestione. Agli esperti seduti intorno al tavolo abbiamo chiesto di affrontare il tema delle finalità perseguite attraverso progetti di smart building, delle relazioni che intercorrono tra l’edificio intelligente e gli obiettivi di business o il supporto allo smart working. Ma si è cercato anche di esplorare l’aspetto della governance di questi progetti e, in prospettiva, dell’evoluzione da forme di automazione su scala locale all’intelligenza applicata al “campus” o alla città. Il dialogo ha offerto diversi spunti interessanti anche a proposito del mercato delle soluzioni e dei servizi.

Le grandi superfici dell’edutainment e della GDO, gli ospedali, gli istituti di ricerca, gli aeroporti e le stazioni rappresentano i gangli vitali della smart city e sono anche le superfici più “smartizzabili”. Qui si concentreranno gli investimenti del futuro. La discussione – ospitata per la prima volta nelle sale dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano – può contare su un intervento d’apertura particolarmente prestigioso: quello del direttore Silvio Garattini, che ha voluto salutare i partecipanti attraverso un messaggio video. «La vostra discussione è importante perché connessa con il tema degli anziani e di tutti i problemi legati a una durata di vita che aumenta in modo non sincrono con la buona qualità della vita» – ha ricordato il ricercatore. Secondo Garattini, occorre introdurre elementi nuovi, e le tecnologie di automazione degli edifici possono concretamente giovare al paziente, indipendentemente dal suo stato di salute o dall’età. Dal direttore dell’Istituto di ricerca, la raccomandazione a manager, CIO, vendor e system integrator di non perdere di vista l’obiettivo di mettere al centro le persone e di non confondere strumenti e fini, mantenendo l’innovazione al servizio della ricerca e della cura dei cittadini sia quando sono utenti di servizi e prodotti – liberi di scegliere – sia quando sono pazienti – e quindi più vulnerabili. «Anche chi non ha particolari problemi, chiede di essere aiutato dalle tecniche, che in parte sono già disponibili» – ha concluso Garattini cedendo virtualmente la parola alla consueta introduzione analitica di IDC Italia, curata questa volta da Daniela Rao, senior research & consulting director.


#dmSmartThings in Italia, lo #smartbuilding vale +200 milioni € nel 2017 @IDCItaly
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L’ANIMA SOFTWARE DEGLI OGGETTI

La definizione di smart building e l’intero comparto IoT si sovrappongono – secondo Daniela Rao – ai familiari concetti dell’ICT e dell’elettronica di consumo, includendo tutto ciò che è caratterizzato da una componente meccanica resa smart da uno strato di software. Dalle analisi effettuate da IDC, in modo particolare nell’area asiatica – oggi, la più avanzata – emergono per l’IoT diverse aree applicative che hanno a che fare con la sostenibilità ambientale dentro e fuori l’edificio; la connettività “dal Wi-Fi al UWB”; la gestione dei consumi energetici; il grande tema della sicurezza fisica e logica unito a quello decisamente Big Data, che si sta sviluppando sulla base dei dati generati da sensori e apparati di controllo e da riutilizzare; e la vasta area del building management, dagli impianti infrastrutturali alla segnaletica, anch’essa sempre più digitale. «Aree che peseranno sulle spalle di chi gestisce i sistemi informativi – avverte Daniela Rao – perché rete e sistemi dovranno essere in perfetta forma per trarre pieno vantaggio da questa trasformazione». Questo implica tra l’altro un lavoro sulla ridefinizione del software di rete e dei data center, sulla parte applicativa e sull’intero contesto della smart city, soprattutto se l’automazione investe le abitazioni residenziali e gli spazi pubblici. Tre sono invece i principali driver dello sviluppo di questo segmento. L’analista di IDC Italia cita l’ottimizzazione di consumi e risorse, l’integrazione di dati esterni e interni e la semplificazione della comunicazione e del lavoro di squadra. «Molte delle soluzioni monitorate in Europa e USA partono proprio da quella che un tempo chiamavamo unified communication and collaboration (UC&C) e oggi appartiene alla trasformazione del workplace» – spiega Daniela Rao. Oltre le attuali frontiere dell’energy management, l’analista parla di «smart assets» – citando per esempio il Li-Fi, equivalente ottico del Wi-Fi, capace di far passare la connettività Light-fidelity sfruttando l’impianto di illuminazione; ma anche di smart glass per la sicurezza fisica, i sistemi di riconoscimento e tracciamento delle persone che abitano uno spazio (con tutto il loro impatto sulla privacy), di uno smart environment popolato di indicazioni basate sul digital signage. E gli scenari italiani? «Il settore dello smart building è ancora sostanzialmente in mano ai player del mondo ICT e si compone di una serie di oggetti che non sono tipicamente ICT, per esempio tutta la parte di ventilazione, gli ascensori, i sistemi antincendio, che in qualche modo verranno controllati dai sensori dell’IoT, entrando nella sfera del sistema informativo aziendale».

UN MERCATO DA 200 MILIONI DI EURO

Oggi, tutto questo genera in Italia un mercato per lo smart building che vale oltre i 200 milioni di euro, con qualche ingresso dal mondo dell’elettronica di consumo e della connected car, una nicchia che cresce in modo interessante fino a quasi 400 milioni di euro nel 2019. In conclusione, il mercato vede due dinamiche: la battaglia competitiva tra soggetti tipicamente IT, che vogliono affacciarsi sul fronte dell’analytics, della sicurezza e del controllo accessi, e un’analoga corsa, ma in direzione opposta, tra i protagonisti dei settori dell’impiantistica industriale e della elettronica di consumo interessati, che cercano di guadagnare uno sbocco verso l’IT. Secondo Daniela Rao di IDC Italia, alcuni di questi grandi soggetti restano in attesa perché costruire un business case di successo è complicato, l’integrazione tra oggetti molto diversi tra loro è onerosa e i budget di spesa, sempre molto ridotti, non facilitano certo la convergenza.


#dmSmartThings La condizione necessaria dello sviluppo è una #rete in perfetta forma
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L’automazione e l’integrazione delle informazioni hanno gioco più facile quando sono vitali per il funzionamento di una attività scientifica, come spiega Fabio Brighenti, responsabile energy & facilities management dell’Istituto Mario Negri, illustrando le peculiarità del complesso edificio che ospita la tavola rotonda di Data Manager. La nuova sede del centro farmacologico nella periferia nordovest di Milano, contiguo agli edifici del Politecnico sede Bovisa, ha circa dieci anni di vita e ha subito diverse trasformazioni, anche in funzione dei trend che inevitabilmente dominano nel campo della ricerca nel settore. Locali progettati per gestire materiali ad alto rischio come i radioisotopi – spiega Brighenti – diventano obsoleti quando quegli stessi materiali passano di moda nella sperimentazione. «L’edificio si struttura su quattro piani, ma il cuore è il seminterrato che ospita il reparto “animal care”, dove il mancato trattamento di una quantità di parametri vitali e ambientali rischia di compromettere l’attività dei ricercatori, mandando in fumo anni di lavoro». Altri ambienti dell’Istituto hanno a che fare con agenti virali che necessitano di un contenimento a livello di biosicurezza 3 e a questi si aggiungono una centrale di generazione di gas, tre fonti di alimentazione di rete, co-generatori di gas, gruppi elettrogeni. «Vengono in mente pochi esempi di controllo ambientale altrettanto preciso, attualmente basato su un sistema proprietario Siemens (piattaforma Desigo) che integra una architettura molto complessa per il controllo degli accessi e un’allarmistica che prevede funzioni avanzate come il monitoraggio per registrare eventuali malori di scienziati spesso costretti a trascorrere intere notti soli in laboratorio.

POTENZIALE SANITARIO

Lorenzo Marco Rossi, che al Mario Negri è responsabile della divisione di informatica per la ricerca e comunicazione, professionalmente è in costante dialogo con il suo omologo impegnato sul fronte smart building. Nel corso della tavola rotonda, Rossi sottolinea come l’IoT del suo Istituto sia «molto focalizzata e pur non rappresentando il core business risulta fondamentale per quest’ultimo. Un animale mal curato e in gabbia diventa depresso. E se questo animale viene utilizzato nella sperimentazione di un farmaco antidepressivo, i risultati possono essere falsati». Rossi afferma anche di ritenere prioritario l’aspetto, inserito nell’ordine del giorno della discussione, della relazione tra edifici smart e smart city. «Per i ricercatori del Mario Negri, il rapporto tra laboratorio interno e ambienti clinici esterni è molto importante. Sappiamo che l’IoT è un ingrediente indispensabile di questo gioco di sponda, ma qui sarebbe fondamentale il ruolo di partner che oggi sono sostanzialmente latenti. Tutto il rapporto tra scienza e IoT non è ancora sviluppato come dovrebbe». E il suo collega Brighenti conferma: «In ambito sanitario, mi risulta che le superfici cosiddette “smartizzabili” raggiungono i 140 milioni di metri quadri tra ospedali e case di cura. Gli uffici, al confronto, valgono meno della metà, 60 milioni di metri quadri».

Gli spazi fisici e digitali trattati negli interventi di Fabio Degli Esposti, CIO di SEA Aeroporti di Milano, e di Franco Stivali, responsabile innovazione di Ferrovie dello Stato Italiane sono ancora più prossimi al concetto di smart city. Oggi, aeroporti e stazioni rappresentano un modello, su scala geograficamente circoscritta, di una città dotata di una popolazione residente limitata, ma affollata di esercizi commerciali di vario genere e aperta a ingenti flussi di popolazione in transito, con tutte le esigenze infrastrutturali – illuminazione, condizionamento, trasporti, sorveglianza e sicurezza – che un agglomerato urbano può comportare. «L’intera tematica smart è uno dei nostri principali interessi» – afferma Degli Esposti. «L’aeroporto di Malpensa, anche se i passeggeri non lo percepiscono, è un insieme di 210 edifici e la questione energetica è secondaria rispetto alla sicurezza di quello che viene considerato uno dei punti più sensibili dell’intero territorio nazionale. Building automation per noi significa gestione di una infrastruttura complessa, e anche nel nostro caso è stata adottata la piattaforma Siemens Desigo. Uno dei progetti principali – rileva tuttavia il CIO di SEA Aeroporti di Milano – è in direzione del building information modelling». Disporre di una completa simulazione digitale di tutti gli «strati architettonici e tecnici» di un edificio o di un insieme di edifici – sottolinea Degli Esposti – è la chiave per una gestione e una manutenzione veramente digitale. A proposito di sicurezza e controllo degli accessi, rileva ancora il responsabile IT di Malpensa e Linate, escludendo i volumi di traffico molto aumentati, il cambiamento più significativo riguarda la dematerializzazione dell’intera esperienza di viaggio e la conseguente nascita di una componente “informatica” alle tradizionali problematiche del controllo dei passeggeri, del bagaglio e degli accessi fisici all’aerostazione e alle piste di decollo. «Per questo – dice Degli Esposti – guardiamo all’IoT con grande attenzione per poter riconoscere gli eventi anche in termini di predictive analysis e di facility management avanzato, con ogni singolo elemento mappato digitalmente». Una potente carica di innovazione che include gli aspetti dell’intelligenza artificiale. Chi decide e chi governa in uno spazio tanto complesso? «In sé, l’innovazione non è un dominio esclusivo dell’IT, ma un momento collegiale. A noi informatici, deve restare il controllo della coerenza complessiva delle scelte in materia di Industry 4.0, ma SEA Aeroporti cerca di estendere il più possibile il cambiamento oltre i confini dell’IT anche attraverso la collaborazione con l’università».


#dmSmartThings Sulle grandi superfici si concentreranno gli investimenti del futuro
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EDIFICI MODELLO

Il legame tra smart building e i modelli di building information modeling (BIM) è chiaramente uno dei leitmotiv della conversazione. Sull’argomento ruota anche l’intervento di Franco Stivali, responsabile dell’innovazione di Ferrovie dello Stato Italiane, che esordisce descrivendo il vastissimo patrimonio immobiliare gestito dal Gruppo FS, di cui fanno parte 57 officine e 208 impianti merci e circa 2.200 stazioni. «Questa enorme eredità è legata a un passato ferroviario che richiedeva spazi fisici molto vasti, che oggi si riducono anche per effetto dell’innovazione» – spiega Stivali. «Il primo obiettivo è dunque il riuso degli edifici e degli impianti non più funzionali alle attività ferroviarie, che vengono in parte restituiti alla collettività anche per iniziative di carattere sociale con Enti locali e Associazioni onlus. In parallelo, ciò che rimane deve essere reso più efficiente anche grazie alla tecnologia». Stivali ammette che questo imponente percorso di adeguamento, reso complesso per la scala di grandezza, la distribuzione geografica e vari tipi di vincoli (per esempio, molte stazioni sono sottoposte a vincoli storici e architettonici da parte delle Soprintendenze), non può essere gestito con la stessa rapidità con cui il Gruppo FS Italiane si sta muovendo nella digitalizzazione del core business. «Quello che vogliamo fare nelle stazioni è molto interessante» – spiega Stivali. «Anche FS Italiane utilizza BIM, strumento importantissimo per intervenire sui luoghi in cui, nel corso del tempo, si sono susseguite numerose modificazioni, con uno sforzo di modellazione dei principali edifici, tutti nel cuore delle città». Essere collocati negli snodi del trasporto e della mobilità collettiva urbana – aggiunge il responsabile innovazione di FS Italiane – significa essere infrastrutturati, disporre di tante informazioni, conoscere gli spostamenti di persone e merci, punto per punto. «La stazione ferroviaria è il luogo dove la smart city si rivela in tutte le sue potenzialità. Anche noi siamo un laboratorio in tal senso. In stazione, c’è tutto quello che la città comporta, dalla povertà alla ricchezza. C’è tutta la richiesta in termini di digitalizzazione». Dalla discussione cominciano a emergere diversi spunti inattesi, come il potenziale che un progetto di “smartificazione” di un edificio può comportare in ottica di passaggio ai modelli tipici della trasformazione digitale, a partire da Big Data. Per Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply che specificatamente si occupa di analytics – «l’informazione è il core business» – e c’è molto interesse per le articolazioni di questo tema anche per quanto concerne gli edifici intelligenti. «Si parla molto dei problemi, che indubbiamente ci sono» – afferma Ardossi. «Ma vedo anche tantissime opportunità». Davide Bigoni, project manager di Samsung Italia, è pronto a cogliere il rimando al comparto sanitario. Bigoni, che si occupa di progetti di automazione in ambito B2B e B2B2C, rappresenta un “volto” del marchio Samsung poco conosciuto a chi frequenta soprattutto il catalogo dei prodotti consumer. «Le aziende ci vedono piuttosto come facilitatori di progetti trasversali a tutte le aree commerciali di Samsung. Collaborando con diversi attori del settore, Samsung sta creando una molteplicità di soluzioni IoT rivolte all’intero spettro degli utilizzatori finali. Per esempio, stiamo cercando di entrare in ambito sanitario, in particolare seguendo l’aspetto della esternalizzazione del paziente, soprattutto l’anziano. Perché, ci siamo chiesti, non sfruttare il monitoraggio remoto degli elettrodomestici e del loro normale ciclo di impiego per capire, attraverso le anomalie, se c’è qualcosa che non va?».

INTEROPERABILITÀ END-TO-END

Tra le problematiche individuate da Fabio Ardossi di Data Reply, c’è soprattutto la difficoltà di far dialogare sistemi e protocolli non direttamente interoperabili, in un contesto dove si presume che la sorveglianza debba essere estesa a diversi ambienti dotati di funzionalità di domotica diverse. Ma come si superano ostacoli di questa natura? «Samsung adotta un approccio diverso» – spiega Bigoni. «Invece di partire dal singolo device e dal suo specifico protocollo, cerchiamo di mettere a disposizione degli sviluppatori un kit di sviluppo. Il dialogo a questo punto è reso possibile, per definizione, dallo sviluppatore o integratore che propone un servizio end-to-end». Come dire che anche per lo smart building gli standard emergeranno dagli sviluppatori che si adegueranno all’offerta di software di base, e come è di fatto accaduto nel mercato informatico con le applicazioni compatibili con i diversi sistemi operativi. L’esempio fatto da Bigoni di Samsung – di un ambiente domestico smart che genera, senza alcun intervento esterno, informazioni capaci di fornire un quadro immediato dello stato di salute di chi abita in quell’ambiente – sembra essere perfettamente in linea con le considerazioni elaborate, nel suo saluto inaugurale, da Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri. Alessandro Nobili, medico che nello stesso Istituto è responsabile del laboratorio che studia i problemi dell’invecchiamento, interviene affermando che uno dei temi più interessanti riguarda proprio l’utilizzo di dispositivi digitali e sensori come fonte di dati o di ausilio per la persona anziana o ammalata. «Allungare la vita senza incrementarne la qualità – afferma Nobili – è un pessimo servizio fatto all’intera società. Perché non mettere un dispositivo come la tv interattiva a disposizione di un medico o di un fisioterapista per effettuare interventi a distanza attraverso interfacce di comando di videogiochi come Nintendo Wii? O per raccogliere automaticamente dati da utilizzare negli studi clinici di nuovi farmaci?


#dmSmartThings Gli edifici si trasformeranno in scatole nere della nostra vita
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INTELLIGENZA NELL’ENERGIA

Con l’intervento di Alfio Fontana, energy manager di Carrefour Italia, il discorso rientra su binari più convenzionali, ma non privi di stimoli interessanti sul piano delle relazioni tra automazione e marketing. «Il bisogno di integrazione per il nostro Gruppo è molto forte» – spiega Fontana. Carrefour esercita una catena commerciale multisito con oltre mille punti vendita multiformato, in un settore, la GDO, particolarmente energivoro. Noi consumiamo 450 milioni di kWh all’anno per una spesa energetica pari a 50 milioni di euro, anche un piccolo margine di risparmio può essere molto significativo e aiuta il business». La centralizzazione delle informazioni sui consumi di tutta la filiera su un unico dashboard ha permesso di storicizzare i dati su cui vengono poi applicati meccanismi di machine learning per fare previsioni e prendere decisioni. «Per noi significa pianificare budget energetici più precisi, individuare i negozi da efficientare e intervenire in modo puntuale sulle anomalie». Una evoluzione possibile di queste soluzioni consiste, per esempio, nel dotare i singoli direttori dei punti vendita di app capaci di rendere accessibili informazioni che prima erano dominio esclusivo dell’energy manager, informazioni che servono a prendere decisioni a livello locale. «C’è poi – aggiunge Fontana – il mondo dell’attuazione. Possiamo rendere l’edificio smart per ottimizzare i consumi; per implementare un piano luci, rendendo più confortevole l’esperienza d’acquisto dei clienti attraverso percorsi guidati; per pilotare i sistemi di condizionamento attraverso sensori distribuiti nei negozi, e per rilevare parametri come la qualità dell’aria. Tutte “cose” che possono impattare molto sul business». A questo livello – conclude Fontana – un progetto di IoT può diventare molto complesso dal punto di vista della system integration. Carrefour utilizza sistemi di gestione della building automation di tre vendor diversi, dispositivi come i banchi frigo e i sensori ambientali non utilizzano gli stessi protocolli. Ma risolvendo questi problemi, Fontana prevede un futuro in cui i centri commerciali saranno il fulcro di nuove “energy community”.

UN LAVORO FUORI LUOGO

La prospettiva cambia nuovamente con Carlo Romagnoli, IT director di CRIF, lo specialista in sistemi di informazioni creditizie (SIC), business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito. Romagnoli mette in evidenza un punto finora non esplicitato: il problema dell’automazione delle facility è anche legato al costante cambiamento evolutivo delle strutture fisiche aziendali. «Che cosa vuol dire building? L’ufficio, il data center? Per me il problema è la dematerializzazione che investe gli stessi edifici in base al lavoro che muta profondamente, alle persone esterne che pur non “lavorando” in una struttura la utilizzano come facility temporanea per utilizzarne i servizi». Ma anche la natura di questi servizi si trasforma, osserva Romagnoli, nel caso di CRIF con uffici che diventano suite di sale per videoconferenza. «L’edificio deve essere abilitante nei confronti del lavoro che cambia» – afferma Romagnoli, che ritiene adeguati alle proprie esigenze gli attuali sistemi di gestione. «Non mi pare che soffrano davanti a certe evoluzioni e poi è naturale che i vari operatori facciano leva sull’effetto lock-in. L’ultima generazione di BMS adotta il protocollo IP, ma nessuno riesce a dialogare con sistemi di altre marche. Mi consolo sapendo che almeno posso utilizzare cablature di tipo standard». Anche Romagnoli concorda sul forte potenziale dell’IoT ai fini della gestione integrata e del valore delle informazioni in chiave big data, ma non nega la sua preoccupazione in materia di sicurezza delle future strutture – intelligenti quanto si vuole – ma aperte «come un colabrodo». Soprattutto alla luce di normative come la GDPR. Tra progettazione ex novo e adattamento di edifici storici, Filippo Costa, ICT corporate advisor di Costa Edutainment, società che gestisce l’Acquario di Genova, copre nel suo intervento l’intero spettro di esperienze. «Quando è nato l’Acquario era già il più avanzato in Europa» – osserva Costa. «Del resto, parliamo di consumi energetici molto particolari, compreso il gruppo di refrigerazione che mantiene intorno ai due gradi la temperatura della vasca dei pinguini. La buona partenza ha permesso nel tempo di prendere decisioni efficaci come un canale di approvvigionamento dell’acqua che sostituisce opzioni più costose (tipicamente, il trasporto con barche di acque raccolte lontano da Genova), ma necessita di un monitoraggio costante del sistema di pompaggio». L’intelligenza dell’edificio e le informazioni disponibili sui bus SKADA permettono forme di manutenzione preventiva e altri esempi di efficientamento.

DALLO SMART BUILDING ALLA SMART CITY

Per Costa, l’automazione di una struttura abbraccia ambiti legati al marketing e a una buona relazione con il sistema urbano complessivo. L’Acquario, per esempio, deve garantire accessibilità e parcheggi nonostante la posizione centralissima. «Offrire ai visitatori una buona connessione Wi-Fi che si traduce in un incremento dei messaggi social e maggiore visibilità. Un sistema di bigliettazione integrato con flussi informativi – come quelli relativi al meteo o al traffico – ci consente di costruire schemi di comportamento, che a loro volta ci aiutano a pianificare i flussi. Non solo. Se potessimo dialogare in modo smart con la città digitale, saremmo in grado anche di ridurre le congestioni e agevolare il parcheggio». Alla discussione, Filippo Costa rappresenta anche la società di consulenza che a Genova sta seguendo il progetto pubblico-privato di trasformazione della ex sede dell’azienda Sutter – una palazzina centrale che risale a inizio Novecento – in un innovation hub che ospiterà startup focalizzate sui temi dell’intelligenza artificiale. «Si tratta di un intervento di riqualificazione urbana – conclude Costa – per il quale abbiamo scelto sistemi già abilitati all’esposizione dei dati in cloud. L’edificio sarà connesso alle agende degli utenti, riconoscerà i presenti e potrà garantire illuminazione e condizionamento molto mirati. Un modo per dimostrare che l’interfacciamento con un sistema di machine learning serve sempre a pianificare, prevenire e ottimizzare». Il futuro ruolo dell’intelligenza artificiale applicata all’IoT nell’ambito di edifici e gruppi di edifici viene confermato anche da Fabio Ardossi di Data Reply. «Le aziende, che spesso non sanno nemmeno di possedere certe informazioni, dovrebbero puntare molto sull’acquisizione di dati fisici e di serie storiche. Oggi, miniaturizzazione dei sensori e deep learning si fanno anche sugli smartphone, figuriamoci se non possiamo metterli negli edifici. Spesso il problema sta nell’integrazione tra vecchio e nuovo, tra device che non parlano gli stessi linguaggi: se non riusciremo a costruire uno standard, il dialogo tra sistemi di uno stesso edificio e tra edifici della stessa smart city sarà difficile». Ma come ci ha insegnato l’internet dei computer, questo è il vero punto critico sulla strada della scalabilità evolutiva della Internet delle Cose.


#dmSmartThings #malta #fibra e #BigData L’impasto della #smartcity
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Le videointerviste ai protagonisti

Silvio Garattini su IoT e Smart Building: «Mettere al centro le persone»


Videointervista a Silvio Garattini, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano
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Videointervista a Davide Bigoni, project manager di Samsung Italia


Videointervista a Davide Bigoni, Samsung Italia
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Videointervista a Fabio Ardossi, associate partner di Data Reply


Videointervista a Fabio Ardossi, Data Reply
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