Antonio Savarese – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 10:11:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Antonio Savarese – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Filezilla e Storj, la blockchain avanza! https://www.datamanager.it/2017/08/filezilla-storj-la-blockchain-avanza/ Fri, 04 Aug 2017 10:08:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129886 Dopo tanto parlare di tecnologia blockchain e sue possibili teoriche implementazioni, abbiamo deciso di approfondire il tema da un punto di vista pratico, per capire come questa tecnologia costituisca già oggi un potente abilitatore del business per prodotti open source. Ne abbiamo parlato con Roberto Galoppini, che recentemente ha avviato una collaborazione tra uno dei […]

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Dopo tanto parlare di tecnologia blockchain e sue possibili teoriche implementazioni, abbiamo deciso di approfondire il tema da un punto di vista pratico, per capire come questa tecnologia costituisca già oggi un potente abilitatore del business per prodotti open source. Ne abbiamo parlato con Roberto Galoppini, che recentemente ha avviato una collaborazione tra uno dei progetti open più diffusi al mondo (FileZilla), e Storj, un provider di cloud storage blockchain-based.

La blockchain come fattore abilitante dell’open source business

Da quando intorno al 2014 si iniziò a parlare di crypto 2.0 – applicazioni di tipo finance e non, dove anziché utilizzare il mining per forgiare nuove monete e registrare le transazioni sul public ledger, come fa Bitcoin, si utilizzano queste tecnologie per costruire applicazioni distribuite – iniziai a pensare che ci fosse la possibilità di sfruttare le potenzialità che queste avevano da offrire in termini di capacità di creare valore, e come questo potesse sposarsi con il mondo delle applicazioni open, tipicamente esposte al fenomeno del freeloading.

Avendo chiaro il problema che una determinata applicazione risolve – nel caso di FIleZilla ad esempio un tool che consente il trasferimento di file – è stato semplice individuare l’ambito delle soluzioni crypto 2.0 che potessero complementarne l’offerta.

Stabilito quindi che i servizi cloud costituivano il target naturale, la rosa di candidati individuata conteneva MaidSafe, FileCoin, SIA e Storj. Nell’ottobre 2016, quando avviamo una serie di colloqui per scegliere la piattaforma con cui integrare FileZilla, Storj pur godendo di un minor supporto finanziario, da un punto di vista di implementativo, per dimensione della base di utenti e per visione ci sembrò la migliore scelta di Distributed Cloud Storage basata sulla blockchain. 

Storj offre un servizio di storage mediante una infrastruttura distribuita in cui, oltre alla ridondanza e la cifratura dei dati, chiunque può essere rimunerato mettendo in condivisione dello spazio disco.

Vantaggi per gli utenti

Grazie alla tecnologia di Distributed Cloud Storage gli utenti di FileZilla possono godere di spazio disco a basso costo la cui confidenzialità è garantita dal protocollo sottostante. Non solo, aderendo al sistema di incentivazione di Storj hanno accesso ad una nuova fonte di reddito.

“In questo modo abbiamo ottenuto il duplice risultato di fornire agli utenti FileZilla nuove funzionalità esclusive, che permettono loro di trarre profitto dalla partecipazione al network, al tempo stesso abbiamo consentito a Storj di raggiungere milioni di utenti, scalando di tre ordini di grandezza”. 

Qual è il business model di Storj?

È il primo sistema di archiviazione decentrato criptato end-to-end, che utilizza la tecnologia blockchain e la crittografia per proteggere i file. Storj è al tempo stesso una piattaforma, una criptovaluta ed una suite di applicazioni decentralizzate che consente di memorizzare i dati in modo sicuro e decentrato. I file sono crittografati, suddivisi in file di dimensioni più piccole denominati ‘shards’ e memorizzati in una rete decentrata di computer in tutto il mondo. Nessuno,  ha mai una copia completa dei file, nemmeno in forma crittografata.

Storj si è finanziata grazie ad una ICO (Initial Coin Offering) che ne pensi?

La ICO Storj è generalmente riconosciuta come una di quelle con maggior successo nel 2017, avendo raccolto circa 30 milioni di dollari (*). Sebbene le ICO recentemente siano state oggetto di alcune giuste critiche, vale la pena sottolineare come nel caso di Storj il token risulti spendibile per acquistare appunto servizi cloud, diversamente da quanto accade nel caso di altre ICO dove non è molto chiaro a cosa servano i “token” emessi, al di là del loro valore nominale. Per quanto ci riguarda abbiamo apprezzato la scelta di passare da CounterParty ad Ethereum ERC20, considerato che il  wallet di CounterParty risultava estremamente datato e, cosa ancora più importante era animato da un ecosistema estremamente limitato (**).

 

(*) http://www.prnewswire.com/news-releases/storj-token-sale-reaches-goal-of-30-million-in-seven-days-300464074.html

(**) http://blog.storj.io/post/158740607128/migration-from-counterparty-to-ethereum

 

Roberto Galoppini fonda e vende un open source SI nei primi anni 2000, per qualche anno è consulente strategico per Microsoft, IBM e Suse, nel 2011 diviene Head of Community di una tech media company statunitense dove aiuta centinaia di progetti open a crescere, ora con la sua startup innovativa cura le strategie business per alcuni prodotti open.

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La ricerca dell’innovazione https://www.datamanager.it/2016/07/la-ricerca-dellinnovazione/ Fri, 15 Jul 2016 14:14:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105912 Ricordo bene come se fosse ieri quando giovane laureato inviai la mia candidatura come giornalista al direttore di Data Manager, non ero nessuno né come professionista né come giornalista e già avevo ricevuto tanti no, quella volta la risposta fu diversa. «Mandami un tuo pezzo, vediamo cosa sai fare e poi ne parliamo». È iniziata […]

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Ricordo bene come se fosse ieri quando giovane laureato inviai la mia candidatura come giornalista al direttore di Data Manager, non ero nessuno né come professionista né come giornalista e già avevo ricevuto tanti no, quella volta la risposta fu diversa. «Mandami un tuo pezzo, vediamo cosa sai fare e poi ne parliamo». È iniziata così la mia collaborazione ormai decennale con questa rivista di cui ho sempre apprezzato la serietà e l’apertura verso nuovi temi. Ho avuto la possibilità di dare sfogo alle mie passioni e di raccontare le storie e i protagonisti dell’innovazione italiana. L’IT è senz’altro uno dei motori principali del cambiamento attuale nelle aziende. Le attese dei clienti verso le innovazioni tecnologiche – in tutti i settori – sono crescenti e quindi acquisire un vantaggio competitivo in quest’ambito può avere effetti importanti sul business, così come, specularmente, può averne di nefasti il ritardo nell’innovazione. Le sfide tecnologiche s’intrecciano con le necessità di cambiamento organizzativo. È quindi fondamentale avere la visione di quello che sarà per pianificare in tempo azioni e progetti. Tra oggi e il futuro, il modo in cui le aziende utilizzeranno le nuove tecnologie cambierà radicalmente. Sempre più persone saranno a loro agio con la tecnologia e i responsabili IT dovranno adattarsi per soddisfare esigenze aziendali in continua evoluzione. Come reagiranno le imprese alle sfide che l’evoluzione tecnologica implica? Come si combineranno le innovazioni nell’offerta con la disponibilità di nuovi device? Quali competenze saranno sviluppate? Quale sarà, il profilo e il “peso” organizzativo dei CIO? Queste sono solo alcune delle domande alle quali bisogna provare a rispondere se si vuole prevedere il futuro.

“Tenere le luci accese” è stato a lungo un obiettivo prioritario per molte aziende. In futuro, i gruppi IT che hanno questo servizio di base come la loro funzione principale cesseranno di esistere. Questo non vuol dire che il mantenimento di un’infrastruttura di base non continuerà a essere importante. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Tuttavia, i gruppi IT devono sforzarsi di rendere la routine solo routine, focalizzandosi invece sul valore aggiunto per l’azienda, con meno risorse di personale destinate alla gestione dell’infrastruttura di base. Entro pochi anni, tutti i CIO avranno una mentalità business oriented con la tecnologia destinata a un ruolo di supporto. Questo sarà ulteriormente rafforzato dalla crescita di servizi basati su cloud che costringeranno i reparti IT ad assumere il ruolo di mediatori.

Negli ultimi anni è aumentato il tempo che i CIO spendono in attività che vanno di là dalla semplice gestione di servizi IT e nel prossimo futuro il fenomeno è in continuo aumento. Il CIO moderno diventerà una figura chiave, in rapporto alla sua capacità di relazione e interazione con gli altri C-level dell’organizzazione per dimostrare il reale ROI in termini economici e d’innovazione dell’investimento in IT. La consumerizzazione, attraverso i nuovi device, attraverso le app, attraverso le forme “consumer” d’interazione con la rete, introdurrà nelle aziende un nuovo modo di lavorare e fare business. Le competenze ICT, se utilizzate al meglio, saranno sempre più centrali e potranno stimolare non solo le aziende, ma anche i loro fornitori, incoraggiando, a vari livelli, un atteggiamento basato sulla necessità di anticipare, più che di rincorrere i bisogni del mercato. Per sostenere innovazione e crescita, la tecnologia digitale sarà elemento abilitante imprescindibile, non solo nel medio-lungo periodo, ma anche nel breve. Un ruolo che il chief information officer deve essere in grado di sostenere al meglio, con un atteggiamento proattivo e facendosi carico della responsabilità economica e culturale che il panorama attuale gli richiede.

 

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Le startup stanno per conquistare la Reggia di Caserta https://www.datamanager.it/2016/04/le-startup-stanno-conquistare-la-reggia-caserta/ Mon, 04 Apr 2016 12:22:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=98300 Nei giorni 8-10 aprile si svolgerà il primo Startup Weekend Caserta Dall’8 al 10 aprile 2016 si terrà presso la Reggia di Caserta lo “Startup weekend Caserta”, la più grande startup competition al mondo, divenuta un punto di riferimento per chi vuole fare impresa. L’evento è una maratona creativa di 54 ore basata sul lavoro di […]

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Nei giorni 8-10 aprile si svolgerà il primo Startup Weekend Caserta

Dall’8 al 10 aprile 2016 si terrà presso la Reggia di Caserta lo “Startup weekend Caserta”, la più grande startup competition al mondo, divenuta un punto di riferimento per chi vuole fare impresa.

L’evento è una maratona creativa di 54 ore basata sul lavoro di gruppo e la condivisione di competenze ed esperienze, con il fine di sviluppare un’idea di impresa in soli 3 giorni. Aspiranti imprenditori, sviluppatori, designer e progettisti avranno l’opportunità di condividere idee, formare team e lanciare una startup.

L’iniziativa, organizzata dalla startup Boosha srls, è promossa da un ampio partenariato tra cui figurano Confindustria Caserta, la Seconda Università degli Studi di Napoli e Sviluppo Campania.

Per maggiori informazioni visita il sito o la pagina Facebook

Ne abbiamo parlato con gli organizzatori: Giovanni Laffi e Mario di Girolamo.

Qual è la genesi dell’evento?

Un territorio fertile con molto potenziale inespresso, la voglia di incanalare queste energie e dare un’opportunità. L’idea di replicare a Caserta un format di portata mondiale. Da lì un appello a tutte le entità più importanti sul territorio che hanno risposto senza esitazione, ognuna contribuendo con i propri mezzi. È grazie a loro e grazie agli sponsors che abbiamo potuto dare forma allo Startup Weekend Caserta. Il nostro ruolo, come Team, è quello di coordinare e valorizzare ciò che ognuno ha reputato importante dare alla realizzazione dell’evento.

Ci sarà un tema particolare su cui lavorare?

L’evento è open, questo significa che si potrà proporre qualsiasi tipo di idea, starà poi ai partecipanti stessi scegliere le idee migliori su cui lavorare. Tramite le nostre partnerships abbiamo identificato dei temi caldi, che verranno annunciati all’apertura dell’evento. Su tali temi ci saranno delle possibilità di sviluppo extra. Non vogliamo però focalizzare l’attenzione su delle specificità, ma preferiamo che i ragazzi arrivino portando le proprie idee senza farsi suggestionare da annunci pre-evento. Come ho già specificato, si tratta di “extra” e non di corsie preferenziali, tutti i gruppi lavoreranno e concorreranno alla pari.

Chi saranno i mentor?

Il team di coaches e mentors è formato da professionisti provenienti da tutta Italia, dal Portogallo e da Londra. Ne faranno parte, infatti, la docente di Marketing Teresa Dieguez specializzata in Strategia e Imprenditoria; la dott.ssa Iscaro, già mentor per lo Startup Lab e docente di Knowledge Management; Il dott. Matricano, cultore della materie Marketing e Tecniche di Comunicazione, Economia e Gestione delle Imprese e Creazione di Impresa; Alice Soru, responsabile del programma di accelerazione dell’Opencampus di Tiscali con sede a Cagliari; Giuseppe Natella, specializzato in Imprenditoria e fondatore di StartupBus Italia, lavora a Londra per iStarter; Giuseppe D’Aniello, Delivery Manager in Innovitslab LTD, società che si occupa di progetti di open innovation e consulenza strategica, e cofondatore di Artrooms Srl; Paky Russo, già coach di Wind Business Factor e Startup Weekend Foggia, è il CEO di Spotonway.

Quanto è importante portare l’innovazione all’intero della Reggia di Caserta?

In quanto simbolo della nostra città, è innanzitutto un onore poter essere ospitati nella Reggia. Ci sono diversi spot nella nostra provincia che offrono rifugio a tanti ragazzi che hanno il desiderio di cavalcare l’onda dell’innovazione, ma lo svolgimento dello Startup Weekend all’interno del Palazzo Reale rappresenta un’iniziazione di tutto il territorio a un mondo, come quello delle startup, in crescita esponenziale; è importante perché rappresenta la conferma della nascita di un network forte e tenace, pronto a sostenere i suoi cittadini. La Reggia di Caserta è stata e continua ad essere la cornice di tanti eventi importanti dal punto di vista culturale e storico, proveremo anche noi a lasciare una eco che affianchi quella delle spade laser di Star Wars.

Voi siete startuppers (Founders di Boosha), perchè invece di dedicarvi al vs business avete deciso di organizzare un SW?

Perché da startuppers, Startup Weekend Caserta, è l’evento a cui avremmo voluto partecipare nella nostra città. Invece ne abbiamo preso parte in Spagna e nella nostra Puglia. Capendo che è molto più di una “3 giorni” e che anche Caserta doveva poter offrire questa maratona creativa ai suoi aspiranti imprenditori. Il nostro business è sempre lì e siamo fortemente convinti che anch’esso potrà trarre giovamento da questo evento. Alla base di tutto vediamo il networking come tappa fissa dell’Innovazione e Startup Weekend ne è l’emblema.

Quali sono le cose che i partecipanti potranno imparare?

L’obiettivo della venue è la creazione di un “elevator pitch” e la produzione di un MVP da presentare alla giuria finale. I partecipanti, accompagnati da mentor e coach, apprenderanno gli strumenti per la creazione di una strategia e per lo sviluppo di un prodotto concreto (prototipazione/programmazione software, app, studio grafica, business plan, marketing). Questo è quanto potranno apprendere dal lato “tecnico”, ma non dimentichiamo che i partecipanti avranno possibilità di confrontarsi con investitori, startupper seriali ed esperti del settore. Questo gli darà la possibilità di accrescere il loro network e apprendere “How to act in a competitive life”, skills che normalmente si apprendono dall’esperienza e non dai libri di testo.

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Sorgenia mette i clienti al centro https://www.datamanager.it/2016/02/sorgenia-mette-clienti-al-centro/ Wed, 17 Feb 2016 15:16:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94112 Come abbattere le barriere tra IT e Business? Concentrandosi su un obiettivo comune: la customer experience. Alta qualità del servizio significa alta qualità dei processi e dei sistemi IT Sorgenia è una delle prime società che si sono sviluppate sul mercato dell’energia da quando il decreto Bersani del 1999 ne ha decretato la liberalizzazione. Oggi, è […]

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Come abbattere le barriere tra IT e Business? Concentrandosi su un obiettivo comune: la customer experience. Alta qualità del servizio significa alta qualità dei processi e dei sistemi IT

Sorgenia è una delle prime società che si sono sviluppate sul mercato dell’energia da quando il decreto Bersani del 1999 ne ha decretato la liberalizzazione. Oggi, è attiva nella generazione elettrica con quasi 5000 MW di capacità installata e nella vendita ai clienti finali. Proprio in questo settore concentrerà le proprie attività per far crescere la propria customer base dagli attuali 200mila clienti a 500mila in un orizzonte temporale di 4-5 anni. Come contribuirà a questa crescita l’IT? Abbiamo girato la domanda a Simone Lo Nostro, direttore Mercato e ICT di Sorgenia.


#CIOevolution Lo Nostro @sorgenia L’IT deve essere totalmente orientata all’utente finale
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Data Manager: Qual è il contesto aziendale di Sorgenia?

Simone Lo Nostro: Il contesto è molto diverso da quello in cui questo mercato si è sviluppato nei primi anni 2000. Le aziende si stanno concentrando tutte molto sul mercato retail e questo ha alzato drasticamente l’asticella della competizione. Al tempo stesso, la progressiva presa di coscienza da parte dei clienti finali dell’esistenza di un mercato concorrenziale, li ha resi molto più esigenti, attenti alle opportunità e molto meno inerti al cambiamento. Oggi, la sfida sul mercato non si vince più solo con la forza del brand e la capacità commerciale ma anche e direi soprattutto, con la capacità di mantenere le promesse dando un servizio di alta qualità. In questo caso, l’equazione è ormai stata identificata: alta qualità del servizio significa alta qualità dei processi e dei sistemi IT.

Come sono organizzati i sistemi informativi?

La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di abbattere le barriere culturali e comportamentali che separano il Business dalla gestione dei sistemi informativi. Infatti, se è vero che la gran parte delle esigenze di sviluppi informatici in un’azienda come la nostra è legata al mercato e se è vero che il successo del mercato dipende dalla qualità dell’IT, allora perché non unire le due responsabilità? Dal secondo semestre 2015 quindi, i sistemi informativi di Sorgenia rispondono alla direzione Mercato della quale io sono responsabile. Attraverso questa scelta – sicuramente diversa dal passato e da quello che vediamo di solito sul mercato – pensiamo però di avere messo i clienti al centro di ogni nostra scelta e al tempo stesso abbiamo dato all’IT il ruolo centrale che merita, togliendo spazio a tutti quegli alibi consolidati negli anni che vedono il Business e l’IT lamentarsi dei reciproci approcci. Adesso, Mercato e IT sono un tutt’uno, sviluppano e fanno evolvere i sistemi considerando le esigenze del cliente, ma rispettando i propri tempi, le proprie dinamiche e soprattutto coinvolgendosi reciprocamente in ogni step del percorso. Ciò ci ha consentito di dare in outsourcing a un unico partner i nostri servizi tecnologici. Partner che garantisce l’erogazione dei servizi in accordo a un ambito contrattuale ben definito e nel rispetto di livelli di servizio misurati. Questo significa minori costi fissi per il gruppo e miglioramento del time-to-market. Vantaggi che sono stati resi possibili soprattutto grazie alla piena integrazione di due soggetti che fuori di qui generalmente si chiamano “demand” e “delivery” e che invece da noi coincidono. Al di fuori del mercato, essendoci meno criticità di time-to-market, abbiamo invece mantenuto un modello più “classico”, con il partner che ha strutturato la propria erogazione dei servizi IT in organizzazioni verticali dedicate agli altri rami aziendali (Corporate, Energy Management & Generation).


#CIOevolution Lo Nostro @sorgenia La sfida sul #mercato non si vince solo con la forza del #brand
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Quali sono i principali progetti realizzati e quelli futuri?

Fino a giugno 2014, i principali progetti avevano come obiettivo il miglioramento e la stabilizzazione della mappa applicativa, evoluta nel tempo in modo non organico (come avviene nelle fasi di startup delle aziende), con particolare attenzione alle tematiche di integrazione fra applicativi realizzati ad hoc, come i sistemi di gestione delle misure e billing, e prodotti standard come il CRM Siebel e l’ERP Oracle Business suite. Inoltre, abbiamo ottimizzato il processo “meter to bill” che ha portato un significativo miglioramento della qualità della fatturazione riducendo l’indicatore di mancato fatturato di oltre il 90% in tre anni.

Fra i progetti conclusi con successo, c’è anche l’introduzione di un sistema di Energy Trading and Risk Management (ETRM) che garantisce il consolidamento delle attività di trading su un’unica piattaforma in ottica end-to-end, dalla fase di “deal capture” fino alla fase di “settlement” integrata con il sistema ERP.

Nell’ambito del progetto di Outsourcing, con il nostro partner Accenture, è prevista adesso la realizzazione di un progetto di trasformazione che prevede un rinnovamento totale dell’architettura applicativa. L’obiettivo della trasformazione è consolidare processi e soluzioni su un’unica piattaforma basata su Microsoft Dynamics AX, sfruttandone le caratteristiche di usabilità e flessibilità. Questo progetto di trasformazione rappresenta la vera cartina al tornasole per il nostro modello organizzativo. A poco più di due mesi dalla delivery, posso dire senza dubbio che abbiamo eliminato quel clima di conflitto che normalmente pervade questo tipo di progetti: oggi, l’unica tensione che si percepisce è quella positiva orientata al risultato.

Come vede lo scenario IT dal punto di vista tecnologico e organizzativo?

Oggi, parlare di uno scenario IT statico credo sia quasi impossibile perché la tecnologia e l’architettura dei sistemi viaggiano a una velocità tale per cui se ne identificassi uno, correrei il rischio di essere smentito domani dal lancio di qualche nuovo prodotto, da qualche parte in California o a Seattle, in grado di ridefinirlo completamente. Credo che la traccia sia però quella che da diversi anni stanno disegnando i big player di settore. La tecnologia deve essere totalmente orientata verso l’utente finale, ogni evoluzione deve andare nella direzione del miglioramento e della semplificazione della customer experience. Personalmente, ritengo che Amazon e Google siano esempi evidenti di come si debbano muovere le aziende quando si parla di IT, che non può essere più vista come strumento per fare efficienza (o quanto meno non solo), ma deve proseguire nell’intento di soddisfare sempre di più i bisogni dei clienti colmando gap tecnologici che ancora esistono. Fare efficienza di costi attraverso nuove architetture o nuovi software è possibile, ma solo se ciò non va a discapito del prodotto venduto ai clienti. L’unica cosa che conta è la customer experience: le scelte tecnologiche e organizzative devono nascere da lì. Ottimizzazioni di budget devono essere fatte solo a parità o miglioramento dell’esperienza dei clienti, altrimenti il finale del film è già scritto: prima o poi il cliente troverà qualcuno che gli dà allo stesso prezzo un’esperienza migliore e se ne andrà.


#CIOevolution Lo Nostro @sorgenia L’unica cosa che conta è la #customerexperience
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Il ruolo del CIO si è evoluto molto negli ultimi anni, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

Beh, ovviamente dipende dai settori. In quelli altamente impattati dall’IT, come quello in cui lavoro io, mi aspetto che la separazione di ruolo tra responsabile del Business e dell’IT diventi sempre più sottile fin quasi ad annullarsi, come abbiamo scelto di fare noi. Certo, questo percorso non è facile e soprattutto non è scontato. Significa trovare persone che vogliano declinare il loro approccio sulla base delle esigenze dei propri interlocutori. In sintesi, manager che devono imparare quanto meno le basi del lavoro dell’altro o, come nel mio caso, studiare per colmare i gap tecnici di chi non ha mai fatto sviluppo IT, ma solo utilizzo.

Ho imparato che le soluzioni ci sono sempre, il più delle volte non sono applicate perché non si riesce a spiegare bene a chi non è di derivazione IT quali siano i vincoli da rispettare per metterle in piedi. Troppo spesso a chi fa IT, vengono imposti dal Business percorsi obbligati, e troppo spesso chi fa IT, per rispettare questi percorsi, sceglie soluzioni senza confrontarsi con il Business, generando problemi anziché soluzioni. Il più delle volte per evitare questa confusione basterebbe ascoltare e comunicare in modo chiaro, magari senza usare sigle e acronimi improbabili, che normalmente fanno crollare il livello di attenzione al terzo minuto. Chi sia l’uno e chi sia l’altro lo lascio alla vostra interpretazione.


 

SIMONE LO NOSTRO STORY

Laureato in Ingegneria Elettrica all’Università di Genova, ha completato la sua formazione presso INSEAD. Dal giugno 2015, è direttore mercato e ICT in Sorgenia, con l’obiettivo di coniugare la crescita della customer base con lo sviluppo armonico dei sistemi informatici. Prima, ha maturato un’esperienza decennale in Enel, dove dal 2008 fino alla sua uscita, è stato responsabile marketing, supply vendite corporate ed efficienza energetica. Dal 2000 al 2005, è stato responsabile Segreteria Tecnica e Affari Regolamentari e responsabile Gestione Portafoglio Gas presso EGL Italia Spa.

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Runtimate, la startup dei runners! https://www.datamanager.it/2016/02/runtimate-la-startup-dei-runners/ Mon, 15 Feb 2016 13:50:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94641 Tommaso De Angelis e Stefano Russo, sono i due giovani imprenditori che hanno lanciato la loro corsa all’innovazione nel mercato dei wearable device attraverso Runtimate. Runtimate è una soluzione innovativa nel campo della tecnologia indossabile applicata all’allenamento all’aria aperta: la cintura magnetica Runtimate Belt, la fascia da braccio Runtimate Armband e i relativi accessori, ideati da Tommaso e Stefano, consentiranno ai […]

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Tommaso De Angelis e Stefano Russo, sono i due giovani imprenditori che hanno lanciato la loro corsa all’innovazione nel mercato dei wearable device attraverso Runtimate.

Runtimate è una soluzione innovativa nel campo della tecnologia indossabile applicata all’allenamento all’aria aperta: la cintura magnetica Runtimate Belt, la fascia da braccio Runtimate Armband e i relativi accessori, ideati da Tommaso e Stefano, consentiranno ai runner di portare con sé durante la corsa, chiavi, asciugamani, borracce, telefoni cellulari e molto altro senza dover ricorrere a scomodi zaini o marsupi e limitando al minimo l’impatto di questi oggetti sull’attività atletica. Il tutto grazie a un perfetto mix di innovazione tecnologica, materiali leggeri e design ergonomico.

Li abbiamo intervistati:

Qual è la storia di Runtimate?

Runtimate è nata una sera in cui discutevamo io e Stefano in palestra su alcuni problemi che avevamo sia nella palestra stessa che fuori quando ci capitava di andare a correre. Io gioco da semi-professionista a football americano da 10 anni e mi capita molto spesso di dover correre per tenere il fiato quando sono in offseason, e quasi sempre lo faccio all’aperto. I problemi sono legati a portare con sé comodamente alcuni accessori utili durante l’attività (borraccia, cellulare ecc) e altri che non si possono lasciare altrove (chiavi, documenti, monete ecc). Avendo utilizzato varie soluzioni come zaini e marsupi ci siamo resi conto che non c’era un prodotto che unisse funzionalità e comfort, per cui abbiamo sviluppato un’idea nuova. La nostra cintura, così come l’armband, massimizza entrambe le caratteristiche. Attraverso l’aggancio magnetico è possibile utilizzare agevolmente ciò che si trasporta, che è anche meglio distribuito lungo la vita per non essere d’ingombro durante l’attività. Il design ergonomico invece limita il sobbalzo ed è studiato per essere confortevole anche su lunghi tragitti.

Quali sono le altre caratteristiche del vostro progetto?

Il progetto Runtimate include anche un’app mobile (e una relativa web app) che reinventa il concetto di monitoraggio dell’ attività fisica legandolo al mondo social e a un sistema di gamification. Attraverso l’applicazione gli utenti potranno trovare gli altri runner a loro più vicini e raggiungerli; più in là, inoltre, sarà possibile anche sfidare in tempo reali altri utenti, siano essi vicini o in un altro continente. Un sistema di gamification, inoltre,permetterà agli atleti di guadagnare punti esperienza e booster sulla base delle loro prestazioni , mentre un sistema di ricompensa distribuirà Runcoin,una moneta elettronica dedicata, che permetterà agli utenti di ottenere uno sconto per l’acquisto di nuovi accessori sul sito e-commerce di Runtimate.

runtimate 1

Quanto vale il mercato (Italia ed estero)?

Il mercato dello sportswear vale intorno ai 250 miliardi di dollari worldwide e cresce costantemente ad un tasso superiore al 6% oramai da una decina d’anni. La nostra nicchia di riferimento, running e jogging apparel vale circa 4 miliardi.

Qual è lo stato dell’arte oggi e quali i passi futuri?

Ora abbiamo superato la prima parte di prototipazione per l’industrializzazione e abbiamo testato sia il prodotto che il mercato. Abbiamo capito che la soluzione è interessante ma l’approccio deve essere diretto e concreto, lasciando che siano i runner a provare i nostri prodotti ed essere portavoce dei nostri punti di forza

In questo momento cosa cercate in termini di funding?

Ora siamo alla ricerca di un capitale di circa 150 mila euro per migliorare i prototipi che abbiamo, costruire stampi già ingegnerizzati e creare un primo lotto di prodotti per il consumatore finale. Abbiamo già superato uno studio di fattibilità per dotare i nostri prodotti di sensoristica, per entrare in futuro nel mercato dei wearable che è in rapida crescita.

La corsa di Runtimate per raggiungere tutti gli appassionati di sport e tecnologia è partita  con il lancio su Kickstarter. Dopo un anno e mezzo di duro lavoro siamo finalmente pronti a lanciare i nostri prodotti e per farlo puntiamo a raccogliere 65,000 € in 35 giorni . È una sfida complessa ma speriamo davvero di potercela fare grazie al sostegno di tanti appassionati che vorranno credere in noi.”

Le campagne Kickstarter operano in un modello di finanziamento “tutto o niente” , per cui Tommaso e Stefano otterranno il finanziamento solo se raggiungeranno il traguardo dei 65,000€ in 35 giorni: è possibile sostenerli con una donazione al link e seguirli sui profili Twitter(@runtimate) e Facebook (Runtimate).


 

Runtimate nasce dall’intuizione di Tommaso De Angelis e Stefano Russo, i due fondatori, rispettivamente ex agente commerciale per Telecom Italia S.p.a. ed ex consulente sostenibilità per la Fondazione Eni Enrico Mattei, Runtimate Srl, Startup Innovativa, Il team di Runtimate Srl, Startup Innovativa si arricchisce di persone e competenze con Gianluca Tuccillo e Giovanni Villani, entrambi avvocati; Graziano Di Gennaro, consulente finanziario; Armando Pace, graphic designer e Sync Lab Srl, software house. Gli ultimi due hanno direttamente investito nel progetto, rispettivamente risorse finanziarie e beni in natura (mobile app e web app). Collaborano con Runtimate anche il designer industriale Mirco Sapio, Antonio Grillo, Lab Manager di Fablab Napoli (per l’ingegnerizzazione e la prototipazione dei prodotti), l’ Ing. Carlo Carrelli che cura l’ottimizzazione degli aspetti tecnici dei prodotti e l’ Ing,. Biase Celano, a capo di Officina Elettronica Spa, il quale sta studiando lo sviluppo dei prodotti nella versione “wearable devices”.

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Bookingbility rende i viaggi possibili per tutti https://www.datamanager.it/2016/01/bookingbility-rende-viaggi-possibili-tutti/ Mon, 25 Jan 2016 09:49:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92968 Viaggiare è spesso uno dei sogni principali di tutti noi che sogniamo almeno per qualche giorno di evadere dalla solita routine, eppure non sempre è facile, soprattutto per chi ha delle disabilità, trovare al struttura adatta. Spesso ad esempio la mobilità di persone diversamente abili, o con mobilità ridotta, è ignorata creando, sino ad oggi, […]

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Viaggiare è spesso uno dei sogni principali di tutti noi che sogniamo almeno per qualche giorno di evadere dalla solita routine, eppure non sempre è facile, soprattutto per chi ha delle disabilità, trovare al struttura adatta.

Spesso ad esempio la mobilità di persone diversamente abili, o con mobilità ridotta, è ignorata creando, sino ad oggi, di una serie di barriere architettoniche  che impediscono di fatto la libera circolazione di una persona invalida sul territorio.

La giovanissima Annalisa Riggio – Founder di Bookingbility ha deciso di risolvere questo problema, l’abbiamo intervistata.

Qual è la storia di Bookingbility?

Bookingbility nasce da una mia idea. In un giorno come tanti, ritrovandomi a dover prenotare un soggiorno tramite uno dei più famosi OTA, mi sono accorta che in nessun modo era possibile scegliere e valutare delle strutture adatte a persone con esigenze speciali. A quel punto si è accesa la scintilla e ho deciso che avrei potuto mettere a disposizione le mie competenze per risolvere un problema: permettere a tutti di prenotare in tempo reale strutture adeguate alle proprie esigenze speciali.

Ad aprile 2015 partecipo a Startup weekend Tourism edition Palermo, aggiudicandomi il primo premio con grande felicità. Qualche mese dopo TIM#WCAP lancia la call per la classe 2015. Partecipo senza pensarci due volte e Bookingbility viene selezionata per l’incubatore di Catania aggiudicandosi inoltre un grant che ci ha permesso di sviluppare la piattaforma oltre a un programma intenso di accelerazione. A questo punto Bookingbility non è più un business plan ma diventa realtà. Rafforzato il team, iniziamo subito la costruzione del portale grazie anche alla collaborazione delle associazioni di settore che ci hanno supportato.

Oggi Bookingbility è stata incubata anche dal Consorzio Arca dell’Università degli Studi di Palermo. Lavoriamo insieme alle associazioni di settore per migliorare le logiche di ricerca struttura e per mappare le strutture ricettive accessibili in italia e prossimamente in Europa. Di recente (dicembre) siamo stati premiati anche come migliore startup di eccellenza in Sicilia dallo storico Giornale di Sicilia in occasione dei suoi 155 anni di attività.

Da dove nasce l’attenzione al tema dell’accessibilità?

Nasce per caso da una constatazione oggettiva. Non esistevano siti web come Bookingbility  ovvero che permettono di prenotare in tempo reale strutture accessibili e verificate. Per una persona disabile o con esigenze speciali prenotare una camera significava perdere tantissimo tempo al telefono con l’albergatore per verificare che quella camera fosse accessibile, significava rivolgersi alle agenzie di viaggio o alle associazioni di settore, rendendo la semplice prenotazione di una camera, un’operazione lunga e faticosa.

Qual è la situazione in Italia e in Europa in termini di accessibilità?

Nel 2014 hanno viaggiato circa 16milioni di persone disabili verso l’Italia e in Europa solo nel 2012 oltre 217 milioni sono stati i viaggi con almeno un pernottamento effettuati da persone disabili. Tutti numeri notevolmente in crescita. In questi dati sono inclusi anche le persone anziane, un pubblico sempre in crescita e che ha sempre più voglia di viaggiare.

Quali sono le caratteristiche principali del portale?

Non posso svelarti tutte le caratteristiche ma alcune sono davvero semplici da intuire. I filtri di ricerca saranno molto dettagliati e tarati sulle esigenze del nostro pubblico. Sottolineo esigenze perché noi non entreremo mai nel merito della disabilità dei nostri utenti ma solo delle loro necessità. E’ così che ad esempio una persona in sedia a rotelle potrà trovare facilmente un hotel senza barriere architettoniche, che accoglie animali domestici e che è vicino ad un centro terapico. Il resto lo vedrete quando bookingbility.com sarà pronto.

Quanto vale il mercato (Italia ed estero)?

Secondo i nostri dati 7,6 miliardi di Euro è il volume generato dai soli pernottamenti delle persone disabili in Italia che sale a oltre i 9 0miliardi di Euro in Europa. Cifre sicuramente interessanti destinate ad aumentare negli anni.

Qual è lo stato dell’arte oggi e quali i passi futuri?

Bookingbility.com è attualmente in fase di sviluppo. Il nostro team ha studiato tutti i dettagli, analizzato i player più grandi e trovato soluzioni secondo noi efficaci per il nostro pubblico di riferimento. Entro la primavera sarà pronta la prima versione di Bookingbility.com ma già in questo momento è possibile prenotare l’iscrizione della propria struttura accessibile qui.
I passi futuri sono il miglioramento costante della piattaforma che verrà plasmata in funzione dei feedback che riceveremo. Per il resto non ci vogliamo sbilanciare troppo, siamo una startup molto giovane e con poche risorse ma andiamo avanti con tanta forza, impegno e amore per il nostro progetto.

In questo momento cosa cercate, in termini di funding?

Grazie Antonio per questa domanda! Cerchiamo sicuramente investitori per dare una bella accelerata alla crescita di Bookingbility.

Cerchiamo però anche partnership con le associazioni alberghiere (ma anche catene di hotel) al fine di mappare adeguatamente le strutture accessibili in Italia e presto anche in Europa.
Infine cerchiamo anche la collaborazione delle associazioni che riguardano il mondo della disabilità e del turismo accessibile che ad oggi hanno dato un grandissimo contributo rispondendo ai nostri questionari e dandoci suggerimenti fondamentali per lo sviluppo del nostro portale.

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InnoVitsLab costruisce un ponte tra le startup e i manager https://www.datamanager.it/2016/01/innovitslab-costruisce-un-ponte-le-startup-manager/ Wed, 20 Jan 2016 10:28:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92684 Tutto è iniziato con il percorso SDE – Startup Driving Experience – che abbina le startup a manager di alta seniority. SDE nasce dall’osservazione della realtà: da una parte tanti manager ed executive con grande energia e competenza che possono dare molto al mondo delle startup e dall’altro un problema strutturale legato alle startup, la carenza […]

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Tutto è iniziato con il percorso SDE – Startup Driving Experience – che abbina le startup a manager di alta seniority.

SDE nasce dall’osservazione della realtà: da una parte tanti manager ed executive con grande energia e competenza che possono dare molto al mondo delle startup e dall’altro un problema strutturale legato alle startup, la carenza di capitali ma soprattutto la carenza di competenze manageriali.

InnoVitsLab ha pensato di mettere insieme questi due mondi.

Abbiamo intervistato Stefano Mizio, CEO di InnoVitsLab.

InnoVitsLab offre servizi per le startup, con quale focus in particolare?

InnoVitsLab abilita un nuovo modello di crescita delle startup italiane, valorizzando il bacino di competenze di manager ed executive italiani da un lato, dall’altro promuovendo la collaborazione fra aziende e startup, e, non ultimo, aprendo importanti opportunità di crescita internazionale. Crediamo che le startup siano un tassello importante per la crescita del nostro sistema industriale e che per i manager sia un modo straordinario di rientrare in modo attivo nel sistema produttivo, dando un contributo importante al nostro Paese.

Come è strutturata InnoVitsLab?

InnoVitsLab è strutturata su quattro poli: Londra, Napoli, Treviso e Milano, dove si trova la sede principale.

Com’è nata l’idea di InnoVitsLab?

L’idea è nata osservando la realtà: da un lato ci sono tanti manager ed executive con grande energia e competenza che possono dare molto al mondo delle startup e dall’altro ci troviamo di fronte a un problema strutturale delle nostre startup che comprende sia la carenza di capitali, ma soprattutto, quella di competenze manageriali. Il nostro obiettivo è far convergere questi due mondi.

Cosa distingue InnoVitsLab dalle altre iniziative per startup?

Noi conosciamo molto bene entrambi i mondi: quello delle startup perchè siamo tutti ex-startupper o startupper e, quindi, conosciamo la passione e l’energia ma anche i problemi e le difficoltà del mercato, inoltre, abbiamo anche maturato esperienze professionali in grandi aziende. La conoscenza di questi due mondi ci permette di lavorare bene con entrambi e di creare quel ponte fra i due che è il nostro forte elemento differenziante.

Quali figure manageriali sono più indicate per intraprendere un percorso imprenditoriale secondo voi, in questo momento di mercato l’imprenditorialità è lo sbocco naturale per i manager con una buona seniority?

Applichiamo una metodologia che consente di ridurre in modo significativo il rischio insito in un progetto di innovazione come è quello di una startup. L’opportunità non è per tutti: non tutti manager ed executive possono intaprendere un percorso di crescita insieme alle startup, devono avere voglia di mettersi in discussione e di uscire spesso dalla loro comfort zone.

Il tema dei finanziamenti alle startup è un punto spesso critico, voi come pensate di supportarle?

Sì questo è un tema sicuramente critico, basti pensare che lo scorso anno in Italia sono stati erogati alle startup meno di 100  milioni di Euro di finanziamenti, mentre, nello stesso periodo a Londra, sono stati erogati 1,5 miliardi di sterline. Alla base di questa differenza ci sono aspetti strutturali e culturali ma secondo noi ci sono anche altri aspetti più operativi da tenere in considerazione. Per questo motivo abbiamo strutturato il processo di InnoVitsLab che prevede la selezione di startup con potenziale di sviluppo, l’ affiancamento a un manager, per aiutarle a crescere e a trovare finanziamenti in Italia che le rendono appetibili per gli investitori inglesi.

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Mobilità? L’IT è il futuro dei servizi https://www.datamanager.it/2015/12/mobilita-lit-futuro-dei-servizi/ Tue, 15 Dec 2015 15:51:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90856 LeasePlan realizza soluzioni di mobilità aziendale con nuovi servizi e sistemi creati sulla base della “driver experience” LeasePlan Italia, società leader nel settore del noleggio a lungo termine e delle flotte aziendali, in Italia gestisce 115mila veicoli su strada, con una quota di mercato del 19% e un fatturato di circa 784 milioni di euro, […]

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LeasePlan realizza soluzioni di mobilità aziendale con nuovi servizi e sistemi creati sulla base della “driver experience”

LeasePlan Italia, società leader nel settore del noleggio a lungo termine e delle flotte aziendali, in Italia gestisce 115mila veicoli su strada, con una quota di mercato del 19% e un fatturato di circa 784 milioni di euro, impiegando 560 dipendenti. LeasePlan è l’interlocutore ideale per tutte le aziende che vogliono affidare la gestione della propria flotta a un partner in grado di fornire supporto consulenziale nella definizione della car policy, assistenza operativa e un’ampia gamma di servizi amministrativi, gestionali e ad alto valore aggiunto. LeasePlan garantisce soluzioni di mobilità che soddisfano le esigenze di ogni singola impresa. Qualunque sia la dimensione della flotta aziendale, gestire un parco auto è un impegno quotidiano, che comporta la soluzione attenta e tempestiva di problemi operativi, amministrativi ed economici. Abbiamo intervistato, Carla Corazza, direttore ICT LeasePlan Italia.


#Mobilità Carla Corazza @LeasePlan_IT L’IT è il futuro dei #servizi per la #mobilità
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Data Manager: Quali sono i vostri clienti?

Carla Corazza: Essendo uno dei maggiori operatori del settore, il noleggio a lungo termine con LeasePlan consente di ottimizzare i costi, grazie alle economie di scala, dall’acquisto della vettura all’erogazione dei servizi operativi e amministrativi. I vantaggi finanziari per chi sceglie il noleggio sono molteplici: il capitale, infatti, non viene immobilizzato e il cliente paga soltanto un canone mensile determinato, senza alcun investimento iniziale, con la piena consapevolezza delle voci di costo e del budget destinato al parco auto. I clienti LeasePlan vanno dalle grandi aziende multinazionali, alle piccole e medie imprese o professionisti con partita IVA, fino ai privati, un target che da poco sta mostrando sempre più interesse verso questa modalità alternativa di mobilità.

Come sono organizzati i sistemi informativi?

L’organizzazione ICT è snella, improntata alla governance dei servizi rivisitati in ottica propositiva dove le funzioni devono giocare un ruolo sempre più proattivo, in funzione del fatto che le opportunità di business sono spesso “embedded”. Abbiamo pertanto spinto su un’organizzazione che attraverso lo scouting del mercato e la vicinanza al business deve portare innovazione, garantendo un’architettura applicativa in linea con le esigenze di business e servizi tempestivi e di qualità. Dal punto di vista dei sistemi, da quest’anno abbiamo consolidato il nostro data center a Dublino presso LeasePlan Information Services, la società del gruppo che fornisce servizi a tutte le country garantendo nel contempo la standardizzazione delle soluzioni infrastrutturali. La nostra architettura applicativa è caratterizzata da soluzioni cloud e di mercato, gestione lead and prospect, marketing, operational contact management, procurement da una soluzione core business che funge da “hub” per le applicazioni web based dedicate ai clienti e ai driver.


#Mobilità Carla Corazza @LeasePlan_IT Il CIO come innovatore business oriented
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Quali sono i principali progetti realizzati?

L’innovazione tecnologica è un must per LeasePlan ed è il futuro dei nostri servizi. Tra i progetti realizzati ci piace evidenziare: Web Internet Quotation e LeasePlan Telematics. Il primo consente al fleet manager di digitalizzare la car policy e al driver di personalizzare la propria scelta. Web Internet Quotation è un tool, personalizzato sulla car policy del cliente, con il quale il driver può quotare e ordinare, in completa autonomia, la propria vettura, elaborando ogni preventivo con l’indicazione del budget, della durata in mesi e dei Km annui previsti, in modo da conoscere in tempo reale quale sarà il fringe benefit, l’eventuale quota a suo carico, e così via. LeasePlan Telematics è il nostro prodotto di telematica, con l’installazione delle clear box sulle vetture, garantisce massima efficienza, monitoraggio costante e sicurezza dei veicoli. Tra i servizi più apprezzati della telematica ricordiamo l’Emergency Call che attiva il soccorso stradale e l’emergenza sanitaria, se necessaria. I dati, rilevati dal monitoraggio dei veicoli con telematica a bordo, ci hanno permesso di dimostrare che la frequenza dei sinistri, su una flotta di 16mila auto, è diminuita di quasi un terzo dall’attivazione del dispositivo e che il tasso di recupero dei veicoli rubati è aumentato in misura sostanziale passando dal 14% a circa 86% circa.

E il futuro che novità ci riserverà?

Il mondo sta cambiando insieme alle esigenze dei consumatori, e questo si riflette anche nel nostro settore, allargando i confini della mobilità, soprattutto nelle grandi città. Per rispondere alle crescenti richieste di flessibilità da parte dei clienti a brevissimo lanceremo FlexiPlan. Con questo progetto il cliente avrà tutti i benefici del noleggio con il vantaggio di una maggiore adattabilità alle sue esigenze che nel tempo possono cambiare. Sarà possibile noleggiare un veicolo, per una durata minima di un mese, e decidere successivamente quando restituirlo, senza ulteriori vincoli di durata e senza penali in caso di restituzione anticipata rispetto al termine inizialmente previsto. Stiamo realizzando anche un prodotto di Corporate Car Sharing che lanceremo nel 2016. Le auto in car sharing saranno dotate di un device delle dimensioni di un cellulare che consentirà all’utente di aprire la vettura e di utilizzarla. Si tratta di un car sharing key-less, in altre parole l’apertura dei veicoli avverrà tramite lo smartphone, senza bisogno della chiave. Con questo prodotto il cliente potrà scegliere quante e quali vetture dedicare al car sharing aziendale, ottimizzando la gestione della propria flotta. L’innovazione tecnologica di LeasePlan è rivolta anche al proprio interno per rendere efficienti i processi interni. Nel 2015, abbiamo sostituito i personal computer con il desktop virtuale, per un ufficio sempre più “mobile”.


#Mobilità Carla Corazza @LeasePlan_IT ecosistema di servizi a misura di business
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Come vede lo scenario IT sia dal punto di vista tecnologico sia organizzativo?

Lo scenario IT sarà ancora basato sui pilastri tecnologici della mobilità, del cloud, dei social media e dei big data che ispireranno i processi innovativi per le imprese. Si svilupperanno sempre più iniziative di app store interni e portali self-service per ingaggiare maggiormente un ecosistema composto dai partner, clienti, fornitori e dipendenti. Prevedibile un’evoluzione per il mobile commerce, dove andranno a moltiplicarsi le iniziative e i servizi di mobile ticketing e mobile payment, in uno scenario frammentato e competitivo ancora aperto all’arrivo di nuovi attori e alla creazione di specifiche alleanze. Anche noi in LeasePlan saremo chiamati a realizzare soluzioni mirate a soddisfare le differenti esigenze di mobilità aziendale con nuovi servizi e sistemi creati sulla base della “driver experience”, coinvolgendo i “driver” in un processo di miglioramento continuo di cui beneficiano i clienti, i fleet manager e i driver stessi.

Il ruolo del CIO si è evoluto molto negli ultimi anni, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

Il CIO sarà sempre più un manager innovatore, con una forte leadership digitale e con una chiara strategia IoT. Dovrà interpretare il suo ruolo alla pari con gli altri interlocutori aziendali, non andando a rimorchio delle altre funzioni di business, ma anticipandone i bisogni e i cambiamenti in modo autonomo e proattivo. Le aziende hanno bisogno di manager dell’ICT in grado di leggere il business e di proporre in modo autonomo architetture tecnologiche snelle, efficienti e progettate per seguire e promuovere il cambiamento. Dovremmo promuovere iniziative per la formazione di una nuova generazione di CIO con le competenze necessarie per affrontare le sfide del futuro. I buoni tecnici difficilmente sono pronti a diventare dei CIO “business oriented”. La conoscenza tecnica non abilita la comunicazione e la fertilizzazione di nuove modalità di utilizzo della tecnologia in aziende complesse sempre più interconnesse.


 

CARLA CORAZZA STORY

Nata a Cagliari, laurea in Economia e commercio, ha sviluppato da giovanissima una passione per l’IT collaborando in progetti di implementazione per importanti clienti nazionali e internazionali quali Telecom Italia, Poste Italiane, Ericsson, Whirlpool, ABN AMRO. Dal 2007, è stata in Acea dove ha ricoperto diverse posizioni: responsabile soluzioni, ICT Governance e in ultimo responsabile demand & delivery corporate e ambiente. Ha lavorato anche in Ernst & Young ed è stata responsabile del progetto di standardizzazione dei processi amministrativi e di definizione del modello di controllo per il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. In LeasePlan, ha il compito di guidare il team nel percorso di innovazione tecnologica e della definizione di nuovi e competitivi strumenti di comunicazione con il cliente e i driver. 

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La fabbrica dei sogni di Cinecittà https://www.datamanager.it/2015/11/la-fabbrica-dei-sogni-di-cinecitta/ Tue, 24 Nov 2015 15:18:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88455 Produzione, distribuzione e consumo. Dal computer alle sale, l’impatto della rivoluzione digitale su tutta la filiera dell’industria cinematografica. Quale strategia per il futuro? Gli Studios cinematografici di Cinecittà sorgono a nove chilometri dal centro di Roma, su una superficie di 400mila metri quadrati. Oggi, Cinecittà rappresenta il fulcro dell’industria cinematografica europea per la realizzazione di […]

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Produzione, distribuzione e consumo. Dal computer alle sale, l’impatto della rivoluzione digitale su tutta la filiera dell’industria cinematografica. Quale strategia per il futuro?

Gli Studios cinematografici di Cinecittà sorgono a nove chilometri dal centro di Roma, su una superficie di 400mila metri quadrati. Oggi, Cinecittà rappresenta il fulcro dell’industria cinematografica europea per la realizzazione di film a ciclo completo, fiction, tv, spot pubblicitari e videoclip: dalla produzione, all’edizione, fino alla realizzazione di effetti speciali. A Cinecittà le produzioni lavorano utilizzando grandi spazi e tecnologie all’avanguardia e disponendo della fornitura a noleggio completa di mezzi tecnici di ripresa moderni e aggiornati. Tutto ciò consente di costruire imponenti e fantastiche scenografie e di portare sul set i più grandi professionisti del settore: a Cinecittà non c’è niente che non si possa realizzare. Cinecittà Digital Factory è la società del gruppo Cinecittà Studios costituita all’inizio del 2009 con l’obiettivo di servire al meglio il mercato della post produzione e di sfruttare tutte le opportunità derivanti dallo sviluppo delle tecniche digitali. Grazie all’elevato grado di specializzazione delle risorse interne, all’incessante evoluzione dei processi produttivi e ai continui investimenti in tecnologie all’avanguardia, rappresenta il principale centro italiano, noto in tutta Europa. Per capire come funziona la fabbrica digitale dei sogni, abbiamo intervistato Pablo Mariano Picabea, CIO di Cinecittà Studios.


#DigitalFactory #Cinecittà L’impatto del digitale su produzione, distribuzione, consumo
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Che cosa sono i Cinecittà Studios?

Cinecittà è la fabbrica dei sogni. Come diceva Fellini, il Teatro 5 di Cinecittà è “il posto ideale, uno spazio da riempire, un mondo da creare”. Qui si può realizzare qualunque cosa per cinema, TV, eventi. Si entra con la troupe per iniziare le riprese e si esce con il film pronto per le sale. Girato, produzione e post-produzione. Prima Cinecittà era un’unica azienda con tanti reparti. Adesso, ogni reparto è una società a sé. Cinecittà è anche uno spazio per ditte esterne che vogliono partecipare a progetti comuni, che possono affittare degli uffici. Le produzioni non sono presenti solo nei momenti di girato del film, ma decidono di stare qui tutto l’anno. Ci piace che ci sia tanto fermento.

Come sono organizzati i sistemi informatici?

La parte degli Studios la possiamo dividere in due macro aree: la rete amministrativa e la rete di networking e comunicazione. Per esempio, la parte di comunicazione offre servizi alle società di produzione che hanno bisogno di vedere quello che stanno girando in tempo reale: la nostra rete provvede a realizzare questa necessità.

Come siete organizzati?

Cinecittà ha una rete in fibra ottica che copre tutti i palazzi, con la capacità di offrire connessione ovunque sia richiesta. Ogni progetto richiede un’organizzazione specifica e noi la offriamo. La banda, le porte, gli indirizzi e i servizi sono commisurati di volta in volta in base al progetto di produzione.

Attualmente, ospitiamo il Grande Fratello che per la messa in onda utilizza tanti servizi di connettività oltre a fornire servizi di backup perché devono remotare le parabole satellitari, collegare i camion regia con gli studi e così via.

Per fare questo avete un CED?

Abbiamo una rete in fibra ottica che fa capo a un NOC di rete dove vengono reinoltrate le Lan che utilizziamo per fare queste cose. Dobbiamo garantire a ogni produzione una rete specifica, che non può essere la stessa di altre per problemi di contenuti coperti dal copyright. I dispositivi mobili che vengono portati dall’esterno non sono sotto la nostra gestione e quindi con il nostro desk affrontiamo un’infinità di problematiche su dispositivi con sistemi operativi e configurazioni diverse.

Quanti film fate in un anno?

Quest’anno ci sono stati quattro film tra i quali il remake di Ben Hur e Zoolander 2. Adesso sta girando Sorrentino. Poi ci sono altri eventi e progetti. Per ogni esigenza di post produzione c’è la Digital Factory attrezzata con workstation tutte digitali. Prima c’era bisogno di aspettare lo sviluppo della pellicola, adesso i lavori possono iniziare subito, con la modifica delle immagini in tempo reale.

Qual è il contributo che l’informatica e l’innovazione possono dare in questo settore?

Diciamo che l’abbassamento dei prezzi della tecnologia ha aumentato il numero di persone e società che offrono i servizi di post-produzione, ma la qualità e il know-how che Cinecittà offre grazie alle tecnologie è di altissimo livello e non teme paragoni. Cinecittà ha creato il Cinema. Tutti i film di Fellini sono stati girati qui. Lui diceva che voleva vivere qui. Cinecittà è la fabbrica dei sogni.

Quanto è importante il digitale?

Tantissimo, ogni volta che si creano nuove metodologie, per esempio scenari virtuali con il green screen, la tecnologia crea quello che prima non si poteva fare. La post-produzione del film Il divo di Sorrentino è stata fatta qui, come per esempio la rimozione con il post editing di cartelli moderni nelle strade di Roma.


#DigitalFactory #Cinecittà Dal computer alle sale. La trasformazione del cinema digitale
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Tornando al ruolo del digitale nel cinema, quali sono le competenze necessarie e il percorso di formazione?

Nel mondo cinematografico ci sono tanti ruoli. Dipende dalla vocazione. Sicuramente una base informatica è importante ma dipende dal ruolo che si vuole ricoprire. Per esempio, un operatore che fa il colorist deve sapere di fotografia, di colori, e deve sapere come digitalmente appare quel colore e come si può modificare, ma non deve sapere come funziona il processore e come funziona il sistema operativo, perché il suo lavoro non è informatico. Invece, il tecnico che programma la macchina che usa l’operatore, deve sapere come realmente funziona. Nel mio caso, ho messo insieme la passione per entrambi i settori. Ho studiato cinematografia e ho studiato informatica perché mi interessava approfondire la componente tecnologica: i segnali video, i colori, le comunicazioni, i time code, i key code e come tutte queste informazioni possono essere portate avanti in un progetto di produzione. Il film scorre a 24 fotogrammi al secondo, e in un progetto cinematografico alla fine ti trovi a lavorare con 260mila file, e non puoi perderne nessuno.

Com’è cambiata la distribuzione con l’avvento del digitale?

Prima si stampavano le copie e si spedivano alle sale (le pizze). Da qualche anno, non c’è più la pellicola. Le sale sono dotate di proiettori digitali. I film vengono distribuiti in modo digitale (su un hard disk, con una connessione dati interna o satellitare). Siamo stati i primi a rendere digitale la distribuzione in Italia. Il film deve essere protetto per evitare la pirateria. Grazie a un codice criptato possiamo controllare tutto: sappiamo in che cinema e in che periodo può essere proiettato un film. La chiave per vedere quel film in un cinema e in un determinato periodo di tempo viene realizzata ad hoc.

Da esperto di IT, quali sono i trend del momento?

Credo che il focus non sia tanto lo sviluppo della parte tecnologica, ma lo sviluppo dei contenuti fruibili sui nuovi dispositivi. Il modo di accedere ai contenuti sta cambiando. Ci sono i palinsesti televisivi, la tv on demand, i pay-per-views, YouTube. Sta cambiando soprattutto la modalità di accesso ai contenuti. Il pubblico accede quando vuole e dove vuole ai contenuti, pertanto bisogna adeguare l’offerta e creare nuovi modelli di business. C’è tanto da fare. Tuttavia – poiché la tv perde i suoi ricavi e siccome le tv on demand si basano su un business model centrato sull’advertising – la prima cosa da fare è progettare nuovi prodotti e servizi per sostenere l’intero settore, immaginando nuove linee di ricavo.


 

Pablo Mariano Picabea STORY

CIO di Cinecittà Studios da settembre 2009, è nato a Buenos Aires nel 1972. Comincia la sua carriera in Argentina nel 1992 in IBM come operatore del centro di calcolo. All’inizio degli anni 2000 collabora con il dipartimento d’informatica del Consolato Generale Italiano a Buenos Aires. Nel 2003, si trasferisce a Roma e lavora nel reparto digitale di post-produzione cinematografica di Cinecittà Studios come integratore di sistemi e workflow manager. Partecipa al disegno e all’implementazione del primo sistema di distribuzione cinematografica digitale a livello nazionale. Si occupa di integrazione e ampliamento dei sistemi di storage e del consolidamento dei workflow digitali. Con il passaggio dei reparti digitali sulla controllata Cinecittà Digital Factory, ha preso in carico l’ICT degli Studi Cinematografici e di tutte le sue controllate.

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Shoozy farà impazzire tutte le donne a caccia di scarpe e borse! https://www.datamanager.it/2015/11/shoozy-fara-impazzire-tutte-le-donne-a-caccia-di-scarpe-e-borse/ Wed, 11 Nov 2015 09:42:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=88140 La community di chi ama essere fashion e trendy Shoozy è un’applicazione mobile pensata esclusivamente per chi ama gli accessori preferiti dalle donne: scarpe e borse, quindi è principalmente per le donne, ma anche per quegli uomini (molti) che non vogliono più rinunciare alla loro razione giornaliera di lusso e vanità. L’app consente, a chi […]

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La community di chi ama essere fashion e trendy

appgalleryShoozy è un’applicazione mobile pensata esclusivamente per chi ama gli accessori preferiti dalle donne: scarpe e borse, quindi è principalmente per le donne, ma anche per quegli uomini (molti) che non vogliono più rinunciare alla loro razione giornaliera di lusso e vanità.

L’app consente, a chi la possiede, di vedere in tempo reale i prodotti del proprio negozio fisico preferito, e permette due veloci e vantaggiose soluzioni di acquisto.

Abbiamo intervistato il giovanissimo Ceo e co-fondatore, Umberto Canessa.

Qual è la storia di Shoozy?

L’idea Shoozy nasce nel 2011 e diventa startup nel 2013 ricevendo il primo finanziamento di 20.000 euro da due investitori inglesi. A me si è aggiunto Christian Salvaneschi co-founder e CTO. La prima release dell’app era incentrata sulla funzione di social network per tutte quelle persone che amano le scarpe e gli accessori, il primo lancio andò bene e riuscimmo persino ad essere tra le Best new app sull’AppStore, ma con quel modello non eravamo in grado di generare revenues quindi avendo comunque validato l’assumption  “agli utenti piace sapere cosa i negozi di moda intorno a loro hanno” successivamente abbiamo implementato l’affiliazioni con grandi portali di e-commerce. Abbiamo però notato come la cosa non piacesse agli utenti e quindi siamo tornati a focalizzarci sui negozianti abilitando la funzione di vendita dei prodotti, ma mancava un pezzo per completare il link tra online ed offline da li è venuta quindi l’integrazione con la tecnologia iBeacon.

In poche parole la storia di Shoozy è una storia di pivot e lezioni imparate, ma che ad oggi ci hanno permesso di creare la soluzione adatta. Voglio comunque fare un menzione speciale anche al resto del team, finalmente completo in tutte le figure professionali, ed ai nostri Advisor : Eric Chambers & Nimrod May.

Quali sono le caratteristiche principali dell’applicazione?

L’app consente, a chi la possiede, di vedere in tempo reale i prodotti del proprio negozio fisico preferito, e permette due veloci e vantaggiose soluzioni di acquisto: online, a noi ci piace chiamarlo mobline, (direttamente da mobile), con consegna a casa entro poche ore oppure con ritiro in negozio (per un ultimo check dell’acquisto, con i prodotti di moda non si sa mai); in negozio, bypassando la fila per la cassa, e pagando con un touch direttamente dal proprio dispositivo mobile e anche qui è possibile decidere di farselo spedire oppure ritirarlo direttamente. Questa seconda soluzione è senz’altro la più intrigante! E può davvero far impazzire le fashion victims, perché quando si entra fisicamente in un negozio e quando si acquista con Shoozy, si accumulano punti, che vengono convertiti in coupon-sconto da spendere in un qualsiasi negozio affiliato Shoozy. Per quel che riguarda i negozianti, il piatto è ricco e succulento, in primis per quelli che non hanno ancora un canale di vendita su Internet, e quindi non hanno visibilità sul web, potranno ampliare la propria clientela, restare in contatto costante con i propri clienti informandoli sulle ultime novità e conoscere i gusti di ognuno di loro. Shoozy,inoltre, ci sentiamo di aggiungere e di sottolineare, non è semplicemente un nuova applicazione mobile, è un modo diverso di pensare e di vivere lo shopping.

Quanto vale il mercato (Italia ed Estero)?

Abbiamo analizzato il mercato dei negozi fisici  italiani e questi sono i dati: 150K i negozi d’abbigliamento in Italia con €10.58B Fatturato anno 2013 a cui si aggiunge il mercato e-commerce di moda con €2.1B nel 2015. Il dato importante per Shoozy è che il 33% degli acquisti e-commerce in Italia avviene tramite smartphone e le previsioni indicano che i dispositivi mobile saranno sempre più protagonisti. Negli USA invece abbiamo $178B di fatturato per i negozi di abbigliamento e $60B per gli accessori.

Quali è lo stato dell’arte oggi e quali i passi futuri?

Ad oggi sono già disponibili una versione iOS e una webapp mentre stiamo sviluppando la versione Android che sarà disponibile a breve. L’app vede la presenza di 28 negozi e 3100 utenti con un tasso di crescita settimanale del 12%. Inoltre abbiamo in cantiere un paio di chicche soprattutto per il negoziante. Per quanto riguarda il business abbiamo due partnership importanti che comunicheremo a breve, e sono una bomba!

In questo momento cosa cercate in termini di funding?

Stiamo cercando fondi che ci permettano di ampliare la capillarità dei negozi presenti in Shoozy nei capoluoghi di regione per offrire ai nostri utenti la possibilità di acquistare i loro prodotti nel negozio preferito, completare lo sviluppo Android e procedere con degli aggiornamenti per rendere l’app sempre più fruibile. Sappiamo che l’approccio con il digitale per i negozianti retail è un po’ critico quindi il nostro obiettivo è rendere Shoozy sempre più semplice ed intuitiva. Per fare ciò siamo alla ricerca di un Seed per dare l’idea del taglio.

 


 

Umberto, classe 1992, si trasferisce a Roma nel 2011 per iniziare la LUISS in Economics & Business. Dopo 3 mesi inizia ad entrare nel mondo Startup collaborando con EMDEA startup di consulenza per progetti innovativi, durante quel periodo inizia a lavorare all’idea di Shoozy. Nel 2014 organizza il primo Lean Startup Machine a Roma. Nel 2015 ne diventa il Country Manager con l’obiettivo di far crescere LSM in Italia. Sempre nel 2015 lavora come Mentor nel progetto Innovation Lab del BritishCouncil. Ad oggi oltre a seguire Shoozy, LSM, lavora come consulente all’innovazione per grandi aziende Italiane.

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