La fabbrica dei sogni di Cinecittà

Pablo Mariano Picabea

Produzione, distribuzione e consumo. Dal computer alle sale, l’impatto della rivoluzione digitale su tutta la filiera dell’industria cinematografica. Quale strategia per il futuro?

Gli Studios cinematografici di Cinecittà sorgono a nove chilometri dal centro di Roma, su una superficie di 400mila metri quadrati. Oggi, Cinecittà rappresenta il fulcro dell’industria cinematografica europea per la realizzazione di film a ciclo completo, fiction, tv, spot pubblicitari e videoclip: dalla produzione, all’edizione, fino alla realizzazione di effetti speciali. A Cinecittà le produzioni lavorano utilizzando grandi spazi e tecnologie all’avanguardia e disponendo della fornitura a noleggio completa di mezzi tecnici di ripresa moderni e aggiornati. Tutto ciò consente di costruire imponenti e fantastiche scenografie e di portare sul set i più grandi professionisti del settore: a Cinecittà non c’è niente che non si possa realizzare. Cinecittà Digital Factory è la società del gruppo Cinecittà Studios costituita all’inizio del 2009 con l’obiettivo di servire al meglio il mercato della post produzione e di sfruttare tutte le opportunità derivanti dallo sviluppo delle tecniche digitali. Grazie all’elevato grado di specializzazione delle risorse interne, all’incessante evoluzione dei processi produttivi e ai continui investimenti in tecnologie all’avanguardia, rappresenta il principale centro italiano, noto in tutta Europa. Per capire come funziona la fabbrica digitale dei sogni, abbiamo intervistato Pablo Mariano Picabea, CIO di Cinecittà Studios.

Che cosa sono i Cinecittà Studios?

Cinecittà è la fabbrica dei sogni. Come diceva Fellini, il Teatro 5 di Cinecittà è “il posto ideale, uno spazio da riempire, un mondo da creare”. Qui si può realizzare qualunque cosa per cinema, TV, eventi. Si entra con la troupe per iniziare le riprese e si esce con il film pronto per le sale. Girato, produzione e post-produzione. Prima Cinecittà era un’unica azienda con tanti reparti. Adesso, ogni reparto è una società a sé. Cinecittà è anche uno spazio per ditte esterne che vogliono partecipare a progetti comuni, che possono affittare degli uffici. Le produzioni non sono presenti solo nei momenti di girato del film, ma decidono di stare qui tutto l’anno. Ci piace che ci sia tanto fermento.

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Come sono organizzati i sistemi informatici?

La parte degli Studios la possiamo dividere in due macro aree: la rete amministrativa e la rete di networking e comunicazione. Per esempio, la parte di comunicazione offre servizi alle società di produzione che hanno bisogno di vedere quello che stanno girando in tempo reale: la nostra rete provvede a realizzare questa necessità.

Come siete organizzati?

Cinecittà ha una rete in fibra ottica che copre tutti i palazzi, con la capacità di offrire connessione ovunque sia richiesta. Ogni progetto richiede un’organizzazione specifica e noi la offriamo. La banda, le porte, gli indirizzi e i servizi sono commisurati di volta in volta in base al progetto di produzione.

Attualmente, ospitiamo il Grande Fratello che per la messa in onda utilizza tanti servizi di connettività oltre a fornire servizi di backup perché devono remotare le parabole satellitari, collegare i camion regia con gli studi e così via.

Per fare questo avete un CED?

Abbiamo una rete in fibra ottica che fa capo a un NOC di rete dove vengono reinoltrate le Lan che utilizziamo per fare queste cose. Dobbiamo garantire a ogni produzione una rete specifica, che non può essere la stessa di altre per problemi di contenuti coperti dal copyright. I dispositivi mobili che vengono portati dall’esterno non sono sotto la nostra gestione e quindi con il nostro desk affrontiamo un’infinità di problematiche su dispositivi con sistemi operativi e configurazioni diverse.

Quanti film fate in un anno?

Quest’anno ci sono stati quattro film tra i quali il remake di Ben Hur e Zoolander 2. Adesso sta girando Sorrentino. Poi ci sono altri eventi e progetti. Per ogni esigenza di post produzione c’è la Digital Factory attrezzata con workstation tutte digitali. Prima c’era bisogno di aspettare lo sviluppo della pellicola, adesso i lavori possono iniziare subito, con la modifica delle immagini in tempo reale.

Qual è il contributo che l’informatica e l’innovazione possono dare in questo settore?

Diciamo che l’abbassamento dei prezzi della tecnologia ha aumentato il numero di persone e società che offrono i servizi di post-produzione, ma la qualità e il know-how che Cinecittà offre grazie alle tecnologie è di altissimo livello e non teme paragoni. Cinecittà ha creato il Cinema. Tutti i film di Fellini sono stati girati qui. Lui diceva che voleva vivere qui. Cinecittà è la fabbrica dei sogni.

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Quanto è importante il digitale?

Tantissimo, ogni volta che si creano nuove metodologie, per esempio scenari virtuali con il green screen, la tecnologia crea quello che prima non si poteva fare. La post-produzione del film Il divo di Sorrentino è stata fatta qui, come per esempio la rimozione con il post editing di cartelli moderni nelle strade di Roma.

Tornando al ruolo del digitale nel cinema, quali sono le competenze necessarie e il percorso di formazione?

Nel mondo cinematografico ci sono tanti ruoli. Dipende dalla vocazione. Sicuramente una base informatica è importante ma dipende dal ruolo che si vuole ricoprire. Per esempio, un operatore che fa il colorist deve sapere di fotografia, di colori, e deve sapere come digitalmente appare quel colore e come si può modificare, ma non deve sapere come funziona il processore e come funziona il sistema operativo, perché il suo lavoro non è informatico. Invece, il tecnico che programma la macchina che usa l’operatore, deve sapere come realmente funziona. Nel mio caso, ho messo insieme la passione per entrambi i settori. Ho studiato cinematografia e ho studiato informatica perché mi interessava approfondire la componente tecnologica: i segnali video, i colori, le comunicazioni, i time code, i key code e come tutte queste informazioni possono essere portate avanti in un progetto di produzione. Il film scorre a 24 fotogrammi al secondo, e in un progetto cinematografico alla fine ti trovi a lavorare con 260mila file, e non puoi perderne nessuno.

Com’è cambiata la distribuzione con l’avvento del digitale?

Prima si stampavano le copie e si spedivano alle sale (le pizze). Da qualche anno, non c’è più la pellicola. Le sale sono dotate di proiettori digitali. I film vengono distribuiti in modo digitale (su un hard disk, con una connessione dati interna o satellitare). Siamo stati i primi a rendere digitale la distribuzione in Italia. Il film deve essere protetto per evitare la pirateria. Grazie a un codice criptato possiamo controllare tutto: sappiamo in che cinema e in che periodo può essere proiettato un film. La chiave per vedere quel film in un cinema e in un determinato periodo di tempo viene realizzata ad hoc.

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Da esperto di IT, quali sono i trend del momento?

Credo che il focus non sia tanto lo sviluppo della parte tecnologica, ma lo sviluppo dei contenuti fruibili sui nuovi dispositivi. Il modo di accedere ai contenuti sta cambiando. Ci sono i palinsesti televisivi, la tv on demand, i pay-per-views, YouTube. Sta cambiando soprattutto la modalità di accesso ai contenuti. Il pubblico accede quando vuole e dove vuole ai contenuti, pertanto bisogna adeguare l’offerta e creare nuovi modelli di business. C’è tanto da fare. Tuttavia – poiché la tv perde i suoi ricavi e siccome le tv on demand si basano su un business model centrato sull’advertising – la prima cosa da fare è progettare nuovi prodotti e servizi per sostenere l’intero settore, immaginando nuove linee di ricavo.


 

Pablo Mariano Picabea STORY

CIO di Cinecittà Studios da settembre 2009, è nato a Buenos Aires nel 1972. Comincia la sua carriera in Argentina nel 1992 in IBM come operatore del centro di calcolo. All’inizio degli anni 2000 collabora con il dipartimento d’informatica del Consolato Generale Italiano a Buenos Aires. Nel 2003, si trasferisce a Roma e lavora nel reparto digitale di post-produzione cinematografica di Cinecittà Studios come integratore di sistemi e workflow manager. Partecipa al disegno e all’implementazione del primo sistema di distribuzione cinematografica digitale a livello nazionale. Si occupa di integrazione e ampliamento dei sistemi di storage e del consolidamento dei workflow digitali. Con il passaggio dei reparti digitali sulla controllata Cinecittà Digital Factory, ha preso in carico l’ICT degli Studi Cinematografici e di tutte le sue controllate.