La ricerca dell’innovazione

Ricordo bene come se fosse ieri quando giovane laureato inviai la mia candidatura come giornalista al direttore di Data Manager, non ero nessuno né come professionista né come giornalista e già avevo ricevuto tanti no, quella volta la risposta fu diversa. «Mandami un tuo pezzo, vediamo cosa sai fare e poi ne parliamo». È iniziata così la mia collaborazione ormai decennale con questa rivista di cui ho sempre apprezzato la serietà e l’apertura verso nuovi temi. Ho avuto la possibilità di dare sfogo alle mie passioni e di raccontare le storie e i protagonisti dell’innovazione italiana. L’IT è senz’altro uno dei motori principali del cambiamento attuale nelle aziende. Le attese dei clienti verso le innovazioni tecnologiche – in tutti i settori – sono crescenti e quindi acquisire un vantaggio competitivo in quest’ambito può avere effetti importanti sul business, così come, specularmente, può averne di nefasti il ritardo nell’innovazione. Le sfide tecnologiche s’intrecciano con le necessità di cambiamento organizzativo. È quindi fondamentale avere la visione di quello che sarà per pianificare in tempo azioni e progetti. Tra oggi e il futuro, il modo in cui le aziende utilizzeranno le nuove tecnologie cambierà radicalmente. Sempre più persone saranno a loro agio con la tecnologia e i responsabili IT dovranno adattarsi per soddisfare esigenze aziendali in continua evoluzione. Come reagiranno le imprese alle sfide che l’evoluzione tecnologica implica? Come si combineranno le innovazioni nell’offerta con la disponibilità di nuovi device? Quali competenze saranno sviluppate? Quale sarà, il profilo e il “peso” organizzativo dei CIO? Queste sono solo alcune delle domande alle quali bisogna provare a rispondere se si vuole prevedere il futuro.

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“Tenere le luci accese” è stato a lungo un obiettivo prioritario per molte aziende. In futuro, i gruppi IT che hanno questo servizio di base come la loro funzione principale cesseranno di esistere. Questo non vuol dire che il mantenimento di un’infrastruttura di base non continuerà a essere importante. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Tuttavia, i gruppi IT devono sforzarsi di rendere la routine solo routine, focalizzandosi invece sul valore aggiunto per l’azienda, con meno risorse di personale destinate alla gestione dell’infrastruttura di base. Entro pochi anni, tutti i CIO avranno una mentalità business oriented con la tecnologia destinata a un ruolo di supporto. Questo sarà ulteriormente rafforzato dalla crescita di servizi basati su cloud che costringeranno i reparti IT ad assumere il ruolo di mediatori.

Negli ultimi anni è aumentato il tempo che i CIO spendono in attività che vanno di là dalla semplice gestione di servizi IT e nel prossimo futuro il fenomeno è in continuo aumento. Il CIO moderno diventerà una figura chiave, in rapporto alla sua capacità di relazione e interazione con gli altri C-level dell’organizzazione per dimostrare il reale ROI in termini economici e d’innovazione dell’investimento in IT. La consumerizzazione, attraverso i nuovi device, attraverso le app, attraverso le forme “consumer” d’interazione con la rete, introdurrà nelle aziende un nuovo modo di lavorare e fare business. Le competenze ICT, se utilizzate al meglio, saranno sempre più centrali e potranno stimolare non solo le aziende, ma anche i loro fornitori, incoraggiando, a vari livelli, un atteggiamento basato sulla necessità di anticipare, più che di rincorrere i bisogni del mercato. Per sostenere innovazione e crescita, la tecnologia digitale sarà elemento abilitante imprescindibile, non solo nel medio-lungo periodo, ma anche nel breve. Un ruolo che il chief information officer deve essere in grado di sostenere al meglio, con un atteggiamento proattivo e facendosi carico della responsabilità economica e culturale che il panorama attuale gli richiede.

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