autenticazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 31 Jul 2018 10:33:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png autenticazione – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 WatchGuard lancia AuthPoint, l’autenticazione a più fattori per le PMI https://www.datamanager.it/2018/07/watchguard-lancia-authpoint-lautenticazione-a-piu-fattori-per-le-pmi/ Tue, 31 Jul 2018 10:33:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152375 Una nuova indagine rivela che il 61% delle PMI ritiene che le soluzioni MFA siano accessibili solo alle enterprise; il nuovo AuthPoint di WatchGuard fornisce alle PMI una soluzione basata su cloud per l’autenticazione a più fattori, facile da gestire e conveniente WatchGuard Technologies presenta AuthPoint – la soluzione di autenticazione a più fattori (MFA) basata […]

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Una nuova indagine rivela che il 61% delle PMI ritiene che le soluzioni MFA siano accessibili solo alle enterprise; il nuovo AuthPoint di WatchGuard fornisce alle PMI una soluzione basata su cloud per l’autenticazione a più fattori, facile da gestire e conveniente

WatchGuard Technologies presenta AuthPoint – la soluzione di autenticazione a più fattori (MFA) basata su cloud pensata per le piccole e medie imprese (PMI). Le soluzioni MFA sono sempre state fuori dalla portata delle PMI a causa del loro costo, della complessità e delle problematiche di gestione. Secondo una nuova indagine condotta tra i manager e i professionisti dell’IT da una società di ricerche di mercato indipendente, CITE Research, il 61% di chi ha risposto tra aziende con meno di 1.000 dipendenti, ritiene che i servizi MFA siano riservati solo alle grandi aziende. AuthPoint di WatchGuard risponde a questi preconcetti sull’autenticazione eliminando i processi complessi di integrazione, i costi elevati di up-front, e gli onerosi requisiti di gestione on-premise.

“Sappiamo che una consistente porzione di violazioni di dati riguarda credenziali andate perse, e dato che ormai i criminali informatici prendono di mira organizzazioni di qualsiasi dimensione, l’autenticazione a più fattori diventa oggi un prerequisito per ogni azienda” ha dichiarato Alex Cagnoni, director of Authentication at WatchGuard. “In assenza di una soluzione MFA, i cyber criminali possono utilizzare una varietà di tecniche per ottenere username e password, come lo spear phishing, il social engineering, e anche comprare credenziali rubate sul dark web, per avere accesso alla rete e rubare dati aziendali e dei clienti. Con AuthPoint, stiamo abbattendo vecchie barriere all’adozione delle soluzioni MFA da parte delle PMI con una soluzione che è affidabile, facile da implementare, e ampiamente scalabile – tutto ciò è reso possibile dall’approccio di WatchGuard all’autenticazione basato su cloud.”

La soluzione AuthPoint è un servizio cloud che può essere implementato e gestito da qualsiasi luogo senza la necessità di componenti hardware costosi. Il servizio si basa sull’app AuthPoint di WatchGuard per faclitare l’autenticazione dell’utente. Le principali funzionalità includono:

  • App AuthPoint – Una volta scaricata e attivata sullo smartphone di un utente, l’app AuthPoint permette agli utenti di vedere e gestire qualsiasi tentativo di accesso: usa messaggi push, una password monouso (OTP) o un codice QR (per l’autenticazione offline) come fattore supplementare per provare la tua identità. Inoltre, l’app è in grado di memorizzare autenticatori di terze parti come Google Authenticator, Facebook access, Dropbox e altro.
  • Mobile Device DNA – WatchGuard usa un approccio innovativo per l’autenticazione dell’utente chiamato Mobile Device DNA che distingue i tentativi di accesso (login) clonati da quelli legitttimi. L’app AuthPoint crea firme personalizzate sul DNA dei dispositivi degli utenti e le aggiunge al calcolo dell’autenticazione. Il risultato è che i messaggi di autenticazione che non sono stati generati dal telefono legittimo dell’utente saranno respinti.
  • Gestione Cloud-based – Il servizio AuthPoint gestito sulla piattaforma cloud di WatchGuard ha un’interfaccia intuitiva e pratica che consente alle aziende di vedere report e alert, e configurare e gestire i deployment. AuthPoint è una soluzione in cloud che non richiede apparati on-premise, il che riduce le dispendiose attività di implementazione e gestione.
  • Integrazioni di Terze Parti – L’ecosistema di WatchGuard include dozzine di integrazioni di partner esterni con AuthPoint, permettendo alle aziende di richiedere agli utenti di autenticarsi prima di accedere alle applicazioni cloud sensibili, a VPN e alle reti. Inoltre, AuthPoint supporta lo standard SAML, consentendo agli utenti di effettuare il login una volta sola per accedere a una gamma completa di applicazioni e servizi.

 

“I servizi di autenticazione a più fattori (MFA) basati su cloud forniscono un’alternativa ai prodotti on-premise per le aziende di medie dimensioni per implementare una forte autenticazione. L’autenticazione a più fattori fornisce un aiuto per evitare la compromissione dell’account e può significativamente ridurre il rischio di attacchi di phishing. Questo servizio offre benefici potenziali al TCO (total cost of ownership) nei confronti di implementazioni software e hardware on-premise. Inoltre, vantaggi in termini di TCO possono derivare dalla scelta di moderni metodi di autenticazione (come i metodi phone-as-a-token) che forniscono anche una buona sicurezza unita a una migliore esperienza utente.” Gartner: Midsize Enterprise Playlist: Security Actions That Scale, by Neil Wynne, James A. Browning, Published: 10 May 2018 ID: G00355786

Con il lancio di AuthPoint, WatchGuard ha ampliato in modo intelligente il suo portafoglio di prodotti con un’offerta di sicurezza di importanza vitale che viene spesso trascurata dalle PMI, e lo ha fatto in un modo che è facile da vendere, implementare e gestire da parte del canale. L’architettura basata su cloud di AuthPoint consente di gestire facilmente l’onboard di nuovi clienti, di allocare licenze, di segmentare i permessi, e fare report sulla loro attività da una singola interfaccia facile da usare. AuthPoint è stata progettata sia per garantire successo ai partner di canale che sicurezza ai clienti.

PUNTI PRINCIPALI EMERSI DALL’INDAGINE:

La sicurezza delle password è ancora tra le maggiori problematiche nelle aziende con meno di 1.000 dipendenti:

  • Sebbene la maggior parte dei responsabili IT intervistati affermi di fare formazione sull’uso delle password e di avere policy per i dipendenti, il 47% crede che i dipendenti utilizzino ancora password deboli, il 31% crede che i dipendenti utilizzino password di rete per applicazioni personali e il 30% crede che i dipendenti condividano password.
  • L’84% degli IT manager intervistati preferirebbe avere tecnologie in uso per rafforzare le best practise sulle password, piuttosto che affidarsi a policies e formazione sulle password.
  • Quasi la metà dei responsabili IT intervistati (47%) sospetta che i propri dipendenti utilizzino password semplici o deboli, mentre solo il 18% ritiene che i dipendenti non intraprendano comportamenti rischiosi per la sicurezza delle informazioni.

Queste aziende hanno bisogno di una soluzione MFA intuitiva e conveniente:

  • Poco più del 61% degli IT manager in aziende con meno di 1.000 dipendenti crede che i servizi MFA siano progettati per aziende più grandi della loro.
  • Tra le aziende che non usano una soluzione MFA, le principali motivazioni per non acquistarne una riguardano il fatto che sarebbe difficile da implementare, manutenere e supportare, e che sarebbe troppo costosa. Una preoccupazione comune si è rivelata anche la resistenza interorganizzativa a un’implementazione di una soluzione MFA.
  • Il 47% delle aziende che usa una soluzione MFA ha implementato una versione che prevede l’invio di SMS per l’autenticazione, che sono però non sicuri e possono essere spiati e rubati da un attaccante determinato. Il 38 % delle aziende che usa una soluzione MFA utilizza dei token, che sono difficili da gestire e possono essere persi o rubati.

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Saremo presto liberi dalla maledizione delle password? https://www.datamanager.it/2018/03/saremo-presto-liberi-dalla-maledizione-delle-password/ Thu, 08 Mar 2018 15:55:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143106 Probabilmente non tutti sanno che almeno una persona su dieci della propria cerchia di amici, parenti e conoscenti utilizza una delle 25 password più facilmente hackerabili del mondo. Sicurezza e limitazioni spesso vanno a braccetto, tuttavia a fronte del naturale desiderio di semplificare, molte persone lasciano che le proprie informazioni personali siano accessibili virtualmente da tutte […]

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Probabilmente non tutti sanno che almeno una persona su dieci della propria cerchia di amici, parenti e conoscenti utilizza una delle 25 password più facilmente hackerabili del mondo.

Sicurezza e limitazioni spesso vanno a braccetto, tuttavia a fronte del naturale desiderio di semplificare, molte persone lasciano che le proprie informazioni personali siano accessibili virtualmente da tutte le direzioni. D’altro canto, i più cauti si ritrovano con una quantità incredibile di password e codici infiniti da memorizzare, e alla fine ci si avvale dell’uno o l’altro promemoria altrettanto alla mercé del mondo. Ma è possibile che non ci sia una soluzione più semplice?

Questione di fiducia

Probabilmente sì, ma “più semplice” non è sufficiente: deve essere anche “più sicura” e “meno invasiva”. Ad esempio la soluzione che permette ad algoritmi di apprendere dalle proprie abitudini potrebbe risultare invitante: la password sarebbe necessaria solo quando il sistema non riconosce un comportamento o luogo abituale, che si tratti dell’orario di attività, dei luoghi visitati, della velocità di inserimento testi, ecc. Tuttavia consentire a Microsoft Cloud di raccogliere informazioni sui propri contenuti per compilare statistiche per alcuni può comportare un livello di trasparenza incompatibile con il concetto di protezione dei dati.

Fidarsi del sistema, come oggi fa la maggior parte della popolazione al di sotto dei 20 anni, non è da tutti. Se la generazione precedente non è così lassista quando si tratta di protezione dei dati, è perché ha ancora vivido nella memoria il tempo in cui misure di sicurezza più restrittive ricordavano agli internauti che l’hackeraggio non è una pratica riservata unicamente alle celebrità e che gli attacchi informatici diretti non avvengono solo nei film di spionaggio. È anche più semplice rilassarsi quando l’unica propria preoccupazione sono i borseggiatori: a livello aziendale però questo rischio cambia dimensione drasticamente.

Meno password, più qualità

A qualsiasi livello ci si trovi, la protezione del dispositivo (tablet, computer o telefono) e la protezione dei dati implicano due password diverse. Per la prima si stanno già cercando soluzioni alternative: oltre a modelli semplici ma facilmente riconoscibili e a sensori per la lettura delle impronte digitali (qualora si fosse d’accordo sull’archiviazione delle proprie impronte, e tenendo in conto il fatto che non esiste opzione migliore), è ora possibile sostituire 10 numeri e le 26 lettere della tastiera con 12 emoji tra 2500 disponibili e selezionarne una sequenza di 4 o 6. Alta protezione E divertimento quindi, ma, di nuovo, una sola di queste password non è sufficiente! Tra le altre alternative divertenti, Nova Spatial sta attualmente sviluppando un sistema di autenticazione basato sul riconoscimento di una determinata area su una cartina mondiale digitale, le cui coordinate geografiche vengono utilizzate come codice la cui memorizzazione non è necessaria – basta sapere dove si trova un particolare albero, piscina, incrocio o altro.

Finché non sarà possibile affidarsi alla propria memoria visiva, tramite l’utilizzo di emoji e mappe, i password manager online continuano ad aumentare. Attraverso questo genere di casseforti virtuali come 1PassWord, LastPass o KeePass, basta un’unica “master password” per proteggere tutte le altre password archiviate e criptate. La master key è l’unica cosa di cui si ha bisogno, ma deve essere il più complicato possibile – una singola frase può già funzionare. Un esempio potrebbe essere “Apriti Sesamo!” (punteggiatura inclusa!).

L’altra faccia della biometria

A mali estremi, estremi rimedi: forse il futuro ci riserverà un processo di autenticazione più rigido tramite l’utilizzo di oggetti fisici? Un pollice, l’occhio, la voce o il viso sono i più noti esempi di una metodologia utilizzata sempre più di sovente per sbloccare i dispositivi, e che potrebbe finire con l’essere implementata anche per accedere ai profili delle piattaforme social. Gli hacker sostengono di aver raggirato il sistema di riconoscimento facciale dell’iPhone X tramite l’utilizzo di una maschera in lattice ultra-realistica, ma non ci si aspettano problemi generalizzati per i consumatori. Di conseguenza ci si aspetta un incremento dell’impiego della biometria e una maggior sofisticatezza nei prossimi decenni: si tratta semplicemente di sviluppare sensori per l’identificazione del DNA.

Questo genere di sensori sancirebbe la fine dei problemi causati da barbe o tagli di capelli che occasionalmente confondono i sistemi di riconoscimento facciale – l’unico altro problema potrebbe essere quello di avere un gemello cattivo! Jonathan Leblanc, Global Head of Developer Advocacy di Paypal, disse ancora nel 2015 che le password del futuro non saranno più scritte né memorizzate, ma piuttosto saranno impiantate, ingoiate o iniettate. Ha parlato anche di computer indossabili sotto forma di tatuaggio, sensori ECG che rilevano i dati del cuore o del riconoscimento delle vene e della pressione arteriosa. Probabilmente infallibile, ma piuttosto sgradevole… A tre anni di distanza, i tatuaggi digitali sembrano aver preso piede: il chimico Zhenan Bao, che ha recentemente sviluppato la e-skin, sottolinea le possibilità mediche e sociali di questo materiale elettronico connesso che coincide perfettamente con la pelle umana. Ma anche in questo caso ad un certo punto si ripresenterà l’ostico tema della confidenzialità: non saranno più le proprie impronte digitali ad essere utilizzate come password universali, bensì una sottile membrana elettronica posizionata sui polpastrelli e connessa allo smartphone. Da brividi, vero?

Il segreto dell’autenticazione a doppio fattore

Piuttosto che focalizzarsi sulla messa a punto di un’infallibile biometria al costo di chi sa quale invasione di privacy, probabilmente basterebbe pensare ad una semplificazione dell’autenticazione a doppio fattore. Questo sistema è già ampiamente utilizzato, soprattutto per i pagamenti online, che in genere richiedono un secondo codice inviato tramite SMS con una validità di qualche minuto. Il codice di conferma non solo può essere inviato sullo smartphone, ma anche a Google Watch, smartcard, applicazioni (per esempio con la soluzione Stormshield Data Security), token crittografato o chiavetta USB (come quella di sicurezza FIDO).

Ciò comporta però l’obbligo di portare costantemente con sé l’oggetto necessario alla ricezione del secondo codice. È più probabile lasciare a casa lo smartphone che parti del proprio corpo, a meno che il device non diventi una sorta di nuovo organo in dotazione allo “homo numericus”. Come ultima alternativa si può sempre diventare un genio in grado di memorizzare dozzine di sequenze numeriche… Your choice!

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Il Futuro delle Identità Digitali: i Millennial trasformano il panorama delle soluzioni di autenticazione https://www.datamanager.it/2018/01/futuro-delle-identita-digitali-millennial-trasformano-panorama-delle-soluzioni-autenticazione/ Tue, 30 Jan 2018 16:13:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139947 Oggi gli utenti che si collegano alle app danno maggiore priorità alla sicurezza. I giovani sono indulgenti rispetto all’uso delle password e più inclini all’autenticazione a più fattori e biometrica IBM Security annuncia uno studio che analizza, su scala mondiale, le tendenze dei consumatori rispetto a identità e autenticazioni digitali. Dallo studio emerge che oggi le […]

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Oggi gli utenti che si collegano alle app danno maggiore priorità alla sicurezza. I giovani sono indulgenti rispetto all’uso delle password e più inclini all’autenticazione a più fattori e biometrica

IBM Security annuncia uno studio che analizza, su scala mondiale, le tendenze dei consumatori rispetto a identità e autenticazioni digitali. Dallo studio emerge che oggi le persone, quando accedono a dispositivi e app, privilegiano la sicurezza rispetto alla praticità. Emergono inoltre differenze generazionali: i giovani adulti riservano meno attenzione alla gestione delle password tradizionali e sono invece più propensi a utilizzare soluzioni di autenticazione biometriche e a più fattori e gestori di password per aumentare la propria sicurezza personale.

Poiché i Millennial diventeranno presto la generazione più rappresentata nell’ambito della forza lavoro, queste tendenze potranno influire sul modo in cui i datori di lavoro e le aziende tecnologiche forniranno l’accesso a dispositivi e applicazioni nel prossimo futuro. Nel complesso, gli intervistati riconoscono i vantaggi che le tecnologie biometriche, quali i lettori di impronte digitali, le scansioni facciali e il riconoscimento vocale, hanno rispetto alla continua crescita delle minacce alla propria identità digitale.

Nel realizzare lo studio Future of Identity gli esperti di IBM Security hanno intervistato quasi 4.000 adulti provenienti da USA, dalla regione Asia-Pacifico (APAC) e dall’Europa per ottenere informazioni sui punti di vista dei consumatori riguardo all’autenticazione. Ecco alcune importanti conclusioni:

  • La sicurezza supera la praticità: nell’utilizzo delle applicazioni, in particolare quando si tratta di app legate al denaro, la sicurezza ha la massima priorità.
  • La biometria è destinata a diventare dominante: il 67% degli intervistati si sente oggi a proprio agio nell’utilizzare l’autenticazione biometrica, mentre l’87% dichiara che utilizzerà volentieri queste tecnologie in futuro.
  • I Millennial sono già oltre le password: sebbene il 75% dei Millennial non abbia problemi con le soluzioni biometriche, meno della metà utilizza password complesse e il 41% riutilizza le stesse password. Le generazioni precedenti mostravano maggiore attenzione nella creazione delle password, ma erano meno inclini ad adottare soluzioni di autenticazione a più o biometriche.
  • APAC in testa sul fronte della biometria: gli intervistati nei paesi dell’Asia-Pacifico si sono rivelati i più esperti e quelli maggiormente a proprio agio con l’autenticazione biometrica, mentre gli USA hanno mostrato di essere parecchio indietro in queste aree.

La continua evoluzione delle tecnologie e delle minacce informatiche mette a rischio i tradizionali metodi di accesso basati su password e informazioni personali per autenticare le nostre identità online. Nel 2017, le violazioni di dati hanno rivelato informazioni personali, password e persino numeri di previdenza sociale per milioni di consumatori. A ciò si aggiunge che l’utente medio di Internet gestisce oltre 150 account online che richiedono una password, numero che si prevede salirà a 300 account nei prossimi anni.

“In seguito alle numerose violazioni di dati personali altamente sensibili, non c’è più alcun dubbio che le stesse informazioni che abbiamo utilizzato in passato per dimostrare la nostra identità online sono ora un segreto condiviso nelle mani degli hacker”, ha dichiarato Limor Kessem, Executive Security Advisor, IBM Security. “Poiché i consumatori riconoscono l’inadeguatezza delle password e attribuiscono una maggiore priorità alla sicurezza, i tempi sono maturi per adottare metodi più avanzati in grado di dimostrare l’identità digitale su più livelli e di essere adattati in base al comportamento e al rischio.”

Priorità alla sicurezza e biometria più sicura delle password

I risultati del sondaggio in merito a sicurezza, praticità e privacy mostrano che per la maggior parte delle applicazioni, in particolare per quelle legate al denaro, alla sicurezza viene attribuita maggiore importanza rispetto alla privacy e alla praticità. In particolare:

  • La sicurezza è stata ampiamente classificata come la priorità principale per le app relative al settore bancario, agli investimenti e alla gestione del denaro in generale; per queste categorie in media il 70% ha scelto la sicurezza come priorità assoluta, il 16% ha scelto la privacy e il 14% ha scelto la praticità.
  • La sicurezza è stata considerata di massima priorità anche per i marketplace, le app per il lavoro e la posta elettronica.
  • Per le app dei social media, le priorità sono diverse, con la praticità che ha guadagnato un leggero vantaggio (scelta dal 36%), seguita da sicurezza (34%) e privacy (30%).

Il sondaggio ha esaminato, inoltre, le opinioni dei consumatori sulla sicurezza dei vari metodi di accesso e ha rilevato che alcuni tipi di soluzioni di autenticazione biometrica sono considerate più sicure delle password; tuttavia, sicurezza e privacy rimangono le preoccupazioni principali nell’adozione della biometria.

  • Il 44% ha classificato le soluzioni biometriche di rilevazione delle impronte digitali come uno dei metodi di autenticazione più sicuri; password e PIN sono stati considerati meno sicuri (rispettivamente 27% e 12%)
  • Le maggiori preoccupazioni delle persone riguardo all’autenticazione biometrica sono la privacy (il modo in cui i dati vengono acquisiti e utilizzati, 55%) e la sicurezza (che altri possano utilizzare dati biometrici falsi per accedere ai propri account, 50%).

Differenza di età: i Millennial utilizzano tecniche più nuove, mentre le generazioni precedenti sono in testa nella gestione delle password

Il sondaggio ha rivelato diverse differenze generazionali quando si tratta di proteggere l’identità personale online. Gli adulti più anziani hanno mostrato abitudini migliori in termini di creazione delle password, mentre le giovani generazioni sono più inclini ad adottare gestori di password, soluzioni di autenticazione a più fattori o biometriche come metodi per proteggere i propri account online. Ciò potrebbe indicare che le giovani generazioni hanno meno fiducia nelle password e cercano invece metodi alternativi per proteggere i propri account.

  • Solo il 42% dei Millennial utilizza password complesse che combinano caratteri speciali, numeri e lettere (rispetto al 49% di quelli di età pari o superiore a 55 anni) e il 41% riutilizza la stessa password più volte (rispetto al 31% di quelli di età superiore a 55 anni)
  • In media, le persone di età superiore a 55 anni usano 12 password, mentre i post-millennial (età 18-20) usa in media solo 5 password, il che potrebbe indicare un tasso di riutilizzo maggiore
  • Per i Millennial esiste una probabilità doppia di utilizzare un gestore di password (34%) rispetto a persone di età superiore a 55 anni (17%)
  • È emerso che i Millennial sono più propensi ad attivare l’autenticazione a due fattori in seguito a una violazione (32% contro il 28% della popolazione generale).

I giovani adulti hanno anche mostrato la massima preferenza per la praticità: quasi la metà (47%) degli adulti sotto i 24 anni preferiscono un’esperienza di accesso più veloce a una forma di autenticazione più sicura. Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui è più probabile che i giovani adottino l’autenticazione biometrica; infatti, il 75% dei Millennial ha dichiarato di essere favorevole a usare soluzioni di autenticazione biometrica rispetto al 58% di quelli oltre i 55 anni.

Nel mondo: influenza della posizione geografica su utilizzo delle password e prospettive di autenticazione

Il sondaggio ha rilevato che la posizione geografica ha una forte influenza sulla percezione e sulla familiarità con le tecniche di autenticazione emergenti: la regione Asia-Pacifico è la più esperta e quella più disinvolta nell’utilizzo di metodi quali autenticazione a più fattori o biometrica. Gli USA sono i più arretrati in termini di conoscenza e familiarità riguardo alla maggior parte delle categorie. In particolare:

  • Gli intervistati nell’APAC sono risultati i più propensi a dichiarare di essere informati sulle soluzioni di autenticazione biometrica (il 61% rispetto al 40% nell’UE e il 34% negli USA).
  • È emerso anche che nell’APAC non hanno problemi a utilizzare oggi soluzioni biometriche (78% rispetto al 65% nell’UE e il 57% negli USA)
  • L’Europa possiede le migliori prassi nella creazione delle password, con il 52% degli intervistati che utilizza password complesse (contro il 46% nell’APAC e il 41% negli Stati Uniti).
  • Il 23% degli intervistati negli USA ha dichiarato di non essere interessato a utilizzare soluzioni di autenticazione biometrica ora o nel prossimo futuro, quasi il doppio della media globale

Il futuro delle identità digitali

L’analisi contenuta nel rapporto di IBM Security indica in dettaglio che gli atteggiamenti rispetto  all’autenticazione delle identità digitali sono molto varie e, sebbene sia in crescita l’accettazione di nuove forme di autenticazione come quelle biometriche, persistono le preoccupazioni, in particolare tra le generazioni meno giovani e le persone negli USA.

IBM consiglia alle organizzazioni di prendere atto di queste preferenze e di avvalersi di piattaforme di autenticazione di identità digitali in grado di offrire agli utenti la possibilità di scegliere tra diverse opzioni, ad esempio consentendo di passare da una notifica push mobile che si avvale di lettori di impronte digitali sul telefono o di un passcode da fornire una tantum. Le organizzazioni possono trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e praticità utilizzando anche approcci basati sul rischio, che attivino ulteriori punti di controllo dell’autenticazione in determinati scenari, ad esempio quando segnali comportamentali o attribuzioni di connessione (al livello di dispositivo, posizione geografica, indirizzo IP) segnalano un’attività anomala.

Inoltre, i dati rivelano che le generazioni più giovani danno meno importanza alla gestione delle password tradizionali e questo rappresenta una sfida per datori di lavoro e imprese che gestiscono l’accesso ai dati tramite password da parte di utenti Millennial. Mano a mano che aumenterà il numero dei Millennial e post-Millennial nella forza lavoro, le organizzazioni e le imprese dovranno adattarsi alla propensione delle nuove generazioni per le nuove tecnologie, consentendo un maggiore uso dei dispositivi mobili come fattore di autenticazione primario e integrando approcci che sostituiscano i metodi biometrici o l’utilizzo di token al posto delle password.

 

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Strategia digitale e gestione dei dati. Come conciliare usabilità e sicurezza dei dati https://www.datamanager.it/2017/12/strategia-digitale-gestione-dei-dati-conciliare-usabilita-sicurezza-dei-dati/ Wed, 13 Dec 2017 11:29:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137305 Tra le strategie essenziali nel mondo digitale di oggi vi è anche quella di realizzare interazioni coinvolgenti e utilizzabili con i clienti su molteplici piattaforme tecnologiche, proteggendo nel contempo l’azienda dalle violazioni dei dati e da altri rischi per la sicurezza Come noto, oggi la massima priorità nel porsi di fronte alla sicurezza dovrebbe essere […]

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Tra le strategie essenziali nel mondo digitale di oggi vi è anche quella di realizzare interazioni coinvolgenti e utilizzabili con i clienti su molteplici piattaforme tecnologiche, proteggendo nel contempo l’azienda dalle violazioni dei dati e da altri rischi per la sicurezza

Come noto, oggi la massima priorità nel porsi di fronte alla sicurezza dovrebbe essere quella di salvaguardare il mantenimento della riservatezza, dell’integrità e della disponibilità di informazioni sensibili in un ambiente digitale. Queste priorità di mantenimento non devono aver luogo solo nei livelli più alti dell’organizzazione, ma richiedono anche di essere confrontati con i fattori di costo, l’esperienza utente e l’impatto complessivo sull’organizzazione. Tradizionalmente, l’obiettivo principale della maggior parte delle aziende è di costruire firewall costosi ed elaborati, quasi come se fossero castelli medievali, attorno a una proprietà digitale, con lo scopo di proteggere le informazioni sensibili e tenere lontane le persone non autorizzate. Tuttavia, questo approccio diventa subito impegnativo e costoso quando si inizia a proteggere i dati a riposo, in transito e in uso lungo tutti i complessi processi aziendali che attraversano molte tecnologie indipendenti, strati infrastrutturali e luoghi diversi. La realtà è che viviamo in un mondo in cui i principali stakeholder del business necessitano di un maggiore impegno degli utenti e nel contempo chiedono di aumentare la privacy e la sicurezza dei dati. Il numero di moduli di inserimento dei dati nei siti web e nelle intranet aziendali sta crescendo in modo significativo. Ogni modulo può essere potenzialmente oggetto di un attacco di intrusione di dati tramite la tecnica di iniezione SQL o un’altra eventuale minaccia alla sicurezza. Come si fa a monitorare e proteggere i moduli senza appesantirli con sistemi di autenticazione e altre misure che spesso influenzano negativamente i tassi di completamento da parte degli utenti? Le soluzioni attuali spesso portano a tempi di risposta lenti, che influenzano negativamente le prestazioni e l’esperienza complessiva dell’utente. Ciò spesso porta a una bassa adozione o addirittura all’abbandono delle soluzioni tecnologiche implementate.

Sicurezza e user experience

Spesso gli stakeholder del business presumono che le soluzioni che vengono implementate siano sicure, concentrandosi sul fornire un’ottima esperienza agli utenti finali. Per esempio, di recente stavo lavorando con un’organizzazione di marketing globale, dove quasi ogni prodotto o servizio aveva un imbuto di conversione distinto, che portava a una “call to action” con un modulo per ottenere maggiori informazioni. Questo è molto comune nel modello attuale di vendita online, in cui educhiamo i consumatori su un prodotto o un servizio e poi diamo loro l’opportunità di esprimere interesse e fornire informazioni che alla fine porteranno alla vendita. I moduli interni presentano un altro rischio, nel quale i dipendenti e le aziende partner in un modello B2B dovrebbero accedere alle applicazioni aziendali da località remote, spesso fuori da una VPN. Le applicazioni da parte delle HR per gli acquisti dai business partner devono essere rapide, usabili e sicure, poiché ogni modulo che viene implementato è un potenziale punto di intrusione e una minaccia di violazione dei dati. Di conseguenza, la maggior parte delle organizzazioni possiede migliaia di moduli e nessuna strategia coerente per renderli sicuri, dando nel contempo accesso pubblico, per supportare la crescente domanda di moduli digitali di self-service e di vendita-marketing. Le applicazioni mobili legate ai dati aziendali rappresentano un’altra tendenza in crescita, che consente una maggiore accessibilità ai dati ma anche nuovi rischi per la sicurezza. Gli utenti si aspettano l’autenticazione istantanea con il proprio dispositivo mobile con accesso facile e transazioni rapide e sicure per fare praticamente tutto, dall’acquisto di beni e servizi all’accesso a dati aziendali sensibili. In uno dei miei incarichi con un cliente, il team aveva creato moduli usabili e responsive operanti all’interno di un’applicazione aziendale nativa, ma non erano riusciti a renderli “https”. Non si trattava di un aspetto ovvio, in quanto l’URL effettivo non era visibile nell’applicazione nativa, ma fortunatamente il controllo di sicurezza aveva permesso di individuare il problema prima del rilascio definitivo dell’applicazione.


#UX James Hobart, Roma 8-9 e 10-11 maggio e 2018 @techtran
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Creare moduli rapidi, usabili e sicuri

Quando si creano app mobili, c’è la possibilità di utilizzare nuovi metodi per autenticare gli utenti e le loro posizioni di accesso e utilizzo. Spesso, si utilizzano i servizi di localizzazione esistenti forniti da framework di applicazioni nativi per convalidare le posizioni di utilizzo, ma l’uso diffuso di VPN sui dispositivi mobili in alcune aree ha reso difficile l’autenticazione della posizione. Lavorando con un cliente l’anno scorso, dovevamo abilitare un modulo di registrazione realizzato come pagina responsive all’interno di un’app mobile nativa. Siamo riusciti a creare un’esperienza di registrazione rapida e usabile, fornendo moduli di iscrizione sviluppati con il framework UI React e autenticando con il container di app nativo. Siamo stati persino in grado di catturare firme digitali e timestamp di data/posizione forniti tramite l’app nativa, utilizzando un’integrazione DocuSign. Per proteggere ulteriormente le informazioni di iscrizione e di pagamento abbiamo tokenizzato tutti i dati inseriti prima che venissero trasmessi dal dispositivo, grazie a un nuovo servizio di tokenizzazione fornito in SaaS da NXT-Security. Infine, come difesa contro i bot automatici, abbiamo installato il nuovo servizio reCAPTCHA di Google, riducendo notevolmente il fastidio tipico dei test di autenticazione, semplicemente chiedendo all’utente di fare clic su una casella di controllo e lasciando che il servizio Google fornisca ulteriori passaggi per riconoscere i veri utenti dai bot. Il bilanciamento tra usabilità e sicurezza dei dati continuerà a essere una sfida, ma queste nuove soluzioni ci hanno veramente aiutato negli ultimi mesi. Non esiste una singola soluzione, in quanto bisogna utilizzare una combinazione di strumenti e tecniche per creare moduli di inserimento dati ricchi, coinvolgenti e sicuri per gli utenti indipendentemente dal dispositivo o dalla piattaforma.


 

James Hobart

Presidente di Classic System Solutions, società californiana specializzata in User Interface Design, è consulente di fama internazionale ed esperto nella creazione di strategie efficaci di user experience. È anche esperto di design su larga scala di applicazioni enterprise. Ha più di 27 anni di esperienza nello sviluppo software e più di 23 anni di esperienza su GUI, web e mobile interface design.

Hobart presenterà per Technology Transfer i seminari: “User Experience (UX) Strategy” il 7 maggio 2018, “User Experience (UX) Design” l’8-9 maggio 2018 e “Design Sprint Workshop” il 10-11 maggio 2018.

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Samsung leggerà la mano per non dimenticare più la password https://www.datamanager.it/2017/12/samsung-leggera-la-mano-non-dimenticare-piu-la-password/ Fri, 01 Dec 2017 18:30:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136686 Samsung ha brevettato un nuovo sensore in grado di leggere le linee della mano per aiutare l’utente a ricordare la password per sbloccare lo smartphone Samsung utilizza vari sistemi di autenticazione che comprendono la classiche password alfanumeriche, scanner dell’iride e il riconoscimento facciale. In futuro si vocifera che anche l’azienda coreana integrerà una tecnologia molto […]

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Samsung ha brevettato un nuovo sensore in grado di leggere le linee della mano per aiutare l’utente a ricordare la password per sbloccare lo smartphone

Samsung utilizza vari sistemi di autenticazione che comprendono la classiche password alfanumeriche, scanner dell’iride e il riconoscimento facciale. In futuro si vocifera che anche l’azienda coreana integrerà una tecnologia molto simile al Face ID di Apple. Per il colosso asiatico la sicurezza non sembra essere mai troppa dopo il disastro di Galaxy Note 7. In questi giorni ha infatti depositato nel suo Paese di origine il brevetto per un sensore in grado di leggere la mano esattamente come le chiromanti solo che invece del futuro ci verrà mostrata la nostra password.

Nonostante esistano sistemi di autenticazione più efficiente, la maggior parte degli utenti continuano a preferire le chiavi d’accesso composte da numeri e lettere. Di solito inoltre vengono adottate sequenze facilmente aggirabili da parte di hacker o terzi malintenzionati. Il brevetto di Samsung, che ha realizzato nuove batterie al litio in grado di ricaricarsi con una rapidità mai vista prima, servirà semplicemente a supportare la memoria dell’utente e non andrà a sostituire le altre tecnologie per la sicurezza. Una volta effettuata una prima scansione del palmo della mano, il sistema confronterà le linee (o pliche) salvate con quelle analizzate dalla fotocamera posteriore al momento di un secondo tentativo di accesso. All’interno del reticolo di pieghe saranno presenti dei suggerimenti con cui aiutarsi a ricordare l’esatta sequenza di numeri e lettere necessaria a sbloccare il dispositivo.

Trattandosi di un brevetto non c’è la certezza che Samsung introdurrà mai questa tecnologia nei suoi prodotti. Per gli smartphone di fascia alta come Galaxy S9 è molto più probabile sceglierà il riconoscimento facciale 3D come ha fatto Apple con iPhone X.

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Microsoft trasforma lo smartphone in una password https://www.datamanager.it/2017/04/microsoft-trasforma-lo-smartphone-password/ Wed, 19 Apr 2017 17:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123462 Microsoft Authenticator permette di collegare lo smartphone a un account dell’azienda di Redmond trasformando il device in un sicuro e semplice metodo di autenticazione Il bisogno di proteggere i propri dispositivi dai malware e dagli accessi non autorizzati non può prescindere dalla comodità della procedura di autenticazione. Effettuare troppi passaggi per certificare di essere il […]

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Microsoft Authenticator permette di collegare lo smartphone a un account dell’azienda di Redmond trasformando il device in un sicuro e semplice metodo di autenticazione

Il bisogno di proteggere i propri dispositivi dai malware e dagli accessi non autorizzati non può prescindere dalla comodità della procedura di autenticazione. Effettuare troppi passaggi per certificare di essere il possessore del device o la necessità di ricordarsi decine di password sono problemi che Microsoft ha voluto risolvere con una nuova versione dell’app Microsoft Authenticator. In precedenza il software consentiva di utilizzare solamente l’autenticazione a due fattori ma ora permette di accedere a qualsiasi dispositivo mobile o fisso direttamente dal proprio smartphone. L’utente dovrà semplicemente possedere un account di Microsoft ed eviterà di dover inserire ogni volta la password.

Il primo passo per poter utilizzare Microsoft Authenticator consiste nel selezionare l’opzione “phone sign-in” sul proprio profilo. Quando si procederà ad autenticarsi, lo smartphone riceverà una notifica in cui si chiederà di approvare il login. Una volta confermata la propria identità si accederà ai vari servizi senza dover scrivere alcuna password o seguire complicate procedure di protezione. “Per qualsiasi altro account, o se si è offline, sarà possibile usare il generatore predefinito di codice di sicurezza”, si legge nella descrizione dell’app. L’utente potrà comunque tornare al metodo classico di autenticazione quando lo desidera. Curiosamente Microsoft Authenticator è disponibile per PC, iOS e Android ma non per Windows Phone.

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Siri sarà in grado di riconoscere le voci https://www.datamanager.it/2017/04/siri-sara-grado-riconoscere-le-voci/ Thu, 06 Apr 2017 13:21:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=122676 Apple ha brevettato un sistema che permette a Siri di riconoscere la voce dell’utente impedendo l’accesso allo smartphone ad altre persone Apple ha preso a cuore il bisogno di sicurezza dei suoi utenti e ha quindi introdotto diversi sistemi di autenticazione come il Touch ID e forse con iPhone 8 potrebbe arrivare anche la scansione […]

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Apple ha brevettato un sistema che permette a Siri di riconoscere la voce dell’utente impedendo l’accesso allo smartphone ad altre persone

Apple ha preso a cuore il bisogno di sicurezza dei suoi utenti e ha quindi introdotto diversi sistemi di autenticazione come il Touch ID e forse con iPhone 8 potrebbe arrivare anche la scansione dell’iride. La Mela, come molte altre aziende del settore, sta studiando nuovi metodi sempre più efficienti per permettere di accedere allo smartphone proteggendo i dati in esso contenuti e un ultimo brevetto scoperto da Patently Apple riguarda l’utilizzo di Siri proprio a questo scopo.

Apple sembra intenzionata a implementare la biometria vocale del suo assistente vocale. Oggi la sua intelligenza artificiale è in grado di rispondere a qualunque richiesta a prescindere da chi sia a farla ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Siri sarà in grado di identificare la voce e di escludere l’accesso ad app e servizi a coloro che non conosce. Nel brevetto vengono descritte due diverse modalità di interazione. La prima prevede che il classico comando “Hey Siri” venga sostituito da una frase personalizzata. La seconda soluzione invece richiede all’utente di pronunciare una o più parole di riconoscimento dopo la frase standard per attivare l’AI.

Trattandosi di un brevetto non c’è certezza che questa tecnologia venga effettivamente realizzata ma è evidente che potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per l’autenticazione non solo su smartphone e tablet. Siri, che a breve dovrebbe subire un pesante aggiornamento, consente di gestire tramite comandi vocali diversi dispositivi connessi e un sistema di accesso basato sulla voce potrebbe quindi rivelarsi utile anche nel campo della domotica.

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Google dice addio ai CAPTCHA https://www.datamanager.it/2017/03/google-dice-addio-ai-captcha/ Tue, 14 Mar 2017 19:30:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121058 Il sistema di sicurezza gode adesso del lavoro di una AI migliore che è in grado di dire se un utente è reale o solo un bot senza dare nell’occhio Tutti odiamo i CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) perché sono stupidi e ci fanno perdere tempo. Spesso le […]

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Il sistema di sicurezza gode adesso del lavoro di una AI migliore che è in grado di dire se un utente è reale o solo un bot senza dare nell’occhio

Tutti odiamo i CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart) perché sono stupidi e ci fanno perdere tempo. Spesso le letterine e i numeri al loro interno sono talmente nascoste e confuse che non riusciamo a digitarle correttamente, aumentando il senso di disprezzo per una metodologia vecchia e superata. Google se ne era accorta nel 2014, quando aveva lanciato i reCAPTCHA, un sistema in grado di riconoscere le attività sul sito specifico di un utente per ipotizzare la sua essenza umana o artificiale e chiedere di inserire testi alfanumerici solo in alcuni casi. Adesso una possibilità del genere viene eliminata dal tutto, grazie all’utilizzo di un’Intelligenza Artificiale più avanzata.

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Cosa succede

Chiamato “motore avanzato di analisi del rischio”, il software fa dimenticare per sempre i box di verifica, attraverso quello che di fatto è un reCAPTCHA invisibile e integrato all’interno della piattaforma (può essere richiamato tramite una API Javascript) che lavora in background senza dare nell’occhio. Ciò vuol dire che i navigatori non si imbatteranno più, almeno nei siti supportati, nei famosi check, tranne il caso in cui il portale individui traffico sospetto, ma anche qui gli sviluppatori potranno affinare lo strumento, per renderlo ancora più preciso e funzionale. Allo stato attuale dunque è possibile scegliere due alternative per il proprio progetto: reCAPTCHA V2 e Invisible reCAPTCHA. Il primo è una versione migliorata di quello lanciato nel 2014, che include il box singolo da cliccare per validare “Non sono un robot”; il secondo è la declinazione di ultima generazione che nei prossimi anni sostituirà tutte le esistenti. Era ora.

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Apple acquista RealFace per il riconoscimento facciale https://www.datamanager.it/2017/02/apple-acquista-realface-riconoscimento-facciale/ Mon, 20 Feb 2017 14:33:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119624 Apple ha acquisito RealFace, startup israeliana che potrebbe aiutarla a integrare il riconoscimento facciale in iPhone 8 In molti sono convinti che in futuro Apple proporrà una nuova forma di autenticazione ai suoi utenti. La Mela sembra decisa a eliminare il tasto Home e anche il Touch ID potrebbe fare la stessa fine. Gli indizi […]

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Apple ha acquisito RealFace, startup israeliana che potrebbe aiutarla a integrare il riconoscimento facciale in iPhone 8

In molti sono convinti che in futuro Apple proporrà una nuova forma di autenticazione ai suoi utenti. La Mela sembra decisa a eliminare il tasto Home e anche il Touch ID potrebbe fare la stessa fine. Gli indizi in effetti sono numerosi e oggi si scopre che l’azienda di Cupertino potrebbe aver acquisito la startup israeliana RealFace specializzata in riconoscimento facciale e machine learning. Secondo la stampa locale, l’operazione, che come al solito non è stata confermata da Apple, si aggirerebbe sui 2 milioni di dollari.

RealFace ha realizzato una tecnologia che combina riconoscimento facciale a tre dimensioni con l’intelligenza artificiale. Il suo sistema consente infatti di identificare i soggetti con una percezione molto simile a quella umana e cogliere quelle sfumature che solo un occhio vero e proprio riesce a riconoscere. Inoltre, grazie al machine learning la tecnologia si evolve e impara a ogni utilizzo. La piattaforma è già stata integrata con successo nell’app Pickeez, utilizzata per condividere in automatico sui social network solo le foto più belle. Sia il sito di Realface sia quello del suo software sono al momento non raggiungibili e ciò potrebbe essere una conferma dell’avvenuta acquisizione.

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Un altro indizio che Apple stia effettivamente pensando a nuove forme di autenticazione è arrivato con l’acquisto prima di PrimeSense e poi di Emotient, per non parlare poi di alcuni brevetti emersi nel corso dei mesi. La Mela avrebbe pensato quindi a due soluzioni: una “Function Area” in sostituzione del tasto Home con un sistema di lettura delle impronte integrato sotto lo schermo o una tecnologia di mapping 3D del volto integrata nella fotocamera dello smartphone. La novità non sarà comunque pronta prima del lancio di iPhone 8, che molto probabilmente avrà un costo superiore ai mille dollari a causa di tutte le innovazioni che lo caratterizzeranno.

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WhatsApp estende a tutti l’autenticazione a due fattori https://www.datamanager.it/2017/02/whatsapp-estende-tutti-lautenticazione-due-fattori/ Fri, 10 Feb 2017 13:25:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118964 La chat più usata al mondo sta aggiornando la sua app per consentire agli iscritti di beneficiare del sistema di sicurezza aggiuntiva Allo stato attuale, l’autenticazione a due fattori è ciò che rende più sicuro l’accesso ai servizi più usati a livello consumer. Dalle email ai social network, passando per gli istituti di credito e […]

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La chat più usata al mondo sta aggiornando la sua app per consentire agli iscritti di beneficiare del sistema di sicurezza aggiuntiva

Allo stato attuale, l’autenticazione a due fattori è ciò che rende più sicuro l’accesso ai servizi più usati a livello consumer. Dalle email ai social network, passando per gli istituti di credito e finanziari: ricevere un codice sul cellulare non sarà il massimo dell’avanzamento hi-tech in quanto a protezione dei dati ma evita spiacevoli ingressi nei vari account ai malintenzionati. Per questo, l’aggiornamento rilasciato a livello globale da WhatsApp, che apre a tutti la possibilità di attivare il doppio processo di verifica non è per nulla banale, anzi.

Cosa si può fare

“Quando si attiva la funzione, ogni volta che si vuole associare un numero di telefono a un profilo di WhatsApp, bisogna inserire anche sei cifre create in precedenza, come strumento ulteriore di validazione” – ha spiegato un portavoce dell’azienda. E’ chiaro dunque, che il metodo torna utile solo quando si cambia smartphone e si installa il client daccapo, come avviene per altre piattaforme digitali, come Twitter. Dopo aver adottato la crittografia end-to-end, basata sulla tecnologia di Open Whisper Systems, la misura aggiuntiva rappresenta un passo in avanti a favore di una maggiore protezione degli utenti, peraltro più preoccupati per la volontà di monitoraggio dei governi e organizzazioni che di hacker spioni. Come parte del gruppo Facebook, WhatsApp ha attivato il doppio step di verifica dopo lo stesso social network e Instagram, che già a febbraio del 2016 permetteva agli iscritti di ricevere un codice alternativo da immettere in fase di login.

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