cloud ibrido – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 08 Jul 2026 22:44:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png cloud ibrido – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Cos’è il Cloud Sovereignty: guida completa alla sovranità del cloud https://www.datamanager.it/2026/07/cose-il-cloud-sovereignty-guida-completa-alla-sovranita-del-cloud/ Fri, 10 Jul 2026 17:35:31 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254090 Il Cloud Sovereignty è diventato uno dei pilastri delle moderne infrastrutture IT. Questa guida approfondisce il significato della sovranità del cloud, il ruolo di AI, cybersecurity e normative europee, illustrando come le aziende possano mantenere il controllo su dati, applicazioni e workload.

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Il Cloud Sovereignty è diventato uno dei temi centrali dell’IT enterprise, perché ridefinisce il rapporto tra dati, infrastrutture, compliance, sicurezza e controllo operativo nell’era del cloud e dell’intelligenza artificiale.

Il controllo dei dati è diventato un fattore strategico

Negli ultimi anni il concetto di Cloud Sovereignty, o sovranità del cloud, è passato da questione prevalentemente normativa a elemento strategico nella progettazione delle infrastrutture digitali. L’adozione estesa del cloud computing, dell’intelligenza artificiale e dei servizi distribuiti ha modificato profondamente il modo in cui aziende e pubbliche amministrazioni gestiscono dati, applicazioni e workload critici.

Per molto tempo il cloud è stato valutato soprattutto in termini di scalabilità, agilità e riduzione del time-to-market. Oggi, invece, la domanda è più complessa: non basta chiedersi dove archiviare i dati, ma occorre comprendere chi può accedervi, quale giurisdizione li governa, quali garanzie operative offre il provider e come preservare la continuità dei servizi anche in scenari geopolitici o normativi instabili.

Questa evoluzione si inserisce in un quadro più ampio di cloud sovrano e indipendenza digitale, già al centro del dibattito europeo, e si collega direttamente alle strategie di AI, cloud e sovranità digitale che stanno ridefinendo le priorità dei CIO.

Che cos’è il Cloud Sovereignty

Il Cloud Sovereignty è l’insieme di tecnologie, processi, controlli contrattuali e garanzie operative che consentono a un’organizzazione di mantenere il controllo sui propri dati, sulle applicazioni e sui workload eseguiti nel cloud, assicurando la conformità alle normative locali e riducendo le dipendenze operative da soggetti terzi.

La definizione moderna di cloud computing, codificata dal NIST nella Special Publication 800-145, descrive il cloud come un modello che abilita l’accesso on-demand a risorse condivise e configurabili. La Cloud Sovereignty nasce proprio dalla necessità di governare questo modello quando dati e workload diventano critici per il business, per la sicurezza nazionale o per la compliance.

La sovranità del cloud non coincide semplicemente con la presenza di un data center nello stesso Paese dell’utente. Comprende, piuttosto, una pluralità di dimensioni:

  • residenza geografica dei dati;
  • controllo degli accessi amministrativi;
  • gestione autonoma delle chiavi crittografiche;
  • indipendenza operativa;
  • trasparenza contrattuale e tecnologica;
  • portabilità dei dati e dei workload;
  • resilienza e continuità del servizio;
  • conformità a normative nazionali ed europee.

In altre parole, il Cloud Sovereignty riguarda la capacità dell’organizzazione di decidere come, dove e da chi vengono gestiti i propri asset digitali.

Cloud Sovereignty, Data Sovereignty e Digital Sovereignty: le differenze

I termini Cloud Sovereignty, Data Sovereignty e Digital Sovereignty vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano ambiti differenti.

Data Sovereignty

La Data Sovereignty riguarda il rapporto tra dati e giurisdizione. Stabilisce quale ordinamento giuridico si applica ai dati in funzione del luogo in cui sono conservati, trattati o accessibili. Per un’impresa regolamentata, sapere che i dati risiedono in Europa può non essere sufficiente: occorre comprendere anche chi li amministra, quali soggetti possono accedervi e quali normative extraterritoriali potrebbero incidere sul trattamento.

Data Residency

La Data Residency riguarda la collocazione geografica dei dati. Un’azienda può decidere che determinate informazioni debbano restare in Italia, nell’Unione Europea o in una specifica regione cloud. È una componente importante della sovranità, ma non la esaurisce.

Cloud Sovereignty

La sovranità del cloud estende il controllo dai dati all’intera infrastruttura cloud: piattaforme, operatori, accessi amministrativi, continuità operativa, supply chain tecnologica e garanzie contrattuali.

Digital Sovereignty

La Digital Sovereignty è il concetto più ampio. Include cloud, reti, software, identità digitali, cybersecurity, semiconduttori, intelligenza artificiale e capacità industriale. In questa prospettiva, il cloud sovrano è uno degli strumenti per costruire un ecosistema digitale più autonomo, come evidenziato anche nell’approfondimento di Data Manager sulla sovranità digitale in Europa.

Perché la sovranità del cloud è diventata una priorità

La centralità della Cloud Sovereignty deriva dalla convergenza di più fattori: crescita del cloud pubblico, diffusione dell’AI generativa, aumento degli obblighi normativi, dipendenza da pochi grandi provider globali e maggiore esposizione ai rischi cyber e geopolitici.

La Cloud Sovereignty Framework della Commissione Europea ha formalizzato diverse dimensioni della sovranità cloud, tra cui sovranità strategica, legale, dei dati, operativa, della supply chain, tecnologica, della sicurezza e ambientale. Questo approccio conferma che la sovranità non è un requisito unico, ma un insieme di obiettivi da bilanciare in funzione del rischio.

Il tema assume ulteriore rilievo nei settori regolamentati, nelle infrastrutture critiche, nella sanità, nella finanza, nella pubblica amministrazione e in tutte le organizzazioni che gestiscono dati sensibili o processi essenziali. In questi contesti, la scelta del cloud non è più soltanto una decisione tecnologica, ma una componente della governance aziendale.

I pilastri della Cloud Sovereignty

1. Sovranità dei dati

La sovranità dei dati riguarda la possibilità di stabilire dove risiedono le informazioni, quali leggi si applicano e quali soggetti possono accedervi. È il livello più immediato della Cloud Sovereignty, ma anche quello più spesso frainteso. Localizzare i dati in una regione europea non garantisce automaticamente la piena sovranità se l’infrastruttura, le chiavi crittografiche o il personale amministrativo restano sotto controllo di soggetti esterni.

2. Sovranità operativa

La sovranità operativa riguarda la capacità di mantenere il controllo sui workload anche in presenza di incidenti, dispute contrattuali, richieste governative o indisponibilità del provider. Implica procedure di continuità operativa, piani di uscita, capacità di migrazione e gestione autonoma degli elementi critici.

Questo tema è strettamente collegato alla resilienza operativa digitale, analizzata anche negli approfondimenti di Data Manager su NIS2 e DORA.

3. Sovranità tecnologica

La sovranità tecnologica riguarda la riduzione del lock-in e la capacità di utilizzare tecnologie aperte, interoperabili e portabili. In questo ambito assumono rilievo container, Kubernetes, standard aperti, API documentate e architetture ibride. Il tema della portabilità è centrale anche nell’analisi di Data Manager sull’ascesa della sovranità del cloud e il ruolo della portabilità.

4. Sovranità della sicurezza

La sicurezza non può essere delegata integralmente al provider. Le organizzazioni devono mantenere visibilità sugli accessi, sui log, sulle configurazioni, sulle vulnerabilità e sui controlli applicati ai dati. Il modello di responsabilità condivisa, analizzato anche dallo schema europeo EUCS di ENISA per la certificazione dei servizi cloud, richiede che il perimetro delle responsabilità tra cloud provider e cliente sia esplicito, verificabile e documentato.

5. Sovranità dell’AI

Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, la sovranità si estende a prompt, dataset, modelli, inferenza e output generati. La sovranità dell’AI non riguarda solo dove si trovano i dati, ma anche dove vengono eseguiti i modelli, chi può accedere ai risultati e come vengono governate le pipeline di training e inferenza.

Il quadro normativo europeo

L’Europa è oggi uno dei contesti più avanzati nella regolamentazione del cloud, dei dati e dell’intelligenza artificiale. Le principali normative che influenzano le strategie di Cloud Sovereignty includono GDPR, NIS2, Data Act, AI Act, DORA e gli schemi europei di certificazione della cybersicurezza.

GDPR

Il GDPR ha consolidato il principio secondo cui il trattamento dei dati personali deve avvenire nel rispetto di regole chiare su base giuridica, minimizzazione, sicurezza, trasferimenti internazionali e diritti degli interessati. Per molte aziende, la Cloud Sovereignty rappresenta uno strumento per dimostrare controllo e accountability.

Data Act

Il Data Act europeo introduce regole rilevanti per il mercato cloud, in particolare sullo switching tra provider di servizi di data processing e sull’interoperabilità. La Commissione Europea sottolinea che le nuove regole mirano a consentire ai clienti di cambiare provider in modo più efficace e a favorire l’interoperabilità del mercato cloud europeo.

NIS2

La direttiva NIS2 istituisce un quadro giuridico unificato per rafforzare la cybersicurezza in 18 settori critici dell’Unione Europea. Per le organizzazioni coinvolte, il cloud non può essere trattato come un semplice servizio esterno: diventa parte integrante della gestione del rischio.

AI Act

L’AI Act introduce un approccio basato sul rischio per i sistemi di intelligenza artificiale. Nel contesto cloud, questo significa che infrastrutture, dati e modelli devono essere governati lungo l’intero ciclo di vita, soprattutto nei casi d’uso ad alto rischio.

EUCS

Lo schema EUCS di ENISA contribuisce a definire un approccio europeo alla certificazione dei servizi cloud, con livelli di assurance e requisiti di trasparenza utili per valutare la postura di sicurezza dei provider.

Cloud pubblico, cloud privato e cloud sovrano

Il Cloud Sovereignty non coincide necessariamente con il cloud privato. Una piattaforma cloud pubblica può offrire opzioni sovrane, così come un cloud privato può risultare non pienamente sovrano se non garantisce controlli adeguati su accessi, governance e portabilità.

Cloud pubblico

Il cloud pubblico offre scalabilità, automazione e accesso rapido a servizi avanzati. È il modello che ha accelerato la trasformazione digitale degli ultimi anni. Tuttavia, per workload critici, la valutazione deve includere giurisdizione, gestione delle chiavi, accessi amministrativi, log, audit, data residency e continuità.

Cloud privato

Il cloud privato offre maggiore controllo e isolamento, ma richiede investimenti, competenze e governance più robuste. Può essere una componente importante di una strategia sovrana, soprattutto in architetture cloud ibride.

Sovereign Cloud

Il Sovereign Cloud è un’offerta cloud progettata per rispondere a requisiti specifici di sovranità. Può includere infrastrutture localizzate, personale residente in una determinata giurisdizione, segregazione operativa, gestione locale delle chiavi, certificazioni, contratti dedicati e garanzie di resilienza. L’interesse verso queste soluzioni è cresciuto anche in relazione alle iniziative europee su cloud europeo e vantaggio competitivo.

Cloud Sovereignty e architetture ibride

Il modello più realistico per molte imprese non è la scelta esclusiva tra cloud pubblico e cloud privato, ma un’architettura ibrida capace di distribuire i workload in funzione di criticità, latenza, costo, compliance e rischio.

In questo scenario, il cloud pubblico viene utilizzato per scalabilità, innovazione e servizi avanzati; il cloud privato o sovrano per dati sensibili e workload regolamentati; l’edge per elaborazioni locali e bassa latenza. La convergenza tra edge e hybrid cloud diventa quindi una componente naturale delle strategie di sovranità.

Questa impostazione è particolarmente rilevante per l’intelligenza artificiale, dove training, inferenza, archiviazione dei dati e orchestrazione dei workload possono richiedere ambienti differenti. Il tema è stato approfondito anche nell’analisi su sovranità del dato e scalabilità globale dell’AI.

Il ruolo della crittografia e del confidential computing

La crittografia è uno degli strumenti fondamentali per costruire una strategia di Cloud Sovereignty. Le organizzazioni più mature richiedono cifratura dei dati a riposo, in transito e, sempre più spesso, durante l’elaborazione.

La gestione delle chiavi è un elemento decisivo. Modelli BYOK (Bring Your Own Key), HYOK (Hold Your Own Key) e confidential computing permettono di aumentare il controllo dell’organizzazione sui propri dati e di ridurre la dipendenza operativa dal provider.

Il NIST SP 800-144 evidenzia da tempo come sicurezza e privacy siano elementi centrali nella valutazione del cloud pubblico, sottolineando la necessità di considerare attentamente i rischi quando dati, applicazioni e infrastrutture vengono affidati a un ambiente esterno.

Cloud Sovereignty e intelligenza artificiale

L’AI generativa ha ampliato il perimetro della sovranità. Non si tratta più solo di proteggere database e applicazioni, ma anche prompt, embedding, vector database, modelli, agenti AI e output generati.

La domanda chiave diventa: dove vengono elaborati i dati utilizzati dall’intelligenza artificiale? Chi può accedere ai prompt? Gli input degli utenti vengono utilizzati per migliorare modelli di terze parti? Gli output possono contenere dati sensibili o informazioni soggette a regolamentazione?

Per questo motivo cresce l’interesse verso modelli di Private & Sovereign AI, capaci di combinare innovazione, controllo dei dati e governance. Anche il tema della sovranità europea nell’intelligenza artificiale è destinato a diventare sempre più centrale nel dibattito industriale.

I vantaggi per le imprese

Una strategia di Cloud Sovereignty offre benefici concreti, soprattutto per le organizzazioni che operano in contesti regolamentati o gestiscono asset digitali critici.

Maggiore controllo

L’azienda mantiene una governance più solida su dati, workload, identità, chiavi crittografiche e accessi amministrativi.

Compliance più dimostrabile

La sovranità del cloud permette di documentare meglio residenza dei dati, controlli applicati, responsabilità del provider e misure di sicurezza.

Riduzione del rischio di lock-in

La portabilità e l’interoperabilità riducono la dipendenza da un singolo provider e rendono più credibile una strategia di uscita.

Maggiore resilienza

Architetture ibride e sovrane consentono di progettare piani di continuità più robusti, riducendo l’impatto di incidenti, interruzioni o vincoli geopolitici.

Fiducia

Clienti, partner, autorità e stakeholder possono contare su maggiori garanzie nella gestione delle informazioni sensibili.

Le criticità da gestire

La Cloud Sovereignty non è priva di complessità. Implementarla richiede competenze architetturali, contrattuali, legali e operative. Le principali criticità riguardano:

  • costi superiori rispetto ad alcune offerte cloud standard;
  • maggiore complessità di governance;
  • necessità di competenze interne avanzate;
  • integrazione tra ambienti cloud differenti;
  • gestione delle identità e degli accessi;
  • monitoraggio continuo della compliance;
  • necessità di verificare realmente le garanzie offerte dai provider.

Per questo motivo la sovranità non deve essere affrontata come un’etichetta commerciale, ma come un processo strutturato di risk management.

Come costruire una strategia di Cloud Sovereignty

Una strategia matura dovrebbe partire dalla classificazione dei dati e dei workload. Non tutte le applicazioni richiedono lo stesso livello di sovranità: un ambiente di test, un sistema CRM, una piattaforma AI che tratta dati sanitari e un’applicazione core banking hanno profili di rischio molto diversi.

Un percorso efficace può articolarsi in sette passaggi:

  1. classificare dati, applicazioni e processi critici;
  2. definire requisiti di residenza, accesso, sicurezza e continuità;
  3. identificare le normative applicabili;
  4. valutare i provider rispetto a garanzie tecniche, operative e contrattuali;
  5. progettare un’architettura ibrida e portabile;
  6. implementare controlli di sicurezza, crittografia e logging;
  7. definire piani di audit, exit strategy e revisione continua.

Gartner suggerisce di costruire una strategia di cloud sovrano attorno a tre grandi pilastri: dati, tecnologia e operazioni. L’approccio è coerente con una visione della sovranità come capacità dinamica, non come proprietà statica di una singola piattaforma.

Il futuro della Cloud Sovereignty

Nei prossimi anni la sovranità del cloud non sarà più una caratteristica opzionale, ma un requisito strutturale per tutte le organizzazioni che gestiscono dati critici, infrastrutture essenziali o workload AI ad alto valore.

La crescita dell’intelligenza artificiale, l’evoluzione delle normative europee e la maggiore consapevolezza dei rischi geopolitici renderanno sempre più importante progettare infrastrutture capaci di combinare innovazione e controllo.

Il futuro non sarà definito da una contrapposizione tra cloud globale e cloud locale, ma dalla capacità di costruire architetture distribuite, verificabili, interoperabili e governabili. In questa prospettiva, la Cloud Sovereignty diventa parte integrante della strategia digitale, della cybersecurity e della competitività delle imprese.

Conclusioni

Il Cloud Sovereignty rappresenta l’evoluzione naturale del cloud computing nell’era dell’intelligenza artificiale, della regolamentazione europea e della trasformazione digitale. Non si limita alla localizzazione dei dati, ma introduce un nuovo paradigma fondato su controllo, trasparenza, resilienza, portabilità e libertà di scelta.

Per le imprese, adottare una strategia di sovranità del cloud significa prepararsi a un futuro in cui il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dalla capacità di utilizzare il cloud, ma dalla possibilità di governarlo in modo sicuro, conforme e indipendente.

Approfondimenti consigliati

FAQ

Cos’è il Cloud Sovereignty?

È l’insieme di tecnologie e processi che consentono alle organizzazioni di mantenere il controllo su dati, applicazioni e workload nel cloud nel rispetto delle normative e dei requisiti di sicurezza.


Cloud Sovereignty e Data Sovereignty sono la stessa cosa?

No. La Data Sovereignty riguarda principalmente il controllo giuridico sui dati, mentre il Cloud Sovereignty comprende anche aspetti operativi, tecnologici e organizzativi.


Cos’è un Sovereign Cloud?

È un’infrastruttura cloud progettata per garantire controllo dei dati, conformità normativa, indipendenza operativa e sicurezza secondo specifici requisiti nazionali o regionali.


Perché il Cloud Sovereignty è importante?

Perché permette alle aziende di proteggere dati critici, rispettare normative come GDPR e NIS2 e ridurre la dipendenza da infrastrutture esterne.


Qual è il rapporto tra Cloud Sovereignty e AI?

L’intelligenza artificiale utilizza grandi quantità di dati sensibili. Il Cloud Sovereignty garantisce che dati, modelli e processi di inferenza rimangano sotto il controllo dell’organizzazione.

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Cos’è il Cloud Ibrido: guida completa all’Hybrid Cloud, tra AI, Edge Computing e Sovranità del dato https://www.datamanager.it/2026/07/cose-il-cloud-ibrido-guida-completa-allhybrid-cloud-tra-ai-edge-computing-e-sovranita-del-dato/ Wed, 08 Jul 2026 22:17:30 +0000 https://www.datamanager.it/?p=254084 Il cloud ibrido è oggi il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne, combinando cloud pubblico, cloud privato ed edge computing per offrire flessibilità, sicurezza e controllo. Questa guida analizza architetture, vantaggi, casi d'uso e il ruolo strategico del cloud nell'era dell'intelligenza artificiale e della sovranità del dato.

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Il cloud ibrido è diventato il modello di riferimento per le infrastrutture IT moderne. Scopri come funziona, quali vantaggi offre alle aziende e perché AI, edge computing, cybersecurity e sovranità del dato stanno ridefinendo il futuro del cloud.

Il cloud ibrido è diventato il nuovo standard dell’IT enterprise

Per oltre un decennio il paradigma Cloud First ha guidato le strategie di trasformazione digitale di aziende e pubbliche amministrazioni. Spostare applicazioni e dati nel cloud pubblico rappresentava la risposta più efficace alle esigenze di scalabilità, agilità e riduzione dei costi infrastrutturali.

Oggi, però, questo modello non è più sufficiente.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, l’aumento dei requisiti normativi, la crescente attenzione alla sovranità del dato, l’esplosione dell’edge computing e la necessità di gestire workload sempre più diversificati stanno modificando profondamente il modo in cui vengono progettate le infrastrutture digitali.

Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a Il Cloud First non basta più: è il momento di mettere in primo piano la sovranità, oggi il vero obiettivo non consiste più nello spostare tutto nel cloud, ma nell’eseguire ogni workload nell’ambiente più adatto.

È proprio questo il principio alla base del cloud ibrido.

Che cos’è il Cloud Ibrido

Per cloud ibrido si intende un’architettura nella quale infrastrutture cloud pubbliche, cloud privati e sistemi on-premise operano come un unico ecosistema integrato.

L’obiettivo non è sostituire il data center aziendale, ma sfruttare contemporaneamente i vantaggi dei diversi ambienti.

In un’infrastruttura ibrida possono convivere:

  • data center aziendali;
  • private cloud;
  • public cloud;
  • edge computing;
  • servizi SaaS;
  • AI infrastructure.

I workload vengono distribuiti dinamicamente in funzione di prestazioni, costi, sicurezza, latenza, compliance normativa e disponibilità delle risorse GPU.

Perché il Cloud Ibrido è diventato indispensabile

Negli ultimi anni sono emersi almeno cinque fattori che rendono il cloud ibrido una scelta quasi obbligata per molte organizzazioni enterprise.

1. Sovranità del dato

La normativa europea, dal GDPR al Data Act, fino ad AI Act e NIS2, impone requisiti sempre più stringenti sulla localizzazione, sul trattamento e sul controllo dei dati.

Molte organizzazioni devono mantenere alcune informazioni all’interno di infrastrutture nazionali o private. Per questo motivo cresce l’interesse verso modelli di AI Sovereignty, nei quali cloud pubblico e infrastrutture dedicate convivono per garantire controllo, governance e libertà di scelta.

2. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale ha modificato completamente il concetto di infrastruttura.

Durante l’addestramento dei modelli servono enormi quantità di GPU concentrate nei data center. Quando però il modello entra in produzione, prevale l’inferenza.

Come raccontiamo nell’articolo Le AI Factory non bastano: il valore dell’AI si gioca nell’inferenza all’edge, il vero valore economico dell’intelligenza artificiale nasce quando il modello risponde alle richieste degli utenti in tempo reale e non durante la fase di training.

Questo rende fondamentale distribuire la capacità di calcolo vicino ai dati.

3. Edge Computing

Sempre più dati vengono generati lontano dai grandi data center: fabbriche, ospedali, negozi, automobili connesse, reti TLC e sensori IoT producono flussi informativi continui.

Trasferire continuamente questi dati verso un cloud centrale aumenta latenza, costi e complessità. Per questo motivo il cloud ibrido integra sempre più spesso l’edge computing, consentendo di elaborare le informazioni direttamente nel punto in cui vengono prodotte.

L’inferenza distribuita rappresenta ormai uno dei principali driver evolutivi delle moderne infrastrutture AI.

4. Continuità operativa

Le aziende non possono più permettersi interruzioni dei servizi. La disponibilità delle applicazioni dipende sempre più da architetture distribuite che permettono disaster recovery, backup continuo, replica geografica e failover automatico.

Un tema strettamente collegato anche alla Identity Resilience, oggi elemento essenziale della continuità operativa e della protezione delle identità digitali.

5. Ottimizzazione dei costi

Non tutti i workload richiedono le stesse prestazioni. Le aziende distribuiscono le applicazioni scegliendo di volta in volta cloud pubblico, cloud privato, edge o data center in funzione del miglior rapporto tra costo, prestazioni e requisiti normativi.

Come funziona un’infrastruttura Hybrid Cloud

Una moderna architettura cloud ibrida è composta da diversi livelli tecnologici che devono operare in modo coordinato.

Infrastruttura fisica

Server, storage, networking e GPU costituiscono il livello fisico su cui vengono eseguiti i workload.

Virtualizzazione

Macchine virtuali, hypervisor, container e piattaforme Kubernetes consentono di astrarre le risorse e renderle disponibili in modo flessibile.

Orchestrazione

Kubernetes, OpenShift, Anthos, Amazon EKS e Azure Arc permettono di distribuire e governare applicazioni in ambienti eterogenei.

Cloud

AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud e private cloud aziendali possono essere integrati in un unico modello operativo.

Edge

Micro data center, CDN, PoP distribuiti e gateway IoT portano la capacità di calcolo più vicino agli utenti e ai dati.

AI

Foundation model, Large Language Model, inference engine, vector database e GPU cluster richiedono infrastrutture capaci di bilanciare potenza di calcolo, prossimità ai dati e governance.

Il ruolo dello storage

Uno degli elementi più sottovalutati riguarda lo storage.

Le prestazioni reali non dipendono solamente dalla velocità degli HDD o degli SSD, ma dall’intera architettura. Come spiegato nell’approfondimento Prestazioni degli HDD: i fattori chiave che influenzano la velocità di trasferimento dati secondo Toshiba, configurazioni RAID, controller, rete e tipologia dei workload incidono in modo determinante sulle performance complessive.

Lo storage diventa quindi parte integrante della progettazione del cloud ibrido.

Cloud Ibrido e Cybersecurity

La sicurezza rappresenta uno dei principali criteri con cui viene progettata un’architettura hybrid cloud.

Le strategie moderne comprendono Zero Trust, Identity Security, XDR, CNAPP, backup immutabile ed Exposure Management.

Tra gli approfondimenti pubblicati da DataManager meritano particolare attenzione l’analisi dedicata all’Exposure Gap Report 2026, utile per comprendere il tema della prioritizzazione delle vulnerabilità, e il Technology Threat Landscape Report 2026, che analizza l’evoluzione delle minacce informatiche legate anche all’intelligenza artificiale.

Unified Communications e Cloud

Voice, video collaboration, contact center e piattaforme collaborative sono ormai servizi nativamente cloud.

Come evidenziato nello studio sul mercato delle Unified Communications, queste piattaforme rappresentano oggi vere infrastrutture digitali strategiche e stanno evolvendo grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale.

La rete è il cloud

Un’infrastruttura cloud distribuita richiede una connettività adeguata.

L’espansione della fibra FTTH costituisce uno degli elementi essenziali per sostenere la crescita dei servizi cloud, delle applicazioni AI e dei modelli distribuiti di elaborazione.

Dove sta andando il Cloud Ibrido

Le principali direttrici evolutive riguardano:

  • AI distribuita;
  • inferenza all’edge;
  • cloud sovrano;
  • orchestrazione automatica;
  • multicloud;
  • FinOps;
  • osservabilità;
  • cybersecurity integrata;
  • AI Agent.

Il cloud del futuro sarà sempre meno identificabile con un luogo fisico e sempre più con una piattaforma distribuita capace di eseguire ogni applicazione nel punto migliore della rete.

Conclusioni

Il cloud ibrido non rappresenta una fase di transizione tra data center e cloud pubblico, ma il modello operativo destinato a caratterizzare l’IT enterprise dei prossimi anni.

La convergenza tra cloud, edge computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e sovranità del dato impone infrastrutture sempre più distribuite, intelligenti e governabili.

Per le organizzazioni, la vera sfida non sarà scegliere tra cloud pubblico e privato, ma costruire un ecosistema capace di bilanciare prestazioni, sicurezza, costi e conformità normativa, portando ogni workload esattamente dove può generare il massimo valore.

FAQ sul Cloud Ibrido

Cloud ibrido e multicloud sono la stessa cosa?

No. Il multicloud indica l’utilizzo di più cloud pubblici. Il cloud ibrido integra invece cloud pubblici, cloud privati, infrastrutture on-premise ed edge computing in un unico modello operativo.

Quando conviene adottare un cloud ibrido?

Il cloud ibrido è particolarmente indicato quando l’organizzazione deve bilanciare scalabilità, controllo dei dati, compliance, resilienza e ottimizzazione dei costi.

Quali workload dovrebbero restare on-premise?

In genere restano on-premise i workload soggetti a vincoli regolatori, applicazioni mission critical, sistemi legacy difficili da migrare o dati che richiedono controllo diretto.

Qual è il rapporto tra cloud ibrido e AI?

Il cloud ibrido permette di distribuire training, inferenza, dati e modelli AI tra cloud pubblico, data center aziendali ed edge computing, scegliendo l’ambiente più efficiente per ogni fase del ciclo di vita.

Qual è la differenza tra edge computing e cloud ibrido?

L’edge computing è uno dei componenti del cloud ibrido. Porta l’elaborazione vicino al punto in cui i dati vengono generati, mentre il cloud ibrido coordina edge, cloud pubblico, cloud privato e on-premise.

Il cloud ibrido aiuta la compliance normativa?

Sì. Consente di collocare dati e workload in ambienti coerenti con requisiti di residenza del dato, sicurezza, governance e normative come GDPR, NIS2, DORA e AI Act.

Vuoi approfondire l’evoluzione delle infrastrutture digitali? Continua a seguire Data Manager per analisi, guide e approfondimenti dedicati a cloud computing, intelligenza artificiale, cybersecurity e trasformazione digitale.

 

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Perché alle banche italiane serve una strategia di cloud ibrido https://www.datamanager.it/2020/05/perche-alle-banche-italiane-serve-una-strategia-di-cloud-ibrido/ Thu, 21 May 2020 13:21:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=199638 La digitalizzazione e le richieste dei clienti stanno cambiando rapidamente il panorama del settore bancario italiano, dove nuovi player disruptive conquistano quote di mercato. Questa tendenza costringe le istituzioni finanziarie tradizionali a diventare più agili. Le maggiori aspettative dei clienti, le tendenze macroeconomiche, l’innovazione tecnologica e i requisiti normativi sono i fattori che contribuiscono a […]

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La digitalizzazione e le richieste dei clienti stanno cambiando rapidamente il panorama del settore bancario italiano, dove nuovi player disruptive conquistano quote di mercato. Questa tendenza costringe le istituzioni finanziarie tradizionali a diventare più agili.

Le maggiori aspettative dei clienti, le tendenze macroeconomiche, l’innovazione tecnologica e i requisiti normativi sono i fattori che contribuiscono a riprogettare gli istituti finanziari, un cambiamento urgente se questi ultimi vogliono mantenere e accrescere le loro quote di mercato in questa fase di digitalizzazione. Il settore dei servizi finanziari in Italia non fa eccezione.

L’Italia ha una lunga tradizione nel settore: oggi il paese conta circa 600 banche, di cui quasi 300 sono cooperative. Il consolidamento sarà inevitabile per quelle che non sapranno trasformarsi. Allo stesso tempo, nel paese operano circa 250 società di tecnologia finanziaria (fintech): si concentrano principalmente su pagamenti, crowdfunding, prestiti digitali e gestione del rischio di credito. Inoltre, sono entrati sul mercato anche player internazionali affermati, come N26 e Revolut.

Finora gli italiani in generale hanno preferito restare fedeli alle banche tradizionali, in parte perché preferiamo usare il contante: la Banca Centrale Europea stima che circa l’86% delle transazioni in Italia sia ancora in cash. Ma la situazione sta cambiando rapidamente: secondo Eurostat, il 47% dei millennial sceglie le banche online (una percentuale ancora bassa rispetto ai paesi nordici, dove raggiunge l’85-87%).

I clienti delle banche sono alla ricerca di una scelta più ampia in prodotti, servizi, canali, e sempre più spesso preferiscono istituti finanziari che offrono servizi online. Abbiamo visto un aumento nel posizionamento di piattaforme di mobile banking come Hype che ora serve 1,2 milioni di clienti. Gli istituti finanziari tradizionali devono compiere maggiori sforzi per stare al passo con i nuovi player sul mercato.

Innovare per sopravvivere

L’innovazione tecnologica sta cambiando la struttura del mercato dei servizi finanziari, con il contributo di Interfacce di Programmazione delle Applicazioni (API) su Internet, app per dispositivi intelligenti e analisi dei big data. Tutto questo è possibile grazie al cloud.

Prendiamo ad esempio Banca Mediolanum, che ha 1,2 milioni di clienti: oggi utilizza Google BigQuery, strumento di analisi dei big data basato su cloud. Analizzando enormi e complessi set di dati, Banca Mediolanum ritiene di poter comprendere e interagire meglio con i clienti. La banca sostiene che questa strategia attirerà oltre 10.000 nuovi clienti al mese.

Le banche italiane sono consapevoli della necessità di trasformarsi. Secondo un recente sondaggio dell’Associazione Bancaria Italiana, quasi il 90% degli istituti sta aumentando gli investimenti in trasformazione digitale: Intesa Sanpaolo investe circa 2,8 miliardi di euro nel tentativo di portare le transazioni digitali dal 10% nel 2017 sopra il 70% nel 2021.

Scommettere sul cloud ibrido

Il cambio di passo della digitalizzazione coinvolge sia i consumatori sia i clienti aziendali e spinge le banche italiane a migrare verso il cloud, secondo Anitec-Assinform, l’Associazione Nazionale delle imprese ICT e dell’Elettronica di Consumo.

Le banche, tuttavia, dovranno investire fin dall’inizio nella propria infrastruttura cloud. In caso contrario, correranno il rischio di avere tempi di inattività e problemi di latenza, con ripercussioni negative sull’immagine del marchio.

Un approccio ibrido al cloud può ridurre i costi IT, migliorare l’efficienza, accelerare l’innovazione e promuovere nuovi modelli di business, fattori che lo rendono attraente per le banche. Anitec-Assinform stima che l’adozione dell’architettura del cloud ibrido in Italia sia cresciuta del 26% nel 2018, e la curva tende al rialzo.

Il cloud ibrido comprende molteplici ambienti di elaborazione, archiviazione e servizi – inclusi cloud locale, cloud privato e cloud pubblico con orchestrazione completa tra piattaforme. La sua innata flessibilità consente agli istituti finanziari di implementare e scalare nuove applicazioni e servizi con rapidità e a basso costo. La combinazione tra la flessibilità del cloud pubblico e la sicurezza del cloud privato è la soluzione ideale per un mercato altamente regolamentato, con livelli crescenti di compliance.

Oltre all’agilità, il cloud ibrido può fornire alle banche preziose informazioni ricavate dai dati per innovare con nuovi prodotti, ad esempio. Le banche hanno sempre avuto grandi quantità di dati nei loro sistemi legacy, ma non erano in grado di estrarli con successo. Il cloud ibrido consente loro di unire il cloud pubblico e privato con le infrastrutture di dati interne per ottenere insight dai dati in modo sicuro.

Il cloud ibrido diventa improvvisamente un fattore di competitività abilitante. Evita il lock-in con uno specifico vendor, e consente alle banche e agli istituti finanziari di adattarsi a scenari economici in continua evoluzione senza costringerli a cambiare piattaforma se intendono sostituire un fornitore.

Secondo IDC, entro il 2024 il 50% delle banche avrà trasferito almeno il 20% delle attività strategiche su piattaforme cloud as-a-service, con l’obiettivo di ottenere maggiore efficienza e risparmi sui costi.

Il cloud è fondamentale per mantenere le banche agili

Anche la Direttiva europea sui Servizi di Pagamento (PSD2), progettata per stimolare la concorrenza nel settore dei servizi finanziari, sta spingendo le banche verso il cloud ibrido: principalmente per garantire agilità e rapidità nel lancio sul mercato di nuovi prodotti.

L’Italia ha recepito la PSD2, che mette le basi per l’open banking, nel 2019. La sicurezza è una preoccupazione fondamentale: i modelli di cloud ibrido riducono il potenziale di violazione dei dati consentendo alle banche di selezionare e ottimizzare i carichi di lavoro. Il cloud pubblico può essere sfruttato per applicazioni meno sensibili, mentre i servizi cruciali possono essere elaborati nel cloud privato.

Siamo solo all’inizio della disruption digitale

I CIO delle istituzioni finanziarie sanno bene che i vecchi modelli di business non sono sostenibili in un’economia digitale. Ad avere successo sarà chi si concentra sull’ottimizzazione digitale.

Un terzo dei CIO di servizi finanziari aveva identificato il digitale come principale priorità commerciale per il 2019, con un aumento di oltre l’8% rispetto all’anno precedente, secondo Gartner. Questa tendenza continua nel 2020.

Le banche che giocano d’anticipo stanno cercando partner tra le fintech per fornire prodotti e servizi di prossima generazione. Il cloud ibrido fornisce l’infrastruttura flessibile e scalabile necessaria per supportare questo sforzo di creatività.

Una strategia chiara è fondamentale per il successo del cloud

Una strategia chiara di cloud ibrido è essenziale, tuttavia. Non tutte le applicazioni funzionano meglio nel cloud: potrebbe essere meglio archiviare localmente alcuni dati.

È necessario prendere in considerazione i problemi di compatibilità tra le varie infrastrutture. Poiché il cloud ibrido richiede il comando su domini privati ​​e pubblici, il controllo e la sicurezza sono fondamentali, e altrettanto – ovviamente – conformità legale e tecnica.

Quando però le istituzioni finanziarie provano apprensione davanti a questa complessità, diventa evidente il valore aziendale di un partner. Orange Business Services, ad esempio, offre un approccio à la carte in base al quale le aziende possono scegliere i servizi di cui hanno bisogno per essere certe di ottenere i massimi benefici, come pianificazione strategica, valutazioni e una serie completa di servizi per ogni settore industriale.

Affidandosi all’esperienza di Orange nei progetti di cloud ibrido, le banche e gli istituti finanziari possono concentrarsi su ciò che conta davvero: i risultati di business.

cloud ibridoArticolo a cura di Francesca Puggioni, Managing Director Southern Europe di Orange Business Services. Francesca Puggioni sarà tra i relatori del WeChangeIT Forum 2020 di Data Manager, per assistere al suo intervento clicca qui

 

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HPE estende la composable strategy con nuove funzionalità che accelerano l’innovazione dei clienti https://www.datamanager.it/2018/12/hpe-estende-la-composable-strategy-con-nuove-funzionalita-che-accelerano-linnovazione-dei-clienti/ Sat, 22 Dec 2018 14:00:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=181681 La prima piattaforma per hybrid cloud del settore costruita per la componibilità fornisce velocità, scala, scelta e convenienza HPE annuncia anche SimpliVity with Composable Fabric Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha presentato la nuova fase della propria strategia componibile che include l’ampliamento della delivery dei servizi cloud per mezzo di una piattaforma aperta per l’hybrid cloud basata […]

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La prima piattaforma per hybrid cloud del settore costruita per la componibilità fornisce velocità, scala, scelta e convenienza HPE annuncia anche SimpliVity with Composable Fabric

Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha presentato la nuova fase della propria strategia componibile che include l’ampliamento della delivery dei servizi cloud per mezzo di una piattaforma aperta per l’hybrid cloud basata sul concetto di componibilità. Accelerando la leadership di HPE nella componibilità, questo innovativo stack software integrato con la piattaforma offre alle aziende una libertà di scelta senza precedenti tra cloud pubblici e cloud privati con tutta la velocità, l’efficienza, la scalabilità e la convenienza dei provider di cloud pubblici. Tutto questi vantaggi sono resi possibili da nuove funzionalità tra cui l’utilizzo di soluzioni di AI per le attività di gestione tramite HPE InfoSight, Intelligent Storage, fabric progettato per gli ambienti componibili e nuovi aggiornamenti a HPE OneSphere, la soluzione as-a-service per la gestione degli hybrid cloud.

Aziende di ogni dimensione stanno adottano modelli di hybrid cloud per creare ed erogare nuovi servizi, migliorare il time-to-market e promuovere la crescita del business. Tuttavia, la transizione verso ambienti di hybrid cloud può essere ostacolata dall’esigenza di competenze specialistiche per poter costruire e gestire stack proprietari per il cloud. Le aziende hanno dunque bisogno di un approccio coerente che coinvolga persone, tecnologia, nonché l’aspetto economico.

Per semplificare e accelerare questa transizione, HPE ha riunito insieme funzionalità di automazione IT, gestione basata su AI, sicurezza e gestione delle compliance creando una piattaforma cloud chiavi in mano pronta per scalare. Il nuovo stack per cloud fornisce ai clienti maggiori possibilità di scelta tra elementi infrastrutturali componibili – tra i quali, per la prima volta, rack server tramite HPE Composable Cloud for ProLiant DL, piuttosto che la piattaforma HPE Synergy tramite HPE Composable Cloud for Synergy – così da poter comporre qualsiasi workload e qualsiasi servizio attraverso qualsiasi cloud riducendo costi e complessità dell’infrastruttura.

“I nostri clienti vogliono innovare più velocemente a un livello superiore di automazione e intelligenza”, ha dichiarato Phil Davis, President, Hybrid IT di Hewlett Packard Enterprise. “Facendo leva sull’innovazione di chi ha creato la categoria componibile e sulle proposte HPE Synergy, l’annuncio di HPE Composable Cloud for ProLiant DL e HPE Composable Cloud for Synergy offre ai clienti un livello senza precedenti di scelta e scala attraverso ogni cloud. Con la nostra nuova piattaforma aperta per il cloud ibrido, aziende di ogni dimensione possono ora effettuare la gestione, il provisioning e la delivery di workload e applicazioni istantaneamente e continuamente per accelerare l’innovazione”.

Una particolare caratteristica della nuova piattaforma aperta HPE per il cloud ibrido riguarda un innovativo fabric creato appositamente per ambienti componibili che viene gestito sotto forma di risorsa da HPE OneView, così da semplificare radicalmente la rete, abbattere i costi e migliorare l’efficienza operativa. La soluzione Composable Fabric è stata introdotta inizialmente all’interno di HPE Synergy ed è ora disponibile al di fuori di un’architettura modulare e attraverso il data center. Questa soluzione permette all’IT di lavorare come un cloud provider su iperscala senza tuttavia bisogno di competenze di rete. La nuova funzione Composable Fabric sul server HPE ProLiant DL semplifica drasticamente il networking tradizionale del data center configurando autonomamente la rete e implementando il load balancing dinamico per migliorare le prestazioni e ridurre il fenomeno dell’over-provisioning fin del 70%.

HPE ha inoltre annunciato che Composable Fabric sarà disponibile su HPE SimpliVity per semplificare ulteriormente deployment e scalabilità.

HPE Composable Cloud for ProLiant DL: una soluzione ottimizzata per ambienti nativi su cloud, container e virtual machine rack-scale

Con HPE Composable Cloud for ProLiant DL, i professionisti IT possono scalare l’infrastruttura in tempo reale senza bisogno di competenze specialistiche di rete, possono comporre cloud e workload in pochi minuti, e possono gestire in maniera uniforme i costi e l’utilizzo delle risorse presenti on-premises e su cloud pubblico. La soluzione è ottimizzata per i workload nativi su cloud e per gli ambienti rack-scale grazie all’automazione basata su template che razionalizza il deployment degli stack per cloud e ne automatizza la gestione del ciclo di vita supportando inizialmente i deployment di workload Red Hat OpenShift e VMware.

La soluzione integra i principali componenti dello stack software HPE per fornire ai clienti i seguenti vantaggi:

  • L’intelligenza artificiale integrata del software HPE InfoSight che implementa analisi predittiva e apprendimento continuo per ottimizzare l’ambiente;
  • Insight sui dati per mezzo di funzionalità di Intelligent storage;
  • Networking semplificato e automatizzato da un Composable Fabric di tipo software-defined che consente di scalare trasparentemente su server, rack e data center;
  • Automazione del workflow e gestione dell’infrastruttura software-defined attraverso HPE OneView, che permette all’IT di costruire e scalare cloud privati in pochi minuti e offre integrazione via API e un ampio ecosistema di partner consentendo alle aziende di integrare facilmente un insieme di applicazioni, container, hypervisor, stack per cloud e tool;
  • Una soluzione per la gestione as-a-Service dei cloud ibridi su cloud pubblici e privati fornita da HPE OneSphere che restituisce visibilità sui costi, sull’utilizzo e sulla conformità alle policy di tutti i cloud di un cliente. I nuovi aggiornamenti apportati a HPE OneSphere permettono alle aziende di effettuare il provisioning di bare metal as-a-service attraverso l’automazione di HPE OneView, insieme con funzionalità potenziate dedicate a insight e governance.

HPE Composable Cloud for Synergy: evoluzione della piattaforma per indirizzare qualsiasi workload

HPE Composable Cloud for Synergy aggiunge flessibilità e performance per indirizzare qualsiasi tipologia di workload all’interno di un ambiente cloud privato o ibrido. Con oltre 2.200 clienti in continuo aumento, HPE Synergy è la prima e principale piattaforma per infrastrutture componibili del settore e come tale offre velocità, efficienza e un ricco portafoglio di integrazioni con tool di partner. Come HPE Composable Cloud for ProLiant DL, anche questa soluzione propone un’intuitiva esperienza di gestione automatizzata ma è progettata per workload specifici come SAP e Oracle, oltre che per applicazioni native su cloud o per workload misti. L’architettura modulare di HPE Synergy garantisce flessibilità attraverso una vasta scelta di interconnessioni di rete e opzioni storage. Inoltre, HPE Synergy Image Streamer la rende una piattaforma ideale per accelerare le iniziative DevOps dei clienti permettendo all’IT di completare rapidamente il provisioning di infrastrutture con una ampia serie di tool come Chef, Ansible, Puppet e VMW.

Composable Cloud accelera l’innovazione

La piattaforma aperta per l’hybrid cloud costituisce il motore della trasformazione digitale offrendo vantaggi come:

  • Scalabilità: Le aziende possono comporre e far crescere risorse infrastrutturali su scala cloud per rispondere a esigenze di business in continuo cambiamento.
  • Velocità: I deployment di nuove configurazioni più rapidi del 90% permettono alle organizzazioni IT di ottenere l’agilità necessaria per rispondere meglio alle esigenze di business portando più velocemente app e servizi sul mercato.
  • Efficienza: Il 97% di abbattimento dei tempi richiesti per le operazioni inerenti il ciclo di vita e il ricorso alla AI per le operazioni permettono all’IT di concentrarsi sull’innovazione.
  • Scelta: I professionisti IT possono far leva sugli stack software, sui tool e sulle applicazioni che già usano o adottarne di nuovi.
  • Risparmi per accelerare l’innovazione: Le aziende riducono la necessità di competenze specialistiche, abbattono i costi operativi e possono optare per un IT a consumo allo scopo di modernizzare rapidamente l’IT e sostenere l’innovazione digitale.

“Le aziende stanno dimostrando un crescente appetito nei confronti di automazione, scalabilità e apertura per accelerare aggressivamente sviluppo e operazioni”, ha commentato Thomas Meyer, Group Vice President di IDC. “Con Composable Cloud, HPE punta a proporre un pilastro fondamentale dotato di quegli attributi che aiutano i clienti ad accelerare la trasformazione digitale in un mondo di hybrid cloud”.

Grazie al supporto e alle comprovate competenze dei servizi professionali e di consulenza di HPE Pointnext, i clienti possono determinare il giusto mix di ambienti nei rispettivi cloud ibridi – e con i modelli di consumo flessibile di HPE GreenLake e le soluzioni HPE Financial Services, i clienti possono ottimizzare l’aspetto economico e trovare opportunità di risparmio nei propri deployment. Grazie a questi servizi, la piattaforma aperta per l’hybrid cloud offre ai clienti le persone, la tecnologia e l’economia necessari a promuovere la trasformazione e creare, gestire e ottimizzare trasparentemente gli hybrid cloud.

La prima soluzione per infrastrutture iperconvergenti con Composable Fabric

Oltre ad aver integrato Composable Fabric all’interno di HPE Composable Cloud for ProLiant DL, HPE ha ampliato la soluzione iperconvergente HPE SimpliVity with Composable Fabric. HPE SimpliVity definisce un nuovo standard per l’iperconvergenza grazie all’integrazione del networking software-defined per migliorare le esigenze di prestazioni e gestione delle applicazioni distribuite. La nuova HPE SimpliVity with Composable Fabric è una proposta iperconvergente completa appositamente progettata per fornire automazione software-defined end-to-end per il calcolo, lo storage e il networking — il tutto gestito per mezzo di un’unica interfaccia utente familiare. La soluzione porta tutta l’agilità, la scalabilità e la semplicità del cloud all’interno del data center aziendale — in un unico elemento.

HPE SimpliVity with Composable Fabric si contraddistingue per automazione, visibilità, intelligenza e scalabilità fornendo alle organizzazioni IT:

  • Agilità operativa: Operazioni intuitive e automatizzate da un’unica interfaccia utente eliminano la necessità di competenze specializzate nella gestione di reti e storage lasciando agli amministratori di VM la piena autonomia.
  • Ampia scala: Mettendo in pool le risorse di rete e scalando sia tra i rack che al loro interno, le organizzazioni IT possono accelerare la velocità delle iniziative DevOps e il time-to-value delle applicazioni senza interrompere le operazioni.
  • Performance ottimizzate: Composable Fabric stringe la connessione tra reti e workload rendendo più facile ottimizzare i workload all’interno dell’infrastruttura.
  • Risparmi: Una rete mesh fabric è più efficiente dal punto di vista economico rispetto alle architetture alternative, riducendo i costi e aumentando l’efficienza.

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Il cloud ibrido è il modello IT ideale per il 91% delle aziende https://www.datamanager.it/2018/11/il-cloud-ibrido-e-il-modello-it-ideale-per-il-91-delle-aziende/ Fri, 16 Nov 2018 10:45:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=179106 Una nuova ricerca Nutanix mostra che interoperabilità del cloud e mobilità delle app sono tra i principali vantaggi del cloud ibrido Nutanix ha annunciato i risultati del primo report globale annuale Enterprise Cloud Index, che prende in esame i progetti delle aziende per l’adozione di soluzioni di cloud privato, pubblico e ibrido. Il nuovo report evidenzia che […]

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Una nuova ricerca Nutanix mostra che interoperabilità del cloud e mobilità delle app sono tra i principali vantaggi del cloud ibrido

Nutanix ha annunciato i risultati del primo report globale annuale Enterprise Cloud Index, che prende in esame i progetti delle aziende per l’adozione di soluzioni di cloud privato, pubblico e ibrido. Il nuovo report evidenzia che le aziende prevedono di incrementare l’utilizzo del cloud ibrido: per il 91% (90% in Italia) il cloud ibrido è il modello IT ideale ma, ad oggi, solo il 18% (24% in Italia) conferma di aver adottato tale modello. I risultati rivelano, inoltre, che la mobilità delle applicazioni su qualsiasi cloud è una priorità per il 97% (96% in Italia) degli intervistati e l’88% degli intervistati (86% in Italia) afferma che tale soluzione contribuirebbe a “risolvere molti dei problemi attuali”. Lo studio ha anche indicato che il cloud pubblico non è una panacea: i responsabili delle decisioni in ambito IT hanno evidenziato che la possibilità di utilizzare l’ambiente cloud corretto, per le varie applicazioni, è fondamentale e come il 35% (18% in Italia) delle aziende, che utilizza il cloud pubblico, abbia speso più del budget annuale assegnato.  Quando è stato chiesto di elencare in ordine di importanza i vantaggi principali del cloud ibrido, l’interoperabilità tra diversi tipi di cloud (23% a livello globale – 29% in Italia) e la possibilità di spostare le applicazioni tra diversi cloud (16% globalmente – 10 % in Italia) hanno superato nettamente il costo (6% sia a livello globale che in Italia) e la sicurezza (5% globalmente – 9% in Italia) come vantaggi principali.

In ambienti dove l’agilità e la trasformazione digitale giocano ruoli importanti, i team IT sono consapevoli che gli ambienti di runtime per le applicazioni enterpise mutano costantemente. Gli intervistati hanno indicato la necessità di una maggiore orchestrazione e mobilità delle applicazioni in tutti gli ambienti cloud, poiché desiderano flessibilità per spostare le app sul cloud “giusto” in modo più dinamico. Inoltre, la cosiddetta shadow IT, ovvero pratiche non autorizzate dai team IT aziendali, rappresenta una sfida significativa per la previsione e il controllo della spesa del cloud pubblico con oltre la metà degli intervistati (57%) che segnala uno o più incidenti legati alla shadow IT.

Le imprese italiane e il cloud

Le aziende italiane attualmente  gestiscono meno carichi di lavoro nei data center tradizionali (24%) rispetto ai loro omologhi a livello globale (41%) ed EMEA (40%), ma utilizzano molto più frequentemente i cloud privati ed ibridi con una penetrazione rispettivamente del 49% (38% EMEA) e del 24% (17% EMEA).

Rispetto ai piani per il futuro, su un periodo da 1 a 2 anni, se le aziende italiane rispetteranno i piani indicati, il loro utilizzo dei data center tradizionali scenderà ben al di sotto delle medie, a favore dell’utilizzo di servizi di cloud ibrido, privato e molteplici cloud pubblici, con una penetrazione rispettivamente del 48%, 20% e 20%.

In linea con le aziende degli altri paesi coinvolti nella ricerca, che considerano la sicurezza dei dati e la conformità legislativa come il principale vantaggio offerto dal cloud pubblico, le imprese italiane citano un TCO ridotto (20%) al secondo posto.

“Sulla base dell’attuale utilizzo del cloud, l’Italia risulta in controtendenza in varie aree. I carichi di lavoro nei data center tradizionali sono di gran lunga inferiori rispetto ad altre nazioni e molto più importanti nel cloud privato e nei cloud ibridi”, ha commentato Alberto Filisetti, Country Manager di Nutanix Italia. “Entro due anni, l’Italia prevede di ridurre di tre volte l’utilizzo dei data center, l’utilizzo del cloud ibrido raddoppierà mentre quello del multicloud aumenterà di oltre sette volte nello stesso periodo di tempo”.

“Molto meno numerose sono invece le aziende italiane che hanno dichiarato di superare il budget disponibile per la spesa sul cloud pubblico rispetto ad altre parti del mondo, mentre i servizi di cloud pubblico sono stati segnalati come “completamente” in grado di soddisfare le esigenze IT delle imprese italiane con la stessa frequenza che in altre aree”, ha continnuato Filisetti. “L’Italia, come la maggior parte degli altri Paesi, apprezza molto gli aspetti di sicurezza e conformità del cloud computing e li considera i principali criteri per decidere quale infrastruttura cloud debba ospitare i carichi di lavoro”.

Di seguito altri significativi risultati evidenziati nel report:

  • Il cloud ibrido risponde meglio alle esigenze aziendali rispetto al solo cloud pubblico, incluso il prezzo: l’87% (77% in Italia) degli intervistati ha affermato che il cloud ibrido, come trend IT, sta avendo effetti positivi sulle loro aziende, mentre il 49% (42% in Italia) di utenti di cloud ibrido ha riportato che tutte le esigenze sono state soddisfatte rispetto al 37% degli utenti di un unico cloud pubblico. Inoltre, le aziende che utilizzano il cloud pubblico spendono il 26% (24% in Italia) del loro budget IT annuale sul cloud pubblico. Forse la cosa più sorprendente è che solo il 6% delle aziende che utilizzano il cloud pubblico ha rispettato il budget, mentre il 35% (quasi sei volte in più) ha superato il budget nell’utilizzo delle risorse di cloud pubblico.
  • La sicurezza è l’elemento principale per stabilire i carichi di lavoro: il 71% (75% in Italia) degli intervistati identifica la sicurezza dei dati e la conformità con le normative come i fattori principali per stabilire dove posizionare i propri carichi di lavoro. Seguono le prestazioni con il 62% (stesso dato Italia), la  semplicità di gestione al 53% e il costo al 52%.
  • Gli sviluppatori di app oggi eludono l’IT: il 57% (30% in Italia) degli intervistati ha affermato che i loro sviluppatori non consultano l’IT quando si tratta di decidere dove far girare le applicazioni, esponendo così le aziende a potenziali rischi.
  • Difficoltà nel trovare personale qualificato nel modello IT ibrido: avendo chiari i vantaggi di un modello ibrido, gli intervistati affermano che la scarsità di esperti rappresenta un problema e il 54% (34% in Italia) sostiene che la fidelizzazione di tali professionisti esperti sia parte del problema.
  • Si prevede che l’adozione del cloud ibrido nella regione EMEA sarà superiore a quella delle Americhe: a livello regionale, le Americhe hanno riportato un maggior uso di soluzioni di cloud ibrido (22%) oggi ed entro 12 mesi (31%). Tuttavia, la previsione a due anni vede la regione EMEA con il 43% (48% in Italia) sorpassare i piani di adozione del cloud ibrido delle Americhe (39%) e della regione APJ (39%).

“Le aziende scelgono sempre più spesso infrastrutture cloud ibride poiché permettono una maggiore mobilità e interoperabilità delle applicazioni”, ha dichiarato Ben Gibson, Chief Marketing Officer di Nutanix. “Mentre l’avvento del cloud pubblico ha aumentato l’efficienza IT in alcune aree, le funzionalità del cloud ibrido rappresentano il passo successivo nell’offrire la libertà di fornire e gestire dinamicamente le applicazioni in base alle esigenze aziendali. Tuttavia, i risultati di questo studio rivelano un’importante lacuna nel mercato: le aziende hanno bisogno di talenti IT per gestire i loro modelli di cloud ibrido, soprattutto nei prossimi 12-24 mesi”.

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VMware offre innovazioni per l’era multi-cloud https://www.datamanager.it/2018/11/vmware-offre-innovazioni-per-lera-multi-cloud/ Wed, 07 Nov 2018 12:04:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=178324 VMware estende la piattaforma di cloud ibrido integrato per offrire una maggiore flessibilità e scelta nel deployment, comprendendo il nuovo supporto di Kubernetes Al VMworld Europe 2018, VMware ha presentato tre importanti soluzioni cloud e miglioramenti nei servizi per aziende e service provider. VMware ha presentato una nuova versione di VMware Cloud Foundation che fornirà ai […]

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VMware estende la piattaforma di cloud ibrido integrato per offrire una maggiore flessibilità e scelta nel deployment, comprendendo il nuovo supporto di Kubernetes

Al VMworld Europe 2018, VMware ha presentato tre importanti soluzioni cloud e miglioramenti nei servizi per aziende e service provider. VMware ha presentato una nuova versione di VMware Cloud Foundation che fornirà ai clienti maggiori opzioni di deployment e nuovo supporto per Kubernetes; nuove funzionalità di disaster recovery per VMware Cloud on AWS e l’espansione del servizio in Europa e negli Stati Uniti previsto per il quarto trimestre del 2018; supporto al programma VMware Cloud Provider in tutta Europa, e la crescita dei partner VMware Cloud Verified a livello globale.

Per accelerare l’adozione del cloud ibrido enterprise e aiutare i clienti a cogliere il nuovo business value e crescere, IBM e VMware hanno annunciato nuove collaborazioni tecnologiche che consentono di migrare ed estendere con sicurezza i carichi di lavoro VMware al cloud supportando le aziende nel modernizzare le applicazioni con i container, indipendentemente dal fatto che i deployment avvengano on-premise, nel cloud privato o nel cloud pubblico.

Nell’era odierna del multi-cloud, le organizzazioni stanno sfruttando due approcci: il cloud ibrido e il cloud pubblico nativo per supportare il proprio set di applicazioni in costante aumento e l’adozione di nuove tecnologie come il machine learning (ML), Kubernetes e le analitiche avanzate. VMware sta investendo in soluzioni che affrontano l’intero spettro del percorso multi-cloud, sia per le aziende che per i cloud service provider, facendo progredire le opportunità offerte dal cloud ibrido e rispondendo alle esigenze delle operation native di cloud pubblico.

VMware Cloud Foundation 3.5 per offrire una maggiore scelta di deployment e il supporto a Kubernetes

VMware ha introdotto Cloud Foundation 3.5 che offrirà una flessibilità ancora maggiore e supporterà una serie di carichi di lavoro e iniziative cloud in costante aumento, tra cui:

·         VMware convaliderà l’ultima versione di VMware Cloud Foundation con i nodi vSAN Ready Dell EMC su Dell EMC PowerEdge MX, con una maggiore integrazione prevista nel tempo.

·         Questa nuova versione conferirà funzionalità di componibilità a VMware Cloud Foundation con HPE Synergy, offrendo ai clienti i vantaggi di un’infrastruttura di cloud privato componibile con una semplicità e flessibilità ancora maggiori nella gestione degli ambienti SDDC.

·         L’integrazione con VMware NSX-T 2.3, che semplifica l’implementazione delle attività di rete e di sicurezza rispetto a Kubernetes, consentirà il supporto per casi di utilizzo delle applicazioni containerizzate e cloud-native, comprendendo il supporto per VMware PKS, la soluzione Kubernetes di livello enterprise.

VMware Cloud Foundation 3.5 si baserà sull’ampia serie di nuove funzionalità e integrazioni fornite in VMware Cloud Foundation 3.0, compresa la scelta di switch di rete fisici (rispetto alle versioni precedenti che supportavano solo un elenco predefinito di switch).

Oggi, VMware ha presentato anche vRealize Network Insight 4.0 con nuove funzionalità che consentiranno ai clienti di tracciare e risolvere i problemi nel percorso tra una macchina virtuale (VM) locale in un’istanza EC2 in Amazon Web Services (AWS). Inoltre, VMware Skyline, una tecnologia di supporto ai clienti proattiva, sarà disponibile all’interno di vRealize Operations all’inizio del 2019.

VMware Cloud on AWS esteso per offrire il Disaster Recovery as a Service su larga scala

VMware ha annunciato nuove funzionalità per il disaster recovery, la migrazione cloud, i desktop virtuali cloud-based e il supporto in-product. Tra queste:

·         Con VMware Site Recovery, i clienti possono ora proteggere gli ambienti nei data center e VMware Cloud on AWS, nonché più ambienti VMware Cloud on AWS in zone di disponibilità separate (AZ) e regioni diverse. Con l’ultima versione, VMware Site Recovery ha raddoppiato la scalabilità fino a 1.000 VM per SDDC, riducendo il costo complessivo e il sovraccarico operativo per la protezione di ambienti su larga scala.

·         Il DRS elastico consente ai clienti di ottimizzare la gestione delle risorse automatizzando la scalabilità dei cluster SDDC dopo un failover in base ai requisiti degli utenti e Elastic vSAN con Amazon Elastic Block Store (EBS) aiuterà i clienti a ridurre ulteriormente i costi di protezione dei carichi di lavoro ad alta intensità di storage.

·         VMware ha collaborato con Dell EMC per combinare Dell EMC VxRail con VMware Site Recovery per il failover completo e immediato su VMware Cloud on AWS. Ciò consente ai clienti di eseguire rapidamente l’installazione, il test e il failover da VxRail al cloud on-demand, beneficiando allo stesso tempo della coerenza operativa dell’infrastruttura iper-convergente VMware vSAN che alimenta sia VxRail che VMware Cloud on AWS.

·         VMware Horizon 7 per VMware Cloud on AWS offre un cloud ibrido perfettamente integrato per desktop virtuali e applicazioni. Combina le funzionalità enterprise di VMware Cloud on AWS, con le funzionalità avanzate di VMware Horizon, per una soluzione semplice, più sicura e scalabile. VMware annuncia inoltre l’integrazione di Horizon 7 con Horizon Cloud Service. Questa integrazione fornirà visibilità unificata, monitoraggio dello stato di salute e servizi di helpdesk per i deployment di Horizon 7 sia su VMware Cloud on AWS che su infrastrutture on premise.

·         La nuova esperienza di supporto in-product di VMware per i clienti VMware Cloud all’interno di Cloud Services Console, VMware Cloud on AWS e VMware Skyline.

VMware Cloud on AWS continua a crescere prevedendo nuove regioni in AWS EU (Irlanda), AWS West (California) e AWS East (Ohio) che dovrebbero essere aperte nel quarto trimestre del 2018. VMware Cloud on AWS porta il software-defined data center di classe enterprise di VMware al cloud AWS e consente ai clienti di migrare con continuità nel cloud, scalare on demand e offrire strategie applicative di prossima generazione.

Partnership avanzata tra VMware e IBM Advance per accelerare l’adozione del cloud ibrido aziendale e la digital transformation

VMware e IBM hanno annunciato la nuova offerta di servizi IBM per aiutare a migrare ed estendere i carichi di lavoro VMware mission-critical a IBM Cloud e nuove integrazioni per consentire alle aziende di modernizzare le applicazioni con Kubernetes e i container. Questo comprende:

·         IBM Cloud Private Hosted può ora essere installato su VMware vCenter Server su IBM Cloud, che consente la gestione e l’orchestrazione di macchine virtuali e container all’interno di un modello di sicurezza comune e di un private network.

·         Le soluzioni IBM Cloud per VMware sono ora integrate con il servizio IBM Cloud Kubernetes, che fornisce un ambiente Kubernetes completamente gestito in modo che i clienti possano focalizzarsi sullo sviluppo delle applicazioni.

·         IBM sta espandendo l’uso del Virtual Cloud Networking con l’adozione di VMware NSX-T Data Center. NSX-T offrirà una soluzione di rete unificata che collegherà il servizio IBM Cloud Kubernetes e IBM Cloud Private in esecuzione su IBM Cloud.

·         Per supportare i carichi di lavoro on premise, VMware vRealize Operations è ora disponibile su IBM Power Systems per consentire ai responsabili IT di monitorare un’infrastruttura eterogenea da un’unica dashboard.

·         IBM e VMware stanno integrando Watson, incluso Watson Assistant e Machine Learning, nel portale di supporto MyVMware per trasformare l’assistenza ai clienti.

La partnership tra IBM e VMware ha permesso di supportare oltre 1.700 aziende, tra le quali Banca Carige e CNH che hanno adottato le soluzioni IBM Cloud per VMware.

VMware presenta nuovi progetti certificati per l’ecosistema in crescita dei cloud provider

Con l’obiettivo di offrire ai clienti la massima flessibilità dal punto di vista dei provider di public cloud che supportano le loro applicazioni e necessità di business, VMware supporta partner europei come OVH, Telefonica, Tieto e Vodafone nell’offrire servizi nuovi e differenziati, tutti costruiti sull’infrastruttura cloud più diffusa e potente sul mondo. Rispetto al programma VMware Cloud, VMware ha annunciato quanto segue:

·         Crescita continua dei partner VMware Cloud Verified, con 27 partner tra cui oltre una dozzina di partner in tutta Europa ora certificati VMware Cloud Verified, rispetto ai soli cinque dello scorso anno. I partner VMware Cloud Verified hanno completato interamente il deployment dell’infrastruttura VMware Cloud e offrono ai clienti le prestazioni e scalabilità necessarie per supportare i loro requisiti applicativi.

·         I nuovi VMware Validated Designs (VVD) per i provider cloud sono ora disponibili, consentendo ai partner di creare e gestire l’infrastruttura cloud VMware necessaria per un’ampia gamma di casi d’uso e fornire un percorso rapido e comprovato per raggiungere lo stato VMware Cloud Verified.

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HPE trasforma il futuro delle PMI con soluzioni Hybrid Cloud innovative, su misura e semplici da adottare https://www.datamanager.it/2018/10/hpe-trasforma-il-futuro-delle-pmi-con-soluzioni-hybrid-cloud-innovative-su-misura-e-semplici-da-adottare/ Tue, 23 Oct 2018 09:57:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=177399 Nuovi server e software studiati per sostenere i workload critici delle PMI e ottenere nuovi obiettivi di business Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha annunciato nuove soluzioni semplificate per le piccole e medie imprese (PMI) che intendono adottare un IT moderno, grazie ad una nuova serie di server, software e strumenti di deployment studiati su misura […]

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Nuovi server e software studiati per sostenere i workload critici delle PMI e ottenere nuovi obiettivi di business

Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha annunciato nuove soluzioni semplificate per le piccole e medie imprese (PMI) che intendono adottare un IT moderno, grazie ad una nuova serie di server, software e strumenti di deployment studiati su misura per i diversi workload, allo scopo di aumentare la produttività e incrementare i margini. Le nuove proposte sono semplici, sicure, economiche e si avvalgono di tecnologie messe a punto da Microsoft e Aruba, una società Hewlett Packard Enterprise, combinando soluzioni on-premises e off-premises progettate per essere facili da installare e utilizzare, così da ridurre significativamente la necessità di competenze tecnologiche interne all’azienda. HPE ha presentato queste novità in occasione dell’evento SpiceWorld tenutasi a Austin, nel Texas.

La trasformazione digitale ha dato vita a rapidi progressi nel cloud computing, nei dispositivi interconnessi, nei social media, nei data analytics e in altri settori ancora, offrendo opportunità senza precedenti per le aziende di ogni dimensione. Tuttavia, le applicazioni di nuova generazione che rendono possibili queste esperienze richiedono un’infrastruttura IT moderna, che può essere complessa e costosa da implementare, specialmente nelle realtà più piccole.

HPE sta affrontando questa sfida per le piccole e medie imprese (PMI) attraverso strumenti di deployment automatizzati e flessibili, cinque diverse soluzioni per l’Hybrid Cloud basate su Microsoft Azure, e la vasta gamma di server ProLiant Gen10, adatti ad ogni carico di lavoro, dotati della funzionalità HPE Silicon Root of Trust per una maggior sicurezza.

HPE fornisce un ambiente “Office in a Box” completo con una soluzione di deployment per piccoli uffici da utilizzare on-premises

Con la soluzione di deployment per piccoli uffici, progettata per sedi remote o di dimensioni ridotte, le PMI ricevono tutto ciò che serve per implementare facilmente un’infrastruttura IT flessibile, affidabile e capace di supportare il business. Questa nuova soluzione automatizza e velocizza il setup e la connessione dei server HPE ProLiant Gen10, degli switch di rete e degli access point wireless Aruba per mezzo di strumenti software semplificati e dall’interfaccia intuitiva.

Servizi business essenziali per Hybrid Cloud pacchettizzati da HPE e Microsoft

  • Hybrid File and Backup\
  • Hybrid Web Hosting
  • Hybrid Virtualization
  • Hybrid Development and Test
  • Hybrid Database

HPE ProLiant DL20 e ML30 Gen10: i server delle giuste dimensioni per soluzioni dalle giuste dimensioni

I nuovi server HPE ProLiant DL20 e ML30 Gen10, che si uniscono alla famiglia di server industry standard più sicuri al mondo, sono costruiti su misura per le PMI che aspirano a diventare grandi aziende. Con il giusto mix di funzionalità e capacità, questi server vantano strumenti di gestione di alto livello grazie a HPE iLO 5.0 e all’esclusiva tecnologia HPE Silicon Root of Trust per avere ancora più sicurezza.

  • Server HPE ProLiant ML30 Gen10: ideale per le applicazioni core business in ambienti bare-metal o virtualizzati, questo tower server flessibile ed economico può essere facilmente personalizzato con configurazioni adatte a specifici obiettivi applicativi o prestazionali. La flessibilità scaturisce dalla gamma di processori Intel Pentium Core o Xeon, dalla espandibilità fino a 64GB di DIMM DDR4 da 2666MT/s e dalla possibilità di scegliere quattro drive Large Form Factor oppure otto drive Small Form Factor.
  • Server HPE ProLiant DL20 Gen10: compatto e versatile, questo rack server racchiude performance di livello enterprise all’interno di uno chassis 1U profondo solamente 15″, ideale quindi per gli ambienti dove lo spazio è limitato. Con una vasta scelta di processori Intel, opzioni storage comprendenti SSD, hard disk Large o Small Form Factor e drive M.2 NVMe a bassa latenza, HPE ProLiant DL20 Gen10 fornisce un eccezionale livello di prestazioni, flessibilità, valore ed efficienza in termini di spazio.

HPE Rapid Setup Software

Il nuovo HPE Rapid Setup Software è uno strumento intuitivo che semplifica l’installazione, il setup e la configurazione del sistema attraverso un processo guidato, facile da seguire, che può far risparmiare ai clienti fino al 70% del tempo normalmente richiesto per installare e configurare hardware e software.

“Abbiamo reso più semplice che mai per le piccole aziende adottare un IT all’avanguardia, allo scopo di supportare varie necessità e migliorare servizi e redditività”, ha commentato Tim Peters, vice president e general manager SMB Segment and ProLiant Tower Servers di HPE. “Offrendo alle PMI soluzioni per Hybrid Cloud progettate appositamente per i loro workload, ne acceleriamo i risultati di business garantendo la fiducia nei nostri prodotti flessibili e affidabili”.

“Microsoft è impegnata a implementare nuove funzionalità all’interno dello stack Azure per Hybrid Cloud, in modo da consentire ai clienti di affrontare qualsiasi workload, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda”, ha aggiunto Rodrigo Rocha, general manager di Microsoft. “Attraverso la nostra collaborazione con HPE per creare soluzioni IT ibride e pacchettizzate che eliminano la complessità e riducono i costi, permettiamo ai nostri clienti PMI di incrementare le potenzialità di business e ottenere nuova crescita”.

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Una scelta di libertà: il mondo del cloud ibrido https://www.datamanager.it/2018/06/una-scelta-di-liberta-il-mondo-del-cloud-ibrido/ Fri, 29 Jun 2018 12:42:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150383 A chi non è mai capitato, davanti al menu di un ristorante, di dover scegliere tra due dessert e pensare: “Mi piacerebbe prenderli entrambi”? Non per questo si è ingordi o voraci: significa solo voler concludere un pasto nel migliore dei modi. Per le aziende che stanno valutando quale sia la soluzione cloud più adeguata […]

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A chi non è mai capitato, davanti al menu di un ristorante, di dover scegliere tra due dessert e pensare: “Mi piacerebbe prenderli entrambi”? Non per questo si è ingordi o voraci: significa solo voler concludere un pasto nel migliore dei modi.

Per le aziende che stanno valutando quale sia la soluzione cloud più adeguata allo storage delle proprie risorse digitali, la scelta è ben più complessa del decidere cosa mangiare. Poter scegliere dove archiviare i dati e come accedervi è infatti strategico, perché consente di soddisfare le esigenze e le modalità di impiego dei dati esclusive dell’azienda.

A differenza delle decisioni in merito al dessert, i professionisti dei team IT non devono scegliere drasticamente tra cloud pubblico o privato e possono invece selezionare gli aspetti che ritengono più utili in funzione dei requisiti specifici dell’azienda per cui operano.

Grazie alla recente partnership con Google Cloud, Acronis garantisce alle organizzazioni di ogni dimensione di poter fare la scelta adeguata e perfino di personalizzarla.

Risparmiare con il cloud pubblico

La convenienza del cloud pubblico è evidente a molti: consente infatti di trasformare l’infrastruttura back-end in una soluzione off-site, riducendo gli investimenti destinati alle risorse quali gli oneri finanziari, i requisiti tecnici e lo spazio fisico.

Le aziende affermate possono così convogliare più facilmente la capacità di elaborazione interna verso le esigenze business-critical, trasferendo i carichi meno esigenti su soluzioni come Google Cloud, Amazon Web Services, Microsoft Azure o altre. Le aziende da poco sul mercato possono rivolgersi a questi fornitori per ottenere i servizi IaaS (Infrastructure as a Service), evitando così di sostenere le spese di realizzazione di un data center dedicato.

Tuttavia, ci sono alcuni limiti delle soluzioni di cloud pubblico di cui tener conto.

Il controllo trasparente del cloud privato

Il risparmio sui costi offerto dalle soluzioni di cloud pubblico va valutato a fronte dei requisiti dell’azienda in termini di velocità, accessibilità, sicurezza e conformità alle normative. Quando, ad esempio, l’azienda non può tollerare latenze di accesso ai dati né rischiare che il data center non sia in linea quando occorre un file, il cloud pubblico può non essere la scelta migliore.

Analogamente, per le aziende che operano in settori altamente regolamentati, come la sanità o i servizi finanziari, possono sussistere vincoli alle posizioni di archiviazione dei dati. Ad esempio, per la conformità al recente GDPR dell’Unione Europea, le aziende che hanno contatti commerciali con i cittadini europei devono archiviare i dati di questi ultimi in Europa. A meno che il fornitore non offra l’opportunità di scegliere il proprio data center, l’uso di un cloud pubblico potrebbe rappresentare una violazione alle normative.

Per questa ragione si preferisce investire nel cloud privato locale. In questo caso ovviamente si sostiene il costo della creazione e della manutenzione del proprio data center, ma ci si assicurano i vantaggi del cloud senza sacrificare la velocità, la sicurezza o il controllo normativo imprescindibili.

Il futuro è nel cloud ibrido

Sempre più aziende riscontrano come il cloud ibrido offra la flessibilità di migrare il carico delle funzioni non strategiche su un cloud pubblico distinto ma interconnesso con i sistemi locali, in modo da garantire portabilità, flessibilità e disponibilità costante dei dati.

Se concepito correttamente, lo storage nel cloud ibrido offre all’azienda il meglio dei due mondi: agevola la scalabilità grazie al cloud pubblico ma al contempo protegge l’indipendenza e il controllo dei dati.

Obiettivo di Acronis è quello di aiutare le aziende a trarre il massimo vantaggio dallo storage nel cloud ibrido, sviluppando soluzioni che garantiscono la flessibilità, l’infrastruttura e l’accessibilità necessarie per adottare le soluzioni più funzionali alle proprie esigenze esclusive. Ecco perché le soluzioni di protezione dati di Acronis prevedono l’integrazione nativa con numerosi fornitori di cloud pubblico, con le più diffuse piattaforme di automazione dell’hosting e con strumenti di gestione e monitoraggio da remoto.

La partnership con Google Cloud rende tutto più semplice

L’aggiunta di Google Cloud alla lista dei vendor non è che l’ultimo tassello dell’impegno costante di Acronis a migliorare le proprie soluzioni. Collaborare con Acronis è sempre più semplice, e non obbliga le organizzazioni ad abbandonare i sistemi ormai familiari.

Molte aziende hanno investito significativamente nella propria infrastruttura di cloud pubblico, e ora mostrano interesse verso le eccellenti soluzioni Acronis per il backup, il disaster recovery, la condivisione e la sincronizzazione dei file. Di conseguenza, l’integrazione con Google Cloud è una delle migliorie più richieste da parte degli utenti.

La nuova partnership agevola l’adozione delle soluzioni Acronis e consente al contempo di conservare i cloud pubblici esistenti, grazie all’integrazione della piattaforma Google Cloud nelle future release di Acronis Backup Cloud, Acronis Disaster Recovery e Acronis Files Advanced.

Che scelgano di collaborare con uno dei tanti partner o direttamente con Acronis, sono milioni i clienti di Google Cloud che possono finalmente sfruttare la nostra tecnologia per soddisfare le proprie esigenze di protezione dati e business continuity.

Le aziende che adottano soluzioni cloud per le attività quotidiane devono sapere che stanno investendo in una soluzione a lungo termine. I requisiti da soddisfare sono molti: gestire i costi, esigere prestazioni di alto livello e rispettare gli obblighi normativi, per citarne alcuni.

I prodotti Acronis sono realizzati per il cloud e progettati per proteggere tutti i dati in tutti gli ambienti, inclusi i carichi di lavoro nel cloud, i data center, gli uffici remoti e i dispositivi mobili. Il nostro obiettivo è aiutare le aziende a creare l’infrastruttura cloud più adatta ai propri requisiti, e riteniamo che il cloud ibrido sia la soluzione più vantaggiosa per le aziende di ogni dimensione.

Con l’integrazione di Google Cloud, garantiamo ai nostri utenti flessibilità, accessibilità e performance, elementi indispensabili per battere la concorrenza e conquistare il successo.

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Econocom: arriva il Cloud ibrido totalmente integrato e personalizzabile https://www.datamanager.it/2018/05/econocom-arriva-il-cloud-ibrido-totalmente-integrato-e-personalizzabile/ Tue, 08 May 2018 14:21:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147146 L’unica soluzione totalmente integrata e personalizzabile che si avvale della connettività ad alte performance di Retelit Econocom annuncia la sua soluzione di cloud ibrido, sviluppata con l’impiego dell’infrastruttura di connettività Retelit, in collaborazione con DATA4 ed Equinix, l’unica che garantisce la perfetta integrazione tra datacenter e cloud pubblico e la possibilità di configurare la piattaforma di […]

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L’unica soluzione totalmente integrata e personalizzabile che si avvale della connettività ad alte performance di Retelit

Econocom annuncia la sua soluzione di cloud ibrido, sviluppata con l’impiego dell’infrastruttura di connettività Retelit, in collaborazione con DATA4 ed Equinix, l’unica che garantisce la perfetta integrazione tra datacenter e cloud pubblico e la possibilità di configurare la piattaforma di gestione su misura per il cliente.

Dotarsi di un’infrastruttura IT scalabile, sicura e in grado di garantire l’accessibilità a dati e risorse a supporto del business è sempre più strategico per le aziende che desiderano accelerare la propria trasformazione digitale. Per la sua particolare architettura logica e servendosi di una rete capillare e affidabile, la soluzione offerta da Econocom non conosce eguali sul panorama italiano: infatti, è l’unica a prevedere un’offerta Software Defined che integra connettività e co-location, sviluppata internamente in ambiente Openstack, altamente personalizzabile e predisposta per un approccio multi-cloud, sempre più ricercato dalle aziende per cogliere a pieno tutti i benefici della “nuvola”.

Grazie all’impiego in modalità iperconvergente e active-active di quattro data center sul territorio italiano (quello di DATA4 di livello Tier IV, il più alto livello di sicurezza per un data center), connessi da Retelit attraverso la sua rete any-to-any a bassa latenza e alta velocità, il cloud ibrido di Econocom consente alle aziende di raggiungere numerosi vantaggi: gestione flessibile delle risorse, grazie all’impiego di paradigmi di containerizzazione delle applicazioni, migrazioni trasparenti e graduali verso il public cloud (e multi-cloud) e importanti economie di scala. Le competenze interne al Gruppo Econocom assicurano altresì un elevato livello di personalizzazione e supporto, grazie allo sviluppo interno della soluzione in ambiente Openstack, e sicurezza sia dal punto di vista dell’esposizione dei dati sia della continuità operativa. Inoltre, la connettività di Retelit, tecnologicamente avanzata, e il network in fibra del Gruppo sempre più capillare anche in seguito ai recenti investimenti infrastrutturali dell’azienda in Italia e nel mondo, permette alle aziende di raggiungere le piattaforme e le infrastrutture di Econocom in maniera più rapida. Equinix Cloud Exchange™ Fabric, infine, garantisce al cliente un punto di ingresso al cloud pubblico, rendendo possibile, in caso di specifiche esigenze, anche una connettività dedicata.

La piattaforma distribuita integrerà soluzioni specifiche as a Service con un focus particolare su rehosting, security, virtualizzazione delle Postazioni di Lavoro, IoT, BigData, Mobile Device Management, omnicanalità e iperconvergenza per soluzioni database ad altissime prestazioni.

Econocom offre ai propri clienti una soluzione completa e di facile gestione e un supporto totale durante tutte le fasi del progetto di migrazione delle risorse e delle applicazioni su public cloud. E’ fondamentale, infatti, per prima cosa analizzare l’infrastruttura IT del cliente, raccogliendo risorse e applicazioni in container, che verranno in seguito trasferiti prima nei datacenter Econocom e successivamente sul cloud pubblico, secondo una strategia condivisa con il cliente. Ciò permetterà a quest ultimo di veder erogato tutto il proprio parco applicativo attraverso una piattaforma di gestione personalizzata, senza preoccuparsi della posizione delle risorse, e di accelerare e abilitare più agilmente l’innovazione anche di processi di front end e “business critical” con uno screening continuo delle configurazioni ibride più idonee a minimizzare i costi e massimizzare sicurezza e prestazioni con la contestuale possibilità di adottare i managed services ICT erogati dal Gruppo Econocom.

“Esistono già offerte di cloud ibrido così come di co-location e di connettività; Econocom è però l’unica in Italia a offrire una soluzione geografica integrata di datacenter e cloud pubblico iperconvergente, active-active e interamente Software Defined per il mercato Top Enterprise”, sottolinea Paolo Bombonati, Chief Operations Officer di Econocom Italia. “Siamo dunque orgogliosi di essere i primi a poter offrire una soluzione di questo tipo, configurabile su misura, che costituirà un vantaggio competitivo notevole per i nostri clienti, con benefici tangibili in termini di efficienza, flessibilità, supporto ed economie di scala”.

“La collaborazione tra Retelit ed Econocom dimostra quanto la presenza e l’utilizzo di infrastrutture veloci e che garantiscano livelli minimi di latenza sia indispensabile per affrontare il processo di digital transformation che le aziende italiane stanno o dovranno intraprendere”, commenta Federico Protto, Aministratore Delegato di Retelit. “In queste settimane in cui il dibattito relativo alle TLC in Italia è dirompente, il nostro network in fibra dimostra di rispondere perfettamente alle esigenze di chi, come Econocom, intende offrire alle aziende una soluzione geografica integrata di Data Center e cloud pubblico veicolata a partire da un’infrastruttura capillare e affidabile in grado di abilitare i nuovi trend tecnologici, tra i quali lo sviluppo della Cyber Security, dell’IoT, dell’Intelligenza Artificiale e del Mobile Payment”.

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Acronis entra a far parte dell’AMTSO https://www.datamanager.it/2018/04/acronis-entra-a-far-parte-dellamtso/ Fri, 20 Apr 2018 16:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146355 Acronis, leader mondiale nella protezione e archiviazione dati in cloud ibrido che festeggia in questi giorni il suo 15° anniversario, ha annunciato l’adesione all’Anti-Malware Testing Standards Organization (AMTSO). In questo modo consolida ulteriormente la sua posizione nel settore della protezione dati, garantendo una sicurezza ancora maggiore alle sue soluzioni. Aderendo all’AMTSO, Acronis farà propri gli […]

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Acronis, leader mondiale nella protezione e archiviazione dati in cloud ibrido che festeggia in questi giorni il suo 15° anniversario, ha annunciato l’adesione all’Anti-Malware Testing Standards Organization (AMTSO). In questo modo consolida ulteriormente la sua posizione nel settore della protezione dati, garantendo una sicurezza ancora maggiore alle sue soluzioni.

Aderendo all’AMTSO, Acronis farà propri gli standard di valutazione per i prodotti di protezione dei dati e collaborerà alla formulazione di protocolli e procedure per le tecnologie future. Acronis contribuirà così a migliorare le procedure adottate nel settore per testare la sicurezza dei prodotti.

“L’AMTSO è lieta di accogliere Acronis tra i suoi membri. Valutare approcci nuovi e innovativi alla sicurezza è difficile, ma è essenziale che gli utenti siano correttamente consigliati e informati. La competenza e l’esperienza di Acronis saranno un utile contributo al nostro impegno collettivo per sviluppare orientamenti concreti e standard definitivi per i test di sicurezza”, ha dichiarato Dennis Batchelder, presidente dell’AMTSO.

Acronis offre alle aziende una protezione dati rapida, completa e sicura tramite una gamma integrata di soluzioni che comprende backup, storage, disaster recovery e sincronizzazione e condivisione di file. Queste soluzioni semplificano il backup e il ripristino di emergenza dei dati critici che migliorano la produttività IT e i tempi di recupero dei dati, riducendo contemporaneamente la complessità della gestione e il costo totale di esercizio.

Le soluzioni di backup sicure di Acronis come Acronis Backup e Acronis True Image sono dotate di protezione attiva dal ransomware basata su intelligenza artificiale. Questa tecnologia innovativa, nota come Acronis Active Protection, difende in modo efficace sia i file che i backup degli utenti identificando e bloccando gli attacchi ransomware zero-day in tempo reale. Negli ultimi 12 mesi, Acronis Active Protection ha bloccato 200.000 attacchi in 180.000 dispositivi di privati. Questa tecnologia potrebbe essere ulteriormente ampliata attingendo al database RTTL (Real Time Threat List) dell’AMTSO.

Fondata nel 2008, l’AMTSO è un’associazione internazionale senza scopo di lucro che punta a soddisfare l’esigenza di migliorare a livello mondiale l’obiettività, la qualità e l’aderenza al contesto delle metodologie di test per i prodotti anti-malware. L’AMTSO è stata fondata per migliorare le condizioni aziendali di sviluppo, uso, test e valutazione dei prodotti e delle soluzioni anti-malware. L’organizzazione conta attualmente oltre 50 aziende tra i suoi membri ed è aperta a ricercatori, recensori, pubblicazioni, tester e aziende produttrici. Questa nuova collaborazione permetterà ad Acronis di usufruire di metodologie di test obiettive e statisticamente significative per dimostrare che le sue soluzioni innovative e pluripremiate sono le migliori nel loro genere e offrono una protezione dei dati completa e sicura.

“L’AMTSO è nota in tutto il mondo come organismo per la definizione degli standard dei test indipendenti. Siamo fieri di entrare a far parte dell’organizzazione e di contribuire a inaugurare una nuova era negli standard di protezione dei dati”, ha dichiarato John Zanni, presidente di Acronis. “Con l’aumento delle minacce informatiche rivolte espressamente ai backup, il valore della sicurezza nella protezione dei dati non deve essere sottovalutato. Come Acronis, puntiamo a collaborare con l’AMTSO e ad arricchire le nostre soluzioni con funzioni di sicurezza collaudate. Crediamo nei nostri prodotti e nella missione di proteggere i dati delle persone.”

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