cpu – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 30 Jul 2018 15:09:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png cpu – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Intel rimanda i Cannon Lake a fine 2019 https://www.datamanager.it/2018/07/intel-rimanda-i-cannon-lake-a-fine-2019/ Mon, 30 Jul 2018 18:30:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152351 I processori a 10 nanometri avrebbero dovuto vedere la luce quest’anno, poi un rimando a inizio 2019 e ora un ulteriore ritardo Rischiano di diventare un po’ i Godot del mondo chip ma i Cannon Lake 10nm sono stati rimandati ancora. Precedentemente programmati per essere sul mercato entro il 2018, i processori avevano subito un […]

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I processori a 10 nanometri avrebbero dovuto vedere la luce quest’anno, poi un rimando a inizio 2019 e ora un ulteriore ritardo

Rischiano di diventare un po’ i Godot del mondo chip ma i Cannon Lake 10nm sono stati rimandati ancora. Precedentemente programmati per essere sul mercato entro il 2018, i processori avevano subito un ritardo che ne aveva fato slittare la commercializzazione a inizio 2019 anche se pare che le tempistiche saranno più lunghe del previsto, tali da renderli disponibili alla fine del prossimo anno.

Alla base dell’ulteriore rimando forse problemi tecnici, gli stessi che, dopo un annuncio addirittura nel 2016, avevano obbligato Intel a rivedere il calendario, ritoccato poi di semestre in semestre. Durante l’ultima conferenza con gli investitori, in cui sono stati comunicati i risultati del secondo trimestre di riferimento, il board della compagnia ha confermato l’arrivo dei Cannon Lake più o meno per novembre/dicembre 2019, insomma per le vacanze natalizie.

Cosa succede

C’è da dire che il solo dato negativo è il rimando dei processori, mentre i numeri svelati da Intel sono più che positivi. La società ha registrato un reddito netto di 5 miliardi di dollari, in rialzo del 78% nell’ultimo trimestre. Ha anche registrato entrate record di 17 miliardi di dollari, in aumento del 15%. Oltre ai Cannon Lake, altri prodotti hanno fatto il loro debutto nel corso del 2018. A maggio, il primo Core i3-8121U a bordo del Lenovo IdeaPad 330 di fascia media, già di per sé con procedura di realizzazione a 10 nanometri. La differenza è proprio nei clock e prestazioni, finalizzate a dispositivi non top di gamma, che invece dovrebbero beneficiare delle innovazioni del gruppo, a questo punto, molto più in là nei mesi.

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Qualcomm conferma: non metterà i suoi chip dentro i nuovi iPhone https://www.datamanager.it/2018/07/qualcomm-conferma-non-mettera-i-suoi-chip-dentro-i-nuovi-iphone/ Fri, 27 Jul 2018 18:00:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152245 Apple ha scelto solo Intel come fornitore dei processori a bordo dei tre nuovi modelli in via di presentazione a settembre: iPhone 9 , 11 e 11 Plus Cresce l’interesse intorno alla presentazione che, a settembre, vedrà Apple svelare i suoi nuovi smartphone. E più ci avviciniamo alla data, più crescono i dubbi e aumenta […]

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Apple ha scelto solo Intel come fornitore dei processori a bordo dei tre nuovi modelli in via di presentazione a settembre: iPhone 9 , 11 e 11 Plus

Cresce l’interesse intorno alla presentazione che, a settembre, vedrà Apple svelare i suoi nuovi smartphone. E più ci avviciniamo alla data, più crescono i dubbi e aumenta la confusione circa nomi, modelli, diagonali dei display, prezzi e tecnologie. Ora siamo a questo punto: di per certo la Mela annuncerà tre varianti, in un primo momento denominate, da indiscrezioni, iPhone XI, iPhone X Plus e iPhone 9. Il motivo? Partiamo dalla fine: la classica numerazione avrebbe definito la famiglia tradizionale, con display e cornici e Touch ID.

L’iPhone X Plus sarebbe stato semplicemente un extralarge del rivoluzionario Ten del 2017 mentre iPhone XI il suo naturale proseguimento, con hardware migliorato. Nelle ultime settimane le cose sono cambiate, con l’affermazione dell’iPhone 9, come versione entry-level, iPhone 11 e iPhone 11 Plus, indirizzati a migliorare design e caratteristiche dell’iPhone X. E l’iPhone 10? Inesistente, perché con una pronuncia troppo vicina all’attuale iPhone Ten.

Cosa sappiamo

Al di là delle precisazioni di nomenclatura, oggi veniamo a conoscenza di ciò che ci sarà dentro i prossimi melafonini o meglio, di ciò che non ci sarà. Nessuno dei modelli adotterà chip di Qualcomm, dopo che Apple ha scelto la sola Intel come fornitore dei processori. A confermarlo il CEO di Qualcomm George Davis, che ha spiegato: “Apple intende utilizzare esclusivamente i modem dei concorrenti piuttosto che i nostri nella prossima versione di iPhone. Continueremo a fornire chip per i dispositivi già in commercio”.

Davis non ha mai menzionato Intel ma è evidente che sia l’azienda americana l’unica concorrente in grado di dar seguito alle richieste del big di Cupertino, sia in quanto a tecnologia che vastità di produzione. La decisione di Apple di abbandonare Qualcomm probabilmente è il risultato di crescenti tensioni tra le due compagnie, coinvolte in una battaglia legale per più di un anno.

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Agosto sarà il mese di Coffee Lake S https://www.datamanager.it/2018/07/agosto-sara-il-mese-di-coffee-lake-s/ Mon, 23 Jul 2018 18:30:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151864 Stando ad alcuni siti web, il gigante americano lancerà la sua nona generazione di processori a breve. Un mezzo passo in avanti in attesa dei Cannon Lake Sappiamo che il vero switch per Intel ci sarà con la famiglia di chip Cannon Lake, costruiti con un processo di costruzione a 10 nanometri. Sarà quello il […]

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Stando ad alcuni siti web, il gigante americano lancerà la sua nona generazione di processori a breve. Un mezzo passo in avanti in attesa dei Cannon Lake

Sappiamo che il vero switch per Intel ci sarà con la famiglia di chip Cannon Lake, costruiti con un processo di costruzione a 10 nanometri. Sarà quello il nuovo punto di riferimento per l’industria tech ma prima avremo spazio per i Coffe Lake S, ovvero le prime CPU consumer con tecnologia octa-core. Indiscrezioni in arrivo dalla Germania parlano di un lancio previsto per il mese di agosto, quando la multinazionale svelerà il mezzo passo in avanti fatto quasi per dovere nei confronti dei consumatori che per un motivo reale, vista l’attesa che vi è intorno ai prossimi i10, di cui però non si conoscono né tempi né modalità di lancio e dotazione.

Cosa sappiamo

I Core i9-9900K adotteranno otto core e 16 thread, il che rende la scheda la prima CPU del genere per l’utilizzo mainstream. La velocità di overclock massimo raggiungerebbe i 5,5 GHz, davvero impressionate, anche se alquanto inutile per i task quotidiani. Un tale chip non sarà probabilmente economico, anche perché offrirà prestazioni multi-core per gli appassionati di gaming e di creazione in 3D avanzata. Insomma, sarà pure un aggiornamento non generazionale ma con tanta sostanza alla base.

Un simile lancio però fa pensare a un rilascio non così vicino per il Cannon Lake, che a questo punto potrebbe slittare ben oltre il debutto su Lenovo IdeaPad 330, primo prodotto destinato a ospitarlo entro la fine dell’anno, almeno sui mercati orientali. Le tempistiche sembrano dilungarsi e puntare direttamente al 2019. Al fianco del Coffee Leake, Intel prepara anche delle middle-level interessanti, come il Core i3 a quattro thread e il Core i7 a 12 thread. Ne sapremo di più tra qualche settimana.

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Qualcomm annuncia lo Snapdragon 850 https://www.datamanager.it/2018/06/qualcomm-annuncia-lo-snapdragon-850/ Wed, 06 Jun 2018 18:00:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149015 Pensato per gli Always Connected PC, il processore promette il 30% di performance in più e autonomia di 25 ore Qualcomm ha presentato il suo ultimo gioiello, lo Snapdragon 850. Si tratta di un processore pensato per i dispositivi della linea Always Connected PC, che rappresentano una sorta di ibrido tra classici notebook e gli […]

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Pensato per gli Always Connected PC, il processore promette il 30% di performance in più e autonomia di 25 ore

Qualcomm ha presentato il suo ultimo gioiello, lo Snapdragon 850. Si tratta di un processore pensato per i dispositivi della linea Always Connected PC, che rappresentano una sorta di ibrido tra classici notebook e gli smartphone. Non a caso, di serie il SoC ha la connettività LTE che, in questo caso, raggiunge gli 1,2 gigabit al secondo in modalità LTE.

Non è certamente questa l’unica particolarità del prodotto. Stando alle dichiarazioni di Qualcomm, lo Snapdragon 850 è in grado di performare circa il 30% in più del modello precedente a fronte di ben 25 ore di utilizzo continuo. Grande importanza viene data all’Intelligenza Artificiale, già presente sulla famiglia 845, che qui dovrebbe lavorare a un regime triplo, dunque con capacità funzionali maggiori.

Cosa può fare

L’annuncio di Qualcomm è arrivato durante le giornate del Computex di Taipei, dove la compagnia ha spiegato che sarà Samsung la prima a integrare il processore dentro un dispositivo per i consumatori. Quale? Potrebbe essere il Galaxy S10 del prossimo febbraio visto che il Note9 atteso a settembre è sinceramente troppo vicino.

Resta l’ipotesi Galaxy X ma il famigerato dual-screen pieghevole della coreana è ancora un progetto segreto e per nulla certo. E se dovessimo andare anche oltre, ci sarebbe da pensare che nel portafoglio di Samsung non c’è alcun Always Connected PC e vista la declinazione della CPU non è detto che non ne arrivi uno da qui alla fine dell’anno, magari un 2-in-1 che dia seguito al Galaxy Tab S3.

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Finalmente ecco il nuovo Cannon Lake  https://www.datamanager.it/2018/05/finalmente-ecco-il-nuovo-cannon-lake/ Tue, 22 May 2018 18:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148073 Al debutto il primo processore di Intel a 10 nm, dopo anni di ripensamenti e rimandi. Cosa sappiamo Il dispositivo che, prima di altri, ha messo all’opera il Cannon Lake di Intel da 10 nm è il Lenovo IdeaPad 330. Il processore dell’americana, originariamente pensato per un rilascio a fine 2016, è stato più volte […]

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Al debutto il primo processore di Intel a 10 nm, dopo anni di ripensamenti e rimandi. Cosa sappiamo

Il dispositivo che, prima di altri, ha messo all’opera il Cannon Lake di Intel da 10 nm è il Lenovo IdeaPad 330. Il processore dell’americana, originariamente pensato per un rilascio a fine 2016, è stato più volte rimandato per motivi tecnici. Pare che la difficoltà fosse ridurre il minimo i transistor in termini di ampiezza, diminuendo le dimensioni dell’hardware totale come è nella logica della costruzione in scala dei 10 nanometri. Le tempistiche erano dunque state rimandate al 2017 e, addirittura al 2019. E invece qualcosa si è mosso, almeno sotto stretto embargo. L’IdeaPad in questione è infatti un prodotto, per il momento, dedicato al mercato cinese e solo ufficioso.

Cosa sappiamo

Quello che sappiamo, grazie a un’indiscrezione online, è che il dispositivo monterà il processore Core i3-8121U Cannon Lake di ottava generazione ma costruito con processo a 10 nm appunto. La famiglia numero 8, come sappiamo, è dedicata a prodotti di fascia media quindi è probabile che oggetti dalle specifiche più alte, dotati del nuovo chip, arriveranno più in la nel corso dei prossimi mesi ma almeno abbiamo una parvenza di lancio dietro l’angolo.

Oltre ai vantaggi in termini prestazionali, i 10 nanometri hanno il pregio di ridurre lo spazio occupato dall’hardware, dedicandolo ad altro e comunque alleggerendo il peso totale della macchina. Non possiamo dire quando IdeaPad 330 si paleserà da queste parti ma è plausibile pensare ad una conferma entro l’autunno, quando cioè il device dovrebbe assumere valenza globale. I concorrenti di Intel però sono ben orientati verso una rapida risposta: AMD e TSMC stanno per avviare la produzione dei rispettivi processori a 7 nm che, per la prima, si tradurranno nella seconda e terza generazione avanzata dell’architettura x86 Zen.

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iPhone X2, il ruolo di Intel https://www.datamanager.it/2018/05/iphone-x2-il-ruolo-di-intel/ Wed, 02 May 2018 09:01:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146743 Il fornitore produrrà il 70% dei chip LTE necessari alla prossima generazione dello smartphone di Apple, pronto per fine settembre Solo una manciata di mesi ci divide dalla presentazione dell’iPhone X2. Il seguito di quello che è stato il melafonino più rivoluzionario della storia recente di Apple dovrà alzare l’asticella dell’innovazione. Per farlo poggerà gran […]

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Il fornitore produrrà il 70% dei chip LTE necessari alla prossima generazione dello smartphone di Apple, pronto per fine settembre

Solo una manciata di mesi ci divide dalla presentazione dell’iPhone X2. Il seguito di quello che è stato il melafonino più rivoluzionario della storia recente di Apple dovrà alzare l’asticella dell’innovazione. Per farlo poggerà gran parte del proprio potenziale sui chip di Intel. Stando a Fast Company infatti, l’americana produrrà il 70% di tutti quelli necessari alla prossima generazione di Ten, escludendo pian piano Qualcomm, che con la multinazionale di Cupertino non ha proprio un buon rapporto (varie le cause in essere negli States).

Anzi, nel 2019 l’unica a fornire l’hardware di supporto rimarrà solo la prima, già al lavoro sui moduli per il 5G. Ad oggi infatti, Intel e Qualcomm partecipano alla realizzazione degli iPhone per i modem LTE, visto che CPU e GPU sono prodotte dai partner della Mela.

Cosa succede

Per quanto riguarda il processore in sé, a realizzare le direttive di Apple che puntano al chip A12 sarà, ancora una volta, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, meglio conosciuta come TSMC. La produzione è già cominciata, anche per far fronte in misura maggiore alle richieste di acquisto che arriveranno sin da qualche giorno dopo la presentazione settembrina, ancora da ufficializzare da parte dell’azienda. Secondo varie fonti, l’A12 sarà il primo processore basato su tecnologia a 7 nanometri, la stessa tecnica che userà Qualcomm per lo Snapdragon 855.

Ciò permetterà di ridurre le dimensioni del chip e di alzare le prestazioni e l’ottimizzazione della batteria, con metriche che, per TSMC, si attestano sul +20% in termini di performance e -40% per il consumo energetico. Per vedere qualcosa del genere nel mondo Android si dovrà aspettare febbraio del 2019, quando debutterà sul Galaxy S10 proprio lo Snapdragon 855.

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Exynos 7 9610 rende smart anche la fascia di mezzo https://www.datamanager.it/2018/03/exynos-7-9610-rende-smart-anche-la-fascia-di-mezzo/ Mon, 26 Mar 2018 13:22:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144369 Il nuovo chip di Samsung integra un’area per la AI che promette di aumentare le capacità computazionali degli smartphone non top di gamma La vera rivoluzione è dietro l’angolo. Quando anche gli smartphone più economici potranno ospitare processori di nuova generazione allora davvero l’Intelligenza Artificiale potrà innalzare il livello di interazione a beneficio di una […]

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Il nuovo chip di Samsung integra un’area per la AI che promette di aumentare le capacità computazionali degli smartphone non top di gamma

La vera rivoluzione è dietro l’angolo. Quando anche gli smartphone più economici potranno ospitare processori di nuova generazione allora davvero l’Intelligenza Artificiale potrà innalzare il livello di interazione a beneficio di una larga fetta di consumatori. Oggi i telefonini dotati di un processore AI sono pochi: l’iPhone X, il Mate 10 Pro, il Galaxy S9 e l’Honor View 10.

Molti altri arriveranno nel corso del 2018 e si piazzeranno nella fascia alta del mercato. Tuttavia proprio Samsung ha intenzione di far scoprire cosa vuol dire essere accompagnati da un dispositivo più avanzato dotando anche le proposte più economiche di soluzioni innovative, capace di effettuare calcoli computazionali ulteriori, grazie a chip potenti e futuristici. Il tutto però conservando un cartellini che non spaventa i consumatori, anzi che li incoraggi a passare a un device migliore.

Come sarà possibile

Tutto passa per l’Exynos 7 9610, il chip casalingo che Samsung ha appena svelato e che punta proprio ai terminali di fascia media. Costruito con un processo a 10 nanometri FinFET, il SoC è un octa-core con quattro Cortex-A173 da 2,3 Ghz e quattro A53 a 1,6 Ghz, che entrano in gioco per app e operazioni dalle richieste energetiche limitate. Sul fronte grafico, c’è la seconda famiglia di ARM Mali-G72 basata su architettura Bitfrost, che promette migliori performance e prestazioni ottimizzate.

Quello che cambia è la presenza di un’area dedicata alle operazioni di riconoscimento visivo che, oltre ad abilitare funzioni premium come lo slow-mo, dovrebbero consentire anche di attivare interessanti modalità di interazione con l’ambiente circostante, ad esempio Bixby Vision, focalizzata sulle capacità di analisi della AI. Non sappiamo ancora dove l’Exynos 7 9610 troverà spazio, probabilmente sulla prossima flotta di Galaxy A, da presentare più in là nel corso dell’anno.

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Intel lancerà quest’anno le CPU a prova di Spectre https://www.datamanager.it/2018/03/intel-lancera-questanno-le-cpu-prova-spectre/ Mon, 19 Mar 2018 14:14:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143868 A sorpresa, la chipmaker anticipa tutti rilasciando le prime dichiarazioni su Cascade Lake e l’ottava generazione di Intel Core Lo aveva promesso e lo ha fatto, anche meglio. Intel introdurrà già entro il 2018 i nuovi processori a prova di Spectre. Si tratta degli Xeon della serie Cascade Lake e degli Intel Core di ottava […]

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A sorpresa, la chipmaker anticipa tutti rilasciando le prime dichiarazioni su Cascade Lake e l’ottava generazione di Intel Core

Lo aveva promesso e lo ha fatto, anche meglio. Intel introdurrà già entro il 2018 i nuovi processori a prova di Spectre. Si tratta degli Xeon della serie Cascade Lake e degli Intel Core di ottava generazione. Entrambi verranno spediti ai hardware nella seconda parte dell’anno, per consentire di lanciare già i primi prodotti entro Natale. Mal che vada si vedranno al CES 2019 di Las Vegas i portatili e computer protetti contro le vulnerabilità scovate da Project Zero di Google ma sarà comunque un anticipo rispetto a quanto previsto. Il CEO della compagnia, Brian Krzanich, ha scritto sul blog di Intel la scorsa settimana: “Portiamo i nuovi chip sul mercato per assicurarci che diano alle persone la sicurezza che si aspettano. Il nostro scopo non è solo offrire performance elevate ma anche piattaforme che siano adeguatamente protette”.

Cosa cambia (e cosa no)

Il gruppo americano ha lavorato a fondo per implementare l’hardware e i processi che, in precedenza, si era scoperto abilitavano possibili interferenze da parte di terzi, soprattutto nel merito della conservazione e trasmissioni di informazioni sensibili circa le sessioni di lavoro. Casacade Lake e Intel Core 8th mitigano la variante 2 e variante 3 delle falle individuate da Project Zero, ovvero una di Meltdown e la prima di Spectre. Purtroppo, non sono in grado di risolvere la variante 1, sempre legata a Spectre, che dovrebbe trovare soluzione più in avanti.

L’ufficialità del doppio arrivo giunge a poco dall’annuncio di Microsoft sulla distribuzione dell’aggiornamento firmware di Intel che protegge Windows 10, almeno a livello software, dalle vulnerabilità a livello CPU di Spectre, in attesa che i singoli produttori intervengano sui loro programmi.

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Non solo Intel: scoperte decine di falle sulle CPU AMD https://www.datamanager.it/2018/03/non-solo-intel-scoperte-decine-falle-sulle-cpu-amd/ Fri, 16 Mar 2018 13:57:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143749 L’agenzia di sicurezza CTS-Labs ha scoperto ben 13 vulnerabilità in stile Spectre che mettono a rischio chip e co-processori Ryzen ed Epyc Dopo esser passata quasi indenne dallo scandalo Spectre e Meltdown, i giorni duri non sono ancora finiti per AMD. La compagnia di sicurezza CTS-Labs, con sede in Israele, ha infatti scoperto ben 13 […]

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L’agenzia di sicurezza CTS-Labs ha scoperto ben 13 vulnerabilità in stile Spectre che mettono a rischio chip e co-processori Ryzen ed Epyc

Dopo esser passata quasi indenne dallo scandalo Spectre e Meltdown, i giorni duri non sono ancora finiti per AMD. La compagnia di sicurezza CTS-Labs, con sede in Israele, ha infatti scoperto ben 13 falle che metterebbero in pericolo le informazioni a bordo delle CPU della serie Ryzen ed Epyc, e non solo queste. Il problema risiede nella particolare costruzione dell’architettura Zen del gruppo, che al momento interessa quattro categorie di prodotto: Ryzen ed Epyc appunto ma anche Ryzen Pro e Ryzen Mobile. L’agenzia ha persino realizzato un sito web, www.amdflaws.com, dove viene spiegato per bene cosa succede a causa delle vulnerabilità riscontrate. Come nel caso di Spectre e Meltdown, le 13 problematiche ricadono in quattro differenti tipologie, indicate con i nomi di Masterkey, Ryzenfall, Fallout e Chimera, ognuna delle quali interessa un particolare contesto di specifica debolezza informatica.

Cosa succede

Tra le varie critiche mosse ad AMD, CTS-Labs puntualizza la scarsa attenzione posta alla sicurezza a livello boot dove, sfruttando la falla Masterkey, un aggressore può prendere il controllo di ciò che viene attivato all’avvio del computer per eseguire script e programmi malevoli, così come disabilitare strumenti di monitoraggio e scan del sistema. Le altre decine di bug si concentrano sulla possibilità di infettare le macchine con malware e virus evitando l’analisi dei software di controllo e persino di valicare le difese di AMD Secure OS, sistema operativo che governa il Secure Processor integrato nei Ryzen che, in teoria, dovrebbe restituire una protezione estesa.

Per ora AMD ha rilasciato questa dichiarazione: “Abbiamo appena ricevuto un report da un’azienda chiamata CTS Labs che afferma che ci sono potenziali vulnerabilità di sicurezza legate ad alcuni dei nostri processori. Stiamo studiando e analizzando attivamente i risultati. Questa compagnia ci era francamente sconosciuta e troviamo insolito che un soggetto attivo in tale campo pubblichi la sua ricerca senza fornire un ragionevole tempo di intervento ai diretti interessati. Per AMD la security è una priorità assoluta e lavoriamo continuamente per garantirla sempre, in caso di potenziali nuovi rischi”.

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I bug dei signori del silicio che pagheremo noi https://www.datamanager.it/2018/02/bug-dei-signori-del-silicio-pagheremo/ Wed, 07 Feb 2018 12:11:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140637 Focus sulla sicurezza by design e progettazione delle CPU. L’affaire Meltdown/Spectre scuote sin dalle fondamenta un certo modo di intendere la sicurezza IT. Allo stesso tempo illustra perfettamente l’importanza di far luce sulle implicazioni di questa falla strutturale con costi extra in vista per le aziende Gli incidenti di sicurezza, che si sono succeduti negli […]

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Focus sulla sicurezza by design e progettazione delle CPU. L’affaire Meltdown/Spectre scuote sin dalle fondamenta un certo modo di intendere la sicurezza IT. Allo stesso tempo illustra perfettamente l’importanza di far luce sulle implicazioni di questa falla strutturale con costi extra in vista per le aziende

Gli incidenti di sicurezza, che si sono succeduti negli ultimi due anni senza soluzione di continuità, hanno delineato lo scenario cyber dei prossimi anni. C’è stato WannaCry e la piaga del ransomware. Ci sono stati Petya e Mirai. La vicenda Yahoo! e la voragine Equifax. Il colpo da 81 milioni di dollari alla Banca Centrale del Bangladesh, sfruttando una vulnerabilità del sistema Swift; il leak al Comitato Elettorale del Partito Democratico USA; l’attacco a DYN, uno dei più importanti provider DNS della costa orientale USA. E ancora prima, i 20mila clienti della britannica Tesco Bank, derubati del loro denaro da una banda di cybercriminali. Senza dimenticare, l’attacco alla Farnesina, la vicenda Hacking Team oppure l’attacco alla rete elettrica ucraina. Attacchi informatici su scala globale che hanno messo a nudo i rischi di sicurezza per cittadini e aziende. E per il paese in rete. Oggi, è la volta di Meltdown e Spectre. Vulnerabilità interne ai microprocessori. Portate alla luce dai ricercatori del team Google Project Zero in collaborazione con altri gruppi indipendenti di ricerca. Rivelazioni che hanno messo alle corde i principali produttori del settore, costringendoli ad ammettere che la stragrande maggioranza di quelli sfornati negli ultimi dieci anni, utilizzati su PC e tablet, server, router e smartphone sono vulnerabili. Bug interni ai processori. Classificati in due varianti, Meltdown, due vulnerabilità, le più datate e Spectre, una vulnerabilità, la più recente e anche la più grave. Falle connesse alla cosiddetta “esecuzione speculativa”, una funzionalità con cui i processori, per velocizzare le operazioni, scommettono su una strada che giudicano come la più probabile tra le due possibili, e sulla base di questa scelta iniziano a eseguire i calcoli ancor prima di ricevere le istruzioni.

«In altre parole, in quel meccanismo con cui le CPU moderne cercano di “predire” cosa dovranno fare nei prossimi cicli, accelerando l’esecuzione dei programmi» – come ci spiega Mauro Cicognini, membro del comitato direttivo di CLUSIT, l’associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. Vulnerabilità che sfruttano un difetto di progettazione. «Uno schema progettuale vecchio almeno di vent’anni, utilizzato per aumentare la prestazione dei chip» – mette subito in chiaro Michele Colajanni, direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sicurezza e Prevenzione dei Rischi (CRIS) e del corso in Cyber security dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Difficile stabilire con precisione a quando risalga la scoperta. Secondo alcuni, si tratta di una falla nota sin da quando questa intuizione progettuale è stata adottata nel disegno dei processori. È quello che per esempio ha dichiarato Amazon – non esattamente il meno informato degli operatori del settore – in una nota ai suoi clienti dei servizi cloud. Altri tendono a spostare la scoperta più in là nel tempo. «La vulnerabilità esiste da molti anni, ma non penso fosse nota da altrettanto tempo» – afferma Colajanni. «Di certo, non è una falla degli ultimi giorni o mesi. Diciamo che in certi ambienti se ne parla dal 2017». Difficile datare con precisione il momento in cui è stata individuata la vulnerabilità. Sappiamo che questo “buco” nella sicurezza consente di accedere alla memoria dei dispositivi – tutti i dispositivi che montano un processore costruito negli ultimi dieci anni indipendentemente dal sistema operativo installato – e sottrarre i dati presenti. Senza lasciare tracce. Immediatamente dopo le prime rivelazioni, anche IDC ha confermato la gravità della minaccia. Ma nel quadro generale, limitata, perché sono pochi coloro che sono veramente in grado di sfruttarla.


#ZeroTrust, pensare al software, all’hardware e ai prodotti di sicurezza, come a qualcosa di intrinsecamente non sicuro. E agire di conseguenza #sicurezza #design #CPU
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UN DANNO PER INTEL MA NON SOLO

Secondo alcuni, questa vicenda ha tutto il potenziale per mandare in frantumi l’immagine di uno dei giganti dell’industria così come la conosciamo. Che non è solo quella dell’azienda che detiene con l’80 per cento del mercato nel campo dei microprocessori per PC e server. Ma molto, molto altro. Un concetto ribadito dal CEO Brian Krzanich, al recente CES di Las Vegas. Uno speech in cui il boss del gigante di Santa Clara dopo aver liquidato in meno di due minuti le osservazioni su Meltdown e Spectre ha illustrato per gli altri 38 tutte le attività in corso – dalla collaborazione con la scuderia Ferrari, che utilizzerà le tecnologie Intel per sfruttare i dati delle corse a vantaggio di piloti e tifosi, all’auto a guida autonoma, passando per l’intelligenza artificiale al servizio delle imprese – senza più quasi nemmeno nominare, e anche questo è a suo modo un esercizio di equilibrismo interessante, il termine “processore”. Che poi è il “cuore”, o meglio la “mente” di ogni computer, e soprattutto, quello che ha permesso a Intel di macinare fatturati e utili miliardari per quasi cinquant’anni. Una grande storia di successo narrata in tanti libri di economia. Puntellata tuttavia anche da cause legali e sanzioni milionarie. Culminate nel maggio del 2009 con la multa da 1,06 miliardi di euro, comminata dall’Antitrust europeo per abuso di posizione dominante e sei mesi più tardi con l’accordo extragiudiziale da 1,25 miliardi di dollari con la rivale storica AMD. Un passato di cui, c’è da scommettere, si riparlerà ancora molto. Principalmente dopo le recenti indiscrezioni sulla vendita di azioni Intel per oltre 39 milioni di dollari da parte dell’attuale CEO. Una vendita effettuata con largo anticipo rispetto alle rivelazioni su Meltdown e Spectre, ma ugualmente sospetta. Tanto da risvegliare l’interesse della SEC, la Consob statunitense, al lavoro da mesi per fare chiarezza sull’operazione. Improbabile che queste vulnerabilità possano impattare sui dati di vendita di Intel, spostando gli equilibri in termini di quote di mercato. «Non credo ci sarà alcun impatto percepibile sulle vendite di Intel, anche perché come possono i suoi concorrenti dimostrare di essere più sicuri? Esiste forse un qualche standard, o almeno una metrica, che possa misurare questa maggiore sicurezza, in un modo logicamente robusto, e accettabile dal mercato?» – osserva Mauro Cicognini di CLUSIT. Rischioso però escludere a priori che altre vicende interne, come la variazione delle regole contro i pericoli dell’insider trading, non possano riservare altri colpi di scena. Il mercato, in qualche occasione, ha dimostrato di non perdonare. Nel frattempo, è ormai storia la notizia del sorpasso di Samsung tra i produttori di chip. Un evento che sancisce la fine del dominio Intel su questo mercato che risale ai primi anni 70.

UNA GESTIONE DELLA CRISI DA MANUALE

I problemi per il gigante di Santa Clara potrebbero essere appena iniziati. Tuttavia – guai di Intel a parte – la vicenda Meltdown e Spectre offre molti altri spunti interessanti di riflessione. Mantenere un segreto il più delle volte è un’impresa quasi disperata. In questa occasione, chi ha pilotato tutta la vicenda ha dato prova di grande maestria. «Google si è comportata in modo esemplare: appena scoperta la vulnerabilità e verificata la possibilità di sfruttarla, ha informato in modo riservato Intel, AMD e ARM, i responsabili della comunità Linux e Microsoft» – afferma Colajanni del CRIS, sottolineando altresì l’assenza di speculazioni come in altre occasioni. «Le vicende Equifax e Sony sono state gestite molto peggio. La tempestività degli aggiornamenti sarebbe un indizio sul tempo che le imprese coinvolte hanno avuto per prepararsi a gestire la crisi. Le patch uscite in questi giorni sono talmente invasive che non è possibile credere siano state messe a punto in una settimana. Sono il frutto di mesi di lavoro. Appena si è avuta notizia delle vulnerabilità, in un paio di giorni c’erano già le patch». Attività che secondo Colajanni rivelano un alto grado di coordinamento e di preparazione. E anche, se vogliamo, di segretezza. «Solo scalfita da qualche “spiffero”, come la dimostrazione effettuata da un gruppo di ricercatori di Londra nel mese di novembre».


#sicurezza #design #CPU L’impatto degli aggiornamenti sulle performance dei processori oscilla tra il 5 e il 30 per cento. Ma molto dipende dalle applicazioni – dati @IDCItaly
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TESTARE HARDWARE E SOFTWARE

Dalla vicenda, emerge l’importanza di testare adeguatamente hardware e software commercializzati. «Il testing dei prodotti è un problema. Budget e tempi dedicati a questa attività sono sempre più compressi» conferma Colajanni. «Prendiamo il software. Si stima che l’ultima versione del sistema operativo di Microsoft contenga qualcosa come cinquanta milioni di righe di codice. Data la complessità degli applicativi, un errore di programmazione durante la scrittura del codice è molto probabile. Nel caso dell’hardware, la fase di testing richiede ancora più impegno. I microprocessori sono tra i dispositivi più complessi in circolazione. Miliardi di transistor la cui progettazione è diventata impossibile senza l’ausilio di computer in grado di semplificare la complessità. Per i costruttori si tratta di un processo che richiede più tempo rispetto ai produttori di software. «Testare i processori è un processo lento e difficoltoso. E che comunque non mette al riparo da errori» – conferma Colajanni. Come dimostrano i listati di “errata”, correzioni, che i costruttori forniscono insieme alle specifiche dei loro prodotti. In alcuni casi, si tratta solo di seccature. In altri, ed è questo il caso, possono mettere in serio pericolo la sicurezza. Testare l’hardware secondo alcuni esperti presenta più difficoltà rispetto al software. E gli errori, i bug dell’hardware possono avere conseguenze più gravi. Principalmente per via del ruolo svolto dall’hardware nel funzionamento di un computer. Mentre il software in estrema sintesi è una lista di istruzioni, il compito del microprocessore è quello di eseguirle correttamente. Complessità che induce a ritenere che i dispositivi fisici siano anche più difficili da patchare da remoto rispetto al software. E che, in qualche caso, sia addirittura impossibile farlo.

SOSTITUIRE PARTE DELL’HARDWARE

«Queste vulnerabilità sono un effetto “collaterale” dell’obiettivo di velocizzare l’esecuzione dei processi. Purtroppo, causano la possibilità di accedere a spazi di memoria arbitrari con le conseguenze che tutti possono immaginare. Detto questo separerei i problemi dalle soluzioni» – riprende Colajanni del CRIS, stemperando i toni. «Sono certo che nel progetto dei nuovi processori si terrà conto di queste vulnerabilità, provvedendo by design». In effetti, sembra che i rischi di sicurezza associati a Meltdown possano essere risolti con le patch già a disposizione sui principali sistemi operativi. Un rimedio temporaneo e non una soluzione definitiva? Staremo a vedere. Per quanto riguarda Spectre, il problema è più grave. Plotoni di sviluppatori sono al lavoro per trovare un cerotto per mitigare il problema. Ma sono in molti a temere che l’unico rimedio efficace sia quello di riprogettare i processori vulnerabili e procedere con la loro sostituzione. Con un esborso di miliardi di euro e tempi non prevedibili.


#sicurezza #design #CPU L’importanza di un ecosistema di testing più affidabile. Patchare in fretta tutti i sistemi a rischio. I costi dell’insicurezza scaricati sulle aziende @Clusit
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COSTI EXTRA IN VISTA PER LE AZIENDE

Patching dei sistemi. La falla è grave. Ora tocca correre ai ripari. Per parare il colpo si renderà necessario patchare in fretta tutti i sistemi a rischio. «Un’attività extra da pianificare, stilando una lista delle priorità, e che inciderà in modo significativo sull’operatività dell’azienda. Allocate le risorse, bisognerà testare e poi procedere con la distribuzione delle patch sui sistemi» – afferma Cicognini di CLUSIT. Il suggerimento è di procedere con gli aggiornamenti in modo ragionato. Sottolineando la necessità di vagliare l’opportunità di un patching massivo. Il consiglio di vendor ed esperti è di partire con l’update manuale dei sistemi non critici. In modo da assicurarsi la compatibilità del software con applicazioni e sistemi non bloccanti per l’azienda. L’altro aspetto molto dibattuto è l’impatto degli aggiornamenti sulle performance dei processori. Le prime stime degli analisti di IDC ipotizzavano un degrado delle prestazioni oscillante tra il 5 e il 30 per cento. Previsioni in seguito confermate dai dati provenienti dagli stessi vendor e dalle prove sul campo. «Molto dipende dalle applicazioni» – ci dice Colajanni del CRIS. «Ci sono applicazioni più “computationally intensive” – che comportano cioè un uso intensivo delle risorse del sistema – per le quali il rallentamento sarà più sensibile. Altre, per le quali l’input/output è il collo di bottiglia prevalente, per cui non si noterà alcun degrado di prestazioni. Per certo, le prime subiranno un calo, ma tenendo conto dell’evoluzione dei processori, sarà ben compensato». In ogni caso, rimediare a queste vulnerabilità inciderà sui costi di aziende e organizzazioni. In una misura variabile a seconda del mix di asset di ognuna. Chi dispone prevalentemente di pc on-premise subirà un certo tipo di impatto. «Le grandi aziende che hanno già attivato processi e sistemi di patch management non ne risentiranno più di tanto» – sottolinea Colajanni. «Per le altre invece, è bene che usino questo caso per attivarne uno, in quanto per loro sarà molto più costoso, soprattutto in termini di gestione e di impatto sulla continuità operativa». Chi invece si affida anche a macchine virtualizzate, infrastrutture in cloud e risorse condivise, processori compresi, dovrà agire diversamente. «In questo caso si tratterà di verificare la diligenza del fornitore di servizi cloud nell’aggiornare i sistemi» – spiega Cicognini.

DIFFICOLTÀ DI AGGIORNAMENTO

Per tutti, l’aggiornamento dei sistemi sarà un costo. Anche per via della valanga di aggiornamenti arrivati in queste settimane dai vendor. «Il vero problema – osserva Colajanni – sarà per quei casi in cui le patch sono difficili se non impossibili da applicare. Per questi scenari non c’è una vera soluzione». La buona notizia è che Meltdown sembra sia patchabile. Non così Spectre. Mitigabile, pare, solo con aggiornamenti al microcode. La risoluzione del problema alla radice – però – è demandata alla sostituzione dei processori affetti dal problema. Si stima che un nuovo processore progettato oggi arriverà sul mercato non prima di 36/60 mesi. Perciò la scelta di aggiornare il microcode – fermo restando la complessità di distribuire questo tipo di patch da parte dei costruttori – è probabilmente al momento la miglior opzione disponibile. Nel frattempo, le aziende dovranno correre ai ripari per ovviare al problema con metodologie note. «I rischi si possono attenuare con i soliti metodi: multipli livelli di protezione, accesso limitato e controllato, sistemi di detection più sofisticati» – suggerisce Colajanni.


#sicurezza #design #CPU Update e continuità operativa on-premise e cloud. Le vulnerabilità incideranno sui costi di aziende e organizzazioni a seconda del mix di asset @UNIMORE_univ #CRIS
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UN ECOSISTEMA DI TESTING

L’importanza di un ecosistema di testing più affidabile è al centro del dibattito alimentato da esperti e sviluppatori. Ribadito che testare rappresenta un costo non trascurabile per i produttori, anche in vista dei nuovi piani di sostituzione dei microprocessori da parte dei produttori di chip che subiranno una decisa accelerazione con costi non prevedibili – come rileva IDC – questa ennesima vulnerabilità prova che quando in questa fase qualcosa va storto, i costi dell’insicurezza vengono scaricati dall’industria su aziende e organizzazioni. È chiaro che se la quasi totalità dell’installato in circolazione ha un difetto, la sostituzione di tutti i componenti inciderà – e molto – sulla struttura dei costi degli utilizzatori finali. Detto questo, bisognerà convivere con l’idea di essere esposti al pericolo di attacchi. Verosimilmente, l’hardware installato invecchierà con questa tara, che finirà per allinearsi ai ritmi consolidati di sostituzione dell’hardware. La buona notizia? Il probabile consolidamento del cosiddetto approccio “zero trust”. L’orientamento cioè di chi suggerisce di pensare al software, all’hardware e ai prodotti di sicurezza, come a qualcosa di intrinsecamente non sicuro. E agire di conseguenza.

L'articolo I bug dei signori del silicio che pagheremo noi proviene da Data Manager Online.

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