email – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 07 Jun 2018 14:03:04 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png email – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Siete sicuri che le vostre email siano ben protette? https://www.datamanager.it/2018/06/siete-sicuri-che-le-vostre-email-siano-ben-protette/ Thu, 07 Jun 2018 14:03:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149117 Difendi la tua casella email dalle minacce più pericolose La posta elettronica è uno dei vettori di attacco maggiormente utilizzati dagli hacker di tutto il mondo. Attacchi basati su URL, allegati e metodi di impersonificazione sono le tre categorie principali delle minacce avanzate. I cosiddetti attacchi “di impersonificazione” si verificano quando gli attaccanti si sostituiscono […]

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Difendi la tua casella email dalle minacce più pericolose

La posta elettronica è uno dei vettori di attacco maggiormente utilizzati dagli hacker di tutto il mondo. Attacchi basati su URL, allegati e metodi di impersonificazione sono le tre categorie principali delle minacce avanzate.

I cosiddetti attacchi “di impersonificazione” si verificano quando gli attaccanti si sostituiscono ad individui chiave e inviano email al fine di indurre altre persone a compiere una determinata azione. Gli obiettivi di questa tipologia di attacco sono solitamente i membri del top management di un’azienda, come il Chief Financial Officer, il Senior Vice President e il Director.

“In un attacco in cui l’attaccante impersonifica un CEO, l’obiettivo potrebbe essere quello di chiedere ad un dipendente di eseguire un bonifico bancario”, dichiara Daniele Nicita, Consulting Systems Engineer di FireEye. “Per realizzare questo attacco vengono create delle email di spear phishing che riescono ad ingannare anche i professionisti di sicurezza più esperti”.

FireEye Email Security è in grado di rilevare e bloccare e-mail dannose e URL di phishing che altre soluzioni non riescono a rilevare. Inoltre questa soluzione permette anche di rilevare una terza categoria di attacchi, quelli cosiddetti di impersonificazione.

I fornitori tradizionali di email gateway offrono filtri antispam e software antivirus che si basano su signatures e intelligence standard. FireEye è stata tra le primissime aziende ad immettere sul mercato soluzioni per il rilevamento e il blocco degli attacchi basati su malware sconosciuti, a differenza di altri strumenti che necessitano di una minaccia nota prima di essere in grado di bloccare l’attacco.

“Il nostro obiettivo è quello di rimanere sempre un passo avanti rispetto agli attaccanti”, aggiunge Nicita. “Abbiamo messo a punto nuove tecnologie in grado di rispondere agli attacchi di impersonificazione e a quelli basati su URL, in modo da poter far fronte all’evoluzione del panorama delle minacce perpetrate via email”.

Come rilevare gli attacchi di impersonificazione

Gli attacchi di impersonificazione, come per esempio i CEO Fraud, sono costati alle aziende oltre 5 miliardi di dollari di perdite. Questo è dovuto in parte alla mancanza di indicatori di attacco tradizionali, come allegati o link dannosi. Per far fronte a questi attacchi e proteggere i clienti, FireEye Email Security blocca gli attacchi di impersonificazione che sono difficili da rilevare.
Per eseguirli, gli attaccanti sono costretti a lasciare numerose tracce. La soluzione di FireEye va alla ricerca proprio di queste tracce, bloccando le email prima che raggiungano i destinatari.

FireEye Email Security crea la propria threat intelligence, invece di affidarsi a feed provenienti da terze parti solitamente in ritardo. La combinazione di attività di intelligence in-house specifica sulle minacce email (o Smart DNS), funzionalità di raccolta dati, esperti di sicurezza email e analisti delle minacce è alla base di tecnologie avanzate di anti-spam, anti-phishing e di rilevamento delle impersonificazioni.

Difesa avanzata degli URL

FireEye Labs ha rilevato un passaggio dal malware agli attacchi basati su URL. Nello specifico, FireEye Labs ha rilevato un aumento del 100% degli attacchi URL in un periodo di 15 settimane durante l’ultimo semestre del 2017.

La difesa avanzata degli URL, funzionalità inclusa in FireEye Email Security, salvaguarda contro attacchi phishing dovuti alla modifica di URL. FireEye Email Security include anche aggiornamenti basati su recenti progressi a livello tecnologico, quali machine learning e analytics.

“Abbiamo sviluppato un motore di classificazione – PhishEye – che utilizza il deep learning per confrontare lo screenshot di una pagina web a cui si fa riferimento in un URL di phishing con quella del brand preso di mira”, afferma Nicita. “Questa combinazione di analytics e machine learning offre un’ulteriore copertura o anche un approccio difensivo completo per il rilevamento di phishing di credenziali”.

FireEye offre ai clienti una landing page personalizzabile con il brand dell’azienda. La notifica di reindirizzamento con il marchio del destinatario dà all’utente finale la certezza che l’avviso sia legittimo.

Assumere un ruolo guida nella Advanced Threat Protection

FireEye Email Security è all’avanguardia nella protezione avanzata contro gli attacchi basati su allegati, URL e impersonificazioni. Questa soluzione identifica rapidamente le minacce e riduce al minimo i falsi positivi grazie ad informazioni sulle minacce provenienti dalle frontlines o dall’interno, che consentono di bloccare le minacce che altre soluzioni non sono in grado di rilevare.

La soluzione FireEye Email Security include l’accesso al portale FireEye Helix, una piattaforma per le operazioni di sicurezza che collega FireEye e le tecnologie di sicurezza di terze parti arricchendole di intelligence contestuale, automazione e funzionalità di gestione. Con il portale FireEye Helix, i clienti possono prendere decisioni da esperti e sfruttare al meglio il potenziale dei propri investimenti in sicurezza.

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Gli strumenti di Libra Esva per difendere le email https://www.datamanager.it/2018/04/gli-strumenti-di-libra-esva-per-difendere-le-email/ Wed, 18 Apr 2018 14:03:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146020 Gli hacker sfruttano sempre di più il fake marketing per ingannare gli utenti ma con la giusta piattaforma si riduce il rischio di infezione Nel 2018, il 90% degli attacchi informatici ha ancora origine tramite un messaggio di posta elettronica. L’infezione è ancora legata a due modalità principali: un link malevole sul quale si invita […]

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Gli hacker sfruttano sempre di più il fake marketing per ingannare gli utenti ma con la giusta piattaforma si riduce il rischio di infezione

Nel 2018, il 90% degli attacchi informatici ha ancora origine tramite un messaggio di posta elettronica. L’infezione è ancora legata a due modalità principali: un link malevole sul quale si invita a cliccare e un allegato che si chiede di aprire, con il camuffamento del file eseguibile in un documento di testo, una presentazione o un archivio compresso. Data la premessa, è chiaro che chiunque, anche un privato, ha la necessità di prendere le dovute precauzioni per mettere al sicuro il proprio account, sempre più spesso vittima di tentativi molto affinati, che beneficiano di tecniche recenti, come lo spear phishing, capaci di ingannare anche gli utenti più scaltri.

Ed è per questo che il lavoro di Libra Esva, nello specifico panorama, è essenziale. Il software, specializzato nell’anti-spam e nella mail protection di livello enterprise, riesce a proteggere le comunicazioni degli utenti con un grado massimo di affidabilità, tanto che l’azienda parla di “zero falsi positivi” durante l’esecuzione dei programmi. Qual è il segreto di tale qualità? Molto dipende dalle sandbox introdotte all’interno del Threat Analysis Portal, un add-on importante dello sviluppo difensivo di Libra Esva.

Le sandbox in questione (due quelle proprietarie) sono un filtro basilare tra l’utente e la navigazione sul web. Tramite una serie di procedure avanzate, il software analizza in tempo reale il traffico che arriva alla casella di posta, virtualizzando i link e gli allegati presenti così da assicurare un’esperienza  sicura ma pur sempre veloce e flessibile. Libra Esva processa le email in automatico, senza bloccare le attività del computer e dialogando, in continuazione, con i server dell’azienda, per ampliare il know-how circa le minacce in corso.

A qualche tempo di distanza dall’utilizzo delle sandbox, Libra Esva ha rilevato che il 50% dei link bloccati non è noto ad alcuna fonte pubblica. Si tratta di un lavoro fondamentale non solo per la security delle persone ma anche nell’ottica di accrescere le conoscenze dei soggetti che si occupano di spam, phishing e così via. In tal senso, la compagnia si pone come vera e propria esperta di zero-day che interessano le email.

Il pregio del gruppo, al 100% italiano, è l’aver seguito sempre una propria strategia, senza allinearsi alle logiche di business dei big del settore. Lo ha ben spiegato Paolo Frizzi, Ceo e founder di Libraesva, durante la presentazione delle novità della suite della casa: “In questi anni non ci siamo stancati di guardare in avanti procedendo su una strada coerente e approcciando il mercato da piccola azienda, vicini al cliente e prossimi alle sue esigenze. In questo modo abbiamo ottenuto risultati concreti, sia in termini di feedback da parte dei clienti che di visibilità, con la possibilità di farci riconoscere anche dai grandi brand”.

“Un servizio come Libra Esva è imprescindibile in tempi in cui i bassi costi della creazione di malware permettono praticamente a chiunque di lanciare minacce a chi si voglia, anche verso aziende di una certa dimensione. L’evoluzione del rischio è direttamente proporzionale all’incapacità delle compagnie di tenere i sistemi aggiornati. Pensiamo a quanto vadano ancora a buon fine i tentativi di truffa con il falso documento o il link al sito del famoso store online duplicato, che tecniche odierne consentono di rendere totalmente fruibile così da ingannare meglio il navigatore”- sono le parole di Rodolfo Saccani, Security R&D Manager.

Non è un caso se proprio il fake mail marketing è uno dei trend che sempre più nel 2018 si porrà come principale nelle attività di hacking dei criminali. Da dicembre ad oggi, centinaia di campagne interessano tante nazioni al mondo, con l’Italia che è al centro dei paesi destinatari. Come ci si difende da attacchi del genere? “L’analisi semantica ci da una grossa mano – continua Saccani -riducendo preventivamente le mire infettive degli aggressori”.

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Il telefono fisso vince ancora su SMS, IM ed email https://www.datamanager.it/2017/11/telefono-fisso-vince-ancora-sms-im-ed-email/ Tue, 28 Nov 2017 13:02:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136329 In un mondo dominato da SMS, Instant Messaging ed email, sembra che niente sia ancora in grado di sostituire il contatto personale che una conversazione telefonica è in grado di garantire. È uno dei dati più interessanti che emerge dalla ricerca Wainhouse realizzata in collaborazione con ALE (società che opera sul mercato con il brand […]

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In un mondo dominato da SMS, Instant Messaging ed email, sembra che niente sia ancora in grado di sostituire il contatto personale che una conversazione telefonica è in grado di garantire.

È uno dei dati più interessanti che emerge dalla ricerca Wainhouse realizzata in collaborazione con ALE (società che opera sul mercato con il brand Alcatel-Lucent Enterprise): il telefono è ancora il dispositivo più apprezzato, con quasi l’85% delle persone che lo utilizza quotidianamente per il proprio lavoro.

I risultati della ricerca indicano che per i prossimi cinque anni – dal 2017 al 2021 – il mercato della telefonia business crescerà ancora passando dalle attuali 29.5 milioni di unità a 31.6 milioni. Ancora più interessante il dato relativo ai telefoni IP, che, nello stesso periodo, passeranno dal 74% all’82% del totale dei telefoni di categoria business.

Secondo Paolo Ferretti -Technical Sales & Service Manager, Central Mediterranean Countries, Balkans and Turkey– “Invece di essere sostituiti da nuove tecnologie, i telefoni IP diventano sempre più parte integrante di un più vasto ecosistema delle comunicazioni. Il 70% degli utenti di telefonia utilizza un mix di telefoni da scrivania, PC e cellulari per comunicare; il telefono fisso è tuttavia lo strumento di comunicazione che offre quella combinazione di semplicità d’uso, affidabilità e qualità di cui gli utenti necessitano, specie in ambiente lavorativo.”

Il più recente telefono ALE – il DeskPhone 8008 – è stato sviluppato per rispondere ancora meglio a queste esigenze. Il processo di progettazione ha preso spunto dalle richieste provenienti dai nostri clienti, che apprezzano la qualità dell’hardware, le caratteristiche studiate appositamente per un ambiente business e il prezzo, ma avevano bisogno di uno schermo più ampio e di ulteriori caratteristiche in grado di garantire una protezione ancora maggiore da attacchi informatici come, ad esempio, quelli di tipo DoS (Denial of Service).

I nuovi deskphone sono telefoni IP con un ottimo rapporto qualità/prezzo, e rispondono alle esigenze del mercato entry level offrendo un design elegante e funzionale combinato a caratteristiche che ne fanno un telefono semplice da utilizzare e, al tempo stesso, altamente professionale. Sono, inoltre, dotati di uno schermo LCD da 2.4 pollici che semplifica le operazioni di accesso alle molte funzioni del telefono.

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Deloitte nel caos: una violazione mette a rischio email e informazioni segrete https://www.datamanager.it/2017/09/deloitte-nel-caos-violazione-mette-rischio-email-informazioni-segrete/ Wed, 27 Sep 2017 09:05:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131746 Un hacker ha avuto accesso ai database utilizzando un account di amministratore non protetto. Adesso ha nelle mani 5 milioni di conversazioni salvate sul cloud Non è un buon periodo per la sicurezza informatica. Solo qualche giorno fa scoprivamo il caso di Equifax e delle informazioni di oltre 143 milioni di americani (ma non solo) […]

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Un hacker ha avuto accesso ai database utilizzando un account di amministratore non protetto. Adesso ha nelle mani 5 milioni di conversazioni salvate sul cloud

Non è un buon periodo per la sicurezza informatica. Solo qualche giorno fa scoprivamo il caso di Equifax e delle informazioni di oltre 143 milioni di americani (ma non solo) cadute nelle mani degli hacker.  Adesso è la volta di Deloitte, vittima di un furto enorme di dati prelevati dalle piattaforme cloud. I cyber-criminali avrebbero avuto accesso ai server della multinazionale utilizzando un account di amministratore non protetto, con pieni poteri di navigazione tra file e cartelle, tanto da portarsi a casa l’ammontare di oltre 5 milioni di email conservate sulla nuvola del gruppo. Nel mezzo delle conversazioni pare vi fossero anche piani segreti dei clienti, che chiedevano consigli e suggerimenti agli esperti di consulenza. Ebbene, nomi utente, password, indirizzi IP, diagrammi e schemi grafici sono alla mercé del web, anzi probabilmente del dark web.

Hack del 2016

Sebbene Deloitte sapesse dell’hacking già da marzo, sembra che le violazioni siano avvenute sin da ottobre del 2016. In questo modo i criminali sarebbero riusciti ad accedere a una così vasta mole di informazioni, senza essere mai scoperti. Eppure la situazione non è da sottovalutare: Deloitte vanta tra i suoi clienti tra le più grandi banche al mondo, multinazionali, società nel settore enterprise, firme farmaceutiche e agenzie governative, insomma, il rischio di un leak evidente di informazioni segrete esiste e non è nemmeno così remoto. In risposta all’incidente, l’azienda ha implementato i protocolli di sicurezza, avviando un intensivo processo di revisione sia con esperti interni che tramite l’esternalizzazione delle analisi. I partner principali sono stati avvertiti in tempo (probabilmente ben prima della notizia diffusa nelle ultime ore) così da mettere in moto le rispettive procedure di difesa. Non è chiaro chi ci sia dietro l’attacco; attualmente le ipotesi sono varie: dai lupi solitari ai gruppi organizzati, persino compagnie rivali e hacker sponsorizzati da stati esteri.

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ProtonMail studia l’italiano https://www.datamanager.it/2017/09/protonmail-studia-litaliano/ Mon, 25 Sep 2017 18:30:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131554 Oltre all’inglese, la piattaforma parlerà presto altre lingue, tra cui tedesco, russo e spagnolo per espandere il servizio a tanti altri paesi Fondato nel 2013 da alcuni tecnici del Cern, ProtonMail è diventato negli anni il client di email preferito dai difensori della privacy. Nell’ottica di estendere la fruizione della piattaforma a tanti altri paesi, […]

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Oltre all’inglese, la piattaforma parlerà presto altre lingue, tra cui tedesco, russo e spagnolo per espandere il servizio a tanti altri paesi

Fondato nel 2013 da alcuni tecnici del Cern, ProtonMail è diventato negli anni il client di email preferito dai difensori della privacy. Nell’ottica di estendere la fruizione della piattaforma a tanti altri paesi, il team ha aggiunto nuove lingue al solo inglese disponibile sinora. L’app parlerà presto il francese, il tedesco, il russo, l’ucraino, lo spagnolo, l’olandese e il polacco e successivamente l’italiano. L’aggiornamento riguarda sia il sito web che il software per iOS e Android per un totale di 2 milioni di utenti in tutto il mondo, un’impennata niente male dopo le rivelazioni di Snowden e lo scandalo Datagate, che ha coinvolto le multinazionali che operano anche sul versante posta elettronica.

App multilingue

In realtà, per raggiungere più persone ProtonMail non ha certo bisogno di parlare altro che l’inglese. La vera sfida qui è assicurare che server e centri di gestione dei dati restino davvero immuni dagli occhi di agenzie di sicurezza e governi. Per farlo continua a conservare le informazioni nei data center localizzati in Svizzera dove, almeno in teoria, non vi è richiesta burocratica che possa forzarne l’accesso da parte delle autorità. Intanto il lavoro di traduzione portato avanti nei mesi, e che proseguirà in futuro, è praticamente a costo zero. Tutto ciò grazie a un programma di adattamento in modalità crowdsourced, con i quali l’azienda si è assicurata l’opera di una serie di traduttori volontari. Qualche giorno fa, ProtonMail ha lanciato il suo primo servizio VPN gratuito, al quale si affiancano tre piani a pagamento differenti per velocità di connessione e numero di dispositivi supportati: Basic, Plus e Visionary.

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Office 365 down in tutta Europa: cosa è successo https://www.datamanager.it/2017/09/office-365-down-tutta-europa-cosa-successo/ Tue, 19 Sep 2017 08:51:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131121 A causa di problemi di connettività il servizio Exchange di Microsoft è rimasto inaccessibile per diverse ore Microsoft ha confermato i problemi di accesso a Office 365 per vari utenti in Europa sin dalle prime ore di lunedì 17. In un post su Twitter la compagnia ha parlato di difficoltà di connessione, con la conseguenza […]

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A causa di problemi di connettività il servizio Exchange di Microsoft è rimasto inaccessibile per diverse ore

Microsoft ha confermato i problemi di accesso a Office 365 per vari utenti in Europa sin dalle prime ore di lunedì 17. In un post su Twitter la compagnia ha parlato di difficoltà di connessione, con la conseguenza dell’impossibilità di usare Exchange Online per vari paesi, soprattutto Regno Unito, Belgio, Francia, Olanda e Germania. Stando a siti di monitoraggio, come Down Detector, già dalle 8 di lunedì mattina la piattaforma ha cominciato a restituire messaggi di errore, che Microsoft ha riassunto nella segnalazione EX119696. “Outlook non risponde, non possiamo utilizzare Exchange Online” – hanno cominciato a scrivere diverse persone sui social. A quanto pare, il funzionamento è andato a singhiozzo in molte zone del continente ma con un focus particolare al Nord.

Da cosa è dipeso

Non sappiamo ancora cosa abbia causato il downtime di ieri mattina, che per alcuni si è tradotto solo in un rallentamento del servizio di posta, mentre per altri è diventato un vero incubo di produttività. Di certo la business continuity sta diventando una problematica crescente per le major che servono utenti su larga scala. C’è in rete chi se la prende con la cultura dell’offerta in modalità SaaS, che rischia di bloccare intere strutture connesse allo stesso servizio e che non prevedono soluzioni differenti e interoperabili. “Nessuna compagnia dovrebbe affidare il proprio business a un solo vendor senza comprendere il costo reale di un probabile downtime” – spiega a The Inquirer Pete Banham, esperto di resilienza di Mimecast. Il riferimento è a un problema precedente, avvenuto a giugno di quest’anno, quando Office 365 aveva sofferto simili difficoltà lungo tutto il continente.

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ProtonMail lancia la sua VPN gratuita https://www.datamanager.it/2017/09/protonmail-lancia-la-sua-vpn-gratuita/ Mon, 11 Sep 2017 18:00:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130421 La piattaforma che offre un client di posta sicuro debutta con una versione free del servizio di network privato Ora è realtà: tutti possono finalmente accedere a ProtonVPN, il servizio di network privato gratuito che la compagnia svizzera ha aperto al pubblico. Conosciamo la piattaforma dallo scorso marzo ma per vari problemi non era andata […]

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La piattaforma che offre un client di posta sicuro debutta con una versione free del servizio di network privato

Ora è realtà: tutti possono finalmente accedere a ProtonVPN, il servizio di network privato gratuito che la compagnia svizzera ha aperto al pubblico. Conosciamo la piattaforma dallo scorso marzo ma per vari problemi non era andata online, dovendo rimandare il lancio alla fine di giugno. Impostato come client a pagamento, adesso la VPN è pienamente accessibile anche in modalità free, con chiare restrizioni rispetto ai quattro piani a pagamento. C’è però un punto di distinzione notevole rispetto alla concorrenza: nonostante l’opportunità di utilizzare liberamente la VPN, ProtonMail non attua alcun limite sul traffico di dati disponibile, puntando tutto sulla protezione delle informazioni scambiate e sull’assenza di monitoraggio, sia interno che da parte di agenzie terze.

Iscriversi conviene

Certo sottoscrivere un canone ha i suoi vantaggi se la VPN è uno strumento essenziale nella vita connessa di tutti i giorni. Con il piano gratuito ad esempio si può associare un solo dispositivo al profilo, con la possibilità di poter sfruttare server dislocati solo in tre paesi. PronVPN Basic, Plus e Visionary invece prevedono un’offerta scalare, con un numero incrementale di device supportati, maggiori velocità di connessione (in upload e download) e opzioni extra, come il servizio Secure Core e Top Server. Al momento ProtonVPN è accessibile solo via desktop ma essendo basata sul protocollo OpenVPN è compatibile con tutti i software che usano lo standard, quindi anche le app per iOS e Android già presenti sugli store.

ProtonMail è stata fondata nel 2013 dal CERN e dopo un periodo in beta è arrivata sul mercato a marzo. L’obiettivo è quello di offrire un client di email realmente privato e oscuro agli occhi degli spioni, anche grazie all’integrazione con TOR e all’implementazione della verifica in due fattori, come ulteriore strumento di salvaguardia della privacy.

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Un anno di email. Presentato il rapporto 2017 dell’Osservatorio Statistico Mailup https://www.datamanager.it/2017/06/un-anno-email-presentato-rapporto-2017-dellosservatorio-statistico-mailup/ Fri, 30 Jun 2017 10:00:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127693 Analizzando un bacino di oltre 12 miliardi di email, lo studio offre una panoramica sul mercato a 360°, grazie a report diversificati per tipologia di invio, settore professionale e funzionalità MailUp presenta l’Osservatorio Statistico 2017, lo studio che analizza nel dettaglio il panorama dell’email marketing, grazie a numeri, trend e statistiche utili a comprendere il […]

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Analizzando un bacino di oltre 12 miliardi di email, lo studio offre una panoramica sul mercato a 360°, grazie a report diversificati per tipologia di invio, settore professionale e funzionalità

MailUp presenta l’Osservatorio Statistico 2017, lo studio che analizza nel dettaglio il panorama dell’email marketing, grazie a numeri, trend e statistiche utili a comprendere il mercato e migliorare le performance degli invii.

Dall’analisi dei volumi di invio lungo tutto il 2016 – 12 miliardi di email riconducibili agli oltre 10.000 clienti MailUp –, si conferma il record di messaggi recapitati correttamente in inbox (99%) registrato nel 2015. Un trend che, se da un lato è frutto del costante lavoro di infrastruttura e deliverability, dall’altro è il risultato della crescente attenzione da parte dei brand alla qualità delle proprie liste.

Contigua all’analisi dei tassi di consegna, è quella delle performance di invio: dall’Osservatorio emerge il sensibile incremento delle aperture totali (+35,7%) – riconducibile all’adozione di buone pratiche di profilazione, segmentazione e automazione degli invii – e quello dei clic totali (+36,9%), favorito dalla crescente attenzione a creare messaggi ottimizzati per mobile.

Dai dati macro si passa a quelli più specifici relativi ai settori di attività: tra i 28 segmenti di mercato presi in considerazione, brillano per performance l’industria e gli enti pubblici per il B2C, agricoltura/alimentare e il comparto assicurazioni/finanza/banche per il B2B.

Ai rilievi di mercato, l’Osservatorio affianca inoltre report specifici che mettono in luce il grado di maturità e adozione delle singole funzionalità di email marketing: emerge così tra le aziende l’assimilazione nelle proprie strategie dei campi dinamici, ma un utilizzo ancora acerbo di A/B test e Marketing Automation.

Stefano Branduardi​, Marketing Director di MailUp, commenta: “Per noi l’Osservatorio Statistico è l’occasione per tastare il polso dell’email marketing, misurarne a cadenza annuale lo stato di salute e comprendere trend e dinamiche che (invisibili a occhio nudo) caratterizzano la comunicazione di aziende ed enti pubblici. Lontano dall’essere un’analisi autorefererenziale sugli invii dalla piattaforma MailUp, l’Osservatorio costituisce un fondamentale strumento grazie a cui i brand possono confrontare le performance con il proprio settore, comprendere cosa migliorare della strategia e quali funzioni implementare per incrementare tassi di apertura, clic e conversioni”.

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Google conferma l’attacco phishing ai danni di Gmail https://www.datamanager.it/2017/05/google-conferma-lattacco-phishing-ai-danni-gmail/ Fri, 05 May 2017 10:11:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124195 Milioni di utenti come possibili vittime di una campagna virus avviata la scorsa settimana con l’obiettivo di diffondere in rete un file maligno Google Docs Davanti all’evidenza è arrivata la conferma: una campagna messa in piedi da un gruppo di hacker sta rapidamente facendo il giro della rete, mirando alle informazioni personali contenute negli account […]

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Milioni di utenti come possibili vittime di una campagna virus avviata la scorsa settimana con l’obiettivo di diffondere in rete un file maligno Google Docs

Davanti all’evidenza è arrivata la conferma: una campagna messa in piedi da un gruppo di hacker sta rapidamente facendo il giro della rete, mirando alle informazioni personali contenute negli account di posta con dominio Gmail. Il gigante del web ha spiegato come l’obiettivo dei criminali sia quello di diffondere online un file maligno di tipo Google Docs, allegato come file condiviso all’interno di un classico messaggio. Il problema, è che spesso la collaborazione o semplice visualizzazione di file del genere, conservati sul cloud di Mountain View, avviene all’apertura di un link univoco che, in questo caso, contiene sì il file ma posto all’interno di una pagina di autenticazione fasulla. Accade dunque che al clic sul file, viene chiesto ai navigatori di effettuare il login al proprio account ma, in realtà, i dati vengono rubati e sfruttati dai malintenzionati per intrufolarsi negli indirizzi mirati.

Come fare

Google ha riconosciuto il problema a livello globale, invitando gli utenti a essere particolarmente vigili nel vagliare quali email aprire, ponendosi più di un dubbio su quelle che arrivano da mittenti sconosciuti. “L’attacco non mira solo a ottenere le email personali – ha spiegato la compagnia – ma a prendere il completo controllo dei profili”. Il motivo? Solo in questo modo è possibile inoltrare il messaggio malevolo ai propri contatti, usando l’indirizzo di posta della prima vittima e facendo dunque sembrare la conversazione genuina. Al momento Google ha rimosso la pagina fake che tentava di imitare quella dell’accesso reale agli account ma è chiaro che minacce del genere possono ripresentarsi in qualunque momento. La soluzione? Prudenza, l’unico alleato possibile, almeno per il momento.

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Insicurezza via email: 1 messaggio su 5 nel 2016 conteneva ransomware https://www.datamanager.it/2017/02/insicurezza-via-email-1-messaggio-5-nel-2016-conteneva-ransomware/ Wed, 22 Feb 2017 15:09:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119766 È la constatazione fatta dai Kaspersky Labs, che nell’ultimo report evidenziano la crescita della minaccia più temuta, che punta privati e aziende Il 20% di tutti i messaggi di posta inviati al mondo nel 2016 conteneva un codice ransomware. I dati, impressionanti, sono quelli pubblicati dall’ultima ricerca dei Kaspersky Labs che, guardando al 2017, non […]

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È la constatazione fatta dai Kaspersky Labs, che nell’ultimo report evidenziano la crescita della minaccia più temuta, che punta privati e aziende

Il 20% di tutti i messaggi di posta inviati al mondo nel 2016 conteneva un codice ransomware. I dati, impressionanti, sono quelli pubblicati dall’ultima ricerca dei Kaspersky Labs che, guardando al 2017, non vedono spiragli di diminuzione della minaccia, tra le più temute da utenti privati e aziende. Il motivo? Semplice: tra tutte le aggressioni possibili, il ransomware è quella che consente ai criminali informatici di ottenere un guadagno immediato nel giro di poco tempo, puntando sulla necessità delle persone di tornare in possesso dei propri computer. Quando la vittima è un dipendente, la questione si fa ancora più facile, per paura che oltre al danno arrivi anche la beffa dei superiori, pronti a ricordare quanto sia sconveniente cliccare su link e documenti ricevuti via email da sconosciuti senza aver prima fatto una scansione con l’antivirus di fiducia.

Non solo ransom

Ma il lavoro dei Labs russi si è concentrato anche sull’evidenziare quanta spazzatura venga scambiata ogni giorno via posta elettronica. Si scopre così che il 50% del traffico email riguarda spam, che si tratti di prestazioni intime da parte di giovani ragazze o della richiesta di un vecchio parente che per ritirare l’eredità in Gran Bretagna o Nigeria ha prima bisogno di un prestito da parte nostra, peraltro senza aver nemmeno telefonato nel giorno dell’ultimo compleanno. “Nel 2016 abbiamo visto una variazione nel flusso di spam – spiegano – con l’aumento degli invii di massa contenenti ransomware. Una crescita simile è dovuta alla maggiore disponibilità sul mercato nero di pacchetti maligni ma anche della possibilità di prendere a noleggio botnet che inviino spam. Ma non solo: il trend è di sfruttare quello che viene definito “ransomware-as-a-service”, che consente all’utente che non conosce nemmeno una riga di codice di colpire chi vuole semplicemente sborsando il dovuto. Per questo nel 2017 le cose non cambieranno, visto che non ci sono elementi che facciano pensare a una diminuzione dello spam con finalità di violazione”.

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